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UMANESIMO E RINASCIMENTO - GALILEI, Appunti di Filosofia

RIASSUNTO DETTAGLIATO SU UMANESIMO E RINASCIMENTO - GALILEI

Tipologia: Appunti

2021/2022

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FILOSOFIA
Umanesimo e Rinascimento: Umanesimo e Rinascimento sono due termini sovrapponibili perché si assiste
ad un sovvertimento valoriale: c'è una rivalutazione dell'essere umano, questo viene considerato il cardine
dell'universo. E come sei un l'uomo prende se il posto di Dio (non diventa Dio) ma è capace di costruire
autonomamente il proprio destino senza il bisogno dell'intercessione divina. Questo periodo sarai più
rigoroso. In questo periodo ci sarà la presenza della stampa a caratteri mobili e della teorizzazione della
concezione astronomica della teoria eliocentrica. Il rinnovamento culturale proposto in questo periodo non è
più desunto dalle “divine littere" ma questi testi sacri verranno sostituiti con le “humane littere”. Il periodo va
dal 1400 al 1500. Sostanzialmente, l'Umanesimo, è un termine contemporaneo agli scrittori, ai filosofi e agli
avvenimenti. Il termine “Rinascimento”, invece, è un termine a posteriori, ottocentesco. È derivato dalla
critica se geografica, filosofica e letteraria ma soprattutto filologica. Perché si chiama Umanesimo? Si chiama
in questo modo perché gli autori studiano non più le sacre scritture ma le umane littere. Dominavano
culturalmente intellettuali, filosofi e pensatori che si rifacevano alle discipline umanistiche; erano i cultori
delle umane lettere. Perché viene chiamato Rinascimento? Viene chiamato “Rinascimento” perché ci fu una
rinascita completa grazie alla rivalutazione dell'uomo. Per quanto concerne la filosofia, la speculazione
filosofica sarà il frutto di una nuova consapevolezza sui mezzi e sulla possibilità dell’uomo.
La Riscoperta dei Classici (Filosofia e Filologia): Non ci sarà una nuova lettura ma una riscoperta dei Classici
come avvenne per Agostino e San Tommaso, solo che non verranno letti in modo religioso ma in modo
olistico. Cosa faranno? Recupereranno le opere di Platone, Socrate e Aristotele. Di Platone recupereranno “Il
Simposio” e “La Repubblica”. Per fare ciò, applicheranno uno studio meticoloso dei testi e lo faranno tramite
l'uso della Filologia. In maniera critica, definiranno i filosofi di questo periodo con il nome di “Filologici”.
Questo nome venne attribuito ai Filosofi dell’epoca, non per elogio, ma sosterranno che hanno trascurato il
pensiero speculativo filosofico per andare alla ricerca dei testi antichi. Come si difenderanno? Diranno che la
filologia umanistica avrebbe in una nuova filosofia. I filosofi rinascimentali studieranno i testi antichi
perché spinti dalla necessità di richiamarsi al mondo antico quale strumento indispensabile per valorizzare
l’uomo.
Già nella Scolastica e nella Patristica ci fu un primo sovvertimento perché non si aveva la mera accettazione
dei dogmi trasmessi dalla religione e quindi si è tentato di dare una spiegazione razionale a questi ultimi. Nel
Rinascimento, un altro cambiamento avvenne quando l'uomo verrà considerato plasmatore, artefice del
proprio destino (questa concezione verrà legata ad un aspetto Prometeutico). Nel Rinascimento non abbiamo
una divisione fra uomo e Mondo che lo circonda, perché attraverso le situazioni l'uomo plasma il proprio
destino. Un aspetto singolare della filosofia rinascimentale e che, nonostante all'uomo in questo periodo
vengono attribuite delle capacità, verrà attribuita anche importanza addio. Nel Rinascimento infatti non si
vanifica l'importanza di Dio. Dio è il creatore ma questa considerazione non vanificherà il formarsi di una
concezione che definiranno “Antropocentrica”.
Concezione della Libertà Umana: Un'altra caratteristica della Filosofia Rinascimentale fu la concezione della
libertà umana. La celebrazione della libertà umana non escluderà i limiti dell'uomo: l'uomo, attraverso le
virtù proprie, forgia se stesso ma sarà circondato da forze reali, casuali e sovrannaturali che pur non
annullando la sua libertà, la condizionano. Infatti, in concomitanza con l’esaltazione della libertà umana, nel
Rinascimento, si ascolta anche il fato, il destino, la provvidenza. Un'altra caratteristica è il rifiuto
dell'Ascetismo Medievale: la centralità dell'uomo messa in atto dalla Filosofia Rinascimentale si concretizza
in un estremo rifiuto dell’Ascetismo Medievale. Quest’ultimo è la conquista di una perfezione che si
identifica, concretizza, con un mistico superamento del mondo carnale. Infatti, dice che affinché un individuo
possa vivere perfettamente deve eliminare tutti i piaceri carnali. L'Umanesimo invece esalta la concezione
della vita come un impegno concreto; abbiamo la celebrazione dell’Edonismo, ovvero: la ricerca del piacere.
