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Tipologia: Dispense
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1.Aver cura dei bambini
A un certo punto della vita la maggior parte degli esseri umani desidera avere dei bambini e che questi crescano felici, sani e fiduciosi di sé. Gli adolescenti e i giovani adulti sani, felici e fiduciosi sono il prodotto di famiglie stabili in cui entrambi i genitori forniscono ai propri figli una grande quantità di tempo e attenzioni. Chi fornisce le cure deve a sua volta ricevere molta assistenza.
L’approccio allo studio dell’attività di genitore come attività umana è di tipo etologico: la natura del legame del bambino verso la madre è di dipendenza, e questo legame risulta da un sistema in parte preprogrammato di schemi comportamenti che nell’ambiente normale si sviluppa durante i primi mesi di vita e ha l’effetto di mantenere il bambino in prossimità con la figura materna. Alla fine del primo anno il comportamento si organizza in senso cibernetico, ovvero si attiva in certe circostanze (dolore, paura, madre inaccessibile) e cessa quando se ne verificano altre. La funzione biologica di questo comportamento è la protezione, in particolare dai predatori. Il comportamento di attaccamento non è limitato solo ai bambini, possiamo osservarlo anche in adolescenti e adulti ogni volta che si trovano sotto stress o sono angosciati. Il modello del comportamento di attaccamento che un individuo ha strutturato dipende dal tipo di esperienza che ha avuto nella sua famiglia d’origine o fuori di essa. Il comportamento genitoriale come quello d’attaccamento è in parte predeterminato, ma apprende i dettagli nel corso dell’interazione con i bambini e tramite l’osservazione. Questa visione dello sviluppo comportamentale contrasta con i vecchi modelli:
Gli studi di Klaus e Kennel: come le madri si comportano nei confronti dei neonati quando dopo il parto si da loro la libertà di fare come preferiscono. Potenzialità del neonato di entrare in una forma di interazione sociale con la madre: fase d’interazione alternata, i ruoli differiscono nel ritmo delle risposte, infatti la madre regola il proprio comportamento accordandolo a quello del figlio. La stessa cosa succede durante le poppate (Kaye), durante il gioco con giocattoli (Collis e Schaffer), durante lo scambio vocale tra madre e figlio a livello preverbale (Schaffer).
Il metodo della situazione insolita della Ainsworth permette di osservare come il bambino risponde, in presenza del genitore, da solo e al ritorno del genitore. I bambini vengono quindi classificati con uno schema comportamentale sicuro o insicuro. Questi schemi sono stabili nei primi anni di vita e predicono come un bambino tra i 4 e i 6 anni si comporterà nei confronti di un estraneo o di un nuovo compito. Main e Weston hanno esteso lo studio non solo alla mamme, ma alternando 6mesi con la madre e 6mesi con il padre e hanno scoperto che gli schemi comportamentali di attaccamento nei confronti del padre sono molto simili a quelli per la madre e che non esiste correlazione tra lo schema messo in atto dal bambino nei confronti di uno e dell’altro genitore (posso avere un attaccamento sicuro con uno e non con l’altro, con entrambi o con nessuno dei due).
La caratteristica più importante dell’essere genitori: fornire una base sicura da cui un bambino o adolescente possa partire per affacciarsi nel mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo che sarà il benvenuto, nutrito fisicamente ed emotivamente, confortato e rassicurato. Questo ruolo consiste nell’essere disponibili ma intervenendo attivamente solo se necessario, infatti per gran parte è un ruolo di attesa ma comunque importante. Un genitore non può fornire una base sicura se non ha comprensione e rispetto per il comportamento d’attaccamento del proprio bambino. La dipendenza ha spesso una connotazione negativa, ed è considerata caratteristica dei primi anni di vita, ma questo è secondo Bowlby un errore di giudizio.
Klaus e Kennel: studio effettuato in un reparto di maternità in Guatemala, dove il gruppo di madri che aveva ricevuto il sostegno amichevole da parte di una donna ha avuto un travaglio durato la metà rispetto all’altro gruppo che era stato lasciato solo. Questi effetti si riscontrano anche ad un mese del bambino, quando le madri che hanno ricevuto il sostegno sono più portate a confortare il figlio durante le visite cliniche, durante la poppata. Dagli studi emerge quindi che le esperienze peri e post natali sono utili nell’aiutare la madre a sviluppare una relazione affettuosa e sensibile verso il proprio bambino o nell’impedirla ( Peterson e Mehl).
