Il fascismo, l'Italia tra le due guerre - Appunti di storia, Appunti di Storia. IRAKLI TEROVA
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Il fascismo, l'Italia tra le due guerre - Appunti di storia, Appunti di Storia. IRAKLI TEROVA

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Riassunto e appunti sulla situazione storica dell'Italia tra le due guerre. Zoom sul primo dopoguerra, sulla crisi economica, i nuovi partiti, la politica economica fascista, la politica estera, le leggi fascistissime.
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L’ITALIA TRA LE DUE GUERRE: IL FASCISMO

LA CRISI DEL DOPOGUERRA

Quando è finita la prima guerra mondiale, le nazioni si sono riunite a Versailles, in Francia ( il 18/01/1919)

per la pace e per dividersi i territori.

L’Italia, ha vinto la guerra e secondo il Patto di Londra (un patto tra l’Italia e le altre Nazioni dell’Intesa),

doveva:

- Lasciare la città di Fiume agli austro-ungarici

- Doveva avere la regione della Dalmazia, ma la Iugoslavia (uno stato nuovo, appena formato e che

oggi non esiste più) voleva la Dalmazia perché questa regione era abitata dal popolo Slavo (gli Slavi

sono un popolo che abita in quella parte di Europa, anche in Iugoslavia) e quindi voleva prenderla

per il principio di nazionalità. Per lo stesso motivo (il principio di nazionalità), l’Italia voleva tenere

Fiume, perché era abitata da italiani.

Ci furono molti scontri. Il Governo italiano (con a capo Nitti) era molto debole e non riusciva a ottenere

niente. Si parlava di “vittoria mutilata” per l’Italia perché l’Italia aveva vinto la guerra ma stava avendo in

cambio poco. Succede allora che nel Settembre del 1919 la città di Fiume viene occupata (Gabriele

D’annunzio guida l’occupazione). Il governo Nitti cade e torna a governare Giolitti, che nel 1920 firma con

la Iugoslavia il Trattato di Rapallo:

- Alla Iugoslavia va la Dalmazia

- All’Italia va l’Istria (una regione vicina)

- Fiume diventa uno Stato libero e indipendente.

CRISI ECONOMICA

La guerra ha portato all’Italia grandi perdite:

- Sono morte 615.000 persone e c’erano tantissimi invalidi

- E’ cresciuto molto il debito pubblico

- La moneta italiana, la Lira, è stata svalutata (cresceva l’inflazione).

In particolare la piccola e media borghesia viene colpita dalla crisi economica. Durante la guerra lo Stato

aveva promesso ai contadini nuove terre. I contadini avevano quindi la speranza di avere alla fine della

guerra nuove terre da coltivare, che però non stavano ancora avendo. Anche gli operai non erano contenti,

perché disoccupati (l’industria bellica, cioè quella che creava le armi, non serviva più visto che la guerra era

finita, quindi tutti quelli che ci lavoravano erano ora senza lavoro). Allora ci furono delle lotte sociali

(appoggiate dai socialisti), degli scioperi, che portarono (grazie ai sindacati come CIL, CGL) qualche

risultato:

- Aumentarono gli stipendi dei braccianti agricoli (quelli che lavorano la terra) e degli operai.

- Alcune terre vennero occupate

- La giornata lavorativa diventò di 8 ore (prima era di più)

NUOVI PARTITI

La politica italiana in questo periodo vede nascere due nuovi e importanti partiti politici:

- Nel 1919 Don Luigi Sturzo crea il Partito Popolare Italiano (PPI), un partito cattolico, che diventerà

presto molto popolare. Questo partito seguiva la Chiesa Cattolica e era diverso sia dai socialisti di

sinistra, sia dai liberali di destra. Questo partito era di centro.

- Sempre nel 1919 nasce il movimento dei Fasci di combattimento, fondato da Benito Mussolini. Il

manifesto del partito si chiamava Programma di San Sepolcro (perché la sede dove questo partito

era stato creato era in piazza San Sepolcro a Milano). All’inizio questo era un partito di sinistra

perché teneva molto alle lotte sociali, ai diritti dei lavoratori, anche al voto per le donne (che non

potevano ancora votare), ma a poco a poco Mussolini abbandona queste idee e il movimento

diventa violento: il 15 aprile del 1919 i fasci incendiano la sede del giornale socialista “L’Avanti”.

I Socialisti erano molto forti e amati dalla gente, grazie ai risultati delle lotte sociali. Soprattutto Bologna

era una città molto importante e socialista. Il 21 novembre 1920, quando il nuovo sindaco socialista di

Bologna si era affacciato da Palazzo d’Accursio per salutare il popolo, qualcuno iniziò a sparare con delle

pistole: morirono molte persone. A sparare erano stati i fascisti. Era nato infatti il fascismo agrario: erano

state create delle squadre d’azione che colpivano i socialisti. Le “spedizioni punitive” contro i socialisti

aumentavano, tante volte i socialisti venivano uccisi, umiliati, o costretti a lasciare l’Italia.

