Il diritto all'autodeterminazione del popolo ceceno - Tesi di Laurea, Tesi di laurea di Storia. Amantea
silviapio
silviapio

Il diritto all'autodeterminazione del popolo ceceno - Tesi di Laurea, Tesi di laurea di Storia. Amantea

119 pagine
5Numero di download
1000+Numero di visite
Descrizione
tesi in diritto internazionale
20 punti
Punti download necessari per scaricare
questo documento
Scarica il documento
Anteprima3 pagine / 119
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 119 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 119 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 119 totali
Scarica il documento
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 119 totali
Scarica il documento

Corso di laurea specialistica in Relazioni Internazionali Tesi di laurea in Diritto Internazionale IL DIRITTO ALL’AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO CECENO E LA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN CECENIA DA PARTE DELLA FEDERAZIONE RUSSA. UN’ANALISI DELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO. Introduzione…………………………………………………………………... Pag. I CAPITOLO I La Russia, il diritto internazionale e il suo adeguamento al sistemo giuridico interno 1. Introduzione 2. L’apertura del sistema giuridico russo al diritto internazionale e alla tutela dei diritti umani prima della Costituzione del 12 dicembre 3. La Costituzione della Federazione russa e l’adeguamento al diritto internazionale in base all’art. 15, par. 4 3.1 L’adeguamento del sistema giuridico russo al diritto internazionale umanitario 4. La sentenza della Corte Costituzionale russa del 31 luglio 1995 4.1 Opinioni dissenzienti dalla sentenza della Corte costituzionale russa 5. Commento alla sentenza della Corte costituzionale e considerazioni conclusive al capito Pag. 1 Pag. 3 Pag. 7 Pag. 9 Pag. 13 Pag. 21 Pag. 24 CAPITOLO II Il diritto all’autodeterminazione della Repubblica di Cecenia 1. Introduzione 2. Il principio di autodeterminazione dei popoli 2.1 L’evoluzione del principio di autodeterminazione dei popoli nell’ambito delle Nazioni Unite 2.2 L’evoluzione del principio dell’autodeterminazione dei popoli nella prassi della Corte internazionale di giustizia 3. Il diritto all’autodeterminazione esterna del popolo ceceno 3.1 I fatti storici 3.2 Il rapporto istituzionale tra la Federazione russa e le sue Repubbliche 4. Le posizioni in dottrina in merito allo status da riconoscere al popolo ceceno 4.1 Il precedente delle Repubbliche baltiche 4.2 Le gravi violazioni dei diritti umani 4.3 Lo status speciale della Repubblice cecena 4.4 Un referendum per determinare lo status della Repubblica cecena 4.5 La Repubblica cecena: uno Stato de facto 4.6 Considerazioni finali al paragrafo 5. Il diritto all’autodeterminazione interna del popolo ceceno 5.1 Il referendum costituzionale ceceno del 23 marzo 2003

5.2 La Costituzione della Repubblica di Cecenia analizzata sulla base del Pag. 28 Pag. 30 Pag. 32 Pag. 36 Pag. 40 Pag. 41 Pag. 41 Pag. 44 Pag. 46 Pag. 47 Pag. 48 Pag. 49 Pag. 50 Pag. 52 Pag. 52 Pag. 54 rapporto della Commissione Venezia del 15 marzo 2003 5.2.1 Aspetti generali 5.2.2 La lingua nazionale della Repubblica cecena 5.2.3 La tutela dei diritti umani nella Costituzione cecena 5.3 Considerazioni finali al paragrafo 6. La Comunità internazionale e la legittimazione del diritto all’autodeterminazione dei popoli in un contesto post-coloniale: il caso del popolo ceceno, kosovaro e timorese 6.1 Il caso ceceno e quello kosovaro 6.2 Il caso dell’isola di Timor Est 7. Considerazioni conclusive Pag. 55 Pag. 56 Pag. 57 Pag. 58 Pag. 60 Pag. 61 Pag. 62 Pag. 66 Pag. 68 CAPITOLO III La Corte europea dei diritti dell’uomo e la Federazione russa: i casi Khashiyev e Akayeva; Isayeva, Yusupova e Bazayeva; e Isayeva 1. Introduzione 2. Il conflitto ceceno: quadro giuridico applicabile 3. Una panoramica sulle sentenze 4. La sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo del 24 febbraio 2005 4.1 La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 24 febraio 2005 nel caso Khashiyev e Akayeva c. Federazione russa 4.1.1 I fatti oggetto del caso 4.2 La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 24 febbraio 2005 nel caso Isayeva, Yusupova e Bazayeva 4.2.1 I fatti oggetto del caso 4.3 La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 24 febbraio 2005 nel caso Isayeva c. Federazione russa 4.3.1 I fatti oggetto del caso 5. Le obiezioni preliminari

5.1 Il ragionamento della Corte: le obiezioni preliminari 6. La violazione dell’art. 2 della Convenzione europea 6.1 La violazione dell’art. 2 della nel caso Khashiyev e Akayeva 6.2 La violazione dell’art. 2 nel caso Isayeva, Yusopova e Bazayeva 6.3 La violazione dell’art. 2 nel caso Isayeva 7. La violazione dell’art. 3 della Convenzione 7.1 La violazione dell’art. 3 nel caso Khashiyev e Akayeva 7.2 La violazione dell’art. 3 nel caso Isayeva, Yussupova e Bazayeva 8. La violazione dell’art. 13 della Convenzione 9. La violazione dell’art. 1, par. 1 del primo Protocollo della Convenzione 10. Il rinvio implicito al diritto internazionale umanitario nelle sentenze cecene 10.1 La Corte europea dei diritti dell’uomo e l’applicazione delle norme di diritto internazionale umanitario 10.2 Considerazioni finali al paragrafo 11. Considerazioni conclusive Pag. 71 Pag. 72 Pag. 73 Pag. 78 Pag. 78 Pag. 79 Pag. 80 Pag. 81 Pag. 82 Pag. 82 Pag. 83 Pag. 85 Pag. 86 Pag. 88 Pag. 90 Pag. 93 Pag. 95 Pag. 95 Pag. 97 Pag. 98 Pag. 99 Pag. 100 Pag. 101 Pag. 105 Pag. 106 CAPITOLO IV Il Consiglio d’Europa e il caso ceceno 1. Introduzione. 2. Il carattere grave e sistematico delle violazioni 2.1 L’azione di controllo da parte degli organi giurisdizionali 2.2 L’azione di controllo da parte degli organi non giurisdizionali 3. La debolezza degli organi del Consiglio d’Europa 3.1 L’Assemblea parlamentare 3.2 Il Comitato dei Ministri 4. Conclusioni al capitolo Pag. 111 Pag. 113 Pag. 114 Pag. 116 Pag. 121

Pag. 121 Pag. 123 Pag. 124 Conclusioni……………….………………………………………………….Pag. 127 Bibliografia………………..…………………………………………………Pag. 131 INTRODUZIONE Nel corso degli anni Novanta del XX secolo, la Federazione russa è stata teatro di due grandi conflitti armati interni, che hanno visto opposti da una parte l’esercito federale russo e dall’altra i ribelli indipendentisti della Repubblica di Cecenia. Durante i due conflitti entrambe le parti coinvolte nelle ostilità hanno violato apertamente sia i più fondamentali diritti alla tutela dell’uomo, sanciti nella Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sia le norme di diritto internazionale umanitario, contenute nelle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e nei due Protocolli addizionali del 1977. L’intento di questo lavoro è di analizzare la giurisprudenza della Corte di Strasburgo in merito alle gravi e sistematiche violazioni delle norme della Convenzione dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali in Cecenia. Per far ciò cercheremo nella prima parte di questo lavoro di ricostruire il contesto giuridico nel quale tali violazioni sono state perpetrate analizzando il motivo alla base del conflitto russo ceceno, ossia il tentativo di secessione della Repubblica cecena dal territorio federale russo. Nella seconda parte invece analizzeremo la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in merito al caso ceceno esaminando l’efficacia degli strumenti posti in essere dal Consiglio d’Europa per porre termine alle violazioni. In particolare, nel primo capitolo parleremo dell’adeguamento della legislazione interna della Federazione russa alle norme di diritto internazionale a tutela dei diritti umani e di diritto internazionale umanitario. Nello specifico analizzeremo la prima ed unica sentenza della Corte Costituzionale russa, nella quale la Corte si è espressa in merito alla costituzionalità di tre decreti presidenziali e di una risoluzione governativa autorizzanti il ricorso all’uso della forza nella Repubblica cecena. La Corte ha invitato in quell’occasione il legislatore federale a porre in essere ogni strumento possibile affinché si adeguasse l’ordinamento interno alle norme di diritto internazionale umanitario, in particolar modo al secondo Protocollo addizionale del 1977. Il secondo capitolo è dedicato all’analisi del diritto del popolo ceceno

