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Vari documenti ed esercitazioni, Guide, Progetti e Ricerche di Pedagogia

vari documenti per università pontificio salesiana ( 1 anno )

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2020/2021

Caricato il 19/03/2021

edeller
edeller 🇮🇹

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LEZIONE 1.
PROPOSTA DI RIFLESSIONE SULLE ASPETTATIVE IN RELAZIONE AL CORSO
RISPONDA ALLE SEGUENTI DOMANDE:
1. CHE COSA STUDIA, SECONDO LEI, LA PSICOLOGIA SOCIALE?
2. IN CHE COSA SI DIFFERENZIA, SECONDO LEI, DALLE ALTRE DISCIPLINE?
3. CHE COSA SI ASPETTA DI APPRENDERE DA QUESTO CORSO?
1) La psicologia sociale studia tramite un’indagine scientifica come i pensieri, i sentimenti e i
comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri.
Quindi come la situazione sociale influenza l’individuo in tutti i suoi aspetti.
2) La psicologia sociale è per definizione una scienza, ma è una scienza non tanto per quello che ricerca, ma
per il modo e i mezzi in cui lo fa; la scienza è un metodo per studiare la natura tramite quello che viene
definito “metodo scientifico”, quindi quello che differenzia la scienza della psicologia sociale dalla scienza
delle altre discipline è l’utilizzo di un metodo che deve riuscire a spiegare quelli che sono i processi cognitivi,
quindi i modi in cui funziona la nostra mente e che influenzano la nostra comprensione e guidano le nostre
azioni.
3)Da questo corso mi aspetto di apprendere come i processi cognitivi e processi sociali siano strettamente
correlati e che quindi la costruzione della realtà che noi ci formiamo raramente è un processo
esclusivamente individuale, ma influenzato anche da processi esterni di cui non abbiamo piena cognizione.
LEZIONE 2.
Domande aperte.
1) Come può essere definita la Psicologia sociale?
2) Quali sono i processi psicosociali fondamentali che spiegano i comportamenti sociali umani? Fai
riferimento ai due assiomi, ai tre principi di elaborazione e ai tre principi motivazionali.
3) Perché quale ragione la psicologia sociale è una scienza?
4) Che cosa si intende per “teoria”?
5) Quali sono i principali metodi non sperimentali?
1) La psicologia sociale è il ramo della psicologia che studia l’interazione tra le persone e i processi
psicologici coinvolti. Quindi possiamo dire chela psicologia sociale è lo studio scientifico degli effetti dei
processi sociali e cognitivi sul modo in cui gli individui percepiscono gli altri, li influenzano e si pongono in
relazione con loro e di i comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva,
immaginata o implicita degli altri.
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LEZIONE 1.

PROPOSTA DI RIFLESSIONE SULLE ASPETTATIVE IN RELAZIONE AL CORSO

RISPONDA ALLE SEGUENTI DOMANDE:

