Give it your best shot: Per una cultura delle bocce in prospettiva della easy-life, Guide, Progetti e Ricerche di Sport
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Give it your best shot: Per una cultura delle bocce in prospettiva della easy-life, Guide, Progetti e Ricerche di Sport

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Un libro sullo sport delle bocce. Una nuova cultura, una rivalutazione di un concetto antico dal cuore moderno. La vera essenza di un movimento che sta travolgendo e appassionando generazioni e generazioni.
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GIVE IT YOUR BEST SHOT

Per una cultura dello sport delle bocce

nella prospettiva della easy-life

Luca Capponi

2018 © Luca Capponi

fibcapponi@gmail.com

http://lucacapponi.altervista.org/

Tutti i diritti riservati

Sommario

PREFAZIONE

1. STORIA E CULTURA DELLO SPORT DELLE BOCCE

2. RAFFA, VOLO, PÉTANQUE, BEACH BOCCE E BOCCIA PARALIMPICA

3. IL 2018: LA MISSION E L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA

4. TECNICHE E STRATEGIE DI GARA

5. LA COMPLESSITÁ DIETRO L’IMMAGINE DEL GIOCATORE DI BOCCE

6. I BENEFICI FISICI, MENTALI, PSICOLOGICI E SOCIO-RELAZIONALI NELLE BOCCE

7. LE BOCCE COME STRUMENTO DI PROBLEM SOLVING NELLA VITA QUOTIDIANA

8. ALLENARE A TROVARE SOLUZIONI

9. QUANDO IL PASSATO TI BUSSA IMPROVVISAMENTE ALLA PORTA

10. LA VERA ESSENZA DELLO SPORT DELLE BOCCE E LA SUA APPLICABILITÁ QUOTIDIANA

11. IL LINGUAGGIO SEGRETO DEL GIOCATORE DI BOCCE

12. LA STRATEGIA DEL PASSAPAROLA. UN CONCETTO VINTAGE ANCORA FONDAMENTALE

13. I CENTIMETRI CHE CI SEPARANO TRA LA VITTORIA E LA SCONFITTA, TRA IL RISCATTO E LA FINE

14. UNA LOTTA INCESSANTE CONTRO L’IPOCRISIA E L’IGNORANZA

15. I TRE MALI ODIERNI DELLO SPORT DELLE BOCCE. E I NON MALI

16. BOCCE COME ISTITUZIONE EDUCATIVA E MEDICINA ALLE PROBLEMATICHE GIOVANILI

17. MOTRICITÁ, PSICOLOGIA E QUALITÁ DELLA VITA. UNO SPORT TUTTO DA CONOSCERE

18. A SCUOLA DI BOCCE: L’ APPRENDIMENTO MOTORIO DEL GESTO TECNICO E ATLETICO

19. A SCUOLA DI BOCCE: COME INTERPRETARE LA MENTE PER AVERE SUCCESSO. LE TECNICHE DI

CONCENTRAZIONE, FOCALIZZAZIONE, RESPIRAZIONE E IL TRAINING AUTOGENO

20. CON LE BOCCE È TUTTA UN’ALTRA SCUOLA E TUTTO UN ALTRO SVILUPPO

21. A SCUOLA DI BOCCE: EDUCATORE, COMUNICAZIONE E LINGUAGGIO

22. NESSUNA DIFFERENZA DI SESSO. MA L’ELEGANZA VESTE DONNA!

23. MA PERCHÉ SI DEVE GIOCARE A BOCCE?

24. PER UNA CULTURA DELLA DISABILITÁ IN AMBITO BOCCISTICO

CONCLUSIONI

PREFAZIONE

Sport che vai, cultura che trovi. Mi incontro ormai quotidianamente con il pessimismo

della gente, dei giocatori, degli atleti, di chi insomma dovrebbe essere il primo a promuovere

lo sport delle bocce e non mollare di fronte alle difficoltà. Lamentele, critiche che non fanno

che alimentare un processo di arresto e distruzione definitiva di uno sport, uno sport unico

ed esclusivo ai nostri giorni in quanto portatore di valori universali e di grande appeal per le

nuove generazioni. Un briciolo di speranza viene da quelle “teste pensanti” e giovani, che

senza fare troppo rumore, agiscono tutti i giorni, non appena hanno un po’ di tempo da

dedicare a loro. Per molti anni la Federazione Italiana Bocce è rimasta immobile e noi tutti ci

siamo abituati a vedere solamente la traiettoria davanti ai nostri occhi e non una visione a

360°. Non perché siamo stupidi, ma perché nessuno mai ci ha detto come fare. La vecchia

classe di istruttori, lavoratori e portabandiera del nostro movimento non possono far altro

che dare qualche precetto o consiglio su come, quando e dove agire. Ma il mondo non è

quello di prima, le nuove generazioni non hanno nessuna connotazione o somiglianza con

quelle del passato e la cultura sportiva si è intanto evoluta.

Durante tutti questi passaggi, noi e il mondo delle bocce tutto siamo rimasti fermi e

ora ci troviamo a dover fronteggiare una situazione critica. Nulla è perso. Mi sono circondato

di persone giovani e affidabili, ci siamo dati un compito che è quello di sperimentare

concretamente e non a parole, promuovere lo sport delle bocce attraverso idee, progetti,

qualunque strategia anche la più banale per alimentare la speranza che aleggia intorno a

tutti noi, ma che forse per paura di metterci in gioco, non riusciamo a tradurre in realtà.

Stessi giocando a poker chiamereli l’ “all in”, punterei tutto.

Siamo uno sport aperto a tutti: giovani, donne e ora anche i disabili, troppo spesso

lasciati nel dimenticatoio. Le critiche, se non costruttive, portano al fallimento inesorabile.

Un piccolo impegno da parte del singolo porta ad un successo inevitabile. Cambiamo

insieme questo sport e cambieremo le nostre vite e le vite di molte altre persone. Ve lo

assicuro.

Credo fortemente che le bocce siano una grande famiglia, come lo è stata e lo è per

me e come immagino lo sia per tutti quelli che le praticano. Perché? Non lo so, forse perché

incarnano uno spirito antico, un modo di stare insieme giocando con una sfera e vedendola

rotolare, senza sapere come, quando e dove si fermerà. O forse perché da noi, al contrario di

molti altri sport illustri, il cosiddetto "terzo tempo" è talmente insito nella logica di gioco ed

implicito quindi, che neanche ci rendiamo conto.

I genitori non portano i figli in un bocciodromo perché è sinonimo di classe sociale

medio-bassa, sinonimo di anziani e di cantina. Eh magari i loro figli vorrebbero pure lanciare

quella sfera con tutta la forza che hanno in corpo. Allora bisogna ripartire dall'educazione

dei genitori che obbligano i loro figli a stare al passo coi tempi (il che significa giocare a calcio

perché c'è gente come Cristiano Ronaldo e Messi o a basket perché potreste diventare il

LeBron James della situazione).

Apriamo gli occhi. E non lamentiamoci se poi crescono male. La maggior parte degli

sport sono corrotti da anni e molta gente alimenta quotidianamente i social di "non valori".

L'unico valore rimasto a molti sport è l'importanza del gruppo e dello stare insieme, ma non

vedo una crescita significativa sul piano personale, mentale ed educativo. E' giusto che tutti

pratichino lo sport che vogliono, ma è altrettanto vero che siete voi genitori a capire se

vostro figlio ha intrapreso la giusta strada o meno. Non significa inibire lo sviluppo naturale,

ma iniziare a cambiare mentalità.

