ESAME STORIA MEDIEVALE, Appunti di Storia Medievale
m.massanova
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ESAME STORIA MEDIEVALE, Appunti di Storia Medievale

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DALLE ORIGINI DEL MEDIOEVO AGLI INIZI DELL'ETA' MODERNA
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STORIA MEDIEVALE

MEDIOEVO: I caratteri originali di un’età di transizione

Appunti professoressa: Il Medioevo costituisce 10 secoli di storia, possiamo dire quindi che è il periodo storico più lungo. Esiste un medioevo reale che è quello che noi ricostruiamo dalle fonti, dagli scavi archeologici, e poi esiste un Medioevo che noi conosciamo solo in parte perché in realtà di tutta la documentazione reale, a noi ne è arrivata solo una minima parte.

Il Medioevo è prestampa quindi tutto è affidato a documentazione scritta su carta, su pergamena, difatti la nostra lettura del Medioevo è una lettura condizionata da ciò che ci è pervenuto. (Ci sono alcuni momenti della storia medievale di cui non sappiamo nulla, anche perché la cultura scritta nel Medioevo è appannaggio di poche persone e quindi esiste una larghissima parte della popolazione che non ci ha lasciato testimonianza; difatti il fenomeno dell’analfabetismo è un fenomeno durato fino a poco dopo la Seconda guerra mondiale, quindi il problema di una maggioranza che non ha modo di raccontarsi non riguarda solo il Medioevo ma anche secoli successivi. Conosciamo abbastanza del Medioevo, ma non tutto.

Quindi esiste un medioevo reale e un altro tipo di Medioevo che è in sostanza un Medioevo immaginario di certa letteratura semi divulgativa, questa idea di Medioevo è molto radicata, difatti c’è ancora un’idea di un Medioevo immaginario come periodo buio e tetro, accompagnato a dei luoghi comuni come la storia dei Templari che ha scaturito molto fascino, che in verità è una delle storie più tristi e vergognose della storia medievale in cui ci fu un’alleanza tra il potere politico (Filippo IV re di Francia) e il potere papale per una mera questione di carattere economico. Quindi questo Medioevo non è reale.

La stregoneria che anche spesso viene associata erroneamente al Medioevo è in realtà un fenomeno di età moderna, difatti il Tribunale dell’Inquisizione è un’istituzione medievale creata nel 200 ma per combattere gli eretici, nasce come strumento della chiesa e del Papato per la repressione delle eresie, ma il passaggio affinché

tale Tribunale sia uno strumento per tutte le devianze compresa la stregoneria è un processo lungo che approda all’età moderna. Nel Medioevo si dice che ci sono le streghe che pensano di volare ma che “in realtà non volano affatto”, mentre la chiesa di età moderna crede alla realtà del Saba, cioè che volano le streghe e volano perché c’è un patto con il diavolo, quindi paradossalmente il buio Medioevo in questo senso ha avuto una visione più moderna.

Il medioevo certamente ha dei caratteri di oscurità, difatti soprattutto la civiltà dell’alto medioevo è molto militarizzata, la guerra è un sistema di organizzazione della vita per le persone, in cui il dominio si esercitava con la forza.

Il Medioevo è un concetto che appartiene all’Europa occidentale, anzi ad una parte dell’Europa occidentale (certamente il mondo africano, americano, asiatico non hanno il concetto di Medioevo; e ad esempio la Scandinava utilizza il concetto di Medioevo in una maniera un po’ diversa rispetto alla nostra.) Dunque il Medioevo è una categoria storiografica, è un nome convenzionale che noi diamo ad un’Epoca, che noi occidentali definiamo Medioevo.

Il concetto di medioevo nasce con l’età umanistica diciamo a partire dal 400 in poi, comincia a nascere in alcuni umanisti l’idea di questo periodo storico che rappresentava una sorta di diaframma tra l’antichità classica e la loro contemporaneità; “di periodo che separa due periodi”. Dalla fine del 400 si comincia a guardare all’antichità classica come un modello insuperato da imitare e al quale collegarsi, rispetto ai tempi che si vivono, e tra i tempi che si vivono (che si inspirano a quella antichità) e quella stessa antichità, c’è qualcosa in mezzo che verrà definito lentamente Medioevo. Gli umanisti quindi in qualche modo si richiamano ad una classicità dato che abbiamo un recupero del latino, quindi questo ritorno alla cultura classica significava saltare questo periodo, il Medioevo.

Medioevo significa età di mezzo tra due epoche ossia la grande antichità classica e la contemporaneità cioè il 400 e 500 (Media aetas ecc), non ha un nome in sostanza, quindi è un non-nome, e già il fatto del non avere un nome ci fa capire che questo concetto nasce immediatamente con una valenza negativa(valenza

negativa= l’idea negativa del Medioevo che in qualche modo sopravvive ancora oggi).

Cosa aveva determinato questo periodo negativo? La caduta dell’impero romano, non a caso noi convenzionalmente facciamo iniziare il Medioevo dal 476, la data in cui viene deposto l’ultimo imperatore d’Occidente, Romolo Augustolo, da Odoacre. Quindi l’inizio di questo periodo inizia con la caduta dell’impero romano che aveva determinato l’imbarbarimento della civiltà, la decadenza.

Quest’idea che il crollo dell’impero romano abbia determinato queste conseguenze negative appartiene a quei territori e a quelle aree che hanno conosciuto l’impero, l’idea di Medioevo è quindi connessa alla fine dell’età classica, alla fine dell’età romana, e quindi alla caduta dell’Impero ed appartiene a quegl’uomini che di quell’impero hanno fatto parte.. Quando parliamo di Medioevo stiamo usando un termine convenzionale che vale solo per una certa area geografica e per una certa area culturale, nato all’interno della cultura occidentale e dell’area umanistica.

Non è esistito un solo Medioevo, nel senso che i tempi dei processi storici non sono uguali dappertutto, ad esempio il Medioevo inglese non è lo stesso Medioevo dell’Italia, e addirittura il Medioevo dell’Italia settentrionale non è lo stesso dell’Italia meridionale, ad esempio i comuni nel Medioevo in Italia meridionale non sono mai esistiti, mentre in Italia settentrionale nascevano i comuni in Italia Meridionale nasceva la monarchia normanna. Per tutti questi motivi il concetto di Medioevo è convenzionale sia per quanto riguarda l’area, dato che questo concetto di Medioevo vale per alcune culture, e anche all’interno di queste alcune i modi, i tempi e le forme sono diverse. Come anche il feudalesimo verrà conosciuto in Italia meridionale solo dopo il 1000, quando arrivano i Normanni dato che questi venivano dalla Francia e importano modelli feudali.

