domande sociologia (1), Domande di esame di Diritto Internazionale. Università di Torino
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domande sociologia (1), Domande di esame di Diritto Internazionale. Università di Torino

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Sociologia del consumo, esame per frequentanti Prof.ssa Cugno
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UNITA’ 1

1. IL CANDIDATO PRESENTI LE MODALITA’ ATTRAVERSO LE QUALI SI STRUTTURA ED EVOLVE LA “SOCIETA’ DEI CONSUMI”? La società dei consumi è vista come “la realtà che incarna i vizi della nostra epoca: materialismo, superficialità, edonismo, insoddisfazione…” Il valore dominante è incarnato dall’individualismo, conseguente a un’eccessiva centratura sul benessere personale. Oggi addirittura si prospetta un individualismo esasperato, scaturenti dalla richiesta di una personalizzazione delle opportunità di consumo e delle modalità di fruizione dirette a rendere disponibili differenti declinazioni dello stesso prodotto e al limite un modello per ciascun membro della famiglia. Nasce così il culto della novità; viene esaltato il tenore di vita individuale; il benessere materiale diventa la principale fonte di felicità. Le dinamiche di acquisto e fruizione però, possono sottendere alcuni risvolti:

- Negativi, se il consumo è elevato a valore e la progettualità personale sia diretta esclusivamente al miglioramento standard di consumo;

- Positivi, se il consumo è strumento per migliorare le condizioni di vita e conciliare interessi sia individuali che collettivi.

Il consumismo quindi si afferma in seguito a due fenomeni di portata transazionale: la nascita dei mercati di massa (seconda metà dell’800), a seguito dello strutturarsi della produzione seriale, dell’insorgere e del diffondersi degli strumenti della promozione e della pubblicità, del prendere forma di nuovi canali distributivi (gallerie e centri commerciali); lo sviluppo del consumo di massa (boom economico anni 50 del 900), comportando una legittimazione del desiderio e un aumento del reddito discrezionale. La conseguenza principale è l’affermarsi dello stile di vita americano.

2. IL CANDIDATO ILLUSTRI L’EMERGERE DEL PROBLEMA DELLE ESTERNALITA’ NEGATIVE DEL CONSUMO E LE RISPETTIVE CONSEGUENZE. L’avvento della società dei consumi determina il progressivo aumento delle esternalità, ovvero degli effetti accidentali dei comportamenti dei singoli attori economici. In alcuni casi si tratta di conseguenze che, sia pur fortuite, producono vantaggi per i protagonisti e il sistema, anche se nettamente prevalenti appaiono le situazioni nelle quali gli esiti collaterali involontariamente determinano svantaggi per i soggetti direttamente coinvolti o che si trovano a condividere la medesima realtà. La crescente centralità delle esternalità negative trova giustificazione nella stessa natura del capitalismo contemporaneo, le cui dinamiche si strutturano attorno alle figure del consumatore e del’azionista, ovvero poggiano sui principi dell’ottimizzazione del rendimento e della commercializzazione dell’esperienza. Il manifestarsi di esternalità negative è più frequente in mercati qualificati da un’elevata complessità dei prodotti e delle relazioni di scambio, in quanto nessun attore è in grado e ha interesse a controllare gli effetti secondari o fortuiti delle azioni.

3. CHE COSA SI INTENDE CON L’ESPRESSIONE “REGOLAZIONE DEI CONSUMI” E QUALI SONO I FUOCHI DI INTERESSE DEL FENOMENO? L’operare di esternalità negative giustifica l’esistenza di un’attività regolativa del mercato e più nello specifico dei consumi, che sostenga il raggiungimento di esiti positivi tanto per i singoli quanto per la collettività. La regolazione dei consumi si dirige ad affrontare tre fonti di preoccupazione sociale:

1) I risvolti ambientali della crescita (cambiamenti climatici, degrado dei paesaggi..) 2) Incompatibilità sociale (aumento del grado di differenziazione delle condizioni di vita entro le

singole società ed a livello globale) 3) Distorsione degli stili di vita ( conseguenti ad eccessi nel consumo).

La regolazione dei consumi prende quindi corpo alla luce di un progetto a geometrie variabili, che si struttura attorno a quattro dimensioni cardine:

- La linea di confine tra beni disponibili ed indisponibili - Le condizioni di accesso ai beni meritori - Le modalità promozionali dei consumi selettivi - Le strategie che rafforzano la posizione del consumatore

4. IL CANDIDATO DESCRIVA LE CARATTERISTICHE DELLA REGOLAZIONE DEI CONSUMI NELLA MODERNITA’. La regolazione dei consumi prende corpo attraverso misure di government , ovvero grazie a iniziative dello Stato nel suo ruolo di struttura ordinatrice o di autorità che definisce lo spettro dei comportamenti legittimi e degni di tutela nel territorio che è soggetto alla sua giurisdizione. Le scelte maturano “dall’alto” o in regime di indipendenza. Gli attori possono quindi assumere un ruolo attivo nella definizione dell’agenda consumerista, ma solo attraverso i loro legittimi rappresentanti. L’azione può operare su più fronti, coinvolgendo tanto la domanda, quanto l’offerta e soprattutto riguardare la definizione delle condizioni del loro interagire. Da un lato, le misure incentivano lo sviluppo di sistemi di produzione e distribuzione maggiormente coinvolti nel controllo degli effetti perversi del loro operare, lungo tutta la filiera produttiva; dall’altro agiscono sul consumatore finale, riorientando la sua domanda verso atteggiamenti e comportamenti a minore impatto. Le forme di intervento pubblico nella sfera del consumo si possono così classificare in tre tipi idelai:

- Regolazione neutra  non incide sulla formazione delle preferenze, ma si impegna a tutelare l’espressione e la soddisfazione per mezzo dell’attribuzione ai consumatori di specifici diritti di informazione, di salvaguardie e protezioni.

- Regolazione promozionale  si propone di educare il consumatore per mezzo di una puntuale attività informativa, con valenza incentivante o disincentivante, diretta a orientare le scelte e i comportamenti.

- Regolazione conformatrice  incide sulla disponibilità dei beni e sulle modalità di accesso al bene e sulle valutazioni di convenienza sottese alla decisione di acquisto.

5. IL CANDIDATO DESCRIVA LE CARATTERISTICHE DELLA REGOLAZIONE DEI CONSUMI NELLA SOCIETA’ CONTEMPORANEA. Negli scenari contemporanei il tema della regolazione assume natura articolata e complessa. Lo schema guida si propone di ideare, realizzare e gestire nel tempo il progetto di regolazione dei consumi in capo a una pluralità di interlocutori, dall’identità più o meno istituzionalizzata, afferenti alle diverse sfere societarie. I problemi societari sono vengono affrontati con il concorso delle diverse forze sociali. Un ruolo di primo piano è attribuito alla società civile, ovvero a un ampio insieme di gruppi, movimenti, reti ed individui, auto-organizzati e relativamente autonomi dalle influenze della politica così come l’economia, impegnati nell’accreditare valori, sviluppare forme di solidarietà, rivendicare diritti o la tutela di interessi.

La società civile opera ai vari livelli del sistema regolativo transazionale e si configura come una membrana posta tra l’individuo e la società, capace di mediare linguaggi e forme di interscambio, istituzionalizzare istanze e relative forme di riconoscimento e/o gestione. Il nuovo modello dà spazio alle iniziative ideate e realizzate “dal basso”, su base volontaria e per mezzo di risorse aggiuntive rispetto a quelle messe in campo dalla pubblica amministrazione. Il ruolo della regolazione civile o etica, di carattere privatistico, emerge e assume crescente importanza in virtù della consapevolezza che nell’era del capitalismo globale la capacità dello Stato e degli organismi di rappresentanza di affrontare la gestione delle esternalità negative e dei fallimenti di mercato si affievolisce. Un contributo essenziale all’accreditamento dei nuovi orientamenti viene dal riconoscimento delle loro potenzialità da parte dell’Unione Europea, che li integra nella sua architettura istituzionale. Per rivelarsi efficace nel conseguire i suoi obiettivi l’approccio della governance deve diventare sempre più olistico, diverso, frattale, evolutivo. DOMANDE SPECIFICHE a. Perché il consumismo è oggetto di aspre critiche?

L’espressione consumismo è, ancora oggi, prevalentemente, ancorata al riconoscimento delle conseguenze dell’involuzione materialistica delle società occidentali. Le radici scientifiche del pensiero critico nei confronti del sistema globale del consumo sono rintracciabili nei contributi degli autori della Scuola di Francoforte che, a partire dagli anni Trenta del Novecento, hanno condannato la diffusione di massa di una serie di beni, responsabile di indurre falsi bisogni e di determinare l’alienazione della persona.

b. Che cosa si intende con l’espressione “de-ideologizzazione del consumo”? La de-ideologizzazione del consumo è una conseguenza della progressiva legittimizzazione del desiderio e dell’aumento del reddito discrezionale, avvenuti all’interno dello sviluppo del consumo di massa degli anni 50 del Novecento.

c. Il candidato commenti la seguente affermazione “la disponibilità consumistica degli oggetti non è in sé, né buona, né cattiva”. “la disponibilità consumistica degli oggetti non è in sé, né buona, né cattiva”: essa viene qualificata di volta in volta dall’uso che se ne fa.

d. Quali fenomeni di portata transazionale generano l’emergere del consumismo? Il consumismo si afferma in seguito a due fenomeni di portata transazionale: la nascita dei mercati di massa (seconda metà dell’800), a seguito dello strutturarsi della produzione seriale, dell’insorgere e del diffondersi degli strumenti della promozione e della pubblicità, del prendere forma di nuovi canali distributivi (gallerie e centri commerciali); lo sviluppo del consumo di massa (boom economico anni 50 del 900), comportando una legittimazione del desiderio e un aumento del reddito discrezionale.

e. Quali limiti si frappongono alla proliferazione globale del consumismo? 1) Risvolti ambientali della crescita (cambiamenti climatici, degrado dei paesaggi..) 2) Incompatibilità sociale (aumento del grado di differenziazione delle condizioni di vita entro

le singole società ed a livello globale) 3) Distorsioni degli stili di vita ( in larga misura conseguenti ad eccessi nel consumo)

f. Che differenza intercorre tra il consumismo e l’iperconsumismo?

