Il lavoro di gruppo nel Servizio Sociale - Franca Ferraio, Esami di Storia Contemporanea. Università Ca' Foscari di Venezia
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elly9728 settembre 2013

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Il lavoro di gruppo nel Servizio Sociale - Franca Ferraio, Esami di Storia Contemporanea. Università Ca' Foscari di Venezia

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Appunti personali di Scienze Sociali, con riferimento al testo d'esame, Il lavoro di gruppo nel Servizio Sociale di Franca Ferraio.
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Riassunto del testo “il Lavoro di Gruppo nel Servizio Sociale” di Franca Ferrario IL GRUPPO, FASI, CARATTERISTICHE IDENTITARIE E TIPOLOGIE. Il gruppo ha naturalmente una sua origine, uno sviluppo, una durata e una conclusione. Non vi sono passaggi obbligati bensì successioni di fasi. Appare molto interessante la proposta di Tuckman e Jensen (1977). La sequenza si compone di cinque fasi che ora andremo ad elencare:

1. FORMING: è il periodo pre-gruppale nel quale emerge il bisogno di conoscersi.

2. STORMING: è caratterizzato da momenti di scontro, di disaccordo, di resistenza a riconoscersi come gruppo.

3. NORMING: terzo momento del programma in cui aumenta la dipendenza, nasce la coesione, il senso del noi e l’identificazione del gruppo.

4. PERFORMING: vengono identificati e riconosciuti gli scopi. 5. ADJORNING ENDING: ultimo momento, caratterizzato dal

disimpegno emotivo ed operativo. Le occasioni di gruppo sono in sintesi riferite a tre contesti:

Ø PROFESSIONALE: il gruppo viene utilizzato come strumento e risorsa al fine di raggiungere l’obiettivo.

Ø ORGANIZZAZIONE: operando l’As coinvolge diverse parti dell’organizzazione ed ha bisogno che questa gli dia la legittimazione.

Ø TERRITORIO: il lavoro di gruppo si coniuga con il territorio di competenza.

Nell’incrocio tra questi tre contesti si coniuga il progetto globale di intervento,(Ferrario, Gottardi,1987), che rappresenta anche il fine da raggiungere. Le caratteristiche identitarie dei gruppi sono:

1. I DIVERSI SOGGETTI che possono essere operatori dei servizi, cittadini o fruitori.

2. IL MOTORE DELL’INIZIATIVA che può essere costituita per iniziativa istituzionale, per spontaneo movimento degli operatori o più raramente per richiesta degli utenti.

3. IL CAMPO D’INTERVENTO E/O L’OGGETTO DEL LAVORO; il compito può essere obbligante in quanto assegnato dall’organizzazione oppure scelto dai membri e deve essere definito in modo chiaro, risultare utile e fattibile per essere poi accolto da tutti.

4. GLI OBIETTIVI INTERNI-ESTERNI che costituiscono il perno del progetto e perciò devono essere chiari, espliciti ed esplicitabili, realistici e concreti, suscettibili di monitoraggio e verifica.

5. LE VARIABILI TEMPORALI. 6. LE FINALITA’ che possono essere di fronteggiamento, preventive

rispetto ad un disagio, informative, promozionali. 7. LA FUNZIONE DELL’AS. 8. LE ATTIVITA’ E L’ORIENTAMENTO PREVALENTE DEL GRUPPO;

“Le attività costituiscono il veicolo attraverso cui si stabiliscono le relazioni” (Middleman,1982).

Le tipologie di gruppi presenti sono essenzialmente otto :

1. GRUPPO DI AUTO-MUTUO-AIUTO: sono strutture volontarie costituite da persone che hanno vissuto esperienze problematiche simili; ciò permette di creare facilmente legami tra i membri e di sviluppare la coesione per aiutarsi reciprocamente. La capacità di aiutare gli altri rinnova l’autostima (principio dell’auto-terapia dell’aiutante, Riessman,1965).Questi gruppi sono focalizzati sulle persone ed il loro problema. I membri hanno un’ identico status ed entrano nel gruppo autonomamente. Sono gruppi aperti che possono generarne altri e che continuano nel tempo. Rispondono al bisogno delle persone di uno spazio protetto dove parlare dell’esperienza comune, esprimere emozioni e scambiarsi consigli. I primi gruppi nacquero per problemi legati all’alcol-dipendenza e per condizioni sanitarie e sociali invalidanti. L’ As assume il compito di facilitatore.

