Domande d’esame per Psicologia dell’adolescenza (prof. Giuseppina Speltini) a.a. 2015-2016, Domande di esame di Psicologia dell'Adolescenza. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
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Domande d’esame per Psicologia dell’adolescenza (prof. Giuseppina Speltini) a.a. 2015-2016, Domande di esame di Psicologia dell'Adolescenza. Alma Mater Studiorum – Università di Bologna

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Domande d’esame per Psicologia dell’adolescenza (prof. Giuseppina Speltini) a.a. 2015-2016

Testo d’esame: A. Palmonari (a cura di), Psicologia dell’adolescenza, Bologna, Il Mulino, 2011

I capitoli da studiare sono: I, II, IV, V, VII, X, XI, XII, XVII

CAPITOLO I

L’adolescenza secondo gli approcci classici

 Il contributo di Stanley Hall allo studio sull’adolescenza

 Anna Freud e l’adolescenza

 Il contributo di Margaret Mead

 L’adolescenza nella visione di Kurt Lewin

CAPITOLO II

Sviluppi degli studi sull’adolescenza

 Erikson e gli stadi riguardanti adolescenza ed età giovanile

 La teoria dell’attaccamento

 Cosa sono i compiti di sviluppo secondo Havighurst?

 Il modello focale di Coleman

 Coping nell’adolescenza

 La resilienza

 Le strategie di acculturazione

CAPITOLO IV

Identità e concetto di sé

 La teoria di Marcia sugli stati dell’identità

 Il modello tri-fattoriale dell’identità

 Il modello di Phinney per gli adolescenti appartenenti minoranze etniche

 La stima di sé

CAPITOLO V

Pubertà e sviluppo fisico

 La pubertà e aspetti psicologici delle trasformazioni fisiche

 Anticipi e ritardi puberali

 Soddisfazione e insoddisfazione corporea, dismorfofobia

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CAPITOLO VII

Lo sviluppo morale

 Lo sviluppo morale secondo Piaget

 I livelli del giudizio morale nella teoria di Kohlberg

 La relazione tra giudizio e comportamento morale

 Moralità ed empatia

CAPITOLO X

Le relazioni familiari

 I rapporti genitori-figli in adolescenza

 L’autonomia secondo Steinberg

 L’autonomia secondo Noom, Dekovic e Meeus

 Motivi della resistenza dei genitori all’autonomia dei figli

 Comunicazione aperta e comunicazione problematica con i genitori

 Il conflitto genitori-figli e strategie di risoluzione

CAPITOLO XI

I gruppi di coetanei

 Le relazioni amicali dall’infanzia all’adultità

 I gruppi formali e informali, differenze di genere

 Il gruppo in adolescenza: suo significato psicologico e funzioni dell’appartenenza al gruppo

 L’amicizia nell’epoca della realtà virtuale

CAPITOLO XII

Le relazioni affettive e sessuali

 I cambiamenti degli atteggiamenti sociali nei confronti della sessualità

 La scoperta della sessualità: differenze maschi e femmine

 Motivazioni e funzioni delle relazioni affettive

 Prevenzioni dei comportamenti sessuali a rischio

CAPITOLO XVII

L’uso di sostanze psicoattive

 L'uso di sostanze psicoattive, i concetti di tolleranza e astinenza

 Il craving e la perdita di controllo

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 Fattori che aumentano il rischio di usare sostanze

 I tipi di terapia per uscire dalla dipendenza da droghe

 La prevenzione all'uso di sostanze

Testo d’esame: G. Pietropolli Charmet (2013), Lapaura di essere brutti, Gli adolescenti e il corpo, Milano,

Cortina

 La paura di essere brutti nella società odierna

 I tre possibili esiti della paura della bruttezza

 Nuovo corpo, nuovi pensieri e bisogni

 Quali sono gli esiti (“Che fine Fanno”) degli adolescenti che hanno reagito col ritiro sociale, con i

disturbi alimentari e con l’autolesionismo?

Testo d’esame: F. Muratori (2005), Ragazzi violenti, Bologna, Il Mulino

 Le diverse facce della violenza.

 Perché in genere sono meno violente le ragazze?

 Cos’è la mentalizzazione? Perché è importante?

 Le basi cognitive dell’aggressività

 I tipi di aggressività

 Il disturbo della condotta

 Il disturbo antisociale di personalità

 Il disturbo borderline

 Il disturbo narcisistico di personalità. Narcisismo normale e patologico

 Come si può curare la violenza.

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CAPITOLO I: L’adolescenza secondo gli approcci classici

Il contributo di Stanley Hall allo studio sull’adolescenza

L'adolescenza ha cominciato a essere trattata come fase della vita umana intorno al 1900, sia in Europa sia negli USA. Hall è stato il primo autore che ha colto un cambiamento rilevante nella natura dello sviluppo umano provocato dai cambiamenti socioeconomici. Quando si è più benestanti la fase infantile si protrae nell'adolescenza, nella povertà invece no, anzi, vi è una presa di ruolo adulto anticipata. L'adolescenza è vista come

1) in se come una nuova nascita in quanto si verifica,nel corso di essa, un rinnovamento totale di tutti gli aspetti della personalità 2)una fase di storm and stress caratterizzata da un passaggio drammatico e da continui sentimenti contrastanti

Assume due principi della antropologia a lui contemporanea: 1) le caratteristiche acquisite possono essere ereditate. Punto discordante con le ricerche attuali: tutti abbiamo un'ereditarietà, ma non c'è questa ereditarietà così potente. La libertà di essere diversi deve esserci 2) l'acquisizione dei tratti ereditari si verifica nell'adolescenza. Riprende da Darwin, Nice, Spencer e Haeckel la visione circa l'evoluzione teleologica dell'uomo verso un “super antropoide”. Mentre oggi alcuni aspetti della teoria di Hall sono stati completamente abbandonati (in particolare la tesi della ricapitolazione), altri aspetti continuano a essere condivisi:

 nell'immaginario comune l'adolescenza continua a essere vista come una fase di storm and stress (Arnett 1999)

 lo storm and stress non è un fatto universale ma la misura in cui si manifesta dipende da caratteristiche sia individuali che culturali In sintesi, l’adolescenza si presenta come un fase evolutiva che presenta delle problematicità, le quali tuttavia non vengono esperite da tutti gli adolescenti in ugual misura: fattori individuali, relazionali, culturali possono moderare notevolmente le criticità adolescenziali.

Anna Freud e l’adolescenza

Anna Freud riprende gli studi psicoanalitici sull’adolescenza di Sigmund Freud. Ha riconosciuto infatti i cambiamenti qualitativi che caratterizzano la pubertà: nell’adolescenza l’individuo è sballottato dall’energia istintuale, ma allo stesso tempo l’Io intensifica le forze per controllare queste pulsioni. Questo conflitto può essere positivo e portare alla formazione del carattere, o negativo e portare a sintomi nevrotici. Ovviamente secondo Anna Freud non è in adolescenza che inizia la vita sessuale, che esiste già nell’infanzia e ha in questo periodo la prima ricapitolazione. Questo periodo adolescenziale è costituito da un Io che tenta di bloccare l’Es utilizzando i vari meccanismi di difesa. Nel determinare l’evoluzione della fase adolescenziale dipende:

- la forza degli impulsi dell’Es (Forza maggiore rinvigorita da una crescita fisica e ormonale. È la parte più inconsapevole, è la parte che riguarda i desideri, che non sono sempre tutti accettati e accettabili nella società.)

- la possibilità dell’Io di controllare gli impulsi, e questo dipende se il carattere è formato o meno (l’Io ha a che fare con i ragionamenti e il pensiero razionale. È il guardiano che sta tra l’Io e il Super Io che è l’istanza di natura morale)

- la natura e l’efficacia dei meccanismi di difesa che utilizza l’Io per difendersi da pensieri che fanno stare male.

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Ci sono due meccanismi di difesa che l’Io assume nel periodo dell’adolescenza secondo Anna Freud: - Ascetismo: la persona si nega un desiderio carnale. Una parte degli adolescenti utilizzano questo

meccanismo per cui rinunciano ai piaceri concreti dicendosi “non ne vale la pena, che non fa bene…”

- Intellettualizzazione: gli adolescenti possono cominciare delle volte dei dibattiti con gli adulti che a volte non hanno una consistenza reale. Il conflitto istintuale viene elaborato anche a livello conscio. L’intelligenza ha il compito di vigilare sugli istinti

Entrambe sono misure difensive a cui l’Io ricorre per tenere a freno l’Io. Gli psicoanalisti hanno visto nell’adolescenza una riattivazione del complesso di Edipo. Complesso di Edipo: desiderio sessuale nei confronti in genere del genitore del sesso opposto. Questo comincia intorno ai 3 anni, e ama per esempio la mamma (la tocca, la bacia,..) per un bambino. Gli adolescenti hanno un Edipo più complesso, infatti l’adolescente sa che si tratta di un desiderio incestuoso.

Il contributo di Margaret Mead L’antropologia è interessata alle dinamiche culturali. Margaret Mead è andata nelle isole Samoa da sola, imparava la lingua, rimaneva li, e studiava cosa succedeva in questa cultura. Questo dimostra come ogni cultura da un’imprinting particolare. Osservazione partecipante: vivere insieme alla gente, e annotarsi tutto quello che succede, questo era il metodo di questa studiosa. Ha studiato principalmente le femmine. La Mead era a conoscenza di ciò che aveva detto Hall sull’adolescenza (ovvero che era un periodo di stress and storm), ma sostiene che ciò non è vero sempre. Dove si trovava lei infatti non era un momento difficile l’adolescenza. Ha dedotto che in una società che permette il distacco dai genitori, che permette dei rapporti sessuali precoci senza condannarli, una società che tratta l’adolescente che sta diventando grande le persone non vanno in storm and stress. È la cultura che determina la fisiognomonia dell’adolescenza. Sono due visioni totalmente opposti (Hall e Mead): una guarda l’intrapsichico e l’altro il sociale. Mead sostiene che le sue ragazzine avevano molte opportunità di scelta (possibilità di scegliere diversi contesti di vita). Noi con i nostri ragazzi occidentali non facciamo mai un lavoro di educazione alla scelta, perché noi adulti scegliamo per i nostri figli. I sociologi hanno dato un contributo non troppo diverso da quello della Mead, ma se lei parlava di culture, loro parlano che all’interno della stessa cultura ci sono tanti gruppi diversi (diversità economiche, esigenze diverse..) e gli adolescenti sono diversi.

L’adolescenza nella visione di Kurt Lewin Secondo Lewin l’adolescenza è un misto di fattori biologici, psicologici, sociali e culturali. Bisogna analizzare aspetti diversi. Bisogna capire quanto nelle varie situazioni questi fattori si intersechino. In adolescenza si cambiano le categorie sociali (spostamento dall’infanzia al mondo dei grandi), secondo Lewin è come partire da un posto che si conosce bene e arrivare un posto sconosciuto. Più il posto è sconosciuto quanto più il mondo dei bambini e degli adulti è stato separato (Per esempio nell’isola Samoa dove gli adolescenti vivono in contatto con la vita degli adulti: nel lavoro, nella vita quotidiana è meno conflittuale il passaggio). L’incertezza del comportamento degli adolescenti fa riferimento proprio a questo ultimo punto, e quindi lo “storm and stress” di questa fase non è collegabile solo ed esclusivamente all’aspetto biologico. Il corpo per l’individuo è un oggetto particolarmente prossimo e importante. E quando nella pubertà avvengono molti cambiamenti fisici, questa conoscenza diviene più incerta e il corpo diventa estraneo. Gli adolescenti secondo Lewin sono radicali perché sono assolutisti e fondamentalisti, possono passare da un’idea a quella opposta senza sentirsi alienati.

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Poi vi è un allargamento dello spazio di vita nel senso che si iniziano a vedere le cose da molti punti di vista, si ragiona in modo molto allargato. Allargamento sia dell’ambiente geografico, sia dell’ambiente sociale, sia della dimensione temporale. Lewin dice che l’adolescente è l’uomo ai margini, non in senso sociologico ma nel senso che è ai margini dai gruppi di bambini e di adulti. Non si appartiene a nessuno dei due gruppi. Essere al margine significa essere al confine, e ha le seguenti caratteristiche:

- Persona particolarmente sensibile, suscettibile, che non sta bene nella sua situazione di confine tra le due posizioni

- Antipatia verso i più deboli del proprio gruppo (formazione di bulli – ostilità di un handicappato debole verso quelli più gravi)

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CAPITOLO II: Sviluppi degli studi sull’adolescenza

Erikson e gli stadi riguardanti adolescenza ed età giovanile La teoria di Erikson (1950,1968) Sviluppo umano = continuo processo di integrazione tra la maturazione biologica e l'appartenenza al sistema sociale (il nostro sviluppo è legato di continuo al biologico e al sociale). L’altra novità introdotta da Erikson è l’attenzione al ciclo della vita, dalla nascita alla morte. Non solo fasi nell’infanzia come Freud, Ciclo di vita come una serie di periodi critici che implicano un conflitto bipolare (due tendenze opposte) da affrontare e risolvere prima di procedere in avanti. La polarità di ogni stadio presenta una crisi che esige la ricerca di un nuovo equilibrio tra i due poli. Ovviamente è meglio che tale equilibrio si assesti nella direzione positiva in modo che la persona trovi un proprio modo di adattamento alla nuova situazione. Il conflitto di ogni stadio è chiamato conflitto vitale, e può essere risolto in modo positivo e potrà affrontare altri problemi, se invece non si risolve in modo positivo rischierà di affrontare male anche il successivo gradino. 8 stadi di Erikson (in ogni stadio c’è un dilemma): 1) 1 anno di vita: fiducia (bimbo ben trattato) vs sfiducia (bimbo trascurato) - speranza FASE ORALE (dipende dal coinvolgimento biologico) Il bambino che è stato ben accudito, coccolato, guarito nel primo anno di vita ha una fiducia di base nei confronti del mondo. Una mamma fredda o un bambino allevato in un istituto allora si instaura nel bambino una sfiducia del mondo che lo accompagna. La competenza positiva è la speranza. 2) 2-3 anni: autonomia vs vergogna -dubbio/volontà (FASE ANALE) Diventare autonomo non solo camminare, ma anche cominciare a regolare gli sfinteri. Se non riesce in questa impresa dell’autonomia il bambino prova vergogna per se, e può sentirsi continuamente sotto gli occhi degli altri. La cosa che si afferma in questa fase se va tutto bene il bambino apprende che con la volontà si possono fare tante cose. Se invece non si raggiunge l’autonomia si crea il dubbio su di se. 3) 3-5 anni: iniziativa vs senso di colpa - intenzione (FASE FALLICA) Il bimbo prende iniziative, e si hanno i primi sensi di colpa. È un bambino che inizia a disegnare, che fa giochi, ecc. Conflitto tra iniziativa (prendere iniziativa) e il senso di colpa che congela la persona in una incapacità di fare, il bambino se il conflitto lo risolve al meglio capisce che può fare delle scelte e può raggiungere degli obiettivi. 4) 6-10 anni industriosità vs inferiorità - competenza (LATENZA) Età in cui si va a scuola, in cui si imparano nuove cose e in cui si è stimolati a creare cose nuove. Se non si acquisisce un senso di efficacia, ma si acquisisce un senso di inferiorità il bambino non riuscirà mai ad avere quel senso ottimistico di competenza e di sicurezza di sé nell’affrontare la realtà. Acquisire competenze significa fare uno sforzo intenzionale, e non essere passivi. 5) adolescenza: identità vs confusione dei ruoli – fedeltà Identità= teoria su noi stessi ed è l’insieme di conoscenze, di sentimenti, di emozioni che proviamo nei nostri confronti.L'identità diventa il problema principale, perché c'è un pensiero più sviluppato (più autoriflessione) e perché ci sono tanti cambiamenti.

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Un polo è rappresentato dall’acquisizione dell’identità, che implica la capacità di combinare e integrare le identificazioni infantili in una sintesi personale e unica, che corrispondono ai propri processi e alle proprie aspirazioni. Al contrario la confusione dei ruoli è propria di quegli adolescenti che non hanno ancora fatto scelte rilevanti per la propria vita e pertanto passano da un’identificazione a un’altra. L’acquisizione dell’identità implica invece la capacità di rimanere fedeli ai propri impegni. Fedeltà intesa come tenere duro su alcuni aspetti del proprio modo di stare al mondo, non farsi trascinare dagli altri in strade a noi non adatte. 6) fase giovanile: intimità vs isolamento - amore. Una volta che i giovani hanno sviluppato la loro identità sono pronti a impegnarsi in una relazione a lungo termine con un’altra persona (amore, amicizia). L’intimità (che è il polo positivo) è la capacità di dare pezzi di se senza paura di essere "spogliati": raccontare i miei sentimenti, svelarmi per come sono. Questo succede sia nei rapporti d’amore, sia nell’amicizia. Isolamento quando la persona non riesce a comunicare con gli altri, non riesce a dire ciò che prova, non riesce a mostrarsi per come è, riesce comunque ovviamente a parlare del più o del meno. Questo si può avere con degli amici, in un matrimonio, in una relazione, ed è una situazione molto dolorosa. Ovviamente svelarsi agli altri è un rischio, perché potresti essere non ricambiato e non accettato. Indossare una maschera è comunque un isolamento da se stessi. 7) età adulta: generatività vs stagnazione - prendersi carico. Raggiunta l’identità e la capacità di amare l’individuo si prende cura dei propri figli e si occupa di offrire dei contributi alla società e alle future generazioni. Generatività non solo come fare figli, ma una persona che pensa a far nascere eventi che uniscano le persone, cerca di fare qualcosa per gli altri. La stagnazione è l'aridità quando noi pensiamo solo a noi stessi. Positivo se ci prendiamo carico degli altri, che siano i figli o tutti gli altri, e non pensiamo solo a noi stessi. 8) maturità: integrità dell'Io vs disperazione - saggezza. Integrità: accettazione di essere mortali e accettazione del proprio ciclo di vita Disperazione: considera il tempo restante troppo breve per imboccare un percorso diverso da quello vissuto. La vecchiaia contrassegnata dall’integrità porta con sé la saggezza della comprensione della propria esistenza. Critica: molto o quasi tutto per gli psicoanalisti si rifà soprattutto alla prima infanzia.

La teoria dell’attaccamento Teoria che affonda le sue radici nell'etologia (ricerche sull'imprinting e sul bisogno di calore) e sottolinea il primato dell'osservazione per la comprensione dei fenomeni psicologici. L’autore sostiene che l’inadeguatezza delle cure materne è all’origine del disagio del bimbo. L’attaccamento è un bisogno primario del bambino, non come soddisfacimento di bisogni alimentari o fisici. Attraverso comportamenti di segnalazioni (pianto o sorriso) e/o di avvicinamento il bimbo ricerca la vicinanza del caregiver, cioè della persona che si prende cura di lui percepita come capace di dare protezione. Da questa interazione con il caregiver si sviluppa una forma di attaccamento (il legame di attaccamento è diverso dal comportamento di attaccamento). Legame di attaccamento: essere attaccato a, cercare la prossimità a.

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Comportamento di attaccamento: uno dei vari atteggiamenti messi in pratica per cercare la prossimità. Gli stili di attaccamento (in infanzia) - attaccamento sicuro: hanno fiducia nella figura materna, protestano al suo allontanamento e ne ricercano attivamente la vicinanza appena la rivedono - attaccamento insicuro-evitante: non protestano all'allontanamento della madre ne tentano di avvicinarsi a lei quando torna (la mamma ad esempio è una donna in carriera, e c'è solo "periodicamente" quindi il bambino si è abituato all'episodicità della presenza delle sue persone di attaccamento). - attaccamento insicuro-ambivalente: non essendo certi della disponibilità del genitore, manifestano un forte turbamento al momento della separazione. - attaccamento disorientato-disorganizzato: scarsa ricerca della figura di attaccamento, incoerenza dei comportamenti (bambini che hanno subito un trauma) Gli stili di attaccamento (in adolescenza e età adulta) a) autonomo-sicuro b) distanziante c) preoccupato o coinvolto d) con lutti o traumi non risolti Ogni stile si caratterizza per un modello operativo interno (MOI) I MOI influenzano le modalità attraverso cui bambini, adolescenti e adulti si relazionano agli altri (un bambino con attaccamento sicuro nell’infanzia che hanno fiducia nel caregiver avranno da grandi fiducia nelle altre persone). Si parla di intergenerazionalità o transgenerazionalità per indicare il legame tra lo stile di attaccamento del genitore e quello progressivamente sviluppato dal bambino. Attaccamento in adolescenza Le ricerche condotte con essi evidenziano che coloro che manifestano un attaccamento sicuro ai loro genitori sono caratterizzati da: - alti livelli di autostima - benessere psicologico e sociale - bassi livelli di depressione e ansia - strategie di coping adattive - adeguate competenze sociali e scolastiche

Cosa sono i compiti di sviluppo secondo Havighurst? I compiti di sviluppo sono i problemi che gli adolescenti devono affrontare nei vari momenti della loro esperienza, concetto espresso per la prima volta da Havighurts. Un compito di sviluppo è un compito che si presenta in un certo periodo della vita di un individuo e la cui buona risoluzione conduce alla felicità e al successo nell'affrontare i problemi successivi mentre il fallimento conduce all'infelicità, alla disapprovazione sociale e a difficoltà di fronte ai compiti che si presentano in seguito. Se certi compiti di sviluppo non verranno risolti nei tempi prestabiliti, verrà compromesso anche lo sviluppo della persona. Alcuni compiti di sviluppo sono universali e costanti in ogni cultura, altri invece sono presenti solo in alcune società o sono definiti dalla cultura di appartenenza. Havighurts divide i compiti in ricorrenti (si manifestano per un lungo periodo o anche per tutta la vita come ad es. imparare a farsi degli amici) e non ricorrenti (specifici solo di un’età. Es: imparare a camminare). Compiti di sviluppo dell'adolescenza (la ricerca dell’indipendenza è l’elemento costante) 12-18 anni - instaurare relazioni nuove e più mature con coetanei di entrambi i sessi - acquisire un ruolo sociale femminile o maschile

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- accettare la propria maturità fisica - conseguire indipendenza emotiva dai genitori e da altri adulti - raggiungere la sicurezza di indipendenza economica - orientarsi verso, e prepararsi per un'occupazione o professione - prepararsi al matrimonio e alla vita familiare - sviluppare competenze intellettuali e conoscenze necessarie per la competenza civica - desiderare e acquisire un comportamento socialmente responsabile - acquisire un sistema di valori e una coscienza etica come guida al proprio comportamento Compiti dello sviluppo della fase giovanile (19-30 anni) - sviluppare un legame affettivo stabile - vivere con il partner - acquisire l'indipendenza abitativa - formare una famiglia - prendersi cura della famiglia - iniziare una carriera lavorativa - integrarsi nella propria comunità - assumere le responsabilità connesse all'essere cittadini I compiti di sviluppo non sono in una società complessa come la nostra, uguali identici per tutti gli adolescenti, e non tutti li affrontano allo stesso modo. Più che parlare di singoli compiti di sviluppo può aver senso considerare classi di compiti, legate a quelli che sono i cambiamenti che definiscono l'adolescenza: - compiti di sviluppo in rapporto con l'esperienza della pubertà - compiti di sviluppo in rapporto con l'allargamento degli interessi personali e sociali e con l'acquisizione del pensiero ipotetico - deduttivo - compiti di sviluppo in rapporto con la problematica dell'identità

Il modello focale di Coleman Secondo il modello focale di Coleman nei diversi momenti dell’adolescenza sono affrontati da ogni individuo pattern particolari di problemi come ad es. il cambiamento del proprio aspetto fisico o il conflitto coi genitori. Ma gli adolescenti sono in grado di affrontare in modo produttivo e senza tensioni drammatiche i compiti di sviluppo anche quelli più gravi, se possono affrontarli uno (o pochi) per volta, in successione. Gli adolescenti che devono far fronte contemporaneamente a più problemi rischiano di non uscire dalle panie del disagio che sperimentano e di incontrare difficoltà non sormontabili in base alle forze che hanno a disposizione. Secondo Coleman il giovane in diversi periodi è posto davanti a diverse alternative e deve scegliere una strada assumendo un impegno preciso.

Coping nell’adolescenza La capacità di gestire adeguatamente i compiti di sviluppo dell’adolescenza e della fase giovanile dipende dalla tempistica con cui questi si presentano e dalle strategie con cui gli individui li affrontano. Le strategie di coping (fronteggiamento) = capacità di affrontare adeguatamente i compiti dello sviluppo e dipende dalla tempistica con cui questi si presentano e dalle strategie con cui gli individui li affrontano. Le strategie di coping (il modello di Lazarus) È stato Lazarus a impiegare in modo sistematico la nozione di “far fronte” (coping) nei suoi studi sullo stress. Secondo lui vi è stress psicologico quando la persona si rende conto che la situazione in cui si trova le pone delle richieste che vanno al di là delle proprie forze Quando un individuo si trova a che fare con una difficoltà si attiva un processo cognitivo con una doppia

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valutazione della situazione - nella valutazione primaria la persona apprezza quanto siano rilevanti il rischio e la minaccia da affrontare, da dove derivino e quanto siano imminenti. Esito: evento è positivo, evento è irrilevante, evento è una minaccia. - nella valutazione secondaria, la persona considera come può fronteggiare l'evento tenendo conto delle sue risorse personali e sociali (supporti che la persona ha):

- modalità di far fronte al problema centrate sul problema (es: sforzi di modificare la situazione) - modalità di far fronte al problema centrate sull'emozione (es: prendere le distanze dalla situazione,

scappare da essa, chiedere aiuto) Vi è poi un'ultima valutazione inerenti i risultati del proprio intervento. Krenke ritiene che gli eventi critici riportati con maggior frequenza dagli adolescenti di entrambi i sessi possono essere ricondotti alle seguenti aree:

- area del sé (sentirsi soli, umiliati, insoddisfatti) - area dei rapporti affettivi (innamorarsi) - area delle relazioni sociali (avere problemi con gli amici) - area della scuola (voti, insegnanti) - area dei rapporti familiari (litigare con i genitori) - area degli eventi politici/del futuro - area degli eventi di vita critici

Coping attivo per adolescenti con stile di attaccamento sicuro, coping di evitamento per stile di attaccamento insicuro. Le ragazze a differenza dei ragazzi tendono a fare ricorso al sostegno sociale, stili di coping diversi.

La resilienza Capacità o processo di far fronte, resistere, integrare, costruire e riuscire ad organizzare positivamente la propria vita nonostante l'aver vissuto situazioni difficili che facevano pensare ad un esito negativo. Warner analizzò 200 bambini in situazione di elevato rischio da bambini, e vide che da adolescenti solo i 2/3 presentavano problemi, 1/3 dei bambini invece avevano sviluppato uno sviluppo adeguato. Questo fece quindi intuire la presenza di fattori protettivi, in grado di attutire i fattori di rischio e promuovere la resilienza. Secondo la Werner la resilienza rappresenta un processo dinamico attraverso cui l’individuo si adatta positivamente a un contesto avverso. Questa definizione implica che per poter parlare di resilienza devono essere presenti 2 condizioni: - l'esposizione a una condizione di grave rischio - la manifestazione di uno sviluppo positivo nonostante le condizioni di grave rischio vissute nel passato o che si continuano ad esperire nel momento presente Secondo Rutter la resilienza, in quanto processo dinamico, non è una caratteristica della personalità, ma per comprenderla bisogna adottare una prospettiva centrata sul ciclo di vita e focalizzarsi sulle risorse della persona. La resilienza non può essere ridotta all'uso di strategie di coping attive (cioè il resistere a una situazione negativa) ma presuppone la ricostruzione di un percorso di vita in cui anche la situazione più drammatica acquista un senso costruttivo.

Le strategie di acculturazione Per i giovani stranieri l’adolescenza è un periodo ancora più critico di quello che può essere per gli adolescenti italiani. Essi infatti devono decidere su come rapportarsi alla società e alla cultura italiana e nel far questo possono ricorrere a 4 strategie di acculturazione (definite dal grado cin cui vogliono preservare la loro identità culturale e far propria la cultura della società ospitante):

- strategia dell’assimilazione: fanno propria la cultura del paese ospitante rinunciando alla loro tradizione culturale

- dell’integrazione: cercano di far propria la cultura del paese ospitante mantenendo però salda la propria

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- della separazione: rifiutano la cultura del paese ospitante e privilegiano la preservazione della propria

- della marginalizzazione: rifiutano i principi e i valori di entrambe le culture. Da un lato gli adolescenti migranti sono chiamati a esplorare i valori e i modelli offerti dalla propria cultura di origine, dall’altro devono confrontarsi con quelli offerti dalla cultura ospitante. Spesso per loro non è facile acquisire familiarità con questi principi, a volte per difficoltà linguistiche,a volte per l’impossibilità di interagire con i compagni. Anche gli adolescenti che nascono in famiglie miste si trovano ad affrontare, oltre ai compiti di sviluppo tipici della fase adolescenziale, compiti di sviluppo specifici, associati al confronto con i valori, i principi, e le abitudini propri delle culture di appartenenza dei loro genitori. Gli adolescenti cresciuti in famiglie miste mostrano meno problemi emotivi e minori difficoltà a definire la propria identità personale e sociale rispetto agli adolescenti migranti.

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CAPITOLO IV: Identità e concetto di sé

La teoria di Marcia sugli stati dell’identità Ha portato avanti la riflessione sulla formazione dell'identità partendo da Erikson, ovvero convenendo sulla necessità di una crisi per poter giungere ad una identità coerente. Gli stati possono alternarsi nella persona senza un ordine prestabilito. Parte da due nozioni fondamentali: Esplorazione: necessità di esplorare, di ricercare attivamente, di conoscere direttamente le possibilità offerte in ambiti diversi (politico, religioso, sociale, scolastico ecc.) Impegno: quota di coinvolgimento, di presa di responsabilità che l'individuo metterà nei vari ambiti di interesse. Sulla base di queste due nozioni, individua 4 stati di identità: Esplorazione + presenza di impegno= identità acquisita (l’adolescente dopo aver esplorato diverse alternative opera delle scelte, si impegna con continuità e senso di responsabilità) Esplorazione + assenza di impegno = moratorium (l’adolescente esplora con intensità e partecipazione ma non assume ancora impegni precisi) Mancata esplorazione + presenza di impegno= blocco dell’identità (stato di adolescenti che si adeguano a modelli imposti o proposti da altri con molto impegno ma poca esplorazione) Mancata esplorazione + assenza di impegno = diffusione dell’identità (molta esplorazione, ma superficiale, senza intenzione di scegliere e impegnarsi.) Secondo il modello di Marcia il processo di costruzione dell’identità inizia nel momento in cui i cambiamenti biologici, cognitivi, culturali e socio psicologici caratterizzanti l’inizio dell’adolescenza costituiscono l’evento critico che obbliga il soggetto che cresce ad abbandonare gli equilibri infantili e a cercarne di nuovi. L’individuazione di questi nuovi elementi viene ottenuta tramite un periodo più o meno lungo, a seconda del contesto in cui si svolge l’esplorazione e a seconda del sostegno sociale. Soltanto se il processo di esplorazione si conclude con l’integrazione tra elementi nuovi e caratteristiche precedenti della persona, e l’attore sa assumersi un impegno, si può parlare di acquisizione dell’identità. Se l’identità è costruita dal soggetto stesso può comunque essere modificata nel ciclo della vita. Il modello degli stadi di Marcia non può essere considerato una teoria evolutiva (perché non vi è un finale uguale per tutti e non vi è una sequenza evolutiva fissa che prevede un passaggio dagli stati meno maturi a più maturi), bensì un modello descrittivo che individua diverse modalità con cui le giovani generazioni affrontano la crisi adolescenziali.

Il modello tri-fattoriale dell’identità La ricerca di Meeus è focalizzata sull’analisi dell'interdipendenza dei processi che permettono di cogliere la dinamica iterativa attraverso cui l'identità si forma e si modifica nel tempo. In un primo momento tale analisi si è focalizzata su 2 processi: l'impegno e l'esplorazione in profondità, per poi includere lo studio di un terzo processo, la riconsiderazione dell'impegno arrivando così a definire un modello tri-fattoriale dell'identità. Modello tri-fattoriale dell'identità, i processi: - IMPEGNO: fa riferimento alle scelte fatte negli ambiti rilevanti dell 'identità e alla misura in cui gli individui si identificano con tale scelte. - ESPLORAZIONE IN PROFONDITÀ: rappresenta una modalità di vivere l'impegno attivamente per es. riflettendo su esso, cercando informazioni sull'impegno preso,confrontarsi con gli altri - RICONSIDERAZIONE DELL'IMPEGNO: fa riferimento ai tentativi degli individui di confrontare i loro impegni con altre alternative disponibili e agli sforzi di cambiare gli impegni assunti in quando non più soddisfacenti Dalla combinazione di questi 3 livelli è possibile individuare 5 stati dell’identità (modello trifattoriale dell’identità): - ACQUISIZIONE: caratterizzata da alti livelli di impegno ed esplorazione in profondità, bassa

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riconsiderazione dell'impegno - CHIUSURA moderati livelli di impegno, media esplorazione in profondità e bassa riconsiderazione (hai accettato quello che gli altri hanno deciso per te) - DIFFUSIONE bassi livelli di impegno, esplorazione in profondità e di riconsiderazione dell'impegno (persone superficiali che si lasciano vivere) - MORATORIUM basso impegno, esplorazione in profondità ed elevata riconsiderazione (stato di identità positiva) - SEARCHING MORATORIUM elevati livelli sia di impegno che di esplorazione in profondità, sia di riconsiderazione (si cerca qualcosa sempre più di significativo)

Il modello di Phinney per gli adolescenti appartenenti minoranze etniche

L’interculturalismo ha stimolato una crescente ricerca sulla formazione dell’identità negli adolescenti appartenenti a una minoranza etnica. In questa area è possibile distinguere due linee di ricerca:

- 1°: indaga come gli adolescenti appartenenti a vari gruppi etnici sviluppino la loro identità etnica - 2°: indaga come l’appartenenza etnica possa incidere sulla formazione dell’identità in ambiti

rilevanti per tutti gli adolescenti Phinney fa parte della prima area e sostiene che la definizione della propria identità etnica rappresenta un compito di sviluppo centrale per gli adolescenti che appartengono alle minoranze etniche, mentre non lo è per coloro che appartengono al gruppo maggioritario. Ha applicato il modello degli stati dell'identità di Marcia allo studio dell'identità etnica. Secondi tale approccio gli adolescenti possono trovarsi in diversi stati dell'identità etnica definiti dalla misura in cui gli individui hanno esplorato il significato della loro appartenenza etnica e hanno deciso verso quale concetto di etnicità impegnarsi. In base all'interesse verso la propria appartenenza etnica gli adolescenti vengono inquadrati in 4 stati: - DIFFUSIONE scarso interesse per la propria appartenenza etnica - MORATORIUM sono in una fase esplorativa - CHIUSURA hanno fatto propria la proposta dei genitori - ACQUISIZIONE hanno assunto un impegno preciso verso la propria appartenenza etnica Le modalità con cui gli adolescenti che appartengono alle minoranze sviluppano la loro identità etnica sono strettamente connesse alle strategie di acculturazione che adottano. Per gli adolescenti appartenenti alle famiglie immigrate il compito di sviluppo legato alla formazione della propria identità appare più stressante diq aunto sia per i loro pari che crescono in famiglie autoctone o miste.

La stima di sé La stima di sé rappresenta la componente affettivo-valutativa del se, definita come la risultante di un processo in cui i contenuti del concetto di sé (es: sono un calciatore) vengono valutati e giudicati rispetto a valori standard personali (es: sono un calciatore bravo). Harter e Rosenberg hanno dimostrato che la stima di sé è altamente correlata con la percezione che gli adolescenti hanno degli atteggiamenti di altri significativi (famiglia, amici) nei loro confronti. (Rosemberg) Stima di sé globale: fa riferimento a una valutazione generale del proprio valore che gli individui strutturano nel tempo (I maschi riportano livelli di stima di sei globale più alti che le ragazze, del resto siamo in una società sostenuta più da maschi che da femmine). (Harter)Stima di sé ambito-specifica: riguarda il modo in cui gli adolescenti si valutano in determinati aspetti dell'esperienza personale: - aspetto fisico - accettazione da parte dei coetanei

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- capacità di impegnarsi in relazioni amicali significative - capacità di attirare l'interesse di potenziali partner - competenze scolastiche/lavorative - competenze sportive Per capire come varia la stima di sé nel corso dell’adolescenza dobbiamo distinguere stima di sé barometrica e quella baseline. Stima di se barometrica: fa riferimento alla valutazione del sé in un momento specifico, è soggetto a continue fluttuazioni. Stima di sé baseline: Stima di se basilare è più stabile. È una valutazione a lungo termine e deriva dalla propria storia evolutiva. È comunque soggetta a cambiamenti, ma sono cambiamenti lenti e graduali. Promuovere la stima di sé degli adolescenti è una sorta di vaccino che può avere esiti positivi in vari ambiti. Anche il dolore e le difficoltà fanno crescere.

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CAPITOLO V: Pubertà e sviluppo

La pubertà e aspetti psicologici delle trasformazioni fisiche

Nel periodo di età compreso fra gli 11 e i 15 anni si realizzano dei cambiamenti somatici che indubbiamente richiedono un certo rimaneggiamento dell'immagine corporea dell'individuo tenendo conto che certi cambiamenti hanno alcune caratteristiche di fondo: - sono rapidi - molteplici (morfologici --> statura, peso, sessuali e organici) - si compiono in un individuo che ne è consapevole (i maggiori avvengono all'età di 3 anni ma il bimbo non ci riflette) Secondo Hendry e Kloep la pubertà costituisce una transizione sociale cioè un evento di vita che cambia il rapporto della persona con l'ambiente sociale oltre a implicare una ristrutturazione del sé. Tale transizione può avere più o meno difficoltà a seconda di come è stata annunciata e preparata da interventi educativi da parte degli adulti (genitori, insegnanti, educatori), una ragazza che sa che gli verrà il ciclo mestruale reagirà meglio il primo giorno che gli compare. I cambiamenti puberali non sono solo biologici, da un lato vi sono le ripercussioni psicologiche individuali a tali cambiamenti e dall'altro aspetti del sociale "prossimo" (interazioni dirette con l'ambiente umano circostante) e del sociale "allargato" (cultura di appartenenza con i suoi media comunicativi) che influenzano i ragazzi nella direzione di accertarsi o meno fisicamente. L'impatto soggettivo di questi cambiamenti dipende dalle caratteristiche di ognuno, dalle informazioni che ha su quanto gli sta accadendo, dal modo in cui il suo ambiente sociale reagisce a questi cambiamenti. Ad es. la dismorfofobia cioè la paura di avere qualcosa di anomalo nel proprio aspetto fisico è comune nell'adolescenza ed è temporanea e scompare con il procedere dello sviluppo stesso, ed è diverso da disturbo clinico di dimorfismo corporeo.

Anticipi e ritardi puberali

Le trasformazioni puberali non avvengono alle stesse età nei vari individui e ciò può diventare un problema per coloro che maturano troppo presto o troppo tardi (l'età biologica non corrisponde all'età socio- emozionale). Per le ragazze sembra porre maggiori problemi di adattamento una pubertà anticipata, le ragazze precoci fisicamente infatti sembrano essere ritirate socialmente, irritabili, più precocemente invischiate in crisi d'identità, meno popolari presso le coetanee e meno soddisfatte di alcuni aspetti del loro corpo (anche i genitori hanno un maggior controllo su di loro perché sviluppandosi le ragazze possono diventare oggetto di attenzioni sessuali, spesso indesiderate). Lo studio di Magnusson mostra che queste ragazze possono essere a rischio per quanto riguarda alcuni comportamenti di violazione di norme (uscire con ragazzi più grandi, ubriacarsi) ma è un fenomeno temporaneo, non collegato a devianza in età adulta. Per le ragazze che maturano tardivamente sono evidenziate delle caratteristiche psicologiche positive. Per i maschi la precocità di sviluppo fisico costituisce un vantaggio psicologico sul piano personale (soddisfazione rispetto ai mutamenti corporei, equilibrio) e relazionale (maggior popolarità tra i pari). Per i maschi con ritardo puberale invece si trovano molto più svantaggio psicologico

Soddisfazione e insoddisfazione corporea, dismorfofobia Bearman e colleghi in uno studio longitudinale di ambo i sessi sottolineano che mentre per le ragazze vi è tendenzialmente un decremento della soddisfazione corporea nel corso dell’adolescenza, per i ragazzi la soddisfazione corporea è in media abbastanza stabile. L'insoddisfazione è - un sentimento di scontentezza che può riguardare forma, peso e altezza - può essere frutto di una distorsione percettiva, come pure può basarsi su qualche dato oggettivo che viene enfatizzato

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- un potente fattore di rischio per le patologie alimentari (anoressia, bulimia) soprattutto tra le ragazze. - legata a influenze culturali (modelli ideali di bellezza del momento) - dipende dalle relazioni col contesto sociale più prossimo (genitori, fratelli, coetanei). Dalle ricerche è emerso infatti che vi è un’associazione tra comunicazione negativa e insoddisfazione corporea delle giovani. - associata all'autostima Nei maschi viene messo in rilievo un disturbo dell’immagine corporea che colpisce dall’adolescenza in avanti: il dismorfismo muscolare. Tale disturbo consiste in una percezione distorta del proprio corpo come troppo magro e gracile, da cui conseguono interventi continuativi e defatiganti di attività fisica, come body building, e l’uso di dieta, sostanze, vomito autoindotto.

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CAPITOLO VII: Lo sviluppo morale

Lo sviluppo morale secondo Piaget È molto importante che alla fine gli individui abbiano maturato una sensibilità morale su ciò che è bene e su ciò che è male, in modo da agire di conseguenza. Attraverso l‘acquisizione di questa capacità, definita giudizio morale, i giovani adulti saranno i grado di rispettare le regole, non perché temono le sanzioni, ma perché sanno che quello è l’unico modo per vivere insieme in modo civile. Secondo Piaget il raggiungimento della maturità morale implica da un lato che la persona sia in grado di rispettare le regole, dall'altro che esprimano la preoccupazione che tutte le persone siano trattate equamente secondo le norme sociali stabilite. Quindi secondo lui già dall'infanzia le persone sono attive nel raggiungere la maturità morale e identifica 3 livelli di sviluppo circa la comprensione e consapevolezza delle regole - fase premorale : fino ai 3-4 anni i bimbi sono in uno stato di anomia, caratterizzato da assenza di regole. Le regole vengono spesso inventate sul momento - fase eteronoma: dopo i 4-5 anni fino ai 9-10 i bimbi entrano nella fase del realismo morale in cui le regole sono percepite come inalterabili, esterne, non sono elaborate o giudicate. Il bene si identifica con l’obbedienza alle regole. - fase della morale autonoma: fase di relativismo morale, le regole non sono più concepite come imposte dall'alto ma rappresentano il frutto del consenso reciproco e di conseguenza possono essere modificate Nella fase di relativismo morale, rispetto a quella del realismo morale,il criterio con cui le azioni sono valutate non riguarda più il danno arrecato (responsabilità oggettiva) ma le motivazioni che sono alla base dei comportamenti (responsabilità oggettiva). Alla morale eteronoma corrisponde la nozione di “giustizia retributiva”, ossia l’idea che ci debba essere una proporzione tra meriti e premi e fra trasgressioni e punizioni. La punizione deve seguire una disobbedienza per forza. Alla morale autonoma corrisponde la nozione di "giustizia distributiva" che si basa sull'uguaglianza delle persone. In questa prospettiva in cui tutti devono rispettare le regole le punizioni devono essere modellate in base alla gravità della trasgressione per far capire le conseguenze (11-12 anni). Il graduale passaggio dello studio premorale a quello di relativismo morale è determinato da 2 fattori: - la capacità cognitiva grazie a cui si passa da un visione egocentrica a ad una più sociale in cui si sa considerare la prospettiva altrui - l'esperienza sociale non con gli adulti ma tra pari, perché gli adulti impongono le regole e i bimbi le rispettano solo perché gli adulti rappresentano l'autorità invece attraverso il gioco con i coetanei rispettano le regole perché si basano sul reciproco rispetto e aiuto.

I livelli del giudizio morale nella teoria di Kohlberg

Due concetti sono alla base del contributo di Kohlberg: struttura cognitiva e costruttivismo. Struttura cognitiva: principi generali organizzati che sostengono le opinioni e le argomentazioni espresse dagli individui. Queste strutture si sviluppano allo stesso modo in tutti gli uomini. Costruttivismo: la capacità di dare significato alla realtà si forma progressivamente, quando gli individui si trovano a rispondere alle situazioni-stimolo che gli si presentano nel corso della vita. Kohlberg considera lo sviluppo morale come la scoperta da parte degli esseri umani dei principi di giustizia e dimostra come questa conoscenza evolva gradualmente nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza, acquisendo maggior portata, razionalità e coerenza. Kohlberg individuò una sequenza costituita da 3 livelli o fasi del giudizio morale: preconvenzionale, convenzionale e post.convenzionale I livelli inferiori del ragionamento morale pongono le basi per il raggiungimento dei livelli superiori.

 Il livello preconvenzionale è la modalità di ragionamento dominante nei bambini di età inferiore ai 9-10 anni. Le regole morali sono rappresentate dall'autorità esterna a cui bisogna adeguarsi x ottenere benefici o x evitare punizioni. Non sono introiettate le norme sociali.

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I ragionamenti che guidano i comportamenti derivano da una prospettiva individuale concreta che considera se e gli altri come entità sostanzialmente isolate. - stadio 1 : orientamento premio e punizione. Corrisponde alla morale eteronoma di Piaget. L’autorità definisce le regole a cui tutti devono assolutamente adeguarsi. La gravità del comportamento dipende dal danno compiuto, le intenzioni o i motivi che hanno portato alla trasgressione non vengono tenute in considerazione. (es: storia del bambino e del vasetto in cucina p.131) - stadio 2 : orientamento individualistico e strumentale. Quelli che si trovano in questo stadio considerano importante rispettare le regole solo se da queste possono ricavare benefici per se stessi. Rispetto allo stadio precedente in cui prevale un punto di vista egocentrico, i bambini cominciano a riconoscere che gli individui sono portatori di punti di vista, interessi, intenzioni e bisogni diversi, e che tale diversità può portare a conflitto. Il giusto accordo e l’equo scambio (dare/avere) tra le parti rappresenta un modo per risolvere ogni cosa.

 Il livello convenzionale prende corpo nella media adolescenziale e rimane la norma per la maggior parte degli adulti. La prospettiva individualistica viene abbandonata e l'attenzione si concentra sulle relazioni interpersonali e sui valori sociali. I bisogni del singolo sono subordinati a quelli della società. - stadio 3: aspettative interpersonali reciproche, relazioni e conformità interpersonale: gli individui regolano il loro comportamento in base alle aspettative della propria cerchia sociale (genitori, amici, insegnanti,…) e dei ruoli in essa ricoperti. - stadio 4: sistema sociale e coscienza: gli individui sanno che rispettare le regole non lo si fa per paura di avere una punizione o per compiacere agli altri, ma perché mantengono un ordine sociale che deve essere tutelato.

 Il livello postconvenzionale è caratterizzato dall'emergere di giudizi morali basati su principi astratti e di natura etica. In questo senso, le regole sociali sono pienamente comprese e accettate proprio perché si è in grado di comprendere i principi che ne sono alla base. - stadio 5: contratto sociale o utilità e diritti individuali: le norme sociali e le leggi sono relative, ossia determinate da accordi e da negoziazioni tra esseri umani. - stadio 6: principi etici e universali: è il livello più elevato dello sviluppo morale. Consapevolezza che le leggi sono valide solo se si basano su principi e valori etici. Chiedere a Martina se ce n’è ancora.

La relazione tra giudizio e comportamento morale

Esiste una correlazione positiva tra giudizio e comportamento morale. Dalle ricerche è emerso che alti livelli di sviluppo morale portano comportamenti altruistici, pro sociali, e meno sensibili alla pressione sociale; a differenza di quelli con bassi livello. Ma comunque questi risultati non permettono di sostenere che il ragionamento morale sia il principale predittore del comportamento altruistico. Secondo Rest, il comportamento, per definirsi morale, deve essere guidato dal desiderio di non prevaricare sugli altri. Per fare ciò è necessario che gli individui:

- Considerino in una data situazione gli effetti e le conseguenze che le azioni potrebbero avere sia su se stessi, sia su gli altri

- Valutino se e quali degli effetti considerati soddisfano i criteri morali - Decidano di attenersi principalmente a criteri morali e non ad altri - Mettano in atto la decisione presa e la portino a termine

Più i valori morali sono parte integrante della identità personale, più è probabile che questi si esprimano non solo nei giudizi ma anche in azioni concrete.

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Nelle persone in cui manca questa unità tra il sé (la propria identità) e la moralità, il giudizio morale non può essere in grado di prevedere il comportamento. È proprio durante l’adolescenza, quando si deve costruire il concetto di sé, nuovo, che i valori morali assumono o meno un ruolo centrale nell’identità degli individui. Adolescenza quindi molto importante per lo sviluppo morale, che avrà effetti per il resto della vita.

Moralità ed empatia Secondo Hoffman il comportamento morale non si limita al semplice rispetto delle norme che l’individuo ha interiorizzato nel corso della socializzazione, ma il suo fondamento è costituito dall’empatia, ossia dalla motivazione a considerare gli altri, a condividerne le emozioni, a comprenderne i bisogni e ad alleviarne le sofferenze. Due forme che l’empatia può assumere:

- Sofferenza empatica: si riferisce a cosa le persone provano quando sono testimoni delle sofferenze di un altro essere umano. La sofferenza empatica prevede:

o Consapevolezza meta cognitiva: cognizione che lo stato d’animo provato è la risposta alla sofferenza sperimentata in quella specifica situazione

o Che le persone siano in grado di calarsi nei panni altrui, come se provassero quello che la persona sperimenta in quella specifica situazione di difficoltà

o Capacità di andare oltre le apparenze: la sofferenza può essere celata nel comportamento esteriore, ma questo non vuol dire la persona in difficoltà non provi dolore

La sofferenza empatica comincia a svilupparsi nella prima infanzia, ma è nell’adolescenza che si perfeziona.

- Senso di colpa su base empatica, si riferisce a come le persone si sentono quando sono responsabili di tali sofferenze. Per senso di colpa si intende il vissuto interiore, caratterizzato da un sentimento di profonda disistima, di chi danneggia ingiustamente un’altra persona provocandole sofferenza. Il senso di colpa influenza il comportamento altruistico attraverso 2 modalità: la prima è quella di non metter in atto comportamenti trasgressivi, proprio per evitare di sperimentare questo sentimento; la seconda riguarda la messa in atto di comportamenti riparatori verso la vittima di una propria trasgressione, per fare cessare questo sentimento. Il senso di colpa necessita di alcuni prerequisiti:

1. Interiorizzato un principio morale e rendersi conto di averlo violato 2. Comprendere e valutare la gravità del danno arrecato e i suoi effetti sia presenti sia futuri

sul benessere altrui 3. Analisi delle motivazioni che hanno portato a tale azione, e stabilire se la trasgressione sia

stata un atto involontario oppure no, di una pressione esterna o di una provocazione 4. La persona non dovrà sentirsi solo in colpa per l’infrazione commessa, ma anche

consapevole di aver sbagliato e responsabile in prima persona del danno arrecato Questo tipo di ragionamento viene raggiunto solo nell’adolescenza.

Il legame tra empatia e comportamento morale non è diretto, ma dipende da altre variabili.  Attribuzione causale circa la responsabilità della vittima in quella determinata

situazione. Se la vittima si è arrecata danno da sola, spesso il senso di colpa diminuisce, e di conseguenza gli atteggiamenti pro sociali

 Grado di attivazione empatica: dipende dall’intensità della sofferenza della vittima: tanto più sono evidenti i segnali di difficoltà della vittima maggiore sarà la sofferenza empatica sperimentata dall’osservatore.

