Eserciziario di scienze delle Finanze, Esercitazioni e Esercizi di Scienza Delle Finanze. Università del Salento
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Scienza delle Finanze-EserciziarioNel corso dell’anno due individui, A e B, hanno redditi da lavoro dipendente pari rispettivamente a y(A)=20 e y(B)=80 (in migliaia di euro). Ambedue inoltre hanno ricevuto 8 di inte...
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Microsoft Word - esercizi_modificati_eserciziario_2011.doc

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Cap. 3 Progressività delle imposte

4. Progressività e redditi soggetti a tassazione separata

Nel corso dell’anno due individui, A e B, hanno redditi da lavoro dipendente pari rispettivamente a y(A)=20 e y(B)=80 (in migliaia di euro). Ambedue inoltre hanno ricevuto 8 di interessi su titoli di Stato e 5 di interessi su un conto corrente bancario. Interessi su titoli di Stato e conti correnti sono soggetti a tassazione separata, con aliquote del 12,5% e 20% rispettivamente. L’imposta sul reddito è progressiva per scaglioni, con aliquota marginale, t, pari a:

10% 0 10 20% 0 40 40% 0

per per 1 per 4

y t y

y

      

a. Si determini il carico fiscale e l’aliquota media complessiva dei due contribuenti. b. Quale sarebbe la loro aliquota media nel caso tutti i diversi tipi di reddito rientrassero nella base imponibile dell’imposta personale sul reddito? c. Quale effetto ha la presenza di redditi sottoposti a tassazione separata sul grado di progressività del sistema fiscale?

Soluzione

a. Ambedue pagano 1 di imposta sugli interessi dei titoli di stato e 1 sugli interessi dei conti correnti. Ne segue che il carico fiscale complessivo dei due individui, T(A) e T(B) sarà:

T(A) 1 1 0,1 10 0,2 (20 10) 5        T(B) 1 1 0,1 10 0,2 (40 10) 0,4 (80 40) 25          

Detti Y(A) e Y(B) i redditi complessivi di A e B, le rispettive aliquote medie t(A) e t(B) saranno:

2

T(A) 5t(A) 15,15%Y(A) 33  

T(B) 25t(B) 26,88%Y(B) 93  

b. In tal caso le basi imponibili dell’imposta personale sul reddito sarebbero Y(A) e Y(B) e non più y(A) e y(B). Dunque:

1T (A) 0,1 10 0,2 (33 10) 5,6      1T (B) 0,1 10 0,2 (40 10) 0,4 (93 40) 28,2        

Da cui segue: 11 T (A) 5,6t (A) 16,97%Y(A) 33  

11 T (B) 28,2t (B) 30,32%Y(B) 93  

c. I contribuenti che si trovano negli scaglioni più elevati di reddito sono avvantaggiati più degli altri (nel caso di aliquote delle imposte sostitutive “basse”) o svantaggiati meno degli altri (nel caso di aliquote delle imposte sostitutive “alte”): sulla parte di reddito soggetta a tassazione separata essi pagano l’aliquota dell’imposta sostitutiva invece che quella marginale -elevata- corrispondente al proprio scaglione di reddito. Viceversa, coloro che pagherebbero in sede di imposta personale sul reddito aliquote marginali basse sono più svantaggiati o meno avvantaggiati dei primi. La presenza di imposte sostitutive tende dunque a ridurre il grado di progressività dell’imposta sul reddito. 

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Cap. 4 L’imposta sul reddito delle persone fisiche

2. La scelta dell’unità impositiva e il quoziente familiare

Si consideri un nucleo familiare composto dai due genitori e due figli, in cui i due genitori percepiscono rispettivamente un reddito di 40.000 e di 20.000 euro, mentre i figli non percepiscono redditi. Si confronti l'aliquota media dell'imposta (rapportata al reddito dell'intera famiglia) nei due casi di:  tassazione su base individuale  tassazione su base familiare con applicazione del metodo del quoziente familiare,

sapendo che i coefficienti per l'applicazione del quoziente sono: - 1 per il primo coniuge e 1 per il secondo - 0,5 per ciascuno dei figli.

Si indichi qual è in ciascuno dei due casi l’aliquota marginale sul reddito per i due coniugi. Quali considerazioni vi suggerisce quest’ultima osservazione con riferimento alla questione degli incentivi all’offerta di lavoro? Ai fini dell’esercizio, si considerino i seguenti scaglioni con relative aliquote marginali:

Scaglioni di reddito (€) Aliquote marginali 0-10.000 10%

10.000-25.000 20% 25.000-35.000 35% Oltre 35.000 40%

Soluzione

Consideriamo per prima la tassazione su base individuale. In questo caso il primo coniuge (reddito 40.000 euro) paga un’imposta pari a:

10%·10.000 + 20%·15.000 + 35%·10.000 + 40%·5.000 = 9.500 euro,

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mentre l’imposta dovuta dal secondo (reddito 20.000 euro) è: 10%·10.000 + 20%·10.000 = 3.000 euro. L’aliquota media per la famiglia è dunque pari a 12.500 / 60.000 = 20,83%, mentre le aliquote marginali dei due coniugi sono rispettivamente il 40% ed il 20%. Nel caso di tassazione su base familiare con applicazione del quoziente, il procedimento consiste nel sommare i redditi della famiglia e dividere tale somma per un quoziente dato dalla somma dei coefficienti relativi ai componenti della famiglia. Avremo dunque: (40.000 + 20.000) / (1 + 1 + 0,5 + 0,5) = 20.000 L’imposta dovuta si ottiene moltiplicando l’imposta corrispondente al reddito normalizzato (10%·10.000 + 20%·10.000= 3.000 euro) per il quoziente (3). L’imposta dovuta è dunque pari a 9.000 e l’aliquota media è pari a 9.000/60.000 = 15%. Per entrambi i coniugi l’aliquota marginale è pari a quella corrispondente al reddito normalizzato di 20.000, cioè il 20%. Tale affermazione è immediatamente verificata se esplicitiamo la formula del calcolo dell’imposta con applicazione del metodo del quoziente familiare:

1 2r rT q t q

     

 

dove q è il quoziente, r1 e r2 sono i redditi dei due coniugi e t(.) è la funzione che rappresenta l’imposta. Derivando l’espressione rispetto a ri (i=1,2) otteniamo:

1 2

i

r rdT t ' dr q

      

Il metodo del quoziente alleggerisce il carico fiscale per la famiglia nel suo complesso; ha inoltre l’effetto di diminuire l’aliquota marginale del coniuge con il reddito più elevato e di aumentare l’aliquota marginale del coniuge con il reddito inferiore: ciò a sua volta implica per i due coniugi rispettivamente un maggiore ed un minore incentivo ad aumentare il proprio impegno di lavoro rispetto al caso della tassazione su base individuale. Proprio l’effetto di disincentivo sulla partecipazione femminile alla forza lavoro (solitamente è la donna il coniuge con reddito inferiore) ha spinto diversi stati nel corso dell’ultimo ventennio ad abbandonare il riferimento al reddito familiare a favore di quello al reddito individuale. 

4. Determinazione dell’IRPEF

Il sig. L, non sposato e senza figli, ha percepito nell’anno in corso i seguenti redditi:

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 redditi da lavoro dipendente per 36.000 euro;  canone di locazione da immobile di sua proprietà per 5.000 euro (la rendita

catastale dell’immobile è di 1.400 euro);  interessi bancari per 270 euro;  interessi da titoli di Stato per 1.750 euro;  interessi da obbligazioni private per 1.250 euro; Egli ha d’altra parte sostenuto le seguenti spese:  spese mediche per 1.500 euro;  interessi sul mutuo per la propria abitazione per 2.500 euro; Sappiamo inoltre che il sig. L abita in un immobile, di cui è proprietario, la cui rendita catastale è di 1.600 euro. Il sig. L ha infine diritto ad una detrazione per lavoro dipendente pari a 440 euro. Si determinino il reddito complessivo IRPEF, la base imponibile IRPEF, l’IRPEF lorda e netta a carico del sig. L considerando la seguente scala delle aliquote IRPEF per scaglioni:

Scaglioni di reddito (€) Aliquote marginali 0-15.000 23%

15.000-28.000 27% 28.000-55.000 38% 55.000-75.000 41% Oltre 75.000 43%

Soluzione

Contribuiscono alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF:  i redditi da lavoro dipendente;  il canone di locazione diminuito del 15% (salvo quando tale valore risulta

inferiore alla rendita catastale, cosa che non accade nel nostro caso);  il reddito fondiario riferito all’abitazione di cui il sig. L è proprietario. Non sono invece assoggettati ad IRPEF gli interessi (bancari o da obbligazioni). Per quel che concerne il canone di locazione occorre tuttavia notare che, a partire dal 2011, in alternativa al regime sopra descritto, il contribuente può optare per l’applicazione di una cedolare secca sostitutiva dell’IRPEF e delle relative addizionali, oltre che delle imposte di registro e di bollo connesse al contratto di locazione. L’aliquota della cedolare secca è pari al 21% del canone pattuito (e si riduce al 19% nel caso di contratti stipulati con “canone convenzionale”). Per valutare se sia conveniente o meno per il sig. L optare per la cedolare secca confrontiamo il debito di imposta derivante dall’applicazione dell’IRPEF sull’85%

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del canone di locazione con il debito d’imposta derivante dall’applicazione dell’aliquota del 21% sul 100% del canone stesso. Il reddito complessivo del sig. L senza includere il canone di locazione è pari a: 36.000 (reddito da lavoro dipendente) + 1.600 (rendita catastale prima casa) = 37.600 euro. La base imponibile IRPEF si ottiene sottraendo al reddito complessivo le deduzioni ammesse. Il sig. L ha diritto alla sola deduzione della rendita catastale della prima casa. Il reddito imponibile è dunque pari a: 37.600 – 1.600 = 36.000 euro. Se il sig. L decide di non avvalersi dell’opzione della cedolare secca avrà un debito di imposta relativo al solo canone di locazione pari a: 0,38 (aliquota marginale sul reddito imponibile) x (0,85 x 5.000) = 1.615 euro Qualora il sig. L decidesse invece di avvalersi dell’opzione della cedolare secca dovrà pagare un’imposta sostitutiva pari a: 0,21 x 5.000 = 1.050 Risulta quindi evidente che al sig. L convenga optare per l’applicazione della cedolare secca. In generale, indicando con t’ l’aliquota marginale, l’opzione della cedolare secca è conveniente quando:

0,85 x t’ > 0, 21 Ovvero quando:

t’ > 0,247 L’opzione della cedolare secca conviene quindi a tutti i contribuenti, con l’eccezione di quelli il cui reddito rientra totalmente nel primo scaglione. Ovviamente la convenienza fiscale derivante dall’applicazione di una tassazione proporzionale anziché progressiva aumenta all’aumentare dell’aliquota marginale IRPEF. Tra gli ulteriori vantaggi fiscali derivanti dall’adozione della cedolare secca occorre infine ricordare che, dal momento che le detrazioni per tipo di reddito e per carichi familiari si riducono all’aumentare del reddito complessivo IRPEF, il non inserimento nella base imponibile del canone di locazione comporterebbe un incremento dell’ammontare di tali detrazioni e, di conseguenza, un’ulteriore riduzione del debito di imposta. Per calcolare l’IRPEF lorda del sig. L applichiamo al reddito imponibile la scala delle aliquote della tabella.

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L’IRPEF lorda è dunque pari a: (15.000 x 0,23) + (13.000 x 0,27) + (8.000 x 0,38) = 3.450 + 3.510 + 3.040 = 10.000 euro. Per calcolare l’IRPEF netta del sig. L sottraiamo all’IRPEF lorda le detrazioni ammesse. Le detrazioni ammesse dal nostro ordinamento sono di 3 tipi:

1) Detrazioni per tipo di reddito 2) Detrazioni per carichi di famiglia 3) Detrazioni al 19% per altri oneri

In relazione al punto 1), sappiamo che il sig. L ha diritto ad una detrazione per lavoro dipendente pari a 440 euro. In relazione al punto 2), il sig. L non ha diritto ad alcuna detrazione non avendo familiari a carico. Infine, in relazione al punto 3) le spese indicate danno luogo a detrazioni d’imposta pari al 19% del loro ammontare con due limitazioni: per le spese mediche occorre considerare la franchigia di 129 euro; per gli interessi sul mutuo relativo alla prima casa la soglia di detraibilità è fissata a 4.000 euro, ammontare superiore agli interessi pagati dal sig. L. Le ulteriori detrazioni cui ha diritto il sig. L sono dunque pari a: 19%(1.500 – 129) = 260,49 euro. 19% (2.500) = 475 euro. L’IRPEF netta del sig. L ammonta dunque a: 10.000 (IRPEF lorda) – 440 (Detrazioni per tipo di reddito) – 260,49 (Detrazione per spese mediche) – 475 (Detrazione per interessi su muti) = 8.824,51 euro. 

5. IRPEF e imposte sostitutive

Durante l’anno corrente il sig. A, sposato con coniuge a carico, ha percepito i seguenti redditi:  redditi relativi a prestazioni da lavoro autonomo per 35.000 euro;  interessi lordi su depositi bancari per 2.500 euro;  dividendi da partecipazioni qualificate in una società italiana per 3.016,90 euro;  affitto di un immobile (la cui rendita catastale è pari a 3.000 euro) per 5.000

euro. Nello stesso anno il sig. A, nell’ambito della propria attività di lavoro autonomo, ha sostenuto spese per la produzione del reddito per un importo complessivo pari a

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2.000 euro e il suo debito di imposta IRAP è pari a 2.200 euro. Il sig. A ha inoltre versato contributi a forme previdenziali integrative per 2.500 euro. Si calcoli il debito di imposta complessivo (IRPEF netta ed imposte sostitutive) a carico del sig. A sulla base della seguente scala delle aliquote IRPEF per scaglioni e considerando che il sig. A ha diritto ad una detrazione per lavoro autonomo pari a 353,61 euro e ad una detrazione per coniuge a carico di 690 euro:

Scaglioni di reddito (€) Aliquote marginali 0-15.000 23%

15.000-28.000 27% 28.000-55.000 38% 55.000-75.000 41% Oltre 75.000 43%

Facendo riferimento alla categoria dei redditi fondiari, che cosa si intende per reddito normale? Quali sono le principali giustificazioni alla base dell’adozione di siffatto concetto? Soluzione

