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Una madre in più, Sintesi del corso di Pedagogia

La nonna materna - Pedagogia gen II (clinica della formazione)

Tipologia: Sintesi del corso

2013/2014

Caricato il 11/06/2014

Clara...
Clara... 🇮🇹

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Una madre in più
1. La madre della madre – Genealogia delle cure materne
La nonnità si pone come opportunità di ritornare a essere utili e produttivi in modo del tutto gratuito.
L’identità di nonno necessita di un periodo di gestazione, in cui si affronta una duplice presa di coscienza: i
figli diventando genitori si emancipano dai loro ruoli storici e con la nascita de nipote la famiglia originaria
si colora delle sfumature proprie di uno scenario passato in cui i nonni vivono tra l’avventura del nuovo e la
regressione del trascorso. I nonni avvertono una gratificazione di tipo generativo e anche una soddisfazione
egoistica e di carattere proiettivo (ritorno alla genitorialità dunque illusione di ritorno alla giovinezza).
Diventare nonni rappresenta l’occasione di un nuovo ruolo genitoriale con la possibilità di non ripetere gli
errori passati.
I problemi sorgono nel momento in cui si rivelano poco comprensivi nei riguardi dei genitori dei nipotini; il
padre e la madre del bambino finiscono per sentirsi traditi doppiamente, come figli e come genitori.
Qualora si “nasca madre” è naturale che si avverta il bisogno di stringersi intimamente alla propria madre, la
nonna materna. Per il piccolo, la nonna materna, soprattutto nei primi mesi riveste un ruolo particolare: in lei
riconosce infatti i tratti della mamma, e poi la per la nonna, è più facile identificarsi nella figlia gravida.
A circa tre anni d’età, con lo sviluppo della coscienza, il bambino getta le basi per un progressivo
riconoscimento della differenza fra il ruolo di madre e quello di nonna. Durante l’età scolastica i nonni
divengono importanti referenti affettivi per i nipotini; nell’età pre-adolescenziale la relazione nonni e nipoti
è soggetta ad un graduale processo di distanziamento, sino a separatezze incombenti nella fase
adolescenziale e post-ado. È possibili distinguere diverse tipologie di nonni: formali, che optano per
un’assunzione tradizionale del ruolo; ludici, che tendono ad associare il loro compito al gioco; nonni
sostituti, che svolgono mansioni di cura ed educative propriamente parentali; distanti, presenti solo sullo
sfondo e, pertanto, insignificanti; infine, quelli depositari dell’autorità, solleciti da genitori “eterni figli”
qualora sia necessaria l’applicazione di una rigida disciplina.
Queste sono esemplificazione, l’unica cosa certa è che le tonalità emotive pervadenti le modalità d’incontro
fra nonno e nipote sono, in massima parte, mediate dai genitori.
I cambiamenti socio-culturali che investono nonni e nipoti sono molteplici: a causa di separazione e divorzi,
i nonni sono moltissimi; i nonni di oggi non hanno modelli di riferimento ma sono nonni diversi portatori di
tanti bisogni; i nonni sono spesso ridotti dalle dinamiche societarie a baby-sitter/nido, divenendo molto più
dei genitori (con la relativa perdita delle funzioni educative specifiche dei nonni).
Memorie familiari, memorie di sé. Il maternage originario
Il legame affettivo della nonna materna (amorevole, sollecita, protettiva e natale) funge da ponte tra il
proprio sé e quindi la propria gettatezza (che in questo modo acquisisce un senso) e l’odore dei tempi andati
che rievocando storie di lotta, sacrificio, dissapori e di rinunce. Le memorie sono sempre affetti ritrovati. La
pedagogia può approfondire il valore e la pregnanza della memoria autobiografica nei vissuti familiari, come
un sistema di memoria finalizzato a una rappresentazione semplificata e in parte convenzionale, di ridisegno
o di narrazione, con cui il soggetto cerca di condensare, per se stesso e per gli altri, il senso della propria vita.
Le direzioni di senso comportano la presa in carico di vissuti, relazioni e eaffetti, i quali si integrano
reciprocamente e dinamicamente, fino a produrre la cifra, più spesso non dicibile, dell’intera esistenza che si
muove fra le intenzionalità personali e il mistero. Le direzioni di senso sono segnali indicibili o nascosti che
indicano cosa fare in certi momenti di estrema difficoltà. Corrispondono a una voce interiorizzata che ci
parla in maniera diversa a seconda della nostra maturità personale.
La particolarità della memoria autobiografica consiste nell’essere associata al senso di sé e del tempo e
richiede una sufficiente maturazione di una particolare regione del cervello, la corteccia prefrontale. Questo
sviluppo è influenzato dai meccanismo di attaccamento e dalle esperienze interpersonali; è per questo che le
relazioni di attaccamento dell’infanzia hanno un impatto così importante sulla nostra vita. La corteccia può
comunque continuare a svilupparsi nelle fasi successive della vita. La corteccia prefrontale è interessata
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Una madre in più

