Il gruppo, Esami di Sociologia Delle Comunità. Università Ca' Foscari di Venezia
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elly9728 settembre 2013

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Il gruppo, Esami di Sociologia Delle Comunità. Università Ca' Foscari di Venezia

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Sintesi delle lezioni sul testo, Il gruppo. Modelli teorici di riferimento per la pratica del lavoro sociale.
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Il gruppo

IL GRUPPO

Introduzione Il lavoro sociale si caratterizza per l'utilizzo di tre metodi di intervento: il case- work = lavoro individuale il group- work = lavoro di gruppo il community- work = lavoro di comunità Le origini del lavoro di gruppo sono rintracciabili agli inizi degli anni '20 negli Stati Uniti, ma in Italia questo tipo di intervento prende consistenza intorno agli anni '50, grazie a Dorotea Sullivan, inviata dall'ONU per proporre e sperimentare progetti di assistenza nelle scuole. Il lavoro di gruppo per molto tempo è stato considerato un metodo utile solo in situazioni molto particolari e in settori che rispondevano prevalentemente a bisogni collettivi. Oggi gli operatori sociali identificano il “gruppo” come uno strumento importante di aiuto e sostegno sia per l'individuo che per la collettività. Questa consapevolezza permette di organizzare un processi di lavoro individuale e di gruppo che guidi il suo agire professionale prevedendo: la definizione in un chiaro obiettivo; l'applicazione di un metodo di lavoro coerente ai principi professionali, l'uso di un modello teorico di riferimento, che lo aiuti a costruire un mappa dell'intervento adeguata al bisogno del cliente, per aiutarlo a uscire da una situazione di crisi e a renderlo partecipe e attivo alla sua storia.

Modelli teorici di riferimento per la pratica del lavoro sociale: il servizio sociale ha assunto valore di professione grazie alle Teorie psico – dinamiche, orientate ad approfondire i meccanismi interni dell’individuo e all’influenza dei processi inconsci sul comportamento umano; Teorie ecologiche – sistemiche, il cui principio fondante si basa sulla complessità e sull’influenzamento delle relazioni interpersonali nel comportamento umano.

I modelli riferiti alle teorie psico- dinamiche sono: - la scuola diagnostica, orientata dal casework e dotata di uno schema di riferimento “medico”, che sviluppa le fasi di analisi/diagnosi/trattamento; - il modello funzionale , nel quale l’assistente sociale è un funzionario che lavora non solo considerando il rapporto con l’utente, ma anche la dimensione gestionale del suo lavoro ed è impegnato ad esprimere una funzione di aiuto; - il modello problem solving,( Perlman) in cui si privilegia il recupero di tutte le capacità del soggetto necessarie per affrontare e risolvere i problemi; - il modello psico – sociale,( Hollis) in cui si valorizza il rapporto dell’individuo con il gruppo sociale a cui appartiene, nel contesto dell’ambiente in cui vive; - il modello centrato sul compito,(Reid) nel quale diventa indispensabile la collaborazione con l’utente, con il quale vengono concordate e contrattate le azioni per cambiare i comportamenti disfunzionali.

I modelli riferito alle teorie ecologico – sistemiche sono: - il modello unitario ( Goldstein), che pone attenzione all’individuo in interazione con altri soggetti appartenenti ad un preciso contesto sociale e che devono essere coinvolti nel processo di aiuto; - il modello esistenziale ( Germain), che pone attenzione all’interdipendenza presente tra soggetto e ambiente, sottolineando che il trattamento di una situazione problematica deve attivare sia i soggetti interessati sia l’ambiente di riferimento; - il modello integrato ( Pincus, Minahan) che identifica quattro sistemi-base che devono essere coinvolti e tenuti in considerazione dall’assistente sociale nel processo di cambiamento ( sistema agente di cambiamento- sistema bersaglio- sistema di azione –sistema di aiuto); - il modello sistemico- relazionale, che riconosce l’individuo come “sistema aperto”, amplifica

l’interesse verso le interrelazioni e i processi comunicativi e sottolinea l’importanza del contesto di appartenenza nello sviluppo della condizione di disagio.

Tra le scuole di gruppo: T- group ( gruppi di addestramento) = modalità di lavorare in gruppo, che prende spunto dalle teorie di Lewin e si distingue in due filoni:

psico- sociale, in cui il gruppo svolge funzioni di cambiamento sia individuale che collettivo; clinico, che riconosce il gruppo come luogo privilegiato, in cui i messaggi inviati ai singoli partecipanti facilitano lo studio della relazione terapeuta/ clienti.

Esistono due livelli di lavoro con i gruppi: - livello di terapia : mira a cambiare i comportamenti che generano sofferenza in persone che

chiedono aiuto ad uno specialista per essere alleviate da disagi, difficoltà nei rapporti interpersonali in genere;

- livello di addestramento : mira a fare apprendere in maniera partecipativa, attraverso l’esperienza.

Il lavoro di gruppo non può connotarsi come terapia, ma si caratterizza prevalentemente come addestramento.

Si parla di: lavoro con i gruppi, in cui si mantiene una equa distanza emotiva tra conduttore e partecipante; lavoro in gruppo, che prevede un maggior coinvolgimento nei partecipanti e nel conduttore; lavoro di gruppo, in cui si realizza un obiettivo esterno al gruppo e coinvolge operativamente tutti i partecipanti.

Cap .1

Il welfare state, che per molti anni ha dato risposte ad ogni tipo di bisogno dell’uomo, è entrato in crisi: l’uomo come soggetto di diritti si trova a vivere condizioni di disparità. L’aumento delle disuguaglianze, dell’emarginazione e dell’esclusione sociale, in presenza di una grave crisi economica e finanziaria,ha obbligato il servizio pubblico a riconoscere una pari opportunità per tutti i cittadini, nel rispetto delle differenze e all’interno di una dimensione comunitaria, in quanto l’uomo è un soggetto che vive in interazione con altri,capace di costruire sistemi formali ( regole, ruoli, funzioni) e sistemi informali (rapporti e legami affettivi e emotivi) di relazioni. I fattori di crisi che hanno messo in discussione il welfare state sono di ordine politico = disuguaglianze, ingiustizie, crisi finanziaria; sociale = presenza di vecchie e nuove povertà, forte immigrazione, mutamenti demografici; psicologico = chiusura delle persone nelle proprie mura domestiche, individualismo accentuato e scarso impegno. Un welfare innovativo e capace di trasformare la società attuale deve: definire un sistema di protezione sociale attivo e rendere il sistema fiscale equo; recuperare e valorizzare le risorse del territorio; individuare le fasce sociali da sostenere; riscoprire la soggettività della persona che porta i bisogni, accogliendola nella sua globalità e originalità, offrire un contesto relazionale in cui le prestazioni sono diversificate e promuovere la partecipazione , che è quel processo che muove e coinvolge le persone ad assumersi direttamente la responsabilità nell’ambito della prevenzione del disagio psico-fisico e della promozione della salute, intesa come benessere globale della persona: la dimensione del lavoro di gruppo può facilitare e promuovere la partecipazione di tutti.

