Elizabeth Bowen, Biografia , Tesi di laurea di Letteratura Inglese. Università degli Studi di Milano
Greta903
Greta9033 ottobre 2017

Elizabeth Bowen, Biografia , Tesi di laurea di Letteratura Inglese. Università degli Studi di Milano

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Breve biografia ragionata della scrittrice anglo-irlandese
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ELIZABETH BOWEN TRA IRLANDA E INGHILTERRA

Elizabeth Bowen si distingue come scrittrice e intellettuale nella prima metà del XX

secolo e il suo successo può essere attribuito alla capacità di mostrare, filtrati attraverso la sua

esperienza di vita, aspetti significanti delle realtà inglese ed irlandese. Celebri sono i suoi

contatti con figure letterarie e politiche di spicco tra cui Virginia Woolf, diversi esponenti del

Bloomsbury Group1 e Winston Churchill, nonché i suoi viaggi tra la patria natale, l’Irlanda, e

quella “adottiva”, l’Inghilterra. Nei racconti e romanzi di Elizabeth Bowen ricorrono

frequentemente alcuni temi che sono riconducibili alle esperienze della scrittrice; si potrebbe

quasi affermare che la biografia dell’intellettuale fornisca la chiave interpretativa di molte sue

opere romanzesche. A questo proposito il testo biografico Elizabeth Bowen: Portrait of a

writer, sebbene risalente al 1993, risulta essere la fonte più accurata:

Although her autobiography ultimately remained unfinished, Bowen’s life was well documented. (…)Whereas she didn’t keep a formal writer’s diary, the prefaces to several of her novels and collections of short stories, as well as numerous essays and articles, public correspondence, recorded lectures and radio talks (...). Victoria Glendenning’s informative biography remains the most extensive narrative of the author’s life to date.2

Il 7 giugno 1899 Elizabeth Dorothea Cole Bowen, soprannominata Bitha, nasce a

Dublino. Intanto si affacciava un secolo destinato a evolversi velocemente:

No single thesis can explain all of the technological, scientific, literary, artistic and philosophical currents that shaped the experience of time and space from 1880 to 1918. (…) Among the three modes of time, (..) the sense

1 “As an umbrella label, Bloomsbury referrers to individuals who were active in a number of fields- art, art criticism, literature, economics political and social theory- and who led productive lives, based on the habit of regular and persistent work. This, combined with their sustained group identity, helped make Bloomsbury in Stephen Spender opinion, ‘The most constructive and creative influence of English taste between two wars’.Definizione tratta da: Frances Spalding, The Bloomsbury group, London : National portrait gallery, 2005. Per maggiori informazion si rimanda a: The Bloomsbury group : its philosophy, aesthetics, and literary achievement, Heinz Antor, Heidelberg,C. Winter, 1986

2 Hoogland Renée C. , Elizabeth Bowen: a reputation in writing, New York: New York Univ. Press, 1994., p. 9

1

of present was the most distinctively new, thickened temporally with retentions and protentions of past and future and, most important, expanded spatially to create the vast, shared experience of simultaneity. The present was no longer limited to one event in one place, sandwiched tightly between past and future and limited surroundings. In an age of intrusive electronic communication “now” became an extended interval of time that could, indeed must, include events around the world. Telephone switchboards, telephonic broadcasts, daily newspapers, World Standard Time, and the cinema mediated simultaneity through technology.3

Come tante altre figure di spicco quali Eliot, Virginia Woolf e Joyce, Elizabeth

appartiene al contesto del cosiddetto Modernismo4, movimento sviluppatosi fra il 1912 e la

seconda guerra mondiale che comprese e rivoluzionò tutte le arti:

In a way, as a writer I may be at an advantage in being born when I was. Not born, that is, into the age of speed, I was there while it came into being round me: much that went on was new not only to me, wholly new itself, by its own right.5

Elizabeth trascorre i primi sette inverni della sua vita a Dublino, spostandosi solo

durante l’estate nella tenuta di famiglia: Bowen’s Court. Come si può rintracciare nelle

ambientazioni di molti suoi romanzi e racconti, questa dimora fu un luogo chiave per la

scrittrice. La tenuta padronale apparteneva al padre Henry Bowen; questi, avvocato penalista,

e la moglie Florence Colley Bowen facevano parte della classe dei proprietari terrieri

protestanti. Gli antenati della scrittrice avevano origini gallesi ed erano giunti in Irlanda con