Il consumismo è un fenomeno correlato al ricercare e accedere a crescenti opportunità di consumo sotto il profilo qualitativo e quantitativo, che si manifesta quando acquistare e consumare: “diventano Thelos, valore, meta esistenziale”. L’iperconsumismo è legato al consumare al di là dei desideri personali e dei mezzi economici a disposizione. Le sue dinamiche sono promosse e sostenute dalla sapiente gestione da parte del sistema imprenditoriale dell’attrattività degli oggetti e dei luoghi di consumo.

g. Quali fattori e quali processi sostengono il diffondersi dell’iperconsumismo? Nell’iperconsumismo l’investimento dei nuovi intermediari culturali (pubblicitari ed esperti di marketing) è diretto alla manipolazione delle necessità, ossia si dirige ridurre la durata del ciclo di consumo e, soprattutto, ad accrescere il tasso di consumatività. L’indicatore misura la quantità di beni e servizi consumati in un’unità di tempo, associata alla disposizione mentale e al riacquisto o all’acquisto multiplo. L’incremento è collegato all’affermarsi di catene logistiche sempre più efficienti e di formule di vendita ispirate alla legge della velocità (formule fast- food), allo sviluppo di tecnologie user friendly (fruibili senza apprendimento di specifiche competenze), all’intervento promozionale (che si adopera affinchè il ciclo di vita di un oggetto si contragga nella durata e aumenti nell’intensità).

h. Nel linguaggio economico che cos’è un’esternalità? Le esternalità sono gli effetti accidentali dei comportamenti dei singoli attori economici. In alcuni casi si tratta di conseguenze che, sia pur fortuite, producono vantaggi per i protagonisti e il sistema, anche se nettamente prevalenti appaiono le situazioni nelle quali gli esiti collaterali involontariamente determinano svantaggi per i soggetti direttamente coinvolti o che si trovano a condividere la medesima realtà.

i. In quali casi si parla di “fallimenti di mercato”? Il manifestarsi di esternalità negative è più frequente in mercati qualificati da un’elevata complessità dei prodotti e delle relazioni di scambio, in quanto nessun attore è in grado e ha interesse a controllare gli effetti secondari o fortuiti delle sue azioni. Può anzi risultare vero il contrario: in una prospettiva individualistica, trascurare le conseguenze sistemiche (ovvero non interessarsi ai problemi indotti da uno specifico comportamento) può rappresentare una specifica fonte di vantaggio competitivo che alimenta una spirale speculativa. La portata del fenomeno è tanto rilevante da ridurre significativamente la capacità del mercato di allocare le risorse in modo efficace ed efficiente, nonché di giungere a una virtuosa conciliazione degli interessi individuali e collettivi. La portata del fenomeno è tanto rilevante da ridurre significativamente la capacità del mercato di allocare le risorse in modo efficace ed efficiente, nonché da giungere a una virtuosa conciliazione degli interessi individuali e collettivi. Molti autori giungono, pertanto, a riconoscere l’esistenza di veri e propri fallimenti di mercato, alimentati dalla tendenza dell’approccio economico a concentrarsi sulla ricerca dei mezzi più vantaggiosi di gestione di un set di risorse scarse, per raggiungere un certo fine, interrogandosi solo marginalmente il problema della con divisibilità degli obiettivi.

j. Per quali ragioni, nell’agire economico, assume importanza la “valutazione etica”? In un problema di ottimizzazione, la valutazione etica si dirige a considerare la liceità dei mezzi e dei fini di un’operazione. In assenza di valutazione etica, qualsiasi scopo e/o mezzo per perseguirlo finiscono con il configurarsi come finalità accettabili e/o buone pratiche.

k. Che cos’è la “società civile”?

La “società civile” è un ampio insieme di gruppi , movimenti, reti ed individui, atuo-organizzati e relativamente autonomi dalle influenze della politica così come dell’economia, impegnati nell’accreditare valori, sviluppare forme di solidarietà, rivendicare diritti o la tutela di interessi.. La società civile opera ai vari livelli del sistema regolativo transazionale e si configura come una membrana posta tra l’individuo e la società, capace in prospettiva biunivoca di mediare linguaggi e forme di interscambio, istituzionalizzare istanze e relative forme di riconoscimento e/o gestione.

l. Che cosa si intende con l’espressione “regolazione civile”? La regolazione civile o etica emerge e assume crescente importanza in virtù della consapevolezza nell’era del capitalismo globale la capacità dello Stato e degli organismi di rappresentanza di affrontare la gestione delle esternalità negative e dei fallimenti di mercato si affievolisce.

UNITA’ 2

DOMANDE GENERALI

1. QUAL E’ LA DEFINIZIONE SOCIOLOGICA DI CONSUMO? Consumo come “azione sociale dotata di senso”. Il consumo è un’azione perché si compone di una sequenza intenzionale di atti che un soggetto individuale o collettivo compie scegliendo tra varia alternative possibili. Il consumo è un comportamento diretto a stabilire una relazione tra un bisogno/desiderio e un referente capace di soddisfarlo. Ha natura sociale, in quanto gli atti prendono forma in una situazione della quale il soggetto tiene conto nella misura in cui dispone a suo riguardo di informazioni e conoscenza. Nel suo ruolo di consumatore, la persona agisce sempre in qualità di attore sociale, ovvero come soggetto in relazione con la realtà che lo circonda e/o membro di una collettività della quale condivide gli orientamenti valoriali.

2. PER QUALI RAGIONI IL CONSUMO E’ SPAZIO DI INVESTIMENTO PROGETTUALE? Le pratiche di acquisto e fruizione di un eterogeneo insieme di referenti sono strumento progettuale, a mezzo del quale le persone interpretano e costruiscono la realtà che le circonda. Affinché il consumo sia spazio di investimento progettuale, sono necessarie le seguenti condizioni: • intenzionalità delle scelte e degli atti di consumo  il consumatore assume un ruolo attivo,

utilizzando la scelta degli oggetti e le relative pratiche d’uso per rendere riconoscibili idee, valori, propensioni che qualificano lo stile di vita al quale si aderisce.

• l’incidenza marginale dell’impulso nel singolo atto di acquisto, la rilevanza delle pulsioni può, al limite, essere contemplata per acquisti a basso valore aggiunto come caramelle o cioccolatini. Il consumo compulsivo, derivante dall’incapacità di autocontrollo dei desideri e riflesso in un’irrefrenabile sollecitazione all’acquisto, rientra tra le forme di dipendenza.

• la volontà di trasformare l’esistere per mezzo delle pratiche di consumo  attraverso l’agire di consumo, la persona non riproduce semplicemente lo status-quo, ma immagina e

dà corpo al suo progetto esistenziale, persegue il miglioramento della propria posizione e della qualità della vita.

• la propensione a motivare le scelte effettuate  l’impegno nel giustificare attraverso la logica, le ragioni di un’azione è inversamente proporzionale alla convenzionalità del comportamento.

• l’esistenza di una pluralità di determinanti dell’azione  nel formulare le decisioni di consumo e nel porre in essere conseguenti comportamenti, il consumatore non persegue unicamente o prevalentemente la massimizzazione del vantaggio economico. I benefici funzionali o strumentali sono affiancati e a volte sostituiti dalla volontà di generare utilità sociale, ovvero di rispondere a esigenze socio-culturali.

• la possibilità di conciliare all’interno di una scelta e/o un comportamento di consumo tanto l’impegno nella tutela dell’interesse personale o autoriferito quanto la sensibilità verso il rispetto e la promozione del bene comune  la razionalità economica, legata alla coerenza delle scelte, si affianca all’operare di una razionalità in corrispondenza, tesa a verificare la congruenza tra gli obiettivi perseguiti e gli atti posti in essere, e di una razionalità di riflessione, finalizzata all’identificazione di ciò che è opportuno desiderare e ricercare.

3. QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEL CICLO DI CONSUMO?

Le caratteristiche del ciclo di consumo sono: - Motivazioni all’acquisto - Decisione all’acquisto - Acquisizione - Pratiche di uso - Smaltimento degli eventuali rifiuti

4. QUALI TRASFORMAZIONI INVESTONO IL CICLO DI CONSUMO NELLA TRANSIZIONE DALLA

SOCIETA INDUSTRIALE A QUELLA POST-INDUSTRIALE? - Riduzione esponenziale della durata del ciclo di consumo - Le motivazioni di acquisto sono passate da un bisogno al desiderio, da sensazioni a emozioni,

da piacere materiale a piacere mentalistico. - La decisione di acquisto prima maturava tra le proposte standardizzate di un mercato di massa,

era dominata da scelte conformiste ed era fortemente motivata dalla pubblicità; dopo matura in regime di iper-scelta, è dominata dalla Sindrome di Stendhal e aumenta la dissonanza cognitiva.

- L’acquisizione è passata da proprietà ad accesso - Le pratiche d’uso da consunzione fisica a perdita di attrattività - Lo smaltimento di eventuali rifiuti  importanza nella decisione di acquisto e nella scelta delle

pratiche d’uso.

5. QUALI PROCESSI SOSTENGONO LO STRUTTURARSI DEL SENSO DELL’AGIRE SOCIALE E DI CONSUMO? Il senso dell’agire nasce dalla condivisione di un sistema di norme ispirate ad un certo numero di valori fondamentali, il cui potere orientativo nei confronti dei comportamenti dipende dal rispetto delle prescrizioni, inteso come obbligazione morale. L’interiorizzazione delle norme per mezzo della socializzazione sottrae l’agire alla casualità delle circostanze e all’arbitrio delle convenienze personali, perché crea consenso attorno ai fini e ai mezzi

dell’azione. Le condotte sociali si configurano come un sistema armonioso di fini ultimi tra loro integrati, che governano l’insieme delle singole azioni intersoggettive, espressione del consenso dei membri di una collettività.

6. IL CANDIDATO ILLUSTRI IL TEMA DELLA POLISEMIA DEI REFERENTI. I referenti (materiali e immateriali) coinvolti nell’agire di consumo sono strutture relazionali attraverso i quali le persone partecipano alla vita sociale. Ciascun referente può veicolare una pluralità di significati. La capacità comunicativa dei referenti è spesso slegata dalle loro caratteristiche oggettive. Esistono referenti parlanti e muti. L’industria culturale sfrutta i repertori semantici associati a ciascun referente per attirare più target con una sola offerta (opere aperte) e per favorire l’obsolescenza programmata o pianificata delle proposte. I referenti sono infine classificabili in base al differente regime di consumo che può configurarli come merci o escluderli più o meno definitivamente dai processi di scambio economico che prendono corpo nel mercato.

