Il sapere digitale, Schemi riassuntivi di Teoria E Tecnica Delle Comunicazioni. Università degli Studi di Napoli Federico II
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Il sapere digitale, Schemi riassuntivi di Teoria E Tecnica Delle Comunicazioni. Università degli Studi di Napoli Federico II

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"Il sapere digitale. Pensiero ipertestuale e conoscenza connettiva" di Buffardi e de Kerckhove, 2011, Liguori, Napoli.
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IL SAPERE DIGITALE. PENSIERO IPERTESTUALE E CONOSCENZA CONNETTIVA – BUFFARDI E DE KERCKHOVE

INTRODUZIONE Derrick de Kerckhove è tra i principali studiosi che hanno approfondito l'argomento delle connessioni tra le tecnologie e la mente umana. Dallo sviluppo della società di massa alla società di Rete, l'autore illustra il "pensiero digitale" evidenziando le linee di continuità e di innovazione rispetto ai precedenti mezzi tecnologici. Come sottolinea de Kerckhove, così come la scrittura non costituisce solo una capacità manuale, ma rappresenta soprattutto la possibilità di classificare e ordinare il pensiero, allo stesso modo l'utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione interagisce con la nostra capacità di sviluppare nuove strutture e modelli mentali. I media che caratterizzano il periodo elettronico determinano una nuova rivoluzione dei sensi: lo sviluppo delle tecnologie intrude quello che de Kerckhove definisce oralità terziaria, ovvero quella relativa ai sistemi multidimensionali, della realtà virtuale e della Rete; è un'oralità elettronica basata sulla simulazione della sensorialità, piuttosto che sulla sua trasmissione. Nel periodo dell'oralità terziaria l'individuo può gestire il processo conoscitivo fuori dalla mente, attraverso l'esteriorizzazione delle sue funzioni cognitive, in un processo che rivaluta il ruolo di tutti i sensi e recupera quelli intermedi. Particolarmente importante, nelle analisi di de Kerckhove, è infatti la riflessione sull'esposizione sensoriale favorita dai nuovi strumenti, che diventano "prolungamenti tecnologici" del nostro corpo. Lo studioso parla, infatti, di "psico-tecnologia" per definire una tecnologia che emula, estende o amplifica le funzioni senso-motorie, psicologiche o cognitive della mente.

CAPITOLO 1: IL SAPERE DIGITALE. IL WEB SCIENTIFICO E LA MEMORIA LEGGERA Una delle principali caratteristiche della società del nuovo millennio è la centralità che in essa ha assunto l’innovazione tecnologica1. A partire dalla diffusione dei computer e di Internet, le memorie personali sono sempre più organizzate attraverso l’uso di strumenti tecnologici. Internet rappresenta oggi lo strumento principale per il recupero di dati, notizie e documenti, brani musicali, video e film e sempre di più anche per la conservazione delle immagini della propria vita, che possono essere immediatamente condivise. Lo sviluppo della Rete e di quello che è stato definito il Web 2.0, la diffusione dei social network e delle applicazioni per lo scambio di file, introducono nuove pratiche di condivisione delle nostre immagini, che possono essere facilmente mostrate agli amici e trasferite sui loro computer. La condivisione delle proprie foto non è più circoscritta all’ambito domestico. La fotografia digitale è uno strumento per comunicare, per riconoscere e riconoscersi nel costante processo di costruzione sociale delle identità, per consolidare rapporti, per sentirsi vicini al di là dei limiti geografici nella ormai acquisita e introiettata dimensione spazio-temporale elettronica. La diffusione della banda larga e la progressiva riduzione della tariffe per la connessione alla Rete rappresentano l’ulteriore tassello che ha contribuito a confermare la percezione che tutto ciò che è on-line sia facilmente accessibile. Non occorre, dunque, salvare e sovraccaricare il proprio computer. Al download indiscriminato ha, dunque, fatto seguito la raccolta selezionata. Il tempo di permanenza di molto oggetti mediali negli archivi digitali si è ridotto al tempo necessario per il consumo. Occorre però interrogarsi sulla capacità di conservazione a lungo termine di tali archivi in quanto stiamo consegnando alla macchine e alle teche del web gran parte nelle nostre memorie. La leggerezza del formato ci illude di poter arricchire i nostri archivi, pubblici e privati, e di poter accedere e recuperare i materiali quando vogliamo. Tuttavia, alla leggerezza del formato corrisponde la volatilità dell’informazione che può essere cancellata dai siti on-line o rimanere “intrappolata” in supporti che potrebbero invecchiare rapidamente considerata l’accelerazione dello sviluppo tecnologico: quanto meno, si prende atto del fatto che cancellare le tracce del passato è facile, almeno quanto conservarle. Nelle scienze sociali è possibile individuare tre livelli di studio dell’e-research:

1. il web come strumento di rilevazione: rimanda all’utilizzo di Internet come mezzo per la rilevazione attraverso questionari, interviste focus group on-line; ai vantaggi in termini

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1 La Net Neutrality viene intesa come necessità di garantire la neutralità della Rete al fine di evitare qualsiasi discriminazione tra servizi e contenuti su Internet.

economici, ovviamente, va aggiunta la possibilità di abbattimento di alcuni problemi logistici, legati ad esempio agli spostamenti degli intervistatori o all’allestimento delle attrezzature per i focus group

2. il web come fonte di informazione: questo livello è relativo all’utilizzo del web come raccolta di informazioni: in questo senso, esiste un primo livello caratterizzato dalle risorse per la ricerca di sfondo o per approfondimenti e aggiornamenti. Un altro piano è rappresentato dalla raccolta delle informazioni che saranno poi trasformate in dati attraverso diverse e varie procedure di analisi; un ulteriore livello è invece offerto dalle fonti ufficiali, adeguatamente diffuse attraverso diversi archivi on-line. per questo tipo di fonte il web consente, oltre ad una sempre più agevole modalità d’accesso, diverse possibilità di elaborazione anche mediante procedure di analisi on-line.

3. il web come ambiente di conoscenza e di ricerca: le iniziative Open Access, fondate sul principio della libera circolazione di idee e materiali, stimolano il libero accesso alla produzione scientifica tra gli studiosi, a livello mondiale e multidisciplinare, per favorire lo sviluppo della ricerca. Queste esperienze consentono di inquadrare il ruolo di Internet sia come strumento per la raccolta delle informazioni sia come ambiente di conoscenza, nel quale la circolazione dei materiali, ma ad un’interazione tra i soggetti, attori dello scambio comunicativo.

La comunità scientifica riconosce e utilizza la forza innovativa della Rete, che permette la circolazione delle idee e del sapere in condizioni libere e, quindi, l’accelerazione dei processi di conoscenza. Tuttavia, riproponendo meccanismi di accreditamento e di controllo delle pubblicazioni, essa tende a riprodurre nel web le dinamiche di convalida del pensiero dominante, delimitando i confini del campo scientifico e selezionando soggetti, teorie e idee.