1. CHE COSA STUDIA, SECONDO LEI, LA PSICOLOGIA SOCIALE?

2. IN CHE COSA SI DIFFERENZIA, SECONDO LEI, DALLE ALTRE DISCIPLINE?

3. CHE COSA SI ASPETTA DI APPRENDERE DA QUESTO CORSO?

  1. La psicologia sociale studia tramite un’indagine scientifica come i pensieri, i sentimenti e i comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri. Quindi come la situazione sociale influenza l’individuo in tutti i suoi aspetti.
  2. La psicologia sociale è per definizione una scienza, ma è una scienza non tanto per quello che ricerca, ma per il modo e i mezzi in cui lo fa; la scienza è un metodo per studiare la natura tramite quello che viene definito “metodo scientifico”, quindi quello che differenzia la scienza della psicologia sociale dalla scienza delle altre discipline è l’utilizzo di un metodo che deve riuscire a spiegare quelli che sono i processi cognitivi, quindi i modi in cui funziona la nostra mente e che influenzano la nostra comprensione e guidano le nostre azioni. 3)Da questo corso mi aspetto di apprendere come i processi cognitivi e processi sociali siano strettamente correlati e che quindi la costruzione della realtà che noi ci formiamo raramente è un processo esclusivamente individuale, ma influenzato anche da processi esterni di cui non abbiamo piena cognizione. LEZIONE 2. Domande aperte.
  3. Come può essere definita la Psicologia sociale?
  4. Quali sono i processi psicosociali fondamentali che spiegano i comportamenti sociali umani? Fai riferimento ai due assiomi, ai tre principi di elaborazione e ai tre principi motivazionali.
  5. Perché quale ragione la psicologia sociale è una scienza?
  6. Che cosa si intende per “teoria”?
  7. Quali sono i principali metodi non sperimentali?
  8. La psicologia sociale è il ramo della psicologia che studia l’interazione tra le persone e i processi psicologici coinvolti. Quindi possiamo dire chela psicologia sociale è lo studio scientifico degli effetti dei processi sociali e cognitivi sul modo in cui gli individui percepiscono gli altri, li influenzano e si pongono in relazione con loro e di i comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri.
  1. I comportamenti sociali umani possono essere spiegati in termini di alcuni processi psicosociali fondamentali , i quali ci mostrano anche l’enorme diversità di questo tipo di comportamenti. Questi processi scaturiscono da otto principi:
  • due assiomi fondamentali
  • tre principi motivazionali
  • tre principi di elaborazione. Partendo dai due assiomi possiamo affermare che si dividono in base alla costruzione di una propria realtà sociale, infatti in primo luogo abbiamo la costruzione della realtà dove le persone si costruiscono una loro realtà, in parte plasmata dai processi cognitivi e in parte dai processi sociali, quindi le informazioni che riceviamo dagli altri o da un determinato contesto. In secondo luogo abbiamo la pervasività dell’influenza sociale, ossia le influenze sociali che pervadono tutta la vita sociale, influendo, in modo diretto o solamente immaginario, praticamente tutti i nostri pensieri, sentimenti e comportamenti. Per quanto riguarda i tre principi motivazionali possiamo dire che si sviluppano mentre l’individuo crea la proprio realtà. Vi è l’acquisizione della padronanza, in cui ogni individuo cerca di comprendere e prevedere gli eventi del mondo sociale in cui si trova al fine di ottenere svariati tipi di ricompense e vantaggi. Il secondo principio è quello della ricerca dell’affiliazione, dove ogni individuo si impegna a creare simpatia e accettazione con coloro che ama e stima e a mantenere questi sentimenti per ottenere reciproco sostegno. L’ultimo principio è quello della valorizzazione di “me e il mio”, principio che ci spinge a vedere positivamente noi stessi e qualsiasi cosa o persona a noi connessa, quindi a considerare positiva la dinamica sociale in cui ci troviamo. I tre principi di elaborazioni descrivono l’azione e il funzionamento dei processi cognitivi e sociali. Abbiamo il conservatorismo nel quale la visione e le opinioni consolidate che individui e gruppi hanno del mondo sono lenta a cambiare e tendono a ripetersi. Il secondo principio è quello dell’accessibilità, ossia quelle informazioni accessibili che producono vasti effetti e una grande influenza sui nostri pensieri, sentimenti e comportamenti. Infatti in molte situazioni ciò che pensiamo in modo più rapido è qualcosa alla quale stavamo già pensando. Come ultimo principio troviamo quello della superficialità o profondità nel quale avviene l’elaborazione, che può essere sia superficiale che approfondita, in base alla motivazione o alle aspettative, infatti maggiori saranno queste, maggiore sarà il tempo necessario per elaborare l’informazione più in profondità. 3)La scienza è un metodo per la studiare la natura, ed è proprio il metodo che distingue la scienza dagli altri approcci conoscitivi. Secondo questa affermazione quindi possiamo affermare che la psicologia sociale è una scienza per definizione in quanto si occupa sia del comportamento manifesto sia dei processi sociali e cognitivi che vi sono dietro utilizzando un preciso metodo; ossia analizzando i processi, definiti cognitivi, tramite i quali funziona la nostra mente e le motivazioni che influenzano la comprensione del mondo guidando le azioni degli individui. La psicologia sociale dunque utilizza il metodo scientifico per studiare il comportamento umano includendo allo studio una serie di metodi empirici per raccogliere dati, provare ipotesi e costruire teorie. Tuttavia in questo campo viene privilegiata la sperimentazione poiché è il metodo migliore per scoprire i rapporti causa-effetto.

