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verbi dal latino all'italiano, Dispense di Storia della lingua italiana

passaggio dal latino all'italiano, come cambia il verbo

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 08/12/2021

erika-di-pietro-6
erika-di-pietro-6 🇮🇹

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VOCALISMO SECONDARIO
È il vocalismo che si evolve in una seconda fase dal vocalismo primario neolatino e presenta esiti
in parte analoghi, in parte differenziati nelle diverse zone geolinguistiche a causa della perduta
unitarietà del latino volgare (interruzione dei contatti comunicativi e ibridazioni con altre culture nei
territori)
ANAFONESI: L’esempio BESTIAM > BISTIAM, in cui la sibilante palatale ha causato la
chiusura della E in I già nel latino, testimonia una trasformazione fonetica generata da
semplificazioni tipiche del parlato, mentre l’anafonesi, una della cosiddette cinque prove
della fiorentinità dell'italiano, è un fenomeno per cui la /é/ tonica proveniente da Ĭ breve
latina, si ritrasforma in /i/ davanti a certi nessi consonantici: /gn/, /gl/, /nc/, /ng/
gramigna < GRAMĬNEA(M), che invece avrebbe dovuto dare gramegna,
famiglia per fameglia < FAMĬLIA(M), vinco per venco < VĬNCO, lingua per lengua < LĬN-
GUA(M); parallellamente il fenomeno colpisce la /o/ nei medesimi contesti fonosintattici,
per cui si avrà, tra l'altro, fungo per fongo < FUNGU(M). Eccezione giunco < IUNCUM.
L'ANAFONESI è un caso di vocalismo secondario, e rappresenta quel fenomeno per cui la
/é/ tonica proveniente da Ĭ breve latina si chiude, ritrasformandosi in /i/ davanti a /gn/,
/gl/, /nc/, /ng/, come in gramigna < GRAMĬNEA(M), che invece avrebbe dovuto dare
gramegna, ovvero: famiglia per fameglia < FAMLIA(M)
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VOCALISMO SECONDARIO È il vocalismo che si evolve in una seconda fase dal vocalismo primario neolatino e presenta esiti in parte analoghi, in parte differenziati nelle diverse zone geolinguistiche a causa della perduta unitarietà del latino volgare (interruzione dei contatti comunicativi e ibridazioni con altre culture nei territori) ANAFONESI : L’esempio BESTIAM > BISTIAM, in cui la sibilante palatale ha causato la chiusura della E in I già nel latino, testimonia una trasformazione fonetica generata da semplificazioni tipiche del parlato, mentre l’anafonesi, una della cosiddette cinque prove della fiorentinità dell'italiano, è un fenomeno per cui la /é/ tonica proveniente da Ĭ breve latina, si ritrasforma in /i/ davanti a certi nessi consonantici: /gn/, /gl/, /nc/, /ng/  gramigna < GRAMĬNEA(M), che invece avrebbe dovuto dare gramegna , famiglia per fameglia < FAMĬLIA(M), vinco per venco < VĬNCO, lingua per lengua < LĬN- GUA(M); parallellamente il fenomeno colpisce la /o/ nei medesimi contesti fonosintattici, per cui si avrà, tra l'altro, fungo per fongo < FUNGU(M). Eccezione giunco < IUNCUM. L' ANAFONESI è un caso di vocalismo secondario, e rappresenta quel fenomeno per cui la /é/ tonica proveniente da Ĭ breve latina si chiude, ritrasformandosi in /i/ davanti a /gn/, /gl/, /nc/, /ng/, come in gramigna < GRAMĬNEA(M), che invece avrebbe dovuto dare gramegna , ovvero: famiglia per fameglia < FAMLIA(M)

ANAFONESI DELLA PALATALE : vinco per venco < VĬNCO ; MATRĬNIA > matrigna , TĬNEA > tigna , lingua per lengua < LĬNGUA(M); Partecipa all’anafonesi anche il suffisso di origine germanica -ĭng > - ingo ( ramingo , casalingo , guardingo ) ANAFONESI DELLA VELARE: parallelamente il fenomeno colpisce la / Ŭ / nei medesimi contesti fonosintattici, per cui si avrà, tra l'altro, fungo per fongo < F Ŭ NGU(M), UNG Ŭ LA > unghia e non ongia, IŬNCU > giunco FREQUENZA DELL’ANAFONESI : Si registra nel complesso una maggiore frequenza del fenomeno davanti al nesso -ng- rispetto al nesso -nk-: salvo giunco , il gruppo [oŋk] mostra infatti esiti fonetici privi di anafonesi (trŭncu > tr [o] nco , spelŭnca > spel [o] nca ). Quest’asimmetria è spiegata da Castellani in base alla maggiore forza articolatoria della velare sorda rispetto alla velare sonora, in grado di indebolire il potere di ‘chiusura’ esercitato dalla nasale sulla vocale precedente DIACRONIA DELL’ANAFONESI: PRIMA FASE L’anafonesi si è verificata in due fasi: I fase III-IV secolo. Secondo Castellani, l’anafonesi più antica ebbe luogo dopo la palatalizzazione dei nessi latini -lj- e -nj- (intorno al I-II secolo d.C.), ANAFONESI ANTICA; TRA IL TERZO E QUARTO SECOLO: Ma prima che il nesso -gn- si palatalizzasse in [ɲ], ovvero prima dell’emergere delle forme legno e degno , sviluppatesi quando l’anafonesi non era più attiva (IV secolo): in caso contrario, lĭgnu e dĭgnu avrebbero prodotto *ligno e *digno. ANAFONESI RECENTE : 4 E 5 SECOLO D.C: La datazione dell’anafonesi più recente si fonda su due forme anafonetiche quali sugna < AXŬNGIA e spugna da SPŌNGIA in contesto ormai divenuto palatale: il nesso nasale velare /ng/ si era dunque già palatalizzato in /gn/ CAUSE : Si sa che la consonante palatale non esercita nessun influsso sulle vocali posteriori (O e U) (cfr. carogna , cicogna ), l’anafonesi dunque può essersi prodotta solo prima della palatalizzazione del nesso -ng-, ovvero quando la nasale era ancora articolata con una pronuncia velare (/ng/). CRONOLOGIA DELL’ANAFONESI Castellani ipotizza che almeno per un certo numero di voci, l’anafonesi più recente sia avvenuta «verso la fine del IV secolo o l’inizio del V» e che abbia agito fino a tutto il V secolo. CAUSA E GENESI DI QUELLA PIU’ ANTICA: L’anafonesi più antica si spiega secondo le normali dinamiche della fonetica generale, come influsso retroattivo della consonante palatale sulle vocali precedenti. Si hanno due spiegazioni, di cui la prima più probabile:

  1. Secondo alcuni si produce un condizionamento della consonante contigua sulla vocale : la consonante palatale provoca cioè l’innalzamento della posizione della lingua che innalza anche il punto di articolazione della vocale.
  2. Secondo altri si tratta di un condizionamento a distanza , come quello della metafonesi: l’innalzamento assimilatorio del punto di articolazione della vocale tonica sarebbe provocato da [j] della sillaba seguente