L’età tardo antica è un periodo storico preciso che va dal II-III secolo dopo Cristo, fino agli inizi del Medioevo e anche questo è un Non- nome, esattamente come è il Medioevo, quindi anche il Tardo antico

nel suo stesso nome ha una valenza negativa, cioè sono epoche che la cultura negli anni ha talmente screditato da non attribuirgli un nome, in entrambi i concetti il modello è sempre l’impero romano però, difatti essi nascono in funzione della classicità-romanità. Il tardo antico è l’epoca in cui ormai non è più il grande impero romano, bensì è un impero decadente, in crisi, un impero che sta morendo, e quindi è considerato un periodo meno importante, quindi anche in questo c’è una valenza negativa. Fortunatamente da alcuni anni c’è stato uno sviluppo dello studio sul tardo antico (in realtà un periodo molto affascinante) ma fino a qualche decennio fa non gli veniva attribuita molta importanza.

L’idea di Periodizzazione è un’idea insita negli esseri umani, è una necessità pratica di definire degli steccati cronologici per capire un periodo, questa esigenza della periodizzazione è avvertita soprattutto per la storia naturalmente; ma nella consapevolezza però che i processi storici sono processi lunghi e complessi; quindi spesso ci sono date simbolo e convenzionali, sicuramente però non possono essere considerate come fine di un epoca e l’inizio di un'altra.

Questo concetto nasce in età umanistica con una valenza negativa, si deve precisare però che si arriva proprio alla definizione di Medioevo, proprio nei termini in cui lo intendiamo, solo nel 600.

• C’è un’opera composta da Keller che scrive un’Historia Medioevi che è una sorta di manuale di storia medievale che ci è pervenuto e definiva questo periodo che però lui faceva partire dall’età costantiniana cioè dal 313 cioè dall’Editto di Milano, che è l’editto con il quale Costantino legittima la professione della religione cristiana. Questo periodo di Costantino coincideva anche con un altro evento (più o meno siamo intorno al 330(IV secolo) con la fondazione di Costantinopoli – attuale Instambul e capitale di quello che era l’impero bizantino). Per Keller il Medioevo iniziava con l’età costantiniana e specificamente con la fondazione di Costantinopoli (Costantino trasferisce la corte, per motivi storici, da Roma a Costantinopoli che era un piccolo centro commerciale che si chiamava Bisanzio che stava sul Bosforo)

e quindi Keller faceva iniziare il Medioevo con questo evento, per lui il Medioevo finiva con la Caduta di Costantinopoli nel 1453 quando Costantinopoli cade in mano ai turchi. Quindi in realtà Keller nel definire il concetto di Medioevo individuava due date collegate tra di loro: fondazione e caduta di Costantinopoli. Questo ci fa capire anche che la periodizzazione, quindi la scelta di determinate date piuttosto che altre, è una scelta concettuale e dipende da che prospettiva si guarda quel periodo ed evidentemente nella prospettiva di Keller questi due eventi creavano una linea che serviva a definire il Medioevo. Keller quindi fa iniziare il Medioevo nel IV secolo e non tradizionalmente nel V secolo, cioè dal 476.

La storia della valenza negativa del Medioevo è una storia un po’ più complessa, la valenza maggiormente negativa del Medioevo è stata data nel periodo della riforma protestante , dai protestanti, e dal punto di vista della storiografia protestante quelli sono i secoli in cui c’è l’affermazione massima del potere della Chiesa di Roma la quale in realtà secondo questa storiografia protestante ha agevolato superstizioni, ha tenuto il popolo nell’ignoranza e ha affermato così le ricchezze materiali. Quindi il Medioevo in questo senso subiva le interferenze della lettura negativa che i protestanti facevano dell’operato della Chiesa cattolica nei secoli medievali, ed esiste una generazione di storici protestanti che trattano il Medioevo e forse i più noti sono i Centuriatori di Mak De Burgo che sono un gruppo di storici protestanti che rivisitano la storia del Medioevo dividendola in Centurie (Secoli) e la studiano dal loro punto di vista che ovviamente è un punto di vista protestante e tutto ciò che deriva quindi dalla visione negativa che hanno della storia di questi secoli. Ci fu poi una risposta cattolica ai Centuriatori di Mak De Burgo, che fu opera del cardinale Cesare Baronio, che era uno storico e scrive un’opera “Gli Annales” in cui confuta le posizioni dei Centuriatori.

Un altro momento di estrema negatività nei confronti del concetto di Medioevo è il periodo illuministico, il quale è l’epoca dei filosofi più che degli storici, ma in tutti i casi se noi leggiamo le opere degli illuministi (in particolare Voltaire) possiamo vedere che in un’epoca che esaltava la razionalità e la ragione è ovvio che il Medioevo

dovesse apparire come il periodo buio e oscuro. Dobbiamo ricordare che però il periodo illuministico faceva seguito al 1600 che dobbiamo ricordare che per il Medioevo è stato un periodo fondamentale perché proprio in questo secolo si raffinano gli studenti di analisi delle fonti, nasce la storiografia erudita, nasce la capacità di poter distinguere la falsità o l’autenticità di un documento dato che nasce la diplomatica.

Mentre nell’800 abbiamo la rivalutazione del Medioevo con il Romanticismo ma se pensiamo al romanticismo di Manzoni, e la presenza del Medioevo c’è nell’opera manzoniana e quella evidente è la tragedia dell’Adelchi, ma come sappiamo egli scrive due opere storiche che sono “la storia della colonna infame” e “Discorso sopra alcuni punti. della storia longobardica in Italia.” Ossia un’opera dedicata alla dominazione longobarda in Italia che inizia in Italia a partire dal 568-69, la lettura che Manzoni da dell’invasione longobarda in Italia è una visione assolutamente negativa “i longobardi sono barbari e coloro i quali hanno ridotto in schiavitù” quindi questa idea che l’800 con il Romanticismo abbia una rivalutazione del Medioevo vale fino ad un certo punto quindi; con Manzoni siamo in pieno periodo risorgimentale e in Italia ci sono gli austriaci e dal punto di vista manzoniano i longobardi in fondo erano stranieri che dominavano gli italiani così come i suoi tempi erano dominati dagli stranieri, abbiamo un rifletto con Manzoni in questo caso della contemporaneità che lui viveva, abbiamo una sorta di connessione longobardi-austriaci (di nuovo valenza negativa). Quindi nell’800 il recupero di certi eventi del passato serviva per la contemporaneità, l’idea del Medioevo in sostanza è figlia della contemporaneità in questo senso.

