Il Patriziato nel sistema Costituzionale Elvetico, Tesi di laurea di Nozioni Giuridiche
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Il Patriziato nel sistema Costituzionale Elvetico, Tesi di laurea di Nozioni Giuridiche

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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI

DELL'INSUBRIA

Il Patriziato nel sistema

costituzionale della Confederazione

Elvetica

Candidato: Aleksandar Radosavljevic

Numero immatricolazione:

718518

Tesi di laurea in

Discipline giuridiche

Relatore

Professor Giorgio Grasso

Anno Accademico 2017-2018

Il Patriziato nella Confederazione elvetica II

Il Patriziato nella Confederazione elvetica III

Sommario

1 Introduzione ......................................................................................................... 1

2 Evoluzione storica della regione ticinese ............................................................. 2

3 Il Patriziato ticinese .............................................................................................. 5

4 Evoluzione storica del Patriziato .......................................................................... 7

5 Il Patriziato ticinese ottocentesco ....................................................................... 15

6 Il Patriziato odierno ............................................................................................ 17

7 Categorie di Patriziati ticinesi ............................................................................. 21

8 Patriziato ed autorità pubblica ............................................................................ 22

9 Prospettive per il Patriziato ticinese ................................................................... 24

Bibliografia essenziale .............................................................................................. 30

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 1

1 Introduzione

Il Patriziato è un'organizzazione consociativa, che per un lungo periodo ha

avuto imponenti poteri economici e politici, ed è regolato secondo le norme

della vigente legge cantonale organica patriziale, che è in vigore dal 1995. La

forma attuale dell'istituto è la più somigliante all'antica visione tradizionale

dell'ente, esso, infatti, è un ente di diritto pubblico, richiamato dalla Costituzio-

ne federale all'articolo 37. L'evoluzione storica del Patriziato ha presentato va-

rie fasi alterne, oscillanti tra periodi di massimo splendore, e periodi di irrile-

vanza. Ai giorni nostri, in una fase contraddistinta da fusioni tra Comuni, le au-

tonomie locali vengono trascurate, subendo un ridimensionamento, in risposta

a ciò il Patriziato, in tale ambito, può assumere un ruolo cruciale. Tale ruolo,

può essere quello di agire da tramite tra la collettività e l'istituto comunale,

rappresentando la comunità e le sue varie istanze. In un mondo sempre più

globalizzato, le varie realtà locali ed i suoi istituti perdono sempre più di valore

e significato, ed, in quest'ottica, concentrarsi sull'istituto patriziale può sembra-

re un’operazione squisitamente storica. Nello stesso tempo, essendo il federa-

lismo un elemento fondante della Confederazione svizzera, le autonomie locali

e le loro istanze rimangono sempre e comunque al centro della scena istitu-

zionale, e perciò analizzare un istituto come quello patriziale, non è solo

un’indagine storica.

In questa tesi analizzerò l'istituto attraverso varie prospettive, iniziando con

un'indagine storica sulla situazione ticinese, proseguendo con una ricerca sto-

rica del Patriziato, con un capitolo dedicato al Patriziato ottocentesco. Un altro

capitolo si compone dell'osservazione di varie categorie di Patriziati presenti in

Ticino; poi metterò in rilievo i vari rapporti tra l'autorità pubblica ed il Patriziato,

ed infine vedrò le prospettive future dell’ente, che fungerà da preambolo alla

conclusione della tesi, in cui elencherò le varie strategie possibili affinché l'isti-

tuto rimanga attivo e vitale.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 2

2 Evoluzione storica della regione ticinese

Per comprendere al meglio l'istituzione patriziale, bisogna accennare al quadro

geostorico-giuridico del Ticino, partendo orientativamente dal V° secolo d.C. Il

Ticino si presentava come un territorio in cui vi erano importanti vie di transito

e di commercio, nord-sud e viceversa, attraverso i passi del San Bernardino e

del Lucomagno, a cui si aggiungerà alla fine del X° secolo il San Gottardo. Al

passaggio di merci, le vie di transito erano costellate da borghi e villaggi. Al

crepuscolo dell'Impero Romano d'occidente, alla romanità presente nei territori

succedette la stabilizzazione dei Goti. Nel 545 i Franchi occuparono la parte

settentrionale del Ticino, a cui succedettero nel 569 i Longobardi. Con

l’insediamento dei Longobardi, vi fu una ricerca della convivenza e

un’integrazione con la cultura romana preesistente, la qual cosa ebbe dei ri-

flessi sulla struttura giuridica, un melting pot tra diritto germanico, romano e

consuetudinario, codificato nel 643. Nel 774 i Franchi occuparono il territorio

sostituendosi ai Longobardi1.

Nel XII° secolo, le popolazioni residenti in Ticino cominciarono ad emanciparsi

sotto il profilo politico - amministrativo, sulla base del diritto pubblico. Le co-

munità ticinesi godevano sin dall'alto medioevo, nell'ambito del diritto romano

o longobardo vigente, di una relativa autonomia politico - amministrativa. Nel

XII° secolo vi fu un ulteriore aumento della suddetta autonomia, con la crea-

zione di un'amministrazione civica autonoma, dotata di una sovranità, con un

proprio territorio ed una propria base legale per organizzarlo. Le basi legali

vennero raccolte in forma scritta nel corpus legislativo, le quali vennero chia-

mate statuti, che si presentavano come un misto di fondamenti di diritto pub-

blico, diritto privato e consuetudinario. Grazie ad essi vi fu uno stravolgimento

nella civile convivenza, staccandosi dai vincoli feudali, e portando alla nascita

delle autonomie locali. La matrice degli statuti è unica, ed ha le proprie radici

nel diritto romano e longobardo, richiamante i principi di democrazia diretta,

della parità tra vicini, e proprio in base ad essi che nascerà il nuovo Comune,

1 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, Armando Dado editore, Locarno, 2003 , pagg. 11 e 12.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 3

o vicinia, persone vicine su base territoriale, organizzate secondo il diritto pub-

blico codificato negli statuti. La gestione politico - amministrativa è basata sul

principio assembleare, attraverso la rappresentanza individuale per nucleo

familiare, il c.d. “fuoco“, con pari diritti e doveri2.