Prospettiva Storica del Rinascimento: L’Umanesimo aveva valorizzato il mondo antico e la cultura classica,
da queste si scaturisce l'esigenza di riconoscere l'autentica dimensione storica degli eventi pensati. Anche nel
Medioevo si utilizzava la cultura classica interpretandola attraverso i paradigmi propri di quel tempo. Nel
Medioevo, però, non si ritenevano necessari accertamenti di tipo storiografico; difatti, le dottrine concernenti
la cultura classica venivano estrapolate dal loro contesto storico e universalizzante, venivano
detemporalizzate (adottate ad ogni tempo). Nasce così un'esigenza filologica, ovvero l'esigenza di ripristinare
forme e contenuti autentici dei testi. Il progetto di rivalutazione dei classici era volto a studiare autori antichi
in riferimento al loro contesto storico, quindi studiarli anche nella loro lingua originale. Vi è una concezione
lineare del progresso della civiltà che continua a svilupparsi progressivamente con le radici salde nel mondo
antico. Si riconosce l'importanza del mondo antico ma avendo più capacità si può avere di più. C'è una
prospettiva di crescita e di sviluppo che porterà di uomini del Rinascimento a sentirsi superiori per capacità
rispetto a quelli del passato. Si avrà anche un'esaltazione della natura, dove l'uomo dirà che quest'ultima fa
parte di esso, la conosce e la vuole dominare.
GIORDANO BRUNO
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FILOSOFIA

Umanesimo e Rinascimento: Umanesimo e Rinascimento sono due termini sovrapponibili perché si assiste ad un sovvertimento valoriale: c'è una rivalutazione dell'essere umano, questo viene considerato il cardine dell'universo. E come sei un l'uomo prende se il posto di Dio (non diventa Dio) ma è capace di costruire autonomamente il proprio destino senza il bisogno dell'intercessione divina. Questo periodo sarai più rigoroso. In questo periodo ci sarà la presenza della stampa a caratteri mobili e della teorizzazione della concezione astronomica della teoria eliocentrica. Il rinnovamento culturale proposto in questo periodo non è più desunto dalle “divine littere" ma questi testi sacri verranno sostituiti con le “humane littere”. Il periodo va dal 1400 al 1500. Sostanzialmente, l'Umanesimo, è un termine contemporaneo agli scrittori, ai filosofi e agli avvenimenti. Il termine “Rinascimento”, invece, è un termine a posteriori, ottocentesco. È derivato dalla critica se geografica, filosofica e letteraria ma soprattutto filologica. Perché si chiama Umanesimo? Si chiama in questo modo perché gli autori studiano non più le sacre scritture ma le umane littere. Dominavano culturalmente intellettuali, filosofi e pensatori che si rifacevano alle discipline umanistiche; erano i cultori delle umane lettere. Perché viene chiamato Rinascimento? Viene chiamato “Rinascimento” perché ci fu una rinascita completa grazie alla rivalutazione dell'uomo. Per quanto concerne la filosofia, la speculazione filosofica sarà il frutto di una nuova consapevolezza sui mezzi e sulla possibilità dell’uomo. La Riscoperta dei Classici (Filosofia e Filologia): Non ci sarà una nuova lettura ma una riscoperta dei Classici come avvenne per Agostino e San Tommaso, solo che non verranno letti in modo religioso ma in modo olistico. Cosa faranno? Recupereranno le opere di Platone, Socrate e Aristotele. Di Platone recupereranno “Il Simposio” e “La Repubblica”. Per fare ciò, applicheranno uno studio meticoloso dei testi e lo faranno tramite l'uso della Filologia. In maniera critica, definiranno i filosofi di questo periodo con il nome di “Filologici”. Questo nome venne attribuito ai Filosofi dell’epoca, non per elogio, ma sosterranno che hanno trascurato il pensiero speculativo filosofico per andare alla ricerca dei testi antichi. Come si difenderanno? Diranno che la filologia umanistica avrebbe in sé una nuova filosofia. I filosofi rinascimentali studieranno i testi antichi perché spinti dalla necessità di richiamarsi al mondo antico quale strumento indispensabile per valorizzare l’uomo. Già nella Scolastica e nella Patristica ci fu un primo sovvertimento perché non si aveva la mera accettazione dei dogmi trasmessi dalla religione e quindi si è tentato di dare una spiegazione razionale a questi ultimi. Nel Rinascimento, un altro cambiamento avvenne quando l'uomo verrà considerato plasmatore, artefice del proprio destino (questa concezione verrà legata ad un aspetto Prometeutico). Nel Rinascimento non abbiamo una divisione fra uomo e Mondo che lo circonda, perché attraverso le situazioni l'uomo plasma il proprio destino. Un aspetto singolare della filosofia rinascimentale e che, nonostante all'uomo in questo periodo vengono attribuite delle capacità, verrà attribuita anche importanza addio. Nel Rinascimento infatti non si vanifica l'importanza di Dio. Dio è il creatore ma questa considerazione non vanificherà il formarsi di una concezione che definiranno “Antropocentrica”. Concezione della Libertà Umana: Un'altra caratteristica della Filosofia Rinascimentale fu la concezione della libertà umana. La celebrazione della libertà umana non escluderà i limiti dell'uomo: l'uomo, attraverso le virtù proprie, forgia se stesso ma sarà circondato da forze reali, casuali e sovrannaturali che pur non annullando la sua libertà, la condizionano. Infatti, in concomitanza con l’esaltazione della libertà umana, nel Rinascimento, si ascolta anche il fato, il destino, la provvidenza. Un'altra caratteristica è il rifiuto dell'Ascetismo Medievale: la centralità