all’autodeterminazione. Nella prima parte, ricostruiremo brevemente l’evoluzione del diritto dei popoli all’autodeterminazione sia nell’ambito delle Nazioni Unite sia attraverso la prassi della Corte internazionale di giustizia. Nella seconda parte, invece, entreremo nello specifico nel caso della Repubblica cecena dedicando una larga parte del capitolo all’esame della liceità del tentativo del suo popolo a secedere territorialmente dalla Federazione russa, e se quest’ultima abbia violato il suo diritto all’autodeterminazione interna. Nel far questo, analizzeremo tutte le varie posizioni in dottrina che si sono espresse in merito a quale sia lo status giuridico da riconoscere alla Repubblica cecena. Infine, nella terza parte del capitolo esamineremo in maniera comparata il tentativo di secessione cecena con quello del popolo kosovaro e quello del popolo dell’isola di Timor Est, cercando di capire come la Comunità internazionale legittimi il ricorso al principio di autodeterminazione esterna dei popoli in un contesto post coloniale. Nel terzo capitolo, è dato ampio spazio all’analisi della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in merito alle violazioni commesse dalla Federazione russa in Cecenia. A tal riguardo, esamineremo in un primo momento gli aspetti generali comuni che hanno caratterizzato le sentenze della Corte di Strasburgo in merito al caso ceceno. In seguito saranno analizzate nel dettaglio le prime tre sentenze della Corte nei casi: Khashiyev e Akayeva; Isayeva, Yusupova e Bazayeva e Isayeva c. Federazione russa del 24 febbraio 2005. La scelta di queste sentenze risiede nel fatto che su di esse si è poi basata la giurisprudenza della Corte per quanto riguarda la violazione dei diritti dell’uomo in Cecenia. Di ciascuna sentenza si analizzeranno gli aspetti più interessanti e particolare attenzione è stata data al rapporto tra le norme a tutela dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario durante un conflitto armato interno. Infine, il quarto ed ultimo capitolo è dedicato esclusivamente a cercare di comprendere se gli strumenti posti in essere dagli organi del Consiglio d’Europa si siamo rivelati efficaci a porre termine alle violazioni commesse in Cecenia dal governo russo. Nel fare ciò, analizzeremo la natura dei ricorsi che gli organi del Consiglio possono porre in essere cercando di capire se sono stati in grado di far fronte ad una violazione così sistematica e generalizzata dei diritti umani come è accaduto nella Repubblica cecena. CAPITOLO I LA RUSSIA, IL DIRITTO INTERNAZIONALE E IL SUO ADEGUAMENTO

AL SISTEMA GIURIDICO INTERNO SOMMARIO: 1. Introduzione; 2. L’apertura del sistema giuridico russo al diritto internazionale e alla tutela dei diritti umani prima della Costituzione del 12 dicembre 1993; 3. La Costituzione della Federazione russa e l’adeguamento al diritto internazionale in base all’art. 15, par. 4; 3.1. L’adeguamento del sistema giuridico russo al diritto internazionale umanitario; 4. La sentenza della Corte costituzionale del 31 luglio 1995; 4.1. Opinioni dissenzienti dalla sentenza della Corte costituzionale russa; 5. Commento alla sentenza della Corte costituzionale e considerazioni conclusive al capitolo. 1. Introduzione Da una prospettiva giuridica internazionale, può osservarsi che la Federazione russa soprattutto a partire dalla fine degli anni Ottanta, è diventata un vero e proprio laboratorio di riforme costituzionali. In tale processo, l’aspetto più interessante è stata la sua graduale apertura alla tutela e al rispetto del diritto internazionale, avvenuta nel periodo di transizione che va dalla caduta dell’Urss fino alla nascita della Federazione russa. L’approccio “dualistico” 1 sovietico fu sostituito infatti da uno mirante a rendere le norme di diritto internazionale consuetudinario e quelle riguardanti i trattati internazionali ratificati dalla Federazione russa parte integrante del suo sistema giuridico. Il significato reale di tale apertura può essere compreso solo prendendo in considerazione la precedente esperienza sovietica: l’Urss non considerò mai il diritto internazionale valevole di poter essere effettivamente applicato all’interno del suo sistema giudiziario, in particolar modo le norme internazionali poste a tutela dei 1 Per “approccio dualistico” si vuole intendere la maniera con la quale l’Urss si è da sempre rapportata al diritto internazionale. Nel corso della sua storia, l’Urss ha sempre anteposto la tutela della propria sovranità al pieno rispetto delle norme dei trattati internazionali. In particolar modo, come si vedrà meglio più avanti, furono poste riserve a tutti i trattati che prevedevano nei propri statuti organi di controllo o tribunali sovrannazionali. diritti umani rimanevano mere definizioni senza essere mai effettivamente applicate. Il movimento di riforme sociali, economiche e giuridiche inaugurato durante la presidenza di M. S. Gorbačëv 2 fu il risultato della convinzione della classe dirigente sovietica, che il paese non avrebbe mai avuto nessuna prospettiva di sviluppo sociale, economico né tanto meno politico, se non si fosse costruita una società basata sul rispetto delle norme internazionali e degli obblighi derivanti dalla tutela dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario 3.

Nel 1989 fu approvata nel sistema giuridico sovietico la normativa in merito alla supervisione costituzionale. Fu istituito un Comitato ad hoc incaricato di incorporare nel sistema giuridico interno le norme internazionali, soprattutto quelle riguardanti i diritti umani ed il diritto internazionale umanitario 4. Introducendo il concetto di diretta applicabilità del diritto internazionale nel sistema giudiziario interno, l’Urss abbandonò definitivamente la sua posizione isolazionista per una più aperta posizione sul piano internazionale. In questo capitolo si approfondirà il processo, iniziato dall’Urss e continuato dalla Federazione russa, di adeguamento del sistema giuridico al diritto internazionale, attraverso l’analisi del contesto giuridico nazionale. Si analizzerà l’apertura internazionale russa negli ultimi anni antecedenti la nascita della Federazione e in che modo la Costituzione del 12 dicembre 1993 si sia conformata al diritto internazionale, analizzando l’importanza ricoperta dall’art. 15, par. 4, della Costituzione. Si vedrà la posizione assunta dalla dottrina in merito alla prassi della Corte costituzionale, con particolare riferimento ad una sentenza resa da quest’ultima nel 1995. Questa sentenza è di particolare rilevanza per due ragioni in particolare: da un lato, perché fu la prima volta che la Corte costituzionale della neonata Federazione russa si espresse condannando l’Assemblea Federativa per non aver posto in essere nel sistema giuridico interno le disposizioni previste dal secondo Protocollo 2 È stato l'ultimo segretario generale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica (PCUS) dall’ 11 marzo 1985 al 24 agosto 1991; fu Presidente del Praesidium del Soviet supremo dell’Urss dal 1 ottobre 1988 al 15 marzo 1990; infine fu Presidente dell’Urss dal marzo 1990 al 25 dicembre 1991. Fu propugnatore dei processi di riforma legati alla perestrojka e alla glasnost' e protagonista nella catena di eventi che portarono alla dissoluzione dell'URSS e dello stesso PCUS. 3 Cfr. SABBATUCCI G. VIDOTTO V., Il mondo contemporaneo. Dal 1848 a oggi, Bari, 2005, pp. 608-612, in part. p. 610 4 Cfr. DANILENKO G.M., Implementation of International Law in Russia and Other CIS States, reperibile in http://www.nato.int/acad/fellow/96-98/danilenk.pdf. addizionale alle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949; dall’altro lato, poiché la Corte si espresse altresì sulla titolarità della Repubblica di Cecenia a godere del diritto all’autodeterminazione dei popoli. 2. L’apertura del sistema giuridico russo al diritto internazionale e alla tutela dei diritti umani prima della Costituzione del 12 dicembre 1993 Sul finire degli anni Ottanta il governo sovietico intraprese un processo di riforme a livello internazionale, volto alla promozione della giurisdizione

