Economia degli intermediari finanziari (Giovannini, Angelini e Panetta) - Riassunto di tutto il programma, Esami di Economia Degli Intermediari Finanziari
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alessandroroma23088629 settembre 2013

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Economia degli intermediari finanziari (Giovannini, Angelini e Panetta) - Riassunto di tutto il programma, Esami di Economia Degli Intermediari Finanziari

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Appunti di Economia degli intermediari finanziari. Circolazione cartacea, flussi di liquidità, accumulazione risparmio, funzione monetaria dei debiti bancari, disponibilità sui conti bancari, moneta bancaria, moneta lega...
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POLITICA ECONOMICA

ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI FINANZIARI (Giovannini)

1. ECONOMIA ORGANIZZATA E SISTEMA FINANZIARIO

Le aziende sono gli operatori che organizzano e conducono la produzione, lo scambio ed il

consumo, e che costituiscono la base dell’attività economica.

Le aziende si dividono in:

1. aziende di erogazione, che perseguono la finalità di soddisfare i bisogni di certi operatori; 2. aziende di produzione, che attuano la produzione tecnica dei beni e dei servizi.

L’essenza dell’attività economica risiede nella limitatezza della gran parte dei beni e dalla necessità

di operare delle scelte nell’utilizzo dei beni per soddisfare i bisogni alternativi.

Le decisioni relative alla destinazione dei beni al consumo o all’uso in una combinazione produttiva

per lo scambio, compongono il rapporto tra mezzi limitati ed usi alternativi.

L’elemento che distingue la moderna economia è la divisione del lavoro, che si basa sullo scambio

tra gli operatori di beni e servizi, reso agevole dall’intermediazione della moneta.

La divisione del lavoro si basa sull’azienda di produzione che attua i processi di trasformazione, dai

quali si ottiene il livello dei beni e dei servizi di cui le aziende possono disporre tempo per tempo

(reddito delle aziende).

La differenza tra il reddito e i consumi delle aziende è il risparmio, che è un principio astratto

perché difficilmente definibile in modo univoco, in quanto è impossibile stabilire un intervallo di

tempo discontinuo relativo alla sua funzione.

La formazione del risparmio appartiene, infatti, ad un intervallo di tempo continuo, dove la

differenza tra flussi di reddito e flussi di consumo si forma senza soluzione di continuità.

Definito con attività qualsiasi bene o credito di un soggetto economico e, quindi, ogni voce che

costituisce l’attivo di un bilancio, nel loro insieme, si ottiene la distinzione tra:

1. attività reali, riconducibili ai beni durevoli ed alle scorte; 2. attività finanziarie, pari ai finanziamento concessi, che sono i crediti nei confronti

dell’economia.

Definito, invece, con passività finanziarie l’insieme dei debiti che fanno capo ad un’azienda e la

sezione del bilancio in cui sono elencati gli impegni dell’azienda di produzione verso i terzi, si può

affermare la relazione che stabilisce l’equilibrio tra attività e passività finanziarie.

Tale relazione è il vincolo di bilancio per l’azienda di produzione, dove, quindi, attività reali e

attività finanziarie sono pareggiate da capitale attinto a titolo di credito o di rischio.

Nelle aziende di erogazione, invece, le passività sono uguali a capitale di credito e patrimonio. Solo

l’azienda di produzione può, infatti, rilevare passività finanziarie sotto forma di capitale di rischio

corrisposto dall’imprenditore o dai soci.

Il patrimonio dell’economia è sempre pari all’ammontare del patrimonio netto delle aziende di

erogazione, in quanto le attività reali delle aziende di produzione sono pari, per definizione, alle

passività finanziarie nette, che sono parte delle attività (reali e finanziarie nette) delle aziende di

erogazione, le quali misurano tale patrimonio al netto delle passività finanziarie.

In massima sintesi, il patrimonio è pari alla somma tra le attività reali delle aziende di erogazione e

gli investimenti nelle imprese di produzione.

L’insieme dei rapporti che si stabiliscono tra le aziende, direttamente o attraverso gli intermediari

finanziari posti in essere o estinti, è il sistema finanziario, che stabilisce il grado di efficienza dei

rapporti, misurato dalla forma tecnica che lega creditore e debitore, in via mediata o diretta,

disciplinando rischio e rendimento.

2. MONETA ATTIVITA’ FINANZIARIA E FINANZIAMENTI NELL’ECONOMIA

Nella moderna economia, la moneta attività finanziaria rappresenta il tipico intermediario degli

scambi, che consente lo scambio come mezzo di pagamento e, quindi, la divisione e la

specializzazione del lavoro, intermediando sostanzialmente reddito e consumi, risparmio ed

investimento.

La moneta corrisponde a debiti della banca di emissione (biglietti), a disponibilità su conti bancari

attivi (depositi in conto corrente) o passivi (fidi concessi in conto corrente e non usati).

Ogni scambio di beni o servizi genera un flusso di finanziamenti, misurato da una variazione

finanziaria attiva per chi cede e passiva per chi acquista: i finanziamenti totali nell’economia

restano costanti, o meno, secondo la natura dell’attività finanziaria utilizzata come intermediario.

Lo scambio serve per distribuire reddito e prodotti: il reddito genera capitali, il cui rientro non è

assicurato dalla sostituzione del creditore o del debitore, in presenza di continue crescite di capitale.

Se la moneta è costituita da biglietti, il trasferimento che consegue allo scambio determina solo

variazioni qualitative nei finanziamenti dell’economia, cambia l’azienda in credito verso la banca di

emissione, mentre resta immutato l’ammontare della voce circolazione iscritta nel passivo della

banca.

Se, invece, la moneta è costituita da disponibilità su banche, i finanziamenti all’economia cambiano

o meno nell’aspetto quantitativo, secondo la natura del regolamento bancario: nel caso le

disponibilità sono addebitate ed accreditate su due conti di deposito o di prestito, i finanziamenti

all’economia variano solo nell’aspetto qualitativo; se, invece, le disponibilità sono addebitate su di

un conto affidato ed accreditate su di un conto di deposito, si ha un aumento dei finanziamenti

all’economia, mentre una loro riduzione si ha quando ad essere addebitato è un conto di deposito e

ad essere accreditato è un conto affidato.

In ogni finanziamento, il credito di chi ha trasferito potere d’acquisto si contrappone al debito di chi

lo ha ricevuto: il primo è definito attività finanziaria e il secondo è detto passività finanziaria.

Gli operatori possono detenere attività finanziarie per due motivi:

1. il motivo di liquidità, al fine di collegare nel tempo entrate ed uscite correlate agli scambi di beni e servizi;

2. il motivo di impiego di potere d’acquisto che si intende sottrarre all’utilizzo immediato.Le variabili da cui dipendono le equazioni di comportamento del pubblico, per i due gruppi di

attività finanziarie, sono diversi:

1. il primo gruppo è legato ai piani di cassa degli operatori ed alla ricerca della massima efficienza del sistema dei pagamenti;

2. il secondo gruppo, caratterizzato dal trasferimento di potere d’acquisto a titolo di finanziamento, invece, dipende dalla redditività dello stesso, dato un certo livello di liquidità

e di rischio.

Nelle moderne economie, la moneta è un’attività finanziaria e concorre alla formazione dei flussi

finanziari, per cui l’ammontare dei finanziamenti nell’economia è pari alla somma dei due gruppi di

attività finanziarie.

Diversamente avveniva nelle economie in cui l’intermediazione degli scambi era assicurata da

moneta attività reale e la formazione dei flussi finanziari derivava solo dall’impiego di potere

d’acquisto sottratto all’uso immediato e misurato da attività non monetarie.

La differenza principale tra i due tipi di moneta sta nella propria natura, dove la sterlina d’oro

(moneta metallica aurea come attività reale) rappresenta un valore in quanto tale, mentre la

disponibilità su di un conto bancario (moneta attività finanziaria) misura un credito verso un altro

operatore.

Nel trasferimento della sterlina d’oro il rapporto si esaurisce tra gli operatori che pongono in essere

lo scambio, mentre nel trasferimento della disponibilità bancaria il rapporto si riflette sulla

configurazione qualitativa della struttura finanziaria della banca, dove cambia l’operatore a credito.

La sterlina d’oro è tipica di una modesta evoluzione dell’economia, distinta da una ridotta

educazione economica del pubblico e da un assetto primitivo del sistema produttivo.

La sterlina d’oro, siccome appartiene alle attività reali, non genera nessun effetto finanziario: si può

allora definire come monofunzionale, rispetto alla bifunzionalità della moneta attività finanziaria.

Le variazioni nella quantità di moneta reale disponibile nell’economia sono dipendenti dalla

consistenza del bene scelto come mezzo monetario (di solito l’oro) e non sono direttamente

definibili dall’autorità preposta al governo del credito.

In un sistema con sterlina d’oro, la formazione di liquidità (l’aumento di moneta) è funzione dei

flussi di cassa che promanano dalla gestione, dalle variazioni negli investimenti in attività reali e

nella posizione finanziaria netta.

La relazione che stabilisce l’equilibrio nella formazione di liquidità in moneta a valore intrinseca

(∆M) è:

” ∆M = cash flow operativo – ∆At + ∆F ”

dove ”∆F” è la variazione della posizione finanziaria netta e ”∆At” è la variazione degli

investimenti in attività reali non monetarie.

La formazione di attività finanziarie, invece, dipende dall’ammontare del saldo tra flussi di cassa

operativi ed impieghi in attività reali, compresa la liquidità rappresentata dalla moneta in esame:

” ∆F = cash flow operativo – ∆At + ∆M ”

dove ”cash flow operativo” è la differenza tra le entrate per il reddito (e0) e le uscite per i consumi

(u0).

