FRANCIA PRE-RIVOLUZIONARIA [Tema d'esame svolto], Esami di Storia. Università non definita
Alberto
Alberto25 giugno 2010

FRANCIA PRE-RIVOLUZIONARIA [Tema d'esame svolto], Esami di Storia. Università non definita

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FRANCIA PRE-RIVOLUZIONARIA [Tema d'esame svolto]
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TRACCIA UN ESAURIENTE QUADRO DELLA FRANCIA PRE-RIVOLUZIONARIA INDIVIDUANDO I PUNTI DI CRISI CHE PORTERANNO ALLA ROTTURA DEGLI SCHEMI E QUINDI ALL'EVENTO DELL'89.

Cause economiche, politiche, sociali e culturali sono da rintracciare all'origine di quel movimento popolare- borghese che riuscì a porre fine a un potere assoluto che aveva condotto la Francia sull'orlo della bancarotta finanziaria, e che prende il nome di Rivoluzione Francese.

Nella seconda metà del XVIII sec. La Francia presenta una preoccupante situazione sociale ed economica: l'intera società è organizzata in modo tale che la quasi totalità dei cittadini francesi mantenga nel lusso una stretta minoranza di privilegiati che vivono nell'ozio, hanno in mano le cariche amministrative e riscuotono tasse senza però pagarne alcuna.

Questa situazione deriva dal malgoverno di Luigi XIV che condusse una politica di spese ed esenzioni fiscali a vantaggio degli aristocratici e del clero. Le tasse sono quindi pagate prevalentemente dal Terzo Stato, costituito da braccianti, artigiani, ma anche borghesi arricchiti; questa classe sociale è la parte più attiva del paese: i contadini lavorano senza veder tutelati i propri diritti e sottostando ad antiche imposizioni di tipo feudale come decime e corvees. E nonostante ciò il Terzo Stato non ha potere e rappresentanza politica.

L'aristocrazia e il clero vivono di rendite, ogni anno buona parte del bilancio statale è destinata a mantenere nel lusso questa classe sociale e ciò porta a una sempre maggiore mancanza di sviluppo dell'economia francese.

La diffusione delle idee illuministe di filosofi come Voltaire e Montesquieu che inneggiavano all'uguaglianza di tutti gli uomini, la voglia di rinnovamento di un sistema politico assolutistico, il desiderio di porre fine ai soprusi delle classi agiate sono le cause del malcontento popolare che porta il re a convocare gli Stati Generali il 5 maggio 1789.

Luigi XVI aveva già cercato di rimediare al deficit finanziario facendosi affiancare da ministri come Calonne, Necker, Turgot, De Brienne che, ognuno ricorrendo a soluzioni diverse, avevano tentato una riforma fiscale di giustizia che imponesse obblighi fiscali a ogni cittadino francese, senza esenzioni di alcun tipo. Calonne tenta di ricorrere al credito, ma questa soluzione porta all'innesco di un circolo vizioso che conduce la Francia sull'orlo della bancarotta; Necker invece, in un celebre Rendiconto denuncia al re e alla nazione intera i superflui sprechi per i fasti di corte e per il pagamento di inutili pensioni ai nobili: egli si procura la simpatia del popolo che vede in lui un possibile innovatore della politica francese, ma è ben presto congedato dal re.

Il licenziamento di Necker, voluto soprattutto dagli aristocratici, fa capire al popolo le intenzioni del re che, pur avendo raddoppiato il numero dei rappresentanti del Terzo Stato, non vuole una netta riforma del sistema politico.

Il popolo di Parigi risponde a ciò, il 14 luglio 1789 con la Presa della Bastiglia, simbolo del potere assoluto del monarca. A Parigi il popolo crea un nuovo ordine di governo, la Comune e uno di difesa, la Guardia Nazionale reclutata tra borghesi e popolani e simbolo della rivoluzione; inoltre viene adottato il tricolore blu, bianco e rosso.

Il re intanto ha richiamato truppe a Parigi per ristabilire l'ordine; alcuni nobili emigrano all'estero per garantire la propria incolumità, quelli che restano devono subire le conseguenze della Grande Paura: i contadini pensano che i vagabondi e i mendicanti siano mandati dai nobili per ucciderli e derubarli, così assaltano i castelli e ne massacrano i proprietari.

I rappresentanti del Terzo Stato si autoproclamano Assemblea Nazionale, con l'intento di dare alla Francia una Costituzione democratica: a questa iniziativa si uniscono anche alcuni rappresentanti del Basso Clero e quei nobili che avevano aderito al "partito dei patrioti", che aveva avuto l'intento di riformare il sistema politico. Il re allora chiude le porte della sala riunioni degli stati Generali e la nuova Assemblea si riunisce in una palestra adibita al Gioco della Pallacorda e giura di non sciogliersi fino a quando non avrà dotato la Francia di una Carta Costituzionale in cui garantire l'uguaglianza, la libertà e la fraternità degli uomini.

L'Assemblea Nazionale, ora denominata Costituente, trova nella mobilitazione popolare un appoggio determinante: nella notte tra il 4 e il 5 agosto 1789 viene decretata l'abolizione dei diritti feudali; il 26 agosto è approvata la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino che, in 17 articoli, sancisce la sovranità popolare, i diritti di opinione, di stampa, di religione, di libera associazione, l'uguaglianza giuridica, la tutela della sicurezza personale e della libertà individuale. Viene introdotto il principio di separazione dei poteri dello Stato: esecutivo al re, legislativo alla borghesia. Viene approvato il sistema monocamerale privo della Camera Alta riservata alla nobiltà.

Questa Dichiarazione sarà modello per il processo di rinnovamento apportato in tutta Europa dalle idee Illuministe.

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