Domande e risposte di Economia politica, Domande di esame di Economia Politica. Università degli Studi di Salerno
poliniverde
poliniverde23 luglio 2011

Domande e risposte di Economia politica, Domande di esame di Economia Politica. Università degli Studi di Salerno

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Domande e risposte di Economia politica
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ASSIOMI FONDAMENTALI CHE DESCRIVONO IL COMPORTAMENTO DEL CONSUMATORE Il comportamento del consumatore è costruito su tre assiomi fondamentali: 1. completezza: dati due panieri di beni qualsiasi X e Y, il consumatore può ordinarli secondo tre possibilità: X>(preferito a)Y oppure Y>X oppure X e Y sono indifferenti. Il consumatore è sempre in grado di confrontare e ordinare un certo insieme di panieri, cioè egli è sempre in grado si scegliere. 2. transitività: dati 3 panieri di beni X,Y,Z, se il consumatore preferisce X a Y e Y a Z, allora ne segue che il consumatore preferisce X a Z. nello stesso modo, se per il consumatore X è indifferente Y e… 3. non sazietà: + è meglio, una quantità > è sempre meglio. Il consumatore posto di fronte alla scelta tra due panieri contenenti gli stessi beni, egli sceglierà quello in cui sono contenute quantità maggiori di almeno un bene; giustifica il fatto che il consumatore spende tutto quello che ha.

XKè 2 CURVE D’INDIFFERENZA NON POSSONO INTERSECARSI. È utile rappresentare graficamente le preferenze del consumatore per mezzo di Curve di Indifferenza (C.d.I.) = rappresenta tutte le combinazioni di panieri di mercato che assicurano a un consumatore razionale lo stesso livello di soddisfazione, ovvero di tutti i panieri che lasciano il consumatore indifferente nei confronti di un paniere dato. Ci sono tante curve tanti quanti sono i livelli di soddisfazione. Proprietà delle C.d.I.: 1. monotonicità: per il consumatore, ciascun bene è definito in modo tale che una quantità maggiore è preferita a una minore (assioma di non sazietà). In base a qst assioma, le C.d.I. debbono avere pendenza negativa. Il consumatore cercherà di posizionarsi sulla curva più lontana dall’origine degli assi perché rappresenta un livello superiore di soddisfazione rispetto alle C.d.I. +vicine. 2. ciascuna C.d.I. corrisponde a un livello di soddisfazione. Per l’assioma di transitività non possono intersecarsi. grafico se A>B e B>C, A non è >C in qst caso. (3. 4-5 assioma di convessità e convessità in senso stretto)

COSTRUIRE UNA FAMIGLIA DI C.d.I. PER LE QUALI IL SMS (saggio marginale di sostituzione) SIA UGUALE Il SMS rappresenta l’inclinazione di una C.d.I.; esiste un numero infinito di C.d.I. che non si intersecano tra loro, una per ogni possibile livello di soddisfazione. Un’intera famiglia di curve di indifferenza viene definita mappa d’indifferenza.

DEFINIRE E FORMULARE IL CONCETTO DI SMS Il saggio a cui la C.d.I. decresce (la sua pendenza) dipende dal desiderio del consumatore di scambiare un tipo di bene con l’altro, la sua curvatura dipende da come qst inclinazione si modifica lungo la curva. Il SMS rappresenta appunto l’inclinazione di una C.d.I.; =del bene x al bene y è la quantità max del bene y a cui il consumatore rinuncerebbe per ottenere una unità addizionale del bene X. Le C.d.I. hanno inclinazione negativa e poiché il SMS rappresenta l’inclinazione di una C.d.I., esso sarà espresso da un numero negativo. Lungo la C.d.I. il SMS del bene x al bene y diminuisce mentre ci si muove v/il basso. Questa diminuzione rappresenta una caratteristica importante delle preferenze del consumatore, ossia implica che le C.d.I. sono convesse, ossia incurvate v/l’interno. In altre parole, una C.d.I. è convessa se il SMS decresce lungo la curva.

DEF E FORMULARE IL CONCETTO DI VINCOLO (RETTA) DI BILANCIO Le scelte individuali del consumatore non vengono fatte soltanto in base alle sue preferenze, ma anche tenendo conto della capacità di spesa del consumatore, cioè del suo reddito disponibile. Qst rappresenta un vincolo alle sue scelte. Il vincolo di bilancio del consumatore può essere espresso: p1x1+p2x2=R egli non può spendere +di quanto ha a disposizione (cioè R). l’insieme di bilancio è costituito dall’insieme delle combinazioni di panieri acquistabili dal consumatore in corrispondenza dei prezzi p1 e p2 e del reddito R. la retta di bilancio rappresenta l’insieme dei panieri il cui costo è esattamente = a R; ai consumatori interessano solo i panieri di beni sulla retta per l’assioma di non sazietà. Equazione della retta di bilancio: x2= R/p2 - p1/p2* x1 dove R/p2 rappresenta l’intercetta verticale della retta di bilancio (è la quantità massima di x2 acquistabile dal consumatore qualora egli spendesse tt il suo R per il bene x2) e -p1/p2 rappresenta la sua inclinazione. I panieri che giacciono al di sopra della retta di bilancio sono definiti non accessibili, in quanto il loro costo è superiore a R.

SPIEGARE COME IL CONSUMATORE SCEGLIE IL PANIERE OTTIMO DI BENI XKè IL SMS DI SOSTITUZ TRA 2 BENI DEVE EGUAGLIARE IL RAPPORTO TRA I PREZZI DEGLI STESSI affinché UN INDIVIDUO RAGGIUNGA LA MAX SODDISFAZIONE? QUAL è LA CONDIZIONE MARGINALE PER LA SCELTA DEL PANIERE OTTIMO?