L’equilibrio tra domanda complessiva ed offerta complessiva è:

” M * V = P * Q ”

dove ”M” è la quantità di moneta, ”V” è la velocità di circolazione della moneta, ”P” è il livello dei

prezzi e ”Q” è la quantità scambiata.

L’aumento della domanda aggregata ”M * V” per l’aumento della ”M” è compensata da una

crescita della ”P”, della ”Q” o di entrambi.

L’aumento di ”M * V” per l’aumento della ”V”, invece, è condizionato dallo svilupparsi

dell’educazione economica del pubblico, la cui accettazione è condizione di base per l’affermarsi di

qualsiasi strumento monetario.

3. SISTEMA DI CIRCOLAZIONE RAPPRESENTATIVA

Una prima innovazione nella configurazione qualitativa del sistema di pagamento si realizza con

l’affermarsi di un sistema di circolazione cartaceo rappresentativo.

Ciò ha la seguente configurazione:

Banca di emissione

Impieghi fonti

Oro Biglietti in circolazione

dove la caratteristica del sistema di circolazione è stabilita dall’uguaglianza tra l’oro detenuto dalla

banca di emissione e i biglietti emessi dalla banca stessa.

Tale uguaglianza comporta l’impiego di attività finanziarie nell’intermediazione degli scambi, cioè

di debiti con funzione monetaria.

L’effetto finanziario è sterilizzato dal pari valore dell’oro nell’attivo e dei biglietti nel passivo, per

cui, stabilito il contenuto di ciascun biglietto, il suo portatore non corre nessun rischio rispetto a

quello relativo al possesso dell’oro stesso, a patto che la banca rispetti il vincolo indicato.

La comodità nel regolamento degli scambi risulta rafforzata sia in termini di costi di trasporto che di

custodia.

4. SISTEMA DI CIRCOLAZIONE CARTACEA FIDUCIARIA

Nel sistema di circolazione cartacea fiduciaria, l’equilibrio nella gestione di tesoreria della banca

emittente diventa l’unico presidio a tutela del portatore dei biglietti: tale gestione consiste nel

collegare nel tempo le entrate e le uscite.

Il sistema di circolazione cartacea fiduciaria è instabile per l’esigenza del pubblico, che richiede più

comodi mezzi di regolamento e per l’esigenza propria della redditività della banca di emissione, che

può disporre di una raccolta senza nessun costo, da mettere a reddito attraverso l’impiego in attività

fruttifere di interessi.

La comodità nella moneta cartacea e l’assenza di rischi per il portatore dei biglietti, se la

disponibilità economica della banca di emissione non sia in discussione, determinano un

progressivo ampliarsi nella diffusione dello strumento di pagamento rappresentativo di attività

finanziarie.

Da tali premesse nasce l’evoluzione del sistema rappresentativo in quello fiduciario, caratterizzato

dal venir meno dell’uguaglianza tra oro e biglietti in circolazione.

Il bilancio della banca di emissione tende cosi a svilupparsi nel seguente modo:

Banca di emissione

Impieghi fonti

Oro Biglietti in circolazione

Altre attività

In un sistema di circolazione cartacea fiduciaria, tempo per tempo, si determinano due prezzi per

l’oro, rispetto ai biglietti:

1. quello pari alla quantità dello stesso, ottenibile da ogni unità monetaria attraverso la conversione presso la banca di emissione;

2. quello pari alla quantità di oro acquistabile sul mercato per ogni unità monetaria.Se tali due valori risultano uguali tra di loro, la banca di emissione può assicurare il collegamento

nel tempo e nello spazio dei versamenti e prelevamenti di oro con adeguate riserve di oro.

Il diffondersi del convincimento della capacità della banca di emissione di far fronte sempre ai

propri impegni, unita al diffondersi dell’educazione economica presso il pubblico, fa, di solito,

incrementare l’incidenza dell’uso della moneta cartacea nell’intermediazione degli scambi.

Fino a che i due prezzi dell’oro restano omogenei, il sistema fiduciario può mantenere il suo

equilibrio prospettico. In caso contrario, si ha una distruzione del sistema fiduciario.

L’esperienza empirica mostra come il sistema di circolazione fiduciaria rappresenta solo una fase

transitoria rispetto all’avvento del corso forzoso.

5. CIRCOLAZIONE CARTACEA A CORSO FORZOSO

In un sistema a corso forzoso, alla moneta cartacea viene attribuito un potere legale di regolamento:

essa deve, infatti, essere accettata in pagamento, anche se il portatore dei biglietti non è in alcun

modo tutelato rispetto alle variazioni nel livello dei prezzi e, quindi, nel valore del medio circolante.

In presenza del sistema a corso forzoso, l’ammontare della moneta in circolazione è funzione delle

modificazioni nell’attivo e nel passivo della banca di emissione, come, ad esempio, l’acquisto di

titoli pubblici sul mercato aumenta la circolazione, mentre la vendita la diminuisce.

Cosi, la riduzione nelle anticipazioni concesse alle banche da parte della banca di emissione contrae

la consistenza dei biglietti emessi, ed un aumento la incrementa; vale, infatti, la seguente relazione

generale:

Banca di emissione

Impieghi fonti

Riserve valutarie ed oro Biglietti in circolazione

Titoli pubblici e prestiti al tesoro Depositi vincolati delle banche

Operazioni di tesoreria

In un sistema di circolazione cartacea a corso forzoso, la banca di emissione non incontra limiti

nell’espansione del proprio attivo, in quanto la funzione monetaria dei propri debiti assicura una

crescita del passivo.

Un’emissione di biglietti che non tiene conto delle variazioni indotte sui prezzi comporta una

diminuzione nel valore del medio circolante, che, se si accompagna ad una progressiva crescita

della velocità di circolazione, può portare alla fuga della moneta.

L’effetto del controllo della moneta ”M” nella relazione ”M * V = P * Q” implica il pieno governo

della domanda complessiva da parte dell’autorità che gestisce l’emissione di biglietti.

6. FLUSSI DI LIQUIDITA’ GENERATI DALL’EMISSIONE DELLA CARTAMONETA

L’emissione di ogni biglietto, in un sistema di circolazione cartacea a corso forzoso, comporta un

aumento delle attività monetarie a disposizione dell’economia.

Una volta in circolazione, la cartamoneta determina, quindi, un incremento nel potere d’acquisto e,

dunque, nella domanda globale di beni e servizi che promana dalle aziende di erogazione e di

produzione: ferma la velocità di circolazione della moneta ”V”, tale incremento si riflette sui prezzi,

qualora non compensato da un maggior ammontare dell’offerta di beni e servizi.

Parallelamente, ogni riduzione della circolazione di biglietti è funzione di variazioni nel bilancio

della banca di emissione.

A questo punto, occorre chiarire quattro termini:

1. il potere d’acquisto, che è il valore della moneta espresso dall’inverso del livello generale dei prezzi;

2. l’inflazione, che è la diminuzione del valore della moneta, espresso dall’aumento del livello generale dei prezzi;

3. la deflazione, che è l’aumento del valore della moneta, espresso dalla diminuzione del livello generale dei prezzi;

4. la velocità di circolazione della moneta, che equivale al numero di volte in cui l’unità di moneta interviene nel regolamento degli scambi, dato un intervallo di tempo.

7. I BIGLIETTI A CORSO FORZOSO AUMENTANO IL PATRIMONIO

Si consideri, in prima approssimazione, un sistema con circolazione monetaria metallica e si

esamini il seguente grafico:

a’

m = moneta metallica in cassa detenuta dall’operatore alla fine del periodo considerato

t0  cassa = 0; reddito = a’; consumi = a’ – a’’

r = media moneta metallica in cassa

a’’ s = risparmio

t

L’area compresa tra la curva ”s” e l’asse delle ascisse rappresenta l’ammontare di moneta metallica

derivante dalla differenza tra entrate ed uscite di cassa.

L’area compresa tra la curva ”s” e l’area delle ascisse, inoltre, mostra la formazione di disponibilità

di moneta metallica, derivante dalla differenza tra reddito e consumi, ossia il risparmio, il quale è

impiegato, alla fine del periodo, in attività reali (moneta metallica) e, quindi, non determina nessun

flusso di finanziamento nell’economia fino a quando l’operatore non lo utilizza per acquistare

attività finanziarie (depositi o titoli, che sono crediti).

L’area compresa tra la funzione ”r” e l’asse delle ascisse, indica la consistenza media della moneta

metallica detenuta dall’operatore, nel periodo considerato: essa, in un sistema come quello

considerato, non determina nessun effetto finanziario.

Si prenda ora in esame un sistema con circolazione monetaria cartacea e si esamini il seguente

grafico:

a’

b = biglietti in cassa

t0  cassa = 0; reddito = a’; consumi = a’ – a’’

r = media biglietti in cassa

a’’ s = risparmio

t

I biglietti in circolazione determinano sempre maggiori finanziamenti all’economia, rispetto alla

circolazione metallica, in quanto ogni biglietto rappresenta un credito verso la banca centrale.

L’area compresa tra la funzione ”r” e l’asse delle ascisse indica la consistenza media dei biglietti

detenuti dall’operatore nel periodo considerato, per motivi di scambio, che rappresenta flussi di

finanziamenti aggiunti all’economia, rispetto al sistema di circolazione con moneta attività reale.

Per capire gli effetti dell’emissione di biglietti è utile ricorrere alla relazione generale che stabilisce

l’equilibrio tra attività e passività dell’economia nel suo aspetto globale, in presenza di un sistema

di circolazione metallica.

