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Riassunti relativi ai viaggi e viaggiatori del Gran Tour e le corti itineranti del 500.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Il Settecento è il secolo del viaggio in Europa, il Gran Tour, le cui protagoniste principali furono soprattutto donne. Questi viaggi erano motivati dal desiderio di libertà, conoscenza e curiosità, infatti per le donne borghesi del settecento era un momento cruciale di liberazione, di scoperta e occasione di formazione culturale e personale. Nelle loro relazioni di viaggio si percepisce una nuova visione del viaggio, che tiene in conto l’interesse per l’antichità classica, la scoperta di paesaggi, opere d’arte, con uno sguardo sensibile. Furono 16 le figure femminili protagoniste del Gran Tour: ANNE-MARIE DU BOCCAGE Parte il 25 aprile 1757 con il marito, attraversa tutta Parigi fino a giungere in Italia, da Torino, Venezia, Bologna, Parma, fino a Roma. Fu una delle prime donne d’Europa a compire il Gran Tour, seppur in modo discontinuo, infrangendo la consuetudine che confinava le donne in casa. Testimonianza di questo viaggio sono le lettere alla sorella Madame du Perron, nelle quali racconto del viaggio italiano, privilegiando l’illustrazione dei costumi e delle opere d’arte italiane. Per un’esponente, come lei, della cultura salottiera francese dell’epoca, sensibile all’atmosfera instaurata dai libertini nella letteratura e nell’arte, non c’è figura italiana di maggior richiamo del cavalier servente, o cicisbeo, ultima incarnazione dei paladini di un tempo, e come quelli garante del buon nome e della libertà di cui gode la donna maritata italiana. Le dà occasione di parlarne la sosta che compie a Venezia, città che la colpisce per la libertà dei costumi e rinomata stazione erotica per i
forestieri d’ogni parte d’Europa, dove si rende conto che le donne hanno la carnagione bianca, segno che stanno in casa di giorno e vanno in giro di notte. Madame du Boccage è attratta, al pari di ogni altro viaggiatore, dall’atmosfera carnevalesca in cui si trova immersa piazza San Marco, specie nei giorni di festa. Scopo del suo viaggio non è solo di istruzione e svago ma intendeva ottenere a Roma l’autorizzazione a dedicare a Sua Santità la Colombiade, poema dedicato a Colombo. Non solo ottiene l’autorizzazione ma anche l’appoggio e l’ammirazione da numerose città italiane e da innumerevoli accademie che le rendono omaggio. ANNA RIGGS MILLER Viaggi in Italia, raccontando il suo viaggio in Letters from Italy , tre volumi in forma epistolare, in cui descrive minuziosamente la sua esperienza, i costumi e le pitture, rivolgendosi alla madre. Attraversa buona parte dell’Italia: Torino, Napoli, Siena, Roma…descrivendo nei dettagli i paesaggi naturali, i monumenti. Il resoconto del suo viaggio che ha avuto luogo nel 1770 si qualifica come il primo esemplare di guida d’Italia redatta da una donna. Per descrivere il viaggio, la scrittrice si serve di tracciati viari, che ci consentono di ricostruire le vie percorse, e le locande; inserisce e descrive situazioni della quotidianità, problemi personali, eventi fortuiti e questo ci configura come un elemento fondamentale per la sua narrazione e affinché possa distinguersi da un viaggiatore comune. Ma inserisce anche pregiudizi e luoghi comuni italiani perché si tratta di racconti di viaggi autentici. Come omaggio e ricordo dell’Italia, la viaggiatrice colloca nell’atrio della villa di Bath un’urna romana comprata a Frascati, nella quale gli ospiti sogliono deporre motti e madrigali dedicati alla padrona di casa.
l’eterogeneità del mondo, tanto che già a 18 anni desiderava lasciare l’Inghilterra per esplorare il continente. L'amore di Mary Berry per i viaggi, come mezzo di confronto con culture diverse, si concretizzò nella primavera del 1783. Insieme alla sorella Agnes e al padre Robert, intrapresero un viaggio attraverso l'Italia, visitando località come le Alpi, Napoli e Pompei. Questo viaggio iniziale, pur con risorse limitate e frequentazioni ristrette alla colonia britannica, le fece scoprire un'Italia affascinante ma arretrata, con notevoli contrasti tra l'ostentata ricchezza pubblica e la povertà privata delle famiglie aristocratiche. Nei successivi viaggi del 1790-91 e del 1816-18, Mary Berry si trasformò in una viaggiatrice raffinata e sicura di sé, ben inserita nell'aristocrazia europea, così come la sua scrittura, inizialmente limpida e uniforme, diventava più personale e critica. Mary Berry dimostra di essere l’erede, quasi un’appassita reliquia ormai, di una concezione settecentesca del viaggio che considera l’Italia come il luogo in cui la civiltà antica e quella moderna. ELISABETH VIGÉE LE BRUN Elisabeth Vigée Le Brun, pittrice innovativa, attira l'interesse della regina Maria Antonietta per il suo modo spontaneo di ritrarre le donne, liberandole dal formalismo dell'epoca. La regina le commissiona ritratti ufficiali, tra cui il famoso "ritratto en chemise" del 1783, che la mostra in modo più umano e accessibile. Questo successo professionale, culminato con l'accettazione all'Accademia reale e il ritratto monumentale della regina e dei suoi figli, diventa pericoloso con la caduta della monarchia. Costretta a fuggire da Parigi, Elisabeth si traveste per mantenere l'anonimato. Durante l'esilio in Italia, Elisabeth trasforma la fuga in un viaggio di formazione artistica.