7. CHE COSA SONO LE UNITA’ DIDEROT E PER QUALI RAGIONI E’ POSSIBILE PARLARE DI LINGUAGGIO DEL CONSUMO? Ogni decisione matura sulla base di un quadro di vincoli e/o rimandi simbolici tra l’elemento su cui cade l’attenzione e un cluster di oggetti a esso fortemente correlato. Tali sistemi o “grappoli”, di oggetti sono riconosciuti come unità Diderot, ovvero come insiemi altamente coerenti di beni di consumo che nascono dall’affiancamento di oggetti fra loro collegati in ragione della loro uniformità o complementarietà culturale. Le loro funzioni sono di stabilizzare i comportamenti, introducendo resistenze al cambiamento; favorire la ristrutturazione dell’ordine laddove gli assetti siano stati destabilizzati dal raggiungimento del punto di rottura; incentivare la formazione di nuove strutture relazionali. Il consumo è un processo culturale, oltre che economico, nel quale la trama di associazioni tra referenti e pratiche, nonché il loro ancoraggio a valenze simboliche e segni che veicolano puntuali messaggi. La combinazione delle componenti avviene in base a un linguaggio sociale che ha natura convenzionale, è spazio-temporalmente situato, si articola in più livelli di significazione. I messaggi sono elaborati in forma di ipertesto (sistemi complessi, basati su rimandi incrociati). Ciascun sistema è composto da: una grammatica, una sintassi, un sistema di regole. I messaggi espressi attraverso l’agire di consumo, dovranno essere interpretati tenendo conto sia dei comportamenti che dell’astensione dal fare.

8. IN QUALI CORNICI DI SENSO SI FORMANO I MODELLI DI CONSUMO? L’agire di consumo si ispira a una serie di rappresentazioni-guida chiamate a orientare la definizione della situazione, la scelta tra le opportunità a disposizione e la successiva posa in essere dei comportamenti da esse derivanti. Tali schemi vengono elaborati in seno a specifiche cornici di senso, in grado di organizzare la produzione e la circolazione della cultura. Nella società contemporanea sono riconoscibili quattro ambiti di elaborazione degli orientamenti socialmente rilevanti: - Le forme di vita, individuate nei contesti esistenziali dove le persone interagiscono

direttamente. - Lo Stato, forma di organizzazione e controllo delle attività di un territorio.

- I movimenti sociali, rappresentati dalle organizzazioni nate con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica in merito a specifiche istanze.

- Il mercato, sfera dominata dalle logiche della transazione e degli scambi economicamente rilevanti.

9. PER QUALI RAGIONI IL CONSUMO è UN INDICATORE DI STATUS?

I comportamenti di consumo riflettono stili di vita improntati alla distinzione, ovvero diretti alla ricerca dell’onorabilità e della stima sociale. Referenti e pratiche comportamentali si configurano come marcatori posizionali e sono sottoposti a un costante controllo della legittimità. L’adesione è assicurata da una rigida morale di rango che riconosce come inappropriati desideri e consumi non strettamente correlati alla collocazione sociale. (Si basa su un’economia di sussistenza in cui le risorse materiali e temporali vengono usate per segnalare confermare e difendere la propria posizione nella struttura sociale).

10. PER QUALI RAGIONI IL CONSUMO è UN SEGNALE DI APPARTENENZA E MOBILITA’ SOCIALE? Il consumo risponde al desiderio delle persone di partecipare al processo di modernizzazione della società. La ricerca del benessere materiale diventa meta sociale istituzionale cui tendere. A livello individuale, gli imperativi di decoro delle classi popolari prima e dell’acquisitività dopo, si traducono nel dovere di perseguire il raggiungimento del livello di comfort, felicità, realizzazione ed emancipazione personale reso possibile dai sempre più frequenti avanzamenti tecnologici. Alla ricchezza si affiancano potere e prestigio. La nozione di ceto sostituisce quella di classe sciale.

11. PER QUALI RAGIONI IL CONSUMO SOSTIENE L’ELABORAZIONE DELL’IDENTITA’ SOCIALE? L’aumento del tenore di vita sposta l’attenzione dall’accesso alla personalizzazione dei referenti e delle pratiche. In un sistema dove il consumo è ormai un’esperienza “di massa” che omologa, le persone cominciano a rivolgere la loro attenzione alla possibilità di costruire e rendere visibile la differenza tra sé e gli altri, tramite la combinazione creativa degli oggetti e delle modalità di fruizione, dell’uso non convenzionale e/o della trasformazione dei loro tratti caratteristici.

12. PER QUALI RAGIONI IL CONSUMO è UN MEZZO PER LA RICERCA DEL BEN-ESSERE? Negli anni Novanta, il consumo si trasforma in strumento, per creare una società più equa e inclusiva, attenta alla qualità dell’ambiente e al welfare degli animali, impegnata nell’uso intelligente delle tecnologie, all’esigenza di sostenere l’accesso delle fasce deboli e delle popolazioni del sud del mondo a una serie di beni primari. Per ben-essere si intende la propensione a mobilitare i mezzi personali a vantaggio del miglioramento degli standard di vita comunitaria, in una dinamica che premia tanto sé stessi quanto gli altri.

Domande specifiche

a. Perché il consumo è un’azione culturalmente determinata? Le premesse strumentali del consumo, contemplato come agire sociale dotato di senso, sono costituite dal referente e dalle relative pratiche d’uso, che all’interno di un certo sistema sociale, assumono la capacità di veicolare puntuali significati. La comprensione di questi ultimi e l’apprendimento da parte degli attori sociali delle valenze accreditate “ avviene attraverso

un’esperienza diretta entro un quantum di azione sociale significativa”. Il tempo necessario all’apprendimento è tanto più ridotto, quanto più il sistema sociale entro il quale l’azione si svolge è noto e comprensibile. Il riconoscimento, l’accettazione e l’interiorizzazione dei significati sono, più semplici quando il sistema sociale da cui provengono l’oggetto e/o le modalità di fruizione costituiscono per il consumatore un sistema di orientamento positivo.

b. Che differenza intercorre tra le espressioni consumismo e consumerismo?

Il consumismo è un fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate che consiste nell’acquisto indiscriminato di beni di consumo da parte della massa, suscitato ed esasperato dall’azione delle moderne tecniche pubblicitarie, per lo più inclini a far apparire come reali bisogni fittizi, al solo scopo di allargare continuamente la produzione.

In sociologia il termine descrive gli effetti dell'identificazione, vera o presunta, della felicità personale con l'acquisto, il possesso e il consumo continuo di beni materiali, generalmente favorito dalla moda o dall'eccessiva pubblicità.

La tutela del consumatore o consumerismo si esplica attraverso l'insieme di disposizioni dell'ordinamento italiano e comunitario, volte a difendere i diritti e gli interessi del cittadino inteso come fruitore di beni materiali e di servizi per uso privato.

c. Che cosa si intende per effetto dimostrazione? È la trasformazione dei consumi in regime di stabilità del reddito e l’aumento del consumo a danno del risparmio.

d. Che cos’è il “product placement” e quali sono i vantaggi e i rischi del suo impiego? Con il termine product placement si intendono quelle attività di comunicazione mediante le quali si presenta e si realizza la collocazione di un prodotto o di una marca all’interno di libri, film, videogames, eventi e format televisivi, a fronte di un corrispettivo economico (ad es. macbook in “Dottor House”; la Vespa in “Vacanze romane”). Ma il product placement, indipendentemente dai vari orientamenti legislativi, si mostra nel suo valore assoluto come lo strumento di comunicazione aziendale più efficace e attuale: rispetto alla pubblicità tradizionale può influenzare i contenuti della programmazione che sponsorizza; può prendersi qualche licenza sugli attributi performativi dei prodotti inquadrati. Inoltre il product placement è una “reclame” meno invasiva degli spot tradizionali, perché in nessun caso interrompe la programmazione. Tra i vantaggi indiscussi di questa “pubblicità alternativa” c’è la libertà di pubblicizzare brand generalmente esclusi dalla reclame tradizionale, a patto che si evitino scene in cui il consumo di alcool venga associato a particolari prestazioni o riconoscimenti sociali e che si escludano quelle inquadrature in cui compaiono medicinali soggetti a prescrizione medica. Per il resto via libera all’utilizzo, tenendo sempre presente che il fine ultimo di questa visibilità non è la vendita dei prodotti pubblicizzati, ma la verosimiglianza della narrazione. Secondo e terzo punto a favore del product placement: l’occasione per la produzione del film di ricevere finanziamenti permettendo alla pellicola stessa di guadagnare il grande schermo e la possibilità all’azienda inserzionista di conquistare nuovi mercati e ampliare il proprio target di riferimento. Sull’altro piatto della bilancia, fra gli svantaggi, quello di non poter prevedere l’esito della pellicola al botteghino: film di successo comportano il successo delle marche correlate, ma nessuna garanzia è data a priori., nonostante in fase di realizzazione vengano incrociati a tavolino i dati e le

caratteristiche relativi al film con quelle dei brand per poter misurare la compatibilità in termini di target, valori e simboli veicolati. Infine, è bene saperlo, non esiste un legame diretto e dimostrabile tra le operazioni di placement e l’incremento del fatturato delle aziende inserzioniste. Il product placement all’interno di opere cinematografiche serve a stimolare la awareness del prodotto presso il pubblico e per ridefinire la marca in termini di attualità culturale

e. Che cosa si intende con l’espressione “stile di vita”? È un modello di riferimento che riflette le modalità preferenziali di inclusione e partecipazione alla vita sociale, è associato allo status dei gruppi e dei singoli individui, e viene elaborato in seno alle relazioni sociali in base a meccanismi di adesione spontanea anche se socialmente incentivata.

f. Perché è possibile affermare che il consumo assuma specifiche funzioni sociali? Quali sono in sintesi le dimensioni coinvolte? Sarebbe esistente una relazione diretta tra consumi e sviluppo della cittadinanza sociale, ovvero il loro contributo alla determinazione dei processi di inclusione e partecipazione sociale e di emancipazione democratica. Il legame consta di una dimensione materiale (gli oggetti consumati sono strumenti per la piena fruizione delle opportunità correlate all’attribuzione dello status civico) e di una dimensione simbolica (identifica gli oggetti consumati come espressione della capacità delle persone di esercitare il proprio diritto-dovere di cittadinanza. Le modalità di gestione delle funzioni sociali variano a seconda della collettività considerata e sono frutto di dinamiche accumulative dei significati di volta in volta attribuiti a un referente e/o a una pratica d’uso. L’evoluzione delle funzioni sociali del consumo può e deve essere ricostruita e interpretata in relazione ai caratteri strutturali della società e dei relativi cambiamenti.

