Domande Esame ECONOMIA AZIENDALE avanzato, Domande di esame di Economia Aziendale II. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
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Domande Esame ECONOMIA AZIENDALE avanzato, Domande di esame di Economia Aziendale II. Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano

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Domande dell'esame di Economia Aziendale (avanzato) professor Cioffi Università Cattolica di Milano
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Domande CAPITOLO 1

1. Che cos’è l’impresa? L’impresa è un istituto economico che svolge attività di produzione e vendita sul mercato di prodotti atti a soddisfare i bisogni dei clienti. Tale attività si svolge innanzitutto attraverso la combinazione di risorse di diversa natura e quindi con la loro trasformazione, al fine di realizzare prodotti da collocare sul mercato. L’impresa può essere dunque analizzata anche come combinazione di fattori produttivi, fra i quali rivestono un ruolo fondamentale il lavoro e il capitale.

2. Qual è l’oggetto di analisi dell’economia aziendale? L’economia aziendale studia l’ordine economico degli istituti umani, ovvero delle organizzazioni che svolgono attività economica. Per definire tale ordine economico si utilizza comunemente il termine azienda, sostantivo che da appunto il nome a questa disciplina. L’economia aziendale rileva, analizza e descrive tutte le operazioni pertinenti alle conduzioni di produzione e, in generale, allo svolgimento dell’attività economica.

3. In che senso l’impresa costituisce un “sistema”? L’impresa è un sistema in quanto è costituita da diversi elementi, legati da relazioni di interdipendenza e combinati tra loro per il raggiungimento di obiettivi prefissati. In particolare, l’impresa è un sistema di tipo aperto, dinamico e complesso perché scambia input e output con l’ambiente in cui opera, modifica continuamente la sua configurazione ed è costituito da un numero elevato di variabili, tra loro fortemente e variamente correlate.

4. In che cosa consiste la responsabilità sociale dell’impresa? L’impresa si relaziona continuamente con un ambiente costituito da numerosi attori. Essa è dunque chiamata a partecipare alla vita del sistema sociale entro cui è inserita. Questa dimensione sociale dell’impresa fa sì che si possano identificare diverse categorie di stakeholder, soggetti che risultano portatori di interesse nei confronti suoi e delle sue attività. La responsabilità sociale dell’impresa intende sottolineare la necessità (e la convenienza) per l’impresa di tenere conto degli interessi di tali stakeholder nelle sue scelte e azioni, andando al di là dei semplici obblighi giuridici.

5. Quali sono i principi base che devono orientare il governo delle imprese? Affinché le imprese possano risultare durature, il soggetto economico deve osservare due fondamentali principi di governo: il principio di economicità, che attiene alla natura strettamente economica dell’impresa, e il principio del contemperamento degli interessi, che fa riferimento al fine per cui l’impresa è stata costituita e opera, cioè il soddisfacimento del complesso degli interessi economici istituzionali.

6. Quali variabili concorrono a definire l’assetto organizzativo dell’impresa? L’assetto organizzativo dell’impresa è il risultato della combinazione di una molteplicità di variabili organizzative, fra le quali è possibile distinguere la struttura organizzativa, che definisce e assegna i compiti e le responsabilità alle singole unità organizzative, e i sistemi operativi, che regolano e guidano i comportamenti delle persone nello svolgimento delle attività aziendali.

7. Quali sono le strutture di base a cui l’impresa può fare riferimento? Sono essenzialmente quattro: la struttura elementare, quella funzionale, quella divisionale e le strutture di tipo matriciale. Le differenze tra tali strutture sono connesse all’adozione di differenti criteri di divisione e coordinamento del lavoro delle persone e delle unità che costituiscono l’organizzazione.

8. Secondo quali criteri si possono classificare le imprese? Secondo l’Unione Europea, si definiscono PMI le imprese che hanno fino a 249 addetti, un giro di affari inferiore a 50 milioni di euro, un capitale investito fino a 43 milioni di euro e sono indipendenti, cioè non controllate da grandi imprese.

9. Quali sono le peculiarità delle imprese del terziario? Le caratteristiche che distinguono le imprese di servizi da quelle manifatturiere dipendono dalla natura immateriale del loro output, che è infatti un’azione svolta a favore del cliente finale. Per questo, per esempio,

è in genere necessario che vi sia contestualità della produzione e del consumo di tale output, anche perché risulta impossibile immagazzinare o trasferire i servizi nel tempo e nello spazio. Inoltre, in tali imprese il personale è una variabile fondamentale, poiché l’erogazione del servizio necessita di una forte interazione con il cliente.

10. Attraverso quali traiettorie l’impresa può estendere le sue attività? Lo sviluppo dell’impresa può avvenire principalmente lungo tre dimensioni: un’estensione verticale delle attività, che porta a realizzare strategie di integrazione verticale; un’estensione di tipo orizzontale, che spinge l’impresa verso possibili strategie di diversificazione; infine, un’estensione di tipo geografico, che è alla base delle strategie di internazionalizzazione.

CAPITOLO 2 1. Chi sono gli shareholder? Gli shareholder sono una particolare categoria di portatori di interesse. In particolare, sono i conferenti capitale di rischio. Gli altri soggetti sono denominati Stakeholder.

2. Quali sono gli attributi della rilevanza degli stakeholder? L’identificazione della rilevanza di ciascun stakeholder è espressa quale funzione della percezione dei manager relativamente a tre attributi – teoria della rilevanza:

1. Il potere degli stakeholder di influenzare l’impresa. 2. La legittimità delle aspettative di ciascuno stakeholder. 3. L’urgenza delle rivendicazioni: grado con cui gli interlocutori sociali richiedono immediata

attenzione per le proprie rivendicazioni. L’analisi di tali attributi permetterebbe di comprendere meglio perché le imprese dedicano più attenzioni ad alcuni interlocutori rispetto ad altri e getterebbe le basi per un approfondito studio del grado di coinvolgimento dei diversi stakeholder. La teoria della dipendenza da risorse suggerisce come il differenziale di potere tra i diversi gruppi di interlocutori d’impresa sia il risultato della centralità delle risorse che ciascun gruppo apporta all’impresa. La legittimità è invece una generale percezione o assunzione che determinate relazioni siano desiderabili, appropriate e opportune nel contesto sociale, normativo e valoriale in cui l’impresa si muove. L’urgenza, infine, è il grado con cui gli interlocutori sociali richiedono immediata attenzione per le proprie rivendicazioni e include sia la sensibilità temporale dei manager nella gestione della relazione sia l’importanza della singola rivendicazione nei media. La rilevanza di uno stakeholder è correlata positivamente con il numero di attributi che a esso vengono attribuiti dai manager e diverse sono le possibili combinazioni:

• Solo potere: stakeholder dominante • Solo legittimità: stakeholder discrezionale • Solo urgenza: stakeholder pressante • Potere + legittimità: dominante • Potere + urgenza: dipendente • Potere + urgenza + legittimità: completo

3. In che modo la massimizzazione del valore per gli azionisti può nuocere agli stakeholder? La centralità della generazione del valore per gli azionisti colloca il contributo degli altri stakeholder unicamente come variabile strumentale al raggiungimento del primo e predominante obiettivo. I principali dirigenti e il cda sono chiamati a rivedere e approvare i piani strategici negli stessi termini usati per la relazione annuale agli azionisti e alla comunità finanziaria. Alla massimizzazione del valore per gli azionisti si affianca la massimizzazione di contributi e ricompense per gli stakeholder. A parità di risorse generate dall’impresa, la massimizzazione delle sole ricompense comporterebbe un sacrificio da parte degli azionisti rispetto al modello contrattuale. L’originalità della teoria degli stakeholder risiede, tuttavia, nell’analisi dei contributi attuali e potenziali degli stakeholder per pianificare e ricercare un vantaggio competitivo più stabile, sostenibile e difendibile rispetto alla logica contrattuale.

4. Che cosa sono le prestazioni sociale e ambientali? Sono prestazioni che fanno capo a obiettivi non economici d’impresa, attuabili tramite strategia sociale. Legittimazione e consenso sono gli obiettivi non economici generalmente posti alla base delle strategie sociali e preposti come propedeutici per la creazione di valore economico sostenibile nel breve come nel medio-lungo periodo. Mentre nella shareholder view gli obiettivi sociali sono un vincolo all’obiettivo del valore per gli azionisti, nella stakeholder view questi hanno pari dignità, perché una diversa gerarchia potrebbe finire con il compromettere la creazione di valore economico-finanziario o ridurne il potenziale.

5. Che cosa si intende per strategia accomodante? La strategia accomodante è una delle strategie che l’impresa attua nella sua relazione con l’ambiente esterno, e nelle modalità con cui l’impresa cerca di fornire valore aggiunto al proprio contesto competitivo di riferimento. Con la strategia accomodante, i responsabili della strategia sociale interpretano e anticipano le criticità ambientali e sociali per disinnescare potenziali conflitti prima che si presentino le avvisaglie le quali danno il via alle soluzioni reattive o difensive.

6. Cosa significa accountability? Accountability o trasparente rendicontazione multidimensionale: qualsiasi azienda deve stabilire e mantenere delle procedure sempre attive e aggiornate per comunicare regolarmente a tutte le parti interessate i dati e le altre informazioni riguardanti le prestazioni aziendali in relazione ai diversi requisiti degli standard volontari sociali, comprendenti, ma non limitate a, i risultati del riesame effettuato dalla direzione e delle continue attività di monitoraggio. In particolare, lo standard volontario norma le condizioni ritenute soddisfacenti relativamente alle relazioni con: il lavoro infantile, il lavoro obbligato, salute e sicurezza dei dipendenti, libertà di associazione e diritto alla contrattazione collettiva, discriminazioni, procedure disciplinari, orari di lavoro, remunerazioni e sistemi di gestione.

7. Perché la responsabilità sociale d’impresa si muove tra una definizione di obbligo morale e una di vantaggio competitivo?

La RSI enfatizza la componente etica dell’agire imprenditoriale e, di fatto, formalizza con opportuni strumenti una serie di pre-condizioni alla creazione di valore che garantiscano un oggettivo equilibrio nella relazione tra impresa e società. In particolare, parliamo di “obbligo morale” in termini di obbligo morale delle imprese a svolgere attività lecite. La RSI può diventare vantaggio competitivo nel momento in cui decidiamo di “gestirla” in modo strategico (e non reattivo). Secondo questa interpretazione, la RSI dovrebbe muovere dalla classificazione degli obiettivi non economici da integrare nel modello imprenditoriale, applicando la seguente tassonomia:

• Questioni sociali generiche: importanti per la società ma solo marginalmente influenzabili dall’agire imprenditoriale e non collegate al vantaggio competitivo dell’impresa.

• Impatti sociali della catena del valore: influenzati dall’agire imprenditoriale nella sua gestione quotidiana e da elementi che partecipano alla creazione di un vantaggio competitivo.

• Dimensione sociale del contesto competitivo: fattori dell’ambiente esterno che incidono sulla competitività dell’impresa.

Questa classificazione ricerca i possibili punti di contatto tra benessere sociale e vantaggio competitivo aziendale, abbandonando una visione conflittuale.

8. Quali elementi favoriscono la responsabilità sociale d’impresa strategica? Per promuovere l’adozione intergata e volontaria di specifici strumenti. La CSR viene vista come vera opportunità di business e non solo come atto caritatevole o costo inutile. Troppa divaricazione tra etica di impresa e creazione di valore economico. Serve un modello che aiuti i manager a selezionare strategie sociali in grado di integrare obiettivi non economici nell’attività di impresa. La dipendenza reciproca che intercorre fra le aziende e la società implica che le decisioni di business e le politiche sociali debbano seguire entrambe il principio di un valore condiviso: le scelte fatte devono arrecare beneficio ad entrambe le parti.

