Riassunto Gianluca Bonaiuti, Vittore Collina - Storia delle dottrine politiche (Completo) + LA FINE DELLA STORIA E L'ULTIMO UOMO.pdf, Sintesi di Storia Delle Dottrine Politiche. Università degli Studi di Firenze
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Riassunto Gianluca Bonaiuti, Vittore Collina - Storia delle dottrine politiche (Completo) + LA FINE DELLA STORIA E L'ULTIMO UOMO.pdf, Sintesi di Storia Delle Dottrine Politiche. Università degli Studi di Firenze

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Riassunto completo del manuale di "Storia delle dottrine politiche" Gianluca Bonaiuti e Vittore Collina. In più sono presenti diverse domande dell'esame del professor Bonaiuti, con l'aggiunta del riassunto "La fine della...
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“STORIA DELLE DOTTRINE POLITICHE”

Riassunto Dell'Intero Manuale di 452 pagine in 67

+ 36 domande esame del professor Gianluca Bonaiuti

+ riassunto Intero libro “La fine della storia e l'ultimo uomo” di Francis Fukuyama

Gianluca Bonaiuti, Vittore Collina, edizione 2015. Collana: Sintesi

Editore: Mondadori Education

PARTE I

Cos’è la storia delle dottrine?

È una disciplina che intende contribuire alla conoscenza della politica attraverso lo studio di teorie ed argomentazioni sviluppatesi in concomitanza con l’evoluzione delle istituzioni politiche.

Questa disciplina ha come oggetto le forme utilizzate per compiere una selezione dei contenuti di senso sorti nella società al fine di comprendere i fenomeni politici.

I primi lavori risalgono al 15esimo secolo e riguardano i 5 macroproblemi:

 Che cos’è la politica?

 Quali sono le sue forme di potere?

 Esiste una forma di governo ideale?

 Qual è il miglior approccio di studio?

 Perché alcuni uomini ubbidiscono ad altri uomini?

Grazie a questa disciplina i termini antichi sopravvivono e vengono arricchiti con l’andare del tempo.

Medioevo/Età Moderna

Nei dibattiti sull’autonomia delle città si hanno delle esaltazioni della politica espressa come esaltazione delle virtù moderne.

In questo periodo prendono corpo due scuole di pensiero:

 Rinascimento

 Specula principum

Da queste due scuole nasce la moderna storia delle dottrine politiche. Da qui si hanno 2 linee di differenziazione:

 Una che riguarda i nuovi metodi di espressione per trovare oggetti di indagine

 Un’altra che dà un nuovo significato autonomo all’esperienza umana

Tra gli oggetti di ricerca privilegiata, il più studiato è lo Stato, dal quale si studiano le collettività umane. Lo Stato non è più inteso come STATUS (condizione), ma diventa un ordinamento politico.

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La concezione di Stato inizia a farsi strada nella cultura medioevale dal 14esimo secolo. Fino a quel momento la società era caratterizzata da:

 Un decentramento della popolazione delle campagne;

 Una concezione gerarchica e verticale della società giustificata dalla concezione secondo la quale dio creatore amministrava il mondo con una serie di leggi gerarchiche da cui derivava anche la legittimazione dei poteri politici delle istituzioni le quali erano subordinate alle leggi naturali e l’autorità politica era discendente da quella di dio.

La Frattura dello Stato come ordinamento politico sta nel fatto che non riconosce le due autorità “chiesa e impero” come al di sopra di esso e non accetta al suo interno poteri che non derivano da esso.

Il processo di creazione dello Stato Moderno inizia nel 17esimo secolo con la pace di Vestfalia (1648), con essa nasce il sistema europeo e tutti gli stati sono messi su un piano di parità dal cui si troveranno rivali.

Nasce la nuova concezione di esercizio del potere in quanto esso adesso diventa sinonimo di rappresentanza. Il regime nel quale si diffonde lo “Stato” è la monarchia assoluta in quanto la sovranità dello Stato non concede che ci siano poteri ad essa superiori. Può essere una monarchia “limitata” se è presente un Parlamento.

Nasce un nuovo discorso teorico dal quale si intuisce una nuova esigenza di informare chi legge a una nuova coscienza educandolo al sapere. Si ha la rottura con il monopolio ecclesiastico grazie alla riscoperta dei testi di Aristotele e del modo di diffondere le conoscenze grazie alle nuove tecnologie.

Si ha pur sempre la stratificazione sociale ma cambia la semantica, cambia quindi la struttura che organizza l’osservazione della realtà. Prima si credeva che esistesse una sola descrizione vera del mondo e che le singole conoscenze potessero approssimarsi a quella descrizione. Mentre adesso si ha la distinzione tra oggetti e osservatori di oggetti, si forma così la sfera dell’oggettivo e la sfera del soggettivo.

Ora le osservazioni devono basarsi su esperimenti ripetibili dunque osservabili da altri soggetti.

POLITICA TERMINE

Con il Rinascimento e lo specula principum si ha anche un’evoluzione della storia delle dottrine politiche, caratterizzata da nuovi oggetti di indagine (primo fra tutti lo Stato) e il nuovo termine di Politica. Il termine politica deriva dal greco della polis greca. Aristotele ne darà 2 caratteristiche essenziali:

1. Non deve essere di grandi dimensioni per

2. Perseguire l’interesse comune (autosufficiente)

Il termine riappare per indicare l’esercizio del potere all’interno dello Stato di grandi dimensioni, la visione di Aristotele non sempre in quanto indica comunque una partecipazione alla vita comune.

Zoon politicon: è solo della società greca perché solo i greci hanno la polis

Machiavelli

Sostenitore della Repubblica, italiano-

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Nasce nel 1469 e muore nel 1527, durante la sua vita ricoprì cariche pubbliche durante la Repubblica Fiorentina. Egli esprime la politica non come ambito ideale, ma come un ambito dominato dal caso, dalla forza e dalla violenza. Questo suo radicalismo politico (caso) lo porterà ad essere inserito nella lista nera della Chiesa.

Il punto di fondo è il problema politico che affligge Machiavelli, ovvero trovare un’organizzazione politica stabile che organizzi la vita pubblica. Ragionamento che si collega alla sua visione del mondo.

la vita è in costante mutamento (fortuna) ed è determinata dal caso” es: fiume in piena che va controllato nei momenti di pace. L’organizzazione politica è quindi chiamata a “prepararsi ad agire” per il mantenimento dell’ordine politico.

La virtù è la capacità umana di saper agire con energia e astuzia, in modo tempestivo valutando le circostanze.

I DISCORSI: per capire il presente bisogna studiare la storia, in particolar modo quella romana, per questo Machiavelli studia l’opera di Tito Livio: ab urbe condita (la deca) e analizza le trasformazioni istituzionali della Roma Antica vedendone una possibile applicazione alla realtà del suo tempo.

Egli vede la Repubblica come la forma di Governo capace di mantenere la stabilità durante il ciclo di mutamenti aristocrazia ->monarchia -> repubblica (mediante il passaggio delle loro forme degenerative: tirannide, oligarchia e demagogia).

La Repubblica ha un’autorità centrale sostenuta dalla volontà popolare che la delega. Le controversie non vengono neutralizzate, bensì accolte ed incanalate nella vita istituzionale. Nella Repubblica ci devono essere caratteristiche democratiche, monarchiche e aristocratiche.

La Repubblica deve essere rinnovata di volta in volta perché si evitino situazioni di piena corruzione, e se questa situazione sussiste, allora possono avvenire 2 cose:

1. Che un politico se ne accorga ma è impossibilitato dai più

2. Che i più se ne accorgano però la mancanza di tempestività imporrebbe ai più di intervenire con mezzi straordinari (violenza)

IL PRINCIPE: nel Principe Machiavelli analizza i diversi tipi di principato. Il potere, dice, può essere conquistato con la forza propria e virtù o con forza altrui e mezzi altrui. Riprendendo la teoria di Aristotele “zoon politicon” secondo la quale la perfezione dello Stato (non dello Stato perfetto) sta nel fatto che realizza la natura umana intesa come animale/essere politico (convivenza all’interno della Polis) e facendo ricorso al realismo delle situazioni politiche.

Machiavelli nello studiare il fenomeno politico lo distacca dalla fisica ed etica, rompendo così con l’interpretazione dello Stato come natura dell’uomo.

Lo Stato non è più la cornice ma il protagonista della vita politica.

Il Principe doveva essere il fondatore e legislatore dello Stato in una fase transitoria che sarebbe poi sfociata nella Repubblica. Lo Stato nasce o con virtù e armi proprie o fortuna e armi altrui, per mantenere uno Stato servano armi proprie e virtù. Il principe deve avere delle virtù, non morale.

Virtù: saper usare bestia sia uomo. All’amore del popolo è preferibile il timore (questo è stabile perché il suddito ha paura della sanzione).

Virtù e morale sono due cose diverse.

Utopia di Moro (1516)

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Moro con quest’opera crea un PARADOSSO (qualcosa che non esiste) per criticare la realtà esistente, ma non per sostituirla alla realtà poiché l’utopia non avviene. È diviso in 2 parti:

1. Con un dialogo critica la realtà esistente, in particolar modo quella inglese

2. Inizia il racconto di Raffaele Itlodeo, un esploratore di Amerigo Vespucci che scopre l’isola degli Utopiani, una popolazione che non ha né proprietà né denaro, vivono di condivisione, il denaro non esiste e il lavoro è ciclico, hanno una religione che rifiuta le guerre tra religioni e l’odio. Sono comandati da dei magistrati, hanno guerre se giuste ed esistono schiavi. In questa società che si dà regole che vanno contro lo sviluppo della società stessa e che è basata sull’Egualitarismo cristiano.

Per Moro e Machiavelli la realtà politica non è continuazione della realtà fisica, si distaccano dal cosmo naturale e dalle idee di Aristotele e Platone.