Il consumatore sceglie il paniere preferito tra quelli appartenenti al suo insieme di bilancio. Se le preferenze sono “regolari” (sono strettamente convesse, cioè rispettano l’assioma di non sazietà e monotonicità) allora i soli panieri che interessano il consumatore sono quelli che si trovano sulla retta di bilancio. 2condizioni fondamentali per la scelta del paniere ottimo (vincolato): 1. il paniere deve trovarsi sulla retta di bilancio, 2. il paniere deve essere associato alla C.d.I. più alta raggiungibile. Partendo dall’angolo destra della retta di bilancio e spostandoci v/sinistra lungo la retta, incontriamo C.d.I. sempre + alte(lontane dall’origine degli assi). Ci fermiamo quando incontriamo la C.d.I. +alta tangente alla retta di bilancio. Il mercato offre al consumatore un saggio di scambio -px/py, cioè se egli rinuncia ad una unità del bene x, può acquistare px/py unità del bene y. Se in corrispondenza di un certo paniere, il consumatore è disposto a cessare le transazioni, ciò significa che per paniere il SMS = saggio di scambio. Se ciò non fosse il consumatore non sta effettuando una scelta ottima. La scelta ottima viene raggiunta quando Beneficio marginale(SMS)=costo marginale(px/py =inclinazione retta di bilancio). In generale, la condizione di tangenza è soltanto una condizione necessaria, ma non sufficiente per determinare il paniere ottimo. Nel caso di preferenze convesse, la condizione di tangenza è una condizione sufficiente. Ogni punto che soddisfa la condizione di tangenza deve essere un punto di ottimo. Tuttavia, vi potrebbe essere più di un punto di ottimo che soddisfa la condizione SMS=px/py, ma una ulteriore restrizione imposta alla convessità delle C.d.I. permette di assicurare che se le C.d.I. sono strettamente convesse allora vi sarà una sola scelta ottima per ciascuna retta di bilancio.

SPIEGARE E ILLUSTRARE CON OPPORTUNE FIGURE COME SI DETERMINA LA SCELTA DI UN CONSUMATORE TRA 2 BENI IN GENERALE E NEL CASO DI BENI PERFETTI SOSTITUTI E PERFETTI COMPLEMENTI Si può identificare il tipo di preferenze a partire dall’osservazione delle C.d.I.; la loro forma descrive la disponibilità di un consumatore a sostituire un bene a un altro. Una C.d.I. con una forma differente implica una diversa disponibilità a sostituire. Nel caso di beni normali, beni il cui consumo aumenta all’aumentare del reddito. Due beni sono beni sostitutivi quando un aumento del prezzo di uno determina un aumento della quantità domandata dell’altro. Due beni sono perfetti sostituti se il consumatore è disposto a sostituire un bene con l’altro ad un SMS costante. Le C.d.I. che descrivono il rapporto di sostituzione sono linee rette e la loro pendenza non è necessariamente -1 nel caso si beni sostitutivi perfetti. Due beni sono complementari quando un aumento del prezzo di uno determina una diminuzione della quantità domandata dell’altro. I perfetti complementi sono beni che vengono consumati congiuntamente in proporzioni fisse (non necessariamente nella proporzione 1:1) es: scarpa destra, sinistra. le loro C.d.I. hanno la forma ad angolo retto.

COS’è, A COSA SERVE NELLA TEORIA DEL CONSUMATORE E COME SI OTTIENE LA FUNZIONE DI UTILITA’ Un tempo si riteneva che l’utilità fosse la misura numerica della felicità di una persona. Nella Teoria del Comportamento del consumatore si assume che i consumatori operano delle scelte finalizzate al raggiungimento della max utilità (max U). oggi gli economisti interpretano l’utilità solamente come un modo di descrivere le preferenze. Due definizioni di funzioni di utilità; 1. generica, è un modo per associare un numero ad ogni possibile paniere di consumo tale che ai panieri preferiti siano assegnati numeri più elevati, 2. formale, un paniere A è preferito ad un paniere B se, e solo se, l’utilità di A>B. caratteristica fondamentale della funzione di utilità è quella di “ordinare” i panieri di beni, l’utilità ha solo un significato “ordinale”. Poiché ciascun paniere posto su una C.d.I. ha la stessa utilità, una funzione di utilità è un modo di assegnare valori alle diverse C.d.I. t.c. alle C.d.I. più alte sono assegnati valori + elevati. L’utilità tot si riferisce all’utilità che l’individuo trae dal consumo tot dei beni; l’utilità marginale è data dall’utilità che il consumatore trae dal consumo dell’ultima unità di bene consumata. (UMA= ΔU/ΔX1) dal rapporto delle UMA otteniamo il SMS.

COSA S’INTENDE PER DOMANDA INDIVIDUALE DI UN BENE E ILLUSTRATE COME SI COSTRUISCE La curva di domanda rappresenta la quantità de un bene che i consumatori sono disposti ad acquistare in funzione del suo prezzo. Ha pendenza negativa: i consumatori sono di solito disposti a comprare una maggiore

quantità se il prezzo diminuisce. Tra prezzo e quantità quindi esiste una relazione negativa o inversa, che viene chiamato legge della domanda.