Legami interno-esterno: un’impresa impatta sulla società con le proprie attività nel normale andamento del business. Legami esterno-interno: le condizioni sociali esterne (contesto competitivo) influenzano le aziende, nel bene e nel male. Il driver essenziale che guida il CSR non è se una causa è degna o meno, ma se presenta un’occasione per generare valore condiviso, ossia un beneficio espressivo per la società, che diviene anche di utilità al business. L’utilizzo della catena del valore, per mettere in evidenza le conseguenze sociali delle attività aziendali, consente di mappare tutte le opportunità e i problemi che l’impresa può cogliere e generare nell’ambiente in cui opera. Tali aspetti se adeguatamente affrontati possono rappresentare una fonte di differenziazione strategica e dunque una strada per rafforzare il proprio vantaggio competitivo.

9. In che modo un’impresa può modificare il contesto competitivo facendo leva sulla dimensione sociale del proprio modello imprenditoriale?

Adozione volontaria di codici di condotta ed etici Strumenti di informativa sociale e ambientale Certificazioni sociali rilasciate da organismi pubblici o privati Quotazione presso indici borsistici socialmente responsabili Partnership con organizzazioni non profit

10. Come distinguiamo i due approcci di CSR? Riesci a fare qualche esempio? Due approcci:

• Reattivo/passivo • Confinata nella comunicazione, PR, marketing • Csr come obbligo morale, modalità per soddisfare bisogni attuali senza compromettere la

capacità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni (sostenibilità ambientale), legittimazione a operare, reputazione.

• CSR come costo inutile o atto caritatevole • Limiti:

■ Mettere in contrapposizione gli interessi aziendali con quelli sociali invece che approfondirne le interdipendenze.

■ Sforzi CSR scoordinati ■ Attività filantropiche non in grado di rafforzare la competitività d’impresa ■ Perdita di opportunità in termini di rafforzamento del vantaggio competitivo

• Strategico • Al centro dell’orientamento strategico dell’impresa • CSR come opportunità di business • Analisi della catena del valore • Comprensione delle dimensioni sociali del contesto competitivo in cui l’impresa opera

attraverso il modello del diamante (in che modo le imprese dipendono dalle condizioni territoriali in cui si trovano).

• Attuazione di un numero limitato di iniziative che siano in grado di portare benefici ampi e significativi alla società e al business.

• Identificazione di un set specifico di problemi sociali rispetto ai quali è in grado di dare un contributo da cui trarre anche un vantaggio competitivo.

• Problemi sociali come fonte di opportunità e innovazione.

Le emissioni di carbonio. • Possono rappresentare un problema sociale generico per un istituto di credito come Intesa San Paolo • Una conseguenza negativa della catena del valore per una società basata sui trasporti DHL • Oppure una questione legata alla catena del valore e allo stesso tempo al contesto competitivo per

una casa automobilistica come Toyota La pandemia di AIDS in Africa.

• Può rappresentare un problema sociale generico per un retailer come Home Depot, • Un impatto della catena del valore per un’azienda farmaceutica come glaxosmithkline, • Una questione legata al contesto competitivo per un’impresa mineraria che dipenda dalla

manodopera locale per garantire le proprie attività.

CAPITOLO 3 1. Cos’è un il bilancio di un’impresa? Il termine “bilancio” risulta essere troppo generico in quanto impiegato per indicare un qualsiasi bilancio redatto a prescindere dall’oggetto e dallo scopo della sua redazione. Distinguiamo:

• Il bilancio d’esercizio viene redatto in ipotesi di continuazione dell’attività aziendale (going concern) valutazioni di funzionamento che tengono conto della funzione economica e dei singoli elementi considerati. Indica quello che periodicamente l’azienda produce, si basa sul principio della continuità aziendale (quando redigo il bilancio ho in mente che l’azienda continuerà a vivere). Gli oggetti primari di misurazione sono costituiti dal reddito di esercizio e dal connesso capiale di funzionamento.

• Il bilancio di cessione indica quanto vale l’azienda prima di essere ceduta. Determino il capitale economico dell’impresa in una ipotesi di cessione. L’oggetto di misurazione è da identificare nel capitale in quanto bene da reddito suscettibile di essere ceduto in blocco dietro pagamento di un corrispoettivo e, pertanto, nel conto economico. In questo caso, la determinazione del capitale discende da un giudizio concenrente da un lato la capcità dell’impresa di remunerare il capitale proprio, dall’altro la redditività di investimenti patrimoniali e alternativi.

• Il bilancio di liquidazione valuta il capitale, il valore del singolo elemento, per pagare i creditori in caso di liquidazione. L’oggetto di misurazione è il capitale in quanto strumento di una futura gestione di liquidazione che prevede, come atto finale, il realizzo dei singoli beni, l’estinzione di tutte le obbligazioni contratte dall’impresa e la ripartizione dell’eventuale residuo attivo tra i soci.

Esiste, infine, un’ulteriore tipologia di bilancio: il bilancio consolidato. Questo è lo strumento che rappresenta la situazione di un gruppo aziendale. Esso ha finalità simili al bilancio d’esercizio. Ciò che cambia è l’ente oggetto della rappresentazione:

• Il bilancio d’esercizio si riferisce alla singola impresa. • Il bilancio consolidato al gruppo di imprese nel suo insieme.

Dal punto di vista strutturale, il bilancio consolidato si presenta come un bilancio d’esercizio: è composto da stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa ed è accompagnato da un documento descrittivo redatto a cura degli amministratori.

2. Quali possono essere gli oggetti di misurazione del bilancio d’impresa? • Bilancio d’esercizio

• Determinazione del reddito d’esercizio • Determinazione del capitale di funzionamento

• Bilancio di cessione • Determinazione del capitale economico

• Bilancio di liquidazione • Determinazione del capitale oggetto di futura liquidazione

3. Che cos’è il bilancio d’esercizio? Il bilancio d’esercizio viene redatto in ipotesi di continuazione dell’attività aziendale (going concern) valutazioni di funzionamento che tengono conto della funzione economica e dei singoli elementi considerati. Indica quello che periodicamente l’azienda produce, si basa sul principio della continuità aziendale (quando redigo il bilancio ho in mente che l’azienda continuerà a vivere). Gli oggetti primari di misurazione sono costituiti dal reddito di esercizio e dal connesso capiale di funzionamento.

4. Che cosa si intende per equilibrio economico d’impresa? L’equilibrio economico è un concetto multidimensionale in quanto invete:

• La capacità dell’impresa di produrre stabilmente utili nel medio-lungo periodo, al di là di situazioni contingenti d’azienda e di ambiente che possono influenzare negativamente i risultati di un singolo esercizio.

• L’attitudine dell’impresa a onorare puntualmente i propri impegni di pagamento. • La solidità dell’impresa in termini di composizione e di relazioni fra le differenti fonti di

finanziamento e le diverse forme d’impiego dei capitali. L’economicità è condizione di funzionamento per l’azienda, mezzo per perseguire le finalità istituzionali, e strettamente connesso con i principi di durabilità e autonomia.

• Durabilità: attitudine a durare nel tempo in un ambiente mutevole. • Autonomia: attitudine a vivere senza sistematici interventi di sostegno e di copertura da parte di

terze economie. Per rispettare tale principio devo riuscire a perseguire congiuntamente tre tipi di equilibri:

1. Economico: è misurato dalla relazione esistente tra 1.a.Flusso di costi derivante dall’acquisizione dei fattori di produzione 1.b.Flusso di ricavi originato dalla vendita dei servizi/prodotti

L’impresa si trova in una situazione di equilibrio quando il flusso dei ricavi è durevolmente in grado di fronteggiare il flusso dei costi. In un’organizzazione profit si genera utile/perdita d’esercizio. In una No Profit si parla di pareggio di bilancio.

2. Finanziario: riguarda la relazione esistente tra 1.c. Il flusso di entrate monetarie 1.d.Il flusso di uscite monetarie

L’impresa si trova in una situazione di equilibrio quando il flusso delle entrate è costantemente in grado di fronteggiare il flusso delle uscite. L’impresa che, in via normale, non è in grado di rendere equilibrate le entrate e uscite monetarie può trovarsi nel cosiddetto “stato di insolvenza”.

3. Patrimoniale: l’equilibrio patrimoniale è rappresentato dalla relazione esistente tra le diverse fonti di finanziamento, esaminate dal punto di vista della loro provenienza. In questo senso una parte consistente delle fonti di finanziamento dovrebbe essere rappresentato da mezzi propri o capitale proprio o capitale a pieno rischio, e solo la parte residua dovrebbe essere costituita da debiti.

5. Che cos’è l’esercizio? L’esercizio generale dell’impresa, ossia l’insieme delle operazioni messe in atto dall’impresa lungo tutta la sua vita, viene scomposto a fini conoscitivi in esercizi parziali, riferiti a determinati intervalli temporali (i periodi amministrativi) tipicamente della durata di un anno. L'intervallo temporale prescelto per verificare, sistematicamente e con regolarità, il risultato della combinazione produttiva svolta dall'impresa è definito periodo amministrativo; esso ha durata solitamente annuale e frequentemente, ma non obbligatoriamente, coincide con l’anno solare (1 gennaio - 31 dicembre). Il termine “esercizio”, non di rado utilizzato come sinonimo di “periodo amministrativo”, indica una combinazione di processi produttivi, tra loro economicamente correlati, svolti durante il periodo amministrativo. Esercizio = sistema di valori in unità economica all’interno di un periodo amministrativo di durata convenzionalmente pari a dodici mesi.

6. Che cosa si intende per produzione economica d’impresa? La produzione di redditi e di connesse variazioni di capitale di funzionamento, intervenute alla fine del periodo amministrativo rispetto all’inizio del medesimo periodo, danno fondamento alla produzione economica d’impresa.

7. Quali sono gli oggetti primari di misurazione del bilancio d’esercizio? Posto che il bilancio d’esercizio rappresenta una sintesi del sistema dei valori con riferimento all’impresa nella sua fase di normale e continuo funzionamento, i principali oggetti di misurazione di tale documento sono:

• Reddito d’esercizio: costituisce la variazione positiva o negativa che subisce il capitale netto iniziale nel periodo amministrativo per effetto della gestione e delle tecniche di valutazione impiegate per rappresentarla negli esercizi successivi.

• Capitale netto iniziale: può essere ricondotto al capitale di bilancio determinato in connessione al reddito del precedente esercizio, nel caso d’impresa già avviata, oppure al capitale di costituzione, se l’impresa non ha ancora iniziato la gestione economica caratteristica.

• Il capitale iniziale è comunque base di riferimento che da un lato vincola la formazione del reddito di esercizio nell’aspetto della gestione, dall’altro in quello di misurazione economica della gestione medesima.

Sotto il profilo della gestione, il capitale iniziale esprime una serie di condizioni di produzione e di svolgimento della futura gestione. Sotto il profilo della misurazione, il capitale iniziale condiziona la formazione del reddito di esercizio in quanto:

• Il reddito è variazione del capitale netto iniziale • Alcuni elementi del CNI partecipano direttamente al reddito d’esercizio come suoi compoentni • Alcuni elementi del CI sono tra i dati di riferimento sui quali si basa la determinazione di aclune

componenti di reddito • Alcuni valori sono i dati di partenza per giungere alla determinazione dei corrispondenti valori da

rappresentare nella situazione del capitale finale di funzionamento.

