Riassunto Errori da non ripetere, Esami di Informatica II. Università Ca' Foscari di Venezia
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elly9728 settembre 2013

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Riassunto Errori da non ripetere, Esami di Informatica II. Università Ca' Foscari di Venezia

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Errori da non ripetere. Come la conoscenza della propria storia aiuta ad essere genitori, D. J. SIEGEL, M. HARTZELL, ed. Raffaello Cortina, 2005
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ERRORI DA NON RIPETERE. Come la conoscenza della propria 

storia aiuta a essere genitori, D. J. SIEGEL, M. HARTZELL, ed.  Raffaello Cortina, 2005

 CAPITOLO 1   

COME RICORDIAMO: L’ESPERIENZA FA DI NOI CIÒ CHE SIAMO

Quando diventiamo genitori, portiamo con noi elementi del passato che  influenzano il nostro modo di entrare in relazione con i nostri figli.  Esperienze non rielaborate possono dare origine a questioni non risolte. Questi  intensi stati della mente ci impediscono di pensare lucidamente e influenzano le  interazioni che abbiamo con i nostri figli. Problemi legati al nostro passato si  ripercuotono sul presente.

Es: una madre si rese conto di come le sue esperienze infantili influenzavano il  suo essere genitore. Questa donna, da piccola, viveva in una famiglia con nove  fratelli e non sopportava il momento in cui sua madre la portava, insieme agli  altri fratelli, a comprare le scarpe nuove. Una volta diventata madre si è  accorta che cercava di evitare di comprare nuove scarpe per i suoi figli e non  andava in negozio fino a che queste non erano logore.

FORME DI MEMORIA

Dai primi momenti di vita il nostro cervello è in grado di rispondere alle  esperienze modificando i collegamenti fra i neuroni. Tali connessioni  rappresentano la struttura portante del cervello. Le funzioni del cervello  creano la mente. Anche se le informazioni genetiche determinano aspetti  fondamentali dell’anatomia del cervello, sono le esperienze che generano la  rete di connessioni che forma il cervello di ciascun individuo. La memoria è il  processo attraverso il quale il cervello risponde delle esperienze e crea nove  connessioni neurali. 

Ci sono due forme di memoria:

Implicita

È una forma di memoria precoce, non  verbale, che è presente alla nascita.  Un altro aspetto importante di questa  memoria sono i cosiddetti “modelli  mentali” attraverso i quali la nostra  mente crea generalizzazioni di  esperienze ripetute. Queste creano un  filtro che influenza il modo in cui  organizziamo le nostre percezioni.

Esplicita

Si sviluppa dal secondo anno di vita.  È presente il senso del se e la  sensazione di “stare ricordando  qualcosa”. Comprende la memoria  semantica e autobiografica o  episodica. Coinvolge l’ippocampo.

L’ambivalenza parentale si manifesta in mote forme spesso derivate da questioni  non risolte. I genitori possono, a volte, sentirsi sommersi da sentimenti  contrastanti che compromettono la loro capacità di comprensione dei figli.  Difese rigide costruite dall’infanzia, possono limitare la capacità di 

adattamento al ruolo di genitore. È necessario elaborare i ricordi in forma  implicita anche in forma esplicita.

ANDARE AVANTI

Quando i genitori non affrontano le loro questioni irrisolte o lasciate in  sospeso, perdono non solo l’opportunità di diventare genitori migliori, ma anche  quella di continuare a crescere e cambiare. Le questioni irrisolte possono  rendere problematici molti aspetti della nostra vita. Quando ci troviamo  sommersi da ricordi impliciti, difficilmente riusciamo a essere presenti con i  nostri figli. 

Quando sono le questioni non risolte a scrivere la storia della nostra vita, non  siamo più noi gli autori della nostra bibliografia, non prendiamo decisioni ma  semplicemente ragioniamo in base alle esperienze passate; è come se  rinunciassimo alla capacità di scegliere nell’ambito delle risposte che forniamo  ai nostri bambini.

La nostra comprensione dello sviluppo infantile è stata ampliata dalla teoria  dell’attaccamento, che ci mostra come le esperienze giochino un ruolo  fondamentale nel determinare le caratteristiche delle connessioni nuronali in  via di formazione. La scienza ci dice che memoria e sviluppo sono due processi  sovrapposti. I genitori sono gli scultori del cervello in via di sviluppo dei  loro figli.

