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La nonna materna - Pedagogia gen II (clinica della formazione)
Tipologia: Sintesi del corso
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La nonnità si pone come opportunità di ritornare a essere utili e produttivi in modo del tutto gratuito. L’identità di nonno necessita di un periodo di gestazione, in cui si affronta una duplice presa di coscienza: i figli diventando genitori si emancipano dai loro ruoli storici e con la nascita de nipote la famiglia originaria si colora delle sfumature proprie di uno scenario passato in cui i nonni vivono tra l’avventura del nuovo e la regressione del trascorso. I nonni avvertono una gratificazione di tipo generativo e anche una soddisfazione egoistica e di carattere proiettivo (ritorno alla genitorialità dunque illusione di ritorno alla giovinezza). Diventare nonni rappresenta l’occasione di un nuovo ruolo genitoriale con la possibilità di non ripetere gli errori passati. I problemi sorgono nel momento in cui si rivelano poco comprensivi nei riguardi dei genitori dei nipotini; il padre e la madre del bambino finiscono per sentirsi traditi doppiamente, come figli e come genitori. Qualora si “nasca madre” è naturale che si avverta il bisogno di stringersi intimamente alla propria madre, la nonna materna. Per il piccolo, la nonna materna, soprattutto nei primi mesi riveste un ruolo particolare: in lei riconosce infatti i tratti della mamma, e poi la per la nonna, è più facile identificarsi nella figlia gravida. A circa tre anni d’età, con lo sviluppo della coscienza, il bambino getta le basi per un progressivo riconoscimento della differenza fra il ruolo di madre e quello di nonna. Durante l’età scolastica i nonni divengono importanti referenti affettivi per i nipotini; nell’età pre-adolescenziale la relazione nonni e nipoti è soggetta ad un graduale processo di distanziamento, sino a separatezze incombenti nella fase adolescenziale e post-ado. È possibili distinguere diverse tipologie di nonni: formali, che optano per un’assunzione tradizionale del ruolo; ludici, che tendono ad associare il loro compito al gioco; nonni sostituti, che svolgono mansioni di cura ed educative propriamente parentali; distanti, presenti solo sullo sfondo e, pertanto, insignificanti; infine, quelli depositari dell’autorità, solleciti da genitori “eterni figli” qualora sia necessaria l’applicazione di una rigida disciplina. Queste sono esemplificazione, l’unica cosa certa è che le tonalità emotive pervadenti le modalità d’incontro fra nonno e nipote sono, in massima parte, mediate dai genitori. I cambiamenti socio-culturali che investono nonni e nipoti sono molteplici: a causa di separazione e divorzi, i nonni sono moltissimi; i nonni di oggi non hanno modelli di riferimento ma sono nonni diversi portatori di tanti bisogni; i nonni sono spesso ridotti dalle dinamiche societarie a baby-sitter/nido, divenendo molto più dei genitori (con la relativa perdita delle funzioni educative specifiche dei nonni).
anche in altre funzioni: coscienza di sé, regolazione delle emozioni, capacità di percepire la mente propria e altrui, flessibilità di risposta. Altra cosa invece è la memoria episodica: questa attualizza singoli episodi esperiti nel corso della propria esistenza, i quali rappresentano gli snodi , gli intrecci del tessuto complessivo della biografia personale. Quella episodica è ancorata a circostanze, invece quella autobiografica si sviluppa nella triplice dimensione che comprende quello che siamo stati nel passato, quello che siamo nel presente e quello che siamo nel futuro. Nella ricostruzione autobiografica di marca materna, la nonna “dice” al nipote delle origini, e il nipote scopre alcune possibilità di senso. La nonna è anche un’attendibile chiave di accesso alla storia di vita della madre. Dunque comprendiamo meglio noi stessi, e la nostra vita, se radicati in un consesso affettivo che ci parli delle nascite. La cosa più importante che possono fare i nonni è conservare e trasmettere la memoria collettiva, familiare personale: ovvero la memoria autobiografica. Il valore educativo della relazione fra nonni e nipoti si colora delle tonalità espressive dell’appartenenza laddove l’incontro si concretizzi su un piano di reciprocità fondamentale: i nonni permettono al nipote di integrare le informazioni relative al romanzo familiare comune, lasciandone aperte e conclusione, al contempo, il continuo ritorno al passato risponde al desiderio di non disperdere e proprie radici, ma anche al bisogno, di raccontarle per scoprire nella condivisione dei vissuti e nella co-costruzione dei significati, l’unicità della propria storia individuale. La memoria autobiografica non procede in modo lineare ma ha un andamento a spirale, la sua funzione si esplica in un girare, che talvolta, ritorna su se stesso. In questo modo si riportano alla luce avvenimenti sepolti e le emozioni legate ai singoli eventi si intrecciano. La memoria autobiografica dunque non è l’insieme delle memorie di sé, ma un sistema di interpretazione del reale (fatto quindi di modelli, concetti, schemi appresi e introiettati) che elaboriamo in vista del mantenimento del sé. In un’ottica fenomenologica si potrebbe dire che:
Due fattori hanno contribuito alla relativizzazione delle pratiche di cura: la tardività dei concepimenti (le donne già affermate affettivamente e professionalmente pensano di potersela cavare da sole) e la medicalizzazione delle pratiche di cura (le mamme delegano agli esperti anziché alle nonne il compito di garantire uno sviluppo scientificamente calibrato). La dinamica che scaturisce dall’aver avuto adeguate cure primarie è sintetizzabile nel seguente modo:
La fenomenologia delle cure primarie comporta, con la transizione all’età adulta, il passaggio maturativo dall’essere curati all’essere curanti.
