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Schopenhauer: Filosofia, Dolore e Sofferenza, Appunti di Filosofia

La formazione filosofica di Schopenhauer, il suo dolore esistenziale e la sua visione del mondo basata su Platone, Kant e le filosofie orientali. Scopriamo come Schopenhauer distingue il mondo fenomenico dal noumenico, il suo concetto di volontà di vivere e la sua affinità con la pietà. Il testo include anche una discussione sulle differenze tra Schopenhauer e Kant, e la sua visione del Nirvana.

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 03/06/2018

angelagiovine
angelagiovine 🇮🇹

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SCHOPENHAUER
Schopenhauer nella sua formazione già adolescenziale vive nella sua condizione di dolore e
sofferenza; questa condizione esistenziale è legata all’esperienza di vita che Sch. fa insieme al
padre mettendo al primo posto il denaro e quindi Sch. rifiuta completamente questo mondo basato
sull’avere e non sull’essere. Ancora di più sperimentando con il padre la vita del commercio si
allontana decisamente privilegiando l’aspetto umanistico della cultura. Si potrà dedicare alla
formazione umanistica dopo la morte del padre (suicidio).
Gli autori che diventeranno i referenti del suo sistema filosofico sono tre:
-Platone; -Kant; -Le filosofie orientali.
1) Platone: ciò che lo coinvolge e anche funzionale al suo modo di vedere la realtà è Il Mondo delle
Idee Platonico, il mondo che Platone considera vero. E di fronte allo scorrere della vita, nel dolore
e nella sofferenza per Sch. è una via di fuga, un porto stabile, da contrappore alla vita e al suo
dolore e alla sofferenza dell’esistenza, dove non ci sono più valori fondanti. (Riferimento non solo
al mondo culturale che circonda Sch. rappresentato dalla filosofia hegeliana dal quale Sch. non si
sente rappresentato, e quindi entra in crisi e la critica fortemente. Ma fa riferimento anche al mondo
che sta nascendo Il mondo del commercio, del capitalismo, criticandolo fortemente.)
Inizia a distaccarsi da questa realtà e inizia ad analizzare invece ciò che c’è di privato, di intimo
nell’uomo.
2) Filosofia Kantiana: Così come Kant, anche Sch. distingue un mondo fenomenico da un mondo
noumenico. Ma mentre per Kant il noumeno, ovvero la cosa in sé, resterà per sempre agli uomini
una cosa sconosciuta, possibile pensarla ma impossibile conoscerla, per Sch. invece sarà possibile
squarciare il velo di Maya (metafora che lui prende dall’Illuminismo, un velo che copre ogni cosa e
quindi copre la realtà e non la svela) ed è possibile conoscere l’essenza noumenica del mondo, cioè
il mondo così com’è.
Un’altra differenza sta nel fatto che mentre Kant ritiene il mondo fenomenico il mondo della
scienza e l’unico mondo conoscibile per l’uomo, per Sch. il mondo fenomenico è illusione e sogno.
Un’altra differenza è che se per Kant le categorie dell’intelletto erano 12, per Sch. queste 12
categorie verranno presentate da una sola: rapporto Causa ed Effetto. Conserverà anche le due
forme a priori della sensibilità Spazio e Tempo.
3) Filosofie orientali: Induismo e Buddismo. Le conosce grazie ad un famoso orientalista Federico
Mayer. Questo rapporto secondo alcuni critici (Vecchiotti) è stato sopravvalutato. Ciononostante,
Sch. è stato il primo filosofo che ha preso in considerazione le filosofie orientali e inoltre ha intuito
l’importanza che di lì a poco avrebbero ottenuto queste filosofie. Probabilmente, secondo altri
critici, Sch. ha dato valore al mondo orientale anche perché Hegel lo aveva completamente ignorato
(forma di protesta contro la filosofia hegeliana).
Precarietà dell’esistenza: Un’esistenza di cui l’uomo non sempre è autore, protagonista. Perché c’è
uno scorrere della vita che coinvolge e che rende l’uomo preda di questa corrente, che non riesce a
controllare. -Vedere la vita come una forza che non si riesce a gestire-. L’uomo soggetto quindi al
dolore e alla sofferenza.
Induismo: filosofia molto più antica rispetto alla filosofia occidentale: 13esimo secolo a.C. I testi di
riferimento sono gli antichi Veda, guardare oltre. Guardare oltre significa avere una visione
profetica. Il testo più moderno risale al 7 secondo a.C. ed è Upanishad = colui che siede accanto, le
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SCHOPENHAUER

Schopenhauer nella sua formazione già adolescenziale vive nella sua condizione di dolore e sofferenza; questa condizione esistenziale è legata all’esperienza di vita che Sch. fa insieme al padre mettendo al primo posto il denaro e quindi Sch. rifiuta completamente questo mondo basato sull’avere e non sull’essere. Ancora di più sperimentando con il padre la vita del commercio si allontana decisamente privilegiando l’aspetto umanistico della cultura. Si potrà dedicare alla formazione umanistica dopo la morte del padre (suicidio).