 CAPITOLO 2   

COME PERCEPIAMO LA REALTÀ. COSTRUIRE LA SORIA DELLA NOSTRA VITA

Le storie sono il mezzo con cui cerchiamo di dare un significato ai fatti della  nostra vita; inoltre ci forniscono un senso di appartenenza alla comunità. 

Anche i bambini cercano di dare un valore alle loro esperienze. Raccontando a  vostro figlio la storia di un’esperienza, potete aiutarlo a integrare gli eventi  e a capire il senso di ciò che gli succede. Con i bambini può rivelarsi efficace  spiegare i fatti o gli eventi con l’aiuto di bambole o oggetti. Quando  comprendono cosa è successo il loro disagio è notevolmente ridotto.

COME CONOSCIAMO

La mente è in grado di elaborare le informazioni in modi diversi. Possediamo un  cervello in grado di elaborare internamente le informazioni provenienti  dall’esterno per generare reazioni specifiche. Gli emisferi destro e sinistro  del cervello si sono evoluti nel corso di milioni di anni. Lo scambio  d’informazioni fra due emisferi, attraverso le fibre del corpo, rende poi  possibile una forma di elaborazione integrata che consente al cervello di  raggiungere livelli più alti di funzionamento. In altre parole il fatto ch  ciascun lato del cervello sia in grado di percepire ed elaborare i dati in  maniera differente, permette l’esistenza di funzioni più articolate e  sofisticate di quelle che sarebbero possibili in un unico cervello formato da  emisferi non specializzati.

Emisfero:

Destro Sinistro

Registrazione ed elaborazione delle  informazioni visive e spaziali.

La modalità è lineare e logica, basata  sul linguaggio

COERENZA E INTEGRAZIONE

La relazione con i nostri figli si basa sulla condivisione di esperienze. Quando  processi differenziati e separati contribuiscono a creare un insieme funzionale,  possiamo usare il termine integrazione. Le modalità con cui le diverse attività  cerebrali possono venie integrate sono molteplici. L’integrazione verticale crea  integrazione fra le modalità di elaborazione superiori e inferiori;  l’integrazione orizzontale consente ai due lati del cervello di lavorare  insieme.

Alimentare i processi d’integrazione fra le molte funzioni differenziate e  specifiche della mente, può contribuire a migliorare la conoscenza che abbiamo  di noi stessi e la qualità delle nostre relazioni interpersonali, e ad  arricchire la nostra vita e quella dei nostri figli.

LOGICA E STORIE, MENTE E CERVELLO

Bruner descrive due modalità fondamentali con cui la mente elabora le  informazioni.

La prima è un modo deduttivo pragmatico in cui una serie di fatti, tra loro  correlati in maniera lineare, sono collegati da interpretazioni logiche che  fanno riferimento a rapporti di causa ed effetto; richiama il modo di conoscere  logico ­ lineare e linguistico proprio della parte sinistra del cervello. 

La seconda è quella che Bruner definisce come modo narrativo in cui la mente  elabora dati attraverso la costruzione di storie.

 CAPITOLO 3   

È attraverso la condivisione delle emozioni che entriamo in sintonia con gli  altri e in rapporti con essi. Quando siamo consapevoli delle nostre emozioni e  siamo capaci di farne partecipi gli altri, la nostra vita è arricchita, perché è  grazie alla condivisione che rendiamo più profondi i rapporti con le persone che  ci circondano. I genitori devono entrare in sintonia con i propri figli, nel  rapporto genitori/figli è importante l’empatia. 

Le emozioni primarie sono quelle attraverso le quali il cervello da una  valutazione iniziale dell’esperienza.

Si riflettono nella comunicazione non  Se è valutata positivamente Se  è valutata verbale, nei gesti, toni, espressioni… genera risposte

negativamente genera risposte  di avvicinamento di 

allontanamento

Perché nell’interazione tra due individui ciascuno riesca a “sentirsi sentito”,  le persone coinvolte devono essere  in  grado di entrare in sintonia con le  emozioni primarie dell’altro. Quando vi è sintonia, si stabilisce una risonanza  emotiva che genera un senso di unione. A favorire la sintonizzazione, oltre che  lo scambio i segnali, sono importanti i neuroni specchio, che collegano in 

maniera diretta percezione e azione, testimoniano che il nostro cervello è in  grado di riconoscere le intenzioni degli altri.

