Fondamenti di Politica Economica (Acocella), Sintesi di Politica Economica. Università G.D'Annunzio di Chieti-Pescara
cicciona55
cicciona559 marzo 2012

Fondamenti di Politica Economica (Acocella), Sintesi di Politica Economica. Università G.D'Annunzio di Chieti-Pescara

PDF (5 MB)
120 pagine
50Numero di download
1000+Numero di visite
98%su 73 votiNumero di voti
41Numero di commenti
Descrizione
Riassunti del corso di Politica Economica e appunti elaborati personalmente con i concetti delle lezioni. Libro di riferimento consigliato: Fondamenti di politica economica (Acocella)
80punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 120
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 120 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 120 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 120 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 120 totali
Scarica il documento
Microsoft Word - POLITICA_ECONOMICA.doc

1

POLITICA ECONOMICA prof. Corsetti TESTO: FONDAMENTI DI POLITICA ECONOMICA Nicola Acocella PARTE PRIMA: LA DEFINIZIONE DELLE PREFERENZE INDIVIDUALI CAP 2: PREFERENZE INDIVIDUALI E PREFERENZE SOCIALI 2.1 Economia del benessere Due sono gli approcci possibili per individuare le preferenze e gli obbiettivi di una collettività:

- uno di tipo positivo - l’altro ha carattere normativo

Con l’approccio positivo si tende a conoscere le preferenze e gli obbiettivi che una determinata società effettivamente manifesta in un certo periodo di tempo; in un regime democratico appare lecito riferirsi ai responsabili di politica come ai soggetti che esprimono o dovrebbero esprimere i desiderata della collettività in questione. L’approccio positivo risulta, comunque, interessante nel momento in cui si voglia concretamente delineare l’intervento pubblico. Il secondo approccio, ossia la teoria normativa delle scelte sociali o collettive, mira proprio a individuare le preferenze e gli obbiettivi che la società dovrebbe avere, in base a qualche postulato di natura etica e politica, introdotto o fatto proprio dallo studioso della politica economica, su ciò che debba intendersi per “interesse collettivo” o “pubblico bene”. L’approccio normativo coincide con l’Economia del benessere ( nucleo centrale per la definizione di interesse pubblico). Sono stati introdotti, così, concetti come quelli di benessere generale, benessere economico, benessere per la collettività, che definiscono criteri di scelta sociale e che sono stati in particolare utilizzati per valutare i risultati tipicamente raggiungibili da sistemi economici fondati sul perseguimento di interessi individuali. Ne sono scaturite indicazioni circa le aree cosiddette di “fallimento” del mercato, nelle quali l’intervento di un operatore avente finalità di natura collettiva porterebbe a un miglioramento di qualche genere, appunto in termini di benessere collettivo. L’Economia del benessere si occupa, anzitutto, (a livello più astratto), di definire i criteri di scelta sociale; inoltra (a livello più prossimo alla realtà), alla luce dei criteri indicati essa valuta i sistemi economici caratterizzati da diverse istituzioni (principalmente lo Stato e il mercato), al fine di individuare quelle più auspicabili.

2

2.2 La costruzione di un ordinamento sociale Un ordinamento sociale è una graduatoria delle situazioni ( o stati del mondo o stati sociali ) nelle quali può trovarsi la collettività. Esso individua le situazioni che, dal punto di vista sociale, sono indifferenti tra loro, quelle preferite ad altre e, infine, quelle peggiori di altre. Normalmente, un ordinamento deve soddisfare certe proprietà, fra le quali è inclusa quella di transitività ( se uno stato del mondo “a” è preferito a “b” e questo è preferito a “c”, lo stato “a” è preferito a “c” ). Non sempre l’ordinamento è completo, nel senso che la graduatoria si estende a tutti i possibili stati del mondo: alcuni potrebbero non essere comparabili secondo la regola che presiede alla graduatoria. Se sono soddisfatte alcune condizioni, l’ordinamento sociale ( social ordering ) può esprimersi attraverso una funzione, che è detta “funzione del benessere sociale” (FBS). Problemi delle preferenze individuali rispetto agli stati del mondo:

1. la scelta fra ordinamenti sociali diretti e indiretti 2. la scelta fra diversi modi per aggregare le preferenze individuali nel caso di ordinamenti

indiretti.

2.2.1 La scelta fra ordinamenti sociali diretti e indiretti

Il primo problema sociale che sorge nella definizione di un ordinamento sociale è il ruolo da attribuire alle preferenze individuali. L’ordinamento sociale potrebbe essere direttamente riferito agli stati del mondo, sulla base di un qualche principio introdotto dall’esterno; ad esempio, l’accettazione di un postulato di uguaglianza potrebbe portare a valutare le varie situazioni nelle quali può trovarsi la società soltanto in relazione al valore assunto in essa da un indice di disuguaglianza. Al contrario, l’ordinamento sociale è indiretto se, sempre sulla base di un postulato esterno esso è costruito esclusivamente in relazione alle preferenze degli individui: la preferenza sociale è un mero riflesso di queste ultime. Due generi di obbiezioni possono essere rivolte agli ordinamenti indiretti:

1. anzitutto, si può essere in disaccordo con l’idea che la graduatoria sociale debba tener conto soltanto delle soddisfazioni effettivamente godute dagli individui in un dato momento, ignorando altri aspetti di uno stato del mondo che potrebbero essere degni di considerazione come, ad esempio, l’esistenza e l’esercizio di diritti e libertà e le quantità dei beni effettivamente disponibili per i vari individui (es. distribuzione del reddito).

2. La seconda obbiezione agli ordinamenti indiretti riguarda il fatto che, nel ridurre la posizione della società alle soddisfazioni degli individui, le preferenze di questi vengono spesso considerate come date. In realtà, le preferenze individuali e, comunque il comportamento dei singoli non emergono in modo indipendente dal contesto economico e sociale, ma sono influenzati da numerosi fattori, fra i quali le abitudini personali, le mode, norme o abitudini sociali. Le preferenze individuali, che dovrebbero orientare le scelte sociali attraverso gli ordinamenti indiretti sono in realtà esse stesse orientate da alcune forze. Il rischio è allora che gli ordinamenti indiretti riflettano non le preferenze originarie e “schiette”, o comunque gli interessi, di tutti gli individui che compongono la società considerata, ma le preferenze ultime di una frazione soltanto di essa.

