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World Englishes: varietà dell’inglese e diffusione globale, Appunti di Linguistica Inglese

Questo documento analizza la diffusione dell’inglese come lingua globale e le principali varietà linguistiche (World Englishes) sviluppatesi nei diversi contesti geografici e culturali. L’elaborato affronta il ruolo dell’inglese come lingua internazionale e lingua franca, approfondendo i processi storici che ne hanno determinato l’espansione, come il colonialismo, la globalizzazione e l’influenza dei media. Vengono inoltre analizzate le principali varietà dell’inglese nativo (British English, American English, Australian English, New Zealand English, South African English) e non native (Indian English, Caribbean English, Singapore English, Euro-English), insieme ai fenomeni di contatto linguistico come pidgin, creoli e code-switching. Il lavoro include anche un’analisi delle varietà regionali e sociali dell’inglese nel Regno Unito (Cockney, Estuary English, Scouse, Geordie, Scots, Welsh English) e dei processi di variazione linguistica in ambito sociolinguistico.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 10/06/2026

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simona-leone-9 🇮🇹

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LE VARIETA' LINGUISTICHE DELL'INGLESE: MATERIALI.
INTRODUZIONE
L’inglese è la prima vera “lingua globale”. Nel passato altre lingue come il latino e il francese sono
state lingue internazionali, ma nessuna ha mai raggiunto la stessa penetrazione dell’inglese, parlato
da circa un quarto della popolazione mondiale e lingua ufficiale in 40 paesi.
L’inglese è la lingua delle comunicazioni, della navigazione marittima e aerea, della scienza,
dell’economia, delle relazioni internazionali e diplomatiche.
Ma oggi più che di English si dovrebbe parlare di Englishes, nuove varietà sviluppatesi a partire dalla
lingua della madrepatria.
La mia tesi “Le varietà linguistiche dell’inglese: materiali” ha proprio lo scopo di analizzare
l’argomento, anche attraverso l’utilizzo di testi e audio files per comprendere più
approfonditamente il fenomeno.
Nel primo capitolo ho descritto il ruolo assunto dall’inglese come lingua internazionale e lingua
franca in situazioni ufficiali, professionali, scientifiche e quotidiane, e le ragioni della rapida e vasta
diffusione di questa lingua.
La crescita dell’inglese è stata condizionata soprattutto dal Colonialismo dell’impero britannico con
una conseguente espansione demografica di parlanti nativi inglesi, dall’“imperialismo economico”
di Londra e New York nell’Ottocento e dall’ampia diffusione di prodotti culturali inglesi e americani
(pubblicità, musica, cinema, Internet).
Appoggiandomi a studi sull’argomento ho potuto meglio spiegare la nascita dei New Englishes e i
meccanismi utilizzati dai parlanti in situazioni di bilinguismo, come il code switching.
E’ errato ritenere che il futuro del World English sia l’uso di una delle due varietà d’inglese
americano o britannico, perché essi verranno integrati da altre varietà.
Nel secondo, terzo e quarto capitolo ho analizzato l’inglese dei paesi in cui è Native Language: Gran
Bretagna (SBE e Received Pronunciation), America (GenAm), Australia (AusEng), Nuova Zelanda
(NZE) e Sud Africa (SAE). Per ogni paese ho annesso una breve descrizione degli avvenimenti storici
che hanno portato alla diffusione dell’inglese in questi contesti, le caratteristiche grammaticali,
lessicali e di pronuncia delle diverse varietà e approfondimenti sui vari dialeti locali, spesso
influenzati da sostrati linguistci preesistenti (ad esempio il Wenglish costruitosi a partire dal gallese)
o da altre lingue presenti sul territorio (ad esempio: Spanglish, Jafaican).
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LE VARIETA' LINGUISTICHE DELL'INGLESE: MATERIALI.