g. Chi sono i “consumatori derivati”? I consumatori derivati sono un insieme di persone che accedono ai referenti e alle pratiche di consumo legittimo (accreditato dai modelli socio-culturali del periodo e del gruppo sociale considerato) in ragione della disponibilità di un soggetto terzo a sostenerne le spese.

h. Che cosa si intende con le espressioni “pacco standard” e “beni di cittadinanza”? Il pacco standard è l’insieme di opportunità di consumo indispensabili per sentirsi pienamente integrati nella società di riferimento e configura specifiche categorie di referenti come veri e propri beni di cittadinanza. Questi ultimi sono “lussi democratici”, di volta in volta individuati negli standard abitativi, nella televisione, negli elettrodomestici, nella vacanza, nell’automobile correlati a nuovi valori (efficienza, velocità, semplicità, funzionalità, innovazione..) e a inediti diritti ( al tempo libero e allo svago, alla cura di sé..).

i. Che cosa si intende con le espressioni “elite senza potere” e “self-made-man”? “self-made-man” è l’individuo intraprendente e non di rado autodidatta, che si fa strada grazie alle sensibilità innate e di competenze sviluppate a mezzo dell’esperienza.

j. Che differenza intercorre tra comportamenti etero e auto-diretti? Il consumo entra nelle dinamiche identitarie per mezzo di un movimento bipolare che coinvolge tanto l’atteggiamento del consumatore, quanto le condizioni ambientali nelle quali viene definita la progettualità. Si tratta di un’interazione che vede le componenti rafforzarsi reciprocamente e che soprattutto pone le basi per il passaggio dall’etero all’autodirezione. Stili di vita e percorsi esistenziali diventano maggiormente correlati alle sensibilità e alle esperienze individuali, vedono i loro caratteri dipendere sempre più dalla volontà soggettiva.

UNITA’ 3

DOMANDE GENERALI

1. IL CANDIDATO DESCRIVA IL FENOMENO DELL’EMPOWERMENT DEL CONSUMATORE. Con l’espressione empowerment si è soliti indicare: a) la ricalibra tura e l’accrescimento della capacità di azione di un attore sociale; b) l’impegno nel contrastare le strutture o i sistemi che limitano o inibiscono la libera iniziativa e l’autonomia decisionale delle persone e dei gruppi sociali. Il fenomeno identifica una sorta di “riscatto del consumatore” che, a fronte del dilagante potere del consumo, si riappropria di un ruolo propositivo nel mercato, così come nella sfera politica. Il processo ha una dimensione individuale, associata alla presa di coscienza degli interessi personali, nonché degli strumenti a disposizione e della forza esercitabile; e una dimensione collettiva legata all’emergere di forme di aggregazione e mobilitazione sociale, finalizzate a creare le condizioni per il riconoscimento di diritti legittimi. L’empowerment del consumatore scaturisce dall’interazione tra la pressione esercitata dai consumatori e il riconoscimento istituzionale di una sempre più rilevante discrezionalità di azione dei cittadini. Il risultato è indotto dalla trasformazione di tre dimensioni dell’agire sociale: condizionamento/libertà (grado di autonomia della persona nel riconoscimento e nell’interpretazione dei propri bisogni/desideri e nell’elaborazione delle scelte e nell’attivazione delle condotte che tramite il consumo ne permettono l’appagamento); passività/attività (la natura del coinvolgimento e il grado di partecipazione del consumatore all’elaborazione e diffusione dei modi di uso e dei significati di referenti, marchi e luoghi di consumo,ma anche dei rituali d’uso che ne orientano la fruizione); privato/pubblico (considera la natura dei significati e delle motivazioni dell’azione di consumo, nonché le responsabilità e l’utilità auto e etero riferite).

2. CHE COS’E’ LA DEMOCRAZIA DEL CONSUMO? QUANDO E COME SI AFFERMA TALE FENOMENO? La democrazia del consumo è un sistema socio-economico ispirato ai principi del consumismo, nel quale la sovranità è attribuita non tanto al lavoratore o genericamente al cittadino, bensì ai consumatori. Questi ultimi esercitano la libertà e l’autonomia assegnata loro dalla struttura societaria per mezzo di una gestione criticamente orientata del ciclo di consumo, che ha il suo fulcro nelle scelte e nei comportamenti di acquisto, ma anche nelle pratiche di fruizione dei beni e dei servizi. Vi sono 3 tipi di democrazia del consumo: - Diretta  promossa da libere comunità di individui, interconnessi in reti spontanee a seguito

della condivisione di valori - Indiretta o di rappresentanza  esercitata attraverso la costituzione di associazioni dei

consumatori e organizzazioni non governative strutturate - Indotta o aziendale  nella quale i consumatori collaborano con le imprese anche per mezzo

del web, per creare nuove opportunità o migliorare quelle esistenti. Si sviluppa a seguito dell’accantonamento del caveat emptor (stia attento il compratore). Le radici del fenomeno sono: - le associazioni sindacali di matrice marxista e cattolica - i gruppi confessionali e laici impegnati nella rivendicazione dell’equità - le cooperative di consumo per rispondere ai problemi di asimmetria nello scambio economico.

3. IL CANDIDATO ILLUSTRI LE DINAMICHE ATTRAVERSO LE QUALI EMERGE E SI DIFFONDE IL CONSUMER ACTIVISM NELL’AREA NORDAMERICANA. Il primo atto legislativo indotto dalla mobilitazione dei cittadini è la normativa sulla difesa delle frodi, seguita dallo Sherman Act (1890), un provvedimento antitrust che si propone di frenare lo strapotere economico dei grandi gruppi imprenditoriali e dei cartelli, per mezzo dell’introduzione del principio della libera concorrenza. La tutela del consumatore è però solo un effetto indiretto e latente. Seguono l’approvazione del Pure Food and Drug Act e del Meat Inspection Act (1906)  impongono requisiti qualitativi minimi dei prodotti commercializzati e delle procedure di conservazione; la creazione della Federal Trade Commission (1914), un’agenzia amministrativa deputata a operare controlli sulla concorrenza e le attività produttive. Il secondo afflato matura sempre negli USA negli anni ’30 ed è innescato dai processi inflativi della Grande Depressione, da nuovi scandali nel settore farmaceutico per la commercializzazione di prodotti nocivi per la salute, dallo sciopero della spesa messo in campo dalle casalinghe. Nasce la prima associazione dei consumatori, Consumers Union (1936) ancora oggi operante negli Stati Uniti e in Canada. La maggiore consapevolezza e preparazione dei cittadini coinvolti nella protesta, attivisti o aderenti, determina il rafforzamento delle leggi preesistenti e culmina nell’ampliamento del potere regolatorio della Federal Trade Commission in materia di azioni e pratiche sleali o disoneste. Roosvelt autorizza una revisione del Food and Drug Act. La nuova versione viene approvata nel 1938 con il titolo Food, Drug and Cosmetic Act, per garantire la sicurezza dei prodotti commercializzati. Il tentativo di istituzionalizzare la rappresentanza dei consumatori a livello governativo ha però un successo solo parziale: il movimento dei consumatori è infatti ancora alla ricerca di una sua precisa identità sociale e non ha ancora elaborato un programma economico. Il consolidamento della presenza e progettualità consumerista prende nuovamente corpo negli anni ’60 da un complesso intreccio di variabili, all’interno delle quali sono presenti tutte le condizioni che normalmente si combinano per produrne successo. Lo schema di analisi di Smelser e ripreso da Kotler, identifica i seguenti fattori esplicativi della crescita della centralità e della stabilizzazione del consumerismo negli Stati Uniti e della sua progressiva diffusione in Europa e nel resto del mondo. - L’adeguatezza strutturale generata dall’incremento del capitale economico, culturale e sociale

del cittadino medio, supporta una crescente attenzione alla qualità degli oggetti consumati. L’emergere di un clima favorevole è alimentato dalla sempre più elevata sensibilità dell’opinione pubblica verso istanze di salubrità, eco-compatibilità ecc..

- Le preoccupazioni strutturali, riflettono il disagio provato da molti consumatori per una serie di esternalità negative dello sviluppo capitalistico e/o per problemi contingenti e alimentano l’interesse verso la tutela del proprio e dell’altrui benessere. Il clima societario favorevole e il diffuso malcontento non sono sufficienti a prospettare un cambiamento delle propensioni e delle richieste dei consumatori nei confronti del sistema economico e istituzionale.

- La consapevolezza generalizzata è frutto della pubblicazione di alcuni saggi di critica sociale; di una diversa legittimazione a livello istituzionale, sostenuta dai discorsi sui diritti dei consumatori; dell’insediamento del primo Consumer Advisory Council per fornire consigli al governo su temi di politica generale , su programmi di protezione dei bisogni dei consumatori; di un più organizzato e coordinato impegno delle organizzazioni dei consumatori nella gestione di strategie di controinformazione.

Importante è anche lo sviluppo di un movimento di costume, il naderismo, che si concentra sulla difesa degli interessi dei consumatori dall’aggressività delle politiche industriali e commerciali delle multinazionali e delle lobby imprenditoriali, anche a mezzo di azioni picchettaggio e boicottaggio. Infine l’emergere e l’affermarsi del consumerismo è l’esito dell’incapacità degli agenti del controllo sociale di elaborare tempestivamente risposte efficaci alla mobilitazione dei consumatori, in vista di stemperarne sul nascere la forza.

4. ATTRAVERSO QUALI MODALITA’ LE FORME MODERNE DI CONSUMER ACTIVISM APPRODANO E SI RADICANO IN EUROPA? In Europa si sviluppa dagli anni ’50 con l’istituzione del Consumer Advisory Council in Gran Bretagna (1955), seguita due anni dopo dalla pubblicazione della prima rivista consumerista Shopper’s Guide. (1957). Nello stesso viene fondata anche la Consumer’s Association e viene lanciata la rivista Which?. L’operare di tali organismi favorisce l’approvazione di leggi di tutela del consumatore che vietano la diffusione di notizie false o incomplete (Trade Description Act 1968) o la vendita di merci pericolose (Consumer Protection Act 1968). Tuttavia la prima associazione dei consumatori in Europa è il Consiglio danese per il Consumatore (1947). I percorsi di sviluppo delle esperienze identificano tre profili organizzativi, a tutt’oggi utili per comprendere le specificità nazionali: - Le agenzie informative diffuse nella realtà dove predomina l’idea che il rapporto consumatore-

mercato possa essere riequilibrato grazie alla crescita della consapevolezza, della conoscenza e della competenza del cliente (Gran Bretagna).

- Organizzazioni di rappresentanza degli interessi diffuse nei Paesi scandinavi e impegnate nello sviluppo di una stretta collaborazione tra Stato e mercato, nonché nella rivendicazione di forme di tutela per via pubblica.