L’uguaglianza tra impieghi e fonti di tutti gli operatori, a livello di massima sintesi, è assicurata,

tempo per tempo, dalla corrispondenza tra il valore delle attività reali (compresa la moneta) ed il

patrimonio dell’economia: attività e passività finanziarie si annullano per definizione, se si

considera la situazione patrimoniale di tutti gli operatori; se si indicano con ”At” le attività reali non

monetarie, con ”M” l’attività reale moneta metallica e con ”P” il patrimonio, si ottiene, quindi, la

relazione generale ”At + M = P”.

Le attività reali dell’azienda di erogazione (At(erogazione)) sono pari a quelle dell’economia, meno la

somma delle attività tecniche delle aziende di produzione (At(produzione)).

La relazione generale precedente può, quindi, essere proposta nella seguente forma:

” At(erogazione) + Af(erogazione) + M = P ”

che equivale a:

” At(erogazione) + Af(produzione) + M = P ”.

A questo punto, si supponga un sistema di circolazione cartaceo di tipo forzoso, dove si ottiene la

seguente relazione:

” At(erogazione) + Af(erogazione) + B = P + Cbiglietti in circolazione ”

che, essendo per definizione:

” B = Cbiglietti in circolazione ”

equivale a:

” At = P ”.

A parità di patrimonio, la consistenza delle attività tecniche dell’economia risulta maggiore rispetto

all’ipotesi di circolazione metallica, dell’intero ammontare della moneta a valore effettivo (M).

Un aumento di ”B” non provoca un aumento degli investimenti perché, siccome ”B = C”, anche

”C” aumenterebbe e, quindi, gli investimenti si annullano.

8. ACCUMULAZIONE DEL RISPARMIO

Lo stesso grafico precedente, costanti le curve ”m” ed ”s”, può essere esaminato per un periodo più

esteso, ottenendo il seguente grafico:

m

m

m

s3 = risparmio

s2 = risparmio

s1 = risparmio

t

t0 t1 t2

Esiste una relazione tra i flussi finanziari, la domanda aggregata di beni e servizi, e gli intermediari

degli scambi.

Il flusso di liquidità prodotto dall’accumulazione del risparmio non consumato è pari all’area

compresa tra la curva ”s3” (risparmio finale) e l’asse delle ascisse, mentre nel periodo preso in

considerazione (da ”t0” a ”t2”) l’ammontare relativo passa dal valore minimo pari a ”s1” a quello

massimo pari a ”s3”.

L’ammontare dei flussi finanziari prodotti dalla moneta cartacea, in regime di corso forzoso, è per

definizione stabile, in quanto le uscite che determinano decrementi nella consistenza di ”m”

rappresentano entrate nelle curve ”m” di chi rappresenta la contropartita nello scambio.

Il reddito e i consumi possono essere cambiati agendo sui rettangoli ”s1”, ”s2” ed ”s3”, i quali si

possono ridurre o aumentare.

La quantità di moneta ”m”, invece, non si può ridurre o aumentare, in quanto il triangolo non si può

cambiare.

Nascono tre problemi che riguardano la moneta (banconote o mezzo bancario) e i beni (scambiati

contro la moneta):

1. la domanda e l’offerta di beni e servizi; 2. la dotazione di capitale nel sistema; 3. gli investimenti.

La moneta influisce sulla domanda e sull’offerta, mentre le variazioni della moneta influiscono sulla

dotazione di capitale nel sistema, ossia sul processo di accumulazione del risparmio.

I capitali non determinano un aumento degli investimenti, ma determinano solo un incremento dei

crediti e/o dei prezzi.

9. FUNZIONE MONETARIA DEI DEBITI BANCARI IN CORSO FORZOSO

Tempo per tempo, il pubblico elegge quale strumento privilegiato di pagamento è più comodo in

relazione alla propria educazione economica ed alla natura qualitativa e quantitativa dello scambio

da regolare.

L’utilizzo del trasferimento di disponibilità su conti intrattenuti presso le banche rende massima la

richiesta comodità, consentendo il regolamento degli scambi attraverso una semplice disposizione

di accredito.

Il rapporto tra banca e cliente è sempre fiduciario, in quanto la banca deve assicurare in ogni

momento ed a semplice richiesta, la liquidità in biglietti desiderata da chi è titolare di disponibilità.

Tale rapporto fiduciario è ben differente da quello che si instaura nell’omonimo sistema di

circolazione cartacea.

La banca tiene solo l’1% dei biglietti perché essi non sono fruttiferi per la banca stessa.

Nel caso delle disponibilità su banche, le occorrenze di liquidità sono limitate al semplice

fabbisogno di biglietti del pubblico.

L’utilizzo di disponibilità presso la banca può concretarsi secondo le tre seguenti modalità:

1. ordine di pagamento alla banca attraverso l’emissione di assegni bancari; 2. ordine di pagamento alla banca con strumenti diversi dall’assegno bancario; 3. prelevamento in contanti.

Le prime due tecniche non comportano nessuna variazione nella liquidità in biglietti dell’unica

banca supposta operante sul mercato.

La terza tecnica, invece, determina un addebito di un conto e non sviluppa la funzione monetaria dei

debiti bancari.

10. LE DISPONIBILITA’ SUI CONTI BANCARI

L’utilizzo di disponibilità su banche, come intermediario degli scambi, si sostanzia in un

trasferimento di potere d’acquisto tra due conti bancari, che lascia immutata la liquidità del

pubblico.

Si ipotizzi per l’operatore A un aumento di prestiti bancari per l’acquisto di merci cedute

dall’operatore B, con accredito di un conto affidato di quest’ultimo.

All’operatore A è affidato per l’ammontare ”x = 150000€” e l’operatore B per l’ammontare ”y =

123000€”, essendo l’importo del regolamento pari a ”m = 100000€”, inferiore, quindi, ad ”x” ed

”y”.

Al tempo 0, l’operatore A non ha ancora utilizzato il fido, per cui le sue disponibilità sul conto

affidato sono pari all’affidamento e, quindi, ad ”x”. Al contrario, l’operatore B ha interamente

utilizzato l’affidamento, per cui la sua disponibilità è nulla.

Presso la banca risultano cosi concessi ai due operatori fidi pari a ”x + y = 150000€ + 123000€ =

273000€”, con utilizzo di ”123000€” e disponibilità residue uguali a ”150000€”.

Al tempo 1, una volta regolato lo scambio, il conto dell’operatore A viene addebitato di ”100000€”

ed il conto dell’operatore B accreditato per lo stesso importo, per cui i fidi utilizzati dall’operatore

A diventano pari a ”m = 100000€” e le disponibilità residue sono uguali a ”x – m = 50000€”,

mentre i fidi utilizzati dall’operatore B si riducono di ”m = 100000€”, con un ripristino di

disponibilità nella stessa misura.

Presso la banca risultano concessi ai due operatori gli stessi fidi di ”x + y = 273000€”, con un

utilizzo di ”y = 123000€” e disponibilità residue pari a ”x = 150000€”, che restano entrambi

invariati: infatti, i fidi utilizzati aumentano di ”m = 100000€” per l’operatore A e diminuiscono

nella stessa misura per l’operatore B.

Gli effetti sui piani di cassa dei due operatori possono beneficiare di due vantaggi:

1. il primo è connesso con la riduzione al minimo della liquidità monetaria nei rispettivi attivi: infatti, il collegamento di entrate ed uscite può essere assicurato dalle concessioni di fido

non utilizzate, contenendo cosi il costo della liquidità;

2. il secondo, invece, è misurato da una consistenza delle linee di credito utilizzate per elasticità di cassa omogenea rispetto all’asincronia nella cadenza di entrate ed uscite e con

limitazione degli oneri finanziari, data l’immediatezza dei rientri rappresentati da

regolamenti di scambi con accredito in conto.

Nel caso di pagamento con addebito su conti passivi ed accredito su conti attivi, le disponibilità

complessive sulla banca restano invariate.

Ad esempio, ipotizziamo che l’operatore A sia titolare di un deposito di ”x = 150000€” e

l’operatore B sia affidato per l’ammontare ”y = 123000€”, essendo l’importo del regolamento pari a

”m = 100000€”, inferiore, quindi, ad ”x” ed ”y”.

Al tempo 0, l’operatore A non ha ancora utilizzato il deposito, per cui la sua disponibilità sono pari

ad ”x = 150000€”. Al contrario, l’operatore B ha interamente utilizzato l’affidamento, per cui la sua

disponibilità è nulla.

Presso la banca risultano cosi depositi dell’operatore A per ”150000€” e fidi utilizzati dall’operatore

B per ”123000€”.

Al tempo 1, una volta regolato lo scambio, il conto dell’operatore A è addebitato di ”100000€” ed il

conto dell’operatore B accreditato per lo stesso importo, per cui i depositi dell’operatore A

diventano pari a ”x – m = 50000€”, mentre i fidi utilizzati dall’operatore B si riducono di

”100000€”, con un ripristino di disponibilità nella stessa misura.

Presso la banca, le disponibilità complessive dei due operatori restano invariati e pari a ”150000€”:

dunque, si ha ancora una costanza della liquidità del sistema.

Banca al tempo 0 Banca al tempo 1

Impieghi fonti Impieghi fonti

altro 123000€ depositi di A e B altro 123000€ depositi di A e B

123000€ 123000€

Ora ipotizziamo che che l’operatore A sia titolare di un deposito di ”x = 150000€” e l’operatore B

sia affidato per l’ammontare ”y = 123000€”, essendo l’importo del regolamento pari a ”m =

100000€”, inferiore, quindi, ad ”x” ed ”y”.

