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Ungaretti e Montale: Confronto tra Poetiche del Novecento, Appunti di Italiano

Un'analisi comparativa delle opere di ungaretti e montale, due figure chiave della poesia italiana del novecento. Esplora le loro diverse concezioni della parola poetica, il rapporto con la realtà e l'influenza del contesto storico e culturale. Ungaretti, con la sua ricerca dell'essenza attraverso la brevità e il silenzio, e montale, con il suo pessimismo e la sua "teologia negativa", rappresentano due approcci distinti alla poesia. Le loro opere più significative, come "i fiumi" di ungaretti e "i limoni" di montale, evidenziando le differenze stilistiche e tematiche. Approfondisce il contesto storico e culturale in cui operano i due poeti, con riferimenti al fascismo e all'antifascismo. Esamina le influenze filosofiche e letterarie che hanno plasmato il loro pensiero, come il simbolismo, il contingentismo e l'ermetismo. Infine, il documento offre una riflessione sulla funzione della poesia e sul suo rapporto con la verità e la conoscenza.

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 08/08/2025

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UNGARETTI E MONTALE:
UNGARETTI
Testo: I FIUMI di UNGARETTI
Appartiene alla sezione del “il Porto Sepolto”, una delle 5 sezioni di una raccolta che si
intitola “
l’allegria
”: la prima edizione era del 1916, nel pieno della prima guerra
mondiale quando Ungaretti è soldato al fronte, e da il titolo “il porto sepolto” che nel
1919 cambia in “allegria di naufragi” e nel 1923 viene ripubblicata la raccolta con il
titolo “il porto sepolto” con una prefazione di Benito Mussolini, e ci fa capire che
Ungaretti è entrato nelle simpatie del regime, siamo l’anno dopo la marcia di Roma,
all’inizio del fascismo.
1931 edizione definitiva con titolo l’allegria
PORTO SEPOLTO: Ungaretti era nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888; il padre era di
Lucca ed era andato nel 1867 in Egitto per gli scavi del canale di Suez, e ad
Alessandria d’Egitto si credeva ci fosse poco lontano dalla città, sommerso dal mare
(sepolto = sommerso), un antico porto di cui si era persa ogni traccia. Per Ungaretti
questo porto diventa simbolo di qualcosa di profondo da recuperare, simbolo di un
mistero sepolto nel tempo che bisogna riportare alla luce. Muore nel 1970
ALLEGRIA DI NAUFRAGI: ossimoro, il naufragio è un elemento negativo che tutto
evoca, tranne l’allegria. Poi Ungaretti lascerà NAUFRAGI come titolo di un’altra sezione
della raccolta e il titolo definitivo resterà “L’ALLEGRIA”. Al centro di questa raccolta c’è
la guerra, solo la prima è la quinta sezione riguardano fatti al di là della guerra, ma
tutte le sezioni centrali: “IL PORTO SEPOLTO”, “NAUFRAGI”, “GIROVAGO” riguardano la
guerra. Sono poesie scritte quasi in forma diaristica, con luogo e data.
Testo:
V. 1 = “Cotici” —> siamo sul Carso, una delle zone più calde del fronte nord-orientale
della Prima guerra mondiale. Ungaretti dal 1912 era in Francia nel 1915 rientra in Italia
per arruolarsi volontariamente come semplice fante e viene mandato sul fronte del
Carso. (Anche D’Annunzio era a Parigi, scappato per debiti, nel ‘15 ritorna anche lui in
Italia ma per arruolarsi come aviatore: Ungaretti e D’Annunzio entrambi interventisti e
volontari ma due figure diverse, perché Ungaretti si ritiene uno dei tanti soldati,
D’Annunzio si ritiene una sorta di grande comandante).
Sul Carso Ungaretti vive l’esperienza della guerra come estrema, e solo in condizioni
estreme per Ungaretti, l’uomo può scoprire la sua ESSENZA, solo quando è privato di
tutto il superfluo; la guerra mi spoglia di tutto (letteralmente e metaforicamente).
L’allegria è la scoperta fulminea, intuitiva e spontanea di una sorta di comunione tra
tutti gli esseri all’insegna dell’essenzialità e della sofferenza. La condizione di
sofferenza e di privazione, porta il poeta a scoprire una sorta di armonia universale,
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UNGARETTI E MONTALE:

UNGARETTI

Testo: I FIUMI di UNGARETTI Appartiene alla sezione del “il Porto Sepolto”, una delle 5 sezioni di una raccolta che si

intitola “ l’allegria ”: la prima edizione era del 1916, nel pieno della prima guerra

mondiale quando Ungaretti è soldato al fronte, e da il titolo “il porto sepolto” che nel 1919 cambia in “allegria di naufragi” e nel 1923 viene ripubblicata la raccolta con il titolo “il porto sepolto” con una prefazione di Benito Mussolini, e ci fa capire che Ungaretti è entrato nelle simpatie del regime, siamo l’anno dopo la marcia di Roma, all’inizio del fascismo. 1931 edizione definitiva con titolo l’allegria PORTO SEPOLTO: Ungaretti era nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888; il padre era di Lucca ed era andato nel 1867 in Egitto per gli scavi del canale di Suez, e ad Alessandria d’Egitto si credeva ci fosse poco lontano dalla città, sommerso dal mare (sepolto = sommerso), un antico porto di cui si era persa ogni traccia. Per Ungaretti questo porto diventa simbolo di qualcosa di profondo da recuperare, simbolo di un mistero sepolto nel tempo che bisogna riportare alla luce. Muore nel 1970 ALLEGRIA DI NAUFRAGI: ossimoro, il naufragio è un elemento negativo che tutto evoca, tranne l’allegria. Poi Ungaretti lascerà NAUFRAGI come titolo di un’altra sezione della raccolta e il titolo definitivo resterà “L’ALLEGRIA”. Al centro di questa raccolta c’è la guerra, solo la prima è la quinta sezione riguardano fatti al di là della guerra, ma tutte le sezioni centrali: “IL PORTO SEPOLTO”, “NAUFRAGI”, “GIROVAGO” riguardano la guerra. Sono poesie scritte quasi in forma diaristica, con luogo e data. Testo: V. 1 = “Cotici” —> siamo sul Carso, una delle zone più calde del fronte nord-orientale della Prima guerra mondiale. Ungaretti dal 1912 era in Francia nel 1915 rientra in Italia per arruolarsi volontariamente come semplice fante e viene mandato sul fronte del Carso. (Anche D’Annunzio era a Parigi, scappato per debiti, nel ‘15 ritorna anche lui in Italia ma per arruolarsi come aviatore: Ungaretti e D’Annunzio entrambi interventisti e volontari ma due figure diverse, perché Ungaretti si ritiene uno dei tanti soldati, D’Annunzio si ritiene una sorta di grande comandante). Sul Carso Ungaretti vive l’esperienza della guerra come estrema, e solo in condizioni estreme per Ungaretti, l’uomo può scoprire la sua ESSENZA, solo quando è privato di tutto il superfluo; la guerra mi spoglia di tutto (letteralmente e metaforicamente). L’allegria è la scoperta fulminea, intuitiva e spontanea di una sorta di comunione tra tutti gli esseri all’insegna dell’essenzialità e della sofferenza. La condizione di sofferenza e di privazione, porta il poeta a scoprire una sorta di armonia universale,

nel momento in cui siamo costretti a riflettere sulla nostra essenza perché tutto il resto l’abbiamo perso, li paradossalmente, ossimoricamente, troviamo ciò che ci solleva a tutto il resto. Il paesaggio della guerra è un paesaggio devastato, l’interiorità degli uomini è devastata come il paesaggio, in questa comunque sofferenza l’uomo ritrova una sorta di paradossale armonia del creato, l’uomo scopre di essere una DOCILE FIBRA DELL’UNIVERSO, cioè una particella infinitesima di un insieme che però è coerente e sensato. Questa scoperta la fa con un percorso opposto a D’Annunzio, togliendo tutto ciò che è superfluo, l’esperienza della guerra è rivelatrice (per i futuristi era il gene del mondo, se non si ha una guerra si degenera; Ungaretti dice che l guerra ci porta tutti a livelli elementari, ci costringe ad essere fratelli, anche rispetto agli amici perché scoprono una condizione umana comune) La poesia è articolata in due momenti:  momenti della scrittura: momento notturno e lo troviamo all’inizio e alla fine (poesia di struttura circolare, anulare)  Mattina precedente che è ricordata dal poeta: qui il poeta di notte sta ricordando quello che ha vissuto la mattina precedente In quei pressi c’era il fiume Isonzo, e la mattina aveva fatto una sorta di bagno rigenerante nelle acque dell’Isonzo scoprendo con un meccanismo di intuizione che quell’acqua gli ricordava tante altre acque; quel fiume sembrava il proseguimento di tanti altri fiumi. Come se l’acqua conservassi una specie di memoria della biografia del poeta e simboleggiasse la continuità, in una vita piena di fratture l’acqua rimane una costante e rievoca tutte le epoche precedenti della sua vita attraverso i fiumi. Da qui il titolo I FIUMI, che diventano un simbolo di persistenza, continuità circolare della vita, come se fosse un unico fiume che ci abbraccia e ci fa sentire parte di un universo coerente. I versi sono liberi: i futuristi hanno introdotto il concetto del verso libero e gli italiani prendono spunto. Ungaretti lavora sulla BREVITÀ e sull’ELIMINAZIONE, SINTESI: devo togliere ciò che c’è di troppo per far emergere l’essenza. Ungaretti cerca parole essenziali, anche una sola parola. Le poesie di Ungaretti nascono da una sorta di COMPENETRAZIONE tra la scrittura e il silenzio. La selezione di una singola parola concentra in quella parola un significato altissimo. La PAROLA ha un valore magico, evocativo—> è coerente con il simbolismo, Pascoli, D’Annunzio e Ungaretti credono che la parola poetica possa rivelarci ciò che sta dietro le apparenze. Ungaretti scrive a volte i VERSICOLI, cioè versi molto brevi che mette in evidenza la singola parola. Poesia ricca di metafore e similitudini come i simbolisti, tutto acquisisce un significato simbolico in questo paesaggio. Al centro c’è il paesaggio del fiume nel contesto della