e Lazarus fondarono una rivista dedicata alla Volkerpsychologie, che concentrava sullo studio della mente collettiva, piuttosto che su quello della mente individuale. Intorno agli anni ’20 prese piede l’idea di mente di gruppo, sostenuta in modi leggermente diversi da Gustav Le Bon (1896-1908) e da William McDougall (1920). Gli autori infatti sostenevano che le persone, in situazioni collettive o di gruppo, si comportano in modo antisociale o aggressivo, poiché sotto il controllo della mentalità di gruppo. A pubblicare i primi manuali di psicologia sociale, molto diversi per i temi trattati da quelli sono stati lo psicologo inglese William McDougall (1908) e il sociologo E.A. Ross (1908) in America. Il primo esperimento di Psicologia sociale viene spesso identificato nella pubblicazione dello studio di Norman Triplett (1898) La pubblicazione che più ha segnato la nascita della psicologia sociale come scienza fu l’agenda per la disciplina di Floyd Allport (1924): in cui sostenne che la psicologia sociale si sarebbe diffusa solo se fosse diventata una scienza sperimentale. Un tema classico che ha destato subito un vivo interesse tra gli psicologi sociale è lo studio degli atteggiamenti. Il programma più famoso fu quello di Yale che si occupava della modifica degli atteggiamento diretto da Carl Hovland per scoprire le tecniche della propaganda. Un altro tema rilevante fu quello sullo studio del comportamento individuale nei gruppi. Si pensi ai lavori di Kurt Lewin. Più recentemente l’attenzione è ricaduta sullo studio dei processi di gruppo e delle relazioni intergruppo. Studi classici a questo proposito sono di Sherif e Sherif a proposito di cooperazione, competizione e conflitto (1953), di Tajfel e Turner (1979) sulla categorizzazione sociale e dell’identità nella vita di gruppo, e sul ruolo dell’autoritarismo nel pregiudizio e nella discriminazione. Un altro tema di interesse centrale per la psicologia sociale riguarda l’influenza reciproca tra le persone e le modalità con cui i gruppi sviluppano norme influenzano i loro membri, celebre fu l’esperimento di Scherif nel 1935, di Solomon Ash nel 1951, di Stanley Milgram nel 1963, di Philip Zimbardo nel 1971e di Serge Moscovici nel

  1. Altrettanto importanti gli studi inerenti le relazioni interpersonali e le esperienze affettive importanti di Thibaut e Kelley nel 1959. Nonostante la psicologia sociale sia nata in Europa, la crescita economica degli USA, accanto all’ascesa del fascismo e allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale distrusse ogni tentativo di espansione, supportato anche dal massiccio esodo di accademici ebrei e tedeschi progressisti verso gli Stati Uniti. Intorno agli anni ‘50, gli Stati Uniti fornirono risorse all’Europa per costruire i centri di psicologia sociale facendo diventare l’Europa un centro per la psicologia sociale americana. La psicologia sociale europea, comprensibilmente, mostrò subito maggiore interesse alle relazioni intergruppo e ai gruppi, mentre gli americani, distanti da grandi conflitti interni, erano maggiormente interessati alla psicologia delle relazioni interpersonali e agli individui. A partire dagli anni Sessanta furono organizzati in Europa importanti meeting, dai quali esitò anche la costituzione dell’Associazione Europea di psicologia sociale sperimentale, avente come obiettivo quello di promuovere la psicologia sociale in Europa. Dagli anni Settanta la psicologia sociale europea ha conosciuto una rinascita forte e continuativa. Due autori hanno contribuito in modo particolare allo sviluppo della psicologia sociale europea: Henri Tajfel (1974) sviluppo all’Università di Bristol un nuovo approccio allo studio dei rapporti intergruppo, la teoria dell’identità sociale. Serge Moscovici (1961), con la discussione sulle rappresentazioni sociali alla Maison Des Scinces De l’Homme di Parigi ridestò l’interese per il lavoro del sociologo Emile Durkheim. - L’Europa ha sicuramente contribuito allo sviluppo della disciplina a livello internazionale.
  1. La direzione verso cui sta andando la psicologia sociale è quella basata sulla ricerca sul comportamento intergruppo, infatti la cognizione sociale rimane una prospettiva dominante della psicologia sociale. Inoltre c’è un forte aumento di interesse per la mappatura dell’attività neuronale, quindi verso quella che è la neuroscienza sociale. Un’altra tendenza verso la quale si avvicina la psicologia sociale è quella dimensione evoluzionistica del comportamento sociale. Anche lo studio delle dimensioni sociali del comportamento che riguarda la salute è un tema di rilievo e in via di sviluppo. Inoltre gli autori non dimenticano di citare lo

