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Appunti delle lezioni anno 25/26
Tipologia: Appunti
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Il testo affronta il tema della valutazione e della meritocrazia, evidenziando i "danni profondi" e gli "effetti controproducenti" che questi sistemi possono generare.
La valutazione può portare a risultati indesiderati o opposti agli obiettivi prefissati. Un punto cruciale è la disconnessione integrale dall'attività concreta svolta sul campo da coloro che devono attuare il lavoro. A questo proposito, vengono citate le strategie assurde.
Spesso si utilizzano indicatori che, pur essendo Obiettivi SMART (Specific, Measurable, Achievable, Relevant, Time-Based), finiscono per distorcere la percezione della realtà. Esempi di indicatori numerici includono:
Per raggiungere gli obiettivi numerici, si possono verificare fenomeni di "fare finta" e di manipolazione dei dati, che si manifestano come:
L'uso di indicatori quantitativi è problematico nella ricerca scientifica (Bibliometrics).
La valutazione accademica si basa su criteri come l'Indice H (o indice di Hirsch).
Una controversia, lanciata dalla rivista Plos One e ripresa dai media, ha accusato gli scienziati italiani di "doping citazionale" (autocitarsi) per gonfiare i propri numeri.
L'ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) ha provato a smentire questa tesi:
Una proposta di riforma sull'Abilitazione Nazionale (ASN) prevedeva di sostituire i "commissari umani" con l'Intelligenza Artificiale per il giudizio. Questo sistema si baserebbe su:
La valutazione comporta costi in termini di distorsione e in termini di risorse. Questi costi includono:
L'introduzione di sistemi di valutazione può avere effetti negativi sulla motivazione e sulle relazioni interpersonali:
L'Uomo Normale, L'Eroe, Il Buon Perdente (Capitolo 3) Il terzo capitolo si concentra sul modo in cui i sistemi di valutazione e performance agiscono sulla soggettività del lavoratore, inquadrandola in categorie (normale, eroe, perdente) che intercettano e manipolano la mancanza di essere e il desiderio intrinseco all'individuo.
Il sistema di valutazione trasforma l'attività lavorativa in una "Prova" per ricostruire artificialmente una realtà in cui l'individuo può agire senza sentirsi in un mondo privo di senso.
Il capitolo introduce concetti psicoanalitici per spiegare perché l'individuo si presta a questo gioco di continua verifica.
È qui che la valutazione si inserisce, promettendo di colmare o padroneggiare questa mancanza.
La valutazione definisce nuovi modelli di soggettività all'interno dell'organizzazione.
La retorica della valutazione alimenta l'illusione di un controllo totalizzante sul proprio destino, incoraggiando l'individuo a "farsi da soli".
La valutazione mira a sopprimere e appropriarsi del piacere non controllato nel lavoro.
Sbarazzarsi dell'altro (Capitolo 5) Il Capitolo 5 esamina la funzione della valutazione come dispositivo per sbarazzarsi della relazione con l'altro in carne e ossa, trasformandola in una competizione astratta e in una responsabilità esclusivamente individuale, eludendo la conflittualità.
La valutazione è un dispositivo che classifica gli individui in modo quasi continuo, con l'obiettivo ultimo di capovolgere le posizioni e permettere la rivincita.
- Promessa di riscatto: La valutazione è presentata come un modo per far emergere i talenti e le capacità (l'organizzazione nascosta), permettendo a coloro che sono attualmente in posizioni subalterne di ottenere la propria rivincita. - Azione del management: Il management agisce come un sistema per estrarre il valore e "stanare il potenziale inespresso" dell'individuo.
Il sistema retorico della valutazione giustifica la competizione estrema e l'individualismo come un bene per tutti.
- Ipotesi di bene collettivo: Si sostiene che la somma dei contributi individuali produca un grande bene collettivo. - Individualismo desiderabile: L'individualismo è percepito come desiderabile perché contribuisce a questo bene superiore. - Elusione del conflitto: La valutazione organizza la competizione per eludere il potenziale conflitto e la necessità di doversi preoccupare dell'altro. La misurazione e la quantificazione diventano i mediatori della relazione con l'altro.
Il sistema di valutazione mira a creare un individuo totalmente responsabile della propria condizione, eliminando ogni possibile alibi.
- Liberazione illusoria: Il sistema promette un individuo liberato, ma lo fa disancorandolo da ogni legame e contesto. - Responsabilità personale: All'individuo viene chiesto di farsi carico della propria condizione senza alcuna circostanza attenuante. La sua situazione, favorevole o sfavorevole, deve essere attribuita unicamente a una causa personale (i Fattori personali), escludendo fattori esterni come il caso, le circostanze, o cause superiori. - Nessun alibi: In questo scenario, non c'è modo di attribuire la propria condizione sfavorevole alle circostanze, rendendo l'esito della valutazione una responsabilità personale ineludibile.
La valutazione si presenta come lo strumento che risolve la spinosa questione della relazione con l'altro, agendo come un "Grande Pacificatore".
