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Riassunto completo della nuova edizione del libro
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Caricato il 07/11/2022
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Nel 1967 Scriven introdusse la distinzione tra funzione formativa e sommativa della valutazione : da quell’anno si sono susseguite una serie di riflessioni teoriche, discussioni di politica scolastica e aggiornamenti che hanno avuto come argomento il passaggio dalla valutazione numerica (voti) alla valutazione descrittiva (giudizi). È di pochi mesi fa l’ordinanza ministeriale che parla del giudizio descrittivo come “modalità di valutazione degli apprendimenti” per la scuola primaria. L’obiettivo non è quello di ripercorrere tutte le tappe e sintetizzare le riflessioni di questi anni, ma è quello di ribadire la centralità della prospettiva della valutazione formativa nell’ottica di una trasformazione delle strutture e dell’organizzazione scolastica finalizzata a una didattica inclusiva. Questa nuova prospettiva pone al centro della didattica gli apprendimenti degli studenti per promuovere azioni di miglioramento.
1. Valutazione formativa per accrescere le potenzialità di ciascuno
di apprendimento in forma individualizzata e personalizzata per garantire a tutti il raggiungimento di traguardi in autonomia e la possibilità di ampliare le loro potenzialità. Attenzione , più che ai prodotti, ai processi di apprendimento → centralità valutazione formativa. Dalla valutazione degli apprendimenti alla valutazione per gli apprendimenti → l’insegnante sostiene e partecipa con gli studenti nella costruzione del sapere. Questa funzione di ‘guida’ e supporto è stata ripresa anche da Bruner: ha individuato nell’insegnante l’azione di mediazione ( scaffolding ) per aiutare l’allievo a operare a un livello leggermente superiore ai limiti della propria area di sviluppo (zona sviluppo prossimale).
2. Valutazione formativa come sostegno all’apprendimento La valutazione formativa ha assunto diverse accezioni nel tempo → le preposizioni indicano i diversi scopi o finalità che la valutazione può offrire: Valutazione dell’apprendimento ( Assessment of Learning ): è quella finale, sommativa (primo e originario significato attribuibile a Scriven). Accerta il rendimento e i risultati raggiunti al termine di un percorso. Si configura come valutazione comparativa attraverso voti e punteggi. Valutazione per l’apprendimento ( Assessment for Learning ): prima azione formativa della valutazione: attraverso specifici feedback l’insegnante monitora e segue il percorso di apprendimento dei singoli studenti. Questa espressione è stata introdotta nelle Linee Guida → cambiamento prospettiva per una scuola inclusiva e formativa. Valutazione come (processo di) apprendimento ( Assessment as Learning ): seconda azione formativa della valutazione: porta lo studente a acquisire un controllo metacognitivo = autovalutazione. L’insegnante non propone solo feedback personalizzati, ma aiuta l’alunno a sviluppare un’azione di riflessione e analisi critica sul proprio stile di apprendimento. Strategie chiave della valutazione formativa: condividere gli obiettivi di appr., ideare discussioni, fornire feedback, attivare gli studenti e considerarli come padroni del proprio apprendimento. Valutazione formativa = duplice strumento: insegnate che modifica e rimodula la sua didattica; studente che possono migliorare il percorso di apprendimento grazie ai feedback. 3. Per una metodologia della valutazione formativa Una prospettiva di valutazione formativa (per l’apprendimento) deve promuovere azioni didattiche volte alla comprensione di strategie, da parte degli studenti, per migliorare e farsi costruttori attivi e collaborativi del loro apprendimento. L’insegnante, come i pari stessi, sono visti come “sostegno” dell’apprendimento, adattando l’insegnamento ai bisogni dei bambini stessi → prospettiva di regolazione del processo, sostegno allo sviluppo, personalizzazione e inclusione. Per sviluppare azioni didattiche volte alle val. form. ci si avvale di specifiche didattiche operative: A. APPRENDISTATO COGNITIVO → La didattica deve sostenere e monitorare i processi cognitivi dell’apprendimento attraverso un accompagnamento graduale che possa portare lo studente all’autonomia sia cognitiva (=sviluppare strategie più idonee) sia emotiva (incoraggiare per gestire ostacoli): Modeling (=modellamento): l’esperto esegue l’azione e l’apprendista osserva; Coaching (=allenamento): l’apprendista viene assistito nell’esplorazione dell’oggetto di conoscenza; Scaffolding (=assistenza): l’apprendista esegue il compito sotto la guida dell’esperto; Fading (=allontanamento): l’apprendista isce in modo autonomo e l’esperto agisce come supporto. (rif. teorici: Bruner-scaffolding; Vygotskij-zona prossimale di sviluppo)
definizione chiara e univoca degli stessi. Utilizzare per la definizione di obiettivi di appr. un insieme di verbi specifici con un significato esplicito e condiviso riduce considerevolmente i margini di ambiguità. Tabella →: esempio di verbi riferiti i processi coinvolti nell'assegnare il significato è un compito, nell'affrontarlo e nel riflettere sui propri modelli interpretativi di azione.