Nel periodo successivo, tra il XV° secolo ed il 1798, l’entità territoriale ticinese

divenne gradualmente un territorio sotto la sovranità dei Cantoni della lega

svizzera, ciò fu causato da ragioni strategiche ed economiche. Il malcontento

tra la popolazione ticinese non fu velato, e venne a galla in diverse occasioni,

tra cui la rivolta leventinese, ma i "signori svizzeri" mal tolleravano insubordi-

nazioni e sommosse di natura politica, perciò queste furono ogni volta feroce-

mente represse. Nel periodo seguente tra il 1798 ed il 1803, vi furono due fatti

che segnarono quest'epoca, la nascita della Repubblica Elvetica e l’atto di

mediazione. Nel 1798 le armate francesi guidate da Napoleone penetrarono in

Svizzera, e ciò causò una rapida dissoluzione della Lega dei tredici Cantoni, a

cui succedette la Repubblica Elvetica, una ed indivisibile, ma in pratica sotto il

protettorato francese e la cui Costituzione prevedeva ventidue Cantoni3.

La Svizzera nel 1798 era un’insieme di piccoli Stati, tra i quali spiccava il Can-

ton Berna, il quale comprendeva 400000 abitanti, su un totale di 1000000 abi-

tanti complessivi nei vari Cantoni svizzeri. L’amalgama trai vari staterelli era

singolare, i vari Cantoni non avevano tratti comuni, ed erano organizzati in

modo grossolano politicamente, in cui ogni decisione presa in comune neces-

sitava di tempi biblici. L’organizzazione interna non era neanche lontana pa-

rente della democrazia odierna, con i Cantoni montani, alpestri, basati sui le-

gami parentali, ed ancora feudali, in cui la pietra angolare era rappresentata

dalle famiglie patrizie. Tutto ciò mutò con la Costituzione unitaria del 12 aprile

1798, data in cui si formò la Repubblica elvetica. La Costituzione fu la prima

Costituzione scritta svizzera, e la prima nel senso moderno del termine, che

fece divenire i vari staterelli uno Stato unitario, composto da venti Cantoni, con

2 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 13 e 14. 3 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pag. 16.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 4

un Governo rispecchiante quello francese, composto da un direttorio con cin-

que membri. Il Parlamento era bicamerale, con una camera di rappresentanti

in base al numero di abitanti dei vari Cantoni, privilegiando così i Cantoni più

popolati, mentre l’altra prevedeva lo stesso numero di rappresentanti per cia-

scun Cantone, indipendentemente dal numero di abitanti4.

La conformazione unitaria della Repubblica elvetica, che vide i suoi albori nel

1798, terminò nel 1803, gli ideali repubblicani francesi non attecchirono in

Svizzera. Nel periodo successivo alla proclamazione della Repubblica elvetica

emersero dissapori tra due correnti di pensiero, una favorevole allo Stato uni-

tario, l’altra ad uno Stato federale. Le due correnti diedero origine a due fazio-

ni, i partigiani dello Stato unitario ed i federalisti, con quest’ultimi ad aver la

meglio, e perciò nel 1802 venne adottata una Costituzione federativa, con

conseguente nascita del primo Stato federale svizzero. Ma lo scotro tra i due

schieramenti non si placò con la nuova Costituzione, sotto impulso francese

perciò fu necessario un Atto di mediazione, nel quale venne ribadita l’efficacia

delle Costituzioni cantonali, ed i Cantoni medesimi si riappropriarono delle co-

petenze venute meno con la Costituzione repubblicana. Ciò sancì il definitivo

rifiuto del modello unitario, e conseguente propensione verso il modello fede-

rale5.

Questo fu un periodo di grandi stravolgimenti, in Ticino, per esempio, il Consi-

glio provvisorio luganese con un decreto del 1798 abolì gli antichi costumi ed

ordinamenti, tra cui la nobiltà, il Patriziato ed i diritti feudali. Questi cambia-

menti non vennero visti di buon occhio dalle popolazioni locali, come non lo

furono nemmeno le nuove autorità ed istituzioni, con una popolazione riluttan-

te alle novità, ed ancora ancorata alle tradizioni. Questi sentimenti popolari

ispirarono un parziale recupero dell'antico diritto consuetudinario, sfociato poi

nell'Atto di mediazione del 1803, prima vera Costituzione federale Svizzera.

Da questo atto ebbe origine un processo, che diede origine al dualismo comu-

4 J.F. Aubert, Petite histoire constitutionnelle de la Suisse, Berna, Francke editions, 1974, pagg. 8-12. 5 S. Gerotto, Svizzera, Bologna, il Mulino, 2011, pagg. 28 e 29.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 5

nale svizzero, attraverso la separazione amministrativa e patrimoniale, fra co-

mune politico e comune patriziale. Tutto ciò contribuì all'adozione della legge

organica patriziale del 1935, con cui il Patriziato recuperò la natura politica di

corporazione di diritto pubblico, che rimane tutt'ora con la vigente legge orga-

nica patriziale del 1995. Tale istituto è rimasto intatto grazie allo spirito federa-

listico, insito nell'animo del popolo ticinese6.

3 Il Patriziato ticinese

L' analisi del Patriziato ticinese non può prescindere da un'investigazione an-

tropologica dell'istituto, osservando che con la mutazione della società, passa-

ta da primitiva a moderna, pure l’istituto si è dovuto adattare e plasmare nel

corso dei tempi. Il cambiamento è una sintesi tra la continuità, rappresentata

dalla tradizione, e la discontinuità, rappresentata invece dalla modernità. Cia-

scuna comunità possiede differenti caratteristiche ed usanze, dato che una

società urbana si discosta totalmente, per caratteristiche, da una società mon-

tana. Per poter comprendere l’essenza di entrambe, bisogna immergersi in

ambedue le realtà. Quindi il Patriziato stesso, come gestore di località, ha pe-

culiarità differenti in base al contesto in cui è immerso, ed una non conoscen-

za della società che lo attornia preclude la conoscenza dell'istituto medesimo.

Il Patriziato viene definito dall'articolo 1 della legge organica patriziale come

una corporazione di diritto pubblico, il cui fine è gestire beni pubblici, sottinten-

dendo che ciò avvenga in beneficio di un determinato gruppo sociale. Suddet-

ta corporazione implica che i suoi membri si comportano come una persona

giuridica, in relazione al loro diritto di proprietà collettiva, e gestiscono le loro

relazioni interne tramite uno statuto, con regole condivise ed accettate. La col-

locazione del Patriziato, all'interno dell'apparato statale, ne include l’analisi nel

perimetro dell'antropologia politica, il cui scopo è analizzare i rapporti di potere

che intercorrono tra lo Stato, ed altri gruppi presenti nel tessuto sociale. Detti

6 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit.,, pagg. 18 e 22.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 6

rapporti devono essere coordinati, al fine di mantenere l'equilibrio sociale. Il

Patriziato detiene la proprietà di 4/5 del territorio cantonale, per lo più terreni

boschivi, perciò sono necessari dei mezzi per regolare i rapporti di potere con

lo Stato. Per perseguire questo obbiettivo, l'istituto è dotato di un apparato le-

gislativo, la legge organica patriziale7.

