I sette peccati (o vizi) capitali - Tesina di Maturità
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I sette peccati capitali:-Introduzione-Gola (arte - Dalì)-Ira (geografia astronomica - i vulcani)-Invidia (latino - Apuleio)-Accidia (filosofia - Schopenhauer)-Avarizia (italiano - Verga)-Lussuria (inglese - Wilde)-Super...
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Introduzione

I peccati capitali (o vizi capitali) compaiono in Aristotele che li definisce "gli abiti del male". Al pari delle virtù, gli “abiti del bene”, i vizi derivano dalla ripetizione di azioni che formano nel soggetto che le compie una sorta di "abito" che lo inclina in una certa direzione. Nel Medioevo i vizi sono visti come un'opposizione della volontà umana alla volontà divina. Nell'Età dei lumi la differenza tra vizi e virtù perde importanza, poiché anche i vizi, come le virtù, concorrono allo sviluppo industriale, commerciale ed economico. Dopo il periodo illuminista, i vizi compaiono nella filosofia di Kant che li definì “malattie dello spirito” e parlando di malattia la sfera morale fu quindi sostituita da quella patologica. Ma perché i peccati capitali sono sette? I comportamenti antisociali sono ben più numerosi, e alcuni, potenzialmente eversivi. Qui si entra nella sfera del rituale. Si comincia dalla cosmogonia, in cui Dio completa la sua creazione in sette giorni. Poi Noè venne comandato di portare sull’arca sette paia di ogni animale e sette paia di ogni uccello, «perché tra sette giorni farò piovere sulla terra... e dopo sette giorni le acque del diluvio furono sopra la terra.». Sette è anche il numero sacro degli Ebrei. I peccati capitali sono trattati anche nel capolavoro di Dante “La Divina Commedia”. Essi sono presenti sia nell’Inferno sia nel Purgatorio. Il Purgatorio è addirittura diviso in sette cornici nelle quali si espiano i sette peccati capitali. Il cammino di Dante va dal peccato più lieve a quello più grave. Il Purgatorio ha la funzione specifica di espiazione, riflessione e pentimento, ed è solo attraverso il cammino, quindi il pellegrinaggio verso Dio, che l'anima può aspirare alla redenzione.

Questo vale anche per Dante, che all'inizio ha incise sulla fronte sette P, simbolo dei sette peccati capitali; alla fine di ciascuna cornice l'ala dell'angelo guardiano cancella la P indicando così che quella specifica espiazione, è compiuta. I sette peccati capitali sono così elencati secondo il criterio di gravità usato nel“Purgatorio”:

• Superbia

• Invidia

• Ira

• Accidia

• Avarizia

• Gola

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• Lussuria

Questi peccati sono stati introdotti nella Chiesa da Tommaso d’Aquino nel XIII secolo ma l’elencazione originaria di Cassiano prevedeva un peccato in più, la tristezza, in quanto questo sentimento indicava il non apprezzare le opere che Dio aveva compiuto per gli uomini. Secondo la Chiesa il peggiore dei sette vizi è la superbia, poiché con questo sentimento si

tenderebbe a mettersi sullo stesso livello di Dio, considerarlo quindi inferiore a come dovrebbe essere considerato. Infatti, è proprio la superbia, il peccato di cui si sono macchiati Lucifero, Adamo ed Eva. Inoltre la religione cristiana contrappone ai sette peccati capitali tre virtù teologali (fede, speranza e carità) e quattro virtù cardinali (giustizia, fortezza, temperanza, prudenza).

Il peccato di gola coincide con un desiderio d'appagamento immediato del corpo per mezzo di qualche cosa di materiale che provoca compiacimento. É un'irrefrenabilità, un'incapacità di moderarsi nell'assunzione di cibo o, più in generale, nell'oralità (gli alcolisti e i fumatori accaniti commettono peccato di gola).

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L'ingordigia è un rifiuto emotivo: è il segno che qualcosa ci sta divorando. P. De Vries

I golosi si scavano la fossa con i denti. Henri Estienne

All'inizio tu ti bevi un bicchiere, poi il bicchiere si beve un bicchiere, poi il bicchiere si beve te. Francis Scott Fitzgerald

Salvador Dalì riuscì a fondere gola e arte elaborando il logo del più famoso dei lecca lecca: il Chupa Chups. Infatti, nel 1969 il proprietario di una piccola azienda dolciaria spagnola chiese l’aiuto del geniale pittore surrealista per rendere più appetibili e immediatamente riconoscibili i suoi prodotti sul mercato internazionale. Il pittore, divertito dall’idea, in meno di un’ora scarabocchiò su un pezzo di carta da giornale il marchio, così come lo vediamo ancora oggi: una margherita gialla e rossa, simbolo dell’età giovanile.