INTRODUZIONE

L’inglese è la prima vera “lingua globale”. Nel passato altre lingue come il latino e il francese sono state lingue internazionali, ma nessuna ha mai raggiunto la stessa penetrazione dell’inglese, parlato da circa un quarto della popolazione mondiale e lingua ufficiale in 40 paesi. L’inglese è la lingua delle comunicazioni, della navigazione marittima e aerea, della scienza, dell’economia, delle relazioni internazionali e diplomatiche. Ma oggi più che di English si dovrebbe parlare di Englishes, nuove varietà sviluppatesi a partire dalla lingua della madrepatria. La mia tesi “Le varietà linguistiche dell’inglese: materiali” ha proprio lo scopo di analizzare l’argomento, anche attraverso l’utilizzo di testi e audio files per comprendere più approfonditamente il fenomeno. Nel primo capitolo ho descritto il ruolo assunto dall’inglese come lingua internazionale e lingua franca in situazioni ufficiali, professionali, scientifiche e quotidiane, e le ragioni della rapida e vasta diffusione di questa lingua. La crescita dell’inglese è stata condizionata soprattutto dal Colonialismo dell’impero britannico con una conseguente espansione demografica di parlanti nativi inglesi, dall’“imperialismo economico” di Londra e New York nell’Ottocento e dall’ampia diffusione di prodotti culturali inglesi e americani (pubblicità, musica, cinema, Internet). Appoggiandomi a studi sull’argomento ho potuto meglio spiegare la nascita dei New Englishes e i meccanismi utilizzati dai parlanti in situazioni di bilinguismo, come il code switching. E’ errato ritenere che il futuro del World English sia l’uso di una delle due varietà d’inglese americano o britannico, perché essi verranno integrati da altre varietà. Nel secondo, terzo e quarto capitolo ho analizzato l’inglese dei paesi in cui è Native Language: Gran Bretagna (SBE e Received Pronunciation), America (GenAm), Australia (AusEng), Nuova Zelanda (NZE) e Sud Africa (SAE). Per ogni paese ho annesso una breve descrizione degli avvenimenti storici che hanno portato alla diffusione dell’inglese in questi contesti, le caratteristiche grammaticali, lessicali e di pronuncia delle diverse varietà e approfondimenti sui vari dialeti locali, spesso influenzati da sostrati linguistci preesistenti (ad esempio il Wenglish costruitosi a partire dal gallese) o da altre lingue presenti sul territorio (ad esempio: Spanglish, Jafaican ).

Nel quinto capitolo ho trattato le varietà non native e di contatto: l’euro-english nato nei luoghi della burocrazia di Bruxelles, i creoli e i pidgin a base inglese che si sono formati in seguito allo sfruttamento di manodopera e schiavi durante il Colonialismo, i New Englishes e le lingue ibride ( franglais, italiese, japlish ). Ho approfondito infine alcune varietà non native ( Indian English, Caraibbean English e Singapore English ). L’ultima parte è corredata da materiali (testi, poesie, canzoni, siti Internet) utili all’ascolto, all’apprendimento e all’approfondimento degli argomenti trattati nei capitoli precedenti. Ho scelto di analizzare dei testi per cercare di estrapolare le caratteristiche linguistiche, grammaticali e lessicali delle diverse varietà e ho inserito link di siti Internet che rimandano a dizionari, audio files, confronti tra le varietà, esercizi di apprendimento, elenchi di espressioni idiomatiche e slang. Quest’ ultima parte mi ha consentito di comprendere meglio le peculiarità delle diverse varietà e di applicare in modo pratico le conoscenze teoriche acquisite, rendendo più dinamica la trattazione dell’argomento. Pubblicato da LE VARIETA' LINGUISTICHE DELL'INGLESE:MATERIALI a 05:46 1 commento: Invia tramite emailPostalo sul blogCondividi su TwitterCondividi su FacebookCondividi su Pinterest lunedì 12 dicembre 2011 CAP 1 1 - ENGLISH, FIRST GLOBAL LANGUAGE Latino e francese, in epoche e contesti diversi, sono state LINGUE INTERNAZIONALI: questo ruolo è assolto oggi dall’inglese. Una lingua internazionale è una lingua che viene usata per mettere chi parla in condizione di comunicare le proprie idee e la propria cultura servendosi di quella lingua (Brutt-Griffler, 2002) e, dunque, funge da “ponte” nella comunicazione tra individui e comunità con lingue materne differenti che, altrimenti, non potrebbero comprendersi. In questo senso una lingua internazionale è una LINGUA FRANCA (“ a language that serves as a medium for people who do not use it natively ”). Una lingua internazionale si denazionalizza e deculturizza, cioè perde i riferimenti alla nazione o ai popoli da cui viene parlata come nativa (Lam, 2002), diventando uno strumento di comunicazione inter- e sopranazionale privo di un background socioculturale di chi lo utilizza (Santipolo, 2002). L’inglese, a differenza del francese e del latino che erano lingue elitarie, svolge un ruolo di democratizzazione, ossia si diffonde negli strati della popolazione socialmente ed economicamente meno elevati a cui, un tempo, la comunicazione internazionale era preclusa.