QUALI SONO I FATTORI CHE DETERMINANO LO SPOSTAMENTO DELLA CURVA DI DOMANDA Lo spostamento della curva di domanda è dovuto principalmente a variazioni nel gusto dei consumatori, nel prezzo dei beni che compongono il paniere del consumatore o a variazioni del reddito del consumatore. Una riduzione del prezzo del bene 1, mentre il reddito del consumatore e il prezzo del bene 2 rimangono fissi, induce il consumatore a scegliere un differente paniere di mercato: aumenta l’utilità raggiungibile, cioè il potere di acquisto del consumatore, e il consumatore compra unità addizionali del bene 1. Graficamente è possibile vedere le diverse combinazioni che max l’utilità e che sono associate a ogni possibile prezzo del bene 1 attraverso la curva di prezzo-consumo; cambia l’intercetta sull’asse orizzontale(R/P1). Supponiamo ora che vari il reddito monetario, mentre rimangono fissi i prezzi dei beni e i gusti del consumatore. Una variazione del reddito induce i consumatori a variare la scelta del paniere di mercato. Graficamente, la pendenza della retta di bilancio dipende solo dal rapporto tra i prezzi dei beni, pertanto, una variazione dell’area delle scelte possibili che lascia inalterati i prezzi dei beni deve mantenere la stessa pendenza che aveva prima della variazione. Supponendo che si verifichino più variazioni di reddito, otterremmo più punti di tangenza tra retta di bilancio e C.d.I. congiungendo i quali potremmo tracciare la curva reddito-consumo. Questa curva descrive il modo in cui il consumatore adegua il suo comportamento a seguito delle variazioni del suo reddito; e il suo andamento dipende dalla forma delle C.d.I. del consumatore. Quando la curva reddito-consumo ha pendenza positiva, la quantità domandata aumenta all’aumentare del R e, di conseguenza, l’ER è positiva. >è lo spostamento v/dx della curva di domanda,>è l’ ER. in questo caso si tratta si beni normali: i consumatori decidono di comprare unità addizionali quando il loro R aumenta. In alcuni casi la quantità domandata diminuisce all’aumentare del R: l’ ER è negativa. I beni sono qualificati come beni inferiori: il loro consumo diminuisce all’aumentare del R perché soppiantati da beni di qualità superiore (es hamburger – carne). Nel caso di molti beni la domanda è in relazione con il consumo e i prezzi di altri beni. Nel caso di due beni sostitutivi, un aumento del prezzo di uno determina un aumento della quantità domandata dell’altro; se due beni sono complementari, un aumento del prezzo di uno determina una diminuzione della quantità domandata dell’altro. (una diminuzione del prezzo di un bene ha 2effetti: effetto di reddito e sostituzione…)

SPIEGARE E ILLUSTRARE GRAFICAM COME SI COSTRUISCE LA CURVA DI MERCATO DI UN BENE La curva di domanda di mercato rappresenta la quantità di un bene che i consumatori, considerati nel loro insieme, desiderano comprare quando varia il prezzo del bene. Nel diagramma, è la somma orizzontale delle curve di domanda di ciascun consumatore. Si somma orizzontalm per trovare la q.tà tot che i consumatori domanderanno in corrispondenza di un dato prezzo. Poiché tt le curve di domanda individuali hanno pendenza negativa, anche la curva di domanda di mercato avrà pendenza negativa; però non è necessariamente una retta, anche se ciascuna delle curve di domanda individuali è una retta. La curva di domanda di mercato si sposterà v/dx quando entreranno nel mercato altri consumatori e i fattori che influenzano le domande di molti consumatori influenzeranno anche la domanda di mercato.

DEF LA RENDITA (O SURPLUS) DI UN CONSUMATORE I consumatori comprano beni poiché l’acquisto migliora la loro condizione. La rendita del consumatore misura, a livello aggregato, di quanto la possibilità di comprare beni nel mercato migliora la condizione dei consumatori. Poiché differenti consumatori attribuiscono differenti valori al consumo di particolari beni, differisce anche il prezzo max che essi sono disposti a pagare per quei beni. La rendita del consumatore è la differenza tra il prezzo max che un consumatore è disposto a pagare per un bene e il prezzo che quel consumatore paga effettivamente. Sommando le rendite del consumatore di tt i consumatori che comprano un bene, si ottiene una misura della rendita del consumatore tot. Può essere calcolata facilmente se si conosce la curva di domanda. Costruendo una curva di domanda a gradini anziché rettilinea, la rendita è rappresentata dalla regione sotto la curva di domanda e sopra la retta del prezzo.

DEF CONCETTO DI ELASTICITA’

DEF CONCETTO DI ELASTICITA’ DELLA DOMANDA RISPETTO AL PREZZO E ILLUSTRATE COME SI MISURA L’elasticità misura il grado di sensibilità di una variabile rispetto a un’altra. Specificamente, è un valore numerico che indica la variazione percentuale che una variabile subirà in risposta a una variazione dell’1% di un’altra variabile. La variazione % di una variabile è semplicemente il rapporto tra la variazione assoluta della variabile e il livello iniziale della variabile. Ep= (P/Q)(ΔP/ΔQ) L’elasticità della domanda rispetto al prezzo è la variazione % della quantità domandata di un bene causata da un aumento dell’1% del suo prezzo; ha di solito un valore numerico negativo. Quando l’elasticità rispetto al prezzo è>1 in valore assoluto, si dice che la domanda è elastica rispetto al prezzo, poiché la diminuzione % della quantità domandata è >dell’aumento percentuale del prezzo. Se l’ Ep è<1 in valore assoluto, si dice che la domanda è anelastica. Se =1 è isoelastica. In generale l’elasticità di un bene rispetto al prezzo dipende dalla disponibilità di altri beni che possono essere succedanei di quel bene. Quando sono disponibili succedanei stretti, un aumento del prezzo indurrà il consumatore a comprare meno di quel bene e più del bene sostitutivo. La domanda sarà allora altamente elastica rispetto al prezzo. Quando non sono disponibili succedanei stretti, la domanda tenderà a essere anelastica rispetto al prezzo. L’elasticità della domanda deve essere misurata in un particolare punto della curva di domanda e generalmente varierà mentre ci si muove lungo la curva.