3

2.2.2 L’aggregazione delle preferenze individuali Se si sceglie di costruire un ordinamento sociale indiretto, come molti fanno, sorge il problema del modo in cui è possibile aggregare le preferenze individuali, quando queste, come normalmente accade, siano divergenti, ossia quando ogni soggetto abbia un proprio ordinamento dei vari possibili stati del mondo. Quindi, le preferenze individuali sono di solito diverse tra i vari individui; se, al contrario, tutti avessero la stessa graduatoria di preferenze, la preferenza sociale sarebbe facilmente determinata come identica a quelle individuali. Divergenti preferenze individuali rendono difficile, invece, determinare una preferenza collettiva che le aggreghi. L’aggregazione presenta in realtà almeno tre aspetti controversi. Essi coinvolgono:

1. la rappresentazione delle preferenze individuali, con particolare riguardo alla misurazione delle soddisfazioni: Vi sono almeno due modi per misurare le soddisfazioni individuali: una misurazione ordinale (primo, secondo, terzo) e una misurazione cardinale (30, 50, 100). Secondo alcuni, come Pareto, le informazioni concretamente disponibili su tali preferenze sono soltanto di tipo ordinale e ciò è, comunque, sufficiente per l’economista. Altri, come Pigou e gli utilitaristi, ricorrono alla misurazione cardinale delle soddisfazioni individuali.

2. la possibilità di effettuare confronti fra le posizioni delle varie persone:

Anche sulla possibilità di effettuare confronti interpersonali esistono posizioni diverse: alcuni sono disposti ad ammetterli, sostenendo che le varie persone abbiano uguali capacità di sentire e che pertanto, le loro soddisfazioni siano “commensurabili”; altri negano la possibilità di effettuare confronti interpersonali.

3. la regola di aggregazione:

Fra gli operatori logico-matematici che è possibile utilizzare vi è la somma, che è un metodo di aggregazione applicabile in taluni circostanze (misurabilità cardinale) ma non in altre. Nel caso di misurabilità ordinale delle preferenze e di inconfrontabilità interpersonale il modo di aggregare le preferenze stesse è del tutto peculiare e consente di ottenere graduatorie sociali soltanto parziali ( Criterio di Pareto ).

4

CAP 3: IL CRITERIO PARETIANO E LA “NUOVA ECONOMIA DEL BENESSERE” 3.1 L’aggregazione di preferenze ordinali inconfrontabili e il criterio di Pareto Assumendo misurabilità ordinale delle soddisfazioni individuali e loro inconfrontabilità, l’aggregazione è possibile, si può infatti dire che:

1. un insieme di persone migliora la propria soddisfazione passando dalla situazione “a” a quella “b”, se tutti gli individui sono più soddisfatti in “b” che in “a”.

2. quell’insieme di persone migliora la propria soddisfazione passando da “a” a “b” se alcuni (al limite un solo individuo) stanno meglio in “b” che in “a” e nessuno sta peggio in “b” che in “a”.

La proposizione 1 è l’essenza del principio paretiano (o criterio) nella sue versione debole, la proposizione 2 ne è la versione forte; esse permettono di classificare le due situazioni “a” e “b” dal punto di vista delle società nel suo complesso nel caso di misurazione ordinale dell’utilità e di inconfrontabilità interpersonale della stessa. Dal concetto di criterio paretiano può derivarsi quello di ottimo paretiano. Riferiamoci, per semplicità, al criterio paretiano forte. Possiamo dire che una situazione “a” è ottima in senso paretiano se, comunque ci si sposti da essa, non è possibile migliorare la soddisfazione di qualcuno senza peggiorare la soddisfazione di almeno un altro membro della collettività.

5

3.1.1 L’efficienza nell’allocazione del consumo

I concetti di criterio paretiano e ottimo paretiano possono essere presentati in termini grafici, con riferimento a un’economia di puro consumo. La quantità di beni prodotti è data, si tratta di ripartirla tra due individui: Bice e Andrea. Vi sono ovviamente infinite possibili allocazioni di consumo. La CUP (curva delle utilità possibili) delimita la zona superiore alla curva (punti irraggiungibili) da quelli inferiori che non sono per definizione punti di ottimo. “b” è preferito ad “a”, ma nessuno di questi due punti sono posizioni di ottimo perché è possibile muoversi da esse e migliorare la soddisfazione di almeno uno dei due membri della collettività senza peggiorare quella dell’altro. Costituiscono invece punti di ottimo paretiano tutti gli infiniti punti posti sulla curva CUP, in quanto, comunque ci si muova da ognuno di essi, non sarà possibile avvantaggiare entrambi gli individui, o almeno uno di essi, senza danneggiare l’altro. L’allocazione delle quantità consumate è ulteriormente migliorabile, in senso paretiano, fino a quando permanga un differenza fra i s.m.s. (saggio marginale di sostituzione)per i due individui. Ove invece questi fossero uguali, non sarebbe possibile riallocare le quantità da consumare fra i due individui in modo da migliorare la posizione dell’uno senza al contempo peggiorare quella dell’altro. Possiamo allora concludere che, in un sistema economico in cui siano date le quantità prodotte e le preferenze dei vari individui soddisfino alcune proprietà (differenziabili, monotone e convesse), la condizione di efficienza (ottimo paretiano) richiede l’uguaglianza dei s.m.s. per ogni coppia di beni fra tutti gli individui. Gli infiniti punti sulla CUP sono tutti caratterizzati da una tale uguaglianza. Nei punti interni alla CUP, invece, i s.m.s. sono diversi.