  1. La madre della madre – Genealogia delle cure materne

La nonnità si pone come opportunità di ritornare a essere utili e produttivi in modo del tutto gratuito. L’identità di nonno necessita di un periodo di gestazione, in cui si affronta una duplice presa di coscienza: i figli diventando genitori si emancipano dai loro ruoli storici e con la nascita de nipote la famiglia originaria si colora delle sfumature proprie di uno scenario passato in cui i nonni vivono tra l’avventura del nuovo e la regressione del trascorso. I nonni avvertono una gratificazione di tipo generativo e anche una soddisfazione egoistica e di carattere proiettivo (ritorno alla genitorialità dunque illusione di ritorno alla giovinezza). Diventare nonni rappresenta l’occasione di un nuovo ruolo genitoriale con la possibilità di non ripetere gli errori passati. I problemi sorgono nel momento in cui si rivelano poco comprensivi nei riguardi dei genitori dei nipotini; il padre e la madre del bambino finiscono per sentirsi traditi doppiamente, come figli e come genitori. Qualora si “nasca madre” è naturale che si avverta il bisogno di stringersi intimamente alla propria madre, la nonna materna. Per il piccolo, la nonna materna, soprattutto nei primi mesi riveste un ruolo particolare: in lei riconosce infatti i tratti della mamma, e poi la per la nonna, è più facile identificarsi nella figlia gravida. A circa tre anni d’età, con lo sviluppo della coscienza, il bambino getta le basi per un progressivo riconoscimento della differenza fra il ruolo di madre e quello di nonna. Durante l’età scolastica i nonni divengono importanti referenti affettivi per i nipotini; nell’età pre-adolescenziale la relazione nonni e nipoti è soggetta ad un graduale processo di distanziamento, sino a separatezze incombenti nella fase adolescenziale e post-ado. È possibili distinguere diverse tipologie di nonni: formali, che optano per un’assunzione tradizionale del ruolo; ludici, che tendono ad associare il loro compito al gioco; nonni sostituti, che svolgono mansioni di cura ed educative propriamente parentali; distanti, presenti solo sullo sfondo e, pertanto, insignificanti; infine, quelli depositari dell’autorità, solleciti da genitori “eterni figli” qualora sia necessaria l’applicazione di una rigida disciplina. Queste sono esemplificazione, l’unica cosa certa è che le tonalità emotive pervadenti le modalità d’incontro fra nonno e nipote sono, in massima parte, mediate dai genitori. I cambiamenti socio-culturali che investono nonni e nipoti sono molteplici: a causa di separazione e divorzi, i nonni sono moltissimi; i nonni di oggi non hanno modelli di riferimento ma sono nonni diversi portatori di tanti bisogni; i nonni sono spesso ridotti dalle dinamiche societarie a baby-sitter/nido, divenendo molto più dei genitori (con la relativa perdita delle funzioni educative specifiche dei nonni).

