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"vita" Vittorio Alfieri, Dispense di Letteratura Italiana

Riassunto "Vita" scritta da Vittorio Alfieri Diviso per capitoli e con le datazioni in ordine cronologico

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 15/10/2023

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Riassunto libro
“Vita” Vittorio Alfieri
PARTE PRIMA
INTRODUZIONE:
- Ci spiega il motivo per cui ha deciso di mettere per iscritto la sua vita
1. Farsi conoscere da qui pochi che hanno letto e apprezzato le sue opere (sopravvivenza della propria memoria)
e quindi l’amore verso stessi,
2. Voler evitare che dopo la sua morte uno scrittore qualunque raccolga la sia vita in un volumetto qualsiasi con
il solo scopo di trovare consensi nel mercato editoriale *SOCIOLOGIA DEL MERCATO EDITORIALE
- Il suo obiettivo è scrivere della sua vita con la maggiore onestà possibile, ma qualora non riuscisse ad essere
effettivamente sincero ometterà determinati avvenimenti per non essere ridotto a mentitore.
- Lui stesso autorizza il lettore ad andare oltre, ossia a saltare parti di testo laddove diventi troppo prolisso,
soprattutto nella parte della vecchiaia dove la ragione a volte può venir meno.
EPOCA PRIMA PUERIZIA: abbraccia nove anni di vegetazione.
Capitolo primo; Nascita e parenti
(1749)
- Ci dà i suoi natali e ci descrive in breve la sua discendenza paterna
- Accenni al rapporto con la sorella e la madre
Capitolo secondo; Reminiscenze dell’infanzia
(1752: 3 anni)
- il primo ricordo è dello zio che gli dava i confetti
(1754: 5 anni)
- Si ammala di dissenteria e si trasferiscono nella casa del patrigno
- il fratellastro più grande viene mandato nel collegio dei Gesuiti
- Prima sensazione di malessere (per la sorella) di cui Alfieri ha memoria: lui la descrive come un dolore vero e
proprio che noi oggi chiameremo trauma della separazione.
(1755:6 anni)
- soffre per la lontananza dalla sorella
- Prima testimonianza della sua tendenza allo studio: viene affidato ad un precettore, don Ivaldi che gli insegna
a leggere, scrivere e far di conto; se non per Cornelio Nepote e Fedro era un precettore piuttosto ignorante.
(poi cambierà insegnate)
Capitolo terzo; Primi sintomi di un carattere appassionato
- Non va più a trovare la sorella e dunque ne soffre; pian piano supera la cosa poiché frequenta la chiesa del
Carmine dove ci sono i fraticelli, che essendo molto giovani, nel volto gli ricordano la sorella.
- Episodio in cui sostituisce nel vocabolario di greco e latino la parola frate con padre.
(1756=7 o 8 anni)
- Essendo un giorno malinconico prova a mangiare dell'erba del giardino di casa si pensando fosse cicuta.
Ovviamente sarà scoperto e punito.
Capitolo quarto; Sviluppo dell’indole indicato da vari fattarelli
(tra i 7 o 8 anni)
- Punizione esemplare della reticella.
- Veniva portato a messa facendogli indossare la reticella. La prima volta alla chiesa del Carmine la seconda
volta alla chiesa di San Martino
- La vergogna di talmente tanta che ci stette male e la punizione non venne più applicata.
- Aveva comunque un carattere particolare poiché venne punito quando, la nonna essendo in visita da loro,
chiese cosa volesse per regalo e lui disse nulla con fare arrogante e venne dunque punito.
Capitolo quinto; Ultima storietta puerile
- Passa l'estate con il fratellastro, il marchese di Cacherano, con il quale avrà un piccolo incidente in casa
(sbatte la testa sul camino facendo gli esercizi alla prussiana).
- Conoscenza per la prima volta dell’invidia, poiché il fratellastro essendo più adulta riceveva più attenzioni, e
di come essa possa sfociare in due direzioni: o nell’odio e nel mettersi in competizione con gli altri.
- L’invidia era verso il suo fratellastro Marchese di Cacherano, il quale essendo più grande di lui era nel
collegio dei Gesuiti e più avanti negli studi.
- L’anno dopo il fratellastro si ammalò di Tisi e venne riportato a casa dove morì poco tempo dopo ma Alfieri
non lo vide più nemmeno prima della morte.
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Riassunto libro “Vita” Vittorio Alfieri PARTE PRIMA INTRODUZIONE:

  • Ci spiega il motivo per cui ha deciso di mettere per iscritto la sua vita
  1. Farsi conoscere da qui pochi che hanno letto e apprezzato le sue opere (sopravvivenza della propria memoria) e quindi l’amore verso sé stessi,
  2. Voler evitare che dopo la sua morte uno scrittore qualunque raccolga la sia vita in un volumetto qualsiasi con il solo scopo di trovare consensi nel mercato editoriale *SOCIOLOGIA DEL MERCATO EDITORIALE
  • Il suo obiettivo è scrivere della sua vita con la maggiore onestà possibile, ma qualora non riuscisse ad essere effettivamente sincero ometterà determinati avvenimenti per non essere ridotto a mentitore.
