Domande esame FILOSOFIA DELLA MENTE, LOGICA e LINGUE NATURALI modulo 2, Domande di esame di Diritto Industriale. Università degli Studi di Milano-Bicocca
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Domande esame FILOSOFIA DELLA MENTE, LOGICA e LINGUE NATURALI modulo 2, Domande di esame di Diritto Industriale. Università degli Studi di Milano-Bicocca

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Risposte alle domande proposte dal professor Cecchetto per l'esame di FILOSOFIA DELLA MENTE, LOGICA e LINGUE NATURALI, seconda parte. Le domande indicate dal professore sono esattamente quelle tra cui sceglie per formul...
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112.Come formulereste la tesi Sapir-Whorf? La tesi Sapir-Whorf , cioè la tesi del relativismo linguistico sostiene che il possesso di una tale lingua determini in maniera essenziale il nostro modo di pensare. Si crede quindi che ci sia una correlazione molto forte tra lingua e modo di pensare al punto che non potremmo avere pensieri, concetti o mdi di categorizzare la realtà senza o al di fuori della lingua che parliamo. IN base a questa teoria a 2 differenti comunità linguistiche corrispondono 2 differenti concettualizzazioni del mondo e maggiori sono le differenze tra le lingue, maggiori sono le differenze di concettualizzazione.

113.Determinismo linguistico e relativismo linguistico. In cosa sono differenti? Il relativismo linguistico è una tesi secondo cui il possesso di una tale lingua determina in maniera essenziale il nostro modo di pensare, mentre il determinismo linguistico è una tesi secondo cui il linguaggio in generale determina categorie di pensiero.

114.Si può essere relativisti linguistici senza essere deterministi linguistici? Se si può essere deterministi e non relativisti nella misura in cui si crede che le categorie di base del linguaggio che strutturano il pensiero siano condivise da tutte le lingue, non si può essere relativisti linguistici senza essere anche deterministi linguistici, infatti se si è relativisti bisogno essere necessariamente deterministi e bisogna pensare che le lingue varino fra loro anche negli aspetti fondamentali che permettono loro di plasmare il pensiero.

115.Discutete, facendo un esempio, la questione del nesso di causalità a proposito della tesi Sapir-Whorf. La questione della direzione del nesso di causalità è esemplificata da questa domanda: la lingua causa la rappresentazione della realtà o la riflette? Facendo un esempio immaginario: ci sembra molto più probabile che una popolazione non abbia parole per esprimere il concetto di locomozione dal momento che non sa camminare piuttosto che una popolazione non sappia camminare perché non ha parole che esprimano il concetto di locomozione. Dato questo potremmo pensare che la tesi Sapir-Whorf non è poi così corretta, infatti lo stesso ragionamento si potrebbe fare con l’esempio degli eschimesi e dei loro 10 modi per dire neve: è la lingua degli eschimesi a determinare il loro modo di concettualizzare la realtà oppure la lingua, siccome gli eschimesi vivono in mezzo alla neve, riflette una particolare sensibilità a questa sostanza? E ancora il fatto che gli appassionati di vino dispongano di un enorme vocabolario per descrivere le sfumature di gusto dei vini non è una prova del fatto che il loro sistema percettivo sia diverso da quello di chi di vino non si intende e se anche fosse che il sistema percettivo degli enologi è più raffinato di chi non lo è questo non è dovuto di certo dal fatto che hanno un ricco vocabolario enologico (ce l’hanno perché hanno molta conoscenza da trasmettere).

116.Tesi relativistica forte e debole. La tesi relativistica forte sostiene che la lingua forma e permea il pensiero, che noi pensiamo in una specifica lingua e che quindi c’è una corrispondenza tra l’organizzazione del pensiero e l’organizzazione della frase che esprime quel pensiero nella mia lingua. La tesi relativistica debole invece sosteine che l’abitudine all’uso di una certa lingua e l’esposizione a specifiche proprietà di quella lingua ci predispone a guardare al mondo soffermandoci su taluni aspetti piuttosto che su altri.

117.Perché abbiamo parlato degli indicali a proposito della tesi Sapir-Whorf? Abbiamo parlato degli indicali a proposito della tesi relativistica forte e gli indicali sono uno dei motivo per cui questa tesi non è credibile, infatti se dico “sta piovendo” il contenuto linguistico è più povero del messaggio che riesco a convogliare. Se sono nella mia stanza e dico “sta piovendo” di solito intendo che sta piovendo qua fuori, non che sta piovendo dal tetto. Quindi la frase “sta piovendo” è più povera del pensiero che io voglio convogliare e che (in genere) riesco a convogliare. Se dicessi “sta piovendo qui”, la situazione non cambierebbe. “Qui” è un termine che si può riferire alla mia stanza, a questa zona della città, alla Lombardia o all’Italia, a seconda del

contesto in cui la frase è pronunciata. Eppure il pensiero espresso dalla frase è che sta piovendo in qualche punto specifico. In molte situazioni, il contenuto linguistico sottospecifica il pensiero che convoglia. O, detto conversamente, il pensiero eccede il linguaggio che lo convoglia. Per questo non può essere vero che i nostri pensieri si riducono al contenuto linguistico delle frasi con cui cerchiamo di trasmetterli.

118.Perché abbiamo parlato dello “zio Piero” a proposito della tesi Sapir-Whorf? Abbiamo parlato dello “zio Piero” perché è un esempio che esemplifica uno dei motivi per cui la tesi relativistica forte non è credibile. Le parole sono in genere più povere del pensiero che riusciamo a trasmettere quando le usiamo. Se dico “quello è mio zio” per riferirmi allo zio Piero il contenuto linguistico in senso stretto è “quello è un uomo che

i. è il fratello di mia madre, oppure ii. è il fratello di mio padre, oppure iii. ha sposato una sorella di mia madre, oppure iv. ha sposato una sorella di mio padre”

Ma quando uso l’espressione “quello è mio zio” in genere io so quale condizione fra (i) e (iv) è quella che si applica allo zio Piero. Il pensiero circa lo zio Piero va oltre quanto la frase letteralmente dice. In molte situazioni, il contenuto linguistico sottospecifica il pensiero che convoglia. O, detto conversamente, il pensiero eccede il linguaggio che lo convoglia. Per questo non può essere vero che i nostri pensieri si riducono al contenuto linguistico delle frasi con cui cerchiamo di trasmetterli.