XKE’ LE ELASTICITA’ DELLA DOMANDA DI L/P SONO DIVERSE DA QUELLE DI B/P? Per molti beni la domanda è molto più elastica nel lungo che nel b/p. uno dei motivi è il fatto che le persone impiegano tempo per cambiare le loro abitudini di consumo. Inoltre, la domanda di un bene potrebbe essere legata allo stock di un altro bene che varia soltanto lentamente. Per alcuni beni vale esattamente l’opposto: la domanda è più elastica nel breve che nel l/p. poiché qst beni (auto, frigo, tv) sono durevoli, lo stock tot di ciascun bene posseduto dai consumatori è molto maggiore della produzione annuale. Di conseguenza una piccola variazione dello stock tot che i consumatori desiderano detenere può determinare una grande variazione % al livello degli acquisti. Anche le elasticità rispetto al reddito nel b/p differiscono da quelle di l/p. per la maggior parte dei beni e servizi l’elasticità della domanda rispetto al reddito è maggiore nel lungo che nel breve periodo. Nel caso di un bene durevole vale l’opposto.

DEF CONCETTO DI ELASTICITA’ D’ARCO DELLA DOMANDA È l’elasticità calcolata su un intervallo di prezzi. Invece di scegliere il prezzo iniziale o quello finale, si usa una media dei due prezzi, P, denotando con Q la quantità domandata.. Ep= (ΔQ/ΔP)( P/ Q) Avrà sempre un valore compreso tra l’elasticità puntuale (elasticità rispetto al prezzo calcolata in un particolare punto della curva di domanda) calcolata in corrispondenza del prezzo inferiore e quella calcolata in corrispondenza del prezzo superiore.

DEF CONCETTO DI ELASTICITA’ DELLA DOMANDA RISPETTO AL REDDITO È la variazione % della quantità domandata, Q, causata da un aumento dell’1% del reddito R, dato che la domanda della >parte dei beni aumenta quando aumenta il reddito aggregato. Er= (R/Q)(ΔQ/ΔR)

DEF CONCETTO DI ELASTICITA’ INCROCIATA DELLA DOMANDA È la variazione % della quantità domandata di un bene causata da un aumento dell’1% del prezzo di un altro bene. Infatti, la domanda di alcuni beni è influenzata anche dai prezzi di altri beni. Es: poiché il burro e la margarina possono essere facilmente sostituiti l’uno all’altra e viceversa, la domanda di ciascuno dei due beni dipende dal prezzo dell’altro. E= (Pm/Qb)*(ΔQb/ΔPm). se i beni sono sostituti le elasticità saranno positive, se si tratta di beni complementari, ossia sono utilizzati insieme come la benzina e l’olio lubrificante, l’elasticità incrociata è negativa perché un aumento del prezzo di uno tende a far diminuire il consumo dell’altro. Se i beni sono indipendenti E=0.

DEF CONCETTO DI ELASTICITA’ DELL’OFFERTA RISPETTO AL PREZZO È la variazione % della quantità offerta causata da un aumento dell’1% del prezzo. Qst elasticità è di solito positiva poiché un aumento del prezzo dà ai produttori un incentivo ad aumentare il livello di produzione.

DEF CONCETTO DI COSTO TOT (CT), COSTO MEDIO (CME), COSTO MARGINALE (CMA)

Il CT, o costo eco di produzione, è suddiviso in 2 componenti: CF, costo che non varia al variare del livello di produzione, comprendono spese per la manutenzione, assicurazione, numero minimo di dipendenti, deve essere sostenuto anche quando il livello di produzione è nullo, in qst caso CT e CF coincidono, un’impresa può eliminare i suoi CF solo uscendo dagli affari; costo variabile, costo che varia al variare del livello di produzione, comprende materie prime, spese per stipendi e salari, maggiore è la produzione >i costi. Quali sono CF e quali costi variabili dipende dall’orizzonte temporale considerato. CME= CT/Q. ha due componenti: il CMEF (CF/Q) e il CMEv (cv/Q). il CMEF diminuisce all’aumentare del livello di produzione, dato che i CF sono costanti. CMA= detto anche costo incrementale, è l’aumento del costo derivante dalla produzione di un’unità addizionale di prodotto. Poiché il CF non varia, CMA= Δcv/ΔQ=ΔCT/ΔQ Il tasso a cui aumentano questi costi dipende dalla natura del processo produttivo e, in particolare, dalla misura in cui la produzione implica rendimenti decrescenti dei fattori variabili.

??? SPIEGARE SE SIA POSSIBILE DEDURRE CHE IL CMEV E’ CRESCENTE O DECRESCENTE SAPENDO CHE IL CMA DI PRODUZIONE E’ CRESCENTE. GRAFICAM. Non è possibile dedurre niente. Si sa solo che il punto in cui le due curve si intersecano è il punto di minimo della curva CMEv. Sia per i CMA che per i CMEv esiste una relazione diretta con la produttività dei fattori. CMA= w/PMAL e CMEv=w/PMAL

