Esame filosofia corso psicologia, Esami di Filosofia. Università degli Studi Suor Orsola Benincasa
MarikaDeGennaro
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ruolo e limiti dell’induzione e della deduzione nella conoscenza scientifica funzione e portata del falsificazionismo natura e ruolo della psicologia del senso comune
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1. Lo studente discuta il ruolo e limiti dell’induzione e della deduzione nella conoscenza scientifica avvalendosi degli spunti offerti da uno o più autori considerati durante il corso.

Per secoli due elementi portanti nella conoscenza sono stati l’induzione e la deduzione. Tra i pionieri delle teorie circa queste ultime troviamo Herschel che fu il primo a utilizzare il termine “Philosophy Scientific”. Questi discerne le discipline empiriche, che sono osservative e sperimentali, da quelle scientifiche. Compie una distinzione tra contesto della scoperta e contesto della giustificazione intendendo, per il primo, il modo in cui si perviene a formulare una legge, o anche una teoria più generale, per il secondo, le procedure che mettiamo in campo per cercare conferme e smentite la teoria stessa. Per il filosofo solo l’esperienza, intesa come le esperienze accumulate da tutto il genere umano, permette di accertare i fatti e di scoprire le leggi naturali. Quindi non basta quella del singolo. Herschel sostiene che l’unico meccanismo in grado di trovare la verità giusta è l’intelletto umano, in quanto non può essere costretto ad operare secondo regole rigide. Egli sostiene che la scoperta per induzione si altera al controllo per deduzione; al presentarsi di un nuovo fenomeno, il primo passo che una mente filosofica compie è la spiegazione attraverso la ricerca della causa che lo ha generato. Se questa non fosse accertabile, il secondo passo è quello di generalizzare il fenomeno e includerlo con altri analoghi. Oltre alle “verae causae” , ovvero quelle aventi una vera esistenza in natura, troviamo gli “esempi cruciali” (così definiti da Bacone), fenomeni utilizzati per decidere fra due cause con le medesime analogie a proprio favore. Inoltre il filosofo ritiene che, nella scelta del metodo di scoperta di una teoria, non è necessario essere troppo scrupolosi, sebbene questa sia verificata con cura mediante la deduzione la quale diventa così controllo della scoperta; se la nostra induzione è valida e comprensiva, tutto ciò che non è spiegato diventa oggetto di un altro ragionamento induttivo per scoprire le sue cause e le sue leggi. Herschel, dunque analizza le scoperte, riscontrando che per la validazione della teoria è necessario che l’osservazione di pochi casi venga seguito dal controllo su molti casi. Il risultato finale dell’induzione deve essere ricercato in tutte le sue conseguenze e applicato a tutti qui casi che possono influire sul soggetto dell’investigazione. Altro precursore fu John Stuart Mill (l’induzione intesa come vero e unico “fondamento di tutte le scienze”) che condusse un’analisi particolare dei sistemi relativi alla logica corrente. Questi segue una tesi empiristica, secondo cui al momento della nascita la nostra mente è (secondo la celebre concezione aristotelica) una "tabula rasa" da riempire con le esperienze. Attribuisce alla logica una concretezza prima assente e sostiene che l’induzione ha una base logica molto più concreta della deduzione. Infatti i fenomeni sociali sono in genere determinati da una pluralità di cause che vanno analizzate e studiate. Il principio di uniformità della natura e la legge di causalità, su cui si basa l’induzione, non sono a priori e non hanno carattere intuitivo; sono di origine empirica, frutto di successive generalizzazioni. Il compito di una logica della ricerca scientifica sta nell’accertare che l’attribuzione delle cause dei fenomeni naturali sia condotta in modo corretto attraverso l’individuazione delle cause invariabili e incondizionate, attraverso una serie di procedimenti chiamati canoni dell’induzione, princìpi di ragionamento induttivo che si applicano agli eventi sperimentali in genere,tenendo presente che la Legge di Causalità è il principio fondamentale di spiegazione di tutti i fenomeni naturali. La mente, tramite un'induzione, comprende che due fenomeni si associano più volte in modo tale per cui la comparsa dell'uno si accompagna a quella dell'altro. La ricerca delle cause, si conclude nella consapevolezza che nella vita umana manca una certezza assoluta; poter mettere in discussione la nostra opinione ci giustifica quando presumiamo una verità ai fini della nostra azione, così l’uomo può trovare una sicurezza razionale di essere nel giusto. Questi cinque canoni però “danno per scontato la riduzione dei fenomeni a formule come quelle che ci vengono presentate”; l’indagine scientifica deve individuare quali fenomeni siano relativi ad una varietà di possibili cause e ciò richiede che il ricercatore parta da concezioni a priori rispetto all’esperienza. Questo è quanto sostiene William Whewell, secondo il quale l’induzione va intesa come un processo di vera e propria connessione dei fatti. Questi riprende l’idea di Herschel del metodo scientifico come combinazione di induzione (scoperta) e deduzione (controllo), ma con senso più razionalistico. Per il pensatore il vero filosofo è colui che paragona distintamente le idee e le cose. In contrapposizione al metodo induttivo vi è il metodo deduttivo che, da verità