  • Lui stesso autorizza il lettore ad andare oltre, ossia a saltare parti di testo laddove diventi troppo prolisso, soprattutto nella parte della vecchiaia dove la ragione a volte può venir meno. EPOCA PRIMA – PUERIZIA: abbraccia nove anni di vegetazione. Capitolo primo; Nascita e parenti (1749)
  • Ci dà i suoi natali e ci descrive in breve la sua discendenza paterna
  • Accenni al rapporto con la sorella e la madre Capitolo secondo; Reminiscenze dell’infanzia (1752: 3 anni)
  • il primo ricordo è dello zio che gli dava i confetti (1754: 5 anni)
  • Si ammala di dissenteria e si trasferiscono nella casa del patrigno
  • il fratellastro più grande viene mandato nel collegio dei Gesuiti
  • Prima sensazione di malessere (per la sorella) di cui Alfieri ha memoria: lui la descrive come un dolore vero e proprio che noi oggi chiameremo trauma della separazione. (1755:6 anni)
  • soffre per la lontananza dalla sorella
  • Prima testimonianza della sua tendenza allo studio: viene affidato ad un precettore, don Ivaldi che gli insegna a leggere, scrivere e far di conto; se non per Cornelio Nepote e Fedro era un precettore piuttosto ignorante. (poi cambierà insegnate) Capitolo terzo; Primi sintomi di un carattere appassionato
  • Non va più a trovare la sorella e dunque ne soffre; pian piano supera la cosa poiché frequenta la chiesa del Carmine dove ci sono i fraticelli, che essendo molto giovani, nel volto gli ricordano la sorella.
  • Episodio in cui sostituisce nel vocabolario di greco e latino la parola frate con padre. (1756=7 o 8 anni)
  • Essendo un giorno malinconico prova a mangiare dell'erba del giardino di casa si pensando fosse cicuta. Ovviamente sarà scoperto e punito. Capitolo quarto; Sviluppo dell’indole indicato da vari fattarelli (tra i 7 o 8 anni)
  • Punizione esemplare della reticella.
  • Veniva portato a messa facendogli indossare la reticella. La prima volta alla chiesa del Carmine la seconda volta alla chiesa di San Martino
  • La vergogna di talmente tanta che ci stette male e la punizione non venne più applicata.
  • Aveva comunque un carattere particolare poiché venne punito quando, la nonna essendo in visita da loro, chiese cosa volesse per regalo e lui disse nulla con fare arrogante e venne dunque punito. Capitolo quinto; Ultima storietta puerile
  • Passa l'estate con il fratellastro, il marchese di Cacherano, con il quale avrà un piccolo incidente in casa (sbatte la testa sul camino facendo gli esercizi alla prussiana).
  • Conoscenza per la prima volta dell’invidia, poiché il fratellastro essendo più adulta riceveva più attenzioni, e di come essa possa sfociare in due direzioni: o nell’odio e nel mettersi in competizione con gli altri.
  • L’invidia era verso il suo fratellastro Marchese di Cacherano, il quale essendo più grande di lui era nel collegio dei Gesuiti e più avanti negli studi.
  • L’anno dopo il fratellastro si ammalò di Tisi e venne riportato a casa dove morì poco tempo dopo ma Alfieri non lo vide più nemmeno prima della morte.
  • Lo zio paterno si accorse della necessita di far istruire il giovane e suggerì alla madre di farlo entrare all’accademia di Torino, la quale ne fu molto addolorata.
  • Viene affidato ad un certo alessandrino, Andrea. Piange durante tutto il viaggio e beve dall'abbeveratogli insieme ai cavalli.
  • Sottolinea l'importanza del ricordarsi che dentro di noi c'è un bambino. EPOCA SECONDA – ADOLESCENZA: abbraccia otto anni d'ineducazione. Capitolo primo; Partenza dalla casa materna, ed ingresso nell’Accademia di Torino, e descrizione di essa (1758: 9 anni)
  • Partenza dalla casa materna. Apprezza il viaggio in carrozza e nota come i cavalli corrano più velocemente rispetto all’andatura a cui è abituato quando va in giro con la madre.
  • Il bambino è dapprima spaesato dell’arrivo nella nuova casa poi dopo pochi giorni manifesta la natura irrequieta, tanto che anzi che aspettare ottobre viene mandato all’accademia ad agosto anzi che ad ottobre.
  • Spiega il suo ingresso nell’accademia e descrive come i ragazzi sono divisi; dice che più che un collegio sembrava una locanda.
  • Dice che gli insegnati stessi erano poco motivati all'insegnamento e soprattutto non possedevano una formazione del sapere pratico che teorico. Capitolo secondo; Primi studi, pedanteschi e mal fatti (1759: 10 anni)
  • Bambino sottoposto alla tirannide del servitore e dal controllore della camerata.