A causa di ciò, è fondamentale comprendere quali siano i rapporti di potere

che permettono al Patriziato di esistere, nonostante la spinta dell'organo supe-

riore, Stato, che tende ad assorbirlo, attraverso il meccanismo del disconosci-

mento. Nel corso del tempo il Patriziato ha sviluppato dei meccanismi che gli

permettono di sussistere, ciò è dovuto al fatto che esso, pur "disponendo" di

ingenti mezzi finanziari, non è una semplice forma di organizzazione economi-

ca. L'importanza primaria della corporazione risiede a livello sociale, e la fun-

zione primaria è di conservare le caratteristiche identitarie della società in cui

opera. L'istituzione annovera tre peculiarità ben precise, la gestione dei beni, il

“fuoco” patriziale e lo spirito vicinale. Questi tre elementi risultano imprescindi-

bili, per perseguire i quali il Patriziato adotta varie tecniche di gestione

dell’identità, che possono essere definite classiche, perché adottate da ogni

gruppo "etnico". Le sopracitate tecniche si compongono di tre fattori, la gestio-

ne dei mezzi finanziari, la reinterpretazione del passato e la limitazione nella

concessione della cittadinanza patriziale. Un ulteriore elemento cardinale è la

rivendicazione di un'autonomia, sia decisionale che organizzativa, il che rap-

presenta anzitutto un lascito del carattere federalista della struttura politica

svizzera, il quale riconosce alle corporazioni incentrate sull'autonomia, e sullo

spirito di iniziativa, enorme fiducia, proprio perché tali principi sono le fonda-

menta del federalismo, incentrato sul valorizzare e riconoscere le varie mino-

ranze. Perché ciò avvenga i vari poteri dello Stato devono essere sviluppati,

7 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 29 e 30.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 7

affinché sia garantita una certa autonomia per i casi locali, innanzitutto ricono-

scendo le diverse specificità culturali di ogni territorio8.

Per rendere il tutto fattibile occorre stabilire varie tipologie di enti patriziali, poi-

ché, essendo essi gestori di località, ed operando in contesti variegati tra loro,

debbono affrontare problematiche dissimili, e necessitano di soluzioni specifi-

che. Il Patriziato, avendo una struttura organizzativa basata ancora sui legami

parentali, può quasi considerarsi un lascito di una società primitiva, che però

deve essere incardinata in una società moderna, incentrata sulla libertà di con-

tratto, in cui lo Stato ha un ruolo primario, ed è a causa di questi motivi che

l’istituzione ha l’obbligo di evolversi, modificando i propri connotati. L'evoluzio-

ne sociale ha portato ad un'evoluzione tecnologica, e viceversa, il tutto ha mo-

dificato l'organizzazione sociopolitica. Esso esprime il passaggio, da una so-

cietà basata sulle relazioni interpersonali, ad una fondata sulla civitas, in cui la

proprietà è una figura centrale, e di conseguenza pure i rapporti di ordine terri-

toriale, con uno Stato cui spetta il compito di allocare nel migliore dei modi

possibili le risorse disponibili. In questo contesto è interessante analizzare la

politica di villaggio, concentrandosi sul potere locale: in Svizzera questo con-

cetto è riscontrabile, ed evidente, nelle comunità alpine, come ad esempio nel-

la società montana del Vallese, la cui organizzazione politica è divisa tra bour-

geois (patrizi) e non bourgeois, risultando un unicum9.

4 Evoluzione storica del Patriziato

Il Patriziato, anticamente definito vicinato, è una corporazione di antichi gestori

di beni comuni, in altre parti della Svizzera prende il nome di Bourgeoise o

Bürggeimenschaft. La corporazione è proprietaria di diritti d'uso su beni ammi-

nistrativi, patrimoniali e culturali, e su diritti reali che vengono amministrati dai

rappresentanti dell'istituzione a favore di tutta la comunità. La gestione si basa

8 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 31 e 32. 9 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 33, 34, 35, 36 e 37.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 8

sulla conservazione dello spirito vicinale, come principio guida, la qual cosa

rende il Patriziato un gruppo corporativo, di conseguenza un gruppo sociale i

cui membri rappresentativi si comportano come persona giuridica di diritto

pubblico, in relazione al loro diritto di proprietà. Nell'epoca anteriore al 1798, in

Ticino, il governo vigente aveva la forma della Vicinia, in cui il carattere dei

beni amministrati, e goduti dai vicini, era della comunità, perciò pubblico. La

popolazione era prevalentemente costituita da vicini, da aventi diritto al godi-

mento dei beni collettivi. Invece i non vicini non erano tenuti al pagamento di

varie tasse, né al giuramento degli statuti, con annessa accettazione delle re-

gole comuni di vita, né assumevano cariche pubbliche. La Vicinia sorgeva in

prossimità delle abitazioni, ed il villaggio ne era la quintessenza. Nella comuni-

tà vicinale si svolgeva un’attività comune, di vicinato, che rendeva possibile

soddisfare dei bisogni, che un nucleo familiare unitario era impossibilitato a

realizzare. Quindi l'essere vicini presupponeva una codipendenza tra i vari

membri del gruppo sociale, una sorta di fratellanza, dettata da un'etica eco-

nomica, dovuta principalmente alla scarsità di risorse presenti sul territorio.

L'allocazione delle risorse era basata su un’economia agricola e pastorale.

Tale sistema durò fino al 179810.

Tra il 1798 ed il 1803, la Repubblica Elvetica espanse le sue idee, tra cui l'uni-

tà e l'abolizione delle corporazioni; tuttavia l'abolizione totale del Vicinato non

avvenne, anche se, con le leggi sull'organizzazione delle municipalità del

1798, si venne a creare un dualismo comunale, tra il vecchio comune patrizia-

le, che mantenne i propri beni e la loro amministrazione, ed il comune politico,

rappresentante tutti i cittadini attivi.