fondamentali, procede verso definizioni più particolari attinenti alla realtà concreta. Questo tipo di logica si applica quando si vuole sapere quali risultati si ottengono applicando delle leggi conosciute. Altro critico dell’induzione è il filosofo Bertrand Russell che attacca i processi induttivi considerandoli non come fissazioni di certezza, bensì come assegnazioni di probabilità; tutto ciò che noi ci aspettiamo che accada, perché è accaduto già ripetutamente in passato, è solo probabile che si verifichi. Più spesso le cose si presentano assieme, tanto più è probabile che queste si ripresentino insieme un’altra volta e se questo accade per una moltitudine di volte la probabilità si avvicinerà al grado di certezza, ma non lo raggiungerà mai in quanto può sempre accadere l’avvenuta di un fatto del tutto nuovo. Il filosofo afferma che tutto ciò che attendiamo è solo probabile e per quanto ingannevoli possano essere queste attese, esistono. Quindi questa probabilità è tutto ciò dobbiamo ricercare. Per concludere, afferma, che il principio di induzione non può mai essere infirmato da un ricorso all’esperienza; d’altra parte con quest’ultima non si potrà mai neanche provarne la validità. 2. Lo studente discuta funzione e portata del falsificazionismo avvalendosi degli spunti offerti

da uno o più autori considerati durante il corso.

Karl Raimund Popper affronta il problema della cosmologia, ovvero “comprendere il mondo, inclusi noi stessi e la nostra conoscenza in quanto parte del mondo”. Per il filosofo l’induzione non ha ne valore epistemologico ne pratico; un enunciato universale può essere invalidato da un solo esempio contrario, quindi Popper propone come “criterio di demarcazione” tra scienza e pseudoscienza” la falsificabilità di un sistema. Il problema della demarcazione consiste nel trovare un criterio che ci permetta di distinguere le scienze empiriche. Il metodo della scienza procede per tentativi ed errori; una teoria dunque è scientifica se falsificabile. Lo scienziato vero è colui che non solo scopre le teorie ma è anche in grado di metterle alla prova, sottoporle a controlli critici: da una nuova idea non ancora giustificata, si traggono conclusioni per deduzione logica, le quali dovranno essere confrontate l’una con l’altra in modo da trovare le relazioni logiche che esistono tra loro. Questo processo è definito corroborazione, ovvero il rinforzo di un ipotesi definita. Successivamente avviene l’indagine della forma logica della teoria, ovvero bisogna determinare se questa possiede caratteri di natura scientifica o empirica; si deducono dalla teoria delle asserzioni singolari, chiamate “ predizioni”, tra queste asserzioni consideriamo quelle che la teoria corrente contraddice e confrontiamo le nostre asserzioni con quelle derivate con risultati dell’esperimento. Penultimo passaggio è il confronto con altre teorie per verificare se la teoria costituisce un progresso scientifico. Infine c’è il controllo condotto tramite le applicazioni empiriche delle conclusioni che possono essere derivate dalla teoria. Se le conclusioni sono verificate, la teoria ha temporaneamente superato il controllo; se invece sono state falsificate, anche la teoria verrà ritenuta falsificata. Il tentativo di falsificare una teoria consiste dunque nel dedurre da essa quegli asserti singolari che si trovano in contrasto con l’osservazione empirica, in particolare, i problemi riguardanti la base empirica delle asserzioni appartengono alla teoria della conoscenza. La teoria di Popper sembrerebbe in grado di spiegare e dimostrare molti aspetti scientifici, tuttavia il filosofo Imre Lakatos ne portata alla luce i limiti. Le anomalie della teoria prese in esame da Popper, più che confutate vengono accantonate, di conseguenza la crescita della scienza sarebbe irrazionale e gli scienziati si comporterebbero in modo irrazionale. Egli sostiene che il metodo di dimostrare- falsificare di Popper è logicamente possibile, ma mai avvenuto nella realtà. Lakatos sostiene che l’unità di valutazione è una successione di teorie la cui continuità è garantita da una serie di enunciati stabili, mentre è compito della “ cintura protettiva” (ipotesi ausiliari) predire fatti inattesi. Il filosofo afferma che non tutte le modifiche delle ipotesi ausiliari (definite 'spostamenti del problema') siano ugualmente accettabili. Ritiene che gli 'spostamenti del problema' possano essere valutati in base alla loro capacità di produrre fatti nuovi. Se sono in grado di produrne possono essere dichiarati progressivi, altrimenti sono semplicemente modifiche 'ad hoc' che non conducono alla previsione di fatti nuovi e che vanno etichettate come degenerative. Lakatos ritiene che, quando