I sentimenti e i comportamenti di una madre nei confronti del figlio sono influenzati anche dalle sue precedenti esperienze personali specialmente quelle avute con i propri genitori. Infatti i bambini ai cui segnali le madri rispondono con sensibilità e fornendo conforto corporeo sono quelli che rispondono meglio alle sofferenze altrui. Dagli studi di Londra è emerso che le madri che sono state separate da uno o entrambi i genitori prima degli undici anni rischiano di avere difficoltà coniugali e psicologiche dopo la nascita del figlio e problemi inerenti sonno e alimentazione per i loro bambini. Donne con un infanzia disturbata tendono ad instaurare meno interazioni con i propri bambini, rispetto a chi ha avuto un infanzia felice. Le donne predisposte a sviluppare atteggiamenti parentali sfavorevoli a causa della loro infanzia sono più sensibili a quello che accade loro durante e appena dopo la nascita del figlio, come se un esperienza negativa in quel periodo fosse la goccia che fa traboccare il vaso. Alcune madri invece si aspettano cure ed attenzioni dai loro figli, invertono la relazione perché da piccole loro si sono prese cura dei genitori: queste esperienze sono alla base di casi di rifiuto scolastico, agorafobia, depressione.
Un modo per aiutare i giovani a diventare buoni genitori è dare loro la possibilità di incontrare e osservare dal vivo genitori sensibili e premurosi affinchè seguano il loro esempio. Per un programma di questo tipo sono utili i gruppi di autoaiuto.
2.Le origini della teoria dell’attaccamento
Durante gli anni ‘30/’40 furono fatte molte ricerche sugli effetti patologici che la prolungata istituzionalizzazione o i frequenti cambiamenti della figura materna esercitano sullo sviluppo della personalità durante i primi mesi di vita. Bowlby nel 1951 presenta il suo rapporto pubblicato come monografia della WHO intitolata “ maternal care and mental health”. In essa c’erano le prove dell’influenza sfavorevole esercitata sullo sviluppo della personalità dell’inadeguatezza delle cure materne durante la prima infanzia, richiamando l’attenzione sulla sofferenza dei bambini e le modalità per evitare o mitigare gli effetti patologici a breve e a lungo termine. Gli appartenenti all’approccio della teoria dell’apprendimento non cessarono di segnalare la scarsità di prove e la mancanza di una spiegazione adeguata di come i tipi di esperienze esaminate potessero avere quegli effetti. Intanto alla Tavistock Clinic venivano raccolti ulteriori dati sul comportamento che
Processi difensivi: Bowlby focalizza la sua attenzione su come reagiscono i bambini dopo un periodo trascorso in ospedale o in asilo senza ricevere visite. Il bambino tratta male la madre come se fosse un’estranea, ma dopo un certo intervallo comincia ad aggrapparsi a lei come se temesse di essere nuovamente abbandonato, arrabbiato con lei all’idea che questo possa avvenire. Questa condizione viene definita distacco, che rappresenta l’essenza del comportamento di attaccamento. Il sistema che controlla l0attaccamento può non essere in grado di essere attivato. In queste situazioni patologiche vengono esclusi i segnali provenienti dall’interno o esterno del soggetto che attiverebbero il suo comportamento d’attaccamento. Le strutture mentali responsabili dell’esclusione selettiva vengono impiegate per uno scopo speciale e potenzialmente patologico. questa forma di esclusione viene definita esclusione difensiva ed è un modo per descrivere la rimozione. Le esperienze infantili negative hanno due tipi di effetti: rendono l’individuo più vulnerabile a esperienze avverse tardive e aumentano la possibilità che si vada incontro a ulteriori esperienze del genere.