Gli autori che diventeranno i referenti del suo sistema filosofico sono tre:

-Platone; -Kant; -Le filosofie orientali.

  1. Platone: ciò che lo coinvolge e anche funzionale al suo modo di vedere la realtà è Il Mondo delle Idee Platonico, il mondo che Platone considera vero. E di fronte allo scorrere della vita, nel dolore e nella sofferenza per Sch. è una via di fuga, un porto stabile, da contrappore alla vita e al suo dolore e alla sofferenza dell’esistenza, dove non ci sono più valori fondanti. (Riferimento non solo al mondo culturale che circonda Sch. rappresentato dalla filosofia hegeliana dal quale Sch. non si sente rappresentato, e quindi entra in crisi e la critica fortemente. Ma fa riferimento anche al mondo che sta nascendo Il mondo del commercio, del capitalismo, criticandolo fortemente.)

Inizia a distaccarsi da questa realtà e inizia ad analizzare invece ciò che c’è di privato, di intimo nell’uomo.

  1. Filosofia Kantiana: Così come Kant, anche Sch. distingue un mondo fenomenico da un mondo noumenico. Ma mentre per Kant il noumeno, ovvero la cosa in sé, resterà per sempre agli uomini una cosa sconosciuta, possibile pensarla ma impossibile conoscerla, per Sch. invece sarà possibile squarciare il velo di Maya (metafora che lui prende dall’Illuminismo, un velo che copre ogni cosa e quindi copre la realtà e non la svela) ed è possibile conoscere l’essenza noumenica del mondo, cioè il mondo così com’è.

Un’altra differenza sta nel fatto che mentre Kant ritiene il mondo fenomenico il mondo della scienza e l’unico mondo conoscibile per l’uomo, per Sch. il mondo fenomenico è illusione e sogno.

Un’altra differenza è che se per Kant le categorie dell’intelletto erano 12, per Sch. queste 12 categorie verranno presentate da una sola: rapporto Causa ed Effetto. Conserverà anche le due forme a priori della sensibilità Spazio e Tempo.

  1. Filosofie orientali: Induismo e Buddismo. Le conosce grazie ad un famoso orientalista Federico Mayer. Questo rapporto secondo alcuni critici (Vecchiotti) è stato sopravvalutato. Ciononostante, Sch. è stato il primo filosofo che ha preso in considerazione le filosofie orientali e inoltre ha intuito l’importanza che di lì a poco avrebbero ottenuto queste filosofie. Probabilmente, secondo altri critici, Sch. ha dato valore al mondo orientale anche perché Hegel lo aveva completamente ignorato (forma di protesta contro la filosofia hegeliana).

Precarietà dell’esistenza: Un’esistenza di cui l’uomo non sempre è autore, protagonista. Perché c’è uno scorrere della vita che coinvolge e che rende l’uomo preda di questa corrente, che non riesce a controllare. -Vedere la vita come una forza che non si riesce a gestire-. L’uomo soggetto quindi al dolore e alla sofferenza.

Induismo: filosofia molto più antica rispetto alla filosofia occidentale: 13esimo secolo a.C. I testi di riferimento sono gli antichi Veda, guardare oltre. Guardare oltre significa avere una visione profetica. Il testo più moderno risale al 7 secondo a.C. ed è Upanishad = colui che siede accanto, le

profezie che venivano svelate dal maestro a chi si sedesse accanto. Parlavano del fluire dell’esistenza, e però è possibile individuare dei termini chiave come

Samsara: corrente della vita, un’energia vitale che tutti quanti unisce. Karma: corrisponde secondo Sch. al rapporto Causa Effetto, in base a come hai reagito la tua vita provvederà.

Quando si rompe il velo di Maya, si arriva alla vera essenza della vita attraverso la meditazione che è il Brahman, il Nirvana buddista, dove ci si distacca dalla vita e da tutti i suoi bisogni per arrivare ad una dimensione universale, estraniarsi dalla realtà senza avere piu’ vincoli che non è morte ma quiete assoluta.