CAPITOLO 2: IL PENSIERO IPERTESTUALE. SENSORIALITA’ TERZIARIA E PROCESSI COGNITIVI IN RETE La comunicazione ipertestuale offre nuove possibilità e realizza diversi scenari in cui i ruoli di emittente e ricevente possono confondersi, e il processo della comunicazione dipende dal “percorso” che di volta in volta il singolo utente sceglie per se stesso, in relazione alle proprie esigenze, preferenze e competenze. Attraverso l’interattività, i new media consentono all’utente di personalizzare la funzione dei contenuti, “tirando fuori” le informazioni maggiormente pertinenti con i propri obiettivi conoscitivi. La televisione e la radio, e in generale i media tradizionali, “spingono” invece i contenuti verso l’utente, che li riceve passivamente. Le interfacce digitali traducono ed elaborano in bit i prodotti culturali per poi restituirli in forme comprensibili all’uomo, secondo schemi cognitivi condivisi. È il processo di “transcodifica”, che per lo studioso russo Manovich, significa traduzione di un oggetto in un altro formato. Categorie e concetti culturali vengono sostituiti, a livello di significato e/o di linguaggio, da nuove categorie e da nuovi concetti che derivano dall’ontologia, dall’epistemologia e dall’uso del computer. Le forme linguistiche e culturali dei nuovi media sono, dunque, il risultato di una fusione tra la logica informatica del computer e il livello culturale dei contenuti mediali. La cosiddetta cultura di massa ha inaugurato l'era dell’intelligenza collettiva. È collettiva perché tutti possiamo ricevere il contenuto della comunicazione nello stesso momento, partecipando così ad una “coscienza sociale” collettiva. Il discorso collettivo si sviluppa in due modi: quello commerciale, tipico dell'America, e quello ideologico caratteristico della Russia; in entrambi i casi, la coscienza collettiva si afferma con la radio e con la televisione. Oggi siamo in un era diversa, caratterizzata da un accesso straordinario e privilegiato alla memoria di tutti attraverso la Rete. Il privilegio deriva dalla possibilità di essere “solo” davanti allo schermo e di inserirsi nella memoria comune. Questo fenomeno, però, esprime la grande paura del secolo: la paura della perdita della personalità individuale. Oggi ci interessa sapere quali sono i confini entro cui si afferma la nostra coscienza individuale. La questione oggi è: sono assolutamente interiorizzato o sono esteriorizzato? Di fronte allo schermo l'individuo inizia ad esteriorizzare il suo pensiero e anche le sue modalità cognitive. Questa è la condizione della connettività: la connettività è la condivisione sullo schermo del pensiero, del prodotto del pensiero e del prodotto cognitivo di più persone. La connettività consente la comprensione del pensiero, che non è più un modo silenzioso di parlare a se stessi, ma attribuisce alla parola una forma propria di pensiero tra i soggetti. Il pensiero connettivo inizia con la conversazione, in maniera molto semplice, ma con la Rete assume modi differenti e

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probabilmente ci consente di pensare ad un altro modo di essere dell’individuo. Nel passaggio dall’individuo alla Rete, il cambiamento nella nostra visione del mondo porta con sé una riconfigurazione radicale della cultura. Così la diffusione delle nuove tecnologie ha consentito una diversa organizzazione del pensiero e delle sue modalità di rappresentazione. Attraverso l'ipertesto, il testo è connesso a diversi contesti, che inquadrano e guidano l'interpretazione. Ciò che emerge la “natura connettivale dell'ipertesto” che conferisce significato alle informazioni in ordine alle relazioni tra elementi, stabilite in un percorso di associazione che, in particolare nel web, sono solo in parte indirizzate e suggerite dall'autore. La configurazione del testo compete in parte al lettore, mediante la scelta dei collegamenti da seguire, che possono essere interni a documento o esterni ad, esso attraverso l'offerta della Rete. Il contesto definisce la coscienza nella cultura orale, ne rappresenta la principale modalità di conoscenza e di comprensione. La cultura orale deve “essere nel contesto” oppure deve ricostruire il contesto per ricordare gli eventi: in questo senso, essa è naturalmente conservatrice, perché deve ogni volta tornare ai momenti passati per vivere il presente. Per comprendere il testo nella cultura orale c'è bisogno di guardare al contesto: il testo estrapola l'informazione dal contesto; una volta libera dal contesto originario, l’informazione può essere inserita in un altro contesto. Oggi siamo impegnati a riconsiderare il testo e il contesto: il problema è quello di non tralasciare il contesto, che continua ad essere importante, presente e ad avere un significato, anche se non è immediatamente comprensibile come il testo, ma dobbiamo anche consentire al testo di essere riconosciuto come una forma utile di sapere. Siamo nell’ipertesto: l'ipertesto è la combinazione del testo e del contesto, ovvero la combinazione dei principi di organizzazione mentale che regolano testo e contesto. L'ipertesto, tuttavia, dipende dal elettricità: infatti, non esiste ipertesto prima della possibilità di moltiplicare i testi compresenti nello stesso ambito di accesso e di creare tra loro una quantità straordinaria di link anche attraverso l’azione dell'utente. Pertanto, il pensiero ipertestuale è la riscoperta di un pensiero molto più antico praticato da ciascuno di noi nella vita quotidiana. Il modo in cui abbiamo a che fare con ciò che abbiamo dentro la nostra mente è ipertestuale: qualunque nostro pensiero è una costruzione realizzata a partire da piccoli bit e pezzi archiviati nella nostra mente che si incontrano quando iniziamo a pensare. È possibile manipolare ciò che pensiamo molto facilmente definendo questo atto come “immaginazione”. Il mondo, quindi, si sta trasformando in un codice ipertestuale esplorabile è navigabile online.