All’interno della relazione genitore/figlio si alternano ciclicamente esigenze  di unione e di separazione, è importante che i genitori sappiano riconoscere  queste esigenze e lasciare loro i propri  spazi. Essere in sintonia con il  bambino vuol dire, infatti, saper rispettare i suoi ritmi.

Per instaurare una relazione soddisfacente a livello emozionale con i figli è  necessario essere consapevoli del nostro stato interno, metabolizzare i traumi,  dispiaceri, lutti… Es: madre divorziata, non capace di gestire il suo senso di  solitudine riversa la rabbia sul figlio. 

Comunicazione integrativa   gli stati di risonanza ci permettono di riportare→   in noi altre persone, anche in situazione di separazione fisica. 

I nostri figli possono “sentirsi sentiti” da noi, possono sentire o essere  presenti nella nostre menti; ciò fornisce ad essi un senso di sicurezza.

L’integrazione può essere definita come un processo attraverso il quale le parti  separate   sono   collegate   in   un   insieme   funzionale.   Vi   è   la   fusione   di   due  processi:

Differenzazione Le persone che formano il sistema sono 

individui separati e unici.

Integrazione Le persone entrano in relazione tra 

loro.

 CAPITOLO 4   

Le comunicazioni collaborative permettono alle nostre menti di espandersi,  attraverso la conoscenza dei punti di vista degli altri e la rivalutazione dei  nostri. Comunicazioni di questo tipo possono creare grande sintonia tra genitori  e figli, poiché il genitore al posto di rispondere in modo stereotipato e  automatico, risponde ai segnali effettivamente inviati dal bambino. Il genitore  deve sapere ascoltare e codificare i messaggi ricevuti.

Una risposta è contingente quando la qualità, l’intensità dei tempi dei segnali  altrui riflettono chiaramente i segnali che noi abbiamo inviato. 

L’apprendimento avviene in un contesto sociale, attraverso queste forme di  relazione interpersonale, i bambini acquisiscono conoscenze e capacità sociali e  una comprensione di se stessi che non avrebbero mai potuto sviluppare in  condizioni di isolamento.

Tale processo è definito co­costruzione: ovvero il bambino impara a conoscersi  attraverso le comunicazioni e le relazioni che stabilisce con gli altri, in  particolare con i genitori.

COMUNICAZIONE TRA EMISFERI

La comunicazione è formata da messaggi verbali e non verbali. Quelli non verbali  sono percepiti inconsciamente e hanno un profondo impatto su come ci sentiamo.  La pare destra del cervello è la principale responsabile dell’invio e della  ricezione dei segnali non verbali. L’emisfero cerebrale sinistro è invece  specializzato nell’elaborazione di dati verbali. I segnali inviati dall’emisfero  destro di una persona, influenzano direttamente l’attività dell’emisfero destro  di un’altra, viceversa vale per quello sinistro. 

Quando i segnali verbali e non verbali che riceviamo sono tra loro in accordo,  possiamo dare un senso univoco all’insieme delle comunicazioni. Se invece i  segnali verbali e non, esprimono cose diverse, la comunicazione sarà poco chiara  e difficile da comprendere perché riceviamo due messaggi differenti e  conflittuali.

I nostri cervelli sono strutturati per potersi collegare ad altri cervelli nelle  comunicazioni collaborative e ognuno dei nostri due emisferi cerebrali si  connette con l’emisfero corrispondente dell’altra persona, mentre avviene uno  scambio di segnali che coinvolge contemporaneamente la parte sinistra (verbale)  a quella destra (non verbale) del nostro cervello.

 CAPITOLO 5   

Nella maggior parte dei casi i bambini sviluppano nei confronti della madre un  attaccamento primario.

intima relazione che fornisce al bambino un  senso di sicurezza, derivato dalla presenza  di un adulto che lo accudisce.

Bowlby definisce la madre “la base sicura”; il bambino può, infatti, fare le sue  esperienze, conoscere il mondo, ma avere sempre la base sicura dove poter  tornare e trovare accadimento.

TIPI DI ATTACCAMENTO

Sicuro → si sviluppa quando i bambini hanno la possibilità di stabilire  con i genitori processi di sintonizzazione affettiva e di comunicazione  contingenti e coerenti. Il genitore risponde ai bisogni del bambino ed  entra quindi in sintonia con il suo stato emotivo interno. Il bambino si  sente capito dal genitore e sviluppa un senso di fiducia nei confronti del  mondo. Il bambino nei momenti di disagio cerca rifugio e conforto nei  genitori.

