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Virgilio letteratura latina
Tipologia: Dispense
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- L’età augustea
L’età augustea si apre con la morte di Cicerone (43 a.C.) e la morte di Ovidio e di Tito Livio ( d.C.). Un periodo contrassegnato da un rinnovamento e da un cambiamento rispetto al passato. Ottaviano sancisce il suo potere con la battaglia di Azio (31), dopo essersi accordato con Antonio e Lepido nel secondo triumvirato (44), che fu una magistratura e non un accordo privato; Ottaviano si rivolgeva all’occidente, Antonio all’Oriente. Ottaviano si mostrò come un personaggio equilibrato presso la classe senatoriale, discreditando Antonio che avrebbe delineato come un monarca ellenizzante. Dopo la battaglia di Azio si conclude un periodo di guerre civili iniziato con Mario e Silla. Ottaviano si pone come primis in virtù del suo ruolo di pacificatore, ma lasciando nominalmente la struttura sociale di Roma. Inoltre rimise il potere nelle mani del senato (27), ma gli viene conferito l’imperium maius et infinitum, cioè il comando assoluto di Roma, oltre al titolo di Augusto: Augustus si connette ad augere, augure, auctoritas. Diviene un monarca, con l’intento di ristabilire l condizioni precedenti. Augusto mise in atto il suo programma valendosi non di un comando autoritario, ma della ricerca di consenso soprattutto mediante gli intellettuali In particolare, nella prima parte del principato vi fu una diarchia con il senato e una consonanza con Virgilio, Orazio, Properzio; nella seconda parte, quando viene meno il ruolo assunto da mecenate, si perde quel contatto tra il principe e gli intellettuali che legittimava il potere di Augusto, con un distacco degli intellettuali dal potere e una forma di autoritarismo (confische, esili). Gli intellettuali iniziano a vedere la parte deteriore del potere. Durante l’età augustea si ha la fioritura di generi letterari e il superamento dei precedenti, un’età irripetibile i cui autori costituiranno dei modelli, a prescindere dal contesto storico culturale. Nasce la poesia lirica, si sviluppa la poesia bucolica (dopo Ennio, con Virgilio e Orazio), la poesia elegiaca (Ovidio). Questo si verifica a seguito di un forte scambio culturale con le zone limitrofe: l’età augustea può definirsi simultaneità del diverso, poiché varie tendenze si scambiano e nel tempo steso sono motivo di rinnovamento. C’ è anche una crisi di identità, simile all’ellenismo: se gli stranieri erano hostes da combattere e i cives motivo di fondamento della società, questi non sono più scissi. Di qui il tentativo di recupero della Roma repubblicana (georgiche). Accanto a ciò vi è una tendenza di pensiero che non si rifaceva ad un’impostazione tipicamente romana.
- Vita e opere
Virgilio nasce ad Andes (90 a.C.) e muore a Napoli (14 a.C.). Appartenente ad una famiglia di proprietari terrieri, conduce i suoi studi a Roma e a Napoli (44), entra nel Circolo di Mecenate (38) e inizia la sua produzione letteraria. La vicinanza di Virgilio al potere è piuttosto tormentata, ma su commissione di mecenate e di Ottaviano scrive le Bucoliche, le georgiche, l’Eneide. Modello di Virgilio è Teocrito (310-250), poeta di origine siciliana trasferitosi all’isola di
l’investitura poetica. Virgilio ricava da teocrito il metro, il tono stilistico, l’ambientazione; uno stile raffinato che, a partire da Catullo, Virgilio porta a perfezione, con la limpidezza dovuta ad un labor limae del verso. L’operazione è mediata dai poeti del I sec e filtrata dall’ellenismo, dalla bellezza formale del suono, che cela una stratificazione contenutistica. Le vicende biografiche di Virgilio si enucleano dalle Bucoliche (Poesie pastorali), composte tra il 42 e il 35 e comprendenti dieci egloghe (poesie scelte): il paesaggio bucolico indica infatti un ritorno all’adolescenza, un’epoca serena priva di avvenimenti che lo turbano Sono componimenti autonomi l’uno dall’altro ma hanno un impianto unico, con dei collegamenti. Le egloghe dispari hanno una struttura dialogica: la I e la IX fanno riferimento alla confisca di terre dopo la battaglia i Filippi (41 A. C.), ovvero l’espropriazione delle terre che interessò Virgilio; la III e la IX sono gare poetiche; la V e la VII sono lamenti per la morte di Dafni. Le egloghe pari (tranne la IV) hanno una struttura narrativa, con monologhi. La IV fa una celebrazione in forma profetica della nascita di un puer, che potrebbe alludere alla nascita del figlio di Cornelio Gallo. Virgilio costruisce un paesaggio romantico, lo sfondo è lo specchio della propria anima, il paesaggio della memoria, e così sono presenti delle ‘distrazioni’ (si parla del Mincio presso Mantova). Le Bucoliche hanno un modello greco e Virgilio crea un’utopia. Vi è un recupero di quei valori incontaminati di cui Roma aveva bisogno (si tiene presente il V libro del De rerum natura).