8. Che cos’è il capitale d’impresa? Insieme dei beni, materiali o immateriali, a disposizione dell’azienda in un dato momento. Questa nozione indeterminata può tuttavia ricondursi a definizioni più significative considerando il capitale d’impresa sotto i vari aspetti in cui può presentarsi, principalmente, il capitale di gestione o d’esercizio; il capitale di liquidazione per stralcio; il capitale economico. Il primo è rilevato nel bilancio di esercizio delle aziende in funzionamento. Il capitale di liquidazione per stralcio si configura quando l’azienda, cessando di funzionare, viene messa in liquidazione; in questo caso occorre provvedere, da un lato a realizzare tutte le attività mediante vendita e dall’altro a estinguere tutti i debiti. Gli elementi dell’attivo vengono, quindi, valutati secondo il loro presunto prezzo di realizzo, per cui nel passaggio dal bilancio di funzionamento a quello di liquidazione il valore del capitale netto muta, essendo variati i suoi componenti nel valore e nella specie. Il capitale economico esprime il valore attribuibile al capitale di un’azienda tenendo presente i frutti che esso può dare. Generalmente, la determinazione del capitale economico viene effettuata per stimare quale sia il valore attribuibile all’azienda come complesso economico soggetto a trasferimenti reali, quali vendite o fusioni, ma questa determinazione pone il problema della valutazione dell’azienda in avviamento dell’impresa, valutazione molto complessa e che può dar luogo a stime che possono variare entro limiti molto ampi. Gli intangible assets, cioè quegli elementi dell’azienda che sono presenti nella sua attività e en aumentano il valore pur senza essere rappresentabili in bilancio, si pensi alla clientela od alle capacità professionali e al know how acquisiti dal management, costituiscono un elemento fondamentale per la valutazione del capitale economico di un’azienda. Oltre a queste nozioni fondamentali, numerose possono essere le configurazioni del capitale d’impresa, secondo la sua provenienza, la sua destinazione, i beni dai quali è composto, i diversi momenti della vita aziendale in cui viene analizzato. Da un punto di vista cronologico, cioè considerando i momenti della vita dell’azienda, un’importante nozione è quella del capitale iniziale o costitutivo: si tratta della ricchezza che si delibera di assegnare inizialmente all’azienda per il raggiungimento dei suoi fini. Questo capitale, poiché viene fissato nell’atto costitutivo e nello statuto della società, viene detto anche capitale sociale o statutario. Tuttavia, poiché il conferimento di tale capitale non si ha in un solo momento ma in più momenti successivi, occorre distinguere tra capitale nominale o sottoscritto e capitale versato. Se il capitale versato è inferiore a quello nominale, la parte non ancora versata viene detta capitale richiamabile a richiesta. Dal punto di vista delle fonti, il capitale d’impresa può ancora suddividersi in capitale proprio o capitale di rischio (mezzi propri) e capitale di prestito o capitale di debito. Il primo può affluire all’azienda da fonti interne, come nel caso dei profitti d’impresa che sotto forma di autofinanziamento vengono reinvestiti in essa, o da fonti esterne, emettendo azioni con le quali si offre al risparmiatore la possibilità di partecipare alla proprietà dell’impresa. Il secondo si ottiene invece contraendo dei prestiti, o direttamente con i risparmiatori tramite emissione di obbligazioni, o con intermediari

finanziari, come gli istituti di credito. Il capitale affluito nella azienda, si presenta sotto varie forme. Innanzitutto il capitale fisso, costituito dai beni a fecondità ripetuta, quelli cioè che logorandosi gradualmente possono fornire diverse prestazioni (macchine, edifici, impianti ecc.) e il capitale variabile o capitale circolante (v. capitale circolante lordo; capitale circolante netto), costituito da beni a logorio totale (materie prime). Il capitale fisso può considerarsi anche come capitale costante, tenendo conto che esso rappresenta per l’impresa un costo costante, indipendente (entro certi limiti) dal volume di produzione attuata nei vari periodi. A seconda delle finalità economiche si distingue poi: il capitale comprendente i beni con destinazione indeterminata dal capitale i cui beni hanno delle finalità economiche ben determinate; il capitale liquido, costituito dalle attività liquide a disposizione dell’imprenditore in cassa o in banca, dal capitale immobilizzato, costituito da beni durevoli, legati tecnicamente al processo produttivo, investimenti immateriali. Le attività tecnicamente immobilizzate vengono dette anche capitale vincolato e comprendono, oltre al capitale fisso, la parte di capitale circolante non disponibile.

9. Che cos’è il reddito d’esercizio? Il reddito d’esercizio è l’insieme di tutti i valori della tavola del reddito. Il risultato reddituale è la differenza tra componenti positivi e negativi di reddito. È un valore residuale e rappresenta la remunerazione di una condizione di produzione (il capitale di rischio).

10. Quali sono le relazioni tra capitale di funzionamento e reddito d’esercizio? Il reddito d’esercizio costituisce la variazione positiva o negativa che subisce il capitale netto iniziale che nel periodo amministrativo nel periodo di funzionamentoper effetto della gestione e delle tecniche di valutazione impiegate per rappresentarla negli esercizi successivi. Il capitale di funzionamento è l’insieme dei valori delle attività, delle passività e del capitale netto. Esso viene determinato al termine di ciascun periodo in ipotesi di continuità del funzionamento dell’impresa. Si distingue dal Capitale di liquidazione e dal Capitale economico. Il capitale di funzionamento è il capitale che necessita all'impresa per poter funzionare. In quest'ambito si possono individuare 2 nozioni: -Capitale lordo di funzionamento, che coincide con il totale degli investimenti in essere ad un certo istante e che corrisponde al totale delle attività a bilancio (saldo attivo dello SP = TOTALE ATTIVITA') -Capitale netto di funzionamento, sinonimo di capitale netto o patrimonio, che coincide con il saldo della macroclasse A) dello SP (TOTALE PATRIMONIO NETTO) corrispondente al totale delle attività dedotte le passività verso terzi (Attività - Passività). Il capitale netto iniziale può essere ricondotto al capitale di bilancio determinato in connessione al reddito del precedente esercizio, nel caso di impresa già avviata, oppure al capitale di costituzione. Il capitale iniziale è comunque base di riferimento che vincola da un lato la formazione del reddito d’esercizio nell’spetto della gestione, dall’altro quello della misurazione economica della gestione medesima.

1. Il capitale iniziale esprime un insieme di condizioni di produzione e di svolgimento della futura gestione.

2. Il capitale iniziale condiziona la formazione del reddito d’esercizio in quanto: 2.a. Il reddito è variazione del capitale netto iniziale. 2.b.Alcuni elementi del capitale iniziale partecipano direttamente al reddito di esercizio come

suoi componenti. 2.c.Alcuni elementi del capitale iniziale sono tra i dati di riferimento sui quali si basa la

determinazione di alcune componenti di reddito 2.d.Alcuni valori sono i dati di partenza per giungere alla determinazione dei corrispondenti

valori da rappresentare nella situazione del capitale finale di funzionamento.

11. È ammessa una pluralità di bilanci pubblici? No.

12. Che cosa si intende per neutralità del bilancio? Il principio di neutralità. Il bilancio d’esercizio in quanto preparato per una pluralità di destinatari, non deve favorire gli interessi o le esigenze di gruppi particolari. Le politiche di livellamento dei redditi sono

incompatibili con corrette determinazioni di bilancio che devono consentire la misurazione del reddito prodotto, svincolando dal succedersi di fasi favorevoli e sfavorevoli. Le finalità assegnate al bilancio d’esercizio sono incompatibili con valutazioni di cessione e ancor più con le valutazioni che riflettono le conclusioni dell’acquirente.

13. Quali sono i soggetti interessati alla lettura del bilancio di esercizio? I soggetti coinvolti nella vita dell’azienda hanno il diritto e il dovere di conoscere le condizioni del suo svolgimento, in termini di risultati conseguiti e di prospettive di economicità, anche al fine di assumere decisioni. In particolare, questi soggetti sono:

• Chi conferisce contributi (conferenti capitale di rischio, prestito, prestatori di lavoro, fornitori, clienti, Stato…)

• Chi esercita il governo economico (amministratori, direttore generale, direttore commerciale, direttore di produzione, direttore amministrativo).

Il bilancio serve, poi, a coloro che sono interni all’azienda. Esempi: • Marketing: decidere a che prezzo vendere certi prodotti. • Management: capire quali siano le linee più produttive. • Finance: avremo abbastanza cassa per pagare i dividendi? • HR

O esterni, quali: • Investitori: per decidere se comprare, mantenere o vendere azioni. • Creditori.

Il sistema contabile ha l’obiettivo di raccogliere le informazioni, classificarle e comunicarle. Servono eserti di comunicazione del dato contabile per capire l’esigenza conoscitiva di chi mi trovo di fronte. Essendo queste esigenze contabili eterogenee e ampie, si sono sviluppati due modelli di sistemi contabili:

1. Contabilità generale – bilanci. Massimizzare la performance. Destinati alla comunicazione esterna (investitori e creditori destinatari principali secondo i principi contabili; fornitori e clienti).

2. Contabilità analitica – budget e report analitici. Produrre dati su parti dell’impresa per sostenerne il processo decisionale. Destinati alla comunicazione interna (manager).

Ogni impresa necessita di informazioni per decidere. • Prospettiva interna all’impresa: necessità di disporre di strumenti e informazioni per verificare il

corretto svolgimento delle operazioni con soggetti terzi; conoscenza del risultato economico dell’impresa per verificare il successo delle scelte assunte.

• Prospettiva esterna all’impresa: gli stakeholder esterni sono interessati ad avere informazioni circa lo stato di salute dell’impresa.

il tutto possibile attraverso una sistematica rilevazione contabile degli accadimenti aziendali in appositi sistemi di scrittura, alla relativa valorizzazione e all’esposizione nel bilancio d’esercizio contabilità generale.

14. Quali sono gli interessi conoscitivi degli investitori, dei lavoratori, dei creditori per finanziamenti? Il sistema contabile ha l’obiettivo di raccogliere le informazioni, classificarle e comunicarle. Servono eserti di comunicazione del dato contabile per capire l’esigenza conoscitiva di chi mi trovo di fronte. Essendo queste esigenze contabili eterogenee e ampie, si sono sviluppati due modelli di sistemi contabili:

3. Contabilità generale – bilanci. Massimizzare la performance. Destinati alla comunicazione esterna (investitori e creditori destinatari principali secondo i principi contabili; fornitori e clienti).

4. Contabilità analitica – budget e report analitici. Produrre dati su parti dell’impresa per sostenerne il processo decisionale. Destinati alla comunicazione interna (manager).

Ogni impresa necessita di informazioni per decidere. • Prospettiva interna all’impresa: necessità di disporre di strumenti e informazioni per verificare il

corretto svolgimento delle operazioni con soggetti terzi; conoscenza del risultato economico dell’impresa per verificare il successo delle scelte assunte.

• Prospettiva esterna all’impresa: gli stakeholder esterni sono interessati ad avere informazioni circa lo stato di salute dell’impresa.

il tutto possibile attraverso una sistematica rilevazione contabile degli accadimenti aziendali in appositi sistemi di scrittura, alla relativa valorizzazione e all’esposizione nel bilancio d’esercizio contabilità generale.

La gamma di interessi convergenti sulle aziende si è ampliata fino a investire l’intera collettività portatrice di interessi differenziati. Il bilancio deve essere uno strumento di informazione e non strumento per condizionare il comportamento degli appartenenti a una particolare categoria di interessi.