  • Viene controllato il suo livello di studio risulta ammesso al secondo livello.
  • Descrive i suoi primi anni al collegio e sottolinea come, sotto certi aspetti lui fosse più preparato dei suoi stessi maestri
  • Entra in competizione (emulazione che lo sprona) con i suoi compagni ma invano poiché nessuno ha una preparazione sufficientemente degna per potergli insegnare qualcosa.
  • Durante il corso dell’anno gareggiava con i suoi compagni, con il solo scopo di primeggiare.
  • Venne a conoscenza dell’Ariosto, con i suoi scritti divisi in 4 tomi, rubandoli.
  • Si scambiava i tomi dell'Ariosto con un suo compagno in cambio della porzione di pollo durante i pasti domenicali.
  • Lui si rammarica di non riuscire a leggere l’Ariosto, scritto in una lingua a lui conosciuta piuttosto che tradurre le Georgiche o l’Eneide.
  • I volumetti gli vennero confiscati Capitolo terzo; A quali de 'miei parenti in Torino venisse affidata la mia adolescenza
  • Primi due anni in accademia, peggiorano le sue condizioni di salute e non impara molto più di quello che già non sapeva.
  • Quando andava a trovare lo zio paterno, trascorreva del tempo con il Conte Benedetto con il quale intratteneva discorsi di rilevanza culturale.
  • Chiacchierare con lo zio lo reputava noioso e irritante per via del suo accento toscano; via con lui a Napoli
  • Sono anni in cui il suo studio si riduce ancora di più. Capitolo quarto; Continuazione di quei non-studi (1760=11 anni)
  • Studia sempre meno e sta sempre peggio di salute
  • Non sopporta i suoi compagni che lo chiamano “carogna.
  • Recupera l’Ariosto dal Sotto Priore
  • Parla dei suoi canoni aristotelici e spiega la tecnica dell’intreccio
  • Parla di alcuni scrittori quali: Tasso (non gli piaceva), Metastasio (primo autore di corte del 700 e autore di melodrammi), Annibal Caro, (aveva fatto una traduzione positiva dell’Eneide apprezzata da Alfieri) e Goldoni (apprezzava le commedie).
  • Faceva i compiti ad un suo compagno in cambio di due palle di gioco, prima li faceva fedelmente poi ci inseriva degli errori, il più famoso fu il “potebam” che costò al tipo una beffa da parte di tutta l’accademia e che lo indusse a farsi i compiti da solo. (1761=12 anni)
  • Essendosi liberato del tutore ora non sopporta più nemmeno il curatore e desidera uscire da solo come i suoi colleghi; quindi, incomincia ad uscire di nascosto per poi essere sciopero e messo in punizione; durante le quali si disperava, nonostante le visite dei suoi amici Capitolo nono; Matrimonio della sorella. Reintegrazione del mio onore. Primo cavallo
  • Nel maggio del 1764, la sorella Giulia si sposò con il Conte Giacinto di Cumiana.
  • Il suo nuovo cognato gli fece riacquisire la libertà e venne reintegrato nel Primo Appartamento dell'Accademia
  • Si dà poi ad acquisti pazzi: compra un primo cavallo e per poi acquistarne altri fino ad arrivare a possedere 8 cavalli. Capitolo decimo; Primo amoruccio. Primo viaggetto. Ingresso nelle truppe (1765= 15 anni)
  • Viaggio di 10 giorni a Genova con il curatore: ad Alfieri parve di aver fatto un grande viaggio ma in realtà poi si renderà conto che sarà una piccola avventura. (1766= 16 anni)
  • Lascia l'accademia e nel maggio dello stesso anno si iscrive nella lista dei Postulanti impiego nelle Truppe
  • Riteneva di avere una vocazione militare e divenne Portainsegna del Reggimento, volle poi entrare nella cavalleria, per via del suo amore per i cavalli; tuttavia, sapeva che non era la sua vera vocazione.
  • Aveva smania di viaggiare e nell'Ottobre dello stesso anno, ottenne il permesso di partire con un ajo inglese, più anziano. EPOCA TERZA – GIOVINEZZA: abbraccia circa dieci anni di viaggi e dissolutezze. Capitolo primo; Primo viaggio. Milano, Firenze, Roma. (1766=18 anni)
  • Partenza in ottobre per il suo primo viaggio insieme al suo servitore Francesco Elia, che aveva già viaggiato con lo zio paterno.
  • Partenza per MILANO ma non gli piacque poi molto poiché molte cose le vide male ed in fretta, soprattutto nel soggiorno a TORINO fu annoiato dal manoscritto autografo di Petrarca conservato nella biblioteca ambrosiana (non sopportava Petrarca poiché quando era nella fase della filosofia lo aveva letto poco e male e soprattutto non lo aveva compreso molto bene).