La sua arte metafisica trova espressione nell’illustrazione dei grandi classici. La più importante opera illustrativa di Dalì è rappresentata dalla serie di 100 tavole che illustrano le tre cantiche della Divina Commedia di Dante. Essa è composta, appunto, da 100 tavole colorate di dimensione 35,5 x 28 cm. In queste illustrazioni, l’eleganza del segno si coniuga con un uso magistrale e innovativo del colore in cui la ricerca pittorica dell’artista trova libera espressione nell’originalità, freschezza e genialità dell’ispirazione. La figurazione è spesso dissacrante, ironica e grottesca nella raffigurazione dell’Inferno e del Purgatorio. Il viaggio nell’oltremondo dantesco è stato interpretato da Salvador Dalì con i motivi più rilevanti della sua ricerca metafisica e mistica, rappresentando in modo egregio l’elevata umanità della Divina Commedia.

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L’ira è un sentimento mentale ed emotivo di conflitto con il mondo esterno o con se stessi che controlliamo poco e maneggiamo peggio perché, in preda all’ira, non siamo più padro ni delle nostre azioni.

Dava nti

alle forze della natura ribolle quella miscela di antico e nuovo, di mondano e fideistico, d’interessi e devozione, che è la cifra del religioso nel mondo secolarizzato. La differenza che conta non è più tra fede e scienza e neppure tra religioni buone e religioni cattive, ma tra credenti responsabili e non, tra credenti che amano la terra e credenti che la temono. Il vulcanismo è uno dei fenomeni che più creano interesse sia in ambito scientifico sia in ambito religioso. Esso, infatti, secondo diverse tradizioni, rappresenta, insieme con altri fenomeni naturali, l’espressione dell’ira degli Dei.

Il vulcanismo è un fenomeno che coinvolge, da miliardi di anni, l’intero pianeta. Esso è dovuto alla risalita, dall’interno della Terra fino alla superficie, di magmi, cioè di materiali rocciosi allo stato fuso, mescolati a gas e vapori. Il magma ha origine all’interno della crosta e nella parte alta del mantello, tra i 15 e i 100 km di profondità. Il processo di fusione si verifica in presenza di particolari condizioni chimiche e fisiche (come aumento di temperatura, diminuzione di pressione, arrivo di fluidi) e avviene gradualmente: materiale in origine molto caldo ma ancora allo stato solido, si trasforma in una massa pastosa, al cui interno sono presenti minuscole gocce di magma, che si separano dal residuo refrattario. Quando un volume pari al 5-20% del materiale originario è fuso, le singole gocce trovano spazio sufficiente per muoversi e fondersi con altre. La massa fusa si muove verso l’alto per la sua minore densità rispetto ai materiali circostanti. La sua velocità di risalita dipende dalla sua viscosità, dal volume, dalla profondità della zona in cui si origina, dalla temperatura delle rocce circostanti.

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Se siamo irritati senza motivo, lo siamo sempre perché il motivo è nascosto in noi e ci è molto scomodo scoprirlo. Paul Bourget

Se la rabbia non è accompagnata dalla forza si espone al disprezzo e al ridicolo; che cosa c'è in effetti di più tiepido di una rabbia che scoppia invano? Seneca

Quando un magma fuoriesce sulla superficie terrestre, perde gran parte dei gas e vapori che contiene ed è chiamato lava. L’attività vulcanica sulla superficie terrestre dà origine a edifici vulcanici che si accrescono al

termine di un condotto vulcanico (vulcani centrali) o lungo grandi spaccature (vulcani lineari). La forma dell’edificio vulcanico dipende dal tipo di materiale espulso. Esistono:

• Vulcani a strato, dalla tipica forma a cono e caratterizzati da eruzioni esplosive; • Vulcani a scudo, caratterizzati da eruzioni effusive.

Il tipo di eruzione dipende dal grado di viscosità del magma: • Magmi poco viscosi, quindi molto fluidi. Comportano attività effusiva

(eruzioni di tipo hawaiano e islandese). • Magmi molto viscosi, quindi poco fluidi comportano attività esplosiva

(eruzioni di tipo vulcaniano e pliniano). • Magmi con caratteristiche intermedie determinano attività mista (eruzioni di

tipo stromboliano). I prodotti emessi dalle eruzioni vulcaniche possono essere aeriformi, liquidi e solidi.

• I materiali aeriformi hanno contribuito alla formazione dell’atmosfera e favoriscono la risalita del magma e le eruzioni esplosive.

• I materiali liquidi danno origine alle colate di lava che solidificando formano rocce effusive. Dai magmi che fuoriescono sott’acqua si formano le tipiche lave a cuscino.