Sono 17 anni che pratico questo sport a livello agonistico. Pochi, ma abbastanza per

dedurre il quadro generale in cui le bocce sono inserite. Sono 17 anni che sento lamentele,

pessimismo, impossibilità di far avvicinare un giovane o una donna al nostro sport. Ma in

realtà, concretamente, e parlo soprattutto degli ultimi 30 anni. Cosa è stato fatto? La

maggiorparte di noi ha ancora una mentalità radicata al passato, chiusa. Ma non è colpa

nostra. E’ la mancanza di una cultura di base, la cultura dello sport e nel nostro caso le

bocce. Sono anni che viaggiamo, chilometri e chilometri di autostrade, partite perse, partite

vinte, gare, delusioni. Ma in tutti questi anni abbiamo capito quale sia l’essenza e

l’importanza del nostro sport? Io non credo. “Le bocce non andranno mai alle olimpiadi”

sento dire spesso. Ma voi sapete che le bocce partecipano dagli anni ’70 alle paralimpiadi

attraverso la specialità della Boccia? Sappiamo co’s’è la Boccia? La Boccia è una specialità

per disabilità fisiche gravi, cerebrolesi, tetraplegici. Da quest’anno ci leggono sulla

Gazzetta.it , su Televideo. Anche quest’anno siamo riusciti ad entrare nelle scuole primarie e

secondarie di primo grado con il progetto FIB “Bocciando si Impara”. Siamo riusciti ad

organizzare manifestazioni includendo normodotati e disabili, uomini e donne, giovani e

meno giovani, ed è stata una soddisfazione immensa. Ciò non basta affinché essevengano

riconosciute come uno sport unicum? Tutti possono avvicinarsi: giovani, meno giovani,

diversamente abili, donne. Siamo noi che dobbiamo aprire la nostra mentalità e andare a

cercare la vera essenza del nostro sport, aiutarlo a crescere, perché fidatevi, il nostro è un

mondo veramente infinito e bellissimo. Come possiamo agire? Provate a creare voi

qualcosa, come sto facendo io, provate ad entrare nelle scuole, proporre qualcosa che

colpisca veramente il soggetto dal punto di vista emotivo e mentale, proporgli qualcosa per

cui valga la pena provare. Non possiamo fermarci alla solita frase “le bocce sono praticate

anche da giovani”. E’ troppo restrittiva.

Siamo uno sport moderno ormai ed abbiamo abbastanza materiale e supporti per

essere riconosciuti come una tra le prime federazioni sportive italiane. Questo deve essere

il compito di tutti noi per i prossimi anni. Allargare la nostra mente e prendere

consapevolezza di un nuovo concetto dello sport bocce, bocce come opportunità di vita,

bocce come opportunità di crescita personale, bocce come mondo fatto di emozioni e sogni.

Perché le bocce sono io, le bocce siete tutti voi.

“Challenge”. E’ questa la parola che ho scelto per intraprendere questo percorso da

promotore e influencer nel mondo delle bocce. Una sfida, una sfida infinita che parte da

dentro, smossa dalla passione per questo sport, la quale come un uragano spazza via ogni

briciolo di ignoranza e maldicenza prodotte da un pensiero storico errato e da un’immagine

storica distorta delle bocce. Stay hungry, Stay foolish direbbe il buon Steve Jobs. E’ il mio

motto. E’ qualcosa che porto sempre con me (l’ho anche tatuato sul braccio). Affamati di

conoscenza e folli. Un po’ come i giocatori di bocce, o no? E attenzione quando parliamo di

bocce.

Uno sport che ha attraversato la storia di questo paese. Uno sport che ha insegnato i

giovani a divertirsi con i nonni e con i padri, e che non è solo un gioco.

Da centoventi anni è una disciplina che accende la passione negli occhi e nei cuori di chi la

frequenta, anche quando la fronte racconta una vita difficile di fatica e di lotta incessante. E’

uno sport dal sapore antico, di merito e dal cuore moderno, che accoglie sportivi e agonisti

nella conquista del pallino e della gloria. C’è solo una certezza: finché l’uomo vorrà gioire

insieme, le bocce continueranno a rotolare , colpirsi, avvicinarsi, allontanarsi come i pianeti

dell’universo. Così da dieci mila anni fino alla fine del mondo. E chi non ha visto non può

sapere. Chi non sa non può capire. Chi non capisce non può gioire.

Raffa, Volo, Pétanque, Beach e Boccia Paralimpica. Juniores, Femminile, D.I.R., Sitting

e Standing. Benefici fisici, mentali e socio-relazionali. Storia, evoluzione e tempi moderni.

Scommetto che la maggior parte di voi non conosce, o conosce in parte, le basi culturali

dello sport bocce.

In effetti, quello di cui mi rammarico, è che negli ultimi anni l'"immobilismo" a cui

siamo stati costretti ci ha portato ad oscurare tutta la parte storica, tutta la parte culturale

del nostro sport. Ci siamo focalizzati sempre e solo su aspetti tecnici della disciplina, litigare

per una boccia nulla o per un errore in partita. Ma mai nessuno che si sia posto su un piano

mediatico tra la gente e la cultura sportiva.

La storia e la cultura dietro ad uno sport sono importanti per capire e dedurre i valori

e i principi che ne sono alla base. Del nostro sport rimangono solo frammenti sparsi di

conoscenza, che le nuove strategie di marketing e pubblicità non possono di certo portare a

galla e connetterli in tempo breve.

Quello che non riesco a capire è il perché ancora ci sia il concetto di "bocce=gioco per

anziani". Potrei scrivere (e lo farò) di tutti i benefici che stanno alla base, molti di più rispetto

a qualsiasi altro sport. Potrei pubblicare tutte le categorie sociali di persone che gareggiano,

praticamente uno sport per tutti: dai normodotati, cioè bambini/e, uomini, donne, ragazzi/e,

anziani, e diversamente abili, con disabilità più o meno grave e anche gravissima.

E' uno sport. Uno sport in tutti i sensi. E come ogni altro sport ha una storia alle

spalle che inizia 10.000 anni fa in Turchia e dura ai giorni nostri e che si presta a diventare un

vero e proprio movimento rivoluzionario, una moda nuova. Non lo dico io. Lo dicono le

manifestazioni, gli eventi, la nuova promozione che io stesso sto lanciando. Non è uno sport

che si limita ad una conoscenza dell'altro fine a se stessa e circoscritta ad un singolo evento,

come succede spesso negli altri sport: ha un forte potere socializzante, crea una rete di

comunicazione e di amicizie infinite, amicizie che durano una vita, tra atleti, semplici

appassionati, dirigenti, allenatori, società e soprattutto famiglie intere. E' una seconda vita, è

un modo di vivere bene e stare bene insieme, divertendosi in una cornice agonistica, dove il

fisico, la mente e la personalità giocano un ruolo di primaria importanza.

Ora, tornando alle prime quattro righe sopra. Conoscete ogni singola specialità, ogni

singola tipologia di atleta, sapreste raccontare valori e principi dello sport bocce?

Give it your best shot è il libro che sto pensando, ragionando e scrivendo per dare la

possibilità a tutti di capire chi siamo, quale è il nostro vero potenziale e come riuscire a farlo

esplodere del tutto.

“Un campione non si costruisce sul campo. Un campione si costruisce dall’interno, partendo

da qualcosa che ha nel profondo: un desiderio, un sogno, una visione. Deve avere l’abilità e

la mentalità. Ma la mentalità deve essere più forte dell’abilità. È la ripetizione delle

affermazioni che ti porta a crederci. E quella credenza si trasforma in una convinzione

profonda, e le cose cominciano ad accadere”

1. STORIA E CULTURA DELLO SPORT DELLE BOCCE

1.1. Origini ed evoluzione del gioco

Le prime tracce di un'attività ludica con le bocce possono essere fatte risalire al 7000 a.C.,

se si ritiene fossero impiegate per un gioco le sfere in pietra rinvenute nel 1961 nella città

neolitica di Catal Huyuk in Turchia, che mostrano segni di rotolamento su un terreno

accidentato; di esse peraltro l'archeologo inglese James Mellaart ipotizzò un utilizzo a scopo

religioso.

Più documentata è la pratica nell'Antico Egitto: pitture murali e geroglifici attestano che gli

egizi erano soliti giocare con sassi arrotondati. Indizi ancora più chiari si trovano per la

Grecia: già Omero racconta nell'Iliade che, davanti alle mura di Troia, Achille e i suoi

compagni nelle ore di ozio facevano rotolare piccole sfere di pietra; nell'età classica il gioco

era diffuso in tutta l'Ellade, praticato con pietre o piastrelle. Ippocrate (460-377 a.C.) nei suoi

trattati medici lo consigliava per scopi salutistici, mentre Oribasio di Pergamo, vissuto a

Bisanzio nel 4° secolo d.C., lo raccomandò come rimedio contro la fiacchezza dei muscoli; egli

si riferiva, però, a una disciplina che aveva maggiore affinità con il lancio del peso in quanto si

trattava di gettare il più lontano possibile sfere di vario diametro e colore. I romani

trasformarono la pratica delle bocce da semplice manifestazione di forza in una prova di

abilità: bisognava avvicinare le pietre a un punto fisso.

Il gioco era sicuramente in uso già nel 3° secolo a.C., conosciuto come 'lancio delle pietre'.

