appunti dell'esame di psicologia dell'educazione per handicap del prof. Cottini, Schemi riassuntivi di Pedagogia. Università degli Studi di Urbino Carlo Bo
Giorgia_Caponi
Giorgia_Caponi25 ottobre 2016

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appunti dell'esame di psicologia dell'educazione per handicap del prof. Cottini, Schemi riassuntivi di Pedagogia. Università degli Studi di Urbino Carlo Bo

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domande cottini

PEDAGOGIA SPECIALE (scienze motorie) PSICOLOGIA PER L’EDUCAZIONE DELL’HANDICAP (scienze della formazione primaria)

1

1. TRIADE DEI SINTOMI DELL’AUTISMO I sintomi dell’autismo, facendo riferimento al DSM-IV, sono:

1. Compromissione dell’interazione sociale, cioè non comprendono i comportamenti non verbali; non capiscono e non comprendono l’importanza di una relazione; non condividono sentimenti quali

gioie, interessi con gli altri e portando a una mancanza di reciprocità sociale.

2. Compromissione qualitativa della comunicazione sociale, cioè ritardo o totale mancanza dello sviluppo del linguaggio parlato; difficoltà nell’iniziare o continuare un discorso autonomamente;

uso di stereotipie e ripetizioni; incapacità di simulare giochi di fantasia.

3. Interessi e attività ristrette, cioè dedizione assorbente solo a determinate azioni; sottomissione ad abitudini inutili o rituali specifici; focalizzazione su particolari oggetti o parti di oggetti.

2. ILLUSTRARE DEFICIT COMUNICATIVI DEL BAMBINO CON AUTISMO La compromissione qualitativa della comunicazione sociale è un aspetto che rientra nella triade dei sintomi

dell’autismo. Le carenze che si riscontrano nella maggior parte dei pazienti con autismo: essi sono molto

carenti nei gesti e nell’esprimersi a voce, desiderano comunicare, ma spesso non sanno come fare.

LA FUNZIONE PRAGMATICA è l’aspetto più deficitario nelle persone con autismo, essa consiste

nella TOTALE INCAPACITÁ DI COGLIERE L’IMPORTANZA E LA FINALITÁ STESSA DEL COMUNICARE,

insomma non comprendono a cosa serve comunicare e non sanno utilizzare il linguaggio in manier

appropriato, oltre che non sono in grado di coniugare la gestualità con il linguaggio, non

comprendono l’umorismo, l’ironia o significati impliciti.

COMPROMESSA è la capacità di iniziare o sostenere un a conversazione con gli altri. Le

problematiche più ricorrenti sono:

 ECOLALIA: ripetizione di parole o frasi sentite da altre persone.

ECOLALIA IMMEDIATA: ripetere parole o frasi appena udite • ECOLALIA DIFFERITA: ripetere parole o frasi udite molto tempo prima

 INVERSIONE PRONOMINALE: incapacità del soggetto con autismo di utilizzare i pronomi personali nella conversazione. Il mancato utilizzo, ad esempio, del pronome “io” al posto di “tu/voi”, poiché

c’è la carente comprensione di che ruolo hanno i vari soggetti all’interno della conversazione,

finchè non viene loro insegnato.

 COMPRENSIONE LETTERALE: le persone con autismo comprendono letteralmente tutto ciò che gli si dice senza tener conto del linguaggio non verbale oppure non riescono ad utilizzare un nuovo

concetto in un contesto differente dal quale è stato appreso.

 LINGUAGGIO IDIOSINCRATICO: utilizzo di espressioni strane e bizzarre in apparenza per nulla associabili all’ambiente nel quale ha luogo la conversazione, ma sono parole che si possono

ricollegare a una situazione passata.

 DIFFICOLTÁ DI PROSODIA, ovvero non utilizza l’intonazione per funzionalità comunicative, infatti la loro voce è monotona e cantilenante.

3. DESCRIVERE LE CARATTERISTICHE AUTISMO AD ALTO LIVELLO DI FUNZIONALITÁ (ASPERGER).

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Il DISTURBO DI ASPERGER emerge intorno ai 3-4 anni, periodo in cui lo sviluppo psicomotorio,

linguistico e intellettivo risultano abbastanza adeguati. Il disturbo comincia a manifestarsi quando si

riscontrano rilevanti difficoltà nelle relazioni sociali, di empatia con il prossimo e nella varietà di

interessi sociali. La classificazione è la stessa dell’autismo classico.

Le CARATTERISTICHE PRINCIPALI DEL DISTURBO DI APERGER sono:

GOFFAGINE MOTORIA: possono avere dei ritardi nell’acquisizione abilità motorie. Spesso sono individui visibilmente impacciati, caratterizzati da un’andatura rigida e posture bizzarre,deboli

capacità manipolatorie e deficit nella coordinazione oculo-motoria.

PROBLEMI DI EMPATIA:NON riescono a immedesimarsi nelle emozioni e negli interessi degli altri, infatti a volte possono reagire inappropriatamente di fronte a un’interazione

affettiva o anche sbagliare nell’interpretare un suo valore, mostrando un senso di

insensibilità, indifferenza o formalità nei confronti dell’espressione emozionale

dall’altra persona

INTERAZIONE SOCIALE: NON riescono ad avere interazioni sociali o non è nel loro interesse. Hanno difficoltà a inserirsi all’interno di un ambiente lavorativo.

4. PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA DEL BAMBINO A LIVELLO PERCETTIVO/ATTENTIVO.

ABILITÁ DIFFICOLTÁ

Il paziente con sindrome di autismo è DOTATO di iperselettività degli stimoli, cioè capace di direzionare gli stimoli verso uno stimolo fra i numerosi presenti o perfino solo su un aparte di esso. Essi tendono a considerare importante cose che normalmente non lo sono. Attraverso questa facoltà un bambino con autismo può essere abile a trovare le figure nascoste, costruire puzzle… In sostanza l’autismo comporterebbe un’anomala elaborazione delle informazioni complesse.

La loro realtà percettiva ha un funzionamento del tutto differente da quello degli altri individui. Le modalità percettive presenti nell’autismo porta a comprendere e interpretare il mondo in maniera diversa, attraverso un’iper o un’iposensibilità.

5. PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA DEL BAMBINO A LIVELLO MOTORIO.

Una persona con sindrome di autismo è caratterizzata da molteplici stereotipie, cioè nella ripetizione di

molteplici azioni compiute in maniera ossessiva apparentemente senza una finalità in relazione al contesto

in cui vengono effettuate. Esse si suddividono in autolesive che provocano lesioni visibili che si connettono

a sensazioni di dolore (mordersi, battere la testa, colpirsi…); non autolesive che NON si ricollegano a

sensazioni dolorose, ma hanno una finalità autostimolatoria (l’altalena, movimenti delle mani, andatura,

movimenti del capo). A tutto ciò si aggiungono i ritualismi del comportamento, che consistono nel

replicare una lunga successione di azioni senza alcun apparente scopo.

6. PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA DEL BAMBINO A LIVELLO INTELLETTIVO/MNESTICO.

Le capacità mnestiche sono pressoché intatte.

La MEMORIA ECOICA è ben sviluppata e permette ai soggetti con autismo di ricordare qualcosa sentito

poco prima.

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Per quanto riguarda la MEMORIA LAVORO i soggetti con autismo sono in grado di ricordare in presenza di

un MATERIALE SIGNIFICATIVO, però non è immediata.

Le maggiori carenze si hanno nelle STRATEGIE MNESTICHE (associazione, parole chiave, evidenziazione

percettiva), ma possiedono un ottima memoria AUTOMATICA, cioè sono capaci di memorizzare pagine

intere o tragitti di autobus.

7. È CORRETTO AFFERMARE CHE IL BAMBINO CON AUTISMO EVITA VOLONTARIAMENTE LE ALTRE PERSONE? (MODELLI ESPLICATIVI CHE

SPIEGANO SOLO LA PARTE SULLE RELAZIONI TRA LE PERSONE-punto 1 e 2

della triade dell’autismo)

NON è CORRETTO affermare che il bambino con autismo evita volontariamente le altre persone.

 Infatti è stato studiato che il soggetto attivi contemporaneamente atteggiamenti di rifiuto e allo stesso tempo di ritiro. Ciò vuol dire che il soggetto ha un conflitto motivazionale costante

(APPROCCIO ETOLOGICO).

 Un’altra teoria è la TEORIA DELLA MENTE, che consiste nella capacità di comprendere e riflettere sul proprio e sull’altrui stato d’animo. È una capacità che normalmente si sviluppa intorno ai 4 anni

e si suddivide in:

-attenzione condivisa

- comunicazione intenzionale di tipo proto-dichiarativo

-il gioco di finzione

Poiché si hanno carenze in questi aspetti, non sviluppano in modo normale la capacità di

comprendere gli stati interni delle altre persone, cioè non li conferiscono uno stato mentale

diverso da quello che hanno loro. Quindi non concepiscono quello che le altre persone conoscono,

vogliono, sentono e credono e ciò porta a anomalie comunicative e di comportamento sociale.

Infine non riescono ad anticipare i comportamenti delle altre poiché riescono a trovare un

significato appropriato. In sintesi la TEORIA DELLA MENTE riesce a spiegare solo in parte la TRIADE

SINTOMATOLOGICA DELL’AUTISMO, cioè da un’interpretazione alle carenze dell’aspetto sociale.

 La TEORIA SOCIO-AFFETTIVA di HOBSON parte dal presupposto che l’essere umano sia un “animale sociale”, cioè possiede una predisposizione innata a interagire con l’altro ed è un bisogno

primario. Quindi secondo la TEORIA SOCIO-AFFETTIVA esiste nell’autismo un’incapacità di

interagire emozionalmente con l’altro. Ciò porta a NON riconoscere gli STATI MENTALI degli altri

e alla quasi assenza di relazioni che forse compromette le funzioni linguistiche.

 Attraverso i NEURONI MIRROR l’individuo è in grado di comprendere le azioni svolte dalle altre persone, imitarle e dedurre i fini e i propositi. In sostanza durante l’osservazione dell’azione svolta

da un soggetto, si attivano nell’osservatore i NEURONI MIRROR cioè gli stessi neuroni che sta

utilizzando l’altro soggetto per compiere l’azione. Si realizza così una “simulazione” di quello che si

verifica nel cervello altrui. Tale processo che permette di immedesimarsi nell’altro e quindi di

creare empatia MANCA O È DIFETTOSO nei soggetti con autismo. Questa teoria, dunque,

andrebbe a spiegare anomalie nel comportamento, nell’interazione sociale e nel linguaggio; la

totale assenza di coinvolgersi nelle attività con le altre persone, carenze nella capacità empatica,

ad es. non sono in grado di compiere giochi simbolici come le abilità imitative.

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8. COME POSSONO ESSERE SPIEGATI I SINTOMI DELL’AUTISMO ALLA LUCE DELLA COERENZA CENTRALE E DEL DEFICIT DELLE FUNZIONI ESECUTIVE?

(spiegano il punto 3 della triade sintomatologica dell’autismo)  Il sistema cognitivo normalmente è in grado di costruire una COERENZA INTERNA capace di

integrare il maggior numero di stimoli possibili. Il sistema di coerenza centrale però è

compromesso nei soggetti con autismo: prestano attenzione a elaborare informazioni secondarie,

ma sono poco abili ad assemblarle e a elaborare un significato globale, adattabili a tutte le

esperienze. Focalizzano l’attenzione solo sui dettagli piuttosto che su figure od oggetti nella loro

interezza. Quindi la debolezza delle forze coesive centrali spiega le ABILITÁ nel soggetto autistico di

distaccare un’informazione rilevate dal contesto.

 Le FUNZIONI ESECUTIVE dipendono da operazioni svolte dai lobi frontali che controllano il comportamento cognitivo e motorio. Secondo alcuni studiosi, la sindrome dell’autismo è legata a

un disordine delle funzione esecutive. Esse sono indispensabili per organizzazione e pianificazione

dei comportamenti che portano a risolvere vari problemi, come:

- La capacità di mettere in moto e mantenere attiva un’attività di lavoro e tutti i suoi aspetti che permettono di completarla

- Creare un piano di lavoro - Focalizzare la propria attenzione sul lavoro, non pensando agli altri stimoli - Capacità di controllare risposte impulsive - Capacità di prestare attenzione alle informazioni di ritorno - Capacità di direzionare l’attenzione sui diversi elementi Questa carenza di abilità porta ad atteggiamenti impulsivi perché non riescono a limitare le

risposte inadeguate; l’iperselettività perché non riesce a cogliere tutto senza ancorarsi al

particolare.

I soggetti con autismo presentano spesso un comportamento rigido e inflessibile, infatti anche il

minimo cambiamento dell’ambiente in cui sono abituati a stare può provocare una lacerante

angoscia, poiché possiedono una scarsa capacità di rielaborare un controllo rispetto a quella che è

la loro routine.

9. CHE COS’È E COME PUÓ ESSERE VALUTATA LA ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE?

Attraverso la TEORIA DELLA MENTE (vedi domanda 7)

10. STRATEGIE DI VALUTAZIONE.  DISABILITÁ MENTALE: ciò che bisogna sollecitare nei bambini con ritardo mentale è la costruzione

di un mondo interno soggettivo, portandolo a raggiungere autonomia e indipendenza finalizzato

all’integrazione scolastica e sociale, poiché una delle sue più grandi difficoltà sta proprio nelle

ridotte capacità adattive. Le metodologie e i sistemi di valutazione tendono a sviluppare le abilità,

quindi ogni educatore deve stimolare le risorse racchiuse in ciascuna persona perché ogni persona

è in grado di modificare le proprie strutture mentali, modificandole attraverso la cultura e le

esperienze.

 DISABILITÁ MOTORIA: è impossibile fornire un modello di intervento generale, in quanto esistono vari tipi di disabilità motoria. Comunque sia l’obiettivo è quello di riconoscere la sindrome, attuare

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un intervento preventivo e dare luogo a uno sviluppo sia dal punto di vista funzionale che da quello

affettivo-relazionale.

 AUTISMO: 1. Programma comportamentale precoce realizzato da LOOVAS (ABA): il fine prioritario è quello

di permettere al soggetto di vivere in un contesto reale e di insegnare ad apprendere in

maniera autonoma. I punti principali del progetto LOOVAS sono 4:

• Il luogo deve essere quello naturale del bambino, cioè tutti quegli ambienti dove il bambino passa più tempo in modo tale da facilitare l’adattamento

• l’intervento deve essere IMMEDIATO, ossia PRIMA dei 5 anni di età e diretto in modo intensivo, svolgendo almeno 30 ore di lavoro a settimana. Solo in questa maniera si

possono correggere i circuiti neuronali prima che si stabilizzino.

Le tecniche del programma servono per modificare il comportamento attraverso valutazioni specifiche delle abilità e carenze attraverso l’utilizzo di CHECK-LIST;

OSSERVAZIONE SISTEMATICA (ovvero misurando la durata e la frequenza di una

determinata azione); L’ANALISI FUNZIONALE che mira a evidenziare la situazione

stimolo (cioè quella che ha provocato il comportamento problema), la descrizione del

comportamento problema e le conseguenze che si manifestano in seguito.

Per cui le strategie educative si basano sul controllo degli stimoli, sul modellamento e

sul rinforzo in modo tale da mantenere gli stimoli negativi.

• Ogni insegnamento viene frammentato in piccoli passi per far apprendere al soggetto unità comportamentali sempre più ampie. Le istruzioni saranno adattate alle esigenze

del singolo e gli atteggiamenti inadeguati non verranno rinforzati.

2. TEACCH: l’obiettivo da raggiungere è l’autonomia personale, sociale e lavorativa. Come LOOVAS, il luogo deve essere quello naturale del bambino, cioè tutti quegli ambienti dove il

bambino passa più tempo in modo tale da facilitare l’adattamento, in più tiene conto delle sue

aree deboli e di quelle dove manifesta maggiori abilità.

L’intervento riabilitativo si basa su prove strutturate e osservazioni sistematiche (partendo

dalla misura del QI). Lo strumento fondamentale per attuare una diagnosi funzionale è il PEP, il

quale è utilizzato per individuare le parti irregolari nell’apprendimento (imitazione,

percezione, attività fini- e grosso-motorie, prestazioni cognitive di tipo verbale…).

Il programma coinvolge operatori, genitori e insegnanti, i quali dovranno utilizzare le stesse

strategie e collaborare.

a. Importante è la SUDDIVISIONE DEGLI SPAZI: bisogna delimitare gli spazi in maniera tale che apprenda quali azioni si possono svolgere in un determinato luogo.

b. UTILIZZO DI SCHEMI VISIVI così da facilitare al soggetto la capacità di prevedere le attività da svolgere, favorendo la prevedibilità e il controllo delle azioni.

c. I sistemi di lavoro sviluppano prevedibilità e chiarezza, poiché ogni attività da effettuare sarà posizionata su uno scaffale di sinistra con simboli che contraddistinguono i diversi

compiti. Conclusa l’attività la scatola sarà posizionata sullo scaffale di destra.

d. L’organizzazione dei compiti si sviluppa attraverso linee guida chiare. Un altro obiettivo è quello di limitare e gestire i comportamento problema.

3. INTERVENTO SECONDO I PRINCIPI DELLA TEORIA DELLA MENTE: si utilizza quando si ha una forte carenza nell’attribuire STATI D’ANIMO a se stessi e agli altri. Molti studiosi hanno optato

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per un metodo, la lettura della mente, ossia riconoscere le emozioni e ad anticipare le azioni

dell’altro. È un programma graduale diviso in 3 punti:

o Le emozioni: il riconoscimento delle espressioni del viso tramite fotografie.o Il sistema delle credenze e false credenze: si svolge attraverso disegni schematici e

serve per identificare le emozioni causate da opinioni.

o Il gioco simbolico: si focalizza molto sul gioco di finzione in modo tale da distinguere la realtà dalla finzione.

 DEFICIT DI ATTENZIONE CON IPERATTIVITÁ:Il bambino con deficit di attenzione con iperattività (ADHD), manifesta una serie di difficoltà a

livello di attenzione, compromissione nella memoria lavoro, difficoltà linguistiche.

Il metodo dell’assessment serve a evidenziare non solo i deficit mostrati dal soggetto, ma anche le

abilitàresidue e quelle emergenti.

- Un primo passo è quello di chiedere a genitori e insegnanti di registrare i comportamenti quotidiani del bambino.

- Poi si passa all’osservazione sistematica, grazie alla quale si possono approfondire le aree di compromissione, ma anche le abilità emergenti e consente di individuare le variabili

ambientali che possono determinare un miglioramento o un aggravamento. Anche attraverso

il colloquio si possono ottenere alcune informazioni utili.

- Dopo il colloquio si svolgono test intellettivi che servono per misurare le abilità attentive e mnemistiche.

- Una volta descritto il profilo, bisogna progettare l’intervento educativo personalizzato in base alle esigenze:

a. Strutturare lo spazio-classe, i compiti e le materie in base alle esigenzeb. Tenendo conto che il comportamento di un bambino iperattivo peggiora di fronte a

un’attività ripetitiva e poco motivante, bisogna cambiare le sue abitudini e fornire all’allievo

frequenti e consistenti rinforzi.

c. Potenziare le specifiche abilità, non trascurare la dimensione interpersonale, sviluppare percorsi metacognitivi per rinforzare il comportamento. L’OBIETTIVO è di riuscire a

controllare il proprio comportamento attraverso l’uso del linguaggio indiretto.

ESEMPIO DI PROGRAMMA INTEGRATO: KIT KIWI

È rivolto ad allievi tra i 4 e 14 anni ed ha come obiettivo quello di integrare il bambino con disturbo

di ADHD con il resto della classe. Si basa sulla valutazione dell’allievo iperattivo in 3 fattori, tramite

l’utilizzo del rating scale:

- Inibizione cognitiva: vengono misurate le difficoltà del soggetto a limitare le risposte cognitive e motorie irrilevanti per il compito.

- Orientamento al compito e persistenza: viene valutata la capacità di mantenere l’attenzione sostenuta.

- Autocontrollo motorio: vengono analizzati i comportamenti di iperattività motoria.In base al risultato si possono utilizzare 3 tipi di percorsi: training di autocontrollo; esercizi di

attenzione, memoria e inibizione; controllo educativo.

 PROBLEMI DI COMPORTAMENTO: Mirano a potenziare abilità comunicative e funzionali, partendo dagli interventi antecedenti (come

modellare l’ambiente di vita del soggetto, per individuare i possibili fattori scatenanti di un

comportamento aggressivo),per poi studiare le conseguenze dei suoi attegiamenti eintervenire

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sui comportamenti aggressivi (ad es. ignorare l’allievo ogni vota che compie un atteggiamento

aggressivo oppure rinforzare gli atteggiamenti opposti a quelli aggressivi)e infine arrivare ad

utilizzare specifici training come modellamento, prompting, role-playing…. per favorire le abilità

mancanti, come interagire senza utilizzare un atteggiamento aggressivo.

11. COSA DICONO LE CLASSIFICAZIONI INTERNAZIONALI IN RIFERIMENTO AL RITARDO MENTALE?

Secondo la classificazione del DSM-IV, una persona ha un ritardo mentale se ha:

- QI < 70 (il QI viene misurato dalla scala Wechsler o Wisc) - Ha limiti significativi nei comportamenti adattivi (necessari per la vita personale, sociale e

lavorativa)

- I due sintomi precedenti compaiono prima dei 18 anni di età Il DSM-IV distingue inoltre 4 gradi di gravità del ritardo:

12. RITARDO MENTALE E SVILUPPO EVOLUTIVO. L’APPROCCIO NEUROPSICOLOGICO indaga i limiti in specifiche funzioni cognitive rapportandoli a

determinati deficit strutturali del sistema nervoso attraverso l’uso di test cognitivi. Ne è uscito fuori che i

fattori che determinano il ritardo mentale sono diversi: cause organiche, ereditarie, acquisite…, per cui

NON è possibile determinare un’unica causa per un certo tipo di ritardo, è sbagliato affermare che la

forma più grave si associ semplicemente a cause organiche o a quella più lieve a fattori affettivi.

13. INDICATORI DI QUALITÁ DELLA VITA DI UN INDIVIDUO CON SINDROME DI DOWN.

14. DESCRIVERE LE PRINCIPALI TIPOLOGIE DI DISTURBO MOTORIO NELLE PARALISI CEREBRALI INFANTILI (PCI).

GRAVISSIMO GRAVE MEDIO LIEVE BORDERLINE

Con QI<20 QI da 20 a 35 QI da 35 a 50 QI da 50 a 70 QI da 70 a 90

GRAVISSIMO Con QI<20- Compromissione significativa dell’apparato

sensomotorio- Necessità di assistente

GRAVE QI da 20 a

35

- Minimi o assenti livelli di linguaggio- Minime competenze di autonomia- Da adulti possono svolgere attività semplici

MEDIO QI da 35 a

50

- Discreta capacità comunicativa - Cura di se stessi e svolgere lavori semplici

con supervisione - Discreto adattamento alla vita comune

LIEVE QI da 50 a

70

- Minime compromissioni senso motorie- Possono vivere in comunità con un

sostegno

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o FORME SPASTICHE: vi è un aumento del tono muscolare, con conseguente rigidità; spasmi muscolari dolorosi; clono una serie di contrazioni e rilassamenti incontrollati dei muscoli

compromessi.

o FORME ATETOSICHE: caratterizzato da alterazioni ipercinetiche, cioè continui movimenti che si bloccano solo nel sonno, e esecuzioni lente. Il tono muscolare è normale o rilassato (=diminuito). Vi

è una compromissione della muscolatura mimica e respiratoria che porta ad avere difficoltà

durante la respirazione e difficoltà a parlare.

o FORME ATASSICHE: si ha un deficit globale nella coordinzione, equilibrio e movimento volontario*. Esistono 2 tipi di forme atassiche:

1. Displegia atassica, con prevalente spasticità negli arti INFERIORI e segni atassici* in quelli superiori

2. Atassia congenita, NON presenta segni di spasticitào FORME RIGIDE: è caratterizzata da un’ipertonia spastica, cioè sia i muscoli agonisti che antagonisti

fanno resistenza, limitando molte attività quotidiane.

o FORME CON TREMORE:è una forma rara di PCI ed è caratterizzata da tremori nei muscoli del corpo più periferici, soprattutto nelle mani.

o FORMA ATONICA: è una forma rara di PCI ed è caratterizzata da una drastica riduzione del tono muscolare.

o Forme miste

15. DESCRIVERE LE PRINCIPALI FORME CLINICHE DEL DISTURBO MOTORIO NELLE PARALISI CEREBRALI INFANTILI (PCI).

Le principale forme cliniche della PCI si distinguono in base alla zona che interessa il disturbo motorio.

o MONOPLEGIA: è molto rara e consiste nella perdita di mobilità di un solo arto, solitamente quello superiore.

o PARAPLEGIA: è l’alterazione marcata della forza concentrata negli arti inferiori o EMIPLEGIA: vi è una compromissione di uno dei 2 emisferi cerebrali che compromette il

funzionamento di una parte dell’apparato muscolare.

o TETRAPLEGIA: è il più frequente e il più grave perché tutti e 4 gli arti presentato un disturbo del tono muscolare.

o DOPPIA EMIPLEGIA: sono danneggiati entrambi gli emisferi cerebrali, ma portano a diversificati disturbi del tono e del movimento muscolare.

16. QUAL È LA TRIADE CON DISTURBI DI ATTENZIONE E IPERATTIVITÁ (ADHD)? In un soggetto con ADHD sono evidenti i seguenti sintomi (classificati nel DSM-IV e ICD-10):

1. Problemi di attenzione: il soggetto ha difficoltà ad apprendere. È carente nella selettività, cioè non riesce a focalizzare l’attenzione su un unico stimolo; nella vigilanza (attenzione sostenuta), cioè

non riesce a mantenere l’attenzione a lungo e in modo adeguato. Non hanno molta difficoltà nello

shift, cioè lo spostamento dell’attenzione da una parte a un’altra in base alle richieste, hanno solo a

ritornare sul lavoro precedente; nella capacità (attenzione condivisa).

2. Alti livelli di attività motoria: il soggetto presenta atteggiamenti di ipertattività non solo a livello motorio, ma anche a livello verbale. Infatti l’allievo iperattivo tocca tutto ciò che vede, si muove

continuamente, parla in maniera eccessiva, interrompe gli altri… Le difficoltà di autoregolazione

aumentano quando l’allievo è impiegato in attività poco motivanti e ripetitive.

3. Impulsività: esistono 3 tipi di impulsività:

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a. Impulsività comportamentale: l’allievo agisce senza pensare alle conseguenze b. Impulsività cognitiva: l’allievo passa da un’idea all’altra così come gli vengono a mente c. Impulsività emotiva: consistono in improvvisi cambiamenti d’umore e in una ridotta tolleranza

per le situazioni frustanti

17. COSA SI INTENDE PER DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO (DSA)? I Disturbi Specifici dell’Apprendimento possono riguardare un ambito specifico, come lettura, scrittura o

calcolo, anche se è più frequente incontrare l’associazione di più deficit (ad esempio disturbo specifico di

lettura, chiamato anche Dislessia, e specifico di scrittura). Si tratta comunque di disturbi distinti, ognuno

con una propria fisionomia.

A seconda del grado di difficoltà, l’acquisizione delle competenze richieste non raggiunge quasi mai i livelli

attesi per età e/o scolarità. Si tratta solitamente di difficoltà che si manifestano nel bambino fin dalle prime

fasi del suo apprendimento, quando deve acquisire nuove abilità come la lettura, la scrittura ed il calcolo.

Tali difficoltà possono persistere in modo più o meno marcato attraverso l’adolescenza fino all’età adulta.

Questo avviene perlopiù anche quando sono stati effettuati interventi riabilitativi ed educativi, che tuttavia

risultano determinanti allo scopo di consentire un, se pur lento, percorso di miglioramento e soprattutto

per garantire comunque appropriate condizioni e opportunità di apprendimento.

18. UN QUADRO GENERALE SUI PROBLEMI DEL COMPORTAMENTO. DEF: L’aggressività consiste in un qualsiasi atto visibile emesso intenzionalmente per creare danno a

persone, animali o cose.

L’aggressività è un’azione motorio/verbale, cioè l’allievo insulta o colpisce fisicamente insegnanti e

compagno ed è un’azione che compare in maniera improvvisa; intenzionale; provoca un danno sia fisico e

quindi evidente, ma anche emotivo e sono quelli più dannosi e meno evidenti.

L’ICD-10 classifica i problemi del comportamento in relazione ad altri tipi di deficit ed individua diverse

categorie:

a. Disturbo ipercinetico della condotta: i soggetti presentano sia sintomi iperattivi che comportamenti aggressivi;

b. Disturbo della condotta con ridotta socializzazione; c. Disturbo della condotta depressivo: presente in fase adolescenziale e c’è la presenza di

atteggiamenti depressivi e aggressivi;

d. Disturbo misto caratterizzato dalla presenza di elementi aggressivi e altre forme di disturbo ansioso e nevrotico.

19. UN ESEMPIO DI ATTIVITÁ DIDATTICA DA UTILIZZARE PER I PROBLEMI COMUNICATIVI GRAVI DELL’AUTISMO.

1. LE SCHEDE: vengono utilizzare per permettere al soggetto con autismo di comprendere le varie attività giornaliere, la successione degli eventi in programma ed eventuali cambiamenti. Serve

per chiarificare quando un’attività inizia e finisce. Quest’attività è fondamentale per i bambini con

autismo che presentano disturbi generalizzati dello sviluppo, in particolare non riescono a scandire

le parti della giornata. Le schede permettono anche di apprendere particolari bisogni come, ad es.,

prendere le medicine. Esse sono composte di parole, disegni stilizzati, fotografie, scritte ed è

importante che l’alunno le realizzi insieme all’insegnante (ciò dipende dall’età e dalle abilità

dell’allievo stesso). Le schede possono subire anche delle modifiche per non rappresentare

qualcosa di statico.

PSICOLOGIA PER L’EDUCAZIONE DELL’HANDICAP

COMPITI

COMPUTER

MERENDA

PALESTRA

2. I CALENDARI: offrono una visione

scuola, quelli di festa, sullo svolgimento delle attività

grado di organizzare la propria vita perché apprende le informazioni e la succession

3. LE TABELLE: sono strumenti attraverso i quali l’allievo con autismo serie di proposte così da abituarlo ad abituarsi al suo ambiente, a partecipare in classe e a

comprendere i momenti in cui può scegliere ciò c

Le prime tabelle si costruiscono sulla base di ciò che ha più bisogno (cosa vuole mangiare, ad es. a

pranzo, cosa vuole fare dopo i compiti…) però presentando una o più scelte che non è presente per

rendere la comunicazione più efficace.

adeguata, sollecitare a fare scelte diverse, evitando atteggiamenti di protesta.

FRUTTA

PANINO

GELATO

PANE E MARMELLATA

PEDAGOGIA SPECIALE (scienze motorie) (scienze della formazione primaria)

più ampia rispetto alle schede e serve per informare sui giorni di

. Attraverso i calendari l’alunno può essere in

sceglie ciò che vuole

he vuole oppure non può perché non è presente.

Le tabelle sono utili per insegnare a chiede cose in maniera

ESERCIZIO FINITO

Esempio di

scheda

Esempio di

tabella

10

e degli eventi.

tra una

PEDAGOGIA SPECIALE (scienze motorie) PSICOLOGIA PER L’EDUCAZIONE DELL’HANDICAP (scienze della formazione primaria)

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4. QUADERNI DI MEMORIA: sono raccolti attraverso scritte e disegni i momenti più importanti del bambino con autismo in modo tale da facilitargli la conversazione. Esso sviluppa la percezione delle

immagini, la capacità simbolica e la memoria. Per essere efficace i contenuti del quaderno devono

essere interessanti e significativi per il bambino.

5. COMUNICAZIONE AUMENTATIVA ALTERNATIVA (CAA): nasce negli anni 80 negli USA. Serve per favorire la comunicazione in tutte quelle situazioni dove il linguaggio verbale è assente o

fortemente compromesso. È un metodo valido per tutte le età. La CAA utilizza particolari modalità

di lettura e scrittura, riguarda ogni tipo di comunicazione in grado di sostituire o aumentare il

linguaggio verbale. Il soggetto attraverso fotografie, simboli, disegni, ausili informatici, è in grado di

comunicare, in modo comprensibile, con tutti. Lo scopo è farlo partecipare in maniera attiva in una

conversazione anche se non sa parlare o ha forti problematiche. L’insegnante deve essere in grado

di vedere e individuare le carenze dell’alunno in ambito linguistico e comunicativo. La strategia

deve essere costruita in base all’individuo con difficoltà con cui si deve lavorare. Per avviare il CAA

c’è bisogno di fare ricorso a figure specializzate.

PER I SOGGETTI CON AUTISMO, I VARI TIPI DI CAA:

a. VOCA: attraverso l’ausilio di attrezzi elettronici, il bambino può esprimersi utilizzando frasi pre-

registrate ed è molto simile a una tastiera per PC;

b. PECS: è un sistema di comunicazione basato sullo scambio diimmagini. Permette all’alunno di

imparare a chiedere e ad ottenere l’oggetto

desiderato (che funge da rinforzo) prima solo

all’insegnante poi anche ai compagni in modo tale

da aumentare le relazioni sociali e lo scambio

comunicativo. I rinforzi sono ben visibili, ma non

facilmente raggiungibili in modo tale da sollecitare

la conversazione. Il PECS è un programma pensato

per i ragazzi in età evolutiva ed è prima svolto in un

ambiente strutturato, per poi arrivare verso forme

più generalizzate per rendere il ragazzo più

autonomo. È suddiviso in 6 fasi e si basa sull’ausilio

di aiuti fisici e visivi. L’attività delle PECS deve

essere graduale ovvero partire dalle preferenze

del bambino per poi essere modificate nel corso

del tempo.

VOCA

PECS

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