Domande e risposte Italiano , Domande di esame di Lingua Italiana. Università degli Studi di Bergamo
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Domande e risposte Italiano , Domande di esame di Lingua Italiana. Università degli Studi di Bergamo

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Domande e risposte complete dell'esame di italiano con il prof. Brevini (unibg). Il programma è dell'anno 2014/2015, avente i seguenti libri: L'invenzione della natura selvaggia - Brevini; Mia lingua italiana - Beccaria;...
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domande italiano

Domande Italiano - Brevini

1.in che categoria estetica si inserisce la natura selvaggia? In quale le Alpi? La categoria estetica è il sublime.

2. differenza tra pittoresco, sublime e classicismo? La cultura del classicismo aveva proclamato l’ordine e la simmetria, la proporzione e l’equilibrio, come caratteristiche ineliminabili della bellezza. Il bello era una proprietà delle cose. Il pittoresco è una categoria estetica che rifiuta l’ordine geometrico a favore di un'apparente disordine spontaneo della natura. Trova il suo apice nella pittura di paesaggio e i maggiori esponenti sono Constable e Turner. Il pittoresco è la categoria estetica dei paesaggi. Tutta la pittura romantica di paesaggio conserva questa caratteristica. Essa, nel corso del Settecento, ispirò anche il giardinaggio, facendo nascere il cosiddetto giardino «all'inglese». Il sublime nasce da sentimenti di paura e orrore suscitati dalla forza immensa e tragica della natura. Il sublime vede come primi esponenti Addison, Dennis e Shaftesbury e conosce la sua prima definizione teorica grazie a E. Burke, nel 1756, con un saggio dal titolo: Ricerca filosofica sull’origine delle idee del sublime e del bello.

3. cosa sono gli zoo umani? Nel 1810 una schiava nera di etnia khoikhoi venne portata prima a Londra e poi a Parigi, dove fu esibita come una specie di animale da circo. Si chiamava Saartjie Baartman, ma è più conosciuta come “Venere ottentotta”. Veniva obbligata a fare degli spettacoli. Dopo esser stato un fenomeno da baraccone, il suo corpo divenne uno specimen da teatro anatomico. Le grandi esposizioni universali del XIX secolo misero spesso in mostra esemplari di “selvaggi” provenienti dai quattro angoli del globo, che i visitatori potevano ammirare mentre si aggiravano tra le capanne di villaggi tribali sommariamente ricostruiti. Si diffusero rapidamente anche al di fuori dell’Europa. L’inventore degli “zoo umani” fu nel 1874 il tedesco Hagenbeck, un mercante di animali selvatici, fondatore anche dei veri e propri zoo moderni. La logica era quella di affiancare agli animali esotici degli esponenti di razze umane ritenute primitive. I tratti esotici e “animaleschi” venivano enfatizzati attraverso i travestimenti, l'ostentata teatralità della mimica. È stato giustamente detto che gli zoo umani non ci raccontano storie di animali, ma di uomini trattati come animali. Gli zoo umani conobbero un vigoroso impulso con l'espansione coloniale, che diffondeva una nuova curiosità di massa verso l'esotico di oltremare. Gli zoo umani si limitavano a trasmettere e provvedevano a consolidare diffusi stereotipi. I selvaggi venivano sempre mostrati chiusi dentro ad una gabbia. Era diventato un fenomeno di massa, caricatosi di valenze ideologiche. Lo zoo umano era un palcoscenico su cui veniva drammatizzato lo scontro tra Occidente e mondo selvaggio.

4.Perché si chiama "la letteratura degli italiani? Perché si è parlato di unità letteraria prima dell'unità dell'Italia. È stata un unità a livello culturale e non geografico e per secoli l'idea di Italia è appannaggio degli intellettuali Letteratura degli italiani perchè riprende una formula di nicola tanda, al posto di letteratura italiana per sottolineare la necessità di un approccio alla tradizione italiana che rimetta in circolo tutte le componenti della comunicazione letteraria. Imparala così sono le sue parole e le vuole. Inoltre l'autore Brevini vuole soffermarsi un po' anche sul popolo nel momento in cui si parla di letteratura. La tesi del libro è: si può parlare di letteratura degli italiani?

L'autore spiega che non è possibile perché è stata scelta come lingua italiana ufficiale il fiorentino, una lingua che il popolo non poteva conoscere non avendo istruzione e parlando ancora i diversi dialetti.

5. Quali sono i pilastri della letteratura italiana? I pilastri sono Dante Boccaccio e Petrarca, perché la loro lingua del 300 era una lingua pura.. Allora decidono di utilizzare quella per trovare un lingua comune in tutta Italia perché nel 500 l'Italia era frammentata da molti stati e ognuno usava una propria lingua o i dialetti.. Le opere non riuscivano a diffondersi perché nessuno le capiva... Utilizzando la lingua dei tre pilastri tutti partono da zero perché nessuno la conosce.. ma leggendo le loro opere possono capirla e impararla

6.Su cosa si basa e grazie a cosa è nata la letteratura degli italiani? sulla continuità della lingua e della letteratura e sulla grandezza di roma

7.Visione natura per Leopardi? In Giacomo Leopardi, emblematico per la sua collocazione a cavallo tra il romanticismo e il classicismo, la Natura segue il percorso del pensiero filosofico dell’autore: in un primo periodo, o fase del pessimismo storico, questa è considerata un’entità benefica e positiva, poiché produce solide e generose illusioni che rendono l’uomo capace di virtù e di saggezza. Nella seconda fase, definita del pessimismo cosmico, si giunge alla concezione della Natura matrigna, cioè di una Natura che non vuole più il Bene e la felicità per i suoi figli. Essa è infatti la sola colpevole dei mali dell’uomo; è ora vista come un organismo che non si preoccupa più della sofferenza dei singoli, ma che prosegue incessante e noncurante il suo compito di prosecuzione della specie e di conservazione del mondo, in quanto meccanismo indifferente e crudele che fa nascere l’uomo per destinarlo alla sofferenza, nonostante abbia diffuso negli uomini il desiderio insopprimibile di felicità.

