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utilizzo dell' audiovisivo nella guerra
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Questo febbraio, abbiamo assistito all’inizio di un atroce conflitto tra Russia e Ucraina. Guerra che è stata combattuta su diversi fronti, tra cui uno fondamentale: la comunicazione. In questa situazione, la modalità con cui vengono presentate le informazioni, è significativa. E gli audiovisivi sono un rilevante mezzo di comunicazione che aiuta le circostanze, uno dei mezzi con cui viene veicolato l’audiovisivo è in particolare uno dei più utilizzati soprattutto in questi ultimi anni, i social media. Diventati ormai, non più un solo strumento digitale ma anche sociale e come in questo caso,anche un mezzo di propaganda politica. Questo conflitto ci mostra come la guerra dell’informazione non sia una sola componente aggiuntiva della strategia militare, ma una nuova dimensione del conflitto. Tutta questa situazione è dal punto di vista comunicativo e non solo, un cambiamento del contesto globale. Grazie alle piattaforme social, abbiamo la possibilità di essere sempre aggiornati praticamente in tempo reale su tutti i proseguimenti inerenti alla guerra, attraverso post, tweet, video di soldati, cittadini e giornalisti. I militari, utilizzano i social media perfino per inviare video messaggi alle persone care, in questo modo possiamo comprendere ancora di più il loro punto di vista, a differenza del passato, nel quale le comunicazioni tra militari e familiari rimanevano private. Questa guerra, chiamata anche prima “guerra social” della storia, proprio per tutte le informazioni derivate dai social, che ci permettono di vivere in qualche modo la situazione e di seguire tutti gli sviluppi politici. Per vincere una guerra, in questa soprattutto avere il controllo dei media è fondamentale. E questo sia Zelenski che Putin lo sanno bene. Dal lato ucraino notiamo come gli abitanti, coloro che stanno vivendo in prima persona questa agghiacciante situazione, condividono con tutto il resto del mondo
storie ed esperienze personali, attraverso varie piattaforme social come Twitter, Instagram, Telegram, TikTok e tante altre, che permettono di avere una fulminea condivisione di notizie. Questo lato è stato fondamentale, i media hanno avuto un ruolo di rilievo per tanti aspetti, dando la possibilità alle persone di far sentire la propria voce e mostrare il loro punto di vista e riuscendo così a noi esterni a "metterci nei loro panni”, provare a capire la loro situazione e potendo così trovare un sistema per accogliere e sostenere il più possibile i profughi ucraini. Infatti grazie ai social possiamo comunicare con molte più persone, ed essere più partecipi nelle campagne umanitarie. In queste circostanze ogni singola persona è importante e fondamentale per questa “guerra dell’informazione”. https://vm.tiktok.com/ZMF137EvY/ https://vm.tiktok.com/ZMFJjfgAk/ In tutto questo contesto, il presidente ucraino Zelensky, con il suo carisma è riuscito ad rassicurare il suo paese. Grazie all’aiuto dei social network, come Twitter, che utilizza come strumento per comunicare svariate informazioni, e cerca di stare il più vicino possibile ai suoi cittadini e alle milizie facendosi vedere come un “leader”, sempre presente in prima persona nel campo di battaglia.
Invece in Russia la comunicazione è completamente diversa, Vladimir Putin punta a una comunicazione verso i suoi cittadini e tutte le società fondate su valori non democratici. Il presidente, sapendo che il mezzo più diffuso di informazione dei russi è proprio la televisione di stato e i canali ufficiali collegati al governo russo, sfrutta ciò per riuscire ad ottenere il consenso interno, anche per questo motivo non ha usufruito molto della comunicazione via social media. Putin sfruttando questo mezzo ha fatto credere al popolo russo che gli ucraini siano comandati da un governo di drogati e neonazisti, e che l’invasione russa aveva lo scopo di denazificare l’Ucraina, il tutto alimentato da una serie di informazioni, video e foto false. Arrivando perfino a censurare gradualmente, sempre di più, tutto ciò che fosse in disaccordo con la sua narrazione, oscurando così le piattaforme social, da cui derivano tutte le notizie omesse dalle trasmissioni russe, per evitare il rischio di una protesta interna. Il governo russo è arrivato perfino a mettere la censura dei media su determinate parole, come “guerra”, “invasione” e “attacco”, portando addirittura all’arresto, che tra l’altro cosa che ha reso praticamente impossibile il lavoro dei corrispondenti stranieri. Da tutto questo possiamo cogliere quanto sia importante la modalità di utilizzo degli audiovisivi, soprattutto ai giorni nostri. https://www.la7.it/dimartedi/video/dalla-tv-ai-social-la-propaganda-russa-sulla-guerra-in-ucrai na-16-03-2022-