Riassunto Il pensiero sociologico Crespi - Risposte a domande finali, Domande di esame di Sociologia Della Conoscenza. Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria
romeocarrozzo27
romeocarrozzo2727 marzo 2015

Questo è un documento Store

messo in vendita da romeocarrozzo27

e scaricabile solo a pagamento

Riassunto Il pensiero sociologico Crespi - Risposte a domande finali, Domande di esame di Sociologia Della Conoscenza. Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria

PDF (117 KB)
20 pagine
6Numero di download
1000+Numero di visite
Descrizione
Riassunto Il pensiero sociologico Crespi dall 1 cap al 5 ,e 7 capitolo. gli altri mancanti. Risposte a domande finali
5.99
Prezzo del documento
Scarica il documento

Questo documento è messo in vendita dall'utente romeocarrozzo27: potrai scaricarlo in formato digitale subito dopo averlo acquistato! Più dettagli

Anteprima1 pagina / 20

Questa è solo un'anteprima

1 pagina mostrata su 20 totali

Scarica il documento

Questa è solo un'anteprima

1 pagina mostrata su 20 totali

Scarica il documento
Il pensiero sociologico, Crespi - Risposte a domande finali

1capitolo: DURKHEIM

Cosa intende Durkheim per “carattere coercitivo del Sociale”?

Il carattere coercitivo del sociale si manifesta nei confronti dell’individuo: la società infatti impone all’individuo le sue proprie forme e le sue proprie leggi. Il sociale quindi ha nella visione di Durkheim una posizione prevalente rispetto alla dimensione individuale: è l’individuo che deve essere compreso a partire dal sociale e non il sociale a partire dall’individuo. E’ nella natura della società stessa “che occorre cercare la spiegazione della vita sociale”. Va precisato che Durkheim, quando sottolinea l’aspetto coercitivo del sociale, ha soprattutto in mente LA DIMENSIONE CULTURALE e quindi anche ISTITUZIONALE del sociale stesso, e cioè la presenza di regole, modelli di comportamento culturalmente codificati che guidano le motivazione e l’agire effettivo degli individui. Tutto questo insieme, è LA COSCIENZA COLLETTIVA e, una volta cristallizzato in forme concrete, sono le c.d. MANIERE D’ESSERE COLLETTIVE, fatti sociali che non si manifestano direttamente nell’agire, ma che sono diventate strutture stabili della vita collettiva.

Come definisce il concetto di “FATTO SOCIALE” ?

Sulla base del concetto del “carattere coercitivo del sociale”, D. definisce il concetto di FATTO SOCIALE come “ le maniere d’agire, di pensare e di sentire, esterne all’individuo, e che sono dotate di un potere di coercizione in virtù del quale si impongono a lui”.

A quale concetto di FUNZIONE fa riferimento?

D. preferisce il termine FUNZIONE a fine o scopo in quanto ha come obiettivo la formulazione di un CRITERIO OGGETTIVO di interpretazione dei fenomeni sociali, a prescindere dalle motivazioni di tipo psicologico degli individui. Ecco perché deriva il termine FUNZIONE direttamente dalla biologia, dove sta ad indicare una attività che si rende necessaria per la soddisfazione di un bisogno dell’organismo vivente. Può fare questo in quanto considera la società come un organismo dotato di una sua autonoma natura, un sistema.

Cosa intende D. con il concetto di “coscienza collettiva”?

La coscienza collettiva è l’insieme di regole, rappresentazioni, norme, modelli di comportamento culturalmente codificati che rappresentano la dimensione culturale e quindi istituzionale del sociale. La coscienza collettiva è “l’insieme delle credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una stessa società”. Inoltre, nasce come frutto dell’opinione comune e del desiderio di associazione.

Quali forme diverse di solidarietà distingue e perché?

Ne “la Divisione del lavoro sociale” 1893 distingue tra SOLIDARIETA’ MECCANICA, propria delle società tradizionali, nelle quali gli individui sono simili tra loro e condividono valori e regole comuni ( società caratterizzata quindi dalla preponderanza della coscienza collettiva ) e la SOLIDARIETA’ ORGANICA, che si afferma con l’affermarsi del principio di divisione del lavoro, dominante nella società fondata sul modo di produzione industriale. In questo secondo tipo di solidarietà diventano più importanti della coscienza collettiva i vincoli funzionali che intercorrono tra individui che lavorano ad un’impresa comune e hanno quindi bisogno ciascuno dell’attività dell’altro. Quindi i valori e le regole condivise diventano meno importanti e può essere dato più spazio alle diversità degli attori sociali, dando luogo al fenomeno storico culturale dell’esaltazione dell’individualismo. ATTENZIONE: nella prefazione alla seconda edizione della “Divisione del lavoro sociale” 1904 rivede questa impostazione, causa la percezione delle tensioni e dei conflitti che emergono anche

nella società industriale. D. afferma quindi che l’importanza del consenso su valori e regole comuni c’è anche nella società di tipo industriale; ciò significa che il passaggio da Soc.Tradizionale a Soc. Industriale non è data dalla sostituzione della solidarietà meccanica con quella organica, ma invece DALLA DIVERSITA’ DEI CONTENUTI DELLA STESSA COSCIENZA COLLETTIVA. Infatti, sempre nella stessa pubblicazione, afferma l’esigenza di creare forme istituzionali adeguate, le CORPORAZIONI PROFESSIONALI, per consolidare le nuove forme di solidarietà nate dalla crescente differenziazione delle funzioni.

Quali sono secondo D. le cause sociali dei diversi tipi di suicidio?

Le definisce nell’opera “Il Suicidio” 1897, uno dei primi esempi di ricerca empirica in sociologia. Raccoglie infatti varie tipologie di dati su casi di suicidio europei; questi dati presentano aumento costante a seconda delle stagioni, a seconda delle situazioni di rapida trasformazione ( crisi belliche, fattori economici ), a seconda dell’impostazione religiosa ( più suicidi in paesi a religione protestante, meno nei cattolici ). D. afferma che nei diversi contesti sociali e a seconda degli avvenimenti storici, esistono delle vere e proprie correnti suicidogene che non possono essere spiegate solo nel riferimento alla psicologia degli individui, ma vanno attribuite prevalentemente a cause sociali, che in questo caso sono il diverso grado di integrazione degli attori sociali nel sistema sociale. Ci sono 3 tipi fondamentali di suicidio:

- SUICIDIO EGOISTICO; causato da situazioni di scarsa integrazione degli attori sociali - SUICIDIO ANOMICO; causato da rapidi cambiamenti sociali, anche di contesto ( il

contadino che va in città ) - SUICIDIO ALTRUISTA; diverso dai primi due. Infatti non è causato da una carenza di

norme, ma dalla forza di esse, cioè da un eccesso di integrazione sociale ( il capitano che per onore si lascia affondare con la sua nave, il kamikaze che si fa saltare in aria per fanatismo religioso e politico ).

Per D. la chiave è il RISCHIO DI VUOTO NORMATIVO-VALORIALE: l’assenza di norme provocata da cambiamenti rapidi che caratterizzano la società industriale, sia in senso positivo ( rapido sviluppo benessere materiale ), sia in senso negativo ( crisi economiche ), è alla radice del cronico moltiplicarsi della devianza presente in tale tipo di società e al diffondersi del disorientamento che favorisce l’aumento dei suicidi. ATTENZIONE: D. non percepisce affatto l’ambivalenza del problema dell’INTEGRAZIONE ( cioè che questa può produrre sia effetti positivi che negativi ). Si capisce dalla riflessione sulle religioni: per D. ci sono più suicidi nei paesi protestanti a causa dell’orientamento individualista impostato da questa religione, che isola il soggetto e lo carica di responsabilità che non è in grado di affrontare, favorendo così il suicidio egoista. Qui sembrerebbe un problema NON di carenza di norme, ma dei CONTENUTI delle stesse norme. MACCHE’; per D. anche qui è una questione di carenza di norme: sono le carenti istituzioni protestanti che presentano minori possibilità di integrazione rispetto all’organizzazione ecclesiale cattolica. E’ sempre una questione di METODO, non di MERITO ( vedi i suicidi tra i militari: mica è il merito delle norme il problema! E’ perché l’assetto complessivo non favorisce l’integrazione! ).

Cosa si intende col termine “anomia” e quali sono le condizioni in cui si verifica?

Il termine ANOMIA, dal greco a-nomos, privo di leggi, sta ad indicare situazioni nelle quali, a causa di repentini mutamenti sociali, i valori ed i modelli validi nelle situazioni d’origine non sono più adeguati alla nuova situazione, determinando nell’attore sociale un disorientamento. Si verifica:

- con l’affermarsi del principio di divisione del lavoro: l’assenza di una normativa adeguata è LA CAUSA PRINCIPALE DELLE TENSIONI CONFLITTUALI

- con qualsiasi rapida modificazione sociale: l’assenza di norme adeguate è alla radice del cronico modificarsi della devianza che porta, ad esempio, ad un disorientamento che favorisce l’aumento dei suicidi.