8.Visione natura per Pascoli? La rappresentazione della natura in Pascoli va al di là dell’idillio o della georgica: è una grande metafora di un mondo invisibile che il poeta riesce a portare alla luce. La natura allora non è un semplice scenario, ma un organismo vitale e dinamico da cui scaturisce simultaneamente la poesia che si trova nella realtà stessa (→ la "poetica delle cose"), senza aggiungere ad essa delle costruzioni immaginarie. La poesia, infatti, non è invenzione, ma scoperta, intuizione, emozione del poeta-fanciullo: tutte le cose della natura e della realtà meritano l’attenzione del poeta-fanciullo. Altro aspetto della natura pascoliana è quello rasserenante, con i suoi cicli stagionali, il lavoro agreste che si ripete come un rito liturgico, la sua serenità e semplicità. È, insomma, un mondo protetto dalla storia e dalla società →Myricae, Canti di Castelvecchio, Poemetti.

9.Visione natura per D’Annunzio? In D'Annunzio, la natura perde la sua dimensione oggettiva e concretamente realistica e appare come un mondo misterioso, con cui l'uomo può entrare momentaneamente e occasionalmente in contatto per mezzo non della ragione ma della sua sensibilità. Il Panismo (detto anche sentimento panico della natura) è una percezione molto profonda del mondo esterno (soprattutto paesaggi naturali) che crea una fusione tra l'elemento naturale e quello più specificatamente umano. E' la tensione a identificarsi con le forze naturali e a fondersi con esse istintivamente.
 


Quello di D'Annunzio consiste nel considerare la natura come un'entità viva e movimento continuo.
 Con questa entità l'uomo deve fondersi e stabilire un contatto intenso, fino ad immergersi nel suo ritmo vitale; uomo e mondo si uniscono e entrano direttamente in contatto. 
 Egli cerca una fusione dei sensi e dell'animo con le forze della vita, accogliendo in sé e rivivendo l'esistenza molteplice della natura, con piena adesione fisica, prima ancora che spirituale. E' questo il "panismo dannunziano", quel sentimento di unione con il tutto, che ritroviamo in tutte le poesie più belle di D'Annunzio, in cui riesce ad aderire con tutti i sensi e con tutta la sua vitalità alla natura, s'immerge in essa e si confonde con questa stessa.
 Esempio classico di metamorfosi panica: "la pioggia nel pineto" in cui si compie la completa fusione della donna (Ermione) con la natura.   10.Che cosa è il Downshifting? E’ un movimento diventato esperienza di massa dove coloro che vi aderiscono decidono di intraprendere uno stile di vita sostenibile, in cui si è consapevoli dei propri consumi, puntando quindi a limitare l’uso dell’automobile, al risparmio energetico, a consumare prodotti locali, prediligendo gli orti urbani e il fai da te.

11.Homo selvadego? Considerato il bigfoot delle montagne, è un uomo rustico e villano che vive a contatto cn la natura ponendosi contro le norme sociali e la società stessa. E’ un uomo forte, robusto e avente una buona capacità di fiuto, tutte caratteristiche che il contatto con la natura gli ha permesso di sviluppare enormemente. E’ un uomo rozzo, rappresentato su affreschi come un uomo che emana cattivi odori, sporco e con folti peli. Tuttavia è un uomo selvaggio, non selvatico, quindi civilizzabile.

12. Chi, quando e perché si iniziano a scalare le montagne? La scoperta della montagna e l’alpinismo nacquero in Inghilterra nella seconda meta dell’800. Questo perché gli inglesi avevano una sensibilità verso la natura molto più profonda e perché l’Inghilterra era quel luogo in cui la rivoluzione industriale fece sentire parecchio le sue conseguenze, provocando la degradazione dell’ambiente, delle città e peggiorando la condizione generale di vita degli abitanti. Questo deterioramento del paesaggio e della vita portò gli inglesi a voler fuggire in un luogo incontaminato dall’uomo, dove prevale la natura selvaggia, e che permette a loro di vivere un’esperienza salvifica.

13.Chi è Albert Mummery? Egli è un inglese che insieme a Whymper ha contribuito all’affermarsi dell’alpinismo sportivo. Infatti precedentemente gli alpinisti erano scienziati in trasferta, come De Saussure, che scalavano le montagne solo per motivi scientifici e di ricerca. All’alpinismo sportivo è poi contrapposta la religione delle montagne, viste per esempio da Ruskin come cattedrali della terra profanate dagli alpinisti visti proprio come funamboli profanatori. Grazie all’alpinismo sportivo, nel 1857 a Londra nasce il primo Club Alpino.