Mar delle Antille: Antigua e Barbuda, Barbados, Belize, Dominica, Grenada, Giamaica, Saint Christopher e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Trinidad e Tobago, Anguilla, Isole Vergini, Isole Cayman, Montserrat, Turks e Caicos; Oceano Atlantico: Bahamas, Guyana, Bermuda, Sant’Elena, Isole Falkland; Oceano Indiano: Maldive, Isole Mauritius, Seychelles; Asia: Sri Lanka (Ceylon), India, Malaysia, Pakistan, Myanmar (Birmania), Singapore, Hong-Kong, Filippine; Oceania: Figi e Pitcairn, Kiribati, Nauru, Nuova Guinea, Vanuatu, Salomone. L’inglese è lingua veicolare o lingua della scuola ad esempio in: Asia: Bangladesh, Brunei, Thailandia; Africa: Israele, Sudan, Egitto. Una lingua diventa lingua mondiale per una ragione soltanto: il potere del popolo che la parla. La crescita dell’inglese è stata condizionata, in tempi diversi, dal potere politico e militare (Colonialismo dal Cinquecento), dal potere tecnologico (Rivoluzione Industriale del Sette- Ottocento), dal potere economico (nell’ Ottocento Londra e New York diventano capitali della finanza mondiale: si parla di “imperialismo economico”) e dal potere culturale (nel Novecento esso si è manifestato attraverso sfere di influenza inglesi e americane: stampa, pubblicità, programmi radio, cinema, musica e Internet sono in inglese). Dato che lo status linguistico è connesso a queste variabili, vi è, però, la possibilità che l’inglese come lingua mondiale verrà in futuro sostituito da altre lingue, come è successo in passato con il latino, anche se le comunicazioni planetarie e la mobilità, oggigiorno, impediscono il verificarsi di una frattura nel mondo anglofono simile a quella avvenuta per il latino e contribuiscono al mantenimento dell’unità linguistica nonostante l’esistenza di diverse varietà di inglese. Secondo il modello espansionistico di Rudolph Quirk (1985) i motivi che hanno contribuito alla diffusione mondiale dell’inglese sono: l’espansione coloniale (con conseguente controllo politico sulle popolazioni colonizzate, soprattutto in Asia e Africa nel 1800 e 1900), l’espansione demografica (migrazioni e insediamenti di parlanti nativi della Gran Bretagna, soprattutto in America e Australia) e l’espansione economico-culturale (soprattutto a opera degli Stati Uniti). Come spiega Brutt-Griffler (2002) i primi due tipi di espansione implicano una migrazione di parlanti nativi: l’inglese sostituisce, quindi, la lingua nativa e diventa la Native Language.