6

L’efficienza allocativa del consumo può essere espressa anche nei termini della scatola di Edgeworth, come insieme dei punti di tangenza delle curve di indifferenza dei due individui considerati (curva dei contratti). Questa rappresentazione ha luogo sul piano dei beni, e non delle utilità, come nel caso della CUP. La quantità totale di tela prodotta sia OA e quella di pane sia OC. Ove l’allocazione dei due beni fra Andrea e Bice fosse quella corrispondente al punto “a” non sarebbe soddisfatta la condizione di efficienza. In tale punto, infatti, le curve di indifferenza dei due soggetti si intersecano e i s.m.s. sono diversi. Ogni punto sulla curva dei contratti è un punto di efficienza paretiana nel consumo, in quanto un qualsiasi spostamento da esso consente a uno dei soggetti di migliorare la propria soddisfazione soltanto a scapito dell’utilità dell’altro. I punti “a” “g” e “h” della figura 3.2 corrispondono a quelli della figura 3.1. Si noti che la posizione di ottimo che è possibile raggiungere attraverso una o più azioni efficienti in senso paretiano dipende in modo cruciale dalla distribuzione iniziale delle risorse. Gli infiniti punti sul segmento “gh” rappresentano posizioni di ottimo paretiano relativamente a una distribuzione iniziale “a”.

7

3.1.2 L’efficienza in un’economia di produzione Abbiamo ipotizzato finora che la quantità prodotta fosse data, nella realtà esistono vari problemi connessi con la sfera della produzione:

a) l’utilizzo dei vari inputs nella produzione dei diversi beni, ossia la scelta della tecnica (ottimo della produzione)

b) l’offerta di inputs da parte di ogni soggetto (ottimo nell’offerta di inputs) c) la scelta dei beni da produrre (ottimo generale)

Si tratta di determinare le quantità dei due inputs utilizzate nelle due produzioni, ossia la loro allocazione produttiva fra i possibili impieghi. Si può mostrare che la condizione di efficienza paretiana nell’uso degli inputs può essere espressa come uguaglianza dei saggi marginali di sostituzione tecnica (s.m.s.t.) fra i due inputs nella produzione dei due beni: se gli inputs sono costituiti da lavoro e ferro, il rapporto al quale il ferro può sostituire il lavoro lasciando invariata la quantità prodotta deve essere lo stesso nell’industria del pane e in quella della tela. L’efficienza si ha in ognuno dei punti nei quali gli isoquanti sono tangenti tra loro. In questi punti il s.m.s.t. relativo alla produzione di pane è uguale al s.m.s.t. relativo alla tela; l’unione di tutti i punti di tangenza dà la curva dei contratti relativa agli inputs. Lungo tale curva è garantita l’efficienza produttiva, in quanto un aumento della produzione di tela, ad esempio, può avvenire soltanto riducendo la produzione di pane.

Se dal piano dei fattori passiamo a quello dei prodotti si ottiene la curva di trasformazione (FF) o curva delle possibilità produttive. La curva di trasformazione indica come, per aumentare di un’unità la produzione di un bene, poniamo la tela, sia necessario rinunciare alla produzione di qualche unità dell’altro bene, il pane. Il saggio marginale di trasformazione (SMT) indica, appunto, i termini di questa rinuncia ed è diverso secondo le quantità prodotte dei due beni. La scelta delle quantità da produrre deve avvenire tenendo conto simultaneamente delle possibilità di produzione e delle preferenze dei consumatori. Poniamo che il SMT fra pane e tela sia 5 e il s.m.s. sia 2. Ciò significa che, rinunciando a un’unità di pane, dal punto di vista produttivo si potranno ottenere 5 unità di tela, mentre dal punto di vista del consumo gli individui sarebbero ugualmente soddisfatti qualora ricevessero soltanto due unità in più di tela.

8

La condizione paretiana di efficienza nella scelta dei beni da produrre, talvolta detta di efficienza generale è, pertanto, che il s.m.s. fra due beni sia uguale al loro SMT. Ovvero il punto “c”. Nel punto c infatti, la pendenza delle curve di indifferenza sia di Andrea che di Bice, data dalla SS, è uguale a quella in B della curva di trasformazione, data dalla ST. Nella figura viene mostrato solo uno di tali punti, ma in generale essi possono essere molteplici. 3.1.3 La frontiera delle utilità possibili

L’insieme dei punti nei quali sono soddisfatte le condizioni di efficienza generale (ossia l’inviluppo delle varie curve di utilità possibili; la CUP, la CUP ’ e tutte le infinite altre possibili) viene detto frontiera delle utilità possibili (FUP). La FUP ha pendenza negativa. 3.1.4 Limiti della teoria dell’equilibrio generale

- la sua natura statica (CUP) - l’ipotesi di massimizzazione manca di fondamento in un mondo di incertezza - carattere esogeno delle preferenze - l’elevata astrazione

9

3.2 Le limitazioni del criterio paretiano e i tentativi di superarle: la Nuova economia del benessere

Limitazioni del Criterio di Ottimo Paretiano:

- l’ignoranza di aspetti rilevanti dei vari stati del mondo; Il criterio paretiano parte dalla premessa dell’individualismo etico, in quanto pone le preferenze degli individui come base esclusiva del giudizio sociale. Non considerando, però, libertà e diritti, esso può rivelarsi incoerente con l’accettazione di altri principi (ad esempio le libertà minime ). D’altro canto sono ignorati anche altri aspetti di uno stato del mondo, come la quantità e la distribuzione dei beni disponibili, e ciò può imporre forti limitazioni all’impiego del criterio paretiano, particolarmente in situazioni di forti sperequazioni.

- il carattere di ordinamento parziale del criterio;

La limitazione derivante dal carattere parziale di un ordinamento appare evidente: un ordinamento siffatto deve rinunciare a graduare tutte le alternative possibili ed è pertanto poco significativo. Tirannia dello status quo: poiché la possibilità di effettuare comparazioni è limitata, quando si sia in un qualsiasi stato del mondo, efficiente o non, vi può essere la tendenza a non spostarsi da quello stato verso altri (per un fattore di inerzia). Diverse posizioni iniziali ammetteranno differenti sistemi di stati paretianamente superiori.

Il tentativo operato dalla Nuova economia del benessere è quello di estendere l’applicazione del criterio Paretiano. In particolare il principio di indennizzo costituisce un modo di introdurre ulteriori condizioni, tali da ampliare l’insieme degli stati del mondo che è possibile ordinare.

10

3.3 Il principio di indennizzo ( Kaldor 1939 ) Kaldor sostenne un cambiamento che porti a un incremento di produttività e, quindi, del reddito reale complessivo di una collettività migliorerebbe il benessere per l’intera collettività, in quanto vi sarebbe la possibilità per gli avvantaggiati di indennizzare gli svantaggiati, rimanendo con un vantaggio netto (principio di indennizzo “compensation principle” ).