Elisabeth Vigée Le Brun, esule in Italia dopo aver lasciato la Francia nel 1789, trova consolazione nel vivere a Roma grazie al fascino della città, nonostante ciò, sente la perdita della sua terra e degli affetti. Lavora intensamente a Roma, Firenze e Napoli, non solo per completare la sua formazione artistica studiando i maestri del passato, ma anche per ricostruire la propria fortuna dopo aver perso tutti i suoi beni. Elisabeth Vigée Le Brun, durante la Restaurazione, scrive i suoi Souvenirs , pubblicati nel 1835, per rievocare la sua vita itinerante e difendere la sua reputazione. Sebbene idealizzati e selettivi, questi ricordi rappresentano il riscatto di una donna invidiata per il suo talento, bellezza e successo. L'opera mostra come l'artista sia riuscita a trarre benefici dall'arte, nonostante le avversità dell'esilio.
I mercanti sono i primi viaggiatori spontanei che decidono di mettersi in viaggio trattando beni di lusso come spezie, seta, stoffe. Con i loro commerci contribuivano a modernizzare le carte geografiche e allo scambio di beni preziosi. Il mercante era il viaggiatore per eccellenza perché conosceva più lingue e fin dall’antichità era abituato al viaggio. Le capitali principali del commercio mercatile erano Anversa e Lione, seguiti poi da Amsterdam e Londra. Segue a questo la figura dell’ ambasciatore , che divenne presto una risorsa importante per i grandi Stati europei. Sia mercanti che ambasciatori condividono l’uso della scrittura perché gli ambasciatori erano soliti scrivere al loro principe ogni 2 o 3 giorni. Lungo il corso del 600 la sua figura appare
Il pellegrinaggio come atto di purificazione spirituale ha una storia di lunga durata. Già nel Medioevo questa pratica su era largamente sviluppata in tutta la cristianità, come atto di fede verso cristo; le mete principali era dirette a Gerusalemme, Santiago de Compostela e Roma. Durante il viaggio, i pellegrini, i quali erano uomini di qualunque classe, sia contadini, nobili, aristocratici, incontravano difficoltà di qualunque tipo (freddo, fame, malattie) perché era un viaggio che comportava sia una fatica fisica che morale. Roma, sede del papato, divenne una delle mete principali di pellegrinaggio, da quando Bonifacio VIII proclamò il primo giubileo nel 1300, al fine di rianimare la devozione degli apostoli. Da questo evento Roma conobbe una straordinaria affluenza di pellegrini, quasi una vera e propria migrazione temporanea. Tuttavia, questo afflusso diminuì dalla metà del 600 in poi.
4. VIAGGI DI DONNE Tradizionalmente la letteratura di viaggio parla della mobilità degli uomini e presume una certa staticità delle donne. Specialmente nella prima età moderna si parla di una mobilità maschile e le donne, mogli di mercanti, viaggiavano ma in compagnia del marito o di una figura maschile. Prima del 600 anche i pellegrinaggi erano sconsigliati per le donne perché potevano configurarsi come occasioni di tentazioni e di promiscuità. Tuttavia, ciò non significava che le donne non viaggiassero ma che lo facessero maggiormente ai margini o in compagnia del marito. Fu dal 600 in poi che le donne iniziarono
a muoversi liberamente, grazie anche al miglioramento dei mezzi di trasporto che permise di compre viaggi più lunghi. Donne lucchesi e fiorentine, mogli di mercanti, lasciavano la città di origine per andare a vivere a Lione e lo stesso accadeva tra le donne straniere verso l’Italia. Con l’inizio del XVII secolo, altre donne viaggiavano perché coinvolte nella mobilità legata alla devozione, altre invece erano dirette ai bagni termali, riconosciuti allora per i benefici salutari dell’acqua, in particolare in caso di sterilità.