Ebbe inizio una nuova fase fondata sullo ius soli, e non più sullo ius sanguinis,

ma, nonostante ciò, una strenua resistenza alle innovazioni da parte della po-

polazione, ed un radicato senso delle tradizioni, impedirono di introdurre pie-

namente il comune municipale. Dal 1830, con l'aumento della popolazione di-

morante, un comune con una municipalità ridotta al corpo patriziale non era

10 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 38 39 41.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 9

più sostenibile, e si ricreò quindi il dualismo comunale. La legge organica pa-

triziale del 1835 sancì la divisone tra comune politico e comune patriziale, in

cui un ruolo chiave l’ebbe il concetto di attinenza (cittadinanza) comunale, pre-

supposto per l’ottenimento della cittadinanza cantonale e svizzera. La scissio-

ne tra i due comuni fu incoraggiata da svariati motivi, tra i quali la circostanza

che il presupposto per l’esecuzione dei diritti politici (e per l’acquisizione della

cittadinanza cantonale) non fu più legato all'appartenenza al Patriziato, ma

all’attinenza comunale.

La scissione patrimoniale tra comune politico e comune patriziale fu realizzata

dalla legge organica comunale del 1854. La divisione dei beni fu ripartita nel

seguente modo, al comune politico fu attribuito tutto ciò che serviva all'univer-

salità degli abitanti, mentre il Patriziato conservò il patrimonio godibile (pascoli,

boschi, alpi, …)11.

Il risultato della divisione fu un indebolimento dell'istituto, visto che la collettivi-

tà vide i beni patriziali nell'ottica di beni privati, e lo stesso Patriziato fu consi-

derato una corporazione di cittadini privati con diritto di godimento esclusivo su

tali beni. In un'ottica a più ampio spettro, il declino dell'istituto può essere ri-

scontrato soprattutto a causa dell'evoluzione della società di quella che oggi è

la Svizzera italiana, la cui modernizzazione cambio lo status quo antecedente.

L'industrializzazione, ed il conseguente arrivo di manodopera dall'estero, con

conseguente boom demografico, modificò per sempre la società ticinese.

Questo processo ebbe inizio nella seconda metà del XIX° secolo, inizialmente

fu una reazione all'inizio dello sviluppo industriale nell'Italia settentrionale, che

comportò una forte richiesta di legname. Il suddetto fatto causò uno svuota-

mento delle popolazioni delle valli verso i centri urbani (ancora in uno stato

primordiale). In modo repentino, in un decennio, 120 comuni rurali e valligiani

persero il 40% della propria popolazione, causando una mutazione dei vecchi

equilibri di villaggio. L'industrializzazione vera e propria del Ticino cominciò

con i lavori per la linea ferroviaria nel 1872, che portò in dote molti lavoratori

11 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit.,, pagg. 42, 43 e 44.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 10

immigrati, ed, unitamente all'emigrazione ticinese di quel periodo, causò il ce-

dimento del settore primario, a vantaggio del secondario e del terziario. Un

dato eloquente del 1880, fu il 3% di popolazione attiva nel settore agricolo. La

modernizzazione portò ai seguenti effetti sul Patriziato, non vi erano più inte-

ressi per i beni comuni, visto che la popolazione si era stabilita lontano dal vil-

laggio d' origine. Al che vi fu un deterioramento di tali beni. Un ulteriore fattore

fu l'immobilismo dell'ente, che non reagì alla mutazione delle condizioni sociali

ed economiche12.

Seguendo il percorso evolutivo dell'istituzione, si può tracciare una linea de-

marcatoria, corrispondente alla comparsa dello Stato nella società. Una socie-

tà senza Stato, era una società in cui la componente parentale era cardinale,

in quanto la discendenza dell'individuo da un determinato gruppo ne fissava la

sua cittadinanza politica, e conseguentemente il diritto d'accesso alle terre ed

il suo diritto di residenza.

In questo tipo di società, ogni prerogativa in ambito sociale, politico, economi-

co o giuridico, era di responsabilità del gruppo parentale. Il gruppo di discen-

denza quindi tramandava un insieme di norme comportamentali interne, con-

cernenti l'organizzazione, e sempre attraverso la discendenza un individuo

acquisiva uno status, una serie di diritti e doveri. Il tutto comportava, che il

gruppo di discendenza diventava un'entità giuridica unica, sovraindividuale,

legata al territorio di appartenenza. Tutto ciò mutò, con il passaggio da una

società di tipo vicinale, ad una società di comunità economica; la prima tappa

che orientò il suddetto cambiamento fu la formazione del Canton Ticino nel

1803. La struttura vicinale aveva una posizione apicale, in una società fondata

sui legami di parentela, com'era la società ticinese antecedente al 1803, in cui

in apparenza non vi era uno Stato centralizzato. Dal 1803, vi fu il passaggio da

una società basata sulla solidarietà parentale, sullo ius sanguinis, ad una più

moderna e "ricettiva", in cui vige lo ius soli. I fattori di modernizzazione si sono

riverberati sulla società ticinese in maniera tale che si è passati da un'econo-

12 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pag. 45.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 11

mia di sussistenza ad un’economia capitalistica, con annessa creazione di di-

verse classi sociali. Tale situazione presupponeva un apparato politico ingen-

te, in grado di dirimere i vari conflitti d'interesse, sviluppatisi per il controllo del-

le risorse. Vi era la necessità di un potere terzo al di sopra delle parti in conflit-

to13.

Per quanto concerne la componente territoriale, essa rimase, in gran parte,

nelle mani degli enti patriziati, da cui crebbe il conflitto tra Patriziato e Stato,

che nella Confederazione elvetica vuol dire Federazione e Cantoni. Soffer-

mandoci su quest'ultimo, esso ha diverse prerogative, oltre all'uso della coer-

cizione per garantire le proprie norme, la rivendicazione del controllo, e della

direzione amministrativa su un dato territorio, con la peculiarità di questo caso,

in cui il territorio non è di proprietà del gruppo politico, lo Stato, bensì

dell’Istituzione rappresentata dal Patriziato. Quest'ultimo co-determina il cam-

po politico, ove si manifestano e si normano, i vari interessi dei cittadini. Quindi

è indispensabile, regolare ed armonizzare, i rapporti di potere tra le due istitu-

zioni, per assicurare l'equilibrio all'interno della comunità. Il Patriziato è passa-

to dall'essere un gruppo parentale, cui competono le cariche politiche, sociali,

economiche e giuridiche, all'essere un’istituzione politica a-partitica, rientrante

nell'istituzione politica, sovraordinata lo Stato. Per comprendere al meglio il

funzionamento della società è necessario analizzare le relazioni che si vengo-

no a creare tra le due istituzioni, Stato e Patriziato, e capire al meglio le varie

tensioni ed i conflitti, che si creano tra di esse, in sostanza le interazioni crea-

tesi. Una parte essenziale è vedere come il Patriziato ha reagito all'onnipre-

senza statale, ed alla sua attitudine a governare. In questo processo, nel con-

testo del Canton Ticino, un ruolo fondamentale l'ebbe la c.d., mozione Barchi.

