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breve sintesi sull'Umanesimo e le sue caratteristiche, Orlando Furioso e in che modo rispecchia la letteratura umanistico-rinascimentale
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Che cosa è l'Umanesimo? Collocalo storicamente e descrivine le caratteristiche l’Umanesimo è un periodo storico che va dal 1300 al 1500 circa, caratterizzato da un recupero dei classici e una passione per gli studia humanitas, che andarono a coprire tutti gli ambiti della vita e non solo quelli prettamente letterali, divenendo la base della formazione della nuova classe dirigente laica. L’Umanesimo si basa proprio sul recupero bibliografico e filologico di un corpus di testi classici, che andranno presi a modello e imitazione nella poesia futura (da non confondere con il Rinascimento che nel medesimo periodo si imponeva invece di creare una poesia nuova, moderna). In questo periodo si formeranno le Accademie, che andranno a distinguersi dalle Università per i loro metodi innovativi e sperimentali, e in tutto il periodo umanistico di tentò un recupero del mondo antico senza tutti i filtri cristiani che fino al quel momento avevano avuto la meglio sulla cultura occidentale. Ci si propone dunque un recupero dell’humanitas attraverso un nuovo progetto pedagogico basato sul linguaggio e sul pensiero. Il periodo umanistico- rinascimentale è quello della diffusione della stampa, che rese più semplice la diffusione e la fruibilità dei testi. Tornò in vigore la letteratura didascalica, ma senza quell’intento provvidenzialistico medioevale, attraverso cui ci si proponeva di insegnare i nuovi valori, recuperati dagli antichi e in particolare da Platone, di interesse verso l’essere umano e la libertà al di là di vincoli dogmatici. Si iniziò ad ammettere, nella vita umana, la possibilità dell’avvento della fortuna, della sorte, che rendono così necessaria l’intraprendenza umana. Le forme letterarie maggiormente usate furono il dialogo, il discorso e l’epistola. Il dialogismo si alimentò con la ricoperta di Platone, e attraverso la narrazione scenica, il processo verso la verità è in divenire, modellato dalle voci e dal dibattito tra i personaggi. In questo modo viene meno l’approccio dogmatico tipico del trattato, ed entra in gioco l’ascolto e l’apertura a diverse tesi, generando quindi un’interrogazione problematica. Allo stesso modo nel discorso, colui che parla deve entrare in relazione con il suo interlocutore, modificando quindi il modo e il contenuto di ciò che dice basandosi sulle aspettative intrinseche di chi lo ascolta e su tutte le possibili obiezioni dell’interlocutore. Le epistole invece sono quelle che formano il vero e proprio corpo di testi che pone le basi di una nuova res publica literarium, e sono scambi di lettere tra intellettuali, in cui possiamo evidenziare quelle scritte per la pubblicazione, in cui l’autore dipinge un autoritratto ideale, e quelle pubblicate invece in seguito da alcuni seguaci, in cui viene fuori la vivace espressività dello scrittore. Quale è l’ opera che ci descrive le caratteristiche del Cinquecento letterario? Il Cinquecento letterario è il periodo di apice del rinascimento, in cui la ripresa dei modelli classici è evidente soprattutto nel rovesciamento dei topoi e nella creazione di una poesia nuova, che si andò a sviluppare soprattutto in ambito cortigiano. Un’opera fondamentale che ci illustra a pieno queste caratteristiche è l’Orlando Furioso, di Ariosto. L’autore era infatti un chierico alla corte di Ippolito d’Este, dunque incarnava il perfetto modello rinascimentale di intellettuale, che viveva del suo lavoro, ed è proprio ad Ippolito che l’autore dedica la sua opera, celebrandolo nel proemio come “lo splendor del secolo nostro” e lasciando grande spazio alla figura del personaggio Ruggero, motivo encomiastico dell’Orlando Furioso. Nel cinquecento il rinascimento inizia a risentire di alcune idee che poi caratterizzarono il Barocco, come la presenza della fortuna nella vita dell’uomo, e la possibilità che essa sia dominata dal caso, che spesso vanifica i desideri umani e in tutto l’Orlando Furioso è proprio la fortuna che mette in moto l’azione. All’interno dell’opera ritroviamo questo concetto nel motivo dell’errore, che deriva da errare, inteso sia come errare fisico di persone alla ricerca di un oggetto o di una donna, sia un errare psicologico e morale. Il
rovesciamento dei topoi possiamo evidenziarlo nelle figure dei cavalieri, che inseguono sì un oggetto bramato, ma esso perde ogni caratteristica cristiana, rimanendo laico (ad esempio una spada, o un tesoro, o una donna…), e nel fallimento dell’inchiesta, essa infatti non genera felicità nell’uomo, che pur magari arrivando a possedere ciò di cui era alla ricerca, non trova giovamento, bensì un rinnovato desiderio di buttarsi alla ricerca di altro, sperando questa volta che la ricerca soddisfi i suoi desideri. Anche la questione della lingua fu centrale nel Cinquecento, e nella sua terza stesura Ariosto la rivede, adattandosi al canone di Pietro Bembo. Tipica di questo periodo è anche la bipartizione tra l’esaltazione delle passioni e dell’amore e la paura della contraddizione e della follia, insita nell’uomo, fattore predominante nel personaggio di Orlando e in molti altri personaggi dell’opera. Centrali nell’opera sono i due temi della guerra e dell’amore, messi a confronto e paragone, poiché entrambi legati dalla conflittualità e dall’insoddisfazione. In quest’opera Ariosto vuole riportaci uno specchio fedele della società, mettendo alla luce caratteristiche che sono esemplificazioni della vita dell’uomo, portando quindi ad un abbassamento della materia epica.