5. LE INCOGNITE DEL VIAGGIARE Nell’Europa moderna si viaggiava in vari modi: a pedi, a cavallo, con i battelli, soli o in compagnia. Generalmente si viaggiava in compagnia per sentirsi più protetti ed evitare i disagi che comporta il viaggiare soli. Il pellegrinaggio era una topologia di viaggio che richiedeva di procedere a piedi essendo un tipo di viaggio che comportava la rinuncia di ogni comodità. A partire dal 500 si preferì utilizzare il mulo come mezzo di mobilità più comodo e sicuro perché permetteva il trasporto delle merci. A partire dal 500 il cavallo divenne l’altro mezzo di trasporto privilegiato ma riservato ai nobili e aristocratici perché il cavallo era un segno di superiorità sociale. Il cavallo permetteva ricoprire tratte più lunghe e in meno tempo ma i disagi, quali vento, pioggia e cattivi incontri perdurarono fino alla seconda metà del 500 in cui si affermano prima in Italia poi in Francia e in Inghilterra l’uso delle carrozze. L’utilizzo delle carrozze era generalmente riservato ai principi, agli aristocratici e alle loro consorti perché era anche questo un segno di potere. Il Settecento fu il secolo del Grand Tour e delle carrozze come mezzo principale di spostamento. La sua grande diffusione portò a una trasformazione nella circolazione e nei rapporti
che consentivano una maggiore libertà e l’esilio come stato d’anima andava a nutrire una scrittura in cui si sommavano gli aspetti positivi e negativi di una vita errabonda. Viaggiare in quanto esule e la presenza delle frontiere religiose rendeva difficoltoso spostarsi, talora si rendeva necessario nascondersi sotto altre spoglie. In questo contesto la figura del mercante acquisii una particolare valenza perché in tempo tanto difficili, presentarsi come mercante giustificava il viaggio e facilitava il transito delle frontiere politiche e religiose del XVI secolo. Lo status di mercante conferiva infatti uno status di copertura. L’evoluzione commerciale del XVI secolo portò a un ulteriore aumento nel numero di mercanti impegnati negli scambi su scala europea e a quindi a un aumento nel flusso costante di uomini verso le maggiori frontiere quali Strasburgo, Lione e Francoforte. Altra meta privilegiata dai mercanti ed esuli italiani furono la Polonia e la città di Cracovia, in cui si costruì una ricca e numerosa colonia mercantile italiana. La Polonia divenne meta privilegiata dagli italiani e per i dissidenti di ogni genere per la sua tolleranza verso i protestanti e cattolici.
7. CORTI IN MOVIMENTO Fra Medioevo ed età moderna le corti erano per lo più itineranti, si spostavo da una residenza ad un’altra secondo le stagioni, il clima e il propagarsi delle epidemie. Una delle principali corti itineranti del 500 è quella spagnola : i re cattolici furono sovrani itineranti che visitarono ogni angolo del loro paese. Isabella e Ferdinando d’Aragona, i re cattolici, dopi il 1493 si spostarono da Barcellona a Girona e Figueras. Con Carlo V la mobilità della corte spagnola raggiunse il
suo apice. Negli anni prima che diventasse imperatore, trascorse anni in viaggio e dopo la sua abdicazione a Bruxelles, Carlo e il suo seguito partirono dal porto di Flessinga, attraversando la Castiglia, per Burgos e Valladolid, fino a giungere al monastero di San Jeronimo che l’avrebbe ospitato fino alla sua morte. Il figlio e suo successore, Filippo II viaggiò attraverso la Germania e l’Italia fino ai Paesi Bassi. Questo loro perpetuo momento era dettato da motivi legati alla politica imperiale e dalla molteplicità dei fronti nemici perché spostandosi il re conosceva luoghi ancora poco praticati, fare sopralluoghi alle frontiere, valutare le forze del territorio e rafforzare il potere monarchico. Altra corte itinerante è quella francese : la Francia del 500 era uno dei regni più vasti e ricchi estesi in Europa. I sovrani del XVI secolo percossero quegli spazi molteplici volte; i loro spostamenti erano seguiti da una moltitudine di persone, chi a piedi chi a cavall0, che trasportavano i beni, gli oggetti di lusso, le vivande, i gioielli, per mettere in funzione i castelli reali all’arrivo della corte. Fra tutti il sovrano che viaggiò di più fu Francesco I, principe del Rinascimento che amava brillare e piacere. Ovunque andasse, lo aspettavano banchetti e grandi cacce, una delle pratiche più diffuse tra le corti. Infatti spesso questi viaggi erano motivati dalla caccia del cervo che occupava una posizione centrale nella vita di corte. Con Francesco I la pratica dell’itineranza divenne una vera e propria risorsa politica perché rafforzava il suo potere in luoghi e territorio serpe più estesi. Carlo XI ebbe più di tutti la passione per la caccia del cervo, quasi un impulso che lo portò a viaggiare con la famiglia reale già dall’età di 14 anni. Carlo XI si trovò a viaggiare un giorno su 4 e anche in questo caso i suoi viaggi acquisirono un’importante funzione