- Associazioni di tutela presenti nell’area dell’Europa continentale e connotate da un ruolo attivo nella difesa del consumatore, nell’educazione e formazione a stili di consumo critici e responsabili.

L’Italia è il “fanalino di coda”  il primo organismo è stata l’Unione Nazionale dei Consumatori (1955); oggi esistono 17 associazioni, spesso di emanazione sindacale; il numero di tesserati non diventa significativo che dopo gli anni ’80 (1% della popolazione). Verso la fine del 1981 le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, danno vita alla Federazione Nazionale dei Consumatori, per mettere al servizio della difesa del consumatore l’esperienza maturata nella rappresentanza sindacale unitaria e coinvolgere le reti cooperative. L’universo delle associazioni dei consumatori si arricchisce infine con la formazione nel 1993 di Codici e Centro tutela consumatori utenti, nel 2000 di Assoconsum e Casa del consumatore. Le motivazioni di una scarsa partecipazione della popolazione è da ricercarsi nella tradizione culturale del Paese a lungo dominata dalla contrapposizione tra l’appartenenza cattolica e quella di sinistra che “condannano” il consumo e lasciano poco spazio a movimenti trasversali. Lo sviluppo del consumerismo è stato ostacolato anche dallo scarso coordinamento tra le associazioni operanti sul territorio nazionale, dalla forte burocratizzazione delle strutture ecc… Un ulteriore ritardo è da riconoscere anche nello spirito individualista della cultura italiana. Migliore fortuna sembrano avere i movimenti consumeristici, organizzati nella forma di reti del consumo critico.

Attualmente in Italia, le associazioni dei consumatori sono disciplinate dal Codice del Consumo, che le individua come le formazioni sociali, che perseguono la tutela dei diritti e degli interessi dei fruitori finali di beni e servizi. Lo stesso testo normativo istituisce e regola il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU), un organo di rappresentanza collettiva, con funzioni consultive, la cui composizione ha durata triennale. Le organizzazioni accreditate nel CNCU sono 18.

5. PER QUALI RAGIONI E’ RICONOSCIBILE UNA PECULIARITA’ ITALIANA NELLE FORME DI CONSUMER ACTIVISM MODERNE?

6. QUALI SONO LE ATTUALI CARATTERISTICHE DELL’ASSOCIAZIONISMO DI CONSUMO IN ITALIA?

I requisiti strutturali  nascita tra il 1955-2000; il numero degli iscritti si colloca in un range compreso tra i 30.000 e le 345.000 unità; la maggior parte delle organizzazioni ha una presenza diffusa sul territorio, con rappresentanze nelle diverse regioni; vi sono maggiori sportelli dove esiste una regolazione locale dei consumi. Profilo delle organizzazioni  gli statuti decretano l’identità apolitica e apartitica delle associazioni dei consumatori nazionali, strutturate nella forma dell’organizzazione non profit. Finalità  associazione di tutela degli interessi e dei diritti; diversi servizi dietro pagamento della quota associativa annuale (consulenza informativa, assistenza legale nelle controversie, accompagnamento alla risoluzione extragiudiziale delle controversie, orientamento e formazione del consumatore, sensibilizzazione verso le principali istanze etiche); ampio campo di intervento. Risorse economiche  quota di adesione variabile e differenziata in base a categorie, campagne di affiliazione pluriennale, 5 per 1000. Strategie comunicative  fervida attività editoriale; uso di strumenti interattivi per raccogliere e diffondere informazioni e soprattutto per i feedback sulle iniziative (Help consumatori). Capacità di networking  proporzionale al progetto di intervento, correlata al conseguimento di specifici obiettivi e/o eventi; crescente peso delle collaborazioni con le Authority e le Istituzioni; a livello regionale l’azione delle Associazioni dei consumatori è coordinata da consulte, comitati o consigli, con regole e rappresentanti; rapporti di interscambio con partner stranieri e/o coinvolgimento nelle reti di rappresentanza internazionali (Consumers International e Consumer’s Forum).

7. LO STUDENTE ANALIZZI CRITICAMENTE LE CARATTERISTICHE DEI MOVIMENTI NEO- CONSUMERISTICI E ILLUSTRI LE MODALITA’ ATTRAVERSO LE QUALI TALI RETI SI DIFFONDONO NELLA SOIETA’ CONTEMPORANEA. A partire dagli anni Settanta, l’aumento delle esternalità negative, danno luogo a fenomeni di mobilitazione della società civile. Si tratta di movimenti spontanei, aventi natura transazionale, ispirati da matrici eterogenee, che perseguono fini diversificati. Le finalità appaiono più ampie di quelle alla base delle prime esperienze di consumer activism. Si passa da un consumerismo civico a un consumerismo critico  il consumo diventa strumento di critica, anziché oggetto di critica. Le esperienze contrastano l’individualismo imperante e promuovono il cambiamento a mezzo dell’assunzione di responsabilità  il consumatore è socialmente impegnato (una persona sensibile

ai problemi della società e dell’ambiente, coinvolta nel dibattito sulle strategie di gestione delle esternalità negative). Il network sociale funge da meccanismo di reclutamento delle risorse umane e materiali che alimentano l’azione collettiva, nonché da spazio e veicolo di socializzazione delle istanze. Le reti neoconsumeriste si caratterizzano per una struttura snella e significativamente articolata, fortemente orientata alla ricerca della flessibilità e dell’adattabilità rispetto a spazi di azione in continua ridefinizione. Fanno uso del web 2.0 per il reclutamento delle risorse umane ed economiche e ne esistono 3 modelli: 1) Reti intermittenti  nascono e si sviluppano in relazione a una fonte di preoccupazione o a un

problema spazio-temporalmente circoscritto, la cui incidenza o visibilità può avere natura ciclica.

2) Reti focalizzate su progetti  si configurano come associazioni temporanee di scopo e sono dirette a realizzare un obiettivo.

3) Reti addensate (in istituzioni sociali o strutture)  sono promosse da una pluralità di attori che investono nell’attivazione di partnership e collaborazioni, nonché nella costituzione di stutture di coordinamento.

8. CHE COS’E’ UNA COMUNITA’ DI CONSUMO E QUALI SONO I SUOI REQUISITI DISTINTIVI? Le comunità di consumo sono gruppi di persone che si strutturano attorno a un elemento totemico che giustifica la nascita di una struttura sociale complessa, organizzata in forma di rete. Il senso di appartenenza scaturisce dalla condivisione di valori e modelli di comportamento e si sviluppa per simbiosi. Il processo poggia sulle affinità elettive intercorrenti tra l’individuo e il referente di culto ed è alimentato da un gergo, rituali caratteristici, luoghi della memoria e immagini dedicate (icone e miti).

o Il processo di aggregazione rivaluta il legame sociale o la loro ragion d’essere è il desiderio di un presente vissuto collettivamente; o si tratta di collettività autorganizzate e autogestite , capaci di elaborare e accreditare una

propria visione della realtà; o all’interno di esse si sviluppano processi di condivisione che alimentano un clima di fiducia,

anche tra persone che non si conoscono o sono caratterizzate dalla capacità di creare cultura e mettere in campo linee di impegno o i soggetti coinvolti si autorappresentano come reti di consumatori-produttori (aggregazioni

di persone che non si limitano a desiderare e utilizzare oggetti culturali e merci, ama che contribuiscono alla creazione del loro valore)

Domande specifiche a. Nell’ambito delle strategie consumeriste che differenza intercorre tra l’approccio difensivo e

quello promozionale? L’approccio difensivo è diretto alla denuncia di un’inefficienza o di una rendita gravemente pregiudizievole per il consumatore, una certa comunità o la società nel suo complesso; mentre l’approccio promozionale è finalizzato alla richiesta di protezioni addizionali, che siano in grado di incrementare la qualità della vita delle persone e di assicurare un benessere rispettoso dell’equità intra- e inter-generazionale, a livello locale, così come nelle relazioni transazionali.

b. Il candidato presenti le strategie utilizzate dalla mobilitazione consumerista per incidere su assetti societari e dinamiche di mercato, entrando nel merito dei comportamenti dei consumatori che aderiscono alle campagne di consumo impegnato.

c. I processi di modernizzazione del’agire di consumo sono stati interpretati alla luce della dicotomia LIBERTA’/ CONDIZIONAMENTO. Quali figure di consumatore e comportamenti di consumo sono evocate dalle categorie identificate dalle due polarità? La dicotomia condizionamento/libertà riflette il grado di autonomia della persona nel riconoscimento e nell’interpretazione dei propri bisogni/desideri e in parallelo nell’elaborazione delle scelte e nell’attivazione delle condotte che attraverso il consumo, ne permettono l’appagamento. Negli schemi degli economisti le due polarità rimandano agli idealtipi: del consumatore suddito, mero strumento della produzione e della cultura di riferimento; del consumatore sovrano, razionale, consapevole dei propri bisogni/desideri e attento massimizzatore della propria utilità, dato il vincolo del reddito spendibile. Nel linguaggio sociologico vengono invece identificati i profili della persona etero-diretta, che aderisce acriticamente alle proposte del sistema economico e socioculturale, o viceversa auto-diretta, che agisce in base a orientamenti valoriali autonomamente elaborati. La prima situazione, prerogativa della modernità, considera l’esistenza di forme di dipendenza degli individui e subalternità delle scelte alle leggi di mercato, restituendo l’immagine de consumo come fenomeno influenzato dalle logiche di riproduzione del potere capitalistico. La seconda condizione, tratto distintivo della modernità avanzata, enfatizza la possibilità per la persona di agire in conformità alle proprie convinzioni e agli imperativi della propria coscienza. Il principio cardine è l’autodeterminazione., intesa come protagonismo nelle scelte e opportunità di dispiegare la propria progettualità in dimensioni innumerevoli.

d. I processi di modernizzazione del’agire di consumo sono stati interpretati alla luce della dicotomia PASSIVITA’/ ATTIVITA’. Quali figure di consumatore e comportamenti di consumo sono evocate dalle categorie identificate dalle due polarità? La dicotomia passivo/attivo contempla la natura del coinvolgimento e il grado di partecipazione del consumatore all’elaborazione e diffusione dei modi di uso e dei significati di referenti, marchi e luoghi di consumo, nonché dei rituali d’uso che ne orientano la fruizione. Permette di circoscrivere il ruolo dell’inventiva individuale nella definizione dei caratteri dell’offerta e delle routine della vita quotidiana. Predomina la produzione, coadiuvata alla distribuzione. I concetti di attività/passività identificano la persona come:

- Destinatario acritico e apatico di proposte di consumo elaborate da un sistema imprenditoriale e promosse da un universo mass-mediato capaci di accreditare e diffondere presso un largo pubblico la propria offerta;

- Coprotagonista dei percorsi di innovazione della cultura materiale e delle sue valenze simboliche, che rielabora i segni, le narrazioni e le immagini proposte dai mass-media e dal mondo economico, sino a divenire soggetto creativo e a volte anche critico.