DEF CONCETTO DI FUNZIONE DI PRODUZ E SPIEGARE COME SI DISTINGUE UNA FUNZIONE DI PRODUZIONE DI B/P DA UNA DI L/P Una funzione di produzione indica il più alto livello di produzione Q che un’impresa è in grado di produrre per ogni specifica combinazione di fattori di produzione. Si suppone che vi siano solo due fattori di produzione, il lavoro L e il capitale K. Q=(FK;L) Questa equazione mette in relazione la quantità di prodotto con la quantità dei due fattori di produzione, capitale e lavoro. La funzione di produzione permette di combinare i fattori di produzione in vari rapporti e quindi quel prodotto può essere generato in molti modi. L’equazione è valida per una data tecnologia, cioè per un dato stato della conoscenza riguardo ai vari metodi che si potrebbero usare per trasformare fattori di produzione in prodotti. Le funzioni di produzione non tengono conto delle tecnologie inefficienti, dispendiose ma tengono conto del fatto che le imprese tendono a utilizzare tecnologie efficienti che permettono di realizzare la massima produzione possibile, data la tecnologia disponibile. Un isoquanto è una curva che rappresenta tutte le possibili combinazioni di fattori di produzione che generano lo stesso livello di produzione. Quando si combinano più isoquanti in un unico diagramma, il risultato è una mappa di isoquanti, che è un altro modo di descrivere una funzione di produzione. Ciascun isoquanto corrisponde a un differente livello di produzione, e il livello di produzione aumenta mentre ci si muove v/l’alto e verso destra lungo la figura. Gli isoquanti indicano la flessibilità di cui le imprese dispongono quando prendono decisioni riguardo alla produzione sostituendo un fattore di produzione a un altro. - nel b/p le imprese possono variare la produzione modificando solo i fattori variabili, non quelli fissi. Se si considera il K fisso e il L come fattore variabile, l’unico modo in cui l’impresa può aumentare il livello di produzione è aumentare il fattore lavoro. Il contributo dato dal lavoro al processo produttivo può essere descritto sia su base media (Q/L) sia su base incrementale (ΔQ/ΔL). Il prodotto marginale è positivo finché la quantità prodotta è crescente, ma diventa negativo quando la quantità prodotta è decrescente. La curva del PME e del PMA sono legate da una stretta relazione: quando PMA>PME, il PME è crescente. Le due curve si intersecano nel punto in cui il PME raggiunge il suo massimo - nel l/p tutti i fattori produttivi diventano variabili. Ora l’impresa è in grado di produrre in vari modi il suo prodotto impiegando differenti combinazioni di lavoro e di capitale, viene rappresentato per mezzo di isoquanti. Gli isoquanti hanno sempre pendenza negativa perché il prodotto marginale di tt i fattori è positivo; la pendenza degli isoquanti è descritta dal SMST, cioè l’ammontare del quale un fattore produttivo può essere ridotto quando si impiega una unità di + dell’altro fattore, in modo che la quantità prodotta rimanga costante (ΔK/ΔL). Dal punto di vista geometrico sono convessi(a parte per i due casi particolari).

LEGGE DEI RENDIMENTI MARGINALI DECRESCENTI Stabilisce che, quando l’impiego di un fattore di produzione, aumenta di uguali incrementi(mentre gli altri fattori di produzione rimangono fissi), verrà alla fine raggiunto un punto in cui i risultanti aumenti della quantità prodotta diminuiscono. Quando la quantità di lavoro è piccola, il lavoro addizionale fa aumentare

notevolmente la quantità prodotta, spesso poiché i lavoratori hanno la possibilità di dedicarsi a compiti specializzati. Alla fine, però, interviene la legge dei rendimenti marginali decrescenti: quando il numero di lavoratori è troppo grande, alcuni lavoratori diventano inefficienti e il prodotto marginale del lavoro diminuisce. Questa legge è di solito valida per il b/p in cui almeno un fattore di produzione è fisso; descrive un prodotto marginale decrescente ma non necessariamente negativo.

RENDIMENTI DI SCALA Nel l/p, in cui tutti i fattori di produzione sono variabili, l’impresa deve considerare il metodo migliore per aumentare il livello di produzione. Un metodo per ottenere qst risultato consiste nel variare la scala operativa aumentando proporzionalmente tt i fattori di produzione. I rendimenti di scala rappresentano il tasso a cui aumenta il livello di produzione quando i fattori di produzione vengono aumentati in proporzione. Tre differenti casi: 1. se il livello di produzione + che raddoppia quando si raddoppiano i fattori di produzione, si hanno rendimenti di scala crescenti (es linea di montaggio auto). In questo caso è economicamente vantaggioso affidare la produzione a un’unica grande impresa anziché a molte piccole imprese. Poiché qst unica grande impresa è in grado di controllare il prezzo che fissa, può essere necessario regolamentarla. 2. se il livello di produzione raddoppia quando si raddoppiano i fattori di produzione: rendimenti di scala costanti. Le dimensioni delle operazioni dell’impresa non influenzano la redditività dei suoi fattori. 3. il livello di produzione può meno che raddoppiare quando si raddoppiano tt i fattori di produzione. Questo caso di rendimenti di scala decrescenti vale per alcune imprese che effettuano operazioni su vasta scala. Le difficoltà incontrate nell’organizzazione e nella gestione di un’operazione su vasta scala possono finire per fare diminuire la produttività sia del L che del K. A parità di tt le altre condizioni, >rendimenti di scala, più grandi tendono a essere le imprese operanti in un settore industriale. Le industrie manifatturiere tendono ad avere rendimenti di scala crescenti in misura maggiore rispetto alle industrie di servizi.

PUò UN’IMPRESA AVERE UNA FUNZIONE DI PRODUZIONE CARATTERIZZATA DA RENDIMENTI DI SCALA CRESCENTI, COSTANTI E DECRESCENTI ALL’AUMENTARE DELLA QUANTITà PRODOTTA? PERCHè? Quando si presentano prima rendimenti di scala crescenti, poi costanti e decrescenti, la funzione di CME di l/p assume una forma a U. nel primo tratto della curva, poiché prevalgono i rendimenti crescenti, il CME diminuisce al crescere delle dimensioni dell’impresa; tendono a stabilizzarsi quando prevalgono rendimenti costanti; infine, quando le dimensioni di scala sono tali da generare rendimenti decrescenti, i CME aumentano gradualmente.

SPIEGARE E ILLUSTRARE GRAFICAM COME SI COSRUISCE LA CURVA DI OFFERTA DI UN’IMPRESA CONCORRENZIALE NEL B/P Una curva di offerta di un’impresa dice quanto prodotto essa produrrà in corrispondenza di ogni possibile prezzo. Le imprese concorrenziali aumentano il livello di produzione fino al punto in cui il prezzo è = CMA, ma cesseranno l’attività se il prezzo scende al di sotto del costo eco medio, che è =CMET quando non sono presenti costi irrecuperabili. La curva di offerta dell’impresa è il tratto della curva di CMA che giace al di sopra della curva di costo eco medio. Le curve di offerta di b/p delle imprese concorrenziali hanno pendenza positiva per lo stesso motivo per cui cresce il CMA: la presenza di rendimenti marginali decrescenti di uno o + fattori di produzione. L’intera curva di offerta di b/p è costituita dal tratteggio trasversale dell’asse verticale più la curva di CMA al di sopra del punto corrispondente al CMEv minimo.