Si considerino le situazioni “a” ed “e”. Non è possibile ordinarle dal punto di vista sociale alla luce del criterio paretiano, in quanto, passando dall’una all’altra, a seconda del caso, sarebbero svantaggiati Andrea o Bice. Il principio di Kaldor afferma che, se il guadagno che Andrea riceve passando da “a” ad “e” è tanto grande da permettergli di indennizzare Bice e rimanere con un vantaggio netto, il passaggio da “a” ad “e” è auspicabile, ossia “e” occupa un ordine più elevato di “a” nella graduatoria sociale. Sarebbe allora possibile che Andrea, beneficiario del passaggio da “a” ad “e”, una volta in “e”, ceda una parte dei beni ottenuti a Bice (ossia la indennizzi). Così facendo, si potrebbe passare da “e” a un punto come “h” nel quale Bice sarebbe completamente indennizzata e Andrea godrebbe di una soddisfazione superiore a quella in “a”. I problemi della proposta di Kaldor riguardano:

- la concessione effettiva dell’indennizzo - il problema, se il passaggio da uno stato del mondo a un altro possa essere giudicato soltanto

per le conseguenze sulla ricchezza complessiva, trascurando la concreta distribuzione della ricchezza stessa (questione di efficienza e questione di equità).

11

3.5 Arrow e il teorema di impossibilità Per superare il carattere parziale dell’ordinamento ispirato al criterio paretiano è stato seguito da Arrow (1951) un percorso alternativo rispetto a quello compiuto dai vari sostenitori del principio di indennizzo. Questo diverso percorso consiste nel tentativo di costruire un ordinamento sociale completo, integrando il criterio paretiano con altri assiomi che hanno la natura sia di principi etici sia di procedure che li soddisfano. Il tentativo di Arrow è di pervenire ad un ordinamento completo, partendo dal criterio paretiano e aggiungendo ulteriori condizioni che permettano di ordinare anche quegli stati del mondo inconfrontabili secondo il criterio paretiano. Corredare quindi il criterio paretiano di:

1. una condizione di dominio universale: la regola che associa agli ordinamenti individuali quello sociale deve essere definita per tutti i possibili insiemi di ordinamenti individuali.

2. una condizione di indipendenza dalle alternative irrilevanti, secondo la quale nella scelta

sociale non si tenga conto di altro che delle preferenze espresse dagli individui rispetto a queste alternative.

Secondo Arrow (1951) si può dimostrare che, con un simile insieme di ipotesi, il criterio di Pareto consente di ottenere un ordinamento sociale completo.

12

CAP 4: “TEORIE DELLA GIUSTIZIA”, FUNZIONE DEL BENESSERE E OTTIMO SOCIALE 4.4 L’utilitarismo di Pigou Pigou riprende dopo più di un secolo le posizioni dell’utilitarismo classico, depurandolo di molti connotati filosofici, e definisce il benessere generale come la somma delle utilità dei vari individui procurate dalle diverse occasioni di godimento. Così facendo, Pigou ipotizza misurabilità in senso cardinale delle soddisfazioni individuali e loro piena comparabilità. Il benessere generale può essere espresso pertanto nel modo seguente, con una funzione utilitarista semplice:

dove x sta ad indicare tutti quegli aspetti dei possibili stati del mondo che determinano le soddisfazioni (bellezze naturali, amore, ecc.). Pigou considera il reddito nazionale, ossia la somma del consumo e del risparmio realizzato dalla società in un certo arco di tempo, come indicatore del benessere economico. E poiché l’utilità di ognuno è funzione crescente del suo reddito, si può pensare che a parità di altre condizioni (distribuzione), il benessere economico aumenti al crescere del totale dei redditi degli individui, ossia del reddito (o prodotto) nazionale. Per tener conto di mutamenti nella distribuzione Pigou introduce un’ulteriore ipotesi, oltre quelle di cardinalità e comparabilità: il principio della decrescenza dell’utilità marginale del reddito. L’utilità dell’ultima sterlina per un ricco è minore dell’utilità dell’ultima sterlina per un povero, se le funzioni di utilità marginale sono molto simili ( al limite uguali). Pertanto, se si assume la cardinalità e comparabilità, il principio dell’utilità marginale decrescente del reddito, che normalmente si esprime con riferimento a variazioni del reddito di una stessa persona, può essere riferito a variazioni di reddito di due diverse persone come se si trattasse di reddito dello stesso individuo. Con queste ipotesi, un aumento del reddito nazionale al quale si associ l’invarianza della distribuzione migliorerebbe il benessere. Lo stesso effetto si avrebbe se all’aumento di reddito corrispondesse un “miglioramento” della distribuzione che va inteso come un aumento del reddito per i meno abbienti. Costituiscono condizioni sufficienti per l’incremento del benessere economico:

1. il benessere economico cresce se il volume del reddito nazionale aumenta senza che peggiori la distribuzione.

2. il benessere economico cresce se migliora la distribuzione e non si riduce il volume del reddito nazionale.

13

PARTE SECONDA: SCELTE SOCIALI, STATO E MERCATO CAP 5: PREFERENZE SOCIALI E ISTITUZIONI 5.1 Il ruolo del mercato e dello Stato Se ci limitiamo agli aspetti costituzionali delle istituzioni economiche, tralasciando quelli correnti, due sono le principali norme di interazione sociale: il mercato e lo Stato. Il proposito di questa seconda parte è di offrire una prima valutazione di come e in quali condizioni i risultati economici che possono essere conseguiti attraverso l’azione del mercato e dello Stato garantiscano il rispetto dei principi di efficienza e di equità emersi nella prima parte. Allo stadio attuale dell’analisi la differenziazione fra mercato e Stato non può che avvenire sulla base della natura privatistica o pubblicistica degli interessi espressi dall’istituzione. 5.2 I teoremi fondamentali dell’economia del benessere

1. In un sistema economico di concorrenza perfetta nel quale vi sia un insieme completo di mercati, un equilibrio concorrenziale, se esiste, è un ottimo paretiano.

2. Se sono rispettate alcune condizioni relative alle funzioni di utilità individuali (mappe

di indifferenza convesse) e alle funzioni di produzione (insiemi di produzioni convessi), in presenza di mercati completi ogni posizione di ottimo paretiano può essere realizzata come equilibrio concorrenziale, previa un’appropriata redistribuzione delle risorse (dotazioni iniziali) fra gli individui.

