Domande esame museologia Unifi, Domande di esame di Storia. Università degli Studi di Firenze
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Domande esame museologia Unifi, Domande di esame di Storia. Università degli Studi di Firenze

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Alcune domande d'esame sviluppate. Non sono tutte le domande d'esame, ma molti argomenti cruciali del corso di Museologia della prof.ssa Pegazzano dell'Università di Firenze
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Domande su temi generici

1) NASCITA DELLA COLLEZIONE Si iniziò a riconoscere il valore estetico degli oggetti raccolti, nel momento in cui questo apprezzamento sia svincolato da motivi di culto/rappresentazione della potenza, diviene l’elemento distintivo del collezionismo che costituisce la preistoria del museo moderno. Nel XII secolo l’abate Surger di Saint Denis raccoglieva l’arte sacra con capacità taumaturgiche; fra VIII e XI secolo avvenne la Renovatio Carolingia con Federico II di Svevia. Fra ‘300 e ‘400 il mondo classico è l’esempio su cui modellare la propria vita. A Roma il collezionismo era orientato verso l’antichità, erano i papi a collezionare, i quali sentirono per primi la necessità di tutelare il patrimonio archeologico; le prime leggi vennero fatte da: Martino V e Pio II (volte alla protezione delle antichità di Roma), Niccolò V (decoro per la città degradata dopo lo scisma avignonese), Sisto IV (vigilanza delle opere custodite nelle chiese vietandone la vendita), Leone X (incarica Raffaello come ispettore), Paolo III (commissione per le antichità), Gregorio XIII (vincolo sui beni privati di interesse storico-artistico e necessità della loro manutenzione in quanto patrimonio collettivo), Alessandro VII (materia di scavi).

2) LO STUDIOLO Viene concepito un luogo separato dall’abitazione per la riflessione, dove erano collocati gli strumenti di studio e i materiali collezionati, che in quanto testimonianze dell’antichità, favorivano il dialogo col passato. Nasce così lo studiolo nei palazzi rinascimentali del ‘400, proiezione moderna dello scriptorium d’età classica, dove, seguendo l’esempio di Petrarca ad Arquà e la sua esaltazione della vita solitaria, sarà possibile ripensare nostalgicamente a quelle epoche irraggiungibili, viste come una sorta di paradiso perduto. Gli oggetti collocati negli scaffali hanno quindi potere evocativo, sono semiofori, cioè portatori di significato, in grado di collocare il visibile all’invisibile (Pomian). Ghiberti distingue le motivazioni che portano a collezionare gli artisti e i letterati, i primi apprezzavano l’oggetto antico a livello estetico, fonte di ispirazione e stimolo alla creatività, mentre per gli altri hanno da un lato la funzione evocativa e dall’altro gli aspetti filologici per approfondire gli studi. Su un piano diverso si collocano gli studioli delle grandi dinastie nobiliari, elemento distintivo dell’ambiente era la decorazione, che doveva esaltare il committente. Lo studiolo di Leonello d’Este nel palazzo Belfiore di Ferrara (residenza estiva, finito poi da Borso), distrutto nel ‘600, è l’esempio di rapporto strettissimo fra committenza, scelte iconografiche e realizzazione pittorica con le nove Muse, protettrici delle arti, si identificavano anche con le virtù e il buongoverno del marchese (decorazione totale). Nello studiolo di Federico da Montefeltro di Urbino troviamo la serie di uomini illustri antichi e contemporanei, tarsie con figurazioni di libri e armature, che mostrano l’immagine del committente come uomo di studi e valoroso condottiero. A Firenze Cosimo il Vecchio aveva uno studiolo decorato con 12 tondi della Robbia raffiguranti i Mesi (oggi conservati a Londra). Dipinti religiosi e oggetti sacri si mischiavano a preziosi materiali profani tra i quali spiccava la raccolta di gemme, cammei, pietre incise. Isabella d’Este fu l’unica donna rinascimentale a possedere uno studiolo, ella aveva un “desiderio insaciabile di cose antique”, commissionò la decorazione a Mantegna e Perugino.

3) DEFINIZIONE DI MUSEO NEI SECOLI Musaeum dal greco mouseion (luogo delle Muse), ne parla Strabone nel III secolo d.C. riguardo alla Biblioteca di Alessandria. Paolo Giovio usa il termine Museo per indicare un luogo deputato all’esposizione delle opere d’arte nel 1543, intendeva: edificio, programma iconografico, collezione, un luogo monumentale per una larga cerchia di persone, dove si sviluppava la conoscenza, prima che la conservazione (costruzione adatta è la galleria). Nel 1762 entra nel dizionario dell’Accademie, come “luogo dedicato alle Muse”. Viene definito dall’ICOM nel 1951 e nel 1975. Si trova nel primo nome del Louvre. Il museo degli anni ’90 è il museo di massa, questo termine entra nel mondo moderno quando abbiamo un nuovo rapporto fra oggetti, collezione e ambiente.

4) MUSEI ITALIANI E TEDESCHI DEL ‘700

Nel 1734 vengono creati i Musei Capitolini: Accademia e Pinacoteca a Palazzo Nuovo, di fronte al Palazzo dei Conservatori di Michelangelo con la donazione di Sisto IV e l’acquisto della collezione del cardinale Alessandro Albani, fratello del papa Clemente XII, preoccupato per l’emorragia di statue antiche a favore di acquirenti stranieri (Editto Annibale Albani del 1733 - protezione del patrimonio archeologico e artistico, secondo il principio della pubblica utilità; nel 1726 aveva vietato gli scavi clandestini). Nasceva così la prima raccolta pubblica di antichità, ordinata secondo nuclei tematici. [MUSEI CAPITOLINI: furono aperti al pubblico nel 1734 con Clemente XII, è considerato il primo museo al mondo, luogo in cui l’arte era fruibile a tutti, non solo ai proprietari. I palazzi sono collegati da una galleria lapidaria sotterranea. Troviamo anche il cortile. Da uno scalone si accede all’appartamento dei conservatori, formato da 9 sale. La pinacoteca si trova al secondo piano. Nel palazzo nuovo è presente un cortile, la sala egizia, lo scalone porta alla galleria statuaria. Ricordiamo il gabinetto di Venere, la sala dei filosofi, la sala dei Fauno, quella del Galata]. Nel 1746 viene creato il Museo Maffeiano di Verona, specialistico, interamente dedicato all’esposizione di epigrafi, per la maggior parte provenienti dal territorio veronese. Maffei definiva numismatica ed epigrafia “antichità parlanti”, prezioso supporto della ricerca storica, purché si studi sugli originali. Abbandonava l’estetica barocca a favore del razionalismo illuminista con l’idea della galleria progressiva, che mostra passo passo la progressione dell’arte del disegno. Fra 1753/1759 il British Museum, su volontà del Parlamento inglese, è il primo museo pubblico nazionale di aspirazione enciclopedica. L’originaria vocazione scientifica cedette il passo alla connotazione archeologica. Nel 1770 circa uno dei primi edifici con specifica destinazione museale fu costruito a Kassel per ospitare la collezione enciclopedica di Federico II, l’esposizione procedeva per tipologie. Il prospetto del Museo Federiciano introduce il tema del tempio classico nella progettazione museale. Nel 1769 apriva al pubblico la Galleria degli Uffizi con i Lorena con scopi didattici. Primo direttore fu Pelli Bencivenni aiutato dall’abate Lanzi. Nel 1759 aprì il Museo di Capodimonte allestito a “quadreria” ordinato per generi, per autori e scuole pittoriche nazionali. A Vienna e Dusseldorf troviamo esposizioni a “quadreria”. Il museo Pio-Clementino di papa Clemente XIV e Pio VI, si trova nella palazzina quattrocentesca del Belvedere, su progetto di Dori e poi Simonetti (tre grandi sale voltate a pianta centrale, entrata separata per il pubblico e sala centrale rotonda che riprende il Pantheon). Il museo si poneva all’insegna del “riuso” delle costruzioni esistenti e del recupero dei materiali. Si tratta di un progetto inorganico: si veda l’orientamento irregolare, la mancanza di una facciata, l’architettura basata sugli interni. Non era aperto al pubblico, ma facilmente visitabile per chi ne avesse interesse. Ricordiamo anche il Museo di Dresda con nuovo ordinamento per scuole.

5) NASCITA DELLA GALLERIA [Studiolo: palazzi rinascimentali del ‘400; galleria d’antichità: residenze principesche/cardinalizie del ‘500; quadreria: palazzi nobiliari del ‘600/’700; museo civico – Italia postunitaria, collezioni legate alle città, conservazione memorie cittadine, potere della Chiesa ridimensionato]. Lo studiolo, primo luogo che conservava opere d’arte, viene soppiantato dalle gallerie. Agli Uffizi Francesco I passa dallo studiolo alla galleria alla fine del ‘500 (allestimento ad incrostazione). La galleria è il luogo più rappresentativo della dinastia, è il luogo dove vengono ricevuti gli ambasciatori. Le radici della galleria contemporanea sono nell’antica Grecia, ad Atene. Tra i Propilei erano esposti dipinti con significato sacro. Inizialmente la galleria è un loggiato, da una parte è aperta e da una chiusa dove si esponevano le opere. Venne ripresa dai Romani e codificata da Vitruvio, il posto migliore dove esporre le grandi pitture perché si passeggia e si guarda, permette di esporre le opere in sequenza (modo funzionale ad imparare). Frintz afferma che la genesi della galleria sia da trovarsi in Francia. Forse le lunghe gallerie erano nate nei castelli del ‘400/’500. E’ quando la loggia incontra la galleria che iniziano le gallerie moderne. La Galleria di Fontainbleau (lunga circa 30/40m) fu commissionata da Francesco I a Rosso Fiorentino e Francesco Primaticcio per contenere affreschi con cornici di stucco, per effetto “finti quadri”. Mentre in Francia c’è la galleria in Italia troviamo la loggia, come quella del Vaticano di Raffaello. Nel 1519 il Papa posiziona nella loggia le opere tenute nel Guardaroba ed apre la prima esposizione pubblica. A Mantova il passaggio da loggia a galleria avviene al Palazzo Ducale, nella

Galleria dei Mesi. Il passaggio inizialmente avviene chiudendo le finestre, cambia nome in Galleria dei Marmi, l’attenzione si sposta non sulla decorazione, ma sulla struttura. La Galleria Sabbioneta (ramo laterale dei Gonzaga) poggia su arcate ed è libera, prende luce da tutte le parti, vi troviamo ritratti di uomini illustri, trofei di cervi (di tradizione nordica) e opere d’arte. La galleria ideale del ‘600 doveva contenere tutti i generi e le scuole, perché c’era stata una rivalutazione dell’arte.

7) REGGIA DI CAPODIMONTE Costruita a partire dal 1738 per volere di Carlo di Borbone per accogliere la collezione Farnese del ‘500 è formata da pitture, sculture e oggetti preziosi. E’ stata successivamente adibita a reggia fino al 1957, anno dal quale ospita il Museo nazionale di Capodimonte. Lo storico dell’arte fu Molajoli e l’architetto De Felice. Venne aperto un bar all’interno (grande novità) e una biblioteca dove si potevano trovare testi sulla pittura napoletana. Il deposito è stato ripensato, è un luogo di studio e non di accatastamento delle opere, ci sono griglie a scorrimento. All’interno è presente un laboratorio di restauro. Quindi abbiamo: servizi per il pubblico, per gli studiosi, conservazione preventiva, lucernari in vetro per il passaggio della luce naturale. Al primo piano troviamo la Galleria Farnese, le rarità (una sorta di studiolo che caratterizzava le collezioni cinquecentesche) e le opere lombarde; al secondo piano le opere napoletane dell’Ottocento con didascalie e gli appartamenti reali con il salottino di porcellana.

8) MUSEO DEL LOUVRE Prende il nome dal palazzo che lo ospita. La collezione comprende oltre 380mila oggetti e opere d’arte. Nasce dopo la Rivoluzione Francese; nel 1793 fu nominato museo centrale delle arti della Repubblica. Dal 1794 in poi le vittorie dell’esercito rivoluzionario francese fecero affluire in patria un gran numero di opere d’arte provenienti da tutta Europa, con l’obiettivo di trasformare il museo in uno dei più importanti del continente. Particolarmente significativo fu l’arrivo nella collezione dei capolavori provenienti dall’Italia. Il palazzo fu restaurato e inaugurato nel 1800, per essere poi ribattezzato Musée Napoléon nel 1802. La collezione continuò a crescere sotto la direzione di Vivant Denon, grazie ad acquisizioni. La Grande galerie, di oltre 400m, fu adattata dall’architetto di Napoleone, Fontaine, e fu pronta per il matrimonio imperiale del 1810. La galleria era divisa in tre sequenze: scuola francese, scuole del Nord e scuola italiana. La collezione si ridusse però notevolmente quando quasi tutte le opere acquisite durante la guerra dovettero essere restituite (circa 5mila) dopo la sconfitta di Napoleone (De Quincy nelle Lettres à Miranda parla dell’illegittimità delle requisizioni in difesa della conservazione delle opere d’arte nei luoghi d’origine). Per iniziativa del presidente Mitterand fu sottoposto a lavori di rifacimento e ampliamento negli anni ‘80/90, secondo il progetto denominato Grand Louvre, che comprende la caratteristica piramide di vetro e acciaio nel cortile principale, progetto di Ming Pei.

11) MUSEI DELL’OTTOCENTO L’Ottocento è il secolo dei musei, che si sviluppano dopo la caduta di Napoleone. Nacquero molti musei privati aperti al pubblico, che verranno poi lasciati allo Stato. In Germania il museo diviene edificio simbolo della città: a Monaco viene costruita da Von Klenze la Glyptothek (il museo archeologico in cui le opere erano ordinate cronologicamente, ma si trattava di un museo elitario, che aveva eliminato le didascalie e la presenza di una sala per banchetti/ricevimenti confermava il legame col cerimoniale di corte) il cui prospetto inaugurerà la lunga sequenza di edifici ispirati all’architettura classica, si tratta dei musei-tempio. Nel 1836 venne conclusa l’Alte Pinacothek col tema di fondo della galleria, in un palazzo rinascimentale italiano, che usava luce naturale zenitale. La Neue Pinacothek fu il primo museo d’Europa votato alla modernità destinato a contenere una collezione di arte contemporanea tedesca, segno forte di identità nazionale. Negli stessi anni sorgeva a Berlino l’Altes Museum di Shinkel, un museo che raccoglieva le collezioni del re, a libero accesso. Questo edificio è il primo a far parte di quella zona che poi ha preso il nome di Museuminsel (Isola dei musei), uno dei più importanti complessi museali del mondo. Alle spalle di questo museo sorgeva il Neues Museum destinato all’archeologia greco-romana di Stuler. Commissionato sempre allo stesso architetto fu la Nationalgalerie per accogliere le collezioni

d’arte tedesca. Il complesso dell’Isola comprende anche: Kaiser Freidrich Museum e Pergamonmuseum. A Roma papa Pio VII affidava a Canova l’allestimento di una nuova sezione per le sculture antiche, venne creato il Museo Chiaramonti, il Braccio Nuovo che taglia trasversalmente cortile e biblioteca e la Pinacoteca Vaticana. A Parigi il Museo di Cluny offriva una collezione interamente dedicata all’arte medievale in un edificio del ‘400 allestito da Lenoir che inaugurava il tipo di museo “romantico”. In Spagna il Museo del Prado venne ricostruito da Villanueva come esempio della museografia neoclassica. Nel 1824 il Parlamento inglese istituì la National Gallery, che cambiò l’assetto urbanistico di Trafalgar Square. A Vienna la tipologia neobarocca trova il suo massimo sviluppo: vennero costruiti due musei gemelli uno dedicato all’arte ed uno alle scienze naturali. Gli USA si differenziano per la vocazione educativa e l’intrattenimento. Molto apprezzati erano i musei legati all’Indipendenza americana come la Yale Art Gallery. Fu nell’ottavo decennio dell’Ottocento che nacquero i più famosi musei americani: Metropolitan Museum di NY, il Fine Arts di Boston, il Museum of Arts di Filadelfia, l’Art Institute di Chicago. Nacquero dall’iniziativa privata di ricchi personaggi influenti, la conduzione di questi musei era quindi secondo logiche privatistiche.

12) ISOLA DEI MUSEI DI BERLINO Si trova nella parte settentrionale dell’isola della Sprea, nel centro di Berlino. I musei dell'Isola furono costruiti nell’arco di un secolo (1822-1930), su un’area precedentemente paludosa, e parzialmente occupata da attività industriali e portuali. Il museo più antico dell’isola è l’Altes Museum. Nel 1855 venne completato il Neues Museum. Durante la seconda guerra mondiale venne praticamente raso al suolo (si salvarono solo alcuni dei muri perimetrali) ed è stato ricostruito su progetto dell'architetto Chipperfield e riaperto nel 2009. Raccoglie i reperti di arte egiziana e preistorica. Nel 1876 venne completata la Alte Nationalgalerie. Nel 1907 venne aperto il Bode Museum, chiamato Kaiser Friedrich Museum, situato sull’estremità settentrionale dell’isola e facilmente riconoscibile per la cupola in rame scuro. Vi sono esposte sculture ed opere artistiche dell’arte bizantina e romana. L’ultimo dei musei ad essere costruiti è anche quello più conosciuto, il Pergamonmuseum, ultimato nel 1930: il quale ospita edifici monumentali ricostruiti a dimensioni naturali, come l’altare di Pergamo o la porta del mercato di Mileto.

13) MUSEI DI ARTE APPLICATA E MUSEI PER LA SCIENZA A partire dalla seconda metà dell’Ottocento nella più grandi capitali europee, Londra e Parigi soprattutto, ebbero luogo grandi esposizioni. La Great Exhibition of the Works of Industry of All Nations si inaugurò in Hyde Park nel 1851, gli oggetti esposti erano più di 100mila e riflettevano il ciclo produttivo. L’edificio fu progettato da Paxton era in vetro e ferro con pezzi modulari che permettevano il montaggio e lo smontaggio di ogni sua parte - monumento alla modernità. Venne creato il Museo dei Manufatti con gli oggetti dell’esposizione su iniziativa di Cole. Venne poi costruito il South Kensington Museum, che prevedeva un ristorante, illuminazione a gas, apertura serale per lavoratori - democratizzazione dell’arte. A Torino, affiancato all’Istituto Tecnico nacque il Museo Civico di Arti Applicate all’Industria. A distanza di pochi decenni musei del genere nacquero a: Napoli, Milano, queste istituzioni si proponevano finalità didattiche - il pubblico era per lo più quello operaio. Insieme ai musei di arti applicate e a quelli industriali ebbero grande impulso quelli naturalistici, organizzati su basi scientifiche moderne, lontani dal concetto di meraviglia.

14) GEORGES HENRI RIVIERE Si laureò in studi museali all’Ecole du Louvre. Divenne vicedirettore del Trocadero, che venne modernizzato e aperto al pubblico come Musee de l’Homme nel 1938. Era molto interessato alle spedizioni e al materiale etnografico. Nel 1937 crea il Museo di arti e tradizioni popolari a Parigi. Fra 1948 e 1965 diviene il primo direttore ICOM. Nel 1989 pubblica in “Museologia”. Ha elaborato la nozione di “patrimonio territoriale” intendendo l’insieme di storia, archeologia, etnografia di un territorio. Nel percorso espositivo del museo ci deve essere dialogo costante, non devono essere raggruppati per tipologie - concetto del musée discours ordinato secondo criteri diversi dal

tradizionale musée collection, che troverà ulteriore sviluppo nell’ecomuseo. Nel 1971 enuncia con De Varine il concetto di ecomuseo, che cerca di ritrarre le civiltà nei loro ambienti naturali. Tenne negli anni ’80 la prima lezione di Museologia al Louvre.

15) ECOMUSEO Questo termine venne coniato in Francia nei primi anni ’70 del ‘900 nell’ambito delle teorizzazioni dei museologi De Varine e Rivière. Si tratta di un museo rivolto alla comprensione e alla salvaguardia di un’identità culturale. Approfondisce il legame con la civiltà espressa da un territorio facendo diventare quest’ultimo e le sue produzioni materiali e immateriali, il bene stesso da tutelare. Lo spazio di riferimento non è più l’edificio bensì l’ambiente, rurale o urbano, che ospita il patrimonio culturale. Il concetto di pubblico viene sostituito con quello di comunità. Presuppone una partecipazione attiva dei visitatori, per i quali vengono predisposte visite interattive e percorsi tematici. In Italia l’esperienza degli ecomusei ha il suo epicentro in Piemonte, senza dimenticare quello delle genti di Abruzzo a Pescara.

16) DIDATTICA MUSEALE Nel 1899 Brown Goode teorizza la nascita dell’Educational museum, un museo insieme a biblioteche e laboratori per la scuola. Nel 1917 Cotton Dana crea il Newwark Museum, museo come servizio alla comunità migliorato nel design, lo scopo è l’entertainment, importanti sono le esposizioni temporanee (con didascalie e pannelli esplicativi, per il nuovo pubblico, desideroso di non essere escluso dai circuiti della cultura, ma bisognoso di essere guidato). Vuole dedicare musei all’infanzia: a Brooklin nasce il primo museo dei bambini come forum ed esperienza pratica. Nasce a Filadelfia il Please touch museum. Nel 1954 nasce sotto il patrocinio dell’UNESCO l’INSEA (International Society for Education Through Art). Alla GNAM, Bucarelli apre un museo per tutti con visite guidate. Nel 1935 viene aperta la prima sezione didattica a Brera, la Wittgens apre anche la sera, collabora con scuole, organizza corsi di educazione artistica nei quartieri [PINACOTECA DI BRERA: galleria nazionale di arte antica e moderna, situata nell’omonimo palazzo, che ospita anche altre istituzioni quali biblioteca, osservatorio, orto botanico, accademia delle belle arti. Il nome deriva dal quartiere situato in una zona suburbana in un antico convento. Il percorso si apre con la Galleria dedicata a due cicli di affreschi. Con Napoleone il museo intendeva esporre le opere più significative dei vari territori conquistati. Nasce, quindi, dal collezionismo politico di Stato. Nell’ ‘800 a seguito delle soppressioni religiose vi confluirono molte opere, per questo vi troviamo una prevalenza di dipinti sacri]. Nel 1970 viene aperta una sezione didattica agli Uffizi, la Fossi organizza visite guidate per le scuole, che lasciano libertà, non sono solo nozionistiche. Negli anni ’60 Paola della Pergola nella Galleria Borghese organizza visite guidate, va direttamente nelle borgate, si interessa ai tipi di conoscenza che c’erano, facendo fare questionari (democratizzazione del museo). Nel 1973 nasce una sezione didattica al Poldi Pezzoli, vengono fatte visite guidate per temi, mediante l’uso di diapositive. Nel 1977 viene istituito a Brera il laboratorio del loggiato con Munari - concetto di giocare con l’arte. Il museo tattile statale “Omero” ad Ancona, è il primo dedicato ai non vedenti, che dal 2012 ha una nuova sede, la sua missione è un’esperienza museale diversa (dopo, anche in altri musei, vengono fatti percorsi per non vedenti, Uffizi, MART). La pedagogia americana dava molta importanza al museo, al pari della scuola. Fu al convegno di Perugia del 1955 che si inquadra la didattica del museo nell’ambito della museologia.

17) MUSEI DI AMBIENTAZIONE DEGLI ANNI ‘20 La period-room, cioè la “sala d’epoca” è tipica dei musei americani, creata per contestualizzare più facilmente le opere svincolate dalla loro destinazione originaria, si tratta dell’accostamento di materiali della stessa epoca riuniti in modo da ricostruire l’ambiente per il quale ogni oggetto era stato creato. La casa-museo di Gian Giacomo Poldi Pezzoli era già aperta al pubblico mentre ci abitava, l’allestimento delle sale è rievocativo, il gusto è eclettico (mescolanza di periodi artistici e di epoche differenti). Il Museo Bagatti-Valsecchi è rinascimentale con opere (sia vere che false) e arredi del ‘400. Ricordiamo il Museo Stibbert. Franchetti acquista la Ca’ d’Oro a Venezia, allestimento del 1928, che non si discosta da quello ottocentesco, la sua opera più famosa del

Mantegna viene ambientata. Del 1924 è la Galleria Davia Bargellini allestita da Malaguzzi Valeri a museo d’ambientazione, ebbe molto pubblico. Il Museo di Palazzo Venezia a Roma non venne mai aperto al pubblico, Hermanin fece un museo medievale, sede del governo fascista (“museo negato”, fatto per il pubblico, ma mai aperto). Veniva usato da Mussolini per ricevere gli ospiti, magnificava il suo potere. La sala del Pappagallo era rinascimentale con oggetti veri e falsi. Il Museo civico di Castelvecchio è di ambientazione, poi profondamente cambiato. Da castello degli Scala del ‘300 divenne caserma, il comune incaricò l’architetto Forlati per ricreare ambienti rinascimentali. Tutto il lavoro venne spazzato via da Scarpa. A Firenze, a Palazzo Vecchio, venne allestita la Sala degli elementi (1921) e vennero commissionati mobili in stile rinascimentale. Nel 1924 apriva a Boston la casa-museo di Isabella Stewart Gardner, ancora ammirabile secondo la sua disposizione, come aveva scritto nel suo testamento.

18) DIBATTITO SUL MUSEO DEL ’900 L’attenzione per il museo, anche come veicolo di comunicazione di massa, non destinato esclusivamente a studiosi e conoscitori, si intensifica fra le due guerre all’interno della Società delle Nazioni. Venne creata da Bergson la CICI (Commissione Internazionale di Cooperazione Intellettuale) con lo scopo di promuovere scambi culturali fra gli stati membri. L’OCI (Organizzazione di Cooperazione Internazionale, antenata dell’UNESCO) era un comitato sovranazionale che abbracciava tutti i campi del sapere. Focillon creò l’OIM (ufficio internazionale dei musei) nel 1926, con scopo l’indagine museografica. Il museo è il luogo del confronto, laboratorio per lo studio comparativo delle testimonianze visive di una civiltà. Deve saper conciliare le domande dello studioso con le curiosità del nuovo pubblico. Nella rivista Museion (bollettino dell’ufficio internazionale dei musei, prima rivista internazionale di museografia destinata a storici dell’arte, direttori dei musei, conservatori) afferma la necessità di svecchiare gli allestimenti in favore di una presentazione delle opere meno affollata, senza elementi decorativi, creazione di percorsi più flessibili, illuminazione, climatizzazione, servizi al pubblico. Stein propone due percorsi differenziati per studiosi e grande pubblico. Le opere andranno suddivise a seconda che si tratti di capolavori o di opere di documentazione. Il suo museo immaginario è una struttura ottagonale con pareti mobili (flessibilità). Nel 1927 la Società delle Nazioni aveva bandito un concorso per la realizzazione di un centro culturale internazionale, che includesse un museo dedicato al sapere universale. Le Corbusier, anche se sconfitto, fu il vincitore morale. Propose un edificio a forma piramidale - idea del museo a crescita illimitata, struttura in netta contrapposizione con i musei classici ottocenteschi. La costruzione si basa sulla combinazione di moduli quadrati con illuminazione zenitale. Ad Atene avvenne la prima Conferenza Internazionale sulla Conservazione dei Monumenti Storici, che elaborò un decalogo: la Carta di Atene (1931), che rifiutava integrazioni e rifacimenti in stile. Nel 1934 si svolse la Conferenza di Madrid (questa sede venne scelta per il recente riordino del Prado): Ojetti parla delle mostre temporanee: al museo, fuori dal museo, monografiche, con nuove acquisizioni del museo - modo migliore per attirare il pubblico, con materiale ausiliario dettagliato. Paribeni parla dell’adattamento a museo di edifici antichi - le opere non vengono create in contesti neutri, spesso vengono commissionate per precisi luoghi. Giovannoni preferisce la qualità alla quantità - i percorsi devono divenire più semplici e chiari, per non annoiare, ma devono garantire silenzio per gli studiosi.

19) RINNOVAMENTO DEGLI ANNI ’50 Ci fu una voglia di ripartire, una spinta da parte degli storici dell’arte, alle distruzioni della Guerra si colse l’occasione per applicare novità. Fra le caratteristiche della museologia rinnovata: diradamento e isolamento dell’opera, climatizzazione, illuminazione, didattica museale. Avviene una collaborazione fra architetti (aperti anche alle esperienze estere, possedevano quella modernità che necessitava il museo italiano) e storici dell’arte. Ci fu la prima mostra di museologia all’XI Triennale di Milano del 1957 (3 parti: storia del museo, soluzione espositive, foto dei musei italiani rinnovati). Fra i nomi di spicco: Carlo Scarpa, veneziano privo di una formazione accademica, che lavorò al Museo Corner al Palazzo Abatellis di Palermo, al Museo di Castelvecchio, alla Galleria dell’Accademia di Venezia. Franco Albini operò a Genova al Palazzo

Bianco, al Palazzo Rosso e al Museo del Tesoro di San Lorenzo, formato da tre camere principali a pianta circolare. Era per un allestimento pulito e lineare, per i supporti leggeri, progettò sedie per osservare comodamente le opere d’arte, l’illuminazione naturale prevedeva la presenza di tende velate [FRANCO ALBINI: laureato in Architettura al Politecnico di Milano, fece molti viaggi in Europa. Il Palazzo Bianco di Genova (Palazzo Brignole), oggi patrimonio dell’UNESCO, è una pinacoteca, allestita secondo il razionalismo italiano finalizzato al recupero storico, che venne aperto al pubblico nel 1950. Tratta la pittura europea dal ‘500 al ‘700, soffermandosi su pittori genovesi, fiamminghi, francesi e spagnoli]. A Milano vennero riallestiti i musei del Castello Sforzesco dal gruppo BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peresutti, Rogers; artefici del rinnovamento del Dopoguerra - contestualismo architettonico, cioè necessità da parte dell’architettura di tener conto delle preesistenze ambientali. Fra gli obiettivi principali il coinvolgimento del pubblico, il dialogo tra ambiente storico e oggetti. Gli Uffizi furono riaperti nel 1946, ci furono cambiamenti col nuovo direttore Salvini, che ordinò le opere non per scuole, ma cronologicamente. Alcune sale vennero riallestite dagli architetti: Michelucci, Scarpa e Gardella, con l’idea di evocare la collocazione originale. Si utilizzò cotto e pietra serena, elementi toscani. E’ rimasto l’allestimento di Scarpa, tranne il Crocifisso di Cimabue che dopo l’alluvione del ‘66 venne riportato in Santa Croce. [CARLO SCARPA: studiò all’Accademia delle Belle Arti e ricevette la laurea in Architettura honoris causa. La luce costituisce il suo strumento critico architettonico, si contrappone al Movimento Moderno, dando importanza all’oggetto piuttosto che all’architettura. Nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia diradò le opere, eliminò la tappezzeria e gli intonaci lavorati, le opere erano posizionate in modo da evitare le simmetrie, si preferiva la luce naturale schermata da tende pieghettate - teatralizzazione dell’opera. Scarpa lavorò anche al riallestimento del Museo Correr di Messina]. La reggia di Capodimonte è simbolo della museologia rinnovata. Accanto al riallestimento dei musei statali inizia la costruzione di nuovi edifici o vecchi molto rinnovati per l’arte contemporanea, di influenza americana. Fra i più noti: PAC a Milano progettato da Gardella con pareti mobili; Galleria civica d’arte moderna di Torino in un nuovo edificio, realizzato con il primo concorso pubblico vinto da Bassi e Boschetti, con sala conferenza; GNAM di Roma di Bucarelli sul modello del MoMA con mostre di riproduzione di arte (fotografia).

20) IL MUSEO VERSO IL XXI SECOLO Argan elogia la flessibilità affermando che l’ordinamento ideale è quello che si presta ad essere continuamente scomposto e ricomposto, l’architettura non deve prevaricare l’opera d’arte, l’unica vera protagonista del museo. A NY nacque il Guggenheim Museum di Wright, sul modello del museo a crescita illimitata di Le Corbusier, un edificio minimalista fatto da pannelli mobili. Questo tipo di museo prende il ruolo di landmark, immagine di un quartiere o di un’intera città. La Neue Nationalgalerie di Berlino è stata fatta da Rohe nel 1968, formata da una grande vetrata che deve dialogare col paesaggio. Il MoMA, infatti, era stato concepito come la vetrina di un grande magazzino (problemi allestitivi - la funzionalità del museo soccombe di fronte all’architettura). A Parigi nel 1977 venne creato il Centre Pompidou, per rilanciare la Francia nell’ambito dell’arte contemporanea. Si tratta di un parallelepipedo vetrato sostenuto da strutture in acciaio, con tubature colorate a vista; il progetto era di Piano e Rogers. Si cerca di annullare il confine tra vita quotidiana e spazio sacrale del museo. All’interno ci sono vaste zone destinate all’accoglienza. Ebbe una ricaduta positiva su tutto il quartiere. La Pyramide del Louvre fa parte delle installazioni che sono divenute simbolo del museo e segno della modernità. Il Getty Center di LA di Maier dà l’idea di una cittadella della cultura, lontana dai rumori cittadini. In stretta simbiosi con la città il MuseumQuartier di Vienna del 2001 - progetto di riqualificazione urbana del distretto del Neubau. Lo stesso è avvenuto a Bilbao, il Guggenheim Bilbao Museoa ha risollevato le sorti del capoluogo basco. In Italia sono rarissime le costruzioni nuove come: MAXXI di Roma e il MART di Rovereto di Botta, si tratta di un museo dedicato anche alla ricerca, è relazionale. Incoraggia il deposito di opere degli artisti contemporanei. Recupera l’idea di agorà. L’Anacostia Community Museum è un museo di quartiere, uno spazio aperto destinato all’incontro, si trova a Washington DC, ed è stato il primo ad esser stato finanziato dal governo federale USA nel 1967.

21) MoMA Nacque fra 1937/39 su supporto del magnate Rockfeller, era una struttura in vetro, il museo prosegue anche nel giardino, gli architetti furono Goodwin e Stone. Nel 2004 è stato fatto un ammodernamento dall’architetto giapponese Taniguchi (dopo il rinnovamento i visitatori annui sono saliti a circa 2,5 milioni). Prima della sua formazione: nel 1913 venne fatta l’International Exhibition of Modern Art, ripetuta anche nel 1926 organizzata dalla Societe Anonyme di Duchamp e Drayers. Con il supporto dalle “ladies”: Bliss, Sullivan e Rockfeller con il museologo Alfred Barr (a suo avviso l’arte contemporanea ha la stessa dignità di quella antica) nel 1919 la sede del MoMA è sulla 5th Avenue, dove erano presenti solo stampe, perché si voleva esporre solo il presente. Fra 1939/40 viene organizzata una mostra su Picasso. Per quanto riguarda i servizi al pubblico: bookshop, bar, giardino; venivano organizzate mostre itineranti ed erano prodotti cataloghi curati ed agevoli da sfogliare. Barr organizza visite guidate destinate a diverse fasce di pubblico. Accolse anche l’arte non canonica come disegni, fotografie, oggetti d’arredamento.

22) PARCHI-MUSEO DI SCULTURA Stiamo parlando di creazione novecentesche, ma di origine antica. Ricordiamo: Villa Adriana a Tivoli, Palazzo Medici Riccardi, giardino di San Marco a Palazzo Pitti, giardino Della Valle a Roma, parco del Pratolino (Villa Demidoff). La definizione di parco-museo di scultura è degli anni ’90 ed è stata codificata da Massa, si tratta di un fenomeno con una precisa intenzionalità di integrazione permanente dell’arte contemporanea nel contesto storico-naturale, considerato come valore diffuso. Abbiamo un rapporto fra concetto di museo, e quindi di produzione artistica e quello della salvaguardia ambientale. Componente importante è il site-specific delle opere, concetto degli anni ’60 nato in Germania, fenomeno diffuso in tutto il mondo, ma soprattutto in Toscana. Il collezionista fa realizzare opere di questo tipo per sé. Si tratta di spazi pubblici fatti arredare da artisti - spazi arte (diversi dal giardino d’artista, realizzati da singoli artisti con le proprie opere). Crispolti afferma che non si ha arte ambientale se manca una progettazione specifica, ci vuole intelligenza nei rapporti spaziali, è necessaria un’intrusione dialetticamente attiva entro un contesto ambientale dato. Brancusi crea la Tavola del Silenzio in Romania nel 1938, un luogo pubblico in cui le opere caratterizzano il parco, ma non sono connesse all’ambiente circostante. La Toscana fu una delle prime a creare questi giardini, come la Fattoria di Celle (Pistoia), dove vari artisti hanno fatto installazioni ad hoc. Nel 1979 venne fatto il Giardino dei Tarocchi a Capalbio da De Saint Phalle, i materiali e le maestranze sono del posto (interazione ambiente naturale e culturale). Nel 1958 venne creato un giardino a tema: quello di Pinocchio a Collodi. Dal 1986 si diffonde il movimento Art in Nature, che organizzava ciclicamente una manifestazione Arte Sella a Borgo Valsugana, valle in cui gli artisti creavano opere che poi si distruggevano nella natura (presa di coscienza dei complessi processi naturali). Si cerca un dialogo con l’ambiente di significato ecologico. Uno dei creatori fu Leenhardt. In Scozia venne concepito il giardino come luogo poetico alla Garden Gallery e alla Finlay’s Garden, dove le realizzazioni impattano poco con l’ambiente.

23) MUSEI DELLA CITTA’ Sono un fenomeno abbastanza recente: nel 2005 è nato il comitato specifico CAMOC (International Comitee for the Collections and Activities of Museum of Cities). Già a fine ‘800 vi erano i primi musei dedicati alle città. Attraverso un museo si conserva la propria identità. Jalla è il creatore del Museo Torino, un esperimento che non ha un edificio fisso, si tratta di un museo diffuso, un’istituzione dinamica perché è la città stessa a cambiare con l’arrivo di altre culture. Ricordiamo poi: il Museum of London, che ricostruisce ambienti antichi con abiti e carrozze; a Firenze il Cortile delle Oblate, si trattava di un Museo Topografico; il Chiostro di S.Giulia a Brescia, il Lazzaretto Vecchio a Venezia; il Genius Bononiae, molto criticato perché ricerca la virtualità; il Museo Nazionale Romano.

24) ORDINAMENTI MUSEALI Ogni esposizione prevede un progetto di ordinamento ed un’interpretazione degli oggetti

coinvolti nell’operazione. Le culture di curatori, pubblico e oggetti vengono messe a confronto. Greenblatt è uno storico letterario che ha proposto due categorie per l’esposizione: 1) risonanza (aspetto emotivo) e 2) meraviglia (aspetto estetico). Egli prende ad esempio due musei: quello ebraico di Praga (evocazione/risonanza della società ebraica) e quello d’Orsay, che dà l’idea della società parigina dell’Ottocento (meraviglia/attenzione intensa). Pinna aggiunge una terza categoria: la museologia razionale (soprattutto nei musei scientifici, tipo di allestimento a-storico) che prevede oggetti ordinati per serie e per categoria per permettere studio e confronto. I principali criteri di ordinamento (concettuali) sono: cronologico (per scuole, a partire dal ‘700 col museo Maffeiano di Verona, ma si può anche rinunciare alle scuole in favore di un allestimento puramente cronologico), tematico (a-storico, niente di nuovo dal collezionismo seicentesco, si veda a Colonia il Kolumba Museum, dove arte antica e contemporanea vengono esposte a rotazione, si rinuncia al criterio tradizionale per un’esposizione che esalti i singoli oggetti), iconografico, tassonomico, per materiali e tecniche di esecuzione. Per quanto riguarda l’esposizione fisica, tre diverse tipologie di base dell’allestimento: isolamento, relazione articolata e precisa fra gli oggetti esposti, accumulo/raggruppamento non articolato fra gli oggetti. Per quanto riguarda la comunicazione museologica sono importanti l’allestimento e l’ordinamento e la comunicazione scritta: peritestuale (didascalie) e paratestuale (segnaletica). I cataloghi sono strumenti fondamentali formati da schede che illustrano la paternità, le misure, la materia, la tecnica, lo stato di conservazione e la provenienza dell’opera. Mentre l’inventario è uno strumento utile agli studiosi e ai lavoratori. Per la comunicazione verbale ci sono le guide, i musei italiani hanno carenza di apparati comunicativi. Il curatore è colui che decide il tema, sceglie e studia gli oggetti, scrive i testi curativi, illustrativi e scientifici; mentre il museografo sviluppa un allestimento visivamente attraente e riduce i testi ove possibile. L’educatore sviluppa i programmi didattici per aiutare i visitatori a comprendere la mostra in base al loro livello di conoscenza.

25) DEFINIZIONI ICOM DI MUSEO ICOM sta per International Council of Museums, filiazione dell’UNESCO del 1948, che coordina i musei di tutto il mondo, fa incontrare coloro che lavorano in questo ambito. La definizione del 1948 dice: “La parola museo comprende tutte le collezioni aperte al pubblico di oggetti artistici, tecnici, scientifici, storici, archeologici, zoo, orti botanici, ad esclusione delle biblioteche, eccetto quelle con sale dedicate ad esposizioni permanenti”. La definizione del 1951 dice: “La parola museo designa tutta le istituzioni permanenti amministrate nell’interesse generale allo scopo di conservare, studiare e valorizzare attraverso diverse modalità ed essenzialmente esporre per diletto ed educazione del pubblico un insieme di elementi di valore artistico, storico, scientifico, tecnico, giardini zoologici, botanici, acquari..”. L’articolo 2 dello Statuto dell’ICOM del 1975 recita: “Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico (pensiero illuministico), che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente (collezioni), le acquisisce, le conserva (anche col restauro preventivo), le comunica (attraverso l’esposizione) e le espone ai fini di studio, educazione e diletto”.

23) COMMISSIONE FRANCESCHINI La Commissione d’indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio, presieduta dall’onorevole Franceschini fu istituita a seguito della legge n.310 del 26/04/1964, su proposta del Ministero della Pubblica Istruzione. Operò fino al 1967. Fece un’attenta indagine riguardo al censimento e alla stato dei beni culturali in Italia. Il prodotto di questo lavoro fu l’emanazione di 84 Dichiarazioni, la prima delle quali contiene la nozione di “bene culturale”: “tutto ciò che costituisce testimonianza materiale avente valore di civiltà”. Le dichiarazioni contenevano una ferma e chiara denuncia del degrado, dello stato di abbandono ed della scarsa valorizzazione del patrimonio culturale italiano. Serviva un personale specializzato e cataloghi. Il rapporto fu avvilente perché non furono presi provvedimenti.

24) ATTO DI INDIRIZZO D.M. 10 maggio 2001: Atto di indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei. Individua e motiva la missione del museo, fornisce gli strumenti atti a conferirgli distinta identità ed autonomia, dettaglia le sue componenti fondamentali, fissa le datazioni minime e i profili del personale, descrive le sue funzioni e gli 8 ambiti di riferimento: I) Status giuridico, II) Assetto finanziario, III) Strutture, IV) Personale, V) Sicurezza, VI) Gestione delle collezioni, VII) Rapporti con il pubblico e relativi servizi, VIII) Rapporti con il territorio. Manca un’applicazione effettiva, si tratta di norme che non incidono adeguatamente sul contesto generale, mancano organismi di vigilanza. Fu accolto con entusiasmo dagli addetti al lavoro. Il documento è flessibile ai vari musei. Costituisce l’unico testo-guida condiviso per la gestione museale. L’Atto di indirizzo ha sistematizzato i profili giuridici ed economici, le forme innovative di organizzazione e di comunicazione e la funzione educativa e sociale dell’istituzione museale, elaborando norme e linee guida per una corretta gestione delle collezioni ed un’ampia apertura alla società contemporanea.

25) TUTELA IN ITALIA Con l’Editto Doria del 1802 tutte le opere mobili, pubbliche, private ed ecclesiastiche dovevano venir inventariate in modo da poterle salvaguardare. Si arrivò così all’Editto Pacca del 1820, la prima legge innovativa dello Stato Pontificio, modello per la normativa dell’Italia postunitaria - la tutela era estesa a molte tipologie di beni, regolamentava gli scavi archeologici, le esportazioni, stabiliva il principio della catalogazione, prevedeva vincoli sui beni privati, istituisce organi di controllo. Nel 1909 la Legge Rosadi stabiliva l’inalienabilità di tutte le “cose mobili e immobili di interesse storico, artistico o archeologico”. Nel 1939 furono promulgate le due leggi Bottai, che comprendevano solo beni materiali dal punto di vista estetico. Sarà la legge Galasso a dare un quadro normativo dettagliato nei confronti dei beni paesaggistici e ambientali nel 1985. Dopo la Relazione Franceschini, che aveva dichiarato il degrado e la necessità di interventi urgenti; la Papaldo parlò anche di promozione dei beni culturali. Nel 1975 venne istituito il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali (il dibattito sulla nozione di bene culturale, anche dal punto di vista economico, mise in secondo piano quella sui musei), voluto da Spadolini - bene culturale volto al largo consumo da parte di tutte le classi sociali. Russoli vedeva il museo come “arma culturale a portata sociale”, strumento per la formazione civica e individuale; fu il primo museologo italiano, che affermava che il museo non potesse essere uguale in tutti i luoghi, vista la diversità delle collezioni. Secondo Berti si devono adeguare le strutture all’aumento dei visitatori - concetto di museo vivo. Nel 2004 è stato stilato il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio: volto alla valorizzazione. Devono essere organizzate attività per promuovere la conoscenza del patrimonio ed assicurare le migliori condizioni di fruizione, talvolta prevedendo una riqualificazione.

I musei da visitare

26) GALLERIA DEGLI UFFIZI Divisa in varie sale allestite per scuole e stili in ordine cronologico, l’esposizione mostra opere dal XII al XVIII secolo, con la migliore collezione al mondo di opere del Rinascimento. Di grande pregio è anche la collezione di statuaria antica e soprattutto quella dei disegni e delle stampe che, conservata nel Gabinetto omonimo, è una delle più cospicue ed importanti al mondo. Nel 1581 Francesco I, figlio di Cosimo, decise di chiudere ed adibire la loggia dell’ultimo piano a galleria personale dove raccogliere la collezione del padre che aveva riunito nella Sala delle Carte Geografiche a Palazzo Vecchio, composta da dipinti quattrocenteschi, cammei, medaglie, pietre dure, statue antiche e moderne, oreficerie, bronzetti, armature, miniature, strumenti scientifici e rarità naturalistiche, ma anche ritratti della famiglia Medici e di uomini illustri. Rese, a partire dal 1591, tale collezione visitabile su richiesta, facendo così degli Uffizi il più antico museo d’Europa. Per meglio allestire la collezione, a partire da quell’anno stesso, Buontalenti edificò la Tribuna nel braccio lungo degli Uffizi, ispirandosi alla Torre dei Venti di Atene, descritta da Vitruvio.

Nel 1587 col Duca Ferdinando I la collezione venne arricchita con la Serie Gioviana, una raccolta di ritratti di uomini illustri intrapresa dal vescovo Giovio. Pietro Leopoldo di Lorena, aprendo la Galleria al pubblico nel 1769 e provvedendo alla costruzione di un nuovo ingresso, su progetto di Zanobi del Rosso, promosse una radicale trasformazione della Galleria, affidandone la direzione a Giuseppe Pelli Bencivenni e il riordino, completato negli anni 1780/82, a Luigi Lanzi, che seguì i criteri razionalistici e pedagogici propri dell’Illuminismo. Nella Galleria venne rimossa l’armeria, venduta la collezione di maioliche e spostati nella Specola gli strumenti scientifici; questo fatto è risolvibile in una visione razionalistica di quell’Illuminismo che distingueva la scienza dall’arte e volle concentrare negli Uffizi la pittura, separata da scultura antica e le arti minori, in opposizione all’eclettismo dei rinascimentali. Nel 1779 venne realizzata la sala del Niobe. Nella seconda metà del XIX secolo, gli Uffizi si avviarono a diventare soprattutto una pinacoteca, vennero rimosse alcune statue trasferite al Museo del Bargello e altre al Museo Archeologico. Nel 1889 il teatro mediceo venne smantellato. Separandolo in due piani e ricavandone sei sale, vennero ristrutturate le prime nel 1956 su progetto di Michelucci, Scarpa e Gardella. Nel 1969 venne acquistata la Collezione Contini Bonacossi (scultura, pittura e arte applicata). Nel 1998 il concorso internazionale per la Nuova Uscita della Galleria degli Uffizi è stato vinto da Isozaki e Maffei. Un altro progetto a lungo termine è stata la realizzazione dei Grandi Uffizi, raddoppiando la superficie espositiva grazie allo spostamento dell’Archivio di Stato dal primo piano, attingendo opere dai depositi (che sono situati all’ultimo piano) e ampliando così sezioni un po’ penalizzate dagli spazi. La Tribuna è una saletta ottagonale che rappresenta la parte più antica della galleria. Fu commissionata da Francesco I nel 1584 per sistemarvi le collezioni archeologiche e in seguito vi furono collocati tutti i pezzi più preziosi delle collezioni medicee. L’ambiente è coperto da cupola incrostata di conchiglie e madreperla e percorsa da costoloni dorati e lanterna su cui c’era una rosa dei venti. La Tribuna presenta pareti di rosso scarlatto, dato dalla tappezzerie di velluto, su cui sono appesi i quadri e mensole per oggetti e statue; lo zoccolo, oggi perduto, venne dipinto da Ligozzi con uccelli, pesci e altre meraviglie naturalistiche; al centro stava un tempietto-scrigno, ovvero un mobile ottagonale che custodiva i pezzi più piccoli e pregiati della collezione; il pavimento venne realizzato a intarsi marmorei (dopo il restauro del 2012 non è calpestabile). La Tribuna, le sue decorazioni e gli oggetti che conteneva alludevano ai quattro elementi: Aria, Terra, Acqua e Fuoco. Oggi, per quanto trasformata nei secoli, è comunque l’unica sala nella quale si può comprendere lo spirito originario degli Uffizi, cioè luogo di meraviglia dove si potessero confrontare direttamente le opere degli antichi, rappresentate dalla scultura, e quelle dei moderni, con le pitture.

27) GALLERIA PALATINA Si tratta di un museo ospitato al piano nobile di Palazzo Pitti. Si articola in 28 sale. Si tratta della “quadreria” dei Medici: l'allestimento infatti rispetta il gusto dei secoli passati (si basa sul progetto dell’allestimento dell’appartamento del granduca Ferdinando del 1675 circa), con i dipinti collocati su più file, selezionati per criteri decorativi, e non per periodo e scuole. Cronologicamente, a parte qualche eccezione, i dipinti coprono soprattutto i secoli XVI e XVII. Fu creata a fine ‘700 inizio ‘800 dai Lorena (Patto di Famiglia). La prima apertura al pubblico risale al 1833. La galleria si trova al primo piano nel braccio sinistro del palazzo. Dopo il maestoso scalone dell’Ammannati, si arriva alle sale che venivano per lo più usate dal Granduca, sia per la residenza privata, sia per le udienze pubbliche. Il percorso espositivo inizia nel vestibolo e prosegue con alcune sale dedicate alla scultura e al mobilio antico, come la sala degli Staffieri, la Galleria delle Statue e la sala del Castagnoli, oltre la quale a sinistra inizia la galleria vera e propria. Le sale seguenti prendono il nome dal tema degli affreschi che le decorano sulle volte. Il ciclo è dedicato alla mitologia greco-romana, ma celebra anche la dinastia di casa Medici secondo un preciso e articolato sistema simbolico. In particolare i soggetti mitologici rappresentano degli esempi che alludono al tema della vita e all’educazione del Principe, e rappresentano un’opera fondamentale barocca. Gli affreschi delle prime cinque sale furono realizzati da Pietro da Cortona, mentre le altre sale sono opera di artisti neoclassici della prima metà dell’Ottocento.

28) MUSEO DEL BARGELLO La sua collezione di statue rinascimentali è considerata tra le più notevoli a livello mondiale, oltre a una grande raccolta di arti applicate, organizzate principalmente per tipologia. Sorge in un palazzo che fu sede del podestà, del consiglio di giustizia e delle carceri. Il Palazzo fu iniziato nel 1255 come sede del Capitano del Popolo nella repubblica Fiorentina. Fu il primo palazzo pubblico di Firenze su progetto di Lapo di Cambio, padre di Arnolfo. Il cortile e il loggiato ospitano una collezione di stemmi in arenaria o terracotta lasciati dagli amministratori di giustizia. Nel 1840 venne recuperato il ritratto di Dante, che secondo Vasari era stato dipinto da Giotto nella Sala della Maddalena dove gli arredi ecclesiastici riproducono l'aspetto originario del luogo sacro, con oreficeria sacra e di uso liturgico, attigua vi è una sagrestia a pianta quadrata. Trasferito il carcere alle Murate fu deciso il restauro sotto la guida di Mazzei. Con il Regio Decreto del 1859 si destina il palazzo a sede di Museo degli antichi monumenti per illustrare la storia della Toscana (sul modello di quello di LENOIR in Francia - percorso progressivo cronologico, idea del progresso delle arti: dal buio medievale alla luce delle ultime sale). Nel 1865 venne inaugurato il Museo nazionale: al piano terreno vennero allestite due sale d’armi, con oggetti provenienti in parte dall’armeria medicea e dall'altra dal Guardaroba di Palazzo Vecchio, e una sala di scultura del Quattro/Cinquecento. Nel salone del primo piano trovarono posto le sculture provenienti dal salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. Successivamente dagli Uffizi, giunsero sia le sculture in bronzo e marmo, sia le collezioni di arti applicate, poi alcune di queste furono trasferite al Museo degli Argenti. Altri materiali affluirono sia da donazioni che prestiti di privati che da pubbliche istituzioni: dall'Archivio di Stato i sigilli e dalla Zecca le monete. Infine, a seguito dell'Unità d'Italia e delle conseguenti soppressioni di ordini monastici giunsero robbiane, sculture e oreficerie sacre. Del 1888 è la donazione della raccolta dell’antiquario lionese Carrand, del 1886 la Conti, del 1899 la Ressman (armi) e del 1906 la Franchetti (tessuti rinascimentali), che andarono ad arricchire il settore delle arti applicate. Duramente colpito dall’alluvione del ‘66, ha subito una serie di rammodernamenti e spostamenti. Nel 2006 ci fu un plateale furto durante l’orario di normale apertura di tre gioielli antichi della Sala islamica: adiacente alla torre, composta dai lasciti di Carrand, Franchetti, Ressman; troviamo oggetti d’avorio, armi persiane e turche, tessuti, mattonelle parietali, lampade da moschea. Ricca raccolta di metalli e tappeti islamici. Attualmente l’ingresso è al piano terra in Via del Proconsolo, dal cortile si entra nella sala di Michelangelo(4 opere), parte del nucleo duecentesco del Palazzo del Podestà restaurato da Mazzei e decorato da Bianchi secondo il gusto neogotico del tempo per accogliere le armi ora poste al secondo piano. Dopo l’alluvione furono poste le opere di Michelangelo e degli scultori fiorentini del ‘500, provenienti dalle collezione medicea. L'attuale allestimento è del 2014. Al primo piano ci sono i lavori di restauro conservativo e il recupero delle pitture parietali del XIX secolo. Si tratta della sala degli Avori (265 esposti): oggetti liturgici e manufatti di lusso profani. Quando era carcere fu divisa in due parti, questa sala venne restaurata nell’ ‘800. Accoglie parte della collezione Carrand e della recente donazione Petreni. Sono presenti anche dipinti della collezione Carrand, mosaici e lungo le pareti sono disposte statue lignee policrome di differente provenienza. Saletta del ‘300: opere di scultura e pittura del ‘300 italiano e donazione Bruzzichelli. Sala delle maioliche: disposte in vetrine, il nucleo più importante è quello delle raccolte urbinati di Francesco I e Ferdinando I. Le troviamo così disposte: maioliche arcaiche (le più antiche dalle forme semplici), valenzane (stile ispanomoresco, rivestimenti che richiamano al metallo), di Deruta (vicino Perugia, famosi i piatti da parata decorati), porcellana medicea (bianca e blu che imitava quella cinese e bacile di San Marco con decorazioni floreali), maioliche urbinati. Sala Carrand: rarità delle wunderkammer, oggetti di origine naturale, strumenti scientifici, oreficeria sacra e profana, smalti medievali e rinascimentali prodotti a Limoges, dipinti preziosi piccolo formato. Sala di Donatello: originariamente del consiglio e la più grande con le sculture del '500 di Palazzo Vecchio di Brunelleschi, Donatello, della Robbia, Michelozzo, Ghiberti etc.

29) MUSEO STIBBERT La collezione è conservata nella villa sul colle di Montughi. Nel 1906 morì Frederick Stibbert (di origine inglese, proveniva da una famiglia di militari, la sua dimora era già affiancata da un

eccentrico museo da lui creato alla fine dell’Ottocento, che rispecchiava la sua passione per armi, costumi, dipinti e arredi di ogni epoca e provenienza e il suo particolar interesse per lo stile neogotico), fece testamento. Il Museo è ora gestito da una Fondazione, istituita per sua volontà. Egli lasciò tutto il suo patrimonio museale in prima istanza alla Nazione Britannica, e in caso di rinuncia alla Città di Firenze che subentrò infatti al primo legatario. Gli obblighi, puntualmente assolti, erano di mantenere le collezioni nel luogo e negli ambienti per loro pensati e di aprire il Museo al pubblico per la conoscenza degli studiosi e l’educazione dei giovani. Vi sono circa 50mila oggetti: arazzi, quadri (inerenti ai costumi civili e militari), arredi, armeria europea, islamica, giapponese, porcellane. Dopo l’ingresso attuale ci troviamo nella Sala della malachite (questo nome deriva dal tavolo e dal cammino) era una stanza che faceva già parte del museo dove sono contenute armature rinascimentali ed europee e quadri. Stibbert è interessato alla storia del costume: collezione di armature e ritratti, per confrontare la moda civile e quella militare. Crea armonia fra contenuto e decorazione, si veda la Sala islamica con gli stucchi. Egli comprava principalmente in blocco alle aste internazionali, era conosciuto dagli antiquari. Inizia da giovane accumulando, non aveva un progetto preciso. Molte armature arrivano dall’arsenale di Costantinopoli. Con l'arrivo delle armi da fuoco le armature si fanno più leggere. Il cuore della collezione è costituito dalla Sala della Cavalcata. Dopo inizia la parte privata della villa, che inizia con la sala da biliardo. Egli mescolava tutti gli stili secondo il gusto personale. Molte delle pareti sono ancora rivestite di cuoio dipinto e cucito a mano.

30) MUSEO DELL'OPERA DEL DUOMO L'operazione di ristrutturazione è sostenuta da Timothy Verdon, che ha voluto questo rinnovamento. Prima era un museo non molto curato nell'allestimento, era godibile e poco visitato. Poi negli anni 90 c'è stata fase di rinnovamento, tutto questo è stato ricambiato oggi con questo faraonico progetto, in cui si è voluto dare una grande enfasi alla storia della facciata, ricostruita nel 2003 in occasione della mostra su Arnolfo di Cambio. L'idea di ricostruire la facciata ha preso piede fino a diventare l'idea centrale di questo museo. Facciata che assolve all'intento didattico: si vedono come erano collocate tutte le sculture, poi però Timothy Verton opta per un complesso espositivo formato da due strutture, quella storica e il teatro degli Intrepidi (teatro inglobato nel museo per maggiore spazio, nel 1998). Le strutture sono collegate, pur nel rispetto delle loro caratteristiche architettoniche storicizzate (oggi non più) costituiranno un unico spazio. Il museo dell'opera aveva depositi ampi in cui erano conservati molti frammenti che oggi hanno trovato una collocazione nel percorso. Il museo è stato creato alla fine dell'800. Il grande problema della nostra epoca riguarda la necessità di musealizzare opere d'arte e sculture conservate all'aperto che, per motivi di conservazione, non possono più esserlo, quindi si decise di collocarle all'interno del museo. Si tratta di 700 anni di opere di scultura medievale: statue e rilievi medievali e rinascimentali in marmo bronzo e argento.

Il museo composto da 28 sale. Nel Salone del Paradiso viene evocato lo spazio tra il battistero e la cattedrale e vi è collocata la Porta del paradiso e la riproduzione della facciata della cattedrale riuscendo a ricollocare delle statue nella loro posizione originale, insieme a due sarcofagi romani che erano visibili fino al Novecento. Altra sala importante è la sala della Maddalena che insieme alla cappella delle reliquie evocano uno spazio di devozione.

Per il museo è stato fatto uno sforzo di rievocazione il cui scopo era di intrattenere spettatore attraverso una spettacolarizzazione del museo e delle sue opere.

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