Il fenomeno della crescita demografica e la conseguente ridistribuzione di es-

sa sul territorio posero il Cantone nell’obbligo di confrontarsi con nuove pro-

blematiche, da qui l’esigenza di una legge di pianificazione urbanistica, avve-

nuta negli anni '60 del secolo scorso. Con la proposta il Patriziato venne rinvi-

13 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 46 e 47.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 12

gorito, con un processo di rivitalizzazione dell'ente, la quale avvenne in tre

tappe. Il periodo pre-mozione Barchi, e successiva bocciatura referendaria del

1968, la seconda tappa nel 1970, data dell'emanazione della mozione, ed il

periodo successivo, post mozione Barchi, ultima fase14.

Antecedentemente alla mozione Barchi, il Patriziato ebbe un lungo periodo di

crisi, dovuto a varie cause, interne ed esterne all'ente, quasi tutte riconducibili

alla passività dell'ente ai mutamenti sociali. Tra le cause interne, si possono

annoverare: il mutamento del rapporto con la terra, la limitazione della con-

cessione della cittadinanza patriziale e la stagnazione di certi enti. Inoltre, l'er-

rata interpretazione dei beni pubblici in qualità di beni patriziali, riprodusse

l’idea di corporazione prettamente privata, i cui membri godevano di vantaggi.

Tutto ciò causò il declino dell'ente, che assunse, via via, più una connotazione

privatistica. Con il processo di urbanizzazione in corso, con le entrate derivanti

solamente dallo sfruttamento delle proprie proprietà, gli amministratori patrizia-

li iniziarono a vendere i terreni appartenenti al proprio ente. Un altro aspetto

che determinò il declino dell'istituzione fu la chiusura verso ogni membro non

autoctono, accentuando il carattere elitario dell'ente, tutto ciò in nome della

perorazione della causa dell'importanza identitaria dell'ente. In un contesto di

crescente globalizzazione, ciò era del tutto antistorico, nuocendo all'ente, che

di generazione in generazione vedeva assottigliarsi le proprie file. L'ultimo fat-

tore interno di crisi fu un inattivismo dell'ente nella gestione dei propri beni.

Per quanto riguarda, invece, le cause esterne di crisi, si possono citare il pro-

cesso di modernizzazione, una certa inconsistenza della politica ticinese e

l’inesistenza di una legge urbanistica. La prima causa ridimensiona

l’importanza dei beni comuni, divenuti marginali. L'immobilismo degli enti patri-

ziali, unito all'inadeguatezza delle autorità politiche, che non fecero altro che

accettare remissivamente l’abbandono dell'agricoltura, fecero deteriorare i be-

14 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 48 e 49.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 13

ni comuni. Il tutto causò inoltre uno sconvolgimento del paesaggio, frutto a sua

volta della mancanza di una legge sulla gestione del territorio15.

La crescita demografica sfociò in una crescente attività edilizia, la quale av-

venne sulla base di una sola legge edilizia, e secondo i piani regolatori comu-

nali, mentre latitava totalmente una legge pianificatoria cantonale. La legge del

1968 fu dettata dalla necessità di utilizzare razionalmente il territorio, infatti il

Cantone in quella fase storica aveva una molteplicità di problematiche con cui

confrontarsi, tra cui: la costruzione dell'autostrada, di opere idroelettriche, una

moltitudine di progetti di interesse pubblico, che in alcuni casi mal si concilia-

vano con gli interessi privati. In questo periodo alcune aree geografiche ven-

gono letteralmente abbandonate, con alcuni Comuni vicini all'estinzione, in

una corsa frenetica delle popolazioni verso le aree urbane. A questa questione

il Consiglio di Stato rispose nel 1968, con un progetto di legge urbanistica, il

cui obiettivo fu regolare razionalmente l’uso del territorio e garantire uno svi-

luppo armonioso dei singoli comuni. Progetto dapprima accettato dal Gran

Consiglio nel 1968, ma poi bocciato dal referendum. Nonostante la bocciatura

referendaria, il progetto di legge ebbe un risvolto sulla mozione Barchi, in cui

comunque il Cantone manteneva una figura centrale nella regolazione, per cui

la pianificazione divenne centralizzata, per evitare uno sviluppo disordinato ed

irrazionale. La collaborazione tra Stato e Comuni aumentò in tal proposito,

mentre i rapporti con il Patriziato rimasero in secondo piano. Nella mozione, vi

fu un riferimento ad adempiere uno studio sotto il profilo, giuridico, politico e

socioeconomico, sulla possibilità di integrare il Patriziato nel Comune politico.

Incoraggiando così un avvicinamento dei due enti, dal punto di vista legislati-

vo, e mantenendo però le due corporazioni. In risposta a tali richieste, i Patri-

ziati si opposero tenacemente, rivendicando le proprie funzioni e la propria in-

15 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 50, 51 e 52.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 14

dipendenza, con tesi poggiate su ragioni storiche e morali, e mostrando una

fiera opposizione ad ipotesi di fusione tra i due enti16.

Tale visione fu supportata da buona parte della popolazione, che temeva di

perdere la propria autonomia e la propria identità comunale. Lo studio si con-

cluse con il mantenimento del Patriziato, che però doveva modificare le pro-

prie funzioni, privilegiando la funzione pubblica e utilizzando le proprie proprie-

tà nell'interesse di tutta la cittadinanza cantonale. Da ciò derivò il concetto che

i Patriziati privi di beni dovessero estinguersi, ma su questo aspetto quest'ulti-

mi insorsero, perché alcuni enti erano privi di beni, ribattendo di avere comun-

que una funzione etico-morale. I Patriziati formularono una controproposta,

per suddividere gli enti in tre categorie: Patriziati alpestri, Patriziati urbani e