Al tempo 0, l’operatore A ha disponibilità di ”x = 150000€”, mentre l’operatore B ha interamente

utilizzato l’affidamento, per cui la sua disponibilità è nulla.

Relativamente ai due operatori, presso la banca risultano concessi fidi pari a ”273000€”, con

utilizzo di ”123000€” e disponibilità di ”150000€” sui conti di deposito.

Al tempo 1, una volta regolato lo scambio, il conto dell’operatore A è addebitato di ”100000€” ed il

conto dell’operatore B accreditato per lo stesso importo, per cui i depositi dell’operatore A

diventano pari a ”x – m = 50000€”, mentre i fidi utilizzati dall’operatore B si riducono di

”100000€”, con un ripristino di disponibilità nella stessa misura.

Presso la banca risultano concessi gli stessi fidi per i due operatori, pari a ”123000€”, con un

utilizzo di ”23000€”, disponibilità residue di ”100000€” e depositi di ”50000€”; i depositi

diminuiscono di ”100000€” per l’operatore A e le disponibilità sui fidi aumentano nella stessa

misura per l’operatore B.

Banca al tempo 0 Banca al tempo 1

Impieghi fonti Impieghi fonti

prestiti ad A 0€ depositi di B prestiti ad A depositi di B

altro 150000€ 150000€ 100000€ 250000€

altro 150000€

Ipotizziamo, infine, che l’operatore B ha un deposito di ”150000€” e l’operatore A ha un

affidamento di ”123000€”, essendo l’importo del regolamento di ”100000€”.

Al tempo 0, l’operatore A ha disponibilità di ”123000€”, non avendo utilizzato il fido. Con

riferimento ai due operatori, presso la banca risultano concessi fidi pari a ”123000€”, con utilizzo di

”0€” e disponibilità di ”150000€” sui conti di deposito.

Banca al tempo 0 Banca al tempo 1

Impieghi fonti Impieghi fonti

prestiti ad A 0€ depositi di B prestiti ad A depositi di B

altro 150000€ 150000€ 100000€ 250000€

altro 150000€

11. DIFFERENZE TECNICHE TRA MONETA BANCARIA E MONETA LEGALE

La quantità della moneta legale è pari, in ogni tempo, alla circolazione del passivo della banca di

emissione:

Banca centrale

Impieghi fonti

Attività + Biglietti in circolazione

La moneta legale è gestibile con le concessioni di crediti in conto corrente, in base alle quali si

aumentano le disponibilità bancarie e la liquidità del sistema nella stessa misura.

La moneta legale, dunque, aumenta grazie a disponibilità bancarie, usate dalle banche per i

trasferimenti e i prestiti concessi e non ancora utilizzati, i quali portano a più depositi e più utili per

gli interessi.

La moneta bancaria è solo in parte correlata ad una quantità di bilancio, che sono le disponibilità

esistenti su depositi in conto corrente; per un’altra parte è, invece, funzione delle disponibilità

esistenti sui conti attivi per la banca, pari alla differenza tra concessioni di fido ed utilizzi: mentre

quest’ultimi sono indicati in bilancio come prestiti, le concessioni rappresentano un valore extra-

contabile, non sempre rilevabile.

A tal proposito si deve tenere presente come ”loans make deposits” (i prestiti fanno i depositi), cioè

come in un sistema con prevalenza della funzione monetaria dei debiti bancari, nel regolamento

degli scambi, la crescita dell’attivo è condizione e premessa logica dell’incremento di passività

finanziarie per gli intermediari.

Le differenze tra espansione dei biglietti e sviluppo dei depositi bancari in conto corrente sono

tecnicamente accentuate: infatti, i biglietti sono posti in circolazione dal debitore, e sulla base di

questo, diventano parte dei piani di cassa del sistema, essendo compresi nell’attivo di uno o più

operatori.

L’operatore può, tempo per tempo, cedere i biglietti, ma questi diventano parte delle attività di un

altro operatore, senza che possa modificarsi l’ammontare della circolazione nel passivo della banca

di emissione: la moneta legale è, quindi, solo funzione delle scelte poste in essere dalla banca

stessa, tempo per tempo, ed una volta immessa in circolazione ci rimane in assenza di modificazioni

nella composizione della struttura finanziaria della moneta stessa.

Si ha, infatti, nel sistema economico:

Tempo Attività finanziarie Passività finanziarie

1 operatore 1  b banca di emissione  b

2 operatore 2  b banca di emissione  b

3 operatore 3  b banca di emissione  b

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

(n – 1) operatore (n – 1)  b banca di emissione  b

(n) operatore (n)  b banca di emissione  b

nel periodo considerato (1 – n) si ha, quindi, complessivamente la seguente situazione:

Periodo (1 – n)  operatore (1 - - - - n) = b ; banca di emissione = b.

Fermo restando come la crescita dell’attivo è premessa logica e condizione per lo sviluppo del

passivo, per le banche sono le scelte del pubblico a determinare le variazioni nella misura di

intermediazione degli scambi e dei flussi finanziari indotti, che derivano dal modifiche nella

struttura dei propri piani di cassa.

Il flusso finanziario del tipo:

Banca Operatore B Operatore A

Impieghi fonti Impieghi fonti Impieghi fonti

+ prestiti a B + depositi ad A + depositi - - - - - - - - - - - - - - + prestiti

rimane in cassa della banca e degli operatori A e B, in funzione delle variazioni decise dagli

operatori stessi, che si riflettono sul bilancio della banca.

Occorre, inoltre, ricordare come l’intermediazione degli scambi, attraverso movimenti di conto

corrente, possa verificarsi pur in assenza di modificazioni nel passivo delle banche:

Banca Operatore B Operatore A

Impieghi fonti Impieghi fonti Impieghi fonti

+ prestiti a B - - - - - - - – prestiti - - - - - - - - - - - - - - + prestiti

- prestiti ad A - - - - - - - (+ depositi)

(+ depositi ad A)

ossia attraverso movimenti di conto corrente, con modificazioni diminutive del passivo delle

banche:

Banca Operatore B Operatore A

Impieghi fonti Impieghi fonti Impieghi fonti

- prestiti ad A - depositi di B - - - - - - - - depositi - prestiti - - - - - - -

12. EFFETTI DELLA MONETA SUGLI INVESTIMENTI NELLA PRODUZIONE

Si prenda, per esempio, in esame l’acquisto di un fabbricato da parte dell’impresa A, con addebito

di un conto di deposito ed accredito di un conto di deposito della famiglia B.

In termini di attività e passività finanziarie nette, si ha un flusso finanziario dalle aziende di

erogazione a quelle di produzione, anche se per la banca la struttura finanziaria resta invariata

nell’aspetto quantitativo:

Operatore A Operatore B

Impieghi fonti Impieghi fonti

+ fabbricati + passivo finanziario netto - fabbricati - - - - - - -

attività finanziarie: - depositi + attivo finanziario netto

passività finanziarie: invariate attività finanziarie: + depositi

passività finanziarie: invariate

Banca

Impieghi fonti

- - - - - - - - - - - - - - depositi di A

+ depositi di B

Al contrario, il collocamento di obbligazioni presso il pubblico da parte dell’impresa A, che genera

una diminuzione dell’attivo e del passivo della banca, non produce nessun effettivo flusso

finanziario tra gli aggregati aziende di produzione e di erogazione:

Operatore A Operatore B

Impieghi fonti Impieghi fonti

- - - - - - - passivo finanziario netto: invariato attivo finanziario netto: invariato - - - - - - -

passività finanziarie:+obbligazioni attività finanziarie:+obbligazioni

passività finanziarie: - prestiti passività finanziarie: - depositi

Banca

Impieghi fonti

- prestiti ad A - depositi di B

L’incremento degli investimenti in attività tecniche delle aziende di produzione è l’unica

circostanza che può generare un aumento delle passività finanziarie nette di tali aziende, dato il

vincolo di bilancio che stabilisce l’uguaglianza tra tali quantità, tempo per tempo: ciò è valido sia in

uno schema statico (come quello attualmente in esame) che in uno dinamico (quello delle attività

presenti nell’economia).

13. LA LIQUIDITA’ DEL PUBBLICO

La liquidità del pubblico è la disponibilità di moneta da parte del pubblico (rappresentato dalle

aziende non bancarie), che è composta dalla moneta legale, dalla somma delle attività finanziarie

degli operatori, sotto forma di depositi in conto corrente, e dalla differenza tra crediti concessi in

conto corrente dalle banche al pubblico ed utilizzi relativi.

La banca deve regolare la riduzione di passività (depositi) o l’acquisizione di attività (prestiti).

La liquidità in mezzi di regolamento del sistema economico, escluse le banche, resta invariata in

entrambi i casi, in quanto il pubblico sostituisce mezzi prelevabili su banche con biglietti o

distribuisce solo diversamente gli stessi ammontare sui conti bancari, essendo:

a)biglietti

liquidità del pubblico = b)disponibilità su conti bancari attivi

c)disponibilità su conti bancari passivi

Al contrario, la liquidità in mezzi di pagamento delle banche resta invariata solo nei casi ”b” e ”c”

(regolamento con moneta bancaria), mentre diminuisce nel caso ”a” (regolamento con moneta

legale).

Nell’ipotesi di regolamento bancario non ci sono effetti per l’equilibrio nella gestione di tesoreria

della banca, in quanto rimane il precedente rapporto tra biglietti e disponibilità del pubblico sui

conti intrattenuti presso la banca.

Le considerazioni enunciate possono utilmente essere rappresentate dalla vasca dei flussi di

liquidità del pubblico:

FLUSSI DI LIQUIDITA’ DEL PUBBLICO

DEFLUSSI DI LIQUIDITA’

Variazioni nella liquidità del pubblico sono determinate dai regolamenti diretti tra banche ed

operatori non bancari, come ad esempio l’accredito degli interessi attivi sui conti di deposito.