Nel momento in cui nel processo risorgimentale si cercava nei secoli passavi un periodo in cui gli italiani erano stati uniti e finalmente avevano combattuto per la loro libertà, si guardava la Medioevo e guardavano ai Comuni che avevano combattuto Barbarossa e lo avevano sconfitto, e in quel caso era un gruppo di città riunite in Lega lombarda che combatteva contro Barbarossa non era l’Italia, c’erano anche altre città come ad esempio Venezia che appoggiava Barbarossa. Quindi talvolta nella lettura degli eventi storici non c’è una completa oggettività, ma c’è una soggettività dietro e l’esempio dei Comuni è quello più calzante, perché nasce nell’800

questa mitologia delle città libere e autonome, la libertà degli italiani che combatte contro lo straniero.

Fortunatamente dal 900 in poi si è iniziato a leggere gli accaduti medievali passati in maniera più corretta, questo non significa che anche lì non sia scattata la soggettività. L’oggettività dell’autore non esiste. La mitologia ad esempio di Federico II serviva al mito della Grande Germania e richiamare così al mito di Federico II che veniva rappresentato come un sovrano illuminato che anticipava la modernità, tutto questo perché era l’emblema della storia della Germania. Questo per dire che quando si studiano le concezioni bisogna sempre tener conto della contemporaneità, cioè quando un’opera viene scritta.

Una delle opere più belle e scritte poco prima della seconda guerra mondiale è l’Autunno del Medioevo, era un’opera dedicata ai secoli finali del Medioevo (quindi al 400) però è chiaro che in quegli anni il nome “Autunno del Medioevo” ci fa pensare alla fine di una civiltà che è quella della seconda guerra mondiale, quindi c’è sempre questo legame tra il momento in cui si scrivono le cose e il passato.

La grande stagione degli studi medievali è il 900 sicuramente, difatti abbiamo una visione un po’ più oggettiva in un certo senso, di quei secoli. Infine possiamo dire che questa valenza negativa ha avuto una continuità ed è stata piegata alla contemporaneità e a ciò che si voleva dire, però da alcuni decenni siamo arrivati ad una visione più imparziale/oggettiva.

Detto questo, quindi è chiaro che il Medioevo forse più di tutti gli altri periodi è stato piegato alla contemporaneità. Ora cerchiamo di definire questo periodo: quando lo facciamo iniziare? E quando lo facciamo finire?

Prendiamo dei dati oggettivi che già conosciamo: 476 caduta dell’Impero romano d’occidente e deposizione dell’imperatore romolo augustolo. Romolo aveva fondato Roma, e poi con Romolo augustolo abbiamo la fine di Roma. - Costantino invece fu il primo imperatore d’Oriente e Costantino VII l’ultimo imperatore d’Oriente nel 1453.

Quando possiamo farlo iniziare in sostanza il Medioevo? in questo caso la Storiografia ha dato una serie di proposte che ovviamente dipendono dai punti di vista con cui si guardano certi fenomeni.

• Se si guarda alla storia politica ed imperiale va bene la data 476 con la “caduta” dell’Impero Romano. Perché una piccola precisazione che c’è da fare è che in verità l’impero romano non cade, in quegli anni l’impero romano aveva due capitali : una parte orientale e una occidentale. La parte occidentale aveva come capitale nel 476 Ravenna (non era già più Roma, poiché Roma è la capitale morale dell’impero ed il centro della Cristianità) ma la capitale già agli inizi del V secolo era stata spostata a Milano e poi a Ravenna. L’impero romano non è che cade perché comunque continua ad esistere, ed ha un imperatore che sta a Costantinopoli; quindi è anche sbagliato nella manualistica dire che è caduto l’impero romano presupponendo che esistevano due imperi, ma non erano due imperi bensì un unico impero romano diviso in due parti. In questo momento quella che viene meno è la parte occidentale ma l’imperatore d’Oriente è imperatore anche della parte occidentale (l’impero è uno in sostanza). E l’impero continuerà in un certo senso ad esistere per molti secoli e finirà totalmente nel 1453 con la caduta di Costantinopoli (oggi Istanbul- la porta dell’Asia) . I Bizantini (coloro che vivevano nella parte orientale dell’Impero) si definiscono difatti “romani” e non costantinopolitani, (anche se a partire dal VI secolo lì si parlava e studiava il greco ; il latino si tende a perdere già dal VI secolo che è il periodo dell’imperatore Giustiniano) e quando andrà lì un vescovo lombardo nel IX secolo mandato da Ottone di Sassonia (imperatore tedesco) l’imperatore gli dice “tu sei un longobardo, io sono romano” paradossalmente quello che veniva dall’Italia era un Longobardo.

Convenzionalmente quindi secondo una data politica abbiamo: 476 inizio Medioevo e 1492 fine Medioevo; 1492: scoperta dell’America, le conseguenze per l’Europa di questa scoperta si faranno sentire a distanza di decenni in Europa, nel pieno 500 quando comincia a venire la grossa ondata del metallo americano che comincia a determinare dei cambiamenti economici strutturali nell’economia mediterranea. Il 1492 è

una di quelle date simboliche, ma in quel momento conseguenze dirette a questa scoperta per la storia dell’Europa medievale non ci sono, ma si avvertiranno dopo. Se proprio vogliamo scegliere una data più precisa di fine Medioevo forse funzionerebbe più il 1494, perché in questo anno abbiamo la discesa di Carlo VIII in Italia (il Re di Francia scende in Italia e conquista la penisola) quindi questo anno corrisponde alla fine dell’Indipendenza politica dell’Italia che diventa preda di guerre decennali tra Francia e Spagna che se la contendono.

Sempre tornando al 1492:

• abbiamo la morte di Lorenzo il Magnifico con cui abbiamo la fine del periodo lorenziano che forse in quel momento è più importante per l’Italia rispetto alla scoperta dell’America.

• In questi anni muore anche Ferrante d’Aragona (re di del regno di Napoli e di Sicilia),

• inoltre nel 1492 cade anche Granada (l’ultima fortezza mussulmana in Spagna),

• ancora in questi anni Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia propongono una serie di proclami contro i moriscos (i mori/mussulmani convertiti) e la cacciata degli ebrei, quindi mori in Spagna e gli ebrei in tutti i territori spagnoli vengono cacciati e i due re vengono definiti i Re Cattolici proprio per questa politica di esaltazione della cristianità e anche perché cacciò gli ebrei e i mori. La cacciata degli ebrei è molto importanti perché questi costituivano una grande risorsa economica nei secoli medievali.

Quindi tra il 1492 e il 1494 abbiamo alcuni elementi chiave importantissimi, date simboliche ma allo stesso tempo convenzionali perché in realtà non esiste una data in cui esiste e finisce un periodo.