sovranazionale in materia di diritti umani. Il 10 febbraio 1989, con un decreto adottato dal Praesidium Supremo dei Soviet, si riconobbe infatti l’autorità sia della Corte internazionale di giustizia sia dei Comitati ad hoc istituiti per il rispetto di sei convenzioni sui diritti umani 5. L’Urss iniziò l’8 marzo 1989 con il ritiro di una riserva apposta all’art. 9 della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio 6, la quale prevedeva l’impossibilità per la Corte internazionale di giustizia di esprimersi in merito alle controversie che coinvolgessero l’Urss, senza prima aver ottenuto il suo consenso 7. Il 3 marzo 1987 ratificò con riserva la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti. Entrata in vigore il 26 giugno dello stesso anno, la Convenzione istituiva, come noto, un Comitato contro la tortura con il compito di indagare eventuali violazioni della Convenzione perpetrate sul territorio di uno Stato membro. In tal caso, il Comitato poteva indagare direttamente sul territorio dello Stato soggetto all’inchiesta, richiedendone piena collaborazione 8. La 5 Cfr. BOWRING B., Russia and Human Rights: Incompatible Opposites?, in Göttingen Journal of International Law, 2009, pp. 257-278, in part. p. 265. In particolare qui ci si riferisce alla Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948; la Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti del 1984; la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale del 1965; la Convenzione sui diritti politici della donna del 1952; la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna del 1979. 6 La citata Convenzione è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con ris. n. 260 (III) A del 9 dicembre 1948, ed è entrata in vigore sul piano internazionale il 12 gennaio 1951. L’Urss ha firmato la Convenzione il 16 dicembre 1949 e l’ha ratificata il 3 maggio 1954. 7 Per una consultazione diretta delle riserve apposte alla Convenzione di New York del 1948 da parte dell’Urss e degli altri Stati Membri, si veda http://treaties.un.org/doc/Publication/MTDSG/Volume%20I/ Chapter%20IV/ IV- 1.en.pdf. 8 Per le funzioni attribuite al Comitato contro la tortura si veda l’art. 20 della Convezione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti, reperibili in http://www.volint.it/scuolevis/diritti umani/tortura.pdf. riserva apposta dall’Urss all’art. 20 della Convenzione, che limitava le funzioni attribuite al Comitato, fu ritirata il 1° ottobre 1991. Il governo russo dichiarò al momento della notifica presso il Segretariato Generale delle Nazioni Unite che « L’Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche riconosce la competenza del Comitato contro la tortura, definita dall’articolo 20 della Convenzione, concernente situazioni o fatti sopravvenuti dopo l’adozione della presente dichiarazione » 9. Il 1° ottobre 1991 il governo russo riconobbe ai sensi dell’art.14 della Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale 10, la competenza del Comitato contro la discriminazione razziale a ricevere ed esaminare le comunicazioni di chiunque lamenti di essere vittima di una violazione dei diritti sanciti nella Convenzione da parte di uno Stato membro,

dichiarando che « The Union of Soviet Socialist Republics declares that it recognizes the competence of the Committee on the Elimination of Racial Discrimination to receive and consider communications, in respect of situations and events occurring after the adoption of the present declaration, from individuals or groups of individuals within the jurisdiction of the USSR claiming to be victims of a violation by the USSR of any of the rights set forth in the Convention » 11. L’Urss fece pervenire presso il Segretariato Generale delle Nazioni Unite l’8 marzo 1989, la propria decisione di ritirare la riserva apposta all’art. 9 della Convenzione sui diritti politici della donna, cosi come sancito dall’art. 7 della stessa Convenzione12. L’art. 9 prevede che le Alte Parti Contraenti in caso di controversia sorta in seguito al mancato rispetto della Convenzione, possano unilateralmente adire la Corte internazionale di giustizia 13. La riserva apposta dall’Urss prevedeva che la Corte internazionale di giustizia avrebbe potuto esprimersi, in merito alle controversie che vedevano coinvolta l’Unione sovietica, nel solo caso in cui entrambe le parti in causa avesseroconsentito 9 Per la traduzione in italiano della dichiarazione dell’Urss al momento della consegna della notifica al Segretariato Generale, si veda http://www.volint.it/scuolevis/dirittiumani/tortura.pdf. 10 L’Urss firmò la Convenzione il 7 marzo 1966 e la ratificò il 4 febbraio 1969. 11 Per le dichiarazioni di riconoscimento della competenza della Commissione per l’eliminazione delle discriminazioni razziali, si veda http://treaties.un.org/Pages/ViewDetails.aspx?src=TREATY&mtdg_no= IV-2& chapter=4&lang=en. 12 La Convenzione sui diritti politici della donna fu adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 31 marzo 1953 con ris. n. 640 (VII), entrata in vigore il 7 luglio 1954. L’Urss firmò la Convenzione il 31 marzo 1953 apponendo una riserva all’art. 9, e la ratificò nel maggio 1954. Per il testo completo della Convenzione si veda http://www.lawphil.net/international/treaties/conv_nonum _1953.html. 13 Per il testo della riserva, si veda http://www.derechos.org/ddhh/mujer/all.html. di essere sottoposte al giudizio della Corte. Altrettanto fece con la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna 14. L’Urss ne ritirò la riserva posta all’art. 29, par.1, della Convenzione al momento della ratifica 15. La riserva negava la possibilità ad una delle parti coinvolte in una controversia con l’Urss di adire in maniera unilaterale la Corte internazionale di giustizia, nel momento in cui non si fosse risolta mediante arbitrato. Infine l’Urss ritirò anche la riserva apposta all’art. 22 della Convenzione per la soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione altrui, con una comunicazione presentata dal governo sovietico al Segretariato Generale delle Nazioni Unite l’8 marzo 1989 16. Il riconoscimento, da parte dell’Urss, della Corte internazionale di giustizia e dei vari Comitati ad hoc, come organismi internazionali preposti a controllare il rispetto degli obblighi previsti in tali convenzioni, fu importante poiché testimoniò il cambiamento di tendenza in atto in quel paese.

Un’altra importante riforma del sistema giuridico sovietico nel 1989, fu l’introduzione di un organo di controllo costituzionale della produzione normativa parlamentare e dei decreti presidenziali17. Fu istituita infatti una Commissione ad hoc, la Commissione per la Supervisione Costituzionale, che poteva esprimersi sulla costituzionalità di un atto normativo, su richiesta di un organo istituzionale o su propria iniziativa 18. La Commissione operò fino al dicembre 1990, esprimendosi sulla legittimità delle norme in base agli obblighi costituzionali e a quelli internazionali vincolanti la Russia, in particolar modo facendo riferimento alla 14 L’Urss ha firmato la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna il 17 luglio 1980, ratificandola con riserva il 23 gennaio 1981, v. http://www.un.org /womenwatch/daw/cedaw/states.htm. 15 L’art. 29, par.1 prevede che « Ogni controversia tra due o più Stati parti concernente l'interpretazione o l’applicazione della presente Convenzione che non sia regolata per via negoziale, sarà sottoposta ad arbitrato, a richiesta di una delle parti. Se nei sei mesi che seguono la data della domanda di arbitrato le parti non giungono ad un accordo sull'organizzazione dell'arbitrato, una qualsiasi delle parti può sottoporre la controversia alla Corte internazionale di giustizia, depositando una richiesta conforme allo Statuto della Corte », v. http://www.unifem.it/Documents/cedaw_testo_ it.pdf. 16 L’Urss ha ratificato la Convenzione in questione l’11 agosto 1954, apponendo una riserva all’art. 22. Nel caso in cui si presenti una controversia che veda coinvolta l’Urss o nel caso in cui non si giunga ad una soluzione, tale riserva vieta la possibilità ad una delle parti della controversia, di adire la Corte internazionale di giustizia. 17 Il progetto di creazione di un organo preposto a verificare la conformità della produzione normativa interna e dei decreti presidenziali agli obblighi internazionali, con specifico riferimento a quelli sui diritti umani, fu presentato già nel 1977, ma venne disciplinato solo nel dicembre 1988. La Commissione iniziò i propri lavori nell’aprile 1990 fino al dicembre dell’anno succesivo, mese che segnò il crollo definitvo dell’Urss. Per ulteriori informazioni in merito Cfr DANILENKO G.M., Implementation of International Law in Russia and Other CIS States, reperibile in http://www.nato.int/acad/fellow/96-98/danilenk.pdf. 18 Cfr.SMITH B. GORDON., Reforming the Russian Legal System, Cambridge, 1996, pp. 70-80, in part. p. 74. Dichiarazione universale dei diritti umani e al Patto sui diritti civili e politici 19. L’atto normativo ritenuto incostituzionale o in contrasto con i diritti umani e le libertà fondamentali dell’uomo, perdeva di forza giuridica e se ne richiedeva una revisione al Congresso dei Deputati del Popolo 20. In seguito all’istituzione della Commissione per la Supervisione Costituzionale fu introdotto anche un meccanismo di adeguamento diretto del diritto internazionale nel sistema giuridico interno, con particolare riferimento alle norme sui diritti umani. Infatti nel novembre 1991, il Congresso dei Deputati del Popolo adottò la Dichiarazione dei diritti e delle libertà della persona e del cittadino 21, il cui all’art. 1 stabiliva che « the generally recognized international norms concerning human rights have priority over laws of the Russian Federation and directly create rights and obligations for the citizens of the Russian Federation » 22.

