Economia e gestione delle imprese I - Riassunto di tutto il programma, Esami di Economia e Gestione Delle Imprese
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alessandroroma23088625 settembre 2013
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Economia e gestione delle imprese I - Riassunto di tutto il programma, Esami di Economia e Gestione Delle Imprese

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Appunti di Economia e gestione delle imprese su: pensiero sistemico; impresa nella concezione sistemica; matrice concettuale; percorso di progettazione (business idea, schema organizzativo di massima, struttura logica, s...
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CAPITOLO PRIMO

CAPITOLO PRIMO

IL PENSIERO SISTEMICO

L’APPROCCIO SISTEMICO

I motivi per cui si studia l’approccio sistemico sono tre:

1. perché l’impresa è collegata alla vita sociale; 2. per beneficiare di conoscenze sulle attività e sui processi che governano la dinamica

dell’impresa e che provengono da altre discipline;

3. per la tendenza storica che caratterizza il modo di essere dell’impresa, sottolineando meglio il legame che essa ha con la società.

L’approccio sistemico è una visione della realtà, che consente di cogliere e comprendere le

interconnessioni, i legami e le interdipendenze, in quanto l’impresa è vista come un’entità formata

da elementi interrelati e, soprattutto, immersa in un contesto con cui si relaziona.

L’approccio sistemico si differenzia dal pensiero sistemico. Infatti, mentre l’approccio sistemico è il

complesso di principi applicati rigorosamente e in modo organico ad un certo oggetto (nel nostro

caso l’impresa), al fine di qualificarlo come sistema, il pensiero sistemico, invece, è un’applicazione

più generica e superficiale del concetto di sistema ad una certa realtà che vogliamo conoscere.

La rilettura della realtà d’impresa, effettuata dall’approccio sistemico, può essere fatta in tre modi:

1. con un approccio riduzionistico; 2. con un approccio olistico; 3. con la teoria sistemica.

L’APPROCCIO RIDUZIONISTICO

Il riduzionismo è un approccio che tende a scomporre una certa entità in singoli elementi o parti, e

che ci porta ad individuare la struttura dell’impresa. Il riduzionismo, inoltre, è uno studio formale,

perché aiuta a capire com’è fatto un oggetto o entità.

Il limite del riduzionismo è la miopia, ossia quello di non capire la struttura di un’entità.

L’APPROCCIO OLISTICO

Opposto al riduzionismo è l’olismo, che si fonda sulle metafore e non sulla scomposizione.

Fondarsi sulle metafore significa attribuire le proprietà di una cosa che non si conosce ad una cosa

che gli si avvicina e che si pensa di conoscere.

L’olismo non è uno studio formale perché non aiuta a capire il generale, ma l’essenziale: dunque, è

uno studio sostanziale.

Il limite dell’olismo è la non intuitività e, quindi, c’è una conoscenza limitata per ricorrere alle

metafore.

LA TEORIA SISTEMICA

Dalla sintesi tra il riduzionismo e l’olismo, nasce la teoria sistemica, nel senso che questa teoria

adotta il concetto di struttura come strumento necessario per comprendere il sistema, perché la

struttura non è sufficiente per avere l’intera conoscenza del sistema: dunque, occorre tenere presente

la dinamica della struttura, ovvero come può cambiare nel tempo.

L’espressione strutturale è l’azienda, che è un insieme di componenti tecniche, finanziarie e umane,

tra loro collegate e coordinate da relazioni.

L’espressione sistemica, invece, è l’impresa, che è la risultante dell’interazione tra le componenti

interne e tra queste e l’ambiente esterno, finalizzata al conseguimento di determinati scopi

PERIODO PRE-INDUSTRIALE E PERIODO INDUSTRIALE

Per le imprese dobbiamo distinguere due periodi:

1. il periodo pre-industriale; 2. il periodo industriale.

Nel periodo pre-industriale, abbiamo tre forme dell’impresa economica:

1. la bottega artigiana; 2. il mercante; 3. le compagnie mercantili.

La bottega artigiana è un’impresa pre-capitalista perché la risorsa è l’esperienza e la capacità della

persona capo mastro (l’artigiano), che produce su commessa, ovvero senza che il richiedente

consegni denaro: dunque, non c’è bisogno di ricorrere ad un prestito bancario.

Il mercante, invece, è un’impresa capitalista pre-industriale: è capitalista perché il mercante deve

possedere una grande quantità di denaro e perché ricorre a prestiti bancari, sperando poi di avere

ricavi superiori rispetto ai propri costi; è pre-industriale, invece, perché non c’è un prodotto stabile,

ma cambia nel tempo.

Il mercante prende i prodotti lavorati dagli artigiani e li trasportano in altre città e in altri Paesi,

pagando in anticipo l’artigiano: per questo, il mercante doveva essere nobile, perché doveva avere

soldi in abbondanza.

Le compagnie mercantili, infine, sono evoluzioni dei mercanti e delle società di capitale.

Nel periodo industriale, invece, nascono altre tre forme dell’impresa economica:

1. la fabbrica industriale (1850-1950  Ford T); 2. l’impresa manageriale (1960); 3. l’impresa post-industriale (1980-oggi), come, ad esempio, i gruppi aziendali, le associazioni

temporanee di scopo, le partner-ship, ecc.

La fabbrica industriale è un’impresa capitalista quasi industriale, perché il prodotto è stabile ed ha

una bassa possibilità di errore.

L’impresa manageriale, invece, è un’impresa capitalista del tutto industriale, perché il prodotto è

stabile e non può essere errato.

IMPRESA CAPITALISTA IMPRENDITORE LAVORATORE RISCHI IMPRESA

bottega artigiana capitale finanziario = 0 imprenditore = artigiano lavoratore = artigiano basso rischio di mercato

capitalista = artigiano

Mercantile + capitale finanziario imprenditore = mercante lavoratore ≠ mercante rischio di mercato crescente

capitalista --> mercante, banche rischio finanziario

lavoro o domicilio + capitale finanziario imprenditore = produttore lavoratore ≠ produttore rischio di mercato crescente

capitalista --> dirigente, banche rischio finanziario

rischio di mercato crescente

fabbrica industriale + capitale finanziario imprenditore = produttore lavoratore ≠ produttore rischio finanziario

capitalista --> dirigente, banche rischio operativo *

rischio di mercato crescente

manageriale + capitale finanziario imprenditore ≠ capitalista lavoratore ≠ imprenditore rischio finanziario

capitalista --> azionista, banche rischio operativo *

rischio di mercato crescente

post-industriale - capitale finanziario imprenditore = o ≠ capitalista lavoratore ≠ imprenditore rischio finanziario

(rete) capitalista --> dirigente, banche rischio operativo *

*Il rischio operativo nasce con il modo industriale, perché si basa sulla tecnologia, che può fare

anche male (ad esempio, nella TELECOM). Il rischio operativo è il pericolo di avere danni o

pregiudizi per le procedure sbagliate, per comportamenti umani non corretti o per eventi esterni

catastrofici.

TEORIE PRINCIPALI ORIGINANTI IL SISTEMA

Abbiamo tre teorie principali che originano il sistema:

1. la tectologia di Bogdanov; 2. la teoria generale dei sistemi (TGS) di Von Bertalanffy; 3. la visione ecologica profonda (VEP).

LA TECTOLOGIA

La tectologia è una scienza delle strutture, basata sul principio di organizzazione e secondo la quale

il sistema è una qualsiasi realtà organizzata.

È possibile individuare tre tipologie di sistemi:

1. i sistemi organizzati; 2. i sistemi disorganizzati; 3. i sistemi neutri.

Un sistema è organizzato quando il suo valore supera la somma delle parti, ossia quando si ha la

sinergia  “V(T) > V(∑P)”.

Viceversa, un sistema è disorganizzato quando il suo valore è minore della somma delle parti 

“V(T) < V(∑P)”.

Un sistema, invece, è neutro quando l’attività di organizzazione e quella di disorganizzazione si

annullano a vicenda  “V(T) = V(∑P)”.

I sistemi organizzati sono dinamici perché soggetti alla tensione tra crisi e trasformazione e sono

capaci di spiegare che una crisi rappresenta una transazione dell’organizzazione verso un nuovo

stato di equilibrio. I sistemi organizzati, inoltre, sono soggetti al principio di regolazione e auto-

regolazione, che permette al sistema di raggiungere l’equilibrio più o meno provvisorio, ma

l’impresa tende sempre a viaggiare tra uno stato di equilibrio all’altro.

LA TEORIA GENERALE DEI SISTEMI

La teoria generale dei sistemi è una disciplina logico-matematica, che può essere applicate a varie

discipline.

Questa teoria si propone di individuare le proprietà fondamentali dei sistemi, che sono:

1. l’apertura e la chiusura; 2. l’omeostasi e l’auto-regolazione; 3. l’equifinalità.

L’apertura e la chiusura

L’apertura qualifica gli scambi di materia, energia e informazioni, che possono avvenire tra il

sistema e l’ambiente esterno: dunque, si definisce sistema aperto un sistema che scambia i tre

elementi.

Un sistema, invece, è chiuso se scambia solo energia con l’ambiente, mentre un sistema è isolato se

non scambia con l’ambiente nemmeno l’energia.

L’impresa è un sistema relativamente aperto, cioè può nel tempo variare la sua apertura verso

l’ambiente, perché l’impresa ha un confine, che è la sua struttura, ed ha una chiusura operazionale,

ossia una selezione nei confronti dell’ambiente che si compie ogni volta che l’impresa sceglie una

tecnologia o quando l’imprenditore fa una certa scelta.