3.La psicoanalisi come arte e scienza
Bowlby contrappone il ruolo del professionista e quello dello scienziato ricercatore. Lo scopo del professionista è quello di tenere presenti tutti gli aspetti di ciascun problema clinico che gli è richiesto di affrontare; egli dovrà quindi applicare i principi scientifici che gli sembrano rilevanti, utilizzare la sua esperienza e prestare attenzione alle caratteristiche tipiche di ogni paziente. Dunque tenere in considerazione tutti i fattori e dare a ciascuno il dovuto peso costituisce l’arte del giudizio clinico. Lo scienziato ricercatore invece ignora il dato particolare e si adopera a semplificare (con il rischio di ipersemplificazione), così facendo è possibile che egli non solo chiarisca il problema scelto ma sviluppi anche delle idee applicabili a una vasta gamma di problemi. Il professionista può accedere a un certo tipo di informazioni da cui lo scienziato rimane escluso: quello che passa nella mente di una persona. Ma lo scienziato possiede un vantaggio che è segno distintivo: inventare nuove metodiche attraverso cui osservare in modo nuovo dei fenomeni (mentre la psicoanalisi ha indotto gli analisti a supporre che l’unico metodo di ricerca appropriato per il progresso della scienza psicoanalitica fosse quello di trattare un paziente psicoanaliticamente).
Nel lavoro quotidiano uno scienziato deve esercitare un alto grado di critica ed autocritica, non è così per il professionista che deve essere preparato ad agire come se certe teorie fossero valide e nel decidere quale adottare si fa spesso guidare dai suoi maestri. I professionisti hanno a che fare con la complessità, gli scienziati lottano per la semplificazione. I professionisti utilizzano la teoria come guida, gli scienziati sottopongono a verifica la stessa teoria. I professionisti accettano limitati metodi d’indagine, gli scienziati introducono metodi nuovi. Quando Bowlby nel 1937 diventa psicoanalista i membri della società britannica si occupavano dell’esplorazione dell’immaginario di adulti e bambini e si assumeva che chiunque fosse interessato al mondo esterno non poteva esserlo al mondo interno. Ma Bowlby come psichiatra impegnato nel lavoro con bambini e famiglie sapeva quale impatto avevano i problemi emotivi dei genitori sui figli. Per questo giunse a conclusione che per un analista studiare come un bambino viene trattato dai genitori è importante quanto studiare le rappresentazioni che il bambino ha di loro.
Bowlby sceglie come campo scientifico dei suoi studi l’allontanamento di un bambino piccolo dalla sua casa per diversi motivi:
concettualizzati come dovuti alle interazioni che si sono verificate e si verificano tra la personalità dell’individuo e la situazione presente. La psicologia dello sviluppo di Freud si sviluppò su principi biologici ormai superati, questo spiega come mai un punto debole della psicoanalisi siano le concezioni sullo sviluppo tra cui le fasi libidiche. Caso della signora G: come risultato della sofferenza nei primi anni di vita il sistema che governa il comportamento di attaccamento era stato disattivato e come risultato i desideri, i pensieri e i sentimenti che ne erano parte sono stati esclusi dalla consapevolezza (esclusione selettiva postulata o esclusione difensiva). I sistemi comportamenti rimangono però intatti e possono essere attivati, questa loro breve attivazione spiega tutti i fenomeni che Freud esplicita come inconscio dinamico e rimozione. Il cambiamento terapeutico è avvenuto grazie alla base relativamente sicura fornitale dall’analista che ha saputo sviluppare sufficiente coraggio da permettere ad alcune delle informazioni fino ad allora escluse di procedere ulteriormente verso l’elaborazione. Una volta che l’informazione sia stata accettata il comportamento di attaccamento viene