studio della comunicazione elettronica e lo studio di problemi sociali che ruotano attorno ai fenomeni dell'immigrazione di massa, temi questi molto più moderni e contemporanei. 3)McDougall fu uno psicologo inglese naturalizzato statunitense (Chadderton, Lancashire, 1871 - Durham, Carolina del Nord, 1938 ). Si dedicò inizialmente agli studi antropologici compiendo ricerche nel Borneo, andò poi all'università di Londra e successivamente a Oxford, e dopo la prima guerra mondiale si trasferì negli Stati Uniti, dove insegnò ( 1920 - 27 ) alla Harvard University e dal 1927 alla Duke University di Durham. Fu tra l'altro allievo di G. E. Müller a Gottinga, ma la sua formazione ebbe luogo principalmente nell'ambiente della psicologia inglese.Si occupò dapprima di riflessi, processi inibitori e problemi riguardanti il parallelismo psico-fisico, nonché di teoria dei colori in rapporto alla visione. Nella Physiological psychology ( 1905 ) tentò di combinare le posizioni di James con le ricerche neurofisiologiche di Sherrington, subendo, sul piano del metodo, l'influenza di Lotze. In An introduction to social psychology ( 1908 ), svolse le linee fondamentali della sua psicologia "ormica" (ὁρμή "impulso") in cui il comportamento umano, sia individuale sia sociale, è fatto derivare dagli istinti, concepiti come disposizioni psicofisiche di tipo innato,in cui si distinguono tre diversi aspetti, quello cognitivo, quello affettivo e quello conativo. Nelle opere successive svolse e ampliò il suo punto di vista, costruendo una teoria della personalità basata sui sentimenti, a loro volta innescati dagli istinti, in cui si manifesta una energia biologica diretta a un fine. Le sue dottrine, in cui predomina un indirizzo finalistico radicalmente antibehaviourista e in cui sono accolte suggestioni metodologiche spesso in antitesi con la scienza del tempo,non giunsero mai a imporsi stabilmente pur esercitando una larga influenza. Si accostò tra l'altro, criticamente, alle teorie freudiane e junghiane, che divulgò in ambiente americano. 4)Norman Triplett (1861 – 1931) ha pubblicato uno dei primi esperimenti di psicologia sociale, pubblicato nell’American Journal of Psychology nel 1898, nel quale confrontava la rapidità con la quale i bambini, da soli o in competizione con un altro bambino, avvolgevano un rotolo di carta intorno a una serie di bobine. Ha concluso che la presenza di un altro concorrente «serve a liberare energia latente non ordinariamente disponibile» (in coppia o in gruppo erano più veloci che da soli). Si tratta di uno studio precursore a quello di Floyd Allport (1924) sulla facilitazione sociale. Ha concluso che passare dall'isolamento a un contesto di gruppo può ridurre il nostro senso di unicità, ma allo stesso tempo può migliorare la nostra capacità di svolgere rapidamente compiti semplici. LEZIONE 4.