119.Perché abbiamo parlato delle ambiguità lessicali a proposito della tesi Sapir-Whorf? Abbiamo parlato delle ambiguità lessicali a proposito della tesi relativistica forte perchè sono uno dei motivo per cui questa tesi non è credibile, infatti le parole possono essere ambigue, ma il concetto che esprimono non lo è (o lo è molto di meno). Esempio: Arco. In molte situazioni, il contenuto linguistico sottospecifica il pensiero che convoglia. O, detto conversamente, il pensiero eccede il linguaggio che lo convoglia. Per questo non può essere vero che i nostri pensieri si riducono al contenuto linguistico delle frasi con cui cerchiamo di trasmetterli.

120.Cosa prevedrebbero la tesi relativistica forte e debole a proposito dei giudizi psicofisici dei parlanti una “lingua blurro”? Se l’ipotesi del relativismo linguistico fosse corretta, ci aspetteremmo che i giudizi di tipo psicofisico sui colori siano in qualche modo influenzati dal tipo di lessico di colore della lingua parlata dai soggetti sperimentali. Se si prendono in considerazioni due lingue come l’italiano, che ha la distinzione tra blu e azzurro, e l’inglese, che non contempla questa distinzione (ha una sola parola “blue” per indicare sia il blu che l’azzurro, lingua BLURRO) dovremmo aspettarci, secondo la tesi relativistica forte che i parlanti dell’italiano e dell’inglese diano giudizi di tipo psicofisico diverso sulle sfumature di blu e azzurro. Tenendo invece in considerazione la tesi relativistica debole ci aspetteremmo che i parlanti dell’inglese giudichino più simili tra loro esempi di blu e azzurro di quanto facciano i parlanti dell’italiano. Come dimostrato dai risultati ottenuti nell’esperimento di Boroditsky, ciò che accade nella realtà è proprio ciò che è predicato dalla tesi relativistica debole: i parlanti dell’inglese sanno distinguere 2 tonalità che vanno nella stessa etichetta linguistica (vs Sapir-Whorf, no giudizi psicofisici diversi)

121.Descrivete la seconda condizione (interferenza spaziale) dell’esperimento con parlanti inglesi e russi sulle “lingue blurro”.

L’esperimento di Boroditsky prevedeva che data una configurazione di 3 quadrati i soggetti rispondessero alla seguente domanda: Quale dei due quadrati in basso è identico per colore a quello sopra?. I soggetti erano parlanti nativi inglesi (lingua blurro ) e russi (lingua blu-azzurro). Questo compito di discriminazione avveniva in varie condizioni, per quanto concerne la seconda

condizione (interferenza spaziale) il soggetto doveva, mentre svolgeva il compito principale, tenere a mente una configurazione 4x4 di quadrati chiari e scuri. In seguito al compito di discriminazione veniva chiesto di scegliere tra la configurazione originaria e un’altra configurazione 4x4 di quadrati.

122.Descrivete la terza condizione (interferenza verbale) dell’esperimento con parlanti inglesi e russi sulle “lingue blurro”.

L’esperimento di Boroditsky prevedeva che data una configurazione di 3 quadrati i soggetti rispondessero alla seguente domanda: Quale dei due quadrati in basso è identico per colore a quello sopra?. I soggetti erano parlanti nativi inglesi (lingua blurro ) e russi (lingua blu-azzurro). Questo compito di discriminazione avveniva in varie condizioni, per quanto concerne la terza condizione ( interferenza verbale) il soggetto doveva, mentre svolgeva il compito principale, tenere a mente una sequenza di 8 numeri tra 1 e 9 e in seguito veniva chiesto di scegliere tra la sequenza originaria e un’altra sequenza di 8 numeri tra 1 e 9.

123.Come si differenziano i “within category trials” e i “cross-category trials” nell’esperimento con parlanti inglesi e russi sulle “lingue blurro”?

I within category trials rappresentavano quel gruppo di prove in cui il soggetto nel compito di discriminazione ( “quale dei due quadrati in basso è uguale a quello sopra?”, mostrata una configurazione di 3 quadrati) doveva scegliere tra 2 colori appartenenti entrambi alla fascia del blu o dell’azzurro. I cross category trials invece sono quella tipologia di prove in cui i soggetto devono scegliere tra 2 colori appartenenti uno alla fascia del blu e l’altro alla fascia dell’azzurro.

124.Descrivete i risultati condizione per condizione dell’esperimento con parlanti inglesi e russi sulle “lingue blurro”.

I risultati dell’esperimento ci dicono che per quanto riguarda l’accuratezza nelle risposte al compito principale, gli inglesi hanno risposto correttamente il 96,5% delle volte, mentre i russi il 95,7% delle volte. Per quanto riguarda invece i tempi di reazione è stato riscontrato che: sia inglesi che russi sono più veloci a rispondere quando i 2 colori tra cui scegliere erano più lontani nello spettro; nelle prove cross category trials i russi sono più veloci ( i russi avevano tempi di reazione minori quando dovevano scegliere tra 2 colori i quali appartenevano uno alla fascia blu e l’altro alla fascia azzurro, avevano tempi di reazione maggiori invece nelle prove within category trials, in cui i colori tra cui scegliere appartenevano entrambi o alla fascia blu o alla fascia azzurro.). Il vantaggio dei russi nelle prove “cross” però emerge solo nella 1° e nella 2° condizione (no interferenza- interferenza spaziale), non nella 3° condizione (interferenza verbale).