Come si configura in D. il rapporto individuo-società?

Gli elementi di riflessione alla base sono: A) D. nega che l’individuo pre esista alla società, se non come entità psicofisica.

Solo la Società può trasformare questa entità in una PERSONA dotata di vita morale. B) I VALORI atti a far questo ( esigenze di ordine vitale e convivenza pacifica ) NON hanno

fondamento nella natura degli individui, bensì nella natura sui generis della società, perché essa è prodotto di un’elaborazione collettiva e grazie a questo può conoscere i veri bisogni sociali ( la cui espressione sono le regolamentazioni giuridiche e morali ).

C) Alla natura dell’individuo è attribuita quindi la DIMENSIONE DI INDETERMINATEZZA ( causa il suo desiderio di infinito ), all’ordine sociale invece la DIMENSIONE DI DETERMINATEZZA. D.le fa contrapporre, senza la necessaria interlocuzione.

Essendo D. precursore del MODELLO FUNZIONALISTA ( all’inizio c’è un sistema sovraordinato, che deve sopravvivere attraverso delle attività adeguate, le Funzioni del sistema ), tende sempre a presentare il problema sociale soprattutto in termini di mantenimento dell’ORDINE e dell’INTEGRAZIONE dell’individuo nel sistema sociale.

Ne consegue che D. NON COLGA in questo rapporto il CARATTERE AMBIVALENTE della funzione di determinatezza delle forme normative ed istituzionali, indispensabili per la sopravvivenza, ma anche potenzialmente distruttive a causa della loro riduttività rispetto alla complessità della vita vissuta; ANZI: proprio perché in lui sono centrali le questione dell’ordine e del controllo, è volto a considerare NEGATIVAMENTE LE DIMENSIONI DI INDETERMINATEZZA E DISORDINE. Addirittura, le contraddizioni proprie di ogni situazione sociale sono viste NON come momento dinamico di trasformazione, bensì solo come ciò che DEVE ESSERE ELIMINATO per realizzare un ordine armonico.

Conseguenze di questa impostazione: - la sua concezione dell’unità sociale ha come riferimento privilegiato LA SOCIETA’

CIVILE; lo Stato non incarna la coscienza collettiva diffusa nell’intero corpo sociale, ma è sede di una coscienza specifica, più ristretta, anche se “più chiara e più alta”.

- Il potere politico è quindi una funzione volta ad assicurare il mantenimento dell’ordine sociale ( e questa è una sottovalutazione, in quanto D. non pensa proprio alla possibilità che il potere, trasformandosi in dominio, diventi a sua volta una forma di distruttività sociale ).

- La sua concezione della società ha quindi alla base LA DICOTOMIA TRA assoluta positività della determinatezza dell’ordine sociale e la negatività dell’indeterminatezza delle aspirazioni infinite degli individui singoli.

- L’uomo è propenso alla guerra a causa della sua insita natura egoista; il desiderio di pace aumenta solo se aumenta la socializzazione; D. però no chiarisce da dove nasca ‘sto desiderio di aggregazione che porta poi a perseguire la pace.

ATTENZIONE: C’è in D. un’unica valutazione positiva delle spinte a carattere indeterminato: non in riferimento all’individuo come tale, bensì in quanto conseguenza diretta delle “CORRENTI COLLETTIVE”. Esse sono esterne all’individuo, in quanto dotate di un’esistenza propria e di una propria forza.

Come interpreta il fenomeno religioso?

Per scrivere l’opera “Le forme elementari della vita religiosa” D. parte dall’idea che un fenomeno così diffuso e duraturo come la religione non possa non avere altra origine che le ESIGENZE della società. “La religione è cosa eminentemente sociale”. Decide di analizzare le forme religiose delle società arcaiche, perché più semplici e quindi più atte a rivelare i meccanismi funzionali ( che poi stanno alla base anche delle religioni più complesse ). D. studia la religione totemica degli aborigeni australiani strutturati in clan. Gli elementi che evidenzia sono:

- IL TOTEMISMO; il clan non è fondato sulla consanguineità, ma sull’identificazione dei membri con un simbolo sacro, il TOTEM. Ogni clan ha il suo totem e sulla base di questo si regolano i rapporti tra i clan, le compatibilità o meno.

- LA SACRALITA’; le cerimonie rituali servono a rafforzare il sentimento di appartenenza al clan: le danze ed i sacrifici rendono visibile questo sentimento. Poiché per D. l’idea di Dio è solo un modo attraverso il quale gli individui si rappresentano la società, esso attribuisce alla stessa società una DIMENSIONE DI SACRALITA’, che è la base della solidarietà generale.

In sintesi, D. dimostra che LE RAPPRESENTAZIONI COLLETTIVE DI TIPO RELIGIOSO, MA NON SOLO sono DETERMINANTI nella costruzione della realtà sociale. Con questa affermazione, D. ha dato il là alla teoria delle rappresentazioni sociali.

Quali sono i principali pregi del contributo di D. alla teoria sociologica e quali invece le critiche che possono essergli rivolte?

Meriti: - OGGETTIVAZIONI DEL SOCIALE: Aver sottolineato nel carattere coercitivo del

sociale la dimensione di oggettivazione che sempre assumono le forme determinate di ordine sociale, le quali diventano realtà indipendenti dagli stessi individui che le pongono in essere, diventando fonti di produzione d’identità e di caratteri individuali.

- Aver sottolineato l’importanza che le REGOLE SOCIALI e le RAPPRESENTAZIONI DELLA REALTA’ SOCIALE hanno su comportamento individuale e collettivo. Con questa sottolineatura D. apre una linea d’analisi più centrata sui CARATTERI DEL CONTESTO e delle PROCEDURE DELL’AGIRE che sulle motivazioni individuali.

- SUPERAMENTO DEL MODELLO RAZIONALISTICO, che porta al SUPERAMENTO DELL’ETNOCENTRISMO: l’Illuminismo tendeva a svalutare una serie di comportamenti umani come puramente dovuti all’ignoranza e alla superstizione. D. supera questa visione, perché pone il principio che ogni fatto sociale ha la sua ragion d’essere nella società stessa; il funzionalismo dunque permette di trovare il SIGNIFICATO INTERNO di tutti i fenomeni osservati, senza giudizi a priori.

Difetti: - non tiene presente la natura AMBIVALENTE degli individui ( identità come similarità,

esigenza di veder riconosciuta anche la propria differenza ) e quindi non comprende che gli attori sociali non sono mossi solo da desideri egoistici, ma anche dal bisogno di identità e riconoscimento che li orienta verso il rapporto con l’altro.

- Per questo vede l’INDETERMINATEZZA delle aspirazioni degli individui praticamente solo come NEGATIVA e dà sempre valenza positiva alle forme normative. Delle quali non considera la potenziale negatività in caso siano estremizzate ( quando il potere si trasforma in dominio, ad esempio ).

CAPITOLO 2 conflitto e mutamento sociale MARX

Come si differenzia la dialettica di M. da quella di Hegel?

Il modello dialettico di Hegel prevede che la storia evolva attraverso costanti contraddizioni e conflitti. Per Hegel, i superamenti delle contraddizioni che via, via si incontrano, creano, a loro volta, altre contraddizioni, fino a raggiungere un SUPERAMENTO DEFINITIVO di tutte le contraddizioni in una SINTESI FINALE. Hegel interpreta questo processo ( la dialettica ) come la manifestazione della PROGRESSIVA AUTOREALIZZAZIONE DELLO SPIRITO ASSOLUTO. Marx adotta il modello dialettico di Hegel, ma lo sviluppa ed arriva a conclusioni diverse. Marx infatti interpreta la dialettica come un PRINCIPIO ATTIVO operante all’interno delle CONDIZIONI MATERIALI e degli OGGETTIVI RAPPORTI ECONOMICI e SOCIALI. Marx quindi prevede che l’evoluzione storica e sociale sia determinata dalle contraddizioni oggettive legate alla DISPONIBILITA’ delle RISORSE MATERIALI e TECNICHE e AI RAPPORTI DI PRODUZIONE. Anche per Marx il superamento delle contraddizioni produce altre contraddizioni, MA la soluzione finale è LA FINE DEL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTA e L’AVVENTO DELLA SOCIETA’ COMUNISTA. Quindi, dal punto di vista sociologico, la TEORIA DIALETTICA di M. si caratterizza per la rilevanza che assume in essa la DIMENSIONE CONFLITTUALE nella dinamica delle relazioni sociali: non ha un’idea sincronica della società, ma DIACRONICA, come modello in continua trasformazione, il cui movimento è creato da contraddizioni che via, via emergono nella realtà sociale tra determinate STRUTTURE MATERIALI e determinati RAPPORTI SOCIALI.