Biglietti da banca

centrale

Pagamenti da

banche

Concessioni di fido in

conto corrente

Biglietti

Depositi in conto corrente

Fidi in conto corrente concessi al netto degli utilizzi

Biglietti a banca

centrale

Pagamenti a

banche

Riduzioni di fido in

conto corrente

Cosi, l’emissione di azioni da parte delle banche, se sottoscritta con addebito in conto corrente del

pubblico, comporta meno depositi e, quindi, minore liquidità del pubblico.

Allo stesso modo, variano le disponibilità sui conti passivi del pubblico, ossia l’addebito degli

interessi passivi sui fidi in conto corrente riduce la liquidità del pubblico, cosi come ogni

regolamento diretto dal pubblico alle banche.

Le circostanze che determinano flussi di liquidità presso il pubblico sono riconducibili a tre gruppi:

1. le variazioni nella circolazione di biglietti; 2. le modificazioni nell’ammontare delle concessioni di fido delle banche; 3. la capitalizzazione degli interessi attivi e passivi sui conti bancari, e scambi di attività e

passività direttamente tra pubblico e banche.

Il rapporto tra liquidità del pubblico e quella delle banche garantisce l’equilibrio del sistema

economico.

Se i biglietti emessi dalla banca centrale aumentano, si ha l’aumento della liquidità del pubblico e,

quindi, si hanno più depositi.

Se la banca centrale compra titolo con biglietti, avremo un aumento della liquidità, mentre se la

banca centrale vende titoli, la liquidità cala.

Le concessioni di fido in conto corrente implicano un deflusso di liquidità, mentre un loro aumento

implica una creazione di depositi.

14. IL MOLTIPLICATORE DEI DEPOSITI

Ogni variazione dei biglietti in circolazione (debiti a vista della banca) ha riflessi diretti sui depositi,

in misura proporzionale al rapporto esistente tra debiti bancari e moneta legale (supposto costante).

I biglietti in circolazione si suddividono tra il fondo di cassa delle aziende non bancarie (Fc) e la

riserva numeraria delle banche (Rn), per cui, tempo per tempo, vale la relazione:

”biglietti in circolazione = B = Fc + Rn”

dove ”Rn” assicurano la convertibilità dei debiti bancari in moneta legale, gestendo le asincronie tra

entrate ed uscite.

La naturale asincronia tra entrate ed uscite, nel tempo e nello spazio, vede alcuni esborsi (spese)

precedere gli introiti (entrate) nel breve periodo, e l’immediato seguire degli introiti costituisce

l’elemento indispensabile al fine di evitare un decremento nel rapporto di cassa.

Ogni riduzione della liquidità, o delle riserve di cassa, oltre il breve periodo, determina una

situazione di tensione di tesoreria.

L’espansione dei prestiti, finanziati dalla crescita dei depositi, trova, quindi, un limite nella

disponibilità di depositi necessaria ad assicurare la liquidità bancaria presso tutti i punti di vendita

(sportelli), presso i quali ogni azienda di credito opera, tempo per tempo.

Non possiamo, dunque, aumentare i prestiti e la liquidità, perché altrimenti ci saranno problemi nel

sistema economico.

Nel perseguire il proprio equilibrio di tesoreria, la banca è favorita dall’esercizio della funzione

monetaria, dalla circostanza che tale funzione si presenti usualmente più comoda dell’uso dei

biglietti e dal crescente grado di innovazione nei regolamenti e nell’educazione economica del

pubblico.

Si supponga una relazione di proporzionalità tra disponibilità del pubblico verso le banche e

depositi, in sede di prima approssimazione ed a fini espansivi.

In tale contesto, la costanza dei rapporti:

Rn ∆Rn

=  se aumentano i prestiti, anche i depositi ”D” aumentano

D ∆D

Fc ∆Fc

=  ”∆Fc = ∆D”; se crescono i depositi ”D”, anche la liquidità aumenta

D ∆D

stabilisce l’uguaglianza:

D

∆D = ∆B

B

che misura appunto il moltiplicatore dei depositi.

Le caratteristiche peculiari della circolazione monetaria a corso forzoso, la funzione monetaria delle

disponibilità su banche ed il moltiplicatore dei depositi assicurano alle autorità monetarie ampie

possibilità di programmazione dei flussi finanziari e della domanda nell’economia.

15. LA VASCA DELLA LIQUIDITA’ NEL CASO DI BANCA UNICA

Si consideri operante un’unica banca, la vasca relativa ai flussi di liquidità di questa è:

LIQUIDITA’ DELLA BANCA UNICA

DEFLUSSI DI LIQUIDITA’

I fidi concessi dalla banca centrale equivalgono alla moneta liquida, che la banca centrale non

gradisce perché il controllo della moneta ad essa destinata verrebbe meno, in quanto la banca

centrale può gestire solo le proprie disponibilità di cassa: per questo, la banca centrale offre prestiti

a costo molto alto.

Nel sistema bancario, c’è un flusso di capitali tra le banche, dalle più grandi alle più piccole.

Finanziandosi con un’altra banca, la banca considerata pagherà più interessi rispetto a quando si

finanzia dal pubblico con accredito o addebito in conto.

La singola banca considerata deve assicurare la conversione in biglietti delle disponibilità sui conti

attivi e passivi, tempo per tempo, ed in tutti i punti di vendita in cui opera.

Al fine di conseguire l’equilibrio nella gestione di tesoreria è, quindi, fondamentale un ammontare

di liquidità tale da consentire il collegamento tra entrate ed uscite di biglietti.

Se la banca è unica, costanti l’ammontare della circolazione di moneta, i prestiti concessi e i

rapporti di liquidità del pubblico e della banca stessa, la vasca dei regolamenti bancari può essere

rappresentata nel seguente modo:

Biglietti da banca

centrale

Concessioni di fido da

banca centrale

Biglietti da

pubblico

Biglietti

Fidi concessi al netto degli utilizzi presso la banca centrale

Biglietti a banca

centrale

Riduzioni di fido da

banca centrale

Biglietti a

pubblico

EFFETTO DEI REGOLAMENTI BANCARI

VERSAMENTI

PRELEVAMENTI

Ogni accredito, dovendo corrispondere ad un addebito, si possono realizzare quattro casi:

1. accrediti su conti di prestito = addebiti su conti di prestito; 2. accrediti su conti di prestito = addebiti su conti di deposito; 3. accrediti su conti di deposito = addebiti su conti di prestito; 4. accrediti su conti di deposito = addebiti su conti di deposito.

La banca può assicurare una disponibilità ai clienti affidati, senza che questo impegno sia

pareggiato a priori da adeguata raccolta: infatti, i fondi prelevabili sulle aperture di credito in conto

corrente sono fuori bilancio fino a quando non si determina l’effettivo utilizzo secondo le scelte

discrezionali, che sono funzione dei piani di cassa del pubblico affidato.

La vasca dei regolamenti bancari consente il concretarsi di tale automatismo, nel caso di unica

banca, attraverso gli accrediti e gli addebiti di cui alle ipotesi ”1.” e ”3.”.

16. LA VASCA DELLA LIQUIDITA’ NEL CASO DI PIU’ BANCHE

Nell’esperienza empirica, l’attività bancaria è svolta da più istituti distinti da diverse dimensioni,

ma tutti operano sulla base della funzione monetaria, la quale può svilupparsi solo se ciascuna

azienda di credito accetta in pagamento disponibilità tratte dal pubblico sulle altre: in questo modo,

si concretano infiniti addebiti sui conti di una banca ed accrediti su quelli di un’altra, con il

generarsi di conseguenti rapporti di debito e di credito tra queste.

Gli addebiti sui conti di deposito o di prestito della banca sono costituiti da prelevamenti, ognuno

dei quali misura minori depositi o maggiori prestiti, compensati da debiti in stanza.

Gli accrediti sui conti di deposito, invece, sono costituiti da versamenti, ognuno dei quali misura

maggiori depositi o minori prestiti, compensati da crediti in stanza.

Per cui, la disuguaglianza ”versamenti > prelevamenti”, relativa alla negoziazione di assegni,

misura una posizione complessiva netta in stanza ”plus”:

Banca centronord

Impieghi fonti

Plus in stanza + Versamenti su depositi +

e/o

Plus in stanza + Versamenti su prestiti –

Accrediti su conti di prestito Accrediti su conti di deposito

Costante:

- disponibilità del pubblico su depositi in conto

- fidi in conto concessi e non utilizzati

Addebiti su conti di prestito Addebiti su conti di deposito

mentre la disuguaglianza ”prelevamenti > versamenti”, relativa alla negoziazione di assegni, misura

una posizione complessiva netta in stanza ”minus”:

Banca nordovest

Impieghi fonti

Prelevamenti su prestiti + Minus in stanza +

e/o

Minus in stanza +

Prelevamenti su depositi –

La compensazione di tutte le posizioni plus e minus, che si generano attraverso i movimenti di

assegni, presso ciascuna banca, avviene con versamento in contanti, in stanza della posizione

complessiva netta della giornata.

17. GLI INTERMEDIARI FINANZIARI BANCARI (LE BANCHE)

La banca è un’azienda di produzione che si qualifica attraverso lo svolgimento della funzione

monetaria (che permette l’impiego dei debiti della banca come intermediario di scambi), l’esercizio

del credito (in surplus se le attività finanziarie sono maggiori delle passività finanziarie e in decifit

nel caso opposto) e la trasformazione del risparmio liquido in forme durevoli d’investimento.