Il concetto di “esteriorizzazione” è al centro del rapporto uomo-tecnologie e nel corso dei secoli ha animato molteplici riflessioni, sollecitate anche dallo sviluppo di strumenti sempre più sofisticati. Come si articola il rapporto tra interiorizzazione ed esteriorizzazione attraverso i diversi strumenti, dal linguaggio ai media elettronici? Il silenzio del linguaggio è la condizione dell'interiorità: il controllo interiore del linguaggio scritto e l'interpretazione della lettura rappresentano due forme di appropriazione che determinano la coscienza privata. La coscienza privata avvia una simulazione all'interno della mente degli individui e in questo spazio mentale viene organizzata la traduzione della lettura in pensiero; il “silenzio” del linguaggio e “l’appropriazione” del linguaggio creano le condizioni per l’individualizzazione. La lettura silenziosa e la scrittura costituiscono il controllo della mente sulla parola e consentono di far emergere d'identità del singolo lettore; l’individualizzazione continua fino al momento in cui lo schermo della televisione ha preso il controllo: l’oralità secondaria avvia l’esteriorizzazione, che diventa completa quando il rapporto con lo schermo diventa forma di controllo personale dell'utente e non più controllo della macchina sull'utente. La tecnologia determina un’esteriorizzazione e un’ac-celerazione dei processi di gestione dell'informazione. De Kerckhove definisce “ipertinenza” il mondo dell’ipertesto: è ipertinente perché permette di rintracciare informazioni difficili da recuperare nelle biblioteche o nella propria libreria domestica. L’autore ha suddiviso l'area dell'elettricità in sette generazioni che corrispondono ciascuna a un nuovo mezzo di supporto elettronico e di esportazione della lingua. La prima si apre con il telegrafo e la fotografia, cui segue la seconda fase inaugurata dal telefono e dei film muti, poi la radio e il film sonori. La quarta stagione dell'elettricità è quella della televisione e dei mass media, che accompagnano le generazioni cresciute a partire dalla metà degli scorsi anni ’50. Il fax è l’elettronica corrispondono a quelle degli anni ’70, il pc e il networking caratterizzano quelle dei