Contribuiscono alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF:  i redditi da lavoro autonomo (al netto delle spese sostenute per la produzione

del reddito);  i dividendi da partecipazioni qualificate per il 49,72% del loro ammontare;  il canone di locazione diminuito del 15% (dal momento che tale valore risulta

superiore alla rendita catastale attribuita all’immobile in questione). Per quel che concerne il canone di locazione, siccome l’aliquota marginale del sig. A è certamente superiore al 24,7%, risulta conveniente non inserire il reddito nella base imponibile dell’IRPEF ma optare per l’applicazione della cedolare secca ad aliquota 21% (v. esercizio 4). Infine, non sono assoggettati ad IRPEF gli interessi lordi su depositi bancari. Il reddito complessivo ai fini IRPEF è dunque pari a: 32.780 (reddito da lavoro autonomo al netto delle spese e al netto del 10% dell’IRAP) + 1.500 (49,72% dei dividendi da partecipazione qualificata) = 34.280 euro. La base imponibile IRPEF si ottiene sottraendo al reddito complessivo le deduzioni ammesse. Il sig. A ha diritto alla deduzione dei contributi versati a forme previdenziali integrative. Poiché l’ammontare dei contributi versati è inferiore ai limiti di deducibilità previsti dall’ordinamento (5.164,57 euro), il sig. A può dedurli interamente.

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Il reddito imponibile è dunque pari a: 34.280 – 2.500 = 31.780 euro. Per calcolare l’IRPEF lorda del sig. A applichiamo al reddito imponibile la scala delle aliquote della tabella. L’IRPEF lorda è dunque pari a: (15.000 x 0,23) + (13.000 x 0,27) + (3.780x 0,38) = 3.450 + 3.510 + 1.436,4 = 8.396,4 euro. Per calcolare l’IRPEF netta del sig. A sottraiamo all’IRPEF lorda le detrazioni ammesse. L’IRPEF netta sarà dunque pari a: 8.396,4 (IRPEF lorda) – 353,61 (detrazione per lavoro autonomo) – 690 (detrazione per coniuge a carico) = 7.352,79 euro. Le imposte sostitutive a carico del sig. A sono date dalle imposte pagate sugli interessi lordi da depositi bancari che vengono assoggettati ad un’aliquota del 20% e dalla cedolare secca sul canone di locazione Avremo dunque: Imposte sostitutive = 0,20 x 2.500 + 0,21 x 5.000 = 500 + 1.050 = 1.550 euro. Il debito d'imposta complessivo gravante sul sig. A sarà quindi pari a: 7.352,79 + 1.550 = 8.902,79 euro. Per reddito normale si intende quanto si può ricavare da un cespite, fuori da circostanze eccezionali di carattere oggettivo e soggettivo; tale concetto dovrebbe in altri termini cogliere le potenzialità reddituali di un contribuente valutate con riferimento ad un intervallo temporale superiore all’anno e ad abilità e tecniche medie di produzione. La principale giustificazione per l’adozione di questo concetto consiste nei vantaggi che se ne possono trarre in termini di semplicità amministrativa. Con esclusivo riferimento ai redditi di natura agraria, è stato inoltre sottolineato l’implicito incentivo fiscale che viene in tal modo fornito a favore dei produttori “efficienti”. 

6. IRPEF: base imponibile e imposta

Il signor R ha percepito i seguenti redditi:  reddito da lavoro dipendente per 45.000 euro;  interessi su titoli di stato per 2.000 euro;  dividendi azionari derivanti da partecipazione qualificata in società italiana per

3.000 euro;  plusvalenze da cessione di azioni (partecipazione non qualificata in società

italiana) per 1.000 euro.

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Il signor R vive in una casa di sua proprietà la cui rendita catastale è pari a 1.500 euro. Egli possiede inoltre un appartamento in montagna sfitto la cui rendita catastale è di 2.000 euro. Sapendo che il signor R ha diritto ad una detrazione per lavoro dipendente pari a 197,66 euro e considerando la seguente a scala delle aliquote IRPEF:

Scaglioni di reddito (€) Aliquote marginali 0-15.000 23% 15.000-28.000 27% 28.000-55.000 38% 55.000-75.000 41% Oltre 75.000 43%

a. Si determini il reddito imponibile, l'IRPEF lorda, l’IRPEF netta e l’aliquota media IRPEF del signor R. b. Se il signor R si sposasse con la signora B, la quale non percepisce alcun reddito, a quanto ammonterebbe il debito IRPEF del signor R? (Si consideri una detrazione per il coniuge a carico pari a 533,17 euro). c. Come cambierebbe la sua aliquota media IRPEF? Commentate il risultato alla luce della scelta dell’unità impositiva operata in Italia con riferimento all’IRPEF.

Soluzione

a. Contribuiscono alla formazione del reddito complessivo ai fini IRPEF:  il reddito da lavoro dipendente;  i dividendi da partecipazioni qualificate per il 49,72% del loro ammontare;  la rendita della prima casa  la rendita della seconda casa maggiorata di un terzo. Il reddito complessivo a fini IRPEF del signor R è dunque: 45.000 (reddito da lavoro dipendente) + 1.491,6 (49,72% dei dividendi da partecipazione qualificata) + 1.500 (rendita prima casa) + 2.660 (rendita appartamento sfitto maggiorata di un terzo) = 50.651,6 euro L’unica deduzione cui il sig. R ha diritto è quella relativa alla rendita della prima casa. Il reddito imponibile ai fini IRPEF del sig. R è quindi: 50.651,6– 1.500 = 49.151,6 euro. Applicando la scala delle aliquote, l’IRPEF lorda è pari a: (15.000 x 0,23) + (13.000 x 0,27) + (21.151,6 x 0,38) = 3.450 + 3.510 + 8.037,61 = 14.997,61 euro.