3 Stephen Kern, The culture of time and space, 1880-1918, Cambridge (MA): London : Harvard University Press, 2003, p. 373

4 Si consulti a riguardo Storia della civiltà letteraria Inglese: il moderno, dopoguerra e postmoderno, le letterature di lingua inglese, Torino: UTET, 1996

5 Elizabeth Bowen, Pictures and Conversation (unfinished autobiography) 1972,in The Mulberry Tree (ex nunc TMT): Writings of Elizabeth Bowen, San Diego: Harcourt Brace Jovanovich 1987, p. 287

2

l’armata di Cromwell nel 1600 durante il corso della guerra civile6. Poiché l’Eire ottenne la

sua indipendenza solo nel 1922, Elizabeth è una delle ultime autrici in senso stretto anglo-

irlandesi. Consapevole di questa importante eredità culturale, Elizabeth scrive:

Ireland and England, between them, contain my stories, with occasional outgoing to France or Italy: within the boundaries of those countries there is no particular locality I have staked a claim on or identified with.7

Negli scritti autobiografici sono frequenti gli accenni a questi primi anni di vita

trascorsi nel periodo edoardiano 8. L’Irlanda dell’epoca, dove lo stile architettonico più

comune è quello georgiano, è contraddistinta da distanze che, pur sembrando piccole sulla

carta, per la gente di allora sono immense. Ogni contea è un continente diverso9. Bitha,

bambina per nulla schiva, incontra difficoltà in quest’epoca in cui gli adulti sono giudici e

censori. Di fronte ad un ospite percepisce la pressione di doversi presentare cordiale, grata,

ma senza esagerare.

On what is known as an ‘Occasion’, children are useful. One was to be on top. One would be on view. One would be required, and tensely watched. (…) To celebrate over the arrival of a visitor by whooping, prancing, clashing imaginary cymbals together over one’s head was consideredhysterical and excessive- I once tried it. (…) I connect so many occasions with stage-fright, paralyzing self-consciousness, all but impotence. 10

6 Per avere un quadro generale della storia irlandese e in particolare delle vicende relative ai conflitti con l’esercito inglese si consiglia di consultare il sito http://irlanda.cc/storia- irlanda.html

7 Elizabeth Bowen, Pictures and Conversations, in TMT, p. 282

8 Si consulti a riguardo Paolo Bertinetti, Breve storia della letteratura inglese, Torino: Einaudi, 2004

9

Elizabeth Bowen, Pictures and Conversations, in TMT, p. 254

3

Nel 1906 a Henry Bowen è diagnosticato un esaurimento nervoso e la moglie è

invitata a lasciare la tenuta portando con sé la figlia, per il bene della famiglia. È cosi che il

ridotto nucleo famigliare parte alla volta delle coste inglesi,dove risiedono le zie materne. In

seguito a questa grave tragedia, uno degli avvenimenti chiave dell’infanzia di Elizabeth,

l’autrice porterà per sempre con sé un traccia: la balbuzie.

Il nuovo ambiente è in assoluta opposizione a quello precedente sotto ogni profilo. Lo

stile architettonico, spesso apprezzato negli scritti di Elizabeth, è quello edoardiano; flora e

fauna sembrano appartenere a un altro mondo:

That ‘England’ was Kent, and above all, Kent’s dramatizable coastline. (…) As it was, where we were stood out in absolute contrast to where we came from. Gone was the changing blue of the mountains: instead, bleached blonde in summer, the bald downs showed exciting great gashes of white chalk. Everything, including the geographical formation, struck me as having recently put together. Trees were smaller in size, having not yet, one could imagine, had time for growth. (…) And this newness of England, manifest in the brightness, occasionally crudity, of it’s coloring, had about it something of precarious. Would it last?11

Finalmente è concesso a Bitha di imparare a leggere. La madre, temendo che la

piccola fosse predisposta a malattie mentali, aveva proibito fino ad allora questa attività al

fine di evitarle un affaticamento pericoloso. In questo nuovo contesto iniziano i numerosi

spostamenti che caratterizzano l’infanzia boweniana; la scrittrice frequenta scuole diverse:

Folkestone, Hythe, Lyminge. Come scrisse Elizabeth:

It was England that made me a novelist. At an early though conscious age, I was transplanted. I arrived young in a different mythology12.