Insicuro ambivalente → i bambini percepiscono i segnali inviati dai  genitori come incoerenti e a volte intrusivi. Il genitore è disponibile e  recettivo in maniera incostante e del tutto imprevedibile, il bambino non  può quindi fare affidamento su di lui.

sviluppa un senso di ansia e  incertezza perché non sa cosa  aspettarsi dall’interazione con  il genitore.

Insicuro evitante → il genitore è ripetutamente non disponibile e  manifesta atteggiamenti di rifiuto nei confronti del figlio. Il bambino  evita così il contatto, il coinvolgimento emozionale con il genitore.

Insicuro disorganizzato  → il bisogno di attaccamento del bambino non viene  soddisfatto. Il comportamento del genitore induce disorientamento e  terrore. Il bambino, nel momento del disagio, si trova di fronte ad un  paradosso biologico poiché l’istinto sarebbe quello di avvicinarsi al  genitore che però è la figura che rappresenta la fonte di terrore dalla  quale sta cercando di scappare. Si osserva tale attaccamento nei bambini  che hanno subito abusi da parte dei genitori che a loro volta hanno  vissuto esperienze traumatiche nella loro infanzia, esperienze non  superate che continuano a rivivere nella loro relazione con i figli.

Esperimento Mary Ainsworth (Strange Situation) → I bambini che accolgono  felici I loro genitori hanno un attaccamento sicuro; i bambini con  attaccamento evitante reagiscono come se il genitore non avesse mai lasciato  la stanza; con l’attaccamento ambivalente la presenza dei genitori non li  calma.

Mary Main studia l’attaccamento negli adulti; il tipo di attaccamento si  ripete da una generazione all’altra.

 CAPITOLO 6   

Ogni generazione è influenzata da quella precedente, ma non sono  obbligatoriamente destinati a ripetersi i patterns dei nostri genitori. Se  riusciamo a comprendere il senso della nostra vita e della nostra storia,  possiamo costruire esperienze positive che ci consentono di andare oltre i  limiti posti dal nostro passato e creare, così, un diverso mondo per noi e per i  nostri figli. Cambiare stato di attaccamento con il passare degli anni è  possibile (passare da uno infantile insicuro a uno adulto sicuro). 

Mary Main con i suoi studi ha evidenziato come i genitori, nella relazione con i  figli, sono influenzati dalle loro esperienze passate. Lo stato di attaccamento  di un genitore può essere valutato analizzando le modalità con cui racconta la  storia della sua infanzia ad un altro adulto.

Attaccamento adulto sicuro   le narrazioni dei genitori riguardanti la→   propria infanzia sono coerenti e vi è capacità oggettiva di valutare  relazioni interpersonali.

Attaccamento sicuro acquisito   le narrazioni sono coerenti ma i genitori→   hanno alle spalle difficili esperienze di attaccamento infantile.

Attaccamento adulto distanziante   si può osservare in adulti che hanno→   avuto esperienze infantili dominate da una mancanza di disponibilità  emozionale e da comportamenti di rifiuto da parte dei genitori; sviluppano  un attaccamento evitante. Sono insensibili alle esigenze e ai segnali  inviati dai loro figli.

Attaccamento adulto preoccupato   genitori che nell’infanzia hanno avuto→   persone che si prendevano cura di loro in maniera incostante e  imprevedibile, con un atteggiamento preoccupato. Questi genitori  sviluppano nei confronti dei propri figli un attaccamento ambivalente.

Attaccamento adulto non risolto   è tipico di quei genitori che non hanno→   elaborato i traumi della propria infanzia. La presenza di elementi non  risolti determina un’interruzione nei flussi d’informazioni all’interno  della mente e riduce la capacità del se di raggiungere un equilibrio  emozionale e mantenere relazioni con gli altri. Si crea così uno stato di  disgregazione.

Ambivalenza e stato preoccupato   genitori presenti in maniera non costante. Si→   proiettano sui figli aspetti non piacevoli delle proprie esperienze interne.

Disorganizzato e non risolto   traumi non risolti che provocano un→   distanziamento emotivo.

 CAPITOLO 7   

COME ELABORIAMO LE NFORMAZIONI ­ STATI DELLA MENTE DI TIPO SUPERIORE E  INFERIORE

Ogni genitore vorrebbe dare al proprio figlio un’infanzia felice, ma spesso è  disorientato dalle complesse dinamiche della relazione genitore ­ figlio. Quando  il genitore si sente stressato o si ritrova in situazioni in cui i suoi bambini  evocano reazioni correlate a questioni del passato non risolte, la loro mente  può bloccarsi in uno stato rigido e inflessibile.

