Esercizi svolti per l'esame scritto di economia politica (teoria), Esami di Economia Politica. Università di Roma La Sapienza
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alessandroroma23088625 settembre 2013
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Esercizi svolti per l'esame scritto di economia politica (teoria), Esami di Economia Politica. Università di Roma La Sapienza

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20/09/2005

ECONOMIA POLITICA

PER L’ESAME SCRITTO

Struttura fisica

1) Lo sviluppo economico e la crescita economica. Definire i termini e spiegare la differenza: La crescita economica è il tasso di crescita del PIL (totale/pro-capite) di un’economia in un dato

tempo.

Lo sviluppo economico, invece, è un concetto più ampio di crescita economica perché include

mutamenti non solo nel livello del reddito, ma anche in variabili socio-economiche (ad esempio, il

livello medio d’istruzione, il livello di mortalità infantile e il livello di aspettativa media di vita.

Lo sviluppo economico include la crescita economica, ma non è vero il contrario. Se c’è crescita

economica non necessariamente c’è sviluppo economico.

La crescita economica è una condizione necessaria non sufficiente per lo sviluppo economico.

Lo sviluppo economico implica una crescita equa e un’offerta di beni pubblici (ad esempio, la

scuola) da parte dello Stato.

2) Il livello del reddito non influenza solo il livello dei consumi, ma anche la loro struttura. Spiegare e commentare:

Il livello dei consumi dipende principalmente dal livello del reddito e dei prezzi di una famiglia

(C=f(/+,P-). All’aumentare del reddito aumentano i consumi dell’individuo. Oltre un certo livello di

reddito, quando tutte le necessità di base di un individuo sono già soddisfatti, un aumento di reddito

determina un mutamento nella struttura dei consumi e, quindi, l’individuo diviene interessato alla

qualità piuttosto che alla quantità dei beni comprati (ad esempio, preferisce comprare burro

piuttosto che margarina).

3) Consumo e autoconsumo. Definire e spiegare la differenza: Il consumo è un insieme di beni consumati da una famiglia in un tempo determinato.

L’autoconsumo, invece, è un insieme di beni prodotti e consumati all’interno di una famiglia

(consumo=autoconsumo+beni acquistati sul mercato-beni venduti sul mercato).

1)

2)

3)

Lezione 1:

Il Prodotto Interno Lordo (PIL) e il PIL pro-capite. Definire i termini e spiegare la differenza:

Il PIL è la quantità di nuovi beni materiali (il grano) e immateriali (i servizi bancari) di un paese in

un dato periodo e misurati con una comune unità di misura (in Kg di grano).

Il PIL pro-capite, invece, è il rapporto tra il PIL e il numero di abitanti di un paese in un dato

periodo (“PIL pro-capite=PIL/n° abitanti”): quindi, il PIL pro-capite indica la quantità di prodotti

dell’anno disponibili, in media, per ogni abitante.

Il PIL e il PIL pro-capite hanno spesso una differente dinamica, che dipende dalla crescita della

popolazione delle singole regioni. Più contenuta è la crescita della popolazione e più grande è

l’aumento del PIL pro-capite.

Lo sviluppo economico e la crescita economica. Definire i termini e spiegare la differenza:

La crescita economica è il tasso di crescita del PIL (sia totale che pro-capite) di un’economia in un

dato periodo.

Lo sviluppo economico, invece, si caratterizza per il progresso tecnico, ossia per un aumento della

produttività del lavoro, dell’attività agricola, del capitale, dell’attività industriale e del settore dei

servizi.

Se c’è crescita economica non necessariamente c’è sviluppo economico e, quindi, possiamo dire

che la crescita economica è una condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo

economico.

Lezione 2:

Il Nord e il Sud del mondo. Definire i termini e spiegare la differenza:

Per le conoscenze tecnologiche, il Nord si offre come potenziale fornitore di capitali e tecnologia

avanzata che potrebbero migliorare la capacità produttiva e diminuire le condizioni di sussistenza

del Sud del mondo. Questo trasferimento determina anche un’intensificazione dello sfruttamento

delle risorse (naturali e umane) dei paesi che ne beneficiano: basta pensare, ad esempio, allo

sfruttamento delle materie prime o alla deforestazione dell’Amazzonia.