- La collettività dei produttori e dei consumatori sono due facce di un medesimo sistema integrato che dà vita a modelli interpretativi e a schemi di comportamento. L’interscambio prende corpo in un articolato insieme di relazioni: da un lato ai tradizionali flussi impresa- cliente, dall’altro si sviluppa una circolarità di rapporti, sostenuta da continui feedback. Si tratta di una partnership tra attori appartenenti a distinti universi.

e. I processi di modernizzazione del’agire di consumo sono stati interpretati alla luce della dicotomia PRIVATO/PUBBLICO. Quali figure di consumatore e comportamenti di consumo sono evocate dalle categorie identificate dalle due polarità? La dicotomia privato/pubblico considera la natura dei significati e delle motivazioni dell’azione di consumo, nonché le responsabilità e l’utilità auto- ed etero-riferite. Le dimensioni riflettono il prevalere di significati soggettivi e interessi individuali, oppure di valenze collettivamente condivise di scopi più generali, riferiti a una nozione di bene comune elaborata e accettata dai membri di una certa collettività. In altri termini, crescenti livelli di consumi sono diventati: per il primo approccio, precondizioni della felicità e della realizzazione personale; per la seconda prospettiva, un modo di esprimere il proprio parere in merito al modello economico e sociale. La dicotomia privato/pubblico vede a produzione, da un lato ancora una volta soggiacente alle priorità della produzione e come tale esaltato nelle sue caratteristiche di individualismo competitivo e dall’altro come tramite per relazionarsi agli altri e a se stessi. Le due posizioni circoscrivono un differente rapporto tra il consumatore (il soggetto) e il referente consumato (l’oggetto). Il legame nel primo caso è più immediato, perché sbilanciato sulla volontà di esprimere per mezzo del consumo la capacità di scelta e il gusto personale. Nel secondo caso, la relazione è mediata dalla volontà e dal dovere di rispettare norme, rappresentazioni e interpretazioni collettive che preesistono all’attore sociale e gli permettono di partecipare e integrarsi al tessuto sociale.

f. Perché emerge la mobilitazione consumerista e quali obiettivi persegue? La mobilitazione consumerista affonda le sue radici nel conflitto di interessi e nella divergenza di bisogni presente nel rapporto tra produzione, distribuzione e consumo e si propone di ripristinare la dignità, il rispetto e la salvaguardia della persona umana e dell’ambiente e degli animali nella costruzione e circolazione delle merci.

g. Che cosa si intende con l’espressione “ideologizzazione del consumo”? come incide tale fenomeno sullo sviluppo del consumismo e del consumerismo? In Italia, la tutela dei consumatori evidenzia incisivi segnali di debolezza per la scarsa capacità di pressione politica delle organizzazioni e la contenuta adesione dei cittadini che coinvolge poco più dell’1% della popolazione. Le motivazioni sono da ricercarsi nella tradizione culturale del Paese a lungo dominata dalla contrapposizione tra l’appartenenza cattolica e quella di sinistra che “condannano” il consumo e lasciano poco spazio a movimenti trasversali. Tale ideologizzazione del consumo, supportata da un tardivo sviluppo economico, ha per lungo tempo impedito e ostacolato il generalizzato accesso agli standard di consumo della società moderna e indirettamente ha rallentato la formazione e diffusione di un atteggiamento riflessivo e critico. In tempi più recenti, lo sviluppo del consumerismo è stato ostacolato dallo scarso coordinamento tra le associazioni operanti sul territorio nazionale dalla forte burocratizzazione delle strutture, dalle ridotte dimensioni delle strutture, da un impegno prevalentemente giocato sulla vigilanza e la tutela dei singoli cittadini, anziché sugli interessi diffusi.

h. Chi è il prosumer e quali sono le principali declinazioni di tale figura? Si riferisce ad un utente che, svincolandosi dal classico ruolo passivo, assume un ruolo più attivo nel processo che coinvolge le fasi di creazione, produzione, distribuzione e consumo. I soggetti coinvolti nelle comunità di consumo si autorappresentano come reti di consumatori- produttori, ovvero come aggregazioni di persone che non si limitano a desiderare e utilizzare oggetti culturali e merci, ma che consapevolmente e volontariamente contribuiscono alla

creazione del loro valore. Si tratta di un prosumerismo di seconda e terza generazione che ha i suoi tratti difensivi nella possibilità di condividere il processo di ideazione e realizzazione della novità con persone che non appartengono allo stesso mondo vitale e che si basa su un proficuo interscambio tra fruitori e sistema economico istituzionale. Nel tempo si delineano differenti livelli e modalità di coinvolgimenti, che accreditano due figure di prosumer proattivi: il consumatore- artigiano che personalizza i referenti commerciali e le pratiche di uso, in vista di trarre maggiore soddisfazione dal loro utilizzo; il consumatore creatore o pro user che collabora attivamente all’ideazione e produzione di nuovi beni, nonché al miglioramento degli standard dell’offerta, lanciando proposte destinate ad affermarsi anche fuori dai circuiti economici convenzionali.

UNITA’ 4

DOMANDE GENERALI

1. IL CANDIDATO PRESENTI STRUTTURA E PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEL SISTEMA DI PROTEZIONE DEL CONSUMATORE. L’operatività della struttura è assicurata dall’integrazione tra legislazione consumerista, politiche del consumo e istituzioni di garanzia. La legislazione consumerista individua il quadro di riferimento, ovvero el isatnze degne di attenzione e le modalità più appropriate per affrontarle; legittima l’azione regolativa e ne circoscrive attori, contenuti, strumenti e tempistiche. Le politiche del consumo creano e riproducono le condizioni per un virtuoso interscambio tra domanda e offerta, a mezzo di un eterogeneo insieme di programmi che provano a governare un’ampia rosa di fenomeni che originano esternalità, in vista di conciliare il benessere individuale e collettivo. L’intervento circoscrive il problema e le chiavi di lettura, fissa gli obiettivi da perseguire e gli strumenti più consoni al loro raggiungimento, individua l’orine di priorità in base al quale i diversi aspetti devono essere affrontati, determina l’entità delle risorse a disposizione e le modalità di utilizzo. A seconda dello scopo si distinguono: politiche di tutela, politiche di empowerment, politiche della concorrenza. Alle istituzioni di garanzia spetta infine, il compito di coadiuvare il raggiungimento delle finalità individuate dalla legislazione consumerista e dalle politiche del consumo. Si tratta di un complesso di organismi indipendenti che esercitano funzioni pubbliche sulla base di un potere legittimo, attivando forme di collaborazione con le rappresentanze datoriali e le associazioni consumereste. Nell’elenco figurano: autorità di vigilanza, sevizi di arbitrato e conciliazione.

2. IL CANDIDATO ILLUSTRI LE LINEE GUIDA DELL’ONU IN MATERIA DI PROTEZIONE DEL CONSUMATORE. Nel 1985, il Dipartimento per gli affari economici e sociali vara le prime linee guida in materia. Il testo è esito di un lungo lavoro di negoziazione dei contenuti e viene approvato nonostante le forti resistenze dei Paesi leader sulla scena internazionale. La formulazione finale:

- Individua il raggiungimento di adeguati livelli di tutela dei diritti del consumatore come una delle condizioni per il corretto funzionamento dei mercati e conseguentemente dello sviluppo socio-economico;

- Si propone di coadiuvare l’azione dei governi e di coinvolgere le diverse forze sociali nell’elaborazione e diffusione di un sistema di tutela consumerista, utile a fronteggiare i rischi caratteristici delle economie di mercato;

- Circoscrive standard minimi di tutela della salute, della sicurezza e degli interessi dei consumatori ed evidenzia il ruolo di una serie di misure legislative e politiche nel raggiungimento di tali obiettivi;

- Annovera tra gli strumenti di intervento l’informazione, l’educazione, possibilità di reclamo e risarcimento, la rappresentanza a mezzo di organismi indipendenti;

- Dedica un intero titolo alle priorità di azione in settori strategici, richiamando l’attenzione tanto sulle derive iperconsumiste, quanto sugli effetti dell’endemica carenza e delle difficoltà di accesso.

3. IL CANDIDATO DESCRIVA IL CONTRIBUTO DELL’OCSE IN MATERIA DI PROTEZIONE DEL CONSUMATORE. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha attivato un programma di intervento nel campo della protezione del consumatore. La linea di impegno ben si concilia con gli obiettivi organizzativi: favorire la crescita sostenibile e migliorare i livelli occupazionali e gli standard di vita; contribuire alla diffusione dei processi di sviluppo economico; sostenere l’espansione del commercio internazionale. La progettualità dell’OCSE si connota per un approccio ad ampio spettro, che riconosce l’esigenza di operare sul lato della domanda, ma anche dell’offerta per gestire gli effetti indesiderati dell’evoluzione dei mercati e dell’aumento della complessità delle relazioni di scambio. Tanto le politiche del consumo quanto le politiche della concorrenza possono risultare funzionali alla salvaguardia degli interessi del consumatore. L’investimento dell’OCSE, quindi si concentra sulla determinazione delle fonti di problematicità e delle sinergie che trovano origine nell’integrazione di strumenti governativi afferenti ai due domini, nonché sulla possibilità di coordinare l’uso delle diverse componenti. Nel complesso vengono identificate 12 modalità di intervento. Di queste: 4 agiscono sul lato della domanda; 6 intervengono sul lato dell’offerta; 2 generano sinergie tra le sfere. Il contributo dell’OCSE è più incisivo di quello dell’ONU, perché l’attività di sensibilizzazione si affianca all’investimento nell’elaborazione di metodologie in grado di riconoscere e correggere i malfunzionamenti dei mercati. Nel primo ambito l’organizzazione concentra la produzione di linee guida e raccomandazioni su tematiche specifiche:

- Il commercio elettronico nelle transazioni business to consumer (1999); - La tutela dalle pratiche fraudolente e ingannevoli nelle relazioni commerciali internazionali

(2003); - Il furto dell’identità in rete (2008).

L’attività di supporto alla costruzione di un’efficace sistema di protezione del consumatore si avvale, della realizzazione di guide pratiche per gli addetti ai lavori, dirette a coadiuvare l’analisi dei problemi e lo sviluppo di piani di intervento.