10 Elizabeth Bowen, On not rising to the occasion, in TMT, pp. 66-67

11 Elizabeth Bowen, Pictures and Conversations, in TMT, p. 277

12 Ibid.,p. 276

4

Durante le peregrinazioni in terra britannica si forma uno stretto rapporto tra madre e figlia

che ben presto sarebbe stato destinato a spezzarsi. Florence Bowen muore nel 1912, solo poco

tempo dopo la guarigione del marito. A Elizabeth non è permesso di vegliare la madre né di

assistere al rito funebre; conseguentemente questo lutto non sarà mai interiorizzato e superato.

Prima di morire di cancro, Florence aveva preso accordi con le sorelle in merito

all’educazione di Elizabeth. E’ così che Bitha inizia a frequentare una scuola

nell’Hertfordshire:

I entered Harpendem Hall, at mid-term, still in a state of shock. (…) I insisted on wearing a black tie. (…) Since my mother’s death in September, I had worn mourning. (…) ‘My black’ was the last I had of my mother. That gone, there would be nothing, so far as I knew, ever again. For I could not remember her, think of her, speak of her or suffer to hear her spoken of.13

Negli anni seguenti l’autrice continua a frequentare lo stesso istituto, trascorrendo i

periodi di vacanza con il padre. Come osserva Renée C. Hoogland, in Harpendem Hal: “she

became observant and analytical, sympathetic and understanding, with a keen awareness of

what was funny and what was tragic.”14

Nel 1914 i giorni passati a scuola si susseguono senza che, per eccesso di buone

maniere, si parli troppo della tragedia che sta toccando ogni nazione. Lo scoppio della guerra

mondiale non sembra scalfire la scrittrice che scrive: “The war had the tact to break out

during school holydays”15.

13 Ibid., pp. 289-290

14 Hoogland C. Renée, op. cit, p. 15

15 Elizabeth Bowen, Pictures and Conversations, in TMT, p. 292

5

Un altro evento significativo nella vita di Elizabeth è il nuovo matrimonio del padre con Mary

Gwynn. Corre il 1916 e, per la prima volta, l’autrice incontra uno scrittore, Stephen Gwynn:

“Talking with him confirmed me my idea: generally, authors lived in London.”16. In secondo

luogo, a seguito dell’unione, Elizabeth e il nuovo nucleo famigliare si stabiliscono a Londra.

Fino a allora la scrittrice ha solo potuto creare nella sua mente un’immagine della città

fantastica e ben lontana dalla realtà storica. Infatti, sebbene abbia visitato la capitale all’età di

quattro anni e il clima di quest’ultima non possa essere così diverso da quello del resto

dell’isola, nella giovane mente si profila l’idea di un ambiente esotico, come quello descritto

in She (1887) di Rider Haggard. Nel popolare romanzo di Haggard è descritta Kôr, città egizia

perduta, i cui dettagli s’imprimono così vividamente nella mente di Bitha che, una volta

cresciuta, la scrittrice vi dedicherà un intero racconto inserito nella raccolta The demon Lover

and other stories.

I saw Kôr before I saw London; I was a provincial child. Inevitably, the Thames Embankment was a disappointment, being far, far less wide then Horace Holly had led me to expect. I was inclined to see London as Kôr with the roofs still on. The idea that life in any capital city was ephemeral, and with a doom ahead, remained with me – a curious obsession for an Edwardian child. At the same time I found something reassuring and comforting in the idea that, whatever happened, buildings survived people.17

Il 1923 rappresenta un annus mirabilis per Elizabeth: Encouters è la sua prima

raccolta di short stories pubblicata. Lo stesso anno si verifica il matrimonio con Alan Charles

Cameron. Cameron, all’epoca venticinquenne e già un veterano di guerra, risente di ferite e

avvelenamento da gas, ed è da due anni sottosegretario all’istruzione in Northamptonshire. A

differenza di Elizabeth, egli ha frequentato l’università e in particolare quella prestigiosa di

Oxford. La coppia trascorre solo due anni a Northampton, dove Elizabeth scrive altri due

volumi: Ann Lee’s (1926), una raccolta di racconti, e The Hotel (1927), il suo primo romanzo.

In seguito Elizabeth si trasferisce a Oxford, dove il marito è stato nominato Segretario

16

Elizabeth Bowen, Coming to London in TMT, p. 87

17 Elizabeth Bowen, Broadcasts: Rider Haggard: She, in TMT, p. 249

6

all’Istruzione. Renée C. Hoogland commenta così il suo affermarsi nel nuovo contesto:

With her straightforward attitude, forthright opinions, her gift for intelligent conversation, wit and satiric sensibility Bowen was an instant success in the intellectual and artistic community of 1920s Oxford18.