Molto sponsorizzate per l’inizio del Medioevo, a parte il 476, sono state:

• ipotesi inizio del Medioevo: il 313 (editto di Costantino) che segna l’inizio ufficiale della Chiesa cattolica mentre per quella di fine medioevo il 1517 con le tesi di Martin Lutero, quando

quell’unicità della chiesa cattolica in Europa viene meno con l’inizio ufficiale della riforma luterana.

• Ipotesi Inizio del Medioevo : Il 330 con la fondazione di Costantinopoli e poi la caduta di Costantinopoli.

In tutte queste ipotesi di inizio e fine del Medioevo quindi l’ottica è incentrata sull’impero romano naturalmente, l’idea quindi di un Medioevo che inizierebbe nel IV secolo.

• Alcuni hanno proposto come inizio del Medioevo il 1265 con la Nascita di Dante Aligheri che in qualche modo ha rivoluzionato il modo di fare letteratura.

Nessuna di queste proposte però è oggi più accettata poiché siamo tutti consapevoli che qualsiasi data ha un suo valore convenzionale e simbolico ma non più di questo.

Ma le date che, noi oggi che sappiamo come sono andati i fatti nella storia sono tanto significative, sono state ugualmente significative per chi le ha vissute in quella determinata epoca? Assolutamente no, pensiamo al 476 quando viene deposto Romolo Augustolo, le insegne reale vengono prese da Odoacre (barbaro) che non si autoproclama imperatore ma invia le insegne imperiali a Zenone(il quale era imperatore di Costantinopoli) quindi era un modo per dire “sei tu l’imperatore e non io, io intendo governare per nome e per conto di te”; quindi era successo che era stato deposto un imperatore, ma non era la prima volta che veniva deposto un imperatore e non era nemmeno la prima volta che gli barbari riuscissero a determinare le sorti dell’Impero, ormai a Roma c’era comunque una presente massiccia di barbari sia nell’esercito che nell’amministrazione ed era un dato di fatto da decenni la presenza barbarica, quindi in fondo era successo quello che era successo altre volte; siamo noi oggi che sappiamo che dopo il 476 non verranno più nominati imperatori d’Occidente, perché per chi viveva all’epoca aveva vissuto un evento che era accaduto prima e che poteva ripetersi dopo. Noi oggi sappiamo che per arrivare ad un altro imperatore d’Occidente bisogna arrivare all’800 con Carlo Magno che viene incoronato a Roma; loro non lo sapevano quindi fondamentalmente non ha avuto la stessa importanza all’epoca.

Mentre quali poterono essere stati gli eventi che invece loro avevano avvertito come epocali?

PER I CONTEMPORANEI dell’epoca: - Il primo fu il Sacco di Roma nel 410 (il sacco dei Barbari Visigoti e Roma in quegli anni non è più la capitale dell’Impero ma è Ravenna) questo evento ebbe una ripercussione enorme sui contemporanei dell’epoca perché era la prima volta che la capitale morale dell’Impero e allo stesso tempo la capitale della cristianità fu saccheggiata. Questo evento ebbe quindi un grande valore morale ed epocale che segnava un punto di non ritorno per i contemporanei; noi invece oggi sappiamo che quel Sacco non comportò niente come conseguenze bensì era un saccheggio che dimostrava le falle dell’impero che non era più in grado di difendere Roma e la situazione tornò generalmente come era prima (ma noi lo sappiamo OGGI). In quegli anni del Sacco di Roma operava Sant’Agostino che scrisse un’opera sul Sacco di Roma perché il mondo cristiano di quegli anni aveva visto quell’evento come la fine di Roma e la fine del Mondo quindi poiché Roma era simbolicamente il mondo e l’umanità. Di conseguenza molti cristiani si chiesero: “ma perché Dio ha consentito che la capitale della cristianità venisse attaccato e distrutto? quindi vuol dire che sta finendo il mondo.” Sant’Agostino, che è il più grande intellettuale dell’epoca, risponde e dice che “in fondo Dio non ha voluto distruggere Roma ma ha voluto solo mandare un segnale perché se avesse voluto distruggerla non avrebbe fatto in modo che la cittadinanza non venisse distrutta, diciamo che in fondo poteva andare peggio” (dato che il Saccheggio fu in un certo qual modo “onesto” dato che non furono danneggiate chiese ecc pur i visigoti essendo ariani) in sostanza comunque dato che Sant’Agostino scrive un’opera sul Sacco di Roma, essendo egli un intellettuale importantissimo dell’epoca, ci fa capire il grande impatto di quell’evento per i contemporanei e la civiltà di quegli anni.

• PER I CONTEMPORANEI dell’epoca: il 378 abbiamo il disastro di Adrianopoli, che segna la sconfitta dell’esercito romano comandato dall’imperatore Valente, da Parte dei Goti. Valente muore in Battaglia. (Adrianopoli si trova in Tracia, quindi siamo nell’area orientale) questa data significa che il grande esercito

romano ( che dal punto di vista militare era imbattibile) è la prima volta nella storia di Roma che venisse sconfitto in campo aperto da un avversario. Quindi, dato che per Roma, uno dei simboli più importanti è l’esercito, questa sconfitta ha mostrato tutte le debolezze e i limiti dell’impero anche a livello militare. Il grande esercito romano era stato sconfitto da un popolo barbar (i Goti) e di questa data noi abbiamo le testimonianze di contemporanei che commentano questo disastro e ci rendiamo conto che l’impatto che sui contemporanei ha avuto questo evento poteva essere quello della fine di un mondo, e della storia di Roma. La sconfitta di Adrianopoli determinò un cambio di strategia politica degli imperatori romani; perché da quel momento in poi cambia la strategia politica nei confronti delle popolazioni barbare. Tanto è vero che qualche anno dopo Teodosio, arriva a patti con i Goti nel 395 e Teodosio riconosce ai Goti il diritto di insediarsi nelle regioni danubiane. Quindi Adrianopoli ebbe delle conseguenze non solo sul piano simbolico ma anche sul piano pratico e della strategia politica.

Questo per dire che queste date per i contemporanei furono molto più significative del 476.