  1. Che cosa si intende per cognizione sociale?
  2. Sintetizza in che modo, nel corso della storia della psicologia sociale, il pensatore sociale è stato considerato dagli autori.
  3. Qual è la differenza tra il modello di scienziato ingeguo e di tattico motivato?
  4. Descrivi come si formano le nostre prime impressioni su una persona.

d)Schemi senza contenuto: non descrivono persone o categorie, ma sono regole per elaborare le informazioni.  Prendendo spunto dalla tabella 1 della lezione 5, gli studenti sono invitati a formulare altri esempi di: euristica della rappresentatività, della disponibilità, della simulazione e l’ancoraggio e accomodamento, attingendo dalle personali esperienze di vita quotidiana. Rappresentatività: Decidere se un membro del corpo scolastico è il preside anziché il custode perché rappresenterebbe meglio quella posizione. Disponibilità: Valutare la pericolosità islamica dopo un attentato. Simulazione: Perdere la calma per aver perso un parcheggio, occupato da una macchina davanti a sé e quindi pensare che poteva andare diversamente con molta facilità. Ancoraggio o adattamento: Giudicare il prezzo di un determinato prodotto sulle informazioni dateci da una persona che conosciamo. DOMANDE APERTE

  1. Definisci cosa sono e a cosa servono gli schemi sociali, facendo riferimento alle diverse tipologie di schema.
  2. A proposito di inferenza sociale, descrivi cosa dice la teoria della correlazione illusoria.
  3. Definisci cosa sono le euristiche.
  4. La memorizzazione, attività mentale comune a tutti, si manifesta sotto forma di schemi per farci acquisire informazioni riguardanti noi stessi e gli altri, gli eventi e i luoghi. Gli schemi sono strutture cognitive che rappresentano la conoscenza di tutto ciò che ci riguarda sia in prima persona sia in un contesto sociale più generale. Ogni volta che facciamo ricorso a uno schema, le nostre tendenze sistematiche si assicurano che esso non sia minacciato dal modo in cui elaboriamo informazioni e facciamo inferenze. Esistono vari tipi di schemi: Schemi di persona: idiosincratici (costruiti senza applicare norme valide) che formiamo su persone specifiche (pensiamo a un nostro amico e quali pensieri, atteggiamenti ecc. associamo). Schemi di ruolo: strutture conoscitive che riguardano chi ricopre un ruolo (ad esempio, anche se spesso sono perfetti sconosciuti, i medici possono farci domande personali e chiederci di spogliarci). Script: schemi del proprio sé, sono più complessi e diversificati rispetto agli schemi che riguardano gli altri. Schemi senza contenuto: non descrivono persone o categorie, ma sono regole per elaborare le informazioni (ad esempio, come le persone spiegano i comportamenti della gente).
  1. L’inferenza sociale è il modo in cui elaboriamo informazioni sociali per creare impressioni sulle persone ed esprimere giudizi sugli questi. Una tendenza sistematica difficile da evitare è la correlazione illusoria, infatti il carattere illusorio scaturisce dalla tendenza a sopravvalutare il tasso di correlazione o persino a vedere una correlazione dove oggettivamente non ne esiste alcuna.
  2. Le euristiche sono scorciatoie cognitive che, comunemente, forniscono alla maggior parte delle persone capacità di produrre inferenze sufficientemente precise e accurate. LEZIONE 6.
  3. Descrivi il modello di Covariazione di Kelley supportando la definizione con un esempio pratico.
  4. In cosa consiste l’errore fondamentale di attribuzione?
  5. Descrivi l’effetto attore-osservatore.
  6. Il modello della covariazione di Harold Kelley, descrive come si compiono le attribuzioni;infatti le persone assegnano la causa del comportamento al fattore che co-varia più sistematicamente con il comportamento. Esistono tre tipi di informazioni ritenute pertinenti alla covariazione mentre compiamo una attribuzione: consenso, quando ci chiediamo se anche altre persone si comportano nello stesso modo; specificità, si riferisce al modo in cui l’attore risponde ad altri stimoli, e coerenza, quando riguarda la frequenza con cui il comportamento osservato si verifica nel tempo. Il risultato di questo processo è un’attribuzione causale disposizionale se l’effetto presenta alta distintività, alta coerenza e alto consenso. I tre fattori non hanno uguale valore predittivo, infatti le informazioni riguardanti la coerenza nel tempo sono le più importanti. Un esempio pratico può essere rappresentato dalla difficoltà di comprendere un determinato concetto.