Il primo titolo che Montale aveva immaginato era “ROTTAMI”, che è allineato con titoli di letti crepuscolare, alcuni poeti in particolare dell’area ligure, cioè poeti che si occupano di aspetti marginali della vita: quello che la vita ha scartato. L’osso di seppia è una sorta di resto della seppia che viene riversato sulla spiaggia ed è quella che ne rimane quando muore; perciò, è quello che il mare scarica della seppia, un residuo. Per Montale la condizione umana è qualcosa di simile (in Ungaretti abbiamo l’idea che l’uomo si ritrovi in un universo in cui può ritrovare l’armonia; in Montale no, siamo in una condizione di uomini gettati nell’universo e non potremo mai scoprire il senso di quell’universo, è radicalmente PESSIMISTA, non crede nel valore illuminante della parola poetica). Si è parlati per Montale di una sorta di TEOLOGIA NEGATIVA, cioè la poesia al massimo può dirci ciò che non è, ciò che non siamo, ci che non vogliamo; per Montale la parola poetica non serve ad illuminare la verità, perché non la possiamo conoscere, semmai serve a acquisire consapevolezza della nostra condizione, più in senso negativo che affermativo. Per Montale dietro le apparenze della realtà c’è un noumeno inconoscibile. La filosofia che influenza di più Montale è il cosiddetto CONTINGENTISMO, corrente minoritaria di inizio 1900, che diceva che i rapporti causa effetto che la scienza indaga nella natura non bastano a spiegarla interamente, c’è un elemento di contingenza, che sfugge alla necessità del rapporto causa effetto; è come se l’effetto avesse sempre qualcosa in più rispetto alla causa —> la scienza ci dà una visione parziale della realtà; la scienza ci dà una visione oggettiva dei fenomeni ma non coglie l’essenza della realtà e non lo fa neanche la poesia. I limoni è una poesia molto rappresentativa di questo modo di pensare di Montale, utilizza il verso libero in modo più tradizionale rispetto ad Ungaretti, sono versi più lunghi ed è come se a volte cercasse di avvicinarsi alla prosa; scriverà molto negli ultimi decenni e più va avanti più la sua produzione è articolata in prosa. Montale dice che qualunque poeta successivo a D’Annunzio è come se dovesse comprenderlo per poi ricercare la sua strada. Fin dall’inizio di questa poesia troviamo un’allusione a D’Annunzio (“la pioggia nel pineto” ha un’incisione molto famoso: “odi” = ascolta; nel momento in cui Montale inizia la sua poesia con “ascoltami” il lettore è portato a pensare al “odi” di D’Annunzio e a vedere la differenza: è come se citasse D’Annunzio abbassandone il livello) Molto spesso si rivolge ad un tu femminile I limoni: sono una pianta umile molto diffusa nel paesaggio ligure, al contrario dei nomi Gli oggetti sono più importanti delle parole; la poesia di Montale è una poesia di cose, la poesia di Ungaretti è una poesia di parole. Per Montale, se un poeta può vivere una situazione positiva, è solo per MIRACOLO, solo per un caso eccezionale. Ha un’attenzione per lo STOICISMO, per l’imperturbabilità del saggio, per l’ATARASSIA: se le passioni tacciono qui anche a noi poveri tocca la nostra parte di ricchezza, ossia l’odore di limoni.

(Il padre era un industriale, fornitore della famiglia Veneziani, quella in cui lavorava Svevo, ma divenne povero perché poi fece a lungo il giornalista dal 1948 a Milano, al Corriere della sera. Mentre Ungaretti era un uomo pieno di passioni, variabile e imprevedibile, Montale era imperturbabile. Negli anni in cui faceva il giornalista faceva cronache di teatro e musica) Qui si parla di ricchezza spirituale. Montale non è simbolista Scrive 6 raccolte poetiche principali, e dice che le prime 3 le ha scritte con grande finezza:

  1. Ossi di seppia
  2. Le occasioni del 1938
  3. La bufera del 1956 Non è un simbolista né un poeta ermetico, che credono nelle parole, lui crede nelle cose che capiamo caricarsi di significato ma non sempre è chiaro. Le ultime 3 raccolte:
  4. Satura (una sezione chiamata Xenia =Marziale) Formalmente più libere e si avvicinano alla prosa