dell'uomo messa in atto dalla Filosofia Rinascimentale si concretizza in un estremo rifiuto dell’Ascetismo Medievale. Quest’ultimo è la conquista di una perfezione che si identifica, concretizza, con un mistico superamento del mondo carnale. Infatti, dice che affinché un individuo possa vivere perfettamente deve eliminare tutti i piaceri carnali. L'Umanesimo invece esalta la concezione della vita come un impegno concreto; abbiamo la celebrazione dell’Edonismo, ovvero: la ricerca del piacere. Prospettiva Storica del Rinascimento: L’Umanesimo aveva valorizzato il mondo antico e la cultura classica, da queste si scaturisce l'esigenza di riconoscere l'autentica dimensione storica degli eventi pensati. Anche nel Medioevo si utilizzava la cultura classica interpretandola attraverso i paradigmi propri di quel tempo. Nel Medioevo, però, non si ritenevano necessari accertamenti di tipo storiografico; difatti, le dottrine concernenti la cultura classica venivano estrapolate dal loro contesto storico e universalizzante, venivano detemporalizzate (adottate ad ogni tempo). Nasce così un'esigenza filologica, ovvero l'esigenza di ripristinare forme e contenuti autentici dei testi. Il progetto di rivalutazione dei classici era volto a studiare autori antichi in riferimento al loro contesto storico, quindi studiarli anche nella loro lingua originale. Vi è una concezione lineare del progresso della civiltà che continua a svilupparsi progressivamente con le radici salde nel mondo antico. Si riconosce l'importanza del mondo antico ma avendo più capacità si può avere di più. C'è una prospettiva di crescita e di sviluppo che porterà di uomini del Rinascimento a sentirsi superiori per capacità rispetto a quelli del passato. Si avrà anche un'esaltazione della natura, dove l'uomo dirà che quest'ultima fa parte di esso, la conosce e la vuole dominare. GIORDANO BRUNO

Vita e Opere: Giordano Bruno è tra i filosofi che rappresentano la filosofia umanistico-rinascimentale. È uno studioso poliedrico perché ha una sapienza olistica, infatti è un astronomo, un naturalista e un esperto in tecniche lulliane (imparare a memoria). Veniva chiamato “ragazzo prodigio” perché oltre all’affinamento di queste tecniche aveva proprio una predisposizione naturale a ciò. Tra l'altro era anche un esperto di magia. È un intellettuale enciclopedico e infatti ha incarnato lo spirito di libertà della concezione rinascimentale. Questa sua propensione alla libertà teorica e culturale è talmente importante che le giornate della libertà di pensiero si svolgevano a Febbraio, questo perché Bruno venne ucciso il 17 Febbraio del 1600 a Campo dei Fiori dopo un lungo processo contro di lui concluso a causa della Santa Inquisizione. La Chiesa Cattolica, inoltre, ostacolerà la circolazione di vari testi e fu messo a bando il testo Copernicano che affermava la teoria eliocentrica. Bruno, però, continuava a divulgare i pensieri copernicani. In questo periodo abbiamo l’emblema della censura. Con l’Indice dei Libri Proibiti veniva proibita la divulgazione dei testi che mettevano in discussione il primato culturale dottrinale della Chiesa. Nel 1800 venne innalzata la statua della figura di Giordano Bruno che volge le spalle al cupolone (Vaticano). La statua ha uno sguardo saccente e ciò fa capire che non si è mai pentito di ciò che ha fatto in vita sua. Alla Chiesa non piaceva il monumento. Dopo 129 anni, il Papa chiede a Mussolini nei Patti Lateranensi di demolire il monumento ma Mussolini non volle. Giordano Bruno nasce a Mola nel 1548 e muore nel 1600. A 15 anni entra nei Domenicani grazie alle sue capacità mnemoniche e nonostante i suoi dubbi sulla religione a 25 anni indossa l’abito Sacerdotale, prima diventa Diacono e poi Presbitero. Nel 1573, celebrò la sua prima messa nel Convento in Campania. La scelta di indossare l’abito era dovuta alla volontà di dedicare i suoi studi alla filosofia, l’ordine Domenicano consentiva una sicurezza anche a livello economico proprio per studiare in modo tranquillo. Il suo pensiero è diverso da quello Domenicano. Bruno voleva un’indipendenza filosofica e voleva essere libero dai dogmi religiosi. Fece molti viaggi e nel 1581 si reca a Parigi e scrisse la sua prima opera “Le Ombre delle Idee”, opera che gli darà notorietà e verrà riconosciuto come maestro dell’arte lulliana. Divenne docente a Oxford e si reca poi alla corte di Elisabetta I dove pubblica “I Dialoghi Italiani”. Nel 1586 completerà alcuni poemi latini. Fugge per proteggersi dal processo ma venne catturato per colpa di un suo amico; il quale lo invitò a Venezia per il desiderio di riconoscere le sue doti. Questa però fu una trappola, venne tradito e poi fu arrestato e giustiziato. Il processo durò 14 anni e la sua colpa era quella di essere un sostenitore della teoria copernicana, in particolare quella geocentrica. L’Amore per la Vita e la Religione della Natura: Giordano Bruno era un naturalista ma anche un appassionata alla vita. La passione per la natura lo porterà ad allontanarsi dalla prospettiva scientifica e a prediligere quella magica e della memo-tecnica perché si pensava che quella magica fosse l’espediente per andare a scorgere nei meandri della natura, si pensava anche che accelerasse il processo scientifico. Aveva un approccio singolare con la religione, infatti la reputava un sistema di credenza assurdo capace di governare il popolo. Bruno non abbandona la religione ma propone ed oppone la religiosità dei Teologi; questi utilizzano la ragione per conoscere