  • Continua poi a spostarsi: Piacenza, Parma e Modena che non gli piacquero; Bologna gli piacque. Partì poi alla volta di Genova dove sopportò un poco meglio di altro la tomba di Michelangelo Buonarroti a Santa Croce.
  • Nel soggiorno a Firenze si mise a studiare la lingua inglese più che il toscano forse per paura di non saperlo parlare.
  • A dicembre partì alla volta di Pisa poi Livorno e ancora Siena.
  • Verso la fine di dicembre arrivò a Roma dove poi si vedrà costretto a tornare. Capitolo secondo; Continuazione dei viaggi, liberatomi anche dell'aio (1767=19 anni)
  • Per svernare andarono a Napoli che però non gli piacque molto perché la considerava sporca. Elia si rompe un braccio e se lo riaggiusta da solo
  • Ad Acquapendente si ruppe il timone della carrozza che venne aggiustato da Elia
  • Conosce la gente del posto ma è sempre torturato da quel sentimento di malinconia e angoscia che lo spingono a voler ripartire di volta in volta.
  • Viene presentato alla corte del Re Ferdinando IV che aveva 15 o 16 anni.
  • Il ministro della Sardegna gli concede di viaggiare senza ajo per via della buona condotta; Volle ripartire per Roma Capitolo terzo; Proseguimento dei viaggi. Prima mia avarizia
  • Ritorno a Roma, frequenta il conte Rivera, ministro della Sardegna, con il quale leggevano il sesto libro dell'Eneide.
  • Conobbe il papa Clemente XIII
  • Terzo raggio, per ottenere il permesso di un secondo anno di viaggi in Francia, Inghilterra e Olanda
  • Il curatore gli dice che per questo secondo viaggio gli sarebbero stati dati solo 1500 zecchini: Alfieri si vede dunque costretto a risparmiare, talvolta non pagando Elia.
  • Ripartono: dalla via di Loreto giungono a Bologna ma non gli piace più; arrivano poi a Venezia dove si fermerà fino alla metà di giugno per poi ripartire.

Capitolo quarto; Fine del viaggio in Italia e mio arrivo a Parigi.

  • Va da Venezia a Padova, dove vi è la tomba del Petrarca, passa sempre annoiato per Vicenza, Verona, Mantova e poi Milano, riducendosi nuovamente a Genova.
  • Arriva ad Antibo per mare e una volta sbarcatovi va a Marsiglia e poi a Parigi Capitolo quinto; Primo soggiorno a Parigi (1767=19 anni)
  • Arriva in agosto ma le sue aspettative vennero deluse dal fatto che Parigi non era come se la aspettava:
  • le costruzioni e le architetture di per sé non gli piacevano, le definiva delle barbarie
  • le chiese le definì sudice e gotiche
  • le donne parigine erano brutte e mal truccate
  • solo i giardini gli piacevano
  • La su impressione di Parigi gli è rimasta impressa anche a distanza di anni
  • La necessità di cambiare sempre posto era dettata dalla sua angoscia e dal dolore continuo.
  • Nel gennaio decide di partire per Londra per poi riuscire ad apprezzare il bello in città come Napoli, Roma, Venezia, Firenze. (1768=20 anni)
  • Conosce Luigi XV che però ai suoi occhi sarà sempre troppo spocchioso e altezzoso Capitolo sesto; Viaggio in Inghilterra e in Olanda. Primo intoppo amoroso
  • Parte da Parigi in compagnia di un cavaliere suo compaesano: era il cugino dell'Ambasciatore di Parigi.
  • Durante tutto il viaggio vede Londra raccontò le sue imprese amorose essendo lui molto egocentrico e sicuro di sé.
  • Sbarcarono a Dover. In Inghilterra intanto assistiamo alla rivoluzione industriale che simboleggiava il passaggio dall'antico regime al mondo moderno.
  • Londra è il primo paese che gli piace, dopo Bologna; infatti, parla di un diffuso benessere generale.
  • A giugno riparte alla volta dell'Olanda, dove per la prima volta cade in quello che lui stesso definisce un intoppo amoroso.
  • Sempre in Olanda conobbe Don Iosè d'Acunha, grazie al quale decise di riaprire i libri, iniziando con Machiavelli, che sarà una fonte di ispirazione per le sue tragedie.
  • Si innamora di questa donna che era già sposata ma che di fatto lo ricambiava, tuttavia ella, essendo sposata con un ricchissimo uomo sempre in viaggio, fu costretta a seguirlo lasciando Alfieri con una semplice lettera che lo fece stare davvero male.
  • Per alleviare il dolore che provava chiese che gli venisse praticato il salasso. cercò di morire dissanguato se il fedele servitore Elia non fosse intervenuto.
  • A settembre decise di rimettersi in viaggio alla volta del Piemonte Capitolo settimo; Rimpatriato per mezz'anno, mi do agli studi filosofici. (1768=20 anni)
  • Legge le opere di Rousseau, di Montesquieu e di Helvetius per impegnarsi in qualcosa (1769=21 anni)
  • Tenta di leggere l'Eloisa ma tuttavia non llo finisce.