Il Nord e il Sud nel mondo:

- sono differenti per i loro livelli del PIL pro-capite;

- hanno differenze nella dotazione di: risorse naturali, tecnologie, infrastrutture, risorse

umane (età, istruzione), istituzioni sociali e politiche e servizi sociali (sanità).

Il ciclo economico. Descrivere le quattro fasi, spiegandone la differenza:

Il ciclo economico ha una sequenza di fasi non ancora adeguatamente spiegata:

- la fase di massimo sviluppo, la quale porta ad un aumento dei redditi e dell’occupazione (ad

esempio il miracolo economico italiano);

- la fase di regressione, che, invece, porta ad una riduzione dei redditi e dell’occupazione;

- la fase di toste contrazioni, la quale può portare alla riduzione dei prezzi, come nella grande

crisi del 1929 in USA, ma anche al loro aumento;

- la fase di ripresa, nella quale iniziano ad aumentare i redditi e l’occupazione, grazie al

progresso tecnico.

Le opportunità derivanti dal progresso tecnologico sono disuguali all’interno dei paesi e tra

gli individui. Spiegare e commentare:

Le opportunità derivanti dal progresso tecnologico non si distribuiscono uniformemente tra tutti gli

individui e tutti i territori perchè la ricerca dell’efficienza produttiva premia i possessori delle

risorse più efficienti ed emargina i possessori di risorse meno produttive: quindi, crescono le

disuguaglianze tra regioni, gruppi e individui, anche nei paesi più avanzati.

Una misura di questa disuguaglianza è il rapporto tra, il reddito della popolazione del 20% più ricco

e quello del 20% più povero.

Se la crescita è neutrale (ossia, il reddito di tutti gli individui aumenta), la disuguaglianza non

diminuisce.

Lezione 3:

Il bisogno dell’intervento pubblico e dello Stato nell’economia. Spiegare e commentare:

Siccome le relazioni di mercato non sono in grado di evitare l’instabilità ciclica, le disuguaglianze

di sviluppo delle diverse economie e le disparità di condizioni di vita per le diverse fasce sociali, si

necessita dell’intervento pubblico nell’economia, che ha assunto forme diverse molto varie a

seconda del contesto politico e sociale in cui è stato esercitato.

Un altro modo con cui è stato realizzato lo sviluppo produttivo, è con l’intervento dei governi dello

Stato, che svolgono anche un ruolo di mediazione tra le organizzazioni delle imprese e quelle dei

lavoratori per disinnescare il conflitto d’interessi che le contrappone.

Il governo dell’economia nazionale e il governo dell’economia sovra-nazionale e globale.

Definire i termini e spiegare la differenza:

Il governo dell’economia nazionale della moneta svolge tre compiti: la stabilizzazione economica,

che permette ai produttori e ai venditori di investire al meglio le proprie risorse; l’allocazione delle

risorse, che opera direttamente nella produzione e nel consumo; e la re-distribuzione delle risorse

sotto il profilo dell’assistenza sanitaria, della previdenza, delle reti di protezione sociale (la cassa

integrazione) e dei trasferimenti mirati (calamità naturali) e non programmati.

Il governo dell’economia sovra-nazionale e globale, intensifica le relazioni economiche mondiali a

livello sovra-nazionale e globale e, dunque:

- stimola i flussi migratori dai paese poveri;

- rafforza le imprese internazionali (come la Banca Mondiale), grazie al coordinamento delle

politiche economiche nazionali, che hanno lo scopo di favorire gli scambi internazionali;

- sviluppa la finanza privata.

Lezione 4:

Il processo economico (produzione e consumo) e il mercato. Definire i termini e spiegare la

differenza:

Il processo economico ha lo scopo di soddisfare i beni/bisogni dei soggetti economici con i mezzi

disponibili.