125.Gli autori dell’articolo come interpretano i risultati dell’esperimento con parlanti inglesi e russi sulle “lingue blurro”?

Gli autori interpretano i risultati dell’esperimento ( nessuna differenza riscontrata tra inglesi e russi a livello di accuratezza, ma differenza nei tempi di reazione, in particolare tempi di reazioni minori per i russi (lingua blu-azzurro), rispetto agli inglesi (lingua blurro), nelle prove cross category trials nelle condizioni 1 e 2, no vantaggio nella condizione 3) arrivando alla conclusione che non sono compatibili con la forma forte della tesi relativistica, in quanto inglesi e russi sono simili a livello di accuratezza della risposta nel compito e di conseguenza chi parla una lingua blurro sa distinguere al pari di chi parla una lingua blu-azzurro 2 tonalità che vanno sotto la stessa etichetta linguistica. L’esperimento quindi sostiene la tesi relativistica debole. 126. Come si può interpretare il fatto che nella terza condizione (interferenza verbale) non ci sia lacuna differenza fra inglesi e russi nell’esperimento sulle “lingue blurro”?

127.Fornite una descrizione dei due compiti dell’esperimento di Berlin & Kay. L’esperimento di Berlin e Kay ha come soggetti 24 parlanti nativi di 20 lingue diverse. I soggetti venivano sottoposti a 2 compiti: il primo compito consisteva nel dare un nome a ciascuno dei 330 campioni di colore (chips) Munsell, mostrati in ordine casuale; il secondo compito invece comprendeva di scegliere, avendo davanti la tabella graduata, gli esempi più rappresentativi (colori

focali) corrispondenti a ciascun termine di colore prodotto nel compito 1. Lo scopo dell’esperimento era quello di capire se effettivamente a differenze lessicali riguardanti i colori corrispondevano differenze sistematiche nel riconoscimento non linguistico dei colori.

128.Fornite una descrizione dei risultati dell’esperimento di Berlin & Kay. I risultati dell’esperimento di Berlin e Kay ( soggetti: 24 parlanti nativi di 20 lingue diverse; compito di assegnazione nome ai 330 chips Munsell e scelta dei colori focali sulla tabella graduata) ci dicono che i colori focali scelti dai 24 soggetti sono molto simili, indipendentemente dalla lingua parlata. Vengono individuati 7 stadi evolutivi delle lingue, caratterizzati da una progressiva lessicalizzazione dei termini di colore rispettando una gerarchia bel definita.

129.Cosa si intende per lessicalizzazione dei colori di base? Attraverso l’esperimento di Berlin e Kay si arriva alla conclusione che ci sono 7 stadi evolutivi delle lingue, caratterizzati da una progressiva lessicalizzazione dei termini di colore rispettando la gerarchia seguente: se la lingua ha 2 termini per colore sono nero e bianco, se ne ha 3 sono nero bianco e rosso, se ne ha 4 sono nero bianco rosso e verde-giallo, se ne ha 5 sono nero bianco rosso verde e giallo, se ne ha 6 sono nero bianco rosso verde giallo e blu, se ne ha 7 sono nero bianco rosso verde giallo blu e marrone, se ne ha 8 sono nero bianco rosso verde giallo blu marrone e grigio-rosa-viola-arancione.

130.Perché Berlin & Kay interpretano i loro risultati come una prova a favore dell’ipotesi universalista? La tesi del relativismo lessicale è vera se c’è una significativa differenza nel lessico di colori nelle varie lingue (senza dubbio vero) e se a questa differenza corrisponde una differenza sistematica nel riconoscimento non linguistico dei colori. L’esperimento di Berlin e Kay ha proprio come scopo dimostrare che effettivamente questa corrispondenza c’è, ma i risultati ci portano a dire che, benche il lessico di colore vari considerevolmente in lingue diverse, c’è una convergenza sull’identificazione dei colori focali. Questo vuol dire che l’identificazione dei colori focali non è determinata dall’attribuzione di etichette verbali e ciò va contro la tesi del relativismo, che sostiene che ci sia corrispondenza tra l’attività di nominare e quella di concettualizzare. Le categorie percettive quindi non sono influenzate o determinate dal lessico, il lessico recepisce categorie percettive preesistenti ( anche se non tutte le lingue etichettano le stesse categorie percettive).

131.Critiche all’esperimento di Berlin & Kay. Le critiche che Barbara Saunders fa all’esperimento di Berlin e Kay riguardano la scelta dei soggetti, infatti 15 lingue su 20 tra quelle prese in considerazione erano tutte lingue allo stato VII (lingue con 8 termini per colore), in più la maggior parte dei soggetti era bilingue e quasi tutti erano studenti di Berkeley (campione troppo omogeneo).

132.Nomi contabili e nomi massa: cosa sono e perché sono rilevanti per la tesi del relativismo linguistico. I nomi contabili sono quei nomi pluralizzabili e che possono essere preceduti da un numerale, si riferiscono a entità individuabili. I nomi massa invece sono nomi che non possono essere pluralizzati e non possono essere preceduti da un numerale, si riferiscono a sostanze o a quantità imprecisate di oggetti che in sé sarebbero numerabili. Sono rilevanti per la tesi del relativismo linguistico perché, dato che si ipotizza che la differenza nomi contabili/nomi massa corrisponda alla differenza oggetto/sostanza, studiarli permetterebbe di capire se effettivamente le differenze a livello grammaticale possono influenzare la categorizzazione della realtà esterna, tra grammatica e ontologia. Infatti secondo la tesi del relativismo linguistico è ragionevole pensare che il modo di pensare di coloro che parlano una lingua con solo nomi massa sia diverso rispetto a quello di coloro che parlando una lingua avente sia nomi massa che nomi contabili.

