Il boom economico italiano - L'Italia del dopoguerra
Alecs86
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Il boom economico italiano - L'Italia del dopoguerra

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Una tesina sul boom economico italiano, un periodo caratterizzato da un grado di benessere sviluppatosi così velocemente da essere chiamato anche "miracolo economico italiano". Come nasce e come si sviluppa?Analisi delle...
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Tesina di Storia

Il miracolo economico italiano

Definizione Il miracolo economico italiano, o boom economico, è un periodo collocabile tra gli anni 1951 e 1963, durante il quale l’Italia conosce una fase di rapido e intenso sviluppo economico, che sancisce il suo passaggio da un Paese in cui l’agricoltura aveva ancora un ruolo dominante, ad un Paese pienamente industrializzato. Il boom economico è particolarmente intenso negli anni che vanno dal 1958 al 1963, e ha pochi eguali al mondo: solo Giappone e Germania infatti avranno tassi di crescita superiori a quello italiano. Nel 1960, a confermarlo, per primo vi sarà un giornale inglese - il Daily Mail - che definisce «l'efficienza e la prosperità del sistema produttivo italiano un miracolo economico», e poi il Financial Times, il quale attribuirà alla lira la corona della moneta più stabile d’Europa. La crescita economica è così il fattore causale determinante, che investe la globalità della vita sociale, determinando una trasformazione anche nei costumi, nella lingua, nei valori e negli stili di vita, nei consumi e nella cultura.

Le cause del miracolo economico italiano I fattori decisivi del miracolo economico sono la combinazione di diversi fenomeni, tra cui:  La disponibilità e la scoperta di nuove fonti di energia (vedi metano e idrocarburi in Val Padana);  La realizzazione di una moderna industria siderurgica;  L’intervento pubblico che pose fine al protezionismo;  L’espansione della domanda interna;  L’emigrazione dal sud al nord;  L’aumento delle esportazioni;  Il debole potere dei sindacati;  I bassi salari percepiti.

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Il contesto storico Questa modernizzazione si sviluppa entro un quadro politico caratterizzato in politica estera dall’appartenenza dell’Italia alla Nato - Alleanza Atlantica - e quindi alleata degli Usa e del loro blocco, in contrapposizione all’Unione Sovietica e i Paesi comunisti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'Italia è un Paese devastato: i bombardamenti anglo-americani, le distruzioni lasciate dai nazisti e la mancanza di fiducia della popolazione, sembrano non lasciare prospettive, il futuro appare incerto. L'economia è in crisi, la società è agricola, arretrata, chiusa, profondamente legata alla religione e scarsamente alfabetizzata. Grazie agli aiuti americani del Piano Marshall però, l'opera di ricostruzione post-bellica avviene più rapidamente del previsto, e si pongono così le basi di una crescita economica spettacolare, destinata a durare sino alla crisi del 1963-1964, e a trasformare l’Italia da Paese sottosviluppato dall'economia prettamente agricola, ad una delle nazioni più sviluppate dell'intero pianeta, affermandosi come potenza industriale. Il maggiore impulso a questa espansione viene proprio da quei settori che raggiungono un livello di sviluppo tecnologico, e una diversificazione produttiva tali da consentir loro di reggere l'ingresso dell'Italia nel mercato comune - CEE 1957 -, con il conseguente abbattimento dei dazi doganali il quale, a sua volta, stimola la produzione rivolta all’esportazione. Ma va osservato che il miracolo economico non avrebbe avuto luogo senza il basso costo del lavoro: determinante fu l’alto livello di disoccupazione negli anni ‘50. Il tutto avvenne però, a scapito del settore agricolo, che è il principale fornitore di manodopera a basso costo per l’industria in espansione.

La prevalente concentrazione industriale e le condizioni di maggiore produttività agricola e terziaria nel Nord del Paese continuano poi ad alimentare situazioni di forte divario territoriale. Anche l’integrazione sui mercati internazionali finisce col rafforzare i caratteri del divario territoriale, perché gli sforzi volti ad acquisire una maggiore competitività interessano soprattutto le aziende proiettate sui mercati internazionali e concentrate prevalentemente nel Nord dell’Italia.

Il sistema economico dopo la fine della guerra Il sistema economico marciava a pieno regime, il reddito nazionale stava crescendo e la gente era rinfrancata dall'incremento dell'occupazione e dei consumi. Si erano infine dimenticati gli anni bui del dopoguerra, quando il Paese era ridotto a brandelli. È pur vero che tanti erano ancora i problemi da affrontare, tra cui la carenza di servizi pubblici, di scuole, di ospedali e di altre infrastrutture civili. Ma in complesso prevaleva un clima di ottimismo.

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Il risultato finale è il «boom economico» a realizzatosi secondo una logica tutta sua, che risponde direttamente al libero gioco delle forze del mercato e a dà luogo a profondi scompensi. E così, soltanto agli inizi degli anni ’60, si comincia ad affermare, in sede politica, l'esigenza di introdurre dei correttivi, attuare alcuni provvedimenti che evitino un peggioramento del divario tra Nord e Sud. Ma a conferma della inadeguatezza delle riforme attuate, la crescita del fenomeno migratorio diviene un’inarrestabile richiamo per masse diseredate.

Il consumismo di massa Gli anni della grande espansione sono anche teatro di straordinarie trasformazioni che riguardarono lo stile di vita, il linguaggio e i costumi degli italiani, accompagnati da un deciso miglioramento del tenore di vita delle famiglie italiane. Nelle case degli italiani, cominciano a comparire beni di consumo durevoli, come le prime lavatrici e frigoriferi. In questo contesto, si assiste anche all’avvio della motorizzazione della società italiana: le automobili della F.I.A.T. cominciano a diffondersi sulle strade italiane e si costruiscono le prime autostrade di moderna concezione, in particolare, il numero delle autovetture in circolazione passa nel decennio 1951-1961, da poco più di 425 mila a 2,45 milioni di unità, un salto notevole verso la motorizzazione di massa. Anche le automobili cominciavano a diffondersi sulle strade italiane con le FIAT 600 e 500, in produzione rispettivamente dal 1955 e dal 1957, che diedero grande impulso alla produzione della casa torinese. Si costruirono anche le prime autostrade di moderna concezione, dopo quelle costruite già sotto il fascismo, a partire dalla Milano/Napoli - l'Autostrada del Sole -. Con le nuove vetture e lo sviluppo delle strade ed autostrade, iniziarono inoltre le abitudini delle vacanze estive e invernali, sulle spiagge e sulle montagne, con i primi relativi ingorghi e l'aumento vertiginoso di incidenti stradali. Tuttavia, nessuno strumento ha un ruolo così rilevante nel mutamento delle abitudine della società quanto la televisione, che entrò nelle case degli italiani nel 1954.

Gli effetti “post miracolo economico” I notevoli progressi economici susseguitisi durante la seconda metà degli anni cinquanta sorpresero gran parte della classe politica. Di fatto, non erano stati valutati in tutta la loro portata gli effetti che avrebbero prodotto le innovazioni tecnologiche adottate, man mano, dai principali complessi industriali. Inoltre non si erano percepite, o valutate in pieno, le trasformazioni avvenute in alcune regioni centrali e nord-orientali del Paese, dove si era andato formando un ceto di piccoli imprenditori e di artigiani specializzati.

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D'altra parte, grazie al recupero della stabilità monetaria, era affluito un crescente volume di depositi nelle banche e nelle casse di risparmio e, di conseguenza, si erano ampliate le possibilità di ricorrere, senza eccessivi problemi, a prestiti in denaro contante che servivano a mettere su un'attività in proprio.

Conclusioni In conclusione, si può affermare che sarà proprio il boom economico a gettare le basi per creare un Paese che, nel giro di pochi anni, diventerà una delle sette nazioni più industrializzate e ricche del mondo.

Fonti Wikipedia www.scribd.it www.treccani.it www.blogspot.it

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