  1. distintività: il fatto di non comprenderlo è legato a colui che l’ha spiegato o si sarebbe frainteso anche se fosse stato presentato da qualcun altro?
    1. coerenza temporale e nelle modalità: il fatto di non capire il concetto è limitato ad un lasso di tempo specifico o èsempre così?
  2. consenso: anche gli altri non hanno compreso l’argomento? In presenza di alta distintività, alta coerenza ed alto consenso, l’attribuzione causale risulta esclusivamente dell’entità in questione, ossia di colui che ha spiegato il concetto.
  1. Consiste nella tendenza degli individui ad attribuire il comportamento a stabili disposizioni di fondo della personalità, addirittura di fronte a forti prove della presenza di cause esterne.
  1. Per pensiero riflessivo si intende la capacità di riflettere intorno al nostro stesso pensiero, questa caratteristica ci differenzia da tutti gli altri animali. Quindi si intende la possibilità di poter riflettere attorno a noi stessi, sia come siamo nel presente, ma anche a come ci piacerebbe essere in un futuro prossimo o in un altro contesto.
  2. Fino al Medioevo la visione del sé era quella che si sviluppava di una società in cui i rapporti erano statici, immutabili, stabili e legittimati in termini religiosi. Il sé era qualcosa di complesso e nascosto nel profondo e quindi difficile da prendere in considerazione. Tutto ciò cambiò a partire dal sedicesimo secolo, a causa di vari fattori:
  • la secolarizzazione, che vide prendere piede l’idea di realizzazione personale nella vita terrena, non più solamente nell’aldilà.
  • l’industrializzazione, quindi la considerazione delle persone come unità di produzione che si sarebbero spostate da un posto all’altro come appunto della semplice merce.
  • l’illuminismo, periodo in cui si poteva migliorare la propria vita sovvertendo sistemi di valori ortodossi e regimi oppressivi, infatti fu il periodo delle grandi rivoluzioni ( francese e americana).
  • la psicoanalisi, il cui fondatore, Freud, riteneva che il sé era insondabile, nascosto nell’inconscio. Su questo nuovo aspetto si iniziarono a sviluppare le teorie del sé e dell’identità.
  1. La Teoria della personalità Autoritaria di Adorno e collaboratori (1950) fu influenzata maggiormente dalla prospettiva teorica Freudiana del sé psicodinamico, in cui merse la complessità delle connessioni tra il sé e identità e dinamiche complesse nascoste nell’inconscio. La psicoanalisi fece emergere un problema: il sé e l’identità erano connessi a dinamiche complesse, nascoste in profondità. Secondo Freud gli impulsi asociali ed egoistici dell’Es sono repressi e tenuti sotto controllo dalle norme interiorizzate provenienti dalla nostra società (il Super-Io), ma ogni tanto emergono in superficie. Solo tramite l’ipnosi o la psicoterapia si può conoscere se stessi e i pensieri repressi. Queste teorie hanno influenzato lo sviluppo di alcune teorie, come la teoria della personalità autoritaria di Adorno e colleghi (1950) (cfr. credito 5 relativo all’aggressività). LEZIONE 10
  2. Avete un sé riflesso? Come e perché potreste presentarvi in modo diverso in pubblico e in privato?
  3. Quali sono le principali fonti di conoscenza di sé? Per ciascuna fonte riportare un esempio.
  4. Cosa sostiene la teoria dell’auto-percezione di Bem (1967)? 1)Il concetto di sé è la totalità delle conoscenze di un individuo riguardo alle proprie qualità personali, ma derivano da varie dimensioni cognitive come i pensieri e sentimenti, il proprio comportamento, le reazioni degli altri e i confronti sociali. Gli indizi che utilizziamo maggiormente per conoscere noi stessi

sono le nostre reazioni interiori al mondo: i nostri pensieri e sentimenti sono più significativi del comportamento, perché sono meno influenzati dalle pressioni esterne. Noi sappiamo chi siamo e immagazziniamo questa informazione come schemi speciali, cioè come SCHEMI DI SÉ. Le persone tendono ad avere idee chiare su se stesse (cioè schemi di sé) in merito ad alcune dimensioni, ma non su altre e cerchiamo di usare i nostri schemi di sé in modo strategico. Quindi, non solo utilizziamo gli schemi per capire il mondo che ci circonda, ma anche per capire noi stessi, apprendendo aspetti della nostra personalità attraverso l’introspezione.