Dio, questa religiosità, però, necessita della filosofia. Lui ritiene che lo sviluppo storico della filosofia sia un dispiegarsi della sapienza antica (teorizzazioni classiche), dunque è un sostenitore dell’indagine razionale che non può prescindere dalla sapienza originaria. La Natura e l’Infinito: Giordano Bruno sostiene che Dio sia ovunque e sopratutto nella natura. Proprio per questo ci parlerà di ecologismo. A Bruno dobbiamo la moderna concezione dell’universo infinito. Questo universo infinito, è costituito da infiniti mondi. Questa concezione non è il frutto di osservazioni scientifiche ma il frutto di osservazioni logiche. Ciò è in contrasto com la concezione teologica perché dire che l’universo è infinito significa dire anche che ci sono altre creature. Giordano Bruno sostiene che l’universo è governato da Dio (Dio è il principio primo). Di Dio si ha una duplice definizione: "mens insita omnia" (Dio in tutte le cose, significa che non è solo il principio che la governa ma Dio è dentro la natura: si può parlare di Panteismo) e “mens super omnia” (Dio è il principio primo che governa la natura ed è trascendente, è distaccato da essa). Giordano Bruno dice che da un principio infinito (Dio) non potranno derivare effetti finiti ma anche gli effetti saranno infiniti. In questo modo, giunge all’infinitizzazione dell’universo. La sua dottrina filosofica si rifà alla filosofia platonica: mentre per Platone le idee non coincidono, per Bruno Dio trascende dalla natura ma è in tutte le cose (Dio come causa) ed è insito in tutte le cose (Dio come effetto; Panteismo). Etica Eroica: Il mito ovidiano di Diana e Atteone è il mito che Bruno usa per spiegare l’opera intitolata “Eorici Furori”. Questa è l’opera con la quale si concludono “I Dialoghi Londinesi”, in quest’opera espone la propria visione del / sul rapporto tra l’uomo e la conoscenza. Per Bruno, l’uomo è mosso da una sete di conoscenza inarrestabile. Il mito diventa per Bruno una metafora filosofica. Mito di Artemide - Dea della Caccia: Artemide era una delle tre Dee devote alla verginità. La sua illibatezza era nota nell’Olimpo e tra gli uomini. Rifiutava l’amore con forza e decisione; questo rifiuto la portò ad essere protagonista di numerosi episodi sanguinari. Una punizione crudele spetta proprio al Principe Tebano Atteone, che mentre era a caccia si avvicinò troppo tanto da vederla intenta a bagnarsi nuda in un lago, Atteone invece di distogliere lo sguardo continuò ad ammirarla fino a quando la Dea se ne accorse e decise di punirlo trasformandolo in un cervo. Atteone si accorse della trasmutazione animalesca soltanto successivamente quando i suoi cani da caccia lo raggiunsero e non riconoscendolo lo sbranarono. Il mito rappresenta per Bruno un’importante metafora filosofica, Artemide infatti è l’oggetto della conoscenza denudata dalle apparenze: questa è la metafora della verità. Atteone rappresenta la metafora dell’anima

Tolomeo (matematico e geometrico) teorizzarono la concezione aristotelico-tolemaica. Siamo nel 300 a.C e 100 d.C. Caratteristiche della Concezione Artistotelico-Tolemaico: Unico, dove tutti gli elementi si concentrano e sono ubicati in un posto unico. Chiuso, il cosmo è limitato da un confine ben preciso; è retto da un motore immobile. Finito, dopo il cielo delle stelle fisse non c’è nulla. Concentrico: fatto da sfere concentriche con la Terra al centro. Qualitativamente differenziato: era pensato come qualitativamente differenziato in due zone cosmiche. Una è detta “zona sopralunare” e l'altra “zona sublunare”. La zona sopralunare è qualitativamente perfetta, cioè formata da elementi immobili e fissi; l'emblema di questa perfezione è Dio. La zona sublunare, invece, è composta da quattro elementi che sono corruttibili ed infatti è soprannominata anche zona imperfetta. La messa in discussione di questo sistema è una vera e propria rivoluzione culturale, infatti vediamo dei cambiamenti anche nella cultura. Dal Geocentrismo all’Eliocentrismo: Il primo a mettere in discussione la concezione Aristotelico-Tolemaico fu Copernico (naturalista e matematico) che attuò il processo di rivoluzione astronomica. Copernico incarna sia la figura di Aristotele che di Tolomeo. Parte dalla concezione Aristotelico-Tolemaico e prova a cambiare il modo di vedere le cose, pone il Sole al centro invece della Terra. Copernico giunge a ciò con calcoli algebrici particolarmente complessi. Copernico ha studiato i testi antichi e ha ripreso i testi Pitagorici, in particolare quelli di Aristarco di Samo; ciò è inserito nell’opera / nel testo De Revolutionibus. Ricordiamo però, che la rivoluzione attuata da Copernico è soltanto parziale perché il resto è stato teorizzato da Giordano Bruno. Tycho Brahe: Maggior successo lo ebbe il sistema di Tycho Brahe, che a differenza di quello copernicano non avversava la concezione religiosa secondo la quale la Terra doveva stare al centro. Giovanni Keplero: Una concezione importante fu quella di Keplero. Egli nacque a Stoccarda nel 1571. Fu un professore di matematica ma prima fu un assistente di Tycho Brahe. Dovette lottare per pubblicare le sue opere e dovette salvare sua madre dall’accusa di stregoneria e messa al rogo. La sua concezione astronomica sembra avvicinarsi a quella ecclesiastica perché lui in un’opera chiamata Misterium, sostiene che la perfezione dell’universo rispecchi quella divina. Ci furono due teorizzazioni contrastanti: quella del Sole al centro dell’Universo e quella che sostiene che la disposizione dei Pianeti intorno al Sole obbedisce a precise leggi di armonia geometrica. Il movimento dei Pianeti sarebbe dovuto ad un’anima motrice che è il Sole oppure i Pianeti stessi. C’è anche la sostituzione del movimento circolare a quello ellittico. L’Astronomia e la Filosofia di Bruno: Bruno fu importante dal punto di vista astronomico perché fu il teorico dell’infinitizzazione dell’universo. Infatti, non parte da calcoli matematici ma da uno studio approfondito di un testo di Lucrezio, il De Rerum Natura, che rimase nell’oblio fino al 1417; quando venne riscoperto in un monastero tedesco. Specificazioni dell’Universo Bruniano:

  1. Abbattimento delle mura esterne dell’universo;
  2. Pluralità dei mondi e loro abitabilità;
  3. Identità di struttura tra cielo e terra;
  4. Geometrizzazione dello spazio cosmico;
  5. Infinità dell’universo. L’Accoglienza delle Tesi Bruniane: Nonostante sia partito da semplici intuizioni, approda a risultati scientifici. Come sappiamo, le intuizioni diventano scienza quando sono supportate da legittimazioni empiriche. Nonostante fossero lungimiranti, le sue intuizioni vennero confutate dalla Chiesa e dagli studiosi. Particolarità delle Tesi Bruniane: Le avversioni più importanti erano da parte della Chiesa, nonostante le sue tesi fossero state affermate proprio a partire da argomenti Teologici. Affermare ciò per la Chisa significava fare affermazioni anche a livello culturale. La Chiesa rifiutò per due secoli il copernicanesimo e solo nel 1557 venne ritirata la condanna verso gli scritti Copernicani. Nel 1822, venne permessa la ristampa dei libri. GALILEO GALILEI Galilei nacque a Pisa nel 1564 e si trasferisce a Firenze nel 1574. Successivamente torna a Pisa per iscriversi alla facoltà di medicina perché a Firenze non c’era l’università che voleva intraprendere. Infatti, a quei tempi, per potersi iscrivere, era necessario il consenso paterno. Di conseguenza, però, rimase insoddisfatto di ciò che studiava; questo perché c’era prevalentemente un sapere libresco e si facevano pochi esperimenti. Per le spiegazioni di medicina, era utilizzata l’opera biologica intitolata “Biologie di Aristotele”. Galilei, è interessato alla matematica; infatti in quel periodo c’era la cosiddetta “Moda Matematizzante”. Galilei, decide così di lasciare medicina per potersi iscrivere a matematica; questa decisione avviene anche grazie al consenso paterno. Nonostante ciò, lascia la facoltà senza laurearsi; questo però, ovviamente, non intacca in alcuno modo la sua intelligenza; tant’è che veniva considerato un prodigio. Infatti, verrà subito chiamato ad

insegnare all’università nella facoltà di matematica. Il luogo della sua sepoltura è ubicato a Firenze alla Basilica di Santa Croce. Nonostante ciò, il luogo della sua sepoltura non fu sempre lo stesso; questo perché parliamo di uno studioso che venne scomunicato dalla Chiesa. Nel corso dei secoli, le sue opere vennero accettate e soltanto nel 1992, Giovanni Paolo II, riconobbe gli errori commessi dalla Chiesa.questo riconoscimento avvenne dopo dieci anni di studi da una commissione eletta dal Papa per gli studi su di lui. In occasione della traslazione della salma nel Sepolcro Monumentale, vennero prelevate tre dita di Galilei; il medio venne musealizzato ed esposto in una teca di cristallo su base marmorea. Lo si può ammirare al Museo Galileiano a Firenze. Gli Studi Fisici: Galilei è il padre della scienza moderna, è stato proprio lui, infatti, a dare avvio alla rivoluzione scientifica. Egli ha teorizzato i tre principi della fisica classica, chiamata “Fisica Galileiana”. Il primo principio è quello d’inerzia: per la fisica aristotelica, la quiete era lo stato naturale dei corpi sublunari, mentre il movimento era qualcosa di temporaneo. Con l’intuizione teorica del principio d’inerzia, Galilei disse che un corpo tende a conservare definitivamente il proprio stato di quiete o di moto rettilineo uniforme fin quando non intervengo forze esterne e ne modificano lo stato. Il secondo principio è quello sulla caduta dei gravi: la fisica aristotelica pensava che la velocità di caduta dei corpi fosse direttamente proporzionale al peso dei corpi stessi. Invece, Galilei, con un ragionamento teorico di quelli che verranno chiamati “esperimenti mentali” perviene a risultati diversi, ipotizzando che tutti i corpi, quale che sia il loro peso, cadono con la stessa velocità. L’esperienza quotidiana sembra confutare questa tesi. Oggi, sappiamo invece che la differenza di velocità è dovuta alla resistenza del mezzo. Il terzo principio è il secondo principio della dinamica: questo principio è decisivo per la meccanica moderna e dice che le forze applicate ai corpi determinano accelerazioni e non velocità proporzionali alle forze che le hanno prodotte. Autonomia della Scienza e Rifiuto del Principio d’Autorità: Per comprendere lo studio Galileiano, dobbiamo partire da due aspetti fondamentali: prima critica al principio d’autorità e secondo critica agli aristotelici. Galilei ha avuto il merito di aver fondato la scienza moderna, ovvero di aver stipulato un metodo scientifico ben preciso basato su sensate osservazioni e necessarie sperimentazioni. Uno dei grandi meriti è stato quello di aver difeso il copernicanesimo, come Giordano Bruno. Inoltre, ha avuto il merito di ridefinire i rapporti tra scienza e filosofia e scienza e religione. Fin dagli esordi della filosofia, i rapporti tra scienza e filosofia sono stati di sintesi o sovrapposizione. Filosofia e scienza erano