QND UN’IMPRESA CHE SUBISCE DELLE PERDITE PUò DECIDERE SE CONTINUARE O SOSPENDERE L’ATTIVITà PRODUTTIVA NEL B/P? La distanza AB misura la differenza tra prezzo e CME in corrispondenza del livello di produzione q*, e rappresenta il Π medio riferito all’unità di prodotto. Il segmento BC misura il numero tot di unità prodotte. In corrispondenza del livello di prod che max il Π, q*, il prezzo è minore del CME. Perciò il segmento rettilineo AB misura la perdita derivante dall’attività produttiva. Analogamente, l’area di ABCD misura ora la perdita tot dell’impresa.

Un’impresa può accettare di sopportare delle perdite nel b/p qualora si aspetti di ricevere un profitto nel futuro, perché sarebbe costoso cessare l’attività per poi riavviarla. Un’impresa ha due scelte nel b/p: può produrre un certo livello di prod oppure può cessare temporaneamente la produzione. Confronterà la redditività derivante dal produrre con la redditività derivante dal cessare l’attività e sceglierà l’esito preferito. Se il prezzo del prodotto è maggiore del costo eco medio di produzione, l’impresa realizza un profitto eco positivo producendo. Di conseguenza, sceglierà di produrre. Un’impresa concorrenziale dovrebbe cessare l’attività se il prezzo fosse inferiore a CMET. Se l’impresa ha costi irrecuperabili che ammortizza e tratta come costi fissi, essa può produrre nel b/p se il prezzo è maggiore del CMEv, così facendo riuscirebbe a pagare i costi variabili più una parte dei CF.

COME UN’IMPRESA CONCORRENZIALE MAX PROFITTO NEL B/P Il Π è per definizione la differenza tra il ricavo tot e il costo tot e quindi determinare il livello di produzione che max il Π dell’impresa significa analizzare il suo ricavo. Partendo dal presupposto che il Π è massimo solamente quando RMA=CMA, l’impresa deciderà di produrre una quantità di output in corrispondenza della quale il RMA, cioè il ricavo addizionale derivante da un’unità addizionale di output, è esattamente = al CMA, ossia al costo addizionale che si sostiene per produrre tale unità. La curva di domanda di una singola impresa operante in un mercato concorrenziale è sia la sua curva di RME sia la sua curva di RMA. Lungo qst curva di domanda il RMA, il RME e il prezzo sono =. Poiché la curva di domanda di un’impresa è orizzontale e RMA=prezzo, un’impresa perfettamente concorrenziale dovrebbe scegliere il suo livello di produzione in modo che il CMA=p. è importante notare che, in quanto le imprese concorrenziali accettano il prezzo fisso come dato, qst è una regola per fissare il livello di produzione, non il prezzo.

ILLUSTRARE L’EQUILIBRIO CONCORRENZIALE DELL’IMPRESA E DEL MERCATO NEL L/P Affinché si stabilisca un equilibrio nel l/p, le imprese operanti nel mercato non devono essere incentivate a uscirne e al tempo stesso nessuna impresa esistente all’esterno del mercato deve essere incentivata a entrarvi. Nei mercati concorrenziali il profitto eco si annulla nel l/p. un profitto eco nullo (=situazione in cui un’impresa riceve un rendimento normale dal suo investimento, cioè guadagna tanto quanto guadagnerebbe investendo altrove il suo denaro) non significa che le imprese hanno cattive prestazioni, bensì che il settore in cui operano è concorrenziale. Il Π eco nullo rappresenta un rendimento concorrenziale per l’investimento di capitale finanziario da parte dell’impresa. Ricevendo un Π eco nullo, l’impresa non è incentivata ad andare altrove poiché, se lo facesse, non migliorerebbe la propria situazione finanziaria. Si stabilisce un equilibrio concorrenziale di l/p quando sono soddisfatte 3 condizioni: 1.tt le imprese operanti nel settore industriale in questione max il Π; 2. nessuna impresa ha un incentivo a entrare nel settore o a uscirne poiché tt le imprese ricevono un Π eco nullo; 3. il prezzo del prodotto è tale che la q.tà offerta dal settore = q.tà domandata dai consumatori.

COSA S’INTENDE PER PERDITA SECCA? X QUALE MOTIVO L’INTRODUZIONE DELL’IMPOSTA DETERMINA UNA PERDITA SECCA? QUALI FATTORI DETERMINANO L’ENTITA’ DI TALE PERDITA? La perdita secca è la perdita di rendita totale del consumatore e del produttore. L’onere di un’imposta grava in parte sul consumatore e in parte sul produttore; la quota che ricade sui consumatori dipende dalla forma delle curve di domanda e di offerta e, in particolare, dalle elasticità relative della domanda e dell’offerta. L’introduzione di un’imposta si traduce in una perdita secca perché si ha una diminuzione di rendita. (imposta specifica per ogni unità venduta – ad valorem, proporzionale, es imposta sulle vendite). Ciò significa che il prezzo che il compratore paga deve essere di t euro maggiore del prezzo netto che il venditore riceve.