A Pompei, in un locale poi chiamato bocciodromo, furono scoperti durante gli scavi un

pallino e otto bocce. Sembra che anche i legionari, nel corso delle campagne nelle Gallie, si

divertissero con accanite partite sugli spalti delle fortificazioni. Ai tempi dell'Impero furono

adottate le prime bocce in legno (pilis ligneis ludere); Ottaviano Augusto (63 a.C.-14 d.C.) ne

possedeva un pregiato set in radica d'ulivo. I romani ereditarono dai greci il concetto delle

bocce a scopi di medicina preventiva. Claudio Galeno, medico vissuto nel 2° secolo d.C., le

consigliava ai giovani e ai vecchi e sulla stessa strada si pose Clemente Alessandrino (150-215

d.C.), il quale accentuò la valenza pedagogica.

La pax romana diffuse il gioco in Occidente. Nel 611 in Inghilterra si praticava un

passatempo denominato bowls, simile a quello dei romani e che ha mantenuto il suo nome

inalterato fino a oggi. Nel 13° secolo le bocce erano diffuse nell'intera Europa

nordoccidentale; un manoscritto di quel periodo, conservato alla Royal Library di Windsor,

presenta un disegno con due giocatori che mirano a un pallino (jack), che è poi una piccola

pigna; nel 1299 a Southampton nacque quello che possiamo considerare il primo club

boccistico, l'Old bowling green.

Nel Duecento in Italia si giocava un po' dappertutto con bocce di legno o d'argilla; a

Firenze, luogo di pratica quotidiana era la piazza delle Pallottole, mentre a Trieste era in voga

l'antico gioco delle 'lavre', con selci piatti.

Nel corso del 14° secolo la popolarità delle bocce cominciò a impensierire i monarchi, che

preferivano vedere i loro sudditi e soldati impegnati in attività più convenienti alla difesa del

reame. Scattarono divieti da parte del re di Francia Carlo IV (1294-1328) e poi del re

d'Inghilterra Edoardo III (1312-1377). Carlo V detto il Saggio (1338-1380), re di Francia,

confermò l'ostracismo ai passatempi non propriamente militari. Le bocce erano sconsigliabili

perché ‒ si diceva ‒ innescavano risse furibonde e con le scommesse provocavano salassi

nelle borse dei contendenti. Nonostante i divieti, tuttavia, durante i secoli 14° e 15° le bocce

aumentarono il raggio di diffusione. Gli umanisti del Quattrocento ne rivalutarono la pratica

in quanto igienica e salutare.

Nel Cinquecento bocce e pallini furono costruiti con diversi tipi di legno e in alcuni luoghi

invalse l'uso di appiattire leggermente le biglie per farle rotolare con una traiettoria curva.

Sul finire del Seicento gli inglesi, per volontà del re Carlo II, dettarono norme precise con

regole tecniche e modalità di svolgimento riguardanti luoghi, orari e tipo delle scommesse.

Nel corso di questi due secoli il gioco si affermò in modo dirompente coinvolgendo tutte le

classi sociali, dal popolino fino alle corti nobiliari, pur continuando a essere oggetto,

soprattutto in Inghilterra, degli strali delle autorità e delle condanne dei religiosi, soprattutto

i puritani, per il carattere negativo inerente all'azzardo. Malgrado ciò, nelle locande e nelle

birrerie gli uomini si dilettavano all'interno dei locali con i dadi e le piastrelle, mentre

all'esterno c'erano i campi per le bocce e i birilli.

Nelle Fiandre e in Francia bocce e birilli diventarono i passatempi all'aperto dei contadini,

ma furono anche molto apprezzati dai ceti intermedi e dai nobili. Già nel Cinquecento le

boules avevano preso piede nei verdi viali interni dei bastioni di Parigi, e da questa usanza

nacque il nome boulevards (boules verds "bocce verdi"). Un momento di difficoltà

sopraggiunse nel 1638 allorché Luigi XIII proibì di giocare nel centro di Parigi. Il 18° secolo si

aprì con l'interdizione del Sinodo di Parigi, rivolta a tutti coloro che indossavano l'abito talare.

Quanto la pratica fosse diffusa nel secolo dei Lumi è testimoniato dall'Encyclopédie di

Diderot e D'Alembert (1751), che fornisce una descrizione accurata del gioco e ne illustra le

regole fondamentali. Similmente, in Italia le bocce conobbero ampia diffusione ma ci furono

anche divieti locali. In Piemonte, a Chieri e nel Pinerolese, era popolare il ludus ad ballas, con

partite talmente rumorose che spesso i contendenti dovevano sloggiare dalla piazza

antistante la chiesa dove erano soliti esibirsi.

A Roma, a piazza Navona, c'era un pallaio sterminato invaso quotidianamente da

centinaia di persone. Nel 1753 a Bologna uscì un manuale, il Gioco delle bocchie di Raffaele

Bisteghi, primo esempio di regolamentazione in lingua italiana. Il gioco intanto si diffondeva

anche in Sudamerica.

1.2. Il gioco diventa sport

Nel corso del 19° secolo il gioco venne codificato in maniera più precisa e caddero numerosi

divieti che ne rendevano disagevole la pratica nelle città. Nel 1845 in Inghilterra, sotto il regno della

regina Vittoria, venne promulgato il Gaming Act, che riammise nell'ambito della legalità le bowls.

Quattro anni dopo fu affidato allo scozzese W.W. Mitchell il compito di redigere un codice,

tuttora adottato nel Regno Unito e nel Commonwealth. Ma fu soprattutto il Sud dell'Europa a

guidare lo sviluppo del movimento boccistico.

Intorno alla metà del secolo ci fu un fervore di iniziative in tutta l'area continentale mediterranea

e in particolare nel Sud-Est della Francia e nel Nord-Ovest dell'Italia si svolsero le prime gare con la

partecipazione di giocatori da località lontane; i montepremi erano costituiti da prodotti

gastronomici o da animali di fattoria. Dapprima la Francia e subito dopo l'Italia furono i paesi che

per primi si adoperarono per trasformare il gioco in uno sport. Si ebbero così la nascita delle

società, la loro unione in un'organizzazione che sovrintendesse all'attività agonistica, la

certificazione e il rispetto di regole il più possibile comuni.

Nel 1873 vide la luce a Torino la prima società della penisola, la 'Cricca bocciofila dei martiri'. La

Liguria seguì il Piemonte sulla via dell'organizzazione territoriale. La nascita delle società bocciofile

avvenne con qualche anno di ritardo rispetto alla Francia, dove le prime unioni di sodalizi si

costituirono nel 1888. Ma anche nell'Italia centrosettentrionale sorsero società in molte città e

villaggi e vi furono tentativi di collegamento tra le stesse per indire gare aperte a un numero

sempre maggiore e vario di partecipanti.

Negli anni Novanta dell'Ottocento il gioco dilagò nelle campagne. Il decollo della prima

industrializzazione ne accelerò la diffusione poiché gli imprenditori vedevano con favore la pratica

delle bocce nell'ambito dei circoli dei lavoratori. Si verificò una tendenza sempre più marcata a

disporre il gioco all'interno di spazi delimitati e segnati, aumentarono la competitività e l'agonismo

a scapito della spontaneità, si svilupparono criteri di selezione e sorsero le scuole boccistiche: la

francese e l'italiana. La fama dei campioni attirò le folle. Giocavano un po' tutti, dall'analfabeta al

letterato, dal possidente al diseredato.

Il 1° maggio 1898, a Torino, alcuni sodalizi diedero vita all'UBP (Unione bocciofila piemontese)

che nel 1900 organizzò un campionato a terne. Intanto le società liguri e piemontesi guardavano

con interesse al regolamento francese, il lyonnais, adottato dal 1894. Oltralpe si giocava anche con

il sistema denominato de berge, che prevedeva tiri radenti diritti o di sponda, ma illyonnais dava la

possibilità del tiro al volo, con una valenza più atletica e sportiva. In Italia si continuava 'al libero',

senza steccati; inoltre ogni società aveva un proprio regolamento, per cui nelle gare intersociali si

doveva trovare un accordo sulle regole, e ciò comportava discussioni e contestazioni a non finire.

Nel 1904 l'UBP varò una normativa unificata che permise di razionalizzare l'attività agonistica.

Gli anni della Belle Époque registrarono un'ulteriore diffusione delle società bocciofile italiane,

specialmente nel Centro-Nord.