• Il bilancio di esercizio, in quanto preparato per una pluralità di soggetti, non deve favorire gli interessi o le esigenze di gruppi particolari.

• Le politiche di livellamento dei redditi sono incompatibili con corrette determinazioni di bilancio che devono consentire la misurazione del reddito prodotto, svincolandolo dal succedersi di fasi favorevoli e sfavorevoli.

• Le finalità assegnate al bilancio d’esercizio sono incompatibili con valutazioni di cessione e ancor più con le valutazioni che riflettono le conclusioni dell’acquirente.

Bisogna soddisfare le attese conoscitive di diversi soggetti. Le attese informative degli investitori, dei lavoratori, dei creditori per finanziamenti.

• Investitori: le motivazioni che li inducono a investire il capitale proprio d’impresa possono variare in funzione del loro essere istituzionali o no.

• Istituzionali (banche): aspettative meno sensibili a quegli accadimenti che hanno influenza sul valore dell’investimento nel breve periodo. ■ Corretto equilibrio tra orientamento al futuro e prudenza.

• Non istituzionali: investimento diretto in capitale d’impresa è per quote non rilevanti del risparmio e si combina con diverse altre forme d’impiego, più stabili nel tempo e di ammontare relativamente più elevato, poiché ritenute più sicure.

• Lavoratori: il soddisfacimento dei bisogni di conoscenza attorno alla produzione economica d’impresa così come misura rappresentata nei bilanci d’esercizio potrebbe assumere una rilevanza anche nella logica di contemperamento degli interessi, in specie quando la loro partecipazione agli organi di governo fosse preclusa.

• Bilancio sociale o di sostenibilità possono offrire segnali circa il valore che le imprese attribuiscono alle risorse personali, attraverso l’impegno nel difendere livelli occupazionali, nel creare ambienti di lavoro sicuri, stimolanti.

• Creditori per finanziamenti: importante condividere i ragionamenti che l’impresa fa sul settore e sul suo posizionamento, per aumentare la propria credibilità.

15. Quando si può affermare che i principi contabili sono generalmente accettati? Si può affermare che i principi contabili sono generalmente accettati se soddisfano due condizioni:

• Sono ritenuti validi dalla migliore dottrina • Sono applicati dal mondo operativo, ossia dalle imprese a cui gli stessi sono indirizzati.

16. Che cosa sono i principi contabili internazionali? I principi contabili internazionali. Il bilancio redatto in conformità delle leggi nazionali è un elemento di garanzia per le esigenze informative di soci di minoranza, creditori, erario… Sono norme di buona prassi per la redazione del bilancio, generalmente accettati se sono ritenuti validi dalla migliore dottrina e se sono applicati dalle imprese. I principi contabili italiani sono stati predisposti dai Consigli nazionali dei dottori commercialisti e dall’Organismo italiano di contabilità. Tali principi sono disposizioni tecnico contabili generalmente accettate a livello mondiale. IASB = IFRS (principi contabili internazionali per le imprese con responsabilità pubblica) + IFRS for SMEs (principi contabili internazionali per le PMI) sono finalizzati a soddisfare primariamente le esigenze conoscitive degli investitori per comprendere l’effettivo stato di salute dell’impresa. La società i cui titoli sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato di uno stato membro dell’Europa devono adottare gli IAS/IFRS per la redazione del bilancio.

17. Quali finalità conoscitive tendono a soddisfare i principi contabili internazionali in Italia?

Norme di buona prassi per la predisposizione del bilancio. Accettati se soddisfano due condizioni: • Ritenuti validi dalla migliore dottrina • Sono applicati dal mondo operativo, ossia dalle imprese a cui gli stessi sono indirizzati.

Sono emanati da organismi locali preposti alla loro emanazione (standard setter) e sono riferiti all’applicazione delle pertinenti norme riscontabili. Italia predisposti dai consigli nazionali dei dottori commercialisti e dall’organismo italiano di contabilità. A livello internazionale internazionale Accounting standard board. Organismo tecnico che elabora e licenzia i principi contabili internazionali, intesi come gli internazionale Accounting standard IAS e gli internazionale financianting standards IFS.

• Finalizzati a soddisfare le esigenze conoscitive degli investitori potenziali ed effettivi e della cosiddetta comunità finanziaria.

• Comprendere lo stato di salute delle imprese e ottenere dai prospetti di sintesi del bilancio informazioni utili non solo a esprimere un giudizio sulla situazione attuale ma anche prevedere come potrà evolversi.

• Inadeguati per le imprese di minori dimensioni. • Volatilità di valori e sensibilità agli andamenti del mercato questi indici presentano soluzioni più

articolate delle norme civilistiche e l’uso dei valori di scambio (valore corrente, valore di mercato) hanno un ruolo cruciale nella redazione di tali bilanci.

• Spetta agli standard setter prevedere le modalità di applicazione delle norme basate su principi generali dello IASB alla propria specifica realtà-

• Richiedono sforzo di aggiornamento perché soggetti a cambiamenti repentini e continui.

18. Quali sono le principali complessità che possono essere rinvenute nell’adozione dei principi contabili internazionali?

Inadeguati per le imprese di minori dimensioni. Volatilità di valori e sensibilità agli andamenti del mercato questi indici presentano soluzioni più articolate delle norme civilistiche e l’uso dei valori di scambio (valore corrente, valore di mercato) hanno un ruolo cruciale nella redazione di tali bilanci.

18.a. Spetta agli standard setter prevedere le modalità di applicazione delle norme basate su principi generali dello IASB alla propria specifica realtà-

Richiedono sforzo di aggiornamento perché soggetti a cambiamenti repentini e continui.

CAPITOLO 4 1. Che cosa si intende per risultato reddituale di un esercizio? Il reddito d’esercizio è l’insieme di tutti i valori della tavola del reddito. Il risultato reddituale è la differenza tra componenti positivi e negativi di reddito. È un valore residuale e rappresenta la remunerazione di una condizione di produzione (il capitale di rischio).

2. Qual è la differenza tra il reddito globale e il reddito d’esercizio? Il risultato economico, o reddito d’esercizio, che in prima approssimazione rappresenta la variazione della ricchezza manifestatasi nell’arco temporale preso in considerazione dal bilancio, è quella grandezza – positiva o negativa – che si ottiene dalla somma algebrica dei valori assegnati ai fattori produttivi impiegati nel processo di produzione economica con quelli attribuiti dai proventi derivanti dal disinvestimento della produzione realizzata. Più semplicemente, si può affermare che il risultato economico di un determinato periodo è frutto della differenza tra i componenti positivi di reddito (ricavi) e i componenti negativi di reddito (costi) che a quel periodo possono attribuirsi. Qualora l’arco temporale esaminato coincida con l’intera vita dell’azienda, e quindi si considerino tutte le operazioni di gestione da essa compiute dal momento della sua costituzione a quello della sua estinzione, il risultato economico prende il nome di reddito totale. Questo risultato globale può essere determinato:

• Come differenza tra il valore del capitale restituito ai soggetti inizialmente conferenti il capitale di rischio e il valore dei conferenti iniziali, aumentata dei prelevamenti e diminuita degli ulteriori conferimenti intervenuti durante la vita dell’azienda.

• Come differenza tra la sommatoria delle entrate e la sommatoria delle uscite che si sono verificate durante l’intero arco di vita aziendale, con esclusione di quelle relative al capitale di rischio.

• Come differenza tra tutti i ricavi e tutti i costi manifestatisi nel periodo di vita dell’azienda.

3. Come può essere definito il principio di competenza e quali sono le sue possibili logiche applicative? Il principio di competenza. I costi sostenuti per generare un particolare ricavo sono di competenza nello stesso periodo in cui è realizzato quel ricavo. Ciò significa che se viene sostenuto un costo per acquisire o fare qualcosa che, alla fine, sarà venduto, il costo dovrebbe essere riconosciuto come di competenza soltanto quando avverrà la vendita, cioè quando si realizzerà il beneficio. Quindi i costi di prodotto sono da considerarsi di competenza del periodo in cui i relativi prodotti sono venduti, non di quello in cui sono stati sostenuti. Ciò significa che il costo di un prodotto, come i materiali diretti o la manodopera diretta, potrebbe essere sostenuto in un periodo ma non considerato di competenza di un periodo successivo, quando il prodotto finito è venduto.

4. Qual è la differenza tra il concetto di reddito realizzato e reddito realizzabile? Il concetto di reddito realizzato riflette la configurazione del principio di competenza economica secondo il quale i ricavi sono giudicati di competenza economica di un determinato esercizio se derivano da operazioni di vendita già concluse, anche se la correlata entrata monetaria non si + manifestata in via definitiva. Il reddito realizzato si fonda sulle operazioni di scambio poste in essere dall’impresa con terze economie e si ottiene come differenza tra i flussi di ricavi derivanti dalle operazioni di vendita concluse e i flussi di costi formatisi con l’impiego dei fattori produttivi. I costi saranno considerati di competenza soltanto se correlati ai ricavi o, in assenza di correlazione diretta, se essi non presentano un’utilità futura. Il concetto di reddito realizzabile si basa sul fondamentale presupposto che sono considerati di competenza di un determinato esercizio i ricavi connessi a processi produttivi avviati in quello stesso periodo a prescindere dal fatto che la correlata operazione di vendita sia stata o meno perfezionata. Nella determinazione del reddito realizzabile confluiscono sia componenti positivi derivanti da scambi monetari conclusi nell’esercizio, sia componenti positivi connessi al beneficio atteso dalle produzioni realizzate nel corso del periodo amministrativo, ma non ancora collocate sul mercato. 5. Quali sono le logiche con le quali si può procedere alla valorizzazione dei processi in corso di

svolgimento e alla chiusura dell’esercizio? La logica del reddito realizzato e la logica del reddito realizzabile. la logica del reddito realizzato. Dovendo assegnare al periodo considerato soltanto il reddito conseguito, si dovrà considerare quale valore da attribuire ai processi in corso quello che ha la più alta probabilità di verificarsi. Ciò significa introdurre nel processo valutativo la logica del principio di prudenza, secondo la quale i valori da assegnare alle attività sono scelti in corrispondenza dei più bassi tra quelli ragionevoli poiché hanno maggiori probabilità di verificarci. Si devono far partecipare alla determinazione del risultato finale anche le perdite anche se soltanto temute, mentre non si devono considerare i ricavi se soltanto sperati. La contestuale applicazione del principio di competenza economica e del principio della prudenza, nella prospettiva della determinazione del reddito realizzato, consente di declinare le seguenti regole essenziali:

• Il reddito che si ritiene ragionevolmente conseguito nell’esercizio è ottenuto come differenza tra i ricavi derivanti dai processi produttivi conclusi e i costi correlati a tali processi e i costi che, pur non presentando siffatta correlazione non presentano una utilità futura.

• I valori dei processi in corso di svolgimento, da trasferire a futuri esercizi sono determinati adottando queste regole:

• Le attività devono essere valutate al costo di acquisto e produzione, ovvero al valore presumibile di realizzo se inferiore al costo.

• Le passività devono essere iscritte al valore nominale cui sono sorte o al valore di presumibile estinzione, se superiore.

• È necessario anticipare a carico dell’esercizio considerato quota di costi futuri presunti, derivanti da rischi che già gravano sulla gestione di quello stesso esercizio, la cui futura manifestazione è probabile.

• Nella definizione dei valori da assegnare ai processi in corso di svolgimento alla fine dell’esercizio, significativo rilievo assumono i prezzi di mercato rilevabili a fine periodo ovvero la loro analisi nel tempo per la stima dei valori di presumibile realizzo o estinzione.