• I materiali solidi vanno a costituire gli edifici vulcanici. L’accumulo di materiale vulcanico di varia dimensione e natura è detto piroclastite (scorie vulcaniche, lapilli, ceneri, polveri).

All’attività vulcanica sono ricollegabili i lahar (colate di fango) e le manifestazioni vulcaniche tardive (acque termo-minerali, geyser).

Il rischio vulcanico è definito come il prodotto tra la probabilità che avvenga un certo fenomeno vulcanico e i danni che esso provocherebbe. L’unica difesa nei confronti di vulcani con attività esplosiva è la prevenzione. Nel caso dei vulcani effusivi è possibile mettere in atto una difesa attiva durante l’eruzione.

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Eruzione effusivavulcaniana

L'invidia è un sentimento malevolo nei confronti di un'altra persona o gruppo di persone che possiedono qualcosa (concretamente o metaforicamente) che l'invidioso non possiede. Essa si caratterizza come desiderio ambivalente: di possedere ciò che gli altri possiedono, oppure che gli altri perdano quello che pos sied ono .

La presenza di questo sentimento malevolo è invadente nella fabula di Amore e Psiche, presente nelle Metamorfosi di Apuleio. Il protagonista del romanzo, Lucio, giunto nella spelonca dei briganti sente raccontare la favola di Amore e Psiche. In una città di fantasia, vivono un re e una regina, che hanno tre figlie. L’ultima, di nome Psiche, è di una tale bellezza da poter gareggiare con la stessa Venere. Suscitando l’invidia di Venere, viene esposta su una roccia per divenire preda di un drago. Amore, figlio di Venere, s’innamora della fanciulla, la trasporta in un castello incantato e la fa sua sposa, visitandola, però, solo di notte, senza mai lasciarsi vedere. Psiche, rimasta incinta, fa venire nel suo castello le sue due sorelle: queste, mosse da invidia, spingono Psiche a voler vedere Amore, nonostante l’espressa proibizione di lui. Una notte ella spia Amore addormentato, ma una goccia di olio bollente, caduto dalla lampada accesa, sveglia Amore, che fugge via. L’incantesimo è rotto, e Psiche, disperata, si mette alla ricerca dell’amato. Deve affrontare l’ira di Venere, che sfoga la sua gelosia imponendole di superare quattro prove difficilissime. L’ultima consiste nello scendere nel regno dei morti per chiedere a Proserpina un unguento che permetta a Venere di conservare la sua bellezza. Psiche riesce a ottenerlo, ma aprendo il vasetto in cui è contenuto, cade in un sonno mortale.

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Invidiamo gli altri più per quello che hanno che per quello che sono. Roberto Gervaso

Se l'invidia potesse guardare fissamente il sole, non ne vedrebbe che le macchie .Conte di Belvèze

Il segno più sicuro che si è nati con grandi qualità è l'essere nati senza invidia. La Rochefoucauld

Amore interviene per ridestarla e salvarla. Si celebrano infine le nozze tra Amore e Psiche: da esse nascerà una bambina che avrà nome Voluptas.

Le metamorfosi è l'unico romanzo antico in latino pervenuto interamente ad oggi. Insieme al Satyricon di Petronio costituisce l'unica testimonianza del romanzo antico in lingua latina. Essendo centrale a tutta l'opera il tema della magia e non essendo citata questa nell'Apologia, che riporta il discorso difensivo dell'autore coinvolto nel 158 in un processo per magia, si desume che la stesura del romanzo sia posteriore a quella data. Il testo, tuttavia, potrebbe costituire una rielaborazione di un'opera spuria di Luciano di Samosata (pseudolucianea), Lucio o l'asino. Inoltre, secondo il patriarca Fozio, la storia di Lucio potrebbe derivare da un romanzo a noi perduto, attribuito da Fozio a Lucio di Patre. Il patriarca, infatti, fa intendere dell'esistenza di tre romanzi, l'uno di Lucio di Patre, di cui dice aver letto diverse opere, un altro di Luciano di Samosata e l'ultimo di Apuleio. Il dibattito tra gli studiosi verte attorno alla possibilità che l'opera di Apuleio possa essere derivata da questa fonte comune, costituita dal romanzo dello sconosciuto Lucio di Patre (il cui nome potrebbe essere anche il frutto di un malinteso dello stesso Fozio, che avrebbe confuso il nome del protagonista con quello dell'autore), oppure dal rimaneggiamento, pseudolucianeo, rappresentato dal Lucio ovvero l'asino.