Patriziati sottocenerini. Con essa si riconosceva che ogni categoria era con-

frontata con problematiche differenti, e perciò doveva avere funzioni altrettanto

differenti. Su questa, ed altre proposte, avvenne la revisione della legge orga-

nica patriziale nel 1976, sotto la direzione della commissione Balestra, revisio-

ne incentrata sul desiderio che i beni patriziati, alpi, boschi e pascoli, fossero

sentiti come beni collettivi, non solo patrizi. La proposta era composta da più

punti, tra cui definire meglio la funzione dell'istituto e la sua organizzazione

finanziaria e giuridica, aumentare il bacino di patrizi introducendo il principio

dell’ope legis. Nonostante l'istituto fosse a rischio di estinzione per mancanza

di membri, contro tale proposta i Patriziati si opposero tenacemente. Un'altra

proposta fu di aumentare i finanziamenti, ed i progetti pubblici della corpora-

zione, che necessitava di fondi, e a questo scopo fu introdotto il fondo di aiuto

patriziale, che fece aumentare e migliorare i rapporti tra Stato e Patriziato. La

revisione della legge ebbe inizio nel 1983, e si protrasse per quasi un decen-

nio, ed era inglobata nel progetto ad ampio spettro di revisione costituzionale

cantonale. Il tutto si concluse con l'approvazione della nuova Costituzione can-

tonale, tramite referendum nel 1997.

16 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 53, 54, 55 e 56.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 15

Per quanto concerne i punti essenziali riguardanti l'ente patriziale, ed i suoi

rapporti con l'autorità statale, il più importante fu il riconoscimento degli enti da

parte dello Stato, e le condizioni necessarie affinché ciò avvenisse. Tra gli ob-

blighi del Patriziato vi era riuscire ad autogovernarsi e avere i membri neces-

sari per costituire un ufficio con compiti di gestione dei beni. Quindi il presup-

posto necessario per il riconoscimento era che il Patriziato avesse dei beni,

amministrativi o patrimoniali, e che essi avessero un'utilità pubblica17.

5 Il Patriziato ticinese ottocentesco

Analizzare i rapporti tra i cittadini patrizi ed i domiciliati permette di capire il

sentimento antipatriziale di una parte della popolazione, che la reputa

un’organizzazione elitaria e settaria. Concezione richiamata anche dall'articolo

introduttivo della legge del 1807, che garantisce ai soli patrizi un diritto esclu-

sivo al godimento della proprietà e redditi generali delle loro comunità. Più vol-

te il Consiglio di Stato ha tentato di ricomporre tale frattura tra le due entità, in

particolar modo per il godimento di boschi e pascoli. Con la legge organica

patriziale del 1835 il godimento di tali beni fu esteso ai domiciliati.

Nelle prime cinque decadi del XIX° secolo, il Patriziato ha un lapalissiano ca-

rattere politico, mentre nelle restanti cinque decadi tale funzione decade, dive-

nendo il Patriziato un ente puramente economico. Nella Costituzione del 1803,

vi era richiamata la necessità di essere patrizio di un Comune cantonale, per

avere i diritti attivi di cittadinanza, e per poter acquisire la cittadinanza canto-

nale, e da ciò si denota come l'ente concedesse i diritti politici, da qui l'impor-

tanza a livello politico dell’istituto18.

Tale posizione preminente a livello politico cominciò a vacillare, dato il rifiuto

dei Patriziati di concedere nuove cittadinanze, con il Consigliere Cattaneo che

sin dal 1840 si batteva contro il requisito di cittadinanza patriziale necessario

per esercitare i diritti politici, simbolo antidemocratico e vetusta rimembranza

17 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit,, pagg. 58, 59 e 60. 18 P. Caroni, L'altra storia del Patriziato ottocentesco, Dipartimento dell’Interno del Canton Ticino, Bellinzona, 1975,pagg. 9 e 10.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 16

storica. Nel 1842 il Gran Consiglio approvò una riforma totale della Costituzio-

ne, la quale venne poi bocciata tramite referendum nel 1843. Con l'emanazio-

ne nel 1848 della prima Costituzione federale svizzera, il presupposto per il

godimento dei diritti politici divenne l'attinenza comunale, ed il Canton Ticino vi

si adeguò nel 1861, seguendo i dettami imposti a livello federale. Per cui l'atti-

nenza comunale concessa dall'assemblea comunale divenne l'unico requisito

necessario19. La proprietà dei beni indivisi patriziati non appartiene ai patrizi,

ma alla persona giuridica, ed i diritti dei patrizi, presi singolarmente, sui beni

comuni sono jura in re aliena. Ma i patrizi, considerandosi cittadini comproprie-

tari, e tali sono ritenuti dalle norme, ritengono che si possa applicare al loro

corpo le disposizioni civilistiche della società. Con il passare degli anni si ebbe

una sempre più marcata privatizzazione dell'ente, ma a garantire le pubblicità

dell'istituto venne in soccorso la legge organica patriziale del 1875, che enun-

ciò il principio che i Patriziati non possano venir assimilati alle altre società re-

golate dal Codice civile, le quali possono essere sciolte su richiesta di un so-

cio. Ciò demarcò una prima notevole differenza tra comproprietà patriziale e

civile, la seconda differenza risiedendo nel fatto che, nella società civile, ogni

socio aveva, nella maggior parte dei casi, la possibilità di amministrare l'uno

per l'altro, mentre per l'amministrazione dei beni patriziali erano escluse diver-

se categorie di soggetti, tra cui le donne e gli ecclesiastici. Tale esclusione era

determinata dal fatto che il Patriziato, finché ebbe una funzione politica, esclu-

deva tutte le categorie che non godevano di diritti politici.

Dati questi due fattori, propri di questo tipo di comproprietà, l'ente rimaneva

nell'ambito privatistico, essendo il Patriziato una società privata, e la giurisdi-

zione, competente per le questioni attinenti alla proprietà, restava quella civile.

Il Patriziato ottocentesco si trasformò in una corporazione personale, sempre

più legata alla proprietà, e non al territorio20.

19 P. Caroni, L'altra storia del Patriziato ottocentesco, pagg. 26-38. 20 P. Caroni, L'altra storia del Patriziato ottocentesco, pagg. 41-47.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 17

6 Il Patriziato odierno

Con la revisione di legge, sopra ricordata, le funzioni dell'istituto sono state

declinate meglio, ma il contrappeso è una maggiore vigilanza dell'autorità sta-

tale, Cantone, sull'ente stesso. La forma attuale dell'istituto è di ente pubblico,

che per essere attivo deve contare sulle forze dei propri membri, al fine di evi-

tare il disconoscimento statale.

Proprio per tali motivi si è assistito ad un’evoluzione dell'istituto e delle sue

funzioni, mediante una fase dinamica con un adattamento alle nuove condi-

zioni, riprendendo le funzioni tradizionali in chiave moderna.

