Il possesso, Dispense di Diritto Privato. Università di Firenze
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emanuele.brilli28 ottobre 2013
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Il possesso, Dispense di Diritto Privato. Università di Firenze

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Il possesso secondo le norme civili. Analisi sul possesso vale titolo e altro. Appunti di diritto privato
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IL POSSESSO Il possesso si lega alla distinzione fra situazione di diritto e situazione di  fatto. La situazione di fotto si ha riguardo a una cosa e concerne l’esercizio  effettivo di poteri sopra la cosa. Il possesso infatti è la situazione di fatto  di colui il quale esercita sopra una cosa poteri che corrispondono al contenuto  della proprietà. La situazione di diritto invece riguarda l’esistenza di poteri  legali sulla cosa, cioè riflette la circostanza che egli sia o non sia titolare  del diritto soggettivo. I poteri esercitati dal possessore sono quelli  corrispondenti alla proprietà oppure anche a un diritto reale minore  (rispettivamente possesso pieno o possesso minore). È inoltre possibile il  compossesso, ovvero una situazione in cui più persone esercitano congiuntamente  poteri sulla cosa.

Per avere il possesso sono necessari due elementi: un elemento oggettivo (o  materiale), consistente nell’avere il controllo effettivo della cosa; e un  elemento soggettivo (o psicologico), consistente nell’intenzione di esercitare  sulla cosa poteri che corrispondono ai diritti reali. Il prototipo di possessore  è il ladro. Chi invece controlla il materiale senza comportarsi come colui che  esercita i poteri dei diritti reali si chiama detentore. Avremo perciò una  situazione di detenzione figurabile ad esempio col meccanico che prende la  macchina per accomodarla. La norma dice inoltre che si può possedere  direttamente (possesso immediato), oppure si può possedere per mezzo di altra  persona che ha la detenzione della cosa (possesso mediato). Un soggetto si  considera possessore se detiene la cosa e si considera pure proprietario, cioè  trasforma la cosa, se rifiuta di consegnarla ecc. È invece detentore se pur  tenendo la cosa nelle sue mani paga ad esempio dei canoni, non la modifica, la  riconsegna su richiesta ecc.

Si ha possesso legittimo quando la situazione di diritto e di fatto coincidono  (chi ha il possesso è proprietario). Si ha invece possesso illegittimo quando le  situazioni non coincidono (possessore non ha il diritto di proprietà). Il  possesso inoltre può essere in buona fede o in mala fede. Il possesso in buona  fede è quello di chi possiede ignorando di ledere l’altrui diritto, viceversa è  il possesso in mala fede (esempi pag205). Sui vantaggi che derivano dal possesso  in buona fede influiscono delle regole: la mala fede sopravvenuta non nuoce,  ovvero chi ha cominciato a possedere in buona fede può godere i vantaggi  previsti dalla legge anche se successivamente è venuto a sapere che il suo  possesso lede ad altri. Inoltre la buona fede si presume (spetta al  controinteressato provare che era in mala fede). Infine la buona fede è messa  fuori gioco dalla colpa grave (cioè avrebbe dovuto accorgersene che il suo  possesso ledeva diritti altrui usando una pur minima diligenza e attenzione).

Il possesso si acquista quando si iniziano a esercitare sulla cosa i poteri  corrispondenti alla proprietà o un altro diritto reale. Non si acquista però il  possesso se l’esercizio di tali poteri si realizza grazie all’altrui tolleranza,  ad esempio se il prop di un fondo acconsente che il vicino di tanto in tanto lo  attraversi per comodità, i passaggi di quest’ultimo, non valgono a fargli  acquistare il possesso della servitù. Distinguere tra possesso e detenzione a  volte potrebbe essere difficoltoso (animus possendi). La legge allora interviene  con alcune regole: quando un soggetto esercita sopra una cosa poteri di fatto si  presume che abbia il possesso, spetta alla controparte provare il contrario.