133.Esperimento di Lucy con lo Yucatec e sue debolezze. secondo la tesi del relativismo linguistico è ragionevole pensare che il modo di pensare di coloro che parlano una lingua con solo nomi massa sia diverso rispetto a quello di coloro che parlando una lingua avente sia nomi massa che nomi contabili. L’esperimento di Lucy è volto proprio a dimostrare se questa ipotesi è vera. I soggetti dell’esperimento sono adulti americani anglofoni (inglese lingua con contabili e massa) e adulti parlanti Yucatec ( lingua con solo nomi massa). In una prima fase dell’esperimento veniva mostrato ai soggetti uno stimolo standard, un foglio di carta, nella fase successiva venivano mostrati due oggetti, uno con la stessa forma dello stimolo standard, ma di materiale diverso (foglio di plastica); l’altro oggetto di forma diversa, ma dello stesso materiale dello stimolo standard (libro). A questo punto si chiedeva ai soggetti di indicare quale dei due oggetti era più simile allo stimolo standard: gli americani indicavano l’alternativa 1 ( oggetto stessa forma, materiale diverso), i parlanti Yucatec l’alternativa 2 ( forma diversa, stesso materiale). I risultati sono compatibili con l’ipotesi del relativismo linguistico, infatti gli inglesi fanno pi attenzione alla forma degli oggetti, rispetto al materiale, proprio perché la strutture lessicali inglesi hanno una distinzione tra nomi contabili e nomi massa; i parlanti Yucatec al contrario fanno più attenzione al materiale di un oggetto in accordo con le strutture lessicali bucate che hanno solo nomi massa. La debolezza fondamentale di questo esperimento è che è molto probabile che le differenze nella scelta tra americani e bucate sia dovuta per la maggior parte dalle grandi differenze culturali esistenti tra i due popoli.

134.Descrivete la condizione “oggetto complesso” nell’esperimento di Soya et al., inclusi i risultati

L’esperimento, volto a minimizzare le influenze della cultura che invece erano un problema dell’esperimento di Lucy, ha come soggetti bambini americani di circa due anni ( fase dell’esplosione lessicale, in cui i bambini, parlanti inglese in questo caso, non sanno ancora distinguere tra nomi contabili e nomi massa). L’esperimento si svolge in 2 condizioni, una dio queste si chiama condizione “oggetto complesso”. Nella prima fase viene mostrato al bambino un oggetto di legno a forma di T e lo sperimentatore pronuncia una frase del tipo “This is my blincket” ,così viene dato un nome inventato (blincket) al nuovo oggetto e la struttura sintattica della frase è compatibile sia con i nomi massa che con i nomi contabili ( my wallet/my water), in modo che i bambini non possono capire dal contesto grammaticale se blincket è contabile o massa. Nella seconda fase vengono mostrati due oggetti: un oggetto a forma di T di plastica ( stessa forma materiale diverso) e un oggetto di legno ma di forma diversa (forma diversa materiale uguale). Si chiede poi al bambino “point to the blincket”. I risultati mostrano che la maggior parte dei bambini indicano l’oggetto a forma di T di plastica, a dimostrazione che anche senza indizi grammaticali, i bambini hanno assunto che blincket si riferisce ad un oggetto e non ad una sostanza (blincket è quindi un nome contabile).

135.Descrivete la condizione “sostanza” nell’esperimento di Soya et al., inclusi i risultati. L’esperimento, volto a minimizzare le influenze della cultura che invece erano un problema dell’esperimento di Lucy, ha come soggetti bambini americani di circa due anni ( fase dell’esplosione lessicale, in cui i bambini, parlanti inglese in questo caso, non sanno ancora distinguere tra nomi contabili e nomi massa). L’esperimento si svolge in 2 condizioni, una dio queste si chiama condizione “sostanza”. Nella prima fase si mostra una certa quantità di crema nivea modellata a formare una S rovesciata e si dice “ this is my stand” così viene dato un nome inventato (stand) al nuovo oggetto e la struttura sintattica della frase è compatibile sia con i nomi massa che con i nomi contabili ( my wallet/my water), in modo che i bambini non possono capire dal contesto grammaticale se stand è contabile o massa. Nella seconda fase viene mostrata la stessa crema nivea in una configurazione diversa ( forma di C rovesciata) e una nuova sostanza, gel per capelli, a forma di S rovesciata ( come nello stimolo standart). Si chiede al bambino “ point to the stand” e i risultati mostrano che la maggior parte dei bambini indica la crema nivea a forma di C rovesciata, a dimostrazione che, anche senza indizi grammaticali, i bambini hanno assunto che stand si riferisce ad una sostanza e non ad un oggetto ( stand è un nome massa).

136.Riassumete la rilevanza dell’esperimento di Soya et al. per la questione dell’acquisizione del lessico da parte del bambino.

I risultati ottenuti nell’esperimento dimostrano che i bambini, se vedono un oggetto solido, non si curano (almeno in prima battuta) di quale materiale è fatto ed associano di conseguenza il nuovo nome alla sua forma. Viceversa se i bambini vedono una sostanza non solida, non si curano ( almeno in prima battuta della sua forma e associano di conseguenza il nuovo nome alla sua composizione). Quindi i bambini haqnno una distinzione prelinguistica tra concetto di sostanza e concetto di oggetto che li guida e li facilita nell’acquisizione del lessico (queste3 distinzioni concettuali prelinguistiche sono preesistenti all’acquisizione di una specifica lingua.

137.Sulla base dell’esperimento di Soya et al., cosa possiamo dedurre sulle assunzioni ontologiche di partenza di un bambino nei primi stadi di acquisizione del linguaggio?

Se i bambini dovessero partire da zero nell’acquisizione del linguaggio, il compito di associazione di un nuovo nome a un contenuto semantico del lessico non sarebbe per nulla facile. La “ facilità” invece con cui i bambini imparano ad associare nuovi nomi a ciò che li circonda è dovuto al loro possesso prelinguistico di distinzioni concettuali, come quella tra oggetto e sostanza.