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Per calcolare l’IRPEF netta sottraiamo la detrazione da lavoro dipendente cui ha diritto il sig. R. L’IRPEF netta è dunque pari a: 14.997,61 (IRPEF lorda) – 197,66 (detrazione per lavoro dipendente) = 14.799,95 euro. L’aliquota media IRPEF del sig. R è infine: 14.799,95 (IRPEF netta) / 50.651,6 (Reddito complessivo IRPEF) = 29,22% b. Nel caso in cui il signor R si sposasse con la signora B il reddito complessivo, il reddito imponibile e l’IRPEF lorda non varierebbero. Varierebbe invece l’IRPEF netta del sig. R a causa della detrazione per il coniuge a carico pari a 533,17 euro. L’IRPEF netta del sig. R ammonterebbe dunque a: 14.997,61 (IRPEF lorda) – 197,66 (detrazione per lavoro dipendente) – 533,17 (detrazione per coniuge a carico) = 14.266,78 euro. c. L’aliquota media del sig. R con il coniuge a carico sarebbe: 14.266,78 (IRPEF netta) / 50.651,6 (Reddito complessivo IRPEF) = 28,17% L’aliquota media diminuisce. Per tenere conto dei carichi familiari in Italia si è optato per una tassazione su base individuale in cui si prevedono però detrazioni per carichi familiari che portano ad una riduzione dell’IRPEF netta e, di conseguenza, dell’aliquota media. 

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Cap. 6 Tassazione delle attività finanziarie

1. Investimento azionario

Possedete 300.000 euro investiti in titoli di Stato che vi rendono il 5%. Sperate di migliorare il rendimento dei vostri risparmi investendo un terzo di questa somma (100.000 euro) in azioni di società quotate in borsa (partecipazione non qualificata). Siete sicuri di ottenere nell’anno dividendi per 8.000. Dovete scegliere se operare in regime di risparmio individuale (regime della dichiarazione) oppure in regime di risparmio individuale gestito. a. Determinate il rendimento dell’investimento nei due casi, e indicate l’ipotesi più vantaggiosa dal punto di vista fiscale. b. Riconsiderate la vostra scelta nel caso in cui vi aspettiate di realizzare una plusvalenza sulle azioni di 5.000 con una probabilità del 75% ed una minusvalenza di 18.000 con una probabilità del 25%

Soluzione

a. Nell’ipotesi di Risparmio Individuale, pagheremo il 12,5% sugli interessi sui titoli di Stato e il 20% sui dividendi. Interessi sui titoli di Stato: 0.05 x 200.000=10.000 Dividendi: 8000 Imposta complessiva: 0,125 x 10.000 + 0,2 x 8.000= 2.850. L’ipotesi di Risparmio individuale gestito è perfettamente equivalente, in questo caso, al Risparmio Individuale. b. Consideriamo ora il trattamento delle plusvalenze. Calcoliamo il valore atteso delle imposte che gravano complessivamente sull’investimento nell’ipotesi di Risparmio Individuale:  Imposta sostitutiva sugli interessi dei titoli di Stato: 1.250 euro  Imposta sostitutiva sui dividendi: 1.600 euro  Imposta sostitutiva sulle plusvalenze: 1.000 euro (le minusvalenze non sono

deducibili dagli altri redditi)

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Valore atteso = 1.250+ 1.600+0,751.000 = 3.600 euro. (si noti che l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze è stata pesata per la probabilità che queste si realizzino) Nell’ipotesi di Risparmio individuale gestito, si applicherà il 20% sul risultato netto di gestione. Tale risultato è pari a 8.000 (dividendi) + 5.000 (plusvalenze) = 13.000 in caso di plusvalenza 8.000 (dividendi) – 18.000 (minusvalenze) = -10.000 in caso di minusvalenza. In entrambi i casi si applicherà poi l’imposta al 12,5% sugli interessi sui titoli di Stato (0,125 x 10.000 = 1.250 euro). Il valore atteso delle imposte è dunque pari a 0,2(0,7513.000)+0,125x10.000 = 3.200 euro. La possibilità di dedurre le minusvalenze realizzate sulla cessione delle azioni con gli altri redditi rende conveniente dal punto di vista fiscale la gestione del risparmio rispetto all’investimento diretto. I risultati ottenuti sono sintetizzati nella seguente tabella: Debito d’imposta in