14.Chi è Aldo Leopold? E’ un forestale americano considerato il fondatore dell’ambientalismo e dell’etica della terra. Quest’ultima ha permesso di rivisitare la posizione dell’uomo nel mondo, facendo crollare la secolare visione antropologica. L’uomo passa dall’essere un conquistatore di terre ad un semplice membro della sua comunità.

15.Che cosa è la deep ecology? In italiano ecologia profonda, è una piattaforma di cui il filosofo norvegese Naess è il fondatore. Nelle sue prime fasi vedeva il pianeta come necessario per l’uomo e quindi da

difendere per far si che l’uomo possa viverci meglio. Con le etiche non antropologiche degli anni 70 avviene un cambiamento e si inizia a pensare che l’uomo riconoscendo la sua responsabilità verso animali, piante e ambiente potrà gradualmente giungere a una nuova considerazione del pianeta. In ciò è necessario porre l’accento sulla relazione tra uomo e ambiente, solo così si potrà prendere effettivamente in considerazione la crisi del pianeta. Dalla piattaforma della deep ecology nacquero le ecofilosofie, che animano i dibattiti internazionali e animano le ecosofie.

16.Chi è Vittorio Alfieri? E’ un rampollo di famiglia nobile che, come molti giovani aristocratici, decide di compiere il Grand Tour, ossia un Tour per l’Europa. Così facendo ad un certo momento si reca in Svezia e li si sente consonante, affine e in pieno contatto con quel paesaggio desertico e ghiacciato. Con lui nasce la figura dello scrittore solitario e sdegnoso e anche grazie a lui iniziano a diffondersi testi in cui vengono rappresentati paesaggi boreali, e proprio in queste opere si introduce la figura del viaggiatore avventuroso che combatte coraggiosamente contro elementi naturali per poter sopravvivere.

17.Grizzly man? Titolo del documentario girato da Werner Herzog, in ricordo dello studioso Timothy Treadwell. Egli infatti venne sbranato vivo nel Katmai national park and preserve, insieme alla fidanzata nel 2003 da un orso grizzly, e il tutto venne registrato dalla telecamera rimasta accesa (audio come testimonianza). Il punto saliente è che era convinto di essere necessario per proteggere quel animali e di educare l’opinione pubblica, quando in realtà proprio il suo stretto contatto con quegli orsi gli fu fatale. Vi sono altri esempi di contatto con gli animali, come le due studiose in difesa dei gorilla, o come Shaun Ellis che visse a contatto con i lupi tanto da diventare il capobranco. Ma questi comportamenti sono giusti o sbagliati? E’ quello che dovrebbero chiedersi tutti, ma così non è.

18.Chi è Albert Smith? Egli creò a metà dell’800 uno spettacolo in onore a Monte Bianco, basato su scenografie dipinte che venivano illuminate in modo da creare meraviglia e stupore tra il pubblico. In quel periodo infatti erano molto in voga i diorami, ossia delle rappresentazioni modello di uno spazio geografico come una montagna innevata. Il soggetto poteva avere una visione a 360° del paesaggio e così facendo si trovava al centro della scena. I diorami sono gli antenati dei cinema moderni aventi effetti speciali, infatti puntavano ad innalzare il tasso di illusione e facendo sorgere così nello spettatore una sensazione di meraviglia e stupore nei confronti di quel paesaggio. I diorami garantirono l’incremento del turismo e la curiosità nei confronti della natura.

19.Rousseau in natura selvaggia? Egli coglie il rinnovamento culturale e se ne fa portavoce, anche se in alcuni momenti torna ad una semplice categoria del pittoresco come la varietà. Egli non inventa nulla, ma coglie ciò che gira nell’aria e lo amplifica. Infatti nella sua fortuna opera Nouvelle Heloise si confronta con il tema della montagna, paesaggio in cui riflette i propri sentimenti, la sua sensibilità e i propri conflitti interni che lo caratterizzano in quel momento. Per lui la montagna non solo è lo specchio dell’anima ma è anche cura, in quanto rasserenante e catartica. Rousseau anticipa la nuova estetica del sublime, in cui si passa dalla varietà al contrasto. Infatti la natura è vista come una logica conflittuale capace addirittura di contraddire se stessa. Nouvelle Heloise ebbe una schiera di imitatori e si diffuse in tutta Europa, così da rendere Rousseau il portavoce della montagna nell’Europa stessa e così facendo l’alpinismo divenne un mito collettivo.

20.Autori dell’oscuro? Nella seconda metà dell’800 le zone più profonde e inquietanti dell’essere umano (zone d’ombra) iniziamo a rivelarsi nella cultura occidentale, assumendo spesso i tratti dell’apparizione animale. Tanto da influenzare la letteratura stessa. Tra gli autori dell’oscuro troviamo Stoker con “Dracula” in cui viene presentato un gentiluomo che nel contempo è un mostro assetato di sangue; Stevenson con “Lo strano caso di Dottor Jekyll e Mr. Hyde” il cui personaggio subisce una metamorfosi da gentiluomo a una creatura selvaggia. Anche Kafka nella “Metamorfosi” narra, appunto, della metamorfosi del grigio impiegato Samsa in uno scarafaggio. In tutto questo troviamo Lombroso per cui la somiglianza zoomorfa è indice di criminalità.