Quando siamo dominati da queste modalità di elaborazione delle informazioni  possiamo essere travolti da emozioni come paura o tristezza.

Tali emozioni ci portano a reagire in maniera automatica e ci impediscono di  fornire risposte più razionali e controllate. Vi è una grande difficoltà a 

mantenere un rapporto adeguato con i figli.

In questi stati della mente, detti “inferiori”, vi è la presenza di questioni  lasciate in sospeso o non risolte, che rendono più vulnerabili le persone.

Riflettere sulle origini delle componenti che favoriscono l’emergere di tali  stati può però aumentare la conoscenza di se e contribuire a creare una forma di  resistenza che ne limita l’insorgenza. Gli stati della mente in cui prevalgono  modalità inferiori di elaborazione rappresentano una sfida alle nostre capacità  di adempiere in maniera adeguata al nostro compito di genitori.

In un genitore la presenza di questioni irrisolte può generare una  disorganizzazione, sia a livello di processi mentali sia comportamentali, che lo  porta a rispondere in maniera imprevedibile e con eccessiva intensità emozionale  nelle interazioni con i figli, a volte con reazioni di confusione e paura. 

Genitori in cui sono presenti questioni non risolte possono avere comportamenti  che confondono e spaventano i bambini.

Il bambino non capisce le azioni del genitore ed è posto di fronte a un  paradosso: la persona cui dovrebbe rivolgersi per cercare conforto, ora è 

origine della sua paura. Il bambino confuso è paralizzato e i suoi comportamenti  diventano di solito sempre più negativi.

MODALITÀ DI ELABORAZIONE DELLE INFORMAZIONI

Scatenamento   agiscono fattori in grado di attivare questioni lasciate→   in sospeso;

Transizione   sensazione di entrare in uno stato mentale differente;→ • Immersione   emergere di sensazioni intense che includono la capacità di→  

mantenere il controllo su se stessi; • Ritorno   cercare la modalità di risoluzione.→

TROVARE UNA VIA D’USCITA

Nel corso della terapia è fondamentale fare emergere i racconti riguardanti il  passato e le esperienze attuali. Dopo aver compreso come l’attività di regioni  prefrontali del cervello permetta risposte flessibili, l’individuo può iniziare  a comprendere il senso di tali esperienze; il fine è quello di creare una storia  coerente a partire dalle sue esperienze interne e interpersonali e cercare di  collegare le informazioni autobiografiche relative al passato con la sua vita  presente.

Le nostre esperienze passate possono essere caratterizzate da traumi e perdite.  L’elaborazione di queste, richiede una comprensione delle modalità inferiori di  elaborazione e del loro collegamento con il passato. 

I bambini hanno bisogno di stabilire con noi stati di sintonizzazione affettiva,  che determinano il raggiungimento dell’equilibrio necessario per creare una  mente coerente.

Senso d’integrazione che deriva dal sentirsi in sintonia con  se stessi e con gli altri.

Per elaborare un trauma o una perdita non risolta ci vuole pazienza, tempo e  aiuto. Se la mancanza di risoluzione si manifesta con una disorganizzazione, che  a volte comporta emozioni d’intensità eccessiva, il ricordo, a un professionista  qualificato può fornire il supporto e la guida di cui si ha bisogno. 

Il lutto è un’esperienza normale, che ci permette di riorganizzare internamente,  dopo la morte, la nostra relazione con la persona scomparsa. Una perdita non  risolta può manifestarsi con continui pensieri intrusivi che si riferiscono a  una persona morta da qualche tempo. È importante ricordare che anche i bambini  rispondono con processi di lutto quando hanno esperienze di perdita. Aiutare i  figli a elaborare i loro sentimenti e dare un senso a queste esperienze, può  impedire che esse continuino ad avere un’influenza negativa sulle loro vite.

La partenza di una persona importante (trasloco o divorzio) può comportare per  il bambino un senso di perdita. I bambini hanno bisogno di tempo per elaborare e  loro sensazioni e dare un senso alle loro esperienze.