• Un'altra data importante fu il 406, che dal freddo si gelarono i fiumi, e si gelò il Reno. I barbari erano già entrati da decenni nell’impero (si erano inoltrati nell’amministrazione, nell’esercito, e alcuni semplicemente avevano attraversato il confine del Reno) questo confine rappresentava in qualche modo il confine naturale tra i territori sotto il controllo dell’impero di Roma e dall’altra parte del Reno c’era l’universo barbarico. Il confine del reno era il confine tra la barbaritas e la civilitas, ed era un confine sia fisico che simbolico, divideva quindi due mondi. Questo confine che noi definiamo renano- danubiano, quando si gela il fiume Reno c’è un passaggio di massa sul fiume in cui passano interi popoli barbarici, dato che la gelata del fiume Reno facilita il passaggio. Quindi c’è questo passaggio in massa di popolazioni che entrano nei territori imperiali, quindi anche questo è un evento che segna un’epoca. La presenza fisica ormai dei barbari nell’esercito è una cosa massiccia, non è riservata solo a pochi gruppi.

Questo se vogliamo anche questo evento nell’ottica dei contemporanei fu molto decisiva rispetto al 476.

• Per quanto riguarda invece dal punto di vista economico potremmo individuare la data simbolo per quanto riguarda la fine del Medioevo la data: 1348-49 per quanto riguarda la storia economica potremmo parlare della pesta che ha delle ripercussioni fortissime sull’economia europea, c’è una flessione demografica, contrazione della popolazione e cambia l’organizzazione del territorio ecc.

Considerazioni della professoressa: Se vogliamo fare una riflessione sul 400 possiamo dire che il 400 non è da considerarsi più Medioevo perché l’Europa è troppo cambiata in questo periodo, i riferimenti culturali e politici sono troppo cambiati.

Il Medioevo infine possiamo dire che è in pieno nel V e VI secolo, fine Medioevo 14-15 secolo.

INTRODUZIONE libro

Vennero individuate, durante il periodo umanista, nell’itinerario della civiltà tre fasi: l’antichità classica, l’età di imbarbarimento e decadenza seguita dall’impero romano, l’età nuova da essi inaugurata e nella quale, grazie a loro, erano rinati i valori della civiltà classica.

Gli umanisti francesi non potevano condividere pienamente il disprezzo per i secoli del Medioevo proprio perché in quel periodo si erano formate le loro istituzioni politiche; e lo stesso valeva per gli umanisti tedeschi che vedevano in quei secoli il momento in cui erano nate le fondamenta delle loro nazioni. D’altro canto però i riformisti protestanti tedeschi evidenziarono invece come la Chiesa di Roma in quel periodo si era nettamente allontanata dai principi evangelici e dal modello della comunità cristiana delle origini provocando così la rovina dell’impero tedesco.

La discussione sul Medioevo comunque assunse i caratteri più forti nel corso del Settecento quando gli illuministi criticavano alcuni aspetti delle istituzioni politiche e sociali del loro tempo, considerate come residui della barbarie dell’età medioevale.

Lo spirito polemico si rivelò assai favorevole allo sviluppo della ricerca storica: nel mentre infatti si acquisiva la consapevolezza che bisognava risalire al Medioevo per cogliere le origini del mondo moderno, la passione civile alimentava l’attività di grandi storici e intellettuali, che innestarono sull’erudizione seicentesca nuove e stimolanti prospettive di ricerca.

Molti furono gli studiosi che compirono studi interessanti; alcuni furono:

Giambattista Vico: il filosofo napoletano nel testo Scienza nuova identificò nel Medioevo l’età degli eroi e un’epoca caratterizzata da una mentalità precisa e da peculiari istituzioni sociali e politiche;

Ludovico Antonio Muratori: lo storico modenese trovò un collegamento tra il pensiero illuministico con la cultura medioevale individuando in Italia una certa continuità nella tradizione culturale;

Francois-Marie Aoruet Voltaire: il pensatore francese propose un’interpretazione completamente laica della storia e prospettando come compito dello storico quello di individuare l’apporto dato dagli uomini nelle varie epoche storiche;

William Robertson: il pastore protestante inglese oltre che cogliere le grandi trasformazioni della società dopo il Mille ebbe un vivissimo senso della continuità storica; andando al di là della rigidità degli schemi illuministici.

Fu durante il Settecento che in Germania si superarono le polemiche sul Medioevo con il tentativo (stimolato dalla nuova cultura romantica) di cogliere nel corso della storia la formazione dell’identità culturale e morale del popolo tedesco:

• per filosofi e letterati il Medioevo fu un’epoca di serenità spirituale;

• per i cristiani fu il periodo in cui operò la forza creatrice dell’Europa;

• per gli storici del diritto e dell’economia fu l’età durante la quale si organizzò l’economia tedesca.

Anche in Italia si diede vita a un interessante dibattito storiografico sul Medioevo con un uguale collegamento tra riscoperta del Medioevo e dibattito politico; il dibattito si concentrò sul rapporto tra latinità e germanesimo (soprattutto la questione longobarda) e sul ruolo svolto dal papato nel corso del Medioevo:

Machiavelli pensava che l’unificazione d’Italia non era stata resa possibile dalla presenza del papato che prima aveva chiamato i Franchi contro i Longobardi e poi aveva ostacolato ogni tentativo di egemonia.

Pietro Giannone e gli storici “neo-ghibellini” nel Settecento ripresero la teoria di Machiavelli caratterizzando negativamente l’operato del papato avendo svolto esso un ruolo negativo nel Medioevo italiano, ritrovando poi elementi di progresso solo in quei personaggi e in quei popoli che operarono per l’unificazione politica dell’Italia (Teodorico, I longobardi, Federico II etc).

• ci furono anche storici “neo-guelfi” (Manzoni, Balbo, Capponi) i quali contrapponendosi ai Neo ghibellini al contrario videro nell’operato del papato medioevale aspetti positivi in quanto aveva custodito il patrimonio di Roma e la cultura latina, e di aver operato nel corso dei secoli per la libertà e l’indipendenza dell’Italia.

La storiografia neoguelfa al contrario di quella dei neoghibellini, rappresentò anche un progresso sul piano della conoscenza della storia medievale, perché i suoi esponenti come notò Benedetto Croce erano uomini di passione e di fede. Croce fu un esponente degli storici cattolici-liberali (neo-guelfi); secondo lui l’unità d’Italia non era mai esistita ma erano esistiti i papi che avevano contrastato gli stranieri e appoggiato le leghe nazionali e i Comuni.

Si può dire infine che il Medioevo nel corso del Settecento fu certamente rivalutato oltre che in Germania e in Italia anche in Francia e Inghilterra i cui pensatori evidenziarono il carattere legato al sentimento, all’irrazionale e alla fede di quell’epoca.

Il Medioevo nella storiografia europea dell’Otto-Novecento

La storiografia dell’Ottocento registrò notevoli progressi sul piano della ricerca scientifica e metodologica. Verso la metà del secolo prese sempre più vigore la corrente del Positivismo che voleva pervenire a una visione oggettiva della storia diventando così materia per specialisti, cessando così di essere al centro dell’attenzione di letterati e pensatori.