  • Memorie familiari, memorie di sé. Il maternage originario Il legame affettivo della nonna materna (amorevole, sollecita, protettiva e natale) funge da ponte tra il proprio sé e quindi la propria gettatezza (che in questo modo acquisisce un senso) e l’odore dei tempi andati che rievocando storie di lotta, sacrificio, dissapori e di rinunce. Le memorie sono sempre affetti ritrovati. La pedagogia può approfondire il valore e la pregnanza della memoria autobiografica nei vissuti familiari, come un sistema di memoria finalizzato a una rappresentazione semplificata e in parte convenzionale, di ridisegno o di narrazione, con cui il soggetto cerca di condensare, per se stesso e per gli altri, il senso della propria vita. Le direzioni di senso comportano la presa in carico di vissuti, relazioni e eaffetti, i quali si integrano reciprocamente e dinamicamente, fino a produrre la cifra, più spesso non dicibile, dell’intera esistenza che si muove fra le intenzionalità personali e il mistero. Le direzioni di senso sono segnali indicibili o nascosti che indicano cosa fare in certi momenti di estrema difficoltà. Corrispondono a una voce interiorizzata che ci parla in maniera diversa a seconda della nostra maturità personale. La particolarità della memoria autobiografica consiste nell’essere associata al senso di sé e del tempo e richiede una sufficiente maturazione di una particolare regione del cervello, la corteccia prefrontale. Questo sviluppo è influenzato dai meccanismo di attaccamento e dalle esperienze interpersonali; è per questo che le relazioni di attaccamento dell’infanzia hanno un impatto così importante sulla nostra vita. La corteccia può comunque continuare a svilupparsi nelle fasi successive della vita. La corteccia prefrontale è interessata

anche in altre funzioni: coscienza di sé, regolazione delle emozioni, capacità di percepire la mente propria e altrui, flessibilità di risposta. Altra cosa invece è la memoria episodica: questa attualizza singoli episodi esperiti nel corso della propria esistenza, i quali rappresentano gli snodi , gli intrecci del tessuto complessivo della biografia personale. Quella episodica è ancorata a circostanze, invece quella autobiografica si sviluppa nella triplice dimensione che comprende quello che siamo stati nel passato, quello che siamo nel presente e quello che siamo nel futuro. Nella ricostruzione autobiografica di marca materna, la nonna “dice” al nipote delle origini, e il nipote scopre alcune possibilità di senso. La nonna è anche un’attendibile chiave di accesso alla storia di vita della madre. Dunque comprendiamo meglio noi stessi, e la nostra vita, se radicati in un consesso affettivo che ci parli delle nascite. La cosa più importante che possono fare i nonni è conservare e trasmettere la memoria collettiva, familiare personale: ovvero la memoria autobiografica. Il valore educativo della relazione fra nonni e nipoti si colora delle tonalità espressive dell’appartenenza laddove l’incontro si concretizzi su un piano di reciprocità fondamentale: i nonni permettono al nipote di integrare le informazioni relative al romanzo familiare comune, lasciandone aperte e conclusione, al contempo, il continuo ritorno al passato risponde al desiderio di non disperdere e proprie radici, ma anche al bisogno, di raccontarle per scoprire nella condivisione dei vissuti e nella co-costruzione dei significati, l’unicità della propria storia individuale. La memoria autobiografica non procede in modo lineare ma ha un andamento a spirale, la sua funzione si esplica in un girare, che talvolta, ritorna su se stesso. In questo modo si riportano alla luce avvenimenti sepolti e le emozioni legate ai singoli eventi si intrecciano. La memoria autobiografica dunque non è l’insieme delle memorie di sé, ma un sistema di interpretazione del reale (fatto quindi di modelli, concetti, schemi appresi e introiettati) che elaboriamo in vista del mantenimento del sé. In un’ottica fenomenologica si potrebbe dire che:

  1. La memoria autobiografica costituisce la cornice all’interno della quale la storia della nascita e il racconto si sé acquisiscono senso;
  2. La storia ella nascita intenziona la memoria autobiografica quale matrice di un salto di qualità (passato) che narra del generativo (presente) e del generazionale (futuro), sospendendo il racconto di sé per annodarsi a eventi che ne ampliano la portata;
  3. Il racconto di sé rinforza la memoria autobiografica e si fa premessa della storia della nascita, risignificando il senso dell’esistenza propria e dei cari ed esplicitando il non-detto delle svolte esistenziali. I nonni sono i testimoni viventi della storia della famiglia e quindi essi sono capaci di ricostruire la genealogia di ciascuno e di ricostruire la storia e il percorso della famiglia. Conoscere la propria storia, collocare le proprie origine, permette al bambino di creare una conoscenza di sé, cosa che gli permette di identificare il suo posto all’interno del’universo familiare. La prima funzione educativa dei nonni consiste nel mettere a disposizione la propria esperienza per aiutare i figli appena nati nel loro ruolo di padri e madri, favorendo così l’interiorizzazione della nuova condizione, nonché l’acquisizione di adeguate modalità genitoriali. La funzioni di nonni è più semplice svolgerla con i figli delle figlie, soprattutto per vie del rapporto madre e figlia (madre della madre come moltiplicatrice del maternage). I figli delle figlie destano un forte senso materno, come una maternità alla potenza e dunque le nonne si occupano dei nipoti in modo più naturali (rispetto alle nonne nuore). Così anche la figlia ha meno difficoltà ad affidarsi alla madre, piuttosto che alla suocera, perché ne conosce lo stile educativo. Ma assieme ai padri, anche i nonni si rivelano oggi teneri, desiderosi di recuperare quegli aspetti di dedizione e premura che la sfera lavorativa ha loro negato. Entrambi i nonni si prendono cura del nipote contribuendo, oltre che alla crescita, anche e soprattutto al loro benessere affettivo, relazionale e valoriale. Dunque si potrebbe dire che tutti i nonni son materni se si prendono cura dei nipoti. I nonni possono agire il ruolo educativo anche nei seguenti modi: con una funzione riparatoria rispetto al passato oppure possono fare quello che facevano con i figli, quindi ritornare alla genitorialità (questo rischia di sottrarre ai nonni le loro tipicità).

Due fattori hanno contribuito alla relativizzazione delle pratiche di cura: la tardività dei concepimenti (le donne già affermate affettivamente e professionalmente pensano di potersela cavare da sole) e la medicalizzazione delle pratiche di cura (le mamme delegano agli esperti anziché alle nonne il compito di garantire uno sviluppo scientificamente calibrato). La dinamica che scaturisce dall’aver avuto adeguate cure primarie è sintetizzabile nel seguente modo:

  1. Lo sguardo di madre che si posa sul lattante è il presupposto dello sviluppo di sani atteggiamenti materni;
  2. Le relazioni affettive si caratterizzano per un reciproco prendersi cura (prendersi cura dell’essere dell’esserci);
  3. Le figure terze rispetto alla madre, con la loro presenza affettiva, moltiplicano il maternage denotandolo di apertura, socialità e mondanità. La fenomenologia è chiamata a reperire le tracce d’amore materno che permangono di madre in madre dentro la persona umana. Il reale non è mai oggettivo ma è vissuto in stretta relazione con ciò che siamo e proviamo. Alcune fenomenologie: difficoltà di accettare il cambiamento di status da genitore a nonno; negazione dell’identità del nipote (considerato invece un figlio); incremento della dedizione parentale da parte del nuovo nonno nei confronti dell’ultima generazione; negoziazione tra la prassi educativa interna e quella emergente in seno al nuovo ruolo. Gli obiettivi educativi dei genitori sono differenti da quelli dei nonni. La terza funzione educativa dei nonni è il custodire l’essenza (il divenire) dei figli dei figli, accompagnandone la crescita. I nonni sanno mediare con saggezze le esigenze dei figli-genitori e dei nipoti.