Nel 1914 l'Associazione bocciofila genovese, nata l'anno prima, organizzò una gara nazionale sul

campo del Genoa cricket and football club. Campioni di quest'epoca pionieristica furono il

genovese Federico Dondero, soprannominato 'il Cicagnino', Gio Batta Solari, detto 'Baciccia', e

Francesco Edilio Canessa, chiamato 'il Poeta'. In Piemonte il gioco conobbe un'espansione maggiore

rispetto al resto del paese.

1.3. I primi campionati italiani

Finita la Prima guerra mondiale, i tempi erano maturi per avviare un percorso che portasse alla

nascita di una Federazione nazionale unica, così come negli stessi anni si verificò in Francia. Nel

settembre del 1919 l'UBP mutò in UBI (Unione bocciofila italiana) e questa, subito dopo, organizzò

il primo campionato tricolore. La competizione si svolse a Torino, sui campi tracciati della Cittadella,

nella sola specialità individuale. Parteciparono 137 concorrenti e le partite videro la presenza

dell'arbitro, figura che stava divenendo sempre più frequente. Vinse Giuseppe Mortara, il popolare

'Fum', che vestiva la maglia dello Sporting Gronda.

Nel 1922 l'UBI, che contava 67 società piemontesi, liguri e venete, si scisse e a Torino nacque la

FIB (Federazione italiana bocce). Nello stesso periodo, in Italia centrale il gioco era coordinato dalla

Federazione sportiva bocciofila laziale, mentre in Puglia esisteva una Unione bocciofila salentina.

Nel 1923 due lionesi, Vincent Mille e Paul Cortieu, perfezionarono la boccia di metallo e fu

introdotta la famosa integrale, con la quale i francesi dominarono lo scenario mondiale per lunghi

anni.

Nel giugno 1924 una rappresentativa italiana partecipò alla gara dimostrativa ai Giochi Olimpici

di Parigi, confrontandosi con le squadre del Principato di Monaco e della Francia. Nel 1925 si svolse

il primo incontro internazionale su suolo italiano, ospiti alcune formazioni transalpine. Nel 1926 a

Torino e a Genova si tennero i campionati individuali e quelli a terne. In quello stesso anno l'UBI

centrò due obiettivi importanti: la riunificazione con la FIB e il riconoscimento da parte del CONI.

Con il moltiplicarsi delle adesioni di associazioni locali e federazioni regionali, si raggiunsero le 170

società affiliate e l'UBI adottò un regolamento unificato.

Nel 1929, in seguito al rivolgimento delle organizzazioni sportive messo in atto da Augusto

Turati, segretario del Partito nazionale fascista, l'intero movimento boccistico passò dal CONI

all'OND (Opera nazionale dopolavoro). Sorse la FIGB (Federazione italiana gioco bocce) che dal 1°

gennaio 1929 fu una delle sei federazioni sportive poste sotto l'egida dell'OND, insieme al

tamburello, al tiro alla fune, alla pallavolo, al canottaggio a sedile fisso e alla volata. Il

declassamento fu dovuto anche al fatto che le bocce, inizialmente, non vennero viste di buon

occhio dai funzionari fascisti, per i quali esse richiamavano vaghi echi socialisti: campi sterrati sorti

presso le bettole dove, tra un bicchiere e l'altro, si tirava al pallino e si parlava di politica. Tuttavia,

l'uscita dal CONI e l'ingresso nell'OND, se da un lato apparve ai più come una stroncatura, dall'altro

contribuì a un maggiore sviluppo del gioco. Il primo effetto fu l'unificazione delle diverse realtà,

essendo l'iscrizione alla FIGB obbligatoria. Quindi la Federazione affrontò il problema di dare

un'impronta nazionale a uno sport che, proprio per la sua conclamata 'italianità', rifletteva la

variabilità delle tradizioni locali.

L'impianto di nuovi campi, per iniziativa dei dopolavoro aziendali, favorì lo sviluppo di una rete di

tornei a carattere provinciale con i giocatori divisi in tre categorie. Il movimento boccistico del

dopolavoro divenne un meccanismo perfettamente collaudato, che nel 1935 giunse a contare 7000

sezioni e 100.000 tesserati. Le bocce entrarono nelle piazze centrali dei paesi, con il contorno delle

fanfare e un'organizzazione che curava gli aspetti formali e disciplinari. Si disputarono regolari

campionati nazionali. Nella seconda metà degli anni Trenta l'attività assunse un tono decisamente

agonistico ed entrarono in uso le bocce sintetiche.

Sorsero vari tornei di prestigio, tra cui quello internazionale di Sanremo (1937) sotto il patrocinio

di Pietro Badoglio. Anche le donne si affacciarono alla ribalta. Fino alla caduta del Regime, le bocce

rimasero lo sport più praticato in ambito dopolavoristico. I più forti giocatori furono piemontesi,

liguri, lombardi, veneti, emiliani e toscani.

1.4. Dal dopoguerra ad oggi

Nel 1945 l'OND si sciolse e le sue funzioni passarono all'ENAL (Ente nazionale assistenza

lavoratori). Il periodo successivo fu per il movimento boccistico particolarmente travagliato.

Rinacquero la Federazione di Torino e l'UBI (Unione bocciofila italiana) a Genova. Un'altra

federazione boccistica, legata all'ENAL, prese vita a Milano. Tutte queste realtà si fusero poi

nell'UFIB (Unione federazioni italiane bocce), che raggruppava i principali sistemi di gioco praticati

in Italia: la 'raffa', diffusa su tutto il territorio, e il 'volo' che, saldamente radicato in Piemonte e

Liguria, puntava all'aspetto agonistico. La sede centrale fu stabilita a Genova. I due sistemi furono

coordinati dalla Sezione regolamento nazionale (raffa), con sede a Milano, e dalla Sezione

regolamento internazionale (volo), a Genova.

Il 25 novembre 1948 il CONI accettò l'UFIB come federazione aggregata, la quale entrò con 1283

società affiliate. Contemporaneamente l'ENAL faceva risorgere dalle sue ceneri la FIGB,

raccogliendo sotto il suo ombrello organizzativo 900 società.

A livello internazionale nel 1950 sorse a Chiasso la Federazione boccistica internazionale, che

curava la raffa. Intanto, già da sei anni era attiva la Confederación sudamericana de bochas e da

quattro la Fédération internationale de boules, che raggruppava i paesi praticanti il volo.

Nel periodo che va dagli anni Cinquanta ai Settanta , durante il quale gli emigranti italiani,

proseguendo un moto iniziato alla fine dell'Ottocento, diffusero il gioco in ogni parte del mondo,

FIGB e UFIB si radicarono nel territorio e produssero campionati distinti; tuttavia soltanto la

seconda partecipò alle rassegne iridate, che si disputavano con il sistema internazionale. Il 28-29

settembre 1951 l'Italia ospitò per la prima volta i Campionati del Mondo. A Genova, sui campi di

Marassi, sette nazioni si confrontarono usando le bocce sintetiche italiane, accanto a quelle

metalliche francesi: i due tipi vennero uniformati nel diametro e nel peso.

La Francia dettò legge fino al 1957, quando, a Béziers, una quadretta formata da Motto,

Chiusano, Granaglia e Bauducco conquistò la prima vittoria azzurra ai Mondiali. Nelle successive

edizioni e per tutti gli anni Sessanta l'Italia salì più volte sul gradino più alto del podio.

Anche la FIGB organizzò gare internazionali e accolse con soddisfazione i molti appassionati della

raffa che passarono dall'UFIB nei ranghi dell'ENAL. La differenza dell'attrezzo, boccia sintetica per la

raffa e metallica per il volo, creò due scuole distinte. Aggiogata al carro francese, l'UFIB portò avanti

una politica isolazionista per gli amanti del volo.

L'ENAL, al contrario, gestì tre sistemi di gioco: il Nazionale, l'Internazionale e il Punto e volo

nazionale, nato nel Nord-Est.

Il 27 settembre 1957 fu fondata la FIPJP (Fédération internationale de pétanque et jeu

provençal), che coordinava il cosiddetto gioco 'a piedi fermi' con bocce metalliche di diametro e

peso inferiori. Il 29 settembre 1960, in concomitanza con i Mondiali di volo, si tenne a Nizza il

congresso della FIB. Essa riuniva dieci nazioni (Francia, Italia, Monaco, Belgio, Svizzera, Spagna,

Lussemburgo, Marocco, Tunisia e Iugoslavia), organizzava i Mondiali a quadrette, con cadenza

biennale, e la Coppa Principato di Monaco, valida come Campionato d'Europa.