21.Differenza tra Kant e Burke riguardo il sublime? Kant afferma che il sublime non sta nell’oggetto in se, ma nella mente di chi lo contempla. Per lui esistono due tipi di categorie di sublime: il sublime matematico che indica l’immensamente grande come il cielo e il mare, e il sublime dinamico che l’immensamente potente come vulcani e terremoti. Inoltre per lui il sublime provoca uno stato d’animo ambivalente: l’impedimento che è l’incapacità della nostra mente di cogliere l’oggetto per intero, l’incremento in quanto la nostra ragione è spinta ad elevarsi verso l’infinito. Per Burke invece è Sublime tutto ciò che riguarda il terribile e tutti gli oggetti terribili (mare in burrasca, vulcani che eruttano..), infatti può essere definito come l’orrendo che affascina. Il terrore diventa ancor più terribile se legato alla morte. Tuttavia non deve essere provato in prima persona perché se così fosse non è più sublime ma paura vera e propria.

22.Prime fughe verso l’inesplorato? Nel 500 due umanisti svizzeri Gensler e Simler iniziano a scalare le montagne alpine sia per interesse scientifico che per emozione estetica. Simler è il primo che iniziò a trattare in modo sistematico l’argomento delle montagne alpine. Nel 600 un prete di Ravenna, Francesco Negri, per soddisfare il proprio genio curioso decide di spingersi in inverno e da solo fino a Capo Nord, meta inusitata che indica il suo gusto barocco per il meraviglioso che si troverà nelle sue opere. Nel 700 Alfieri compie il Gran Tour e giunge in Svezia dove si sente in armonia con il territorio desolato e ghiacciato. Nel 700/800 Giuseppe Acerbi e il Conte Vidua si inoltrano fino a Capo nord, ed entrambi sono a cavallo tra il pittoresco e il sublime. I primi che ascendono i ghiacciai sono Wyndham e Pococke nel 700 ai quali interessano più i ghiacciai che le vette. Questo viaggio aprì le porte al turismo alpino. Ascesero i ghiacciai poi Turner e Goethe e anche nell’800 Napoleone III e la moglie. Nell’ 800 poi c’è Paul Gauguin che viaggia nei tropici e nei suoi atelier dipende le isole del Pacifico come angoli di paradiso terrestre in qui l’uomo si sente in perfetta armonia con la natura e può vivere un esperienza di purificazione.

23.Autori che parlano delle montagne? Rousseau, come Goethe, in Nouvelle Heloise in cui tratta delle montagne nelle quali rispecchia i suoi stati d’animo. In Inghilterra già nel primo 800 gli scrittori romantici furono tra i più solleciti cantori del sublime alpino, e tra questi vi sono Shelley con Frankestein, Coleridge, Wordsworth e Byron, la cui iconografia tratta di solitudine, tempesta, desolazione e morte. In italia invece sono pochissimi gli autori che trattano del sublime. Tra questi c’è Parini che nel Discorso sulla poesia paragone i sentimenti suscitati nel vedere una collina fiorita a quello che suscitano nel vedere una montagna o un deserto, mentre nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis tratteggia un’immagine grandiosa della

montagna alla quale corrispondo i suoi stati d’animo. Nell’Adelchi sarà poi Manzoni ad affrontare il tema della montagna, dove la descrive come estremamente solitaria e straordinaria. Foscolo invece da una descrizione dettagliata dell’aurora boreale, ma si capisce che ha preso tutte le informazioni sui libri in quanto non ha mai viaggiato.

24.Come è cambiata nel tempo la visione dell’uomo selvaggio? La figura del selvaggio appare nella cultura europea dai grandi viaggi oceanici. Inizialmente il selvaggio è visto negativamente (barbaro). Dal 1700 diventa una figura positiva (influenza di Rousseau [natura è buona -->uomo selvaggio è buono] ) Dopo il 1800 torna di nuovo una figura negativa (Venere ottentotta [selvaggio come "fenomeno da baraccone"] , teoria di Darwin [selvaggio come meno evoluto,razzismo]) Dal 1900 il selvaggio torna ad essere una figura positiva (superiore al colonizzatore)

25.Perché si chiama invenzione della natura selvaggia? Si chiama invenzione perché gli uomini iniziano a pensarla nel 700 secondo quelle modalità, e queste modalità cambiano radicalmente la nostra considerazione della natura. fino al 700 ciò che era selvaggio chiedeva di essere redento dalle opere e dai giorni dell’uomo, dal 700 in poi ciò che è selvaggio può costituire una sorta di redenzione di ciò che l’uomo ha distrutto.

26.Cosa si intende per natura selvaggia? La natura selvaggia è sempre esistita, ma l’uomo ha iniziato a pensarla quando l’ha sentita minacciata specie durante la rivoluzione industriale quando il degrado del paesaggio ha fatto si che gli uomini abbiano guardato più lontano verso una natura rimasta ancora intatta e quella natura selvaggia sulla quale per secoli era caduto il discredito del luogo incivile e barbarico dal quale gli uomini fuggirono diventa un mito positivo. La nostra idea di natura che oggi abbiamo nelle nostre teste è figlia di questa invenzione descritta nel libro.

27.Visione della natura selvaggia nel tempo? Durante il medioevo e il rinascimento la natura selvaggia e il mondo esterno sono visti come minacciosi e per questo dovevano essere redenti dalle opere umane. Nel 700 la natura diviene l’antidoto per curare i mali della civiltà, quindi ora la natura selvaggia è una sorta di redenzione nei confronti di tutto ciò che l’uomo ha distrutto. Nel 700/800 vi è una contrapposizione tra la wilderness e il degrado della rivoluzione industriale. Nella seconda metà dell’800 la natura diviene una meta di fuga ed infine nell’età contemporanea essa è diventata un mito collettivo, una natura libera, dove l’uomo è consapevole di ciò che ha distrutto e sta distruggendo nel pianeta in cui abita.