Il rapporto bisogni/mezzi si presenta nella contrapposizione tra domanda e offerta di merci. Questo

è il risultato delle decisioni di produzione e di consumo, assunte dalle imprese (cui compete la

produzione) e dalle famiglie (cui spetta il consumo).

Sul consumo influiscono: la distribuzione del reddito, i prezzi, gli stili di vita e l’intervento

pubblico. Sulla produzione, invece, influiscono: le risorse naturali, le relazioni di lavoro,

l’intervento pubblico, i prezzi e le relazioni internazionali (di paese o d’impresa).

Il luogo in cui famiglie e imprese scambiano beni e servizi, al fine di massimizzare il proprio

benessere/profitto adoperando nel modo più efficiente le risorse scarse di cui dispongono, è il

mercato, dove le famiglie offrono lavoro alle imprese (che le domandano in cambio di un salario) e

le imprese offrono beni e servizi alle famiglie (che li domandano in cambio di un corrispondente

pagamento in moneta).

L’istituzione è un insieme di regole e di meccanismi che ha la funzione di facilitare

l’allocazione efficiente di risorse scarse. Spiegare e commentare:

La domanda e l’offerta negli scambi di mercato dipendono da un insieme di regole e meccanismi

che in economia vengono definite come istituzioni e hanno la funzione di facilitare l’allocazione

efficiente di risorse scarse. In questo caso, sono istituzioni: la famiglia; le imprese; il mercato; lo

Stato; le banche; e la mafia.

Impresa: è un insieme di regole alla base della produzione e dell’offerta di beni sul mercato.

Famiglia: è un insieme di regole alla base delle decisioni, delle domande e dei consumi delle

famiglie.

Stato: può operare direttamente nel mercato, come compratore dal lato della domanda e come

venditore dal lato dell’offerta e, indirettamente, dettandone le regole di funzionamento, al fine di

soddisfare i bisogni dei cittadini.

Banca: è un sistema che produce la moneta bancaria ed ha una domanda di liquidità per le sue

esigenze di riserve (libera e obbligatoria), che dipende dalle decisioni della Banca centrale.

Lezione 5:

Lo scarto tra bisogni correnti e mezzi disponibili è superato dall’attività di scambio tra

persone, tra gruppi o tra territori. Spiegare e commentare: Nelle società umane si verifica che, in un determinato momento, gli individui dispongano di una

quantità di beni/servizi non necessaria per soddisfare i propri bisogni.

Lo scarto tra bisogni correnti e mezzi disponibili è superato dall’attività di scambio tra persone, tra

gruppi o tra territori.

Le forme sociali dello scambio appartengono a tre categorie: la reciprocità, la re-distribuzione e lo

scambio di mercato (o volontario).

Lo scambio di beni e servizi sulla base dei rapporti di reciprocità si verifica in tutte quelle situazioni

nelle quali domina il dono.

Nei rapporti di re-distribuzione, invece, i beni vengono raccolti e distribuiti tra i membri della

comunità.

Lo scambio volontario, invece, richiede l’esistenza di un luogo, dove i soggetti sono disposti, sulla

base del proprio tornaconto, a scambiare i beni/servizi che hanno in eccesso rispetto al proprio

consumo, per ottenere da terzi gli altri beni di cui hanno bisogno.

Ragioni alla base dello scambio volontario: costo opportunità e prezzo relativo. Definire i

termini e spiegare la differenza:

L’interesse allo scambio volontario si fonda sulla valutazione del costo opportunità che il bene

ha per l’individuo.

Il costo opportunità è la quantità di un bene a cui un agente rinuncia per produrre un’unità in più

dell’altro bene.

Differenti agenti hanno differenti costi opportunità, poiché sono caratterizzati da differenti abilità

produttive.

La presenza di individui con differenti costi opportunità è la condizione necessaria per lo scambio e

per la specializzazione dei singoli individui.

Un’altra condizione necessaria per lo scambio è che, per ogni individuo, il prezzo relativo di

mercato (ossia la quantità di bene in cambio di un’unità di un altro bene”cibo/tessuto” o

“tessuto/cibo”) risulti vantaggioso rispetto al proprio costo opportunità.