un programma è progressivo e razionale, gli scienziati lo adeguino alle anomalie riscontrate modificando le ipotesi ausiliarie. Quando invece un programma è degenerativo, può essere 'falsificato' e superato da un programma di ricerca migliore (più progressivo). Ciò significa che fa parte della scienza tutto ciò che propone dei problemi stimolanti e inediti. Tuttavia neanche il metodo di Lakatos si può ritenere soddisfacente, infatti il filosofo Paul K. Feyeraberd, ritiene che questi in realtà non fornisca nessun metodo per guidare le scelte degli scienziati; non fa altro che asserire che paradossalmente non vi è nessuna metodologia. 3. Lo studente analizzi natura e ruolo della psicologia del senso comune avvalendosi degli

spunti offerti da uno o più modelli di cognizione sociale considerati durante il corso.

L’appagarsi di bisogno prevede un’azione che permetta la soddisfazione del bisogno stesso. Una sequenza di azioni è spiegata in base all’attribuzione di stati mentali. Questa pratica mentalistica poggia su una teoria (teoria della teoria – Morton) definita psicologia del senso comune o popolare. Questa è costituita da un complesso di conoscenze che danno ordine nella sfera mentale in base a due categorie i Qualia (stati soggettivi dell’esperienza cosciente) e gli stati intenzionali. La psicologia del senso comune permette di capire come le persone interpretano gli eventi; la causalità di un evento è data da : fattori interni o personali, fattori esterni o situazionali. Lo psicologo del senso comune formula conoscenze organizzabili in un insieme di generalizzazioni nomologiche, ovvero possedenti carattere di leggi. Negli anni trenta erano sempre più evidenti i limiti dello schema comportamentista, così a partire dagli anni ’40 , gli psicologi sociali hanno analizzato la nostra capacità di attribuire un atteggiamento osservabile a uno stato mentale. I risultati dell’esperimento condotto da Heider e Simmel suggerivano la presenza di una capacità di attribuzione di sati mentali universale. Lo sviluppo di tali ricerche porterà il filosofo Heider alla composizione del libro “ The Psychology of Interpersonal Relations”, dal quale prende origine la teoria dell’attribuzione causale. Questa ha lo scopo di fornire spiegazioni sulle cause del nostro e altrui comportamento. Inizialmente i concetti del senso comune furono considerati esaustivi per lo sviluppo di una teoria scientifica quindi questa teoria venne giudicata in senso positivo. Successivamente vennero messi in risalto i limiti delle spiegazioni ordinarie del comportamento sociale, cosicché a tale teoria venne dato un senso. Jerry Fodor sosteneva la teoria in senso positivo e sosteneva inoltre che gli atteggiamenti proposizionali sono efficaci nel descrivere bene il nostro comportamento. Il filosofo si distacca dal comportamentismo ed dal riduzionismo della teoria dell'identità, ed afferma la possibilità di rifiutare il dualismo pur accettando l'esistenza di stati mentali che generano il comportamento. Egli vede la mente come un'organizzazione funzionale del cervello, un elaboratore di informazioni. Al contrario i Churchland sostenevano che tale visione positiva della teoria era limitante per la “ riducibilità” alla neuroscienza.

Vi sono 3 modelli esplicativi che la disciplina scientifica utilizza al fine di spiegare diversi comportamenti.

Il primo volto a spiegare il senso comune, tende a rivelare uno stato mentale giustificato dalla spiegazione di un “ fenomeno” il quale a sua volta genera un dato comportamento:

• esperienza

• percezione

• credenza

• comportamento

Il secondo fornisce una spiegazione cognitiva, ossia ritenere ”Y” uno stato del processo che elabora un’informazione:

• acquisizione dati

• rappresentazione concettuale

• formazione credenza

Il terzo si basa su una spiegazione naturale; considerare “ Y ” un processo mentale di stampo neurobiologico:

• fisica

• legge casuale

• stato fisico

La psicologia del senso comune descrive le spiegazioni motivazionali che non possiedono struttura causale fonologica. Attraverso la previsione delle situazioni e al loro controllo, l’uomo è in grado di conoscere a fondo la realtà. In conclusione è possibile asserire che il comportamento considera uguali sia lo stato fisico che quello mentale, in quanto ad uno stesso stato mentale corrisponde un’attivazione neuronale uguale. Quindi la psicologia del senso comune si scontra con ciò che consideriamo come spiegazione naturale del comportamento.

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