Jean Bodin (1519-1596)

Dev’esserci un potere centrale, che è quello sovrano per Bodin. È il sovrano che amministra le varie parti della Repubblica.

Egli fa parte del “partito dei politici”, è un monarchico. Il suo capolavoro è de la republique” (1576), afferma che la repubblica è un governo giusto di famiglie e cose a loro comuni con potere sovrano. Le componenti elementari della Repubblica sono appunto le famiglie e le cose a loro comuni.

Le Famiglie sono viste in una posizione di priorità in quanto detengono il diritto di proprietà, al cui fulcro sta il pater familias.

Cose comuni sono le cose che integrano la loro sfera privata.

Il potere sovrano è l’essenza dello Stato, è il potere che unifica tutte le parti dello Stato.

1. È alla base di ogni potere interno che è ad esso sottoposto

2. È perpetuo (appartiene tutta la vita a colui che lo possiede) e assoluto (non ammette poteri ad esso sottoposti)

3. Emana e revoca le leggi, una legge è tale, non perché ha dei buoni contenuti, ma perché discende dal sovrano

4. Non è concesso

LA MONARCHIA

Distingue 3 forme di regimi in base a chi lo detiene:

 Monarchia

 Aristocrazia

 Democrazia

E 3 forme di governo:

 Monarchico

 Aristocratico

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 Democratico

Il rapporto sudditi-sovrano è un rapporto nel quale c’è una supremazia della corona, obbedienza dei sudditi e estromissione della religiosità della sfera pubblica. Infatti il sovrano è colui che mantiene l’ordine e si impone contro le forze disgregatrici, il cittadino in quanto suddito è dipendente dal sovrano, che istituisce la legge civile.

La monarchia è presentata come il regime in cui sussiste in miglior modo la sovranità, è quindi il modello ideale di Bodin in quanto garantisce un’equa redistribuzione della giustizia (principio democratico) con la democrazia aristocratica.

Regime: possesso della sovranità

Governo: chi esercita il potere

Concetto di sovranità

È quello che ha reso la separazione dello Stato Moderno dalla concezione Medioevale: non riconosce le 2 principali autorità del Medioevo (Impero e Chiesa) né che ci siano poteri terreni ad esso superiori. Il passaggio da organizzazione internazionale verticale o paritaria, è garantito dalla subordinazione di tutti gli stati alla legge di natura. (1648 – Westfalia)

Suarez (portoghese)

Suarez dice che ogni Stato deve vedersi come una comunità di cui fanno parte i cittadini, ma che allo stesso tempo i vari Stati danno vita ad una società più grande. La società universale è formata da stati

e singoli individui ed è basata sui loro interessi comuni. In ogni Stato esiste il diritto naturale alla cui base si viene a formare il diritto introdotto dell’uomo. Molto spesso le leggi internazionali prendono vita da consuetudini esistenti nei vari Stati. Il diritto è un fenomeno sociale che esiste da quando esistono le comunità e il diritto internazionale è possibile perché i vari popoli umani hanno caratteristiche comuni. Fare della guerra qualcosa di giuridico. La pena non dev’essere per vendetta ma come riparazione. Il

popolo a meno che non abbia chiesto di entrare in guerra non va punito, solo in questo caso si sottraggono territori.

Ugo Grozio

“De Jure Belli ac Pacis libri tres” è il suo capolavoro che la porta a diventare il padre del diritto internazionale. Per Grozio il diritto è basato sulla ragione dell’uomo ed esprime la volontà di dio. Il fine dell’opera non è di condannare la guerra come strumento di morte ma di umanizzarla rendendola un fenomeno giuridico, essa infatti è il metodo di rivoluzione delle controversie internazionali più estremo, ma giusto, infatti le guerre derivano da una violazione del diritto (solo queste sono giuste).

CAPITOLO 2

Giusnaturalismo

Fino Althusius sono tutti Giusnaturalisti/ Giusnaturalismo: Stato Natura prima – Stato Sociale poi

TRADIZIONALE: Corrente di pensiero che affermava l’esistenza di leggi di natura valide per tutto il cosmo (riprende la tradizione cristiana delle leggi di Dio). La politica è quindi un ambito accostato e che fa parte della religione, la legittimazione è solo divina.

MODERNO: afferma che l’ordine politico è un ambito a sé e la legittimità dell’autorità politica è data da un contesto tra gli uomini, in più afferma che esistono una serie di principi razionali presenti e dell’obbedienza politica. Oggetto di studio sono gli individui che stipulano il contratto.

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Autori: Althusius, Grozio, Hobbes, Locke, Rousseau

Lo Stato di natura non è una società antica ma anticontrattuale.

Hobbes (1583-1670)

UK- la proprietà privata non è un diritto naturale ma concesso

Lo Stato è una macchina ordinativa.

Tenta di creare un nuovo sistema teorico-politico per venire incontro alle fratture e ai problemi inglesi di quel periodo, utilizzando nuovi mezzi e strumenti, prima tra tutti le nuove concezioni scientifiche, tra cui gli scritti di Galileo.

Il suo pensiero filosofico è costruito su nozioni scientifiche (tra cui la teoria del corpo e moto) e mira a spiegare il mondo naturale e la vita associativa. Il suo sapere scientifico studia causa ad effetto dei fenomeni.

Il suo materialismo (concentrarsi su elementi materiali tangibili come i corpi) e il suo nominalismo (i nomi sono concepiti come senza senso finchè non si ricolleghi ad oggetti) vanno contro la tradizione aristotelica e del finalismo (gli eventi sono predestinati).

Nella sua visione: l’uomo è un corpo tra i corpi.

Egli prova:

 Sensazioni: prodotte da movimenti esterni (credenze e passioni)

 Intelletto: è la capacità di connettere i nomi e di formare segnali linguistici

 Immaginazione:la continuazione dei movimenti originati dalle sensazioni

La libertà diventa assenza di impedimento al moto del corpo, il potere è dato dai mezzi per la propriaq autoconservazione.

L’uomo quindi nient’altro è che un corpo, condizionato da agenti esterni (credenze e passioni) che possono essere in contrasto tra loro e quindi non esiste una vera distinzione tra bene e male né un principio di giustizia universalmente riconosciuto.

Solo un potere politico forte e costruito sulla base della conoscenza della natura umana può disciplinare i comportamenti, altrimenti gli uomini rimarrebbero confinati nella condizione di esseri incivili, lo Stato di Natura (posizione criticata da Montesquieu: ipotesi controfattuale né reale né ipotetica).

Essa è una condizione in cui gli uomini usano il potere come vogliono per autoconservare la propria vita, la ricerca del potee è ostacolata dagli altri poteri; quindi è una condizione in cui il diritto di tutti su tutto (homo homini lupus) è caratteristico e tutti possono fare cose uguali l’uno contro l’altro, però è una condizione di diritto sul nulla.

Per superare questo stadio occorre la ragione che dà vita alla legge naturale (vieta ad un uomo di fare ciò che lascia alla sua vita), da cui derivano una serie di leggi, le prime 3 pace, le altre di rispetto dei patti e rinuncia al diritto su tutto (bisogna però adattarsi alla realtà).

IL LEVIATANO (1651): la sovranità è imposta, il sovrano deve imporre. È la maggiore opera politica di Hobbes, nel quale egli afferma che per uscire dallo Stato di Natura serve un patto con il quale si rinuncia all’autogoverno e al diritto di tutti su tutto e delega questo compito ad un altro. Il Sovrano in

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questo caso è attore e non autore e non rappresenta l’uomo naturale ma l’uomo artificiale (rappresentante), gli individui si riconoscono nelle sue scelte e nella sua figura formando un corpo politico, il sovrano fa superare lo Stato natura perché si esce dall’insicurezza e dalla paura perché lui si prende cura della sicurezza del popolo. Il patto permette anche che si venga a formare una certa giustizia, perché bisogna rispettare le sue leggi (la distinzione bene e male, giusto o sbagliato è data quindi dalla legge e non dalla natura), le leggi civili si rifanno a quelle di natura (operative in quelle civili). Per quanto riguarda la religione di stato (non distingue stato-chiesa) è data dall’interpretazione che il sovrano fa delle sacre scritture, il cittadino deve rispettare esteriormente quella che prevede la fede anche senza sentirla interiormente. Il sovrano concede agli uomini la possibilità di agiarsi tramite proprietà privata. Sul diritto internazionale egli afferma che è una situazione simile se non identica allo Stato di Natura in quanto non esiste entità superiore allo Stato. Contrariamente a Grozio, che rende la guerra un fenomeno giuridico e che la disciplina quindi col diritto, Hobbes afferma che la guerra non è regolata dal diritto. Sempre parlando di comunanze tra Stato di Natura e diritto internazionale, Hobbes ha la visione di homo homini lupus: l’uomo è mosso da 2 istinti, la pietà e l’autoconservazione, gli uomini singoli così come gli Stati sono portati quindi a farsi la guerra dalla loro natura.

Locke (1632-1704)

Filosofo inglese esiliato prima in Francia e poi in Olanda, John Locke scrisse i due Trattati sul Governo (nel 1° attacca Hobbes e Filmer, che difendono l’assolutismo con le loro opere) pubblicati nel 1690 ma scritti negli anni 80, che diversamente da Hobbes presenta uno Stato di Natura (2° Trattato) basato sull’uguaglianza (come Hobbes) ma non sulla conflittualità. È uno Stato pacifico, poiché l’uomo, pur essendo una creatura egoista ha la ragione che gli impedisce di attuare determinati comportamenti, in quanto siamo tutti uguali dinanzi agli occhi di Dio. Questo sistema può avere delle trasgressioni, e onde evitare queste trasgressioni gli uomini che vogliono costruire una società civile devono stipulare un contratto sociale. anche se si parla di 1 contratto, i contratti in realtà sono 2: 1 che riguarda la società civile, l’altro che regola i rapporti cittadini-magistrati. Afferma poi che esistono 3 tipi di potere di cui il legislativo è quello supremo che deve essere dato ad un Parlamento e non può essere tolto per darlo ad altri organi. Il Parlamento è limitato dalle leggi di natura e dal fine per il quale esiste (rappresentare i cittadini), se così non fosse i popoli hanno il diritto di ribellarsi. Ciò è alla base del pensiero rivoluzionario americano.