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metà anni ’80. L’ultima generazione è quella del web che definisce i nostri giovani, nati nell'era del mobile-phone: il telefono cellulare è oggi la tecnologia che veicola il linguaggio più diffusa e con la più profonda penetrazione in tutte le culture; la questione della telefonia mobile non riguarda solo la parola orale, infatti anche le immagini acquistano una significativa importanza. Pochi eventi nel corso del progresso umano hanno provocato tante controversie quanto il progetto di ricercare l'intelligenza umana mediante strumenti artificiali: l'eterno quesito sulla riproducibilità della mente umana riconduce inevitabilmente all’irriproducibilità del mondo dell'esperienza soggettiva. Con lo sviluppo del linguaggio il soggetto diviene capace di inquadrare eventi, situazioni ed oggetti al di là della sua percezione sensoriale e di ancorare i nuovi dati a punti di riferimento precedentemente acquisiti. Il pensiero, quindi, interviene nel dedicato processo di costruzione delle conoscenze come strumento di organizzazione dei dati di entrata. Nella decodifica delle informazioni, il soggetto procede per “ipotesi” partendo dal presupposto che esse sono vere nella misura in cui si adattano a varie sfaccettature della realtà che ci circonda. Il meccanismo dell'adattamento della “cosa vista” alla “cosa interpretata” richiede, dunque, come sottolinea Fodor un pre-requisito di base: essa deve essere “leggibile” dalla mente umana. Le nuove tecnologie della comunicazione introducono l’uomo in un nuovo scenario di conoscenza, in cui la mediazione degli strumenti diventa inevitabilmente un nuovo fattore con cui confrontarsi e di cui tener conto nella pratica di costruzione quotidiana della realtà. All'integrazione tra fattori fisici e fattori cognitivi, automaticamente attivata nella letteratura della realtà sensoriale, si affianca il “fattore tecnico” che racchiude le peculiarità degli strumenti utilizzati per la traduzione della realtà nel fenomeno digitale. Changeux ha scritto pagine straordinarie sugli oggetti mentali: le tre grandi categorie su cui egli si sofferma sono i precetti, le icone e concetti. I primi sono relativi all'informazione che percepiamo quando siamo in presenza dell’oggetto sensoriale; le icone sono immagini della memoria che ricostruiscono gli oggetti sensoriali non più fisicamente presenti; il concetto si manifesta, invece, attraverso l’astrazione e offre un tipo di conoscenza diversa, meno percettiva e meno sensoriale. Ci sono alcune corrispondenze significative tra gli oggetti mentali organici e gli oggetti mentali tecnici: in primo luogo, entrambe funzionano a elettricità a bassa tensione, inoltre sia nel mondo della mente sia in quello digitale è possibile trattamento dell’informazione per la risoluzione dei problemi. Entrambi consentono, inoltre, di stabilire la profondità con cui guardare l'oggetto e quindi la profondità dell'elaborazione. Nel mondo della digitalizzazione, come nella mente, il processo di ricostruzione degli oggetti opera attraverso una sorta di remake: il che vuol dire che si ricerca l'oggetto, non lo si replica, né lo ripete, come accade in un video; questa è una differenza particolarmente rilevante. Esistono quindi alcune differenze importanti tra gli oggetti mentali e gli oggetti numerici e, per questo, è importante considerare gli aspetti comuni e poi analizzare anche in cosa differiscono.

L’oralità secondaria, quella del telefono, della radio e della televisione è un’oralità che fa uso della parola, la parola viva; l’oralità terziaria, quella dei sistemi multimediali, della realtà virtuale e della Rete, è un’oralità elettronica, come la “seconda”, ma si basa sulla simulazione della sensorialità e non più sulla trasmissione. C’è, quindi, una nuova sensorialità, un nuovo rapporto con il linguaggio, una sintesi psico-sensoriale, fuori dalla psiche e fuori dalla mente, che vuol dire elettronica. L’orali- tà terziaria rappresenta anche la contemporaneità immediata tra il desiderio e la sua realizzazione sulla Rete, attraverso lo schermo del computer. La spontaneità e la contemporaneità, il real time sono le condizioni necessarie dell’oralità terziaria. È fondamentale comprendere che quando si lavora insieme in Rete si agisce non nel “tempo reale” ma nel “tempo reale esteso”. Il tempo reale esteso è quello del pensiero e quest’ultimo non è immediato, la soluzione ad un problema non viene alla mente immediatamente, ma sempre dopo un’ela-borazione che può durare un certo tempo e anche essere interrotta e intervallata da altre attività. Quando il pensiero viene condiviso da più individui, il processo di elaborazione di ciascuno continua fino a quando si giunge a una conclusione e, quindi, a una chiusura del trattamento dell’infor-mazione. Il processo di elaborazione del pensiero condiviso attraverso la Rete rappresenta così un altro modo di essere dell’individuo. I confini dello spazio e la percezione del tempo sembrano subire una vera e propria rivoluzione con l’avvento delle nuove tecnologie. La disgregazione di quelle categorie conduce l’individuo a

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confrontarsi con una dimensione che appare privata dei limiti a cui le precedenti forme di comunicazione ci avevano abituato.