Per trasformare la detenzione in possesso risulta insufficiente una mutata  disposizione d’animo del detentore. Se il detentore decide ad esempio di non  restituire l’oggetto occorre che il detentore faccia opposizione contro colui  che fino a quel momento ha avuto il possesso della cosa mostrandogli  l’intenzione di tenere la cosa e applicare i poteri di proprietà che non  spetterebbero a lui stesso, oppure che il titolo in forza del quali si  esercitano i poteri sulla cosa venga mutato da un atto esterno al soggetto che  li esercita (pag 206­207). La legge inoltre prevede la presunzione di possesso  intermedio, ovvero, dimostrare che il possesso è stato continuo negli anni  risulta essere difficoltoso, allora basterà dimostrare che il possesso è stato  esercitato in modo consono in un dato giorno e si presume che allora il possesso  si sia protratto negli anni fino alla dimostrazione dell’esercizio di  quest’utlimo. (pag207 finire bene paragrafo presunzione).

Il possesso si può acquistare anche in base ad un rapporto col precedente  possessore subentrando a quest’ultimo. Si può distinguere il caso in cui ciò si  leghi a un acquisto a titolo particolare oppure universale. Se il subentro si  collega a un acquisto a titolo particolare, il nuovo possessore può unire  idealmente al proprio possesso quello del dante causa, e in tal caso si ha  accessione del possesso. Nel caso di acquisto a titolo universale il  congiungimento del vecchio possesso al nuovo possesso che prosegue con le  medesime qualità del precedente è invece un effetto automatico e inevitabile, si  parla perciò di successione del possesso.

La perdita del possesso può avvenire in vari modi: il possessore abbandona la  cosa, la consegna al compratore cui l’ha venduta, ne subisce il furto ecc. Il  possesso inoltre si può perdere anche continuando ad avere il controllo  materiale della stessa. Ciò si ha quando avviene il costituto possessorio (il  possesso si trasforma in detenzione): ad esempio un soggetto vende la propria  casa ma continua a viverci come inquilino. 

La tutela del possesso è individuabile nelle azioni possessorie,  nell’usucapione, nella regola del possesso vale titolo, nella disciplina dei  frutti e delle spese inerenti  la cosa posseduta. Le azioni possessorie sono le  azioni date al possessore per neutralizzare gli attacchi portati contro il suo  possesso. Se fosse consentito dalla legge al proprietario di riprendersi il suo  bene la pace sociale sarebbe inevitabilmente minata. Secondo la legge abbiamo  dunque che prima si svolge il giudizio possessorio per ripristinare lo stato di  fatto, successivamente si svolge il giudizio petitorio per accertare di chi è il  diritto: priorità del giudizio possessorio sul petitorio. Le azioni possessorie  sono: l’azione di reintegrazione (o di spoglio), l’azione di manutenzione, le  azioni di nunciazione.

L’azione di reintegrazione spetta al possessore che sia stato spogliato dal suo  possesso, ed è diretta a reintegrare il possesso nella sua pienezza. Perché  l’azione possa esercitarsi occorrono due requisiti: che lo spoglio sia avvenuto  in modo violento o clandestino, che il possessore promuova l’azione entro un  anno dallo spoglio o se questo è avvenuto clandestinamente entro un anno dalla  scoperta di esso. L’azione di spoglio può essere esercitata anche dal detentore  cui sia stata sottratta la materiale disponibilità della cosa (solo dal  detentore qualificato). Il detentore legittimato all’azione può esercitarla  anche contro il proprietario possessore mediato (l’inquilino può agire con essa  contro il padrone di casa che l’abbia estromesso).

L’azione di manutenzione spetta al possessore che sia stato molestato  nell’esercizio del suo possesso, ed è diretta all’eliminazione delle molestie.  Esempi di molestie sono le immissioni superiori alla normale tollerabilità. Può  essere esercitata anche da chi è stato completamente privato del possesso.  Questa dev’essere esercitata entro un anno dalla molestia (come l’azione di  spoglio). Questa obbedisce a requisiti più restrittivi: tutela solo il possesso  esercitato sopra immobili o universalità di mobili; non può essere mai  esercitata dal semplice detentore, neppure qualificato; presuppone che il  possesso di cui si chiede la tutela duri ininterrottamente da oltre un anno, e  sia stato acquistato in modo non violento né clandestino.

Le azioni di nunciazione sono altre due azioni date al possessore a tutela del  proprio diritto. Abbiamo dunque l’azione di nuova opera che spetta a chi teme  che una nuova opera, da altri intrapresa su un fondo, possa recare danno alla  cosa che forma oggetto del suo diritto o del suo possesso. Questa può esercitasi  solo entro un anno dall’inizio dell’opera, e solo se non è terminata. L’azione  di danno temuto spetta a chi teme che da un edificio, da un albero o da  qualsiasi altra cosa derivi pericolo di un danno grave e prossimo alla cosa che  forma oggetto del suo diritto o del suo possesso.

L’usucapione è un modo di acquisto originario della prop. e dei diritti reali di  godimento fondati sul possesso. Dunque se qualcuno esercita un possesso su un  bene pur non avendone il diritto diventa il proprietario se il possesso si  protrae per un tot di tempo senza che il vero proprietario applichi azioni di  rivendicazione. Con l’usucapione si possono acquistare solo diritti reali di  godimento, NO diritti di credito, NO diritti di reali garanzia; inoltre non sono  usucapibili beni pubblici appartenenti al demanio e al patrimonio indisponibile.  Per l’usucapione ci sono inoltre ragioni di favore per l’impiego produttivo  delle risorse, ovvero, è interesse generale che le cose vengano usate e rese  produttive, anziché lasciate inerti.

Il possesso utile per l’usucapione deve presentare due caratteristiche: deve  trattarsi di possesso non vizioso, cioè non acquisto con violenza o  clandestinità (tale possesso ha valore solo quando la violenza o la  clandestinità cessano, perché solo da quel momento il titolare ha l’opportunità  di reagire contro il possesso illegittimo); deve trattarsi di possesso continuo  e senza interruzioni. L’usucapione può essere interrotta dalle stesse cause che  determinano l’interruzione della prescrizione; oppure quando il possessore sia  stato privato del possesso per oltre un anno (se entro un anno riesce a  recuperare con un’azione di spoglio il possesso allora l’interruzione si  considera nulla). Avvenuta l’interruzione se il possesso continua o riprende si  riparte a calcolare da zero. L’usucapione può essere anche sospesa e ciò accade  per le stesse cause che sospendono la prescrizione. Gli effetti sono analoghi e  quindi il possesso non è utile per usucapire, invece conserva efficacia il  possesso anteriore alla sospensione che si somma con quello che maturerà dopo la  sospensione.

Si distingue fra usucapione ordinaria e usucapione abbreviata, di cui si  avvantaggia solo il possessore in buona fede. L’usucapione ordinaria ha un  termine di 20 anni per i beni mobili e immobili; per i beni mobili registrati  invece il termine è 10 anni. L’usucapione abbreviata presuppone sempre il  possesso di buona fede e altri requisiti come ad esempio se Alfa compra un  immobile da B che però non è il proprietario e trascrive l’atto, dopo 10 anni da 

quest’ultima ne diventa il proprietario; con gli stessi requisiti citati prima  Alfa può usucapire in 3 anni la proprietà di un bene mobile registrato; le  universalità dei mobili si usucapiscono invece in 10 anni se acquistate in buona  fede e con un titolo idoneo.

Gli acquisti di un soggetto su beni mobili possono avvenire in buona fede o  malafede, ovvero se Alfa acquista un bene mobile senza sapere che BETA non ne ha  la proprietà acquista in buona fede il possesso, tuttavia verrebbe equiparata a  malafede se l’acquirente (alfa) sapesse della provenienza illegittima del bene.

Se ALFA possiede per un certo periodo una cosa illegittimamente e poi decide di  restituirla, la sorte dei frutti quale sarà? Quanto ai frutti si distingue così:  il possessore in mala fede deve restituire oltre alla cosa anche i frutti che  questa ha prodotto; il possessore in buona fede invece deve restituire i frutti  generati dalla cosa solo dopo la domanda giudiziale, può invece tenere quelli  maturati prima. Quanto alle spese sostenute dal possessore, egli ha diritto al  rimborso di quelle erogate per produrre i frutti. Per le altre si deve far una  differenziazione tra il possessore in buona e in mala fede, e a seconda che si  tratti di ordinarie riparazioni o riparazioni straordinarie o ancora  miglioramenti.

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