Quale è la differenza tra materialismo dialettico e materialismo storico?

Mentre il materialismo dialettico è fondato sull’assoluto determinismo dell’INFRASTRUTTURA MATERIALE ( l’insieme delle forze e dei mezzi di produzione, i rapporti di produzione, il modo di produzione ), il cui scontro con la SOVRASTRUTTURA ( l’insieme delle rappresentazioni culturali e dei sistemi normativi presenti nel sistema sociale ) porta al cambiamento sociale ( e quindi l’evolversi dei processi storici è concepito come una fatalità indipendente dalla volontà degli individui ), il materialismo storico, senza negare il primato dell’infrastruttura, attribuisce alla CLASSE PER SE’, cioè ad una classe (insieme di individui che si trovano nel sistema strutturato dei rapporti di produzione nella STESSA posizione) che è diventata soggetto politico grazie alla presa di coscienza di questa comune appartenenza ( la c.d. COSCIENZA DI CLASSE ), la possibilità di essere promotore di cambiamenti anche rivoluzionari dell’ordine sociale.

Cosa si intende per infrastruttura e per sovrastruttura?

L’INFRASTRUTTURA è la struttura portante del sistema sociale ed è costituita da tre diverse dimensioni:

- l’insieme delle FORZE e dei MEZZI DI PRODUZIONE ( cioè le risorse materiali disponibili, le forze, e le conoscenze scientifiche e gli strumenti tecnici, i mezzi, presenti in un dato momento storico in una determinata società )

- i RAPPORTI DI PRODUZIONE ( proprietà dei mezzi di produzione, tipo di rapporti di lavoro interni all’organizzazione produttiva )

- il MODO DI PRODUZIONE (l’insieme delle forze, dei mezzi e dei rapporti di produzione che caratterizza il sistema dominante di produzione in una data società, es.l’agricoltura nelle società pre industriali )

L’infrastruttura determina le forme della SOVRASTRUTTURA, che invece è l’insieme: - delle RAPPRESENTAZIONI CULTURALI ( mito, religione, filosofia ) - e dei SISTEMI NORMATIVI ( leggi, istituzioni, apparati statali e politici )

presenti nel sistema sociale.

La sovrastruttura si riflette anche nei CONTENUTI DELLA COSCIENZA INDIVIDUALE ECOLLETTIVA ( valori, motivazioni, percezioni di sé e dell’altro )

Su cosa si basa la distinzione tra CLASSE PER SE’ e CLASSE IN SE’ ?

Per M. la CLASSE, vera protagonista dei processi storici di trasformazione sociale, è un insieme di individui che, all’interno del sistema strutturato dei rapporti di produzione, si trovano oggettivamente nella stessa posizione, cioè hanno la stessa possibilità di accesso alle risorse economiche e sociali. La Classe è quindi fondata su CONDIZIONI OGGETTIVE (ambiente di nascita, possibilità di scelta lavorativa limitata dalla situazione di partenza, etc..). Proprio per questo, la classe è una realtà che SUSSISTE INDIPENDENTEMENTE DALLA COSCIENZA CHE GLI INDIVIDUI POSSONO AVERE DI APPARTENERLE. Questa è una CLASSE IN SE’, una classe senza consapevolezza dei suoi membri di farne parte. La CLASSE PER SE’ invece si ha quando gli individui appartenenti ad una stessa classe PRENDONO COSCIENZA DELLA LORO COMUNE APPARTENENZA e percepiscono L’IDENTITA’ DEI LORO INTERESSI, che deriva dalla loro posizione in sistema sociale dato. Insomma, si ha la c.d. COSCIENZA DI CLASSE. Inoltre, un’altra differenza è che, solo la classe per sé può essere SOGGETTO POLITICO promotore di cambiamenti dell’ordine sociale, proprio grazie allo sviluppo della coscienza di classe.

Quali diverse classi distingue Marx?

Le classi sociali che si contrappongono nella società capitalistica sono due: i capitalisti ( coloro che hanno la proprietà dei mezzi di produzione ) e i proletari ( coloro che non hanno altro che la proprietà del loro lavoro ). Esiste anche una quasi classe, il sottoproletariato, che ricomprende coloro che restano ai margini del sistema capitalistico e che non hanno un salario regolare. Marx però riconosce l’esistenza anche di altri classi, relative al modello di economia classica ( nella quale i fattori di produzione erano terra, capitale e lavoro ) : i proprietari terrieri, il cui reddito è costituito dalla rendita, i capitalisti, che hanno come reddito il profitto e i lavoratori che invece sono compensati dal salario. Marx però riallinea ogni categoria, nonostante le differenze che tra esse intercorrono, infatti, dentro la macro distinzione capitalisti / proletari: nei primi stanno anche coloro che vivono di rendita, gli imprenditori finanziari, oltre che gli industriali. Nei secondi stanno oltre agli operai, anche i commercianti, gli artigiani, i contadini.

Come si configura il conflitto di classe?

Il conflitto di classe riflette le contraddizioni oggettive che emergono dal rapporto tra il grado di sviluppo delle forze di produzione e i rapporti di produzione. L’antagonismo tra i capitalisti, la classe proprietaria dei mezzi di produzione, e i proletari, classe che ha proprietà solo del proprio lavoro, è la forza motrice dei processi di trasformazione dei sistemi sociali. Tale trasformazione rivoluziona quindi il sistema sociale; l’azione rivoluzionaria si basa SIA sulle CONDIZIONI OGGETTIVE del contrasto di interessi, SIA sulla PRESA DI COSCIENZA COLLETTIVA di una comune appartenenza di classe ( LA CLASSE PER SE’ ). Marx considera poi il proletariato la vera forza rivoluzionaria, in quanto proprietaria unicamente della propria capacità lavorativa e dunque non contaminata dalla proprietà privata, la quale potrà quindi da essa essere eliminata, trasformando radicalmente le strutture sociali.

Cosa intendeva Marx per ideologia?

Per Marx L’ideologia è l’insieme delle RAPPRESENTAZIONI e delle RAZIONALIZZAZIONI ILLUSORIE DELLA REALTA’ che servono ad occultare le contraddizioni di quest’ultima ed a legittimare il potere costituito. La religione, la Filosofia, le stesse teorie politiche sono I RIVESTIMENTI SOVRASTRUTTURALI DELLA DISUGUAGLIANZA, hanno la funzione di incanalare le frustrazioni dei singoli verso ideali astratti ( l’al di là, etc.. ) in modo da allentare i conflitti sociali e mantenere il consenso.Non solo; per M. è possibile scovare il reale interesse delle classi al potere dietro ogni forma ideologica: basta analizzare il rapporto tra essa e le strutture dei rapporti di produzione sottostanti. Al pensiero ideologico, M. contrappone IL SAPERE SCIENTIFICO, cioè la sua stessa teoria, valido perché basato sull’analisi empirica oggettiva, senza razionalizzazioni.

Quale concetto di alienazione viene usato da Marx?

L’alienazione per M. è IL RISULTATO OGGETTIVO DELLE STESSE STRUTTURE ECONOMICHE E SOCIALI; non è quindi un fenomeno interno al pensiero ( come per Hegel: un modo positivo che l’uomo utilizza per estraniarsi da sé per poi tornare a se stesso come soggetto autocoscienze ), né una mera condizione psicologica ( come per Feuerbach: un modo negativo col quale l’uomo si disappropria di dimensioni che li appartengono e, ad esempio, le attribuisce a Dio, così da diventare dipendente dei fantasmi da lui stesso creati ). Il filo conduttore della visione di Marx del concetto di alienazione ha come base la visione del LAVORO come “oggettivazione della vita generica dell’uomo”. Questo è lo sviluppo: La vita generica è la vita produttiva, che caratterizza il rapporto uomo-natura. La vita produttiva è l’attività vitale che realizza immediatamente l’uomo nella sua essenza. Ecco perché il lavoro è l’oggettivazione della vita generica dell’uomo: il prodotto del suo lavoro è la sua immediata realizzazione, nel lavoro l’uomo si sdoppia attivamente, realmente e “vede se stesso in un mondo fatto da lui”. Quindi l’attività lavorativa è la realizzazione dell’essenza umana: NON DEVE DIVENTARE MEZZO DI VITA, PERCHE’ E’ LA VITA! La produzione è l’attività generica universale dell’uomo. Cosa è che contrasta questo? La proprietà privata, che fa diventare il lavoro “lavoro estraniato” e allontana l’uomo produttore dal suo oggetto prodotto, che viene estraniato a sua volta come valore di scambio. Sopprimendo la proprietà privata e l’economia di scambio, che rendono mediati rapporti per loro natura immediati, l’uomo potrà riappropriarsi della sua essenza. Il comunismo è la vera soluzione del conflitto tra esistenza ed essenza, fra oggettivazione e affermazione soggettiva,

Meriti della teoria di Marx e critiche

Meriti: - dal punto di vista dell’influenza dei condizionamenti economici presenti nella dinamica

sociale, M. ha sottolineato L’IMPATTO DEI DIVERSI ELEMENTI INFRASTRUTTURALI SUI PROCESSI DI TRASFORMAZIONE e sulle caratteristiche assunte, di volta in volta, dai diversi sistemi sociali, in particolare sui RAPPORTI che intercorrono tra REALTA’ ECONOMICA e POTERE POLITICO.