assenza di plus/minusvalenze

Debito d’imposta con plus/minusvalenze

Investimento diretto con ritenuta secca

2.850

3.600

Risparmio individuale gestito

2.850

3.200

2. Distorsione nelle scelte di finanziamento delle imprese

Siete azionisti della Gamma Spa, una società italiana con un capitale sociale di 200 milioni, che ogni anno produce un utile lordo di 20 milioni. Volete espandere l’attività, e per questo avete bisogno di aumentare le risorse della società di altri 100 milioni; in questo modo sarete in grado di produrre per il prossimo anno un utile aggiuntivo (al lordo delle imposte e degli eventuali oneri finanziari aggiuntivi) di 10 milioni. Avete dunque due possibilità: effettuare un aumento di capitale o ricorrere all’indebitamento. Determinate in primo luogo qual è il rendimento netto che, nell’ipotesi di aumento di capitale, riceveranno gli azionisti (vecchi e nuovi) della Gamma Spa, ipotizzando che le loro partecipazioni siano non qualificate. Quindi, determinate il rendimento netto per i vecchi azionisti nel caso alternativo, quello cioè del ricorso al debito. Trascurando i vincoli relativi alla deducibilità degli interessi passivi, quale è l’opzione per voi più vantaggiosa dal punto di vista fiscale?

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Quali considerazioni vi suggerisce questo risultato?

Soluzione

L’utile netto nella prima ipotesi sarà dato dall’utile lordo diminuito dell’IRES. L’IRES a carico della società è pari a 0,275  30 = 8,25. L’utile netto, pari a 21,75 (=30 – 8,25), viene distribuito sotto forma di dividendi agli azionisti. Un azionista che detiene una quota q del capitale sociale riceverà un dividendo pari a 21,75q. Il rendimento netto per l’azionista è pari a 21,75 x (1-0,2)q = 17,4q ossia il 5,8% (=17,4q/300q). Nel caso di indebitamento, per garantire ai nuovi investitori un rendimento netto del 5,8% sul totale del debito di 100 milioni, la società deve pagare un ammontare F di interessi passivi tale che F(1-0,2)=5,8; deve cioè approssimativamente pagare F=7,25 milioni di interessi passivi. In questo caso l’utile lordo della società è pari a 22,75 milioni (l’utile va diminuito degli oneri finanziari) e quindi saranno distribuiti dividendi per 22,75 x (1-0,275) = 16,49; dopo l’applicazione della ritenuta secca i redditi percepiti da un azionista con una quota q sono pari a 16,49 x (1-0,2)q = 13,19q; il rendimento per un vecchio azionista, su un capitale investito di 200q milioni, è quindi del 6,59% (=13,19q/200q). L’opzione fiscalmente più vantaggiosa è quindi rappresentata dal prestito obbligazionario. Il vantaggio fiscale del debito deriva evidentemente dalla possibilità di dedurre integralmente gli interessi passivi. Il pagamento di 7,25 di interessi riduce l’utile netto disponibile per i vecchi azionisti di 7,25 x (1- 0,275)=5,26. Con l’emissione di nuove azioni occorre pagare ai nuovi azionisti 7,25 (=21,75/3), valore di cui si riduce l’utile netto disponibile per i vecchi azionisti. 

3. Risparmio individuale e risparmio gestito (1)

All'inizio dell’anno X il signor Bianchi possiede le seguenti attività finanziarie: Titoli di Stato: 20 (in migliaia di euro) Azioni della HH Spa (partecipazione non qualificata in società italiana): 30 Azioni della KK Spa (partecipazione non qualificata in società italiana): 15 Quote di fondi comuni: 34. Durante l'anno percepisce interessi lordi sui titoli di Stato per 2 e proventi lordi da fondi comuni per 3. Il signor Bianchi inoltre vende le azioni possedute dalla HH Spa per 35 dopo aver percepito dividendi per 4. Sulle azioni possedute della KK Spa, inoltre, matura una plusvalenza di 3, poiché il loro valore alla fine dell'anno è di 18. La KK Spa non ha distribuito alcun dividendo. Si calcolino le imposte totali a carico del signor Bianchi a seconda che opti per il risparmio individuale o per il risparmio gestito, sapendo che il valore delle azioni

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della HH Spa all’inizio dell’anno X coincide con il prezzo al quale il signor Bianchi le ha a suo tempo acquistate.

Soluzione  Risparmio individuale. Proventi da fondi comuni: 0,2 x 3 = 0,6 Dividendi: 0,2 x 4 = 0,8 Interessi sui titoli di Stato: 0,125 x 2 = 0,25 Plusvalenze realizzate sulle azioni HH: 0,2 x (35-30) = 0,2 x 5 = 1 Le plusvalenze maturate, ma non realizzate (di partecipazioni non qualificate) non rientrano nella base imponibile. Totale imposte: 0,6+0,8+0,25+1 = 2,65.  Risparmio gestito. Si applica l'aliquota del 20% sul risultato di gestione. Per calcolare il risultato di gestione = Patrimonio finale (PF) – Patrimonio iniziale (PI) + Prelievi – Conferimenti – Redditi soggetti a imposta del 12,5% – Redditi esenti – Proventi fondi comuni. PI = 20(titoli di Stato) + 30(azioni HH) + 15(azioni KK) + 34(quote fondi comuni) = 99 PF = 20(titoli di Stato) + 34(fondi) + 18(azioni KK ) + 2(interessi sui titoli di Stato) + 3(proventi fondi) + 4(dividendi) = 81 Prelievi: 35(azioni HH) Redditi soggetti a ritenuta del 12,5%: 2 (interessi su titoli di Stato) Proventi fondi comuni: 3 Risultato di gestione: 81 – 99 + 35 – 2 – 3 = 12 Oltre al 20% sul risultato di gestione il signor Bianchi pagherà il 20% sui proventi ottenuti dal fondo comune e il 12,5% sugli interessi sui titoli di Stato. In totale le imposte saranno pari a: 0,2 x 12 + 0,2 x 3 + 0,125 x 2 = 3,25. Il totale delle imposte pagate è maggiore in questo caso, perché vengono assoggettate a tassazione anche le plusvalenze maturate. 