La fenomenologia delle cure primarie comporta, con la transizione all’età adulta, il passaggio maturativo dall’essere curati all’essere curanti.

  1. Trame familiari e nuove dinamiche tran generazionali L’essere stati curati è la premessa per accedere alla facoltà di prendersi cura del nuovo, e il prendersi cura è il presupposto di tale continuità. La famiglia è quindi da interpretarsi come luogo degli affetti e della trasmissione, feconda e fruttifera, di questi. In un contesto sociale in cui i divorzi aumentano, sono i nonni materni quelli più coinvolti nella vita quotidiana dei nipoti, dato che questi vengono molto più spesso affidati alla madre. In più questi nonni (coppie più radicate) è probabile che siano portatori di valori che si sono neutralizzati e quindi diventano una sorta di sostegno alla famiglia incerta di oggi.
  • Nuovi nipoti, divisi e condivisi Quando i genitori si separano, si separano anche i figli e a coprire le spalle di questi bambini vi sono i nonni che rappresentano una forma di assicurazione contro la precarietà della coppia coniugale. A volte anche i nonni però possono avere un atteggiamento fazioso. C’è da domandarsi quanti fra i figli- nipoti divisi vengano effettivamente condivisi dal padre, dalla madre e da tutti i nonni. Anche in caso di separazione è importante che siano presenti tutti i nonni, anche se in realtà sono molto più spesso quelli materni ad avere una continuità relazionale. La separazione si configura per tutti come un nuovo inizio e i nonni sono chiamati a rivestire un ruolo di stabilità. Insorgono poi criticità relative all’inclusione del nuovo partner, sia della madre che del padre. In questo modo il figlio vive una moltiplicazione dei nonni. La generazione non cresce, non si sviluppa di padre in figlio, ma si allarga, di genitore in genitore acquisito. I nonni acquisiti vengono spesso chiamati per nome, come a dimostrazione di una naturalità e originarietà. La famiglia dunque si dilata non più verticalmente, ma orizzontalmente. Si rende desueto l’albero genealogico e si parla invece di metafora del cespuglio.
  • Nonnità materna e andamento educativo familiare

Le nonne moderne non esauriscono la loro identità nel ruolo di nonna, hanno infatti bisogni e spazi personali che cercano di tutelare. Ma è anche vero che i nonni solo la sola risorsa della famiglia italiana. Il valore trasmesso di madre in madre è l’autotrascendenza, si tratta della coscienza che il mondo non inizia, e non finisce, con la propria esistenza, e dell’assunzione di un atteggiamento di apertura all’altro nel segno dell’aver cura. Per avere un quadro degli affetti generazionali si fa riferimento all’archeologia degli affetti di Simone de Beauvoir. Madre e figlio: nel figlio la madre trova il completamento di sé, la parte maschile alla quale ha dovuto rinunciare. Prendersi cura del maschietto è massima espressione di femminilità e pro creatività, perché è prendersi cura della differenza, una differenza che si è generata e che non si vuole perdere (da qui la gelosia per la nuora). Madre e figlia: la madre cerca l’identificazione con la figlia. Spesso la figlia mostra gelosia nei confronti della madre e viceversa. Si crea un astio che spesso si risolve con l’accettazione della madre della diversità di cui è portatrice la figlia, e nel riconoscimento della figlia, della specificità dell’amore materno. Nonna e nipote: relazione che tiene maggior posto nella vita delle donne. Le donne sono più abituate a vivere per gli altri e attraverso gli altri generando discontinuità; tale discontinuità si traduce in una risorsa per l’educazione all’invecchiamento. Suocero e genero: la suocera rappresenta una figura ambivalente (rappresentazione della propria moglie in età più avanzata ma anche della propria madre). Anche la suocera può essere investita da una sorte di amore latente per il genero.