I diritti di natura sono essenzialmente 3:

 Diritto alla vita

 Diritto alla libertà

 Diritto alla proprietà

La proprietà è affrontata da Locke per indicare il passaggio da economia stazionaria a economia espansiva. Essa è il risultato dell’oggettività umana, attraverso il lavoro l’uomo entra in contatto con le cose esterne che vengono trasformate dalla sua soggettività e diventano di sua proprietà. L’uomo ha come prima proprietà se stesso, egli è proprietario e proprietà. Tutte le cose che lui trae dalla natura col suo lavoro (quindi con il suo corpo che è di sua proprietà). Per quanto riguarda la religione e la felicità egli afferma che non esiste più una scala di beni che si innalzano verso il cielo ma i beni si distinguono in beni che danno o no felicità, che non sono classificabili in maniera oggettiva.

Sulla fede e la tolleranza scrive ne la ragionevolezza del cristianesimo (1695), in cui ci sono dei caratteri del cristianesimo che possono garantire la tolleranza tra le fedi in quanto il confronto è pacifico, e dato che alla sua base ha elementi che danno una visione di un comportamento ispirato al

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rispetto e alla reciprocità, esso deve restare inculcato tra le masse contadine per garantire il proseguimento della legge naturale che è in parte contenuta nel Cristianesimo.

Rousseau (1712-1778)

Fu un celebre emarginato autoemarginatosi che si dedicò alla ricomposizione delle scissioni umane e costruisce un modello di società politica e morale insieme. Egli, con il suo primo Discorso (1751) parla di arti e lettere come ghirlande al conformismo e che rallenta la decadenza (“narciso”), allo stesso tempo prende le distanze dagli illuministi che le vedono come soli mezzi di comunicazione, mentre per lui conta il “contenuto” che può renderle anche oggetto d’inganno e corruzione. Il secondo discorso, Discorso sull’origine e i fondamenti dell’ineguaglianza tra gli uomini (1753), affronta la nascita delle società, della proprietà privata e della decadenza dell’uomo. L’uomo in una prima fase viveva isolato ed era spinto da 2 istinti: l’autoconservazione e la pietà; qui era autosufficiente, senza linguaggio, proprietà e preoccupazione per il futuro. In una seconda fase l’uomo si riunisce in piccoli gruppi ed inizia a cercare di apparire, fingere, confrontarsi, creare linguaggi e famiglie. Ora esiste, oltre che la diseguaglianza naturale (già presente nella prima fase), la diseguaglianza sociale. La terza fase è quella che porta alla nascita della proprietà privata poiché si sviluppa la metallurgia e l’agricoltura, <<civilizzando l’uomo e perdendo il genere umano>>. Qui compare la ricchezza, le regole di giustizia e i ricchi per salvaguardare le proprie ricchezze stipulano un patto sociale, con cui si esce definitivamente dallo stato di natura, fissando la legge della proprietà e dell’ineguaglianza. In questa visione della storia egli quindi afferma che in principio l’uomo era buono ed è stato portato al male (seconda fase, in cui nasce l’apparire) da una sbagliata socializzazione, ma può provare ora a tornare sui suoi passi con una corretta vita sociale. Il Contratto Sociale (1762) indica il salto dalla terza fase ad una società ideata da Rousseau, esso deve risolvere i 3 grandi mali dell’umanità:

 Diseguaglianza

 Egoismo

 Amor proprio: prodotto di una sbagliata socializzazione che cerca il riconoscimento altrui in maniere individuabili

Infatti esso è il fondamento di una nuova socializzazione.

Caratteristiche di questo contratto: è stipulato tra i cittadini e la società, per il cittadino che se ne sottrae è prevista la coercizione, mentre per la società che se ne sottrae è prevista la dissoluzione. I cittadini si alienano in maniera assoluta rispetto alla sovranità, così che tutti si diano a tutti e a nessuno in particolare, obiettivo del contratto sociale è l’interesse comune. Alienandosi dalla sovranità i cittadini danno vita al corpo politico e la volontà generale è data dall’obbedienza alla legge, per questo Rousseau esclude la rappresentanza perché solo il corpo politico può darsi leggi in quanto i cittadini che ne fanno parte sono sovrani e sottoposti, la legge perciò è impersonale, perché non ci sono privilegiati.

L’impersonalità è un concetto ripreso da Diderot.

Contratto Sociale obiettivo> Interesse comune

Contratto sociale stipulato da> cittadini

Cittadini (che si alienano dalla sovranità) danno vita a> corpo politico

Corpo politico: può darsi leggi, tutti sono disposti a seguirle / la sua volontà è generale

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Volontà generale: non è la somma delle volontà ma la volontà di una maggioranza, l’umanità è chiesta solo per il contratto iniziale

L’EMILIO: 1762

 Amor di sé: proseguimento di un interesse comune

 Amor proprio: si guarda agli altri in maniera individualista

L’amor di sé si identifica con la volontà generale, che non è la sommatoria delle volontà dei cittadini ma della maggioranza, quando è l’amor proprio sovrasta l’amor di sé, la volontà generale tace. Questa è la forza legislatrice, mentre la forza dell’esecutivo si basa sull’applicazione delle norme da parte di un corpo intermedio tra sudditi e sovrano (GOVERNO). Afferma che i Governi devono essere grandi non devono essere grandi nei piccoli stati e che esistono 3 forme di Governo: democratico, monarchico e aristocratico. Il suo pessimismo storico poi gli fa affermare che solo le società ancora non sviluppatesi e arretrate che possono socializzarsi adeguatamente. Questo si ritrova in altre 2 opere:

Progetto di costituzione per la Corsica

Considerazioni sul Governo della Polonia (qui però dato che il Paese è grande si permette la rappresentanza per delega (cosa che Rousseau non permetteva nel Contratto Sociale) a condizioni di rinnovo e mandato imperativo. Sempre sulle piccole democrazie afferma che in caso di guerra le piccole democrazie possono allearsi formando federazioni.

Per quanto riguarda la politica internazionale Rousseau afferma con opere come “l’estratto del progetto di pace perpetua” che alla base di esso deve stare il sentimento patriottico e la fedeltà al paese e che la guerra è un qualcosa che appartiene agli stati, non ai cittadini (contro Hobbes: homo homini lupus) che ne negano le conseguenze e non vi partecipano per ignoranza, i principi infatti seguono di più l’interesse “apparente” della nazione (con ambizioni personali e fini) con quello reale. Lo stato di guerra, afferma Rousseau, è dovuto alla mancanza di un terzo superpartes ed è da escludere che l’alleanza tra i vari principi porti alla convivenza, questo perché seppur di simili tradizioni, fedi ed economie che fanno capo al principio dell’equilibrio, non sono in grado di garantire la pace; Rousseau quindi afferma che la riduzione dei rapporti economici nel sistema da lui creato, di vitale importanza.

Baruch Spinoza (1632-1677)

Olanda

L’etica: è il suo capolavoro, ci lavora dal 1675 alla sua morte. In quest’opera si mira a trovare un modo per ridurre la difficoltà e vivere con gioia, per fare questo però bisogna raggiungere una conoscenza razionale di quello che ci sta intorno, perché Dio si manifesta in più modi, l’uomo è solo uno di questi modi e Dio è natura e la sua volontà è la perfezione delle leggi naturali”. La politica per Spinoza in quest’ambito diventa un mezzo per garantire la libertà e la pace, quindi garantire la libertà e la pace, quindi garantire una condizione e clima per il proseguimento della ricerca razionale della felicità.

Le due principali opere di politica sono:

Trattato teologico-politico: scritto a seguito delle pressioni della Chiesa Calvinista sulle autorità politiche, con quest’opera si scaglia in favore della libertà di pensiero e parola per difendere l’assetto politico attuale, unici limiti sono rispettare l’amore verso il prossimo e la sicurezza dello Stato.

Afferma che esiste una distinzione tra filosofia e teologia, affermando poi che la natura della religione è politica in quanto proprio come all’interno di uno Stato esiste una legge regolatrice

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(quella mosaica nel caso degli ebrei), allo stesso tempo i vari individui di una società che si basa su fondamenti religiosi possono vedere gli altri come tradizioni perché si sentono gli unici difensori della verità.

Egli riconosce nel fondamento cristiano di amare il prossimo l’uso corretto della ragione, questo perché tutti gli uomini sono modi in cui Dio si esprime, la religione del Dio che punisce chi è cattivo è lasciata agli ignoranti.

Trattato politico: testo incompiuto, verrà pubblicato postumo, questo trattato risente delle rivolte contro il Governo borghese appoggiato dallo stesso Spinoza per cui fu messo fuoribando il ttp e ritardata la pubblicazione dell’Etica. Scopo dell’opera è trovare e indicare le condizioni politiche che garantiscano la stabilità dello Stato (come le forme di governo non degenerino in tirannide). la prima parte dà nozioni fondamentali di filosofia politica, mentre nel resto dell’opera risancisce il concetto di politica, però annulla il patto previsto nel ttp perché le istituzioni non devono essere qualcosa di superiore all’individuo, ma sono forme di convivenza pacifica. È un testo tendenzialmente democratico perché i principi del pensiero politico di Spinoza tendono alla democrazia (non delegata), anche perché egli sostiene che l’aristocrazia è soggetta a invidia e la monarchia solo uno decide. Lo Stato e la religione stanno su due piani contrapposti quando la religione assume una dimensione pubblica, il sovrano deve controllarla.