Lo scenario istituzionale che si sta delineando (esistono tre sfere da cui è possibile ottenere risorse: mercato, stato e società civile) prevede il coinvolgimento di tutte le forze civili organizzate e volontarie, impegnate sia ad offrire servizi sempre più diversificati sia a partecipare attivamente alle scelte e alle decisioni effettuate nell’ambito delle politiche sociali. Tali scelte e decisioni sono orientate a superare l’assistenzialismo passivo e a promuovere relazioni di aiuto, in cui le persone partecipano e agiscono consapevolmente, in condizione di interdipendenza e autonomia.

Ruolo del servizio sociale: 1. prevenzione del disagio e promozione del cambiamento e del benessere dell’individuo: nel linguaggio comune parlare di prevenzione significa fare riferimento all’approccio medico e cioè attivare interventi/ azioni per anticipare (pre-venire) e ridurre l’insorgenza e la diffusione di patologie nella comunità. La prevenzione ( nel suo significato etimologico pre-venio: “arrivo prima”) può essere: - primaria, rivolta a tutti i membri della comunità e promuove interventi atti a migliorare la qualità della vita in senso economico, affettivo, culturale,materiale..; - secondaria, attua interventi rivolti a soggetti o gruppi che presentano disagi sul piano sociale; - terziaria è l’insieme di tutte quelle azioni/ interventi finalizzati a curare i danni prodotti da una situazione disfunzionale ed è caratterizzata da interventi di “riabilitazione sociale” (es. nei casi di alcolismo, tossicodipendenza,…)

2. coinvolgimento e partecipazione alla progettazione sociale: la promozione perché sia efficace, deve svilupparsi attraverso i processi di coinvolgimento e partecipazione della comunità. Nel coinvolgimento i soggetti partecipano ad un progetto pensato, deciso da qualcun altro, che ne ha valutato obiettivi e contenuti Coinvolgere significa far entrare, far aderire in qualcosa già predeterminato La partecipazione è quel processo in cui i soggetti definiscono obiettivi, azioni, e metodi che intendono promuovere, costruendo contemporaneamente relazioni di collaborazione. Partecipare significa non solo fare, ma anche pensare insieme cosa fare. Coinvolgimento non è partecipazione.

3. progettazione dell’organizzazione dei servizi: perché ci sia coinvolgimento e partecipazione occorre che siano definiti interventi orientati a favorire un cambiamento sociale della struttura e dei rapporti all’interno della comunità. Compito degli operatori sociali è di soddisfare la richiesta sempre più pressante, oggi, è di rendere più qualitativi i servizi rivolti alla persona, in modo da offrire risposte al bisogno di garanzia e tutela del benessere per le persone.

4. rafforzare le capacità di scelta dell’utente ( empowerment): L’empowerment è un processo individuale e organizzativo attraverso il quale le persone rafforzano la propria capacità di scelta e autodeterminazione, sviluppando il sentimento del proprio valore e del controllo sulla situazione, la propria autostima, riducendo i sentimenti di ansia, impotenza e sfiducia. E’, quindi, necessario prevedere attività sociali che rendano la comunità competente e capace di riconoscere i propri bisogni e di mobilitarsi per ricercare e impiegare le risorse adeguate per soddisfarli. In questa prospettiva l’operatore deve diventare un “facilitatore” che accompagna e supporta i soggetti, attraverso l’uso di metodi di lavoro integrati e di strategie e tecniche d’intervento atti a favorire processi di cambiamento e sviluppo organizzativo e individuale.

5. rinnovare la relazione con l’utente: nella progettazione degli interventi di servizio sociale è prassi riconoscere l’unicità e l’originalità delle persone che chiedono aiuto e che necessitano di essere accolte in modo globale e personalizzato. Gli aspetti relazionali vanno recuperati e garantiti con particolare attenzione, in quanto non possono essere gestiti in modo standardizzato e pertanto impegnano l’operatore a costruire interazioni diverse

da persona a persona

( codice deontologico: titolo III comma 1 – codice deontologico in Italia art. 39- 40 ). La costruzione del processo di aiuto, che prevede un rapporto diretto e indiretto con l’utenza, ha valore e promuove cambiamento solo riconosce all’utente una personale competenza nella soluzione del problema che lo riguarda, rendendolo partecipe e protagonista nel processo di aiuto. L’assistente sociale, attraverso una adeguata lettura della situazione e attraverso ipotesi di intervento condivise con la persona, offre percorsi di aiuto possibili in cui il soggetto, destinatario dell’intervento, sia attivamente coinvolto. La richiesta di aiuto rivolta ad una persona competente crea un clima di fiducia tra operatore e cliente e una reale condizione di supposto che include nel progetto il soggetto portatore del bisogno e, quindi, lo motiva nella risoluzione del problema. Infatti il colloquio e il lavoro di gruppo, strumenti base del processo di aiuto, permettono la costruzione di un legame professionale con l’altro, che può sviluppare un positivo influenzamento reciproco e promuovere iniziative di cambiamento.

Cap. 2 Organizzazioni socio –sanitarie Aziende Usl: conil D.Lgs 502/ 1992, che ha trasformato gli ospedali in “aziende ospedaliere” , le Usl diventano aziende con personalità giuridica pubblica, gestite con criteri manageriali e di responsabilità diretta dei dirigenti. I comuni: hanno ripreso le funzioni delegate alle Usl e, quindi, le competenze, la gestione e il coordinamento di tutta l’area dei servizi sociali. I comportamenti professionali che devono orientare l’attività dell’assistente sociale nell’ente locali sono: attività di prevenzione delle cause e del disagio sociale; attività di assistenza e sostegno al singolo e al nucleo familiare, interventi in sostituzione del nucleo familiare Cooperative: istituti con i quali più persone, attraverso la gestione in comune di una serie di attività, si associano per creare occasioni di lavoro o produrre beni di consumo o per realizzare servizi a condizione più vantaggiose di quelle offerte dal mercato. Sono imprese progettate e gestite dai lavoratori e sono basate sui principi della “cooperazione”,secondi i quali il potere decisionale è attribuito ai soci.