Le Georgiche sono composte tra il 37 e il 29: denotano l’avvicinamento di Virgilio ad Ottaviano, ma ideologicamente questo non significa che Virgilio fosse organico al potere, dal quale invece si allontanò trasferendosi a Napoli. L’opera è un poema didascalico suddiviso i quattro libri secondo una norma stilistica alessandrina: quattro libri sono le Argonautiche di Apollonio Rodio,
(quattro opere teatrali: tre tragedie e un dramma satiresco) dovevano esserci 4500 versi. L’opera è suddivisa in diadi: la prima è dedicata alla natura, in particolare al lavoro dei campi (I) e all’arboricultura (II); la seconda al bestiame, specie all’allevamento (III) e all’apicultura (IV), dove l’ape è simbolo della rettitudine e dell’anima pura. Nella prima diade ha più importanza la natura in sé e nella seconda il lavoro dell’uomo, da un paesaggio idilliaco si passa alla presa di coscienza dell’etica del lavoro. Questo riflette i capisaldi della propaganda augustea, in cui si rivaluta il lavoro agricolo, e insieme costituisce una prosecuzione delle Bucoliche. Il I e il III libro hanno ciascuno un proemio relativo alla diade, il II e il IV hanno un proemio proprio; tutti i libri presentano un epilogo e un excursus. Di qui l’analogia con Lucrezio per la struttura organizzativa dell’opera, ma contenutisticamente Virgilio riprende il modello delle Opere e Giorni di Esiodo, che rivaluta il lavoro agricolo che nobilita. Virgilio si ispira anche
ma un gioco letterario: le Georgiche non sono un manuale di precettistica in ambito agricolo, ma un’opera che rappresenta un ideale e un modello di vita, quello in cui il tessuto contadino costituisce il fondamento della società, nella misura in cui Lucrezio vuole divulgare, secondo i
diverse del lavoro: quella di Esiodo, per cui lo stato di natura dell’uomo è caratterizzato dall’onestà del lavoro, e quella di Lucrezio, in cui predomina invece la ferinità. Giove introdusse il lavoro per nobilitare l’uomo: grazie al lavoro l’uomo si è civilizzato. E’ di origine alessandrina anche la presenza dell’epillio eziologico, un piccolo epos, all’interno di un altro genere, che spiega la causa di un qualche fenomeno; fu inventato da Callimaco, che scrisse il primo epillio chiamato Ecale.