La logica del reddito realizzabile. Impostazione maggiormente rispondente alle esigenze degli operatori dei mercati finanziari che mira a far emergere una diversa nozione di reddito (realizzabile). I valori assegnati ai processi in corso e al reddito di periodo non saranno attribuiti nel rispetto della prudenza, ma allineati con il relativo valore netto di realizzo o nei limiti in cui potrà applicarsi, con il relativo fair value. Si ispira al desiderio di consentire al lettore del bilancio una comprensione delle performance complessive e del valore corrente del patrimonio dell’azienda:

• Attività valutate ai valori correnti di mercato che potrebbero realizzarsi in ipotesi di libero scambio tra parti consapevoli.

• Passività al loro valore di presunta estinzione. Il reddito di periodo include perdite e utili attesi: da una concezione di reddito realizzato a realizzabile. L’applicazione del principio di competenza nella prospettiva della determinazione del reddito realizzabile consente di declinare le seguenti regole essenziali:

• Il reddito che si ritiene ragionevolmente conseguito nell’esercizio è ottenuto come differenza tra i ricavi derivanti dai processi produttivi conclusi e i costi correlati a tali processi e i costi che, pur non presentato siffatta correlazione, non presentano un’utilità futura.

• I processi in corso di svolgimento, da trasferire a esercizi futuri, devono essere valutati al fair value, ossia:

• Le attività devono essere iscritte ai valori correnti di mercato, determinati avendo riguardo a ipotesi di libero scambio tra parti indipendenti e consapevoli.

• Le passività devono essere iscritte al valore di presumibile estinzione. • È necessario anticipare a carico dell’esercizio considerato quote di costi futuri presunti

derivanti da rischi che già gravano sulla gestione di quello stesso esercizio, la cui futura manifestazione è probabile.

• Nella definizione dei valori da assegnare ai processi in corso di svolgimento alla fine dell’esercizio, qualora non si traggano informazioni significative e attendibili dai valori di mercato, si può far ricorso a valori desunti da operazioni similari, dai flussi prospettici di cassa o da perizie di stima, purché i valori così ottenuti siano ancora caratterizzati da un elevato grado di affidabilità.

6. Qual è lo schema generale di conto economico?

7. Quali sono le principali categorie di costo e di ricavo che si trovano all’interno del conto economico? Costi:

• Trasferibili dall’esercizio n-1 all’esercizio n • Materie prime • Semilavorati • Prodotti finiti • Merci

• Di acquisizione fattori produttivi a fecondità semplice • Beni e servizi • Personale subordinato e componenti organi di governance

• Quote di ammortamento dei fattori produttivi pluriennali • Oneri finanziari

Ricavi: • Conseguiti nell’sercizio • Costi da trasferire dall’esrcizio n all’esercizio n+1 • Proventi finanziari e patrimoniali • Proventi da dismissione fattori pluriennali e altri proventi

8. Che cosa si intende per costi e ricavi da trasferire al successivo esercizio? Costi di acquisizione fattori produttivi a fecondità semplice e costi da trasferire dall’esercizio “n” all’esercizio “n+1”. I fattori produttivi a fecondità semplice sono quei fattori della produzione che:

• Partecipano una sola volta alla produzione dei beni e dei servizi all’interno delle combinazioni produttive aziendali esaurendo la loro utilità al primo utilizzo, talora mantenendo talora perdendo le loro caratteristiche fisico-tecniche originarie.

• Esauriscono la loro utilità nell’arco di un esercizio annuale. Più precisamente può trattarsi di:

• Beni quali materie prime, semilavorati. • Servizi resi da altre aziende o istituzioni • Servizi resi da professionisti • Servizi connessi all’utilizzo di beni pluriennali di proprietà di terzi.

Il costo di acquisizione di tali beni e servizi deve concorrere alla determinazione del reddito di periodo. Rientra tra i fattori produttivi anche il fattore lavoro, inteso come prestazione svolta dai dipendenti operanti nelle varie aree aziendali e da componenti degli organi amministrativi e di controllo nei quali si esplica la governance aziendale. Ricavi conseguiti nell’esercizio e ricavi da trasferire dall’esercizio “n” all’esercizio “n+1”. La principale categoria di componenti positivi di reddito è costituita dai ricavi di vendita, ossia dalle quantità di denaro ottenute vendendo i prodotti e servizi generati dalla combinazione produttiva. I ricavi da iscrivere a CE sono quelli per i quali si è verificata la manifestazione finanziaria e che si riferiscono a servizi completati o a prodotti venduti. Nel rispetto del principio di competenza si dovranno escludere quei ricavi che sebbene abbiano avuto manifestazione finanziaria nell’esercizio considerato sono riferibili all’esercizio successivo.

9. Quali sono i principali limiti dello schema di conto economico a sezioni contrapposte? Non è utile ai fini dell’analisi dell’andamento della gestione e della comprensione delle dinamiche che hanno condotto a un certo risultato di esercizio. Essa presenta, infatti, categorie di valori che contengono componenti di reddito anche molto diversi tra loro in relazione alla causa di formazione o all’area gestionale di riferimento.

10. Quali sono i valori del conto economico che generano riflessi anche sullo stato patrimoniale? • Quote di ammortamento dei fattori produttivi pluriennali • Rimanenze finali • Costi e ricavi da trasferire dall’esercizio n all’esercizio n+1 • Quote di accantonamento per oneri e rischi futuri • Risultato reddituale di esercizio

CAPITOLO 5 1. Quali sono le principali classi di investimenti di un’azienda? Il capitale di funzionamento di un’azienda è il complesso di beni materiali e immateriali, e di diritti disponibili per lo svolgimento dell’attività dell’azienda stessa. Esso si configura come una massa di investimenti (impieghi di risorse monetarie in fattori per mezzo dei quali effettuare processi di produzione e di scambio sul mercato di beni e servizi). In particolare, il capitale di funzionamento dell’azienda può essere osservato sotto una duplice prospettiva:

• Gli investimenti: impieghi di risorse monetarie • I finanziamenti: fonti da cui tali risorse provengono

Parlando di investimenti, si individuano una serie di beni che concorrono a definire la struttura produttiva dell’azienda. Si tratta di investimenti che sono realizzati per predisporre le condizioni necessarie a svolgere durevolmente le attività aziendali che, perciò, sono destinati a essere impiegati in un ampio arco temporale. Essi vengono identificati come immobilizzazioni e vanno a costituire il capitale fisso d’impresa. In questo ambito possiamo trovare:

• I fabbricati • Gli impianti, macchinari, attrezzature

• Altri beni (automezzi, macchine da ufficio…) Si tratta di beni caratterizzati da una consistenza fisica, che pertanto vengono identificati come immobilizzazioni materiali. Nell’ambito delle immobilizzazioni, inoltre, si trovano una serie di elementi non tangibili, che sono vitali per l’impresa (immobilizzazioni immateriali), quali: brevetti, licenze, marchi. Infine, esiste una terza categoria di immobilizzazioni, quelle finanziarie che comprendono investimenti a titolo di partecipazioni azionarie e non, nonché di crediti di finanziamento.

2. Da cosa è costituito il capitale fisso? Le immobilizzazioni (beni che concorrono a definire la struttura produttiva dell’azienda) vanno a costituire il capitale fisso dell’impresa. In particolare, è dato dall’insieme di:

• Immobilizzazioni tecniche • Materiali: fabbricati, impianti, macchinari, attrezzature • Immateriali: brevetti, marchi, licenze, concessioni

• Immobilizzazioni finanziarie: partecipazioni, crediti di finanziamento. Distinguiamo le immobilizzazioni tecniche come i fattori che generalmente sono impiegati direttamente nell’attività produttiva dell’impresa, e le immobilizzazioni finanziarie che non svolgono in via immediata tale funzione in quanto composte da attività di finanziamento, a titolo di capitale di rischio e di credito, di altre realtà aziendali. Insieme al capitale circolante costituisce il capitale lordo di funzionamento dell’azienda, ossia il complesso di beni, servizi disponibili per lo svolgimento dell’attività dell’azienda stessa.

3. Da che cosa è costituito il capitale circolante? Accanto ai beni identificati tra le immobilizzazioni, si individuano altri elementi del capitale, importanti per lo svolgimento del ciclo operativo aziendale, ossia l’insieme delle operazioni di acquisto dei fattori di consumo, di trasformazione dei fattori stessi in prodotti e di vendita di questi ultimi. Si tratta di investimenti che vanno a costituire il cosiddetto capitale circolante dell’impresa. In particolare si compone di:

• Disponibilità: beni che si rinnovano in un breve arco temporale, almeno una volta nell’esercizio. • Scorte di magazzino: materie prime, semilavorati, prodotti finiti…

• Liquidità differite: crediti di funzionamento (crediti vs clienti che si trasformano in conseguenza della vendita dei prodotti a termine, ciò con concessione di dilazioni di pagamento agli acquirenti)

• Crediti di funzionamento: crediti vs clienti, acconti a fornitori… • Liquidità immediate: cassa e depositi bancari e postali.

Insieme al capitale fisso costituisce il capitale lordo di funzionamento dell’azienda, ossia il complesso di beni, servizi disponibili per lo svolgimento dell’attività dell’azienda stessa.

4. Come si definisce il fabbisogno finanziario? Il fabbisogno finanziario rappresenta il totale dei mezzi finanziari di cui necessita l’azienda per i suoi investimenti. Più precisamente, tale definizione fa riferimento al fabbisogno finanziario complessivo, mentre per il fabbisogno finanziario residuale si intende il totale dei mezzi finanziari di cui necessita l’azienda per i suoi investimenti, al etto dei normali recuperi che già si verificano nell’attività di gestione. Il fabbisogno non deve essere determinato solo per le esigenze già manifestatesi, ma anche in ragione delle occorrenze prospettiche che si concretizzeranno in funzione delle operazioni in corso di svolgimento o che si prevede di realizzare in coerenza con la strategia perseguita. In altre parole, il fabbisogno finanziario può essere considerato in un dato momento, ossia come necessità già manifestate, ovvero in prospettiva, come bisogni che si prevede sorgeranno in seguito alle esigenze gestionali.

• Occorrenze già presenti: fabbisogno finanziario come insieme delle operazioni in corso di svolgimento e trova copertura nel capitale proprio e nel capitale di terzi disponibile. La sua misura è connessa con l’ammontare degli investimenti in attesa di essere trasformati in corrispondenti flussi di cassa.

• Occorrenze prospettiche: il fabbisogno finanziario è funzione delle operazioni che si prevede di realizzare in ragione della strategia perseguita. Fondamentale l’attività di pianificazione finanziaria.

Il fabbisogno finanziario ha natura eterogenea dipende dalla diversa natura e durata degli investimenti. Ai fini dell’identificazione delle diverse fonti di finanziamento, distinguiamo:

• Fonti interne: processo di autofinanziamento. • Fonti esterne: apporto di capitale proprio o di debito.

5. Che cosa è l’autofinanziamento? L’autofinanziamento indica la ricchezza prodotta dalla gestione aziendale e trattenuta in azienda. Indica il processo di aumento del capitale connesso all’accantonamento di ricchezza prodotta e non distribuita sotto forma di dividendi. Si fa riferimento a due accezioni di autofinanziamento:

• Autofinanziamento in senso stretto – proprio: deriva dall’eccedenza degli utili netti conseguiti su quelli distribuiti.

• Autofinanziamento in senso ampio – improprio: comprende anche i costi di esercizio che non danno origine a corrispondenti manifestazioni finanziarie.