Althusius (1557-1638)

Società: insieme di associazioni (tutte sono oggetto della politica)

Associazioni: private/semplici (formate da individui) o pubbliche/molteplicità (formate da associazioni semplici)

Le associazioni formano un regno (consociato universalis)

C’è la necessità di una guida per le associazioni (quindi di un potere superiore) così come nell’associazione ci deve essere un potere superiore ai membri, ma non all’associazione.

Patto: 3 parti

1. Le associazioni si uniscono mettendo in comune risorse e ciascuna associazione delega un eforo. Gli efori, attraverso le deleghe rappresentano il corpo politico.

2. Serve un potere guida agli efori e questi è il sommo magistrato. Il patto quindi avviene tra questi, che viene investito del potere di amministrare e il popolo tramite efori che collaborano con il Governo del magistrato e lo controllano tramite il collegio degli efori.

3. Il patto obbliga i firmatari dinanzi a Dio e quindi il popolo non ha potere assoluto ma vincolato dalla volontà divina, allo stesso tempo può, tramite collegio degli efori, esercitare il diritto di resistenza.

Egli sosteneva nella sua opera principale “politica methodice digesta” (1603) che la società fosse formata da molte associazioni (consociato) l’associazione superiore a tutte, però restava il Regno o la Repubblica (consociato universalis). Visto il grande numero di associazioni nasce la necessità di un potere forte che guidi queste associazioni e che funzioni come una di esse, avviene, il suo potere deve essere superiore all’associazione stessa, pertanto bisogna stipulare un patto che prevede 3 parti: nella prima le associazioni si uniscono mettendo insieme risorse e delegando gli efori che rappresentano il corpo politico, dopodiché viene stipulato un contratto tra efori e il sommo magistrato con cui nasce il Governo che è legittimato ad amministrare la consociato universalis e gli efori lo controllano tramite il

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collegio degli efori. Nella terza parte si afferma che il patto vale dinanzi a Dio e che quindi il popolo non ha potere assoluto perché limitato dalla volontà divina, che può esercitare potere di resistenza in caso il sommo magistrato infranga il patto e si comporti come tiranno. Con questa sua opera Althusius fu accusato di avvicinarsi alle idee di monarcomachi, una setta di intellettuali calvinisti, i quali miravano a un riallacciamento natura-politico passando anche per l’uccisione del sovrano (non previsto nel giusnaturalismo moderno), tra i tanti motivi anche il fatto che Althusius prevedeva un’espressione del popolo di fronte al sovrano e il diritto di resistenza. Il suo pensiero è definito oggi come uno dei primi federalisti. Ciò che spinge a creare la consociato universalis è la pluralità delle associazioni a cui serve una guida terza.La forma di governo mista. Il sommo magistrato è un delegato e il popolo detiene la sovranità che si esprime nel collegio degli efori suoi delegati.

Disastro di Lisbona (1755)

Distruzione della città ad opera di un maremoto, vista la religiosità del sovrano ci si è chiesti il perché di un simile atto ad opera di Dio, il disastro infatti rimetterà in discussione la concezione di “ tutto avviene ad opera di Dio”. Come scrisse Judith Sklar “esso ha segnato l’età moderna e di lì l’uomo ricerca il perché delle cose in un ambiente a cui siamo indifferenti”. Lo stesso Voltaire scrive il “Poema sul disastro di Lisbona” e esce in quel periodo “Saggio di Teodicea di Leibniz” (1710), dove si afferma che il vecchio modello divino non basta più.

Spirito delle leggi (1748)

Allargare allo studio dei fatti umani i criteri delle scienze naturali.

Leggi: sono fatti umani, non divini derivanti da correlazioni che si ripetono. Si concentra sulle leggi positive. Primo tipo di correlazione: leggi positive-governi: natura (struttura istituzionale), principio (che rapporta ciò tra cittadini ed istituzioni.

Repubblica:

 DEMOCRATICA: tutti comandano (natura) e possiedono virtù (principio)

 ARISTOCRATICA: pochi comandano (natura) con moderazione (principio)

 MONARCHIA: uno comanda (natura) nei limiti, si rispetta l’onore (principio)

 DISPOTICA: uno comanda (natura), tutti hanno paura di lui (principio)

Abbandono del Giusnaturalismo.

Mira ad ampliare la sfera dei fatti umani con criteri delle scienze naturali.

SULLA GUERRA: è lecita se per difesa naturale, per tale motivo se ne giustifica l’attacco (per difesa preventiva). La guerra deve rispettare il criterio di giustizia e mai la gloria o interessi personali, sono solitamente i piccoli stati a difendersi dai grandi, la schiavitù è permessa in una prima fase poi va abolita.

Distinzione forze:

 Assoluta (risorse)

 Relativa (prestigio internazionale)

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Charles Louis barone di Montesquieu è stato un famoso intellettuale del 700 e presidente della cassazione del Parlamento di Bordeaux. Prima di scrivere il suo capolavoro egli esordisce con un romanzo, “Lettere Persiane” (1721) nel quale un gruppo di persiani manda lettere ai parenti parlando dell’europa. Il suo capolavoro vede la luce nel 1748, “Lo spirito delle leggi” cerca di ampliare la sfera degli studi umani con caratteri delle scienze naturali. L’opera è composta da più libri che trattano delle leggi viste come derivanti da correlazioni che si ripetono e sono derivanti dalla natura delle cose, oltre a ciò è importante sottolineare l’abbandono della visione contrattuali sta del mondo, infatti afferma che se esistesse uno stato di natura in tale condizione l’uomo sarebbe debole ma stipulerebbe contratti. Come abbiamo detto le leggi sono derivanti da correlazioni e un primo tipo è quella data da Governo e leggi positive, le quali derivano dai caratteri del Governo che può essere monarchico, repubblicano democratico o aristocratico e dispotico, per descriverli Montesquieu adotta due criteri la natura (chi governa) e il principio (che rapporto c’è tra governati e governanti) e risulta che il principio della democrazia è la virtù di pensare al collettivo, dell’aristocrazia la moderazione, della monarchia l’onore e del dispotismo la paura. Condizioni che favoriscono una forma di Governo o l’altro sono elencate nei libri dal 4 al 7 e possono essere la grandezza del territorio (piccola democrazia, grande monarchia o dispotismo), religione (l’islam per il governo dispotico), l’agricoltura necessita poche leggi, il commercio tante, le leggi “buone” sono più propense a venire dai polsi freddi per correggere i problemi derivanti dalle avversioni climatiche. Con il libro 11 egli dispone la divisione dei poteri cui si necessita per garantire la libertà (fare ciò che la legge prevede), il modello è quello inglese, il Parlamento è bicamerale con una camera elettiva, l’altra no. La divisione deve avvenire in esecutivo al re, che può convocare il Parlamento, che detiene il legislativo e la magistratura che detiene il giudiziario non deve essere formato da individui fissi. Infine il libro 10 tratta della guerra, che per montesquieu è lecita solo per difesa naturale, permette l’attacco ma solo per motivi di difesa preventivi, essa deve rispettare i criteri di giustizia e non è permessa la schiavitù a lungo termine. È presente una divisione tra forza assoluta (risorse) e relativa (prestigio) degli stati e una forte avversione al concetto di monarchia universale che sarà espressa anche da Hume.

1-4: forme di governo

4-7: caratteri che favoriscono le forme di governo

10: guerra

11: divisione dei poteri

Illuminismo (Progresso, ragione, felicità)

Movimento filosofico e politico portato avanti dai philosophes del 700. Caratteri della dottrina sono il progresso, la ragione e la felicità. Il progresso, come affermano due illuministi è visto come ”il moto dell’esperienza umana che muove al progresso” (+urgot) e “accumulo di conoscenze che mirano a risultati sempre migliori” (condorcet). La ragione è vista come un metodo di ricerca che permette di distinguere credenze da ciò che è dimostrabile e la felicità è posta a paragone con ricchezza, piaceri e lusso. Helvetius pone le basi di un pensiero che vede alla felicità collettiva. Fine dell’illuminismo è la diffusione della conoscenza, come dimostra l’opera “L’enciclopedia” (1751-1772). L’illuminismo però affronta altri tesi con razionalità, in più afferma Voltaire, egli deve dare diritti civili. Purtroppo, viste le opposizioni di alcuni illuministi si separano tra questa visione Diderot, che affermerà che i principi buoni sono pericolosi, perché con essi il popolo non si ribella né prende coscienza di sé, Condorcet partecipa alla Rivoluzione con idee democratiche. Un altro punto preso in esame dagli illuministi è l’economia, Diderot infatti auspica ad un’alleanza tra scienze e mostri artigiani, Voltaire afferma che l’avanzamento del progresso è più favorevole delle guerre e D’Holbach attacca i governi che tengono poco conto delle condizioni dei lavoratori. Per quanto riguarda la legge si inizia a gridare alla eguaglianza di fronte alla legge.

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Adam Smith (1723-1790)

In Scozia viene ad affermarsi il pensiero di Adam Smith, il quale propone una nuova visione della morale e dell’economia. Per quanto riguarda la morale egli afferma che essa non dipende solo dall’educazione ma è portata dalla società con cui abbiamo interazioni e con i cui individui siamo sempre più interconnessi e la simpatia gioca un grande ruolo, in quanto ci permette di auto giudicare il nostro comportamento guardando gli altri e metterci in comunicazione con essi, ma non annulla la volontà del singolo “Teoria dei sentimenti morali” (1759). Dal punto di vista dell’economia egli, con l’opera “La ricchezza delle nazioni” (1776), afferma che il mondo economico segue delle proprie leggi, che l’uomo per sua natura mira al miglioramento e quindi al progresso e che nel perseguire i propri obiettivi l’uomo persegue il benessere della società. Afferma anche però che lo stato intervenga solo per eliminare vincoli ai monopoli, dazi e creare condizioni perché lo scambio possa perseguire i propri obiettivi. Lo Stato oltre a questo entra in contatto con l’economia, in quanto offre beni e servizi (difesa nazionale e opere pubbliche) che i più non possono permettersi di mettere in cantiere. Individua come fondamento dell’azione morale la società. Prima di lui Adam Ferguson aveva già esposto l’idea di libero scambio in “saggio sulla storia della società” dove parlava di un’evoluzione delle società.