  • Il cognato cercava di farlo maritare con una donna: questa poi deciderà di maritarsi con un uomo più ricco di Alfieri. lui stessa ne sarà contento perché sapeva che se si fosse sposato non avrebbe più composto Capitolo ottavo; Secondo viaggio, per la Germania, la Danimarca e la Svezia
  • Parte alla volta di Vienna con un breve soggiorno a Torino e nel luglio in Ungheria dove però non apprese nulla.
  • Conoscendo il conte di Canale avrebbe potuto conoscere il celebre poeta Metastasio ma tutta via rifiuta sapendo che era al soldo dei potenti.
  • A settembre si muove alla volta di Praga e Desdra , per poi passare alla volta di Berlino dove conobbe Federico II.
  • Fa poi un viaggio a Nord tra Amburgo e la Danimarca per toccare anche Copenaghen.
  • Legge i dialoghi dell'Aretino e a fine marzo parte per la Svezia. Capitolo nono; Proseguimento di viaggi.Russia,Prussia di bel nuovo, Spa, Olanda e Inghilterra
  • A maggio partono per la Finlandia per toccare anche Pietroburgo e approdare poi a d Upsala. Quando arrivano in Svezia sono costretti a sostare per tre giorni nella terra del ghiaccio essendo appunto bloccati nel mare ghiacciato: questo aumento parecchio il suo senso di malinconia e angoscia che lo costringeva a spostarsi di continuo. Legge il Voltaire.
  • Conosce Caterina Seconda che definisce la Clitennestra Filosofessa.
  • Si sposta poi alla volta di Siviglia e poi ancora a Cordoba: rintraccia sia nei territori spagnoli e in quello portoghesi ancora una originalità nei costumi
  • Giunge per una seconda volta a Barcellona, dopo un viaggio di 30 giorni consecutivi; vende uno dei suoi cavalli dopo che si era azzoppato durante un viaggio, vende l'altro ad un banchiere di Barcellona, in cambio di una cambiale.
  • Tuttavia, non apprezzerà mai l'arte dei banchieri e la loro classe sociale: si presentano come gentile e poi ti usano per fare i loro comodi.
  • Fa un viaggio continuo fino ad arrivare ad Antibo e poi imbarcarsi per Genova, dove rimane per tre giorni e tornare in Torino. Capitolo tredici; Poco dopo essere stato rimpatriato, incappo nella terza rete amorosa. Primi tentativi di poesia
  • Rientra dopo i cinque anni di viaggio ben allargato di idee e rettificato il suo modo di pensare tuttavia non era interessata ad impieghi diplomatici. Il suo stesso genere lo cercò di trovare un impiego alla Camera del re ma lui rifiutò. (1773 = 23 anni)
  • Alla fine dell'anno prende casa in Torino ed entra in contatto con alcuni giovani con i quali parlavano di ogni cosa.
  • Intanto continuava la divagazione tra donne e cavalli, i quali aveva acquistato per più di 12 e decise che presumibilmente era ora di sottrarsi agli orrori della noia della sazietà e dell'ozio.
  • Ritrovò una vecchia fiamma che aveva conosciuto, in termini di amicizia quando era in cui era il primo appartamento dell'Accademia. Capitolo quattordici; Malattia e ravvedimento
  • Alla fine del ‘ 73 si ammalò gravemente di un male non meglio riportato ma tuttavia ebbe un intoppo amoroso intorno al gennaio del ‘74 con la suddetta signora che anch'ella si ammalò e lo stesso Alfieri gli fece da compagnia. (1774 = 24 anni)
  • Durante la convalescenza della signora incominciò a scrivere la Cleopatra poiché a casa delle donne c'erano molte razze egiziani, tuttavia, dopo che la donna si riprese i due litigavano sempre più spesso e lui decise di andarsene a Milano no le donne lo fece sentire in colpa e lui cercò di restare il meno possibile a Milano. Capitolo quindici; Liberazione vera. Primo sonetto (1775 = 25 anni)
  • Torna da Milano nel 1775 di notte per non farsi vedere e compone il primo sonetto ruppe con la signora, vedendo la cosa indispensabile per riuscire a far qualcosa della tua vita. Conobbe padre Paciaudi che lo aiutò negli iniziali componimenti. EPOCA QUARTA: VIRILITÀ: Abbraccia trenta e più anni di composizione, traduzione studi diversi Capitolo primo; Ideate, e stese in prosa francese le due prime tragedie, il Filippo e il Polinice. Intanto un diluvio di pessime rime (1775 = 2 6 anni)
  • Dato il suo carattere ostinato ed indomito che nel corso degli anni lo avevano trascinato in alcuni guai, decide di rimettersi finalmente a studiare, mosso da un istinto di recuperare quello che non corso degli anni non aveva appreso.
  • Ricomincia a studiare da zero affiancato da un maestro che di tanto in tanto lo tediava.