138.In che cosa si differenzia l’esperimento di Soya et al. da quello di Imai e Gentner? In primo luogo si differenziano per quanto riguarda i soggetti: I soggetti dell’esperimento di imai e Gentner sono bambini giapponesi (lingua solo nomi massa) e bambini esposti all’inglese (lingua nomi massa e nomi contabili), mentre i soggetti dell’esperimento di Soya et al sono bambini inglesi. L’altra differenza sostanziale è che nell’esperimento di Imai e Gentner , aggiunta alle due condizioni già presenti nell’esperimento di Soya et al, c’è una terza condizione, chiamata condizione oggetto semplice. L’esperimento si svolge dunque così: prima condizione oggetto complesso, seconda condizione oggetto semplice, terza condizione sostanza. La procedura dell’esperimento è analoga a quello di Soya et al: nella prima condizione viene mostrato uno spremi limone di porcellana ed in seguito uno spremi limone di legno e dei pezzi di porcellana; nella seconda condizione un oggetto di cera a forma di rene ed in seguito un oggetto di plastica e dei pezzi di cera ; nella terza condizione della crema nivea (configurazione ] ) ed in seguito del gel per capelli (configurazione ] ) e dei pezzi di crema nivea. Il compito dei soggetti era sempre quello di indicare quale tra i due oggetti presentati dopo era pi simile allo stimolo standart.

139.Quali sono i risultati principali dell’esperimento di Imai e Gentner? I risultati dell’esperimento mostrano che i bambini giapponesi nelle condizioni 1 e 3 si comportano come i bambini esposti all’inglese ( nella condizione 1 indicano l’oggetto con la stessa forma ma di materiale diverso rispetto allo stimolo standart; nella condizione 3 indicano l’oggetto di forma diversa ma di uguale materiale rispetto allo stimolo standart). Nella condizione 2, condizione oggetto semplice, i bambini esposti all’inglese si comportano come nella condizione 1 ( scelgono oggetto simile per forma), mentre i bambini giapponesi non mostrano preferenze, scegliendo l’oggetto simile per forma lo stesso numero di volte dell’oggetto simile per sostanza. Questo ci porta ad assumere che chi parla lingue con solo nomi massa è più predisposto a concentrarsi sulla sostanza, quindi ciò è in accordo con la tesi di relativismo linguistico, ma nella versione debole in quanto l’influenza della lingua sul comportamento dei bambini si nota solo nella condizione 2, fatta apposta per essere a metà strada tra la 1 e la 3.

140.Qual è la rilevanza dei risultati dell’esperimento di Imai e Gentner per la tesi del relativismo linguistico? I risultati dell’esperimento ( comportamento bambini giapponesi e bambini esposti all’inglese uguale nelle condizioni 1 e 3, ma diverso nella condizione 2, in particolare bambini esposti all’inglese si comportano nella 2 come nella 1, bambini giapponesi si comportano nella 2 non mostrando preferenza nella scelta), ci porta ad assumere che chi parla lingue con solo nomi massa è più predisposto a concentrarsi sulla sostanza, ecco perché i bambini giapponesi, differenza dei

bambini esposti all’inglese, nella condizione 2 scelgono l’oggetto simile per forma lo stesso numero di volte dell’oggetto simile per sostanza e quindi ciò è in accordo con la tesi di relativismo linguistico, ma nella versione debole in quanto l’influenza della lingua sul comportamento dei bambini si nota solo nella condizione 2, fatta apposta per essere a metà strada tra la 1 e la 3.

141.Descrivete gli esperimenti di Hermer e Spelke sul disorientamento spaziale. Gli esperimenti di Hermer e Spelke dimostrano che le abilità linguistiche sono necessarie in compiti di orientamento spaziale. Condizione pareti bianche: Si posiziona un soggetto sperimentale (nei diversi esperimenti è un topo, un adulto o un bambino che ha fra i 18 e i 24 mesi) in uno spazio rettangolare completamente bianco che non ha punti di riferimento (la porta di ingresso è nascosta dietro una tenda e dietro a ognuna delle altre tre pareti c’è un’identica tenda nella stessa posizione in cui è posizionata la porta). Si mette poi un oggetto di interesse (cibo per il topo, giocattolo per il bambino, mazzo di chiavi per l’adulto) a un angolo fra una parete lunga e una parete corta. L’oggetto è nascosto alla vista da un occlusore. Negli altri tre angoli c’è un identico occlusore. Il soggetto sperimentale vede dietro quale occlusore viene nascosto l’oggetto.I soggetti sperimentali vengono poi spazialmente disorientati. Per esempio, gli adulti vengono fatti girare su se stessi 10 volte mentre sono bendati. I bambini stanno in braccio a un genitore mentre questo gira su se stesso e mette le mani davanti agli occhi del bambino. Se dopo il disorientamento il soggetto è rivolto nella stessa direzione di prima del disorientamento, si comporterà come abbiamo appena descritto (lui non sa verso quale parete è rivolto, sa solo che è rivolto verso una parete corta). Cercherà quindi l’oggetto nell’angolo B o C. Se invece dopo il disorientamento il soggetto è rivolto verso una parete lunga, si orienterà verso una delle due pareti corte e di nuovo cercherà l’oggetto nell’angolo B o C. In effetti, adulti, topi e bambini fanno così, cercano ugualmente all’angolo B o C ma non considerano gli altri angoli (o lo fanno molto meno). Condizione parete blu C’è poi una seconda condizione che è uguale alla prima tranne per il fatto che la parete lunga all’angolo della quale è nascosto l’oggetto è dipinta di blu. Gli adulti non hanno problemi a trovare l’oggetto in questa condizione, ma i topi e i bambini non sanno usare l’informazione sul colore della parete per trovare l’oggetto (si comportano più o meno alla stesso modo nella condizione pareti bianche e nella condizione parete blu).

142.I risultati degli esperimenti di Hermer e Spelke sul disorientamento spaziale supportano la tesi del determinismo linguistico, quella del relativismo linguistico o nessuna delle due?