28.Caratteri della lingua della letteratura degli italiani? Artificiosa, di provenienza aristocratica, caratterizzata da un registro aulico, estranea, non materna, innaturale per la maggior parte degli italiani, utilizzata prettamente per la scrittura, differisce dalla lingua d’uso.

29.Bembo e il suo libro? Bembo è un cardinale veneziano che codificò il toscano del 300. Nella sua opera Prose della volgare lingua studia il modo per riportare il volgare alla norma di una lingua morta come il latino. Così facendo allontana ancora di più la lingua della letteratura dalla vita quotidiana e domestica, dunque dalla lingua effettivamente d’uso. Infatti egli è un normalizzatore che non ammette coloriture idiomatiche, l’irregolarità e la discontinuità e per questo propone una lingua in cui siano importanti la norma e la stabilità. Si tratta di

una lingua sottratta dal tempo, avente untorello omogeneo e univoco. Anche se può sembrare paradossale, è proprio da questi limiti che pone Bembo che il toscano del 300 diviene più solido e diffuso. Questo perché Bembo ha proposto una lingua che tutti gli italiani, compresi i toscani, sentivano come troppo artificiale ed estranea.

30.Che fine hanno fatto i dialetti? Nella nostra penisola ci sono moltissimi dialetti, tuttavia ora l’uso dei dialetti come unica lingua di comunicazione riguarda solo il 6% della popolazione, mentre il restante 94 % utilizza l’italiano. Nonostante questo continuo decremento dell’uso esclusivo del dialetto, i dialetti non sono scomparsi, ma spesso vengono utilizzati in situazioni informali. Quindi, se in situazioni formali, a scuola, in politica, in televisione, la lingua utilizzata è quella italiana, a casa, tra parenti ed amici si parla tranquillamente dialetto. Dunque il dialetto non si scrive, non si studia, ma si trasmette oralmente. Se il dialetto non si conosce o se non si conoscono i dialetti di altri paesi, non risulta un problema, ma lo è invece se se non si conosce l’italiano, in quanto questa mancanza limita enormemente le possibilità di comunicazione e scambio. Il dialetto quindi risulta essere molto meno ricca della lingua nazionale.

31.Date e punti centrali in Mia lingua italiana? Per prima è venuta la lingua, infatti nonostante non ci fosse una nazione esisteva un’unità linguistico letteraria nazionale. L’unità italiana è stata permessa dalla lingua della letteratura, dalla sua validità e tenuta, per questa è la letteratura che ha permesso di prefigurare il progetto di nazione. Dante nel De vulgari eloquentia vede l’italia come uno spazio geografico su cui si può diffondere una lingua volgare (toscano del 300). E’ nel 500 che l’idea di unità linguistica acquisisce maggiore profondità, quando la pedagogia umanista aveva stabilito gli autori da prendere come modello per scrivere latino, così come Bembo ha stabilito quali fossero i libri da imitare per la lingua volgare (classici fiorentini del 300). L’italia quindi rispetto ad altri stati era uno stato senza nazione, ma avente una lingua codificata grazie a Bembo. La nostra lingua è rimasta per secoli invariata, e questo lo nota anche De Mauro nella Divina commedia di Dante. Questo perché la letteratura del 300 caratterizzata dall’uso del dialetto fiorentino, ha fornito alla nostra lingua le strutture fondamentali, con la diffusione dei testi delle tre corone (Dante con la divina commedia, Boccaccio con il decameron e Petrarca con il canzoniere). E’ una lingua che partita da Firenze si è diffusa in tutta la penisola. Situazione diversa si trova in Germania, che nonostante fosse divisa, l’unità linguistica è stata permessa dalla diffusione della Bibbia tradotta da Lutero in tedesco nel 500. Infatti l’italiano non era una lingua materna, ma i dialetti e anche nel secondo 800 restava una lingua per pochi e destinata alla scrittura. Infatti l’ostacolo all’unità d’italia era la spaccatura tra 17 milioni di analfabeti contro i 5 milioni di colti. Qui vengono proposte due soluzioni: Manzoni propone una lingua media di base fiorentina, mentre Ascoli propone un italiano come frutto di un sedimento e non di una norma esterna non di base fiorentina, e privilegiava l’educazione delle menti piuttosto che l’apprendistato della parola. Prevale l’idea di Manzoni e la ricerca di tale lingua la si nota nei Promessi Sposi. Nell’ 800 per diffondere l’italiano iniziano ad essere pubblicati vari vocabolari, anche settoriali, o vocabolari che insegnassero l’italiano a partire dal dialetto (es. Vocabolario del Tommaseo che risale all’editore e fondatore dell’UTET Pomba-> attenzione verso la lingua d’uso). In italia mancava ancora una lingua media comune a tutta la penisola, infatti l’italiano era ancora molto ricco di particolarismi e dialettismi. Inoltre convivevano due lingua, la prosastica e la poetica, che non riuscivano ad entrare in contatto. I poeti infatti rifiutavano trattare di temi concreti e riguardanti la vita quotidiana, tanto da sostituire i termini tecnico-concreti con virtuosistiche dilatazioni classicheggianti. In prosa fu Manzoni a iniziare a parlare della quotidianità, mentre in poesie fu Pascoli nel primo 900. Il dialetto quindi si inizia a vedere come apertura alla

nazione, al quale ci si affidava spesso alla comunicazione orale. Oggi invece l’italiano e diventato una lingua per tutti, sia scritta che parlata. Al momento dell’unità non sapeva ne leggere ne scrivere circa l’80% della popolazione adulta, e anche nel 900 l’italiano si apprendeva a fatica tant'è che dieci anni fa l’11% degli italiani utilizzava il dialetto per comunicare, mentre oggi colo il 6%. Questo decremento del dialetto avvenne anche grazie alla televisione che trasmetteva programmi di insegnamento dell’italiano.