  • Si pone come obiettivo quello di studiare la lingua italiana, quella che parlavano i suoi contemporanei nella sua zona.
  • Intorno an 1775 riesce a recitare il Filippo e il Polinice, in italiano, le quali erano state stese da lui in francese suo malgrado.
  • Messa in scena della Cleopatra che però agli orecchi di Alfieri risulta sgradevolissima, ma che tuttavia non lo abbattono, pubblica La Cleopatra in un’edizione del 1783.
  • Capì che la lingua toscana non faceva per lui e continuò a comporre poesie senza tuttavia usare il toscano.
  • Inizia a scrivere ma siccome non ricordava lo schema delle terzine dantesche, le prime 12 le scrisse liberamente e poi corresse l’errore.
  • Soggiorno a Monginevro, nell’agosto del ‘75, dove decide di riprendere la lingua francese e ritrova l’abate Aillaud che lo aveva in precedenza accompagnato in uno dei suoi viaggi e aveva cercato di farlo avvicinare alle lettere.
  • Un altro abate gli insegnava a suonare la chitarra.
  • Continua a tradurre in italiano i Filippo e il Polinice senza sapere però se studiare l’italiano o il francese.
  • Ringrazia il Tana e il padre Paciaudi di aver insistito con lui per farlo tornare a studiare
  • Decide di studiare alcuni dei sommi poeti per prendere a modello le loro poesie: Dante gli rimane troppo difficile, nei modi e nelle formule Tasso non lo aveva mai aperto fino a quel giorno, ma più leggeva e più faceva fatica Ariosto Petrarca Traduzione del Bentivoglio di Stazio: poveri nella struttura Traduzione di Ossian di Cesarotti: questa fu quella che più gli piacque
  • Si domanda perché le traduzioni sono troppo letterarie tipo quella del Cesarotti
  • Tra le letture in prosa, come consigliato dal Paciaudi, lesse il Galateo della Casa. Che reputò troppo pomposo Capitolo secondo; Rimessomi sotto il pedagogo a spiegare Orazio. Primo viaggio letterario in Toscana (1776 = 27 anni)
  • Pensava di essere stupido per via dell’età, poiché intendeva solo l’italiano e lo pensò anche il suo insegnate.
  • Anzi che fargli leggere il Fedro gli fece leggere Orazio, di modo che imparasse sia la grammatica che la poesia.
  • Continuò a leggere e postillare autori italiani quali Poliziano e riprese Dante e Petrarca
  • La sua penna rimaneva comunque povera nello stile.
  • capisce che se non abbandona il francese non può comprendere l'italiano e decide di spostarsi in Toscana; parte dunque nel '76.
  • a Parma conosce lo stampatore Bodoni. È mosso dalla voglia di sapere anche le più piccole cose
  • parla del diario che aveva tenuto per un po' di tempo
  • a Pisa conosce Giovanni Lampredi, avvocato di diritto canonico
  • arriva a Pisa, dove rimane per qualche settimana e si occupa della stesura dell'Antigone in prosa Toscana, mette in versi il Polinice, traduce la Poetica di Orazio, legge le tragedie di Seneca
  • dopo un anno dalla recita della Cleopatra aveva finalmente altre due opere tragiche: sia il Filippo che il Polinice era scritto in francese, l'Antigone in prosa
  • l'Antigone lo spinse a scrivere anche l'Agamennone e l'Oreste
  • a settembre si reca a Firenze dove rimaneggia il Filippo Capitolo terzo; Ostinazione negli studi più ingrati
  • ad ottobre è a Torino mentre continuava a studiare
  • torna dal Portogallo l'abate Caluso che lo aiutò nello studio
  • intorno al dicembre del 76 riceve le prime lodi dai suoi lavori ( 1777 = 28 anni)
  • mette in versi anche l'Antigone Capitolo quattro; Secondo viaggio letterario in Toscana, macchiato di stolida pompa cavallina. Amicizia contratta con il Gandellini. Lavori fatti o ideati in Siena.