Rapporto individuo- ruolo nelle organizzazioni sociali Ruolo = insieme delle norme e delle aspettative che convergono su un individuo in quanto occupa una determinata posizione in un sistema sociale. Gli operatori sono soggetti che si esprimono nel ruolo professionale attraverso atteggiamenti, attitudini, competenze e modi di presentarsi. Atteggiamento = naturale predisposizione del soggetto ad apprendere modi costanti di reazione verso determinati oggetti, che si basano sulla percezione soggettiva di quell’oggetto. Attitudine = disposizione naturale presente nel soggetto e che mostra varie caratteristiche psico- fisiche che lo rendono capace di svolgere determinati compiti.( saper essere ) Competenze = abilità di un soggetto a compiere determinate azioni e di essere adeguatamente preparato e culturalmente formato ad esercitare l’attività cui è preposto. ( saper fare ) Le competenze sono risorse che influenzano i differenti contesti relazionali, favoriscono la lettura e l’interpretazione della realtà sociale,orientano la progettazione di interventi e di programmazione, organizzazione e gestione dei servizi, per costruire reti sociali plurali e solidali. Il modo in cui ci si presenta implica tutte le caratteristiche analogiche dell’operatore che i clienti possono osservare nel momento dell’impatto relazionale.

Il ruolo è definito dal rapporto tra la qualifica e la professionalità: qualifica = raggiungimento di uno standard di conoscenze, abilità e competenze relativamente al mestiere svolto; professionalità = insieme di principi,conoscenze, metodi e tecniche in grado di prevenire e risolvere

una situazione di bisogno

Responsabilità gerarchica, che prevede per l’operatore l’assunzione degli obiettivi generali dell’organizzazione e degli obiettivi specifici del ruolo svolto. Responsabilità funzionale che implica negli operatori la capacità di assumere gli obiettivi della propria organizzazione e di svilupparli riconoscendo importanti le modalità soggettive di azioni professionali.

Le componenti che qualificano la funzione operativa sono tre: componente prescrittiva, che stabilisce norme, regole, istruzioni importanti per dettagliare la modalità adeguata a svolgere quella attività; componente discrezionale, che responsabilizza e legittima l’operatore a prendere decisioni ed esprimere autonomia nella scelta. Tale componente coinvolge il mondo interiore del soggetto che deve imparare a gestire ansie, paure, difese; componente innovativa, che riconosce ai soggetti l’autonomia nel promuovere, progettare e definire programmi di lavoro in cui far emergere le proprie idee e la propria creatività. L’uso del gruppo come strumento di lavoro nell’ambito del servizio sociale può collocarsi nella componente discrezionale e innovativa.

Cap. 3

LAVORARE “ DI GRUPPO “ NEL SETTORE SOCIO- ASSISTENZIALE

Già Aristotele affermò che l’uomo è un animale politico, quindi, perché un uomo conduca una vita completa, è essenziale l’esistenza del gruppo. Il gruppo è un insieme di persone che interagiscono tra loro influenzandosi reciprocamente e che condividono interessi, scopi, caratteristiche e norme comportamentali. Il coinvolgimento iniziale che caratterizza l’avvio di un gruppo è premessa alla partecipazione, fase in cui i soggetti si sentono attori protagonisti del cambiamento. E’ il confronto tra persone che vivono lo stesso problema che sviluppa interazione e condivisione dell’obiettivo favorendo la costruzione di rapporti stabili. Gli elementi più importanti da considerare nell’attivazione di un gruppo sono: la tipologia di utenti e il numero di partecipanti la conoscenza dei percorsi cognitivi delle persone coinvolte, delle loro idee e credenze i bisogni, le esigenze, i desideri e la motivazione al cambiamento la definizione della priorità e dei processi decisionali

Caratteristiche del gruppo Per parlare di gruppo occorre considerare un minimo di tre persone, in quanto le relazioni diventano più complesse, i feedback sono diretti e indiretti e offrono più stimoli per lo sviluppo e la crescita individuale. Nel Servizio sociale l’obiettivo che guida un incontro di gruppo coincide spesso con la necessità di approfondire e conoscere meglio le situazioni di disagio portate dagli utenti, oppure favorisce lo sviluppo di un dialogo o di una collaborazione tra persone che si sono organizzate per lavorare su problematiche specifiche ( es: gruppi che organizzano iniziative nel quartiere di appartenenza..). L’assistente sociale agisce l’intervento di gruppo prevalentemente su due livelli: familiare, costituito dal nucleo coniugale/ familiare nel suo complesso e del gruppo ristretto di appartenenza; è definito gruppo primario, in quanto sviluppa relazioni intime, tiene insieme persone che intendono condividere un progetto di vita ( coppia coniugale e coppia genitoriale); misto, gruppo che si crea per affrontare problemi specifici, per facilitare la soddisfazione di bisogni comuni di formazione e conoscenza, per perseguire obiettivi comuni di contenuto; è definito gruppo

secondario, in quanto si riferisce a un gruppo organizzato intorno ad uno scopo esterno, per far fronte a un compito o alla gestione di un servizio.

La dinamica di gruppo Il termine dinamica è stato ripreso dalla fisica di Lewis per definire l’evolversi delle relazioni all’interno di un gruppo, che ne influenzano lo sviluppo e la condotta. E’, quindi, l’interazione degli individui all’interno di un gruppo,cioè il modo in cui gli individui che compongono un gruppo comunicano e si comportano tra loro. Cattel parla di “sintalità”, cioè quel fenomeno che avviene nel gruppo e che rappresenta la capacità di integrare l’esperienza soggettiva con quella di altre persone, creando un clima e un’armonia favorevoli per creare le premesse per il cambiamento.

Gli elementi che caratterizzano la dinamica del gruppo sono: la coesione, cioè il fenomeno che definisce il livello di solidarietà tra i membri del gruppo; il conformismo: l’atteggiamento che orienta i membri a condividere le regole comportamentali; il cambiamento e le resistenze al cambiamento, atteggiamenti fisiologici e naturali sempre presenti in ogni persona. Infatti costruire relazioni, conoscere situazioni diverse, apprendere nuovi modi di comportamento,sostenere rapporti interpersonali, sociali, porta le persone a cambiare comportamenti e pensieri. Il cambiamento interviene su due forze che agiscono tra loro: la tendenza al non cambiamento e la spinta evolutiva che tende a modificare il sistema vivente; l’interazione tra i membri del gruppo,fondata sulla reciprocità del rapporto tra l’individuo e il gruppo; la distribuzione dei ruoli: il gruppo, per funzionare bene, deve riconoscere e valorizzare al proprio interno le differenze portate dai soggetti, considerandole non come ostacoli, ma come risorse per la crescita e l’evoluzione del gruppo stesso; la leadership, atteggiamento di guida, sottolinea la capacità del singolo di influenzare il comportamento degli altri e del gruppo nel suo complesso, costituisce un “ essere con”, che significa integrazione tra individuo, gruppo e ambiente. Esiste una leadership gerarchica, rappresentata dal più anziano del gruppo; una leadership socio-emotiva, rivestita dalle persone che hanno più capacità espressive, che sanno maggiormente coinvolgere gli altri; una leadership tecnica, riconosciuta alle persone che hanno più competenze o esperienze sul tema che si sta trattando; l’affettività e i legami collettivi,che si esprimono attraverso bisogni, sentimenti, conflitti,emozioni che impegnano e coinvolgono anche l’operatore sociale, che ha il compito di gestire le dinamiche relazionali presenti nel gruppo e anche lo sviluppo della dimensione del potere all’interno del gruppo. (occorre distinguere tra autorità e potere: l’autorità è potere istituzionalizzato; il potere sta alla base dei rapporti interpersonali e della loro possibilità di produrre o impedire cambiamenti).

