I Gerghi Italiani di Carla Marcato, Sintesi di Linguistica Generale
ildisagionellavita
ildisagionellavita

I Gerghi Italiani di Carla Marcato, Sintesi di Linguistica Generale

11 pagine
3Numero di download
44Numero di visite
Descrizione
riassunto del libro "I gerghi Italiani" di Carla Marcato dal corso di laurea in scienze umanistiche per la comunicazione, università degli studi di milano - Andrea Scala 2017/2018
20 punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 11
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 11 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 11 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 11 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 11 totali
Scarica il documento

I gerghi italiani

Gergo è un linguaggio fondato su trasformazioni convenzionali delle parole di una lingua con inserzioni di elementi lessicali usato da chi appartiene a certi gruppi professionali (es. girovaghi) o gruppi sociali (es. malviventi) per garantire l’identità del gruppo e per permettere di non farsi intendere da coloro che ne sono estranei – esistono delle condizioni che fanno di un linguaggio un gergo:

• Lessico creato per rifacimento, mascheramento • Introduzione di prestiti • Esistenza di un gruppo professionale e sociale • Esigenza di salvaguardare l’identità del gruppo e non farsi intendere da

estranei Esistono due tipi di gergo principali, quello dei malviventi e quello dei mestieri e tra i due varia il grado di intenzionalità di criptolalia e segretezza – per il parassitismo linguistico, i gerganti fanno uso del sistema fonetico, della struttura morfologica e degli atteggiamenti sintattici della lingua che usano al di fuori del gruppo e creano doppioni di parole corrispondenti a quelle della lingua comune. gergo è una lingua di gruppo che risponde alle esigenze di differenziazione del gruppo gergante rispetto alla lingua comune + intenzionalità di camuffamento: queste due qualità ci permettono di individuare l’uso del termine gergo in senso proprio con funzione protettiva del gruppo e che accentua la marginalità, tra questi troviamo i gerghi dei malviventi o furbeschi e i gerghi di ambulanti o di mestiere:

• Carattere di antilingua perchè ha lo scopo di non essere compreso dagli altri ma essere compreso dal suo gruppo > risulta dalla marginalità

• Segretezza, nei gerghi di mestiere è di carattere professionale Il gergo in senso improprio include le varietà marcate in senso diafasico, sottocodici della lingua che sono denominati lingue specialistiche oppure designa registri bassi della lingua (familiare, volgare..)

Tra le varietà di gruppo ci sono linguaggi tipici di ambienti come la caserma, la scuola o una fascia di persone (es. gergo giovanile) con però un differente modo e uso di gergalità – sono gruppi poco stabili e hanno carattere ludico, ma hanno la funzione di rafforzare l’identià rispetto alla realtà che li circonda e per l’aspetto linguistico dipendono dalla lingua o dal dialetto (formazioni parassitarie) dai gerghi per la finalità che ha carattere criptico solo apparente e senza necessità oggettiva

Il termine gergo origina dalla parola gergone (1400) che riproduce il francese jergon con riferimento alla lingua dei falsi mendicanti – esistono altri termini per gergo, come furbesco ovvero che appartiene alla malavita, termine che nel gergo moderno è dritto, in disuso è il termine calmone e amaro; gergo furbesco, perchè gergo è più privato e meno conosciuto dunque tutto quello che è furbesco è anche gergo ma non tutto quello che è gergo è furbesco

Tardo medioevo: vagabondaggio che contava figure circolanti, marginali e contrapposte alla società dei non vaganti tra cui possiamo trovare i falsi mendicanti e dei furfanti (si riuniscono in compagnie specializzate nelle arti della fraudolenza e usano gerghi) Trecento e cinquecento: fenomeno con vaste proporzioni Quattrocento: Specolum cerratanorum di Teseo Pini, testo che abbozza un sistema coerente ed organico della mendicità organizzata e ne analizza i metodi di fraudolenza, descrive l’organizzazione e i sistemi escogitati per le frodi dalla società dei cerratani per consentire a chiunque di difenderene + glossarietto di voci gergali (es. farina = polverosa, via = calcosa) – è una scrittura letteraria

Il vagabondo di Frianoro è un rifacimento dello Specolum con un richiamo all’esperienza picaresca Vocabolarietto furbesco si pensa sia stato compilato prima del Modo Nuovo ed è basato sul gergo di area toscana (sistema di numerazione basato su dodici) Cinquecento: confessioni rese alla polizia pontificia di due giovani detenuti a Roma (mendicità organizzata in compagnie denominate con termini gergali che si riferiscono ai vari modi per indicare l’elemosina) e sono del 4 febbraio e del 18 marzo 1695, sono le confessioni di Pompe e Girolamo Modo nuovo de entender la lingua zerga fonte gergale utilizzata da letterati, è un glossario stampato negli anni ’30 del 1500 e rieditata fino al 1619 – riunisce parole gergali della malavita e nasce in un ambiente accademico, il gergo presenta una componente letteraria con forte riferimento alla cultura scritta, si apre con un sonetto dedicato ai lettori col quale li si avvisa dell’utilità del libro come strumento di difesa Codice campori contiene parole e frasi gergali, componimenti, notizie sui furbi e nomi di santi in gergo Seconda metà del quattrocento e seicento: numerose documentazioni gergali nella scrittura letteraria grazie alla sperimentazione plurilingue, all’attenzione per il sapere occulto e l’interesse per il mondo dei mendicanti e dei vagabondi. Di Pulci abbiamo una lista di parole gergali che ci hanno permesso di capire il senso di una lettera gergale del Pulci inviata a Lorenzo il Magnifico ▲ Forme pronominali come simone e monello “io” e tone e tonello “tu” ▲ Sistema di numerazione, triplicare il numero da indicare sessanta è “venti”

preceduto da di Seicento: interesse dei letterati per la lingua altra si affievolisce Ottocento: ritrovato interesse anche da aprte di antropologi e linguisti

I gerghi dei malviventi, dei malintenzionati è il gergo della mala: gruppo di persone socialmente emarginate che frequentano periferie e bassifondi dei centri urbani e che si ritrovano nel mondo della piazza costituendo un gergo in senso I gerganti che svolgono attività professionali si trovano sparsi nelle diverse regioni italiane (es. arrotini, ombrellai, seggiolai), sono professioni svolte spostandosi sa luogo a luogo e rimanendo lontani da casa per molto tempo è il gergo di mestiere (sono ritenuti gerghi storici perchè la maggior parte di quelli documentati sono spariti in quanto non vengono più svolte le relative attività e di conseguenza le parole gergali sono uscite dall’uso) gerganti sono gruppi sociali marginali caratterizzati per il senso di appartenenza e di chiusura verso l’esterno e sono suddivisibili in ambulanti (artigiani e pastori) e malviventi (vagabondi e girovaghi)

Gerghi di ambulanti o di mestiere: nel Quattrocento nei paesi dell’arco alpino per una crisi economica si sono accentuate le migrazioni stagionali e questi gruppi hanno appreso un gergo – migrazione temporanea avviene nello stesso luogo (es. Stremboti, salumai di Strembo in Val Rendena); questi gruppi si spostano nel territorio italiano e in Europa (es, spazzacamini della Val Vigezo presenti a Napoli o Francia nel 1540..) per cercare lavoro e ciò porta alla precarietà e all’emarginazione. Solitamente un paese o vallata si specializza in qualche attivita (es. magnani della Val Cavargna che riparano oggetti di rame)

• Subalternità • Emarginazione

Gli ambulanti diventano parte del mondo dei girovaghi, dei vagabondi e possono avere a che fare con la malavita e questo porta all’adozione di un gergo con funzione di coesione, solidarietà, protezione del gruppo e del mestiere e ne consente la sopravvivenza – è il gruppo gergante a scegliere quando usare il

gergo (es. i segiolai del Bellunese parlano dialetto all’estero e scabalamènt nel loro paese mentre i cordai di Castelponzone usano il gergo in famiglia, i muratori Bolognesi parlano burgàt o gianguèl per non essere compresi o per insegnare il mestiere e infine il ciambrico della Meta viene parlato per eccitare la curiosità degli estranei). L’ambulante gira con qualche apprendista, si porta dietro le proprie abitudine e crea un gruppo mobile e chiuso segnato dall’uso del gergo interno ma nonostante la chiusura entra in contatto con la diversità anche lingustica (dialetti) – solitamente sono gli uomiini a migrare ma a Claut sono le donne che vanno a vendere oggetti di produzione locale e adottano un gergo Testo nel gergo dei calderai della Val di Sole testimonia il gergo usato in tal senso, è scritto da un soldato prigioniero in Russia durante la WWI indirizzato a Bozzana – scrive in gergo per fuggire alla censura Essere ambulante però non è una condizione necessaria, ad esempio a Castelponzone i cordai non migrano ma entrano a contatto con gli zingari nell’occasione della fiera di San Luca – mentre alcuni gruppi sono nomadi per definizione com i pastori del territorio biellese, bergamaso e bresciano.

spazzacamino; praticato in Trentino, Piemonte e Ticino con il taròn mentre in Val D’Aosta con il dzàrgo

seggiolai; nel Bellunese con lo scabalament • calzolai; a Bormio con il plat di sciòbar • zoccolai; in Val D’Aosta • pastori; nel Biellese e in Lombardia con il gaì, nel Bellunese e

nell’Altopiano di Asiago • ombrellai; nel Lago Maggiore con il tarusc • cordai; a Castelponzone con il taròch • ramai; provenineti dal Friuli con il taròn o dal Lombardia con il rungìn • muratori; ad Alessandria, Mantova e Bologna con il burgàt o gianguel o a

Ferrara con la lingua lombardesca • musicanti girovaghi; a Napoli con la parlesia • venditori ambulanti; i picaporte a Savano sviluppano il parlè balurd e le

venditrici di cucchiai in legno di Claut il dhèrbol • caminanti; i caminanti siciliani svolgevano diversi mestieri

principalmente a Noto e il loro gergo è il bbaccagghiu

tra alcuni gerghi ci sono concordanze significative favorevoli a ipotesi di correnti linguistiche gergali; ▲ il gergo di Pescocostanzo (lingua lombardesca) allude ad un ambiente

settentrionale – documentazioni che attestano che tra il cinquecento e il seicento un forte nucleo di emigranti lombardi si è stabilito a Pescocostanzo utilizzando un gergo > gergo si fissa dove si crea una comunità stabile e si conserva in un luogo dove è mantenuta l’attitudie ai mestieri specializzati. All’intenro della lingua lombardesca ci sono termini che provengono di altre aree settentrionali e termini riscontrati nella gergalità bolognese da attribuire all’importanza della posizione di Bologna nel passaggio delle compagnie a sud

▲ corrente che unisce Adriatico e Napoli è quella dei muratori, i braccianti di Meta che hanno appresso il gergo nei luoghi di igrazione

▲ interessanti rapporti tra i gerghi dei calderai dell’arco alpino, in toscana, calabria, marche e sardegna con concordanze di termini relativi al gergo e al mestiere

▲ concordanze tra il gergo di Isili in Sardegna e di Tramonti in Friuli che si spiega grazie ad intermediari (zingari, nomadi..) oppure con un centro di irradiazione (calabria) da sud verso nord

nei sobborghi dei centri urbani prolifera la malavita gergante (Torino, Milano, Roma, Verona..) il cui vecchio gergo malavitoso è stato raccolto e documentato come per le onorate società come l’andrangheta, la mafia e la camorra – in questi ambienti il gergo stabilisce relazioni e difende il gruppo dalla società, è la lingua dei furbi, dei dritti, dei balordi. Anni ’50 e ’60 nascono le canzoni della mala che mischiano dialetto e gergo ed è anche il linguaggio cinematografico ha permesso la diffusione di voci del gergo malavitoso

Oltre a vari riti di iniziazione, conoscere il lessico gergale è un modo per entrare nelle onorate società, è un rito di passaggio e un recquisito fondamentale.

Camorra; tra Settecento e Ottocento a Napoli designava l’atto e il frutto dell’estorsione, in Italiano entra con designazione di “sette di malviventi” nel 1861 – il romanzo di Saviano è utile dal punto di vista linguistico perchè documenta il fondo dialettale

‘Ndrangheta; per alcuni viene dal Greco “coraggio” per altri dal dialetto “stupido”

Mafia; il linguaggio della malavita antico bbaccagghiu (gergo) è sparito negli anni ’70 per dare spazio al mafiese

La leggera diffusa nell’italia settentrionale è una realtà complessa che comprende il lavoratore occasionale e il piccolo malvivente, è una condizione sociale, un modo di vivere sradicato, fantasioso, è una cultura alternativa – Danilo Montaldi raccoglie le autobiografie di chi ha vissuto alla leggera in una raccolta del 1961, queste includono riferimenti in gergo; nell’autobiografia di Teuta c’è un elenco di termini gergali ormai decaduti mentre in quella di Bigoncia ci sono vari usi gergali e le testimonianze di una vita ai margini, contatti con gli altri, furti di merce e qualche lavoro regolare. Leggera è un termine che compare a fine Ottocento e dipende dagli usi gergali di legge, essere della legge, essere della leggera.. > un leggera è un marginale, della malavita

Nell’ambiente della piazza il gergo circola tra venditori di merce, commercianti, girovacìghi, ciarlatani, imbonitori, giostrai, vagabondi, sciagurati.. è un mondo che si ascrive ai dritti – un dritto è una persona che non confessa, a Milano e a Roma nell’Ottocento sono i girovaghi. A questa categoria appartiene Arturo Frizzi che ha scritto la sua autobiografia il ciarlatano del 1912 nella quale descrive la piazza e la sua gergalità e la sua professione di colporteur cicerone (per la quale serve avere doti da imbonitore) – utilizza il gergo per attirare l’attenzione dei clienti. Alla sua autobriografia aggiunge “dizionario del gergo dei girovaghi traduzione italiana e spiegazione etimologiche”. All’ambiente della piazza appartengono anche i posteggiatori napoletani che parlano la parlesia, gergo del musicante girovago che suona e canta canzoni napoletane in locali e luoghi pubblici – attestato già nel Cinquecento con Una Rasa di posteggiadore mentre il termine posteggiatore indicava chi è girovago ed opera nello spettacolo di piazza a un basso livello di professionalità. Il lessico della parlesia è studiato da Maria Teresa Greco che ne spiega l’origine da parlata con sostituzione del suffisso -ata in -esia, elemento comune ai gerghi della malavita – la parlesia è oggi usato in maniera ludica e segreta anche nel cinema

Gergo come formazione parassitaria perchè si appoggia a una lingua ospite per la fonetica e la morfosintassi utilizzandone il lessico per ottenere doppioni lessicali; lessico gergale è ristretto, relativo a pochi e pratici concetti per camuffare i discorsi e rendere la comunicazione esclusiva. Parole gergali si ottengono modificando forma e significato di parole della propria lingua/dialetto o prendendo in prestito voci di altre lingue (con anche interventi su di esse):

Inversione ordine sillabe; nel larpa iudre del Canton Ticino si applica la metatesi dunque dona > nado, fradel>delfra oppure nella mala verone madre (mare)>rema

Inserzione sillabica; simile alle “lingue per gioco” come l’inserimento della f dopo le vocali nel farfallino o nel gergo dei muratori bolognesi dove si inserisce de o dal quindi scabi > abidesca

Accorciamento; nei gerghi settentrionali cura è la versiona accorciata di corenta (strada)

Sostituzione o aggiunta di suffissi; serve per mascherare la parola tra i vari suffissi gergali ci sono -oso > fangoso, calcosa, polverosa.. -engo > fratengo, ramengo.. -aldo > grimaldo oppure nella Parlesia napoletana è diffuso -esia > manesia

Inserzione di singoli fonemi/sillabe per quanto riguarda la semantica ci sono diversi tipi di alterazione:

Metafore; semplici e ingiuriose come cresta > berretta o serpentina > lingua – non sono però metafore vere e proprie ma hanno carattere descrittivo come polverosa > farina/strada, duroso > ferro in quanto sono le caratteristiche più evidenti e generali oppure colgono l’azione di una cosa e di una persona faticosa > scala, saltarino > capretto

Sineddoche e metonimia; si prende un termine della lingua e lo sostituisce con un altro che ne evoca un concetto vicino ingegnosa > chiave

Irradiazione sinonimica; un termine limitato a un determinato territorio si propaga ai termini affini del territorio più esteso e viene trascinato oltre i confini del gergo come nel gergo piemontese carta > bianca/fiocusa perchè nel furbesco bianchina > neve oppure il verbo bui > rubare dei magnani lombardi della Val Colla che dipende da rostire > ingannare si passa da un sinonimo all’altro, attribuendo lo stesso valore a un termine affine

Perifrasi; nel gergo padovano comprare del bruto > rubare e comprare del belo > comprare onestamente, o nel gergo di Venezia dove ciave de ciocolata > ergastolo, o nella mala tre giorni sardegnoli > ergastolo

Prestiti; da lingue straniere, dialetti o altri gerghi come nei gerghi alpini dove ci sono tedeschismi sborz > vino, swcharz > nero, milik > latte (soprattutto nei gerghi dei calzolai di Bormio) o le voci zingariche nei gerghi furbeschi, dei girovahi e dei malavitosi che possono essere state mediate da altri gerghi o per contatto diretto, ad esempio nel Bolognese ciai > contadino, cacagna > gallina oppure molto conosciuto è il termine gagjo > non di razza zingara, ci sono anche influenze dall’ebraico togo > bello, buono diffuso nel furbesco del Settecento, nei dialetti di Milano e Parma nell’Ottocento – c’è anche il filone dei cultismi, delle parole dotte che provengono dal latino ecclesiastico cum quibus et nostras voces > conquibus (soldi) o sapienza > sale, febo > sole.. dal lessico dei calderai di Val Colla uchela > voce (da loquela), breviosa > lettera (da breve)

una parola diventa gergale con il cambiamento della forma, l’aggiunta di suoni o sillabe della parola della lingua di cui mantiene il significato – es. no diventa Nicolo, si diventa Siena, sedici.. Ci sono nei gerghi voci comuni di antica formazione dovuti al contatto tra i gerganti lungo le strade – ci permetto di individuare “aree gergali di categoria”; i meccanismi di mascheramento permettono ai gerganti di rappresentare un’estetica del gergo es. disfemismo tecnica peggiorativa che serve per prendere le distanze da ciò che fa paura (scorpione=giudice, canarino=delatore, vino=scabio)

Formazione dei pronomi personali; in alcuni gerghi si ricorre a un sostantivo vuoto preceduto dall’articolo e poi dall’aggettivo possessivo e dal verbo in terza persona es. per i muratori di Viadana el me Piero “io”, el to piero “tu”, per gli Arrotini della Val Rendena el me giàn “io” – per altri si aggiunge al pronome una terminazione svisante es. nostriso, vostriso dal Modo nuovo, per la malavita veronese el me igi “io” che diventa mivisi nel gergo dei girovaghi fiorentini

Forme avverbiali per sì-no; sidici, sedes, siena, necio, nicolo • Parole polisemiche; possono riferirsi a qualsiasi azione es. affinà nel

gergo della Meta o gheber nel gergo di Lamon o togo che nel gergo veneto esprime qualsiasi cosa positiva

Le fonti che documentano i gerganti e i gerghi antichi sono di tipo letterario mentre quelli moderni sono indagini dettate da interessi linguistici ed antropologici: Biondelli 1846 primo lavoro organico sul gergo in Italia, con lingue furbesche ne sostiene il carattere segreto, convenzionale e distingue le lingue di trastullo (tipici gli svisamenti formali delle parole) da quelle di professione. Fornisce una versione di Parabola del figliol prodigo nel gergo dei calderai di Valsoana in Piemonte mentre per i malandrini Saggio di vocabolario furbesco italiano – si chiede come mai si siano formate più lingue identiche nella loro identità tra uomini stirpe diversa e separati da barriere geografiche/politiche? Secondo lui è dovuto alla naturale tendenza dell’uomo a rappresentare oggetti per mezzo delle loro proprietà più distinte > argomentazione ripresa da Ascoli secondo cui il gergo nasce come un modo per la società furfantina di comunicare segretamente. Documentazioni nell’Ottocento per il gergo dei calderai della Valsoana, dei calzolai della Valfurva e dei pastori Bergamaschi – i documenti gergali sono raccoti anche dal crimilogo Lombroso che per la prima volta li considere indice di devianza.

• una parola può essere gergale in un’area e non in un’altra, Menarini segnala l’uso di pivello che è gergale in Emilia e dialettale in Lombardia

• dizionario ricco di gergalismi è il Cherubini per il milanese o il Boerio per il veneziano anche se i dizionari dialettali non segnalano la categoria gergale di appartenenza dei vocaboli e non queste voci non sono riconosciute come tali

le più datate raccolte dedicate ai gerghi della malavita sono opere di medici, antropologi e criminalisti > Gergo della malavita pubblicato nel 1969 a cura del Ministero dell’Intenro, raccolta ampia ma superficiale in Francia la prima scoperta del gergo è della metà del Quattrocento legato alla banda dei coquillards, attraverso un interrogatorio uno dei banditi ha confessato sul linguaggio segreto ma un trattato specifico appare solo nel 1630 con jargon ou langage de l’Argot reformè. Il gergo passa per una fase di circolazione orale quando conserva il suo carattere ermetico e la sua decrittazione annulla il suo carattere segreto perchè lo rende

accessibile al grande pubblico – questo spinge i gerganti a modificare nuovamente il proprio lessico per riavere la loro caratteristica di segreto.

Varietà paragergali sono gli usi linguistici con condizioni simili dal POV generazionale come studentesco, giovanile, militare.. dai gerghi in senso proprio perchè sono temporanei anche se la funzione di rafforzamento del gruppo e i procedimenti di formazione delle parole sono simili ai gerghi (il gergo di caserma è più stabile rispetto al gergo giovanile). È dagli ambienti dove si sviluppano e diffondono questi gerghi (piazza, caserme, ambiente della droga, della scuola..) che l’italiano prende elementi che ne arrichisce il vocabolario. Es. una varietà paragergale occasionale è il lessico sviluppatosi negli Oflag (campi di internamento polacco-tedesco) con detenuti italiani tra il 1943 e il 1945. Gergo giovanile (giovanilese); si intende la varietà di lingua utilizzata quasi esclusivamente nelle relazioni di peer group dai teenagers, è eterogenea ed è composta, ha un’ampia diffusione anche fuori dai gruppi che lo parlano – si parla sia di linguaggio giovanile in generale che di linguaggio di piccoli gruppi (musica, scuola, sport..). E’ un fenomeno dinamico, varia e si rinnova perchè è fondalmentalmente labile ed effimero. La bibliografia è immensa, con indagini che interessano aree diverse, forme di aggregazione diverse e forme di comunicazione diverse es. il glossario di Ambrogio e Casalegno 2004.

• Funzione ludica, con la formazione di parole • Caratterizzante, il parlante si identifica nel gruppo e si autoafferma

È un modo di comunicare con parole ed espressioni proprie, ha come base l’italiano colloquiale, informale, scherzoso a cui si aggiungono elementi di provenienza diversa (dialetti, lingue straniere, gerghi..) > è una varietà ibrida. Giovanardi svolge un’indagine sul linguaggio dei giovani romani di borgata e registra:

• che attingono principalmente al gergo dei tossicodipendenti e dal settore dialettale es. sconvolto, ‘sto a sbroccà e grezza, ‘na crifra, ‘na favola, ‘na crema

• scarto generazionale minimo, gli adulti conoscono una minima parte delle voci presentate

tra la lista delle voci di giovanilismi romani sul finire anni Ottante e inizi anni Novanta troviamo coatto, cozza, sconvolto, scrauso, fissa.. alcuni tra questi sono entrati nel dizionario italiano – per quanto riguarda una testimonianza del linguaggio giovanile romano di oggi vi è il film Scialla del 2011 dove scialla > saluto gergale che secondo alcuni è influenzato dall’arabo inshallah. Proposta anche una periodizzazione del gergo giovanile:

1. ante 1968; linguagigo proprio dell’ambiente studentesco, l’ambiente cittadino con istituzioni scolastiche è la condizione perfetta per il formarsi di questo linguaggio che si diffonde con documentazioni come Garofano rosso di Vittorini, Vitellini in città di Barbieri o Ballo dei sapienti di Maria Corti > sono fonti indirette in cui il linguaggio giovanile viene usato come ingrediente stilistico es. ho gettonato la vecchia (ho telefonato alla mamma) o carretta > sigaretta, grana > denaro, ferro > moto

2. sessantotto; linguaggio centrato sulla politica con terminologia ideologico-sociologico-psicanalitica, rappresenta una fase di rottura perchè si eclissa

3. oltre il sessantotto; ritorno al privato, al parlare di se – ci sono nuovamente forme espressive giovanili caratterizzate dal rifiuto del tabù linguistico e che trovano diffusione con le radio private

4. anni Ottanta; si formano vari gruppi che si distinguono per il modo di parlare, vestire, per luoghi e modi di incontro e per gli strumenti linguistici utilizzati – si generalizza il inguaggio giovanile che si estende a tutte le realtà giovanili con numerose fonti come La mia moto di Jovanotti o Porci con le ali di Rocco e Antonia o all’infinito mondo paninato di Mottica che è la prima testimonianza letteraria dall’interno con un ampissimo uso del gergo giovanile. altre fonti da cui trarre testimonianza sono la stampa per teenagers, la radio e la TV, le canzoni, il cinema ecc. es. i Paninari si incontrano nel centro di Milano, sono disimpegnati politicamente, sono consumisti e il loro linguaggio è simbolo di identità e appartenenza al gruppo – si irradia da Milano e attraversa l’Italia anche grazie a pubblicazioni di riviste e fumetti, la televisione. Alcune voci di questo linguaggio sono ancora in uso oggi come truzzo, cuccare.. altre sono in disuso arterio, cucador..

5. Anni novanta; una documentazione è un monologo televisivo del canale Rete Otto che ha un intento parodistico ma con dati reali e termini in uso dai ragazzi di Pescara + Trifone riunisce un glossario di forme giovanili che comprendono voci come schizzato, intripparsi, calarsi..

Per quanto riguarda le voci dal mondo della droga sono diffuse anche tra i giovani che non sono coinvolti in questo ambiente come essere in para, farsi una pera, flash, sballare, farsi un viaggio..

Alla base del linguaggio giovanile vi è l’italiano colloquiale, informale, scherzoso con anche tratti di regionalismi:

• espressioni informali come essere fuori (di testa), di brutto, alla grande! • parole con suffisso -aro o -oso > casinaro, sciccoso • prefissi come super.. • utilizzo del lessico sessuale • parole riprese da lingue straniere sono frequenti e riportano a culture

specifiche (droga) come flash, trip, brown, down ma i forestierismi ricorrono anche alla sostituzione di parole in italiano come boy, city, chico, puta, cash..

• pseudoforestierismi con suffissi o terminazioni straniere come arrapescion o cucador

• una componente dialettale che può provenire dal dialetto locale come a Napoli dove priarsi > rallegrarsi da priarisi o appuzzare > baciare da appuzzari o da altre zone come termini del centromeridione irradiate a Roma arrapare, bono, frocio, racchia, fico, zinne.. (ha funzione ludica ma anche rafforzativa) spesso però subisce adattamento fonetico all’italiano

• voci tratte dal linguaggio speciale come sclerare, farsi una flebo o dai mass media con i tormentoni e gli slogan che vengno richiamati come citazioni proverbiali come moooseca

• influenzato dai gerghi tradizionali come alzare > guadagnare, dritta > informazione, imboscarsi > nascondersi.. la maggior parte di queste mantengono fonetica e semantica e riguardano la sfera sessuale – possono subire allargamenti o restrizioni di significato e possono essere italianizzati come ciospo > brutto

Le parole dei giovani si distinguono in quelle di lunga durata e quelle dal lessico innovativo; di lunga durata sono voci che garantiscono continuità cronologica e che possono essere considerate storiche in rapporto al cambio lessicale giovanile come dal Milanese incavolarsi, salvarsi in corner, montato, dare buca, infognato.. o dal romano come scrauso > alcune parole prima solo del linguaggio giovanile

ora sono diventate parte del linguaggio colloquiale come bestiale, cagare, casino, essere una frana e altre che pur essendo utilizzate nell’italiano informale riconoscono un utilizzo per lo più giovanile come pisquando, cuccare, sgamare..

Gerghi innovativi; comprendono parole in uno in un gruppo affine – queste creazioni ci permettono di indicare alcuni procedimenti che si ripetono e che producono modificazioni dando origine a parole di uso giovanile. Coinvolgono significato e significante:

• con giochi di parole come mammut • per l’aspetto formale accorciando parole, eliminando la parte finale o

quella iniziale come mella, bici, siga, ami, amo, pome, stase.. • anglicizzazione -s al plurale effusions, genitors • deformazioni giocose della catena fonica come zuccherdosa, goldon boy,

frush > frocio • suffissazione parassitaria con stupillimo, setiglia.. o quelli in -oso e -aro • prefissi come mega • ricordo delle sigle CBCR • procedimenti metaforici come autostrada > ragazza piatta, bolide >

ragazza brutta • procedimenti metonimici come ferro > moto, lingua > bacio • iperboli come stare da dio • antifrasi come atroce, bestiale, osceno

gergo militare; detto anche gergo di caserma non si riferisce al lessico tecnino ma agli elementi linguistici che rientrano nella condizione di gergalità – considerata una varietà paragergale da alcuni in quanto nasce in una particolare situazione e in con un particolare stato d’animo e un linguaggio settoriale da altri in quanto frammentario, non sistematico, e non è utilizzato da un gruppo distinto. C’è chi crede che il linguaggio da caserma sia utilizzato per fuggire alla realtà insopportabile nella quale si vive e sia relazionato a una situazione ben limitata nel tempo con una netta ritualizzazione dei comportamenti > la bibliografia a riguargo conta fonti letterarie e cinematografiche, documentazioni e studi es. Pagano da vita a un glossario che suddivide il gergo da caserma in gergo della WWI, della WWII, gerghi militari speciale e attuali oppure il glossario della naia di Marighelli sottolinea il disagio nei confronti della vita militare.

• Lessemi gergali dell’ambiente militare entrani nella lingua comune, sono per lo più voci dalettali che sono state de-dialettizzate come lavativo > scansafatiche, strizza > paura, frana > buono a nulla, gasato > esaltato..

1. Ante WWI; non si poteva parlare di un gergo militare perchè mancavano le condizioni affinchè questo nascesse (gruppo non unito, non si sente superiore ai civili..) ma si possono trovare parole che figurano come regionalismi che rinviano all’ambiente degli ufficiali

• supremazia del piemontese perchè nel 1861 primeggiano gli ufficiali piemontesi con branza, marmitta che derivano dal francese e vi sono espressioni come battere la fiacca che sono poi entrate nel nostro vocabolario.

• Napoletanismi come arrangiarsi, camorra • Formazioni gergali con materiale italiano come fare la firma,

lavativo, pignolo, scalcinato • Alcune voci gergali mostrano una cerca creatività gergale come

pompare > sgobbare che oggi è entrato nel lessico comune e significa fare fatica in palestra

2. WWI; si sono aggiunte voci e si forma un gergo perchè il soldato italiano in trincea prende coscienza della sua singolarità e reagisce

• Neologismi come fifa, imboscato, naia > servizio militare 3. Anni Sessanta; il lessico non è omogeoneo, ha vatiazioni geografiche e

si differenzia per armi e corpi • si usano vecchie parole di ambiente militare come inquadrare • procedimenti metaforici come albergo > caserma, bestiale > bello,

cazziare > rimproverare, puttanata, • giochi di parole come serpente > sergente, copertone >

raccomandato, fare il mazzo, pacchia, anfibio • sigle come CPR > camera di punizione semplice • terminologia gergale relativa alla suddivisione interna bocia e vecio,

cappella e cappellone, marmitta e marmittone – appellativi delle reclute cambiano ma che sono designate come una persona piccola e insignificante che non si vede

• modi di dire ed espressioni come meno tre all’alba/marchese, lasciare la stecca a uno > lasciarlo a lavorare, come te la passi, è finita, è giusto che sia così