  • a maggio riparte, con un permesso reale datogli non troppo volentieri dal re
  • va a Genova dove è costretto a rimanere per 3 giorni e poi a Sarzana dove sta per 8 giorni; non aveva molto da leggere se non Orazio e Petrarca, si fa quindi prestare da un frate Tito Livio
  • ci spiega il suo modo di comporre e verseggiare
  • a Siena conosce Francesco Gori Gandellini (legame profondo di amicizia)
  • su suo consiglio mette in tragedia la congiura de Pazzi Capitolo cinque; Degno amore mia allaccia finalmente per sempre
  • riprende poi l'Oreste e gli capita un volume di Voltaire che la definiva un a tragedia
  • indignati chiede aiuto a Gandellini che gli dice di scrivere senza curarsi delle definizioni degli altri
  • incontra una donna di cui si innamora, ma essa è sposata Capitolo sei; Donazione intera di tutto il mio alla sorella. Seconda avarizia
  • chiede un altro permesso al re
  • stampa il libro in u territorio fuori dalla giurisdizione reale
  • fa pagare una somma di denaro dalla sorella in seguito al tentativo di ottenere l’indipendenza economica dal Piemonte
  • è costretto a ridurre il numero di servitori e di cavalli
  • teme c'è la donna di cui è innamorato non lo voglia più Capitolo sette; Caldi studi in Firenze
  • nell'aprile del 78 mette in versi la Virginia e quasi tutto l'Agamennone
  • si ammala e in estate si riprende
  • Ricevette la notizia che si il fratello del Gori che poi successivamente il Gori stesso si ammalarono e morirono in breve tempo; lesse le lettere in compagnia della sua donna, che aveva raggiunto e che anch’essa si era addolorata tantissimo. Capitolo quindici; Soggiorno in Pisa. Scrittovi il Panegirico e il Trajano ed altre cose
  • La sua donna tornò in Italia
  • Lui in Pisa si mise a leggere il Panegirico a Traiano di Plinio il Vecchio che tanto lo prese da scatenargli un impeto di rabbia che lo inspirarono a scrivere. Lasciò questa composizione intatta per alcuni giorni per poi riprenderla e trovarsi soddisfatti del proprio lavoro. Capitolo sedici; Secondo viaggio in Alsazia, dove mi fisso. Ideativi e stesi i due Bruti, l’Abele. Studi caldamente ripigliati
  • La sua amata va a Parigi, dove aveva i parenti e Alfieri la raggiunge fino all’inverno quand’ella è costretta a tornare in Alsazia.
  • Il fatto di essere lontano e allo stesso tempo vicino alla donna amato lo getta nello sconforto che viene subito consolato dal rimettersi a scrivere.
  • Compone altre tragedie quali: “Sofonisba”, “Mirra”.
  • La sua donna, appena lui ebbe finito le varie stesure, le scrive dicendole che ha assistito allo spettacolo del Bruto di Voltaire ma che non le fosse piaciuto tantissimo; Alfieri finge di non conoscere tale Bruto di Voltaire e approfitta dell’occasione per stendere il suo Bruto.
  • A dicembre riparte e continua la stesura dei suoi lavori Capitolo diciassette; Viaggio a Parigi. Ritorno in Alsazia, dopo aver fissato con il Didot in Parigi la stampa di tutte le diciannove tragedie. Malattia fierissima in Alsazia dove l’amico Caluso era venuto per passare l’estate con noi
  • Raggiunge la sua amata in Alsazia
  • Aveva steso il Bruto Primo e aveva riverseggiato ma in lingua francese la “Sofonisba”, dopo averla fatta leggere ad un suo amico.
  • Decide di dare in stampa le sue tragedie e lascia al Didot il manoscritto delle prose
  • Li raggiunge il Alsazia l’amico Caluso, per poi ripartire alla volta di Ginevra e loro invece rimasero in Svizzera.
  • Riceve una lettera dalla madre, la quale aveva mandato Caluso da Alfieri per convincerlo a sposarsi con una ragazza di buona famiglia: Alfieri ovviamente rifiuta
  • Alfieri si sloga un polso e poi si ammala di dissenteria Capitolo diciotto; Soggiorno di tre e più anni in Parigi. Stampa di tutte le tragedie. Stampa di molte altre opere in Kehl
  • Dà alle stampe le altre tragedie, tranne l’Abele, ma si stabilisce, con dimora fissa a Parigi.
  • La sua amata viene a sapere della morte del di lei marito Capitolo diciannove; Principio dei tumulti di Francia, i quali disturbandomi in più maniere, di autore mi trasformano in ciarlatore. Opinione mia sulle cose presenti e sulle cose future di questo regno
  • Essendo stati convocati gli stati generalo, c’era molto tumulto in Francia e questo rallentava il lavoro della stamperia, nel caso specifico di Alfieri, poiché questi erano impegnati in altro.
  • Alfieri vuole affrettare le cose, per far sì che si rimanga nei tempi prestabiliti e ci riescono ma subito c’è un altro evento che li preoccupa.
  • Viene a sapere che le sue opere cominciano ad arrivare e che non dispiacciono; tuttavia, decide di non montarsi la testa
  • Essendo giunto alla fine dell’epoca quarta dice che nonostante il rimbambimento e le poche cose da scrivere, seguirà una parte quinta
  • Prega, inoltre, colui che in futuro entrerà in possesso di suddetta opera di farne quello che meglio crede.
  • La sua opera di fatto è nata con l’intento di far conoscer qualcosa in più al lettore qualora ne fosse interessato, anche se inizialmente è volta solo a fare da specchio con sé stesso.
  • Tuttavia, si dispiace un po’ perché avrebbe preferito parlare più ampliamente del suo impegno che del suo disimpegno.