La consistenza dei capitali di credito, che ne pareggiano gli investimenti, è tale da far affermare che

le banche operano tipicamente con mezzi altrui.

La durata degli impieghi delle banche è connessa alla struttura finanziaria delle imprese affidate, ed

è in ogni caso di lungo periodo, se si considera il sistema bancario nel suo insieme.

Il rientro in tempo breve dei finanziamenti concessi è possibile per le singole aziende di credito, nel

caso il fabbisogno di finanziamenti dell’affidata si contragga.

I fabbisogni finanziari possono essere coperti:

1. con impianti, che sono capitali permanenti; 2. con scorte, crediti e titoli, che sono capitali autoliquidi; 3. con l’elasticità di cassa (apertura in conto corrente), molto variabile.

Il ricorso ai prestiti bancari costituisce una scelta obbligata per ogni impresa che ricerchi la

correttezza della struttura finanziaria.

Per l’autogenesi del credito, facciamo due ipotesi:

Ipotesi 1 Ipotesi 2 - ”A” usa un fido per pagare ”B” con un assegno - ”A” usa un fido per pagare ”B” con un assegno

- ”B” ha un conto affidato - ”B” ha un conto di deposito

Banca Banca

+ prestiti di A + prestiti di A + depositi di B

– prestiti di B

In tale ipotesi, c’è la dipendenza dei

finanziamenti degli impieghi

18. INDICE ED EFFETTO LEVA NELLA BANCA

La banca, operando con mezzi altrui, può produrre effetti positivi sul ”Roe”, ma comporta un

maggior rischio, che dipende appunto dall’indebitamento.

L’utile dell’attività ordinaria (Roe) dipende da quattro quantità strategiche:

1. il ”margine d’interesse = interessi e proventi attivi lucrati – interessi passivi corrisposti”, dove gli interessi e proventi attivi lucrati sono:

”ia”, che è il tasso attivo medio;

”Ib”, che è la media del periodo delle attività poste a frutto. mentre gli interessi passivi corrisposti sono:

 ”ip”, che è il tasso passivo medio;

 ”D”, che è la media del periodo delle passività onerose. 2. il ”margine finanziario = Rnc = ricavi netti per commissioni, provvigioni ed operazioni

finanziarie”;

3. gli oneri di gestione (Cnc) per il personale e l’amministrazione; 4. gli accantonamenti (A).

”Ib + R = D + Pb”  ”Pb = patrimonio bancario”

”R = attività fruttifere – passività onerose = AF – PO”

Se ”AF > PO”  ”passività non onerose = Pno > Anf = attività non fruttifere”  non conveniente

perché ”R > 0” e, quindi, diminuisce il ”roe”

Se ”AF < PO”  ”passività non onerose = Pno < Anf = attività non fruttifere”  conveniente

perché ”R < 0” e, quindi, aumenta il ”roe”

”RO = risultato operativo = ia * Ib – (Cnc + A – Rnc) = ro * Ib”

”ro = tasso di redditività operativo = RO / Ib”

”Roe = ro * Ib – ip * Ib – ip * R + ip * Pb”

Ib R

roe = ip + ro – ip – ip

Pb Pb

”ro – ip = indice di leva”

Ib / Pb = effetto leva”  misura il grado di indebitamento

Se ”ro > ip”  conviene ridurre ”Ib / Pb”, ossia occorre aumentare l’indebitamento

Se ”ro < ip”  conviene aumentare ”Ib / Pb”, ossia occorre diminuire l’indebitamento, perché cosi

aumenta il ”roe”

Se ”Anf – Pno = 0”  ”R = 0”  ”roe = ip + (ro – ip) (Ib / Pb )”

Se ”ro – ip = 0”  ”roe = ip – ip (R / Pb)”

La circostanza che la banca operi con mezzi altrui è motivata se ”ia”, al netto dei costi di

intermediazione, risulta maggiore di ”ip”.

GLI INTERMEDIARI DEL CIRCUITO DIRETTO ED INDIRETTO (Angelini)

1. INTRODUZIONE

Gli intermediari finanziari sono imprese che svolgono l’attività finanziaria (produzione,

negoziazione e servizi connessi a strumenti finanziari), che:

1. collegano le unità in surplus con quelle in decifit; 2. organizzano economie di scala con cui gestiscono il rischio d’incertezza; 3. gestiscono le asimmetrie informative.

L’esistenza degli intermediari finanziari si ha per tre motivi:

1. la teoria dei costi di transazione o teorema di Coase; 2. la teoria dell’incertezza tra le unità in surplus e quelle in decifit; 3. la teoria delle asimmetrie informative, che provocano l’azzardo morale e la selezione

avversa.

Gli intermediari finanziari possono appartenere al circuito indiretto o diretto:

1. nel circuito indiretto, con il suo bilancio, l’intermediario determina le variazioni dei rapporti tra unità in surplus e quelle in decifit, rendendoli più complessi;

2. nel circuito diretto, attraverso strumenti finanziari che realizzano un rapporto contrattuale tra investitore e l’emittente di fondi, gli intermediari facilitano il rapporto tra le due unità;

2. INTERMEDIARI DEL CIRCUITO INDIRETTO

Gli intermediari finanziari del circuito indiretto si dividono in:

1. intermediari creditizi, come le società di leasing (unità in surplus), le società di factoring e le società di credito al consumo;

2. intermediari di partecipazione, come le holding, le Merchant Banks e le Venture Capital; 3. intermediari assicurativi e previdenziali, come le imprese assicurative, gli Istituti

previdenziali e i fondi pensione.

2.1. Le società di leasing

Il leasing è un contratto di locazione finanziaria, con cui il locatore (società di leasing) cede in uso

al locatario (il cliente) i beni di sua proprietà, dietro il pagamento di un canone periodico, con la

possibilità per il cliente di riscattare il bene stesso dopo un tot di anni, pagando una certa somma di

denaro.

I vantaggi connessi al leasing sono principalmente tre:

1. la possibilità di utilizzo immediato del bene senza subirne le spese d’acquisto; 2. la forza contrattuale della società di leasing nei confronti del produttore/venditore del bene; 3. gli eventuali vantaggi di tipo fiscale.

2.2. Le società di factoring

Il factoring è un contratto con cui si ha la cessione di crediti commerciali da parte di un’impresa

(cedente) ed una società specializzata (factor), la quale, dietro pagamento di un compenso, svolge

vari servizi:

1. la gestione e l’incasso dei crediti derivanti dalla cessione pro-solvendo, che si ha quando la liberazione del cedente si verifica solo quando il factor ha ottenuto il pagamento dal debitore

ceduto;

2. l’eventuale garanzia sui crediti ceduti con cessione pro-soluto, che si ha quando il factor libera il cedente dall’obbligo che aveva nei suoi confronti, accollandosi l’intero rischio della

solvenza del debitore ceduto;

3. servizi di consulenza, finanziari, assicurativi e legali.

2.3. Le società di credito al consumo

Le società di credito al consumo intervengono nei confronti di unità in decifit (i consumatori) per

sostenerli nella loro attività commerciale o professionale attraverso la concessione di credito sotto

forma di dilazioni di pagamento, di finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria.

Il credito concesso può essere:

1. personale, se usato in modo libero dal consumatore; 2. finalizzato, se usato per finalità specifiche alla loro richiesta.

2.4. Le holding finanziarie

Le holding sono intermediari che gestiscono le partecipazioni al capitale di rischio di più imprese

per esercitare funzioni di controllo e di indirizzo strategico sulla gestione delle imprese stesse.

Le holding finanziarie sono intermediari perché erogano servizi finanziari a bassi costi di

transazione e realizzano investimenti che controllano altre imprese.

La holding può essere anche:

1. mista, se svolge anche attività industriali e commerciali; 2. pura, se svolge una funzione strumentale di custode-detentore di partecipazioni al capitale di

più imprese;

3. operativa, se svolge funzioni di assistenza finanziaria e di coordinamento economico- finanziario.

2.5. Le Merchant Banks

Le Merchant Banks sono istituti che offrono servizi finanziari alle imprese che raramente si

caratterizzano con rapporti di finanziamento e che assumono partecipazioni nel capitale di rischio,

motivata da ragioni di assistenza finanziaria e non di controllo.

La Merchant Bank è un intermediario che esercita i servizi di finanza speciali, come:

1. le operazioni di finanza mobiliare, che sono servizi a imprese che vogliono finanziarsi con l’emissione di titoli;

2. le operazioni di finanza straordinaria; 3. le operazioni di finanziamento, che sono servizi organizzativi o di finanziamento diretto; 4. le assunzioni di partecipazioni per speculazione su investimento.

2.6. Le Venture Capital

Le Venture Capital sono società finanziarie che svolgono un’attività di assistenza finanziaria al

capitale di rischio dell’impresa cliente e che acquistano partecipazioni con lo scopo di rivenderle il

prima possibile, ossia appena la società è sviluppata, per realizzare possibilmente un guadagno

grazie al valore accresciuto delle partecipazioni stesse.

Gli acquisti di partecipazioni sono effettuati, di solito, nella fase iniziale di avvio dell’impresa o

nella fase di definizione dell’idea imprenditoriale.

2.7. Le imprese assicurative

L’impresa assicurativa è un intermediario finanziario per due motivi:

1. perché stipula contratti di natura finanziaria, che si caratterizzano per il trasferimento del potere d’acquisto nel tempo e nello spazio;

2. perché svolge l’attività di intermediazione, ossia si inserisce tra il soggetto che chiede la copertura assicurativa ed il pool di soggetti assicurati per la stessa tipologia del rischio: in

questo modo, si ha il trasferimento del rischio dall’assicurato all’impresa assicurativa, che lo

può gestire integrandolo con gli altri rischi omogenei del pool, riducendo la probabilità

dell’evento-rischio (negativo).