Si possono distinguere due livelli di lettura del gruppo, definiti assunti di base( Bion): uno oggettivo, legato alla razionalità, alla realtà, orientato al compito,cioè il gruppo di lavoro, l’altro legato alla sfera dell’emotività, orientato alla soddisfazione dei membri, cioè il gruppo di base. In ogni gruppo le due componenti, razionale e emotiva sono sempre presenti: nei gruppi autocentrati, gruppi costituiti per offrire alle persone la possibilità di confrontare vissuti legati a problematiche di vita, prevale la componente emotiva; nei gruppi eterocentrati, costituiti intorno ad un tema, i cosiddetti gruppi di compito, prevale la dimensione razionale, di lavoro. Una buona dinamica di gruppo è il risultato dell’interazione delle componenti razionali ( condivisione di un obiettivo – presenza di ruoli e regole formali – creazione di ipotesi cambiamento per l’ambiente ) e delle componenti emotive (presenza di aspettative, bisogni, desideri soggettivi-

presenza di relazioni significative – la possibilità di “cambiare” le persone in sé..)

Lavorare di gruppo nel sociale Il lavoro di gruppo è una proposta che si inserisce nelle ipotesi di intervento per promuovere il cambiamento o, semplicemente, per fornire informazioni e nuovi saperi. Mediante interventi simbolici rappresentati dei vissuti, il conduttore tenta di far osservare le relazioni che legano gli individui nel gruppo, di rendere i partecipanti consapevoli del significato dei propri comportamenti e di indurre i soggetti ad attivarsi personalmente nella direzione del cambiamento. Anche l’operatore, quando è nel gruppo, mette in gioco la propria soggettività. L’intervento dell’operatore, nel lavoro di gruppo, deve essere: intenzionale, consapevole, metodologicamente corretto, indirizzato a sviluppare tra i partecipanti una cultura in cui la leadership è diffusa in tutti.

Per un buon esito del lavoro di gruppo sono determinanti: la sua composizione la chiarezza degli obiettivi la scelta delle modalità e attività da adottare flessibilità nella gestione Gli elementi che caratterizzano le fasi operative del lavoro di gruppo sono: la mission, cioè la filosofia che guida il progetto; gli obiettivi, cioè gli aspetti specifici che dettagliano il focus dell’intervento e che devono essere chiari e coerenti con il piano di realtà; le attività, cioè l’insieme di azioni scelte per raggiungere un determinato obiettivo; l’analisi dei vincoli e delle risorse necessarie per organizzare il gruppo e realizzare il progetto; il progetto la verifica dei risultati, azione di controllo che permette di seguire in gruppo in ogni sua fase evolutiva.

Il piccolo gruppo è la dimensione più usata dagli operatori sociali ed è costituito da 8 a 15 persone;può essere: eterogeneo per esperienza omogeneo per problematiche eterogeneo/ omogeneo per residenza territoriale, livello culturale, stato sociale, condizione economica..

Le tipologie di gruppo del lavoro sociale

1) Classificazione legata all’obiettivo: gruppi di informazione: gruppi che nascono per offrire o ricevere notizie, conoscenze su un argomento preciso; in genere si sviluppano in 1-2 incontri di breve durata e possono avere la dimensione del grande gruppo ( dai 30 membri in su );sono eterocentrati; gruppi di osservazione: gruppi soprattutto autocentrati nei quali in ruolo del conduttore è di osservare, senza intervenire direttamente, per capire la realtà vissuta dei partecipanti;( es:gruppi scolastici); gruppi di valutazione: gruppi autocentrati che insieme al conduttore valutano le proprie competenze e abilità o confrontano le iniziative proposte dai servizi, richiedono mediamente 5-6 incontri; gruppi di sostegno/ aiuto per il cambiamento: gruppi prevalentemente autocentrati in cui i soggetti riconoscono il gruppo come luogo ideale in cui il confronto e la discussione collettiva li aiuta non solo individualmente, ma anche collettivamente; gruppi di discussione: gruppi che promuovono scambi e confronto tra i partecipanti su argomenti

e esperienze; si tratta di piccoli gruppi e possono essere previsti dai 2 ai 10 incontri in relazione al tema da approfondire e del risultato che si vuole ottenere, gruppi di decisione: gruppi ristretti che devono produrre risultati e che richiedono una buona capacità di negoziazione tra i componenti; il numero deve essere limitato per rendere più efficace le decisioni; gruppi di orientamento: gruppi nel quale è importante il ruolo del conduttore, che deve ascoltare le aspettative e le motivazioni dei partecipanti per far emergere le loro capacità, abilità, attitudine, al fine di operare delle scelte personali vicine alla loro condizione personale,familiare e sociale; sono necessari 5-6 incontri di piccolo gruppo; gruppi di counseling ( consulenza, confronto): gruppi che cercano un confronto su problemi di interesse personale e diretto dei partecipanti; prevedono dai 5 ai 10 incontri, ripetibili in funzione di bisogni dei partecipanti; gruppi di ricerca:gruppi attivati per conoscere, studiare, interpretare situazioni e problemi legati allo sviluppo del territorio; sono piccoli gruppi che lavorano insieme per un tempo medio- lungo; gruppi di educazione al benessere: gruppi auto/eterocentrati in cui si sviluppa l’area della creatività della cultura, degli spazi ricreativi e di gioco; gruppi di prevenzione:gruppi auto/ etero centrati che, attraverso idonei interventi, cercano il recupero delle potenzialità nei soggetti e individuano ipotesi di progettazione e programmazione dei servizi di rilevanza sociale. Nei gruppi di osservazione, valutazione e orientamento l’operatore ha una funzione esterna al gruppo; nei gruppi di sostegno/aiuto, di discussione, di decisione, di counseling, di ricerca, di educazione al benessere e di prevenzione, l’operatore ha funzione interna, di guida e coordinamento.