32.Parti più importanti del libro la letteratura degli italiani? La Germania nonostante fosse divisa in due trova la sua unità linguistica grazie alla bibbia tradotta da Lutero in tedesco, in Italia invece per secoli l’unica realtà è quella di una lingua della letteratura (fiorentino del 300) condivisa dalle classi più colte. Quindi la religione è per tutti, la letteratura per pochi. I dialetti erano lingua d’uso mentre il toscano era una lingua morta che un paese vivo usava per esprimersi. L’italiano quindi era una lingua morta, caratterizzata da un monolinguismo aulico, una lingua solo per la scrittura e trasmessa solo nelle scuole, che la maggior parte della popolazione sentina innaturale, artificiosa, non materna ed estranea. Alcuni studiosi affermano che prima dell’unità ci fosse una lingua parlata, che gli italiani utilizzavano per comunicare tra loro, ma era una lingua ricca di dialettismi e particolarismi, e questo, come affermò Dante in Della lingua italiana provocava grande imbarazzo. Il dialetto era infatti caratterizzato da una sicurezza e abbondanza di termini, mentre l’italiano da un vocabolo generico e approssimativo. L’italiano per i non toscani era una lingua straniera da studiare sui libri come per noi oggi l’inglese, infatti molti prendevano come meta Firenze per migliorarsi. Parla come mangi è riferito a chi pretende di elevarsi dalla propria realtà attraverso l’affettazione della lingua. La nostra letteratura quindi differiva da quelle di altri paesi in quando utilizzava una lingua morta, e questo anche perché i nostri scrittori per secoli hanno guardato al passato senza permettere un cambiamento. inoltre i nostri scrittori hanno dovuto apprendere per sé il proprio codice. C’era dunque la necessità di trovare una lingua media condivisa da tutti, ma ciò che si continuava a cercare, errore commesso anche da Dante nel De vulgari eloquentia, era una lingua per la letteratura e non una lingua d’uso. Tutto ciò portava anche ad una spaccatura tra toscani e non toscani. A peggiorare la situazione fu Bembo, cardinale veneziano normalizzatore che non ammetteva irregolarità, discontinuità e coloriture idiomatiche, che codificò l’italiano. Nella sua opera Prose della volgare lingua cercò di portare il volgare ad una lingua morta come il latino. Egli separò ancora di più l scritto dal parlato, l’italiano dalla lingua d’uso, prediligendo la norma, la stabilità e l’atemporalità della parola. Questi limiti però diffusero e stabilizzarono il toscano, in quanto la lingua da lui proposta era troppo artificiale e stabilizzata per tutta la popolazione, compresi i toscani, che la sentiva estranea. Così, potendo accettare le eccezioni, nel 600 si diffusero le poesie in dialetto e trattatelli in difesa dei dialetti. La nostra letteratura è anomala rispetto a quelli di altri paesi in quanto è basata sulla frammentazione dell’italia, chiave per interpretare la stessa tradizione italiana. Nonostante questo smembramento nel medioevo gli italiani sentono diffondersi un idea di italia il cui sviluppo è avvenuto grazie agli umanisti. Infatti l’unita d’ italia si basano sulla grandezza di roma e sulla continuità della letteratura e della lingua. Nonostante ciò questa idea di Italia è un’idea meramente culturale in quanto l’italia era popolata perlopiù da analfabeti. Nonostante l’ottimismo dei padri della patria fino all’800 inoltrato gli abitanti della penisola si sentivano estranei tra loro, tant’è che i loro rapporti erano caratterizzati da xenofobia e fino a unità compiuta l’estraneità linguistica è strumento di comicità. Bisognerà aspettare l’800 per vedere il mito dell’unità diffondersi in tutta la popolazione, e diventando operante non solo sul piano culturale, ma anche politico. L’idea di una presunta unità era alimentato anche dal mito della superiorità culturale e morale italiana, alimentata più dal latino che dal volgare. Nel 400 fu proprio il ritorno alla lingua dei classici a sentirsi come elemento identitario.