Nel 1963 l'UBI fu finalmente riconosciuta dal CONI. L'evento produsse una scissione all'interno

della FIGB. I 'volisti' e i 'puntovolisti' costituirono la FISB (Federazione italiana sport bocce) che

cominciò a indire i propri campionati. La FIGB si diede uno statuto più moderno e mutò il nome in

ENAL-FIGB. Nel 1972 sorse la FIGP (Federazione italiana gioco pétanque), che riuniva alcune

migliaia di appassionati liguri e piemontesi.

Nel 1976 il Comitato olimpico internazionale decise di togliere il riconoscimento alla FIB, in

quanto lo sport non era praticato da un numero sufficiente di nazioni.

Veniva intanto promosso un movimento di riunificazione tra l'UBI e la FISB. Nel luglio del 1978 le

due federazioni si saldarono nella nuova Unione bocciofila italiana, comprendente 1600 società e

70.000 tesserati. Nel frattempo l'ENAL aveva chiuso i battenti.

La FIGB, che raggruppava oltre 2000 società e 100.000 affiliati, nel 1979 aderì all'UBI. Il CONI fu

favorevole all'operazione e riconobbe la nuova federazione. Con l'unificazione calò il sipario sui

campionati italiani divisi per sigle e iniziò la corsa al tricolore per specialità: raffa e volo. Oltre

all'UBI rimase in vita la FIGP, che aveva cominciato i suoi campionati a terne nel 1973. Dopo

l'unificazione, la raffa acquisì ulteriore forza come disciplina agonistica.

Nel 1983 sorse la CBI (Confédération bouliste internationale) e venne organizzato il primo

Campionato Mondiale. Scesero in gara 13 nazioni. L'Italia dominò il campo con i fuoriclasse Dante

D'Alessandro e Bruno Suardi. In seguito altri campioni (Andrea Bagnoli, Cherubino Bertolatti,

Riccardo Odorico, Claudio Ricci, Emiliano Benedetti) confermarono la validità della scuola italiana.

Ai successi nella raffa si aggiunsero quelli nel volo.

Negli anni Ottanta e Novanta si aggiudicarono la maglia iridata molti nostri esponenti nelle

specialità coppie e quadrette: Nicola Sturla, Giancarlo Selva, Pasquale Bruzzone, Giorgio Cairoli,

Adriano Aghem, Paolo Notti, Carlo Pastre, Giacomo Vottero, Piero Amerio, Carlo Ballabene, Loris

Meret, Sergio Guaschino, Marco Ziraldo. Presero piede le competizioni per club e furono numerosi i

personaggi famosi (per es., Papa Giovanni Paolo II e Sandro Pertini) che in vario modo

contribuirono alla crescita del movimento. Questa trovò conferma, il 21 dicembre 1985, nella

nascita della CMSB (Confédération mondiale sport boules) che riunì le federazioni internazionali del

volo, della raffa e della pétanque e fu subito riconosciuta dal CIO.

Nel 1988 le federazioni italiane del biliardo e del bowling chiesero e ottennero di aggregarsi

all'UBI, che aumentò il numero dei suoi tesserati a 200.000.

Nel 1991 le bocce tornarono alla loro specificità e l'UBI cambiò la denominazione in quella

attuale di FIB (Federazione italiana bocce).

L'ultimo decennio del 20° secolo ha visto un'accentuazione della valenza agonistica e sportiva.

Nel 1993, a Montreal, si svolse il primo Mondiale femminile della raffa, vinto da Daniela Roda. Nello

stesso anno, parallelamente ai Giochi del Mediterraneo di Montpellier, undici rappresentative

nazionali si confrontarono nelle tre discipline. Nel 1995 la pétanque aderì alla Federazione italiana

bocce. Due anni dopo le bocce entrarono come sport ufficiale ai Giochi del Mediterraneo di Bari,

passo d'avvio verso un più ambizioso traguardo: l'ammissione ai Giochi Olimpici.

Notevoli successi sono stati conseguiti dall'Italia anche a livello femminile. La squadra italiana di

raffa è salita sul podio più alto agli Europei del 1998, 2000, 2002 e 2003, e ai Mondiali di Ossana del

2001; nella stessa specialità nel 2001 ha conquistato il titolo mondiale Elisa Luccarini. Nel volo sono

state protagoniste Ilenia Pasin, primatista mondiale del tiro progressivo, e Barbara Gerbaudo,

vincitrice del titolo individuale iridato 2002 a Saluzzo e primatista nel tiro di precisione. Nello stesso

Mondiale 2002 la medaglia d'oro a squadre è andata a Pasin, Gerbaudo, Laura Trova e Paola

Mandola.

Nel 2003 la CMSB si è ulteriormente allargata con l'ingresso ufficiale della World Bowls, la

Federazione internazionale che rappresenta il gioco delle bocce sull'erba, portando così a 99 il

numero dei paesi aderenti.

Il 19 marzo 2010 fu inaugurato il Centro tecnico federale di Roma, la cittadella dello sport delle

bocce nella zona dell’Eur che, per ampiezza e funzionalità, è una struttura unica al mondo. L’Italia,

che è stata praticamente la culla del gioco fin dal tempo dei Romani, ha sempre avuto un ruolo di

leadership a livello mondiale. A tutto il 2016 le magliette azzurre si sono meritate 295 medaglie

d’oro sui campi dei World Games, dei Giochi del Mediterraneo e dei campionati europei e mondiali.

Un traguardo mai raggiunto da nessun’altra federazione boccistica al mondo.

Nel marzo 2017 si è tenuta a Verona l’assemblea nazionale, la prima, nella storia della Fib, con

voto diretto delle società. Con un’ampia maggioranza è stato eletto alla presidenza Marco Giunio

De Sanctis, il quale ha ridato vigore e lustro alla Federazione mediante un’azione di rinnovamento e

adattamento dell’immagine e dell’identità delle bocce.

“Le emozioni motivano, conducono, accompagnano la nostra azione e le danno un senso. A partire dalla propria esperienza, chiunque può testimoniare quanto lo sport si possa connotare in termini emotivi; questi possono diventare sia un fattore limitante, quando non gestiti o gestiti male o, al contrario, uno stimolo positivo.Il segreto sta nella consapevolezza; affidiamoci alle sensazioni e alle reazioni del nostro corpo in risposta a particolare stimoli esterni. Persino in una “realtà materiale”, come può essere quella sportivo, dobbiamo dunque imparare a riconoscere il così detto “lato umano”, dal momento che sono le persone stesse a portare avanti questi piccoli mondi.Se vogliamo vivere in maniera positiva lo sport, proviamo ad abbattere il muro della sordità e a dialogare con le nostre e altrui emozioni”

2. RAFFA, VOLO, PÉTANQUE, BEACH BOCCE E BOCCIA PARALIMPICA

2.1. Raffa

Si gioca su un campo rettangolare di circa 28 mt di lunghezza e 4 mt di larghezza di materiale

sintetico o terra o magnolia. La boccia è di materiale sintetico e colorato di dimensione varia : da

100 mm circa di diametro a 950 kg circa di peso. Si può giocare a livello individuale, coppia, terna e

da poco tempo sono stati introdotti il tiro di precisione e il tiro combinato (ad oggi esclusivamente

per il settore giovanile).

A livello nazionale, dal 1980 si svolgono ogni anno nelle categorie A-B-C- i campionati individuali,

a coppia e terna. La Coppa Italia (istituita nel 1982) e i campionati per società (nati nel 1985)

costituiscono gli altri appuntamenti tricolori, cui si devono aggiungere molti trofei nazionali e locali.

La Lombardia, il Lazio, l'Emilia-Romagna, le Marche, l’Umbria, il Veneto e la Campania sono le

regioni capofila.

A livello internazionale, l'Italia domina da sempre, sia in campo maschile sia in quello femminile.

Le manifestazioni principali, aventi una cadenza irregolare, sono, per gli uomini, i Mondiali

individuali (dal 1988), i Mondiali e gli Europei a squadre (dal 1983), i Mondiali per club (dal 1992).

Quasi tutte le edizioni sono state vinte dagli azzurri. Il medesimo predominio detengono le donne

nei Mondiali individuali, in quelli a squadre e negli Europei, tutte competizioni nate negli anni

Novanta. Nel 2018 sono stati introdotti il Campionato Italiano di Serie A1 e Serie A2.

