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Riassunto William Shakespeare, sonetti, tematiche
Tipologia: Slide
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Il grande paradosso è che di Shakespeare si parli molto, ma non si sappia altrettanto. Certo è che di un bambino con quel nome fu registrato il battesimo 26 aprile del 1564 a Stratford-upon-Avon. Si crede però egli sia nato il 23 aprile( giorno di San Giorgio, patrono dell’Inghilterra) e si dice la morte sia avvenuta esattamente nello stesso giorno del 1616 (probabilmente per costruire il mito di un’icona culturale che rappresenta l’Inghilterra stessa). Figlio di un guantaio, Shakespeare avrebbe frequentato la Grammar School locale dove imparò il latino. Si sposò con una donna più grande di lui, Anne Hathaway, a 18 anni ed ebbero 3 figli: Susanna, Hamnet e Judith. Del matrimonio si sa poco, gli anni tra il 1585- 1591 vengono definiti gli «anni perduti» perché non si hanno testimonianze su dove egli fosse o cosa facesse, ma ciò che si sa è che nei primi anni ‘90 Shakespeare abbandona il tetto coniugale di Stratford e arriva a Londra, dove inizia la sua carriera come drammaturgo e attore.
Mentre però Shakespeare sta muovendo i primi passi nella capitale inglese tra il 1592- si assiste alla chiusura teatri per la peste, ciò lo costringe a prendere una pausa dal teatro per cimentarsi con la poesia. La scelta è dettata dalla necessità di guadagnare qualcosa ed è per questo che riesce a garantirsi il Conte di Southempton come protettore ( presto lo definirà «the first heir of my invention») al quale infatti egli dedica alcune delle sue opere poetiche che vedremo nella seconda unità. Una volta riaperti i teatri nel 1594 entrò a far parte dei Lord Chamberlain’s Men, di cui diventa anche azionista e solo nel 1599 si trasferisce al Globe, appena costruito dove ha inizio la produzione dei cosiddetti «drammi romani». Nel 1594 sembra vengano pubblicati in forma anonima le sue due prime opere, il Titus Andronicus e l’Henry VI. Nel 1595, appare poi la sigla W.S. su La pietosa tragedia di Locrino, probabilmente però apocrifo.
Sicuramente si può considerare come molti drammi dell’epoca, nella forma in cui li leggiamo secoli dopo, siano il prodotto di più voci autoriali che collaboravano nella costruzione dei testi. Attori, drammaturghi, trascrittori erano le tre anime di un testo
attraverso dei meccanismi di collaborazione o sovrascrittura: il drammaturgo scriveva il copione, recitato dagli attori che aggiungevano qualcosa durante l’interpretazione e il testo dello spettacolo finale veniva trascritto man mano nella sua versione finale messa in scena da dei trascrittori presenti nel teatro. Come afferma il Professor Stanco nel libro di testo, infatti, si può parlare di «Fluidità del canone shakespeariano collegabile al contesto in cui le opere furono prodotte». Shakespeare, al contrario di Jonson, non si preoccupò mai di curare la pubblicazione delle sue opere, né abbiamo opere manoscritte, il che ha alimentato le speculazioni addirittura sull’esistenza stessa di Shakespeare.
Alcune teorie fantasiose immaginano addirittura fosse un nobile dell’epoca, come il conte di Oxford o proprio il conte di Southampton, o anche Kit Marlowe, o addirittura la regina Elisabetta ad aver scritto dietro lo pseudonimo «preso in prestito» dal figlio di un guantaio di Stratford Upon Avon che voleva fare l’attore. Ma, come detto, sono più che altro, teorie fantasiose. Vero è che sembra strano un uomo di tali umili origini sia stato in grado di scriver tra i testi teatrali più significativi dell’intero panorama letterario globale, con finissimi riferimenti alla letteratura classica o europea, ma è anche vero che, come appena visto, il risultato di un’opera fosse frutto di un lungo processo plurale, contaminato in maniera originale da più storie, voci, ruoli. In più è anche vero che molte delle trame shakespeariane, pur nella loro magnificenza, non sono che riscritture di storie già esistenti (novelle italiane, commedie latine, tragedie greche o spagnole) a cui egli attingeva a piene mani con un lessico originale e talvolta coniato appositamente per il nuovo dramma (egli creò un numero considerevole di neologismi).