Nell’espansione economica-culturale, invece, si parla di macroacquisizione, cioè di un apprendimento su larga scala da parte della popolazione locale: in questi casi l’inglese dà origine ad un New English , cioè ad una varietà indigenizzata di inglese (ad esempio in India), oppure si sviluppa una situazione di bilinguismo o plurilinguismo in cui l’inglese è una Foreign Language usata solo per le comunicazioni internazionali (ad esempio in Cina). La lingua inglese muta continuamente: nel mondo, per esprimere nuove identità, si sviluppano forme nuove, nuove varietà denominate “NEW ENGLISHES”, nate dalla mescolanza dell’inglese e degli idiomi locali: tutte le lingue in contatto, infatti, si influenzano reciprocamente. Questo processo potrebbe, a lungo andare, creare varietà d’inglese talmente distanti tra loro da non essere più reciprocamente intelligibili. Nei New Englishes si mescolano parti in inglese e nell’altra lingua di contatto: ad esempio in una frase in inglese si usa un certo enunciato della madrelingua perché ritenuto più adatto per esprimersi, oppure, al contrario, si parte con la lingua madre e si passa poi all’inglese, specialmente quando si affrontano argomenti che si è imparato solo in questa lingua. Alle lingue di questo tipo si fa riferimento utilizzando nomi composti ( franglais, japlish, spanglish ). Quando le persone iniziano a fare affidamento su due o più lingue si parla di CODE-SWITCHING (commutazione di codice) che è tipico del BILINGUISMO. È, dunque, del tutto sbagliato pensare che il futuro del World English consista semplicemente nell’ampliamento d’uso dell’inglese britannico o americano, perché essi verranno integrati da altre varietà, così come, ad esempio, l’inglese americano è nato dalla mescolanza tra inglese e lingue amerinde. La variazione è un processo intrinseco delle lingue, in quanto in continua evoluzione e soggette a cambiamenti. Le differenze tra le varietà dell’inglese sono dovute a: diversa pronuncia: si parla di diversi accenti. diverse situazioni sociali: si parla di stili ( variazione diafasica : dipende dal cambiamento del contesto situazionale, dai partecipanti all’evento comunicativo e dalla funzione del messaggio). differenze lessicali e grammaticali: si parla di dialetto. Siccome un dialetto è associato ad una particolare area geografica prende il nome di geoletto ( variazione diatopica : mutamento della lingua attraverso lo spazio fisico, geografico). Quando un dialetto è associato ad una certa classe sociale o ad un gruppo di pari, viene denominato socioletto ( variazione diastratica : forme “alte” o “basse” di una lingua in relazione allo status economico, culturale e professionale dei parlanti, ma anche sottocodici, linguaggi speciali). Vi sono, inoltre, la variazione diamesica (in relazione al mezzo usato per la comunicazione) e la variazione diacronica (mutamento della lingua attraverso il tempo).

CAP 2

2 - ENGLISH IN THE UNITED KINGDOM

Formalmente l’inglese non dispone nel Regno Unito di uno statuto, anche perché il paese non è dotato di norme costituzionali. Il suo carattere di lingua ufficiale si desume dalla consuetudine e dalle disposizioni che lo rendono implicito, come il British National Act (1981) in base al quale per accedere alla cittadinanza britannica è necessario avere una conoscenza sufficiente di una delle lingue parlate nel Regno Unito, cioè l’inglese, il gallese o il gaelico scozzese. In Gran Bretagna vi è una forte presenza di immigrati di diverse etnie, culture, religioni, classi sociali e lingue, provenienti soprattutto dal Commonwealth e concentrati nelle grandi aree urbane. Sul piano linguistico, i problemi dell’immigrazione in Gran Bretagna coinvolgono innanzitutto il sistema scolastico, in quanto spesso gli stranieri parlano un inglese creolizzato che può ostacolare la comprensione e l’apprendimento. Le nuove minoranze vivono in condizione di ghettizzazione e di isolamento: la “disuguaglianza segregata” (Rex, 1990) sembra costituire la condizione primaria per la nascita di un pidgin-english. 2.1 STANDARD BRITISH ENGLISH e RP Con STANDARD BRITISH ENGLISH (SBE) ci si riferisce a quella varietà d’inglese alla quale la maggior parte della popolazione del Regno Unito riconosce un prestigio palese. La grammatica, la sintassi, la morfologia, lo slang e il vocabolario sono ampiamente, sia socialmente che geograficamente, accettati e compresi in Gran Bretagna. Per quanto riguarda la pronuncia, è possibile parlare la varietà standard dell’inglese britannico senza utilizzare la pronuncia standard. Tuttavia l’accento più prestigioso è la cosiddetta Received Pronunciation (RP) (“ received” originariamente significava “ generally accepted by the best society ”), la pronuncia delle persone istruite della regione Centro- Sud, soprattutto di Londra e delle Università di Oxford e Cambridge. Nel XV secolo si diffuse uno standard unificato della lingua scritta per due ragioni principali: il fatto che a Londra avesse sede la Cancelleria, la cui uniformità stilistica nel redigere i documenti ufficiali finì per influenzare gli scritti privati dei cittadini; in secondo luogo, l’apertura a Londra, nel 1476, della prima stamperia del Regno vicina, fisicamente e linguisticamente, alla cattedrale di Westminster e alla Corte. L’inglese di Londra, più precisamente del West End, cioè la parlata della Corte, dell’Università, dei tribunali e delle classi sociali più alte, assunse, dunque, ben presto il ruolo di lingua standard degli stampatori (Matthews, 1972) e si estese a tutto il paese come standard e varietà colta. Tuttavia fu solo a partire dal XVI secolo che iniziarono i primi tentativi di standardizzazione della lingua parlata, grazie agli ortoepisti, cioè coloro che si occupavano della pronuncia corretta di una lingua, attivi sotto il regno di Elisabetta I (1558-1603), e fu solo verso la metà del 1700, quando i nobili iniziarono a mandare i figli a studiare nelle P ublic Schools (che nonostante il nome erano scuole esclusive ed elitarie), che si diffuse uno standard di lingua: un socioletto delle classi più alte. Durante il periodo di massimo splendore dell’impero britannico (1890-1949), il possedere una RP era uno dei criteri usati per scegliere gli ufficiali da inviare nelle colonie a rappresentare il paese.