4. La formulazione operativa degli obiettivi specifici: l’esplicitazione dei contenuti Il modello di Mager (1962) (prospettiva comportamentista) predilige il dettaglio e prevede che gli obiettivi debbano contenere tre elementi: la descrizione della prestazione comportamentale che il docente si attende dall'allievo, la descrizione delle condizioni in cui la prestazione deve avere luogo (tempo, uso di dizionario/appunti…) e la descrizione del criterio di accettabilità della prestazione (lunghezza risposta, aderenza…). Esempio: l'allievo deve produrre un testo descrittivo riguardante le innovazioni che hanno caratterizzato il neolitico, senza l'ausilio di libri o quaderni, della lunghezza di almeno 20 righe, con contenuti coerenti a quanto illustrato sul libro di testo. Questa formulazione è problematica perché obbliga a declinare troppi obiettivi per ciascun contenuto. Gronlund (2000) (prospettiva cognitivista) propone una modalità di definizione degli obiettivi specifici (in forma operativa) che si limita esplicitare la prestazione cognitiva richiesta all'allievo e a delineare l'insieme di contenuti su cui questa prestazione deve svolgersi, descrivendo solo se necessario anche le condizioni e gli standard che la prestazione deve rispettare. È possibile inserire esempi nell’obiettivo stesso. Esempio: Riassumere per iscritto un testo proposto inerente agli aspetti principali della vita del Neolitico (per esempio, modi di produzione, tecnologie), identificandone correttamente le informazioni principali. Questa formulazione lascia elevata flessibilità ai docenti, pur riducendo al minimo i margini di ambiguità nella prestazione attesa. È quindi preferibile rispetto alla precedente. 5. Usare gli obiettivi specifici in forma operativa come base per costruire consegne didattiche e valutative L’obiettivo può essere associato una consegna didattica (se utilizzata per far partire un'attività in classe) o valutativa (se utilizzata in una prova di verifica).
A partire dalle Indicazioni e dal curricolo di istituto, ogni docente opererà scelte didattiche e valutative nella propria progettazione curricolare e disciplinare, tenendo conto degli aspetti specifici di ogni contesto classe. Ci possono essere più obiettivi che concorrono al raggiungimento di uno specifico traguardo oppure più traguardi che insistono su un obiettivo particolare. L'intreccio può essere anche interdisciplinare. La scelta degli obiettivi oggetto di valutazione dovrebbe essere rappresentativa, non esaustiva, del curricolo disciplinare ➩ didattica e valutazione non sono mondi paralleli, ma sono coerentemente intrecciati.
2. Gli obiettivi rappresentativi Il verbo rappresentare etimologicamente deriva dal latino “ preasentare ”, cioè “presentare”, rendere “presente” → quindi scegliere gli obiettivi rappresentativi oggetto di valutazione significa, innanzitutto, presentare un'anima culturale della disciplina e anche rilevare ciò che può essere fondamentale per descrivere gli apprendimenti a tutto tondo. Gli obiettivi rappresentativi dovrebbero essere prima di tutto specifici e osservabili e dovrebbero permettere di “mettere in movimento” gli apprendimenti di una disciplina. Non si scelgono gli obiettivi con il criterio di “importanza” in quanto tutto è importante. Le scelte dovrebbero essere caratterizzate dalla rappresentatività di ciò che si è vissuto in classe e dalla profondità che si può rilevare nell’osservazione ➩ rappresentatività e non esaustività.
Esempio tabella sinottica, utile per orientarsi nella scelta degli obiettivi di matematica
4. Il respiro collegiale La scelta degli obiettivi rappresentativi è dei docenti che vivono in un contesto collegiale: confronto e mediazione forniscono forza, vigore e identità alle scelte → comunità educante. 5. Scegliere per valorizzare i percorsi educativi speciali È fondamentale un'attenta sensibilità inclusiva che proponga scelte adeguate sia sul fronte dei Piani Didattici Personalizzati (per alunni con DSA o disturbi evolutivi specifici), sia su quello dei Piani Educativi Personalizzati (per gli alunni con disabilità certificata). È necessario operare una scelta riguardo a obiettivi del curricolo che siano nell'ottica dell’inclusione e che gli obiettivi di PDP e PEI rientrino anche tra gli obiettivi previsti per la progettazione di classe. A titolo esemplificativo si possono rilevare tre prospettive diverse relative alla scelta degli obiettivi più rappresentativi da inserire nella scheda di valutaz. di alunni con PDP o PEI rispetto alla progettazione della classe: obiettivi e criteri di val. senza modifiche, obiettivi parzialmente modificati e criteri di val. senza modifiche oppure obiettivi e criteri parzialmente modificati. È auspicabile che progettazione sia orientata a ‘punti di contatto’ anche mediante la formulazione di obiettivi per tutti e per ciascuno. In alcuni casi sono necessari degli adattamenti specifici che possono essere anche modulati in modo flessibile per valorizzare percorsi individuali speciali, senza però snaturare il contesto originale dell'obiettivo scelto per tutti.