Critiche: - Attribuire priorità alla condizione materiale, sulla base della differenziazione tra

infrastruttura e forme sovrastrutturali ( tra le quali c’è un rapporto di causalità unilineare ), è arbitrario, in quanto è difficile isolare il dato materiale dalle componenti culturali e sociali. La condizione materiale infatti è il risultato di un RAPPORTO DI INTERDIPENDENZA tra fattori sia di tipo materiale che culturale.

- la contraddizione teorica che è alla base della distinzione tra Materialismo storico e materialismo dialettico, apre 2 strade e evidenzia la presenza di due anime nella concezione marxiana.

- Sul rapporto tra ideologia e scienza/conoscenza: in realtà lui fonda su basi ideologiche il ruolo determinante dei fattori materiali nei fenomeni sociali e quindi è contraddittorio rispetto al fatto che alle ideologie, che critica, lui contrappone la scienza, cioè la sua teoria ( che ha anch’essa appunto basi ideologiche )

CAPITOLO 3 l’AGIRE DOTATO DI SENSO MAX WEBER

Su cosa si basa la distinzione tra spiegazione e comprensione?

Nell’ opera, incompiuta e postuma, “Economia e Società” 1922, Weber critica le teorie che considerano la società come un sistema autonomo rispetto all’azione degli individui. Weber sostiene che, mentre per le scienze naturali ( biologia, etc.. ) i concetti di organismi e funzione sono sufficienti ( la SPIEGAZIONE ), per la sociologia no; la specificità della sociologia rispetto alle scienze naturali è proprio l’essere volta alla COMPRENSIONE dell’atteggiamento degli individui che partecipano alle formazioni sociali. Certo, W. è consapevole che questa impostazione (l’interpretazione comprendente) non può portare all’individuazione di un sistema teorico globale causa il carattere ipotetico e frammentario dei suoi risultati, ma per lui questo è il limite connaturato della scienza sociologica. Le società animali possono essere adeguate a processi basati su strutture istintive e meccaniche, le società umane NO, perché le azioni sono il prodotto di una RAZIONALITA’ COSCIENTE; ecco perché il compito della sociologia è anche di trovare IL SENSO del comportamento.

Cosa è l’agire sociale?

L’agire è qualunque atteggiamento, attivo o passivo, esterno e interno, connesso ad un SENSO SOGGETTIVO. ( c’è sempre un motivo ). L’agire è sociale quando:

- è riferito all’atteggiamento di altri individui, secondo il senso soggettivamente intenzionato di colui che agisce

- è con-determinato nel suo corso - può essere spiegato in base a questo SENSO intenzionato

E’ quindi un agire dotato di senso e di reciprocità. La socialità è IL RISULTATO DELLE AZIONI INDIVIDUALI DOTATE DI SENSO quale sia il contenuto di quest’ultimo e quando tali azioni si determinano reciprocamente ( cioè quando chi agisce tiene conto dell’agire dell’altro e viceversa ). Attenzione: agire sociale è diverso da agire uniforme ( aprire ombrello quando piove ) e agire influenzato passivamente dagli altri, dall’agire collettivo ( individuo in una folla ).

Cosa intende W con il termine “senso” ?

W non da’ mai una definizione precisa del termine senso; il senso è da lui riferito ad ogni significato ( sentimento, norma, rappresentazione, valore… ) elaborato dal soggetto cosciente e che orienta l’agire di quest’ultimo.

Cosa intende W per “soggetto cosciente” ?

Individuo relativamente autonomo, perché dotato di: 1) autoconsapevolezza 2) razionalità 3) mosso da motivazioni 4) capace di scelta e di decisione

Come nascono le formazioni sociali?

Le formazioni sociali sono insiemi di relazioni fondate su regole comuni. Nascono a causa del fatto che i singoli individui partecipano a RAPPRESENTAZIONI COMUNI che orientano in modo omogeneo il loro agire, consentendo il coordinamento delle diverse azioni. Queste rappresentazioni non sono necessariamente rispondenti a realtà oggettive ( idee sullo Stato, sulla famiglia, sul lavoro, i modelli di comportamento… ) anche se orientano concretamente l’agire. Lo orientano concretamente perché producono effetti reali a causa della CREDENZA CONDIVISA INTERSOGGETTIVAMENTE che essi siano rispondenti alla realtà.

Quale importanza assume per W la dimensione della prevedibilità e perché ?

La prevedibilità dell’agire è la base per la costruzione di ogni Società. Infatti, se l’agire è sociale quando si riferisce all’agire altrui, questo riferimento diventa possibile solo in quanto sussistono schemi di intelligibilità e modelli culturali comuni, che permettono di comprendere ed interpretare le azioni degli altri su una base di reciprocità. Ecco perché la RELAZIONE SOCIALE si basa sulla CHANCE ( probabilità, possibilità ) che si “agisca socialmente in un dato modo” ( quello prevedibile ). Quindi, seguendo l’elemento della reciprocità, si vede come la dinamica delle interrelazioni sociali è fondata su un insieme di ASPETTATIVE RECIPROCHE e su POSSIBILITA’ CALCOLATE SOGGETTIVAMENTE circa le conseguenze del proprio agire.

Come si configura nella teoria di W il rapporto tra individuo e società ?

1) Pur non essendo l’unica causa dell’agire, il senso soggettivo è ciò che permette di interpretare e comprendere l’agire. Weber però sostiene che ciò NON significa assumere una valutazione INDIVIDUALISTICA, in quanto il senso NON è il semplice risultato di una scelta individuale, ma è SEMPRE CONNESSO alle forme simboliche codificate del SENSO COMUNE. Quindi il senso non è mai puramente solo soggettivo, ma è già da sempre anche sociale. 2) Ciò che vale nel senso è la particolare attribuzione di significato alla realtà, NON LA REALTA’ IN SE’, quindi non si può analizzare l’agire sociale sulla base di presunte leggi immutabili, ma solo su COSTANTI STATISTICHE DELL’AGIRE, da verificare di volta in volta. 3) Possono esserci nessi causali tra un senso e un comportamento effettivo; questo però non nasce da elementi validi in assoluto ( non ci sono regole che lo determinano ). Quindi, il rapporto di causa-effetto tra un fattore ed un fenomeno sociale NON E’ l’unico possibile; dipende dal c.d. PUNTO DI VISTA. Ecco perché W non crede alle spiegazioni sociali fondate su un UNICO FATTORE DETERMINANTE. Es: la religione protestante ha influito sullo sviluppo del capitalismo, ma non per questo si deve ricondurre tutta la realtà economica all’esperienza religiosa! In sintesi: per W NON E’ POSSIBILE spiegare fenomeni sociali in modo deterministico sulla base di un solo fattore. Però divide la ricerca sociologica in 2 parti, recuperando l’elemento della AVALUTABILITA’ della sociologia: prima parte della ricerca, cioè FORMULAZIONE DELLE IPOTESI ( influenzate da valori e interessi del sociologo ) e VERIFICA DELLE IPOTESI (possibilità di individuare nessi causali ).

Cosa sono i tipi ideali?

Sono astrazioni sulla base di caratteristiche prevalenti nelle varie forme dell’agire sociale, quindi NON ESISTONO nella realtà, ma SERVONO a cogliere le COSTANTI del comportamento. La storia si basa sul singolo evento, la sociologia invece ricerca regole generali dell’agire. I tipi ideali sono 4:

- razionale rispetto allo scopo ( l’agire è determinato da aspettative verso l’esterno, è quindi strumentale, secondo il modello mezzi-fini, come l’agire economico o tecnico )

- razionale rispetto al valore ( l’agire è determinato da credenze, prescindendo dalle sue conseguenze, come l’agire di un martire della fede )

- affettivo ( l’agire è determinato da emozioni, come l’innamorato ) - tradizionale ( l’agire è determinato da abitudini acquisite, es. le regole di buona educazione )

ANALISI: 1) La razionalità è riconosciuta in tutte le tipologie dell’agire, non solo ad es. per il primo tipo,

quello strumentale. Per W esistono infatti molte diverse espressioni della razionalità (NB in questo è diverso da Pareto, il quale invece distingue tra azione logica e azione non logica ).