Tale articolo stabiliva dunque la prevalenza delle norme internazionali riguardanti i diritti umani nella gerarchia delle fonti normative interne, creando così diritti e doveri per ciascun cittadino della Federazione russa. 3. La Costituzione della Federazione russa e l’adattamento al diritto internazionale in base all’art. 15, par. 4. La Costituzione russa adottata il 13 dicembre 1993 23 confermò il trend iniziato dall’Urss verso la fine degli anni Ottanta e poi proseguito dalla Federazione russa, di dare sempre maggiore rilevanza giuridica alle norme di diritto internazionale. La nuova Costituzione dichiarava infatti all’art. 15, par. 4, che « i princìpi universalmente riconosciuti, le norme del diritto internazionale ed i trattati internazionali della Federazione Russa costituiscono parte integrante del suo sistema giuridico. Se mediante un trattato internazionale della Federazione Russa sono stabilite 19 Cfr. DANILENKO G.M., Implementation of International Law in Russia and Other CIS States, cit., supra nota 4, in part. p. 7. 20 Cfr. SMITH B. GORDON., Reforming the Russian Legal System, cit., supra nota 18, in part. p. 75. 21 Cfr. DANILENKO G.M., Implementation of International Law in Russia and Other CIS States, cit., supra nota 4, in part. p. 9. 22 Ibidem. 23 Il testo della Costituzione della Federazione russa è reperibile in http://www.departments.bucknell.edu/ russian /const/constit.html. regole diverse rispetto a quelle previste dalla legge, allora si applicano le regole del trattato ínternazionale » 24. A tal proposito, è opportuno evidenziare alcuni aspetti che riteniamo particolarmente importanti. Il primo aspetto riguarda il fatto che, mediante l’art. 15, par. 4, il diritto internazionale diveniva parte integrante del sistema giuridico russo, intendendo per ‘diritto internazionale’ i trattati internazionali stipulati dalla Federazione russa, i principi universalmente riconosciuti e il diritto internazionale generale. Il secondo aspetto riguarda invece il rango che le norme internazionali assunsero nella gerarchia delle fonti nell’ordinamento giuridico russo, stabilendo la loro prevalenza sulle norme interne in caso di contrasto. In merito a quest’ultimo aspetto, la Corte Suprema russa pubblicò nel 1995 alcune linee guida su come applicare le norme previste dalla Costituzione. Essa affermò che le corti ordinarie nel ricercare i principi universalmente riconosciuti e le norme di diritto internazionale, dovevano far riferimento in primis ai trattati internazionali ratificati dalla Federazione russa, ed in secondo luogo al diritto internazionale consuetudinario oppure ad altre fonti, come ad esempio la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo 25. La Corte precisò altresì come, in caso di contrasto tra una norma internazionale pattizia ed una interna, la prima avrebbe prevalso sulla seconda solo nel caso in cui essa avesse trovato pieno adeguamento nel sistema giuridico interno 26.

Occorre infine precisare che l’art. 15, par. 4, non presenta nessuna distinzione tra le norme internazionali di carattere self-executing e quelle di carattere non selfexecuting. Secondo una parte autorevole della dottrina, tale lacuna legislativa avrebbe comportato la possibilità per i singoli individui di invocare nel sistema giuridico interno qualunque norma internazionale, a prescindere se si tratti di norme 24 Per l’adattamento delle norme internazionali al sistema giuridico interno, si veda art. 15, par. 4. Il testo in italiano della Costituzione della Federazione russa è reperibile in http://didattica.spbo.unibo.it/ adon/files/costituzione_russa.pdf. 25 Cfr. TUZMUKHAMEDOV B., The Implementation of International Humanitarian Law, in the Russian Federation in Revue Internationale de la Croix Rouge, 2003, pp. 385-396, in part. p. 387. 26 Ibidem p. 388. internazionali che abbiano trovato pieno adeguamento nel sistema giuridico interno o meno 27. 3.1 L’adeguamento del sistema giuridico russo al diritto internazionale umanitario. In merito al processo di adeguamento del sistema giuridico russo al diritto internazionale, si vuole ora approfondire l’aspetto specifico del diritto internazionale umanitario. Sul finire degli anni Ottanta infatti, l’Urss ratificò i due Protocolli addizionali alle Convenzioni di Ginevra del 1949, apportando considerevoli cambiamenti al proprio sistema giuridico 28. Le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949, insieme ai suoi due Protocolli addizionali del 1977, rappresentano, come noto, i principali trattati internazionali di diritto internazionale umanitario 29. Firmate il 12 dicembre del 1949, furono ratificate con riserva dall’Urss il 10 maggio 1954. L’Urss appose diverse riserve alle Convenzioni: precisamente, all’art. 10, comune alle prime due Convenzioni; all’art. 11, all’art. 12 e all’art. 85 della terza Convenzione; infine all’art. 11 e all’art. 45 della quarta Convenzione 30. È importante ai fini del nostro discorso osservare in particolar modo la riserva posta all’art. 10 delle prime due Convenzioni, congiuntamente alla riserva posta all’art. 11 della terza Convenzione, avente la medesima disposizione. Sulla base della posizione isolazionista avuta dall’Urss nel corso della sua storia, così come abbiamo avuto modo di osservare nei paragrafi precedenti, essa infatti stabiliva che 27 Cfr. DANILENKO G.M., The New Russian Constitution and International Law, in American Journal of International Law, 1994, pp. 451-470, in part. p. 465. 28 Per una consultazione completa della legge russa con la quale si sono ratificati i due Protocolli addizionali si veda la delibera n. 75 del Ministro della Difesa sovietico del 16 febbraio 1990, reperibile in http://www.icrc.org/ihlnat.nsf/6fa4d35e5e3025394125673e00508143/294de5596666716fc325655d002ae 44f!OpenDocument. 29 La prima Convenzione che riguarda il miglioramento delle condizioni dei feriti e dei malati delle forze armate in campagna, insieme alla ratifica sovietica, in http://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/

Volume%2075/volume-75-I-970-English.pdf. La seconda Convenzione riguarda il miglioramento delle condizioni dei feriti, dei malati e dei naufraghi delle forze armate sul mare, in http://treaties.un.org/ doc/Publication/UNTS/Volume%2075/volume-75-I-971-English.pdf. La terza Convenzione disciplina il trattamento dei prigionieri di guerra, reperibile in http://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/Volu me%2075/volume-75-I-972-English.pdf. La quarta Convenzione l’ultima riguarda la protezione delle persone civili in tempo di guerra, in http://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/Volume%2075/ volume-75-I-973- English.pdf. 30 Per il testo originale delle riserve apposte alle Convezioni di Ginevra del 1949 si veda http://www.loc.gov/rr/frd/Military_Law/pdf/Dipl-Conf-1949-Final_Vol-1.pdf. « the Union of Soviet Socialist Republics will not recognize the validity of requests by the Detaining Power to a neutral State or to a humanitarian organization, to undertake the functions performed by a Protecting Power, unless the consent of the Government of the country of which the protected persons are nationals has been obtained » 31. L’Urss poneva così un vincolo alla libertà d’azione di uno Stato neutrale, o di una organizzazione umanitaria, ad operare direttamente sul proprio territorio previo suo consenso. Alle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 seguirono i due Protocolli addizionali nel 1977, quello relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali e quello relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati non internazionali i quali furono firmati dall’Urss nel 1989 e resi effettivi nel marzo del 1990, senza che venisse apposta alcun tipo di riserva. Nel caso specifico dell’Urss, la ratifica del secondo Protocollo addizionale rappresentò un punto di rottura totale con la prassi precedentemente adottata, quella cioè dell’isolazionismo internazionale. Per la prima volta infatti, con il secondo Protocollo addizionale, un conflitto sorto tra due o più parti belligeranti, appartenenti allo stesso territorio, veniva disciplinato mediante norme internazionali umanitarie, con la conseguenza che quella che da sempre era stata una questione interna agli Stati si trasformava così in una situazione di rilievo internazionale. Ciò è confermato da quanto la stessa Urss affermò al momento della ratifica: « the Soviet Union’s ratification of the Protocols additional to the Geneva Conventions for the protection of the victims of war constitutes an unusual event in the recent diplomatic history of our country. It reflects the spirit of new political thinking and demonstrates the Soviet State’s commitment to humanizing international affairs and strengthening the system of international […] it should be pointed out that the Supreme Soviet of the USSR choose to ratify the Protocols without any reservation whatsoever. At the same time, our State recognized the competence of the International Fact-Finding Commission in cases where international humanitarian law is violated » 32.