David Hume (1711-1776)

Ragione: non offrono certezze assolute

Valori: si ricollegano ai comportamenti e sono dati dalla vita sociale

La ragione non è sempre presente nella realtà, la conoscenza è sperimentale, quindi ogni conoscenza è anche probabilistica, in cui non ci sono realtà assolute. L’uomo è cosciente dei suoi spazi ma stare solo lo deprime.

Critica al giusnaturalismo:

1. Uso sbagliato della ragione poiché essa non deriva dalla natura

2. Non esiste una gerarchia di criteri etici, la natura non ha etica né valori, sono gli uomini ad averli

3. L’uomo si muove spinto dalle passioni e non dalla ragione, essa serve a conoscere come raggiungere i fini

Pertanto non può esistere una morale razionale, così come non può esistere una religione

razionale.

Governo: viene a formarsi con l’aumento della ricchezza, e serve a garantire il rispetto della giustizia. Hanno le stesse passioni di tutti, fanno rispettare la giustizia perché è nel loro interesse.

Obbedienza:

 Opinione: tutti traggono interesse dal fatto che esista un governo

 Proprietà: è garantita dall’apparato di leggi

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 Tradizione: si è attaccati a un’istituzione se c’è da tanto

Politica internazionale: politica dell’equilibrio. Può sussistere senza un potere forte, il sistema di coalizioni può fermare uno stato che abbia pretese, facendogliele ridimensionare. Non sono tenuti a salvaguardare una giustizia perché essa non è così necessaria come per la società umana. Scozzese, è stato un famoso filosofo, la sua importanza deriva dalle sue critiche al giusnaturalismo, che pongono in crisi questo movimento (già affrontato da Montesquieu). Le critiche si basano sul fatto che il giusnaturalismo ha usato il termine ragione in maniera confusionaria, facendola risalire alla natura delle cose, natura che però, dice Hume, non è razionale, così come la nostra conoscenza è sperimentale e quindi probabilistica. Altra critica riguarda la gerarchia delle leggi di natura e valori etici, infatti la natura non ha etica né valori, sono gli uomini ad averli, ultima critica riguarda il modo in cui si muove l’uomo nel mondo, infatti esso si muove spinto dalle proprie passioni, non dalla ragione, per questo egli afferma che non esiste una morale razionale, e, se questa non esiste non può esistere nemmeno una religione razionale (storia della religione, 1757). La religione non deriva dalla ragione, così come nemmeno la politica, entrambe derivano dalle ansie e interessi (che sono passioni) degli uomini, i valori espressi da queste istituzioni sono derivanti da comportamenti sociali. L’uomo infatti è una creatura che non è capace a stare sola, o per meglio dire, ha capito che è più conveniente vivere in gruppo e guarda agli altri in base all’utilità. La simpatia permette agli uomini di vivere in comunità e i criteri di associazione servono a mantenerla. Elementi artificiali della società sono il Governo e la giustizia che permette una convivenza pacifica. Egli non è un contrattuali sta e afferma che la Convenzione (che mischia 3 principi di vita pacifici, tra cui stabilità del possesso: -trasferimento tramite consenso – rispetto dei patti) sorge gradualmente e non come un patto stipulato ad hoc. Le regole che gli uomini si danno nella società sono derivanti dalle passioni e costituiscono un modo elaborato per soddisfarle, limitandole. Il governo per Hume deriva dall’aumento della ricchezza per mantenere la giustizia e i governanti sono mossi dalle stesse passioni dei governati e il medesimo sentimento di giustizia. Hume poi si sofferma nello spiegare perché alcuni uomini sono favorevoli a farsi governare, e la risposta sta nell’opinione, nella tradizione e nella proprietà. L’ultima analisi di Hume riguarda la politica internazionale, egli sostiene che a differenza della società umana gli stati possono sussistere senza un’autorità superiore e che la politica dell’equilibrio permetta grandi coalizioni contro stati che hanno grandi pretese, il senso di giustizia poi per gli stati non è necessario quanto lo è per la società umana, come Montesquieu sostiene che la monarchia universale sia contraria alla natura umana e solo il principio dell’equilibrio garantisce la libertà degli Stati.

La rivoluzione americana

Segna una rottura definitiva al vecchio termine rivoluzione. Autori importanti in questa fase sono Thomas Paine e Thomas Jefferson.

Paine: scrive il senso comune, nel quale fa una distinzione tra società (derivata dai bisogni e dal trasmettere virtù) e governo (derivante dal mettere dei limiti ai vizi). Gli uomini sono tenuti ad autogovernarsi e il governodeve garantire questo diritto, il tipo di governo che egli ha in mente è quello repubblicano, in quanto devono esserci privilegi dati ad alcuni (aristocrazia) o ereditari.

Jefferson: è uno dei padri costituenti (3° presidente USA) e come si legge nel 1° articolo egli riprende le teorie di Locke (che stanno alla base della rivoluzione, specie quando si afferma che il Parlamento è tenuto a perseguire il bene dei cittadini, che in alternativa possono ribellarsi) ed espone che tutti gli uomini sono uguali e portatori di diritti naturali (Locke: proprietà, libertà, vita) ma alla proprietà egli sostituisce la ricerca della felicità, il potere politico è derivante proprio da questa uguaglianza. C’è una differenza dal pensiero giusnaturalista, egli afferma che il popolo (unità politica) è libero di per sé senza che questa libertà sia data dalla sovranità. Il giusnaturalismo afferma che sì, la sovranità è del popolo, ma è subito delegata al monarca.

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Rivoluzione francese

Sieyès: <<non possiamo sopportare che altri dispongono di noi>>

Ci sarà una nuova era nella quale il governo sarà dato dal corpo legislativo. Chi fa dunque la legge?

Robespierre: leader dei giacobini (4° stato), sostiene una rappresentanza per tutte le classi, per mandati brevi, i cittadini devono partecipare alla presa visione degli atti. Egli sostiene che è la piccola borghesia a laboriosa a mandare avanti la Francia, egli però non è un comunista, anche se sostiene la proprietà come un qualcosa che derivi dalla società e non una legge di natura, può essere regolato.

Saint-Just: la sfera politica deve basarsi sul patriottismo e deve escludere estremi come la piena ricchezza e l’assoluta povertà.

Babeuf: sostenitore della Comune di Parigi, asseconda un’ideologia di tipo comunista, egli cerca infatti di:

 Creare un sistema proporzionale

 Creare una ripartizione della terra

Egli sostiene che la rivoluzione è una fase transitoria per la vera democrazia.

Arrabbiati: i ricchi affamano il popolo sottomettendolo, criticano le leggi fatte da coloro che non conoscono lo Stato di miseria di molti individui.

La rivoluzione francese ha dato vita al nuovo criterio della sovranità popolare, il terzo stato infatti cerca una fonte di legittimazione che non sia divino. come già scriveva Diderot (1° generazione illuministi), il popolo sarà più propenso ad obbedire alla legge se ne è lui l’autore, ma il maggior contributo alla rivoluzione è di Condorcet, il quale da una sua immagine di stato modello formato da cantoni, distretti e province, in cui si sottrae molto potere all’esecutivo e il legislativo è formato da un’assemblea (che sta al centro dello Stato) e che può vedere l’intervento dell’assemblea dei distretti per le questioni di diritto dell’uomo (democrazia diretta).

 Suffragio universale

 Uguaglianza politica

 E questa tendenza nel mondo

Sieyès è un altro studioso che principalmente cerca di risolvere il problema su “chi fa le leggi?” egli afferma che la nuova epoca sarà caratterizzata dal corpo legislativo il quale dovrà essere composto dal terzo stato, perché esso detiene la volontà della nazione, poiché è il braccio trainante di esso, mentre l’aristocrazia non ha più i compiti di un tempo.

PARTE 2

Premessa

Nuovo concetto di storia: Bodin aveva già distinto la storia sacra, umana e naturale. Egli toglie supremazia alla religione, affermando che la storia religiosa non è la storia religiosa non è la storia dell’uomo, che invece segue cicli astronomici, la storia umana dà legittimità agli Stati perché questi mettono a bada le formazioni religiose. Esiste una pluralità di storie umane (Historiae) e una sola religiosa. Kant nel suo “conflitto delle facoltà” afferma che esiste una disposizione dell’umanità al

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progresso e la prova di questa disposizione sta nell’entusiasmo dei cittadini che ha portato alla rivoluzione francese e l’entusiasmo che ancora suscita. Da qui si diventa coscienti del presente e di vivere un tempo nuovo “modernità” (neuzeit) e che questa è una storia universale. Caratteristica delle dottrine politiche dell’800 è quella di conoscere la storia, resa quindi ora qualcosa di padroneggiabile. Altra caratteristica è la messa in opera del costruttivismo, che rappresenta la costituzione di un paese come un contratto sociale che non deriva dalla tradizione ma è una legge nuova che legittima l’ordine politico. Viene a formarsi in questo periodo un nuovo concetto di società (con cui nascono le scienze sociali) per cui l’uomo non si associa più come diceva Aristotele per la propria natura, ma per i propri interessi (Hume); Hegel e Marx affermarono 2 tesi.