L’origine dell’autofinanziamento è da ricercare nella dinamica dei ricavi e dei costi: il graduale formarsi dei ricavi in misura maggiore rispetto ai costi per effetto della gestione costituisce la fonte interna. La condizione necessaria per avere autofinanziamento è la condizione di equilibrio economico dell’azienda.

6. Quali sono le caratteristiche del capitale di rischio? Parliamo di fonti esterne di autofinanziamento. In particolare, il capitale di rischio rappresenta i mezzi propri dell’azienda. Si compone di capitale conferito (risorse apportate dagli investitori in periodi differenti della vita aziendale con il vincolo del pieno rischio) e autofinanziamento. Le caratteristiche principali del capitale di rischio sono:

• È una fonte di finanziamento sia esterna che interna (conferimenti effettuati dagli investitori nei diversi momenti della vita dell’azienda – esterna; autofinanziamento – interna).

• È una fonte di lungo periodo ed è ad elevato gradi di rigidità: rimanese in azienda a tempo indeterminato.

• È fonte di finanziamento non ricorrente: difficilmente si ricorre a nuovo capitale di rischio in vista della copertura di impieghi ordinari.

• È fonte a rischio pieno: i sottoscrittori sono soggetti al rischio d’impresa e sono remunerati, tramite dividendi periodicamente o una tantum con capital gain.

• È una fonte di remunerazione incerta e variabile Quindi capitale di rischio = capitale versato + riserve (autofinanziamento)

7. Quali sono le caratteristiche del capitale di debito? Le aziende sono alimentate anche da un flusso di finanziamenti che provengono da terzi soggetti che conferiscono mezzi con vincolo di debito. Il capitale di debito di un’azienda si compone di:

• Debiti di finanziamento: derivano da operazioni che comportano direttamente un’entrata monetaria. • Riconducibili a operatori specializzati in servizi di prestito di denaro. • Comportano l’acquisizione di liquidità in attesa d’impiego. • Es. Debiti vs fornitori

• Debiti di funzionamento: nascono a seguito di dilazioni commerciali ottenute nell’ambito delle operazioni di acquisto dei diversi fattori produttivi.

• Correlati a soggetti che assumono la qualifica di fornitori di beni e servizi dell’azienda. • Nascono dalla gestione dell’azienda a seguito della discrasia temporanea tra dinamica

economica e finanziaria. • Es. debiti vs dipendenti

I debiti di finanziamento possono essere classificati utilizzando diversi criteri: • La durata: breve/lungo periodo • Il soggetto finanziatore: debito vs mercato monetario e finanziario / debito bancario / debito verso

organismi finanziari non bancari / debito verso privati risparmatori • Il costo

Quindi capitale di debito = debiti di funzionamento (fornitori) + debiti di finanziamento (finanziamento soci, apertura di crediti, anticipazioni di crediti…) Le caratteristiche principali del capitale di debito sono:

• È una fonte di finanziamento esterna • È una fonte di finanziamento sia di breve che di lungo periodo • È una fonte flessibile • È una fonte sia ordinaria che straordinaria • È una fonte che non consente il governo diretto dell’azienda • È una fonte a rischio limitato

8. Quali sono le principali forme tecniche di finanziamento? Le più frequenti tecniche di finanziamento sono:

• Scoperto conto corrente (apertura di credito): contratto mediante il quale la banca si obbliga a tenere a disposizione dell’altra parte una somma di denaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato.

• Anticipi salvo buon fine e fatture: le cambiali possono essere definite come un titolo di credito all’ordine contenente la promessa incondizionata di pagare o l’ordine incondizionato di far pagare una determinata somma alla scadenza a favore del suo legittimo portatore.

• Fatture: documento redatto dal venditore che attesta che lo stesso ha eseguito il contratto e ha, pertanto, diritto a essere pagato.

• Factoring: il finanziatore è un intermediario finanziario non bancario (factor) che acquista dall’azienda una parte dei propri crediti.

• Mutui: forma di prestito a medio-lungo termine erogata dalla banca in un’unica soluzione, in corrispondenza della quale il mutuatario a titolo di rimborso è obbligato a corrispondere versamenti periodici.

• Leasing finanziario: consiste in un’operazione tramite la quale una parte (locatore) si impegna ad acquistare e cedere in locazione un bene acquisito presso un fornitore a un’altra parte (locatario), la quale, al termine del contratto ha la facoltà di acquistarlo a un prezzo predefinito.

• Finanziamento da parte dei soci: non presentano caratteristiche omogenee per quanto riguarda i termini di scadenza, i costi e le modalità di rimborso.

• Prestito obbligazionario: forma di finanziamento attinto con vincolo di prestito a lungo termine alla quale possono ricorrere le società per azioni, in accomandita per azioni nonché le srl per accedere direttamente al mercato mediante l’emissione di titoli di credito detti obbligazioni.

9. Che relazione lega gli investimenti ai finanziamenti? Caratteristiche Capitale di rischio Capitale di debito Provenienza Esterna/interna Esterna Durata Lungo periodo Breve e lungo periodo Carattere Rigido Flessibile Ricorso Straordinario Ordinario e straordinario Governance Controllo diretto Controllo indiretto Rischio Rischio pieno Rischio limitato Remunerazione Incerta e variabile Certa, fissa o variabile Rimborso Indiretto Diretto e anche indiretto …

10. Che cos’è il rendiconto finanziario? Documento che riassume le variazioni finanziarie intervenute nell’esercizio, utile per la valutazione dell’equilibrio finanziario dell’impresa. Il rendiconto finanziario ha lo scopo di riassumere:

• Le variazioni delle risorse finanziarie determinate dall’attività produttiva di reddito svolta nell’esercizio.

• L’attività di investimento e di finanziamento dell’impresa nell’esercizio espressa in termini di variazioni delle risorse finanziarie.

Il rendiconto finanziario fornisce elementi di natura finanziaria non ottenibili dallo stato patrimoniale comparativo (e dal conto economico) in quanto tale stato patrimoniale non mostra chiaramente tutte le variazioni avvenute nelle risorse finanziari e patrimoniali e le cause che hanno determinato tali variazioni. La risorsa finanziaria presa a riferimento è rappresentata dalle disponibilità liquide.

I flussi finanziari rappresentano un aumento o una diminuzione dell’ammontare delle disponibilità liquide e sono organizzati per gestioni: reddituale, di investimento, di finanziamento.

• La gestione reddituale comprende le operazioni connesse all’acquisizione, produzione e distribuzione di beni e alla fornitura di servizi, nonché le operazioni non incluse nell’attività di investimento e di finanziamento.

• L’attività di investimento comprende le operazioni di acquisto e di vendita delle immobilizzazioni (materiali, immateriali e finanziarie), incluse quelle non immobilizzate.

• L’attività di finanziamento comprende le operazioni di ottenimento e di restituzione delle disponibilità liquide sotto forma di capitale di rischio o di capitale di credito.

11. Come può essere definita un’attività? Componenti attive dello stato patrimoniale, costituite da investimenti in attesa di realizzato, dal denaro disponibile e dai crediti di funzionamento che contemporaneamente lo costituiscono. Nell’ambito delle attività rientrano tutti i beni e i diritti di cui l’impresa può disporre, a prescindere dal possesso sugli stessi di un titolo giuridicamente valido. Tale delimitazione segue un’impostazione, ormai pienamente affermata, che privilegia la sostanza rispetto alla forma dell’analisi dei fatti aziendali.

12. Come può essere definita una passività? Componenti passive dello stato patrimoniale, rappresentate dalle obbligazioni assunte verso terzi e il patrimonio netto, dato da quella parte del valore che resta delle attività dopo aver soddisfatto gli impegni assunti. Le passività si configurano come obbligazioni attuali dell’impresa derivanti da impegni già esistenti e di natura invocabile che daranno luogo in futuro a un deflusso finanziario dall’impresa.

13. Come può essere definito il patrimonio netto? Il patrimonio netto può essere definito come ciò che resta delle attività dell’impresa dopo aver dedotto tutte le passività. Si tratta di un valore residuale che si ottiene dalla seguente differenza:

A – P = PN A = totale dei valori delle attività P= totale dei valori delle passività PN = valore del patrimonio netto Si compone di capitale sociale, riserve e utile d’esercizio.

CAPITOLO 6 1. Quali sono i documenti che compongono il bilancio d’esercizio in senso stretto?

• Stato patrimoniale e conto economico: misurazione e rappresentazione dei fatti di gestione • Nota integrativa: illustrazione dei criteri di misurazione e rappresentazione dei fatti di gestione • Relazione sulla gestione: interpretazione del significato economico dei fatti di gestione.

2. Qual è la finalità informativa della nota integrativa? La nota integrativa ha il fine di coadiuvare il lettore nell’interpretazione dei fatti di gestione, andando oltre l’elencazione degli effetti finanziari ed economici in cui questi si traducono, desumibile dalla sola lettura dei prospetti contabili. La nota integrativa fornisce:

• Un commento esplicativo dei dati presentati nello stato patrimoniale e nel conto economico, che per loro natura sono sintetici e quantitativi (funzione esplicativa).

• Una evidenza delle informazioni di carattere qualitativo che per la loro natura non possono essere fornite dagli schemi di stato patrimoniale e conto economico. La nota integrativa conviene, in forma

descrittiva informazioni ulteriori rispetto a quelle fornite dagli schemi di bilancio (finzione integrativa).

Assolve a numerosi compiti: fornire informazioni integrative, esplicative e complementari ai dati presentati nello stato patrimoniale e nel conto economico che sono quantitativi e sintetici. In particolare, si occupa di descrivere le grandezze contenute nei prospetti contabili, indicare i criteri di valutazione utilizzati per misurarle, fornire informazioni ulteriori su temi che non si prestano all’inserimento in un prospetto contabile come, per esempio, la composizione del capitale umano.

3. Quali tipologie di informazioni sono contenute nella nota integrativa? La legge prescrive l’informativa da esporre nella nota integrativa, prevedendo altresì l’esposizione di informazioni complementari quando ciò è necessario ai fini della chiarezza e della rappresentazione veritiera e corretta del bilancio. Le informazioni richieste dal codice civile possono essere raggruppate in quattro categorie:

1. L’illustrazione dei criteri contabili adottati. 2. L’indicazione delle informazioni, dei dettagli e delle motivazioni relative all’iscrizione di voci nello

stato patrimoniale: informazioni esplicative riguardanti la composizione e il movimento delle voci patrimoniali attive e passive con particolare riguardo ad alcune categorie quali le immobilizzazioni e in particolare gli oneri pluriennali, i crediti, debiti e poste di patrimonio netto. Mettere il lettore in condizione di capire come si sono evoluti gli investimenti e come si è modificata la struttura finanziaria dell’impresa.

3. L’indicazione delle informazioni, dei dettagli e delle motivazioni relative all’iscrizione di voci nel conto economico: informazioni che possono aiutare chi legge il bilancio a misurare la redditività delle varie combinazioni produttive attivate in azienda e valutare i risultati conseguiti nelle varie aree della gestione.

4. Altre informazioni: dettaglio su dipendenti, patrimoni e finanziamenti destinati allo svolgimento di specifici affari, informazioni relative a operazioni di leasing finanziario.

4. Quali sono i limiti informativi della nota integrativa? Non ci sono di fatto limiti informativi, se non un’indicazione di massima sulle informazioni da inserire.