Sul versante della domanda viene pubblicato il Consumer policy toolkit (2010) un vero e proprio manuale, pensato per coadiuvare l’azione di monitoraggio e intervento dei policy maker, che presenta in dettaglio le fasi di costruzione di un programma di azione e le criticità sottese. Il punto di partenza è l’analisi del problema e delle sue determinanti. Seguono la misurazione del danno subìto dai consumatori, la determinazione delle opportunità e della necessità di un’azione di

contrasto, l’individuazione della soluzione più promettente e la strutturazione della linea di azione, la valutazione dei costi e dei benefici e la determinazione dell’effettivo impatto.

Sul versante dell’offerta viene divulgato Il manuale per la valutazione dell’impatto concorrenziale della regolazione (2011), dedicato all’esame della legislazione concorrenziale e dei progetti di riforma o integrazione degli istituti giuridici in essere, ma dedica ampio spazio al ruolo giocato dalle sue leve nella tutela del consumatore, nonché ai potenziali effetti indesiderati/indesiderabili dell’azione di regolazione del mercato o del mancato intervento. In tale scenario matura una specifica sensibilità verso i problemi di tutela del consumatore indotti dalla crisi economico-finanziaria.

4. IL CANDIDATO INDIVIDUI E COMMENTI IL RUOLO DELL’UE NELLA PROTEZIONE DEL CONSUMATORE. L’UE è il principale protagonista del sistema di protezione del consumatore. Tale linea di impegno è presente per evidenti ragioni funzionali sin dalla costituzione del progetto di unificazione. Trattato di Roma (1957) che segna la nascita della Comunità Economica Europea (CEE). Il testo:

- Fissa la possibilità per le istituzioni comunitarie di determinare legislativamente la limitazione delle forme di produzione o sviluppo tecnico che operano a danno dei consumatori;

- Si caratterizza per una massiccia dichiarazione di intenti nel campo della protezione attiva del consumatore. Le basi dell’attività di regolazione sono poste nel 1973, quando l’Assemblea del Consiglio d’Europa con il Trattato di Parigi approva la Carta europea dei consumatori. In essa viene precisato il concetto di consumatore valido ai fini della tutela giuridica. I principi cardine sono ripresi dal Bill of rights degli Stati Uniti: diritto alla protezione e all’assistenza, al risarcimento del danno, all’informazione e all’educazione, alla rappresentanza. Viene altresì istituito il Comitato consultivo dei consumatori. Nel 1975 viene varato un Programma preliminare della CEE per una politica di protezione e di informazione del consumatore. Tale figura viene considerata fruitore dei benefici derivanti dalla concorrenza e dal mercato. Il consumatore è riconosciuto come “individuo interessati ai vari aspetti della vita sociale che possono direttamente o indirettamente danneggiarlo”. Nello stesso anno la Risoluzione del Consiglio della Comunità Economica Europea, sottopone a revisione l’elenco dei diritti, per individuarne una formulazione maggiormente orientata alla promozione della capacità di azione del consumatore. Nuovi assi di intervento: protezione della salute e della sicurezza; tutela degli interessi economici; consulenza, assistenza e risarcimento dei danni; informazione, educazione e rappresentanza. 1987  Atto unico europeo, prima integrazione del Trattato di Roma, che riprende il tema del consumatore. Lo scopo è costruire un mercato unico e strumento per sostenere la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali. Le politiche di consumo rimangono un ambito di intervento sussidiario, secondario e indiretto. La principale fonte di novità è l’introduzione di maggiori gradi di libertà nei processi decisionali. Trattato di Maastricht (1992) attribuirà autonoma rilevanza al tema delle politiche di consumo e a riconoscerle come obiettivo generale della Comunità, dedicando un intero titolo alle modalità di protezione del consumatore. Trattato di Amsterdam (1997) segna una svolta nella definizione e nell’organizzazione degli obiettivi europei e getta le basi per la riforma degli ordinamenti. Viene rivalutato il ruolo istituzionale degli organismi comunitari che devono ideare e realizzare interventi promozionali

e garantire i principi sanciti nel sistema di regolazione. Il principale effetto è l’assunzione dell’impegno di garantire un elevato livello di protezione della persona, nonché il riconoscimento delle politiche del consumo come una delle strategie dell’intervento. Trattato di Nizza (2000) rafforza l’idea di difesa della persona attraverso l’approvazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, un documento che individua 6 categorie di diritti fondamentali: dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia, individuate come libertà condivise, ovvero principi generali presenti nelle Costituzioni di tutti gli Stati membri. Costituzione europea (2004) conferma l’impianto descritto, integrando la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea nella seconda parte del documento. Le politiche del consumo si configurano come un ambito di intervento che si sviluooa in tempi recenti, ma che appare destinato a diventare uno dei principali scopi dell’azione comunitaria, strumento essenziale per favorire e guidare il processo di integrazione economica e sociale dei Paesi aderenti. il riconoscimento della necessità di “una politica integrale nei confronti dei consumatori” emerge fin dagli anni ’70. Nel 1989 viene istituito il Servizio Politica dei consumatori (SPC), riconfigurato nel 1997 come Direzione generale politica dei consumatori e tutela della loro salute. I° Programma di azione comunitaria (1990-1992) nel campo delle politiche del consumo viene varato dall’allora Commissione della Comunità Europea con lo scopo di:

- Rafforzare la legislazione esistente e favorire il recepimento da parte degli Stati membri; - Intervento di supporto dell’accrescimento della competenza del consumatore,in larga misura

demandato alle iniziative realizzate dalle associazioni dei consumatori, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, grazie a specifici finanziamenti. II° Programma di azione comunitaria (1993-1995) investe: nel coordinamento e consolidamento delle politiche di comunicazione, nell’agevolare l’accesso alla giustizia, nella nascita di associazioni dei consumatori a livello europeo e di forme di rappresentanza presso la Commissione della Comunità Europea, nel facilitare l’applicazione delle norme. III° Programma di azione comunitaria (1996-1998) è orientato a introdurre le misure correttive rese necessarie dalle variazioni della struttura istituzionale dell’eurozona e alla creazione del mercato unico. Due linee di intervento: il sostegno giuridico e tecnico ai Paesi dell’Europa centro-orientale finalizzato a promuovere la rivendicazione e il riconoscimento degli interessi dei consumatori in realtà ove non esiste una sensibilità consumerista diffusa; la realizzazione di interventi diretti a incentivare l’adeguamento dei sistemi di regolazione interna dei Paesi in via di sviluppo alla legislazione europea. IV° Programma di azione (1999-2003) le politiche del consumo raggiungono la loro piena maturità. Le responsabilità in materia di protezione della salute, degli interessi e dei diritti dei consumatori sono assegnati a un unico Commissario, chiamato a dirigere la Direzione Generale per la Salute e la Protezione del Consumatore (DG Sanco). V° Programma di azione comunitaria (2002-2006) amplia l’orizzonte temporale di riferimento delle politiche, passando da una cadenza triennale a una quinquennale. VI° Programma di azione comunitaria (2007-2013) conferma gli obiettivi cardine del precedente piano, anche se ne arricchisce lo spettro. Viene rafforzato l’investimento nello sviluppo del mercato interno, grazie a una maggiore attenzione verso al protezione e la promozione degli acquisti transazionali.

Nel 2005 è stata costituita ECC-net (European Consumer Centers Network), una rete destinata nei piani a diventare per i consumatori l’interfaccia delle istituzioni europee e lo strumento per mezzo del quale accedere più semplicemente alle tutele. Consumer Market Watch  un osservatorio che realizza studi dedicati e redige annualmente un rapporto che analizza le dinamiche di sviluppo del sistema di scambi commerciali, individuando le fonti di malfunzionamento. Nel 2008 la Commissione Sanco decide di attivare la Consumer Market Scoreboard, un programma annuale di monitoraggio dei risultati economici conseguiti in favore di consumatori, basato su 5 indicatori: reclami e lamentele, prezzi, soddisfazione, cambio di fornitura/fornitore, sicurezza. VII° Programma di azione comunitaria (2014-2019) si caratterizza per una ricca dotazione finanziaria e obiettivi significativi. L’intervento si propone di:

- Migliorare la sicurezza a mezzo di attività di consulenza, una sistematica analisi dei rischi e il coordinamento della sorveglianza del sistema economico;

- Aumentare la trasparenza del emrcato, facilitando l’accesso alle informazioni e attivando processi di apprendimento permanente;

- Semplificare i meccanismi di accesso e risoluzione delle controversie, grazie all’eliminazione delle incongruenze tra regimi e allo scambio di buone prassi;

- Razionalizzare il sistema di regolazione, adattandolo alle mutate esigenze dei consumatori, e alle sfide aperte dall’allargamento dei confini e dall’innovazione tecnologica. Strategia Europa 2020 le cui priorità sono circoscritte nella realizzazione di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Si tratta di sviluppare forme di regolazione atte ad affrontare in modo flessibile la crescente complessità delle dinamiche di mercato; incentivare modelli di consumo maggiormente ecocompatibili; affrontare il problema dei consumatori vulnerabili. Agenda digitale  per sostenere lo sviluppo del consumo di prodotti high-tech e la propensione del consumatore-cittadino a sfruttare le opportunità offerte dall’ambiente digitale.