  • Indicibili assenze. Il rischio della generazione I nonni, nella maggior parte dei casi, invecchiano da soli. È naturale che padri e madri con un vissuto di deprivazione non posseggano gli strumenti per operare il salto di qualità e intergenerazionale ed educare i figli al rispetto e all’amore per i nonni. I figli, cioè i nipoti dovrebbero però avere la possibilità di relazionarsi con i nonni. Il problema è che il ruolo dei nonni è sempre ritenuto accessorio; invece i nonni sono fondamentali per una formazione integrale della persona. Uno dei pregiudizi che va a discapito della cura dei nonni è la condizione, erronea, di serenità che è attribuita all’età senile. L’isolamento caratterizza la vita di molti anziani. L’individualismo odierno porta con sé anche il degrado di valori etici, la rovina degli affetti, la relativizzazione del valore della famiglia e le generazioni odierne infatti non sembrano definite da una memoria storica determinata. Il contrario degenerazione è generazione e i nipoti allora si configurano come il nuovo che sta accadendo e genitori e nonni devono essere disponibili ad accoglierlo. La generatività, secondo Vanna Iori, è un processo biologico e simbolico che conserva una più vasta etica della cura. È la cura infatti, o la sapienza materna, a tessere le reti del supporto, solidarietà e sostegno, che raccoglie il divenire generazionale per non perderne gli snodi e le trame. Rendersi cura di chi si è preso cura è l’essere della famiglia. I nonni sono i genitori in più perché aiutano i figli impiegati nello svolgimento del mandato parentale. Sperimentano una genitorialità speciale, in cui sentono riconosciuta la propria competenza come educatori proprio da quelli che a loro volta hanno un tempo educato. La differenza tra famiglia generativa e degenerativa è la quantità di tempo che i che il nonno e la nonna possono dedicare al nipote in qualità di nonni. Il bambino deve però avere chiari il ruolo dei genitori e dei nonni.
  • Non di sola cura All’evento originario della nascita segue la dimensione dell’accoglienza. Dentro la persona c’è un essere-di- cui-aver-cura e un essere-di-cura e queste due dimensione primeggiano alternativamente. In termini simbolici, i nonni, appagano i bisogni fondamentali di accoglienza e protezione. Alcune indicazioni di sostegno alla nonnità: occorre che i nonni si educhino al rispetto dei piani relazionali (prima dei nipoti ci sono i figli); prima dei nipoti, ci sono i legami tra i figli; i nipoti sono sempre e comunque nipoti, non figli.

I nonni integrano il contenimento materno e lo prolungano nel tempo senza incorrere nel rischio di incentivare comportamenti regressivi. Affettività, narratività e interiorità sono categorie che legano le cure primarie all’educazione.