2) Classificazione legata all’obiettivo specifico: gruppi centrati su argomenti di interesse generale, ai quali possono partecipare anche persone che non vivono direttamente il problema oggetto del lavoro di gruppo; gruppi centrati su argomenti di interesse diretto dei partecipanti, al quale partecipano le persone che condividono in prima persona i temi in discussione.

3) Classificazione legata ai destinatari del lavoro di gruppo: gruppi di utenti, individui, gruppi, coppie, famiglie, gruppi sociali con la stessa appartenenza; gruppi di cittadini, gruppi di volontari gruppi di operatori dello stesso servizio o in rete tra servizi diversi.

Le diverse tipologie di gruppo sopra elencati possono operare a livello istruttivo, indirizzato a fornire occasioni di apprendimento più indiretto e meno centrato sul sé ( es. gruppo di lettura…); livello pedagogico, in cui l’apprendimento passa attraverso un rapporto più diretto del tipo insegnante-allievo, centrato su un’esperienza personale non profonda, più comportamentale; livello sociologico, previsto nei gruppi in cui è necessario modificare regole, ruoli che rappresentano un ostacolo al buon funzionamento del gruppo stesso ( es: gruppi classe,gruppi insegnanti, gruppi dei volontari); livello psicologico, presente in ogni gruppo, ma è prevalente in quei gruppi che prevedono un cambiamento legato alla persona e al suo comportamento.

Esistono tipi di gruppo che oggi si incontrano più frequentemente nel lavoro sociale enei quali l’assistente sociale lavora prevalentemente come conduttore: riunione gruppo di formazione gruppo di auto- aiuto gruppo nell’ambito della comunità

Occorre distinguere tra incontro di gruppo e riunione: l’incontro di gruppo ha come obiettivo l’approfondimento di temi che mettono l’operatore in grado di decidere quali interventi favoriscono e sollecitano processi di cambiamento: si tratta di azioni di tipo “terapeutico” La riunione è un incontro tra più persone che condividono un unico scopo, è uno strumento di reciproco influenzamento, è la sede in cui di prendono decisioni, si assumono nuove informazioni, si esercita leadership e potere, si analizzano ipotesi sul funzionamento di situazioni sociali, professionali e familiari e si sviluppano anche ipotesi di soluzione ai problemi. Nella riunione si motivano i partecipanti a “ prendersi cura” dell’obiettivo stabilito, attraverso un maggiore coinvolgimento e una maggiore partecipazione. Queste informazioni guidano l’operatore nel decidere e organizzare la riunione su basi motivazionali e per definire chiaramente le strategie di conduzione. Le riunioni possono, inoltre, essere utilizzate come supporto a progetti generali: per es: per organizzare un convegno, per gestire incontri con i ragazzi delle scuole superiori del quartiere, per sensibilizzare i familiari a una determinata problematica…. Nell’ambito della riunione il gruppo svolge tre funzioni ( Bion): funzione di produzione, orientata a raccogliere e fornire informazioni per risolvere problemi, funzione di facilitazione, finalizzata a discutere insieme il raggiungimento del risultato attraverso lo studio e ricerca di metodologie operative adeguate, funzione di chiarimento, necessaria a comprendere la dinamica relazionale presente nel gruppo. Dal punto di vista del metodo , la realizzazione della riunione prevede: un “prima”, il momento di studio e preparazione della riunione; un “durante”, il momento vero e proprio dell’incontro; un “dopo”, fase del ripensamento individuale sull’andamento della riunione per mettere in pratica le decisioni prese nel gruppo.

Lo svolgimento della riunione si articola in tre fasi: fase informativa, nel quale vengono raccolte le informazioni, le idee, le ipotesi di tutti i partecipanti sul tema oggetto della riunione;(rappresenta il 15% del tempo a disposizione per l’incontro); fase elaborativa, nel quale si discutono le singole opzioni e si decidono le priorità selezionando il materiale, le risorse economiche e umane a disposizione ( rappresenta il 70% del tempo previsto); fase decisionale,nella quale vengono definite in modo chiaro le scelte e gli obiettivi da raggiungere ( rappresenta il restante 15% del tempo convenuto all’inizio del lavoro).

Gruppi di formazione. Formare significa fornire ai partecipanti le conoscenze e gli strumenti per migliorare parti di sé o del proprio ruolo sociale e per vivere meglio la dimensione soggettiva e gruppale. I gruppi di formazione possono essere auto o eterocentrati e vengono costruiti sulla base di motivazioni personali per acquisire nuove competenze e promuovere nuovi progetti a livello territoriale. Questi gruppi per funzionare bene devono contare su: un progetto chiaro una struttura organizzativa precisa una scelta di metodi di lavoro orientati a promuovere la partecipazione e il coinvolgimento degli attori sociali un lay-out adeguato ( tavoli disposti a cerchio, stanze per il lavoro in sottogruppi, lavagne luminose..)

L’operatore sociale, prima di intraprendere il lavoro di gruppo, deve dedicare un tempo, definito di lavoro a tavolino,per conoscere i bisogni, le aspettative e le motivazioni dei destinatari, programmare l’evoluzione del percorso e sottoporre alle persone interessate una proposta adeguata, che li coinvolga nel progetto. La motivazione è un fattore dinamico che attiva le persone a partecipare a gruppi di formazione. Nel servizio sociale non è possibile strutturare percorsi di formazione obbligatori, perché il valore del

cambiamento è legato alla spontanea adesione, garanzia necessaria per raggiungere gli obiettivi. L’assistente sociale nel ruolo di formatore svolge l’importante funzione di “facilitatore”, impegnato ad aiutare i partecipanti a costruire rapporti interpersonali positivi.