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Il termine designa la negligenza, l’indifferenza, la mancanza di cure e d’interesse per una cosa. Designa inoltre l’abbattimento, lo scoraggiamento, la prostrazione, la stanchezza, la noia, e la depressione dell’uomo di fronte alla vita.

L’accidia, intesa come incapacità di realizzare i nostri progetti, è strettamente legata alla filosofia di Arthur Schopenhauer. Egli sosteneva che l’essenza di tutte le cose, che si nascondeva dietro la parvenza del Velo di Maya, è la “Volontà”, intesa come volontà di vivere o più semplicemente energia e impulso vitale. Essa è unica, eterna, indistruttibile e si configura come forza libera e cieca. La volontà primordiale non ha alcuna meta oltre se stessa: la vita vuole la vita, la volontà vuole la volontà, e qualunque motivazione o scopo cade entro l’orizzonte del vivere e del volere. Miliardi di esseri (compresi gli uomini) non vivono, dunque, che per vivere e continuare a vivere. È questa, secondo Schopenhauer, una crudele verità sul mondo, anche se gli uomini hanno cercato per lo più di “mascherarne” la terribile evidenza postulando un Dio cui finalizzare la loro vita e in cui trovare un “senso” per le loro azioni. Ma Dio nell’universo doloroso di Schopenhauer, non può esistere e l’unico assoluto è la volontà stessa, i cui criteri di fondo, cioè il fatto di essere unica, eterna e incausata, sono, non a caso, i caratteri che da sempre i filosofi hanno conferito a Dio e con cui soprattutto i Romantici hanno caratterizzato l’infinito. Egli ritiene che l’unica e infinita volontà di vivere si manifesti nel mondo fenomenico attraverso due fasi logicamente distinguibili. Nella prima, la volontà si oggettiva in un sistema di forme immutabili, a-spaziali e a-temporali, che egli chiama platonicamente idee e che considera alla stregua di archetipi del mondo. Nella seconda, la volontà si oggettiva nei vari individui del mondo naturale, che sono nient’altro che la moltiplicazione, vista attraverso il prisma dello spazio e del tempo, delle idee. Tra gli individui e le idee esiste un rapporto di copia-modello, per cui i

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La cosa più deliziosa non è non aver nulla da fare: è aver qualcosa da fare, e non farla! Marcel Achard

Non condivido le vostre ambizioni e tutte le corse al potere. Voglio dormire, non voglio sentire più i vostri rumori, mi infilo nel letto tra mille colori. Enrico Ruggeri

singoli esseri risultano semplici riproduzioni dell’unico prototipo originale che è l’idea.

Il mondo delle realtà naturali si struttura a propria volta in una serie di “gradi” disposti in ordine ascendente. Il grado più basso dell’oggettivazione della volontà è costituito dalle forze generali della natura, i gradi superiori delle piante e dagli animali. Questa sorta di “piramide cosmica” culmina nell’uomo, nel quale la volontà diviene pienamente consapevole. Ma ciò che essa acquista in coscienza, perde in sicurezza: come guida della vita, infatti, la ragione è meno efficace dell’istinto, e questo è il motivo per cui Schopenhauer afferma che l’uomo, in un certo senso, è un <animale malaticcio>.

Dire che l’essere è volontà equivale a dire che l’essere è costitutivamente “dolore”. Volere, infatti, vuol dire desiderare, e desiderare significa trovarsi in uno stato di mancanza, che nessun appagamento può colmare. Del resto una soddisfazione che plachi temporaneamente i desideri precipita l’uomo in una situazione altrettanto negativa, che è quella della “noia”. O il dolore, o la noia: ecco il destino dell’uomo. E l’esistenza del piacere non contraddice affatto questa verità, poiché ciò che gli uomini chiamano piacere è solo una cessazione momentanea dal dolore, ossia lo “scaricarsi” di un preesistente stato di tensione, cui succedono inevitabilmente nuovi piaceri, oppure la noia.

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Estremo contenimento delle spese, non perché lo imponga la necessità, ma per il gusto di risparmiare, fine a se stesso. È la conservazione meticolosa di ciò che si possiede.

Il tema dell’avarizia è ripreso da Giovanni Verga nella novella “La roba” tratta da Novelle rusticane. La novella si apre con la presentazione indiretta del protagonista, di nome Mazzarò, ricco proprietario terriero, la cui ricchezza viene implicitamente rivelata attraverso lo stupore di un viandante. Mentre attraversa la pianura di Catania, lungo la strada che costeggia il Lago Lentini, quest'ultimo contempla le grandi fattorie di Mazzarò, i suoi immensi magazzini, le sue vaste vigne, i suoi estesi ulivi e i suoi campi di grano, nonché i suoi pascoli, i suoi muli e i suoi greggi. Nella prima sequenza, quindi, si vuole mettere in evidenza la ricchezza di Mazzarò. Nella sequenza successiva viene fornita un'approfondita descrizione fisico-psicologica di Mazzarò: egli è "un omiciattolo basso e pingue”, ma possiede la grande dote dell'astuzia. Egli è infatti ricco, ma vive da uomo povero, vestendosi in malo modo e nutrendosi a sufficienza, e lavora insieme ai suoi braccianti al fine di accumulare più "roba" possibile. Mazzarò non possiede una famiglia e non ha alcun vizio circa le donne, il fumo, giocare o bere: rinuncia ai propri affetti per dedicare tutta la sua vita all'accumulo di "roba", intesa non solo come ricchezza, ma anche come potere e affermazione di se stesso. La “roba” diventa quindi un'ossessione per il protagonista, una bramosia mai completamente appagata. L'animo di Mazzarò è perciò giusto e corretto, poiché accumula "roba" con la propria fatica, ma è ossessionato dall'avidità. L'analfabeta Mazzarò è il contadino che diventa ricchissimo a forza di lavoro e sacrifici, partendo dalla condizione di bracciante sfruttato. In seguito viene narrata la sua storia, da quando derideva il padrone per i metodi poco astuti di controllare i braccianti e per la poca praticità negli affari, fino al momento in cui, grazie alla furbizia e al lavoro,

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L'avarizia accumula ricchezze che usa per il tornaconto personale, non nell'interesse collettivo. Cesare Marchi

Un avaro non può mai essere virtuoso. Antistene

L'avarizia in età avanzata è insensata: cosa c'è di più assurdo che accumulare provviste per il viaggio quando siamo prossimi alla meta? Marco Tullio Cicerone

Mazzarò riesce a sottrarre tutte le tenute al padrone. Quando acquisisce un certo potere, tale scaltrezza diventa il mezzo per speculare sull'ingenuità altrui, solo per ottenere propri vantaggi, e non per migliorare le condizioni dei propri lavoratori più giovani di lui. Dimostrandosi sordo alle loro lamentele e suppliche, che per lui sono semplici "seccature", Mazzarò rivela la propria avarizia. Diventato vecchio, teme unicamente la morte, giacché lo separerà dalla sua "roba": inutile è l'invidia che prova verso i giovani lavoratori e l'uccisione di parte del bestiame, nel tentativo disperato di portarlo con sé nell'aldilà, poiché dopo la morte, e Mazzarò ne è purtroppo cosciente, la "roba" accumulata in vita non varrà più niente. La novella, col motivo quasi religioso dell’esaltazione della "roba", anticipa un’altra importantissima opera del Verga: Mastro don Gesualdo.

Il mito della roba conduce Gesualdo, un uomo del popolo che ha accumulato ricchezze su ricchezze con le sue mani, che ha sposato l’ultima erede della casa nobiliare ed ha imparentato la figlia con l’aristocrazia palermitana, a morire in una solitudine disperata nella foresteria di un palazzo ducale. Per il fatto stesso che la ricchezza costa tanta fatica, nasce l’attaccamento a essa, l’ansia di proteggerla, di vederla crescere all’infinito. Per la roba don Gesualdo rinuncia a feste, a domeniche e risate. A conti fatti è avaro e determinato, ma "col cuore largo come il mare".

Fino a quando non entra nel ciclo dei Vinti e va contro il suo destino. Da allora tutto si complica, fino al termine dei suoi giorni. Sul letto di morte, Mastro don Gesualdo parla con la figlia e dapprima si dimostra tenero e commosso, poi cambia discorso e la esorta ad avere cura della sua "roba" e a non sperperarla, perché i suoi poderi, di cui elenca i pregi e il valore, gli sono costati fatica e sacrifici. Cosa più spregevole, le chiede di lasciare qualcosa ai suoi figli illegittimi, verso i quali ha degli obblighi. Dopo la morte, i servi nella stanza parlano e fanno ironia sulle mani grosse e di umili origini, come le loro, di Gesualdo, che è stato tanto fortunato da morire nel lino finissimo.

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La lussuria è l'abbandono lascivo al piacere sessuale. Il corpo viene oggettivato e la persona spersonalizzata: le vesti, gli accessori, i gesti, la musica, le luci arrivano ad assumere un'importanza fondamentale poiché devono supplire alla mancanza di un altro tipo di seduzione che scaturisce da un'intesa psicologica e

affettiva, oltre che fisica. La lussuria è quindi una conseguenza di un certo tipo di paura: la paura del confronto con un altro essere umano nel quale è possibile rispecchiarsi. Il lussurioso non si vuole specchiare, non si vuole vedere, non si vuole confrontare …

Lust is directly linked to the novel “The Picture of Dorian Gray” by Oscar Wilde.

Basil Hallward is an artist fascinated by the youth and the beauty of Dorian gray, whose portrait he decides to paint. Once it is finished, he shows it to Dorian, who sees in it something he had never been fully conscious of before, his own beauty, and understands with horror that the beauty of the portrait will last while he himself will grow old and ugly. At this point, under the influence of Basil’s friend, the amoral aesthete Lord Henry Wotton, who believes youth to be the supreme value, Dorian wishes that the reverse were true, that the portrait would absorb all the

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Il piacere è come certe droghe medicinali: per ottenere sempre lo stesso risultato bisogna raddoppiare la dose. Honorè de Balzac

Il perpetuarsi dell'esistenza dell'uomo non è che una prova della sua lussuria. Arthur Schopenhauer

Lussuria è causa della generazione. Leonardo da Vinci

signs of age, experience and vice, while he would remain forever in his youthful perfection. He also says that he will kill himself when his youth fades. Alarmed by Dorian’s reaction to his painting, Hallward tries to destroy it but Dorian stops him and takes the picture home with him. Dorian and Lord Henry become friends. Dorian begins to go to the theatre, where he meets the actress Sybil Vane, who falls in love with him. But Dorian cruelly rejects her when she gives up acting to be with him, saying that it was only on stage that she fascinated him. Noticing that an expression of cruelty has appeared on the face of the portrait, Dorian resolves to return to Sybil, but it is too late. Sybil has killed herself. Encouraged by Lord Henry, Dorian embarks on a life of vice and sensual gratification, letting his portrait, which he hides away in an unused room upstairs in his Mayfair house, bear the weight of his corrupt soul. Years later Dorian, by now totally corrupt and evil, but still as youthful as ever, lets the elderly Basil Hallward see the now hideous face of the portrait and then kills him to prevent him from revealing his secret. But this is only the beginning. For Dorian to keep his secret, several other people have to die. But as the portrait becomes more and more ugly, Dorian realizes the horror of his acts. He resolves to destroy the portrait and begin a new life. But in doing so he kills himself. The portrait is magically restored to its original image of Dorian’s youthful perfection while the real Dorian’s features in death become those of a hideous old man.

Beauty is a thing which cannot be questioned, which appears as one of the great facts of the world, and has its divine right of sovereignty. In it the customary oppositions between good and evil, true and false, moral and immoral are dissolved. Dorian Gray embodies many aspects of Wilde’s own philosophy, in particular his rejection of the utilitarian values of industrialized mass society trough the cult of art and beauty for its own sake.

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Per superbia s’intende l’eccessiva stima di sé accompagnata da un’ambizione smodata e dal disprezzo verso gli altri. Mentre gli altri vizi si oppongono, per così dire, a una specifica virtù, la superbia s’insinua ovunque e danneggia più profondamente la nostra vita.

Adol f Hitler conquistò il potere cavalcando lo scontento e l'orgoglio ferito del popolo tedesco, a causa della sconfitta nella prima guerra mondiale e della grave crisi economica che affliggeva la Repubblica di Weimar. Sfruttando la sua abilità oratoria e l'insoddisfazione delle classi medie, presentò un manifesto politico intriso di nazionalismo, anticomunismo e antisemitismo, e dopo alterne vicende (fallito Putsch nel 1923, con conseguenti otto mesi di carcerazione) arrivò alla Cancelleria nel 1933 e instaurò la dittatura, assumendo anche la carica di capo di stato dopo la morte del presidente Paul von Hindenburg. Grazie a un possente ed efficace programma di ristrutturazione economica e riarmo militare, Hitler perseguì una politica estera estremamente aggressiva, volta principalmente ad espandere il Lebensraum (spazio vitale) tedesco a spese delle popolazioni dell'Europa orientale. In un susseguirsi di atti di sfida alla comunità internazionale, giunse ad invadere la Polonia il 1º settembre del 1939, provocando lo scoppio della seconda guerra mondiale. Sconfitto dagli eserciti alleati, con le truppe sovietiche ormai penetrate in città, si suicidò nel suo bunker di Berlino il 30 aprile 1945 insieme alla compagna Eva Braun, che aveva sposato poche ore prima. Responsabile della morte di milioni di persone, Hitler fu fautore di una politica di discriminazione e sterminio che colpì vari gruppi etnici, politici e sociali (rom, popolazioni slave, omosessuali, comunisti, disabili mentali, minoranze religiose, prigionieri di guerra e oppositori politici) e in particolar modo gli ebrei. Segregati sin dal 1933 dalla vita sociale ed economica del Paese, gli ebrei e le altre minoranze furono oggetto dal 1941 di un piano d'internamento ed eliminazione totale noto con il nome di "Soluzione finale", al quale ci si è riferiti sin dall'immediato dopoguerra con

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I cimiteri sono pieni di persone insostituibili. George Clemenceau

La superbia non è altro che non istimar altrui. Giovanni Della Casa

Tutti i vizi sono conditi dalla superbia, si come le virtù sono condite e ricevono vita dalla carità. Santa Caterina da Siena

il termine di Shoah o Olocausto. La parola genocidio fu coniata proprio in riferimento alle

politiche di sterminio hitleriane.