Nei dialettofoni, o in chi fa esperienza di diglossia o bilinguismo la corrispondenza tra parola e cosa è realizzata dalla lingua materna. Infatti spesso si sente dire che il dialetto è più vicino alle cose e rende più l’idea. Questo dipende dal carattere nativo del dialetto, più vicino alla madre e alle prime esperienze percettivo sensoriali (Dialetto= lingua profonda, remota e primigenia). Questo spiega il disagio degli autori non toscani che iniziano a porsi Firenze come meta per perfezionare l’italiano. La situazione era che l’1,5% della popolazione ha stabilito come il restante 98,5 % doveva parlare. La stabilità secolare della nostra lingua ha contribuito inoltre ad accentuare nella nostra letteratura i tratti di immobilità metastorica, di atemporalità. La nostra letteratura è caratterizzata da un registro aulico, illustre, la cui scelta si traduce nella propensione per personaggi eroici, per l’amore celeste ecc.. Tuttavia vi è anche un registro più basso, comico, grottesco e utilizzato per parodie, dove chi lo usa predilige l’uso del dialetto. Pirandello diceva che la nostra letteratura ama di più lo stile delle parole piuttosto che lo stile delle cose e questo perché non sapeva nominare le cose concrete della vita quotidiana. Da ciò vediamo che ogni codice ha fatto proprie le poetiche più corrispondenti alle proprie caratteristiche, ma nonostante ciò entra in vigore il criterio dei buoni autori, ovvero coloro che erano toscani o che si omologavano al modello. Però quando uno scrittore non poteva proprio non trattare un argomento, lo affrontava in maniera generale con un lessico sommario ed impreciso. Inoltre gli scrittore costretti a passare da un codice all’altro traducevano i loro scritti in dialetto in italiano, per quanto possibile. Altro problema sta nel fatto che un autore se scrive in dialetto riesce a cogliere e trascrivere gli aspetti più profondi dell’anima, mentre in italiano si trova più limitato in quanto non ha una buona conoscenza di vocaboli. Per questo motivo gli autori si sono trovati ad affrontare quasi sempre gli stessi argomenti. Il toscano letterario è poi una lingua a bassa densità denotava, ma ad alta valenza connotativa, per questo ogni parola può essere una parola poetica. La nostra letteratura quindi inserisce le vicende al di fuori della realtà concreta e questo perché essa si è trovata impossibilita a parlare delle cose di tutti. Questo lo notiamo nell’Addio ai monti di Lucia dove c’è una grande separazione tra ciò che è scritto sulla pagina e ciò che effettivamente il personaggi avrebbe detto. Infatti Manzoni sente il bisogno di aggiungere frasi che introducano o mostrino il pensiero del personaggio. Manzoni era consapevole dei limiti della letteratura e lo vediamo dal fatto che ci mise 2 anni a scrivere il testo i Promessi Sposi, e 30 a tradurlo. Altro spunto di riflessione sta nel testo la Fuggitiva di Grossi Tommaso, dove vi è un grande differenza tra la versione in dialetto milanese e quella in italiano (-> nella versione italiana ci si è imposti un salto verso un registro più aulico). Gli innovatori della letteratura furono Manzoni per la prosa e Pascoli per la poesia. Quella di Carducci è invece una poesie della letteratura, ma nonostante ciò sente il bisogno di una nuova lingua, ma la via da lui scelta è quella restaurativa, ciò si giunge al nuovo passando dal vecchio. Per lui rinnovamento significa tornare ad una classicità più vera. Pascoli soffrì moltissimo i limiti della letteratura italiana, il cui errore per lui stava nell’indeterminatezza. Leopardi invece rimase intrappolato nella tradizione. Pascoli critica infatti uno stereotipo di leopardi del mazzolino di rose e viole in quanto effettivamente la donzelletta non avrebbe mai raccolto insieme tali fiori in quanto tempi di fioritura diversi. Quindi il mazzolino di stagione è stato sostituito da Leopardi da uno stereotipo letterario. Pascoli è invece più incentrato sull’osservazione vera, e come denuncia alla mancanza di una lingua scrive il Fanciullino. Questo sembra anche l’obiettivo di D’Annunzio che però opera diversamente. Infatti D’Annunzio smonta la lingua della tradizione dall’interno riportandola in vita scegliendo materiali comunque alti seguendo l’idea che la poesia richiede una lingua più elevata di quella parlata. Mentre Pascoli distrugge direttamente la lingua della tradizione, rivendicando una lingua più concreta e precisa. Introduce così 3 novità: contadino inserito nella sua quotidianità e miseria; lascia spazio alla visione contadina della realtà; La sua concezione di ruralià nasce da una conoscenza e osservazione diretta del posto (-> con ciò sottrae il mondo contadino da prospettive comiche). Nei primi del 900 il poeta in