Gruppi di lavoro all’interno di comunità La comunità è uno spazio fisico e relazionale,un servizio organizzato per ospitare persone in particolari e difficili situazioni personali, familiari e sociali. Questo tipo di servizio può sostituirsi temporaneamente alla famiglia, che non in grado di offrire adeguato sostegno al proprio componente, oppure può intervenire in situazioni in cui la persona non ha famiglia o non è in grado di autogestirsi ( es. bambini orfani, anziani soli…) La struttura comunitaria, per poter funzionare,deve essere coerente con la propria “mission”,cioè necessita di regole organizzative e gestionali abbastanza rigide, che ospiti e operatori devono rispettare e prevede la presenza di ruoli diversi e molto precisi. Si possono distinguere: comunità di accoglienza, con scopi di cura e socializzazione per persone in temporanea condizione di disagio e con discreto livello di autonomia; comunità riabilitativa, che nasce come sostegno , oltre che al singolo, alla famiglia , ha come obiettivo offrire interventi di recupero psico-fisico per persone in gravi difficoltà, comunità terapeutica, finalizzata ad accogliere persone che non sono fisicamente e/o psichicamente in grado di affrontare e gestire da soli o all’interno della famiglia, le problematiche della vita quotidiana. Sul piano del metodo valore e significato ha la dimensione del “controllo”, non solo per monitorare il progetto, ma per garantire la coerenza nel rispetto delle regole e dei ruoli prestabiliti e di orientamento delle azioni degli operatori che esprimono la doppia funzione di protezione degli ospiti e di promozione di apprendimenti pedagogico educativi comportamentali. Lo strumento gruppo nella comunità è utilizzato quotidianamente ed è complementare ad altri strumenti utilizzati e ad altre attività parallele ( il colloquio individuale, la riunione..) creando una rete di interventi che offrono agli ospiti stabilità e sicurezza. Le caratteristiche di questi gruppi sono: i partecipanti, spesso in situazione coatta, vivono e condividono non solo il contesto protetto, ma il gruppo di altri ospiti, per cui la dimensione plurale è strumento di lavoro che caratterizza il percorso di recupero; gli operatori presenti in servizio trascorrono molte ore con gli ospiti, sviluppando relazioni “amicali”: ciò rende più difficile il mantenimento di un’equa distanza relazionale; vanno rispettai e differenziati i percorsi personalizzati di ogni ospite; gli ospiti della comunità si trovano quotidianamente a dover affrontare all’interno del lavoro di gruppo temi difficili, quali paure, fantasie di morte; l’operatore si trova a gestire spazi di differenziazione tra sé e gli ospiti e a tutelare i propri confini professionali.

Gruppo di auto –aiuto. E’ un gruppo in cui gli utenti si autogestiscono, in cui la relazione tra le persone è una risorsa in grado di offrire aiuto: la dimensione gruppale favorisce lo scambio di relazioni e di esperienze tra persone che vivono lo stesso disagio e costruisce partecipazione e solidarietà. Nei servizi questa dimensione di aiuto viene adottata per gruppi di persone che utilizzano droghe e alcool, per l’handicap e per problematiche sanitarie, soprattutto nel privato sociale e nel volontariato.

Il gruppo di auto-aiuto è un piccolo gruppo, in genere proposto spontaneamente da volontari,per offrire aiuti psicologici a persone con difficoltà nel tentativo di favorire cambiamenti nei soggetti coinvolti. In origine questi gruppi sono sorti prevalentemente all’interno di organizzazioni di solidarietà e a volte in contrapposizione al sistema dei servizi, al fine di fornire un servizio più completo e

professionalizzato. L’operatore sociale può interagire con i gruppi di auto-aiuto in molti modi: come coordinatore e punto di riferimento per tutti i gruppi della comunità; può stimolare e incoraggiare la nascita di nuovi gruppi, può fornire vari tipi di risorse e di appoggi e attivare reti di supporto al disagio ( familiari, vicini, amici..).

come conduttore “esterno”, che non coincide con la funzione dell’esperto, ma è un “facilitatore” della comunicazione sia nella discussione che nel dialogo tra persone che vivono lo stesso problema. La conduzione di questo gruppo si caratterizza per: l’impostazione di un rapporto paritario tra tutti i partecipanti; la libertà di poter dichiarare le proprie difficoltà , generando una comunicazione circolare che favorisce lo scambio di esperienze; il ruolo del conduttore che , con la propria competenza, tende a facilitare lo scambio e a stimolare la partecipazione di tutti.

Cap. 4 La progettazione dell’intervento sociale attraverso la dimensione del gruppo Condurre un gruppo non significa sapere tutto, essere l’esperto,ma occorre svolgere una funzione di stimolo, di facilitatore,valorizzare le differenze, coinvolgere tutti, attivandosi per promuovere partecipazione attiva e processi relazionali verso uno stato generale di benessere. Si tratta di una forma di apprendimento in itinere che si produce attraverso la relazione dove, ognuno, attraverso le sue caratteristiche ed esperienze comunica e crea nuovi saperi. E’ importante che l’assistente sociale si riconosca sempre come parte attiva sia nella costruzione del percorso di aiuto sia nella conduzione della dinamica all’interno del gruppo. Questa partecipazione riduce l’incertezza, sviluppa nei partecipanti sentimenti di sicurezza e di fiducia, soprattutto nelle fasi iniziali del processo e supporta le persone coinvolte.

La dimensione gruppo sollecita nelle persone effetti positivi: benefici materiali, da subito utilizzabili dall’utente e dal suo sistema di riferimento; benefici immateriali , visibili solo sul piano comportamentale e conseguenti agli apprendimenti acquisiti sul piano psico-relazionale e affettivo, benefici dichiarati,resi espliciti dai partecipanti del gruppo e condivisi dagli altri protagonisti; benefici impliciti, risultati positivi non immediatamente visibili dai soggetti, ma che mostrano gli effetti in un arco di tempo più lungo. L’assistente sociale, nelle veste di “conduttore” per promuovere nelle persone atteggiamenti orientati al cambiamento, necessita di conoscenze e di competenze in grado di facilitare i comportamenti degli altri verso la risoluzione dei problemi: è la creatività intesa come ricerca di connessioni tra elementi “vecchi” , che promuove la trasformazione. Trasformare non significa solo “dare una nuova forma” o “inventare magicamente” qualcosa, ma significa conoscere forme già esistenti , connettere e dare significato a nuove informazioni, per trovare nuovi percorsi che offrono idee diverse per affrontare il processo evolutivo. Gli interventi previsti dagli operatori si diversificano in interventi diretti, quando l’operatore costruisce una relazione di aiuto faccia a faccia con la persona che ha un problema e che è motivata a cercarne con l’operatore la soluzione; interventi indiretti, cioè quelli realizzati dall’operatore non direttamente con il cliente, senza la sua partecipazione diretta e attiva. Si collocano in questo ambito tutti quei rapporti professionali finalizzati all’aiuto coinvolgendo colleghi o rappresentanti di istituzioni pubbliche e private.

Il lavoro con i colleghi L’operatore sociale realizza interventi di aiuto attraverso forma diverse di collaborazione, che si connotano come interventi indiretti, pensati e organizzati in favore del cittadino, ma anche per migliorare la qualità della vita della comunità. La collaborazione con altri operatori, direttamente o indirettamente interessati nel progetto di aiuto,

attiva il responsabile del caso a coinvolgere tutti a partecipare a incontri/ riunioni per fissare obiettivi precisi e strategici riguardo al problema. La collaborazione è un atteggiamento necessario alla sopravvivenza del gruppo, è il processo che sviluppa relazioni basate sulla reciprocità e sulla fiducia, definisce il riconoscimento dei ruoli e promuove una leadership diffusa e distribuita. Collaborare significa co-costruire azioni consapevoli, attraverso processi di negoziazione interni al gruppo; negoziare significa discutere e confrontare opzioni diverse, dare un senso logico alle decisioni e sviluppare consenso. L’incontro di gruppo con colleghi può essere svolto in ambito: mono-professionale, in cui sono coinvolti altri assistenti sociali, tra persone che hanno la stessa professionalità; pluri-professionale, in cui sono coinvolti operatori di professionalità diversa, a cui si ricorre per una consulenza specifica; misto, che vede coinvolti nel progetto due o più servizi, pubblici, privati, in cui operano diverse professionalità. In tutti i casi tra i diversi professionisti è necessario attivare un dialogo volto a formulare insieme ipotesi di intervento nella situazione problematica, per aiutare tutti insieme le azioni necessarie e collaborare alla soluzione del problema.