unite e la separazione, non netta ma impattante, avvenne grazie a Galilei. Per quanto concerne la laicità del metodo scientifico, il merito è di Galilei. Il metodo della religione si fonda sull’accettazione dogmatica e delle verità rivelate. Galilei baserà la ricerca scientifica non sulle rivelazioni religiose ma sulle osservazioni rilevate. Galilei sosteneva che accettare ogni affermazione delle Sacre Scritture in maniera indiscussa “ipse dixit” fosse estremamente negativo non solo per il progresso scientifico ma anche per la religione stessa. Inoltre, sostiene che sia la Natura che la Bimba derivino entrambe da Dio. Ma le Sacre Scritture e la religione devono occuparsi della salvezza e quindi operare in campo etico, mentre la scienza deve operare nel campo della verità naturale. Poiché entrambe hanno un’origine divina, non dovrebbero contraddirsi a vicenda. Esclude l’imperativo dei dogmi religiosi ma il suo metodo deve basarsi sulle osservazioni, esperienze, ragione e principi matematici. Sostiene che bisogna partire dall’osservazione della natura, ragionare (lui è connubio fra empirismo, esperimenti scientifici / e razionalismo, ragionamento) su ciò che si vede ed elaborare delle leggi; poi tradurre queste leggi in linguaggio matematico. La Scoperta del Cannocchiale e la Difesa del suo Valore Scientifico: La questione del cannocchiale, è ancora oggi dibattuta. Nel 1606, Hans Lippershey (tedesco, nasce in Germania ma vive in Olanda) utilizzò e mostrò il valore del primo cannocchiale per una questione prettamente bellica; infatti serviva per avvistare i nemici da una notevole distanza. Nell’opera “Il Saggiatore”, Galilei afferma di aver scoperto che un olandese aveva presentato delle lenti grazie alle quali gli oggetti e le persone lontane si vedevano vicine, quindi decide di costruirne un cannocchiale per proprio conto che, dopo varie modifiche, divenne sempre più preciso. La discussione sulla paternità del cannocchiale è ancora oggi dibattuta. L’importanza galileiana non è da attribuire al cannocchiale, una cosa è certa: che lui sia partito da questo strumento e che grazie a deduzioni teoriche abbia apportato delle modifiche che gli hanno consentito di ottone re degli ingrandimenti più precisi. Un’altra componente fondamentale di questo strumento, che è quella prevalente, riguarda il fatto che Galilei l’abbia utilizzato come strumento osservativo e grazie a lui diventa uno strumento scientifico. Inoltre, il cannocchiale, era anche utilizzato come fonte di divertimento. Di esso se ne servivano i nobili a corte per trascorrere le loro serate. Era anche uno strumento militare. I dotti consideravano questo strumento “diabolico” e preferivano non utilizzarlo; questo perché lo vedevano come una sostituzione agli occhi. Nel 1609, insegnava all’università di Padova e grazie alla vicinanza con Venezia si fa affiancare dai vetrai veneti e si fa aiutare a perfezionare il cannocchiale. È solito ricordare che Galilei passava le serate invernali secche sul campanile di San Marco per poter utilizzare al meglio il cannocchiale. Il cannocchiale è l’odierno telescopio. La Distruzione della Cosmologia Aristotelico-Tolemaica Per poter teorizzare proprio quella che è la distruzione della cosmologia Aristotelico-Tolemaica, in realtà oltre agli esperimenti fatti da Galilei, già precedentemente egli aveva fatto degli studi con il cannocchiale relativi al movimento dei Pianeti. Questi studi relativi al movimento, sono stati effettuati da Galilei nel suo

intorno alla Terra secondo la teoria Aristotelico-Tolemaica); la scoperta di questi satelliti andò a confutare la teoria Aristotelica-Tolemaica. Galilei giunse alla conclusione che se ci sono dei satelliti che ruotano intorno a Giove, nulla vieta che anche la Terra possa ruotare intorno al Sole; quindi con questa osservazione, Aristotele sosteneva che un corpo in movimento nello spazio potesse costituire un nucleo di movimento per gli altri corpi, quindi enunciò che anche la Terra con i suoi satelliti potesse ruotare intorno al sole;

  1. Le Macchie Solari: La concezione Aristotelico-Tolemaica sosteneva che i Corpi Celesti fossero perfetti e in quanto perfetti non erano soggetti né al mutamento e né al divenire (divenire Eracliteo). Galilei invece attraverso le sue osservazioni sosteneva che il Sole fosse formato da delle macchie scure, queste macchie scure a differenza di quelle lunari non erano delle zona d’ombra fisse, ma erano delle macchie che apparivano per poi scomparire. Attraverso queste osservazioni, Galilei attestò l’esistenza di un processo di trasformazione e dimostrò che i Corpi Celesti, come il Sole, erano soggetti a fenomeni di alterazioni, di movimento, di mutamento e di divenire. Questa fu una delle concezioni più avversate perché andava ad inficiare la conferma del divenire dei pianeti e quindi la loro incorruttibilità, la loro perfezione addirittura questa teoria fu ritenuta blasfema sin da subito, tanto che alcuni cercarono di confutare la teoria galileiana sostenendo che in realtà le immagini che Galilei vedeva di queste zone d’ombra che apparivano e scomparivano fossero dovute in realtà ai Corpi Celesti che passavano davanti al Sole. DIALOGO SOPRA I MASSIMI SISTEMI DEL MONDO: IL TOLEMAICO E IL COPERNICANO È un’opera del 1632, è ritenuta un vero e proprio capolavoro sia letterario sia scientifico. Si tratta, in realtà, di un’opera scritta sotto forma dialogica ed è un forte espediente per la trattazione di argomenti decisivi a favore del copernicanesimo, anche