5. A quali principi devono ispirarsi le informazioni contenute nella nota integrativa? Non è previsto uno schema obbligatorio quanto più un contenuto obbligatorio, informazioni in mancanza delle quali si ritiene pregiudicata la capacità del bilancio di offrire una visione compiuta della situazione aziendale. Il documento ha pertanto una forma libera, a sottolineare l’ampio respiro di cui è dotato al fine di estendere a piacimento le informazioni ermeticamente fornite dalle sintesi contabili. La redazione deve essere improntata al rispetto dei principi che ispirano la redazione dei documenti di bilancio. Si tratta in particolare del principio della completezza dell’informazione e della sua utilità, significatività e rilevanza.

6. Quali sono le nuove informazioni che recentemente hanno ampliato la portata informativa della nota integrativa?

A partire dal bilancio 2009 le imprese sono chiamate a fornire nuove informazioni aggiuntive rispetto a quelle già previste (illustrazione dei criteri di valutazione adottati, informazioni sulle poste di stato patrimoniale, informazioni sulle poste di conto economico, informazioni di vario genere). In particolare, si dovranno fornire informazioni relative a:

• Parti correlate: indicare l’ammontare e la natura di operazioni di importo rilevante che siano state concluse a condizioni diverse da quelle di mercato con controparti che giocano un ruolo rilevante nella vita dell’impresa (soggetti che controllano la società, dirigenti…).

• Natura e obiettivo economico di accordi non risultanti dallo stato patrimoniale: indicare gli effetti patrimoniali, finanziari ed economici di accordi cosiddetti fuori bilancio sempreché i rischi e i benefici da essi derivanti siano significativi e la loro indicazione sia necessaria al fine di valutare correttamente la situazione patrimoniale, finanziaria e il risultato economico della società.

7. Qual è la finalità informativa della relazione sulla gestione?

La relazione sulla gestione è un contenitore di informazioni, di carattere soprattutto qualitativo, che accompagna e correda il bilancio d’esercizio. La relazione sulla gestione deve porre il lettore nelle condizioni di tracciare la cornice entro cui interpretare correttamente i risultati della gestione espressi e descritti in bilancio, finora, solamente in termini contabili. Fine ultimo è offrire agli utilizzatori del bilancio informazioni utili per valutare la capacità dell’impresa di mantenere o sviluppare condizioni di equilibrio che le permettano di perdurare nel tempo. Si tratta di fornire elementi che siano utili al lettore per ricostruire la formula imprenditoriale o il modello di business dell’impresa. In tal senso, affinché l’interpretazione dei dati di bilancio permetta di risalire al funzionamento della realtà aziendale è necessario disporre di informazioni che facciano il quadro su:

• Condizioni interne dell’azienda (assetti istituzionali e organizzazione delle aree funzionali) • Condizioni esterne dell’ambiente (macro e micro) • Scelte poste in essere nelle gestioni passate e sui piani di sviluppo programmati per quelle future.

8. Quali tipologie di informazioni sono contenute nella relazione sulla gestione? Affinché l’interpretazione dei dati di bilancio permetta di risalire al funzionamento della realtà aziendale è necessario disporre di informazioni che facciano il quadro su:

• Condizioni interne dell’azienda (assetti istituzionali e organizzazione delle aree funzionali) • Condizioni esterne dell’ambiente (macro e micro) • Scelte poste in essere nelle gestioni passate e sui piani di sviluppo programmati per quelle future.

Le informazioni possono essere divise idealmente in tre aree tematiche: 1. La situazione della società, l’andamento e il risultato della gestione.

1.a.Risultato che le scelte adottate dall’impresa alla luce delle condizioni esterne hanno prodotto in termini economici, finanziari e patrimoniali.

1.b.In particolare, presentare la situazione economica significa evidenziare come e dove sono stati mandati i risultati al fine di poterne interpretare la qualità. A tal fine, è opportuno classificare il conto economico secondo la logica delle aree gestionali presentando una serie di margini quale il valore aggiunto e il MOL.

2. I rapporti con le consolidate. 1.c.Si tratta di evidenziare i legami che intercorrono tra l’impresa e altre realtà produttive

qualora queste appartengano a un medesimo gruppo. Si devono pertanto indicare per le società controllate, collegate e controllanti le attività svolte, le partecipazioni possedute e la natura dei rapporti.

3. I fatti interventi dopo la chiusura dell’esercizio. 1.d.Ciò che pur essendo avvenuto dopo la chiusura dell’esercizio ha prodotto o potrà produrre

effetti patrimoniali, economici o finanziari per l’impresa. Di tali eventi, la relazione sulla gestione deve descrivere la natura, stimandone i possibili effetti.

9. Quali sono le nuove informazioni che recentemente hanno ampliato la portata informativa della relazione sulla gestione?

A partire dal bilancio 2008 il contenuto della relazione sulla gestione si è ampliato. Quattro, in particolare, sono i temi toccati al fine di migliorare il contenuto di questo documento (il cui fine è quello di offrire al lettore un’analisi fedele, equilibrata ed esauriente della situazione della società e dell’andamento del risultato della gestione). Oltre alle informazioni riguardanti la situazione della società, l’andamento e il risultato della gestione, i rapporti con le consolidate e i fatti interventi dopo la chiusura dell’esercizio, la nuova relazione sulla gestione deve contenere anche:

• Indicatori finanziari che sintetizzino i risultati ottenuti • Indicatori non finanziari specifici all’attività dell’impresa • Una descrizione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta • Informazioni attinenti all’ambiente e al personale

10. Quale documento tra nota integrativa e relazione sulla gestione può contenere informazioni relative alle condizioni esterne d’ambiente che possono avere un riflesso sulla gestione?

La relazione sulla gestione. Questo documento, infatti, contiene tra le altre informazioni riguardanti le condizioni esterne dell’ambiente, macro e micro. In particolare, rapporti con le consociate, rischi e incertezze cui la società è esposta, informazioni attinenti all’ambiente.

11. Quali sono i due principali filoni di studio che hanno affrontato il ruolo sociale dell’azienda? • Economia aziendale • Economia politica • Sociologia • Scienze politiche

12. Cosa si intende con il termine accountability? Con questo termine si intende il dovere di fornire un’informativa non solo di tipo economico-finanziario sulle azioni delle quali si è responsabili nei confronti di terzi. Dal concetto di accountability scaturiscono due diversi doveri per l’impresa: quello di agire in modo coerente rispetto alle attese dei diversi stakeholders e quello di fornire un resoconto del proprio comportamento. Nel momento in cui si assume che la responsabilità dell’impresa trascende da quella esclusiva nei confronti degli stockholders, il bilancio d’esercizio non può più compiutamente soddisfare pienamente le esigenze conoscitive di tutti gli interlocutori e deve essere affiancato da uno strumento specificatamente ricolto a dare conto dei risultati sociali dell’impresa.

13. Qual è lo standard di riferimento per le aziende italiane nella redazione del bilancio sociale? Nell’esame delle caratteristiche del bilancio sociale è necessario considerare al contempo gli aspetti di processo (fasi e soggetti che intervengono nella sua costituzione) e la dimensione relativa al prodotto (con riferimento alla struttura e ai contenuti del documento). Circa gli aspetti processuali sono stati sviluppati numerosi modelli, che hanno analizzato le fasi del social reporting. Il più significativo tra questi è il Copenaghen charter. In tale documento, si sottolinea la necessità che il processo di social reporting sia strettamente integrato nella mission e nei valori dell’azienda. Infatti, mission e valori costituiscono le fondamenta del social reporting e sono sottoposti a verifica in relazione alle aspettative e ai valori degli stakeholders-chiave grazie alle informazioni raccolte nel processo di rendicontazione. Quest’ultimo si articola in otto fasi sintetizzabili in un ciclo, caratterizzato da un meccanismo di feedback che permette di valutare la corrispondenza tra le attese degli stakeholders-chiave e la mission e i valori dell’impresa. Il modello consente di evidenziare il ruolo significativo che assumono gli interlocutori esterni all’impresa nello sviluppo del bilancio sociale. Tali soggetti sono i naturali destinatari dell’informativa sociale nei confronti dei quali l’impresa secondo il principio di accountability ha un dovere di rendicontazione, e possono concorrere attivamente anche alla progettazione del bilancio sociale, e alla definizione della strategia sociale d’impresa.

14. Quali sono i principali strumenti di informativa ambientale esterna? Il rapporto ambientale: informa i principali stakeholders dell’impresa sull’impatto ambientale dell’attività produttiva e sulle linee di azioni intraprese al fine di migliorare la propria performance ambientale. In particolare, si tratta di uno strumento di comunicazione volontaria che si articola in due parti: la prima contenente una serie di informazioni qualitative e la seconda dati quantitativi.

• Le informazioni qualitative comprendono una descrizione dell’impresa e delle sue attività. • I dati quantitativi assicurano una maggiore oggettività dei contenuti.

I dati forniti vengono integrati con una serie di indicatori di performance ambientale. Un altro strumento informativo a disposizione delle imprese per offrire un quadro delle relazioni tra le imprese stesse e l’ambiente è la dichiarazione ambientale. Per quanto riguarda la rendicontazione esterna, le imprese sono chiamate a rendicontare le proprie performance secondo un’ottica definita triple bottom line, in base alla quale devono essere illustrati i risultati raggiunti con riguardo ai seguenti ambiti:

• La sostenibilità economica • La sostenibilità sociale

• La sostenibilità ambientale

15. Che cosa definiscono le linee guida elaborate dal GRI? Alcuni organismi internazionali hanno fissato principi e linee guida per la redazione di documenti denominati bilanci di sostenibilità. La più significativa tra queste è il Global Reporting Iniziative – GRI, la cui mission è lo sviluppo e la diffusione di standard rivolti a qualsiasi tipo di organizzazione per rendicontare su base volontaria la propria performance in ottica di triple bottom line. Nel raggiungimento di tale finalità, il GRI ha pubblicato nel corso degli anni numerosi documenti che rientrano nelle seguenti quattro categorie:

1. Le linee guida per il reporting di sostenibilità, le quali illustrano i principi di redazione e i contenuti del bilancio di sostenibilità per qualsiasi tipologia di organizzazione.

2. I protocolli di indicatori, che forniscono definizioni, guida alla compilazione e altre informazioni utile al redattore del bilancio con riguardo a ciascun indicatore di performance contenuto nelle linee guida.

3. I supplementi di settore, i quali integrano le linee guida con interpretazioni e consigli sulla loro applicazione in determinati settori, fornendo al contempo indicatori specifici.

4. I protocolli tecnici, che danno indicazioni su aspetti di carattere generale relativi al bilancio di sostenibilità, quale, per esempio, la definizione del perimetro di rendicontazione.

Entrando nel merito della struttura dei contenuti del bilancio di sostenibilità secondo le linee guida del GRI, il report pubblicato deve contenere:

1. Profilo: informazioni idonee a presentare l’impresa, strategia, governance caratteristiche del reporting.

2. Modalità di gestione di ogni area di performance 3. Indicatori di performance: illustrano i risultati economici, ambientali e sociali conseguiti

dall’azienda nel periodo di rendicontazione. 3.a. Indicatori economici: prendono in considerazione valori che vanno oltre quando

normalmente indicato nei prospetti contabili del bilancio d’esercizio e consolidato. 3.b.Indicatori ambientali: rappresentano l’impatto delle attività dell’azienda sull’eco-sistema. 3.c. Indicatori sociali esprimono gli impatti dell’organizzazione sui sistemi sociali in cui opera.

CAPITOLO 7 1. Quali sono le operazioni da condurre in via preliminare al calcolo degli indici? Primo passo: calcolare e affiancare indici dedicati ad aspetti di natura economica (accertamento delle condizioni di economicità della gestione non solo nel complesso ma anche in ambito caratteristico al fine di valutare la qualità dei redditi prodotti e la loro reperibilità) a indici di natura finanziaria (capacità dell’impresa di far fronte autonomamente ai propri impegni di pagamento nei tempi previsti in termini di liquidità e per gli importi dovuti in termini di solidità). *relazione sulla gestione = se opportunamente compilata fornisce informazioni di contesto vitali per impostare una prima analisi delle performance di gestione, anche attraverso l’utilizzo dei prospetti riclassificati.