2) I quattro tipi ideali NON ESAURISCONO tutti i modi di orientamento dell’agire. 3) Raramente l’agire è orientato esclusivamente da uno solo dei tipi, ma, dal punto di vista di

chi osserva, si può quasi sempre cogliere una prevalenza di un orientamento sull’altro.

4) I tipi ideali si applicano anche agli ATTEGGIAMENTI INTERNI, non solo ai comportamenti esterni, quindi l’agire PUO’ NON ESSERE CHIARO per la coscienza dell’attore sociale, che finisce per agire “istintivamente o in conformità all’abitudine”. In sintesi, l’agire pienamente consapevole e trasparente è per W un caso limite, ma la sociologia sviluppa comunque classificazioni sulla base del possibile senso intenzionato, COME SE l’agire fosse, quindi, consapevole.

Quali sono gli elementi per analizzare l’agire sulla base dello schema dei tipi ideali?

I tipi ideali dell’agire sociale sono quattro e hanno sia DIVERSI GRADI DI EVIDENZA, sia DIVERSI GRADI DI PREVEDIBILITA’.

I GRADI DI EVIDENZA: - l’agire razionale rispetto allo scopo è il più evidente per l’osservatore, una volta conosciuto

l’obiettivo e i mezzi che si intende utilizzare per raggiungerlo - l’agire tradizionale può essere compreso solo se si conoscono i modelli di comportamento

propri dell’ambiente del soggetto agente ( bisogna riferirsi al suo contesto culturale ) - l’agire affettivo è la forma più difficile da comprendere: se non sei innamorato, come

comprendi le follie che si fanno per amore? L’osservatore dovrà utilizzare la CAPACITA’ DI RIVIVERE l’esperienza altrui o porsi in EMPATIA con il soggetto agente per capire.

- L’agire razionale rispetto al valore può infine essere compreso solo se si ha cognizione degli effetti che crea il rapporto con un determinato valore ( difficile per l’ateo capire il credente ).

ANALISI: W riconosce che l’agire orientato soggettivamente verso uno scopo spesso non corrisponde, dal punto di vista dell’osservatore, a quello oggettivamente corretto per raggiungerlo. Tuttavia TENDE CMQ A PRIVILEGIARE IL TIPO RAZIONALE dell’agire sociale, in modo da escludere il più possibile implicazioni psicologiche nell’analisi dei fatti sociali. Quindi, anche se seguendolo in tutte le sue riflessioni di fatto lui esclude un fondamento oggettivo assoluto della spiegazione causale, tenta di salvare un criterio di oggettività dell’interpretazione sociologica proprio attraverso il suo privilegiare il tipo ideale dell’agire razionale.

I GRADI DI PREVEDIBILITA’: Fermo restando che i comportamenti più evidenti sono anche quelli più prevedibili ( tradizionale e strumentale ), la prevedibilità si valuta sul SENSO COMUNE PARTECIPATO DA PIU’ INDIVIDUI che fonda la POSSIBILITA’- PROBABILITA’ ( CHANCE ) che ci sia un certo comportamento. E’ il grado di prevedibilità di questa chance che da’ “i gradi di prevedibilità” dell’agire sociale, a seconda che la chance sia fondata su UNIFORMITA’ DI FATTO o su un ORDINE LEGITTIMO. Uniformità di fatto: usi, cioè consuetudini di fatto, che, se si strutturano nel tempo, diventano costumi. Rappresentazioni di Ordine Legittimo: o convenzioni ( che sono valide in quanto, se non osservate, provocano spontanea disapprovazione nel proprio ambito sociale ), o ordinamenti giuridici ( osservati anche a causa della previsione di meccanismi coercitivi ). Le prime portano a prevedibilità minima, in quanto, ad es., un uso come la moda è per sua natura mutevole; le seconde, ad es. gli stati con i loro apparati, visto che hanno MECCANISMI DI CONTROLLO, portano al massimo della prevedibilità delle aspettative reciproche.

Quali tipi ideali di potere Weber distingue e sulla base di quali elementi?

Il potere è classificato da W sulla base della LEGITTIMITA’ che esso ottiene: 1) potere TRADIZIONALE, ovvero la legittimazione di esso viene da credenza nel carattere

sacro che alcune tradizioni hanno da tempo immemore ( es. le monarchie ereditarie ) 2) potere CARISMATICO, ovvero la legittimazione di esso è fondata sul carisma di un

particolare individuo ( es. grandi dittatori, profeti, etc.. )

3) potere LEGALE, ovvero la legittimazione viene dalla credenza nella legalità di ordinamenti giuridici razionalmente costituiti ( es. le forme democratiche ).

Gli elementi fondamentali sono: - il CONSENSO, che è direttamente collegato al grado di prevedibilità dell’agire sociale ( la

stabilità e la certezza della legittimità del potere c’è a seconda del senso partecipato e di quanti e quali meccanismi di controllo dell’agire sono posti in essere dal potere )

- il CONFLITTO, che è un elemento normale e può essere PACIFICO quando non c’è la violenza fisica e VIOLENTO invece quando si rifiutano le regole e viene meno la dimensione della reciprocità, al punto che può esserci l’annientamento della vita dell’altro.

Sintesi: Per W L’UNITA’ SOCIALE NON E’ MAI SCONTATA, ANZI. Però sottolinea il rischio che l’affermarsi di dimensioni codificate di senso porti ad un irrigidimento dell’agire dei soggetti. Es. la razionalità strumentale nelle società industriali può chiudere in una gabbia d’acciaio gli individui. Ma non solo: W analizza l’apparato della BUROCRAZIA, affermatosi con le varie affermazioni del potere legale. Ebbene, per W la forma burocratica lascia poco spazio all’autonomia individuale; è l’estensione nella società moderna dei principi proprio della razionalità strumentale che rischia di limitare grandemente la libertà degli attori sociali.

Come interpreta il rapporto tra religione e realtà sociale?

In termini generali, W sostiene che: - la religione è il sostrato fondante della cultura di ogni società, in quanto la sua funzione

originaria è stata quella di rispondere agli interrogativi fondamentali dell’uomo: chi siamo, dove andiamo….

- Prima la religione era basata sul magico e sul sacro, dopo, con l’affermarsi delle Religioni della Salvezza ( cristianesimo, giudaismo, islamismo, etc.. ), che regolano la vita del credente in ogni aspetto, la religione ha favorito l’affermarsi di una RAZIONALITA’ SECOLARIZZATA.

- Successivamente invece, la secolarizzazione perde il nesso con la religione, favorendo l’affermazione della razionalità strumentale e portando verso il DISINCANTO del Mondo: fatalità inquietante perché rischia di ridurre la dimensione umana all’unica funzione dell’efficienza produttiva.

- Nonostante questo, W NON DA’ un rapporto unidirezionale di causa-effetto al rapporto tra religione e società ( come invece fa Marx: struttura economica = causa delle diverse forme ideologiche ), perché per W non c’è un solo fattore determinante dell’agire sociale.

Nello specifico, W scrive nel 1905 “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” dove ipotizza che la Riforma Protestante, soprattutto nella versione calvinista, ha avuto un’influenza determinante nella formazione del nuovo spirito capitalista. L’ANALISI: La specificità del Capitalismo è che la produzione economica non serve solo per migliorare il tenore di vita, ma il profitto viene reinvestito per avere ancora maggiori profitti. E’ orientato non alla logica del valore d’uso, ma a quella del valore di scambio (marx). Quindi la produzione economica è orientata sempre ad una maggiorazione di se stessa; per farlo non segue le esigenze reali del consumatore, ma GLIENE CREA CONTINUAMENTE (nuovi bisogni). Per W, il cristianesimo, rispetto alle altre religioni, promuove l’individualismo e l’atteggiamento attivo nei confronti del mondo ( e già questo aiuta ), ma il PROTESTANTESIMO VA OLTRE:

- rivendica il valore del lavoro come BERUF ( vocazione e professione ) - mette l’uomo in relazione con Dio senza mediazioni di istituzioni ecclesiastiche - considera l’impegno nella realtà mondana un dovere connesso alla dimensione terrena

dell’uomo, voluto da Dio, e quindi non condanna la ricchezza come i cattolici ( è un ostacolo alla salvezza: cruna dell’ago ), ma anzi, la ritiene conferma indiretta di predestinazione alla salvezza, sempre che i proventi da essa ottenuti siano utilizzati non per piacere, ma per produrre ancora.