L’empatia è suscettibile a due tipi di effetti: bias familiarità e il bias di immediatezza. Il primo riguarda il ruolo della famiglia, ovvero gli studi dimostrano che persone provano più empatia se la vittima è un familiare. Il secondo riguarda l’immediatezza, gli studi dimostrano che i sentimenti empatici sono maggiori se la vittima è presente in una situazione immediata. Più la vittima e le sofferenze sono maggiori, più empatia

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CAPITOLO X: Le relazioni famigliari

I rapporti genitori-figli in adolescenza Il rapporto genitori-figli è un lungo processo di negoziazione. Per capire le complesse dinamiche relazionali tra adolescenti e genitori, cerchiamo di capire le diverse visioni della famiglia:

- Approccio dello sviluppo: la famiglia viene considerata come forma particolare di piccolo gruppo, caratterizzato da una storia passata e da aspettative di vita future, capace di adattamento e cambiamento in relazione a stimoli provenienti dall’esterno o dall’interno. Concetto centrale di questo approccio è quello di “ciclo di vita familiare”, che comprende nozioni come: scorrere del tempo, stadi di sviluppo della famiglia, compiti di sviluppo (compito di sviluppo per eccellenza: instaurare tipi di relazioni adeguate alla fase di del ciclo di vita. Es: modalità di rapporto genitore-bambino e genitore-adolescente sono diversi). Le relazioni familiari sono caratterizzate da:

 Essere fortemente vincolate e con limitati gradi di libertà

 Essere gerarchicamente strutturate

 Essere definite da attaccamento, cura, lealtà - Approccio relazionale-simbolico: la famiglia è un’organizzazione di relazioni di parentela qualificata

dal legame generativo. In sostanza ciò che qualifica le relazioni familiari sono i legami tra le generazioni e i processi connessi alla trasmissione intergenerazionale di modelli, norme, valori. Nel corso del tempo la famiglia si trova far fronte a eventi critici. La famiglia ha in sé le risorse e le capacità di adattarsi in modo attivo e organizzato a tali eventi critici, riorganizzando le relazioni sia tra generazioni sia tra i coniugi. L’adolescenza di un membro costituisce un evento critico, la famiglia si trova così sia a tentare di mantenere uniti i legami sia d’altra parte la spinta del ragazzo all’autonomia. Difficoltà quindi non solo per i figli, ma anche per i genitori che devono comunque staccarsi dai figli e sostenerli in questa crescita, per permettere una sana creazione di autonomia.

La qualità delle relazioni familiari è cruciale nel determinare la competenza e la fiducia con cui gli adolescenti affrontano il periodo di transizione dall’infanzia all’adolescenza. Gli aspetti della famiglia che risultano importanti sono:

- Incoraggiamento dell’autonomia e dell’indipendenza dei figli - Il grado di controllo desiderato dai genitori - Quantità e tipi di conflitti tra i membri - Forza dei legami familiari - Sostegno disponibile agli adolescenti

Ci sono due dimensioni importanti per il buon funzionamento della famiglia che sia di aiuto all’adolescente: dare modelli di coesione moderata e dare modelli di flessibilità moderati circa ruoli e regole. Infatti durante l’adolescenza anche le funzioni della famiglia cambiano, se nell’infanzia i ruoli erano molto chiari, nell’adolescenza meno. Si deve passare da una fase di cura a una fase di sostegno, dalla protezione al fornire consigli e guida. Anche la comunicazione all’interno della famiglia deve cambiare sulla base dell’età. L’atteggiamento dei genitori deve essere una “protezione flessibile” perché deve tenere conto degli aspetti di dipendenza ancora presenti e delle forme di autonomie tipiche dell’adolescenza. I genitori hanno il ruolo fondamentale nel sostenere il figlio nelle grandi scelte, nell’orientare le sue aspirazioni future, nel vedere tutte le possibilità, nel costruire la sua identità. Nella famiglia è importante che l’adolescente trovi il dialogo che gli consenta di capire quali sono i suoi desideri. 4 stili educativi genitoriali sulla base di due dimensioni: demandingness (misura in cui il genitore si aspetta comportamenti maturi del figlio) e responsiveness (misura in cui il genitore risponde ai bisogni dei figli):

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- Autorevole: alti livelli di entrambi  figli: responsabili, sicuti di sé, adattivi, creativi, curiosi, hanno abilità sociali, benessere e salute mentale

- Autoritario: alti livelli di demandingness e bassi livelli di responsiveness  figli: dipendenti, passivi, insicuri

- Indulgente: alti livelli di responsiveness e bassi livelli di demandingness  figli: immaturi, irresponsabili

- Indifferente: bassi livelli entrambi  figli: impulsivi, maggior probabilità di comportamenti a rischio Gli stili educativi hanno ovviamente diversi esiti nello sviluppo dell’adolescente. Contrariamente a questa impostazione unidirezionale, altri autori hanno evidenziato il ruolo degli adolescenti nelle dinamiche familiari, in altre parole l’influenza è reciproca (genitori/figli).

L’autonomia secondo Steinberg Uno dei compiti di sviluppo più importanti per l’adolescente nel processo di acquisizione di un’identità positiva e stabile di adulto può essere definito come “emancipazione dalle figure parentali” e acquisizione di indipendenza. Emancipazione non significa rottura dei rapporti familiari, ma trasformazione di tali rapporti in modo da renderli più paritari e reciproci. È un processo molto complicato. Steinberg ha distinto 3 tipi di autonomia:

- Autonomia emozionale: capacità di affidarsi alle proprie abilità invece di dipendere dagli altri per avere consigli o suggerimenti

- Autonomia comportamentale: capacità di decidere autonomamente, facendosi carico delle conseguenze delle sue azioni, senza farsi influenzare dagli altri.

- Autonomia di valori: capacità di avere una serie di principi personali su ciò che è giusto o no, e resistere alle pressioni sociali

L’autonomia comportamentale e affettiva precede l’autonomia dei valori, in quanto la separatezza e la fiducia di sé sono essenziali alle prese di posizione concernenti i valori.

L’autonomia secondo Noom, Dekovic e Meeus Uno dei compiti di sviluppo più importanti per l’adolescente nel processo di acquisizione di un’identità positiva e stabile di adulto può essere definito come “emancipazione dalle figure parentali” e acquisizione di indipendenza. Emancipazione non significa rottura dei rapporti familiari, ma trasformazione di tali rapporti in modo da renderli più paritari e reciproci. È un processo molto complicato. Noom, Dekovic e Meeus definiscono l’autonomia come ”la capacità di imprimere una direzione alla propria vita, definendo scopi, sentendosi competenti e capaci di regolare le proprie azioni”. Vengono individuate 3 dimensioni dell’autonomia:

1) Dimensione cognitiva che porta all’autonomia attitudinale: riferita ai processi cognitivi di valutazione delle possibilità e dei desideri, allo sviluppo di valori personali e alla definizione di scopi personali. Ciò che l’adolescente vuole fare della sua vita. Capacità di vedere varie opzioni, e prendere una decisione in vista di uno scopo.

2) Dimensione emotiva che porta all’autonomia emozionale: legata alla percezione di indipendenza emozionale dai genitori e dai coetanei. Sentimenti di fiducia nelle proprie scelte e propri scopi, ma allo stesso tempo mostrare considerazione per gli scopi altrui.

3) Dimensione regolatoria che porta all’autonomia funzionale: si riferisce alle diverse modalità utilizzate per raggiungere i propri scopi. Questa capacità incorpora processi come la percezione di competenza (disponibilità di diverse strategie per raggiungere uno scopo) e percezione di controllo (abilità di scegliere una strategia specifica).

Le tre dimensioni sono correlate ma distinte. 1) e 2) aumentano dall’inizio a metà adolescenza, 3) è più o meno stabile. I maschi si percepiscono più autonomi per 1) e 3) rispetto alle femmine.

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Motivi della resistenza dei genitori all’autonomia dei figli Uno dei compiti di sviluppo più importanti per l’adolescente nel processo di acquisizione di un’identità positiva e stabile di adulto può essere definito come “emancipazione dalle figure parentali” e acquisizione di indipendenza. Emancipazione non significa rottura dei rapporti familiari, ma trasformazione di tali rapporti in modo da renderli più paritari e reciproci. Su questo processo di emancipazione influiscono anche altri fattori, quali il comportamento dei genitori e il contesto socioculturale in cui la famiglia si situa. Ansia e ambivalenza contraddistinguono gli atteggiamenti dei genitori, spesso oscillanti tra l’orgoglio che il figlio sia cresciuto e dimostri abilità di cavarsela da solo, e insieme le preoccupazioni e i timori sulle conseguenze della raggiunta autonomia. Diverse spiegazione delle resistenze opposte dai genitori nell’accettare l’indipendenza dei figli:

1) Sentimento di inutilità avvertito nel momento in cui i figli sembrano non avere più bisogno di loro. Questo sentimento è stato evidenziato soprattutto nelle madri che sono più in difficoltà a riconoscere i cambiamenti dei figli. La madre vede l’indipendenza come una minaccia al suo ruolo nella famiglia.

2) La lunga abitudine di dominio e controllo quasi assoluto (almeno per i primi 12/13 anni) che rende faticoso il riconoscimento dei cambiamenti che avvengono nella persona del figlio e della conseguente necessità di trattarlo in modo diverso

3) Le difficoltà legate all’avanzare dell’età (la crisi di mezza età) avvertita come minacciosa per la propria integrità fisica e intellettiva. A volte possono subentrare gelosie da parte dei genitori per la vitalità dei figli.

Comunicazione aperta e comunicazione problematica con i genitori

Per quanto riguarda la comunicazione familiare, vi è la distinzione tra comunicazione aperta e comunicazione problematica. Comunicazione aperta: caratterizzata da scambio di messaggi chiari e congrui, capacità di risolvere i problemi, empatia, sostegno e assenza di squalifica: faciliterebbe il cambiamento familiare. Comunicazione problematica: chiusura, falsificazione dei messaggi, evitamento: inibisce le potenzialità del cambiamento familiare. Barnes e Olson hanno elaborato uno strumento che misura le percezioni dei membri della famiglia riguardo alla loro comunicazione reciproca, la Scala di comunicazione genitori-adolescenti, nelle versioni sia per gli adolescenti sia per i genitori. Dalle ricerche con questo strumento è emerso che:

 Le madri riferiscono di avere una migliore comunicazione con i figli rispetto ai padri.  Gli adolescenti valutano la comunicazione con i genitori in modo più negativo di quello che

facciano i genitori  Nel passaggio dalla preadolescenza alla adolescenza si registra un aumento di comunicazione

aperta e problematica con i genitori  Concordanza tra adolescenti e madri nella percezione della comunicazione aperta e

problematica Da altre ricerche sempre riguardo la comunicazione è emerso che la percezione degli adolescenti (ma non quella dei genitori) di comunicare con i genitori in modo aperto e di essere da loro sostenuti è correlata a un basso punteggio di rischio, mentre la presenza di alta problematicità nella comunicazione è correlata a rischio psicosociale dell'adolescente. Madri e padri mostrano percezioni diverse rispetto alla comunicazione al sostegno dei figli. Padri e adolescenti hanno percezioni comuni sopratutto per quello che riguarda il sostegno, padre più affidabile della madre quindi. Questo perchè la madre ha una forte identificazione con il proprio compito educativo nei confronti del figlio, e questo le impedisce o almeno le rende difficile esprimere giudizi realistici e cogliere gli elementi negativi dea relazione.

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Ci sono argomenti per cui vi sono delle concordanze nelle percezioni tra genitori e figli, e altri in cui ci sono discrepanze.

Il conflitto genitori-figli e strategie di risoluzione I conflitti genitori-figli esistono e sono sempre esistiti, solo che quelli attuali a differenza del passato, non riguardano più i valori di fondo o le questioni in ambito morale, politico e religioso. Gli scontri sono più disaccordi di opinione, bisticci, e avvengono su questioni banali e di scarsa rilevanza della vita quotidiana: regole della casa, al comportamento dei figi all'interno e all'esterno della casa (faccende domestiche, modo di vestirsi, tempo libero, orario di rientro). È importante però tenere conto anche del contesto storico, clima culturale, e dei cambiamenti sociali nelle relazioni genitori-figli. Si è cercato di documentare l'andamento del conflitto nell'arco dell'adolescenza, e in base a genere del figlio e del genitore. Per quanto riguarda la traiettoria (che considera sia intensità che frequenza) ha una forma a U, che raggiunge il picco massimo all'inizio dell'adolescenza in concomitanza con la pubertà. Con l'età i conflitti sembrano venire meno frequenti ma più accesi e intensi. Per quanto riguarda i temi del conflitto, gli argomenti, differiscono a seconda della fase dell'adolescenza e sono collegati all'autonomia del figlio. Dai dati raccolti (età):  13/15 anni: disaccordi su fare i compiti, sul fare faccende, uscite e rientri serali  più di 13/15 anni: aumentano i disaccordi sul tema delle uscite serale e dei rientri per a

maggioranza Dai dati raccolti (genere):  maschi: conflitti su compiti  femmine: conflitti su visite ai parenti, lavori in casa, orari

La conflittualità maggiore è con la madre, perchè con essa si hanno comunicazioni più frequenti. Un altro dei temi di conflitto nell'adolescenza è sulla quantità e grado di controllo che i genitori dovrebbero avere sui vari aspetti della vita dell'adolescente. Smetana e Asquith hanno distinto gli ambiti rilevanti di conflitto:  personali: es: scelta dell'abbigliamento  convenzionali: relativi alle convenzioni sociali. Es: aiutare i genitori  morali: mentire ai genitori  prudenziali: riguarda comportamenti che hanno implicazioni per la salute e il benessere. Es: fumare  mutiformi: es: non tenere in ordine la camera  amicizie: frequentare amici non graditi ai genitori

Le strategie di risoluzione dei conflitti si distinguono in diverse tipologie:  sottomissione: una persona cede alla richiesta dell'altra  compromesso: entrambi fanno concessioni  intervento di terzi, disimpegno

Si preferisce il compromesso, ma molti vengono risolti con la sottomissione all'autorità del genitore. Il conflitto non è sempre negativo, può essere funzionale. Le modalità con cui membri della famiglia esprimono i loro punti di vista e il loro disaccordo con gli altri sembrano predittive delle capacità di adattamento e delle abilità relazionali dei figli adolescenti. In tali interazioni il figlio può ascoltare e prendere in considerazione diversi punti di vista, e decisioni vengono prese attraverso negoziazioni. Rimane comunque importante che il conflitto avvenga in un contesto di coesione relazionale. Un altro punto per l'analisi del conflitto riguarda il ruolo del tempo che può essere misurato in minuti (tempo di interazione) e in mesi e anni (tempo di sviluppo). Tempo di interazione: tempo della discussione, vista come processo sociale cooperativo. Tempo di sviluppo: l'adolescenza è solo una fase genitori-figli. Se i conflitti genitori-figli vengono risolti con una bassa intensità, in comune, possono generare condizioni soggettive di maggior fiducia e confidenza reciproca per i rapporti futuri.

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CAPITOLO XI: Le relazioni familiari

Le relazioni amicali dall’infanzia all’adultità Nell'adolescenza abbiamo uno spostamento di centraggio dalle relazioni familiari e a quelle amicali, e ciò è alla base del processo di modificazione del sistema di sé vissuto dall'adolescente. Dalle ricerche, nella fascia di età dagli 11 ai 19 anni i maschi e le femmine passano molto tempo con i pari. I rapporti amicali tendono poi passare in secondo piano dai 20 ai 24 anni (emerging adulthood), e ancora più nella fase di transizione nell'età adulta (25-34 anni). Il rapporto con i coetanei è un'esperienza significativa che accompagna tutta la vita, ma è il modo di stare insieme che si modifica nel corso dello sviluppo.  Fine infanzia – primi anni dell'adolescenza (11-14 anni): rapporto amicale si esprime in una

relazione diadica con l'amico del cuore, dello stesso sesso. Si chiede fedeltà, esclusività, comprensione.

 11-14 anni: sono molto frequentati i gruppi formali (sportivo, religioso,..), anche perchè si hanno obiettivi chiari e la presenza di adulti all'interno del gruppo che hanno funzione di promozione e controllo.

 13-14 anni (ultimo anno della medie): gruppi formali + gruppi informali (che portano a uscite al cinema, giri in bicicletta). La sperimentazione di entrambi i gruppi è una fase di esplorazione di modalità diverse di stare con i coetanei.

 15-19 anni (piena adolescenza): meno partecipazione a gruppi formali, e ciò è dovuto anche a un controllo minore sul ragazzo in questa età da parte dei genitori. Il gruppo informale (la cosiddetta compagnia) è il gruppo privilegiato.

 20-24 anni (Emerging adulthood): si passa meno tempo con gli amici e vi è una selezione dei rapporti più maturi. Ciò è dovuto a: nuova vita, lavorativa e non, nuove responsabilità, priorità al rapporto affettivo

I gruppi formali e informali, differenze di genere

Gruppi formali: ruotano intorno a esperienze strutturate, finalizzate alla realizzazione di compiti specifici e al raggiungimento di obiettivi preordinati. Questi gruppi si costituiscono come emanazione, più o meno diretta, di istituzioni e movimenti (religiosi o sportivi sopratutto), e sono accomunati da espliciti valori di riferimento e dalla condivisione dell'impegno a svolgere attività concrete, essi mettono a disposizione dei membri uno spazio fisico di incontro e prevedono la partecipazione di figure adulte per arrivare agli scopi. 4 aree di attività di questo tipo di gruppo: attività sportiva, attività di tipo formativo, attività espressiva e attività culturale. Ricerca in base all'età (11/14 anni e 16/24 anni) e genere (femmine/maschi).

11/14 anni: - gruppo sportivo: prevalenza maschile. Sono pochi però quelli disposti a mantenere nel tempo un'attività a carattere competitivo, abbandono molto elevato nell'età 16/24. Scelta giustificata da: un aumento di studio nella scuola superiore, difficoltà di reggere i tempi e i ritmi di fatica richiesti, rapporti problematici con l'allenatore. - gruppo formativo (gruppi parrocchiali): prevalenza femminile. Calo all'entrata della scuola superiore - gruppo espressivo (tipo danza): prevalenza femminile. Calo all'entrata della scuola superiore - gruppo culturale: prevalenza maschile. Calo all'entrata della scuola superiore

Tutti gli intervistati individuano nel primo periodo della scuola superiore il momento chiave per una ridefinizione della propria esperienza all'interno di questo tipo di gruppo:  voler partecipare a un gruppo su una valutazione esercitata in piena autonomia decisionale.  Caduta di interesse verso gli obiettivi del gruppo.  Mancanza di spazi autonomi di decisione e di comportamento all'interno del gruppo  Non sempre facile rapporto con gli educatori

Gruppi informali: caratteristica peculiare della piena adolescenza.

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