Il primo teorema ha natura descrittiva, in quanto mostra le conseguenze di una ben definita situazione di mercato in termini di un dato criterio di ordinamento sociale. Il secondo teorema ha invece natura prescrittiva, in quanto precisa le condizioni che devono essere soddisfatte per raggiungere una certa posizione desiderata dei componenti della collettività. 5.3 Il primo teorema fondamentale Per concorrenza perfetta intendiamo un regime di mercato caratterizzato da: omogeneità dei beni, ampia numerosità degli operatori, assenza di intese o accordi fra gli operatori, libertà di entrata e uscita dal mercato, piena informazione. L’equilibrio (Walrasiano) di concorrenza è un vettore dei prezzi e un’allocazione economica (vettori di consumo e di produzione) che soddisfano le condizioni di massimizzazione delle utilità e dei profitti e che, inoltre, garantiscono un eccesso di domanda nullo su tutti i mercati. L’esistenza di un tale equilibrio è garantita se le funzioni di utilità hanno le caratteristiche normalmente ipotizzate (continuità, non saziabilità delle preferenze, ecc.) e non sussistono rendimenti crescenti di scala (convessità degli insiemi di produzione). L’aspetto più problematico dell’equilibrio di concorrenza perfetta concerne la sua stabilità, ossia la possibilità di raggiungere e mantenere un tale equilibrio (non esistono prove soddisfacenti). L’ottimo paretiano in un’economia di produzione e scambio richiede:

- efficiente allocazione nel consumo dei beni, uguaglianza degli s.m.s. - efficiente allocazione degli inputs produttivi, uguaglianza dei s.m.s.t. - efficienza generale, uguaglianza dei s.m.s. con il SMT.

14

5.4 Il secondo teorema fondamentale E’ stata dimostrata la possibilità che mercati perfettamente concorrenziali producano situazioni di equilibrio efficienti in senso paretiano, ma nelle quali alcuni consumatori non hanno i mezzi per sopravvivere o vi sia una dittatura; la schiavitù poi può rispettare il criterio di efficienza paretiana. Pertanto, la qualifica di ottimo paretiano non sottintende o implica un giudizio di merito sulla sua desiderabilità. Dire che una certa posizione del sistema economico è di ottimo paretiano non significa che essa sia buona o auspicabile, ma semplicemente che assicura efficienza produttiva, efficienza nello scambio ed efficienza generale, rispetto a una data distribuzione iniziale delle risorse.

Ogni punto sulla frontiera delle utilità possibili (FUP) è un punto di ottimo paretiano. Lo sono pertanto anche i punti “u” e “ u ’ ” nei quali, rispettivamente, l’individuo 1 e l’individuo 2 hanno soddisfazione nulla. Si supponga, ad esempio, che la posizione iniziale sia “z” (paretianamente inefficiente). Se, però, gli inputs venissero combinati opportunamente dall’individuo 2, si potrebbe raggiungere in “u” una posizione di ottimo. Questa sarebbe una posizione condizionata dal punto di partenza, che quasi tutti giudicherebbero non buona, pur non potendone contestare il carattere di ottimo in senso paretiano. Ogni posizione di ottimo è ottenibile come equilibrio di concorrenza perfetta, se sono soddisfatte le opportune ipotesi di convessità e purché si proceda a un’appropriata redistribuzione delle risorse iniziali.

15

Graficamente, il significato del secondo teorema dell’Economia del benessere può essere mostrato come nella figura 5.2 Consideriamo ancora la FUP, u u ’ . Il punto “d” indica una posizione sulla curva che comporta una notevole sperequazione delle utilità, potendosi giudicare molto bassa la soddisfazione dell’individuo 1 e, al contrario, molto elevata quella dell’individuo 2. Se al pianificatore sociale sembra più equo assicurare una maggiore soddisfazione dell’individuo 1, collocando la società approssimativamente in un punto come “c”, egli può raggiungere tale punto, nelle condizioni ipotizzate, con il procedere preliminarmente a un’appropriata redistribuzione delle dotazioni iniziali delle risorse fra i due membri della collettività, ad esempio, da “d” ad “a”, e lasciando poi, operare il meccanismo di mercato (di concorrenza perfetta) che si assume raggiunga senza problemi un equilibrio nel punto “c” o in un suo intorno. In questo modo vi sarebbe una netta divisione di compiti fra Stato e Mercato: al primo si assegnerebbe un obbiettivo redistributivi mentre il secondo assolverebbe un ruolo allocativo.

16

CAP 6: I FALLIMENTI DEL MERCATO: ASPETTI MICROECONOMICI DELLA REALTA’

6.2 La concorrenza perfetta e la realtà dei regimi di mercato Si è già avuto modo di sottolineare il carattere irrealistico dei presupposti della concorrenza perfetta. Nella realtà dei mercati prevalgono situazioni di concorrenza imperfetta o monopolistica, oligopolio, monopolio. In tutte queste situazioni effettive di mercato viene violata la condizione di uguaglianza fra prezzo e costo marginale, che in concorrenza perfetta assicura l’ottimo paretiano. 6.2.1 La numerosità degli operatori e i rendimenti di scala Consideriamo il caso in cui il presupposto della molteplicità degli operatori non sia soddisfatto dal lato dell’offerta. Supponiamo in particolare che esista una situazione di monopolio dovuta alla natura dei rendimenti di scala. Se questi sono crescenti nel tratto rilevante della curva di domanda, si ha monopolio naturale: infatti, la minimizzazione dei costi per la quantità richiesta dal mercato si ottiene quando esiste una sola impresa. Questa situazione è riprodotta nella figura 6.1 DD funzione di domanda; CU costo unitario; CM costo marginale

In tale situazione potrà stare sul mercato (al massimo) una sola impresa. Se vi fossero due o più imprese, esse troverebbero convenienza a fondersi, ovvero ognuna tenderebbe ad accrescere la produzione, così da ridurre i costi. Se il monopolista adottasse un prezzo, P2 pari al costo marginale, producendo la quantità OB, ciò che soddisferebbe la condizione di efficienza paretiana, esso soffrirebbe una perdita, essendo il costo unitario sempre superiore al costo marginale. L’unico modo per evitare la perdita, senza al tempo stesso produrre effetti distorsivi sull’allocazione delle risorse, consisterebbe nel praticare un prezzo pari al costo marginale e, in aggiunta nel coprire la perdita (pari al costo fisso nel caso ipotizzato) ponendo a carico di tutti i consumatori del bene in questione un onere in somma fissa ( e perciò non distorsivo ).