In questa metropoli inglese, la scrittrice ottiene un grande successo, entrando in

contatto con Virginia Woolf e con altre personalità di spicco all’epoca. Secondo la biografa

Victoria Glendinning, non vi è mai stata una grande intimità tra Elizabeth e l’autrice di Mrs

Dalloway19 , tuttavia vi è grande stima reciproca; commentando la geniale intelligenza di

Virginia, Bowen si esprime in questi termini: “Some extra dimension that can’t ever be quite

accounted for in terms of intelligence or emotion. Sometimes almost out of control, only it

isn’t”20. E’ innegabile il legame che regna tra Elizabeth, i coniugi Woolf e altri importanti

membri del Bloomsburry Group21; tuttavia, sarebbe superficiale parlare di un’adesione della

scrittrice a questo gruppo. Infatti, come si capisce dalle sue corrispondenze, la scrittrice non si

ritiene nemmeno parte della stessa generazione di Virginia:

What an agreeable life we all had, seeing each other without being a ‘group’. Perhaps ours was, is, the only non grouping generation: the younger ones now sound as thuogh they’d started doing that again- or haven’t they, really?22

18 Hoogland Renée C., op. cit., p. 17

19 Virginia Woolf

20

Glendinning Victoria, Elizabeth Bowen: Portrait of a Writer, London: Phoenix, 1993, p. 99

21

A riguardo si consulti il volume The Bloomsbury group: its philosophy, aesthetics, and literary achievement, Heinz Antor, Heidelberg,C. Winter, 1986

7

Nel 1930 Elizabeth fece ritorno in patria a causa della rinnovata malattia del padre. Il

quale, a maggio, si spense. Fu così che Elizabeth divenne la prima donna ad ereditare

Bowen’s Court. Centinaia di persone si riunirono per celebrare il rito funebre:

The crowd would just part, to let my husband and me keep our places close to my father, the nit came rounds us, with friendly closeness, again. The people, now naturally talking, because in Ireland death makes no false or inhuman hush, swept over the grass alongside the avenue, pressing down almost to the verge of the woods. When we came to the churchyard, the service was read there, so that the friends who where Catholics should not be left waiting outside the doors…23

Gli anni successivi della vita di Elizabeth sono oberati da impegni a causa del lavoro

(non solo come autrice di libri, ma anche di recensioni), della vita con Alan e di quella sociale

divisa tra Londra e Oxford, i viaggi in Italia e in Irlanda. Nel frattempo, la salute di marito va

deteriorandosi. Nel 1935 quest’ultimo ottiene il posto di segretario al Central Coucil Of

School Broadcasting alla BBC; è così che la coppia prende casa a Regent’s Park, Londra.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale (1939), l’Irlanda assume una posizione

neutrale. Posizione che mantiene fino alla fine del conflitto. Questa scelta non è ben accetta

agli inglesi che vedono i propri vicini come traditori. I cittadini irlandesi possono combattere

al servizio di ciascuna delle due fazioni;la maggior parte dei volontari parte al servizio

dell’esercito inglese ma alcuni irlandesi si schierano con i tedeschi, sperando in una vittoria

della Germania al fine di ottenere una grande Irlanda unita. In queste circostanze la posizione

di un cittadino anglo-irlandese non è certo facile. Correva l’1 luglio 1940 quando in una

lettera indirizzata a Virginia Woolf, Elizabeth scrive:

I told you I had asked the ministry of Information if I could do any work, which I felt was wanted in Ireland. On Saturday morning I had a letter from them saying yes, they did want me to go. (…) If there is to be an invasion of Ireland, I hope it may be while I’m there (…) but if

22 Elizabeth Bowen, Letters to William Plomer, 6 maggio 1958, in TMT, p. 209

23 Victoria Glendinning, op. cit., pp. 69-70

8

anything happens in England while I’m in Ireland I shall wish I had never left, even for this short time. I suppose the Ministry will give me a come-and-go travel permit.24