Eventi traumatici non elaborati possono continuare a influenzare la nostra vita  di tutti i giorni in modo molto diverso. Varie componenti della memoria  implicita (emozioni, impulsi comportamentali, percezioni, sensazioni somatiche)  possono invadere la nostra coscienza senza essere accompagnate dalla sensazione  di stare ricordando qualcosa, in altri casi si presentano ricordi impliciti  intrusivi che non generano il senso di un evento nella sua interezza: frammenti  disconnessi di percezioni, sensazioni corporee, impulsi comportamentali. 

Alla presenza di traumi non risolti possiamo avere sia ricorsi unicamente  impliciti che frammenti di ricordi espliciti che non sono stati consolidati in  una storia coerente della nostra vita. Le esperienze di un genitore possono  diventare un fardello pesante per i bambini e non è in loro che bisogna  ricercare un sostegno.

 CAPITOLO 8   

COME CI DISTANZIAMO EMOTIVAMENTE E COME ENTRIAMO IN SINTONIA, ROTTURA E  RIPARAZIONE.

È inevitabile che nella relazione genitori/figli ci siano incomprensioni e  difficoltà di comunicazione; evenienze che sono definite “ROTTURE”. Essi hanno  spesso obiettivi e programmi differenti che possono creare conflittualità  all’interno del proprio rapporto. È inevitabile, nel momento in cui accade ciò,  acquisire la consapevolezza della loro natura quando accadono, per poter poi  stabilire un legame collaborativo e positivo di “RIPARAZIONE”.

Per avviare questo processo i genitori  devono essere in grado di comprendere  le proprie emozioni e i propri  comportamenti.

Rotture non seguite da una riparazione possono portare a un profondo distacco  emotivo che nel tempo può portare a sentimenti di vergogna ed umiliazione  dannosi per la crescita del figlio.

Per un genitore può essere difficile fornire al figlio un sistema di regole di  riferimento e contemporaneamente fornirgli una comunicazione empatica e  collaborativa. Questo può portare a numerose fratture ma la cosa fondamentale è  il non soffermarsi sui fallimenti ma impegnare le nostre energie per  risintonizzarsi affettivamente.

ROTTURE BENIGNE 

Le interazioni tra genitori e figli cambiano continuamente; a volte la  comunicazione è contingente e collaborativa e ognuno si sente bene con l’altro.  Nella vita di ogni giorno genitori e figli desiderano entrare in contatto con  l’altro ma allo stesso tempo rimanere soli. I genitori sensibili sono in grado  di percepire la ciclica esigenza dei figli, d’indipendenza per poi essere di  nuovo disponibili quando hanno bisogno.

Tra le varie forme di rottura vi sono le incomprensioni che avvengono quando il  genitore non interpreta correttamente i messaggi dei figli, o perché non presta  attenzione oppure perché li fraintende.

ROTTURE LEGATE A LIMITI IMPOSTI

I bambini hanno bisogno che i genitori indirizzino i loro comportamenti.  Imparano quali azioni sono appropriate all’interno della famiglia e quali sono i  limiti. La definizione di regole e limiti possono generare conflitti   una→   simile rottura provoca disagio emozionale e un senso di allontanamento nel  figlio. 

Il segreto per mantenere un contatto in questo frangente è sintonizzarsi con lo  stato emozionale del figlio. I genitori possono essere empatici senza dover  accogliere la richiesta del figlio.

È fondamentale indagare in noi stessi per fare  chiarezza su quali sono realmente i limiti che  vogliamo fissare e i messaggi che vogliamo  inviare. 

ROTTURE NOCIVE

Le rotture comportano un intenso disagio emozionale e un’interruzione della  sintonia tra genitore e figlio e possono essere vissute dal bambino come una  minaccia al suo senso d’identità; sono considerate nocive in questo senso.  Quando un genitore perde il controllo delle proprie emozioni e urla, impreca o  minaccia si può verificare una rottura di questo tipo. Spesso ciò accade quando  il genitore entra in uno stato della mente dominato da modalità inferiori di  elaborazione delle informazioni. I genitori corrono il rischio di instaurare  rotture distruttive con i figli specialmente quando hanno questioni lasciate in  sospeso o non risolte. Inoltre rotture prolungate e frequenti possono avere  effetti molto negativi sullo sviluppo del senso d’identità dei bambini.  Attraverso dialoghi riflessivi possiamo analizzare, con i nostri figli, gli  elementi della mente che hanno contribuito alla rottura   l’obiettivo finale è→   quello di raggiungere un nuovo livello di sintonia emozionale.