L’impresa, inoltre, ha una capacità di apertura ed un grado di apertura. La capacità di apertura è

l’elemento strutturale che identifica le potenzialità di apertura con l’ambiente, mentre il grado di

apertura è un aspetto sistemico che indica il livello di apertura che, in un certo momento, l’impresa

ha nei confronti dell’ambiente, per effetto della volontà dei decisori.

L’impresa, come ogni altro sistema, è caratterizzato anche dall’entropia o disordine interno. Per i

sistemi chiusi, l’entropia è crescente e cresce fino al raggiungimento di uno stato finale di

equilibrio, in cui si ha la massima entropia, nella quale il sistema ci rimane per un periodo

indefinito, per una condizione di immobilismo.

Per i sistemi aperti e sociali, invece, la variazione di entropia può essere spiegata come somma di

due variazioni antropiche:

1. la variazione entropica negativa, favorevole all’ordine interno; 2. la variazione entropica positiva, che fa crescere il disordine.

L’omeostasi

L’omeostasi è un processo, in base al quale un sistema è in grado di conservare le proprie

caratteristiche e la propria identità, anche in condizioni di non equilibrio, entro i limiti di tolleranza

consentiti dalla propria struttura.

L’omeostasi avviene mediante due sottoprocessi alla base dell’auto-regolazione:

1. la proazione o “feed for ward”; 2. la retroazione o “feed back”.

La proazione è una risposta al verificarsi di condizioni o eventi futuri, mentre la retroazione anticipa

il verificarsi di condizioni o eventi futuri. Questi due sottoprocessi sono collegati, ad esempio, negli

oligopoli.

L’equifinalità

L’equifinalità è la capacità del sistema di raggiungere uno stesso obiettivo o stato attraverso

strutture diverse, ovvero la possibilità di raggiungere uno stesso stato da condizioni iniziali diverse.

L’equifinalità si suddivide in due ipotesi diverse:

1. la prima dice che, a parità di struttura, possono emergere sistemi diversi; 2. la seconda, invece, dice che il sistema mantiene inalterata la propria probabilità di

sopravvivenza, ma cambia la sua struttura.

La prima ipotesi è il caso di due imprese con stessa struttura in termini di prodotto, costi e struttura

finanziaria, che producono risultati diversi in termini di utili, ricavi e dividendi per gli azionisti.

La seconda ipotesi, invece, è il caso di un’impresa che deve rinnovare i prodotti con nuovi studi,

con la pubblicità e con macchinari, ma la sua struttura sta costantemente cambiando.

LA VISIONE ECOLOGICA PROFONDA

La visione ecologica profonda è una concezione della realtà vista come una rete di fenomeni

interconnessi ed interdipendenti.

Secondo questa visione, il mondo è una realtà unitaria e organica, che deriva dalla “teoria di Gaia”,

la quale interpreta il mondo come un essere vivente che si auto-organizza in funzione delle relazioni

tra i suoi componenti, che possono essere conflittuali o collaborativi.

CAPITOLO SECONDO

L’IMPRESA NELLA CONCEZIONE SISTEMICA

L’IMPRESA E L’APPROCCIO SISTEMICO

Il tentativo di interpretare il sistema alla realtà dell’impresa è dato dalle concezioni diverse di

impresa, considerata un sistema aperto, dinamico, progettato, governato e controllato.

Le prime concezioni di impresa come sistema meccanico e organico hanno portato a rappresentare

l’impresa anche come un sistema cibernetico, auto-poietico o vivente, cognitivo e vitale.

L’IMPRESA COME SISTEMA MECCANICO

Le teorie che hanno fatto emergere la concezione dell’impresa come sistema meccanico sono tre:

1. il determinismo; 2. il meccanicismo; 3. il taylorismo o fordismo.

Queste teorie sostengono che l’attività dell’impresa può essere scientificamente controllata,

scomponendo l’attività in tante porzioni e utilizzando le risorse umane come appendice dei

macchinari, facendo svolgere a ciascun lavoratore una stessa operazione ripetutamente, entro un

tempo standard.

Le caratteristiche del sistema meccanico sono quattro:

1. la prima è che il sistema è uguale alla struttura, ossia c’è più attenzione tra le parti e, quindi, c’è un eccesso di riduzionismo rispetto all’olismo;

2. la seconda, invece, è che il sistema è piuttosto relativamente chiuso, ossia c’è un’attenzione interna maggiore di quella esterna;

3. la terza, invece, è che il sistema ha una forte gerarchia, che porta alla netta separazione tra momento decisionale e quello operativo;

4. la quarta, infine, è che il sistema ha una scarsa flessibilità, perché non c’erano le condizioni per un cambiamento rapido.

Il taylorismo

Il taylorismo si concentra sulla parcellizzazione o scomposizione del lavoro di fabbrica, per

giungere poi ad una standardizzazione o tipizzazione di ogni parte del lavoro. Con la

standardizzazione, ogni attività effettiva corrisponde all’attività standard.

Il taylorismo, inoltre, si concentra sulla specializzazione della forza lavoro, per qualificare le risorse

umane che erano dequalificate prima della specializzazione.

L’IMPRESA COME SISTEMA ORGANICO

I fondamenti teorici che hanno fatto emergere la concezione dell’impresa come sistema organico

sono:

1. l’evoluzionismo di Darwin; 2. il principio della selezione naturale; 3. l’adattamento all’ambiente secondo un principio di stimolo-risposta; 4. l’auto-poiesi.

L’evoluzionismo darwiniano dice che gli esseri viventi seguono un ciclo vitale individuale e della

specie.

Il principio della selezione naturale, invece, è una molla che manda avanti gli individui più capaci e

forti.

L’auto-poiesi, infine, è la capacità di generare proprie caratteristiche e strutture: tale capacità è vista

come capacità rigenerativa e come capacità riproduttiva.

Le caratteristiche del sistema organico sono:

1. la flessibilità; 2. l’adattabilità;

3. la tendenza ad evolvere, a competere e a selezionare; 4. la reattività, ossia il rifiuto di “one best way”, cioè del modo unico migliore di organizzare il

sistema.

I limiti della concezione di impresa come sistema organico, invece, sono:

1. l’evanescenza; 2. il qualitativismo; 3. l’omogeneità interna eccessiva.

L’IMPRESA COME SISTEMA CIBERNETICO

I fondamenti teorici che hanno fatto emergere la concezione dell’impresa come sistema cibernetico

sono:

1. la cibernetica; 2. l’evoluzione tecnologica, che porta alla scienza informatica.

La cibernetica, invece, è la scienza del controllo, che studia come le diverse realtà presentano le

attività di controllo.

Le caratteristiche del sistema cibernetico sono:

1. il principio della rilevazione/minimizzazione di scostamenti tra risultati e obiettivi; 2. la capacità di cambiare obiettivi quando non sono più compatibili con la sopravvivenza del

sistema.

I limiti della concezione di impresa come sistema cibernetico, invece, sono:

1. la tolleranza; 2. la ridefinizione degli obiettivi; 3. il problema dell’analisi delle cause degli scostamenti: infatti, il sistema cibernetico può non

essere in grado di farla e, quindi, non sa a cosa sia dovuto uno scostamento.

Il limite della tolleranza non è modificabile e vuol dire che il sistema cibernetico può adattarsi ai

vari compiti, ma tutto questo comporta che, alla fine, il sistema cibernetico ha limiti di tolleranza,

superati i quali il sistema collassa e, quindi, si blocca.

Per quanto riguarda, invece, la ridefinizione degli obiettivi, non ci sono regole assolute che

determinano la quantità necessaria di modificazione degli obiettivi.

Il sistema cibernetico, infine, ha una flessibilità maggiore del sistema meccanico, ma è vincolato dai

controlli che prevede al proprio interno.

L’IMPRESA COME SISTEMA AUTO-POIETICO O VIVENTE

I fondamenti teorici che hanno fatto emergere la concezione dell’impresa come sistema auto-

poietico o vivente sono:

1. il creazionismo, secondo cui gli esseri viventi procedono per salti, ossia non hanno continuità;

2. l’auto-poiesi, ossia la capacità riproduttoria in senso biologico di proprie componenti, mantenendo la propria identità ed organizzazione.

Le caratteristiche del sistema auto-poietico, invece, sono:

1. il principio di identità/individualità, in base al quale il sistema non può essere confrontato con altri perché ha una sua identità, differente da tutte le altre;

2. il principio di autonomia, in base al quale il sistema riesce ad essere relativamente indipendente dall’ambiente esterno;

3. il principio di unità, in base al quale il sistema mantiene una sua unitarietà di fondo, anche se viene scomposto;

4. la chiusura operazionale, ossia la capacità del sistema di regolare il grado di relazione con l’ambiente esterno;

5. l’ontogenesi o afinalismo, ossia il sistema ha come unico fine quello di rimanere con la sua identità. L’ontogenesi è l’immutabilità degli stadi evolutivi, ossia come ogni sistema tende

ad evolvere nel tempo, passando per momenti di miglioramento e di peggioramento: per

questo è necessario che il sistema cerchi la sua sopravvivenza.

I limiti della concezione di impresa come sistema auto-poietico, invece, sono:

1. la scarsa attenzione ai ruoli di governo nel sistema; 2. la scarsa rilevanza dell’ambiente; 3. la scarsa attenzione ai conflitti nel sistema: per questo, c’è armonia tra le parti del sistema.

L’IMPRESA COME SISTEMA COGNITIVO

I fondamenti teorici che hanno fatto emergere la concezione dell’impresa come sistema cognitivo

sono:

1. la teoria della conoscenza o cognitivismo, che riguarda come le persone conoscono la realtà; 2. la teoria dei linguaggi o linguistica.

Le caratteristiche del sistema cognitivo sono:

1. la coerenza o chiarezza semantica; 2. la comunicazione o apprendimento.

I limiti della concezione di impresa come sistema cognitivo, invece, sono:

1. l’astrattezza; 2. l’eccessiva omogeneità interna.

METAFORE E ANALOGIE

Le varie concezioni d’impresa sono fatte per metafore e analogie.

La metafora è l’accostamento di un oggetto non conosciuto ad un oggetto conosciuto, con

l’attribuzione al primo di elementi riferibili al secondo.

L’analogia, invece, è l’attribuzione di tutte le proprietà caratteristiche di un oggetto conosciuto ad

un oggetto sconosciuto.

Il sistema meccanico, organico, cibernetico, auto-poietico e cognitivo possono essere usati come

metafore rispetto all’impresa, ma non possiamo dire che i sistemi siano un’analogia rispetto

all’impresa, perché l’impresa non funziona come i vari sistemi, ma presenta solo alcune

caratteristiche simili.

L’impresa non può essere considerata come un sistema meccanico, perché il sistema meccanico

presenta quattro caratteristiche diverse da quelle dell’impresa, che sono: la rigidità, la chiusura

operazionale, l’eccessiva gerarchia e la staticità.

L’impresa, invece, non è un’analogia del sistema organico, perché il sistema organico ha tre

caratteristiche diverse, che sono: l’auto-poiesi, l’eccessiva reattività e l’eccessiva omogeneità

interna.

L’impresa, poi, non è un’analogia del sistema cibernetico, perché il sistema cibernetico ha tre

caratteristiche diverse, che sono: l’eccessivo automatismo, la chiusura operazionale e la capacità di

cambiamento degli obiettivi non più compatibili con la sua sopravvivenza.

L’impresa, invece, non è un’analogia al sistema auto-poietico, perché il sistema auto-poietico

presenta tre caratteristiche diverse, che sono: l’auto-poiesi, l’eccessiva omogeneità interna e l’auto-

referenzialità, ossia il sistema auto-poietico funziona per se stesso.

L’impresa, infine, non è un’analogia del sistema cognitivo, perché questo sistema, a differenza

dell’impresa, è astratto ed ha un’eccessiva omogeneità interna.

RAPPORTI TRA L’IMPRESA E L’AMBIENTE

I rapporti tra l’impresa e l’ambiente sono analizzati da quattro teorie pre-sistemiche e sistemiche:

1. la teoria della dipendenza dalle risorse esterne; 2. la teoria delle contingenze esterne; 3. la teoria degli stakeholders; 4. la teoria di legittimazione o responsabilità sociale.

Tutte queste teorie possono essere sintetizzate nell’approccio sistemico.

LA TEORIA DEGLI STAKEHOLDERS

La teoria degli stakeholders sostiene che l’impresa è il centro gravitazionale di interessi, che fanno

capo a soggetti ed entità diverse. Tali soggetti sono chiamati stakeholders, ossia portatori di

interesse. Gli interessi sono qualsiasi esigenza che, per qualsiasi motivo, legano i soggetti

all’esistenza dell’impresa.

Gli stakeholders possono essere distinti in:

1. shareholders; 2. stockholders, ossia portatori di un interesse verso l’impresa, in funzione di una risorsa

materiale apportata all’impresa.

Altre distinzioni pre-sistemiche di stakeholders sono:

1. tra gli stakeholders primari e quelli secondari: gli stakeholders primari sono soggetti in grado di condizionare l’esistenza dell’impresa, mentre quelli secondari sono soggetti che

hanno una minore capacità di condizionare l’impresa;

2. tra gli stakeholders interni e quelli esterni: gli stakeholders interni sono soggetti che compiono il loro condizionamento lavorando all’interno dell’impresa (ad esempio, i

lavoratori), mentre quelli esterni sono soggetti terzi che non entrano nell’impresa;

3. tra gli stakeholders diretti e quelli indiretti: gli stakeholders diretti sono soggetti che vantano un interesse sull’impresa, in ragione di una transazione economica con l’impresa stessa (ad

esempio, i lavoratori), mentre quelli indiretti sono soggetti che non vantano nessun interesse

verso l’impresa (ad esempio, l’ambiente naturale e le istituzioni).

I vantaggi della teoria degli stakeholders sono principalmente due:

1. il primo è quello di segnalare la pluralità dei soggetti, che gravitano intorno all’impresa e che permettono ad essa di funzionare;

2. il secondo, invece, è quello di evidenziare la possibilità di conflitti d’interessi. Il limite di questa teoria, invece, è quello di una visione riduzionistica, ossia di quella visione con la

quale si rischia di svuotare l’impresa di contenuto.

LA TEORIA DELLA DIPENDENZA DALLE RISORSE ESTERNE

La teoria della dipendenza dalle risorse esterne dice che l’ambiente è un insieme di fonti di risorse

di cui ha bisogno l’impresa per sopravvivere.

La scarsità delle risorse impone un duplice ordine di vincoli: un costo e una competizione tra diversi

attori. Per attenuare questi due vincoli, la teoria della dipendenza dalle risorse esterne utilizza

diversi strumenti di mitigazione, che sono:

1. l’internalizzazione, che consiste nell’acquisire un pieno controllo sulla fonte della risorsa scarsa;

2. il coordinamento e l’interdipendenza, che consiste di accordi di negozi giuridici, che consentono all’impresa di avere un’influenza sulla fonte della risorsa scarsa;

3. lo scambio informativo attraverso la rotazione manageriale tra imprese: lo scambio informativo è uno stratagemma con il quale l’impresa acquisisce informazioni privilegiate.

LA TEORIA DELLE CONTINGENZE ESTERNE

La teoria delle contingenze esterne dice che l’ambiente è un insieme di pressioni verso l’impresa.

Secondo questa teoria, l’ambiente presenta vari sottoambienti, ossia porzioni dell’ambiente che

entrano in contatto con una parte dell’impresa e che tendono a condizionarla.

La teoria delle contingenze esterne non può essere considerata come una vera e propria teoria in

senso stretto, ma va considerata come una teoria generale e generica.

I vantaggi di questa teoria sono due:

1. il primo è quello di dirci attenzione alla replicazione delle strategie; 2. il secondo, invece, è quello di rappresentare la variabilità dell’ambiente, ossia la frequenza

del cambiamento nel tempo: per questo, l’impresa può sopravvivere solo se sperimenta una

flessibilità sistemica adeguata.

Il limite di questa teoria, invece, è quello del determinismo ambientale o causalità naturale, secondo

il quale l’ambiente determina tutti i cambiamenti dell’impresa.

LA TEORIA DI LEGITTIMAZIONE O RESPONSABILITA’ SOCIALE

La teoria di legittimazione dice che l’ambiente è un insieme di valori, regole e principi. Le imprese

che operano in conformità con tali principi sono imprese etiche o responsabili, mentre tutte le altre

sono imprese non etiche o irresponsabili, le quali determinano esternalità negative maggiori di

quelle positive. Lo strumento utilizzato dalle imprese non etiche è la socializzazione dei costi

privati, mentre lo strumento usato dalle imprese etiche è la privatizzazione dei costi sociali.

COME L’APPROCCIO SISTEMICO AFFRONTA IL RAPPORTO IMPRESA-AMBIENTE

L’approccio sistemico affronta il rapporto impresa-ambiente facendo riferimento:

1. alla teoria del relativismo e del costruttivismo; 2. all’impresa contestualizzata o focalizzata; 3. all’evoluzione come passaggio tra stati di equilibrio dinamico: l’equilibrio, dunque, non è

statico, perché ci saranno comunque momenti di squilibrio e perché l’apertura dell’impresa

fa sì che ogni stato di equilibrio rappresenta il presupposto per la ripresa del percorso

evolutivo.

La teoria del relativismo e del costruttivismo

La teoria del relativismo sostiene che la realtà è sempre frutto di un’osservazione soggettiva: in

questo caso, si parla di ambiente soggettivo, che fa riferimento alla capacità di lettura.

La teoria del costruttivismo, invece, dice che l’osservatore costruisce l’ambiente attraverso la sua

interpretazione: in questo caso, parliamo di ambiente costruito o attivato, che fa riferimento sempre

alla capacità di lettura.

L’impresa contestualizzata

L’impresa contestualizzata si considera in un certo momento storico e in un dato ambiente sociale,

dove l’impresa si modifica nel tempo.

CAPITOLO TERZO

VERSO UN’INTERPRETAZIONE DELL’IMPRESA COME SISTEMA

VITALE

LA NECESSITA’ DI UNA MATRICE CONCETTUALE

L’impossibilità di ottenere una rappresentazione oggettiva della realtà osservata limita la validità di

modelli e teorie: ciò sottolinea la necessità di avere una matrice o paradigma, che può essere

scientifico disciplinare e concettuale.

Il paradigma scientifico disciplinare è un insieme di conoscenze e di termini, che consente un’ampia

condivisione della conoscenza relativa ad un certo oggetto di analisi.

Il paradigma concettuale, invece, è un insieme di termini che consente un processo di conoscenza

ordinato e sufficientemente comprensibile rispetto ad un certo oggetto di analisi.

I CONCETTI PORTANTI DELLA MATRICE CONCETTUALE

Per un corretto approccio logico e formale è necessario chiarire la differenza tra i termini accolta o

aggregato e insieme.

L’accolta è una serie di elementi caratterizzati dall’assenza di un qualsiasi evidente principio di

aggregazione.

L’insieme, invece, è una serie di elementi in cui è riscontrabile un nesso di omogeneità capace di

dar vita ad una logica aggregativa.

Per comprendere i passaggi che conducono dal concetto di insieme a quello di struttura, sono

necessarie diverse fasi, nelle quali il ricercatore attribuisce ai singoli elementi uno specifico ruolo,

correlato allo svolgimento di specifiche funzioni, ossia compiti e attività, in vista del conseguimento

di un fine comune.

A questo punto, è possibile definire la struttura in tre modi diversi:

1. la prima definizione è quella di struttura come un insieme unitario di componenti e relazioni tra componenti;

2. la seconda definizione, invece, è quella di struttura come un insieme di elementi, ai quali sono assegnati ruoli, attività e compiti da svolgere nel rispetto di vincoli e regole, posti tra

loro in relazione, per rendere possibile il raggiungimento di un fine comune;

3. la terza definizione, infine, è quella di struttura come un insieme di componenti e relazioni, che esprime la capacità potenziale di conseguire dei risultati, attraverso l’emergere di un

comportamento dinamico orientato ad un fine.

Sulla base delle considerazioni svolte, viene definito sistema in due modi:

1. la prima definizione è quella di sistema come una struttura, dotata di componenti interagenti e orientata ad una finalità determinata;

2. la seconda definizione, invece, è quella di sistema come una struttura in azione, usata e attivata per raggiungere un certo fine.

LE RELAZIONI E LE INTERAZIONI

Nel definire la struttura e il sistema, sono stati utilizzati i termini relazione ed interazione. Una

relazione è un legame strutturale, ossia un collegamento tra componenti della struttura, mentre

l’interazione (o interdipendenza o interconnessione) è il legame sistemico, ossia l’attivazione delle

relazioni strutturali per l’effettivo scambio di risorse e conoscenze tra due o più componenti.

Delle relazioni possiamo studiare la loro esistenza o meno oppure alcune loro caratteristiche, come

la larghezza (per vedere quanto scambio ci può essere), la distanza (che può essere breve, con

scambio facile, o lunga, con scambio difficile), la direzione degli scambi e la frequenza degli

scambi.

Le interazioni, invece, possono essere:

1. intra-sistemiche, intese come relazioni attivate tra le componenti di una stessa struttura (ad esempio, il passaggio del prodotto dallo stabilimento di produzione all’ufficio marketing);

2. inter-sistemiche, intese come relazioni attivate tra le componenti di diverse strutture (ad esempio, la consegna del prodotto dal fornitore all’ufficio magazzini oppure l’accordo tra

due o più imprese).

ELEMENTI, RELAZIONI E INTERAZIONI DI UN’IMPRESA

Considerando ora l’impresa, essa è formata da elementi, relazioni ed interazioni.

Gli elementi sono i fattori di produzione, che possono essere tangibili (come i lavoratori, gli

impianti e il capitale finanziario) oppure intangibili (come l’immagine, la reputazione dell’impresa

e l’affidabilità).

Le relazioni, invece, sono i rapporti gerarchici (come quelle tra superiore verso l’inferiore) oppure i

rapporti paritari o collaborativi.

Le interazioni, infine, possono essere positive o negative. Quelle positive sono le collaborazioni (tra

operai, con i clienti, fornitori e banche) e la trasparenza informativa (ad esempio, l’impresa che

pubblica bilanci veritieri). Le interazioni negative, invece, sono i conflitti (tra ufficio di produzione

e ufficio marketing e tra ufficio vendite e l’amministrazione) e il prodotto difettoso, a causa di

lavorazioni errate.

CONSIDERAZIONI SULLA STRUTTURA

1)L’insieme, da cui trarrà origine la struttura del sistema impresa, è composto da elementi umani (il

fattore lavoro) ed elementi tecnici, tangibili e intangibili (il fattore capitale). L’insieme è definito

nel momento in cui tali elementi risultano accomunati da fattori omologanti, rappresentati dalle

possibilità di connessione reciproca, per dar vita ad un complesso unitario mirante allo svolgimento

di processi di produzione e commercializzazione di prodotti, capaci di dare valore ai fattori in input.

2)Ogni elemento dell’insieme ha un ruolo, un’attività e dei compiti, da realizzare per il

conseguimento di un fine comune. In questo modo, gli elementi diventano componenti e sono

osservabili a livelli di ampiezza diversi: ad esempio, i singoli individui e le singole componenti

tecniche tangibili (macchinari, impianti, ecc.) oppure componenti formate da raggruppamenti di

individui e di elementi tecnici costituenti unità organizzativa, fino ad arrivare, a livelli di

aggregazione più ampi, alle unità di business (strategic business unit).

3)Ogni componente dell’insieme può essere connessa con qualunque altra, ma lo schema

organizzativo prevederà quali relazioni dovranno essere realizzate.

4)Il comportamento di ogni componente, invece, è soggetto a vincoli e regole, miranti alla

determinazione di un comune orientamento e tensione, verso il conseguimento della finalità.

5)La predisposizione di un’adeguata rete di comunicazione tra le componenti, inoltre, rende loro

possibile la successiva interazione.

6)Quando le componenti, per effetto di stimoli provenienti dall’ambiente esterno, iniziano ad

interagire tra loro e con l’ambiente esterno, l’impresa assume la sua tipica configurazione sistemica.

7)La finalità di un sistema è identificata nella sopravvivenza, basata sulla capacità a generare valore

attraverso la creazione di vantaggi competitivi difendibili e duraturi nel tempo.

8)La perdita delle proprietà sistemiche conduce alla dissoluzione del sistema e riconduce tutto ciò

che concorreva a formarne la struttura ad un’accolta di elementi, riscontrabili quando l’impresa è

posta in stato di liquidazione.

IL PERCORSO DI PROGETTAZIONE

I concetti di struttura rappresentano gli aspetti qualificanti della matrice concettuale, ossia un

modello che guida nella progettazione della struttura (azienda), per far emergere il sistema

(impresa).

La matrice concettuale sottolinea che, per dare forma, consistenza e prospettive di sviluppo al

sistema impresa, è necessaria una significativa e continua attività progettuale, condotta e realizzata

dall’organo predisposto al suo governo, ovvero l’Organo di Governo.

Il percorso di progettazione è il seguente:

1. idea imprenditoriale o “business idea”; 2. schema organizzativo di massima; 3. struttura logica; 4. struttura fisica; 5. struttura ampliata; 6. schema organizzativo definito; 7. struttura specifica.

L’IDEA IMPRENDITORIALE (“BUSINESS IDEA”)

L’idea imprenditoriale consente l’individuazione, in termini embrionali, del progetto d’impresa e

può essere usata a livello ex-ante o a livello ex-post. A livello ex-ante, l’idea imprenditoriale

esprime l’aspirazione ad un’attività d’impresa da realizzare, mentre, a livello ex-post, esprime il

nucleo di base e i caratteri fondamentali di un’attività imprenditoriale già esistente.

L’idea imprenditoriale, infine, è un costrutto sintetico, che presenta diversi aspetti:

1. il prodotto da realizzare, che può essere individuato con riferimento ai bisogni del mercato, dei clienti, dei consumatori, ecc.;

2. i mercati da servire, di solito geografici; 3. le soluzioni o canali di distribuzione commerciale, con i quali l’impresa intendere

raggiungere il mercato finale, attraverso il suo prodotto;

4. le tecnologie impiegate dall’impresa, che possono essere di prodotto o di processo: le tecnologie di prodotto sono quelle direttamente percepibili dal cliente e, quindi, incorporate

nel prodotto erogato nel mercato, mentre le tecnologie di processo sono quelle che attengono

al modo di realizzare il prodotto. L’idea imprenditoriale, però, fa riferimento solo alle

tecnologie di prodotto, che differenziano un prodotto da un altro.

LO SCHEMA ORGANIZZATIVO DI MASSIMA

Lo schema organizzativo di massima è una rappresentazione dell’impresa nella sua logica di

funzionamento essenziale, attraverso un disegno di processi e attività da svolgere secondo una certa

successione di rapporti inter-sistemici e intra-sistemici.

Lo schema organizzativo di massima può essere visto come un sistema di “input-trasformazione-

output”: negli input c’è un elenco di risorse; nella trasformazione c’è una concatenazione di

macroprocessi, processi, attività e operazioni; negli output, invece, c’è un elenco di prodotti o

risultati.

Quando si delinea lo schema organizzativo di massima, l’imprenditore fa una scelta di

dimensionamento dell’impresa.

LA STRUTTURA LOGICA

La prima configurazione strutturale dell’imprenditore è la struttura logica, ossia la rappresentazione

dell’impresa come insieme di componenti logiche, idonee a svolgere un certo ruolo, nel rispetto di

vincoli e regole prefissate e secondo certe relazioni.

La componente logica è una qualsiasi parte della struttura d’impresa, chiamata a svolgere almeno

uno dei processi indicati nello schema organizzativo di massima.

Ogni componente logica è una macrocomponente, ossia un insieme di risorse più elementari, che,

però, non realizzano veramente l’unità organizzativa.

L’esistenza o meno di relazioni tra coppie di componenti logiche è possibile rappresentarla in una

matrice, che presenta diverse caratteristiche:

1. è quadrata di dimensione “nL x nL“; 2. la sua diagonale principale è priva di senso economico, ossia “rij = Ø ↔ i = j”; 3. è simmetrica rispetto alla diagonale principale e, dunque, “rij = rji”; 4. le relazioni “rij” possono assumere tre valori:

- “0”, se la relazione esiste, ma non è attiva al tempo “t”; - “1”, se la relazione esiste ed è attiva al tempo “t”;

- “Ø” (vuoto relazionale), che ha diversi significati: i. il primo significato è che la relazione è stata concepita dall’Organo di

Governo, ma per un motivo è stata esclusa (ad esempio, perché l’Organo

di Governo ha deciso di quotarsi sul mercato borsistico);

ii. il secondo significato, invece, è che la relazione è assurda e, dunque, del tutto non significativa (ad esempio, è assurdo il rapporto tra l’addetto al

magazzino e il responsabile dell’ufficio marketing);

iii. il terzo significato, invece, è che la relazione è esistente, ma non è vista dall’Organo di Governo dell’impresa: in questo caso, si parla di miopia

aziendale.

La matrice di dimensione “nL x nL“ di rappresentazione della struttura logica è la seguente:

C1 Cj Cn

C1 r11 Ø r1j r1n

Ø

SLt ≡ 1

Ci ri1 rij

0

Cn rn1 rnj rnn

LA STRUTTURA FISICA

La struttura logica trova la sua realizzazione in una struttura fisica, che è la visione dell’impresa

come insiemi di componenti fisiche, delle quali conosciamo il funzionamento e il potenziale

applicativo e che sono dotate di capacità di connessione reciproca.

La componente fisica è una parte della componente logica e, dunque, è una sua componente

elementare, che forma davvero l’unità organizzativa.

Le componenti fisiche possono essere del capitale umano, del capitale tecnico e del capitale

finanziario. In ogni caso, le componenti fisiche hanno una capacità di base o capacità potenziale e

vanno valutate per tale capacità, la quale è adeguata a sopportare, attraverso la loro connessione, lo

svolgimento dei ruoli previsti dalla struttura logica e, quindi, l’attivazione dei processi definiti nello

schema organizzativo di massima.

Per individuare la struttura fisica, dunque, occorre:

1. distinguere le componenti fisiche in tecniche, umane e finanziarie; 2. considerare la capacità di base delle componenti fisiche e le loro relazioni, le quali

conducono all’emergere delle competenze d’impresa.

La struttura fisica non è una struttura materiale effettiva, perché è un abbozzo astratto o teorico e,

quindi, chi la deve fare non ha ancora un’impresa vera e propria.

Anche l’esistenza o meno di relazioni tra coppie di componenti fisiche è possibile rappresentarla in

una matrice, che presenta diverse caratteristiche:

1. è quadrata di dimensione “nF x nF“ con “nF > nL“; 2. la sua diagonale principale è priva di senso economico, ossia “rij = Ø ↔ i = j”; 3. è simmetrica rispetto alla diagonale principale e, dunque, “rij = rji”;

4. le relazioni “rij” possono assumere tre valori: - “0”, se la relazione esiste, ma non è attiva al tempo “t”; - “1”, se la relazione esiste ed è attiva al tempo “t”; - “Ø” (vuoto relazionale), che ha diversi significati:

i. il primo significato è che la relazione è stata concepita dall’Organo di Governo, ma per un motivo è stata esclusa (ad esempio, perché l’Organo

di Governo ha deciso di quotarsi sul mercato borsistico);

ii. il secondo significato, invece, è che la relazione è assurda e, dunque, del tutto non significativa (ad esempio, è assurdo il rapporto tra l’addetto al

magazzino e il responsabile dell’ufficio marketing);

iii. il terzo significato, invece, è che la relazione è esistente, ma non è vista dall’Organo di Governo dell’impresa: in questo caso, si parla di miopia

aziendale.

La matrice di dimensione “nF x nF“ di rappresentazione della struttura fisica è la seguente:

C1 F

Cj F Cn

F

C1 r11 Ø r1j r1n

Ø

SLt ≡ 1

Ci ri1 rij

0

Cn rn1 rnj rnn

LA STRUTTURA AMPLIATA

La struttura ampliata è la tappa della progettazione strutturale più importante per diversi motivi:

1. perché ci fa passare da una visione più astratta e teorica ad una visione concreta, ma ancora potenziale;

2. perché considera esplicitamente il rapporto con l’ambiente esterno; 3. perché consente di rappresentare le strategie e i percorsi evolutivi dell’impresa.

La struttura ampliata è, dunque, una rappresentazione allargata della struttura fisica perchè

comprende anche le possibilità di rapporto con l’ambiente esterno, ossia con componenti fisiche di

entità sistemiche strutturalmente esterne all’impresa.

La struttura ampliata svolge tre compiti:

1. il primo compito è quello di concretizzare la capacità di apertura del sistema e rapportarsi con l’ambiente esterno;

2. il secondo compito, invece, è quello di evidenziare i riflessi che le relazioni con l’esterno possono comportare, secondo regole e vincoli che qualificano il contesto, rispetto:

- ai processi decisionali, con i conseguenti effetti sulla capacità di risposta alla concorrenza e, più in generale, sui processi di cambiamento;

- alla valutazione della capacità di pressione che una data entità di contesto può esercitare sull’impresa;

- alle esigenze di coordinamento tra componenti potenzialmente in conflitto e dalle quali si attende, invece, un effetto sinergico.

3. il terzo compito, infine, è quello di considerare una varietà, più o meno estesa, di componenti e di relazioni utilizzabili per supportare lo svolgimento dei ruoli inclusi nella

struttura logica, consentendo cosi, attraverso l’attivazione dei processi, l’emergere del

sistema. Tale varietà può essere eccedente ovvero ridondante rispetto ai fabbisogni

correnti connessi all’emergere del sistema. La ridondanza è una riserva di capacità, che

consente al sistema, attraverso struttura specifiche, di affrontare la nuova varietà

emergente nel contesto. La ridondanza è data dal rapporto tra le relazioni effettive e le

relazioni totali.

Anche la struttura ampliata è rappresentata da una matrice, che ha diverse caratteristiche:

1. è rettangolare di dimensione “n x (n + k)“, dove “k” sono le componenti esterne; 2. non è simmetrica rispetto alla diagonale principale, perché “rij ≠ rji”; 3. il numero totale delle colonne è dato dalla somma tra le “n” colonne della struttura fisica e il

numero “k” dei rapporti tra componenti dell’impresa e componenti di realtà esterne.

La matrice di dimensione “n x (n + k)“ di rappresentazione della struttura ampliata è la seguente:

C1 F

Cj F Cn

F Cn+1 Cn+2 Cn+k

C1 r11 r1j r1n 0 Ø

1 1 0 Ø 0 --> 1

SAt(A) ≡ 0 Ø

Ci ri1 rij 0 Ø Ø --> 1

0 Ø

Cn rn1 rnj rnn 0 Ø

<---------------------------- struttura fisica -----------------------------> <-------------- rapporti esterni -------------->

Nella struttura ampliata, nella matrice che la rappresenta possono accadere diversi casi:

1. i due “1” indicano la relazione attiva tra “C2“ e “C1 F “ e quella tra “C2“ e “Cn+1“;

2. la colonna di tutti “0” (in “Cn+2“) indica l’EDI (Electronic Data Interchange), che è una risorsa ridondante di un fornitore esterno;

3. la colonna di tutti i vuoti relazionali “Ø” indica le relazioni non percepibili e, quindi, non considerate dall’imprenditore, ma solo dalle imprese;

4. il passaggio da “0” a “1”; 5. il passaggio da “Ø” a “1”, il quale indica che l’imprenditore riattiva la relazione perché

supera i suoi limiti di percezione di tale relazione.

La composizione della struttura ampliata richiede, innanzitutto, l’individuazione delle entità esterne,

che risultano, da attributi diversi, definibili con riferimento a due dimensioni:

1. la prima, strutturale, fa riferimento alle componenti e alle relazioni che qualificano una data entità;

2. la seconda, sistemico-comportamentale, invece, considera l’entità unitariamente in relazione al ruolo da svolgere, ai comportamenti esprimibili e alle pressioni che è in grado di

esercitare.

Individuate le entità di contesto, il passo successivo per la definizione della struttura ampliata

consiste nell’evidenziare le relazioni tra le componenti della struttura fisica e tali entità.

Abbiamo diversi tipi di relazione:

1. quella tra una componente fisica e diverse componenti qualificanti una data entità di contesto;

2. quella tra diverse componenti fisiche ed una componente qualificante un’entità di contesto; 3. quella tra diverse componenti fisiche e diverse componenti logiche dell’entità esterna; 4. quella tra le entità sistemiche esterne, ma non visibile dalla matrice della struttura ampliata:

questo può essere il caso delle reti d’impresa, di particolare significato nella fornitura.

LO SCHEMA ORGANIZZATIVO DEFINITO

Lo schema organizzativo definito è un modo di estrarre le componenti effettive della struttura

ampliata e può essere interpretato, dunque, come un meccanismo di selezione delle componenti

esterne della struttura ampliata.

Lo schema organizzativo definito è visto come un disegno delle attività e dei processi da realizzare

mediante una mappa di relazioni e, quindi, di interazioni tra le componenti fisiche ed entità esterne

incluse nella struttura ampliata, dando cosi concretezza, al tempo “T”, ad una specifica

configurazione o stato della struttura ampliata, ossia la struttura specifica “ST“.

Lo schema organizzativo definito sottende la considerazione del tempo nelle sue due dimensioni:

1. efficientistica; 2. coevolutiva o attitudine ad apprendere nel corso della dinamica del sistema.

La dimensione efficientistica consiste nel predisporre, nello schema organizzativo definito,

opportuni codici temporali volti a coordinare ed integrare il contributo delle diverse componenti e,

quindi, a consentire l’ordinato, il regolare e il tempestivo svolgimento dei processi indicati nello

schema organizzativo di massima.

La dimensione coevolutiva, invece, consiste nel creare i presupposti affinché si sviluppino, nelle

interazioni tra le componenti fisiche e tra queste e le entità sistemiche esterne, i processi di sviluppo

e di trasferimento di nuove conoscenze.

LA STRUTTURA SPECIFICA

La struttura specifica è un insieme di capacità, che consente di supportare lo svolgimento dei ruoli

indicati nella struttura logica e, quindi, attraverso l’attivazione di processi individuati nello schema

organizzativo di massima, consente una dinamica evolutiva del sistema di implementare la sua

probabilità di sopravvivenza.

La struttura specifica è un sottoinsieme delle componenti e delle relazioni previste nella struttura

ampliata, implementate e attivate dall’Organo di Governo dell’impresa, per consentire il miglior

sviluppo delle capacità incorporate.

Anche la struttura ampliata è rappresentata da una matrice rettangolare di dimensione “n x (n+h)”

con “h < k” e dove “k” sono le relazioni esterne effettive.

Tale matrice non è simmetrica rispetto alla diagonale principale e il numero totale delle sue colonne

è dato dalla somma tra le “n” colonne della struttura fisica ed il numero “h” dei rapporti effettivi

esterni:

La matrice di dimensione “n x (n + h)“ di rappresentazione della struttura specifica è la seguente:

C1 F

Cj F Cn

F Cn+1 Cn+2 Cn+h

C1 r11 r1j r1n

1 1

SSt(S) ≡

Ci ri1 rij

Cn rn1 rnj rnn

<---------------------------- struttura fisica -----------------------------> <-------- rapporti effettivi esterni -------->

IL CONCETTO DEL SISTEMA VITALE

Il modello del sistema vitale è adeguato per qualificare il sistema impresa ed è coerente con

l’impostazione della prospettiva dell’Organo di Governo.

Il sistema vitale è un sistema che sopravvive, rimane unito ed è integrale. Inoltre, il sistema vitale è

equilibrato, sia internamente che esternamente, e possiede anche meccanismi e opportunità per

diventare sempre più efficace nel suo ambiente.

I POSTULATI DELLA TEORIA DEI SISTEMI VITALI

Al fine di una comprensione univoca ed oggettiva del modello del sistema vitale, si sono proposti

quattro postulati, che non vanno dimostrati, che completano la progettazione strutturale e che

aiutano nel governo della dinamica evolutiva del sistema vitale.

Questi postulati sono, dunque, delle linee guida, formulate sulla base della dottrina e

dell’osservazione empirica.

POSTULATO 1: UN SISTEMA E’ VITALE SE PUO’ SOPRAVVIVERE IN UN PARTICOLARE TIPO DI AMBIENTE.

La capacità di sopravvivere in un certo contesto ambientale si ha grazie a continui processi di

adattamento, resi possibili da scambi tra il sistema vitale e l’ambiente.

Il sistema vitale è, dunque, un sistema contestualizzato nel suo ambiente e un sistema focalizzato, in

quanto punta alla sopravvivenza.

POSTULATO 2: IL SISTEMA VITALE POSSIEDE LA PROPRIETA’ DELL’ISOTROPIA.

L’isotropia (stessa forma) è la condizione per cui entità diverse vengono percepite come

appartenenti ad una stessa tipologia, ovvero una singola entità viene percepita in modo univoco da

osservatori diversi.

Sulla base dell’isotropia, i sistemi vitali sono rappresentabili come una categoria unica in una

schematizzazione che evidenzia:

1. un’area del decidere, affidata all’Organo di Governo; 2. un’area di gestione, che coincide con la Struttura o Area operativa, che costituisce l’oggetto

unitario dell’azione di governo.

Nell’area del decidere si distinguono due tipi di decioni:

1. le decisioni strategiche, con orizzonti temporali lunghi; 2. le decisioni non strategiche, con orizzonti temporali più brevi.

Le decisioni non strategiche possono essere:

1. delegate, che sono specificazioni delle decisioni strategiche; 2. di auto-organizzazione, ossia processi decisionali che si formano all’interno della Struttura

operativa e che possono essere positive oppure negative quando ci sono conflitti

organizzativi con l’Organo di Governo, come, ad esempio, nel caso delle resistenze al

cambiamento interno delle imprese.

POSTULATO 3: IL SISTEMA VITALE, COSI COME IDENTIFICATO DAL POSTULATO 2, E’ PROIETTATO VERSO IL PERSEGUIMENTO DI FINALITA’ E IL RAGGIUNGIMENTO DI OBIETTIVI E RISULTA ESSERE CONNESSO A SOVRASISTEMI E SUBSISTEMI DA CUI E A CUI, RISPETTIVAMENTE, TRAE E FORNISCE INDIRIZZI E REGOLE.

Questo postulato evidenzia che l’attività svolta da un sistema vitale di livello “L” è condizionata

dalla necessità di dover soddisfare le esigenze del sovrasistema di livello “L+1”.

Allo stesso modo, i subsistemi di livello “L – 1“ qualificano le proprie attività realizzando risultati

in linea con esigenze, regole e indirizzi del sistema vitale.

In alcuni casi, però, può accadere che il sistema vitale deve soddisfare le esigenze di un subsistema.

POSTULATO 4: UN SISTEMA VITALE SOPRAVVIVE E SI RAPPORTA CON I SOVRASISTEMI RAGGIUNGENDO CONDIZIONI DI CONSONANZA E, SE OPPORTUNO, DI RISONANZA, FINO AL LIMITE DI DISSOLVERSI NEL SOVRASISTEMA, PER ECCESSIVA RISONANZA.

La consonanza è il livello di compatibilità strutturale, ossia una compatibilità tra le strutture di due

o più sistemi. La consonanza implica una comunione culturale di base, ossia ci devono essere

requisiti minimi di base per consentire lo scambio tra due o più sistemi (ad esempio, ci può essere

consonanza tra un venditore e un compratore).

VENDITORE  PLIMITE = 100 (prezzo minimo)

COMPRATORE  PLIMITE = 80 (prezzo massimo) (non c’è consonanza, perché non c’è compatibilità tra il venditore e il compratore)

La risonanza, invece, è il livello di compatibilità sistemica, ossia fa riferimento ai comportamenti

dinamici. La risonanza è una condivisione di finalità, che si ha quando due o più sistemi

condividono un fine.

CAPITOLO QUARTO

L’IMPRESA SISTEMA VITALE E LA COMPLESSITA’

LA COMPLESSITA’

La complessità costituisce l’oggetto principale di studio del pensiero sistemico, ed è il modo con cui

l’Organo di Governo fa le sue decisioni e in cui si comportano le imprese e gli imprenditori.

La complessità può essere interna o esterna: la complessità interna è il modo per far funzionare i

subsistemi [“CI  f (Numerosità;Dsubsistemi)”], mentre la complessità esterna è il modo per far

funzionare i sovrasistemi [“CE  g (Numerosità;Dsovrasistemi)”].

La complessità è una condizione soggettiva e relativa e dipende dal modo in cui un soggetto, detto

osservatore (l’Organo di Governo), si relaziona ed interpreta una realtà, detta osservata (l’impresa e

il suo ambiente)  “Complessità = h (OdG;Impresa)”.

Il giudizio di complessità è funzione di una difficoltà conoscitiva ad interpretare una realtà, che

dipende dalla numerosità delle realtà, dall’interdipendenza degli elementi, dalle contingenze o

imprevisti e dalla difficoltà di modellizzazione, ossia di trovare una visione per conoscere un certo

fenomeno.

I modi fondamentali con cui affrontare la complessità sono due:

1. l’intervento effettivo sulla realtà, che consiste nel sostituire ad una realtà non ordinata una realtà ordinata, ovvero serve per dare ad una realtà non ordinata un ordine effettivo;

2. il miglioramento degli schemi mentali con cui l’osservatore guarda la realtà: questo miglioramento consiste nell’adeguare gli schemi conoscitivi.

Assumendo la posizione di centralità dell’osservatore, è possibile descrivere la complessità,

relativamente ad un dato fenomeno osservato, analizzandola attraverso la scomposizione in parti o

considerandola come un tutto, sulla base di tre dimensioni:

1. la varietà; 2. la variabilità; 3. l’indeterminatezza.

LA VARIETA’

La varietà è a numerosità sincronica di aspetti o elementi che riguardano l’oggetto osservato,

ovvero lo costituiscono [“sinc(t)”].

LA VARIABILITA’

La variabilità, ossia l’ulteriore varietà che emerge con il passare del tempo, è l’intensità con cui la

varietà cambia nel tempo: esprime, quindi, la varietà diacronica [“diac(∆t)”].

La variabilità si manifesta con l’apparire di elementi innovativi, che possono modificare le

caratteristiche degli attributi e, tali modifiche, possono riguardare l’intensità o il peso assunti dai

fattori che costituiscono il fenomeno.

La variabilità si esprime sotto due forme:

1. la prima forma è quella in cui, a parità di elementi, cambia la qualità dei fattori; 2. la seconda forma, invece, è quella in cui cambiano gli elementi del nostro oggetto osservato:

sia se questi elementi aumentano sia se diminuiscono, la variabilità sarà sempre comunque

positiva.

L’INDETERMINATEZZA

L’indeterminatezza è lo spartiacque tra la non comprensione e la comprensione di un fenomeno:

aumenta nella fase della conoscenza e diminuisce, quindi, nella fase della complicazione.

Da un lato, l’indeterminatezza esprime la difficoltà di comprendere il problema, in relazione alla

varietà che lo caratterizza; dall’altro lato, invece, esprime la possibilità di attivare un processo

razionale capace di dominare la varietà, cosi da giungere alla comprensione del fenomeno nella sua

interezza.

IL MODELLO PER IL GOVERNO DELLA COMPLESSITA’

Chiarite le dimensioni rilevanti del concetto di complessità, è possibile definire un modello di

rappresentazione della complessità, che è rappresentato dal seguente grafico:

Indeterminatezza

Area della non max Area della

conoscenza complicazione

- ∞ (max) + ∞ (max)

non comprensibile0 (min) comprensibile

Varietà

Le variabili considerate sono solo due (la varietà e l’indeterminatezza) perché l’analisi della

complessità è riferita ad un istante temporale puntuale (“t0”).

Sull’asse delle ascisse, il tratto da “- ∞” a “0” esprime che il fenomeno si caratterizza per la

presenza di elementi ignoti all’osservatore. Un fenomeno ignoto o non comprensibile, collocato

all’estremità sinistra del tratto, risulta, per incapacità dell’osservatore di ipotizzare ipotesi

descrittive del fenomeno stesso, non classificabile in termini di indeterminatezza: pertanto,

l’indeterminatezza, in quel punto, sarà prossima a “0”.

Il tratto da “- ∞” a “0” presenta una varietà decrescente ed un’indeterminatezza crescente, perché

vado a vedere in dettaglio vari aspetti del fenomeno: l’indeterminatezza cresce, però, fino ad un

valore massimo “max”, il quale esprime che l’osservatore ha una visione globale della realtà e,

quindi, la conosce adeguatamente: più bassa è l’indeterminatezza massima e meglio sarà la

conoscenza globale del fenomeno: dunque, sarà maglio un’indeterminatezza massima pari a “60”

che una pari a “80”.

Sempre nell’asse delle ascisse, il tratto da “0” a “+ ∞”, invece, esprime che il fenomeno ha ormai

caratteri conoscibili per l’osservatore, il quale ha una visione globale del fenomeno stesso. Dopo

tale visione globale, entrando nell’area della complicazione, l’osservatore è in grado di ritornare ad

analizzare in dettaglio il fenomeno nei suoi vari aspetti, facendo ricorso a collegamenti tra questi

aspetti, che comporteranno un livello di approssimazione rispetto al reale.

Il punto all’estremo destro dell’asse delle ascisse rappresenta una condizione in cui gli elementi del

fenomeno sono tutti perfettamente comprensibili all’osservatore e, dunque, l’indeterminatezza, in

quel punto, è inesistente.

ESEMPI

1)VARIETA’ DELL’OGGETTO OSSERVATO “IMPRESA” come classificarla?

PLURALITA’ DI CARATTERI (aspetti che ci consentono di descrivere un fenomeno): il settore, la forma giuridica, la dimensione (che consideriamo), ecc.

MODALITA’ (forme in cui si manifesta il carattere) DELLA DIMENSIONE: piccola, media e grande.

ATTRIBUTI ESPLICATIVI: il numero di addetti, il capitale investito, il fatturato, la quota di mercato, ecc.

PARAMETRI: piccola impresa, da 1 a 10 addetti; media impresa, da 11 a 100 addetti; grande impresa, con più di 100 addetti.

2)INVESTIMENTO DIRETTO ESTERO (ogni forma di investimento di un’impresa di un

Paese all’interno di un altro Paese; l’apertura di uno stabilimento in un altro Paese; la

formazione di una nuova impresa insieme ad un’impresa di un altro Paese; ecc.) dove

localizzalo?

CARATTERE MODALITA' ATTRIBUTI PARAMETRO PUNTEGGIO

(stabile) (medio) (piccolo)

-durata media dei governi alto, medio, basso 4-5 anni ; 3 anni ; 0-2 anni 2,5 anni

1)Rischio politico -numero dei conflitti alto, medio, basso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

-stato delle finanze pubbliche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

(alta) (media) (bassa)

2)Competitività -crescita della domanda alto, medio, basso x>5% ; 1%<x<4% ; <1% . . . . .

economica -PIL . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

3)MODELLO DI GOVERNO DELLA COMPLESSITA’: STRATEGIA D’IMPRESA

l’impresa, su un certo mercato, trova la seguente rappresentazione matriciale:

competitività aziendale (interno)

ALTA MEDIA BASSA

ALTA

MEDIA

BASSA

1)La matrice intera rappresenta il mercato globale;

2)Le caselle in giallo rappresentano l’area del comportamento strategico del

realizzo/disinvestimento;

3)Le caselle in azzurro rappresentano l’area del comportamento strategico di investimento/crescita;

4)Le caselle in bianco rappresentano l’area del comportamento strategico di investimento

selettivo/profitti.

Il limite di questa matrice è che l’Organo di Governo potrebbe intuire che l’efficacia del

comportamento strategico della propria impresa possa essere condizionata dall’effetto indotto da

ulteriori attributi rilevanti, alcuni dei quali riferiti all’attrattività di mercato (∆PIL, spesa media dei

consumatori, numero dei concorrenti e l’impatto ambientale), altri riferiti alla posizione competitiva

dell’azienda (le spese di ricerca e sviluppo, l’efficacia promozionale, i costi operativi e il numero

dei nuovi prodotti nati in una certa stagione).

CAPITOLO QUINTO

I RAPPORTI INTERSISTEMICI

IL RAPPORTO INTERSISTEMICO

Il rapporto intersistemico è una sintesi di tutte le interazioni, ossia un insieme delle interazioni che

l’impresa instaura e svolge, in un certo periodo di tempo, con l’ambiente esterno.

Il rapporto intersistemico distingue sinteticamente le imprese in due modelli:

1. il modello dell’impresa fordista chiusa, in cui le interazioni sono limitate e strumentali al sistema;

2. il modello dei network d’impresa, che ha molte interazioni con l’ambiente esterno e, quindi, riesce a produrre (ad esempio, il distretto industriale e l’impresa della moda).

Per la corretta lettura dei rapporti intersistemici, è fondamentale e necessario:

1. capire che un’interazione può essere realizzata attraverso l’attivazione di diverse relazioni strutturali;

2. precisare che una stessa relazione, se attivata, può produrre diverse interazioni, a seconda delle finalità delle parti interagenti, dell’ambiente esterno e dell’arco temporale al quale la

relazione fa riferimento.

MODO DI GOVERNARE UN RAPPORTO INTERSISTEMICO

Le imprese governano il rapporto intersistemico con l’ambiente esterno mediante:

1. dei vincoli; 2. delle regole; 3. la capacità e il grado di apertura; 4. la consonanza e la risonanza.

I VINCOLI E LE REGOLE

Il vincolo è una limitazione del comportamento individuale, che ha portata generale ed è

eteroimposta, ossia imposta dall’esterno e, quindi, prescinde dalla volontà dello specifico sistema

vitale impresa soggetto a tale vincolo. Avere portata generale, invece, significa che il vincolo ha

come destinatari più soggetti.

Esempi di vincoli imposti al sistema impresa sono rappresentati, ad esempio, dai requisiti per la

quotazione in borsa.

In ottica sistemica, il vincolo attiene alla relazione e, quindi, è un aspetto strutturale, perché ci porta

ad una scelta binaria:

1. essere a favore del vincolo, ossia in conformità con esso; 2. essere contrario, ossia non in conformità con il vincolo.

La regola, invece, è una specificazione, in senso collaborativo, del comportamento individuale ed è

frutto di una partecipazione attiva del sistema vitale impresa: dunque, abbiamo bisogno di tale

impresa per dettare una regola, che non è un’imposizione come il vincolo, ma è una scelta imposta

alle entità.

In ottica sistemica, la regola attiene alla interazione e, quindi, al comportamento sistemico.

LA CAPACITA’ E IL GRADO DI APERTURA

La capacità di apertura è strutturale ed è la potenzialità di un sistema vitale di rapportarsi con

l’esterno, in considerazione della sua struttura. Il limite di questa capacità è che essa è un intervallo

di possibilità.

Il grado di apertura, invece, è sistemica ed è il livello di utilizzo della capacità di apertura, deciso

dall’Organo di Governo del sistema vitale, in funzione dei vincoli e delle opportunità ambientali. Il

limite di questo grado è che esso è variabile istante per istante.

L’incremento del grado di apertura è più veloce e meno costoso rispetto all’incremento della

capacità di apertura.

Se, ad esempio, la capacità di apertura è avere l’ufficio acronomi, allora il grado di apertura può

avere come indicatori, ad esempio, il numero di acronomi, le spese di trasferta e il numero di visite

fatte in una certa stagione.

LA CONSONANZA E LA RISONANZA

La consonanza è strutturale e, quindi, attiene alla relazione, ed è intesa come una sorta di

compatibilità tra strutture di due o più sistemi, volte a realizzare, ma non condividere, i loro

obiettivi.

La consonanza è una condizione necessaria per avere un buon funzionamento dell’impresa.

La risonanza, invece, è sistemica e, quindi, attiene alla interazione, ed è intesa come una

condivisione degli obiettivi di due o più sistemi.

La risonanza può essere controproducente per diversi motivi:

1. perché la risonanza è selettiva e, quindi, l’impresa si può relazionare solo con pochi sovrasistemi;

2. perché la risonanza è apicale, ossia tende ad amplificare, positivamente o negativamente, i risultati dell’interazione;

3. perché la risonanza è ancillare, ossia vulnerabile in ogni istante; 4. per il caso dell’atrofia della consonanza, in base al quale, quanto più il sistema cerca di

essere risonante con pochi sovrasistemi, tanto più si riduce la capacità del sistema stesso di

essere consonante con gli altri sovrasistemi non risonanti con il sistema.

LA CONSONANZA GENERALE

L’alternativa utile alla risonanza può essere la consonanza generale [“SL+1(i)“ con “i = 1,…,n”] nei

confronti dell’ambiente esterno complessivo, che consiste nel rispettare regole e principi condivisi

in certi ambiti (ad esempio, per l’accesso agli appalti pubblici o per il rapporto tra privati).

Dunque, l’Organo di Governo ha due percorsi diversi da seguire:

1. il primo è la risonanza con i singoli sovrasistemi “SL+1(j)“ con “j = 1,…,f < n”; 2. il secondo, invece, è la consonanza generale con una pluralità di soggetti complessivi.

LA TASSONOMIA EVOLUTIVA DEI SISTEMI VITALI

La tassonomia evolutiva dei sistemi vitali consiste nella distinzione dei sistemi vitali in funzione del

loro grado di compimento, o meglio, del grado di compimento dell’Organo di Governo: per grado

di compimento s’intende la riconoscibilità e l’autorevolezza dell’Organo di Governo (II postulato).

Sulla base di tale tassonomia evolutiva, possiamo avere:

1. sistemi vitali embrionali (deboli); debolezza 2. sistemi vitali in via di compimento; 3. sistemi vitali compiuti (forti). forza

La funzione più importante di questa tripartizione dei sistemi vitali è quella di mappare i

sovrasistemi.

potere negoziale

tendenza crescente del potere verso l’esterno

Impresa debole

Impresa forte

tipi di sistemi vitali

SVE SVIC SVC

I SISTEMI EMBRIONALI

Il sistema embrionale è l’ipotesi di sistema con il più basso grado di compimento, cosi da risultare

discutibile la sua natura di sistema vitale.

Il sistema embrionale è un sistema in cui l’Organo di Governo è, la maggior parte delle volte,

assente. Se, invece, è presente, allora è poco visibile.

Un esempio di sistema vitale embrionale è un’impresa in crisi patologica.

I SISTEMI IN VIA DI COMPIMENTO

I sistemi in via di compimento si distinguono in:

1. sistemi bottom-up; 2. sistemi top-down.

Il sistema in via di compimento bottom-up ha un grado di compimento relativamente basso, ma

l’Organo di Governo presente è abbastanza definito. Ciò che rende, però, problematica questa

ipotesi di sistema è il modo in cui si forma l’Organo di Governo e la sua stabilità. L’Organo di

Governo, infatti, si forma con un processo dal basso o elettivo, ossia per una convergenza di favori

di gradimento di una base operativa: dunque, l’Organo di Governo sarà illegittimo se non ha la

maggioranza di favori di gradimento della struttura operativa.

Esempi di sistemi vitali in via di compimento bottom-up sono le reti d’impresa, che possono

esprimere Organi di Governo atipici, per il fatto di avere una durata limitata nel tempo, in relazione

alla capacità di leadership tecnologica.

Il sistema in via di compimento top-down, invece, ha un grado di compimento maggiore del tipo

bottom-up e si forma come coordinamento e regia rispetto ad elementi della struttura operativa

preesistenti.

L’Organo di Governo di questo tipo di sistema vitale, invece, si forma con un processo dall’alto.

Esempi di sistemi vitali in via di compimento top-down sono le associazioni temporanee di scopo,

che consistono di accordi che fanno lavorare tra loro diverse imprese, che devono uniformarsi agli

standard tipici di compatibilità all’impresa che assume il ruolo di leader.

I SISTEMI COMPIUTI

Il sistema vitale compiuto è il tipo di sistema con il massimo grado di compimento e in cui l’Organo

di Governa si qualifica e si rafforza, rende la struttura operativa internamente risonante e sviluppa

un’identità d’insieme.

Esempi di sistemi vitali compiuti sono le imprese negoziali.

UTILIZZO DELLA CLASSIFICAZIONE DEI SISTEMI VITALI

La classificazione dei sistemi vitali può essere usata sull’impresa ”α” o con le entità esterne con cui

l’impresa si relaziona.

Classificazione usata sull’impresa

Nella classificazione dei sistemi vitali usata sull’impresa ”α”, abbiamo alcuni casi nei quattro stadi

di sistema vitale (embrionale, in via di compimento bottom-up e top-down, e compiuto):

S1 (SVE)  la crisi dell’impresa

S2 (SVBU)  il risanamento voluto dalle banche e la sindacalizzazione delle imprese

S3 (SVTD)  la scalata delle imprese e la privatizzazione delle imprese (le ASL e le poste)

S4 (SVC)  il successo delle imprese

Questa classificazione usata sull’impresa ”α” non è di tipo meccanicistico, perché non è detto che

l’evoluzione dell’impresa segue il percorso da “S1“ a “S4“, ma l’impresa può saltare da uno stadio

all’altro (ad esempio, da “S1“ a “S3“) e può andare avanti e indietro passando anche più volte in uno

stesso stadio (ad esempio, fa il seguente percorso: “S1“,“S3“,“S2“,“S1“,“S3“,“S4“, ecc.).

Classificazione usata con le entità esterne

La classificazione dei sistemi vitali usata con le entità esterne, è rappresentata dalla seguente

matrice:

SVE SVBU SVTD SVC

mercato frammentato, dove i consumatori compiono il sistema ha un codice del i consumatori si comportano

CONSUMATORI il consumatore è singolo e l'associazionismo consumo e un albo delle allo stesso modo condizionando

(DOMANDE) isolato spontaneo associazioni dei consumatori il sistema allo stesso modo.

(associazionismo legalizzato) E' il caso di un monopsonio *

il sistema ha una il sistema ha una grande il sistema è caratterizzato da un

DISTRIBUZIONI mercato al piccolo dettaglio distribuzione organizzata distribuzione "GD" *** commercio esclusivo. È il caso

COMMERCIALI e frammentato "DO" ** e delle alleanze "ECR" di un monopolio commerciale.

mercato frammentato concor- il sistema è una rete top-down

IMPRESE renziale, dove le imprese so- il sistema è una rete di centrata, dove c'è un'impresa

CONCORRENTI no piccole e dove si devono tipo bottom-up leader che coordina la rete e E' il caso di oligopoli e monopoli

rispettare principi base assume il ruolo di "sponsor

tecnology" e di "main contratto"

*Il monopsonio è un mercato in cui un cliente compra da più imprese diverse.

**Si ha la distribuzione organizzata “DO” quando più venditori sono autonomi, ma adottano uno

stesso marchio e comprano tutti assieme.

***Si ha la grande distribuzione “GD” quando grandi imprese commerciali sono fatte da un’unica

grande impresa, caratterizzata da molte filiali associate, nelle quali ci devono essere relazioni tra

produttori e distributori, per garantire la massima efficienza dell’impresa e per rispettare diversi

standard.

IL MODELLO DI SELEZIONE DEI RAPPORTI INTERSISTEMICI

Il modello capace di orientare l’Organo di Governo nelle scelte inerenti i rapporti intersistemici

prevede due fasi:

1. la fase di analisi; 2. la fase di decisione o di fissazione degli obiettivi da realizzare.

La fase di analisi si caratterizza per la presenza di almeno quattro momenti fondamentali:

1. la mappatura dei sistemi o delle entità esterne; 2. la valutazione della misurazione della rilevanza dei singoli sistemi esterni; 3. la valutazione dell’impatto dei singoli sistemi sul funzionamento dell’impresa; 4. l’individuazione delle più opportune relazioni ed interazioni, per fissare degli obiettivi, nella

fase di decisione.

SISTEMI E ENTITA’ ESTERNE

A questo punto è opportuno dire che un’impresa di livello “L” è compresa in un ambiente, dove

troviamo diverse entità esterne, ossia delle realtà che l’impresa percepisce come significativi

nell’analisi dell’ambiente.

Una parte di queste realtà si chiamano sovrasistemi, che hanno rilevanza ed influenza sull’impresa:

dunque, i sovrasistemi sono quella parte di sistemi esterni caratterizzati dal fatto di essere sia

influenti che rilevanti per il funzionamento dell’impresa.

Il resto dei sistemi esterni sono chiamati sistemi influenti, che non hanno rilevanza per la gestione

dell’impresa, ma esercita qualche influenza sull’impresa. Esempi di sistemi influenti sono le leggi,

l’opinione pubblica, ecc.

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