Al riguardo, anche il riconoscimento della competenza di una Commissione ad hoc 33 incaricata di verificare eventuali violazioni delle norme del secondo 31 Ibidem. 32 Per il testo completo della dichiarazione dell’Urss in sede di ratifica del secondo Protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1949, si veda in http://www.icrc.org/ihl.nsf/NORM/7C8CB26 B88C21955C1256402003FBAA4?OpenDocument. 33 Ibidem. Protocollo, rappresentò una totale novità 34. Successivamente alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, la Federazione russa nel gennaio del 1992 presentò presso il Segretariato Generale delle Nazioni Unite una notifica di continuità nell’assunzione degli obblighi contratti dall’Urss con le Convenzioni di Ginevra del 1949 ed i relativi Protocolli Addizionali 35. Infine, sempre la Federazione russa ha firmato, ma non ancora ratificato, il 7 dicembre 2006 il terzo protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 2005 relativo all’adozione di un emblema distintivo aggiuntivo 36. Sulla base dell’art. 15 par. 4, della Costituzione della Federazione russa del 1993, le norme delle Convenzioni di Ginevra e quelle dei Protocolli addizionali del 1977 e del 2005, sono stati resi parte integrante del sistema giuridico interno, vincolando i tribunali interni ad applicarle in caso di conflitto tra norme nazionali e internazionali. L’art. 1 delle quattro Convenzioni del 1949, insieme all’art. 1 del primo Protocollo addizionale del 1977, si rivolgono inoltre, come noto, agli Stati imponendo loro l’adozione delle misure legislative necessarie a stabilire le adeguate sanzioni penali. Tali disposizioni prevedono infatti l’obbligo per le Alte Parti contraenti « to respect and to ensure respect for the present Convention in all circumstances » 37. A tal fine si richiede a queste ultime di impegnarsi « […] to undertake to enact any legislation necessary to provide effective penal sanctions for persons committing, or ordering to be committed, any of the grave breaches of the present Convention defined in the following Article » 38. La Federazione russa è parte contraente anche di altri principali trattati di diritto internazionale umanitario, come la Convenzione sulle armi biologiche del 1972 39, la Convenzione sulle modificazioni dell’ambiente del 1976 40, la Convenzione sulle 34 A tal proposito si rimanda alla lettura del Capitolo I, par. 2, del presente lavoro, in cui sono state analizzate le riserve apposte dall’Urss ai trattati internazionali. 35 Cfr. GAETA P., The Armed Conflict in Chechnya before the Russian Costitutional Court, in European Journal of International Law, 1996, pp. 563-570, in part. p. 563. 36 Per l’elenco degli Stati firmatari il terzo Protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra si veda http://www.icrc.org/ihl.nsf/WebSign?ReadForm&id=615&ps=S. 37 Si veda l’art. 1 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e al primo Protocollo addizionale del 1977, in http://treaties.un.org/doc/Publication/UNTS/Volume%2075/v75.pdf. 38 Si veda l’art. 49, par. 1, Ginevra, 12 agosto 1949 reperibile in http://www.icrc.org/ihl.nsf/7c4d08d9b2 87a42141256739003e636b/fe20c3d903ce27e3c125641e004a92f3. 39 Convenzione che vieta la messa a punto, la fabbricazione e lo stoccaggio delle armi batteriologiche (biologiche) o a tossine e che disciplina la loro distruzione, firmata a Londra, Mosca e Washington, 10 aprile

1972. Testo reperibile in http://www.opbw.org/convention/documents/btwctext.pdf. 40 Convenzione sul divieto dell’uso di tecniche di modifica dell’ambiente a fini militari e ad ogni altro scopo ostile Ginevra,10 dicembre 1976. Testo reperibile in http://www.carnegieendowment.org/static /npp/ treaties/ armi convenzionali del 1980 e i suoi quattro Protocolli 41, e la Convenzione sulle armi chimiche del 1993 42. Infine la Russia ha firmato il 13 settembre 2000 lo Statuto della Corte penale internazionale senza però averlo ancora ratificato, mentre non ha firmato la Convezione di Ottawa del 1997 sulle mine anti-uomo 43. Alla luce di tali obblighi internazionali devono essere analizzate le disposizioni interne al sistema giuridico russo che hanno dato attuazione ai suddetti trattati. Il Codice penale russo riserva un’intera sezione ai Crimini contro la pace e alla sicurezza dell’umanità. Nel Codice sono presenti inoltre diverse norme di codificazione del diritto umanitario internazionale, come ad esempio l’articolo 356, che regola il divieto di trattamenti inumani perpetrati ai danni di prigionieri di guerra ed alla popolazione civile, il divieto di utilizzo di armi e metodi proibiti in un conflitto armato dai trattati internazionali così come l’uso di armi di distruzione di massa 44. L’osservanza e il rispetto del diritto internazionale umanitario da parte delle forze armate russe sono dati non soltanto dalle norme ordinarie contenute nel Codice penale russo bensì anche dalla legge sullo stato del personale di servizio militare del 1998, che prevede espressamente all’art. 26 l’osservanza delle norme e dei trattati internazionali. Inoltre il Regolamento di servizio delle forze armate della Federazione russa, pubblicato con decreto presidenziale nel 1993, ha previsto il rispetto delle regole e degli obblighi internazionali ai quali le forze armate devono attenersi durante le operazioni militari45. Il governo russo nel corso degli ultimi quindici anni ha dunque modellato sempre più la propria legislazione affinché il diritto internazionale trovasse applicazione nel sistema giuridico interno. Un ulteriore esempio di tale processo di modellamento è dato dalla direttiva n. 333 del Ministero della Difesa russo del 23 maggio 1999, riguardante l’insegnamento environmental_modification.pdf. 41 Convenzione sulla proibizione o restrizione dell’uso di alcune armi convenzionali che potrebbero essere considerate eccessivamente dannose o aventi effetti indiscriminati, Ginevra, 10 ottobre 1980. Il testo è reperibile in http://cicr.org/Web/Eng/siteeng0.nsf/htmlall/p0811/$File/ICRC_002_0811.PDF. 42 Convenzione di Parigi sulla proibizione dello sviluppo, produzione, immagazzinamento ed uso delle armi chimiche e sulla loro distruzione, Paris 13 gennaio 1993. Testo reperibile in http://www.nti.org/e_ research /official_ docs/inventory/pdfs/cwc.pdf 43 Convenzione sul divieto dell'impiego, del deposito, della fabbricazione e della fornitura di mine antiuomo e sulla loro distruzione, Ottawa, 18 settembre 1997. Il testo è reperibile in http://www.icrc.org/ web/eng/site eng0.

nsf/html/57JR4X. 44 CFR. TUZMUKHAMEDOV B., The Implementation of International Humanitarian Law, cit., supra nota 25 p. 389. 45 Ibidem p. 393. giuridico nelle forze armate della Federazione russa, la quale vincolava la possibilità di carriera per gli ufficiali russi al superamento di un esame di diritto internazionale umanitario 46. Il processo di adeguamento della legislazione interna russa al diritto internazionale umanitario non èstato peraltro sempre di facile attuazione. Infatti per quanto riguarda la repressione dei crimini internazionali, è da precisare che la Federazione russa ha firmato ma non ancora ratificato lo Statuto della Corte penale internazionale. Le ragioni della mancata ratifica sono in prevalenza politiche, ma sono anche di carattere giuridico, considerati i conflitti che verrebbero a crearsi tra le norme dello Statuto e quelle della Costituzione 47. 4. La sentenza della Corte Costituzionale russa del 31 luglio 1995 Ai fini del nostro discorso è importante analizzare la sentenza della Corte Costituzionale russa del 31 luglio 1995, relativa alla costituzionalità di tre decreti presidenziali e di una risoluzione governativa, finalizzati a ristabilire l’ordine legale e territoriale nella Repubblica cecena in seguito alla guerra che colpì la regione nel 1994. Questa sentenza è di particolare rilevanza poiché per la prima volta da quando fu ricostituita 48, la Corte Costituzionale della Federazione russa ha condannato l’Assemblea Federativa per non aver posto in essere le dovute modifiche al sistema giuridico interno affinché potessero essere applicate le norme previste dal secondo Protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1949 49 . Lo scoppio della prima guerra in Cecenia fu frutto della degenerazione della crisi politico-istituzionale che attraversò la Russia tra il 1991 e il 1994. In un clima di instabilità istituzionale, mossa da una forte spinta indipendentista, la Repubblica 46 Ibidem p. 394. 47 Cfr. TUZMUKHAMEDOV B., The Implementation of International Humanitarian Law, cit., supra nota 25. 48 Il 7 ottobre 1993 Boris Yeltsin sospese i lavori della Corte Costituzionale in seguito al profondo stato di crisi in cui versava la Russia. Nel luglio del 1994 fu istituita una nuova Corte Costituzionale, i cui lavori ripresero solo nel febbraio del 1995 a causa del rifiuto di riconoscere diversi giudici costituzionali nominati da Yeltsin. Per un quadro più dettagliato della crisi costituzionale russa dei primi anni Novanta Cfr. ANDREWS T. JOSEPHINE, When Majorities Fail: The Russian Parliament, 1990-1993, Cambridge, 2002. 49 La Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto, nota come Commissione Venezia, ha pubblicato una traduzione di tale sentenza sia in inglese che in francese. Il presente lavoro si riferisce alla versione in inglese, Judgement of the Constitutional Court of the Russian Federation of 31 july 1995 on the