Come fare allora, come studiosi di letteratura, a definire un canone shakespeariano? La critica si basa su due criteri principali visto che non è pervenuto nessun manoscritto autoriale, attraverso due tipi di documenti: 1)Le External evidences : insieme di documenti dell’epoca Anagrafici/legali/amministrativi
L’attacco di Greene probabilmente era legato al suo far parte dei cosiddetti University Wits , un gruppo di drammaturghi e scrittori, attivi alla fine del ‘500 in Inghilterra. La maggior parte aveva compiuto studi universitari a Oxford e Cambridge, da cui il nome. Anche se non si riconobbero mai come gruppo a sé, ma l'associazione tra loro deriva da uno studio successivo che li ha associati tra questi ritroviamo Christopher Marlowe, Robert Greene, Thomas Nashe, Thomas Lodge, John Lyly, ed altri tra coloro i quali furono tra i più celebri e rappresentati drammaturghi del teatro elisabettiano. Mentre però con Thomas Kyd, nonostante la formazione differente, non ci furono ostilità di alcun tipo nei confronti di Shakespeare, di umili studi e origini, ci furono, come testimonia lo scritto di Greene, numerosi pregiudizi. Nell’ «insulto» che gli riserva riprende la formula presente nell’ Henry VI, in cui è la regina Margherita che viene definita « tiger’s heart wrapped in a woman’s hide ».
Figura 3: frontespizio del Third Folio.
Shakespeare quindi non curò mai direttamente a pubblicazione dei suoi drammi, pensati unicamente per il palcoscenico, ed è per questo che la critica shakespeariana continua ad interrogarsi su alcune attribuzioni, come nei casi del Sir Thomas More e del Edward III. In più pare esistesse un’opera dal titolo "Love’s Labour’s Won" andata smarrita, la cui esistenza è stata scoperta solo nel 1953 grazie al ritrovamento di una rilegatura del 1637- 38 con la trascrizione di un elenco di drammi venduti da un libraio inglese che la attribuiva a Shakespeare. In più solo nel 2010 è stata attribuita al Bardo l’opera Il Cardenio Recitata a corte nel 1613 dai King’s Man. Comparsa nel 1653 sullo Stationers’ Register e attribuita a Shakespeare e Fletcher, probabilmente non fu mai stampata. Nel 1727 Lewis Theobald lo mette in scena come opera shakespeariana con la modifica nel nome del personaggio (da Cardenio a Julio), ma solo nel 2010 la Arden Shakespeare lo pubblica con il titolo "Cardenio or Double Falsehood" di Wiliam Shakespeare.
Complessivamente si attribuiscono oggi a William Shakespeare queste opere teatrali (le cui specifiche vedremo quando studieremo i generi nelle prossime settimane, come cosa voglia dire che si passi dalla storia inglese alla storia romana, o cosa sono le dark comedies e i problem plays ). Commedie: I due gentiluomini di Verona (1590-1595) La commedia degli errori (1592) La bisbetica domata (1593) Pene d'amore perdute (1593-1596) Il mercante di Venezia (1594-1597)
Sogno di una notte di mezza estate (1595) Molto rumore per nulla (1598-1599) Come vi piace (1599-1600) La dodicesima notte (1599-1601) Le allegre comari di Windsor (1599-1601) Tutto è bene quel che finisce bene (1602-1603)* Misura per misura (1603)* Pericle principe di Tiro (1607-1608) La tempesta (1611) Il racconto d'inverno (1610-1611)
Tragedie: Tito Andronico (1589-1593) Romeo e Giulietta (1594-1596) Giulio Cesare (1599)-Passaggio da Storia Inglese a Storia Romana Amleto (1600-1601) Troilo e Cressida (1602)* Otello (1603-4) Re Lear (1605-1606) Timone di Atene (1605-1608) Macbeth (1606) Antonio e Cleopatra (1607) Coriolano (1607-1608) Cimbelino (1609)
Drammi storici: Enrico VI, parte I (1588-1590) Enrico VI, parte II (1588-1592) Enrico VI, parte III (1588-1592) Riccardo III (1591-1592) Riccardo II (1595) Enrico V (1598-1599) Enrico IV, parte I (1597) Enrico IV, parte II (1598) Enrico VIII (1612-1613) Re Giovanni (1590-1597)
Alle opere teatrali si aggiungono i Sonnets (raccolta registrata nello Stationers’ Register nel 1609) e i Poemetti (The Rape of Lucrece, Venus and Adonis, A Lover’s Complaint, The Phoenix and the Turtle) composti principalmente tra il 1592-94 vista la chiusura dei teatri per la peste. Venere e Adone e Lucrezia , due epilli di argomento mitologico-erotico, si rifanno al modello ovidiano e petrarchesco mantenendo la tematica della dialettica amorosa attraverso giochi di parole sagaci e densi di spirito a tratti brioso a tratti farsesco. Entrambi si aprono con la dedica al protettore di Shakespeare, Henry Wriothesley, III conte di Southampton, e risultano come unici due casi in cui fu lo stesso Shakespaere a curarne la stampa al fine di inserire le due lettere di dedica in apertura.