Hermer & Spelke hanno osservato che i bambini più bravi a trovare l’oggetto nella condizione “parete blu” sono i bambini che sanno produrre spontaneamente frasi nelle quali il lessico per descrivere lo spazio è combinato con il lessico di colore (es. “è dietro il muro azzurro”). Hermer & Spelke propongono quindi che l’integrazione fra informazione circa lo spazio e l’informazione circa il colore sarebbe mediata linguisticamente……..boh

143.Definire la modalità geocentrico e quella egocentrica. Ovviamente per collocare un oggetto ho bisogno di un punto di riferimento rispetto al quale collocarlo. Ci sono due modi principali per collocare spazialmente un oggetto. Quello geocentrico (o assoluto) e quello egocentrico. Nella modalità egocentrica l’oggetto è descritto rispetto alla posizione dell’osservatore. Nella modalità geocentrica, l’oggetto è descritto rispetto a un punto di riferimento indipendente dall’osservatore

144.Che tipo di lingua è quella dei tenejapan rispetto alla collocazione spaziale degli oggetti? Per rispondere fare riferimento all’ambiente fisico in cui vivono i tenejapan.

Lo tzeltal, che è parlato da circa 15,000 persone (i tenejapan) in un’area del Chiapas in Messico è una lingua di tipo geocentrico, una lingua in cui non esistono descrizioni linguistiche di tipo egocentrico, non ha termini come di fronte, dietro,destra, sinistra, ma termini come nord sud ovest est. Di conseguenza non collocano nello spazio gli oggetti come facciamo noi, tendono a descrivere la posizione di un oggetto usando punti di riferimento indipendenti dall’osservatore e questo è

dovuto al fatto che i tenejapan occupano uno spazio geografico molto limitato e nel quale ci sono chiari punti di riferimento (per esempio una collina o un fiume).

145.Descrivete l’esperimento dei tavoli di Levinson e colleghi. Nell’esperimento un soggetto (olandesi e tenejapan) si siede su una sedia da ufficio con le rotelle e viene posto davanti a un tavolo in cui tre animali sono disposti in un certo ordine ( “tavolo degli stimoli”). Gli viene detto di memorizzare la posizione degli animali e successivamente questi vengono rimossi. Dopo qualche istante, il soggetto viene fatto ruotare di 180 gradi e si trova davanti a un altro tavolo vuoto ( “tavolo della rievocazione”). Questa fase con i due tavoli vuoti è illustrata nel Panel 2. Infine, gli vengono dati i tre animali che ha visto sul tavolo degli stimoli e gli viene detto: “mettili come prima”. Ci sono due modi per svolgere questo compito: supponendo che sul tavolo degli stimoli gli animali abbiano la parte superiore del corpo rivolta a nord, In questo caso, la parte superiore del corpo dell’animale è rivolta alla destra del soggetto quando questo siede al tavolo degli stimoli. La soluzione geocentrica si realizza quando il soggetto dispone ancora gli animali con la parte superiore del corpo rivolta a nord. La soluzione egocentrica si realizza invece quando il soggetto mette gli animali con la parte superiore del corpo rivolta alla sua destra.

146.Riassumete i risultati ottenuti da tenejapan e olandesi nell’esperimento dei tavoli. I risultati ottenuti rivelano che la stragrande maggioranza dei tenejapan ha scelto la soluzione geocentrica, mentre stragrande maggioranza degli olandesi ha scelto la soluzione egocentrica. Si evince che circa il 90% degli olandesi ha fatto 1 sola scelta geocentrica su 5 e che nessun olandese ha fatto 3 o più scelte geocentriche su 5. Al contrario, meno del 10% dei tenejapan ha fatto ha fatto 1 sola scelta geocentrica su 5 e circa il 60% dei tenejapan ha fatto 5 scelte geocentriche su 5.

147.Levinson e colleghi come interpretano i risultati ottenuti da tenejapan e olandesi nell’esperimento dei tavoli?

Dati i risultati ottenuti (la stragrande maggioranza dei tenejapan ha scelto la soluzione geocentrica, mentre stragrande maggioranza degli olandesi ha scelto la soluzione egocentrica) Levinson conclude che quello studiato è un caso in cui il lessico per le relazioni spaziali influenza in maniera determinante il comportamento dei parlanti. Cioè si tratterebbe di un chiaro caso di relativismo linguistico. La lingua che parlo influenza il modo in cui categorizzo e ricordo le configurazioni spaziali.

148.Gleitman e colleghi come re-interpretano i risultati ottenuti da Levinson e colleghi coi tenejapan e gli olandesi?

Gleitman e colleghi interpretano l’esperimento di Levinson in modo speculare: non è il linguaggio a determinare le differenti strategie di ragionamento spaziale ma sono le differenze culturali sul modo in cui lo spazio viene categorizzato che sono responsabili per le differenze fra le lingue.Inoltre mostrano che, cambiando il setting sperimentale, si possono indurre parlanti di lingue con termini egocentrici come l’inglese ad adottare un comportamento geocentrico come i tenejapan. Se è così, è chiaro che la differenza fra comportamento geocentrico e egocentrico non si può attribuire in modo predominante alla lingua parlata dai soggetti

149.Qual è la principale differenza fra l’esperimento dei tavoli di Levinson e colleghi e l’esperimento dei tavoli di Gleitman e colleghi?

Gleitman e colleghi hanno ripetuto l’esperimento di Levinson Però hanno poi ripetuto l’esperimento introducendo un cambiamento piccolo, ma importante. Ovvero sul tavolo degli stimoli c’era un oggetto in più. Si trattava di una coppia di paperi che si baciano (la scelta non è casuale, l’oggetto doveva essere simmetrico). Sul tavolo degli stimoli i paperi erano posti sempre alla destra del soggetto sperimentale, in posizione distanziata dalla serie dei tre animali la cui disposizione il soggetto doveva memorizzare. Durante l’esperimento non veniva mai richiamata l’attenzione sulla presenza dei paperi. Quando i soggetti si postavano sul tavolo della rievocazione, trovavano già una copia identica dei paperi. Per metà dei soggetti sperimentali ( “soggetti relative

bias” o egocentrici) i paperi erano alla loro destra (come nel tavolo degli stimoli). Per l’altra metà dei soggetti sperimentali ( “soggetti absolute bias” o geocentrici) i paperi erano a sud del tavolo della rievocazione, che coincideva con la loro sinistra.

150.Riassumete i risultati ottenuti da Gleitman e colleghi nell’esperimento dei tavoli? I soggetti absolute bias o geocentrici si sono comportati esattamente come i tenejapans. Per esempio, circa il 60% di questi soggetti ha fatto 5 scelte geocentriche su 5.

151.Come si spiega l’effetto dei paperi che si baciano? L’interpretazione più semplice è che Chiaramente i paperi che si baciano suggeriscono come devono essere disposti gli animali. Se il papero si trova alla destra del soggetto (collocazione egocentrica) nel tavolo della rievocazione, gli animali saranno orientati verso destra (strategia egocentrica). Se il papero si trova a sud del tavolo nel tavolo della rievocazione (collocazione geocentrica), gli animali saranno orientati verso sud (strategia geocentrica). Questo significa che la presenza di un oggetto che faccia da punto di riferimento disambigua il compito.Questo però non spiega ancora perché i tenejapans scelgono la strategia geocentrica anche in assenza di un oggetto che faccia da punto di riferimento. Ma Gleitman sostiene che in realtà i tenejapans avevano un punto di riferimento (la somministrazione degli esperimenti da parte di Levinson era avvenuta all’aperto su due tavoli affiancati con una casa di fianco. Gleitman ipotizza che la casa giocasse il ruolo di riferimento che è giocato dai paperi nell’esperimento statunitense.

152.Cosa si intende per SNARC effect? SNARC è l’acronimo di Spatial Numerical Association of Response Code. Si intende l’effetto per cui in vari compiti che richiedono l’identificazione di un numero si è osservato che: (i) i tempi di reazione nel rispondere a un numero basso con la mano sinistra sono minori di quelli necessari per rispondere a un numero alto con la stessa mano e (ii) i tempi di reazione nel rispondere a un numero alto con la mano destra sono minori di quelli necessari per rispondere a un numero basso con la stessa mano. Questo fenomeno è una dimostrazione del fatto che le persone cresciuta in una civiltà industrializzata e alfabetizzata mappano, in maniera inconsapevole e anche in compiti che non lo richiedono, i numeri nello spazio proiettandoli in una linea da sinistra verso destra.

153.Cosa si intende per “pseudoneglect”? Ponendo come premessa che le capacità visivo-spaziali sono processate prevalentemente nell’emisfero destro e che le capacità linguistiche sono processate prevalentemente nell’emisfero sinistro, un paziente con neglect ( causato da lesioni cerebrali tipicamente dell’emisfero destro) ignora gli stimoli provenienti dall’emisfero contro lesionale, cioè il sinistro. I pazienti con neglect mostrano una deviazione verso destra nella bisezione di linee, per esempio indicano la metà di una linea molto più a destra della sua metà reale, quindi quando l’emisfero destro è danneggiato la metà sinistra dello spazio viene rimpicciolita. I soggetti normodotati invece tendono a indicare come punto di bisezione un punto un po’ più a sinistra della metà reale di una linea. Hanno cioè un bias verso sinistra, il che vuol dire che tendono errare in direzione opposta ai pazienti con neglect. Questa sovrastima è il contrario di quanto succede quando c’è un danno cerebrale all’emisfero destro con conseguente neglect. Il fenomeno è quindi chiamato pseudoneglect.

154.Perché abbiamo parlato di “SNARC effect” e “pseudoneglect” nella parte di corso sul relativismo linguistico.

155.Sulla base di quanto studiato per questo corso, secondo voi la propensione a mappare numerosità nello spazio è un fatto culturale o un fatto biologico?

Dal momento che i risultati dell’esperimento di Dehaene mostrano che persino una popolazione che non è abituata a contare e usa solo i numeri “1” e “2” per riferirsi a quantità precise (come i munduruku) sa associare numerosità crescenti a punti dello spazio che si sviluppano progressivamente da sinistra verso destra è ragionevole pensare che la capacità di mappare

numerosità nello spazio non è determinata culturalmente. Però ci sono differenze importanti, che sono culturalmente determinate……..

156. Il possesso di un vocabolario numerico è un prerequisito necessario per poter mappare numerosità nello spazio? Esistono popolazioni, come i munduruku, che parlano lingue in cui ci sono solo tre termini per indicare numerosità, ovvero la controparte dei nostri numeri 1, 2 mentre per numerosità maggiori si usano espressioni interscambiabili fra di loro che si potrebbero tradurre con “un po’, un buon numero”. Nonostante questo i risultati dell’esperimento di Dehaene mostrano che Persino una popolazione che non è abituata a contare e usa solo i numeri “1” e “2” per riferirsi a quantità precise sa associare numerosità crescenti a punti dello spazio che si sviluppano progressivamente da sinistra verso destra. Questo dimostra che il possesso di un vocabolario numerico non è un requisito necessario per saper mappare numerosità nello spazio.

157.Termini numerici nella lingua mundurukú. I munduruku sono una popolazione di circa 7000 individui che vivono in piccoli villagi nello stato del Parà in Brasile. La lingua mundurukú ha termini solo per numeri da uno a cinque. Per numerosità maggiori di 5 sono usate intercambiabilmente. I mundurukú non usano i numeri da 1 a 5 in sequenza e non sono abituati a contare. Quando è stato loro chiesto dai ricercatori di contare degli oggetti alcuni mundurukú l’hanno fatto in modo non verbale associando faticosamente gli oggetti alle dita della mano. espressioni come “alcuni” , “un po’” , “una certa quantità”, ecc. I termini corrispondenti a “1” e “2” sono usati per quantità precise (rispettivamente un oggetto o due oggetti). I rimanenti tre termini numerici sono usati con una certa flessibilità,i termini corrispondenti a “3” “4” e“5” sono usati come noi usiamo l’espressione un paio per indicare una quantità ridotta (non necessariamente due oggetti).