Lo storico che meglio esprime il trapasso dalla cultura romantica a quella positivistica e che diede un notevole contributo alla definizione del metodo storico fu il tedesco Leopold Ranke il quale pur condividendo la concezione romantica della storia come opera di personaggi e popoli mossi da grandi forze morali, rivendicò il carattere obiettivo del lavoro dello storico, che doveva essere oggettivo per ricostruire i fatti come si erano davvero svolti, senza lasciarsi fuorviare da motivazione di carattere ideologico. Lo studioso inoltre fu il primo a dire che una fonte è più attendibile quanto più è vicina agli eventi in modo che il cronista non possa essere condizionato sapendo gli eventi della storia futura. Le acquisizioni metodologiche del Ranke si inserivano, come già detto, nel clima del Positivismo, il grande movimento di pensiero che influenzò fortemente anche la ricerca storica, all’interno della quale si pensò che si potessero trasferire i principi e i metodi che avevano reso possibili i grandi progressi delle scienze naturali: allo storico sarebbe bastato applicare il metodo induttivo, reperendo nuove fonti, vagliandole criticamente e accumulando così conoscenze dei fatti; dal loro accostamento sarebbe venuto automaticamente la loro spiegazione e quindi l’interpretazione del passato, senza che entrassero minimamente in gioco le opinioni e i valori dello storico. Oggi nessuno crede più a tutto questo, dato che ogni osservazione presuppone sempre un’ipotesi, all’origine della quale ci devono essere intuizioni, e immaginazione: Popper difatti ha scritto “non si procede dai fatti alla costruzione delle teorie, ma dalle teorie al loro controllo mediante i fatti”.

Sempre negli stessi anni in Germania si svilupparono le ricerche nell’ambito della storia del diritto e dell’economia; per il settore economico si cercò di individuare le forme dell’attività economica e la loro successione nel tempo. Con Karl Marx e il suo materialismo storico si arrivò a una teorizzazione dello sviluppo delle attività economiche; egli individuò quattro modi fondamentali di produzione

dei beni economici (asiatico, schiavistico, feudale e capitalistico- borghese) ai quali corrispondono altrettanti tipi di rapporti tra le classi sociali; il passaggio da un modo di produzione all’altro avviene attraverso i conflitti sociali che si generano al loro interno, determinandone il crollo; per il Medioevo fu di certo la produzione di tipo feudale a caratterizzare l’economia.

Le teorie di Marx rinnovarono la storiografia italiana e ciò sia attraverso quegli storici che le accolsero in modo più o meno integrale, applicandole alla storia del passato, sia grazie a coloro che da esse trassero soltanto una maggiore sensibilità per la storia delle classi sociali più umili. Gli uni e gli altri Benedetto Croce accomunò sotto la definizione di <Scuola economica-giuridica>, avendo individuato nei suoi esponenti, accanto alla sensibilità per la storia economia e sociale, suscitata dal materialismo storico, un persistente interesse per il problemi della storia delle istituzioni (feudalesimo, Comuni) dibattuti dagli storici del diritto italiano e dai loro maestri. Si trattò però più che altro di un indirizzo e non di una scuola vera e propria.

Essi sono riconducibili a tre filoni principali:

• il filone fiorentino, il più influenzato dal materialismo storico e aperto all’adozione di schemi sociologici. Il rappresentante Gaetano Salvemini fece uno studio sulla lotta tra proprietari terrieri e consumatori nella Firenze del Duecento tra conflitti politici e sociali.

• il filone pisano, ostile a ricostruzioni sistematiche di tipo economistico e più incline a vedere nei processi storici l’interazione dei fattori diversi (economici, sociali, giuridici e culturali). Il rappresentante Gioacchino Volpe fece degli studi sui Comuni e sulle eresie di cui sottovalutò la dimensione più propriamente religiosa;

• il filone cattolico, con Rodolico coniugò l’interesse marxista per la storia dei ceti più umili con la sua sensibilità di origine cattolica.

Oltre all’orientamento crociano e positivistico si ebbe anche un altro orientamento storico riguardante la medievalistica italiana, quello filosofico. L’Irrazionalismo medievale fu considerato espressione

della crisi di valori che caratterizzò anche la società del primo dopoguerra. Un testo simbolo di questa corrente di pensiero è L’Autunno del Medioevo di Johan Huizinga del 1919; lo scrittore descrive la società alla fine del Medioevo come una civiltà al tramonto durante la quale gli uomini cercarono rifugio nei riti e nelle cerimonie.

Nei primi decenni del 900 i progressi realizzati dalla storia economica e sociale, da un lato, e dalla storia della cultura e delle istituzioni dall’altra creavano i presupposti perché si tentasse di collegare i due ambiti di ricerca. Colui che operò la sintesi più originale fu il belga Henri Pirenne che tentò di collegare l’ambito di ricerca storico con quello filosofico; con i suoi studi cercò di dimostrare come la nascita dell’Europa fosse da collegare anche con l’espansione del mondo islamico che ruppe l’unità del Mediterraneo realizzata dai Romani.

La storiografia delle Annales

Una corrente storiografica molto importante e influente in tutta Europa è stata quella delle Annales, trae il nome da una rivista fondata nel 1929 da due professori universitari francesi (Marc Bloch e Lucien Febvre).

La rivista aveva lo scopo di promuovere un rinnovamento della ricerca storica attraverso la collaborazione di cultori delle scienze umane (economisti, sociologi, antropologi, ecc..).

Bloch era un medievista e in un suo studio si occupò della potenza che aveva la psicologia collettiva; Bloch si occupò della diffusa credenza secondo la quale il tocco del re poteva anche guarire un malato; si interesso di come fattori culturali e sociali potessero condizionare la scelta di determinati sistemi agrari, compì studi sul folkore, sulla religione, sulla coscienza collettiva, sulle abitudini alimentari, sulla geografia linguistica, ecc.

Dal 1956 la direzione della rivista fu affidata a Fernand Braudel; nella sua opera Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II egli distingue nello svolgimento della storia tre parti:

• tempo geografico: quello di lunga durata, rapporto uomo/ ambiente

• tempo sociale: quello delle strutture economiche, sociali e politiche

• tempo degli eventi: quella degli eventi, più superficiale ma ricca di umanità.

Unità e articolazione del Medioevo

Tra il 1993 e il 1998 l’European Science Foundation ha promosso un progetto al quale hanno partecipato numerosi storici e studiosi per delineare un quadro completo che ci aiuti a capire il passaggio dall’Antichità al Medioevo.