L’equipe Il lavoro di gruppo è l’insieme delle attività, dei compiti e dei ruoli che i componenti del gruppo esprimono nel proprio interagire per perseguire gli obiettivi e per trasformarli in soluzioni al problema. L’equipe è un particolare gruppo di lavoro con specifiche particolarità: si aggrega per ottenere un obiettivo istituzionale; è un gruppo di compito, dove le persone, consapevolmente, devono integrare le differenze sia professionali che operative.

Caratteristiche: l’equipe è multidisciplinare è una “mentalità”, cioè una presenza psicologica più che un’entità tangibile,: i componenti dell’equipe si esprimono nel lavoro spesso singolarmente, influenzati dalle idee confrontate e discusse con i colleghi; è uno spazio mentale e fisico in cui, attraverso riunioni periodiche si integrano le singole parti coinvolte, alla ricerca di soluzioni comuni; è un modo per utilizzare al meglio le competenze soggettive delle singole professionalità presenti, per far emergere maggiori soluzioni ai problemi e per ottimizzare le risorse economiche e fisiche. È un gruppo di lavoro complesso, soprattutto per la caratteristica di continuità e di permanenza nel tempo dell’obbligo di collaborare. I ruoli degli operatori sono predefiniti, e rimangono invariati nel tempo, spesso sono definiti anche dalla legge, mentre le persone che rivestono quel ruolo cambiano.. L’abitudine a lavorare insieme tra componenti dell’equipe, ma anche tra operatori di servizi diversi, che direttamente o indirettamente sono coinvolti nel processo di aiuto si trasforma in lavoro in rete. Il lavoro di rete è costituito dall’insieme di interventi e strategie tesi a produrre relazioni significative, e dai processi di crescita finalizzati al miglioramento del livello di benessere delle persone e della collettività.

Il privato sociale Da quando lo stato non è più in grado di dare risposte ai bisogni di tutte le persone, si sono costituite sul territorio numerose cooperative e istituzioni di privato sociale, che promuovono diverse iniziative, impegnando al loro interno differenti figure professionali. Questi servizi si integrano e collaborano con quelli pubblici con l’obiettivo di fornire risposte per soddisfare i bisogni emergenti e migliorare la qualità dell’intervento ( welfare mix= integrazione tra pubblico e privato).

Cap. 5

Metodi e tecniche per lavorare in gruppo Metodo = insieme di criteri e principi che guidano l’attività di gruppo e che devono tenere conto del contesto di riferimento. Tecnica = individuazione degli strumenti per gestire il percorso do ogni incontroQuando l’assistente sociale decide di promuovere un gruppo, per rispondere alle esigenze dei clienti/ cittadini, dopo avere definito i destinatari, l’obiettivo, la scansione temporale,la selezione dei partecipanti e l’avvio al percorso, deve spostare l’attenzione sulla scelta delle modalità che ritiene utili allo sviluppo e alla crescita delle persone. Il metodo e la tecnica sono attività orientate a sviluppare competenze per migliorare la condizione della persona e delineano anche il profilo dell’operatore che deve essere competente e capace di gestire il ruolo di “ conduttore” in modo mirato e pensato nel rispetto delle persone che partecipano a quel gruppo Il metodo guida l’operatore nel programmare in modo ordinato le fasi di lavoro, che comprendono: la rilevazione dei bisogni sul territorio la definizione dell’obiettivo e la scelta dei destinatari dell’intervento, l’individuazione delle risorse personali, economiche, ambientali e tecniche, l’elaborazione del progetto, la selezione dei partecipanti, una fasi di accoglienza, il processo di socializzazione, un corpo centrale in cui si concretizza il lavoro di gruppo, la fase di chiusura del lavoro di gruppo in cui si valutano i risultati ottenuti. La registrazione: non è solo uno strumento per l’esercizio della professione, ma è soprattutto un mezzo per comunicare, per descrivere la realtà sociale e per ricordare e quindi può fornire utili informazioni per gli incontri successivi. Le modalità di registrazione sono definite dal contesto di riferimento e richiedono all’operatore l’adozione di adeguati stili di reporting, cioè stili di redazione sintetici e comprensibili per chiunque legga. La documentazione porta l’operatore a monitorare la realtà del gruppo non solo basandosi su percezioni soggettive, ma anche su dati e informazioni non visibili immediatamente, che sfuggono durante la gestione degli incontri: “documentare” significa organizzare un archivio personale adeguato in cui vengono custodite notizie, informazioni, processi, da confrontare e connettere con gli archivi mentali delle persone coinvolte nel processo di aiuto. I documenti che un assistente sociale deve curare in modo specifico durante la realizzazione di un gruppo di lavoro sono: le schede relative alle risorse impiegate le schede individuali dei partecipanti i verbali degli incontri i resoconti narrativi le cartelle del lavoro prodotto dal gruppo il “diario”, cioè letture, commenti e proposte successive ad ogni incontro. La documentazione professionale, oltre al testo scritto, può comprendere la registrazione su nastro, che facilita il lavoro dell’operatore attraverso l’uso di tecnologie più avanzate. I partecipanti devono sempre essere informati dall’operatore sull’uso dello strumento adottato e sul suo significato, scritto o registrato; inoltre possono accedere alla documentazione che li riguarda, non

solo per la legge 142/1992,ma soprattutto per favorire un rapporto chiaro e trasparente di lavoro insieme.

Gestione dei lavori di gruppo: La scelta delle tecniche da adottare nel lavoro di gruppo deve tenere conto di tutte le variabili che diversificano i gruppi, quali la tipologia, la composizione, i destinatari, gli obiettivi, e che impegnano l’operatore su dove orientare le energie del gruppo. In genere gli assistenti sociali propongono gruppi di lavoro autocentrati, attraverso i quali si intende offrire ai partecipanti un’occasione di riflessione su se stessi e sui propri atteggiamenti e comportamenti, orientata a promuovere percorsi di cambiamento.