se Galileo Galilei non è esplicito, anzi è molto cauto in questa trattazione. Dunque, è scritta sotto forma dialogica e la trattazione di questo dialogo prevede la suddivisione in quattro parti, quattro giornate o quattro congressi; sono sostanzialmente dei momenti durante i quali vi è un dibattito tra tre protagonisti che discutono su due modelli, quello di copernico e quello aristotelico- tolemaico. I tre protagonisti in questione sono Simplicio, Salviati e Sagredo. Simplicio è un tradizionalista, conservatore ed è fortemente ancorato all’autorità aristotelica; Salviati invece incarna l’intelligenza anticonformista dello scienziato ed è un amico di Galilei; e, infine, Sagredo, invece, è un moderatore ed è privo di atteggiamenti predugizievoli ed è imparziale, quindi, non è orientato verso nessuno dei due sistemi presentati, ma appunto lui rappresenta la figura dell’imparzialità. Andando ad analizzare nello specifico queste tre figure ci rendiamo conto che già dalla scelta dell’attribuzione dei personaggi, risulta evidente, al di là di ogni atteggiamento cautelativo di Galileo Galilei, lo scopo galileiano che è quello di confutare la teoria aristotelico-tolemaica a favore di quella invece di Copernico. Filippo Salviati è un nobile fiorentino, è un amico di Galilei ed è il personaggio principale del dialogo ed è segretamente portavoce del pensiero dell’autore, egli è infatti un sostenitore delle teorie copernicane. Simplicio, invece, è un personaggio inventato che incarna l’emblema della tradizione, di colui che vuole restare ancorato ai dogmi imposti dalla tradizione senza travalicarli e senza tentare di confutarli o di comprenderli Sagredo, invece, è anche lui un personaggio realmente esistito. Si tratta di un nobile veneziano, è anche lui un amico di Galilei e rappresenta il tipo di personalità distante dai pregiudizi. Per quanto concerne Sagredo è quindi un moderatore ed è il proprietario del palazzo all’interno del quale si svolge il dialogo immaginario. Per quanto riguarda il palazzo, possiamo dire che si tratti di una costruzione del 300 costruita prevalentemente in stile gotico ed attualmente è adibita ad albergo. Sagredo si riunisce insieme agli altri due protagonisti in quattro giornate a Venezia, in questo palazzo, per discutere intorno alle ragioni a favore o contro il sistema eliocentrico. In realtà, Galileo Galilei ha un atteggiamento fortemente cautelativo, cioè ha bisogno di proteggersi, non può esporsi in maniera esplicita perché esisteva l'Indice dei Libri Proibiti, al cui interno era già stato annoverato il testo di Copernico. Quindi, nel proemio, che è estremamente importante, l’autore, Galileo Galilei, dichiara che la discussione immaginaria deve essere considerata solamente "ipotetica", cioè senza alcuna pretesa di dedurre un vero assetto dell’universo. Per quanto concerne le sue attività laboratoriali, Galileo Galilei aveva già sostanzialmente attuato questa modalità, cioè, lui spesso a causa della mancanza di strumenti che gli consentissero di poter espletare un determinato esperimento, fingeva procedendo attraverso degli esperimenti mentali. In questo caso, invece, Galileo Galilei procede attraverso un dialogo immaginario, quindi immagina un dialogo tra questi protagonisti che avviene in quattro giornate. Per quanto concerne quest'opera, il premio è fondamentale perché l’autore dichiara che la discussione debba essere considerata soltanto ipotetica e non ha alcuna pretesa di decretare la validità o meno dell’uno o dell’altro sistema cosmologico. Nella prima delle quattro giornate, quindi subito dopo il proemio, viene enunciato il dialogo, la discussione, e si discute, in questa giornata, sulla presunta identità tra mondo celeste e mondo terrestre, cioè Galileo Galilei vuole evidenziare la validità della presunta identità tra mondo celeste e mondo terrestre, un’identità che invece era stata confutata dalla teoria aristotelica-tolemaica (è una teoria cosmologica duale, vi è una netta distinzione tra il mondo terrestre e il mondo celeste). La seconda e la terza giornata sono le più importanti perché vengono confutate, avversate le obiezioni sollevate contro l’idea che la terra si muova ed eran obiezioni sollevate già da Copernico. I moti di rotazione e di rivoluzione, secondo Galileo Galilei, spiegherebbero tanti fenomeni celesti osservabili dalla terra grazie al telescopio. Ovviamente questa teorizzazione viene enunciata da Salviati che incarna l’intelligenza dello scienziato anticonformista che riesce ad enunciare e a scorgere delle teorie assolutamente vere e valide. Nella quarta giornata, invece, viene data

una spiegazione del fenomeno delle maree, che secondo l’ipotesi di Galileo spiegherebbero la rotazione celeste, ovvero che le maree sono sostanzialmente la prova fisica determinante dell'effettiva rotazione celeste; questa ipotesi, in realtà, si rileverà infondata, cioè le maree avvengono per altre motivazioni. In realtà, l’opera presenta al suo interno numerevoli digressioni rispetto a queste tematiche affrontate nelle giornate, trattando anche altri temi che riguardano la precedente attività scientifica galileiana.Quindi, l’opera sostanzialmente è il connubio di tutte le ricerche scientifiche condotte dallo scienziato e tutte le sue importanti acquisizioni, che hanno anche decretato la sua condanna. IL PROCESSO GALILEIANO I passi più significativi sui diritti della ragione e sulla difesa della libera scienza sono racchiusi in due lettere molto famose scritte dallo