Anche agli annunciatori e ai presentatori della BBC, almeno fino agli anni Sessanta, era richiesto di utilizzare esclusivamente la RP: per questo motivo lo SBE è anche denominato BBC English. Sul piano internazionale lo SBE è da sempre il modello di riferimento di paesi quali il Sud Africa, l’india o la Nigeria (paesi del cerchio esterno nel modello di Kachru) e dai paesi europei in cui l’inglese è insegnato come Foreign Language (cerchio in espansione). I simboli IPA ( International Phonetic Alphabet ) sono usati per la fonetica della RP. La RP è un accento non rotico : la /r/ viene pronunciata solo quando precede una vocale, mentre cade completamente negli altri casi (/kɑ:/). La /r/ viene pronunciata anche quando la vocale che segue compare all’inizio della parola successiva, ad esempio father and son /fɑ:ðərəndsʌn/. Questo fenomeno si chiama di linking r e può portare all’ipercorrettismo, cioè alla generalizzazione di una regola in contesti dove non andrebbe applicata ( law and order /lɔ:rəndɔ:də/ - intrusive r- ). 2.2 SOUTHERN ENGLAND QUEEN’S ENGLISH Il Queen’s o King’s English rimanda al XVI e XVII secolo quando vi era l’idea che l’uso della lingua del monarca dovesse essere un modello per lo scritto e per il parlato. In quel periodo, infatti, alla corte e all’aristocrazia si associava l’idea di un linguaggio prestigioso (Wales, 1994). Il loro accento rifletteva la RP conservativa, per esempio l’uso di one al posto di I (“ One says to oneself: oh God, there’s one’s daughter”, father of the duchess of York , 1986). I giovani reali d’oggi si distanziano progressivamente da questo tipo di linguaggio: per esempio la principessa Diana in un suo discorso assunse la word-final glottal stop tipica della lingua Cockney (“T here’s a lo’ of I’ about’” ). COCKNEY ENGLISH Il Cockney, sviluppatosi nella seconda metà del XVIII secolo parallelamente allo SBE, è la parlata popolare, il socioletto degli strati più bassi della popolazione di Londra, soprattutto della periferia orientale della città, la West End e di alcune zone del Centro-Sud. “ Cockney represents the basilectal end of the London accent and can be considered the broadest form of London local accent. While many Londoners may speak what is referred to as “popular London” they do not necessarily speak Cockney ” (Wells 1982). Si dice che per essere un vero Cockney bisogna essere nati ”within the sound of Bow Bells”, le campane di St. Mary le Bow, Cheapside, nella City. Questo accento tradizionale della classe operaia è infatti associato anche ad altri sobborghi orientali della città, come East End, Stepney, Hackne, Ahoreditch Poplar e Bow. Molte particolarità del Cockney si sono trasferite nell’inglese dell’Australia. ESTUARY ENGLISH