La prima necessità di ogni Patriziato è mantenere gli elementi costitutivi, un

determinato numero di membri e beni gestiti in comune. Per perseguire il pri-

mo obiettivo vengono inglobate nell'ente famiglie non originarie, allargando la

concessione della cittadinanza patriziale, manovra questa non sempre ben

vista dai patrizi originari, per i quali viene sminuito il legame tra nome e territo-

rio. Un ulteriore processo, adottato per rafforzare i vari enti, è stato quello di

irrobustire i rapporti e le collaborazioni tra i vari Patriziati, in alcuni casi for-

mando dei veri e propri consorzi, al fine di gestire meglio il territorio.

A completare il tutto, vi è un apparato legislativo che norma le varie funzioni

dell'istituto, ed i rapporti con l'autorità statale, di cui l’ente è parte integrante.

L'autorità cantonale, avendo una posizione sovraordinata rispetto all'ente, è

legittimata ad intervenire sullo stesso.

Un esempio lampante di ciò è la possibilità di disconoscimento degli enti da

parte cantonale. Per esempio, alcuni enti sopravvivono potendo contare solo

su beni culturali, e non su quelli patrimoniali, e ciò comunque adempie all'ob-

bligo di possedere beni, in quanto tali beni vengono considerati di rilevanza

pubblica. Anzi nel prossimo futuro è possibile immaginare un Patriziato, sem-

pre più custode di questo tipo di beni, con una funzione sempre più storico-

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 18

culturale, di mantenimento di vecchi valori21. Il Patriziato odierno è sempre più

confrontato con uno svuotamento di potere del federalismo, e una sempre

maggior centralizzazione statale, sia a livello cantonale sia federale. Il tutto

comporta una riduzione di autonomia a livello locale, il che naturalmente si ri-

percuote sui Patriziati, che reagiscono richiamando due concetti, reinterpreta-

zione del passato e gestione del patrimonio. Collegato al secondo concetto, vi

è la volontà degli enti di contrastare la decisione statale di introdurre il concet-

to di ope legis, il rilascio della cittadinanza patriziale per legge, richiamando il

principio secondo il quale la corporazione è basata sul sangue, ius sanguinis,

sulla discendenza. Con il richiamo di una dimensione ideologica, basata sullo

spirito vicinale, alla quale vanno aggiunti due elementi identitari propri dell'isti-

tuzione, la gestione dei beni pubblici e l’esistenza dell'elemento familiare. Per

poter perseguire questi due obiettivi, il Patriziato è sempre riluttante nel con-

cedere la cittadinanza patriziale, per preservare la dimensione identitaria, pro-

pria dell'ente. Tra i vari elementi identitari, vi rientra anche la terra, oltre ai be-

ni, ed è proprio essa il motivo di esistenza dell'ente, ed è il richiamo primario al

passato. Proprio a supporto di tale motivazione, a metà del secolo scorso, i

Patriziati insistettero più volte sul concetto di inalienabilità dei beni, combat-

tendo contro la sovrastimazione dei terreni da parte dello Stato. La legge or-

ganica patriziale del 1992 enuncia il principio di inalienabilità, nei confronti dei

beni serventi l'utilità pubblica per i beni amministrativi, mentre i beni patrimo-

niali possono essere alienati.

Nella circostanza di vendita a privati, Cantone e Comune beneficiano di un

diritto di prelazione su fondi destinati a scopi pubblici. Un altro elemento im-

prescindibile per l'ente è il “focolare”, e vari cambiamenti sono stati apportati in

questo settore, come l'allargamento del diritto di voto ad ogni patrizio maggio-

renne, non più al solo capofamiglia, cambiamenti che hanno portato a una

modifica dell'organizzazione interna dell'ente. Al concetto di fuoco, più volte

ricordato, è legato il nome di famiglia, quale elemento identitario, che attesta

21 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 60 e 61.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 19

l'appartenenza ad un determinato Patriziato, perciò ad un determinato territo-

rio. Quindi i due fattori che identificano il Patriziato sono la terra e chi la pre-

serva. Quest'identità è stata tutelata attraverso diverse strategie, una è quella

per cui appartenere ad un gruppo significa condividere dei valori, attraverso i

quali i vari membri sentano di possedere un’origine comune. Altri aspetti cru-

ciali sono la discendenza, la lingua ed il territorio. Per gestire quest'identità, ed

il senso di appartenenza all’istituzione, i due strumenti utilizzati sono la gestio-

ne del patrimonio e la reinterpretazione del passato22. La gestione del patri-

monio, come forma di gestione dell'identità, consente di conservare l’eredità

culturale, mantenendo intatto il legame col passato, conservando e valoriz-

zando i beni, come avviene per la casa patriziale, luogo di assemblea e deci-

sioni patriziali. Il patrimonio è costituito da variegati elementi, come terreni e

pascoli, ma anche da capitali, e soprattutto beni di valore culturale. Ogni ele-

mento deve essere gestito in modo comunitario, ed a favore della comunità

pubblica, di conseguenza la comproprietà è la base giuridica. Per comprende-

re come la gestione dei beni influenzi il processo di gestione dell'identità, oc-

corre partire dalla normazione giuridica disciplinata dalla legge organica patri-

ziale. Tra la legge organica patriziale del 1962, e quella del 1992, è rimasto un

punto fermo, il concetto che i beni patriziali siano di tutta la comunità, ed i con-

cetti di alienabilità o inalienabilità degli stessi.

Mentre i beni amministrativi patriziali rimangono inalienabili, quelli patrimoniali

sono alienabili, ma con un diritto di prelazione a favore dell'autorità cantonale.

Infatti, salvo eccezioni, i beni alienati al Patriziato sottostanno ad un pubblico

concorso, proprio a causa del carattere pubblico di tali beni. Un'altra caratteri-

stica fondamentale riguardante la gestione del patrimonio patriziale, concerne

il modo di godimento dei beni, il quale sottostà ad una politica molto restrittiva,

dipendente dalla normativa interna ad ogni Patriziato. Con la modernizzazione

della società, il godimento di certi beni patriziati ha perso di significato, come

22 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 62- 68.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 20

per esempio la legna, che, posseduta in ingenti quantità dal Patriziato, non è

più lo strumento principale per i riscaldamenti interni.

