Francesca

Quale è il pensiero di R. Quadri riguardo alle norme primarie e secondarie di diritto internazionale?

secondo le mie ricerche Quadri dovrebbe considerare come norme primarie i principi costituzionali "pacta sunt servanda" e "consuetudo est servanda" ma altri dicono che invece considera come norma primaria la consuetudine!!! ho bisogno di aiuto urgente perchè ho l'esame di diritto fra pochi giorni! thanx

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docsity

Oltre alle norme consuetudinarie esistono altre norme di diritto internazionale generale non scritte. L’art. 38 dello Statuto della Corte Internazionale di Giustizia annovera tra le fonti di diritto internazionale i “principi generali di diritto riconosciuti dalle Nazioni civili�. Detti principi sono indicati nell’articolo al terzo posto, dopo gli accordi e le consuetudini, e costituiscono una fonte utilizzabile là dove mancano norme pattizie o consuetudinarie applicabili ad un caso concreto. Sul valore di questi principi nel sistema delle fonti internazionali si è discusso molto in dottrina: c’è chi nega che tali principi abbiano valore di norme giuridiche internazionali; chi si limita a sottolinearne la funzione integratrice del diritto internazionale; chi li pone al primo grado della gerarchia delle fonti, al di sopra della consuetudine e dell’accordo. Secondo il Conforti perché questi principi possano essere applicati a titolo di principi generali di diritto internazionale devono sussistere due condizioni. 1.Occorre innanzittutto che essi esistano e siano uniformemente applicati nella più gran parte degli Stati. Un principio del genere può consentire al giudice di uno Stato di farne applicazione anche quando il principio medesimo non esiste nell’ordinamento statale; ciò sempre che l’ordinamento interno imponga l’osservanza del diritto internazionale. Ad es. i principi generali di diritto comuni agli ordinamenti statali fanno parte, al pari delle norme consuetudinarie internazionali, dell’ordinamento italiano, in virtù dell’art. 10, 1° co, della Cost.. 2.In secondo luogo occorre che essi siano sentiti come obbligatori o necessari anche dal punto di vista del diritto internazionale, che essi cioè perseguano dei valori e impongano dei comportamenti che gli Stati considerano come perseguiti ed imposti o almeno necessari anche sul piano internazionale. Così intesi, i principi generali di diritto riconosciuti dalle Nazioni civili vengono a costituire una categoria sui generis di norme consuetudinarie internazionali, rispetto alle quali: - la diuturnitas è data dalla loro uniforme previsione e applicazione da parte degli Stati all’interno dei rispettivi ordinamenti; - l’opinio juris sive necessitatis è certamente presente nelle vecchie regole di giustizia e di logica giuridica, regole che sono intese da tutti gli organi dello Stato come aventi un valore universale, come necessariamente applicabili in qualsiasi ordinamento giuridico e quindi anche in quello internazionale. Questi principi, oggi universalmente propugnati, mirano a salvaguardare la dignità umana e ad attuare una migliore giustizia sociale. Il diritto consuetudinario vieta solo le violazioni gravi di siffatti diritti, come il genocidio, l’apartheid, la tortura, gli altri trattamenti disumani e degradanti, ecc. In questa prospettiva, i principi generali di diritto comuni agli ordinamenti statali finiscono col perdere la loro caratteristica di principi destinati soltanto a colmare le lacune del diritto internazionale; il loro rapporto con le norme consuetudinarie viene ad essere il normale rapporto tra norme di pari grado. Oltre alle norme consuetudinarie e ai principi generali di diritto riconosciuti dalle Nazioni Civili esiste un’altra categoria di norme generali non scritte, i principi >. Secondo il Quadri (sostenitore della categoria dei principi): i principi costituirebbero le norme primarie del diritto internazionale; sarebbero >; comprenderebbero quelle norme volute e imposte dalle > in un dato momento storico nell’ambito della comunità internazionale. Tra i principi alcuni avrebbero carattere formale, in quanto si limiterebbero a istituire fonti ulteriori di norme internazionali, altri carattere materiale, in quanto disciplinerebbero direttamente rapporti fra Stati. I principi formali sarebbero due: cosuetudo est servanda e pacta sunt servanda. L’osservanza delle consuetudini e degli accordi si spiegherebbe in quanto voluta e imposta dalle forze prevalenti nell’ambito della comunità internazionale. In tal modo consuetudine ed accordo sarebbero entrambi fonti di secondo grado e ciò in contrasto con la dottrina comune che invece considera la consuetudine come fonte primaria, esauriente il diritto internazionale generale, e l’accordo fonte secondaria che trae la sua forza dalla consuetudine. I principi materiali potrebbero avere qualsiasi contenuto, a seconda che le forze prevalenti si combinino per volere una certa disciplina di una determinata materia. La concezione del Quadri non è accettabile.

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eltacodewest

non saprei

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