  1. Le principali fonti della conoscenza di noi stessi sono:  I pensieri e sentimenti: principalmente introspettivi con i quali giudichiamo un nostro atteggiamento o comportamento in un contesto più ampio o generale.  Il comportamento: la modalità in base alla quale ci poniamo, in particolare in contesti sociali.  Reazioni degli altri: considerazioni personali basate sul tipo di reazioni che gli altri hanno nei nostri confronti.  Confronti sociali: riflessioni personali tra il nostro modo di agire e quello delle persone con cui interagiamo.
  2. Secondo la TEORIA DELL’AUTO-PERCEZIONE di Bem (1967), siamo in grado di osservare il nostro comportamento, così da fornire delle indicazioni sul nostro sé. Queste inferenze sul comportamento avvengono principalmente quando gli indizi interni sono deboli o ambigui e quando non vi sono pressioni esterne. L’azione di produrre inferenze circa noi stessi dal nostro comportamento si chiama AUTOATTRIBUZIONE. Le autoattribuzioni hanno importanti implicazioni sulla motivazione: in assenza di chiare cause esterne per il nostro comportamento supponiamo di aver scelto spontaneamente quel comportamento perché ci piaceva (effetto di sovragiustificazione). Le autoattribuzioni hanno importanti implicazioni sulla motivazione. Se qualcuno è indotto a eseguire un compito sotto la spinta di grandi ricompense o punizioni, la prestazione che ne deriva è attribuita a fattore esterni e perciò la motivazione è ridotta. In assenza di fattori esterni a cui poter attribuire il nostro comportamento supponiamo di aver scelto quel comportamento perché ci piaceva (motivazione intrinseca) => EFFETTO DI SOVRAGIUSTIFICAZIONE LEZIONE 11
  3. Se il modo in cui realmente siete è differente dal modo in cui vorreste essere, o da come pensate che dovreste essere, come ciò si può manifestare?
  4. Cosa dice la teoria della discrepanza del sé di Higgins (1989)? Nel descrivere la teoria, riporta alcuni esempi tratti dalla vita quotidiana.
  5. Descrivi la teoria basata sull’autoregolazione di Higgins (1997) facendo riferimento ai meccanismi di regolazione del sé di promozione e di prevenzione.

complessità. I teorici dell’identità sociale hanno sostenuto che esistono due ampie classi di identità capaci di definire differenti tipi di sé:

    1. identità sociale (quella parte del concetto di sé che deriva dalla nostra appartenenza ai gruppi sociali)
    1. identità personale (il sé definito in base ad attributi personali peculiari o a peculiari relazioni interpersonali).
  1. Brewer e Gardner (1996) hanno distinto 3 forme di sé:
  2. Il sé individuale, definito da attributi peculiari
  3. Il sé collettivo , condivide con i membri dell’ingroup gli attributi che li distinguono dagli outgroup
  4. Il sé relazionale, si definisce in base alle relazioni con altre persone significative Sebbene facciamo esperienza di sé differenti in contesti differenti, lavoriamo anche per un concetto di sé coerente in grado di interagire con i nostri sé.
  5. Per ottenere un senso coerente del sé si utilizzano molte strategie. Ecco una serie di stratagemmi:
  6. Circoscrivere la nostra vita a un insieme limitato di contesti: ridurre il numero di contesti per proteggersi dai conflitti attorno al concetto di sé;
  7. Rivedere e integrare costantemente al vostra «autobiografia» per accogliere nuove identità: in tal modo vi liberate di ogni incoerenza e riscrivete la vostra storia per farla funzionare a vostro piacimento;
  8. attribuire i cambiamenti del proprio sé a fattori esterni, applicando l’effetto attore-osservatore (tendenza ad attribuire i propri comportamenti a cause esterne e i comportamenti degli altri a cause interne) [confronta la lezione 6]. LEZIONE 13
  9. Descrivi quali sono le tre classi di motivazioni che possono interagire per influenzare la costruzione del sé, riportando per ciascuna motivazione un esempio.
  10. Quale, tra le tre motivazioni fondamentali per la costruzione di sé prevale sulle altre?
  11. Esistono alcune strategie volte a proteggere o proteggere gli aspetti positivi del proprio sé. Descrivine almeno 4.
  12. Le classi motivazionali che possono interagire per influenzare la costruzione del sé e la ricerca della conoscenza di sé sono tre.
  13. L’AUTOVALUTAZIONE => per confermare noi stessi
  14. L’AUTOVERIFICA => per essere coerenti
  15. L’AUTOACCRESCIMENTO => per dare una buona impressione

AUTOVALUTAZIONE:Consiste nel naturale desiderio di disporre di informazioni precise e valide sul nostro conto. Le persone si sforzano di scoprire la verità al proprio riguardo, non importa quanto sfavorevole o deludente questa possa essere. AUTOVERIFICA: Le persone si impegnano anche nella ricerca di CONFERME: allo scopo di ribadire ciò che già conoscono di sé cercano informazioni coerenti con il proprio sé attraverso un processo di autoverifica. Se anche ho una immagine di me negativa, andrò alla ricerca di informazioni negative per confermare quell’immagine. AUTOACCRESCIMENTO:Avvalendosi della teoria dell’autoaffermazione, Sherman e Cohen(2006) hanno descritto la modalità in cui l’autoaccrescimento si rivela: teoria secondo cui le persone riducono il pericolo di minacce al proprio concetto di sé focalizzandosi e affermando la propria competenza in qualche altra area. Ciò accade soprattutto quando è stato messo in crisi un aspetto della propria personalità. Ad esempio, se qualcuno vi ha fatto notare che come artista fate pena, voi potreste ribattere che anche se quella critica è giusta, come ballerino siete insuperabile. Siamo irresistibilmente motivati all’autoaccrescimento, che è utile all’autostima, a sua volta un elemento chiave del concetto di sé.

  1. A questa domanda ha cercato di rispondere Sedikides (1991) con una serie di esperimenti in cui i partecipanti eseguivano compiti di autoriflessione (l’autoriflessione dipende da quale motivazione del sé sta operando). Emerse che l’influenza maggiore era esercitata dall’AUTOACCRESCIMENTO; distante, al secondo posto l’autoverifica e ancora più distante, al terzo, l’autovalutazione. Il desiderio di pensare bene di noi stessi regna incontrastato; domina sia sulla ricerca di una precisa conoscenza di sé, sia sulla ricerca di informazioni che confermino la conoscenza di sé.
  2. A volte le persone mettono in atto alcune tendenze sistematiche a vantaggio del sé, ovvero distorsioni attribuzionali che proteggono o migliorarono l'autostima o il concetto di sé. Ecco alcuni stratagemmi.
  • Attribuire i propri successi ma negare responsabilità per i propri fallimenti (tendenza sistematica a vantaggio del sé).
    • Dimenticare i riscontri relativi ai fallimenti più facilmente del successo o della lode -. - Accettare le lodi in modo acritico, ma accogliere le critiche con scetticismo.
  • Cercare di rifiutare critiche interpersonali attribuendole a un pregiudizio.
    • Eseguire una tendenziosa ricerca della conoscenza di sé in modo da confermare un’immagine positiva di sé.
    • Favorire un’interpretazione favorevole del significato di tratti ambigui che caratterizzano il proprio sé.
    • Convincersi che i propri difetti sono attributi umani ampiamente condivisi, ma che le proprie qualità sono rare e distintive. LEZIONE 14
  1. Definisci cos’è l’autostima e in che modo essa è influenzata dall’esterno, ad esempio attraverso il confronto sociale, e dall’interno, come nel caso dell’autoaccrescimento.

LEZIONE 15

  1. Cosa si intende con «autopresentazione»?
  2. Gli autori Hogg e Vaughan presentano alcuni suggerimenti su come presentarvi per piacere agli altri, ispirati al lavoro classico di Jones (1990). Quali sono questi suggerimenti? Descrivili apportando degli esempi.
  3. Descrivi in cosa consiste l’automonitoraggio e cosa differenzia le persone con alto vs. basso automonitoraggio.