Di fatto questo è l’identikit della prima classe borghese imprenditoriale europea: parsimonia, lavoro, controllo delle passioni. Attenzione però: ricordiamo che non individua un nesso causale; evidenzia solo un punto di vista che mette in luce un aspetto significativo di questo processo.

Rapporto Weber-Marx Principale differenza: Marx fa prevalere il concetto di fattore determinante, cioè un solo fattore che determina un processo ( la struttura economica è la causa delle diverse forme ideologiche ). Weber no; i rapporti di interdipendenza tra dimensioni, materiali, culturali e sociali non possono avere un rapporto di causa-effetto dato da un solo fattore determinante.

Rapporto Weber-Durkeim Prima di tutto, Weber apre molto più di Durkeim al carattere ambivalente dell’agire. Prima differenza: Durkeim ha come problema principare quello di imbrigliare le tendenze di tipo individualistico, in quanto pericolo per l’unità del sistema. Per Weber, l’unità sociale non è un esito che si può dare per scontato, soprattutto se si tenta di ingabbiare l’agire sociale: il principale problema che pone Weber infatti è quello della conservazione dell’autonomia individuale. Seconda differenza: la visione della scienza. Per Durkeim la conoscenza scientifica serve per individuare i principi morali e pratici dell’ orientamento dell’azione politica e sociale, mentre Weber coglie la contrapposizione tra scienza e azione: la scienza non potrà mai esaurire gli elementi imprevedibili contenuti nelle situazioni concrete dell’agire umano. La scienza sociale non spiega, semplicemente prova a comprendere, ma lascia agli attori sociali tutta la responsabilità di scegliere tra ETICA DELLA RESPONSABILITA’ ( valutazioni concrete sulle conseguenze dell’agire sociale ) e ETICA DELLA CONVINZIONE (l’osservanza dei principi, senza tener conto delle conseguenze ).

CAPITOLO 4: LE FORME SOCIALI GEORG SIMMEL

Quali influenze prevalenti sono presenti nel pensiero di Simmel?

Rapporto ideale e anche personale con Weber. Come Weber critica il positivismo organicista, rifiuta l’idea che la Società sia un tutto organico e resta estraneo al modello di Durkeim della Società come entità sui generis. Infatti, per Simmel, La Società è il risultato delle azioni reciproche degli individui. Riprende elementi, anche per contrasto, della filosofia di Kant ( ha fatto la tesi su di lui ). L’unità sociale è il risultato diretto dell’agire individuale ed è realizzata dai suoi stessi elementi, non è il prodotto delle osservazioni cognitive dell’osservatore, come invece direbbe Kant. Quindi, il principio Kantiano per il quale la connessione tra diversi elementi non risiede nelle cose stesse, ma è attuata dal soggetto conoscente, non vale per la connessione sociale.

E’ influenzato da Nietzsche, ma arriva a conclusioni diverse ( tragedia della cultura )

Come si configura la conoscenza nella teoria di Simmel?

Per conoscere, è necessario ricorrere, per astrazione, a categorie proprie dell’intelletto umano. Queste categorie sono per S. VARIABILI nel tempo e nello spazio e hanno un’ ORIGINE PRATICA , cioè nascono dai bisogni vitali e dalle esperienze iniziali che l’uomo ha con la realtà. Quindi, riconosce l’esistenza di A-PRIORI , come Kant, ma differentemente da Kant non li vede come categorie universali e atemporali. Certo, non li ritiene nemmeno totalmente frutto convenzional-sociale, ma comunque ritiene che siano avallati dalla loro utilità pratica sperimentatanel concreto dell’esperienza di vita ( come i pragmatisti americani ). A cosa servono questi a-priori? A selezionare, dalle mille sensazioni derivanti dall’esperienza, gli aspetti per noi rilevanti, in modo da poterli ordinare in maniera determinata. ATTENZIONE:doppia valenza della teoria di Simmel della conoscenza. Riconoscere l’esistenza degli apriori, individua la teoria di S., come quella di Weber, come una a)CONCEZIONE NON REALISTA DELLA CONOSCENZA (cioè questa non rispecchia in maniera neutrale la realtà esterna, ma è il risultato sempre parziale di un’ATTIVITA’ COSTRUTTIVA dell’individuo che conosce), PERO’ NON SFOCIA NELLO SCETTICISMO in quanto il fatto che gli a-priori si formino sulla base del principio di utilità concreta, struttura una b)CONCEZIONE DELLA SELEZIONE NATURALE DELLE CONOSCENZE: la forma di conoscenza che si afferma è quella che ha più presa sulla realtà. Quindi i condizionamenti della conoscenza sono duplici: nasce sì da condizionamenti naturali e sociali, ma è anche il risultato di un’attività soggettiva relativamente autonoma.Ecco quindi che in S. il RAPPORTO TRA IDEE E STRUTTURE SOCIALI si configura come un’INFLUENZA RECIPROCA tra le due dimensioni. Infatti, le idee non sono un puro riflesso dei condizionamenti sociali (come invece diceva Marx). Certo, S. crede che essi possano incidere, ma per lui è sempre presente la LIBERTA’ DELLO SPIRITO UMANO, in quanto l’individuo mantiene sempre, nonostante i condizionamenti, una relativa autonomia nella risposta a questioni per lui vitali. Ecco che quindi S. NON RITIENE CHE TUTTE LE IDEOLOGIE SIANO IL FRUTTO DI UNA FALSA COSCIENZA ( come invece diceva Marx ), ma possono essere valutate positivamente quelle che sono il risultato di una scelta, di un punto di vista.

Cosa intende S. con il concetto di “Forme Sociali”?

S. non fissa regole generali dell’agire sociale, ma vuole mettere in evidenza le forme di relazione che si stabiliscono tra gli attori sociali e che formano le unità sociali. Per questo distingue tra FORMA e CONTENUTO della SOCIETA’: il “contenuto” è la materia prima dell’associazione, è lo scopo, l’impulso, l’interesse. La “forma” invece è i diversi modi

attraverso i quali gli individui interagiscono, attraverso i quali strutturano il “contenuto” in quelle unità che noi chiamiamo gruppi, stati, etc… Poiché non ha una visione organicistica della società ( come sistema ), gli individui non sono atomi, ma anzi, sono essi stessi, almeno in parte, il risultato delle relazioni sociali. Non solo: per S.l’individuo NON è mai totalmente riducibile alla sola dinamica dei ruoli sociali E i fatti sociali? Per S. ( qui come Durkeim ) NON SONO riconducibili solo a cause psicologiche, ma anche alle FORME SOCIALI in quanto DOTATE DI UNA DINAMICA PROPRIA. Ecco quindi che il concetto di Forma Sociale si amplia: la società non nasce sulla base degli aspetti personali degli attori; essi strutturano la forma sociale sulla base di ASPETTATIVE SOCIALMENTE STRUTTURATE, di RUOLI codificati. L’origine delle forme dell’interazione sociale, vera ricerca di S., NON si trova nelle azioni individuali e nel loro confronto, ma nella struttura stabile delle relazioni, visto che LE FORME SOCIALI tendono a rendersi AUTONOME DAI CONTENUTI e a giocare liberamente. Non è più la norma che nasce dalla vita, ma è la norma che determina i contenuti della vita. Ecco quindi l’interesse per le FORME DEL GIOCO: esse sono svincolate da interessi, imitano le modalità delle relazioni umane e possono evidenziarle allo stato “puro”. Così come accade nelle situazioni mondane, dove gli interessi e gli stati d’animo vengono semplicemente mimati. Per questo l’analisi di S. si rivolge ad es. le relazioni di dominazione nelle associazioni umane, in particolare riguardo alle minoranze, le associazioni che si basano sul segreto, o punta sulla considerazione di determinati TIPI SOCIALI come il povero, lo straniero, il flirt…….

Cosa analizza S. nell’opera “la filosofia del denaro” del 1900?