Hegel: la politica è qualcosa che amministra la società

Marx: la politica è una conseguenza della società

Koselleck affermerà che in questo periodo nascono la storia e il lessico politico moderno, che avrà degli sviluppi:

 Una democratizzazione (si allargano gli interessati)

 Una temporalizzazione (è influenzato dalle aspettative sulla politica)

 Ideologizzazione

 Politicizzazione (ciò che prima indica i ceti ora indica i partiti)

Nel 19esimo poi Napoleone lo Stato e la burocrazia diventano più accentrati, ma accanto allo Stato si fa strada il commercio e la produzione, che si rende sempre più indipendente da esso, è in questo periodo infatti che si forma l’idea di una società senza Stato.

Societas civilis: in questo periodo si ha anche la divisione tra stato e società civile. Il nuovo concetto di società dipende da una discontinuità storica (gli uomini si associano in maniera diversa derivante dal fatto che essi non si sono mai associati), quindi mentre l’idea tradizionale di societas civilis vedeva l’associazione come mezzo per perfezionare la natura umana, ora viene visto come mezzo per perseguire i propri interessi. È un piano di intervento della politica e la politica si presenta come centro privilegiato e di controllo sulla società. Viene messo in disparte l’interesse comune.

Immanuel Kant (1724-1804)

Distingue le regole che regolano i comportamenti in:

Massime: qualcosa per sé stesso, è un qualcosa che appartiene solo a chi la fa. Es: alzarsi la mattina-lo faccio per me

Imperativi: validi per chiunque

 Ipotetico: non è assoluto, se vuoi qualcosa “devi” fare qualcos’altro, quindi vale per raggiungere alcuni fini.

 Categorico: indipendentemente dal fine tu “devi”. È dovere assoluto. Si identifica con la ragion pura, è la legislazione interna dell’individuo, devo fare qualcosa perché lo devo fare. <<agisci in modo da trattare… come mezzo>> rispetta la dignità umana. La volontà deriva dal sottomettersi a sé stessa.

Le azioni morali sono quelle senza un fine ma si fanno perché vanno fatte a livello universale, l’uomo è libero se non segue fini e si affida alla ragione (quindi all’imperativo categorico).

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Antagonismi:

 Esterni: contrasto ragione e passioni, l’imperativo categorico risolve questo contrasto. L’uomo non deve rivolgersi ai fini. La morale Kantiana sono i principi di un comportamento derivante dalla ragione. La morale è un ambito della ragione nella quale l’uomo è autonomo dalle proprie passioni e non agisce per fini ma perché deve.

 Interni:rapporti tra individui

Diritto

Si occupa degli antagonismi esterni perché gli uomini tra loro possono non agire in modo morale. La legge giuridica prescrive doveri esterni.

Diritto, riguarda:

 Rapporti tra volontà: riguarda “come” l’azione verrà compiuta

 Coattività: minaccia di sanzioni per chi non adotta comportamenti o azioni conformi

 Volontà degli individui: gli individui “vogliono” conseguire obiettivi

 Intersoggettivo: riguarda azioni esterne

Scopo del diritto: avere la libertà come diritto innato

La libertà in questo caso è data dalla libertà a sottomettersi a questo diritto, la politica poi ha il dovere di produrre il diritto.

Contratto sociale

Stato di natura: stato caratterizzato dal fatto che esistono poche forme di associazione (famiglia, coppia). Qui no, gli obblighi sono vincolati dalla volontà di ciascuno di farli o no. Contrapposto allo Stato civile (la cooperazione è data e disciplinata da una legge pubblica, qui c’è uno strumento che regola la cooperazione). Stato di natura e stato sociale (disponibilità a cooperare) non sono fortemente contrapposti. Il contratto crea una volontà comune. Il legislatore nel fare una legge deve farla come se tutti i cittadini con la propria volontà fossero lì. Lo Stato non deve garantire la felicità ma la volontà. Dovere universale: è un qualcosa che possono fare tutti. razionalmente tutti possono svolgere questo dovere, poiché tutti hanno ragione. La repubblica deve essere rappresentativa, basata sulla rappresentanza e la divisione dei poteri. Il dispotismo illuminato porta alla repubblica perché matura il popolo.

Repubblica, POTERI:

 Legislativo: potere sovrano, è il potere di fare le leggi. Esiste un organo collettivo rappresentativo (la democrazia diretta è dispotica), ma tutti i cittadini hanno il diritto di voto (i dipendenti no), non ci si ribella perché il diritto lo creano i cittadini.

 Esecutivo: applica le leggi, può essere un organo o una persona, è controllato dal legislativo.

 Giudiziario: i magistrati applicano la legge ma a sentenziare la colpevolezza è una giuria di cittadini.

Uguaglianza di fronte alla legge: si

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Uguaglianza politica: no, è contrario al suffragio universale, i cittadini attivi sono quelli con indipendenza economica. Non si è liberi di ribellarsi al sovrano, ma di criticarlo si. “la libertà di stampa è l’unico paladino dei popoli”.

Alla base della repubblica sta un contratto implicito che implica l’obbligo al legislatore di emanare le leggi nella maniera come tutti l’avrebbero emanata (imperativo categorico).

Ogni stato è uguale all’altro quindi non possono esserci guerre punitive ed auspici ad un cosmopolitismo.

Ruolo internazionale basato sull’estinzione del diritto internazionale basato sulla ragione.

Diritto cosmologico -> confederazione

“per la pace perpetua”

Rifiuto ingerenza affari interni. Gli stati sono messi su un piano di parità. Homo homini lupus è applicata agli stati che infatti mai escono dallo stato natura. Fine della storia è la pace perpetua. Solo il Parlamento può decidere di andare in guerra, i rappresentanti non saranno inclini a dichiararla perché impopolari. Vede il dispotismo illuminato come miglior modo per raggiungere la repubblica universale, con riforme e libertà.

Repubblica universale è una confederazione di stati piccoli dagli stati grandi (Hume- coalizioni / Rousseau- alleanze)

Filosofo tedesco, ridisegna il concetto di morale, che diventa per lui ambito della razionalità per cui l’uomo è libero di agire senza essere spinto da fini (imperativo ipotetico) ma da un dovere universale, comune a tutti (imperativo categorico), questo cerca di formulare una teoria morale che scaturisce dalla razionalità, che renda autonomo moralmente e che non tralasci l’elemento universale. Kant osserva le regole del comportamento dell’uomo che perseguono fini particolari e vede che esse non perseguono un interesse universale, mentre l’imperativo categorico si. È un criterio guida (quello che io farei se dovessi perseguire un dovere universale) è lo stesso concetto di Rousseau dell’interesse generale. Regno dei fini: il perfezionamento morale portato dall’imperativo categorico. Comunione laica dei santi che avrà termine all’infinito.

Per raggiungere l’imperativo categorico bisogna innalzare la soggettività umana in questo modo si eviterà ogni forma di strumentalizzazione.

Si adottano comportamenti morali quando si adotta l’imperativo categorico e l’uomo diventa libero solo in questo caso. Questa definizione di morale serve per risolvere uno dei 2 “antagonismi”, quello interno per cui all’interno di un uomo si scontrano ragione e passione; l’altro antagonista che è esterno (tra soggetti o tra stati) lo si risolve con il diritto. Il diritto che per Kant è intersoggettivo, coattivo, che riguarda le volontà degli individui (voler conseguire obiettivi) e i rapporti tra le varie volontà; è un mezzo per regolare i doveri esterni. Il diritto ha anche lo scopo di perseguire la libertà (di sottomettersi al diritto) e la politica è l’ambito in cui questo si crea.La politica si forma in chiave giusnaturalista e lo stato civile è quella condizione in cui esistono associazioni e cooperazione perché previsto dalla legge. Il contratto crea quindi una volontà generale a cui il legislatore deve fare capo quando scrive le leggi. Egli spiega che solo gli stati non escono dalla condizione di stato di natura e che a dichiarare guerra deve essere il Parlamento, ma essendo questa una proposta non apprezzata tra le repubbliche si tende alla pace, egli auspica alla pace perpetua e una confederazione di stati passando dal dispotismo illuminato. Per quando riguarda la repubblica, egli sostiene la divisione dei poteri ma non il suffragio universale.

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“critica alla ragion pura” la dialettica è uno strumento per conoscere la totalità del mondo che ci circonda, con questo tipo di procedimento si cerca di collegare le categorie (che spiegano i fenomeni) a cose che non sono fenomeni tangibili (es: anima).

Liberalismo

Economia:

 Libero scambio

 Realtà lockiana, tutto è proprietà

 Enfatizza proprietà privata

 Individualismo

Libertà:

 Pensiero

 Fede

 Penna

 Parola

 Uguaglianza di fronte alla legge

Merito: criterio dei pubblici concorsi

Bentham (1748-1832)

Non crudeltà della pena quanto certezza. Riduce lo Stato ad aggregarsi di preferenze individuali.

Egli è stato un liberale che criticò la tradizione della giurisprudenza inglese. Nella sua opera Frammenti sul Governo (1776) afferma che non può sussistere un contratto sociale (per i motivi già detti da Hume) e critica il sistema delle leggi inglese, e per farlo divide la giurisprudenza:

 Espositiva: come sono le leggi

 Censoria: come dovrebbero essere

Invece, nell’Introduzione ai principi della morale e della legislazione (1789) afferma che l’uomo tende a massimizzare il piacere allontanandosi dal dolore e che il comportamento dell’uomo è dato dall’utilità. Lo Stato, quindi, per far rispettare le leggi deve provocare con la pena un male, ma non eccessivo.

Il Governo poi deve adottare la formula della massima felicità (buoni esiti) per il massimo numero (uguaglianza); economicamente però il sistema deve basarsi sulla proprietà privata che assieme alla ricerca da parte degli individui dell’utilità, manda avanti il paese.