• insediamento di voci meridionali come minchia alcuni ambienti hanno un linguaggio di caserma con caratteri di gergo studentesto, come l’accademia della Guardia di finanza a Roma, voci raccolte da Tollemache che comprendono bidone, bidonata, infognarsi, sciacallo, siccare > punire dove in pratica antifrasi ed umorismo giocnao in modo sinergico

il gergo pur dipendendo da una lingua ospite ha contribuito ai lessici dialettali e della lingua, ma quando un termine furbesco cessa di essere tale e diventa comune? ▲ Quando è usato fuori dalla ristretta cerchia di iniziati e pur conservandone

lo stesso significato cessa d’essere proprietà riservata; è un passaggio che avviene inavvertitamente

▲ Mediante situazioni e occasioni di contatto linguistico o per imitazione Il lessema passa attraverso una fase di semigergalità, specialmente i gerghi a base dialettale dei mestieri ambulanti che sono conosciuti più o meno dagli abitanti del paese in quanto i gerganti non sono una classe emarginata nel luogo di origine es. in Val Cavargna il gergo dei magnani è parlato sul lavoro, in famiglia e nel paese oppure a Bormio dove il gergo dei calzolai confluisce nel dialetto – sono le classi popolari ad avere rapporti con gli ambienti gerganti e solitamente interessano quartieri malfamati. In questi ambinti espressioni e parole gergali possono avere ragioni ludiche, espressive o allusive. Al giorno d’oggi la diffusione di espressioni gergali è dovuta soprattuto al cinema, alla televisione e alla rete e ricostruire l’etimologia di un lessema può essere problematico in quanto i lessemi gergali sono stati creati con mascheramenti, incroci tra gergo e dialetto e lingua sono difficili da districare come con sgamare diffuso tra i giovani, passato nell’taliano contemporaneo, diffuso nei dialetti e la cui origini riporta al gergo romanesco sgamà > vedere oppure parole di origine gergale antica stabilite nella lingua come furbo, monello, pivello (in gergo dal Modo nuovo), marpione, sbolognare, bidone, camorra, mafia, ‘ndrangheta, scippo, pagare il pizzo, picciotto..

Linguaggi settoriali; repertori linguistici usati da categorie socioprofessionali per comunicare specifici argomenti, dipendono dalla specializzazione di conoscenza e di attività

• Posseggono una nomenclatura (vocabolario tecnico)

• Una terminologia che dipende dai settori • Il fine è una comunicazion univoca, precisa e funzionale per termini

specifici • Richiedono un gruppo di persne specializzate in un dato settore

dai gerghi perchè non hanno funzione di isolamento, non sono gruppi marginali e non utilizzano il gergo con funzione criptolalica e non hanno doppioni, il loro lessico è costituito da termini specifici La formazione di un lessico settoriale avviene per fasi:

1. Rideterminazione semantica, una parola già esistente assume significato diverso con procedimenti come la metafora es. base

2. Creazione di parole con suffissazione, prefissazione e composizion e 3. Prestiti linguistici, inglesismi.. 4. Processo di nominalizzazione, perdita dell’importanza del verbo 5. Frequento uso di passivo e forme impersonali

L’influsso dei linguaggi settoriali sulla lingua comune è favorito dai mezzi di comunicazione e dalle circostanze di contatto dirette con il settore; in questo passaggio un termine può mantenere lo stesso significato o assumerne uno metaforico – se mantiene il contenuto semantico perde in specificità ma acquistando in espressività come andare a gonfie vele, perdere le staffe, non ingranare, non carburare, sbandare.. può capitare che il linguaggio settoriale venga usato impropriamente o come un modo per escludere chi non faccia parte del gruppo. Il linguaggio della politica è una lingua di gruppo la cui esposizione è dovuta alla televisione; possiamo distinguere tra lingua dei politici (non è univoca, più ambigua, riguarda i politici e i giornalisti) e lingua della politica (linguaggio settoriale dell’italiano, ha un lessico specialistico e strategia di argomentazione, stile, una funzione e un percorso storico). Non esiste un vocabolario politico in quanto nel linguaggio politico confluiscono elementi eterogenei da modelli diversi e da nomenclature diverse:

• Metafore calcistiche scendere in campo o salire in politica • Influenzato dal linguaggio giuridico con termini come contestazione • Voci dialettali come intrallazzo, inciuccio • Inglesisimi come welfare, governance, exit poll che danno vita a doppioni

inutili come devolution > devoluzione o falsi amici • Francesismi come rassemblement • Latinismi come mattarellum e porcellum

Il lessico della politica inonda la lingua con neologismi e derivati dai nomi dei leader come dalemiano, berlusconismo.. o sigle come pidiessino

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 11 totali
Scarica il documento