Simmel da’ una sua interpretazione della crisi della società moderna. Analizza gli effetti culturali e sociali provocati, nella modernità, dallo sviluppo dello scambio economico fondato sul denaro, considerato come forma di interazione sociale. L’ANALISI: il denaro per S. è la dimostrazione del carattere simbolico del sociale, cioè su come il sociale sia fondato su credenze collettivamente condivise e sulla fiducia. Il denaro ha assunto un preminenza che ha creato conseguenze dirette sullo stile di vita: presa di distanza dalle cose, l’accelerazione dei ritmi di vita; ha favorito insomma il carattere ASTRATTO E ANONIMO dei rapporti intersoggettivi, che non sono più legati ad una realtà locale. E’ la c.d. OGGETTIVAZIONE DEI RAPPORTI. Il denaro ha provocato così un aumento della complessità sociale, creando insicurezza negli individui che sentono di non avere più il controllo reale delle proprie azioni. Es. l’artigiano sa dove finisce il prodotto del suo lavoro, l’operaio no. Doppia valenza del denaro:favorisce l’individualismo, ma al contempo l’oggettivazione dei rapporti, una sorta di alienazione. Inoltre, lo scambio economico astratto da’ la percezione della mancanza di qualcosa di “definitivo”; ciò porta a cercare continuamente nuove emozioni, cose: ecco l’incostanza dei gusti, degli interessi, degli stessi rapporti. Infatti, quando gli oggetti del desiderio hanno valore solo in base al denaro, diventa difficile per l’individuo percepire il nesso tra valore e desiderio, in quanto il valore viene oggettivato nel prezzo di mercato, e anche la relazione sociale tende a perdere ogni significato. ATTENZIONE: ancora una volta, S. fa come W. e rifiuta l’ipotesi di un solo fattore determinante dei fenomeni sociali, anzi; ne mette in evidenza l’ambivalenza: lo sviluppo dell’economia monetaria ha influenzato il pensiero, ma non è affatto vero che i prodotti del pensiero siano tributari dei fattori economici.

In cosa consiste la “tragedia della cultura”?

Simmel, influenzato da Nietzche, sviluppa una concezione tragica della cultura, sottolineando l’effetto inquietante prodotto dalla essa, in quanto fissazione della vitalità in forme oggettivate. E’ sì vero che queste forme sono il prodotto della creatività della vita, ma è anche vero che essa tende ad abbandonarle in quanto non si riconosce più in esse. La vita è incommensurabile, le rappresentazioni di essa date dai molteplici punti di vista sono sì riduttive, ma S. non le considera repressive ( come invece fa Nietzche ).Queste forme di oggettivazione culturale sono invece NECESSARIE perché è nel rapporto con esse che si sviluppa l’esperienza umana e si costruisce la

realtà sociale e questa necessità viene riconosciuta proprio nello stesso momento in cui si sottolinea il loro carattere riduttivo rispetto alla complessità della vita. Per questo S. prende le distanze da Nietzche e critica la tendenza moderna a volersi liberare da ogni determinazione, dal momento che la vita non può manifestarsi nella sua nuda immediatezza, ma deve sempre muoversi dentro forme e può sostituire solo una forma con un’altra.

Come si configura in S. il rapporto tra individuo e società?

E’ un rapporto caratterizzato dalla tensione che deriva da una doppia ambivalenza: quella che caratterizza la situazione sociale, tra l’irrudicibilità dell’ambito di senso della vita e la pluralità e la frammentazione dei sistemi di determinazione, e quella che è insita in questa, l’ambivalenza delle forme di determinazione, in quanto, se da una parte sembra favorire l’individualismo, dall’altra tende a disintegrare l’autorealizzazione individuale e provoca insicurezza nell’individuo. Ne deriva che l’individuo, pur essendo naturalmente orientato al rapporto intersoggettivo, non può mai essere integrato completamente nell’ordine sociale. Insomma, l’individuo non è mai totalmente riducibile alla sola dinamica dei ruoli sociali; questa è una dimensione che non sta accanto, ma è integrata invece con la sua parte sociale. Inoltre questa dimensione, che è alla base dell’ambivalenza dell’individuo nei confronti della società, spiega anche come esso, pur facendo parte ed essendo, in parte, esso stesso ordine sociale, possa anche contrapporvisi ( contro le regole, che altro non sono che le rappresentazioni oggettive ).

Come interpreta S. la crisi della modernità?

Per S. la modernità è l’epoca nella quale la situazione di crisi assume un carattere di “normalità”, dovuto alla predominanza dello spirito OGGETTIVO sullo spirito SOGGETTIVO, ovvero al fenomeno di IPERTROFIA DELLA CULTURA OGGETTIVA e di ATROFIA DELLA CULTURA SOGGETTIVA. Per S. nella società moderna una gran quantità di rappresentazioni e significati culturali diversi si è velocemente oggettivata in “cose, conoscenze, istituzioni e comodità” fino a creare un regresso della cultura degli individui in termini di “intelligenza, delicatezza, generosità”. Poiché è sempre meno in grado di fronteggiare lo sviluppo della cultura oggettiva, l’attore sociale è ridotto al rango di Quantità nègligeable, granello di polvere al quale vengono sottratti i progressi, valori, idee e trasferiri dalla vita soggettiva alla vita solo oggettiva. Quindi, la modernità NON è solo una fase storica, ma è l’epoca dove si verifica una “epifania della condizione umana”, cioè si rileva la tensione del rapporto tra individuo e società, il conflitto tra il bisogno di autorealizzazione dell’individuo e il suo essere sociale. ES: VITA NELLE METROPOLI CONTEMPORANEE: tanta libertà di scelta e movimento, ma anche accentuazione dei fenomeni di differenziazione degli ambiti di vita. Ecco quindi che S. afferma: la società contemporanea sembra perdere la sua unità e diventa incapace di mediare il rapporto tra vita individuale e vita pubblica.

Le valutazioni positive sulla teoria di Simmel

S. è quello che mette più in evidenza la complessità degli elementi in gioco nella dinamica sociale. Weber privilegia cmq modelli di tipo razionale, Simmel tiene meglio conto anche degli elementi emozionali e delle insicurezze che caratterizzano il comportamento degli attori sociali. Sottolinea l’ambivalenza del rapporto tra l’uomo e le forme di determinazione simbolico-normativa: di queste riconosce la necessità, ma anche il carattere riduttivo. Mostra questa ambivalenza nell’interpretazione sulla crisi della modernità, nella tensione che caratterizza il rapporto individuo-società. Non solo; dimostra che c’è ambivalenza anche all’interno delle stesse forme di determinazione: esse sia favoriscono, sia disintegrano l’autorealizzazione individuale e con questo compromettono la percezione dell’unità del vissuto individuale. Questo eccesso di oggettivazione, provoca la distruzione della stessa funzione di mediazione delle forme di determinazione.

CAPITOLO 5: SISTEMA SOCIALE ED AGIRE NON RAZIONALE WILFREDO PARETO

Come si configura in Pareto il rapporto tra economia e sociologia?

Pareto è prima ingegnere, poi economista e nell’ultima fase della sua vita sociologo. E’ fautore del libero scambio, è contro le politiche protezioniste di De Pretis e nel Corso di Economia Politica del 1896 adotta nella sua visione economica il modello di WALRAS, che prevede che ogni sistema economico, in base al fatto che è un insieme di elementi diversi in relazione tra loro, tende al proprio mantenimento e reagisca alle forze che minacciano il suo equilibrio, ricostruendosi volta, volta, anche dopo un mutamento di situazione. La sue teorie vedono l'economia come la scienza che ha per oggetto le azioni logiche dell'uomo per raggiungere i fini adeguati tramite i mezzi a disposizione. Ogni soggetto compie delle azioni secondo i suoi gusti, operando a seconda della disponibilità dei beni e della tecnologia, che vengono definiti ostacoli. L'equilibrio finale tra gusti e ostacoli è descritto dall'analisi economica. Pareto sostiene che la sociologia, alla quale si dedica fervidamente dal 1897, è il seguito logico dell'economia, poiché serve a ritrovare le condizioni che garantiscono l'equilibrio della comunità. Passa dall’economia alla sociologia in quanto arriva alla convinzione che l’agire umano sia per la maggior parte dettato da impulsi non razionali, legati ad i sentimenti e alle passioni e che quindi per cogliere la complessità di tale agire occorra uscire dai modelli legati al calcolo razionale degli interessi che caratterizzano la logica economica per rivolgersi alle c.d. AZIONI NON LOGICHE. Questo salto di qualità verso la volontà di leggere i fenomeni sociali nella loro complessità, in realtà però non porta P. a superare i suoi rigidi presupposti di tipo positivistico; mantiene paradossalmente come criterio di riferimento anche per la teoria sociologica IL MODELLO STRUMENTALE DELL’AGIRE RAZIONALE DA SCOPO, che è alla base della teoria economica. La razionalità utilitaristica rimane quindi, nonostante il riconoscimento della rilevanza dell’agire non logico, alla base della spiegazione dell’agire sociale.

Come configura P. il sistema sociale e le dinamiche che si esprimono in esso?