Multicultural London English (MLE) o Jafaican ( = fake Jamaican), è un socioletto inglese nato nel XX secolo e parlato soprattutto nella Inner London dai giovani della classe operaia. Il Jafaican contiene numerosi elementi delle lingue dei Caraibi (Jamaica, Trinidad e Tobago), del Sud Asia (India) e dell’Africa occidentale (Paul Kerswill, Harry Mount 2010). Secondo il Sunday Times entro il 2030 il Jafaican soppianterà il Cockney. Tim Westwood, nell’articolo “ Jafaican may be cool, but it sounds ridiculous ” (www.blogs.telegraph.co.uk) sostiene: “ the adoption of Jafaican, even among the privately-educated, reflects both a lack of confidence in British cultural values and an aspiration towards some forms of ghetto authenticity ”. Sue Fox della London University’s Queen Mary College, che sta studiando il fenomeno afferma: “ people are beginning to sound the same regardless of their colour or ethnic background. It seems more likely that young people have been growing up in London exposed to a mixture of second- language English and local London English and that this new variety has emerged from that mix ”. Sue Fox ha, inoltre, notato che simili slang stanno nascendo anche in altre città della Gran Bretagna. Una delle principali caratteristiche del MLE è la regolarizzazione del passato del verbo “ to be ” con “ was ” all’affermativa (“ You was” ) e “ weren’t ” al negativo (“ He weren’t” ) per tutte le persone. Jean Binta Breeze è una scrittrice inglese di origini giamaicane. Nella poesia “ The Arrival of Brighteye ” sono presenti alcune delle caratteristiche fonologiche del Jafaican: “ th ” si pronuncia “ d ” ( de, dis, dere, den, dat, wid, dem ), “ wh ” è reso con “ w ” ( wen ), “ and ” viene scritto “ an ”, “ for ” diventa “ fah ”. 2.3 NORTHERN ENGLAND SCOUSE L’accento di Liverpool e della regione del Merseyside, conosciuto come Scouse /’skaus/ (dal termine norvegese “ lapskaus” , uno stufato di carne mangiato anche dai marinai di Liverpool), è piuttosto diverso dell’accento delle vicine regioni del Lancashire e del Cheshire, a causa delle numerose migrazioni degli ultimi secoli, soprattutto dall’Irlanda. Le influenze irlandesi sullo Scouse includono: la pronuncia di “th” con /t/ o /d/; /k/ in fine parola che viene reso con /x/, l’uso di “ youse/yous/use” / ju:z/ per il pronome di seconda persona singolare. Lo Scouse è una varietà non rotica caratterizzata dal modo veloce e fortemente accentato di parlare. Gli abitanti di Liverpool sono definiti Liverpudlians o Scousers (Chris Roberts, 2006). GEORDIE Con il termine Geordie viene definito il dialetto inglese parlato dagli abitanti della regione Tyneside e della città di Newcastle Upon Tyne, influenzato della lingua parlata dagli invasori anglosassoni giunti nel V secolo. Oltre alla pronuncia, particolare è il vocabolario: baccy (tabacco), hinny (tesoro, amore), hoy (lanciare), mar (madre), nowt (niente), howay (= come on), netty (bagno).

Espressioni particolari sono: “ Hoo ye gannin?” (“ How are you ”), “ Whey aye, man ” ( “That’s right ”), “ Tara now, pet ” (“ Goodbye ”), “ Y’areet, hinny ” (“ All you all right, kid ?”), “ Give ower, y’a kiddin ” (“ Come on, you’re joking ”). IL DECLINO DELLE LINGUE CELTICHE l governo del Regno Unito ha ratificato la Carta Europea per le Lingue Regionali e Minoritarie per il Cornish (Cornwall), l’Irish e l’Ulster Scots (Ireland), lo Scots e lo Scottish Gaelic (Scotland) e il Welsh (Wales). 2.4 SCOTLAND La Scozia, abitata in origine da popolazioni celtiche rimaste estranee alla conquista romana, fu meta dal V secolo di una ingente immigrazione dall’Irlanda che favorì l’introduzione del Cristianesimo e di una nuova varietà linguistica, il gaelico, il quale si sovrappose ai dialetti originari soprattutto per un suo maggior prestigio culturale. La conquista germanica della Gran Bretagna, dal V al VII secolo d.C., spinse le popolazioni celtiche verso le zone più impervie. Se la parte meridionale della Scozia, le Lowlands, incominciò presto a subire un processo di anglicizzazione, la zona delle Highlands restò sotto il controllo celtico fino al XII secolo e fino al 1700 il gaelico rimase l’unica lingua che vi si parlava. Nelle Lowland vi erano due lingue: lo S c ots (inglese parlato presso la Corte di Edimburgo) e l’inglese della corte di Londra. Nel 1560 l’introduzione della riforma protestante contribuì in maniera decisiva a spezzare i legami con le popolazioni gaeliche dell’Irlanda, rimaste cattoliche, e favorì un’ulteriore anglicizzazione politica e culturale del paese. Nel 1603 Giacomo I unì sotto la sua corona i regni di Scozia, Irlanda e Inghilterra e avviò una nuova repressione della minoranza cattolica e, dunque, della popolazione gaelica. Nel 1707 con l’Atto d’Unione si decretò la fusione di Scozia e Inghilterra, con l’assorbimento del parlamento scozzese da parte di quello di Londra. Il governo britannico promosse una campagna di assimilazione linguistica e culturale, con leggi anti-gaeliche che proibivano l’uso della lingua e altre manifestazioni della cultura locale. Attualmente, dunque, in Scozia si parlano tre lingue: Scottish Gaelic, Scots e Scottish English. HIGHLAND ENGLISH Lo Highland English è la varietà di inglese parlato nelle Highlands scozzesi. Esso ha effetti di sostrato gaelico, soprattutto a livello fonologico e idiomatico, più forti che nelle altre forme di Scottish English , ma per il resto vicina allo SBE. E’, dunque, leggermente diverso dalla varietà parlata nelle Lowlands.