17

Realisticamente stimerà un numero minimo di consumatori, n* , fra i quali ripartirà il costo fisso, facendo pagare a eventuali ulteriori consumatori un prezzo che, per non essere distorsivo, dovrà eguagliare sempre il costo marginale. Ma in queste condizioni, al limite nessuno dei consumatori avrà interesse a domandare inizialmente il bene, potendo rientrare fra i primi n* ai quali viene fatta pagare una quota del costo fisso in aggiunta al prezzo, pari al costo marginale. Ognuno, invece, tenderà a “fare il furbo” ovvero a comportarsi da “opportunista” o “parassita” (FREE RIDER). Si basi che il problema del free riding potrebbe essere evitato se l’impresa potesse praticare una discriminazione dei prezzi, il che richiederebbe:

a) la disponibilità delle informazioni necessarie per far pagare a ogni consumatore il suo prezzo di riserva

b) l’impossibilità per i consumatori di rivendere la merce su mercati secondari In conclusione, al monopolista naturale non è possibile, né conveniente, praticare un prezzo pari al costo marginale. L’esistenza di costi decrescenti porta, dunque, al fallimento del mercato impedendo di soddisfare le condizioni che assicurano l’ottimo paretiano. Se le economie di scala non sono tanto estese da portare al monopolio, ma semplicemente a un regime di oligopolio, sorge, comunque un altro problema. Invece di rispondere in modo meccanico ai prezzi fissati dal mercato, come in concorrenza perfetta, gli operatori si troveranno impegnati in un gioco: essi fisseranno i loro prezzi o le quantità prodotte tenendo conto delle reazioni degli altri operatori alle proprie decisioni e assumeranno perciò comportamenti di tipo strategico, con la conseguenza che non tutti i possibili equilibri saranno efficienti in senso paretiano. In presenza di monopolio naturale o oligopolio l’intervento pubblico può eliminare o alleviare il “fallimento” del mercato essenzialmente attraverso varie forme di regolamentazione ( legislazione antimonopolistica, controllo dei prezzi ) o la costituzione di imprese pubbliche.

18

6.2.2 La libertà di entrata e di uscita Contendibilità dei mercati: possibilità che nuove imprese entrino liberamente e senza costi sul mercato e ne fuoriescano sempre liberamente e senza costi ( mercati contendibili o “contestable markets”). Si supponga che le poche imprese esistenti sul mercato realizzano extraprofitti, praticando prezzi superiori al costo medio. Se l’entrata e l’uscita sono libere, nuove imprese saranno attratte e potranno condividere con quelle già esistenti una parte degli extraprofitti, acquisendo spazi di mercato mediante la fissazione di prezzi più bassi di quelli da queste praticati, fino a quando le imprese preesistenti non reagiranno abbassando a loro volta il prezzo. La tattica del “colpisci e fuggi” (hit and run) seguita da nuovi entranti sarebbe resa possibile dalla completa libertà di entrata e uscita.

L’efficienza che è possibile conseguire nei mercati contendibili è diversa da quella paretiana e consiste semplicemente nel fatto che l’impresa monopolista produce una quantità in corrispondenza della quale il costo di produzione è minimo, tenuto conto del vincolo della domanda complessiva. Soltanto in un particolare caso questa efficienza corrisponde a quella paretiana. Ciò avviene nella figura 6.2, in cui la curva di domanda interseca la curva del costo unitario nel punto di minimo di questa e, pertanto, in corrispondenza anche del costo marginale.

19

In altri casi come in quelli rappresentati nelle figure 6.3 e 6.4 ciò non avviene: le posizioni di equilibrio in questi due casi sono efficienti, nel senso che la produzione avviene al costo unitario minimo compatibile con la domanda di mercato, ma l’efficienza non è quella paretiana, essendo il prezzo diverso dal costo marginale.

La caratteristica della funzione del costo unitario secondo la quale nel punto “E” il costo sostenuto da una sola impresa è inferiore al costo che sosterrebbero due o più imprese è detta “subadditività”. Questa è una generalizzazione del concetto di economie di scala. Come di vede, nel punto “E” non sussistono più le economie di scala e, tuttavia, il costo unitario di produzione da parte di un’impresa è inferiore a quello che due o più imprese sosterrebbero per produrre complessivamente la stessa quantità OQ2 ( due imprese hanno come costi OAFB + OQ1CP1 ).

20

6.2.3 Una digressione sui concetti di efficienza Si è già parlato di efficienza come di pura minimizzazione del costo medio. Possiamo aggiungere che esistono altri due concetti di efficienza, quello di efficienza x e quello di efficienza dinamica, diversi da quello dell’efficienza paretiana di tipo allocativo. L’efficienza x è un concetto introdotto da Lebenstein (1966) per indicare la capacità non dei mercati, ma dell’organizzazione aziendale, di allocare le risorse in modo efficiente (adottando un comportamento tale da rendere il saggio marginale di sostituzione tecnica uguale al rapporto fra i prezzi) nonché di scegliere programmi di produzione tecnicamente efficienti. L’efficienza dinamica è un concetto importante, ma relativamente meno preciso di quello di efficienza paretiana allocativa, dal punto di vista delle condizioni che ne rendono possibile la realizzazione. A livello microeconomico vi sono almeno due concetti di efficienza dinamica: Il primo è quello di efficienza adattiva che consiste nella capacità di apprendimento graduale dei problemi e delle risposte “corrette” ai problemi stessi. Un secondo concetto di efficienza dinamica corrisponde alla capacità di abbassare nel tempo il costo di produzione (ovvero di accrescere la produttività degli inputs), ciò può essere legato all’introduzione di innovazioni di processo. I regimi non concorrenziali sono paretianamente inefficienti, ma possono risultare efficienti nel senso che potrebbero minimizzare il costo unitario di produzione in condizioni di rendimenti crescenti di scala; oppure essi potrebbero in talune circostanze stimolare le attività innovative e, quindi, l’efficienza dinamica. 6.2.4 Gli altri presupposti della concorrenza perfetta Anzitutto, la molteplicità di operatori non implica risultati di concorrenza perfetta perchè, in presenza di accordi o intese, provoca limiti alla competizione fra gli stessi operatori. L’omogeneità dei prodotti è una condizione che potrebbe non verificarsi, in primo luogo proprio per effetto di politiche aziendali di differenziazione che mirino a creare mercati particolari per i prodotti dell’azienda stessa, ossia mercati tendenzialmente monopolistici. La perfetta informazione dei prezzi praticati nelle diverse contrattazioni relative allo stesso bene è anch’esso un presupposto della concorrenza perfetta.