Egli ha un'idea di un sistema in equilibrio alla cui base è il conflitto. E' un equilibrio dinamico. La dinamicità è basata sui due residui fondamentali (progresso e conservazione). Il prevalere del primo spinge la società verso il nuovo, il secondo residuo tende a consolidare e preservare. E' la legge del pendolo che determina un equilibrio instabile soggettivo a mutamenti ciclici analoghi. Gli interesse agiscono sui residui e sulle derivazioni. I residui agiscono sugli interessi, e le derivazioni agiscono sui sistemi economici modificando gli interessi. A una società in cui prevale l'istinto delle combinazioni succede una società in cui prevale la persistenza degli aggregati. Il sistema sociale oscilla, le oscillazioni variano. Le società cambiano lentissimamente in quanto i residui cambiano lentissimamente. C'è dunque una teoria ciclica del mutamento sociale che non torna però esattamente allo stesso punto di partenza. I residui non cambiano. Le manifestazioni cambiano lentamente. Le derivazioni cambiano velocemente.

Cosa intende P. con il concetto di azioni non logiche e quali sono i tipi?

L’azione umana è per P. una sintesi di elementi soggettivi, connessi alle percezioni individuali dei fenomeni, e elementi oggettivi, i quali rappresentano le caratteristiche del fenomeno in sé. Le azioni logiche sono quindi per P. quelle che presentano una perfetta corrispondenza tra percezione soggettiva e realtà oggettiva empiricamente determinabile; è l’agire che si orienta in modo adeguato al raggiungimento del fine che si propone. E’ chiaro che dal punto di vista soggettivo del singolo tutte le azioni sono logiche, perché ogni individuo da’ questo carattere a tutto ciò che fa ( per P. queste razionalizzazioni illusorie sono le c.d. PERCEZIONI ), ma da un punto di vista oggettivo le azioni logiche

sono rare, visto che lo scopo che spesso si ottiene non è quello soggettivamente perseguito. Quindi, la maggioranza sono AZIONI NON LOGICHE, quelle che non presentano una coincidenza tra il fine soggettivo e quello oggettivo. Ci sono 4 generi diversi di AZIONI NON LOGICHE e alcune sottospecie:

1)tipo: azione non logica dove non si da’ né un fine oggettivo, né un fine soggettivo. Queste sono le azioni che l’uomo compie meccanicamente per abitudine. 2)tipo: azione non logica che ha un fine soggettivo, ma nessuna corrispondenza con un fine oggettivo. Es. la magia, vengono addotti per il suo uso motivi logici inesistenti, ma un obiettivo c’è. 3)tipo: è il “tipo puro dell’azione non logica”; infatti è il caso dove manca il fine soggettivamente percepito pur essendoci un fine oggettivo nell’agire. Sono le azioni istintive,da animali. Ci sono 2sottospecie, a seconda che il fine oggettivo, se percepito dal soggetto, sia da lui accettato o respinto. 4)tipo: azione non logica dove ci sono sia un fine soggettivo che un fine oggettivo, ma questi alla fine non coincidono. Es. un’azione rivoluzionaria per ottenere un società egualitaria che finisce per creare una società totalitaria.

CAPITOLO 7: LO STRUTTURALISMO

Quali sono i diversi significati del concetto di struttura?

1- come ELEMENTI IMMUTABILI che presiedono a tutte le dimensioni dell’universo, strutture come essenze eterne di Platone

2- come LEGGI OGGETTIVE interne ai reali processi evolutivi della natura e verificabili empiricamente, Positivismo

3- come CATEGORIE TRASCENDENTALI A PRIORI che presiedono alle nostre operazioni conoscitive, Kant e neokantiani

4- come STRUTTURE PERMANENTI INCONSCE soggiacenti alle relazioni concrete e che possono essere colte solo in base a costruzioni deduttive di modelli astratti, Levì-Strauss

5- come PRODOTTI CASUALI DEI MUTAMENTI DELLA STORIA che si costituiscono in forme rappresentative-conoscitive (epistème) che si impongono ai soggetti e li costituiscono.

6- Come RELAZIONI INTERNE ALLA PSICHE DEL SOGGETTO nel suo rapporto operativo con la realtà esterna, connesse al principio costruttivo.attivo che opera nella realtà stessa e che presiede alle trasformazioni progressive di essa, Piaget

7- Come uno SCHEMA FISSO INNATO che costituisce la base comune delle lingue e presiede alle loro trasformazioni, Chomsky

Quali stadi attraversa secondo Piaget l’evoluzione psicologica del bambino?

Piaget fonda la teoria psicogenetica dello sviluppo cognitivo, un nuovo metodo di ricerca sui processi di apprendimento e sullo sviluppo cognitivo dell’infanzia. Per P. la struttura è sia SINCRONIA, insieme di relazioni statiche, ma anche DIACRONIA, sistema in continua trasformazione capace di autoregolarsi, generando nuovi elementi che tuttavia appartengono alla struttura e ne conservano le leggi, in modo da svilupparsi secondo ordini di complessità crescente. Per P. quindi le strutture cognitive non sono né a priori, né innate, ma devono essere considerate come un processo di costruzione per gradi successivi. Non ci sono mai solo percezioni di fatti, ma le percezioni sono sempre inquadrate in SCHEMI DI AZIONE (critica all’empirismo classico); infatti, per P. la conoscenza non procede secondo processi di semplice associazione tra oggetti, ma di ASSIMILAZIONE degli oggetti in uno schema d’azione e di ACCOMODAMENTO, per gradi successivi, alle particolarità dell’oggetto stesso. Ecco che l’ASSIMILAZIONE COGNITIVA (particolare caso per lui di assimilazione biologica) mostra che i fatti sono FIN DALL’INIZIO INTERPRETATI SECONDO UNA CONCETTUALIZZAZIONE DOVUTA AL SOGGETTO mediante quadri logico-matematici, le leggi di vicinanza, separazione, quantificazione, misurazione. Sono quindi inesistenti i c.d. fatti puri

NB P. critica così anche il Comportamentismo che interpreta il rapporto soggetto-oggetto in termini di stimolo-risposta, perché non tiene conto che anche lo stimolo è sempre inquadrato in uno schema strutturato di azione e conoscenza.

Quindi P. a)rifiuta il carattere a priori della struttura, sia nella sua versione biologica (s.inscritta nell’organismo), sia in quella trascendentale (categorie dello spirito umano) b)sottoline la DIMENSIONE DIALETTICO-PROCESSUALE del momento conoscitivo , che è risultato tra attività interpretativa e costruttiva del soggetto e il dato ch’egli sperimenta attraverso le sue attive manipolazioni.

Quale è il contributo di Saussure allo Strutturalismo?

L’analisi del linguaggio inaugurata da Saussure ha avuto una notevole influenza sulle teorie sociologiche contemporanee ( interazionismo simbolico, sociologia fenomenologia, etc.. ) in quanto

si evidenzia la rilevanza essenziale che assumono le forme linguistiche nella costruzione della realtà sociale e nella definizione delle identità individuali e collettive. Per S. Il linguaggio è un’istituzione collettiva che si impone agli individui, i quali da soli non possono né crearlo, né modificarlo. Per S. il linguaggio è un insieme di FONEMI, suoni, e di SEGNI, relazione tra parola ed oggetto, ovvero come una struttura.

Su cosa si basa in Saussure la distinzione tra Lingua e Parola?

La lingua è l’insieme delle abitudini linguistiche che permettono all’individuo di comprendere e di farsi comprendere (MOMENTO STATICO, prodotto collettivo indipendente, non modificabile a piacere), la parola è la parte individuale del linguaggio e l’unione tra una forma determinata ed un significato concreto (MOMENTO DINAMICO, nasce dall’uso attuale che ogni individuo fa della lingua stessa). E’ nella parola che la lingua si realizza di nuovo ogni volta.

INTERDIPENDENZA TRA LINGUA E PAROLA: rapporto circolare. La parola è all’origine della lingua, la quale si costituisce come sistema codificato della parola e quindi la delimita, mentre la stessa parola trasforma la stessa lingua così costituitasi, etc..

Lo studio di Saussure sulla lingua: significato dei termini diacronico e sincronico.

La lingua si fonda sul carattere di ARBITRARIETA’ del segno linguistico: l’insieme dei SIGNIFICANTI(immagini acustiche) non ha nessun vincolo oggettivo coi SIGNIFICATI(concetti) a cui rinviano. Questo rapporto convenzionale fa sì che il sistema dei significanti possa essere studiato come un insieme a sé di elementi tra loro indipendenti, dove ogni elemento (i suoni, le parole) ha valore solo per la posizione che occupa nella rete di relazioni di cui è formato il sistema-lingua ( paragone degli SCACCHI: il valore dei pezzi dipende dalla loro posizione sulla scacchiera ). Così S. dimostra che un termine non è solo l’unione di un suono con un concetto, ma per comprendere i singoli elementi sono importanti la RELAZIONE E LA TOTALITA’ STRUTTURALE di cui fanno parte.

commenti (0)

non sono stati rilasciati commenti

scrivi tu il primo!

Questa è solo un'anteprima

1 pagina mostrata su 20 totali

Scarica il documento