4. Risparmio individuale e risparmio gestito (2)

All'inizio dell’anno X il signor Rossi possiede le seguenti attività finanziarie (in migliaia di euro):

 Titoli di Stato: 10  Azioni di società quotate (partecipazione non qualificate): 20  Quote di fondi comuni: 13.

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Durante l'anno, dopo aver percepito dividendi per 2, vende le azioni possedute per 24 per finanziare l'acquisto di un’auto. Inoltre, percepisce nel corso dell'anno interessi lordi sui titoli di Stato per 1 e proventi lordi da fondi comuni per 3. Alla fine dell'anno il valore dei titoli di Stato nel portafoglio del signor Rossi è salito a 12. Si calcolino le imposte totali a carico del signor Rossi a seconda che egli opti per il risparmio individuale o per il risparmio gestito, sapendo che il valore delle azioni all’inizio dell’anno X coincide con il prezzo al quale il signor Rossi le ha a suo tempo acquistate.

Soluzione  Risparmio individuale. Proventi da fondi comuni: 0,2 x 3 = 0,6 Dividendi: 0,2 x 2= 0,4 Interessi sui titoli di stato: 0,125 x 1=0,125 Plusvalenze realizzate: 0,2 x 4 = 0,8 Le plusvalenze maturate ma non realizzate sui titoli non entrano nella base imponibile. Totale imposte: 0,6 + 0,4 + 0,125 + 0,8 = 1,925.  Risparmio gestito. PI = 10 (titoli) + 20 (azioni) + 13 (fondi) = 43 PF = 12 (titoli) + 13 (fondi) + 1 (interessi sui titoli) + 3 (proventi fondi) + 2 (dividendi) = 31 Prelievi: 24(azioni) Redditi soggetti a ritenuta del 12,5%: 1 (interessi su titoli di Stato) + 2 (plusvalenza maturata sui titoli di Stato) = 3 Proventi da fondi comuni: 3 Risultato di gestione: 31 – 43 + 24 – 3 – 3 = 6 Oltre al 20% sul risultato di gestione il signor Bianchi pagherà il 20% sui proventi ottenuti dal fondo comune e il 12,5% sugli interessi su titoli di Stato e sulle plusvalenze maturate sui titoli di Stato. In totale le imposte saranno pari a: 0,2 x 6 + 0,2 x 3 + 0,125 x 3 = 2,175. 

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Cap. 7 Imposte sul valore aggiunto§

11. IRES, IRAP e IVA (1)

La società Beta è stata costituita all’inizio dell’anno X. Nel corso dell’anno successivo X+1 la società Beta ha conseguito:  ricavi per 750;  dividendi da società partecipate non residenti in paesi a regime fiscale

privilegiato per 100;  interessi su titoli di Stato per 20. Sempre nell’anno X+1 ha sostenuto i seguenti costi:  acquisti di materie prime per 300;  stipendi per 400. Nel corso dell’anno di costituzione X ha acquistato un bene strumentale per 500 (coefficiente di ammortamento 10%). Calcolate l’IRES e l’IRAP dovute e l’IVA versata nell’anno X+1, assumendo un’aliquota IRES su tutto l’utile del 27,5%, un’aliquota IRAP pari al 3,9% e un’aliquota IVA del 21% sia sugli acquisti che sulle vendite (per la base imponibile e il metodo di calcolo dell’IVA si faccia riferimento alla normativa italiana).

Soluzione

Iniziamo con il calcolo dell’imponibile IRAP:

+ Ricavi 750  Acquisti per materie prime 300

§ In questo capitolo con l’acronimo IVA si intende, eccetto laddove espressamente indicato, una generica imposta sul valore aggiunto.

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 Ammortamento 50 = Imponibile IRAP 400

Il corrispondente debito di imposta è pari a 0,039 x 400 = 15,6. Passiamo ora al calcolo dell’imponibile IRES:

Ricavi 750 + Dividendi 0.05*100=5 + Interessi attivi (sui tit. di Stato) 20  Stipendi 400  Materie prime 300  Ammortamento 50  10% IRAP 1,56 = Imponibile IRES 23,44

IRES dovuta = 0,275 x 23,44 = 6,446. Procediamo ora con il calcolo dell’IVA versata nell’anno X+1. L’IVA a debito risulta essere pari al 21% dei ricavi (0,21 x 750 = 157,5) mentre quella a credito pari al 21% dei costi relativi agli acquisti di materie prime (0,21 x 300 = 63), per cui IVA da versare = 157,5 - 63 = 94,5 N.B. Poiché l’IVA italiana è di tipo consumo, la società Beta ha già portato in detrazione l’IVA sul bene d’investimento nell’anno in cui è stato acquistato (anno X). 