generale rinuncia alla sua maschera depressiva e beffarda per porre al centro dell’opera un io caricato di una nuova intensità (Es. ungaretti che riduce versi a brevissime sequenze sopraffatte dal silenzio che si vede graficamente dal bianco della pagina). Manzoni in una lettera del 1806 afferma che in italia c’è tanta distanza tra la lingua parlata e quella scritta che si può definire morta. Da noi manca una letteratura popolare a causa della lingua, infatti c’è un rapporto diretto tra non-popolarità della lingua e non-popolarità della letteratura. Questo perché Manzoni si ritrovava perfettamente nell’idea romantica di letteratura come espressione di un intero popolo. Altro fatto è che i temi maggiormente affrontati dagli scrittori erano: amore, guerra e diverse realtà che hanno segnato la storia come la civiltà agro-pastorale. Per es. la lirica amorosa spinge le vicende verso la rarefazione e l’idealizzazione, dunque l’amore cortese è un elegante schermaglia del tutto slacciata dalla realtà (-> Petrarca come modello e standard da seguire in tutta europa). D’altra parte però vi è una ricca produzione sarcastica dell’antipetrarchismo sia in lingua che in dialetto (-> Ruzzante che origina un progetto comico di rivendicazione della concretezza e naturalità e Tasso che rivolge lo sguardo sulla realtà ma in modo differente). Quindi vediamo che la nostra letteratura è divisa in due grandi temi opposti, ciò che manca è il mondo intermedio, come per esempio l’amore nella sua normalità e non come da un lato passione di coppie eccezionali anche se infelice e dall’altro come amore intriso di tradimenti, inganni e raggiri. Passiamo dall’amore alla poesia pastorale (diffusa dalla toscana) dove l’agricoltura ha subito una deformazione comica, mentre la pastorizia una trasfigurazione sublime. La poesia pastorale dopo Boccaccio si divide in due filoni: Rusticale con umori parodici, realistici e popolareschi e Allegorizzante che si serve della convenzione bucolica come una maschera per alludere a situazioni e vicende delle classi egemoni. E’ poi il teatro a rilanciare la finzione legata al mondo di greggi e boschi, anche se il dramma pastorale ha poco a che fare con il mondo rurale in quanto risponde alle richieste del pubblico delle corti. Francesco de sanctis sarà colui che associa questi due mondi con la poesia cavalleresca. Nell’800/900 i temi della città, della modernità e del lavoro industriale sono affrontati raramente perché c’è la scoperta del mondo rurale. Così riluttanti del mondo delle metropolis carducci tratta delle rovine e delle città medioevali, oppure in un’opera descrive la partenza di una donna da una stazione (-> situazione moderna, ma linguaggio no; locomotiva descritta come mostro= mancano parole per esprimersi); Pascoli tratta dell’allontanamento dalle città; D’Annunzio tratta delle città del silenzio, in quanto collezionista di città avviate al tramonto. Gli autori sono soliti trattare della passeggiata che conduce fuori città, in una posizione elevata in cui si può contemplare il brusio della città sottostante. Questo mostra che gli autori rimpiangono la città preunitaria, il passato e per questo si rifugiano nelle province. Solo nel 900 la modernità fa ingresso con i futuristi, dove però non c’è un autentico confronto con la realtà industriale, ma più un aspetto estetico. Saranno gli autori delle ultime generazioni a rendere la dimensioni urbana una sorta di apriori.

33. Chi è Thoreau? Egli è uno tra gli autori che Brevini preferisce. Il suo libro più fortunato fu Nei boschi di Walden, nel quale risalta la sua concezione di natura, vista come una realtà concreta che trova l’emblema nel vivere in una capanna nei boschi. Egli infatti mostra come non ami la wilderness come la intendiamo noi oggi (infatti prova sgomento quando deve scalare un monte), ma semplicemente propone di vivere in maniera distaccata e lontana dalla civiltà, così da vivere una vita molto più intensa e profonda a contatto con la natura. Egli infatti è considerato il padre del primitivismo, propone dunque uno stile di vita primitivo per far si che l’uomo possa ritrovare la sua più autentica dimensione. La sua archeologia naturalistica propone inoltre di scavare nella tradizione americana per cercare un diverso tipo di civiltà dove l’uomo si senta in stretto contatto con la natura, e dove la natura stessa

si carichi di un forte significato per l’uomo. Thoreau è importante perché segna il passaggio dalla letteratura alla realtà.

34.Turismo? Il turismo è una realtà maggiormente diffusa tra le società avanzate, e che ha subito un forte incremento con la diffusione del mito delle alpi e la curiosità verso l’altrove. Tuttavia è una responsabilità molto grande che ha un grosso peso, infatti oggi si è proposto l’ecoturismo, partendo dall’Agenda 21 (conferenza) fino ad arrivare alla Carta per lo sviluppo sostenibile nelle aree protette, con le quali si cerca di proteggere gli ambienti soggetti a turismo oltre che a sostenere gli interessi delle popolazioni li presenti, senza danneggiarle. Il turismo è una realtà che però danneggia particolarmente l’ambiente, per esempio causa sovraffollamento di aree, o inquinamento. Inoltre con il turismo coloro che vogliono viaggiare ponendosi una meta da romanzo,si scontrano con realtà in cui vengono proposti pacchetti all inclusive, in cui tutte le attività sono già preorganizzate, in cui il viaggiatore si trova tutto già pronto, perdendo cos’ la capacita di autoorganizzazione. E’ un chiaro esempio quello dei villaggi vacanze, dove il turista si trova a vivere una logica simile a quella del telecomando. Cioè come chi fa zapping può scegliere tra più programmi in televisione, colui che è in vacanze si trova a dover scegliere fa diverse attività organizzate, che lo possono tenere occupato fino a fine vacanza.

35. Indoor e outdoor? Inizialmente sport come l’alpinismo, lo sci o il ciclismo erano praticati per raggiungere delle mete inusitate. Oggi invece questi sport sono diventati delle operazioni totalmente autoreferenziali, che vengono praticati per il semplice gusto di farlo. Tant’è che vennero costruite delle piste apposite, o delle zone apposite su cui poter arrampicarsi, come la parete da arrampicata, oppure vi sono le falesie, dove le scalate sono piuttosto semplici e vengono effettuate per puro divertimento. Ciò che viene a mancare in questo caso è quel tipo particolare di esperienza che l’uomo vive stando a contatto con la natura. Questi luoghi, accompagnati da parchi divertimento a tema, in cui si passa dalla naturalità all’artificialità, sono i cosiddetti non luoghi di Marc Augè.

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