Ci furono delle nuove elezioni nel 1921 (il capo del governo italiano era ancora Giolitti): i fascisti erano

candidati e riuscirono ad entrare in Parlamento, anche se il partito socialista era ancora molto forte. Il capo

del governo diventò Bonomi.

Nel 1921 Mussolini cambia il nome del suo Movimento, che diventa Partito Nazionale Fascista (PNF). In

questo partito c’erano molte personalità forti che Mussolini riuscì a controllare, diventando il leader (il

capo) del partito.

Bonomi era debole, e il governo andò nelle mani di Luigi Facta, ma pure lui era debole. Mussolini allora ne

approfitta per cambiare il programma del suo partito:

- Passa dal sostenere la Repubblica a sostenere la monarchia

- Passa dal sostenere Don Sturzo ad attaccarlo

Mussolini capisce che è arrivato il suo momento e il 24 ottobre 1922, seguito da migliaia di camicie nere (la

divisa dei fascisti) marcia su Roma per andare al potere con forza. Il Re Vittorio Emanuele decide di dare a

Mussolini l’incarico di formare un nuovo governo (30 ottobre 1922).

Tra il 1922 e il 1924 abbiamo la fase legalitaria del fascismo, nel senso che Mussolini governava seguendo

le regole del Parlamento e del Re. Mussolini toglie il potere ai socialisti in tutte le città, limita la libertà

sindacale e cerca di fare riprendere l’economia. Tutti chiedevano però a Mussolini di smetterla con la

violenza e di sciogliere le squadre fasciste. Mussolini invece crea la Milizia Volontaria per la Sicurezza

Nazionale, in pratica un esercito di fascisti violenti “legalizzato”. In questi anni comunque Mussolini è

ancora “moderato”, voleva che le cose tornassero in ordine, voleva la pace sociale anche se usava la

violenza contro chi gli andava contro. In questi anni il governo Mussolini:

- Riforma la scuola

- Riforma il sistema elettorale

Mussolini vince le elezioni del 1924 con grande successo. Matteotti, segretario del Partito Socialista,

denuncia la violenza dei fascisti con un discorso in Parlamento e dice anche che le elezioni del 1924

sono state truccate (vinte dai fascisti con l’inganno, con l’imbroglio). Viene allora imprigionato e ucciso.

Mussolini ha negato che era colpa sua, ma inizia a perdere la fiducia del popolo. I suoi nemici politici

(l’opposizione antifascista) ritornarono il Parlamento e venne tolta la Milizia Volontaria di Mussolini

(secessione dell’Aventino). L’opposizione antifascista sperava che il Re togliesse la fiducia a Mussolini,

ma non lo fece. La morte di Matteotti segna la fine della democrazia e l’inizio della dittatura.

Il 3 gennaio 1925 Mussolini riprende il potere con la forza e si dichiara dittatore in Camera, diventando

Duce”, cioè capo assoluto (il suo modello era l’imperatore romano). Inizia la dittatura fascista.

Mussolini fa le “Leggi fascistissime”:

- Il Partito fascista diventa il partito unico: l’unico partito riconosciuto dal governo. Tutti gli altri

partiti sono sciolti.

- Il capo del governo (Mussolini) ha anche il potere legislativo.

- Nei Comuni non si votava più il sindaco ma c’era il podestà, nominato direttamente dal governo.

- Tutti i giornali antifascisti sono chiusi.

- Non c’era più libertà di stampa.

- Viene creata la polizia segreta (OVRA) che arrestava tutti gli antifascisti.

- Il Tribunale Speciale per la difesa dello Stato fece uccidere migliaia di antifascisti.

Il cuore del Partito Fascista era il Gran Consiglio del fascismo. Nel 1928 si passa dallo Stato Liberale allo

Stato Totalitario e ci fu una nuova legge elettorale: adesso la dittatura era totale e completa. Il popolo

non poteva scegliere più i candidati alle elezioni.

Il fascismo cercò il consenso (il favore del popolo, l’approvazione da parte del popolo) degli italiani in

molti modi:

- Furono create delle organizzazioni come l’opera nazionale dopolavoro che impegnava gli italiani di

tutte le età nello sport e in altre attività.

- Le organizzazioni più importanti furono: I Fasci giovanili, i Gruppi Universitari Fascisti e l’Opera

Nazionale Balilla che educavano i ragazzi al fascismo e al culto di Mussolini (come se fosse un dio).