MERCATO DI MONOPOLIO È l’esatto contrario della concorrenza perfetta; è un mercato in cui operano un solo venditore ma molti compratori. Il monopolista è un price-maker, in quanto ha la possibilità di determinare il prezzo non preoccupandosi delle azioni degli altri concorrenti. Poiché Il monopolista è l’unico produttore di un bene, la sua curva di domanda è la curva di domanda di mercato; egli è il mercato e controlla completamente la quantità di prodotto offerta in vendita. In generale, la quantità prodotta dal monopolista sarà inferiore e il prezzo che egli riceve sarà superiore, rispettivamente, alla quantità e al prezzo in un mercato concorrenziale. Ciò impone un

costo alla collettività poiché un minor numero di consumatori comprano il prodotto, e quelli che lo comprano lo pagano di più. Ecco perché esistono leggi antimonopolistiche che impediscono alle imprese di monopolizzare la maggior parte dei mercati. Il monopolio puro è raro, ma in molti mercati è presente soltanto un piccolo numero di imprese in concorrenza l’una con l’altra. È una forma di potere di mercato.

PERCHè NEL MONOPOLIO NON ESISTE UNA CURVA DI OFFERTA DI MERCATO? Un mercato monopolistico è privo di offerta, non esiste una corrispondenza biunivoca tra prezzo e quantità prodotta. Il motivo sta nel fatto che la decisione di produzione del monopolista dipende non soltanto dal CMA ma anche dalla forma della curva di domanda. Di conseguenza gli spostamenti della curva di domanda non descrivono la serie di prezzi e di quantità che corrispondono a una curva di offerta concorrenziale.

SPIEGARE COME UN’IMPRESA MONOPOLISTA DETERMINA LA SCELTA DEL PREZZO E DELLA Q.TA’ DI PRODOTTO CHE GLI CONSENTONO DI MAX IL PROFITTO. GRAFICAM Per massimizzare il Π (profitto), il monopolista deve prima determinare il proprio costo e le caratteristiche della domanda di mercato. Il RME del monopolista, ossia il prezzo che egli riceve per ogni unità venduta, corrisponde esattamente alla curva di domanda di mercato. Per scegliere il livello di produzione, il monopolista deve conoscere anche il suo RMA: l’incremento del ricavo tot derivante dalla vendita di un’unità aggiuntiva di output.Si realizza quando in corrispondenza della scelta ottima di output, il RMA=CMA. Fino a quando il RMA risulta > del CMA all’impresa conviene sempre produrre un’unità aggiuntiva di output. Viceversa, se il RMA<CMA, sarebbe più opportuno per l’impresa ridurre l’output prodotto. La massimizzazione del profitto si può avere solo in corrispondenza dei punti in cui l’elasticità puntuale≥1 In generale, la quantità offerta in monopolio risulta inferiore a quella scambiata in concorrenza perfetta, mentre il prezzo applicato dal monopolista è sempre + elevato di quello riscontrabile in un mercato perfettamente concorrenziale.

SPIEGARE E ILLUSTARE GRAFICAM CHE COSA S’INTENDE PER COSTO SOCIALE DEL POTERE MONOPOLISTICO. CHI POTREBBE INTERVENIRE PER CONTRASTARLO E CON QUALI COMPITI? A differenza della concorrenza perfetta, in condizioni di monopolio il prezzo è più elevato e la q.tà scambiata è inferiore; una situazione di qst tipo impone un costo alla società poiché il numero dei consumatori in grado di acquistare il bene diminuisce e coloro che possono farlo pagano un prezzo più alto. Poiché il prezzo è superiore i consumatori di quel bene perdono una rendita pari al rettangolo A. i consumatori che non comprano il bene al prezzo Pm ma che lo comprano al prezzo Pc perdono anch’essi un ammontare di rendita del consumatore rappresentato dall’area del triangolo B. la perdita tot di rendita del consumatore è quindi A+B. il produttore, d’altra parte, guadagna un ammontare di rendita del produttore rappresentato dall’area di A vendendo al prezzo più alto, ma perde un ammontare rappresentato dall’area di C, il profitto addizionale che avrebbe realizzato vendendo la q.tà Qc-Qm al prezzo Pc: il guadagno tot di rendita del produttore è quindi A-C. Sottraendo la perdita di rendita del consumatore dal guadagno di rendita del produttore, otteniamo una perdita netta di rendita rappresentata da B+C. questa è la perdita secca derivante dal potere monopolistico. La perdita secca è il costo sociale di questa inefficienza. In pratica, il costo sociale del potere monopolistico tende a essere superiore alla perdita secca rappresentata dalla somma delle aree dei triangoli B+C. il motivo sta nel fatto che l’impresa può impegnarsi in ricerca di rendita: spendere grandi somme di denaro per sforzi socialmente improduttivi allo scopo di acquisire, mantenere o esercitare il suo potere monopolistico. L’attività di ricerca di rendita potrebbe anche implicare campagne pubblicitarie e sforzi legali per sfuggire alla vigilanza antitrust. Potrebbe anche significare l’installazione di capacità produttiva addizionale, senza però utilizzarla, allo scopo di persuadere i potenziali concorrenti che essi non sono in grado di vendere abbastanza per rendere redditizia l’entrata nel mercato. >è il trasferimento dai consumatori all’impresa(areaA),>è il costo sociale del monopolio. Attraverso la regolamentazione dei prezzi, la PA può limitare il potere monopolistico o anche attraverso le leggi antitrust. L’obiettivo principale di qst leggi è quello di promuovere un’eco concorrenziale, sia impedendo le azioni che ostacolano o che hanno qualche possibilità di ostacolare la concorrenza, sia limitando le forme di mercato ritenute ammissibili. L’organo preposto a tale compito è l’AGCM.