sarebbe morta sola, e tu mai nato… Che idea ti fai di me, che mi disprezzi? Deturpi le tue labbra, se mi baci? Parlami, o dolce; ma sii dolce o taci…» VS La passione di Venere che lo bacia come fosse una fiera insaziabile : «Come aquila famelica a digiuno Strazia col becco piume, carne ed ossa, scotendo l’ali e divorando in fretta, finché gozzo sia pieno o preda estinta così gli bacia fronte, gote, mento e a dove finisce ricomincia»
Registrato nel 1594 nello Stationers’ Register col solo titolo di "Lucrece" questo epillio è composto da 1855 versi in strofe di 7 versi rimanti, una rima chiamata royal rhyme. Come il titolo completo racconta, quello dell’edizione del 1594 The "Rape of Lucrece", il poemetto è basato sulla storia della violenza subita da Lucrezia da Tarquinio, ripresa già da Chaucher nella "Legend of Good Women". Lucrezia, abusata da Tarquinio, prima di suicidarsi dalla vergogna denuncia l’avvenuto. Ciò che che è interessante è come Shakespeare restituisca, attraverso toni cupi e un metro sincopato, la tragicità de momento della violenza. La costruzione dei versi restituisce una sorta di claustrofobia crescente nell’impossibilità di scappare della donna dall’incombente sopraffazione, utilizzando nuovamente figure ferine per significare la dinamica come simile a una trappola subita da Lucrezia dalla quale non c’è via di fuga, se non la sua successiva e coraggiosa denuncia.
Contenuto in "Loves Martyr", una pubblicazione di Robert Chester del 1601 dedicata a John e Ursula Salusbury, una coppia di nobili di corte che purtroppo morirono senza eredi. La fenice e la tortora sono entrambi simboli allegorici dell'amore. Alcuni l’hanno definito un esempio di poesia metafisica che ispirò i poeti appartenenti a quella corrente, vista la tematica e la quantità di immagini simboliche che lo caratterizano. La poesia si conclude con una preghiera per gli amanti morti poiché nel poema si narra di come siano rimasti una cosa sola: « Two distincts, division none ». Death is now the Phoenix' nest, And the Turtle's loyal breast To eternity doth rest. Leaving no posterity, 'Twas not their infirmity: It was married chastity. Truth may seem, but cannot be; Beauty brag, but 'tis not she: Truth and Beauty buried be. To this urn let those repair That are either true or fair: For these dead birds sigh a prayer.
"A Lover’s Complaint" fu stampato in appendice alla prima versione dei Sonnets nel 1609 ed è composto da 47 strofe in settenari con lo stesso schema di Lucrece. Tratta la Storia di una dama sedotta e abbandonata, ma attribuzione rimane dubbia, per quanto pubblicata in chiusura dei Sonetti registrati nello Sationers’ Register con il titolo Shakespeares
Sonnets, con una dedica misteriora a tale W.H. (probabilmente sempre Henry Wriothesley, III conte di Southampton) da parte dello stampatore Thomas Thorpe (T. T).