constitutionality and the Resolutions of the Federal Goverment concerning the situation in Chechnya, Strasbourg, 10 January 1996, CDL-INF (96) 1, il cui testo è reperibile in http://www.venice.coe.int/ docs/1996 /CDL-INF (1996)001-e.pdf. cecena negò la validità delle leggi federali e della Costituzione russa; le istituzioni federali furono sciolte ed il territorio fu ben presto sottoposto al controllo delle forze armate irregolari. Nell’autunno del 1991 fu sciolto il Soviet Supremo della Repubblica cecena mentre il 27 ottobre furono indette delle nuove elezioni presidenziali. Durante il quinto Congresso dei Deputati del Popolo dell’Urss, tenuto il 2 novembre 1991, le elezioni cecene furono considerate illegittime. La situazione degenerò fino all’autunno del 1994 quando il conflitto armato prese piede sul territorio ceceno 50. A fronte della situazione di crisi, la Federazione russa pose in essere diverse misure coercitive emanando tre decreti del Presidente della Federazione e una risoluzione del Governo. Il decreto presidenziale del 30 novembre 1994 n. 2137 prevedeva l’adozione di misure per restaurare l’ordine, la legge e la legalità costituzionale sul territorio della Repubblica cecena. Si stabilì infatti, a partire dal 1° dicembre 1994, la creazione di un gruppo di supervisione per il disarmo delle forze armate illegali e l’instaurazione di uno stato d’emergenza sul territorio della Repubblica cecena. Tuttavia le misure previste, non furono applicate poiché fu impossibile introdurre uno stato d’emergenza sul territorio ceceno a causa del contrasto con la legge federale del 17 maggio 1991 sullo stato d’emergenza. Il decreto n. 2137 fu dunque sostituito dal decreto n. 2169 dell’11 dicembre 1994 recante le misure per assicurare la legalità, l’ordine e la pubblica sicurezza sul territorio della Repubblica cecena 51. Il decreto presidenziale del 9 dicembre 1994 n. 2166 sulle misure volte a fermare la formazione e la nascita delle forze armate illegali sul territorio della Repubblica cecena e nella zona di guerra dell’Ossezia e Iguscezia, autorizzava inoltre il governo della Federazione russa a porre in essere tutti gli strumenti a disposizione dello Stato per assicurare la sicurezza, la legalità, i diritti e le libertà dei cittadini, la protezione dell’ordine pubblico, per combattere il crimine e il disarmo delle forze armate illegali nella Repubblica cecena 52. 50 Cfr. SABBATUCCI G. E VIDOTTO V., Il mondo contemporaneo. Dal 1848 a oggi, cit., supra nota 3, in part. p. 612. 51 Cfr., par. 3, della sentenza.

52 Il governo russo dunque fu incaricato di eliminare ogni violazione esistente nella Repubblica cecena, rea, secondo la Corte, di aver violato l’art. 13, par. 5, della Costituzione, che sancisce il divieto di costituire ogni tipo di « […] organizzazioni sociali i cui fini e la cui attività siano dirette al cambiamento violento dei princìpi del sistema costituzionale ed alla violazione dell'integrità della Federazione Russa, al sovvertimento della sicurezza dello Stato, alla costituzione di formazioni armate, all'incitamento alla discordia sociale, razziale, nazionale e Infine, fu emanato anche il decreto presidenziale n. 1833 del 2 novembre 1993 riguardante la dottrina militare che le forze armate avrebbero dovuto seguire, il quale tuttavia, non prescrivendo alcun obbligo, fu ritenuto privo di forza giuridica. Le misure infine previste nella parte V, par. 1, della risoluzione del governo della Federazione russa n. 1360 del 9 dicembre 1994, volte ad assicurare lo stato di sicurezza e l’integrità territoriale della Federazione russa, la legalità, i diritti e le libertà dei cittadini e il disarmo delle Forze armate illegali sul territorio della Repubblica cecena e le aree adiacenti nel Caucaso del Nord, disciplinavano le modalità di espulsione di chiunque non vivesse nella Repubblica cecena e fosse stato accusato di minacciare la sicurezza pubblica e quella personale dei cittadini. Un gruppo di deputati del Consiglio della Federazione dell’Assemblea Federale insieme con altri rappresentanti della Duma di Stato, adirono la Corte Costituzionale nel luglio del 1995, ritenendo che i suddetti decreti insieme alla risoluzione del governo della Federazione russa n. 1360 fossero incostituzionali. In particolare, i deputati del Consiglio della Federazione sostennero che i decreti presidenziali n. 2137 e n. 2166, insieme alla risoluzione del governo n° 1360, dovessero considerarsi come un unico sistema di atti normativi che autorizzava un uso illegale delle forze armate della Federazione russa sul territorio nazionale in violazione della Costituzione, sul presupposto che l’utilizzo delle forze armate potesse considerarsi lecito solo in caso di instaurazione di uno stato d’emergenza, che nel caso di specie non era stato dichiarato. Inoltre, le altre misure previste nei decreti limitavano, ad avviso dei ricorrenti, i diritti e le libertà dei cittadini russi. I deputati della Duma di Stato sollevarono altresì dubbi sulla costituzionalità del decreto presidenziale n. 1833 e la risoluzione del Governo n. 1360, nella misura in cui permettavano la possibilità di utilizzare le forze armate della Federazione russa per sedare un conflitto interno. Infine, secondo i deputati della Duma, l’uso improprio delle forze armate nazionali e l’alto numero di vittime civili causate durante le operazioni militari, avrebbero

violato l’art. 15 della Costituzione e gli obblighi di diritto internazionale contratti dalla Federazione. Allo scopo di stabilire la costituzionalità dei decreti presidenziali e della risoluzione del governo, la Corte costituzionale, nella sentenza del 31 luglio 1995, si religiosa ». è espressa innanzitutto sul possibile diritto della Repubblica di Cecenia a secedere dalla Federazione russa. Se tale ipotesi fosse stata riconosciuta lecita infatti, la costituzionalità dei decreti e della risoluzione sarebbe venuta a mancare immediatamente. La Costituzione russa, a giudizio della Corte, non prevedeva la possibilità per una minoranza etnica di secedere dallo Stato nazionale di appartenenza 53. L’unica via istituzionale percorribile era quella prevista all’art. 66, par. 5, della Costituzione della Federazione russa, in base al quale « lo status di un soggetto della Federazione Russa può essere modificato in base a reciproco accordo tra la Federazione Russa ed il Soggetto della Federazione Russa in conformità con la legge costituzionale federale » 54. L’obiettivo costituzionale di salvaguardare l’integrità della Federazione era inoltre conforme, secondo la Corte, alle norme internazionali consuetudinarie riguardanti il diritto dei popoli all’autodeterminazione. A conferma di ciò, la Corte, faceva riferimento alla Dichiarazione sui principi di diritto internazionale sulle relazioni amichevoli tra Stati, adottata dall’Assemblea Generale il 24 ottobre 1970, in base alla quale il diritto all’autodeterminazione dei popoli: « shall be construed as authorizing or encouraging any action which would dismember or impair, totally or in part, the territorial integrity or political unity of sovereign and independent States conducting themselves in compliance with the principle of equal rights and self-determination of peoples as described above and thus possessed of a government representing the whole people belonging to the territory without distinction as to race, creed or colour »55. La Corte dunque, dopo aver preso in considerazione le relazioni tra la Federazione russa e la Repubblica cecena, dichiarò priva di fondamento la possibilità di riconoscere il diritto all’autodeterminazione al popolo ceceno. La Corte dichiarò quindi che i decreti adottati dallo Stato, che avevano autorizzato l’intervento armato, erano in realtà finalizzati alla salvaguardia 53 Gli articoli della Costituzione che consacrano l’integrità dello Stato sono i seguenti: l’art. 4, par. 3, che garantisce l’integrità e l’inviolabilità del territorio da parte della Federazione russa; l’art. 5, par. 3, che prevede come una delle basi istitutive della struttura federativa dello Stato russo la sua integrità territoriale; l’art. 8 che garantisce l’unità dello spazio economico e la libera circolazione dei mezzi; l’art. 65 che elenca tutti i soggetti