CAPITOLO 3: LA CONOSCENZA CONNETTIVA. TRA SCIENZA E TECNOLOGIA La grande trasformazione avviata dal web ha coinvolto ovviamente anche la ricerca scientifica: pen-sando alla nuova disponibilità e accessibilità di fonti e materiale documentario, già nel 1997 Dowler scriveva che il nuovo spazio di ricerca fondato sulla condivisione dei dati tra gli scienziati sociali genera un ambiente che è l'equivalente del laboratorio dei fisici. Oggi la conoscenza è passata dal dominio privato al dominio pubblico: con la Rete si esprime attraverso un’interazione che mette insieme la comunità d’accesso con l'impatto individuale. Tale intreccio tra accesso condiviso e soggettività crea nuove condizioni d’interazione tra gli individui, nuove modalità che rappresentano la grammatica della Rete. Oggi però, in una società ipertestuale, fino a che punto una comunità scientifica gestisce le molteplici e diverse fonti di conoscenza? La conversazione scientifica trova senz'altro nuovi spazi on-line: la condivisione è sempre fonte di nuovi stimoli e porta nuove opportunità allo sviluppo del pensiero. Oggi la condivisione scientifica diventa più facile e frequente, come più agevole diviene la circolazione di informazioni e il contatto tra gruppi di ricerca. Sicuramente il web ci offre grandi possibilità per il progresso della scienza e della conoscenza, anche in assenza di grandi finanziamenti: le comunità emergono dalla condivisione di interessi e non più dalla co-spazialità; è una condizione d’incontro molto più veloce e potente, anche se la compresenza continua ad essere essenziale. Oggi è diffuso un intenso sentimento di condivisione e un forte desiderio di contribuire: questo è un altro cambiamento più mano che tecnico, l’esternalizzazione della nostra conoscenza privata divine sempre più ampia e condivisa. L’iper-testualità della conoscenza scientifica oggi diviene una fonte di reputazione, ma produce anche un leggero malessere verso la facile diffusione di idee che sono il frutto di intensi lavori di ricerca. Il modello degli open notebook science è fondato sulla convinzione che la condivisione e la collaborazione, più che il segreto e la concorrenza, conducano allo sviluppo di scienze. Ma alla condivisione e al confronto interno alla comunità di ricerca, si affianca oggi l’esigenza di apertura della comunicazione scientifica al più ampio pubblico, protagonista e partecipe dei risultati della ricerca in un’epoca in cui la presenza della scienza e della tecnologia è sempre più evidente e pervasiva nella vita quotidiana degli individui. La Big Science, sempre più “impresa” sociale ed economica che necessita di finanziamenti e di consenso pubblico, si trova a negoziare la propria rilevanza, legittimità e desiderabilità attraverso l’articolazione delle contrapposte tensioni tra controllo e trasparenza, tra filtri e diffusione libera. Alla tensione verso la diffusione libera, aperta e partecipata, si contrappone quindi un altrettanto forte tensione verso la segretezza e la chiusura, un freno alla libera circolazione di informazioni scientifiche il cui impatto pubblico è particolarmente evidente. Rispetto alla diffusione via web, la pubblicazione su carta sembra rallentare la conoscenza scientifica, nel tentativo di conferire stabilità al sapere. Tale stabilità è necessaria, ma occorre ragionare nei termini di “collaborazione di contrari”: la velocità della Rete da una parte e la permanenza archiviata del libro dall'altro; alla fine vincerà il libro perché continua ad essere maggiormente affidabile mentre la Rete non offre le medesime garanzie. Il progresso della conoscenza richiede la collaborazione tra le università e le istituzioni di ricerca da una parte e la Rete dall'altra: tuttavia è anche assolutamente chiaro che la scienza tradizionale interagisce con la Rete; per le università le possibilità offerte dal web sono molteplici e vanno sfruttate. Innanzitutto, la dialettica online è un’opportunità importante, in secondo luogo il web offre molteplici e più facili opportunità di collaborazione. La Rete è un'area di servizio ma non cambia le strutture pedagogiche classiche; la burocrazia a volte può frenare l'innovazione e anche l'università può rallentare l'innovazione scientifica.

Il principale mezzo di informazione oggi è il web e gli utenti recuperano le notizie della Rete prevalentemente attraverso i motori di ricerca. Tuttavia, oggi è Google, più che motori di ricerca in generale, a dominare le nostre modalità di esplorazione on-line; nei discorsi comuni e anche nella letteratura scientifica, Google e Internet divengono spesso sinonimi.

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Anche la nostra memoria si sta progressivamente trasferendo nel web ma è una memoria digitale che però può essere facilmente cancellata. Roger Fiddler parlava già di “amnesia digitale”: il pericolo è assolutamente attuale e corrisponde a un rischio con cui dobbiamo confrontarci; è preferibile non considerare la Rete come una memoria a lungo termine e continuare a pubblicare ciò che riteniamo importante su carta per tutelarci dalla fragilità di qualsiasi tipo di archivio elettronico. L'intersezione tra uomini e macchine è portata all’estremo in quello che viene definito “punto di essere”: il punto di essere richiama la consapevolezza dell'essere-nel-mondo che a sua volta conduce ad una nuova responsabilità globale e quindi alla consapevolezza delle scelte. De Kerckhove intende il punto di essere come il modo di passare dall’intelligenza all'emozione: questo punto è la coincidenza tra l'origine del pensiero e l'origine del sentire fisicamente la nostra presenza nel mondo; la “sensazione del mondo” non si ferma ed è sempre più ampia, possiamo essere distanti e vicini allo stesso tempo. La nostra duplicazione virtuale fa parte di una realtà cosiddetta “aumentata” ma non può essere confusa con la realtà propria.

CONCLUSIONI: L’INCONSCIO DIGITALE L’inconscio digitale è la summa dei dati disponibili in Rete. È interessante soffermarsi su come nel contesto della “mente aumentata” l'inconscio digitale rappresenti un elemento del sapere digitale, il sapere che emerge e si diffonde attraverso la Rete. Innanzitutto occorre definire il concetto di “mente aumentata”: la mente aumentata è l'ambiente cognitivo attivo, personale e collettivo, che le tecnologie elettroniche hanno tessuto intorno a noi, in particolare attraverso Internet e in generale attraverso l'elettricità; funziona sia come memoria estesa, sia come processione di intelligenza per tutti gli utenti delle tecnologie elettroniche. La mente aumentata è caratterizzata da vari livelli di funzionamento, per la maggior parte inconsci. Si potrebbe anche affermare che tutta la Rete gioca il ruolo dell’inconscio per l'umanità perché, come l’inconscio collettivo, costituisce una presenza latente di informazione complessa e imprevedibile. Ciò pone un problema, non solo di conoscenza, ma anche d'identità e di privacy: attualmente diversi Paesi si interrogano su come inserire nelle proprie giurisdizioni il “diritto all'oblio” per evitare che la memoria digitale possa generale problemi agli utenti, riproponendo eventi o dichiarazioni del loro passato. Si ripropone così, on- line, il concetto sociale molto antico di vergogna. La velocità della circolazione del rumore trapassa tutti i controlli e produce sempre conseguenze: va precisato, tuttavia, che le notizie false sono generalmente smentite velocemente, mentre le informazioni che corrispondono al vero, conducono a conseguenze anche sostanziali.

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