Shakespeare usa il modello fissato da Sidney in "Astrophil e Stella": 3 quartine e distico rimato, tranne in qualche raro caso (99, 126, 145 hanno struttura differente). Il distico finale ha una funzione incisiva talvolta a ribaltare il senso stesso del sonetto. Trattano principalmente le contraddizioni del mondo contemporaneo e inquietudine dell’uomo moderno e tra i temi principali troviamo erotismo, passionalità e desiderio esplicitati. Poesia di tipo teatrale evidenziata dall’interlocuzione costante con una seconda persona plurale a cui ci si rivolge in cui torna spesso la metafora del mondo come teatro. Moltissimi (tra cui il 18, 19,55, 60,63,65,74,77,101,107) sono sul valore eternante della poesia, chiamati anche «Sonetti dell’immortalità»: la poesia rende eterno ciò che il Tempo (spesso personificato e perciò scritto con la T maiuscola) prova a distruggere. Hanno tre destinatari fittizi: Il Fair Youth La Dark Lady Il poeta rivale.
Dall’ 1 al 126 dedicati al Fair Youth , giovane dai tratti angelici che ricorda le fattezze del Conte di Southempton (mai dichiarato esplicitamente nei testi che fosse lui, ma da molti supposto viste le molte somiglianze). Dal 1 al 17 vengono chiamati «Sonetti matrimoniali» perché c’è esortazione al giovane a riprodurre le proprie qualità generando figli. Nel 1640 fu creata addirittura una nuova versione curata da John Benson che interviene pesantemente come nelle sostituzioni tra gli he e gli she, poi fortunatamente successivamente ripristinate. I sonetti tra il 78-80/80-86 però sono dedicati al « poeta rivale », di cui Shakespeare invidia le abilità poetiche. Anche del poeta rivale l’identità è solo immaginabile, ma mai dichiarata. Dal 127 al 152 viene presentata la Dark lady, figura femminile anticonvenzionale per l’epoca nel carattere e nelle fattezze, tentatrice nei confronti di Shakespeare, che ne ricambia le attenzioni pur trovandola talvolta malvagia, e che talvolta minaccia di sottrargli le attenzioni del fair youth stesso come nel sonetto 144. Altro protagonista sempre presente è il Time crudele che il poeta combatte attraverso la poesia.
Seguono alcuni sonetti esemplificativi delle varie tematiche. From fairest creatures we desire increase, That thereby beauty's rose might never die, But as the riper should by time decease, His tender heir might bear his memory; But thou, contracted to thine own bright eyes, Feed'st thy light's flame with self-substantial fuel, Making a famine where abundance lies, Thyself thy foe, to thy sweet self too cruel. Thou, that art now the world's fresh ornament
si vantano della loro giovinezza questa e' gia' sfiorita,e non rimane che il ricordo della vigoria giovanile; allora il pensiero di questo stato di precarieta' mi riporta in mente la tua traboccante gioventu', in cui l'inesorabile distruzione del tempo si adopera per trasformare il tuo giorno di oggi nella notte di domani. E dichiarando guerra al Tempo, per amore vostro, quello che egli ti toglie, io te lo restituisco.
Let me not to the marriage of true minds Admit impediments. Love is not love Which alters when it alteration finds, Or bends with the remover to remove. O no! it is an ever-fixed mark That looks on tempests and is never shaken; It is the star to every wand'ring bark, Whose worth's unknown, although his height be taken. Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks Within his bending sickle's compass come; Love alters not with his brief hours and weeks, But bears it out even to the edge of doom. If this be error and upon me prov'd, I never writ, nor no man ever lov'd. Non sia mai ch'io ponga impedimenti all'unione di anime fedeli; Amore non e' Amore se muta quando scopre un mutamento o tende a svanire quando l'altro s'allontana.Oh no! Amore e' un faro sempre fisso che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;e' la stella-guida di ogni sperduta barca,il cui valore e' sconosciuto, benche' nota la distanza. Amore non e' soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote dovran cadere sotto la sua curva lama; Amore non muta in poche ore o settimane,ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio. Se questo e' errore e mi sara' provato, Io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.
My mistress' eyes are nothing like the sun; Coral is far more red, than her lips red: If snow be white, why then her breasts are dun; If hairs be wires, black wires grow on her head. I have seen roses damask'd, red and white, But no such roses see I in her cheeks; And in some perfumes is there more delight Than in the breath that from my mistress reeks. I love to hear her speak, yet well I know That music hath a far more pleasing sound: I grant I never saw a goddess go,— My mistress, when she walks, treads on the ground: