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Una panoramica completa delle misure di variabilità in statistica, esaminando concetti chiave come scostamento semplice medio, scostamento quadratico medio, varianza, devianza, differenza semplice media, campo di variazione, differenza interquartile, indici di variabilità percentuali e indici di concentrazione come l'indice di gini e la curva di lorenz. Il testo include formule operative e proprietà degli indici, offrendo una guida dettagliata per l'analisi della variabilità nei dati statistici. Anche le misure di eterogeneità e le loro applicazioni, fornendo una solida base per comprendere e applicare le tecniche statistiche. Utile per studenti universitari e professionisti che necessitano di una comprensione approfondita delle misure di variabilità e concentrazione.
Tipologia: Appunti
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Per variabilità si intende l’attitudine dei fenomeni, naturali e sociali, a manifestarsi in modi differenti. Costituisce la ragione stessa dell’esistenza della Statistica. Tutta la metodologia statistica ha a che fare con la variabilità, per
Data la distribuzione disaggregata 𝑥 1 , 𝑥 2 ,..., 𝑥𝑁, si chiama scostamento semplice medio la media aritmetica degli scarti dalla media presi in valore assoluto Tale misura si annulla in caso di assenza di variabilità, ed è tanto maggiore quanto maggiore è la ‘’distanza media’’ degli elementi della distribuzione dalla loro media. Data invece una distribuzione di frequenze, la formula diventa
Data la distribuzione disaggregata 𝑥 1 , 𝑥 2 ,..., 𝑥𝑁, si chiama scostamento quadratico medio o deviazione standard la media quadratica degli scarti (𝑥 1 − μ), (𝑥 2 − μ),..., (𝑥 𝑁 − μ) (FORMULA OPERATIVA) Data invece una distribuzione di frequenze, la formula diventa
Si può dimostrare che la deviazione standard per una distribuzione di frequenze può essere posta nella forma PROPRIETÀ DEGLI INDICI 𝑆μ eσ
Il quadrato della deviazione standard si chiama varianza La somma dei quadrati degli scarti dalla media (numeratore della varianza) si chiama devianza
Sia 𝑥 1 , 𝑥 2 ,..., 𝑥𝑁una distribuzione disaggregata. Si chiama differenza semplice media della distribuzione la media aritmetica delle differenze in valore assoluto 𝑥 , tra le coppie di termini della distribuzione: 𝑖
| (^) 𝑗|
Le differenze sono a due a due uguali in quanto, per ogni coppia 𝑖, 𝑗, (^) |𝑥 (^) 𝑖 − 𝑥𝑗| = (^) |𝑥 (^) 𝑗 − 𝑥𝑖|. Ne segue che possiamo riscrivere la formula che semplifica i calcoli Data invece una distribuzione di frequenze, la formula diventa
Date una distribuzione disaggregata per un carattere trasferibile 𝑥 1 , 𝑥 2 ,..., 𝑥𝑁e una distribuzione disaggregata corrispondente con termini ordinati 𝑦 1 , 𝑦 2 ,..., 𝑦𝑁, il totale della distribuzione è 𝑖= 𝑁 ∑ 𝑥𝑖 = 𝑖= 𝑁 ∑ 𝑦𝑖 = 𝑁 · μ Qual è il grado di disuguaglianza dei termini della distribuzione? → risposta basata sul confronto della distribuzione data con le due situazioni estreme seguenti, a parità di totale:
2
𝑁 = μ
2·μ 𝑁·μ =^ 2 𝑁 = 𝑃 2 𝑄 3 = 3·μ 𝑁·μ =^ 3 𝑁 = 𝑃 3 Le differenze tra 𝑃𝑖 e 𝑄𝑖che seguono danno un’idea del grado di concentrazione ( 𝑃 1 − 𝑄 1 ) + (𝑃 2 − 𝑄 2 ) +... (𝑃𝑁−1 − 𝑄𝑁−1 ) Quanto più le 𝑄 differiscono dalle tanto maggiore è la 𝑖
𝑖
disuguaglianza nei dati. (FORMULA OPERATIVA)
𝑖= 𝑘 ∑ 𝑓 𝑖
𝑖
(massima eterogeneità)