Alla fine si è voluta lanciare una provocazione: il mondo romano non è finito ma durante il III e il IX secolo si è trasformato in seguito all’arrivo di nuovi popoli.

Secondo Paolo Delogu la tesi di spingere l’Antichità fino all’epoca carolingia è improponibile poiché nel corso del VII secolo la società e tutte le sue strutture (sociali, culturali, politiche, religiose ed economiche) erano molto cambiate facendo pensare più a un processo di completa riorganizzazione piuttosto che di trasformazione. (Il libro segue questa ipotesi)

Tra la fine dell’Antichità e l’inizio dell’Età moderna ci fu un’età intermedia dotata però di caratteri originali, con elementi propri che si vennero formando nell’arco di diversi secoli.

La storiografia italiana tradizionalmente colloca tra la fine dell’Impero romano d’Occidente e l’inizio della modernità quattro periodi:

I periodo: TARDA ANTICHITA’, dal IV al VII secolo

Il mondo romano lentamente si trasforma e perde le sue componenti caratteristiche: unità politica, integrazione economica, alto livello di urbanizzazione e acculturazione.

In questo periodo avvenne la definizione completa del Cristianesimo che cominciò a organizzarsi in modo più compiuto dal punto di vista dottrinale e organizzativo e l’Europa fu devastata dalle invasioni di Visigoti, Unni, Avati, Bulgari e Slavi.

II periodo: ALTO MEDIOEVO, dall’VIII all’XI secolo

Gli europei vivono in condizioni di precarietà e insicurezza a causa delle invasioni di Normanni, Ungari e Saraceni; in questi secoli nacquero i rapporti feudali e i sovrani carolingi (seguiti dagli imperatori tedeschi) tentarono di riunire le tradizioni romane, cristiane e germaniche.

III periodo: PIENO MEDIOEVO, dall’XI al XIII secolo

Periodo che vede la piena realizzazione degli ideali medievali in tutti i settori: vita sociale, religiosa, politica, economica, artistica, culturale.

IV periodo: TARDO MEDIOEVO, dal XIV al XV secolo

Furono i secoli della crisi demografica ed economica.

Ci furono molti processi di trasformazione con la nascita di nuovi modelli culturali, nuovi valori religiosi e morali; gli ideali di papato e impero entrano in crisi.

Il 1492 segna uno spartiacque simbolico in quanto le frontiere del mondo conosciuto si allargarono e fecero scoprire nuove terre, nuove culture e nuovi modi di rapportarsi con la realtà.

I caratteri originali della civiltà medioevale

I caratteri del Medioevo furono ben definiti e godettero di continuità per tutti i periodi sopra elencati.

Il Medioevo fu un’epoca profondamente religiosa.

Alla Chiesa era affidato il compito di diffondere il messaggio di Cristo; se da una parte si prodigò per l’evangelizzazione, la solidarietà e la carità dall’altro non evitò che si verificasse la compenetrazione tra autorità politica e religiosa.

Durante il Medioevo potere politico e religioso si sostengono a vicenda e questa “collaborazione” toccò il suo apice durante l’età carolingia. La collaborazione e la compenetrazione tra le due autorità però non si mantenne stabile nel tempo provocando

conflitti e tensioni che sfociarono nella lotta per le investiture, in scontri violenti e nella crisi morale della Chiesa.

Il Medioevo fu caratterizzato anche dallo spirito comunitario delle società germaniche. I Germani era un popoli dalla cultura militare, era un popolo di seminomadi che non conosceva la rigida divisione sociale dei Romani e neanche la proprietà fondiaria visto che tutto veniva diviso tra i clan. Pian piano questo spirito comunitario si affievolì. Tutto il Medioevo è segnato dalla presenza di uno spirito comunitario secondo il quale venivano anche regolate le attività di semina, raccolto, allevamento, ecc. Inoltre durante quest’epoca nacquero:

- i quartieri, luogo di solidarietà di vicinato e articolazione amministrativa;

- le parrocchie, luoghi dove poter partecipare attivamente alle iniziative religiose;

- le confraternite, organizzazioni religiose con finalità di mutuo soccorso tra gli aderenti;

- le arti e le corporazioni, organizzazioni di coloro che svolgevano lo stesso mestiere;

riti religiosi, manifestazioni pubbliche (bandiere, gonfaloni, stemmi), eventi o oggetti per creare uno spirito di appartenenza.

La realtà del Medioevo era ricca di simboli.

Il mondo medioevale fu un mondo prevalentemente rurale.

La maggior parte delle persone traeva dalla terra i beni per la propria sussistenza e viveva seguendo regole dettate dalla consuetudine.

Nelle campagne spadroneggiavano i nobili che gestivano i loro feudi, e le persone che vi risiedevano, secondo le loro priorità.

Durante il Medioevo fu scarsa l’incidenza dello Stato.

La vita della società era regolata da strutture locali; lo Stato assicurava servizi minimi poiché la società medievale espresse una vitalità crescente che le permise di creare equilibri sempre diversi e

dinamici e di funzionare anche senza l’intervento significativo di uno Stato.

Componenti sociali, politici, religiosi ed economici si combinarono spesso dando vita e situazioni diverse.

Tra il XIV e il XV secolo la società ha fatto un grande sforzo per darsi un ordinamento più stabile attraverso la creazione di istituzioni politiche ed ecclesiastiche in grado di poter operare in territori più vasti e diversificati.

Questo lungo e lento processo ha portato all’Età moderna.

CAPITOLO 1: 1)La Trasformazione del mondo antico e l’inizio del Medioevo

Il mondo ellenistico-romano e la diffusione del Cristianesimo

1.1. Nomadi e sedentari

La vicenda complessiva dell’impero romano ha una sorprendente somiglianza con quella di altri grandi organismi politici del tempo. Nella fascia temperata dell’emisfero settentrionale alcuni popoli ebbero una storia simile a quella dei romani e definiti dagli storici <indoeuropei>, per indicare l’area in cui si stabilirono definitivamente; furono popoli rozzi che diedero vita a nuove civiltà rurali.

• Partendo dal Mediterraneo e procedendo verso est, un grande organismo di questo tipo fu quello della Persia che nel 331 a.C. fu conquistata da Alessandro Magno e verso il III secolo a.C. dai Parti(anche se conservò impronte ellenistiche): cavalieri- pastori nomadi che rapidamente si abituarono alla vita sedentaria e crearono un grande impero(ad occidente comprendeva anche le valli del Tigri e dell’Eufrate; ad oriente una zona più arida e montuosa) che fu in lotta con quello romano per il dominio della Siria, dell’Armenia e della Mesopotamia. La contesa divenne più aspra con l’ascesa al

trono nel 224 d.C. della dinastia dei Sasanidi(dal fondatore Sasan). L’impero dei Parti fu contrastato da popolazioni di razza mongola, provenienti dalle steppe dell’Asia centrale, quali i Sarmati, gli Unni Bianchi(o Eftaliti)e i Turchi.