riattivato insieme agli stimoli, desideri, pensieri e sentimenti che lo accompagnano e in questo modo l’inconscio è reso conscio e le pulsioni e gli affetti rimossi sono stati liberati. Migliore è la conoscenza da parte di un analista delle condizioni infantili che possono suscitare un disturbo di sviluppo e meglio egli potrà aiutare e comprendere i suoi pazienti. I ricordi infantili spontanei o guidati di un paziente hanno valore indicativo, sono indispensabili le osservazioni diretti di bambini che crescono ricevendo cure differenti. Per rendere la psicoanalisi una scienza naturale come desiderava Freud: raccogliere insiemi comparabili di dati da due fonti. Un primo insieme verrebbe raccolto attraverso l’osservazione diretta dello sviluppo e delle modalità dei legami affettivi nel corso della prima infanzia e dell’età successiva in bambini che ricevano differenti tipi di cure materne. Un altro insieme di dati verrebbe raccolto attraverso l’osservazione diretta dei cambiamenti nelle modalità dei legami affettivi che si verificano nel corso della terapia. Coloro che affermano che la psicoanalisi non potrà mai essere una scienza naturale credono che il metodo scientifico sia inscindibile dal positivismo logico e dal riduzionismo. Sotto l’etichetta psicoanalisi convivono due discipline complementari:
5.La violenza nella famiglia
La violenza esercitata dai genitori è molto più diffusa di quanto non si sia finora supposto, ed è anche una delle cause più importanti di alcune sindromi psichiatriche sconcertanti, inoltre la violenza nella famiglia tende a perpetuarsi da una generazione a quella successiva. Per anni si è ritenuto non fosse compito dell’analista prendere in esame il modo in cui i genitori di un paziente possono averlo effettivamente trattato, poiché focalizzare l’attenzione su tali possibilità significava lasciarsi sedurre dai racconti tendenziosi del paziente. Horney non condivideva questi pregiudizi ed era molto esplicita nell’attribuire alle esperienze sfavorevoli vissute nell’infanzia molti dei problemi dei suoi pazienti.
Quando una relazione con una persona amata viene messa in pericolo proviamo non solo angoscia ma anche collera come risposta al rischio di una perdita. Lo scopo del comportamento collerico è proteggere una relazione che è di estremo valore per la persona che va in collera. Queste relazioni definite libidiche, sono importanti per la persona perché conseguenti al bisogno di cibo e di sesso proprio di ogni individuo. Le relazioni specifiche che se minacciate possono far insorgere la collera sono tre: -relazione con un partner sessuale -relazione con i genitori -relazione con i figli Ogni tipo di relazione è intriso di forte emotività. Fin quando l’individuo scorrono senza intoppi l’individuo è contento, ma se sono minacciate diventa ansioso e può andare in collera, se le ha messe in pericolo si sente in colpa, quando si spezzano è triste e se vengono ristabilite gioisce. Etologia e teoria evolutiva (branche dell’etologia moderna) ci aiutano a comprendere perché lo stato di queste relazioni eserciti un effetto così profondo sulla vita emotiva di una persona: sono tutte e tre strettamente correlate con le funzioni biologiche vitali della riproduzione e della sopravvivenza dei piccoli. La collera può servire a mantenere queste relazioni durature di importanza vitale, ma se eccessiva può distorcere un comportamento di per sé funzionale. Gli studi sul comportamento parentale e su come si sviluppa sono solo agli inizi. L’approccio più importante è quello etologico, che da per scontato negli esseri umani il comportamento parentale e quello di attaccamento come predeterminati in un certo grado; quindi nel corso degli eventi i genitori di una bambino sperimentano un forte impulso a comportarsi secondo certe modalità.