2. Dagli strumenti di valutazione alle dimensioni di valutazione Non tutte le prove, esercizi, attività o compiti che proponiamo ai bambini, e non tutte le richieste che rivolgiamo loro sono in grado di far emergere gli apprendimenti che vogliamo promuovere. A seconda di esercizi, consegne e compiti proposti, si possono mettere in moto processi ≠. ➩ ribaltamento prospettiva : il ruolo dell'insegnante non è più quello di aspettare al varco l'alunno per vedere se si è impegnato/ha studiato, piuttosto è la docente che si impegna nell'individuare gli strumenti più idonei (attività, materiali, compiti…) per rilevare le competenze di ciascun bambino, per facilitare lo sviluppo e l'acquisizione degli apprendimenti attesi, per dare la possibilità di mostrare come ciascuno abbia raggiunto gli obiettivi prefissati. Quando si parla di strumenti per valutare non si fa riferimento solo agli strumenti per certificare gli esiti dell'apprendimento degli allievi, ma si ragiona soprattutto su quali dispositivi siano più efficaci nel potenziare questo processo. Il pedagogista francese Hadji individua tre categorie di dispositivi , che descrive in base alla loro funzione valutativa: 1. Gli strumenti per promuovere gli apprendimenti desiderati, ossia i mezzi finalizzati a innescare/creare le condizioni affinché si verifichi un comportamento osservabile (situazioni di apprendimento in contesti come il gioco, discussioni in classe, produzione di disegni, compiti autentici o prove di valutazione). 2. I dispositivi che permettono una lettura analitica e dei processi, delle prestazioni dei prodotti (griglie, checklist, focus di osservazione) 3. I documenti per la comunicazione formale a studenti e famiglie dei giudizi valutativi relativi a un periodo di lavoro scolastico (valutazione di appr. relativi a una prova/una scheda di valutazione) Ci soffermiamo sulla prima tipologia, la più trascurata dalla letteratura della valutazione → vogliamo approfondire come la progettazione e la scelta di attività possono influire sugli esiti degli allievi proprio per la fa loro facoltà di innescare o meno gli apprendimenti desiderati. Compiti, esercizi, attività e consegne determinano il grado di autonomia con cui permettiamo al bambino di esplorare, sperimentare, cimentarsi ed esprimersi. In base alle nostre richieste, gli allievi potranno mettere in gioco le loro potenzialità oppure si troveranno a seguire un percorso già tracciato con indicazioni molto specifiche, che però non consente loro di dimostrare il grado di autonomia e non permette di far ricorso le loro risorse interne. È importante variare le proposte didattiche in modo da mettere i bambini in situazioni più o meno prescrittiva e, più o meno aperte e complesse, più o meno note. Esempi di come è possibile proporre situazioni ‘non note’ lasciando ai bambini la possibilità di far ricorso a risorse interne ed esterne in modo personale: L’insegnante può suggerire ai bambini di cercare le parole sul dizionario oppure può aggiungere la nuova consegna (↓) per verificare se/come l’appr. della regola è stato interiorizzato: I bambini possono dimostrare di aver raggiunto il livello base con l'applicazione della legge regola in un esercizio noto, ma anche cimentarsi in una situazione aperta (non nota), spiegando il perché della risposta data → l'allievo può mettere in gioco in modo autonomo le sue capacità e risorse.