QUALE REGOLA PRATICA DOVREBBE SEGUIRE IL MANAGER DI UN’AZIENDA CHE INTENDESSE DETERMINARE IL PREZZO E IL LIVELLO DI PRODUZIONE CORRETTI IN PRESENZA DI POTERE MONOPOLISTICO? Un’impresa per massimizzare il profitto deve fissare il livello di produzione in modo che il RMA=CMA. Grafico(pag287) Si può dimostrare anche algebricamente che Q* massimizza il profitto(= R(Q) – C(Q)), via via che si aumenta Q a partire dal livello zero, il profitto aumenterà finché non raggiunge un massimo e poi comincia a diminuire. perciò la quantità Q che massimizza il profitto è tale che il profitto incrementale derivante da un piccolo aumento di Q è esattamente nullo. Quindi: ΔΠ/ΔQ=ΔR/ΔQ – ΔC/ΔQ=0 ma ΔR/ΔQ è il RMA e ΔC/ΔQ è il CMA. Perciò RMA-CMA=0, quindi RMA=CMA. Nel caso dell’impresa concorrenziale P=CMA; nel caso dell’impresa dotata di potere monopolistico, P>CMA. (P-CMA)/P= -1/ Ed questa relazione fissa una regola pratica per la determinazione del prezzo. Il primo membro è il rialzo, o markup, sul CMA, espresso come %del prezzo. La relazione dice che questo markup dovrebbe essere = al reciproco dell’elasticità della domanda preso con il segno negativo (qst valore numerico sarà positivo poiché l’elasticità della domanda è negativa) (introdotta da Lerner). Ha un valore compreso tra 0 e 1; >è >sarà il grado di potere monopolistico. Possiamo riordinare qst equazione per esprimere direttamente il prezzo: P=CMA/(1 +(1/ Ed ) Si deve tener presente che Ed è l’elasticità della domanda dell’impresa, non di mercato. È più difficile determinare l’elasticità della domanda per l’impresa che per il mercato poiché l’impresa deve prendere in considerazione come reagiranno i suoi concorrenti alle variazioni del prezzo.

CONDIZIONI DI MERCATO CHE POSSONO INDURRE UN VENDITORE A RITENERE OPPORTUNO DI SEGNALARE LA QUALITà DEL PROPRIO PRODOTTO Un venditore può ritenere opportuno segnalare la qualità dei propri prodotti quando si verifica il problema delle asimmetrie delle informazioni, ossia quando i soggetti economici hanno informazioni differenti in relazione ad una transazione. In altre parole quando i produttori hanno informazioni migliori sulla qualità del prodotto rispetto ai compratori, si può creare un mercato dei bidoni, dove i beni di bassa qualità soppiantano quelli di alta qualità. Al fine di evitare il verificarsi di tale situazione per i venditori informare i consumatori sulle peculiarità della propria produzione.

DESCRIVERE COME I VENDITORI POTREBBERO CONVINCERE I POTENZIALI ACQUIRENTI CHE I PROPRI PRODOTTI SONO DI BUONA QUALITà Le imprese che realizzano prodotti più affidabili e di qualità più elevata hanno interesse a far sì che i consumatori ne siano informati. A tal fine possono mandare delle segnalazioni di mercato (concetto elaborato da M. Spence) attraverso vari diversi metodi. In primo luogo, creandosi una buona reputazione per i servizi, l’affidabilità o il grado di specializzazione offerti; qualora non fosse possibile x l’impresa crearsi una reputazione, essa dovrebbe puntare sulla standardizzazione del bene o del servizio offerto. Un altro metodo è la garanzia che segnala in modo efficace la qualità del prodotto poiché un’ampia garanzia è più costosa per il produttore di bassa qualità che per il produttore di un prodotto di alta qualità. Di conseguenza, i produttori di beni di bassa qualità non offrono, nel loro interesse, una garanzia di lunga durata. I consumatori possono dedurre che una garanzia di lunga durata sia un segnale di alta qualità e saranno quindi disposti a spendere di più per i prodotti che la offrono.

QUALI DI QUESTI METODI POTREBBERO APPLICARSI AI SEGUENTI PRODOTTI: AUTO CASE E TELEVISORI? Esistono molte imprese che producono beni come auto e televisori ma alcune marche sono più affidabili di altre (buona reputazione, garanzia). X il mercato delle case, buona reputazione delle imprese edili e agenzie immobiliari.

Perché LE INFO ASIMMETRICHE TRA COMPRATORI E VENDITORI POSSONO CAUSARE IL FALLIMENTO DI MERCATO QND è PERFETTAMeNTE CONCORRENZIALE? (Informazioni asimmetriche=situazione in cui un compratore e un venditore dispongono di differenti informazioni riguardo a una transazione) xkè si crea un mercato dei bidoni, dove o beni di bassa qualità

soppiantano quelli di alta qualità. Viene a crearsi il cd problema della selezione avversa: si ha selezione avversa quando i prodotti di differente qualità vengono venduti a un unico prezzo poiché i compratori o i venditori non sono abbastanza informati x determinare la vera qualità al momento dell’acquisto. Di conseguenza, nel mercato viene venduta un’eccessiva quantità del prodotto di bassa qualità e un’insufficiente q.tà del prodotto di alta qualità.

SALARIO DI EFFICIENZA. Perché è REDDITIZIO PER L’IMPRESA PAGARLO QND I LAVORATORI HANNO INFO SULLA LORO PRODUTTIVITà MIGLIORI DI QUELLE A DISPOSIZIONE DELLE IMPRESE? È il salario che un’impresa paga a un dipendente come incentivo a non “oziare”. Quando vi è asimmetria delle informazioni le imprese non possono sapere a priori se un lavoratore svolgerà le sue mansioni diligentemente oppure si comporterà come un lavativo. Dato che per l’impresa non è così semplice licenziare il lavoratore non efficiente e ciò comporta cmq dei costi, essa preferisce pagare dei salari di efficienza in modo che i dipendenti saranno più produttivi e hanno un incentivo a non “oziare”, in base alla teoria del salario di efficienza che riconosce che la produttività del lavoro è influenzata dal tasso salariale.

commenti (3)
buono
ottimo di domante e risposte, anche se mancano i commenti della IS_LM; l'effetto J ; e tassi di interessi in relazione agli investimenti

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