Le conseguenze economico-patrimoniali indotte dal manifestarsi del certo evento-rischio possono

essere fronteggiate attraverso:

1. il risparmio accumulato; 2. il contratto assicurativo, fondato su un principio mutualistico, realizzato direttamente o

indirettamente: nel primo caso, il sistema mutualistico può essere realizzato attraverso

l’impegno reciproco della collettività a sottoscrivere contributi che verranno utilizzati a

favore di coloro che sono colpiti dall’evento-rischio; nel secondo caso, invece, il sistema

mutualistico può essere realizzato con la partecipazione di un’impresa assicurativa che

raccoglie anticipatamente i contributi pro-quota e si impegna a risarcire i membri della

collettività colpiti dall’evento assicurato.

Le imprese assicurative sono orientate alla formazione di un margine assicurativo, pari alla

differenza tra il premio puro statistico e il premio puro finanziario.

Il processo assicurativo consiste nel gestire in un unico portafoglio (pool) molti rischi individuali ed

indipendenti, in modo che, applicando la legge dei grandi numeri, è possibile prevedere

l’ammontare complessivo dei sinistri che subirà la collettività degli assicurati.

In base alla legge dei grandi numeri, più sono i rischi nel pool e minore sarà la possibilità che un

evento colpisca più soggetti.

I rischi tipici dell’attività assicurativa sono:

1. il rischio di sottotariffazione, legato alla possibilità che l’assicuratore stabilisca i premi sottostimando il valore attuale atteso dei suoi impegni o applicando dei caricamenti troppo

bassi;

2. il rischio di eccessiva sinistrosità, che si ha quando c’è una manifestazione di sinistri in misura maggiore di quella prevista;

3. il rischio di inadeguatezza delle riserve tecniche, cui consegue l’impossibilità di far fronte agli impegni futuri dell’impresa, stipulati attraverso un contratto.

Gli aggregati patrimoniali a copertura dei rischi dell’attività assicurativa sono:

1. le riserve tecniche, preposte alla copertura del rischio tecnico assicurativo e che rappresentano accantonamenti, cui corrispondono attività a copertura, per far fronte agli

impegni nei confronti degli assicurati;

2. il margine di solvibilità, preposto alla copertura del rischio generale; 3. il capitale, che rappresenta un ulteriore garanzia per gli assicurati.

Le assicurazioni si dividono in:

1. assicurazione ramo-vita, relativa ai rischi attinenti solo alla vita umana; 2. assicurazione ramo-danni, relativa ai rischi attinenti ai beni, ai soggetti e al patrimonio.

Nell’assicurazione ramo-vita, ci sono:

1. la riserva matematica, che è la parte dei premi già riscossi, che va rinviata al futuro; 2. la riserva per somme da pagare, per far fronte al pagamento di capitali e rendite maturati.

Nell’assicurazione ramo-danni, invece, ci sono:

1. la riserva premi, che comprende:

la riserva per frazioni di premi, restituita dagli importi dei premi lordi contabilizzati di competenza degli esercizi successivi;

la riserva per rischi in corso, che è una misura aggiuntiva rispetto alla riserva per frazioni di premi.

2. la riserva sinistri, per fronteggiare il pagamento dei sinistri avvenuti nell’esercizio stesso o in quelli precedenti e non ancora liquidati.

Il tratto essenziale dell’attività assicurativa è l’inversione del ciclo produttivo (autofinanziamento

improprio).

Il ciclo produttivo invertito prevede:

1. la definizione del premio, stimando il premio puro con ipotesi finanziarie e misurando i ricavi dell’intermediario assicurativo;

2. il controllo della coerenza delle statistiche desiderate rispetto alle caratteristiche dell’acquirente e delle sinistrosità;

3. l’incasso del premio; 4. la costituzione delle riserve tecniche; 5. l’investimento delle riserve stesse; 6. l’eventuale pagamento per danni con rendite o capitali e per il rimborso dei sinistri.

L’impresa assicurativa compie due tipi di gestione:

1. la gestione tecnica assicurativa, che prevede:

la definizione delle ipotesi statistiche alla base della determinazione del premio;

la vendita del prodotto;

la verifica della coerenza delle ipotesi statistiche formulate;

il pagamento dei danni. 2. la gestione patrimoniale finanziaria, che prevede:

la definizione delle risorse finanziarie sottostanti la determinazione del premio;

la verifica e il mantenimento della coerenza finanziaria.

3. INTERMEDIARI DEL CIRCUITO DIRETTO

Gli intermediari finanziari del circuito diretto svolgono varie attività:

1. prestano servizi collegati al mercato primario, ossia servizi di intermediazione mobiliare, alle unità in decifit;

2. svolgono servizi di intermediazione mobiliare nei mercati secondari collegati al mercato primario, come il dealing (gestione per conto proprio), il market making e il brokerage

(gestione per conto di terzi);

3. svolgono servizi di intermediazione mobiliare per unità in surplus, ossia la gestione del risparmio, la gestione dell’attività dell’impresa considerata (assett management), la gestione

individuale (in relazione alle esigenze di singoli individui) e la gestione collettiva (in

relazione alle esigenze collettive).

Nella gestione del risparmio non c’è trasformazione delle caratteristiche degli strumenti e non c’è il

trasferimento di rischio dal cliente all’intermediario.

La gestione del risparmio si riferisce a tutte quelle attività che consistono nell’affidare a terzi

professionisti, autorizzati dalla Banca d’Italia, la gestione collettiva o individuale del proprio

portafoglio finanziario, che è il patrimonio degli investitori, secondo gli obiettivi espressidi rischio

rendimento condiviso dal soggetto che porta le risorse finanziarie.

I terzi professionisti svolgono attività di stock picking (quali titoli) e di market timing (quando

acquistare o vendere).

La gestione collettiva del risparmio può avvenire con:

1. gli OICR (Organismi d’Investimento Collettivo del Risparmio), come i fondi comuni di investimento e le SICAV;

2. i fondi pensione; 3. i fondi immobiliari; 4. le SGR (Società di Gestione del Risparmio).

La gestione individuale del risparmio, invece, può avvenire con:

1. le Banche; 2. le SIM (Società di Intermediazione Mobiliare; 3. le SGR (Società di Gestione del Risparmio); 4. le Compagnie assicurative.

3.1. Le Società di Intermediazione Mobiliare (SIM)

Le SIM sono delle S.p.A. autorizzate dalla Banca d’Italia ad effettuare una gestione individuale del

risparmio e a svolgere i servizi di investimento e accessori e le attività ad essi connesse.

Le SIM, che devono essere imprese d’investimento o banche, sono intermediari puri perché non

intervengono col proprio bilancio e perché intendono massimizzare l’efficienza del puro scambio di

risorse finanziarie.

Esempi di servizi di investimento sono:

1. il Dealing, che è la negoziazione per conto proprio; 2. il Brokerage, che è la negoziazione per conto di terzi; 3. il Collocamento con o senza preventiva sottoscrizione a fermo o assunzione di garanzia nei

confronti dell’emittente.

I servizi accessori, invece, permettono un migliore svolgimento dei servizi di investimento e sono:

1. la custodia e l’amministrazione degli strumenti finanziari; 2. la locazione delle cassette di sicurezza; 3. la consulenza alle imprese in materia di struttura finanziaria, di strategia industriale e di

questioni connesse;

4. l’intermediazione in cambi, se collegata alla fornitura di servizi di investimento. Le attività delle SIM sono classificate dalle più liquide alle meno liquide e, quindi, secondo il

principio di liquidità, mentre le passività delle SIM sono classificate dalle più esigibili alle meno

esigibili e, quindi, secondo il principio di esigibilità.

Le SIM possono essere:

1. di servizio, dove il risultato di gestione è pari alla differenza tra le commissioni attive e i costi operativi di gestione;

2. dealer-underwriter, dove il risultato di gestione dipende dalla capacità di creare un margine positivo di gestione e, quindi, dipende da attività di compravendita e quelle che formano

interessi attivi e passivi.

3.2. Le Società di Gestione del Risparmio (SGR)

Nelle SGR, le risorse di ogni singolo risparmiatore confluiscono in un unico patrimonio, che sarà

gestito dalla SGR in modo unitario o sulla base delle specifiche esigenze del cliente: dunque, viene

effettuata sia una gestione collettiva che individuale del risparmio, senza assunzione del rischio e

delle scadenze.

Per svolgere la propria attività, la SGR deve essere autorizzata dalla Banca d’Italia, che provvede ad

iscrivere la società in un apposito albo.

Le caratteristiche delle SGR sono tre:

1. non si assumono il rischio delle operazioni; 2. si assumono, invece, i rischi economici; 3. non si assumono vincoli sulle partecipazioni detenibili.

3.3. I fondi pensione

I fondi pensione sono organismi che raccolgono contributi dei lavoratori e li gestiscono per erogare

servizi previdenziali.

Il fondo pensione è, quindi, un accumulo del risparmio che, gestito, consente di erogare future

prestazioni a chi ha partecipato a tale raccolta di contributi.

I fondi pensione si distinguono in:

1. fondi a contribuzione definita, nei quali le quote devono essere di un importo non variabile, ma di un importo prestabilito;

2. fondi a prestazione definita, che:

hanno una struttura prefissata dei capitali erogati in futuro;

sono riservati a lavoratori autonomi e liberi professionisti. 3. fondi chiusi, riservati a certe categorie di lavoratori e gestiti da Banche, da SIM, da SGR o

da Compagnie assicurative;

4. fondi aperti, non riservati a certe categorie di lavoratori e che consentono a tutti i lavoratori di avere prestazioni future, aderendo a forme di previdenza integrativa, con la possibilità di

concorrere a partecipazioni.