Le donne che picchiano i figli sono più diffuse tra le famiglie di status socioeconomico più basso, hanno periodo di ansia con scoppi di collera violenta, bisogni di dipendenza, sono diffidenti e incapaci o riluttanti a intrecciare relazioni strette, sono isolate e cercano conforto e cura dai propri figli; hanno trascorso un infanzia miserevole, private delle cure materne, picchiata durante l’infanzia. Queste donne soffrono di un grado estremo di attaccamento angoscioso e quindi le esperienze di separazione o le minacce di abbandono sono state una caratteristica comune della loro vita. DeLozier e il suo studio: la maggioranza delle madri che avevano maltrattato i figli erano sensibili a qualunque situazione di separazione con risposte di angoscia e collera, avevano avuto esperienze infantili terrificanti, non erano frutto di una separazione genitoriale ma avevano avuto genitori che le minacciavano di abbandono, avevano subito minacce di venire picchiate o uccise. Le minacce di abbandono rendono una bambini angosciata di fronte a ogni separazione e arrabbiata nei confronti dei propri genitori che la minacciano; la mancanza di risposta e aiuto combinata con i rifiuti la induce ad essere sospettosa di chiunque; mentre da un parte vorrebbe essere amata e curata dall’altra non ha fiducia. Una donna con questo passato invece di essere pronta a far da madre ai suoi figli chiederà ad essi che le facciano da madre; quando il figlio non riesce ad adempiere a questo compito e inizia a piangere richiedendo cure la madre diventa impaziente e si arrabbia con lui. In questo modo si possono comprendere i maltrattamenti che una madre infligge al figlio. Gli effetti che il maltrattamento infligge sullo sviluppo della personalità infantile: non riguardano le aggressioni fisiche, ma più sul piano psicologico come risultato di un rifiuto e abbandono prolungati e ostili. Questi bambini sono depressi, passivi e inibiti, dipendenti e ansiosi, arrabbiati e aggressivi. Non prendono parte al gioco, mostrano poco l’espressione dei sentimenti che spesso è ambigua o contrastante, piangono a lungo e sono spesso in collera.
Le esperienze sfavorevoli subite nel corso dell’infanzia nel rapporto con i genitori svolgono un ruolo importante nel determinare i disturbi cognitivi. È difficile fare ricerche sistematiche in tale campo ma qualcosa sta cambiando: la conoscenza delle interazioni genitore-figlio aumenta in quantità e qualità grazie all’applicazione di ricerche sistematiche; le conseguenze psicologiche sui bambini esposti a queste relazioni e a questi eventi stanno diventando meglio conosciute e documentate. È necessario considerare l’amnesia tra gli antecedenti infantili dei disturbi cognitivi. Le scene e le esperienze che tendono ad esser escluse sono di tre tipi:
Una situazione collegata è quella in cui un genitore che ha avuto un infanzia traumatica ha paura di tutto quello che potrebbe ricordargli le sofferenze passate e indurlo alla tristezza. Quindi si chiede ai figli di sembrare sempre felici e di evitare qualunque espressione di dispiacere, solitudine o collera. La maggior parte dei bambini sono compiacenti nei confronti dei propri genitori. Le pressioni possono prendere forme diverse ma tutte ricavano la loro efficacia dall’insistente desiderio del bambino di ricevere amore e protezione. In alcune famiglie le pressioni sono meno sottili e la minaccia di abbandonare un bambino, usata per controllarlo diventa un arma estremamente potente. Varie forme di disturbi cognitivi sono ascrivibili a influenze iniziate negli anni della preadolescenza, perché durante questi anni la mente infantile è recettiva alle influenze esterne, invece dopo che un bambino ha raggiunto l’adolescenza la sua vulnerabilità a tali minacce diminuisce. L’idea che l’informazione avente un certo significato possa essere esclusa sembra paradossale. Gli studi sulla percezione umana hanno dimostrato che prima che un individuo sia consapevole di aver visto o sentito qualcosa, il flusso sensoriale che passa attraverso occhi e orecchie ha già attraversato diversi stadi di selezione, interpretazione e valutazione, durante i quali qualcosa è stata scartata. I canali dell’elaborazione avanzata hanno una capacità limitata e devono quindi essere