della Federazione, l’art. 67, par. 1, che specifica i limiti del territorio nazionale e l’art. 71, lett. B, per ciò che concerne l’organizzazione federativa e il territorio. cit., supra nota 23. 54 Art. 66, par. 5 della Costituzione della Federazione russa, cit., supra nota 23. 55 Cfr. Declaration on Principles of International Law concerning Friendly Relations and Co-operation among States in accordance with the Charter of the United Nations. Il testo della Dichiarazione è reperibile in http://www.un-documents.net/a25r2625.htm. dell’integrità del territorio nazionale e non risultavano quindi in contrasto con il principio di autodeterminazione dei popoli, sulla base anche di quanto affermato dalla suddetta Dichiarazione dell’Assemblea Generale 56. In merito al decreto presidenziale n. 2137 del 30 novembre 1994, la Corte ritenne che esso non avesse violato i diritti e le libertà dei cittadini russi poiché nel periodo intercorso tra la sua promulgazione e la sua abrogazione a favore del decreto n. 2169 dell’ 11 dicembre 1994, le misure in esso previste non erano state di fatto applicate 57. La Corte nella sua sentenza ritenne dunque il decreto n. 2137 non passibile di violare la Costituzione. In merito al decreto presidenziale n. 2166 del 9 dicembre 1994, la Corte lo ritenne conforme alle norme costituzionali che limitano i poteri presidenziali 58. Con riguardo a tale decreto, i ricorrenti denunciavano un abuso di potere del Presidente, il quale, violando i limiti previsti dalla Costituzione, aveva incaricato il governo di utilizzare le forze armate sul territorio federale a protezione della sovranità e dell’integrità dello Stato. Ad avviso dei ricorrenti, l’incostituzionalità di tali misure doveva rintracciarsi nella mancata instaurazione di uno stato d’emergenza sul territorio ceceno. In proposito, la Corte affermò che non fosse possibile rinvenire nella Costituzione il vincolo dello stato d’emergenza come unica situazione in cui il Presidente della Federazione può disporre di mezzi e misure volti a preservare l’integrità territoriale della nazione. La Corte dichiarò dunqueche il decreto presidenziale n. 2166 rispettava la Costituzione 59. La Corte inoltre verificò la conformità del decreto n. 2166 alla luce dei principi generali internazionali universalmente riconosciuti e delle norme internazionali 56 Si veda in particolare quanto affermato nella Dichiarazione secondo cui « Nothing in the foregoing paragraphs shall be construed as authorizing or encouraging any action which would dismember or impair, totally or in part, the territorial integrity or political unity of sovereign and independent States conducting themselves in compliance with the principle of equal rights and self-determination of peoples as described above and thus possessed of a government representing the whole people belonging to the territory without distinction as to race, creed or colour» in http://www.unhcr.org/refworld/topic,459d1 7822,459d17a82 ,3dda1f104,0.html. 57 Cfr. par. 3, della sentenza in cui si afferma che « […] measures it provided for that could affect citizens’ constitutional rights and freedoms were not realised, so the decree did not lead to their restriction or violation ».

58 Per di più il decreto fu ritenuto conforme anche all’art. 90, par. 2, della Costituzione, in cui si dichiara che « i decreti e le disposizioni del Presidente della Federazione Russa sono obbligatori per l’esecuzione su tutto il territorio della Federazione Russa ». Il decreto fu conforme anche all’art. 13, par. 5, della Costituzione, in cui si afferma che « E’ proibita la costituzione e l’attività di organizzazioni sociali i cui fini e la cui attività siano dirette al cambiamento violento dei princìpi del sistema costituzionale ed alla violazione dell’integrità della Federazione russa, al sovvertimento della sicurezza dello Stato, alla costituzione di formazioni armate, all'incitamento alla discordia sociale, razziale, nazionale e religiosa ». 59 Sulla base di diversi articoli della Costituzione, secondo i quali il Presidente della Federazione ha sufficienti poteri per adottare misure volte a salvaguardare l’integrità dello Stato. Cfr., par. 4, della sentenza. pattizie vincolanti la Federazione russa, sulla base dell’art. 15, par. 4 della Costituzione, con particolare riguardo al secondo Protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 1949 60 sulla protezione delle vittime dei conflitti armati di carattere non internazionale, di cui la Federazione russa era al momento dei fatti Parte contraente. In proposito, la Corte ravvisò come le disposizioni sancite nel secondo Protocollo, non fossero state adeguatamente adottate nella legislazione interna 61. Questa lacuna legislativa interna aveva portato, a giudizio della Corte, all’inosservanza dei principi del Protocollo, secondo i quali l’uso della forza doveva risultare proporzionale agli obiettivi e dovevano essere fatti tutti gli sforzi per evitare che fossero perpetrati danni ai civili e ai loro beni 62. Al riguardo, la Corte dichiarò che l’Assemblea Federale dovesse provvedere ad adeguare la propria legislazione interna al secondo Protocollo addizionale decidendo altresì, in conformità agli articoli 52 e 53 della Costituzione e al Patto internazionale sui diritti civili e politici, che fossero stabiliti dei mezzi efficaci di protezione giudiziaria e di compensazione dei danni subiti durante il conflitto dalle vittime 63. Per quanto riguarda il decreto presidenziale n. 1833, la Corte dichiarò che esso non contenendo disposizioni di carattere normativo, non potesse essere oggetto di verifica costituzionale 64. In merito invece alla risoluzione del governo n. 1360, la Corte dichiarò di riconoscere l’incostituzionalità di alcune sue disposizioni. Il contrasto con la Costituzione emerse per le disposizioni riportate nella Parte V, par. 1, punto 3, che riguardavano l’espulsione dalla Repubblica di Cecenia di chiunque non ne fosse 60 Così come del primo Protocollo addizionale e delle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949. L’Unione Sovietica ratificò entrambi i Protocolli il 29 settembre 1989, rendendoli effettivi il 29 marzo 1990. La Federazione russa depositò una notifica di continuazione il 13 gennaio 1992. 61 Infatti al momento della promulgazione del decreto n. 2166 del 9 dicembre 1994, la legislazione interna ammetteva ancora l’utilizzo delle forze armate della Federazione russa per la protezione dell’integrità dello Stato non soltanto contro la minaccia esterna ma anche per la protezione della popolazione, del territorio, della

sovranità e per la protezione contro le minacce interne dirette contro l’individuo, la società, lo Stato, il suo regime costituzionale, la sovranità e l’integrità territoriale. Inoltre il Presidente della Federazione, in qualità di Comandante Supremo in Capo delle forze armate ne poteva esercitare la direzione generale secondo i termini previsti dalla legge, e poteva prendere decisioni in merito ad assicurare l’integrità dello Stato. La Corte inoltre affermò che l’utilizzo delle forze armate sul territorio federale non fosse limitato alla sola instaurazione dello stato d’emergenza, sulla base dell’art. 11 della legge della Federazione russa sulla sicurezza e sulla difesa, e degli articoli 71, lett. M; art. 78, par. 4; art. 80, par. 2; art. 82, par. 1; art. 90, par. 1, par. 3; art. 114, par. 1 lett. G, della Costituzione della Federazione russa. 62 Cfr. par. 5, della sentenza. 63 Il Patto internazionale sui diritti civili e politici è stato adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 16 dicembre 1966 ed entrato in vigore il 23 marzo 1976. 64 Sulla base dell’art. 43 e dell’art. 68 della legge costituzionale sulla Corte costituzionale russa, cfr. par. 7, della sentenza. residente e rappresentasse una minaccia alla sicurezza pubblica e personale dei cittadini. La Corte inoltre ravvisò l’incostituzionalità delle misure previste nella Parte V, par. 2, punto 6 della stessa risoluzione, che prevedevano l’interdizione dal lavoro dei giornalisti operanti in Cecenia, ritenuti colpevoli dalla Federazione russa di compiere atti di propaganda a favore delle forze militari irregolari cecene 65. In merito a queste ultime disposizioni, la Corte affermò che le disposizioni presenti nella risoluzione governativa violavano i diritti costituzionali dei cittadini russi, in particolare il diritto a muoversi liberamente sul territorio nazionale ed il diritto a scegliere il loro luogo di residenza. Inoltre, ad avviso della Corte, ad essere violata era stata anche il loro diritto a ricevere o trasmettere liberamente le informazioni, così come garantito dalla Costituzione 66. In conclusione, la Corte riconobbe l’incostituzionalità solo di alcune parti della risoluzione del Governo n. 1360, stabilendo invece la conformità costituzionale degli altri decreti presidenziali. La Corte negò, da un lato, alla Repubblica cecena la titolarità del diritto all’autodeterminazione dei popoli e, dall’altro, indirizzò il legislatore russo ad adeguare il sistema normativo interno alle norme previste nel secondo Protocollo addizionale prevedendo forme di tutela e di compensazione per quegli individui che fossero rimasti di violazioni durante il conflitto. 65 Tali disposizioni risultarono in contrasto con l’art. 27, par. 1; l’art. 29, par. 4 e par. 5; l’art. 55, par. 3 e l’art. 56 della Costituzione;. L’art. 27, par. 1 afferma che «Ciascuno che si trovi legalmente sul territorio della Federazione Russa ha diritto di spostarsi liberamente e di scegliere il luogo di soggiorno e di residenza »; l’art. 29, par. 4 e par. 5 affermano che « Ciascuno ha diritto di cercare, ricevere, trasmettere, produrre e diffondere liberamente l'informazione con ogni mezzo legale. L’elenco delle informazioni che costituiscono segreto di Stato è determinato dalla Legge federale. E’ garantita la libertà dell'informazione di massa. La censura è proibita»; l’art. 55, par. 3 riporta che « i diritti e le libertà dell’uomo e del cittadino possono essere limitati dalla legge federale