La vergogna è spesso il punto nodale delle rotture nocive tra genitori e figli.  Sentirsi incapaci di influenzare in modo positivo i comportamenti dei nostri  figli può far nascere dentro di noi un turbinio di sentimenti quali,  frustrazioni, umiliazioni e rabbia.

Quando siamo in uno stato di vergogna, ci preoccupiamo eccessivamente delle  opinioni degli altri e siamo ossessionati all’idea di che cosa sia giusto e che 

cosa sia sbagliato.

Un meccanismo di difesa è una reazione mentale automatica che ha lo scopo di  farci mantenere l’equilibrio bloccando la consapevolezza di un’emozione 

disorganizzante.

Le dinamiche della vergogna s’innescano senza una partecipazione della nostra  coscienza e volontà. La mente si avvale di questi processi automatici al fine di  contenere e minimizzare pensieri ed emozioni che potrebbero altrimenti  interferire con le nostre attività quotidiane. 

Quando si verificano rotture nocive la vergogna gioca un ruolo centrale anche  nel bambino. Se la rottura si protrae, la vergogna può diventare lesiva e  alterare il senso di se del bambino.

RIPARAZIONE   È un’esperienza interattiva che di solito inizia quando il→   genitore riesce a ripristinare il proprio equilibrio, se persistono rabbia e  frustrazione è difficile che una riparazione possa avere luogo.

Trovare uno stato superiore della mente   condizione di consapevolezza → →  risintonizzazione.

È importante evitare la negazione di rotture che possono generare difficoltà a  superare esperienze di vergogna. Una volta trovato un maggior stato di calma e  lucidità si può pensare alla riparazione. È importante non farlo prematuramente  per evitare di perdere il controllo e ricadere in uno stato mentale inferiore.

Quando siamo rientrati in uno stato superiore, dobbiamo considerare le modalità  con cui possiamo ristabilire un contatto con i nostri figli; dobbiamo pensare  alle questioni lasciate in sospeso e ai motivi che ne hanno determinato  l’attivazione durante l’interazione. Perché il processo di riparazione abbia  successo, dobbiamo essere capaci di riflettere sulla nostra esperienza e su  quella dei figli. Per ristabilire la sintonia, può essere utile cercare di porci  fisicamente allo stesso livello dei nostri figli. Alcuni hanno bisogno di molto  tempo per recuperare, altri si riprendono in fretta ma in ogni caso non è  possibile farlo finché i genitori non vogliono ristabilire il contatto con noi. 

Se i bambini vogliono tornare ad avere con noi un rapporto affettuoso e positivo  è compito nostro avviare la riparazione.

Dichiarare le ammettere le dare ascolto ai non  esprimere parlare degli intenzioni della difficoltà che  sentimenti dei  giudizi  su ciò che aspetti nocivi riconciliazione   incontriamo         figli   ci viene detto  della rottura

I bambini, secondo l’età, interpretano la rottura in maniera diversa: • Nella prima infanzia sono vulnerabili riguardo alle rotture e non sono in 

grado di rielaborare quanto è avvenuto; • In età prescolare reagiscono alla rottura con confusione e con gesti 

incontrollati e hanno bisogno di un ricongiungimento consolatorio; • In età superiore partecipano alle discussioni e sono disponibili 

all’esplorazione dell’esperienza.

La REGIONE PREFRONTALE CEREBRALE è posta al livello gerarchico superiore del  sistema nervoso centrale e regola il funzionamento di organi come il cuore, i 

polmoni, l’intestino. Essa serve anche come “centro operativo” che regola i  processi e l’attività accelerante o frenante del sistema nervoso autonomo.

I genitori possono aiutare i figli a regolare la frizione emozionale che  consente di raggiungere un equilibrio tra freni e acceleratori. È fondamentale  sapere dire “no” al bambino, dandogli una motivazione in modo che impari a  modulare le proprie emozioni.

 CAPITOLO 9   

COME COMPRENDIAMO LA MENTE DEGLI ALTRI ­ EMPATIA E RIFLESSIVITÀ

Come genitori creiamo esperienze che i bambini tendono a prendere come modello  vivendo con noi, non semplicemente ascoltandoci. Le modalità con cui ci mettiamo  in relazione con loro possono alimentare le loro capacità di essere  compassionevoli ed empatici.

Quando riusciamo ad avere un atteggiamento aperto e rassicurante nei nostri  confronti, abbiamo già gatto un primo passo importante nel processo che  incoraggia i nostri figli a conoscersi. Numerosi studi dimostrano che i genitori  possono alimentare, nei loro bambini, la capacità di comprendere la vita  interiore propria e altrui. 