Hitler era mosso da una smodata sete di potere e di conquiste, da una suprema considerazione di se stesso e da un odio profondo verso le democrazie occidentali e i popoli che considerava inferiori, su tutti gli ebrei e gli slavi. Era convinto di essere investito della missione di portare al trionfo la razza germanica, sottomettendo o eliminando ogni altra etnia. Prescelto nientemeno che da Dio: uno dei suoi motti era “Gott mit uns”, -Dio è con noi-. La sua superbia fu frutto dell’istruzione del suo “maestro”, Dietrich Eckart, uno strano personaggio che fu poeta, aspirante filosofo e drammaturgo oltre che politico. Eckart, uno dei fondatori del Partito Nazista, riconobbe nel giovane Adolf Hitler il futuro leader di una grande Germania nazionalsocialista: lo imbevette d’ideali antisemiti, coltivò il suo nazionalismo e gli installò in mente il culto della razza, della volontà e del genio umano superiore. Altro grande ispiratore di Hitler fu Thomas Carlyle, uno storico scozzese del 1800 che, nella biografia di Federico II di Prussia, parlò di “personalità eccezionali”, uomini che lasciano il loro segno nella storia e sono fonte d’ispirazione per i leader del futuro. Questi sentimenti emersero prepotentemente durante la seconda guerra mondiale, quando Hitler, che ormai si considerava non solo un genio politico, ma anche militare, disse che “per vincere questa guerra non saranno fondamentali gli uomini e gli armamenti, ma la profonda, intramontabile fede nazionalsocialista”. E ancora: “Ciò che abbiamo noi è una sacra volontà, e questo è mille volte più decisivo dell’oro nella lotta tra la vita e la morte”.

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Dispaccio leggi razziali

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Considerazioni finali: “I nuovi sette vizi capitali

Per Mandeville, se il male cessasse, la società si avvierebbe al suo dissolvimento. La tendenza al lusso aumenta i consumi e quindi porta all’incremento dei traffici, delle industrie e di tutte le attività umane. Per “lusso” intende tutto ciò che non è necessario all’esistenza di un “nudo selvaggio”. E poiché la virtù consiste essenzialmente nella rinuncia al lusso, essa è direttamente contraria al benessere e allo sviluppo della società. I nuovi vizi non hanno storia. Non sono personali ma tendenze collettive, a cui l’individuo non può opporre un’efficace resistenza individuale, pena l’esclusione sociale. Consumismo Un vizio nuovo, perché sconosciuto alle generazioni che ci hanno preceduto. Non solo si producono merci per soddisfare bisogni, ma si producono anche i bisogni per garantire la continuità della produzione delle merci. All’inizio e alla fine di queste catene di produzione (di merci e di bisogni) si trovano gli esseri umani, instaurati come produttori e come consumatori. Il consumismo utilizza strategie, come ad esempio la moda, per opporsi alla resistenza dei prodotti, in modo da rendere ciò che è ancora materialmente utilizzabile, socialmente inutilizzabile. Declinandosi sempre più nell’apparire, l’individuo impara a vedersi con gli occhi dell’altro. Giacché verrà giudicato da chi incontra in base a ciò che possiede e all’immagine che rinvia, e non in base al “carattere” come accadeva nelle epoche non consumistiche, tenderà a rivestire la propria persona di teatralità, a fare della sua vita una rappresentazione. Priva di un mondo costante, durevole e rassicurante nella sua solidità, l’identità diventa incerta e problematica. Conformismo A nessuno è data la possibilità di scegliersi l’epoca in cui vivere, né la possibilità di vivere senza l’epoca in cui è nato, non c’è uomo che non sia figlio del suo tempo e quindi in qualche modo omologato. Un’azione è omologata quando è conforme a una norma che la prescrive, quindi quando non è un’azione ma una conform-azione. L’uomo, come l’animale, si esprimerà con condotte conformi e, in quanto conformi, prevedibili, in quella serie di azioni omologate che risultano quando lavorare, è collaborare con l’apparato, la collaborazione è esonerata dagli scopi e ridotta alla coscienziosità nell’esecuzione del lavoro, il tutto in un orizzonte che, deprivato del futuro, abolisce qualsiasi progettazione di una condotta non omologata. Senza interruzioni, senza lacune, senza sospensione, non ci rendiamo conto di quante catene ci ha reso dipendenti l’età della tecnica e dell’economia globale. Nelle società omologate, la differenza, la specificità e la peculiarità individuale, oltre a non essere remunerativa destano persino qualche sospetto.