solo nella misura in cui ciò sia necessario ai fini della difesa dei princìpi del sistema costituzionale, della morale, della salute, dei diritti e degli interessi legittimi di altre persone e per assicurare la difesa del Paese e la sicurezza dello Stato l’art. 56 « 1. In condizioni di stato di emergenza per salvaguardare la sicurezza dei cittadini e la difesa del sistema costituzionale, in conformità con la Legge costituzionale federale, possono essere imposte particolari restrizioni dei diritti e delle libertà con l'indicazione dei limiti e dei termine della loro validità. 2. Lo stato di emergenza su tutto il territorio della Federazione Russa ed in sue singole aree può essere introdotto in presenza delle circostanze e secondo le modalità stabilite dalla Legge costituzionale federale. 3. Non sono soggetti a restrizione i diritti e le libertà contemplate dagli articoli 20, 21, 23 (parte 1) 24, 28, 34 (parte 1), 40 (parte 1), 46- 54 della Costituzione della Federazione Russa ». 66 Cfr. par. 8, della sentenza, secondo il quale « Thereby Part II , point 6 of the said resolution introduces new grounds and a new procedure of depriving a journalist of his accreditation that are not provided for by law. This contradicts Article 29, Parts 4 and 5 that establishes the right to free information, Article 46 that guarantees judicial protection of rights and freedoms, as well as Article 55, Part III of the Constitution of the Russian Federation. In accordance with Part V, Article 48 of the Law of the Russian Federation of 27 December 1991 “On the Mass Media” a journalist may be deprived of his accreditation if he or his media outlet violate the established regulations of accreditation or circulate information that does not correspond to reality, that smear the honour and dignity of the organisation that accredited the journalist, this being confirmed by a court ruling entered into force […] Thereby Part II , point 6 of the said resolution introduces new grounds and a new procedure of depriving a journalist of his accreditation that are not provided for by law. This contradicts Article 29, Parts 4 and 5 that establishes the right to free information, Article 46 that guarantees judicial protection of rights and freedoms, as well as Article 55, Part III of the Constitution of the Russian Federation » . 4.1 Opinioni dissenzienti dalla sentenza della Corte Costituzionale russa E’ opportuno precisare che la sentenza della Corte Costituzionale non fu adottata all’unanimità, alcuni giudici espressero infatti opinioni dissenzienti su alcuni punti. Al fine di avere un quadro completo della vicenda, riteniamo dunque appropriato analizzare le opinioni più rilevanti 67. E’ da esaminare anzitutto l’opinione del giudice Vitruk, il quale dopo aver ricostruito brevemente il contesto nel quale furono approvati i decreti presidenziali e la risoluzione del Governo, criticò l’approccio analitico seguito dalla Corte in merito alla costituzionalità dei decreti e della risoluzione governativa. Secondo il giudice, la considerazione della Corte, secondo cui i testi analizzati dovessero considerarsi come un unico corpus normativo, aveva impedito di verificare la costituzionalità di ogni singolo atto nonché di analizzare dettagliatamente la loro natura giuridica. Il giudice riscontrò una netta discrepanza tra gli obiettivi riportati nei preamboli dei decreti e della risoluzione governativa rispetto alle misure previste al loro

soddisfacimento. Egli affermò come i preamboli non si ponessero in contrasto con la Costituzione, poiché perseguivano obiettivi garantiti dalla stessa Costituzione russa. Le misure volte al loro soddisfacimento però, secondo tale giudice, risultavano essere incostituzionali. A tal proposito egli affermò che: « If the objectives set out in the preambles of the texts are examined independently of the measures they involve, they can be seen to be inconformity with the Constitution of the Russian Federation. They are designed in particular to restore constitutional legality (decree No. 2137), ensure national security, safeguard the rights and freedoms of citizens (decree No. 2166) etc. On the other hand, the measures for which the texts provide inorder to attain those goals are a violation of the terms of the Constitution »68. L’intento degli organi esecutivi federali era finalizzato, ad avviso del giudice, a ristabilire la legalità costituzionale e l’ordine nel territorio della Repubblica di Cecenia attraverso la creazione di un regime che non pareva considerarsi ascrivibile allo stato d’emergenza né ad uno stato di guerra. Esso piuttosto doveva considerarsi, 67 Per una sintesi delle opinioni dissenzienti Cfr. Summary of dissenting opinions: Judgment of the Constitutional Court of the Russian Federation on the constitutionality of certain presidential decrees and governmental orders: Summary of the dissenting opinions of six judges of the Constitutional Court of the Russian Federation, in http://www.venice.coe.int/docs/1995/CDL(1995)068add-e.asp?PrintVersion= True&L=E. 68 Ibidem, p. 2. riprendendo i termini utilizzati dalla Corte, come un “intervento federale” 69 che non trovava riscontro nelle norme costituzionali russe. Secondo il giudice, si sarebbe dunque dovuto adottare una legge federale ad hoc, che disciplinasse l’uso delle forze armate sul territorio nazionale, dal momento che non esisteva alcuna base normativa in merito alla gestione delle forze armate impiegate in un conflitto interno al paese. Il giudice Vitruk mosse anche un’altra critica alla sentenza della Corte, evidenziando come i decreti n. 2137, n. 2166 e n. 2169 fossero stati adottati in violazione dei limiti costituzionali previsti ai poteri del Presidente della Federazione 70. Infatti dai decreti erano stati desunti una serie di poteri impliciti del Presidente della Federazione, che ne avevano esteso illegittimamente i poteri rispetto a quelli riconosciutigli dalla Costituzione 71. Il giudice ritenne inoltre che, grazie al decreto n. 2166, il Presidente della Federazione russa, avendo delegato al governoi propri poteri, aveva violato la Costituzione alla luce della separazione dei poteri tra il Presidente della Federazione e il governo.

Infine, i decreti presidenziali, sempre secondo il giudice, si erano posti in contrasto con l’art. 2 della Costituzione, che garantiva la priorità assoluta alla tutela dei diritti dell’uomo e alle sue libertà fondamentali, in accordo con l’art. 18 72. Perdipiù, nessuno dei decreti aveva previsto misure a salvaguardia dei potenziali abusi che le forze armate avrebbero potuto compiere nella Repubblica di Cecenia. Anche il giudice Gadzhiyev e il giudice Ebzeyev, esaminando il decreto n. 2166, dichiararono anch’essi la violazione delle norme costituzionali 73. Essi evidenziarono come il potere concesso dal Presidente della Federazione al governo avesse comportato un mancato rispetto dei principi di separazione dei poteri, dei ruoli e 69 Ibidem. 70 I limiti ai poteri presidenziali sono previsti agli articoli 83 e 90 della Costituzione della Federazione russa. 71 A detta del giudice quindi, ci si pose in contrasto con l’art. 15, par. 1, della Costituzione, che nega la possibilità di interpretare in maniera arbitraria le norme previste in essa. 72 L’art. 18 della Costituzione sancisce che i diritti umani e le libertà dei cittadini sono considerate norme selfexecuting. 73 I giudici denunciarono la violazione degli articoli 1, par. 1, dell’art. 10 e dell’art. 55 della Costituzione. L’art. 1, par. 1 sancisce che « La Federazione Russia – la Russia – è uno Stato di diritto, federativo, democratico con forma di Governo repubblicana »; l’art. 10 della Costituzione dichiara che « Il potere statale nella Federazione Russa si esercita sulla base della divisione tra potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Gli organi dei potere legislativo, esecutivo e giudiziario sono indipendenti »; l’art. 55 prevede che « 1. L’enumerazione nella Costituzione della Federazione Russa dei diritti e delle libertà fondamentali non deve essere interpretata come diniego o come limitazione degli altri diritti di libertà dell'uomo e dei cittadino generalmente riconosciuti. 2. Nella Federazione Russa non devono essere pubblicate leggi che aboliscano o limitino i diritti e le libertà dell'uomo e del cittadino . 3. I diritti e le libertà dell’uomo e del cittadino possono essere limitati dalla Legge federale solo nella misura in cui ciò sia necessario ai fini della difesa dei princìpi del sistema costituzionale, della morale, della salute, dei diritti e degli interessi legittimi di altre persone e per assicurare la difesa del Paese e la sicurezza dello Stato ». delle competenze istituzionali; nonché dei diritti e delle libertà dei cittadini, garantiti dalla Costituzione 74. Infine, particolarmente signicative risultano essere le osservazioni del giudice Zorkin, il quale pur concordando con la Corte sulla necessità di intraprendere una missione militare in Cecenia per poter ristabilire la sicurezza collettiva e l’ordine costituzionale, riteneva che la Corte costituzionale non avesse sottolineato la mancanza di proporzionalità delle misure adottate rispetto agli scopi che esse si prefiggevano, ovvero il ripristino della sicurezza nazionale e dell’integrità territoriale in Cecenia. Non erano state prese in adeguata considerazione, ad avviso del giudice,

non sono stati rilasciati commenti
Questa è solo un'anteprima
3 pagine mostrate su 119 totali
Scarica il documento