2. Quali sono le principali logiche di riclassificazione dei prospetti contabili? Riclassificare i valori secondo criteri che meglio si confanno alle logiche che verranno utilizzate per effettuare le elaborazioni seguenti. Prima distinzione fondamentale:

• Valori che derivano da operazioni di carattere ordinario • Valori che derivano da operazioni di carattere straordinario

Capire in che misura i risultati economici dell’impresa derivano da operazioni che l’impresa conduce in modo abituale. Successivamente: addentrarsi nell’area della gestione ordinaria distinguendo le operazioni condotte in:

• Gestione operativa: generano componenti di reddito positive o negative che derivano dal normale svolgimento del ciclo acquisto-trasformazione-vendita.

• Gestione finanziaria: operazioni che generano componenti positive di reddito (proventi e oneri) relative all’impiego e alla raccolta di capitali finanziari.

Ciò permette la costruzione di un prospetto scalare che evidenzia una serie di risultati intermedi che si riferiscono a ogni area di gestione. conto economico riclassificato secondo la pertinenza gestionale. Redditi più elevati gestione operativa. Approfondiamo l’analisi distinguendo i costi operativi sulla base del fattore produttivo che ha generato il relativo costo.

• Costi relativi a materie prime e servizi – eterni • Costi relativi al capitale umano – interni • Costi relativi al capitale fisico – interni (ammortamenti, immobilizzazioni)

Questa riclassificazione permette di individuare due ulteriori margini reddituali in seno all’area operativa, tipici dell’analisi economica, e possiedono un elevato potere segnaletico:

• Valore aggiunto: espressione della differenza tra valore della produzione e costi esterni. • Esprime il valore che attraverso i propri processi interni l’impresa è riuscita ad aggiungere a

quello dei fattori produttivi acquistati da terzi e consumati e agisce da serbatoio di ricchezza lorda cui attingere per remunerare tutti i fattori produttivi e i soggetti che hanno partecipato al processo produttivo.

• Il margine operativo lordo: espressione della differenza tra valore aggiunto e costo del lavoro. • In termini economici: indicatore del risultato dell’area operativa meno influenzato dalla

discrezionalità con cui vengono calcolati gli ammortamenti (come accade per il reddito operativo).

• In termini finanziari: derivando dalla contrapposizione tra ricavi e costi di natura monetaria, fornisce una misura della liquidità potenzialmente creata dallo svolgimento dell’attività caratteristica.

conto economico a valore della produzione e valore aggiunto.

Anche il prospetto patrimoniale può essere riclassificato. Criterio della liquidità/esigibilità. Attivo e passivo vengono riclassificati in base alla loro attitudine a trasformarsi in liquidità o essere esigibili entro i dodici mesi successivi. Si avranno:

• Attività disponibili in moneta e immobilizzate • Passività a breve, a medio lungo termine • Patrimonio netto

Il modello si presta ad analisi relative alla composizione delle fonti degli impieghi e trova utilizzo nelle analisi finalizzate a valutare la liquidità a breve termine dell’impresa poste in essere tipicamente da soggetti esterni quali i finanziatori (banche e fornitori). Criterio della pertinenza gestionale. Riordina le poste patrimoniali in rapporto alla loro appartenenza alle principali aree cui sono idealmente associabili le operazioni di gestione.

• Attivo • Attività legate all’area di gestione operativa (afferenti alle operazioni caratteristiche)

■ Legate all’area operativa corrente (ratei, risconti, costi legati al ciclo di acquisto- trasformazione-vendita).

■ Legate all’area operativa strutturale (investimenti vincolati al processo produttivo – macchinari, impianti)

• Attività estranee all’area operativa ■ Legate a gestioni accessorie (immobili e terreni) ■ Legate a investimenti di carattere finanziario (partecipazioni)

• Passivo • Passività legate all’area operativa (nascono in seguito al continuo ripetersi dei cicli di a-t-v

che caratterizzano l’attività di impresa) ■ Legate all’area operativa corrente (debiti vs fornitori) ■ Legate all’area operativa strutturale (impianti, macchinari, fondi)

• Passività di carattere non operativo (esplicitamente negoziate al fine di finanziare la propria attività con capitali acquisiti a titolo temporaneo durevole) – debiti finanziari, riconducibili a operazioni di ottenimento di risorse finanziarie.

La contrapposizione grandezze-fondo di matrice patrimoniale a grandezze-flusso di matrice economica dà luogo a quozienti, gli indici, attraverso i quali è possibile apprezzare le performance che l’azienda fa registrare in ogni area gestionale.

3. Quali sono i principali margini reddituali desumibili dal prospetto di conto economico riclassificato? Redditi più elevati gestione operativa. Approfondiamo l’analisi distinguendo i costi operativi sulla base del fattore produttivo che ha generato il relativo costo.

• Costi relativi a materie prime e servizi – eterni • Costi relativi al capitale umano – interni • Costi relativi al capitale fisico – interni (ammortamenti, immobilizzazioni)

Questa riclassificazione permette di individuare due ulteriori margini reddituali in seno all’area operativa, tipici dell’analisi economica, e possiedono un elevato potere segnaletico:

• Valore aggiunto: espressione della differenza tra valore della produzione e costi esterni. • Esprime il valore che attraverso i propri processi interni l’impresa è riuscita ad aggiungere a

quello dei fattori produttivi acquistati da terzi e consumati e agisce da serbatoio di ricchezza lorda cui attingere per remunerare tutti i fattori produttivi e i soggetti che hanno partecipato al processo produttivo.

• Il margine operativo lordo: espressione della differenza tra valore aggiunto e costo del lavoro. • In termini economici: indicatore del risultato dell’area operativa meno influenzato dalla

discrezionalità con cui vengono calcolati gli ammortamenti (come accade per il reddito operativo).

• In termini finanziari: derivando dalla contrapposizione tra ricavi e costi di natura monetaria, fornisce una misura della liquidità potenzialmente creata dallo svolgimento dell’attività caratteristica.

conto economico a valore della produzione e valore aggiunto.

4. In che cosa si differenziano tra loro le diverse logiche di riclassificazione dello stato patrimoniale? Anche il prospetto patrimoniale può essere riclassificato. Criterio della liquidità/esigibilità. Attivo e passivo vengono riclassificati in base alla loro attitudine a trasformarsi in liquidità o essere esigibili entro i dodici mesi successivi. Si avranno:

• Attività disponibili in moneta e immobilizzate • Passività a breve, a medio lungo termine • Patrimonio netto

Il modello si presta ad analisi relative alla composizione delle fonti degli impieghi e trova utilizzo nelle analisi finalizzate a valutare la liquidità a breve termine dell’impresa poste in essere tipicamente da soggetti esterni quali i finanziatori (banche e fornitori). Criterio della pertinenza gestionale. Riordina le poste patrimoniali in rapporto alla loro appartenenza alle principali aree cui sono idealmente associabili le operazioni di gestione.

• Attivo • Attività legate all’area di gestione operativa (afferenti alle operazioni caratteristiche)

■ Legate all’area operativa corrente (ratei, risconti, costi legati al ciclo di acquisto- trasformazione-vendita).

■ Legate all’area operativa strutturale (investimenti vincolati al processo produttivo – macchinari, impianti)

• Attività estranee all’area operativa ■ Legate a gestioni accessorie (immobili e terreni) ■ Legate a investimenti di carattere finanziario (partecipazioni)

• Passivo • Passività legate all’area operativa (nascono in seguito al continuo ripetersi dei cicli di a-t-v

che caratterizzano l’attività di impresa) ■ Legate all’area operativa corrente (debiti vs fornitori)

■ Legate all’area operativa strutturale (impianti, macchinari, fondi) • Passività di carattere non operativo (esplicitamente negoziate al fine di finanziare la propria

attività con capitali acquisiti a titolo temporaneo durevole) – debiti finanziari, riconducibili a operazioni di ottenimento di risorse finanziarie.

La contrapposizione grandezze-fondo di matrice patrimoniale a grandezze-flusso di matrice economica dà luogo a quozienti, gli indici, attraverso i quali è possibile apprezzare le performance che l’azienda fa registrare in ogni area gestionale.

5. Qual è il significato dell’indice ROE? Prima analisi: confronto tra il capitale impiegato dai soci a titolo di rischio nell’attività d’impresa con la ricchezza netta generata per effetto delle operazioni condotte durante il periodo amministrativo calcolo del ROE. Successivamente, apprezzamento delle condizioni che hanno permesso l’ottenimento di questo risultato. L’ottica che presiede alla costruzione del ROE è quella del portatore del capitale di rischio (soggetto economico) che investe i propri capitali nell’impresa con l’intendo di ottenere una remunerazione congrua, che tenga conto non solo degli oneri figurativi ma anche delle proprie aspirazioni personali. La remunerazione del capitale di pertinenza del soggetto economico, il capitale netto, è apprezzabile confrontando quest’ultimo con il reddito netto che riassume il contributo reddituale offerto da tutte le aree di gestione che residua dopo aver remunerato tutti gli altri soggetti/fattori produttivi che hanno contribuito al risultato economico. L’analisi dell’economicità della gestione parte dall’indice ROE che dà misura della redditività netta:

ROE = RN/CN Non indica le ragioni che sono alla base della redditività ottenuta, procediamo con la sua scomposizione:

ROE = ROI + (ROI – ROD)(DF/CN) ROD = oneri finanziari/debiti finanziari ROI = risultato ante oneri finanziari DF/CN = debiti finanziari / capitale netto

La redditività netta è funzione della redditività degli investimenti ROI e dell’effetto leva finanziaria (ROI- ROD) che si riesce a esercitare sui capitali presi a prestito (DF/CN che esprime sinteticamente il grado di indebitamento). Il ROI esprime infatti il rendimento dei capitali investiti nell’impresa al lordo del costo sostenuto per raccogliere tali capitali, ROD.

6. Qual è il significato dell’indice ROI? La scomposizione del ROE evidenzia che il fattore principale che condiziona la redditività netta dell’impresa è il rendimento lordo degli investimenti ROI. Il passo successivo è quello di indagare quali fattori impattano su tale rendimento. È opportuno che gli investimenti più redditizi derivino dall’area operativa il tasso che esprime il rendimento lordo degli investimenti operativi è il ROI OPERATIVO

ROI OPERATIVO = RO/COIN RO = reddito operativo COIN = capitale operativo investito netto (totale delle attività operative al netto delle passività operative)

Il tasso di economicità della gestione caratteristica risente delle dinamiche che si verificano a livello del ciclo a-t-v scomporre questo tasso nelle sue componenti. Da un lato la redditività operativa dell’impresa dipende dai margini che l’impresa ottiene da ogni unità di fatturato. Questa differenza, che è funzione dello spread tra prezzi-ricavo e prezzi-costo, si esprime attraverso l’indice di redditività delle vendite ROS

ROS = RO/ricavi netti La redditività operativa risente del numero di cicli produttivi attivati, i quali generano tutte le unità di fatturato su ciascuna delle quali l’impresa realizza il proprio margine di guadagno ROS. L’indice in menzione CT (Capital Turnover) esprime quante volte nel corso dell’esercizio il capitale investito nella gestione operativa è tornato in forma liquida per effetto della moneta recuperata attraverso le vendite

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