protetti dal sovraccarico. Le selezione del flusso in entrata è sotto il controllo centrale o dell’Io. Questa elaborazione viene fatta a velocità straordinaria ed è al di fuori della consapevolezza. Il messaggio è soggetto a processi di elaborazione continui e avanzati durante i quali il suo significato viene tenuto sotto controllo e il suo contenuto valutato come più o meno rilevante. Nel corso della vita quotidiana una persona applica dei criteri di elaborazione del flusso sensoriale per determinare quali informazioni accettare o escludere che rispecchiano gli interessi di quella persona in quel momento. Un’altra categoria di scene di esperienze che tendono ad essere escluse e dimenticate sono i sentimenti e i comportamenti di una persona. Riguardano quelle scene in cui i genitori hanno trattato i bambini in modi di cui i bambini trovano troppo insopportabile il pensiero o il ricordo. Non si tratta solo di amnesia ma di esclusione dalla consapevolezza di pensieri, sentimenti e impulsi ad agire che sono la risposta naturale a tali eventi. Questo da origine a gravi disturbi della personalità: casi di narcisismo, falso sé, fuga, psicosi o personalità multipla. Le esperienze che causano l’insorgere di tali disturbi si sono probabilmente ripetute durante l’infanzia. Queste esperienze includono: ripetuti rifiuti da parte dei genitori assommati a disprezzo per le richieste d’amore, cure e conforto, violenze fisiche e sessuali. Bliss analizza quattordici donne con diagnosi di personalità multipla: le personalità subordinate che prendono possesso della paziente di tanto in tanto sarebbero creazioni cognitive della personalità principale quando, tra i 4/7anni, venne sottoposta per periodi estesi a eventi fortemente angosciosi. Ogni personalità viene creata inizialmente per servire a uno scopo o a un ruolo: agire da compagno e protettore quando la personalità principale si sente sola o isolata, agire da anestetico davanti a eventi insopportabilmente angosciosi, prendersi la responsabilità di pensare, sentire e agire in modi che il paziente non può sopportare di accettare come propri. I bambini i cui pensieri e comportamenti li fanno apparire psicotici, pronunciate idee paranoidi la cui condizione può essere attribuita a un persistente maltrattamento da parte dei genitori. Bloch spiega che quanto viene in questi casi etichettato come fantasia può essere riconosciuto come il riflesso di una realtà amara, e il compito terapeutico è quello di identificare le esperienze di vita reale che stanno dietro a quel camuffamento. Le esperienze infantili di questi bambini quasi- psicotici sono le stesse di quelle ritenute caratteristiche di pazienti adulti con personalità multipla.
particolare quello ansioso ambivalente). Alcune di queste manifestazioni si osservano in bambini maltrattati fisicamente, trascurati, in diadi madre-bambino con forme maniaco-depressive bipolari o madri immerse nel lutto per una figura parentale morta durante la loro infanzia o madri che hanno subito maltrattamenti fisici/sessuali da bambine. È necessario considerare che cosa abbia indotto la madre ad adottare quel particolare stile di cure materne, influenzate anche dalla quantità di sostegno emotivo e il tipo di cure materne ricevute da piccole.
Gli studi longitudinali dimostrano che ogni schema di attaccamento tende a persistere, poiché il modo in cui i genitori trattano il figlio tende a continuare immutato e ogni schema tende ad autoperpetuarsi. Sebbene gli schemi tendano a persistere, non è sempre così. Durante i primi 2/3anni lo schema di attaccamento è una proprietà della relazione, quindi se i genitori trattano il figlio diversamente lo schema varierà. Quando il bambino cresce lo schema viene interiorizzato ed egli tende ad imporlo nelle nuove relazioni. Ci si è chiesto se a sei anni gli schemi facciano parte della personalità di un bambino o se siano un riflesso del modo con cui i genitori ancora trattano il bambino. Entrambe le modalità sono presenti a quest’età. Studi trasversali condotti su giovani adulti hanno dimostrato che si ritrovano anche in essi aspetti di personalità caratteristici dei vari schemi di attaccamento presenti durante i primi anni (non sono presenti studi longitudinali oltre i sei anni).