158.Abilità geometriche dei mundurukú. In un esperimento un gruppo di ricercatori aveva verificato che, pur non avendo alcunrudimento di geometria euclidea, i mundurucù se la cavavano abbastanza bene in compiti di discriminazione fra forme geometriche. Per esempio, dopo una fase di training iniziale sapevano individuare nel 93% delle prove l’unica immagine fra sei in cui un punto di trovava all’esterno e non all’interno di una figura. Prestazioni buone si verificavano anche nella maggior parte degli altri compiti

159.Descrivete l’esperimento di Dehaene e colleghi con i mundurukú. I soggetti sono munduruku (bambini e adulti) e il gruppo di controllo sono adulti nord-americani. L’esperimento prevede che i mundurukú ascoltino dei suoni che possono essere: - Sequenze di toni da 1 a 10 - Espressioni di numero in mundurukú da 1 a 10 (per i numeri superiori a 5 si sono usate espressioni composte, “la tua mano e due di fianco”) - Espressioni di numero in portoghese (rilevante solo per chi sapeva un po’ di portoghese) Mentre sentivano questi suoni avevano davanti a sé una linea orizzontale sullo schermo del computer al limite sinistro della quale c’era 1 punto mentre al limite destro della quale c’erano 10 punti. Per ogni compito (toni, numeri in mundurukú o numeri in portoghese) c’erano due “prove di riscaldamento” per far capire ai mundurukú quale fosse il compito che dovevano svolgere. Per esempio, i soggetti ascoltavano 1 tono e lo sperimentatore indicava loro il punto a sinistra dove comincia linea. Poi ascoltavano 10 toni e sperimentatore indicava loro il punto a destra dove finisce la linea. Dopo le due “prove di riscaldamento” i mundurukú dovevano indicare un punto sulla linea che corrispondeva a quanto avevano sentito.

160.Descrivete i risultati dell’esperimento di Dehaene e colleghi con i mundurukú. I risultati mostrano che i mundurukú hanno capito il compito. Infatti, tranne pochi partecipanti che usavano solo i punti estremi, gli altri indicavano punti distribuiti sull’intera linea e inoltre c’è una

correlazione positiva fra numerosità dello stimolo e posizione indicata sulla linea (maggiore era la numerosità più il punto indicato stava a destra). Questo fatto mostra che la capacità di mappare numerosità nello spazio non è determinata culturalmente. Persino una popolazione che non è abituata a contare e usa solo i numeri “1” e “2” per riferirsi a quantità precise sa associare numerosità crescenti a punti dello spazio che si sviluppano progressivamente da sinistra verso destra. Però ci sono differenze importanti, che sono culturalmente determinate: i mundurukú mappavano da numerosità allo spazio in modo logaritmico, non lineare, i controlli nord-americani mappavano in modo lineare.

161.Definite in maniera informale cosa si intende per mapping lineare e mapping logaritmico. Semplificando molto le cose, si può dire che il mapping è lineare se i numeri sono distribuiti nello spazio rispettando per ogni numero la distanza che c’è fra esso e i numeri vicini. Il mapping è logaritmico se lo spazio che divide due numeri piccoli è maggiore dello spazio che divide due numeri più grandi. Ovvero in un mapping logaritmico i numeri più grandi sono schiacciati nella parte destra dello spazio.

162.Descrivete i risultati riguardanti i mundurukú che avevano imparato un po’ di portoghese. i soggetti erano stati testati anche con i numeri in portoghese. Non sorprendentemente, i mundurukú che non conoscevano il portoghese hanno avuto prestazioni molto basse in questo compito. Il risultato interessante riguarda i mundurukú che avevano ricevuto un’istruzione rudimentale in portoghese e quindi conoscevano i numeri da 1 a 10. Questi soggetti infatti avevano una prestazione logaritmica con i numeri in mundurukú ma una prestazione lineare con i numeri in portoghese. Perché un medesimo soggetto può avere una prestazione logaritmica con i numeri in mundurukú e una prestazione lineare con i numeri in portoghese? È possibile che questo sia dovuto al fatto che i numeri in mundurukú sono visti come etichette per quantità imprecise, non come veri numeri in una scala. Quindi i numeri in mundurukú non si mappano nello spazio in modo lineare perché di base non sono concepiti come intervallati in modo regolare l’uno dall’altro.

163.Che interpretazione danno Dehaene e colleghi dei loro risultati rispetto alla questione della tesi Sapir-Whorf.

Tornando alla tesi Sapir-Whorf, sembrerebbe che i risultati sperimentali offrano una visione sfaccettata. Da una parte non è necessario parlare una lingua che abbia termini per numeri per svolgere operazioni mentali che a prima vista potrebbero sembrare culturalmente determinate, come il mapping spaziale di numerosità. D’altra parte, la forma del mapping sembra essere fortemente dipendente dalla cultura. Senza una lingua con un ricco vocabolario numerico nemmeno gli adulti sanno fare un mapping lineare. Però i mundurukú che avevano ricevuto un’istruzione rudimentale in portoghese e quindi conoscevano i numeri da 1 a 10 avevano una prestazione logaritmica con i numeri in mundurukú, ma una prestazione lineare con i numeri in portoghese. I ricercatori interpretano le prestazioni di questo gruppo di mundurukú come un’evidenza che va contro la tesi Sapir-Whorf almeno nella sua versione più forte. Infatti è bastata una limitata esposizione al sistema dei numeri per attivare il mapping lineare. Se le lingue fossero gabbie che limitano la nostra capacità di pensiero, non ci aspetterebbe una transizione così veloce da una sistema all’altro.

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