21

6.3 L’incompletezza dei mercati e le esternalità Può esservi incompletezza dei mercati in relazione:

a) all’esistenza di esternalità b) all’esistenza di beni pubblici c) all’assenza di taluni mercati a pronti o a termine, a causa di costi di transazione ed

asimmetria informativa in ambiente incerto L’esternalità si definisce come l’inesistenza di un corrispettivo a fronte del vantaggio (esternalità positive o economie esterne) o del danno (esternalità negative o diseconomie esterne) procurati da un operatore ad altri. Ciò può essere dovuto:

- alla inesistenza di “diritti di proprietà” (property rights) individuali su alcuni beni, i quali risultano invece di “proprietà comune”.

- All’esistenza di attività di produzione o consumo congiunto: nel momento stesso in cui un operatore compie un attività di produzione o di consumo, egli determina il sorgere di un bene (o di un “male”) per altri operatori, per ragioni strettamente inerenti al modo in cui si svolge l’attività.

Casi tipici di esternalità negative derivanti da attività congiunte nel campo del consumo (esternalità di consumo) sono l’inquinamento acustico provocato da chi tenga alto il volume della sua radio o l’inquinamento atmosferico prodotto dai gas di scarico delle automobili; esempi di attività che possono creare economie esterne di consumo sono, invece, la cura del proprio giardino o l’acquisizione di cultura. Nel campo della produzione un effetto esterno negativo è quello dello scarico dei rifiuti delle fabbriche (inquinamento industriale); esempi di economie esterne sono le conoscenze tecnologiche diffuse attraverso l’addestramento dei lavoratori, la diffusione gratuita di informazioni tecnologiche, la costruzione di vie di comunicazione liberamente utilizzabili da altri operatori (esternalità di produzione). L’effetto che in linea generale le esternalità provocano sulle condizioni di efficienza paretiana è quello di richiedere che i s.m.s. siano diversi fra i vari individui (esternalità di consumo) e, similmente, che i s.m.s.t. siano diversi per le varie industrie (esternalità di produzione). Il raggiungimento dell’efficienza paretiana in presenza di queste esternalità richiede che vi sia divergenza, non uguaglianza, dei s.m.s.t. fra due fattori nella produzione di diversi beni. Le esternalità sono causa di divergenza fra costi privati e costi sociali, ovvero fra prodotto marginale privato e prodotto marginale sociale. In presenza di economie esterne, il costo marginale privato è maggiore di quello sociale. Le diseconomie esterne comportano, invece, che il costo marginale privato sia minore di quello sociale. Viceversa per il prodotto marginale. L’intervento pubblico può rimuovere la divergenza fra costo (o prodotto) privato e sociale, rendendo interno (interiorizzando o internalizzando) il costo o il vantaggio procurato dall’operatore al resto della collettività. Ciò può essere ottenuto attraverso vari strumenti come le imposte (dette pigouviane) a carico dei creatori di diseconomie esterne o introducendo una regolamentazione che ne vieti la creazione.

22

6.4 Le esternalità e il teorema di Coase Entrambi gli interventi governativi (imposte pigouviane, regolamentazione) partono dal presupposto che vi sia un diritto di alcuni (ad esempio, dei cittadini a usare l’aria, ossia a non essere inquinati) e non di altri (ad esempio, delle imprese a usare l’aria stessa, ossia a inquinare). Una simile assegnazione dei diritti di proprietà è apparentemente non controversa ai nostri giorni, se ci si riferisce alle esternalità prodotte dall’inquinamento, ma potrebbe esserlo se l’esternalità fosse di altro genere. Si può quindi affermare che la stessa esistenza di un danno o di un vantaggio non pagati e l’identità dei soggetti che li procurano dipendono da come vengono assegnati i diritti di proprietà. Secondo Coase il vero problema che una società deve affrontare e risolvere è quello della scelta delle istituzioni e quindi anche dei criteri di assegnazione dei diritti di proprietà. Coase enuncia le sue seguenti proposizioni:

1. TEOREMA DI COASE: Se sono soddisfatte alcune condizioni (tra le quali la preventiva assegnazione dei diritti di proprietà e l’assenza di costi di transazione ), gli operatori interessati dall’esistenza delle esternalità potranno raggiungere accordi mutuamente vantaggiosi senza intervento governativo; inoltre, se la posizione che massimizza la ricchezza sociale è unica, gli operatori interessati raggiungeranno quella posizione indipendentemente dal modo in cui erano stati preventivamente assegnati i diritti di proprietà.

2. In presenza di costi di transazione la possibilità di raggiungere la posizione più efficiente

attraverso il mercato può dipendere dall’assegnazione dei diritti di proprietà; pertanto, i diritti di proprietà dovranno essere attribuiti in modo tale da garantire il raggiungimento della posizione più efficiente, che non è necessariamente unica.