In questi gruppi la scelta delle tecniche di conduzione è legata alla connotazione originaria di gruppi orientati a promuovere cambiamento o “terapeutici” e gruppi di addestramento o di “formazione”: ogni gruppo terapeutico , per rispondere a una richiesta di aiuto da parte dei suoi membri, si serve del miglioramento della sensibilità interpersonale e delle comunicazioni; ogni gruppo di addestramento tiene conto dei problemi dei partecipanti. Un primo aspetto che precede la scelta delle tecniche e dello stile di conduzione del gruppo, è la selezione dei partecipanti,attuata attraverso un’intervista individuale di conoscenza della persona e di valutazione del bisogno. Il colloquio di selezione aiuta l’operatore a valutare le opportunità di utilizzare il gruppo come strumento di aiuto per la persona in difficoltà sia in funzione dell’obiettivo da raggiungere sia del tempo a disposizione. Nella fase di lavoro individuale è importante porsi con un atteggiamento di ascolto attivo per capire ciò che viene raccontato, senza esprimere giudizi: l’operatore accoglie e accetta l’altro, orienta le domande per capire se il gruppo è lo strumento adatto a sostenere la persona e ad accompagnarla nel suo percorso di cambiamento. Un problema importante nelle interviste o nei colloqui è quello della prima impressione e può essere trattato o con il metodo delle aspettative e della loro conferma o con il metodo del “probing” o della riprova: i probing sono domande secondarie che confermano o meno quelle già raccolte sull’argomento. Il probing deve avere carattere amichevole e permissivo, deve aiutare l’intervistato a esprimersi, alla verbalizzazione dei sentimenti, non deve avere carattere valutato e trasmettere opinioni negative, ma deve stimolare il proseguimento della situazione.

Osservare i gruppi La conoscenza approfondita del gruppo richiede all’assistente sociale di attivare una funzione connessa a quella dell’ascolto e che è quella dell’osservare, cioè porre attenzione ai comportamenti e atteggiamenti dei partecipanti del gruppo. L’osservazione, legata alla soggettività dell’operatore, è una strategia che facilita la lettura della realtà dei singoli partecipanti e del gruppo nel suo complesso come parte di un insieme in cui tutti sono coinvolti in un processo evolutivo e in particolari dinamiche relazionali. L’osservazione della realtà è una prima tecnica che l’operatore utilizza nella gestione dei gruppi, sa che la realtà relazionale è circolare e comprensiva anche dell’area delle emozioni e questo orienta la costruzione di un processo osservativo nel quale leggere la realtà esterna per poter produrre interventi su di essa, consapevole del rapporto che esiste tra il proprio mondo interno e quello esterno.

Strategie e tecniche per i gruppi di lavoro. Le strategie da adottare nel lavoro di gruppo vengono suggerite dalle informazioni che si raccolgono nello scambio di comunicazione tra i partecipanti del gruppo, sono il risultato di conoscenze professionali e di stili relazionali, integrati ai valori dell’etica professionale. Le tecniche introduttive possono esprimersi nelle seguenti azioni: decidere come presentarsi ai partecipanti stabilire i parametri di osservazione del gruppo e codificarli in uno schema/ cartella

riconoscere a ciascun partecipante lo spazio in cui esprimere il proprio pensiero connettere le opinioni e creare apprendimento dallo scambio di idee sottolineare l’importanza di ogni pensiero o opinione. Si possono distinguere diversi tipi di tecniche che l’operatore può utilizzare per favorire l’evoluzione del gruppo, per coglierne di volta in volta i bisogni, leggere gli atteggiamenti delle persone e far emergere le potenzialità ei soggetti coinvolti. Una tecnica che può essere usata per qualsiasi tipo di gruppo è quella dell’ascolto attivo, tipico dei gruppi di incontro. Ascoltare è una funzione della comunicazione che permette ai partecipanti e al conduttore di conoscere “l’altro” e di conoscere meglio se stesso e promuove disponibilità al cambiamento.

L’ascolto richiede intenzionalità e consapevolezza : ciò significa comprendere quello che gli altri dicono, capire le diverse punteggiature della realtà ed essere disponibili a rivedere il proprio punto di vista. La tecnica dell’ascolto attivo prevede: motivazione e desiderio di ascoltare l’altro sospensione del giudizio e non interpretazione di ciò che viene raccontato e libertà di esprimere emozioni; promozione di vissuti di fiducia, aiutare, cioè, le persone a riconoscere le diversità tra sé e l’altro, dove l’altro è risorsa utile per apprendere e per incrementare autostima necessaria a creare nuovi comportamenti.

Proposte operative Tra gli strumenti operativi che l’assistente sociale utilizza per sostenere e facilitare la gestione del gruppo possiamo parlare di: spazi autogestiti, dove i partecipanti lavorano anche con la temporanea assenza del conduttore; si tratta di lavori di gruppo in cui lo spazio e il tempo sono messi a disposizione dei partecipanti per riconoscersi e sperimentare e potenziare atteggiamenti di reciprocità e solidarietà; esercitazioni che attivano i partecipanti a sperimentare esperienze di tipo analogico, che mobilitano nel’individuo risorse per migliorare la capacità di comunicazione soggettiva nel gruppo; conduzione di gruppo attraverso metodi attivi in cui i partecipanti, direttamente coinvolti nell’azione,rispondono all’a tesi del “s’impara facendo”; utilizzo di elementi simbolico, come le metafore per avviare e promuovere la discussione in gruppo; momenti individuali di riflessione, che coincidono con gli spazi di valutazione e verifica personale da proporre agli inizi, durante e alla fine del percorso.

Le tecniche di conduzione di un gruppo si dividono in: tecniche relative ai contenuti oggetto del lavoro di gruppo ( lezioni, utilizzo di ausili didattici, come lavagne luminose,diapositive…), tecniche che promuovono processi di apprendimento che mirano al potenziamento di risorse personali nell’affrontare situazioni della vita quotidiana e rinforzano la gestione di relazioni interpersonali; tecniche miste, che comprendono discussioni di temi e analisi di casi di gruppo, in cui si privilegia l’attenzione sia al processo che alla semantica della comunicazione.

Formazione degli assistenti sociali al gruppo L’assistente sociale è un operatore che costruisce relazioni di aiuto, ma ricopre anche una funzione di conduttore di gruppo. L’assistente sociale, impegnato nella progettazione e nella gestione di gruppi, deve possedere abilità e conoscenze, ma deve acquisire anche attitudini e capacità per comunicare, per interagire e operare insieme ad altri. L’attività di formazione , perché sia coerente ed efficace, deve integrarsi nei tre livelli di sapere: il sapere: le conoscenze apprese, il saper fare: le abilità acquisite con le conoscenze teoriche;

il saper essere: l’acquisizione di modalità d relazione coerenti con il sapere e le abilità apprese

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