Decreto legge 6 dicembre 20011 n.201?

 

Disposizioni urgenti per la crescita, l'equita' e il consolidamento dei conti pubblici. Come al solito la montagna ha partorito il topolino, è saltata la riforma del valore legale del titolo di studio, anomalia tutta italiana che preclude a tantissimi studenti il raggiungimento di posizioni utili all'assunzione nei concorsi pubblici ma almeno è stato eliminato l'odioso limite di voto per la partecipazione ai concorsi delle amministrazioni pubbliche.

 UNIVERSITÀ

Si punta alla digitalizzazione e alla più ampia diffusione dell'offerta formativa.  Iscrizioni e info on line

Le iscrizioni all'università si effettueranno esclusivamente per via telematica. Si eviteranno così estenuanti file agli sportelli e inutili spese. L'intervento fa parte della cosiddetta Agenda digitale, che pone una particolare attenzione alla semplificazione dei rapporti tra i cittadini e la pubblica amministrazione. Agli studenti inoltre, non solo del nostro paese, sarò offerta online la possibilità di avere una visibilità sulle singole offerte delle università, in termini di corsi di laurea, di servizi, di borse di studio".  Tutti gli Esami registrati solo online. Dall'anno A.A 2012/2013, "la verbalizzazione, la registrazione degli esiti degli esami, di profitto e di laurea, sostenuti dagli studenti universitari avviene soloe con modalità informatiche".  Voto di laurea.  Salta il limite del voto di laurea per l'accesso ai concorsi. Prendere un voto basso all'esame di laurea non impedirà più la partecipazione ad alcun concorso. Il valore legale dei titoli di studio, abolito in una prima bozza del decreto, per ora è stato invece salvato dalla lobby dei professori, che temono di perdere le loro rendite di posizione In cattedra anche i prof "poveri". Salta l'assurdo, per i più,  limite di reddito per chi aspira a un contratto di docenza all'università. Il decreto elimina la norma della riforma Gelmini che, per accedere alla docenza a contratto, prevedeva un reddito annuo non inferiore a 40 mila euro lordi che nei fatti aiutava la casta dei baroni precludendo l'accesso a molti ricercatori spesso pagati meno di mille euro al mese.

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