- Regolazione della relazione: È al sistema di valutazione che si demanda il compito di regolare la questione della relazione con l'altro. Ognuno dovrebbe accettare ciò che gli viene riconosciuto, poiché il processo è percepito come oggettivo e giusto. - Mobilitazione di un altro astratto: Per innescare la competizione e sbarazzarsi dell'altro "in carne e ossa" (con cui si potrebbe discutere), il sistema mobilita un altro immaginario, astratto, decontestualizzato, che funge da pretesto per la gara. - Effetto nevrotico: Il desiderio di liberarsi dell'altro concreto conduce paradossalmente ad accrescere la carica nevrotica e mortifera della relazione con l'altro (l'altro astratto, che è il rivale ideale). - Spettacolarizzazione: L'individuo, unico depositario dei valori, si ritrova in una condizione di Spettacolarizzazione continua della propria performance. In sintesi, la valutazione è uno strumento che, in nome dell'efficienza e della meritocrazia, distrugge i legami di solidarietà e la possibilità di dibattito sulla qualità del lavoro, lasciando l'individuo solo di fronte alla propria performance e alla propria presunta totale responsabilità.
Resistere alle Sirene della Valutazione (Capitolo 9) Questo capitolo finale propone una via di fuga e di resistenza ai meccanismi di valutazione, riconquistando la soggettività e la collettività come antidoti all'individualismo imposto dalla performance.
Il punto di partenza della resistenza è l'abbandono di due illusioni manageriali fondamentali:
- Rifiuto della presa definitiva sulla motivazione: È cruciale smettere di immaginare di poter esercitare una presa definitiva sulla motivazione dell'altro. Il sistema di incentivazione, semplicistico ed esteriore al sé, fallisce nel suo intento di mantenere la motivazione del lavoratore a una tensione costante. - Accettazione del desiderio angosciante: L'individuo deve assumere la parte misteriosa e angosciante del proprio desiderio, cessando di aspettarsi che la soluzione alle variazioni motivazionali sul lavoro provenga da un sistema esterno. Il testo invita a evitare di combattere la battaglia sui termini imposti dalla valutazione (ovvero, sui punteggi e sulla quantificazione) per potersi concentrare sulla risimbolizzazione dell'organizzazione.
La resistenza si costruisce ribaltando le logiche individualistiche della valutazione:
- Valorizzazione della singolarità: È necessario valorizzare la singolarità piuttosto che la comparazione. Laddove la valutazione impone l'omologazione e il confronto, la resistenza deve celebrare l'unicità del contributo individuale. - Agire collettivo e discussione della qualità: Il lavoro di qualità può essere discusso collettivamente. Si ritorna al principio, già esplorato nei capitoli precedenti, secondo cui la qualità e le regole del mestiere possono e devono essere negoziate e riconosciute all'interno della comunità professionale. - Risimbolizzare l'organizzazione: È imperativo risimbolizzare l'organizzazione, ovvero ricostruire il significato del lavoro e del contesto al di fuori delle metriche quantitative. - Il riconoscimento impossibile (e non aggravabile): Riconosciuta l'impossibilità strutturale di rispondere in modo adeguato al bisogno di riconoscimento dell'altro (come analizzato nel Cap. 6), l'obiettivo non è soddisfare questo bisogno, ma semplicemente evitare di aggravarlo attraverso i meccanismi frustranti della valutazione costante. - Sviluppare strutture sostenibili: È necessario sviluppare strutture sostenibili che non si basino su un'organizzazione patogena e auto-distruttiva.
Il capitolo riassume i pericoli della valutazione, sottolineando la necessità di riconquistare la nostra capacità di "agire"e di liberarsi dalle sue dinamiche tossiche:
- Attacco alla collettività: La valutazione rappresenta un attacco all'organizzazione intrinsecamente collettiva del lavoro. - Incentivo alla mediocrità: I sistemi di valutazione possono portare a un incentivo generale alla mediocrità, dove l'obiettivo è solo raggiungere il punteggio stabilito, anziché l'eccellenza intrinseca. - Giochi di potere: I sistemi di misurazione diventano inevitabilmente strumenti per giochi di potere e non per la vera meritocrazia.
La conclusione del testo guarda alle nuove forme di organizzazione e gestione come modelli di ispirazione per la resistenza, riconoscendo la necessità di cambiare l'architettura manageriale:
- Humanocracy (Gary Hamel / Michele Zanini): Un modello che enfatizza come le "imprese straordinarie"siano tali grazie alle loro "persone", e non ai processi rigidi. - Open Management: Pratiche di gestione che promuovono la trasparenza, la collaborazione e il coinvolgimento aperto. - Reinventare le organizzazioni (Frederic Laloux): Un approccio che mira a creare "organizzazioni ispirate al prossimo stadio", spesso basate su principi di autogestione e pienezza evolutiva. - Costruire un'organizzazione inclusiva (Stephen Frost): Un invito a sfruttare il potere di una forza lavoro diversificata, andando oltre i pregiudizi e le metriche superficiali. In sostanza, il Capitolo 9 chiude il cerchio, proponendo che l'unica vera resistenza al fascino della meritocrazia valutativa sia il coraggio di riconquistare il significato collettivo del lavoro e la propria singolarità, accettando l'incompletezza del sé e sviluppando nuove architetture organizzative che mettano al centro l'autonomia e la discussione sulla qualità, anziché il mero punteggio.