  • Custodire pensieri, radicarsi altrove. Sul principio di integrazione In molte culture tradizionali la nonna è la figura chiave che assiste il bambini nei riti di transizione della nascita e dell’infanzia. Senza di lei il bambino non può diventare grande. Nelle famiglie odierne la funzione integrativa dei nonni è paragonabile, nella prospettiva di Farnetani, a due cerchi concentrici all’interno dei quali si collocano le diverse figure che collaborano alla crescita e all’educazione delle ultime generazioni. Nel primo cerchio si trova la famiglia nucleare composta da genitori e figli; nel secondo ci sono i nonni. Le rispettive circonferenze rappresentano i confini; se gli agenti educativi sono in grado di rispettare il centro senza invadere il campo d’azione altrui, si realizza una vera e propria sinergia di intenti ove il contributo di un ambito integra quello dell’altro, senza che si smarrisca mai il centro dell’interesse. Una famiglia integrata presenta delle peculiarità di fondo: rispetto della differenza nell’unitarietà, comunicazione dialogica, famiglia come valore, sentimento della noità (un sano processo di integrazione favorisce una crescita collettiva, calibrata sulla stima di sé e della famiglia di appartenenza, che non sopprime le differenza ma le esalta). Quando le parti del sé sono in armonia la persona si dice integrata (se ad esempio l’essere madre non urta con l’essere donna o moglie). I nonni integrano l’essere-per-la-vita dei figli e dei nipoti con la loro morte. Il lutto per la perdita dei nonni compone un momento doloroso di crescita. La morte dei nonni insegna al nipote che la vita è una sola e che i genitori non sono eterni. Egli impara che la vita non può essere sprecata, inizia a fare i conti con l’eventualità della perdita dei genitori e accetta, piano piano, la sua stessa finitudine.
  • Educarsi alla tenerezza, di madre in madre, di nonna in nipote Per essere teneri è bene educarsi alla tenerezza, e ciò esige impegno e fatica. La nonna che si assiste alla nascita del nipotino si lega immediatamente per due ragioni: perché nella figlia rivede se stessa e perché la nascita del bebè attesta che il codice materno si è trasmesso di madre in figlia in modo vincente. Inoltre, osservando le figlie, le nonne vedono la maternità in una prospettiva diversa e imparano nuove cose su di sé che si traduce in un fare da madre in più moltiplicando il maternage non solo a favore del nipote, ma della maternità della nonna stessa. I modelli ereditabili di madre in figlia: modello della ricapitolazione (la figlia aderisce al modus materno); modello oppositivo; modello di Lutero o del compromesso (la figlia emula la madre, ma recrimina la tempo stesso, il bisogno personale di emanciparsi dalla tradizione); modello democratico, incarnato da donne serene nella trasmissione di un modello femminile. Il maternage tenero consta di alcune avvertenze: evitamento di precocismi, come di attendismi; sostegno amorevole che non sfoci nell’onnipresenza; supporto affettivo di fronte alle difficoltà; soddisfazione dei bisogni emergenti senza anticiparne il sorgere. La relazione fra madre e figlia incide molto sulla costruzione della nonnità materna. Il tempo infantile della quiete, del gioco e del perdere tempo diviene, evolutivamente, tempo della tenerezza che è opportuno concedersi a tutte le età. La tenerezza è un’esperienza sensoriale di pienezza, è ammorbidimento verso la presenza dell’altro. È postura trasformativa che permette di guardare con speranza il futuro, di aprirsi alla creatività, all’intraprendenza. La tenerezza è verità, disvelamento dell’essere: è bellezza. E i nonni insegnano come e dove trovare la bellezza o la ricchezza della vita.
  1. Pratiche e cure del sentire materno Il sentire materno è fatto di calma, accoglienza, ricettività, sensibilità ed emotività. Ma siamo in un periodo in cu vi è un’incapacità di fermarsi, di riflettere, perdere tempo e girare a vuoto. Tutte azioni imprescindibili

per l cura del proprio progetto esistenziale. Si tratta di un tempo per comprendersi, rievocare tempi andati e rispettare i tempi altrui. Nella smania di essere, ci si dimentica dell’esserci. È necessario pensare quindi a delle pratiche di cura del sentire materno che rispondano ai bisogni di un’epoca esposta ai rischi della perdita di memoria e dello sgretolamento dei legami familiari. Prima pratica: il nipote deve trascinare con sé una ricetta della nonna o del nonno. Anche un piatto semplice può disvelare i sapori di un tempo che corrisponde alla propria infanzia. Kitzinger dice che è proprio tramite il cibo che le nonne hanno sempre avuto un ruolo importante nella trasmissione dell’identità culturale. Seconda pratica: i genitori e i nonni devono avere un essere-con dialogale e narrante. Terza pratica: sfogliare insieme gli album fotografici. Quarta pratica: i nonni possono raccogliere per i bambini, e più tardi per gli adolescenti, tutto ciò ch può interessarli (dalle conchiglie ai sassolini, ritagli di giornali, sorpresine delle merende, ecc). ciò che si raccoglie deve essere realmente pensato per l’erede.

La nonna materna si avvale di un sentire/sentiero in più rispetto alla madre: quello di una donna che ha donato la vita, ma che, per natura, è più prossima a lasciarla.