Buddismo: Siddarta. Qui ci sono delle verità: 1) Tutto è dolore e sofferenza. 2) La sofferenza e il dolore dipendono dal desiderio 3) E’ possibile estinguere il dolore attraverso il Nirvana e viene paragonato alla fiamma di una candela che si spegne lentamente (Brahman).

Nel 1818 Sch. pubblica “Il mondo come volontà e rappresentazione”, la sua opera più importante. Questa opera non ebbe successo nel momento in cui il libro venne pubblicato. Venne considerato a lungo un filosofo inattuale, perché ciò che lui proponeva con la sua filosofia non corrispondeva alla cultura dominante, che in quel periodo era impregnata di forte ottimismo, legato alla filosofia hegeliana. Inizierà a diventare attuale a partire dal 1848 perché è una data legata ai moti rivoluzionari dove la vita si colora si sangue e di sofferenza a causa delle guerre.

Non c’era più corrispondenza tra razionalità e realtà. La vita diventa caotica e irrazionale. E’ un testo che parla del mondo della realtà da una duplice prospettiva: in questo testo che si apre con la frase “Il mondo è la mia rappresentazione” Sch. afferma quella realtà che secondo lui è assolutamente condizione primaria del mondo dell’esistenza: non sarà mai possibile (nell’ambito dell’intelletto) non riusciremo mai a cogliere l’aspetto noumenico, il mondo sarà sempre una rappresentazione, non corrisponde a ciò che è ma ce lo rappresentiamo (Kant). Tutti i fenomeni passano attraverso le forme a priori Spazio e Tempo: nessun elemento del reale si coglierà senza inserirlo nella Spazio Temporalità. Attraverso essa, si conosce il mondo per come è e per come si propone nelle forme a priori.

Delle 12 categorie, Sch. ne conserva solamente una: Causa e Effetto. Tutte le cose del mondo, tutta la realtà è vista dal soggetto non per come essa è veramente, ma come un insieme di fenomeni inseriti in una spazio temporalità con rapporto di causa ed effetto (sogno, illusione).

“La vita e il sogno sono pagine di uno stesso libro.” Ciò che io conosco attraverso l’intelletto è sempre una rappresentazione. La differenza tra sogno e vita: che le pagine della vita essendo soggette alla spazio temporalità sono ordinate, nel sogno invece è come aprire un libro a caso e si entra nel disordine (se la viviamo attraverso l’intelletto).

E’ possibile arrivare al noumeno attraverso la corporeità. Il Corpo è la via di accesso per Sch. al noumeno: si comprende che l’essenza noumenica della vita è Volontà di Vivere.

“testa d’angelo”: non siamo semplicemente ragione; l’anima è nel corpo. Il corpo si può vivere in due modi:

  1. come oggetto della rappresentazione, utilizzando la facoltà dell’intelletto

entrambe le parti o addirittura subentrano altri animali che si prendono le due diverse parti del corpo e si cibano di esse).

LE VIE DELLA LIBERAZIONE DAL DOLORE

Sch. fa emergere con chiarezza che l’unica realtà esistenziale è rappresentata dal dolore e dalla sofferenza. Tutti i tentativi per superare questo dolore per Sch. sono delle illusioni, delle maschere di cui tutti gli uomini si servono.

“Quanto più una persona è infelice, tanto più finge di essere felice, perché l’altro lo consideri felice”.

“La vita è una valle di lacrime.” Sch. è in buona compagnia quando afferma che la condizione primaria dell’uomo esistenziale è il fatto di soffrire e che ben presto IMPARIAMO A NON VOLERLA (LA VITA). Secondo Sch. per liberarci della VOLONTA’ DI VIVERE l’unica possibilità per l’uomo è passare dalla VOLUNTAS alla NOLUNTAS.

Questa parte della filosofia di Sch. è stata molto criticata, perché risulta poco fondata. Contraddizione: se la volontà di vivere ha tali caratteristiche, come è possibile liberarsi dalla volontà di vivere? I critici hanno considerato questa parte come la parte “meno riuscita” di tutto il sistema di Sch. perché Sch. non da una giustificazione teorica su come è possibile eliminare la volontà di vivere. Lui mostra come di fatto alcune persone siano riuscite ad annullare i bisogni, i desideri. Lui li chiama Individui Eccezionali: Geni dell’Arte, Santi, Eremiti, Mistici, che hanno intrapreso questo cammino di liberarsi dalla volontà di vivere e di conseguenza si sono liberati dai bisogni, dall’egoismo, dal continuo desiderare.