I modelli che il bambino si costruisce nei primi anni di vita riguardo alla madre, al padre e di sé in interazione con loro sono influenti sulle strutture cognitive. Il modello di se stesso che costruisce riflette anche l’immagine che i suoi genitori hanno di lui. Questi modelli governano i suoi sentimenti verso se stesso e i genitori. Una volta costruiti tendono a persistere e vengono dati per scontati tanto da iniziare a operare a livello inconscio. Le differenze circa il grado in cui la comunicazione è libera o ristretta sono importanti per capire perché un bambino si sviluppa in modo sano o disturbato. Perché una relazione tra due individui proceda armoniosamente ciascuno deve essere consapevole del punto di vista dell’altro, delle sue mete, dei suoi sentimenti e delle sue intenzioni e ciascuno deve adattare il proprio comportamento in modo da negoziare un unificazione delle mete. È necessario che ciascuno abbia dei modelli accurati del sé e dell’altro, modelli regolarmente aggiornati attraverso una comunicazione libera tra i due. Le madri con un attaccamento sicuro sono più brave in questo rispetto a quelle di bambini insicuri. Dato che il modello di sé viene influenzato da come lo vede e lo tratta sua madre, qualunque aspetto di lui non venga riconosciuto dalla madre, lui non lo riconoscerà in se stesso. Parti della personalità infantile possono essere escluse e quindi rimanere fuori dalla comunicazione con quelle parti che la madre non riconosce e a cui non da risposta. L’impedimento della comunicazione tra differenti parti di una personalità è il riflesso di differenti comunicazioni e risposte della madre verso il figlio (quello che Freud considerava il problema cruciale da risolvere). Quando una madre risponde solo a certe comunicazioni emotive del figlio e rimane cieca nei confronti di altre o lo scoraggia, viene a formarsi uno schema in cui il bambino fonda la sua identità sulla base delle risposte favorevoli e disconosce gli altri aspetti di sé. La TdA spiega quindi lo sviluppo sia della personalità sana, che di quelle inclini all’angoscia o alla depressione.
La Main trovò una forte correlazione tra come una madre descrive la propria relazione con i genitori durante l’infanzia e lo schema di attaccamento che il suo bambini ha adesso con lei. La madre di un bambino sicuro riferirà di aver avuto un infanzia felice e si mostrerà capace di parlarne con prontezza e dettagliatamente. La madre di un bambino insicuro ambivalente descriverà una relazione difficile e infelice con la propria madre. La madre di un bambino insicuro evitante dichiarerà di aver avuto un infanzia felice senza essere in grado di fornire dettagli. Esistono poi delle eccezioni: madri che riferiscono di aver avuto un infanzia infelice con bambini con un attaccamento sicuro; in questi casi le madri sanno raccontare la loro storia perché sono scese a patti con le proprie esperienze. Questa scoperta incoraggia i terapeuti che cercano di aiutare le madri proprio in questo modo.
La teoria dell’attaccamento rifiuta il modello secondo cui un individuo deve passare attraverso stadi in ciascuno dei quali può fissarsi o regredire e sostituirlo con una teoria secondo cui lo sviluppo procedere attraverso dei percorsi. Studi come quello di Stern hanno reso il modello degli stadi insostenibile. Il modello dei percorsi di sviluppo afferma che alla nascita il neonato ha davanti a se una gamma di possibili percorsi e quello su cui procederà verrà determinato dall’interazione dell’individuo con l’ambiente in cui gli capita di essere. Su quale percorso procederà il neonato sarà determinato dall’ambiente e in particolare dal modo in cui lo tratteranno i genitori e come lui risponderà. Cambiamenti nel modo in cui il bambino viene trattato possono far deviare il suo percorso. La capacità di mutare percorso diminuisce con l’età ma i cambiamenti continuano per tutta la vita. Questo persistente potenziale di cambiamento è ciò che rende efficace una terapia.
8.Attaccamento, comunicazione e processo La terapia individuale Un terapeuta che applica la TdA considera il suo ruolo come quello di chi fornisce le condizioni in cui il paziente può esplorare i propri modelli rappresentazionali di se stesso e delle proprie figure di attaccamento con l’ottica di ristrutturarli grazie alle conoscenze che ha acquisito e alle nuove esperienze della relazione terapeutica. Ruolo del terapeuta:
Il paziente viene incoraggiato a credere che grazie a un sostegno può essere in grado di scoprire se stesso. Il lavoro dello psicoterapeuta è quello di fornire le condizioni per fare avvenire l’autoguarigione. Il terapeuta non è passivo: ci sono momenti in cui deve intervenire.
Può accadere che la terapia entri in un vicolo cieco in cui il paziente persiste senza fine a descrivere quali terribili momenti ha avuto da bambino. La ripetizione può essere dovuta all’idea che il terapeuta non accetti per vero ciò che il paziente sta dicendo. Forse perché non è mai stato creduto in passato o perché il terapeuta ha mostrato scetticismo. La via per uscirne è chiarire che il terapeuta crede al racconto del paziente perché sa che queste cose possono accadere.