Era la lingua più usata nell’intera Scozia, ma con l’unione delle Corone di Scozia e Inghilterra (1603) e il trasferimento della capitale da Edimburgo a Londra, si rafforza l’uso dell’inglese. Re James VI di Scozia divenne, infatti, James I di Inghilterra. I poeti della corte iniziarono, perciò, ad adattare il linguaggio delle loro opere al gusto del mercato inglese: a questo avvenimento si attribuisce la scomparsa dello Scots come lingua letteraria (McClure, 1994). La rinascita culturale dello Scots si ebbe dopo la I Guerra Mondiale, grazie soprattutto all’opera dello scrittore nazionalista H.MacDiarmid, promotore del riconoscimento dell’autonomia linguistica del lallans e della sua letteratura. STANDARD SCOTTISH ENGLISH Lo SSE è la varietà di inglese parlato in Scozia: “ it is the characteristic speech of the professional class and the accepted norm in schools ” (McClure, 1994). Lo SSE deriva dal contatto linguistico tra lo Scots (che gioca ancora una forte influenza di sostrato) e lo Standard English dopo il XVII secolo, soprattutto in seguito all’introduzione della stampa grazie alla quale numerosi testi in inglese furono ampiamente distribuiti in Scozia allo scopo diffondere la dottrina protestante (Macafee, 2004; McClure, 1994). Oltre a diversa pronuncia e grammatica, lo SSE ha un differente vocabolario che riguarda soprattutto le istituzioni scozzesi come la Church of Scotland , il governo locale, il sistema educativo e legale. Alcune delle principali caratteristiche sono (McArthur, 1992; Sassi, 1995): 2.5 WALES WELSH LANGUAGE Il Galles, nonostante sia stato uno dei primi paesi celtici a passare sotto la dominazione inglese (il Galles venne annesso all’Inghilterra nel 1284), è riuscito a conservare il dialetto celtico gallese (o cimrico o gaeilge secondo l’ortografia locale) soprattutto nelle zone più a nord, isolate e arretrate. La popolazione, dunque, è bilingue: la diminuzione numerica dei parlanti gallese è più lenta che in Scozia e Irlanda. Un indagine del 2004 indica che 611.000 persone (21.7% della popolazione del Galles) sono in grado di parlare gallese, mentre il censimento del 2001 (www.byig-wlb.org.uk) parla di 582.000 parlanti. Il gallese è dunque l’unico idioma minoritario effettivamente praticato da un settore significativo della popolazione britannica. Il gallese ebbe fin dal Medioevo un’importanza letteraria e religiosa molto forte, influenzando con il “Ciclo di Re Artù” gran parte della letteratura europea medievale.