5. QUALE PROBLEMI INCONTRA IL SISTEMA DI PROTEZIONE DEL CONSUMATORE ITALIANO NEL DISPIEGARE LA SUA OPERATIVITA’? QUALI SONO I MOTIVI DI TALE SITUAZIONE? L’operatività del sistema italiano di protezione del consumatore è influenzata da una serie di nodi strutturali e funzionali:

- La legislazione consumerista prende corpo con lentezza e soprattutto tarda a essere organizzata in un testo unico;

- Le politiche del consumo non possono contare su una tradizione consolidata e sono a torto o ragione ritenute ancillari ad altre forme di intervento;

- La rete istituzionale presenta un grado di sviluppo limitato e per molti versi inadeguato alla complessità degli scenari contemporanei. Tale situazione è il riflesso dei problemi che hanno punteggiato la nascita del consumerismo del nostro Paese e dilazionato il compiuto strutturarsi delle sue prime manifestazioni, anche se non mancano ragioni imputabili ai percorsi e alle modalità di accreditamento delle diverse sfere. L’elaborazione di una cornice normativa capace di prevedere e dirimere l’emergere di controversie non trova presupposto nell’esistenza di un disegno armonico, né matura secondo un percorso sistemico. Le carenze nell’assetto normativo sono riflesse nell’assenza di una vera e propria agenda consumerista, così come di un sistematico coordinamento degli obiettivi delle politiche del

consumo con quelle di altre sfere di intervento. L’Italia è parte integrante di quel circostanziato gruppo di Stati europei che non hanno formalizzato le linee di indirizzo in materia di politiche del consumo in un documento dedicato (Strategia). In mancanza di un’attività di pianificazione pluriennale non può ovviamente realizzarsi un intervento di programmazione delle modalità operative attraverso le quali promuovere e sostenere il raggiungimento delle finalità (Piano di azione). Tale situazione è generata più dalla mancanza di una consolidata attenzione alle politiche del consumo, che non da un’assenza di interesse ed è imputabile alla tendenza a derubricare finalità e significati di tali forme di intervento sotto altre “etichette”. Le politiche del consumo finiscono così con il porsi ai margini della vita istituzionale e assumere limitata visibilità agli occhi dell’opinione pubblica e degli stessi addetti ai lavori, in quanto il lessico e le modalità di azione utilizzate nell’attivazione e legittimazione dei provvedimenti sfugge spesso alle retoriche dell’empowerment del consumatore, candidandosi a perseguire finalità complementari. La peculiarità italiana è testimoniata dalla mancanza di un’agenzia/ufficio dedicato o di strategie comunicative dirette a mettere in luce i contenuti dell’azione di governo funzionale al fine, i problemi aperti e i progressi registrati. A causa dei frequenti mutamenti nel disegno istituzionale è inoltre difficile tracciare una mappa delle competenze in materia di politica del consumo.

Domande specifiche a. Che differenza intercorre tra “tutela” e “promozione” del consumatore? b. Quale ruolo esercita la legislazione del consumo nel sistema di protezione consumerista?

La legislazione consumerista individua il quadro di riferimento, ovvero le istanze degne di attenzione e le modalità più appropriate per affrontarle; legittima l’azione regolativa e ne circoscrive attori, contenuti, strumenti e tempistiche.

c. Quale ruolo esercitano le politiche di consumo nel sistema di protezione consumerista? Le politiche di consumo creano e riproducono le condizioni per un virtuoso interscambio tra domanda e offerta, a mezzo di un eterogeneo insieme di programmi che provano a governare un’altrettanto ampia rosa di fenomeni che originano esternalità (positive o negative), in vista di conciliare il benessere individuale e collettivo. L’intervento circoscrive il problema e le chiavi di lettura, fissa gli obiettivi da perseguire e gli strumenti più consoni al loro raggiungimento, individua l’ordine di priorità in base al quale i diversi aspetti devono essere affrontati, determina l’entità delle risorse a disposizione e le modalità di utilizzo.

d. Quale ruolo esercitano le istituzioni di garanzia nel sistema di protezione consumerista? Le istituzioni di garanzia hanno il compito di coadiuvare il raggiungimento delle finalità individuate dalla legislazione consumerista e dalle politiche del consumo. Si tratta di un complesso di organismi indipendenti che esercitano funzioni pubbliche sulla base di un potere legittimo, attivando forme di collaborazione con le rappresentanze datoriali e le associazioni consumeriste

e. Il candidato illustri i concetti di “benessere del consumatore” e “consumatore svantaggiato”. Il “benessere del consumatore” è inteso in termini generali come possibilità di esperire una piena inclusione e partecipazione alla vita economico-sociale, alla luce degli standard accreditati nel contesto di riferimento e più nello specifico come possibilità di accesso alle migliori condizioni di scambio in termini di prezzo, scelta, qualità, varietà, affidabilità, sicurezza, salubrità.

Il “consumatore svantaggiato o vulnerabile” è un soggetto che a causa delle caratteristiche personali (età, genere, etnia, livello di istruzione..), delle circostanze (malattia, perdita del lavoro..) e/o di fattori esterni (incremento della complessità dei mercati) incontra particolari difficoltà nel soddisfare i loro bisogni primari e far valere i loro diritti.

f. Quali tendenze alimentano l’interesse verso il sistema di protezione del consumatore? Perché? L’interesse verso il sistema di protezione del consumatore registra un rilevante aumento a seguito dei processi di globalizzazione, della diffusione delle tecnologie digitali e della riforma dei meccanismi di regolazione istituzionale di importanti settori (energia, servizi finanziari, telecomunicazioni..). i nuovi corsi sono anche incentivati dall’esigenza di affrontare le fonti di problematicità via via emergenti e di contenere l’allarme provocato dai sempre più frequenti scandali associati a comportamenti deontologicamente criticabili.

g. Secondo le indagini promosse dall’ONU quali fattori risultano essenziali nello sviluppo di un sistema di protezione del consumatore? I fattori sono:

- la ricerca scientifica, essenziale alla comprensione della natura e della portata dei problemi, nonché all’individuazione delle soluzioni più confacenti nei diversi frangenti;

- l’impegno nel dar visibilità alle istanze, indispensabile a richiamare l’attenzione su fonti di preoccupazione altrimenti trascurate e a concorrere al riconoscimento di prospettive alternative a quelle dominate;

- la mobilitazione dei consumatori, funzionale a dar rilevanza alle diverse cause, nonché a legittimare l’intervento regolativo e l’istituzione di organismi di garanzia;

- l’armonizzazione della legislazione e delle politiche, utile tanto al superamento dei problemi di scala, quanto ad affrontare in modo efficace la multidimensionalità delle questioni.

UNITA’ 5

DOMANDE GENERALI

1. ATTRAVERSO QUALE SCHEMA INTERPRETATIVO E’ POSSIBILE ANALIZZARE L’EMERGERE E L’OPERARE DI UNA MICROCULTURA DEL CONSUMO? Le microculture del consumo sono modelli decisionali e comportamentali destinati ad affrontare i nodi del paradigma di sviluppo delle società del capitalismo avanzato. Si tratta di proposte che nascono per volontà della società civile e coinvolgono tanto l’universo dei consumatori, quanto il mondo imprenditoriale. Le esperienze poggiano sulla libera iniziativa e l’autorganizzazione degli attori sociali; interagiscono con le regole e le opportunità messe in campo dalle istituzioni. Si tratta di iniziative che a volte anticipano e sollecitano l’interesse delle pubbliche amministrazioni su temi in via di emersione o che vedono aumentare la loro importanza; in altri casi seguono il varo di provvedimenti utili alla salvaguardia di uno specifico interesse. Perseguono l’obiettivo di una governance dei consumi, tesa a regolare per via sussidiaria i meccanismi di interazione tra filiera produttiva e fruitori. Hanno potere istituente, in quanto elaborano, accreditano e diffondono modelli valoriali e comportamentali alternativi a quelli in essere, nonché utili, nel medio-lungo periodo, a generare cambiamenti strutturali attraverso l’accumularsi di micro-trasformazioni delle pratiche quotidiane. Le possibilità di governance dei consumi scaturiscono dall’insorgere in seno alla collettività di un atteggiamento critico, ossia di un approccio al consumo e alla formazione degli stili di vita che ha il suo elemento distintivo in meccanismi di valutazione multidimensionale delle opportunità a disposizione.

La tendenza a mettere in discussione gli assetti societari sostiene a sua volta l’emergere di due forme di attivazione per la moralità del sistema o di modalità di esercizio della cittadinanza sociale. La prima è il comportamento promozionale, basato sulla valorizzazione di processi di innovazione funzionali alla svolta etica; la seconda sono le tattiche di resistenza, che usano scelte e pratiche di fruizione per dar visibilità a prassi economiche e istituzionali contrarie agli imperativi etici e contrastarne operatività.

2. ATTRAVERSO QUALI PROCESSI SI FORMA L’ATTEGGIAMENTO CRITICO? Emerge dall’esame al quale la ragione sottopone le opportunità a disposizione, per determinare in modo rigoroso le opzioni più coerenti con le necessità funzionali e gli orientamenti valoriali della persona e dei gruppi sociali di quali è parte. La valutazione investe le caratteristiche: - Del prodotto - Della filiera produttiva - Del circuito commerciale promozionale - Degli eventuali scarti L’atteggiamento critico è favorito dall’esperienza, ma la persona può incrementare la sua propensione e capacità di discernimento a prescindere dall’accesso e dall’uso dei referenti. Conoscenza e competenze possono essere alimentate dalla curiosità intellettuale, dalla propensione a documentarsi, dalla tendenza a far buon uso di osservazioni ed esperienza maturate da altri.

3. LO STUDENTE PRESENTI LE CARATTERISTICHE FONDAMENTALI DELL’APPROCCIO DELLA SOBRIETA’. L’approccio alla sobrietà matura in seno al movimento di opposizione al capitalismo e ai processi di globalizzazione e si traduce in un incondizionato rifiuto del modello di sviluppo dominante perché frutto di una visione dogmatica e per l’orientamento all’accumulazione illimitata. Viene posta in essere una radicale revisione degli stili di vita, basata sulla privazione volontaria dei beni ritenuti superflui; sul mutamento dell’atteggiamento nei confronti della dimensione materiale dell’esistenza e delle logiche commerciali del sistema; sul recupero dell’autonomia di pensiero e della libertà di scelta. Nelle espressioni più ortodosse, la cultura della sobrietà fa propri i principi di frugalità, e di austerità. L’approccio è inoltre associato all’elogio della lentezza. Sottende inoltre, l’emergere di una nuova figura di consumatore austero e ascetico, attento e selettivo nelle proprie scelte di acquisto e nelle pratiche di uso dei beni per ragioni di principio. L’opzione della sobrietà può creare benessere reale solo se è frutto di un puntuale monitoraggio e di un’attenta riflessione sui consumi individuali e collettivi. Esso è maggiormente attrattivo per coloro che hanno una strutturata formazione religiosa e/o che aderiscono a gruppi di riflessione; per i soggetti che appartengono a movimenti ecologisti.

4. IL CANDIDATO DESCRIVA I FATTORI DISTINTIVI DELL’APPROCCIO ALLA SOSTENIBILITA’. L’approccio alla sostenibilità è elaborato e professato dai segmenti societari più aperti all’innovazione e promosso da programmi istituzionali di diversa portata. Prevede il ripensamento del modello di sviluppo a mezzo di interventi di ricalibra tura e riforma, nonché del miglioramento delle performance. Il progetto prende corpo in seno al mainstream e fa buon uso di ideologie e valori dominanti. Attribuisce alla ricerca scientifica il compito di affrontare i nodi strutturali del capitalismo, confermando la sua fiducia nella razionalità. Non rinnega il consumo, né ne propone una drastica riduzione.

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