- Proemio Nei primi cinque versi si concentrano l’esposizione argomentativa dei primi quattro libri e una dissimulata dedica a Mecenate. Vi è un’invocazione agli dei attraverso i miti, attraverso la cultura alessandrina. In un trattato di Varrone, il De rustica, gli dei consentes, che presiedono l’agricoltura, sono invocati con il mito. Di Lucrezio è ripresa la concezione della storia come evoluzione nella quale ogni dio, consigliere, fornisce un bene: la storia è resa positiva dall’intervento di una divinità benevola. Vi è poi la lode di Ottaviano, che in questa posizione assume il ruolo di un dio tutelare, un dio che protegge l’umanità. Si associa l’azione poetica e quella del princeps. E’ il primo testo latino in cui un personaggio vivente viene paragonato ad un dio, preludendo alla divinizzazione di Ottaviano. Questi a connotati eroici come Epicuro nel De rerum natura: un uomo che è riuscito a risollevare le sorti dell’umanità dalle guerre civili. Presenta una serie di interrogative indirette, che alludono alle tematiche dei libri successivi (i libri dispari contengono due tematiche): cerealicoltura e viticoltura, arboricoltura, zoocultura, apicoltura: la struttura del proemio riflette la struttura dell’intera opera. Il proemio a livello compositivo, presenta fluidità: pausa sintattica non corrisponde a pausa metrica. Laetas : inneggia alla gioia. – segetes : indica l’ordine dato dal lavoro, in contrapposizione al campo lasciato a maggese (novalia). - sidere : per metonimia, può indicare la stagione. – vitis : =vites. - pecori : enjambement e dativo di fi ne, iato con apibus per sottolineare il passaggio di tematica dal III al IV libro; si oppone al gregge (pecus). – cultus : deverbale di colo, richiamando sia la cultura del campo sia la cultura dell’anima, in quanto il lavoro ri fl ette la teodicea. – vos..lumina : dei immanenti, ovvero Dioniso e cerere, divinità agresti. – chaoniam : popolo dell’Epiro; allude al fatto che tali popolazioni sapevano ascoltare i responsi delle querce (come l’oracolo di Dodona) e anche Platone sosteneva che la natura dava segnali.
Non irae : allitterazione suoni nasali; irae è plurale poetico. - miserabilis Orpheus : in clausola, sottolinea la pietas per Orfeo e la partecipazione di Virgilio. – haut quaquam : riferibile sia al sintagma precedente che successivo. – ni : =nisi. – fata : plurale poetico e per ragioni metriche. – rapta pro coniuge : anastrofe – fugeret : congiuntivo con valore donativo – immanem hydram : iperbato – moritura puella : evidenzia la pietas – alta in herba : anastrofe – at : nesso si passaggio senza valore asseverativo – Dryadum : indica le nine - arces : metonimia per vetta – Pangaea : monti della Tracia - Rhesi mavortia tellus : perifrasi per Tracia; allude al re Resi ucciso da Diomede. – Getae : popolazione – Orithya : fi glia del re dell’Attica Eretteo, rapita dal vento di Borea e portata in Tracia. – Aegrum..amorem , cava..testudine : doppio iperbato intrecciato, che rallenta l’ordine prosastico. – te : quadruplice anafora – solo in litore : anastrofe – solo..secum : allitterazione – Taenarias : promontorio del Peloponneso dove si pensava fosse ingresso all’Ade – nigra : enallage – caligantem..lucum : iperbato – Manis : indicano le anime dei defunti – Erebi : parte più profonda dell’Ade - hibernus…imber : iperbato e paronomasia – magnanimum heroum : omoteleuto – Cocyti , Stix : fi umi infernali - coercet : in clausola, richiama il verso precedente – stupuere : arcaismo – Laeti tartari : indica la morte - Caeruleos : richiama caecum ma ha accezione negativa – Eumenides : enjambement; in luogo di Erinni perché ammansite dal canto di Orfeo – Cerberus : mitico cane a tre teste posto a guardia degli inferi - Ixioni : fa riferimento al dio dei Lapiti, che aveva o ff eso Giunone – Eurydice : preterizione – namque..legem : inciso, sottolinea la straordinarietà dell’evento – cum : inverso – scirent si : anastrofe – restitit : incipitario, indica un’inversione, un isolamento che rompe il verso – immitis : pre fi sso negativo –in, con continua litote, è costante – rupta…foedera : enjambement – – fumus : similitudine omerica – lumina : metafora - heu non tua : si richiamano foneticamente - volentem dicere : enjambement – quo…quae : poliptoto; chiasmo, di tipo alessandrino – septem…menses : iperbato e iperbole – perhibent : arcaismo - sub : più volte in anastrofe – Strymonis : fi ume della Tracia - flesse : forma sincopata – sibi : ri fl essivo atto ad indicare l’isolamento di Orgeo – late…loca : paronomasia - Venus : metonimia