Lo scambio volontario risulta conveniente se il rapporto di scambio sul mercato tra due beni è

maggiore del costo opportunità per alcuni e minore per altri.

Le ragioni alla base dello scambio volontario, comportano che lo scambio avrà luogo (cioè la

domanda e l’offerta s’incontreranno) se e solo se migliora il benessere di tutti i contraenti.

Lezione 6:

La domanda e l’offerta. Definire i termini e spiegare la differenza:

La domanda di mercato, è la quantità di bene che l’insieme dei compratori è disposto ad acquistare

ad un determinato prezzo su quel mercato.

L’offerta di mercato, invece, è la quantità di bene che l’insieme dei venditori è disposto ad offrire

ad un determinato prezzo su quel mercato.

Curva di domanda e curva dell’offerta. Definire i termini e spiegare la differenza:

La spiegazione che l’offerta aumenta e che la domanda diminuisce al crescere del prezzo è ritenuta

accettabile, ma non valida interamente.

L’analisi del funzionamento del mercato si avvantaggia di una rappresentazione grafica, che traduce

questi comportamenti nelle curve di domanda e di offerta di un determinato bene.

La curva di domanda di mercato, è l’insieme delle coppie quantità/prezzo, ognuna delle quali indica

la quantità di un bene che i compratori sono disposti a comprare a quel dato prezzo su quel mercato.

La curva di domanda è decrescente perché all’aumentare del prezzo del bene, i compratori sono

disposti a comprare una quantità di un bene sempre più piccola.

La curva di offerta di mercato, è l’insieme delle coppie quantità/prezzo, ognuna delle quali indica la

quantità di un bene che i venditori sono disposti a vendere a quel dato prezzo su quel mercato.

La curva dell’offerta è crescente, perché i produttori sono disposti ad offrire sul mercato una

quantità maggiore di beni se il prezzo è più elevato.

Elasticità della curva di domanda e di quella dell’offerta. Definire i termini e spiegare la

differenza:

La reattività della domanda al variare del prezzo è misurata dall’elasticità.

L’elasticità della domanda è valutata con riferimento ad un determinato prezzo e, tranne che per

particolari forme della curva di domanda, essa ha valori differenti a prezzi diversi.

L’elasticità della domanda rispetto al prezzo è data dal rapporto tra la variazione percentuale della

quantità e la variazione percentuale del prezzo.

L’elasticità della domanda è calcolata anche con riferimento ad un determinato reddito ed essa è

diversa ai diversi redditi.

L’elasticità della domanda rispetto al reddito è data dal rapporto tra la variazione percentuale della

quantità e la variazione percentuale del reddito.

Infine, l’elasticità della domanda è calcolata con riferimento al prezzo di altri beni. In questo caso,

si parla di elasticità incrociata, che è:

- positiva se i beni sono tra loro sostituiti;

- negativa se i beni sono tra loro complementari.

Anche per la curva dell’offerta si può misurare il grado di elasticità. La reattività della quantità

offerta sul mercato dipende dalle sue condizioni di produzione e varia al variare del prezzo rispetto

al quale viene calcolata.

Il prezzo monetario e il prezzo relativo. Definire i termini e spiegare la differenza:

Il prezzo monetario è la quantità di moneta necessaria da cedere per acquistare un’unità di un dato

bene.

Le decisioni degli individui riguardano, però, la scelta tra due beni e il rapporto di scambio che

interessa è il prezzo relativo.

Il prezzo relativo è la quantità di bene scambiata sul mercato per un’unità di altro bene (ad esempio,

i m di tessuto per ogni kg di grano).

Il prezzo relativo si determina dai comportamenti dei venditori e dei compratori.

I venditori decidono se e quanto offrire di un determinato bene su un dato mercato in un dato

momento.

I compratori, invece, decidono se e quanto domandare di un determinato bene su un dato mercato in

un dato momento.