Luca: “43 è formato da 3 unità e 4 decine”. Paolo: “43 è formato da 43 unità”. Chi ha ragione? Prova a spiegare perché. La domanda non prevede una risposta giusta o sbagliata, ma è aperta e mette di fronte a una situazione non nota, permettendo a ciascuno di rispondere autonomamente. Questo tipo di consegna permette di osservare i procedimenti di pensiero dei bambini e quindi di focalizzarsi sui processi. Tutti possono mostrare cosa sanno e cosa non sanno fare il docente può segnare i livelli tenendo conto di tutti gli aspetti. Naturalmente per arrivare ad assegnare il livello è necessario che si valuti un intero percorso di apprendimento e non le singole prove. Esempio : attività che insegnante può svolgere partendo dalla copertina di un libro. Prima richiesta: osservare la copertina e rispondere a domande chiuse: “Qual è il titolo del libro? Chi è l'autore? Qual è la casa editrice?” → L'insegnante era solo conoscenze mnemoniche Seconda richiesta: la docente chiede ai bambini di scrivere quello che vedono nella copertina → raccolta di evidenze sulla capacità di osservazione. Terza richiesta: ipotesi sul contenuto del libro, innescando una conversazione → il docente potrà stimolare la capacità di osservazione degli alunni e quella di operare inferenze/fare ipotesi. ➩ Una consegna aperta, non nota, coinvolge attiva i bambini e permette loro di mobilitare le proprie risorse. Il docente, dopo aver letto la storia, può proseguire il percorso proponendo un confronto tra l'impressione iniziali il reale contenuto del libro → processo di riflessione metacognitiva. Mobilitare risorse diverse significa dare la possibilità di costruire apprendimenti diversificati. Mobilitare risorse significa condurre un insieme di operazioni mentali complesse che, connettendola le situazioni, trasformano le conoscenze piuttosto che limitarsi a spostarle e trasferirle. In sintesi quando scegliamo gli strumenti di valutazione, le prove di verifica e i compiti/attività/ consegne che ci permettono di promuovere conoscenze, abilità e competenze è necessario interrogarsi su quali processi quei determinati compiti/consegne/prove stimolano, innescano e sviluppano. Nell'ambito di un determinato obiettivo, è importante chiederci quali delle seguenti capacità attivano i compiti che proponiamo i nostri allievi: acquisizione di informazioni, memorizzazione; ripetizione, applicazione e consolidamento di procedure; interferenze uso di logiche deduttive/ induttive; scoperta di soluzioni nella risoluzione di problemi (=produzione); avere consapevolezza di ciò che si apprende, dei propri processi cognitivi, delle strategie messe in atto per imparare (=metacognizione). Altro esempio a pg. 64/65 in ambito scientifico (non è molto interessante quindi non l’ho messo hahaha :) ) Oltre ai compiti che devono essere differenziati, ancora più importante è che la maggior parte delle richieste consenta un approccio differenziato, in modo che si possa rispondere alla consegna secondo le proprie attitudini, stili cognitivi e capacità, utilizzando ≠ codici comunicativi. A questo scopo si possono dimostrare efficaci quelli che Ray definisce “ compiti pratici ”. I compiti pratici (costruire oggetti, coltivare, prendersi cura degli ambienti, organizzare la comunicazione di eventi…) hanno senso per i bambini, sono legati alla loro esperienza e non corrispondono esercizi artificialmente scolastici o che richiedono abilità di semplice applicazione. Ray definisce tali compiti come “pratici complessi” in quanto propongono un certo grado di complessità e mirano a perseguire e sostenere i processi di autoregolazione dei bambini, intendono quindi
promuovere la capacità di riflettere sul processo di risoluzione, progettazione svolgimento del compito. 5 caratteristiche del compito pratico: possibilità di perseguire ≠ obiettivi di appr., realizzazione dell'attività da svolgere in un periodo disteso in più tappe, esaustività del modo in cui sono trattate le tematiche, trattamento differenziato delle informazioni e realizzazione di prodotti. Queste tipologie di compito consentono al docente di avere osservatori differenziati per raccogliere informazioni sul modo di approcciarsi dei bambini alla conoscenza, ma, allo stesso tempo, risultano motivanti per i bambini, sostenendone il coinvolgimento. Consente inoltre di contribuire nei bambini lo sviluppo della capacità di monitoraggio delle proprie strategie. L' imparare a imparare è la competenza più alta e complessa che il docente promuove come obiettivo a lungo termine e non può che costituire il fil rouge di tutte le azioni didattiche dei docenti. Questa competenza racchiude la sintesi delle tre dimensioni individuate dalle Linee guida per la valutazione descrittiva: l’ autonomia (capacità di muoversi sia in situazioni note che non note ); la richiesta di orientarsi in campi in cui operare delle scelte, mobilitando risorse personali e integrandole con quelle fornite dall’insegnante. Questa tipologia di compito, per concludere, racchiude le diverse riflessioni proposte all'interno del capitolo: la consegna aperta consente di valorizzare le potenzialità dei singoli, lo svolgimento richiede di cimentarsi in attività pratico complesse, è presente un'attenzione metacognitiva volta al supporto di un monitoraggio in itinere delle strategie, permette la costruzione di apprendimenti nuovi e complessi (individualmente e in gruppo). Questo compito consente l'analisi delle azioni e dei comportamenti cognitivi dei bambini attraverso l'uso di strumenti diversi di valutazione.
Così c’è minore disponibilità e minor investimento a capire come continuare da parte dello studente. Sono comunicazioni giudicanti e non danno info puntuali. Si concentrano sulla PERSONA