Il fascismo controllava tutti i mezzi di comunicazione grazie alla censura: i direttori di giornali che non

piacevano a Mussolini venivano cacciati, i giornali chiusi, ecc. I discorsi di Mussolini venivano trasmessi

da tutte le radio e nei locali pubblici (non c’era ancora la TV) e anche al cinema (L’Istituto Luce era una

casa di produzione cinematografica fascista). Il Ministero della cultura popolare (creato nel 1937)

controllava tutta la cultura italiana.

Il rapporto con la Chiesa, da sempre difficile per lo stato italiano, ora stava cambiando: Mussolini

pensò di fare delle trattative con la chiesa cattolica (il papa era PIO XI ): i patti lateranensi del 1929, che

dicevano:

- La Chiesa riconosceva lo stato italiano e aveva come suo territorio solo la Città del Vaticano.

- Quindi lo Stato pontificio non esisteva più, ma l’Italia si impegna a pagare (dando dei soldi al

Vaticano) per questa perdita.

- La religione cattolica diventa religione di Stato e si insegna nelle scuole.

- La Chiesa ha il potere di scegliere i propri Vescovi, che però devono andare bene anche al Regime

Fascista (concordato).

L’economia

All’inizio, Mussolini seguiva una politica economica liberista e libertaria (si favoriva la proprietà privata,

l’Italia riusciva ad approfittare del buon momento economico internazionale).

Poi però cambia idea e inizia una politica economica protezionistica, con forti interventi dello Stato

nell’economia, come ad esempio:

- Il “dazio sui cereali”: si pagava una tassa sui cereali (grano, ecc) e si cercava di produrre più grano,

in modo che l’Italia diventasse autonoma (non c’era più bisogno di importare il grano da altri Stati)

AUTARCHIA (autosufficienza nella produzione). Per raggiungere questo scopo ci fu anche una

campagna per recuperare delle terre abbandonate o paludose (non coltivabili) in modo da

coltivarle.

- Rivalutazione della Lira

L’Italia però è un paese povero di materie prime e l’autarchia non era una strada completamente

giusta. La coltivazione di grano migliorò, ma altri settori importanti come l’allevamento si indebolirono.

Per quanto riguarda il rapporto tra operai e imprenditori, Mussolini sosteneva il corporativismo , cioè i

datori di lavoro e gli operai dovevano collaborare per il bene dell’Italia. Ma questo alla fine andò a

vantaggio solo degli imprenditori, che riuscivano a tenere basso il costo del lavoro (Carta del Lavoro

1927).

Lo Stato diventa “imprenditore”: quando il mondo subisce la crisi economica del 1929, Mussolini crea

l’Istituto Mobiliare Italiano (che sosteneva le industrie in difficoltà) e l’Istituto per la Ricostruzione

Industriale. Decine di imprese furono salvate grazie a questi aiuti pubblici.

Mussolini e il suo partito avevano uno spirito Nazionalista, che cercava di rendere l’Italia una potenza

forte. Nel 1934 il Duce decide di conquistare un nuovo territorio: l’Etiopia (in Africa). L’esercito italiano

invade l’Etiopia il 3 ottobre del 1935, senza nemmeno una dichiarazione di guerra. La capitale Addis

Abeba viene conquistata presto. La Società delle Nazioni (Francia, Gran Bretagna, ecc) condannò l’Italia

per questa iniziativa e fece in modo che la vendita da parte di altri stati all’Italia di beni per la guerra

fosse vietata. Mussolini disse che questo era un tentativo di impedire ancora una volta all’Italia di

diventare grande e chiese agli italiani di donare il loro oro (fedi nuziali, anelli, bracciali, …) “alla Patria”

per finanziare questa operazione. Mussolini aveva sempre più consenso popolare.

Il 9 maggio 1936 Mussolini annuncia la nascita dell’Impero dell’Africa Orientale Italiana e offre al Re

Vittorio Emanuele la corona di imperatore d’Etiopia. Ma l’Etiopia era un paese povero, non ha dato

molti vantaggi economici. La Società delle Nazioni però alla fine ritirò le accuse perché non avevano

voglia di iniziare una nuova guerra contro l’Italia per difendere il popolo etiope (dell’Etiopia).

La Germania di Hitler ha appoggiato questa conquista italiana, offrendo armi e materie prime all’Italia.

Questo ha spinto Mussolini ad allearsi con la Germania creando un patto di amicizia (L’Asse Roma-

Berlino). Così Mussolini diventò alleato di Hitler, e iniziò a portare in Italia alcune delle idee di Hitler,

come le leggi razziali contro gli ebrei. Queste leggi vietavano i matrimoni misti tra ebrei e non ebrei, gli

ebrei non potevano frequentare la suola pubblica, non potevano fare il militare e nemmeno fare alcuni

lavori. Queste leggi però, non furono accolte bene da tutti gli italiani: Mussolini iniziò a perdere

consenso.

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