E’ cosi che Elizabeth prende parte alle missioni di spionaggio per conto di Churchill. Il

ruolo dell’autrice è quello di riferire alle autorità competenti l’atteggiamento e le reazioni dei

cittadini irlandesi durante le diverse fasi del conflitto. Il primo ministro, preoccupato di un

possibile attacco a sorpresa da parte di organizzazioni come l’IRA, è favorevole ad un

bombardamento preventivo del suolo irlandese.25 Servendosi dei canali diplomatici, tramite i

suoi rapporti scritti, Elizabeth, contribuirà a scoraggiare questa ipotesi. Riguardo alla propria

patria Bowen scrive:

At present Eire suffers, in all senses, and while her deprivations are far less than Britain’s, they have to be met without the heroic stimulus that comes from participation in war. (…) No award or honour to any Irishman serving with H.M Forces is allowed to be mentioned- in newspapers- so that, virtually, the hero’s country is debarred from its natural pride of him. (…) Materially, neutral Eire in wartime is far from being home of comfort and ease. Shortage and insecurity are felt everywhere. 26

Tornata a Londra nell’estate del 1940, Elizabeth diviene volontaria tra le fila degli

ARP Warden27. Durante il settembre dello stesso anno, Regent’s Street è bombardata. Alan ed

Elizabeth sono così costretti a sfollare due volte nel corso di una settimana:

(…) One time-bomb goes off at Marble Arch. The street puffs itself empty; more glass splinters. Everyone laughs. It is a fine morning and we are still alive. There is the

24 Elizabeth Bowen, Letters to Virginia Wolf, 1 luglio 1940, in TMT, p. 215

25 Si confronti nota 22

26 Elizabeth Bowen, Eire, in TMT, pp. 31-33

27Air Raid Precaution Warden: i volontari facenti parte di questo gruppo erano sentinelle aventi il compito di pattugliare le strade controllando che l’oscurazione fosse osservata. Fonte: http://www.woodlands-junior.kent.sch.uk/Homework/war/wardens.htm

9

buoyant view of it- the theatrical sense of safety, the steady breath drawn. We shall be due, at tonight’s siren, to feel our hearts once more tightened and sink. Soon after black-out we keep that date with fear. The howling ramping over the darkness, the lurch of the barrage opening, the obscure throb in the air. We can go underground – but for this to be any good you have to go very deep, and a number of us, fearful of being buried, prefer not to. Our own “things” – tables, chairs, lamps - give one kind of confidence to us who stay in our own paper rooms. But when tonight the throb gathers over the roof we must not remember what we looked at this morning- this fuming utter glissades of ruin. No, these nights in September nowhere is pleasant. Where you stay it’s your own choice, how you feel is your fight.28

Gli eventi di quei giorni si imprimono vividamente nella mente di Elizabeth e vengono

poi ad animare i racconti della raccolta The Demon Lover and stories e il romanzo The Heat

of the Day (1949). In questi tempi bui, l’acuta osservatrice sviluppa una forte simpatia per i

cittadini di Londra:

I should never have conceived it possible that the ordinary London person was capable of having such uncrackable self-control and such good nerves.(…) I expect that when once this is happily over everyone will have a terrific revulsion and be as cross as cats for about a year. 29

Un altro aspetto della guerra che cattura l’attenzione di Elizabeth fu la reazione

psicologica degli individui. L’autrice indaga la dimensione onirica in cui il cittadino comune

proiettava i dolori e le ansie. Come scrive nella prefazione della raccolta The Demon Lover

and other stories:

It is a fact that in Britain, especially London, in war-time many people had strange deep intense dreams ‘ what ever else I forget about the war’ a friend said to me ‘I hope I may never forget my own dreams, or some of the other dreams I’ve been told. We have never dreamed like this before; and I suppose we shall never dream like this again’ Dreams by night, and the fantasies- this often childish and

28 Elizabeth Bowen, LONDON 1940, in TMT, p. 23

29 Glendinning Victoria, op. cit., p. 129

10

innocent- with which formerly matter-of-fact people consoled themselves by day were compensations.30

A pochi giorni dalla fine della Guerra, nel 1945, trovandosi ad Hythe, Elizabeth

descrive il senso di paralisi allora palpabile:

A sort of general paralysis and apprehension, and everyone wondering what they ought to do. It’s a pity there’s no reverse equivalent of trying on gas-masks, which so pleasantly filled so many hours in 1939.31

L’8 maggio 1945, la data in cui la BBC annuncia il VE Day (ovvero il giorno della

vittoria in Europa), Elizabeth si trova a Londra e, fornita di bandiera, partecipa alle

celebrazioni tenute in Westminster Abbey:

Almost all the girls walked as though they were wearing new and much tootight Victory shoes, but were now exalted beyond minding; and aging unloved looking groups of women drifted along smiling almost bridal smiles, with coquettish bows of tricolor (…). Almost everybody wore a curious limpid expression, like newborn babies or souls just after death. Dazed but curiously dignified. As you know, I do general loathe Demos: I don’t think anybody has less warm feelings or fewer illusions than I have. But after a crise (which happened quite early on) of hysterical revulsion andtiredness, I passed beyond, like girls in the tight shoes, and became entered by a rather sublime feeling.32

Come scrive Victoria Glendinning, “They had survived the war, but now they had to

survive the peace” 33. Infatti, negli anni successivi alla Guerra, la salute di Alan va

30 Elizabeth Bowen, postscript by the author (1952), in TDL, p. 129

31 Glendinning Victoria, op. cit., p. 155

32 Ibid., p. 156

33 Ibid., p. 167

11

deteriorandosi. Il problema alla vista, causato dai gas velenosi durante gli anni 1914- 1918, si

acuisce fino ad obbligarlo a dimettersi dalla BBC. A questo problema si aggiungono l’obesità,

l’alcolismo e problemi cardiaci. Contemporaneamente Elizabeth trova la Londra post- guerra

tediosa; in un intervista si esprime in questi termini:

Selfishly speaking, I’d much rather live my life here [i.e., at Bowen’s court]. I’ve been coming gradually unstuck from England for a long time. I have adored England since 1940 because of the stylishness Mr. Churchill gave it, but I’ve always felt, ‘when Mr. Churchill goes, I go’.34

Tuttavia, con il ritorno della pace, rifioriscono gli scambi tra i vari paesi e, in

particolare, quelli culturali. In questi anni la scrittrice è insignita di svariate onorificenze tra

cui il titolo di “Companion of the British Empire as a novelist”(1948) e di una laurea ad

honorem (1949) al Trinity College di Dublino. Inoltre, Bowen tiene alcune lezioni a Oxford e

un giro di conferenze per il British Council tra le cui tappe ci sono Cecoslovacchia, Ungheria

e Austria. I suoi libri sono ripubblicati e tradotti in rumeno, danese, norvegese, svedese,

italiano, spagnolo, francese, tedesco, ceco, giapponese. Nel frattempo, in Bowen’s Court, le

condizioni di Alan si aggravano. Dopo trent’anni di matrimonio, la notte del 26 agosto 1952,

Cameron si spegne. Successivamente, Elizabeth commenterà:

Alan never seems dead, in the sense that he never seems gone: I suppose that if one has lived a great part of one’s life with a person he continues to accompany one through every moment.35

Negli anni successivi a questa tragedia, l’autrice non trascorre mai un intervallo di

tempo superiore ai cinque mesi nello stesso luogo; questi spostamenti sono la causa principale

dei problemi finanziari che la condurranno negli anni ’60 a vendere la tenuta paterna.

Nonostante fin dal 1959, con un primo caso di polmonite, la salute della scrittrice non sia

delle migliori, Bowen non smette mai di tenere conferenze e di scrivere. Nel 1969 Elizabeth

inizia un’autobiografia con l’intenzione di mettere in luce la relazione tra la sua vita di artista

e l’arte in sé. Questa autobiografia, incompleta, sarà pubblicata postuma con il titolo Pictures

34 Glendinning Victoria, op. cit., p. 166

35 Elizabeth Bowen, Letter to William Plomer,6 maggio 1958, in TMT, p. 209

12

and Conversation. A questo proposito, la romanziera esclama: “If anybody must write a book

about Elizabeth Bowen, why should not Elizabeth Bowen?”36.

Nel 1971 Elizabeth soffre nuovamente di polmonite, poi, nel dicembre 1972 le viene

diagnosticato un cancro ai polmoni. E’ intrapresa la radio-terapia ma, il 22 febbraio 1973, la

scrittrice viene a mancare. La biografa Renée C. Hoogland le rende omaggio ricordando la

sua intensa attività letteraria:

Bowen was not only well known, widely read, and greatly admired during her lifetime;(…) if only in its prolificness and the span of time in which it was produced, her oeuvre is remarkable: in the course of nearly fifty years, she published ten novels, almost eighty short-stories, a chronicle of her family, and a substantial body of (major and minor) critical and other non fictional work.37

36 Halperin John, op. cit., p.126

37 Hoogland Renée C. , op cit, p. 8

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