Nella tabella 6.2 si illustrano le proposizioni di Coase con due operatori allevatori e agricoltori, se ognuno di essi potesse operare da solo i guadagni netti delle loro attività sarebbero 100 e 240; se le mandrie dell’allevatore attraversano i terreni coltivati dall’agricoltore provocano un danno di 30. Se il diritto di uso della terra fosse attribuito all’allevatore, il danno prodotto dalle sue mandrie non darebbe luogo ad indennizzo e, pertanto, il guadagno dell’agricoltore sarebbe limitato a 210 (situazione 1). Al contrario se il diritto fosse assegnato all’agricoltore egli dovrebbe essere risarcito e pertanto il suo guadagno sarebbe di 240 e quello dell’allevatore scenderebbe a 70 (situazione 2). Ipotizziamo ora l’esistenza di un dispositivo capace di ridurre il danno per l’agricoltore prodotto dal passaggio delle mandrie con la recinzione delle terre coltivate, che per ipotesi costi 20. Se il diritto è dell’allevatore, egli non si preoccuperà del danno che arrecherà con le mandrie e realizzerà comunque un guadagno di 100, invece l’agricoltore non essendo titolare del diritto di proprietà, troverà conveniente recintare il terreno coltivato (situazione 3). Se invece il diritto di proprietà fosse attribuito all’agricoltore, egli potrebbe limitarsi a richiedere l’indennizzo di 30, così l’allevatore troverà conveniente spendere 20 per la recinzione, ottenendo un guadagno netto di 80 (situazione 4).

23

Passiamo alla proposizione 2, che concerne le possibilità aperte alla società quando esistano dei costi di transazione, supponiamo che siano a carico del non titolare del diritto e siano pari a 11. Se il diritto è dell’allevatore l’agricoltore recinterà il suo terreno (senza costi di transazione). (sit.5) Se il diritto è dell’agricoltore allora l’allevatore o pagherà la recinzione e i costi di transazione (31) (sit. 6 a ) oppure a questo punto gli converrà pagare il danno di 30 (sit. 6 b ). Introduciamo la possibilità di sorveglianza per evitare il danno, costo pari a 10. Se il diritto è dell’allevatore e senza costi di transazione l’agricoltore paga la sorveglianza. (sit. 7) Se il diritto è dell’agricoltore e senza o con i costi di transazione l’allevatore pagherà la sorveglianza (sit. 8). Se il diritto è dell’allevatore, con costi di transazione, l’agricoltore può o pagare costi di transazione e sorveglianza (21) (sit. 9 a), oppure recintare direttamente il terreno (20) (sit. 9 b). Se il diritto è dell’agricoltore, con costi di transazione, l’allevatore deciderà autonomamente di sorvegliare le mandrie, (sit. 10) e si otterrà il guadagno più alto totale 330.

24

L’importanza dell’analisi di Coase è nel merito di aver evidenziato il fatto che l’analisi pigouviana delle esternalità e la relativa proposta di politica (imposizione) si muovono, implicitamente, in un determinato contesto istituzionale (ossia, nell’ambito di una certa assegnazione dei diritti di proprietà), senza porsi il problema delle possibilità che una diversa assegnazione dei diritti abbia un impatto positivo sull’efficienza. In secondo luogo l’analisi di Coase è all’origine di una letteratura, ormai amplissima, sui diritti di proprietà che investe una più vasta gamma di problemi istituzionali. Cooter critica la teoria di Coase in quanto pensa che l’esistenza di atteggiamenti cooperativi dei vari soggetti può non dipendere soltanto dalla possibilità di procurarsi qualche guadagno economico; anche ove questo ci sia, la cooperazione potrebbe mancare. Inoltre la cooperazione può dipendere dalla distribuzione complessiva dei guadagni (redditi) di una società. Quindi nell’attribuzione dei diritti di proprietà lo Stato dovrebbe considerare contemporaneamente gli aspetti di efficienza e quelli di equità e non privilegiare un solo aspetto. Tuttavia le questioni sollevate dalla presenza di esternalità sono altre:

a) anzitutto, tale presenza contrasta con le condizioni previste dal secondo teorema fondamentale dell’Economia del benessere (convessità degli insiemi di produzione).

b) Inoltre, in presenza di esternalità sorgono difficoltà analitiche che pregiudicano l’esistenza

stessa di un equilibrio di mercato, in quanto creano discontinuità delle funzioni di offerta dei beni.

25

Supponiamo che esista una diseconomia esterna (fumo) per la quale siano attribuiti dei permessi di inquinamento che, come suggerisce Coase, possono essere scambiati sul mercato. Consideriamo la situazione di una lavanderia che vende i servizi tipici e inoltre vende i permessi di inquinamento alle fabbriche circostanti fino a un massimo di OC.

All’aumentare della produzione di fumo la quantità di tali servizi che è possibile ottenere si riduce e ciò è mostrato dalla frontiera di produzione ( o curva di trasformazione ) nel tratto AB (convesso). Quando la quantità prodotta di fumo è pari a OB la lavanderia non produce e esce dal mercato. L’aumento della produzione di fumo oltre B non riduce ulteriormente la produzione di servizi di lavanderia e perciò anche il tratto BC fa parte della frontiera di produzione. Allora l’insieme completo di produzione che è quello racchiuso dalla curva ABC non è più convesso come nel caso in cui la frontiera sia costituita solo dalla curva AB. Vediamo ora le implicazioni dell’esistenza di “non convessità fondamentali”. Consideriamo, in particolare, inizialmente un rapporto fra prezzi dei permessi di inquinamento e prezzo dei servizi di lavanderia pari a p1. A tale prezzo la combinazione ottimale dei due beni è quella indicata dal punto D. Supponiamo ora che il prezzo dei permessi aumenti, rimanendo, però, compreso fra p1 e p2; la quantità offerta dei permessi di inquinamento aumenta e quelli di servizi di lavanderia si riduce. Ciò corrisponderà a una posizione sulla curva di trasformazione intermedia fra D ed E. Quando il prezzo relativo raggiunge il livello p2 , la lavanderia troverà indifferente porsi sulla curva di trasformazione nel punto E o C. Ma se il prezzo relativo aumenta anche di un infinitesimo al di sopra di p2 , l’impresa senz’altro uscirà dal mercato dei servizi di lavanderia e troverà conveniente vendere tutti i permessi di inquinamento ad essa assegnati: la produzione di servizi di lavanderia sarà zero, mentre altre imprese produrranno fumo in misura pari a OC, sulla base dei permessi di inquinamento acquistati.

commenti (41)
Integrando questo riassunto con alcune parti del libro si può tranquillamente passare l'esame con un buon voto.
ciao voglio sapere se il riassunto è completo o mancano dei capitoli e dove si trovano gli esercizi ciao
Ottima sintesi
Per scaricare ?
Nn riesco a scaricarli. .:(
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 120 totali
Scarica il documento