Ci sono prezzi elevati che determinano un eccesso di offerta e prezzi bassi che determinano un

eccesso di domanda. Spiegare e commentare:

Nel caso in cui un’offerta è maggiore della domanda, i produttori sono disposti ad offrire una

quantità di bene maggiore di quella che i compratori sono disposti a comprare a quel prezzo.

Nel caso, invece, in cui la domanda è superiore all’offerta, i compratori sono disposti ad acquistare

una quantità di beni maggiore di quella che i produttori sono disposti a fornire.

Nella situazione in cui tali eccessi sono nulli, il prezzo è un prezzo d’equilibrio, dato dal punto

d’intersezione tra la curva della domanda e quella dell’offerta.

Ma perché ciò avvenga sono necessarie opportune procedure di contrattazione, che possono essere

di tipo competitivo, che è tipico dei mercati d’asta, o negoziale, che è tipico dei mercati in cui sono

le condizioni di domanda a determinare la quantità venduta.

Lezione 7:

Le forme del mercato: la concorrenza perfetta, l’oligopolio, il monopolio, l’oligopsonio e il

monopsonio. Definire i termini e spiegare le differenze:

La concorrenza perfetta è un mercato in cui c’è un numero di compratori e di venditori cosi grande,

ognuno dei quali è sufficientemente piccolo rispetto alle dimensioni del mercato, tali da non poter

nessuno dei due influire sul prezzo, che pertanto è un dato di tutti e converge rapidamente a quello

d’equilibrio.

In questa forma di mercato, non esistono barriere all’ingresso e all’uscita.

L’oligopolio, invece, è un mercato con pochi venditori in grado di influire sul prezzo e un numero

cosi grande di compratori, che nessuno di essi può influire sul prezzo.

Nell’oligopolio i produttori sono caratterizzati dall’interdipendenza strategica.

Il monopolio, invece, è un mercato con un numero cosi grande di compratori, che nessuno di essi

può influire sul prezzo e un solo venditore che decide quantità e prezzo. In questa situazione, ci si

deve porre al riparo dalla concorrenza.

L’oligopsonio, invece, è un mercato con pochi compratori in grado di influire sul prezzo e un

numero cosi grande di venditori, che nessuno di essi può influire sul prezzo.

Il monopsonio, invece, è un mercato con un numero cosi grande di venditori, che nessuno di essi

può influire sul prezzo e un solo compratore che decide quantità e prezzo.

Lezione 8:

La disponibilità di un flusso di nuovi beni per lo scambio sul mercato richiede un’attività di

produzione. Spiegare e commentare:

L’attività di produzione richiede l’utilizzo, oltre che del lavoro, di una varietà di risorse e una

pluralità di soggetti: l’imprenditore; il manager; i lavoratori..

Il processo produttivo si svolge nel tempo in momenti essenziali: l’acquisizione iniziale dei beni e

dei servizi necessari (detti input), che comportano dei costi di produzione dell’impresa; le modalità

tecniche che permettono la loro trasformazione in altri beni o servizi (detti output), i quali

comportano dei ricavi dell’impresa; la vendita successiva del prodotto sul mercato.

Gli input necessari all’impresa sono ricondotti alle quattro classi di fattori della produzione: il

lavoro (L); il capitale (K); la terra (T); e la capacità imprenditoriale (I).

La relazione tecnica fra il prodotto (l’output) e i fattori (gli input) è: “Y=f(T,L,K,I)”.

Il profitto ottenuto dall’impresa nel periodo di produzione è la differenza tra i ricavi di produzione e

i costi di produzione.

Dal punto di vista dell’economia nel suo complesso, il risultato produttivo dell’impresa è

rappresentato dal suo valore aggiunto (che corrisponde al valore del prodotto finale al netto

del valore dei beni acquistati presso altre unità produttive), dato dalla somma tra il valore dei

beni acquistati e il valore dei servizi produttivi.

Lezione 9:

Le merci e l’auto-consumo. Definire i termini e spiegare la differenza:

Le merci sono dei beni e dei servizi scambiati sul mercato da produttori e consumatori. Poiché si

tratta di uno scambio volontario, si può ritenere che le merci forniscono un’utilità agli agenti

economici e, quindi, soddisfano i loro bisogni.