Le nonne moderne non esauriscono la loro identità nel ruolo di nonna, hanno infatti bisogni e spazi personali che cercano di tutelare. Ma è anche vero che i nonni solo la sola risorsa della famiglia italiana. Il valore trasmesso di madre in madre è l’autotrascendenza, si tratta della coscienza che il mondo non inizia, e non finisce, con la propria esistenza, e dell’assunzione di un atteggiamento di apertura all’altro nel segno dell’aver cura. Per avere un quadro degli affetti generazionali si fa riferimento all’archeologia degli affetti di Simone de Beauvoir. Madre e figlio: nel figlio la madre trova il completamento di sé, la parte maschile alla quale ha dovuto rinunciare. Prendersi cura del maschietto è massima espressione di femminilità e pro creatività, perché è prendersi cura della differenza, una differenza che si è generata e che non si vuole perdere (da qui la gelosia per la nuora). Madre e figlia: la madre cerca l’identificazione con la figlia. Spesso la figlia mostra gelosia nei confronti della madre e viceversa. Si crea un astio che spesso si risolve con l’accettazione della madre della diversità di cui è portatrice la figlia, e nel riconoscimento della figlia, della specificità dell’amore materno. Nonna e nipote: relazione che tiene maggior posto nella vita delle donne. Le donne sono più abituate a vivere per gli altri e attraverso gli altri generando discontinuità; tale discontinuità si traduce in una risorsa per l’educazione all’invecchiamento. Suocero e genero: la suocera rappresenta una figura ambivalente (rappresentazione della propria moglie in età più avanzata ma anche della propria madre). Anche la suocera può essere investita da una sorte di amore latente per il genero.
I nonni integrano il contenimento materno e lo prolungano nel tempo senza incorrere nel rischio di incentivare comportamenti regressivi. Affettività, narratività e interiorità sono categorie che legano le cure primarie all’educazione.
per l cura del proprio progetto esistenziale. Si tratta di un tempo per comprendersi, rievocare tempi andati e rispettare i tempi altrui. Nella smania di essere, ci si dimentica dell’esserci. È necessario pensare quindi a delle pratiche di cura del sentire materno che rispondano ai bisogni di un’epoca esposta ai rischi della perdita di memoria e dello sgretolamento dei legami familiari. Prima pratica: il nipote deve trascinare con sé una ricetta della nonna o del nonno. Anche un piatto semplice può disvelare i sapori di un tempo che corrisponde alla propria infanzia. Kitzinger dice che è proprio tramite il cibo che le nonne hanno sempre avuto un ruolo importante nella trasmissione dell’identità culturale. Seconda pratica: i genitori e i nonni devono avere un essere-con dialogale e narrante. Terza pratica: sfogliare insieme gli album fotografici. Quarta pratica: i nonni possono raccogliere per i bambini, e più tardi per gli adolescenti, tutto ciò ch può interessarli (dalle conchiglie ai sassolini, ritagli di giornali, sorpresine delle merende, ecc). ciò che si raccoglie deve essere realmente pensato per l’erede.
La nonna materna si avvale di un sentire/sentiero in più rispetto alla madre: quello di una donna che ha donato la vita, ma che, per natura, è più prossima a lasciarla.