2.2. Volo

Si gioca su un campo rettangolare in terra battuta o asfalto ricoperto da un leggero strato di

sabbia. La boccia è di lega metallica. Si gioca individuale, coppia, terna e quadretta, combinato

individuale e a coppie, tiro di precisione, tiro progressivo e tiro veloce a coppie.

A livello nazionale maschile, dal 1948 si svolgono annualmente i campionati tricolori nelle

specialità individuale, coppia e quadretta, mentre la formula a terne si è esaurita negli anni

Cinquanta. Dal 1951 al 1967 si è svolto un campionato di bocciata, poi ripreso con nuovo

regolamento nel 1988, quando è stato chiamato 'tiro di precisione'.

Alla fine degli anni Novanta hanno preso piede le spettacolari prove del 'tiro progressivo in

navetta' e del 'combinato'. Dagli anni Ottanta si assegnano i titoli per società (prove multiple serie

A1) e si svolge la Coppa Italia. Moltissime sono le gare minori. La sponsorizzazione ha

prevalentemente attecchito nel mondo del volo, considerato più 'sportivo' rispetto alla raffa. Le

squadre più forti sono liguri e piemontesi (Chiavarese, Genovese, Cristoforo Colombo, Fiat Torino,

Pianelli Traversa Torino, Tubosider Torretta Asti, Ciriacense). Tra le donne, per le quali non è prevista

la specialità della quadretta, emergono le esponenti delle scuole piemontese, ligure e veneta.

A livello internazionale, in campo maschile i francesi si sono imposti fino alla metà degli anni

Cinquanta, quando l'Italia ha preso la leadership. Per molto tempo (dal 1947 al 1991), l'evento più

atteso è stato il Mondiale a quadrette, mentre per le coppie c'era la Coppa Principato di Monaco.

Attualmente si giocano campionati iridati ed europei individuali, a coppie, a squadre, e inoltre le

prove speciali del tiro di precisione, progressivo e combinato. Introdotte negli anni Ottanta e

Novanta, presentate con successo ai Giochi del Mediterraneo e ai World Games (discipline non

olimpiche) 1997 e 2001, queste specialità hanno visto emergere la scuola sloveno-croata. C'è anche

un Campionato Mondiale per società (dal 1990), dominato dai club italiani. Per quanto attiene alle

donne, si disputano i campionati italiani ed europei individuali, per coppia, tiro di precisione,

progressivo e combinato. Le scuole più forti sono l'italiana e la francese.

2.3. Pétanque

Si gioca su un qualsiasi tipo di terreno e in qualsiasi condizione meteorologica. La boccia è

metallica ed è la più piccola di tutte. Si gioca prevalentemente a terna, individuale, coppia e tiro di

precisione.

Pur avendo il suo centro di diffusione maggiore in Francia e nei paesi francofoni, la pétanque

conta 57 federazioni nazionali aderenti. Dal loro debutto a Spa in Belgio nel 1959 i Campionati del

Mondo in terna open sono stati disputati 39 volte, quelli juniores otto volte e altrettante volte

quelli femminili. La Francia ha vinto 24 ori, seguita nel medagliere da Belgio, Italia, Spagna, Svizzera,

Marocco, Tunisia e Thailandia.

Il circuito internazionale prevede anche un campionato iridato del tiro di precisione, campionati

continentali, campionati europei di società, juniores e femminili, la Coppa d'Europa per nazioni,

campionati nordici e un torneo del Mare del Nord. In Italia, nelle tre specialità individuale, coppie e

terne, vincono giocatori e giocatrici delle province di Imola e Cuneo.

2.4. Boccia Paralimpica

La boccia paralimpica è stata introdotta nelle Paralimpiadi del 1984 e ad oggi è lo sport che

maggiormente esprime lo spirito paralimpico, fra quelli praticati ai Giochi, è accessibile infatti a

persone con gravissime disabilità: cerebrolesi, tetraplegici, persone con distrofie importanti. Un

settore questo che esprime in maniera esponenziale la funzione sociale di questo sport,

testimoniata dal riconoscimento della FIB da parte dello Stato quale ente sociale e che nel 2017 è

stata ufficialmente delegata dalla Fispes e dal Cip all’intera attività paralimpica di questa disciplina.

L’unico strumento necessario per questo gioco è una palla di cuoio di piccole dimensioni e di

colore diverso, il cui peso e diametro sono sempre gli stessi, mentre la durezza può essere maggiore

o minore. Lo scopo del gioco è il medesimo di quello dello sport bocce.

Le competizioni di boccia sono considerate open, ossia sono aperte agli uomini e alle donne

insieme ed ha tre modalità di gioco: singolo, dove si gioca al meglio di quattro set ed ogni giocatore

ha a disposizione sei palle; in coppia, con tre palle ciascuno sempre al meglio di quattro set; infine

la modalità a squadre, con tre atleti per ogni squadra che hanno a disposizione due sfere ciascuno a

set, per un totale di sei set complessivi.

2.5. Beach Bocce

Nell’estate 2018 è scattato ufficialmente il calendario del tour promozionale del Beach Bocce, la

disciplina sportiva targata Federazione Italiana Bocce che approda sulle spiagge italiane in un

contesto completamente rinnovato e con un nuovo regolamento di gioco che si rivolge a tutti,

garantendo divertimento e benessere.

Il beach bocce, da sport ludico praticato sulle spiagge si sta trasformando in una disciplina

sportiva, ora in fase di concreta sperimentazione in Italia. Con le quattro date organizzate nel 2018

in Emilia Romagna, Toscana, Marche e Lazio la FIB intende valorizzare un’attività sportiva molto

praticata sulle spiagge, coinvolgendo non solo gli appassionati di bocce ma anche tutti coloro che

vogliono avvicinarsi a questo sport in tutte le sue modalità di gioco.

Tra le novità tecniche del Beach Bocce ricordiamo che si gioca su una corsia di gioco di mt 15x3

con bocce che avranno dimensioni tra i 950 e 100 mm di diametro e con un peso variabile tra i 650

e 700 grammi, mentre il pallino, a tinta unita, avrà un diametro di 5 cm e peserà circa 100 grammi.

L’8 settembre 2018 il breve tour promozionale si è chiuso, con un grande evento, nella spiaggia

romana di Ostia, una giornata che è stata definita “di lancio” al tour dell'estate 2019 che percorrerà

le spiagge più rinomate della penisola da nord a sud, per un'avventura sportiva e di grande

benessere. Il desiderio, infatti, è quello di far crescere l'attività sportiva delle bocce nelle spiagge,

cosi come è successo per altri sport, il beach volley e il beach soccer in primis.

3. IL 2018: LA MISSION E L’INIZIO DI UNA NUOVA ERA

La FIB è l’unica federazione sportiva riconosciuta dallo Stato come ente sociale, uno sport antico

che si affaccia al futuro come fondamento di etica sportiva grazie ai valori intrinseci che ne fanno

non solo uno sport ma uno stile di vita.

Il valore precipuo di questa disciplina è insito nella sua responsabilità sociale, nella sua capacità

di aggregare, di riunire categorie diverse di persone: tutti possono prendere parte a questo sport a

prescindere dall’età, dalle condizioni fisiche, dallo status sociale e dalle proprie capacità.

Il portale valoriale dello sport delle bocce trova la sua espressione anche e soprattutto nella sua

accezione di pratica ludica motoria con funzioni educative e formative eccezionali che l’ha portata

ad essere inserita anche all’interno delle scuole in molti piani didattici.

Praticare questo sport genera infatti benefici psicologici e fisici: migliora la concentrazione,

l’equilibrio generale e le capacità di sincronizzazione e coordinazione psicomotorie, ripristina valori

importanti quali la solidarietà, l’inclusione sociale, il rispetto per le regole, pari opportunità e

miglioramento continuo.

Precisione, colpo d’occhio, azione: un esercizio che fa leva sulle abilità, induce a concentrarsi per

focalizzare l’obiettivo da raggiungere; non solo e non più un semplice hobby tradizionale ma uno

strumento di crescita personale efficace anche nella propria quotidianità, una sfida continua con se

stessi, un allenamento nel campo e nella vita.