È stato un acceso sostenitore del suffragio universale. Kant aveva affermato che l’unica etica universale era quella razionale, lui invece affermerà che non è così e che per dire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato bisogna prima identificare un’unica cosa che tutti vogliono e da lì calcolare quote di piacere e dolore.

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Benjamin Constant (1767-1830)

Egli criticò la monarchia assoluta ma anche la democrazia, in particolar modo la volontà generale prodotta da Rousseau, perché non garantisce che i diritti fondamentali siano rispettati, esattamente come non lo fa nessuna forma di Governo.

Nella sua conferenza La libertà degli antichi paragonata ai moderni (1819) egli afferma di rimpiangere la repubblica romana e la polis greca, ma, afferma che queste due realtà non potranno mai tornare poiché erano società militari e il lavoro era affidato agli schiavi.

Oggi la schiavitù è abolita e il commercio ha preso il posto della guerra per i più, quindi la libertà è ora insita nella sfera degli affari privati. Il corso di Politica costituzionale (1818-1820) gli fa guadagnare prestigio, ed è qui che egli afferma che la Costituzione deve tutelare i diritti del singolo deve regolamentare i suoi rapporti con lo Stato e per non cedere nel dispotismo lo stato deve avere i poteri divisi.

Storicismo

CONTRORIVOLUZIONARI: sostenitori assolutismo

BURKE: “riflessioni sulla rivoluzione francese” egli sostiene la tradizione, ai giusnaturalismi contrappone una visione per cui la storia razionalizza le cose (tra cui la natura e le costituzioni), la vera rivoluzione in Inghilterra era stata dagli Stuart che portarono l’assolutismo contro il costituzionalismo tradizionale. Accetta la rivoluzione americana perché il distacco dalla madrepatria era inevitabile, mentre quella francese si è affidata all’improvvisazione.

MAISTRE: fanatico cattolico, provvidenza, forza che guida il mondo, le cose avvengono perché Dio vuole che avvengano. La rivoluzione francese è voluta da Dio e Dio punirà la Francia per aver rotto la tradizione con ola dittatura giacobina. Sostiene l’assolutismo in russia, dove va come missionario. “du pope” (1819) afferma che il potere politico deve essere limitato da quello religioso.

BONALD: egli è esiliato in germania durante la rivoluzione, torna e cerca di creare un sapere per il quale l’uomo è creato dalla società che lo crea solo ed esclusivamente per se stesso. La volontà generale va contro la volontà di Dio perché Dio ha dato il potere al sovrano e non al popolo. Egli è un assolutista ma allo stesso tempo afferma che devono esistere degli organi intermedi. È critico del centralismo.

Periodo francese: fine terrore e smantellamento dei democratici, restaurazione 1815, santa alleanza, democratici in clandestinità.

DEMOCRATICI: sostenitori delle libertà, sovranità popolare e uguaglianza. L’uguaglianza deve essere data anche in campo economico riequilibrando le classi.

MAZZINI: affermava per quanto riguarda lo Stato che ogni Stato è chiamato a fare il compito che gli ha assegnato Dio e che ogni Stato deve avere un certo tot di territorio per funzionare (quota minima). Questa sua idea di nazione è in contrasto con l’idea di nazionalismo che si formerà con l’individualismo. Denuncia il liberalismo perché enfatizza i diritti ma non i doveri e immagina una Repubblica in cui i ceti proletari siano inclusi tramite associazione. Non è un marxista e non afferma la lotta di classe.

RASPAIL: democratico quasi anarchico, afferma l’assoluta supremazia del popolo, la rigenerazione dell’individuo tramite economia e scienza e una diminuzione di leggi penali e civili che creano discordia tra i cittadini.

Dictionnaire Politique

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Contrario al laissez faire (lo stato deve regolare i salari, lento sviluppo industriale, protezionista come Rousseau). Riassume i vari pensieri democratici che erano frastagliati e afferma che si deve formare una repubblica. Legislativo: assemblea nazionale (suffragio universale). Parla di sovranità di “tutti”, non popolare.

Hegel (1770-1830)

Corrente: idealismo classico tedesco. Pubblicazione di opere intorno al 1830 e si parla dell’opera di Kant. Si ha la volontà di stabilire ciò che è reale e vero. Amico di Schelling. Reale: storicamente determinato. Cerca di costruire un sapere universale, è realista, descrive la realtà per quello che è.

Descrivere realtà:

1. Astrazione

2. Creare un sistema (articolato in modo dialettico) per cui quest’astrazione possa descrivere un fenomeno (enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio)

Modernità: caratteristica e problema di fondo, viene a crearsi la sfera delle libertà individuali, mentre la tradizione, l’uomo nell’antichità (es: socrate) non vede sé stesso come qualcosa che ha una libertà soggettiva, quindi non sa decidere se una norma è giusta o sbagliata, ma semplicemente l’asseconda.

Dimensioni di descrizione: Lineamenti di filosofia del diritto 1821, è dove fa la distinzione società-stato

1. DIRITTO: come Kant esso garantisce la libertà perché garantisce la libertà individuale, è dato

2. MORALITA’: è la coscienza di sé, io sono cosciente di questa libertà

Kant ha spiegato sino a qui, ma serve una 3° dimensione.

3: ETICITA’: l’uomo si relaziona agli altri

3 dimensioni di eticità (fa questo riferimento per arrivare ad una spiegazione di Stato)

1. FAMIGLIA: rapporto amorevole

2. SOCIETA’ CIVILE: particolarità, gli individui svolgono funzioni, in primis svolgono i loro bisogni. Essa è una dimensione fuori la famiglia, ma prima dello Stato, è la dimensione in cui si trova la giustizia, polizia e corporazioni (individui con le stesse funzioni: universale, formale e sostanziale)

3. STATO: per Hegel esso è un’autorità parzialmente invisibile al cui interno sta la società. È quella dimensione che permette la società civile e che rende gli uomini liberi soggettivamente.

Stato (spirito oggettivo): monarchia costituzionale, rappresentanza: camera alta (corporazioni formali), bassa (sostanziale)

Per Hegel la società è frutto dello Stato.

Hegel è stato un filosofo tedesco nato nel 1770 e morto nel 1830, che ha fatto insieme a Schelling e Fichte dell’idealismo classico tedesco, ovvero, una corrente filosofica mossa a spiegare ciò che è reale e vero, partendo dalle analisi di Kant, che si sviluppa in Germania alla fine del 1830. Hegel è un filosofo realista e schematico, ovvero, mira a costruire con la sua opera “Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio”(1817), un sapere universale che racchiuda tutte le scienze (1. Scienza della logica, 2. Filosofia della natura, 3. Filosofia dello spirito). In quest’opera (unica nel suo genere) egli mira a spiegare la realtà così com’è e per farlo, prima di descrivere un fenomeno deve crearsi un’astrazione,

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dalla cui poi si fa un sistema (articolato con dialettica) la colleghi al fenomeno. La dialettica è vista qui come strumento per spiegare la realtà, il procedimento dialettico implica che prima si individui un ambito in cui avvengono delle relazioni, di cui si cercano contraddizioni e che si spiega ampliando il punto di vista (per poi scoprire che queste relazioni sono date perché esiste uno Stato). Invece, nell’opera Lineamenti di filosofia del diritto (1821) egli espone un concetto di morale e separazione dei concetti società e Stato. Parte dall’esempio di Socrate per definire ciò che è morale, in quanto Socrate è stato il padre della morale che cercò di spiegare nell’Apologia e per questo messo a morte da una società che ancora non aveva regole se non quelle della religione e l’uomo non se ne sottraeva perché non si domandava in maniera soggettiva se quelle cose fossero giuste o sbagliate. Oggi invece caratteristica della società moderna è il fatto che esista una libertà individuale garantita dal diritto permesso dalla società civile, quindi dallo Stato. Questo perché esistono 3 grandi dimensioni:

 Diritto

 Morale: coscienza di sè

 Eticità: rapporti tra gli stati

Di quest’ultima si afferma che essa si disgreghi in 3 dimensioni:

 Famiglia: dimensione caratterizzata dall’amore

 Società civile: dimensione in cui gli uomini svolgono più funzioni interconnesse e interdipendenti (stile smith), qui troviamo giustizia, polizia e corporazioni (formali-industriali,sostanziali-contadini e pubblico-universali) caratteristica qui è la peculiarità.

 Stato: è un’auotrità parzialmente invisibile al cui interno sta la società civile e che renda gli uomini liberi soggettivamente, la società è qualcosa che deriva dallo Stato. Lo Stato ideato da Hegel è la monarchia costituzionale, in cui la rappresentanza è affidata a 2 camere, una alta (corporazione formale) e una bassa (corporazione sostanziale) e il capo della rappresentanza è il Presidente.

Sempre di Hegel sono da ricordare 2 definizioni, una è quella del terrore su ispirazione giacobina (uccidere chi si mette in mezzo a uno scopo), l’altra è di spirito, infatti lui parlava di spirito sia per intendere lo spirito della storia che crea la realtà modificando le cose a suo piacere, ma anche come spirito dell’uomo (oggettivo e soggettivo) per intendere psiche e dimensione sociale. Scopo politica: garantire le libertà individuali (lo stesso di Kant).

Il rapporto tra i cittadini della società è la cooperazione

Socialismo

Avvenimento importante: industrializzazione

Socialismo: nasce dall’Illuminismo su tematiche

SAINT-SIMON –tematiche sociali. Società divisa in oziosi e produttori. La società è attualmente basata sulle scienze e l’industria, in futuro una sorta di tecnocrazia basata sull’industria farà sparire gli oziosi.