2. GRUPPI DI AIUTO RECIPROCO; si formano quando i soggetti

condividono una situazione problematica.

3. EMPOWERMENT; i gruppi impostati secondo questo processo permettono alle persone di acquisire coscienza critica, di assumersi responsabilità e di conquistare la piena autonomia; tale progetto libera i soggetti dall’impotenza. Nascono su richiesta dei membri e permettono il confronto aperto. Anche qui l’As è un facilitatore.

4. CASEWORKS; lavoro sul caso da parte di gruppi costituiti dai famigliari dell’utente. Nascono dalla necessità di capire cosa è necessario, dalla considerazione della persona nel suo mondo di relazioni; inoltre ogni relazione porta ad acquisire una prospettiva diversa ed una nuova angolazione del problema.

L’As istituisce gruppi anche con gli altri operatori del servizio e con quelli degli altri servizi nell’ottica del lavoro di rete:

5. GRUPPI DI MIGLIORAMENTO; nascono tra gli operatori di uno stesso

servizio o con operatori di strutture private. I gruppi di qualità sono piccole compagini costituite per rivedere i processi lavorativi interni all’unità di servizio o trasversali a diversi servizi, per garantire la qualità dei risultati e per apportare miglioramenti. I membri del gruppo ricostruiscono il processo operativo ricercando gli aspetti deboli, si ipotizzano delle soluzioni alternative tramite il brain-storming per poi scegliere quelle più pertinenti. Si tratta di un percorso circolare soggetto ad operazioni di valutazione, invenzione, implementazione e monitoraggio.

6. GRUPPI DI CONFRONTO; sono i cosiddetti tavoli di concertazione

finalizzati a scambi tematizzati. In questo gruppo l’As è incaricata di rappresentare il servizio. Sono gruppi di media durata. Gli elementi che possono aggregare sono costituiti dall’obbligo-necessità e da una partecipazione responsabile e motivata.

7. GRUPPI DI STUDIO E LAVORO; si sviluppano all’interno di protocolli di

intesa tra Enti per la gestione integrata dei servizi socio-assistenziali e sanitari, la progettualità comune e la verifica. La loro nascita è istituzionale. Tra questi vi sono i gruppi di progetto.

8. ÉQUIPE; è un gruppo operativo di costruzione istituzionale che esprime

la sua essenza nell’unità basata sulla differenza, diversità dei professionisti trasformata in unità dal medesimo fine. Il termine équipe evoca l’equipaggio di una nave unito dall’impresa che richiede cooperazione e rituali definiti. E’ stato utilizzato per la prima volta negli anni ’50 nei centri medico-psico-pedagogici e nell’orientamento scolastico. L’ équipe presenta molte difficoltà a causa delle diversità dei membri che portano ad interrogarsi sulle proprie identità . L’esperienza, invece che essere vista come arricchimento può essere vissuta come una minaccia.

PROGETTAZIONE E NORME DI FUNZIONAMENTO DEL GRUPPO. Prima di formare un gruppo è necessaria l’attività di progettazione. Lo sviluppo del progetto comporta un percorso complesso durante il quale il professionista anticipa ed accompagna l’attività con l’osservazione e la riflessione. Il progetto corrisponde alla traccia di un viaggio e richiede la capacità di esaminare il presente e di sviluppare visioni verso una destinazione futura. “Progettare non vuol dire congelare la realtà, paralizzando così qualsiasi azione, ma vuol dire definire uno strumento orientativo”( Ferrario,2002, p.45 ). Per formare un gruppo è necessario che l’As crei un clima di fiducia e di conoscenza tra le persone. È necessario che chiarisca l’oggetto dell’incontrarsi, che ponga gli obiettivi, coinvolga e stabilisca regole comuni. Fatto ciò ci si vincola attraverso un contratto di lavoro, un patto iniziale al quale i membri devono aderire. Attraverso questo patto i partecipanti concordano le attività, gli stili operativi, i momenti, le modalità ed i tempi di verifica. Nei gruppi vi sono sempre delle norme di funzionamento e collaborazione che devono essere rispettate:

• La considerazione e il rispetto delle specificità per non attaccare il bisogno di identità di ciascuno.

• La comunicazione tra i diversi professionisti. • L’ascolto reciproco. • La focalizzazione sul cliente. • L’assunzione di una filosofia emancipatoria nei confronti del cliente per

responsabilizzarlo.

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