Ma all’inizio del 1500 il Galles subì un profondo processo di anglicizzazione culturale che indebolì il prestigio del Welsh e preparò la definitiva unione del Galles alla Corona d’Inghilterra, mediante l’Atto d’Unione del 1536 con il quale l’uso ufficiale del gallese venne abolito e si impose l’inglese come lingua ufficiale. Durante il 1700 furono inviati in Galles insegnanti di madre lingua inglese per diffondere la lingua e questo contribuì a dare all’inglese gallese la sua forma vicina allo SBE. La Rivoluzione Industriale, inoltre, ebbe un ruolo importante nella diffusione dell’inglese in Galles, in quanto molti giovani gallesi emigrarono in Inghilterra in cerca di lavoro e, con la scoperta di giacimenti di carbone nel Galles meridionale, arrivarono in questa regione numerosi anglofoni per lavorare nelle miniere. Durante la Rivoluzione l’Inghilterra cercò, inoltre, di soffocare la lingua e le tradizioni celtiche. Il gallese riuscì, però, a sopravvivere in quanto legato ad una cultura locale che restava vitale anche perché sostenuta dalle Chiese gallesi. Ad esempio alla fine del 1700 la Chiesa dei Non-conformati fondò le Sundays Schools che diedero un prezioso contributo alla diffusione della forma scritta e standardizzata del gallese. Per reagire all’anglicizzazione sorsero istituzioni che favorirono la crescita della pubblicistica, della letteratura e dell’insegnamento del gallese. Alcuni provvedimenti furono attuati dal governo britannico per ridurre l’abbandono del gallese: programmi radiofonici (1936), ammissione del gallese nei tribunali (1942), utilizzo scolastico (1947), Welsh Language Act (1967) con l’ufficializzazione del gallese negli usi pubblici accanto all’inglese, trasmissioni televisive (1982) e l’insegnamento obbligatorio della lingua (1988). A Cardiff, la capitale del Galles, abita una popolazione fortemente motivata nella rivendicazione dell’autonomia del paese e della sua identità etnica (Barbina, 1974). Dal 1967 il gallese è riconosciuto come lingua pubblica e giuridica del Galles: può essere usato nei documenti amministrativi o nelle testimonianze in tribunale. Esiste anche una televisione indipendente con metà dei programmi in Welsh. Il 7 dicembre 2010 la Welsh Assembly ha approvato all’unanime una serie di misure per promuovere l’uso del gallese ( www.bbc.co.uk/news/uk-wales- 11934239 ). WELSH ENGLISH o WENGLISH Il gallese ha svolto un “effetto di sostrato” sul modo di parlare l’inglese locale, dando vita al Welsh English o Wenglish (WE). Oltre alla particolarità della grammatica e del vocabolario, c’è una diversità nella pronuncia tra i dialetti di Cardiff, delle South Wales Valleys e del West Wales. Le principali caratteristiche del WE sono (McArthur, 2002; Sassi, 1995; Trudgill, 1985):

Il manx è stato indebolito dal predominio della lingua inglese, tuttavia resta formalmente lingua ufficiale accanto all’inglese nell’attività parlamentare: i provvedimenti legislativi sono redatti in entrambe le lingue. Malgrado gli sforzi per la rivitalizzazione della lingua, l’uso del manx resta piuttosto debole: sono poche centinaia le persone colte che lo conoscono ancora e l’utilizzo formale della lingua gaelica ha un valore essenzialmente simbolico. 2.8 CORNWALL Il cornico , lingua celtica, si è quasi estinto: è parlato oggi da circa 2.000 persone secondo il British Council , soprattutto grazie all’opera di rivitalizzazione compiuta da Henry Jenner nel 1903 con il suo Handbook of the Cornish Language. Si è inoltre costituito un movimento per la sua rinascita, il “ Mebyon Kernow ”, un partito politico deciso a intensificare la lotta per ottenere l’insegnamento del cornico nelle scuole e per ottenere un’ università speciale per la Cornovaglia. Dal 2002 il cornico è riconosciuto una minoranza ufficiale del Regno Unito grazie alla Carta Europea delle Lingue Regionali o Minoritarie, in seguito alla quale fu istituito il Cornish Language Partnership che rappresenta la lingua e i gruppi culturali della regione e che riceve finanziamenti dal governo britannico e dall’Unione Europea. La Cornovaglia è il solo territorio celtico, oltre alla Bretagna francese, che non abbia personalità politica. 2.9 FALKLAND ISLANDS ENGLISH Situate nell’Atlantico meridionale e rivendicate dall’Argentina che le considera parte integrante del proprio territorio nazionale, le isole Flakland sono in realtà un territorio d’oltremare del Regno Unito. L’inglese che si parla qui, il Falkland Island English , ha le caratteristiche dell’inglese britannico e possiede nel proprio lessico di numerose parole spagnole ( alizan, blanco, picasso ). Tuttavia, a causa dell’isolamento dell’isola, la popolazione ha sviluppato un proprio accento simile all’inglese dell’Oceania e allo Scots.