Spudoratezza

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Il pudore, che difende la nostra intimità e la nostra libertà, è una sorta di vigilanza dove si decide il grado di apertura e di chiusura verso l’altro. Nell’intimità occorre essere discreti e non svelare per intero il proprio intimo, affinché non si dissolva quel mistero che, interamente svelato, estingue non solo la fonte della fascinazione, ma anche il recinto della nostra identità che a quel punto non è più disponibile neppure per noi. Il pudore è una faccenda d’intimità. Fanno passare la persuasione che la spudoratezza è una virtù: la virtù della sincerità. A questo punto scopriamo che di intimo c’è rimasto solo il dolore, la malattia, la povertà che ciascuno di noi cerca di nascondere. E così proprio ciò che avrebbe massimamente bisogno di comunicazione resta chiuso nel segreto della solitudine. Sesso-mania Nonostante il suo innegabile tripudio e la sua ostentazione senza limiti, nella nostra cultura non c’è più sessualità, perché ciò che si persegue è la parodia della sessualità, già ampiamente controllata dai produttori della sessualità che l’hanno iscritta nella contrattazione e nella ripetizione, dove ciò che si legge è solo l’estinzione del desiderio e il suo inganno. Sociopatia Detta anche “psicopatia”. Chi non sa sillabare l’alfabeto emotivo, chi ha lasciato disseccare le radici del cuore si muove nel mondo pervaso da un timore inaffidabile. Perché manca un’educazione emotiva. L’intelligenza e l’apprendimento non funzionano se non li alimenta il cuore. C’è un gran lavoro da fare nell’educazione dell’anima (e non solo del corpo e dell’intelligenza) per essere all’altezza del nostro tempo, che ha bruciato gli spazi della riflessione, ridotto all’insignificanza quelli della comunicazione, ma soprattutto ha inaridito il sentimento, che è poi l’organo attraverso il quale si sente, prima ancora di sapere, cos’è bene e cos’è male. Diniego Consiste nel negare l’esistenza di ciò che esiste e per giunta si conosce. I mezzi di informazione l’hanno reso esponenziale. La “rimozione” è un meccanismo di difesa inconscio con cui allontaniamo da noi immagini e fatti che ci risultano inaccettabili. Nessuna colpa morale, il processo è inconscio. Oltre alla rimozione e alla negazione Freud ha individuato anche il “diniego” in cui il soggetto nega l’esistenza di ciò che esiste e conosce. Esiste un livello sotterraneo, dove tutti sanno quello che sta succedendo, ma in superficie si mantiene un atteggiamento di assoluta normalità, quasi una regola di gruppo che impegna tutti a negare ciò che esiste e si vede. Vuoto Allude al nichilismo giovanile. Si buttano le nuove aree di profitto che hanno fatto proprie le istanze stilistiche, comportamentali ed espressive tipiche della condizione psichica giovanile, che la pubblicità, la produzione dell’abbigliamento, le agenzie di viaggio e l’industria del divertimento hanno decodificato molto meglio di quanto non abbiano fatto le analisi psicologiche del profondo e la cultura devitalizzata della scuola. In questo modo tra i quindici e i venticinque anni, quando massima è la forza biologica, emotiva e intellettuale, molti giovani vivono parcheggiati in quella terra di nessuno dove la famiglia non svolge più alcuna funzione, e la società alcun richiamo,

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dove il tempo è vuoto, l’identità non trova alcun riscontro, il senso di sé si smarrisce, l’autostima deperisce. …. All’io di questi giovani è stato insegnato tutto, ma non come mettere in contatto il cuore con la mente e la mente con il comportamento, e il comportamento con il riverbero emotivo che gli eventi del mondo incidono nel loro cuore. Queste connessioni che fanno l’uomo tale non si sono costituite e perciò nascono biografie capaci di gesti, tra loro a tal punto slegati, da non essere percepiti neppure come propri.

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Bibliografia Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, 2003 Timothy W. Ryback, La biblioteca di Hitler, Mondadori, 2008 Testi scolastici

Siti web visitati Wikipedia,http://it.wikipedia.org Scienza e psicoanalisi, http://www.psicoanalisi.it Sito web italiano per la filosofia, http://www.swif.uniba.it

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molto interessante
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