Occorre ora interrogarsi se il Patriziato odierno abbia una qualche utilità, o sia

una mera reminiscenza del passato. La legge organica patriziale ha senza

dubbio rivitalizzato un istituto morente, ormai prossimo ad una fusione col

Comune politico, ma in una società sempre più mobile, anche culturalmente,

ha ancora ragione d'esistere?

Come organizzazione operante al fine di mantenere intatto un territorio, e la

sua natura, ha sicuramente una funzione importante, e la clausola dell'inalie-

nabilità va in questa direzione. In una società sempre più insensibile alla ce-

mentificazione selvaggia, disinteressata allo sviluppo sostenibile, una corpora-

zione di diritto pubblico, in controtendenza a tutto ciò, è sempre ben accetta.

Inoltre, il fatto che per la revisione di legge si siano dovuti attendere venti anni,

ed innumerevoli discussioni, certifica il fatto che il legislatore veda un futuro

per quest'istituzione. Il tutto è ipotizzabile, a condizione che il passato venga

rielaborato in chiave moderna, e vi sia un'apertura al cambiamento, e non si

rimanga su posizioni che portino all'immobilismo23.

In controtendenza, ed antistorica, appare la limitazione nella concessione della

cittadinanza patriziale, trincerata dietro alla scusa di non snaturare l'istituzione;

con un tale atteggiamento l’estinzione pare inevitabile, dato l'assottigliamento

delle fila patrizie. Finora è prevalsa la linea della contrarietà alla proposta go-

vernativa dell’ope legis, rifiutando di concedere la cittadinanza per legge, con-

trobattendo che tale scelta sia a discrezione unicamente dell'assemblea patri-

ziale, ma a tale decisione assembleare è opponibile un ricorso all'autorità can-

tonale, Consiglio di Stato, il quale, nella maggior parte dei casi, non rifiuta la

domanda di cittadinanza patriziale.

Analizzando il rapporto tra Stato e Patriziato, è facile notare che il secondo

sottostà al primo, secondo il principio di dominazione legale, che è strettamen-

23 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 69- 73.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 21

te legato a quello di legittimità, con il primo legittimato ad intervenire sul se-

condo, in quanto il Patriziato trova la sua base legale nel diritto cantonale. No-

nostante questo fatto i patrizi ritengono un'intromissione illegittima, quella ine-

rente i ricorsi per i casi di cittadinanza patriziale, non accettando che in questo

modo si possa ribaltare una decisione assembleare, svuotando l'assemblea

dei suoi effettivi poteri. Un altro caso, in cui secondo i patrizi, lo Stato oltrepas-

sa i propri poteri, è il caso del disconoscimento, in cui lo Stato disconosce l'isti-

tuzione in caso di assenza di beni e famiglie che li gestiscano. Dopo la legge

organica patriziale del 1992, il Consiglio di Stato può intervenire sul Patriziato

per le seguenti ragioni: concessione cittadinanza, disconoscimento e in rela-

zione al fondo di aiuto patriziale. Sul disconoscimento, in base all’articolo 38,

della legge organica patriziale, si prevede che «Il Patriziato che non adempie

più i requisiti di legge viene disconosciuto dal Consiglio di Stato, sentiti i rap-

presentanti dell'ente». Tale articolo è poi divenuto fondamentale dopo il 1997,

quando l'autorità cantonale iniziò una valutazione generale dei vari enti, al fine

di decidere quali fossero da mantenere e quali no.

In contrasto con tale disposizione, per i rappresentanti dell'ente, l'estinzione

del Patriziato deve avvenire solo quando l'ultimo rappresentante della famiglia

patriziale sia deceduto, e perciò tale articolo viene considerato un "attacco"

all'autonomia patriziale24.

7 Categorie di Patriziati ticinesi

IPatriziati ticinesi possono essere raggruppati in tre categorie fondamentali,

Patriziati alpini, Patriziati semiurbani e Patriziati urbani. I Patriziati alpini sono

presenti sopratutto nelle valli del Sopraceneri, ed in quelle Locarnesi. In que-

ste aree geografiche l'attività agricola è ancora praticata, ed i beni comuni

hanno in qualche modo mantenuto la loro essenza. La funzione principale di

questi enti è gestire tali beni, come ad esempio i boschi, anche se lo svuota-

24 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 74, 75 e 79.

Il Patriziato nella Confederazione elvetica 22

mento demografico delle valli ha reso tali compiti improbi. In alcuni casi essi

sono riusciti a sostenere l'economia agricola, nonostante il declino dell'econo-

mia alpestre, mantenendo le alpi, costruzioni adibite a scopi agricoli, per evita-

re il degrado dei pascoli. Negli ultimi anni molte alpi decadenti vengono ristrut-

turate, creando dei centri agrituristici, in quest'ottica si può vedere uno sbocco

per le attività future del Patriziato, in cui il passato può essere riutilizzato in

chiave moderna. I patriziati semiurbani sono invece presenti in zone, ove vi è

stato un ragguardevole sviluppo economico, che ha causato anche un aumen-

to demografico, come nelle zone periferiche alla città. Anch'essi posseggono

boschi, ma essendo ai margini delle città, non è possibile per essi svolgere

attività agricole. Proprio a causa di questo fatto, la maggioranza dei terreni è

stata venduta, per costruire reti viarie, o cedendo i diritti di superficie allo Stato

per realizzare opere pubbliche, come le scuole. I Patriziati urbani, sono pre-

senti, infine, nelle città, come Lugano e Bellinzona.

La loro funzione primaria è amministrare beni immobili, visto che hanno ceduto

i propri beni al Comune, e quindi non gestiscono risorse materiali o naturali.

Quindi le principali iniziative pubbliche di questi istituti sono culturali25.

8 Patriziato ed autorità pubblica

Il Patriziato, essendo inserito tra gli enti pubblici, ed avendo l'autorità cantona-

le il potere di direzione su di esso, come già visto, si trova in una posizione

subordinata rispetto al Cantone. Tuttavia, ciò non esclude che vi possano es-

sere rapporti armoniosi, ed una collaborazione profittevole, fra i due enti.

Un'autonomia totale della corporazione non è pensabile, né sarebbe auspica-

bile. I vari rapporti intercorrenti fra le due entità possono essere analizzati, te-

nendo conto dei vari tipi di Patriziati.

I Patriziati alpini sono i rappresentanti della categoria più tradizionale di Patri-

ziato, ma nonostante ciò anch'essi hanno dovuto innovarsi, soprattutto a cau- 25 G. Scolari, Il Patriziato ticinese identità, pratiche sociali, interventi pubblici, cit., pagg. 83- 90.

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