La vera sfida è atta a rivoluzionare la cultura del gioco delle bocce nell’immaginario collettivo. Il

primo passo è stato fatto: una riqualificazione dell’immagine federale al fine di presentarla al

pubblico con una firma riconoscibile e più giovanile e trasformando lo sport delle bocce in uno

sport popolare, semplice, aperto a tutti ma esclusivo perché portatore di valori universali e di

grande appeal per le nuove generazioni. Le bocce rappresentano la loro immagine reale, quella di

un movimento aperto a tutti, praticato da tutti e a vari livelli e non di una mera aggregazione di

anziani. I circoli bocciofili cha da sempre sono luogo d’incontro popolari perché accessibili a tutti si

stanno trasformando gradualmente in “club esclusivi” in grado di attrarre nuovi target e fidelizzare i

fan. Ecco allora farsi avanti le nuove strategie di marketing messe in atto per creare valore attorno

al nuovo “brand FIB”, le quali hanno già sortito una notevole crescita di visibilità del sistema

sportivo bocce, che oggi assume l’identità di una piattaforma di formazione e informazione e

favorisce la penetrazione presso target precisi e mirati, un’innovativa e funzionale tecnologia sito

web, un canale YouTube e attività di social media strategy. Sempre nel 2018 è nata un’importante

collaborazione con il sito Gazzetta.it, il quotidiano TUTTOSPORT, RAI SPORT, TGR RAI, e Televideo

Rai e la partnership con sponsor tecnici di prestigio.

“Rappresentiamo il cambiamento che vogliamo essere” è una delle tante citazioni della nuova

linea FIB. Un vero cambiamento. È attraverso lo sport, le persone con disabilità hanno l’opportunità

di scoprire nuovi punti di forza, le proprie capacità, e possono mettersi alla prova con successo.

Attraverso lo sport i nostri atleti trovano gioia, fiducia e soddisfazione, sul campo di gioco e nella

vita. E’ la voce che intende sensibilizzare la società intera alle capacità delle persone con disabilità.

Lo sport ci dimostra le abilità dei nostri atleti, la loro dignità. Conosciamo le barriere culturali e i

pregiudizi che le persone con disabilità devono ancora affrontare ogni singolo giorno. In ogni

evento, in ogni occasione, i nostri atleti gareggiano per dare il meglio di sé per raggiungere e

superare i propri limiti personali. Le loro storie, fatte di piccoli e grandi successi, sono fonte di

ispirazione per tutti.

Noi crediamo in un mondo dove ci sono milioni di abilità diverse, non disabilità. E stiamo

diffondendo questo messaggio. Lo sport ha un gran potere. Può spostare l’attenzione dalla

disabilità alla capacità, dall’isolamento al coinvolgimento. Offriamo una formazione sportiva di

qualità ed una sana competizione per le persone con disabilità. Tutto questo è in grado di cambiare

gli atteggiamenti e di cambiare la vita delle persone. Il potere di trasformazione dello sport, che

infonde fiducia, migliora la salute e ispira un senso di sana competizione Dai regolamenti tecnici

alle guide che offriamo, l’attenzione è rivolta a uno sport reale, alla vera e sana competizione e i

risultati che si ottengono sono reali. Quando ci alleniamo e ci sforziamo per raggiungere un

obiettivo, lo sport ci insegna a sognare. Quando lottiamo, ci insegna ad essere determinati. Quando

vinciamo, troviamo la gioia. E se perdiamo, siamo in grado di trovare la forza di riprovarci.

I nostri eventi riuniscono in una comunità unica ed inclusiva: gli atleti, le loro famiglie, gli allenatori,

i volontari, i sostenitori e molti altri. Gli atleti sono al centro di tutto. Gli eventi ci aiutano a

riscoprire tutta la purezza del nostro sport sulla base dei valori sportivi. La F.I.B. Marche lavora per

diffondere la compassione e l’accettazione in un modo che può unire il mondo. Il nostro obiettivo è

quello di risvegliare il senso di umanità in ognuno. Questa visione dell’inclusione si sta espandendo

su scala nazionale. Vogliamo raggiungere ognuno di loro – le loro famiglie e le comunità. Lo sport

bocce non conosce confini e non fa distinzioni di genere, razza, religione, ceto sociale o istruzione,

ma ha la capacità di unire tutti.

Fin dal principio ci si basa sulla premessa che un cambiamento che duri nel tempo debba iniziare

con i giovani. Ogni giorno, stiamo lavorando insieme per trasformare le azioni e gli atteggiamenti

della prossima generazione, con l’obiettivo di creare un mondo più inclusivo che mai. Attraverso lo

sport, si offre opportunità per i giovani con tutte le abilità di essere leader nelle loro scuole e nelle

comunità. Queste attività aiutano gli studenti con e senza disabilità a trovare la loro voce,

insegnando a diventare, loro stessi, agenti di cambiamento, lotta per il rispetto e l’inclusione.

Lo sport unificato è la strategia vincente per le scuole e i giovani. Si basa sulla convinzione che gli

studenti che “giocano unificato” diventano persone migliori, pronte ad aiutare gli altri, a

condividere responsabilità e ad alzarsi in piedi per l’altro, che sia per dare aiuto o per tifare forte.

Osserviamo anche come gli studenti coinvolti nello sport unificato imparino ad avere pazienza e

sviluppino buone capacità di empatia e compromesso. Imparano ad abbracciare la diversità e a

rispettare le differenze. Questo porta a livelli più elevati di sicurezza sociale ed emotiva per tutti i

più giovani, con e senza disabilità, che si sentono al sicuro e molto lontani dai mali del nostro tempo

come il bullismo e l’esclusione sociale. I giovani, a tutti i livelli di abilità, hanno anche il potere di

influenzare positivamente le loro comunità per promuovere l’inclusione sociale.

4. TECNICHE E STRATEGIE DI GARA

4.1. Evoluzione tecnica

Passando dalle bocce in legno rotolate o lanciate sotto i pergolati ai moderni materiali sintetici,

con l'introduzione del cronometro e le bocce riempite di materiale elastico, lo sport si è molto

perfezionato nella sua fase tecnica e agonistica. Per emergere, al giorno d'oggi, bisogna condurre

una vita da atleta, con alimentazione regolata.

L'avvento delle superfici sintetiche ha favorito un più alto grado di spettacolarità. Sul sintetico le

capacità individuali vengono esaltate nella massima misura possibile, tanto da determinare un

rapido processo evolutivo che sta portando le bocce verso il traguardo del riconoscimento come

disciplina olimpica. I campioni sono più giovani rispetto al passato, soprattutto in quelle specialità

che presuppongono la ricerca del record (tiro di precisione, progressivo e combinato), discipline

dove, se non si è atleti al 100%, difficilmente si può vincere.

Il gioco tradizionale ha visto, nel corso del Novecento, prevalere due scuole di gioco: la francese

e l'italiana. Altre forze, come quella rappresentata dai paesi slavi, si sono affacciate recentemente

sulla ribalta.

4.2. I colpi principali

I due fondamentali sono il tiro o bocciata e il punto di accosto o puntata. I colpi della puntata

sono il punto strisciato e il punto a mezza alzata. Si eseguono con la tecnica sopramano, cioè

ponendo il palmo della mano alla base della boccia.

L'accosto può essere effettuato da fermo o in movimento, con il piede opposto alla mano che

lancia o con il piede corrispondente. Nell'accosto da fermo non sono ammessi passi, e il colpo è

esclusivamente a carico del braccio disteso. L'accosto in movimento è più difficile dal punto di vista

della coordinazione, in quanto molti muscoli concorrono al gesto. Con entrambe le tecniche, il

segreto sta nel giocare a mano liscia, ossia lasciando andare la boccia diritta senza toccarla con le

dita. In qualche caso bisogna saperla aiutare, per es. con la tecnica detta 'mezza mano', eseguita in

modo che la boccia abbandoni la mano non davanti ma di fianco, ricevendo un effetto di rotazione.

Nella strisciata è importante far sì che la boccia fili scorrevole, senza rimbalzelli. Nella mezza alzata,

la boccia plana sul terreno con una certa dolcezza. Per avvicinare il pallino, dovendo entrare dentro

una complicata barriera di bocce amiche e avversarie, il giocatore valuta la traiettoria lineare e non

imprime effetto; oppure sceglie una traiettoria curva a rientrare verso il centro del campo, usando

le dita per imprimere la giusta rotazione, o magari sfruttando la sponda. Un'altra possibilità è la

tecnica di appoggio, che usa una determinata boccia come meta terminale della giocata. Infine, il

puntatore può effettuare l'alzata, cioè il lancio deciso in alto della boccia, ma solo in particolari

circostanze di gioco e di terreno.