NOLUNTAS: non volere - non desiderare, perché volere significa desiderare. Per non volere, non si deve desiderare, e se non si desidera significa per Sch. “sciogliere quelle catene del desiderare” perché è come se l’uomo fosse incatenato alla sua condizione di sofferenza e di dolore. Nel momento in cui si libera dalle catene, l’uomo aspirerà all’ASCESI.

Le tre vie di liberazione:

  1. ARTE: per Sch. l’arte è conoscenza libera e disinteressata. L’arte fa riferimento a forme ideali, cioè l’arte rappresenta l’amore con la A maiuscola, la guerra, il dolore ecc… Nella manifestazione artistica secondo Sch., gli uomini si immedesimano a tal punto che perdono di vista, dimenticano il loro dolore e la loro sofferenza privata perché si riconoscono nelle forme ideali che l’arte presenta.” L’arte ha una funzione catartica: l’uomo si purifica; tutte le sue emozioni le fa venir fuori piangendo, ridendo ecc…

EX. Il fatto di piangere purifica l’uomo, incanala tutte le sue emozioni e le calasse verso una via di uscita che quindi purifica. Nel guardare l’amore, anche se non è la nostra privata storia, piangiamo perché ci immedesimiamo, perché si riesce a comprendere la bellezza del valore che è rappresentato anche se non lo si vive in quel momento. Dimentichiamo noi stessi per accedere ad una dimensione universale perché l’arte rappresenta le forme universali dell’amore e dei sentimenti e dei valori di riferimento.

Questa via è di liberazione perché nel tempo che dura la rappresentazione noi, rapiti dalla manifestazione, non pensiamo più alla nostra Voluntas, e quindi è come se ci fosse una sospensione del nostro soffrire, del nostro desiderare e ci immedesimiamo in ciò che è rappresentato.

Questo però avviene fin quando dura la rappresentazione estetica, poi si ricade nella condizione di dolore e di sofferenza. Quindi una condizione temporanea.

Secondo Sch. la musica è la forma d’arte per eccellenza. Lui dice che la musica è la metafisica in suono, la musica mette in contatto con noi stessi più di ogni altra forma artistica, e quindi fa comprendere l’aspetto Noumenico della realtà. “Senza il mondo la musica continuerebbe ancora ad esistere.”

  1. L’ETICA DELLA PIETA’: mentre per l’Arte ci si estranea dalla vita, l’etica della pietà presuppone un impegno nel mondo. Con l’etica della pieta si raggiunge la Noluntas non estraniandosi dal mondo ma al contrario, impegnandosi nel mondo stesso, cercando di vincere l’egoismo (desiderare, soddisfare, tutto legato al desiderio).

E secondo Sch. l’etica non è un imperativo categorico kantiano, un dovere, è un’esigenza che si avverte, spontaneamente, dentro di sé, che porta all’EMPATIA: compassione, soffrire insieme. Quella condizione in cui si comprende che non si soffre da soli, ma si soffre insieme; le nostre sofferenze sono uguali alle sofferenze degli altri. La compassione porta a non chiudersi in se stessi, nell’egoismo, ma ad avvertirsi come parte di una condizione universale.

Secondo Sch. passiamo per due condizioni:

-GIUSTIZIA: è un freno all’egoismo. Ma la giustizia si serve della norma esterna. La giustizia consiste nel non fare del male all’altro; atteggiamento negativo, non faccio del male perché c’è la norma che me lo vieta.

-CARITA’: induce a fare del bene per l’altro. Volontà positiva; implica anche un atteggiamento attivo nel fare del bene nei confronti dell’altro.

Anche questa via di salvezza ha un limite: tutto quello che mettiamo in atto, ancora ci tiene legati al mondo, avviene nel mondo e quindi ancora non si arriva alla vera Noluntas.

  1. (^) ASCESI: rinuncia a tutti i desideri del mondo. Estirpare il desiderio. Il primo passo verso l’ascesi è la CASTITA’, la sessualità non è altro che procreare altra volontà di vivere. RINUNCIA A TUTTI I PIACERI: digiuno, umiltà, povertà, sacrificio, automacerazione (il dolore elimina la volonta’). Tutti questi mettono a tacere la volontà. La quiete ultima e assoluta è arrivare al NIRVANA buddista.