14. IRES, IRAP e IVA (2)

La ABC Spa ha conseguito nell’anno fiscale X ricavi per 300, ha pagato stipendi per 100, ha corrisposto compensi per prestazioni libero-professionali per 8, ha acquistato materie prime per 50 e ha pagato interessi bancari per 20. Nel corso dell’anno ha acquistato un bene strumentale del valore di 20 (coeff. di ammortamento 20%). a. Si calcoli la base imponibile IRES e IRAP della società. b. Utilizzando il metodo imposta da imposta si determini l’IVA che la società deve versare nel caso di un’aliquota unica pari al 21% su tutti i beni acquistati o venduti (per la base imponibile e il metodo di calcolo dell’IVA si faccia riferimento alla normativa italiana).

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Soluzione

a. Iniziamo con il calcolo dell’imponibile IRAP: Ricavi 300  Compensi prest. libero-prof. 8  Materie prime 50  Ammortamento 2 = Imponibile IRAP 240

Passiamo ora al calcolo dell’imponibile IRES. Dal momento che gli interessi passivi sono deducibili fino a concorrenza degli interessi attivi e che l’eccedenza è deducibile nel limite del 30% del risultato operativo lordo (ROL), nel caso in esame tutti gli interessi passivi pagati dalla Spa risultano deducibili (la somma di interessi attivi e 30% del ROL risulta infatti in questo caso pari a 0 + 0,3 x 142 = 42,6 > 20). Base imponibile IRES:

Ricavi 300  Stipendi 100  Compensi prest. libero-prof. 8  Materie prime 50  Interessi passivi 20  Ammortamento 2  10% IRAP 0,94 = Imponibile IRES 119,06

b. IVA a debito: 0,21  300 = 63 IVA a credito: 0,21  (50 + 20 + 8) = 16,38 L'IVA da versare 63  16,38 = 46,62. 

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Cap. 10 Il sistema pensionistico

8. Trattamento fiscale del risparmio previdenziale

Il Signor X è un lavoratore dipendente. Ha cominciato a lavorare a 30 anni e a 65 anni ha raggiunto l’età di pensionamento. Durante tutta la sua carriera lavorativa ha versato contributi sociali al sistema pensionistico pubblico al fine di maturare il diritto ad un beneficio pensionistico pubblico. Per tutta la sua carriera lavorativa ha inoltre versato contributi volontari ad un fondo negoziale per avere diritto ad una pensione integrativa. Facendo riferimento alla normativa correntemente in vigore: a. Descrivete il trattamento fiscale nella fase di accantonamento: - dei contributi sociali obbligatori; - dei contributi volontari e dei rendimenti maturati su questi ultimi. b. Descrivete le modalità di tassazione del beneficio pensionistico pubblico e privato, nell’ipotesi che la pensione integrativa venga riscossa interamente sotto forma di rendita. c. Qual’è l’aliquota fiscale che verrà applicata alla rendita del signor X sulla base dei dati forniti dall’esercizio? Soluzione

a. I contributi sociali obbligatori non rientrano nella determinazione del reddito imponibile da lavoro dipendente; i contributi volontari sono deducibili dal reddito imponibile del contribuente, sia che siano versati dal contribuente sia che siano versati dal suo datore di lavoro, entro un limite pari ad un valore assoluto massimo di 5.164,57 euro. Nel caso dei contributi volontari, i rendimenti finanziari conseguiti nella fase di accumulazione sono tassati secondo le medesime regole previste per gli altri redditi finanziari nel regime del risparmio gestito, ma con un’aliquota agevolata dell’11 anziché del 20%.

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b. Il beneficio pensionistico pubblico viene considerato a fini fiscali reddito da lavoro dipendente e dunque tassato in sede IRPEF. Nel beneficio pensionistico privato si distinguono a fini fiscali tre componenti: una prima componente, che costituisce la restituzione dei contributi accantonati che hanno goduto della deducibilità dal reddito complessivo, è assoggettata ad una tassazione con l’aliquota del 15%, ulteriormente ridotta, per ogni anno di contribuzione oltre il quindicesimo, di una percentuale di 0,30 punti fino ad un minimo del 9%, che verrà quindi raggiunto con 35 anni di contribuzione; una seconda componente, rappresentata dai rendimenti finanziari maturati su tali accantonamenti, già tassati nella fase di accumulazione, è invece esente da imposta; una terza componente, rappresentata dai rendimenti finanziari accumulati nella fase del pensionamento, è infine tassata secondo l’aliquota del 20%. c. L’aliquota fiscale che si applica è quella del 9%. 

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