Però, siccome le merci non soddisfano tutte le esigenze degli individui, si parla d’auto-consumo, le

cui forme si hanno per le stesse unità produttive di merci quando vendono parte del proprio prodotto

sul mercato e parte la consumano in proprio. Si pensi, ad esempio, alle piccole aziende agricole (che

producono vino, olio, pollame anche per uso famigliare) oppure ai commercianti al dettaglio (come

quello in tessuti che utilizza per sé lenzuola o asciugamani).

I beni comuni, i beni pubblici e il valore aggiunto del settore pubblico. Definire i termini e

spiegare la differenza: I beni comuni sono proprietà che appartengono ad una comunità: ad esempio, l’acqua di un fiume o

delle sorgenti, la legna dei boschi, le spiagge, i parchi, ecc.

Un caso interessante è la rete Internet, che costituisce un bene comune che non avrebbe potuto

realizzarsi se hardware e software fossero stati proprietà di qualcuno.

I beni e servizi pubblici, invece, sono quei beni che presentano due caratteristiche:

- la non-rivalità dal consumo, la quale significa che l’utilizzo di un bene da parte di un

individuo non ne impedisce l’utilizzo da parte anche di un altro individuo (ad esempio, l’uso

dei marciapiedi della città);

- la non-escludibilità dal consumo, la quale significa che non è possibile impedire, a meno

d’incorrere in costi elevati, che un soggetto faccia uso di quel bene (ad esempio, la visione

di un film quando è proiettato all’interno di sale il cui accesso richiede il pagamento di un

prezzo).

Altri esempi di beni pubblici sono: i servizi di polizia, i tribunali e l’amministrazione della giustizia.

Il nuovo valore creato da un’utilità produttiva del settore pubblico è valutato sulla base del valore

aggiunto, cioè il valore dei servizi pubblici (che sono dati dalla somma tra il valore dei beni

acquistati da privati e il valore dei servizi di lavoro) al netto del valore dei beni acquistati da privati.

Il valore aggiunto deve corrispondere al valore dei servizi di lavoro (i redditi distribuiti ai

dipendenti pubblici).

La stima del prodotto di un’economia permette di rappresentare il processo economico come un

circuito tra prodotto, reddito e spesa. Spiegare e commentare:

In questa rappresentazione, le contemporanee identità tra il valore del prodotto (Q) rispettivamente

con il valore del reddito (Y) e con il valore della spesa (E) permettono di ricavare l’identità tra

reddito e spesa: “Y≡Q≡E”.

Quest’identità evidenzia la presenza nell’economia di diversi comportamenti dotati d’autonomia a

livello microeconomico, ma soggetti ad un vincolo di coerenza a livello macroeconomico.

Se consideriamo due sfere d’attività economica, quella della produzione e quella dell’utilizzazione

del prodotto, dalla prima scaturisce il prodotto aggregato (Q) che s’incorpora in beni e servizi

disponibili per il loro utilizzo finale.

Nel conto delle unità produttive, il prodotto aggregato si presenta come reddito aggregato (Y)

distribuito a soggetti appartenenti al settore utilizzatore, i quali quindi compiono delle spese (E). Il

valore di scambio è il medesimo, ossia il reddito (Y) coincide con la spesa (E).

Gli utilizzatori finali impiegano il loro reddito (Y) per acquisire i beni e servizi prodotti nel periodo.

La spesa (E) costituisce un’uscita del settore ed è un’entrata per il settore produttivo. Il valore della

transizione è lo stesso, ossia la spesa (E) deve coincidere con il reddito (Y).

Siccome la stima del prodotto non è soddisfacente per valutare il benessere di una società in un

determinato momento perché trascura alcuni fattori, viene utilizzato il valore del PIL, che è uguale

al valore aggiunto, il quale a sua volta è uguale al reddito, a sua volta uguale alla spesa.

In questo caso, abbiamo la rappresentazione del processo economico come circuito tra prodotto,

reddito e spesa.

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