stesso Galilei, e indirizzate una alla Granduchessa di Toscana e l’altra a Don Benedetto Castelli. Galilei in realtà si difende in maniera impeccabile con una serie di argomentazioni difficilmente confutabili, ma gli storici ritengono che Galilei abbia commesso un errore di valutazione: era fiducioso di poter convincere i suoi giudici ed era ignaro del fatto che la chiesa aveva già deciso la sua condanna nel momento stesso in cui lo incriminava (la Chiesa aveva aprioristicamente deciso la condanna di Galilei). È opportuno sottolineare che Galilei era un convinto credente e addirittura sua figlia divenne una suora, (l’aneddotica racconta che durante la condanna di Galilei egli fece enunciare le preghiere, a lui assegnate per espiare la sua colpa, a sua figlia). Galilei era fiducioso di difendere non solo la scienza ma si era prodigato anche affinché la religione non commettesse l’errore di considerare la Bibbia un’autorità vincolante fuori dai campi della morale e della teologia. Il processo a Galilei era ed è rimasto famoso, il simbolo da parte della Chiesa Cattolica di bloccare le scoperte scientifiche (il simbolo dell’oscurantismo) ma vedremo come la Chiesa stessa nel corso dei secoli cercherà di porre rimedio all’errore commesso con Galilei. La colpa principale di Galilei era quella di appoggiare la tesi Copernicana (la teoria Eliocentrica) ovviamente la Chiesa sosteneva la tesi Aristotelica-Tolemaica (la teoria Geocentrica) perché era quella ufficiale in vigore da millenni, ovviamente la teoria Tolemaica conferma le ipotesi più probabili considerando che gli uomini vedono il Sole muoversi e appoggia la tesi più plausibile che è quella della percezione empirica immediata ossia quella del movimento del Sole e non della Terra; inoltre vi è un’altra motivazione per cui la Chiesa appoggia la teoria Aristotelico-Tolemaica e avversa quella Copernicana che è una motivazione che spesso viene tralasciata: nell’Antico Testamento è presente un passo in cui vi è un personaggio biblico (Josuè) che ordina al Sole vedendolo muoversi di fermarsi, e considerato che la Bibbia è un Testo Sacro il moto del Sole era l’unica ipotesi sostenibile anche perché era sostenuta all’interno della bibbia. Intorno al 1616 Galilei viene formalmente accusato dall’ordine dei Domenicani (perché insieme ai francescani avevano il compito. Di controllare che le dottrine enunciate fossero concordanti con la dottrina cattolica) che non fu avversato dalla Chiesa anzi venne accolto per il ruolo svolto. Nel 1616 Galilei riceve una visita da parte di Belarmino (un Cardinale che è stato inviato dall’ordine papale) che ammonisce Galilei dicendo che non doveva professare il copernicanesimo; in realtà per quanto concerne questo episodio Galilei sostenne durante il processo che gli era stata concessa la possibilità di presentare ai suoi studenti le teorie copernicane. Negli anni successivi in particolare nel 1632 Galilei pubblica “IL DIALOGO SOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI DEL MONDO” con l’ipotesi di presentare i due sistemi in maniera del tutto imparziale, la Chiesa concede la pubblicazione ma si presume solo dopo aver letto la prefazione in cui vi era scritto di voler enunciare in modo imparziale le due teorie; quando la Chiesa poi si rende conto che è evidente nella trattazione dell’opera che Galileo Galilei propende per il copernicanesimo vengono rivolte per Galilei varie accuse che lo porteranno successivamente al processo. Galilei viene accusato innanzitutto di aver sostenuto con lo stratagemma di presentare in maniera obiettiva i due sistemi di aver sostenuto il copernicanesimo (considerata teoria eretica per la Chiesa); viene anche accusato di aver avversato il finalismo e la teoria Aristotelico-Tolemaico attraverso la figura di Simplicio. Viene accusato di aver addirittura deriso il finalismo (guarda appunti Aristotelici- Tolemaici) attribuendo questa concezione a Simplicio, che nell’opera viene effettivamente deriso già dalla presentazione del personaggio; viene accusato inoltre di aver equiparato la capacità dell’intelletto umano a quello divino. Quindi le accuse che tratteremo sono tre: -viene accusato di aver sostenuto con uno stratagemma il copernicanesimo -viene accusato di aver deriso e avversato il finalismo -viene accusato di aver equiparato la capacità dell’intelletto umano a quello divino (filosofia di S. Agostino, teoria dell’illuminazione) Galilei era convinto che attraverso la matematica l’uomo fosse in grado di conoscere la verità più profonde delle cose, quindi ha attribuito all’uomo (secondo l’attività ecclesiastica) capacità che gli erano precluse perché erano di competenza divina. Un anno dopo la pubblicazione nel 1633 Galilei viene convocato a Roma per subire un processo dal Santo Uffizio e in quel periodo Galilei ha quasi 70 anni, viene convocato e interrogato. In questa occasione sostiene che anni prima Belarmino non gli avesse proibito di insegnare il copernicanesimo a patto che Galilei avesse ritenuto il copernicanesimo un’ipotesi. Su questo argomento vi è un forte dibattito: Belarmino è deceduto e anche altri testimoni che sono stati presenti all’incontro tra i due erano venuti a mancare, quindi Galilei era l’unico testimone rimasto. Il santo Uffizio non credette alle parole di Galilei e alle altre accuse già rivolte a Galileo si aggiunse quella di aver trasgredito le regole enunciate dallo stesso Belarmino. Nel giugno del 1633 dopo un breve processo Galilei venne condannato per aver sostenuto il