La capacità di percepire le esperienze interne di un’altra persona e di dare un  significato alle rappresentazioni mentali di tale esperienza, ci permette di  offrire risposte che rispecchiano la nostra comprensione. Lo sviluppo della  capacità di percepire la mente, consente ai bambini di prevedere e di spiegare i  comportamenti degli altri, in termini di processi mentali. La capacità di  percepire la mente permette al bambino di “vedere” la mente di un’altra persona.  Quando riusciamo a vedere la mente di un altro, possiamo capire che cosa la  persona sente, pensa, ecc…

Quando parliamo con i nostri bambini, può essere utile conoscere gli elementi  fondamentali della mente che creano i nostri e i loro mondi interiori.

Pensieri   è una funzione attraverso la quale elaboriamo le informazioni→   i modi diversi. Spesso ciò avviene al di fuori della nostra coscienza;  tuttavia i pensieri espressi mediante l’uso di parole sono creati dai  prodotti di elaborazione delle informazioni tipiche della parte sinistra  del cervello.

Sentimenti   sono espressioni della consapevolezza delle nostre emozioni→   primarie, rivelano il nostro senso conscio della mente. Mentre le emozioni  primarie sono elaborate, la nostra mente crea significato; emozioni e  significati emergono, strettamente intrecciati tra loro, dai medesimi  processi.

Sensazioni   le sensazioni danno forma alle nostre esperienze soggettive,→   che sono a volte indistinte e indefinibili. Le sensazioni sono alla base  della vita mentale e costituiscono una fonte inesauribile d’intuizione e  di apprendimento.

Percezioni   ognuno di noi ha un modo caratteristico di percepire la→   realtà. Essere pronti ad accettare l’unicità dell’esperienza altrui non è  però sempre facile. Spesso pensiamo che il nostro modo di vedere le cose  sia “giusto” e quello degli altri di conseguenza “sbagliato”.

Ricordi   la memoria è la funzione fondamentale attraverso la quale la→   mente registra un’esperienza, la conserva e infine la recupera. La memoria  è suddivisa in:

IMPLICITA Già presente alla nascita e ci 

consente di immagazzinare ricordi 

ESPLICITA Si sviluppa più tardi ed è associata  alla sensazione interna di stare 

riguardanti comportamenti,  percezioni, emozioni, sensazioni.

ricordando qualcosa ed è quindi  quella più comune cui ci si 

riferisce.

Convinzioni   sono il perno sul quale si fonda la conoscenza di noi→   stessi e degli altri. Quello che noi crediamo, deriva dalle modalità con  cui i nostri modelli mentali influenzano la nostra interpretazione e  percezione della realtà. Le convinzioni possono in parte avere origine  dalle esperienze.

Atteggiamenti   è uno stato temporaneo della mente che rappresenta→   l’inclinazione di un dato momento. Un atteggiamento si ripercuote  direttamente sul nostro modo di affrontare le situazioni e determina ciò  che proviamo e come ci comportiamo.

Intenzioni   creano le aspettative nei confronti del futuro e determinano→   i comportamenti. Tuttavia non sempre riusciamo a far si che gli esiti  delle nostre azioni coincidano con le nostre intenzioni.

Attraverso conversazioni centrate su quello che succede dentro di loro, possiamo  favorire lo sviluppo delle capacità mentalizzanti dei nostri figli. Un  atteggiamento fatto di amore e pazienza permette dialoghi che valorizzano e  accrescono l’individualità di ciascuno. Queste capacità si costituiscono a  partire da dialoghi basati su comunicazioni verbali, ma riconoscono la  centralità di componenti non verbali, viscerali e inconsce.

I dialoghi riflessivi contribuiscono allo sviluppo delle capacità mentalizzanti,  creando all’interno della famiglia una cultura della comprensione e della  tolleranza. Una cultura basata su comprensione e tolleranza promuove l’idea che  condividere le emozioni degli altri sia una cosa positiva. È più facile,  infatti, sviluppare atteggiamenti empatici e attenti. Sviluppando la capacità di  instaurare dialoghi riflessivi possiamo alimentare la nostra capacità di  percepire la mente. Queste capacità mentalizzanti possono continuare a crescere  nella nostra vita attraverso nuove esperienze di sintonizzazione affettiva degli  altri.

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