Nel tiro si possono usare sia la presa sottomano, con il palmo rivolto verso il basso, sia quella

sopramano. I colpi sono eseguiti portando avanti il piede corrispondente alla mano che tiene la

boccia o il piede opposto. Il giocatore sceglie di fare uno, due, tre o quattro passi, sempre

rimanendo dentro il limite di tiro della specialità in cui sta gareggiando. La differenza sostanziale tra

il tiro di volo e quello di raffa sta nel fatto che, nella raffa, la boccia deve toccare terra molto prima

che nel volo. Questo fa sì che il lancio preveda minore slancio e impiego di forza fisica. Nel tiro di

volo, che di solito si esegue con i classici quattro passi e il sottomano, la boccia può cadere prima e

proseguire la sua corsa verso il bersaglio (calcio), oppure disegnare una parabola sul campo fino al

bersaglio stesso. Se lo colpisce lateralmente, l'azione si dice 'smezzare'. Se lo centra in pieno e la

boccia ne prende il posto, il giocatore ha realizzato un fermo o carreau o resta, che diventa mezza

resta nel caso la boccia si fermi a poca distanza dal punto che occupava il bersaglio. Se il giocatore

sbaglia il tiro, la boccia si dice corta o lunga. Essa prende 'più terra che bocce', nel caso atterri in

punta di bacchetta; 'fa un salame', allorché cade molto distante dal bersaglio. Discendendo la scala

dei valori che caratterizzano la bocciata mandata bene a segno, al primo posto c'è quindi il carreau,

seguito dalla bocciata 'in bacchetta', che spazza via il bersaglio dopo aver atterrato a poca distanza

da esso, e poi da quella a 'calcio di coniglio', che dà al bersaglio un leggero buffetto e ottiene con il

minimo sforzo l'obiettivo massimo di togliere il punto. Ma la bocciata più difficile e affascinante in

assoluto è la cabecera, che si realizza quando il giocatore centra di rimbalzo il bersaglio sfruttando

la tavola di fondo, che viene colpita direttamente con un lancio capace di coprire tutto il campo

nella sua lunghezza.

4.3. Stili, strategie e tattiche di gara

Il tiro è l'elemento più spettacolare nello sport delle bocce. La capacità di colpire un oggetto con

un lancio a parabola sottintende un calcolo elementare di balistica, risolto in perfetta armonia

grazie alla coordinazione occhio-mano. Il colpo d'occhio, il polso fermo, validi bicipiti e un grande

tempismo sono le doti caratteristiche di un buon tiratore. Quando si gioca all'aperto e senza limiti,

bisogna saper valutare anche i fattori esterni e quasi imponderabili che il terreno non cintato

propone: una brezza di vento che cambia capricciosamente di direzione, la pendenza del terreno e

gli ostacoli naturali. Al chiuso o, comunque, in campi regolari, il discorso si fa più lineare, le

situazioni sono più prevedibili. Emerge per intero il valore tecnico, nonché la qualità della

resistenza. A volte, per vincere un torneo, bisogna giocare otto o nove partite quasi senza

interruzioni. Soprattutto nella specialità del volo, il giocatore si distingue per lo stile personale

diverso dagli altri nella posizione di partenza, nella ricorsa e nel lancio della boccia. Spesso le

differenziazioni sono influenzate dalla conformazione morfologica. Un giocatore non forte

fisicamente, o d'età avanzata, tenderà a servirsi più dell'accosto che della bocciata, cercando

complicate azioni di carambola rese possibili dalla sua esperienza. Un giovane saprà eccellere

invece nella bocciata, e magari nelle specialità molto atletiche del tiro di precisione e del tiro

progressivo. Le ultime due, a ben vedere, sono discipline a sé stanti: quasi un altro sport, nel

variegato panorama agonistico delle bocce. Per i seniores, il tiro di precisione e quello effettuato

con il sistema 'a navetta' richiedono continuità di rendimento nell'arco di una gara che impegna

strenuamente. La preparazione psicofisica è alla base del rendimento e solo l'alta specializzazione

può permettere una valida tenuta.

Nelle competizioni a squadre la divisione dei ruoli porta a una differenziazione tra il puntista,

cioè il metronomo della situazione, e il bocciatore, paragonato al finalizzatore. Spesso, a seconda

delle esigenze, nelle gare di terna o quadretta si cambia il turno di tiro, poiché i giocatori migliori

sanno destreggiarsi nell'una e nell'altra situazione tecnica.

Per vincere si deve cercare di non osare troppo, sfruttando le incertezze degli avversari al

momento giusto. Si può attaccare con un ritmo molto aggressivo di bocciate o giocare sulla

difensiva, individuando e colpendo i punti deboli del team che si ha di fronte. A parte gli

assemblaggi messi su per i confronti internazionali, nelle competizioni a livello minore si registra

sovente la vittoria di formazioni affiatate, abili sotto il profilo strategico e composte da specialisti

piuttosto che da individualisti.

5. LA COMPLESSITÁ DIETRO L’IMMAGINE DEL GIOCATORE DI BOCCE

Ritengo che lo sport abbia fatto molto per il mondo delle disabilità, soprattutto per quanto

riguardo il mio ambito, quello boccistico, perché arrivare ad associare il diversamente abile all’idea

di “atleta” significa ritenerlo capace di impegnom, rispetto, forza, lealtà, coraggio e costanza.

Forse tocco un argomento un po’ delicato: che cosa significa essere atleta? Essere un atleta è molto

complesso perché atleta secondo me è una categoria molto ampia di concetti che vanno dalla

prestazione fisica, alla gestione della vita privata, all’impatto con i mass media e col

pubblico…insomma è tanta roba!

Nel mio piccolo, ovvero ciò che insegno ai miei ragazzi durante le lezioni di scuola bocce, dico

che essere atleti vuol dire saper affrontare una situazione, o competizione, con umiltà ed essere

pronti a perdere sapendosi rialzare, essere convinti che si sta facendo qualcosa in cui crediamo,

conoscere se stessi e aver fiducia delle proprie potenzialità, essere consapevoli di costruire giorno

dopo giorno una risorsa importante per gli altri e per il mondo ed impegnarsi più che si può per

raggiungere un obiettivo anche minomo. Inoltre vuol dire saper aver paura, avere la

preoccupazione di dover affrontare una sfida, avere il timore di non farcela. Anche questo è l’atleta.

Saper emozionarsi e saper emozionare, sorridere e far sorridere, chiedere aiuto e dare aiuto. E chi

meglio di un atleta disabile può garantire tutto ciò? Sono loro i nostri maestri di vita e di sport.

Sono loro che meglio di chiunque altro riescono ad incarnare il perfetto spirito sportivo. Se non

siete d’accordo, prendetevi del tempo e andate ad osservare una manifestazione. Poi tornate a casa

e fate un mea culpa.

Mi piace pensare che lo sport possa dare al soggetto disabile la capacità di affrontare con la

giusta grinta e determinaziona, e con sufficiente consapevolezza delle proprie capacità e

potenzialità, le difficoltà in cui è costretto a vivere. Lo sport delle bocce, piano piano, sta

contribuendo a mutare il comune modo di intendere la disabilità e forse un giorno si arriverà a

parlare di atleti disabili chiamandoli semplicemente “atleti”, perché è questo quello che sono e

perché come diceva Nelson Mandela “lo sport ha il potere di cambiare il mondo”.

La società odierna vive in bilico tra una sfrenata ricerca della perfezione, evidenziata

dall’esaltazione mediatica di modelli orientati all’eccellenza dei risultati in ambito sia lavorativo sia

sportivo, e un’attenzione sempre più mirata nei confronti di quanti faticano ad adattarsi a un

ambiente che non soddisfa le loro esigenze. Tra questi ultimi rientrano le persone con disabilità,

cioè quei soggetti che presentano “minoranze fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo

termine che, in interazione con ostacoli di varia natura, possono impedire la loro piena ed effettiva

partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri”.

L’evoluzione del concetto di disabilità e la progressiva introduzione di termini che valorizzano la

persona, e non enfatizzano la sua patologia, costituiscono la base fondamentale che ha permesso ai

soggetti con deficit di entrare a far parte di realtà sociali prima riservate solo ai normodotati, come,

per esempio, quella dello sport. E perché associare in modo specifico le bocce alla disabilità?

Perché le bocce rappresentano al giorno d’oggi una seconda possibilità di riscatto, una via d’uscita

dalle trappole che la società impone. Le bocce permettono a tutti e a tutte le diverse tipologie di

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