• Un altro grande impero travolto da questi popoli indoeuropei, più precisamente dagli Unni bianchi, fu quello dell’India settentrionale nel 470 d.C. Successivamente tale impero si sviluppò in una fiorente civiltà agricola e raggiunse il massimo splendore sotto la dinastia Gupta (IV-V sec.). Anche l’India(il re Kamishka mandò un’ambasceria a Traiano)si configura come una grande civiltà agricola, creata dagli Ariani, un popolo indoeuropeo di pastori ed allevatori, che si erano trasformati in contadini.

A partire già da due millenni a.C. in Cina iniziò a formarsi una grande civiltà agricola nella pianura alluvionale dell’Hwang Ho(il Fiume Giallo, che prende il nome dalla terra fertile che trasporta) che riuscì a superare molte difficoltà legate all’ostilità delle famiglie aristocratiche, alle continue minacce degli Unni. Dopo scontri tra nomadi e sedentari, la situazione si stabilizzò nel 246 a.C. quando venne creato un vasto impero ad opera di Shig Hwang-ti, detto “il Cesare Cinese”. Di tale impero resta la testimonianza della Grande Muraglia che per migliaia di KM difendeva i confini dell’impero. Il consolidamento della frontiera continuò con gli imperatori della dinastia Han(202 a.C.):vennero realizzate strade militari, fortificazioni ed insediamenti-accampamenti contadini-soldati lungo i confini, così come i Romani avrebbero fatto con le guarnigioni di limitanei lungo il corso di fiumi come il Reno e il Danubio (collocati lungo il limes, “confine”). Anche in Cina tra II e III secolo d.C. un periodo di aspre lotte sociali mentre ricominciano le incursioni devastatrici degli Unni dalla Mongolia. Il risultato fu la divisione dell’impero in tre regni e poi, una volta riprese nel 316 le grandi invasioni, la sua riduzione alle sole province meridionali sotto la dinastia Chi, mentre nelle fertili pianure settentrionali gli invasori crearono numerose dominazioni politiche.

I nomadi delle steppe asiatiche non si limitarono a spostarsi verso est (Persia, India e Cina) ma invasero anche l’Europa centrale,

basti pensare ai Celti che erano presenti nella Germania renana e si spinsero nelle regioni balcaniche, in Gallia fino al nord Italia dove furono poi fermati dai Romani; ma poi finirono col fondersi con le popolazioni latine, in quello che Giovani Tabacco ha definito il connubio latino-celtico, volto a contenere le pressioni che i Germani, popolazione di lingua indoeuropea stanziati già nel secondo millennio a.C. nelle regioni dell’Europea settentrionale e centrale.

Al tempo di Traiano erano schierate lungo il Danubio dieci legioni. L’opera difensiva

Che però somiglia di più alla Muraglia cinese fu il vallo di Adriano, di 118 km, fatto costruire dall’imperatore Adriano tra il 122 e il 127 d.C. in Britannia che così fu tagliata in 2 parti.

1.2. Il mondo delle città

Il limes separava due realtà molto diverse tra loro: da un lato c’era il mondo urbanizzato e organizzato dei Romani e dall’altro il mondo delle foreste e delle valli fluviali dell’Europa centrale e settentrionale abitato da popolazioni nomadi (i Germani) che avevano una struttura molto semplice.

Il merito dei Romani non fu tanto quello di aver creato le città ma piuttosto quello di aver esteso il modello urbano e la cultura ellenica a tutte le aree sotto il suo dominio e anche a regioni che non ne facevano propriamente parte. Pur essendo le varie parti dell’impero a differenti livelli di sviluppo si realizzò ugualmente una certa omogeneità, grazie ai numerosi scambi commerciali tra le zone del Mediterraneo e le altre aree romanizzate che favorivano anche scambi sociali e culturali.

La città romana aveva una struttura precisa, inizialmente non avevano mura difensive che furono costruite solo dopo le prime minacce di invasioni a partire dal III secolo; altre zone della città erano:

- l’urbs: il centro cittadino urbano vero e proprio dove si svolgevano tutte le funzioni amministrative, politiche e commerciali,

- la civitas: territorio dove c’erano le abitazioni sia dei contadini che le grandi ville.

- il suburbio: la zona intermedia tra il nucleo cittadino e la campagna dove si trovavano gli impianti artigianali, gli anfiteatri, le necropoli e ville lussuose,

- la campagna: organizzata in un reticolo razionale di campi di forma geometrica.

La società romana era caratterizzata dalla presenza di una classe aristocratica che conducevano un agiato stile di vita grazie alle risorse che provenivano dalla costruzione dei grandi latifondi coltivati dagli schiavi. Tali uomini praticavano la filantropia, si esercitavano in dibattiti sulla letteratura e sulla filosofia infatti in ogni villa signorile si potevano trovare testi greci e latini(l’ unico esempio di biblioteca privata è la Villa dei papiri di Ercolano, sommersa dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.). Che i libri fossero importanti nello stile di vita aristocratico-borghese è dimostrato dal personaggio di Trimalcione nel Satyricon di Petronio il quale, per fare sfoggio di cultura, dichiara di avere una biblioteca greca ed una latina. Luciano scrisse un trattato dal titolo Contro un ignorante che si compra molti libri e Seneca ammonì i bibliofili semianalfabeti, per i quali i libri non erano strumenti di lavoro, ma ornamento delle sale da pranzo.

1.3. La diffusione del Cristianesimo

Tra il I e il II secolo si verificò un interessante fenomeno: la diffusione della scrittura anche tra le classi meno abbienti; questo fenomeno fu accompagnato dall’arrivo di nuove dottrine orientali come lo Stoicismo e il Neoplatonismo che fecero entrare in crisi le religioni ufficiali basate sul politeismo. Tali dottrine cercavano di dare una risposta ai problemi relativi alla morte e al dolore cercando delle reali soluzioni nell’impegno morale e in una concreta religiosità interiore.

Verso il IV secolo tra le molte dottrine di questo tipo assunse una rilevanza particolare il Cristianesimo; questa dottrina inizialmente si era diffusa tra il comunità giudaiche, successivamente (sotto il dominio di Costantino) si allargò anche tra il popolo romano.Il Cristianesimo incontrò il favore anche dei ceti dirigenti romani

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