soprattutto tosacani, a scapito dei mercanti norimberghesi. Un’altra principessa che raggiunse l’Italia all’interno del quadro delle corti itineranti del 500 fu Maria Maddalena d’Asburgo, figlia del duca di Stiria, data in sposa al principe Cosimo. Il suo viaggio fu seguito da dame, gentiluomini, ufficiali, trombettieri, seguito da una solenne entrata a Firenze. Altra corte itinerante del 500 è quella italiana: anche in Italia le corti si muovevano da un luogo ad un altro e l’itinerance assunse un carattere stagionale in base alle opportunità di caccia. Nel regno di Napoli, Alfonso I, detto il magnanimo, esercitò un potere itinerante rilevante, così come i signori di Ferrara che erano soliti spostarsi senza sosta nelle loro dimore al di fuori della città. In Toscana, erano soliti spostarsi i Medici tra le dimore di Firenze e Pisa. La presenza della corte in luoghi diverse dava luogo a scambi sociali e cultuali, rafforzando il radicamento nel territorio. VIAGGIARE NEL SECOLO DEI LUMI – IL GRAN TOUR Nel secolo dei Lumi, epoca di grandi cambiamenti, di intensificati scambi commerciali e perfezionamento dei mezzi di trasporto, si dispiega il Gran Tour attraverso l’Europa. Ad impersonare la figura del viaggiatore ideale del XVIII secolo è il viaggiatore filosofo, colui che iniziò a viaggiare per piacere, svago, per conoscenza, per il gusto della scoperta e della curiosità. Uno dei personaggi che rappresentò al meglio questa nuova figura fu Voltaire, spinto a viaggiare per conoscere, non seguendo un ordine e programma prestabilito. Il modo di viaggiare del 500 si modificò rispetto l’età dei Lumi perché in questo secolo le differenze politiche e religiose non erano più un grosso ostacolo per i viaggiatori né più questi erano mossi specificatamente da motivi religiosi;
anche il pellegrinaggio si modificò perché con il Gran Tour si affermava una nuova idea del viaggio che veniva valorizzato dal punto di vista pedagogico e filosofico. Il Gran Tour è da intendersi come un’esperienza di arricchimento culturale che si realizzava attraverso il viaggio. L’espressione Gran Tour venne adottata per la prima volta da Richard Lassels nel famoso Voyage of Italy. Fra il 1637 e il 1668, anno della sua morte, Lassels visitò cinque volte l’Italia come accompagnatore di giovani nobili, meta privilegiata dei viaggiatori del Gran Tour. Nella storia del Gran Tour pedagogico figura essenziale di viaggiatore era quella del precettore o accompagnatore di giovani nobili che avevano il compito di accompagnare i giovani, sorvegliandoli in quanto tutore e avviarli alla conoscenza del mondo, dei costumi e delle lingue. E poteva accadere che il precettore fosse destinato a farsi un nome. Per questo, la pratica del Gran Tour divenne una vera e propria istituzione di origine aristocratica che si allargava anche a classi borghesi, i quali aderivano al viaggio come modalità di formazione e crescita attraverso l’Europa. La storia del Gran Tour inizia con l’età elisabettiana, vive la sua età d’oro nel corso del secolo dei Lumi e si conclude con il finire di esso. La via privilegiata fu Italia-Parigi: partendo dalla Francia, i viaggiatori attraversavano le Alpi, che richiedeva uno sforzo fisico ed economico non indifferente, giungendo a Torino, prima tappa, seguendo poi l’asse Bologna-Firenze-Siena-Roma. Venezia e Roma furono nei primi secoli dell’età moderna le due tappe privilegiate, per l’arte e per le cerimonie legate al carnevale e ai giorni festivi, mentre il sud dell’Italia divenne una meta solo anni dopo. Roma era la meta privilegiata in assoluto per essere un museo a cielo aperto e per le sue solenni funzioni religiose che esercitavano una particolare attrazione nella cornice di
I viaggiatori del Gran Tour viaggiarono per desiderio di conoscenza, per curiosità, per aumentare la rispettabilità culturale al rientro in patria, promuovendo la carriera. In più, si inaugurò la moda del fare ritratti ai visitatori straniere e su tutti il più osannato ritrattista d’Europa fu Pompeo Batoni, lucchese trapiantato a Roma dalla giovinezza e ritenuto uno dei più grandi ritrattisti di viaggiatori e gentiluomini dell’epoca.