PARTE SECONDA

Continuazione dell’EPOCA QUARTA PROEMIETTO

  • Dice di aver rireso quanto scritto in Parigi, in tre anni e di voler continuare a narrare quelle cose degne di lode che aveva fatto negli anni successivi, aggiungendo dunque capitoli all’epoca quarta. Capitolo venti; Finita interamente la prima mandata delle stampe, mi do a tradurre Virgilio e Terenzio, e con qual fine il facessi
  • Trovandosi a Parigi, un po’ annoiato dal non riuscire a comporre nulla, decide di, per pure diletto di mettersi a tradurre alcuni passi dell’Eneide; poi prendendoci gusto oltre che tradurla interamente si mise a tradurre il Terenzio: aveva infatti lo scopo di voler creare un verso comico, anche se impiegherà molto.
  • Fece un viaggio sulle alpi con la sua amata per distrarsi dal tedio portatogli dalla faccenda delle stampe delle tragedie
  • Vedono che in Parigi è difficile viverci per le tensioni politiche e partono alla volta di Londra Capitolo ventuno; Quart viaggio in Inghilterra e in Olanda. Ritorno a Parigi dove ci fissiamo davvero, costretti alle dure circostanze
  • Nell'aprile del ‘91 ripartirono per Parigi, quando il re si da alla fuga; passando per Oxford e poi Dover, dove Alfieri incontrò Penelope Pitt, con la quale parlò brevemente fino al loro arrivo a Calais
  • Dopo che i due si lasciarono, Alfieri e la sua amata proseguirono per Bruxelles dove Alfieri ricevette la risposta della lettera precedentemente inviata alla Pitt
  • Ad ottobre i due arrivarono finalmente a Parigi. Capitolo ventidue; Fuga da Parigi, donde per la Fiandre e la Germania tornati in Italia ci fissammo in Firenze
  • Trovandosi a Parigi, Alfieri si fa recapitare i suoi libri che aveva lasciato in precedenza; si trova ad essere sempre angustiato e malinconico
  • Riceve le ultime lettere dalla madre che sperava di rivederlo presto ma ella morirà nell’aprile del 1792
  • Nel frattempo, c’erano le prime rivolte sociali in Francia, dopo la cacciata del re e quindi il crollo della monarchia; dunque, si iniziano i preparativi per la partenza da Parigi per le Fiandre.
  • Prima di riuscire a valicare il confine della Francia vengono fermati da dei rivoltosi che li accusano di portarsi via le ricchezze del re e di lasciarli così, allora Alfieri inizia a sventolare i passaporti italiani e raggiunti poi da delle guardie riescono a ripartire.
  • La sua donna per riprendersi dallo spavento volle stare un po’ con la sorella a Bruxelles.
  • Ad ottobre erano a Francoforte e a dicembre si stabilirono in Firenze. Capitolo ventitré; A poco a poco mi vo rimettendo allo studio. Finisco le traduzioni. Ricomincio a scrivere qualche coserella di mio, trovo casa piacentissima in Firenze; e mi do al recitare
  • È contento di essere ritornato a Firenze per via della lingua familiare
  • Si riavvicina allo studio e pian piano riprendono a vivere decentemente
  • Di tutto il suo patrimonio librario, dopo l’incidente per uscire dalla Francia, rimase con circa 150 volumetti di piccole edizioni, cosa che accrebbe il suo ozio intellettuale
  • Si diede alla recitazione con una piccola comitiva in una casa privata, cosa che lo fece ancor più allontanare dallo studio Capitolo ventiquattro; La curiosità e la vergogna mi spingono a leggere Omero, ed i tragici greci nelle traduzioni letterali. Proseguimento delle satire, ed altre storielle.
  • Si diede alla lettura di Omero e di Pindaro poiché egli fosse poeta tragico e attore ma non li aveva mai letti.
  • Intorno al ‘96 scisse altre rime e nel frattempo continuava con il Terenzio e con il Virgilio
  • Animo tediato per l’invasione dei francesi in Italia. Capitolo venticinque; Per qual ragione e con quale scopo mi risolvessi finalmente a studiare da radice seriamente da me stesso la lingua greca
  • Desidera imparare la lingua greca ma tutta via non riesce a tenere gli occhi fissi sull’alfabeto che l’amico Caluso gli aveva scarabocchiato su un foglio durante una visita.
  • Pensando quindi al fatto si essersi spesso avvicinato a territori greci, si impuntò e decisi di mettersi a studiare; in quasi un anno volle provare a scrivere qualcosa
  • Si appassionò di Platone, Erodoto e pian piano volle imparare i metri di Orazio
  • Tuttavia, era costantemente tediato dal nemico francese in Italia. Capitolo ventisei; Frutto da non aspettarsi dallo studio serotino della lingua greca: io scrivo (spergiuro per l'ultima volta ad Apollo) l’Alceste seconda
  • Alfieri continua a studiare il greco e a scrivere qualcosa in greco; si appassiona in particolar modo ad Euripide e ne scrive non una ma ben due versioni dell’Alcesti, chiamandoli Alcesti prima e seconda.