4. GLI ORGANISMI D’INVESTIMENTO COLLETTIVI DEL RISPARMIO (OICR)

Gli OICR sono investitori istituzionali abilitati a investire un patrimonio per conto di unità in

surplus, come le SICAV e i Fondi Comuni d’Investimento (FCI).

4.1. Le SICAV La SICAV è una S.p.A. (autorizzata dal ministro del tesoro, sentita la Banca d’Italia) che ha per

oggetto esclusivo l’investimento collettivo in valori mobiliari del patrimonio raccolto mediante

l’offerta al pubblico, in via continuativa, di proprie azioni e/o di propri diritti patrimoniali e

amministrativi (che rappresentano le quote delle SICAV).

Il capitale gestito dalle SICAV varia in funzione dei:

1. risultati derivanti da attività di impiego; 2. rimborsi o sottoscrizioni.

Alla costruzione delle SICAV si devono rendere noti:

1. i programmi di investimento; 2. i soggetti competenti per la scelta degli investimenti; 3. la banca di deposito e le disponibilità liquide della società; 4. i criteri per la valutazione del patrimonio; 5. la mobilità di partecipazione alla società; 6. le forme di pubblicità sui quotidiani; 7. le modalità di conversione da una categoria di azioni ad un’altra.

All’interno delle SICAV ci sono:

1. soci gestori, responsabili della gestione del patrimonio affidato alla società stessa; 2. soci investitori, responsabili della gestione degli investimenti della SICAV.

4.2. I Fondi Comuni d’Investimento (FCI) I Fondi Comuni d’Investimento sono fondi con un patrimonio autonomo rispetto alla società,

gestito dalle SGR, diviso in quote versate da chi vuole partecipare al fondo e gestite in monte, ossia

congiuntamente per più risparmiatori senza trattamento personalizzato, al fine di rivalutare il

patrimonio.

I Fondi Comuni d’Investimento sono fondi:

1. privi di personalità giuridica; 2. con piena titolarità dei diritti relativi agli strumenti posseduti (come il diritto di voto per le

azioni);

3. disciplinati dal regolamento relativamente al rapporto tra i vari soggetti e a tutti gli aspetti gestionali.

Le quote di partecipazione, pari al rapporto tra il valore complessivo netto del fondo e il numero di

quote in circolazione, possono essere nominative o al portatore, attribuiscono gli stessi diritti e

hanno tutte lo stesso valore per i partecipanti al fondi.

Il Fondo Comune d’Investimento deve essere gestito secondo criteri di redditività, liquidità e non di

speculazione negativa: tale gestione è fatta nell’interesse dei partecipanti.

Con il fondo cosi gestito non è consentito:

1. concedere prestiti diversi da quelli tipici delle operazioni a termine su strumenti finanziari; 2. vendere strumenti finanziari; 3. investire in strumenti finanziari emessi dalle SGR.

L’istituzione principale che si occupa dei FCI è la banca depositaria, i cui compiti sono:

1. accertare che la gestione sia conforme alla legge; 2. obblighi di esecuzione dell’attività di deposito; 3. garantire la separazione tra fondo e gestore del fondo stesso.

I Fondi Comuni d’Investimento possono essere classificati:

1. in base all’oggetto dell’investimento in fondi mobiliari, immobiliari, obbligazionari e flessibili;

2. in base all’ordine crescente di investimento azionario in fondi bilanciati, azionari, flessibili, obbligazionari, di liquidità e obbligazionari misti;

3. in base alla modalità di partecipazione in fondi aperti e chiusi; 4. in base alla modalità di sottoscrizione in fondi unico versamento e più versamenti; 5. in base alla modalità di distribuzione in fondi ad accumulazione e a distribuzione; 6. in base alla forma giuridica in fondi contrattuali e statutari.

Altri tipi di FCI sono:

1. fondi riservati ad investitori qualificati; 2. fondi speculativi; 3. fondi armonizzati; 4. fondi non armonizzati; 5. fondi di fondi; 6. fondi ETF (Exchange Traded Fund).

4.3. I fondi mobiliari I fondi mobiliari sono fondi che:

1. investono in titoli mobiliari (le azioni); 2. possono essere azionari, aperti o chiusi.

I fondi mobiliari aperti, istituiti nel 1983, rappresentano la maggior parte del risparmio gestito

italiano e necessitano di una solida rete di vendita, per la sottoscrizione e il rimborso entro 15 giorni

delle quote.

I fondi mobiliari chiusi, invece:

1. sono istituiti con legge nel 1993; 2. hanno un numero di quote fisso; 3. hanno il rischio di scarsa liquidità e quello professionale, per la cattiva gestione del fondo da

parte del gestore del fondo;

4. hanno un rimborso previsto a scadenza (minimo 5 e massimo 10 anni); 5. hanno una quota minima sottoscrivibile pari a 50000€.

4.4. I fondi immobiliari I fondi immobiliari sono fondi chiusi con oggetto l’impiego di attività immobiliari (acquisto,

gestione, vendita di beni immobili, diritti reali di godimento e partecipazioni in imprese

immobiliari).

I fondi immobiliari hanno:

1. un rimborso previsto a scadenza (minimo 10 e massimo 30 anni); 2. il rischio di valutazione, professionale e quello di apporto diretto da parte delle SGR.

I fondi immobiliari necessitano di un’autorizzazione da parte della società di gestione del risparmio,

con capitale sociale di 5000000€ più la quota minima da investire nei fondi gestiti.

I fondi immobiliari hanno:

1. minori esigenze di liquidità; 2. obiettivi di performance di medio e lungo termine; 3. investimenti a diversa ciclicità e accessibili ai risparmiatori.

Ci sono, inoltre, fondi immobiliari pubblici, istituiti con legge numero 503 del 1995 e con diversa

procedura di costituzione:

1. conferimento delle attività reali; 2. collocamento delle quote senza nessun ridimensionamento e distribuzione delle restanti; 3. gestione delle quote, con durata da 3 a 30 anni.

I fondi immobiliari pubblici gestiscono gli immobili dello Stato o degli altri enti pubblici.

4.5. I fondi aperti I fondi aperti sono fondi che lasciano la libertà di entrata e di uscita, in ogni momento e più volte,

ma occorre sempre essere in grado di misurare la propria quota: dunque, gli investitori possono

acquistare quote (entrare cioè nel fondo) e richiederne, in qualunque momento, il rimborso (uscire

cioè dal fondo).

Il capitale del fondo aperto è, pertanto, variabile e gli strumenti acquisibili sono quotati o non

quotati (per i quali deve esistere un mercato attivo), oppure sono depositi bancari.

Il capitale del fondo varia con l’ingresso dei partecipanti, mentre il valore delle quote, che sono in

numero variabile, si ottiene dalla divisione del patrimonio per il numero di quote. Tale valore, nei

fondi aperti, anche ai fini del rimborso, viene calcolato con periodicità almeno settimanale dalla

società di gestione del risparmio SGR, secondo quanto indicato nel regolamento del fondo.

4.6. I fondi chiusi I fondi chiusi sono fondi in cui, una volta entrati, si può uscire solo al termine della loro gestione.

I fondi chiusi sono strumenti finanziari che raccolgono capitali presso investitori istituzionali

(imprese, fondazioni e fondo pensione) e presso privati, per investirli in imprese non quotate ad alto

potenziale di sviluppo.

In prossimità della data di scadenza, i gestori provvedono a liquidare gli investimenti

precedentemente effettuati, per poi procedere al rimborso delle quote maggiorate dell’eventuale

rendimento. Ciò garantisce ai gestori del fondo la disponibilità di un certo ammontare di capitali per

un periodo di tempo predeterminato e di durata medio lunga, in modo da poter investire con

tranquillità in aziende medio piccole e non quotate.

Il capitale del fondo chiuso è fissato al momento della sua costituzione e non può variare; il valore

delle quote, che sono in numero fisso, dipende dalla domanda e dall’offerta della quota stessa, la

quale ha un valore elevato.

Il fondo viene definito chiuso perché:

1. non è concesso ai sottoscrittori delle quote di riscattarle in qualsiasi momento, ma solo ad una scadenza predefinita;

2. non è consentito a nuovi sottoscrittori del fondo di entrare nel fondo stesso, una volta che la raccolta del capitale programmata è completata.

È obbligatorio istituire un fondo chiuso se gli investimenti sono rappresentati da:

1. beni immobili e diritti reali immobiliari; 2. crediti e titoli rappresentativi di credito; 3. strumenti finanziari non quotati diversi dagli OICR aperti in misura al 10% del patrimonio.

4.7. I fondi riservati ad investitori qualificati I fondi riservati ad investitori qualificati sono fondi riservati con norme prudenziali che possono

essere diverse da quelle degli altri fondi. Tali fondi possono essere sia in forma aperta sia in forma

chiusa.

Le quote dei fondi riservati ad investitori qualificati possono essere sottoscritte solo da:

1. imprese d’investimento; 2. Banche; 3. SGR; 4. SICAV; 5. fondi pensione; 6. Compagnie di assicurazione.

4.8. I fondi speculativi I fondi speculativi sono sia in forma aperta sia in forma chiusa, con norme prudenziali che possono

essere diverse da quelle degli altri fondi.

I fondi speculativi sono privi di vincoli per l’oggetto dell’investimento, che possono essere, ad

esempio, strumenti derivati, derivati su merci e opere d’arte.

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