Si discosta:

 Liberalismo(statalismo): il dominio sulla natura occulterà il dominio sull’uomo, tra cui lo Stato

 Anarchismo: la società ideata è di tipo germanico

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Nuovo cristianesimo più fattivo

ROBERT OWEN (1771-1858)

 Proprietario industria tessile impegnato al benessere dei suoi operai

 Crea forme di associazione

 Colonia 1824 New Harmony (lavoro fuori capitalismo)

Sostiene che lo spirito di egoismo della società porti ad egoismo o povertà in vari strati sociali.

ROBERT FOURIER (1772-1837): utopico

A differenza di molti autori accetta il denaro perché “desiderabile” dagli uomini.

Felicità-> passioni

La nostra è un’epoca triste, la si supera con FALANGISMO: falange (max 1600 persone, entità in cui avviene l’attività economica e la ricerca delle passioni)

 Stipendi diversi

 Investimenti

 Abbondanza

Si crea senza politica ma economicamente con investimenti di privati.

Socialisti pre-marxisti: sviluppo 1830-40

Il socialismo riguarda la sfera economico-sociale.

Concetto di uguaglianza socialista:

 A ciascuno secondo il suo lavoro (giustizia proporzionale non distributiva che è dei comunisti)

 Piani e obiettivi

 Riduzione disparità sociali

Proprietà privata: non è più un diritto naturale

 Non può essere ereditaria

 È concessa dallo stato

 È accettata in alcuni casi

La lotta si sposta da borghesia e aristocrazia a proletariati e borghesi.

PROUDHON:che cos’è la proprietà? Un furto (1840).

Tutti gli uomini contribuiscono alla società, di conseguenza tutti hanno diritto a qualcosa e le retribuzioni devono essere giuste ed eque. Sostiene che lo Stato e potere uomo su uomo sparirà quando con la democratizzazione delle leggi i cittadini non avranno più bisogno di qualcuno che le impone. “forza

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collettiva” è una forza che appartiene ai gruppi, che formano la società. Dialettica antinomie (paradosso che implica 2 situazioni contraddittorie che possono essere accettate entrambe). Es: Proprietà; grande è oppressiva, piccola è strumento di libertà. Sistema delle contraddizioni economiche o filosofia della miseria (1846) pone l’accento sulla lotta di classe, la borghesia ha finito le sue funzioni, ora spetta al proletariato mandare avanti la società. Il capitalismo ha visto 3 fasi: anarchia, nascono gli oligopoli e ora si sviluppa la finanza. Il superamento del capitalismo è pacifico e avviene per antinomie, ovvero contraddizioni, la lotta di classe si rompe e si ricompone migliorandosi senza arrivare alla violenza (come invece accade nel comunismo). La classe operaia deve emarginarsi prima da quella borghese. In una prima fase nega lo Stato, nelle sue ultime opere afferma che questo fa da contrappeso e parla di “federalismo politico”.

CABETviaggio in Icaria” (1840) comunista

Questo romanzo, un po’ come quello di Moro presenta una società senza denaro né proprietà, ma essendo un testo comunista presenta una centralizzazione dei servizi pubblici nelle mani dello Stato, che è una Repubblica con delega (perché di grandi dimensioni, con 2000 deputati, l’esecutivo è nelle mani di 16 membri eletti). La democrazia diretta la si trova nelle decisioni comunali (10000 persone). L’opera è indirizzata alle donne, perché la utilizzino per educare i figli.

BLANC“organizzazione del lavoro” 1840

Auspica alla fine del commercio libero e concorrenziale (che sta all’origine dei mali) tramite concorrenza degli ateliers. Per lui una repubblica avrebbe dovuto finanziare queste ditte autogestite nella loro fase iniziale.

Il socialismo è una filosofia politica venutasi a formare nella metà dell’800 anche se richiami potevano essere quelli di Moro o dell’Illuminismo. Esso afferma che la proprietà privata sia all’origine della disuguaglianza umana e che quindi essa debba essere –concessa dallo stato, -solo in alcune circostanze e –non può essere ereditaria. Oltre a ciò esso mira anche a combattere le forti disuguaglianze sociali, dare piani ed obiettivi, e dare a ciascuno secondo il suo lavoro (giustizia proporzionale). Tutto questo rappresenta il concetto di uguaglianza dei socialisti. Tra i primi pensatori e sostenitori si trovano: Saint-Simon, Robert Owen e Fourier.

Simon affermava che la società è divisa in 2 classi: oziosi e produttori; e che si basasse sulle scienze e l’economia, auspicando però un tipo di società nella quale una tecnocrazia avrebbe eliminato una classe degli oziosi e del tipo di società si sarebbe basata sull’economia e l’uomo dandosi all’economia, quindi dominando la natura, avrebbe messo da parte il mettere dominio sull’uomo (seppur predicava una società gerarchica).

Owen non era un filosofo ma era proprietario di un’industria tessile e si preoccupava della vita dei propri operai e per questo li incentivava ad associarsi. Esperimento fallimentare è stato in America il suo cercare di creare una economia non capitalista a New Harmony nel 24.

Fourier idea il sistema del Falangismo, ovvero delle entità all’interno delle quali gli uomini sviluppavano passioni (che danno la felicità) e economia. La falange è quindi un’entità basata su diversi stipendi, investimenti e abbondanza, che accoglie massimo 1600 persone ed è finanziato da privati. I primi veri pensatori arrivano nel 1840 (tutte le opere sono di quest’anno) e sono Proudhon, Cabet e Blanc.

Proudhon pubblica “che cos’è la proprietà privata”, definendola un furto affermando che se è vero che tutti mandino avanti la società, allora tutti abbiamo diritto a una proprietà. Egli auspica a una società nella quale tutti conoscono le leggi e quindi il Governo non serve, afferma che la proprietà è contraddittoria (usa la dialettica antinomia). Nella sua 2° opera “sistema delle contraddizioni” (1846), afferma che il capitalismo ha attraversato 3 fasi e che il superamento del capitalismo sarà pacifico attraverso contraddizioni, la lotta di classe infatti si migliorerà di volta in volta.

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Cabet “viaggio in Icaria” descrive una società senza moneta, gestita da una repubblica con circa 2000 deputati e 16 dell’esecutivo.

Blanc con il suo “organizzazione del lavoro” ipotizza il superamento del capitalismo tramite la concorrenza degli ateliers contro le ditte dei capitalisti. Prenderà parte alle insurrezioni del 48 ma gli ateliers saranno utilizzati per sopprimere i controrivoluzionari.

Karl Marx (1818-1883)

Parte da Hegel ma se ne distacca, condizionato dal pensiero di Feuerbach. Critica alla filosofia Hegeliana (1843), attua il capovolgimento di quanto affermava Hegel (lo spirito della storia prende le cose e le assoggetta al suo schema, questa è la realtà).Marx, sotto influenza di Feuerbach attua un capovolgimento, non è lo spirito a determinare la realtà, è il contrario, così come non è Dio a fare l’uomo, è l’uomo a fare Dio. Cos’è l’uomo per Marx? Per Marx l’uomo è dato dalla generalità degli uomini (Feuerbach), Marx: l’uomo è dato da tutte le condizioni che le stanno dietro, da tutti i rapporti sociali, che si evolvono. Così come la società è formata da tutti i rapporti umani.1844, “la questione ebraica”: i cittadini non sono uguali, a differenza di quanto affermasse Hegel

Ideologia tedesca (1845-1846): l’uomo si distingue dagli altri animali perché produce, creando mezzi, attaccando la natura e la natura non resta mai uguale (l’uomo si assoggetta alla natura, ma questa modificandosi assoggetta l’uomo). Producendo gli uomini ampliano i propri bisogni, e producendo riproducono sé stessi nelle nuove generazioni e dei rapporti sociali che vivono.

Produzione:

 Rapporto uomo-uomo: divisione del lavoro, è la produzione che indica agli uomini come comportarsi, non la coscienza. Questa è un prodotto sociale.

 Rapporto uomo-natura

La divisione del lavoro è collegata alla proprietà privata, storicamente, l’affermarsi di una divisione del lavoro corrisponde ad una ripartizione ineguale della proprietà privata. Questo provoca contrasto tra le classi, lo Stato è continuazione di queste lotte. Quindi la politica è un prodotto della società.

Materialismo storico: critica le ideologie affermando che queste si combattono combattendo le condizioni economiche che le hanno prodotte.

Manifesto del partito comunista: post-rivoluzione del 48 scrive che a rivoluzione avvenuta non solo va smantellato lo Stato ma anche le sue istituzioni. La storia di ogni società e la storia di una lotta di classe. Le classi non sono partiti della società, esse sono derivanti dal posto che occupano nel sistema produttivo.

2 classi: borghesia e proletariato (sfruttato)

Il capitalista sfrutta il pluslavoro rendendolo plusvalore e se ne appropria.

La classe si colloca a livello produttivo (dato oggettivo) ma perché diventi una vera e propria classe essa deve prendere coscienza di sé (dato soggettivo, percezione della loro situazione di sfruttati).

Il partito comunista svolge la funzione di illuminare di questo gli altri operai (i dirigenti sono operai già illuminati).

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c'è tutto! Panzer!
molto buono!
Perfetto! Sono molto approfonditi gli autori minori!
Per ogni domanda inerente ai riassunti, se avete qualche difficoltà o qualche dubbio potete contattarci tramite messaggio sul nostro profilo docsity. Saremo disponibili ad aiutarvi e a togliervi dubbi inerenti all'esame che state preparando.
Consiglio a tutti coloro che si trovano a dover affrontare l'esame di Storia delle Dottrine Politiche questo riassunto: grazie all'autore sono riuscita a prendere 27! Mi ha chiarito molti dubbi riguardo vari argomenti, aiutandomi a capire quali fossero i concetti chiave e gli argomenti più importanti su cui focalizzare l'attenzione.Indispensabili alla preparazione della prova sono state inoltre le domande contenute a fine riassunto, che mi hanno permesso di capire se avessi raggiunto un'adeguata preparazione o meno.
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